A Serious Man di Joel Coen, Ethan Coen

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locandina A Serious Man
 
Regista: Joel Coen, Ethan Coen
Titolo originale: A Serious Man
Durata: 106'
Genere: Commedia. Drammatico
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese, yiddish, ebraico
Rapporto: 1,85 : 1

Anno: 2009
Uscita prevista: Roma 2009, 06 Novembre 2009 (cinema)

Attori: Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolff, Jessica McManus, Peter Breitmayer, Brent Braunschweig
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen

Trama, Giudizi ed Opinioni per A Serious Man (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Roderick Jaynes
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Jess Gonchor, Nancy Haigh
Costumi: Mary Zophres

Produttore: Joel Coen, Ethan Coen
Produttore esecutivo: Tim Bevan, Eric Fellner, Robert Graf
Produzione: Working Title Films, Mike Zoss Productions
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di A Serious Man
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Colonna sonora / Soundtrack di A Serious Man
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Franco Mannella: Larry Gopnik
Roberto Stocchi: Zio Arthur
Franco Zucca: Sy Ableman
Laura Romano: Judith Gopnik
Jacopo Bonanni: Danny Gopnik
Rossa Caputo: Sarah Gopnik
Oliviero Dinelli: Arlen Finkle
Oreste Baldini: Rabbino Scott
Francesco Vairano: Rabbino Nachtner
Sergio Graziani: Rabbino Marshak
Alessandra Cassioli: Sig.ra Samsky

Personaggi:
Michael Stuhlbarg: Larry Gopnik
Richard Kind: Zio Arthur
Fred Melamed: Sy Ableman
Sari Lennick: Judith Gopnik
Aaron Wolff: Danny Gopnik
Jessica McManus: Sarah Gopnik
Peter Breitmayer: Mr. Brandt
Brent Braunschweig: Mitch Brandt

Informazioni e curiosità su A Serious Man

Note dalla produzione:
Accogli con semplicità tutto ciò che ti succede. -- Rashi
Quando scopri che la verità è solo un cumulo di bugie E la gioia dentro di te muore … -- Jefferson Airplane

NOTE DI PRODUZIONE
A Serious Man è, secondo il produttore esecutivo Robert Graf, “una storia vista dalla prospettiva del luogo di nascita di Joel e Ethan Coen.” Ethan Coen commenta: “Il film è ambientato nel 1967 in una comunità ebraica di una non bene identificata cittadina del Mid West; Joel ed io veniamo dal Mid West e quindi il film ricorda la nostra infanzia. L’ambientazione è molto importante per noi ed ha contribuito notevolmente al nostro interesse per questa storia. Il luogo in cui cresci fa parte della tua identità ed è un qualcosa che resta con te per sempre, anche se vivi lontano.”

Joel Coen aggiunge: “Il paesaggio è parte integrante della storia, sebbene la genesi del progetto risalga a tanti anni fa; avevamo pensato di realizzare un cortometraggio su un ragazzino che deve celebrare il bar mitzvah e che consulta un vecchio rabbino e il personaggio del rabbino era vagamente ispirato al rabbino che conoscevamo da bambini.” Ricorda Ethan, “Quel rabbino era un autentico saggio, uno Yoda. Non diceva mai nulla ma era molto carismatico.” Joel racconta poi che a mano a mano che la scrittura della sceneggiatura procedeva, pur mantenendo l’idea di partenza, hanno scritto un film totalmente diverso da quello che avevano immaginato ampliandola gamma degli argomenti trattati.

“Sebbene Larry Gopnik sia un personaggio inventato, ci siamo ispirati a persone che conoscevamo bene da piccoli: non è un caso che il protagonista del nostro film sia un professore universitario come i nostri genitori attraverso i quali negli anni, abbiamo conosciuto tanti altri docenti universitari. Inoltre, Larry è un padre ebreo di mezz’età che vive in una comunità piuttosto simile a quella nella quale siamo cresciuti, dove c’erano tante persone come lui.” “Tutti i componenti della famiglia Gopnik hanno le idee piuttosto chiare su cosa vogliono,” commenta Ethan.

“Il figlio Danny vuole fumare erba e ascoltare musica. La sorella, Sarah, vuole rifarsi il naso. La moglie e madre, Judith, vuole andare via di casa con un altro uomo, Sy Ableman, che ai suoi occhi è un “uomo serio”, a differenza di suo marito.” Joel osserva: “Larry è il capofamiglia e vorrebbe semplicemente mandare avanti la baracca. All’inizio del film, è felice e soddisfatto della propria vita, ma la mala sorte si abbatte su di lui e non riesce a credere che qualcuno o qualcosa stia rovinando tutto.”

All’inizio la sceneggiatura concedeva lo stesso spazio a Larry e al figlio Danny, ma andando avanti con la scrittura l’enfasi si è spostata su Larry. E racconta Ethan: “La cosa più buffa per noi è stata inventare nuove maniere per torturare Larry perché amano amano chela storia va avanti la sua vita peggiora sempre di più. “Ci sono due esperienze chiave della vita di Danny che sono al centro della storia ma a parte questo il film si concentra soprattutto su Larry e su quello che il destino ha in serbo per lui – forse perché esistono infinite maniere per tormentare un adulto.”

Sebbene gran parte del film si svolga in una cittadina del Mid West nel 1967, il film comincia con un prologo ambientato un secolo prima – in uno shtetl (cittadina ebrea) polacco dove assistiamo ad un inquietante racconto tutto in Yiddish. Spiega Ethan: “Abbiamo pensato che una piccola storiella autonoma fosse un’introduzione appropriata per questo film e poiché non conoscevamo nessun racconto Yiddish adatto al contesto, ne abbiamo inventato uno.” Aggiunge Joel: “Il racconto non ha nulla a che vedere con la storia che segue ma ci ha aiutato a pensare al film.” Racconta l’attore Fred Melamed: “Ho chiesto a Joel qualche delucidazione sul processo di scrittura e mi ha detto che lui e Ethan scrivono le scene come vorrebbero vederle sullo schermo, come se fossero in una sala cinematografica.”


IL CASTING
Riguardo alla scelta degli attori, Joel Coen racconta: “Cercavamo un attore protagonista che fosse praticamente sconosciuto al grande pubblico. Michael Stuhlbarg è certamente conosciuto dai frequentatori dei teatri newyorchesi ma non dal pubblico cinematografico. Lo avevamo visto spesso calcare le scene e sapevamo che é un attore eccellente.” L’attore candidato al Tony era stato chiamato in origine per leggere una parte del prologo del film, scritta interamente in Yiddish. Per prepararsi, Stuhlbarg ha studiato con un tutore di Yiddish con il quale si è divertito un mondo.

All’audizione, Joel e Ethan Coen hanno riso come pazzi ma alla fine hanno scelto un attore che parlava Yiddish alla perfezione. Tuttavia i Coen sono rimasti molto colpiti da Stuhlbarg e lo hanno convocato per i provini sia per il ruolo di Larry sia di Zio Arthur. “Ero veramente elettrizzato perché avevo tanto materiale su cui lavorare,” ricorda Stuhlbarg. “E’ passato un po’ di tempo e alla fine ho ricevuto una telefonata; mi hanno detto che mi volevano nel film ma che non sapevano ancora per quale ruolo. E alla fine, mentre ero ad un ritiro teatrale nel Vermont, Joel mi ha telefonato e mi ha detto: ‘Vogliamo mettere fine alle tue sofferenze: interpreterai Larry.’”

Stuhlbarg aggiunge: “Mi sono innamorato della sceneggiatura non appena l’ho letta. E’ tutta la storia che è fantastica, e sono rimasto molto colpito dalle sorprese e dai colpi di scena apprezzando moltissimo il talento e l’arte che ci sono dietro la scrittura.” “Essere sul set praticamente ogni giorno è stata una benedizione e anche un corso accelerato sulla maniera di lavorare dei fratelli Coen e ho capito perché le cose funzionano così bene con loro. Ho avuto la possibilità di plasmare il mio personaggio in un lasso di tempo piuttosto lungo.”

Parlando del suo personaggio, l’attore commenta: “Larry vive la sua vita in maniera piuttosto normale, avendo sviluppato una serie di abitudini. E’ alquanto soddisfatto della sua vita e vorrebbe che andasse avanti così. Si diverte con la matematica e la fisica che insegna all’università, ama la sua famiglia e probabilmente da’ per scontato quello che ha. Non è consapevole di ciò che sta facendo fino a quando le cose cominciano a sfuggirgli di mano e scopre che la sua vita non è esattamente come si aspettava che fosse e questo lo fa precipitare in una crisi profonda. “Spera che, attraverso la saggezza dei leader della sua comunità spirituale, scoprirà la ragione di tutto quello che gli sta succedendo. Ma poi succedono delle altre cose: il fratello Arthur vive a sua volta una crisi profonda, che va a pesare sulle spalle di Larry, anche se è un fardello del quale si fa carico volentieri visto l’enorme affetto che li lega.”

In linea con il principio di lavorare con attori sconosciuti al pubblico cinematografico, i fratelli Coen hanno scelto gli altri protagonisti a Minneapolis, dove avrebbero girato il film. Aggiunge Joel: “Come avevano già fatto con Fargo, molti dei ruoli di A Serious Man sono interpretati da attori locali.” Oltre altri attori principali, la scelta di numerose comparse e figuranti - tra cui c’è anche Rachel Tenner, una delle direttrici del casting (mentre l’altra è una collaboratrice di lunga data dei fratelli Coen, Ellen Chenoweth) – ha richiesto numerose visite ai centri giovanili, alle comunità e alle sinagoghe di Minneapolis e St. Paul.

Ricorda Robert Graf: “Rachel ha tentato di andare più in profondità e di non limitarsi agli attori presentati dagli agenti perché pensavamo che fosse doveroso uscire un po’ dal seminato, soprattutto per alcuni ruoli per i quali abbiamo organizzato dei provini aperti.” Soltanto la scoperta di volti nuovi e freschi ha assicurato la continuità con la filosofia dei fratelli Coen e con quella che Ethan definisce “la completa incongruità degli ebrei del Mid West”. Desideravamo scritturare dei veri ebrei diametralmente opposti agli ebrei di Hollywood. Quelli del film sono ebrei delle pianure ed è questo che volevamo portare sullo schermo poiché si tratta di una cultura, di un mondo e di sentimenti totalmente diversi da quelli delle comunità ebraiche di New York o di Los Angeles.”

Joel osserva, “Volevamo coinvolgere il più possibile la comunità locale e tutti i leader religiosi che abbiamo contattato si sono dimostrati tutti ben disposti e dotati di senso dell’umorismo.”
Aggiunge Ethan: “A volte la gente ci chiedeva: ‘Non vi starete per caso prendendo gioco degli ebrei, vero?’ E in effetti non era questa la nostra intenzione anche se ci sarà certamente qualcuno che prenderà tutto ciò che non è adulatorio come un’indicazione del fatto che noi riteniamo che l’intera comunità o che tutti gli ebrei siano imperfetti.” Joel dichiara: “A volte la gente si irrigidisce quando tratti in maniera così specifica un certo argomento. Dal nostro punto di vista, A Serious Man guarda in maniera molto affettuosa la comunità ebraica ed è un film che metterà in luce alcuni aspetti del giudaismo che generalmente non si vedono.”

Il responsabile di produzione Tyson Bidner sottolinea: “La comunità ebraica di Minneapolis ha sostenuto moltissimo il progetto rispondendo con entusiasmo alle inserzioni per i provini e facendo tutto il possibile per aiutarci. Abbiamo scoperto dei volti incredibili e degli attori straordinari.” Lo stesso Bidner ha partecipato ad un provino per apparire davanti alla macchina da presa nei panni dell’uomo che regge la Torah nella sequenza del bar mitzvah. Ethan racconta: “Lo abbiamo scelto perché sapevamo che sarebbe andato benissimo con la “shul [sinagoga e la sua congregazione] locale.”

Bidner racconta: “Sono stato felice di essere utile e ha funzionato perché mi era già capitato di sollevare la Torah. E’ un lavoro snervante perché nella religione ebraica se la Torah dovesse cadere durante una cerimonia e tu assistessi all’evento, saresti obbligato a digiunare per 30 giorni. “E quindi mi sentivo doppiamente sotto pressione: innanzitutto per la mia prestazione da attore – avevamo un vero cantore e dei veri funzionari della sinagoga e della comunità – ma soprattutto perché temevo per l’integrità e la sicurezza della Torah che guarda caso era una delle più pesanti che avessi mai visto!”

L’attrice Sari Lennick si era trasferita a Minneapolis dalla costa est un paio di anni fa e un giorno si era imbattuta nel suo agente che le aveva detto di essersi quasi dimenticato di lei.” Ma una settimana dopo la Lennick ha fatto un provino con Tenner, e solo dopo un po’ di tempo ha saputo di essere stata scelta per il ruolo di Judith Gopnik.” L’attrice ha superato brillantemente il primo provino al punto da ottenere un’audizione con i fratelli Coen. Lennick ricorda: “Sono stati incredibilmente gentili e ridevano a tutte le mie battute, il che ha fatto di loro i miei idoli.”

Poco dopo, i Coen le hanno offerto la parte. “Il mio personaggio è una moglie e una madre che mette la cena in tavola tutte le sere ma il suo rapporto con Sy le offre qualcosa che fino a quel momento non ha trovato con il marito Larry. Per Judith, Sy è ‘un uomo serio,’ impegnato e impegnativo – mentre sente che Larry non é serio sulle cose che contano veramente.”
Lennick afferma di aver amato il suo personaggio perché non aveva mai lavorato con dei registi – neanche nelle più piccole produzioni teatrali – che si fidassero così tanto di lei come attrice.

“Joel e Ethan chiedevano il mio parere su tutto, compresa la mia acconciatura. E anche se hanno ideato, scritto e diretto la storia, una volta che abbiamo iniziato a lavorare, mi hanno consegnato Judith. Credo che sentissero che a quel punto la conoscevo meglio di loro.” Anche gli adolescenti Aaron Wolff e Jessica McManus che interpretano Danny e Sarah sono stati selezionati nella comunità locale. La nonna di McManus aveva letto un annuncio sul The Minneapolis [- St. Paul, Minnesota] Star Tribune per i provini che si sarebbero tenuti nel maggio del 2008 per i ruoli dei figli di Gopnik e aveva incoraggiato la nipote a partecipare. “Non avevo neanche un curriculum, e quindi non avrei mai immaginato che mi avrebbero chiamata,” ricorda la McManus. “Quando ho ottenuto la parte ero talmente felice che mi sono messa a piangere.

Essere sul set è stato totalmente diverso da come lo avevo immaginato ma sono stati tutti molto comprensivi e alla fine ce l’ho fatta. “Sarah vuole quello che vuole, a modo suo e subito. E in questo è ammirevole – almeno fino ad un certo punto. Nei panni di Sarah è stato divertente urlare contro tutti senza subire mai alcuna angheria, anche se ho dovuto un po’ moderare il tono e lo slang che usa visto che il film è ambientato nel 1967.” Wolff ha deciso di partecipare alle audizioni sebbene la sua famiglia fosse in procinto di trasferirsi in un altro stato. “Sapevamo che sarebbe stato complicato in questo periodo ma eravamo certi che ne valesse la pena,” ricorda il giovane attore. “Ho letto il copione e mi sono immaginato le cose, ma quando sono arrivato sul set è andata molto meglio ed è stata un’esperienza fenomenale.”

Avendo celebrato recentemente il suo vero bar mitzvah nella vita, Wolff ha vissuto una sorta di déjà vu. “Quelle scene sono state le più divertenti per me,” ricorda l’attore. “La cosa più difficile che ho dovuto fare è stata proprio il primo giorno di riprese: ho dovuto fumare! Sicuramente più conosciuto dal pubblico cinematografico, Richard Kind, interpreta un ruolo più drammatico del solito in A Serious Man. I Coen se lo ricordavano poiché aveva partecipato ai provini del loro film precedente, Burn After Reading-A prova di spia, e questa volta Kind è stato chiamato per interpretare uno dei rabbini del film. In seguito però, mentre era impegnato a teatro a Fort Worth, Kind è stato contattato dai Coen che gli hanno proposto il ruolo dello zio Arthur.

Ricorda l’attore: “Ho dovuto fare il provino su un video poiché ero a Fort Worth. Non mi era mai capitato di ottenere una parte in questo modo!” Osserva l’attore: “Per gran parte del film Arthur non si vede mai e l’ho capito solo durante le prove quando mi dicevano tutti: ‘Il ruolo di Zio Arthur è magnifico.’ Ma è stato solo quando ho iniziato a prepararmi per il ruolo cercando anche di capire come lo avessero immaginato i fratelli Coen che ho capito a fondo la sua natura. Gran parte di quello che succede a Arthur può essere riempito solo dalla mia immaginazione ed io ho cercato di rappresentarlo in questo modo, lasciando il resto al pubblico, come volevano Joel e Ethan.”

Stuhlbarg ricorda anche che lui e Richard hanno discusso a lungo su come vedevano la storia e del fatto che nonostante Arthur sia più grande e più intelligente di Larry, ha sempre avuto più problemi nella vita di relazione. Con il tempo, Larry è diventato più sicuro di se e energico, mentre Arthur si è come atrofizzato.” Disoccupato, potenzialmente brillante e senza tetto, zio Arthur è affetto da una cisti sebacea sul collo che Kind considera una sorta di mostriciattolo: è come se tutte le brutture del mondo si fossero attaccate lì. Di conseguenza è sempre occupato a drenarla con un aggeggio apposito, ma quella si rigenera in continuazione.”

Per interpretare il ruolo di Sy Ableman, il rivale in amore di Larry Gopnik, i Coen hanno assunto l’attore Fred Melamed. “Sy è il sex symbol del film; ogni film ha bisogno di un personaggio sexy e qui c’è lui,” afferma Joel. “Cionondimeno, non è il solito sfascia famiglie,” aggiunge Ethan. Melamed è stato all’altezza della situazione e ha dichiarato di essere stato felice di interpretare il ruolo di un tizio sovrappeso, ampolloso e determinato, che parla come se fosse un rabbino e che è soprattutto un simbolo della sensualità, che è proprio il ruolo che gli spetta di diritto! Circa vent’anni fa, Melamed aveva partecipato ai provini dei Coen per interpretare un ruolo centrale in Barton Fink, ruolo andato poi a Michael Lerner, che in seguito ha ottenuto una meritatissima candidatura all’Oscar.

“I Coen si ricordavano di me e sono stati loro a contattarmi, il che è stato molto elettrizzante. Leggendo la sceneggiatura ho pensato subito ai loro migliori film.” Melamed aggiunge: “In A Serious Man, Judith si innamora di un uomo che è molto più anziano di lei e sicuramente non bello nel senso classico del termine. Ma lei lo vede come una persona di una statura superiore a Larry, che a suo avviso non è abbastanza macher, come si dice in Yiddish – ambizioso o risoluto. All’Università Larry non ha un seguito di studenti adoranti mentre Sy sì. Ethan mi ha detto che Sy ‘non dubita mai di se stesso,’ e che lui quando era ragazzo conosceva una persona che gli assomigliava. Sy è una persona che nel corso del film fa delle cose terribili credendo sinceramente di fare il meglio per tutti; e questo perché manca di quei normalissimi meccanismi di cui siamo tutti dotati che ti fanno sorgere qualche dubbio sui tuoi comportamenti. Ma Sy sa anche essere gentile….

Sul set, Melamed è tornato a lavorare con una sua compagna di studi della Yale School of Drama, Katherine Borowitz e con l’amico di una vita, Adam Arkin, che interpreta un avvocato divorzista e che – come Melamed – aveva già lavorato in precedenza con i fratelli Coen. Ricorda Melamed: “Un giorno Adam ed io stavamo chiacchierando e lui ha fatto questa dichiarazione: ‘Recitare in questo film ti fa apprezzare il fatto di essere un attore perché la maniera di lavorare è totalmente diversa da quella degli altri.’”

Melamed spiega: “Alcuni registi non amano la parte delle riprese perché in qualche modo devono cedere il controllo a qualcun altro. Ma questo non vale per Joel e Ethan perchè loro adorano tutti gli aspetti della realizzazione di un film, - la scrittura, la realizzazione, la pre/post e produzione, insomma, l’intero processo. “Forse perché hanno ideato questa storia sin dall’inizio non si sentono minacciati dalle idee degli altri o da come gli altri vedono le cose, e neanche da un attore come me. Con loro, senti di essere al centro del film e sai che stai raccontando la storia insieme a loro.”

BELLE CASE E MOLTO DI PIU’
“Il 1967 nel Mid West è stato un periodo magnifico,” osserva lo scenografo Jess Gonchor. “E’ in quell’epoca che sono nati nuovi stili. “Abbiamo effettuato tante ricerche e abbiamo cercato delle ambientazioni comode da poter alterare a nostro piacimento e dove poter girare. C’è chi sostiene di aver girato film in esterni senza modificare nulla ma a me non è mai successo…” La vera sfida nel ricostruire una cittadina del Mid West negli anni 1960 è stata trovare un quartiere che fosse restato praticamente inalterato negli ultimi 40 anni.

Racconta Robert Graf: “Ci sono tanti quartieri nella zona di Twin Cities che sono molto ben conservati dal punto di vista architettonico ma la maggior parte di loro hanno 50 anni, sono pieni di vegetazione e di alberi molto alti. “Quello che cercavamo era un quartiere che desse l’impressione di essere ancora nuovo. Se guardate le foto d’archivio, la maggior parte di quei quartieri venivano edificati su campi di grano o praterie.” Lo staff di Tyson Bidner e di Gonchor ha fatto diversi sopralluoghi nelle zone di Minneapolis/St. Paul colpite da uragani o disastri di vario genere che hanno abbattuto gli alberi più vecchi e grandi. Graf ricorda che alla fine sono arrivati in un quartiere che era stato colpito da un uragano circa 8 anni fa e che come conseguenza era diventato piuttosto aperto e arioso, soprattutto per quanto riguardava le facciate principali delle case.

Aggiunge Bidner: “Abbiamo dovuto ripiantare degli alberi per far sì che somigliasse ad un quartiere di recente costruzione degli anni 1960, dove gli alberi erano stati piantati nel momento stesso di edificare le nuove case. “Abbiamo ricevuto la cooperazione e il supporto di dodici case e dodici famiglie del quartiere – quattro su una via, quattro nella via di fronte, e quattro che condividevano con loro i cortili posteriori.” Gonchor racconta: “E’ già un bel quartiere così com’è, ma per diverse case abbiamo dovuto eliminare la vegetazione e costruire nuovi viali di accesso – o meglio, restringerli visto che oggi sono concepiti per ospitare due automobili mentre all’epoca ce n’era solo una per famiglia.

Inoltre abbiamo dovuto ripiantare il prato.” Hanno anche trovato una scuola ebraica che, secondo Bidner, “abbiamo potuto utilizzare per 3 o 4 ambientazioni diverse, compresa la scuola ebraica che si vede nel film e questa è una cosa fondamentale per un film a budget ridotto. La mensa della scuola invece è diventata l’aula scolastica. “Non saremmo mai riusciti a trovare un’aula così grande senza doverla costruire apposta,” osserva Gonchor. “La sceneggiatura prevedeva dei campi lunghi con 20-24 studenti seduti ai banchi, e quindi siamo stati molto fortunati.”

Per quanto riguarda le altre location, i realizzatori avevano bisogno di una sinagoga che avesse l’aspetto moderno. La maggior parte dei templi di Minneapolis e dintorni hanno un’architettura decisamente classica e quindi i fratelli Coen hanno proposto la sinagoga da loro frequentata quando erano ragazzi. Purtroppo però nel frattempo la sinagoga era stata trasformata in una chiesa e trasformarla di nuovo avrebbe richiesto troppo tempo e lavoro. E alla fine Bidner ha trovato la shul appropriata – B’nai Emet, in precedenza B’nai Abraham e non lontana da dove sono cresciuti i Coen.

Sottolinea Bidner: “Abbiamo organizzato il piano di lavorazione intorno alle festività di settembre e ottobre ed è stato perfetto..” B’Nai Emet è l’ambientazione di una delle sequenze più uniche del film dal punto di vista delle riprese. In stretta collaborazione con il fedele direttore della fotografia, candidato a otto premi Oscar, Roger Deakins, i fratelli Coen hanno creato personalmente l’aspetto della sequenza del bar mitzvah. Alcuni dettagli di quella scena necessitavano l’approvazione degli anziani del tempio che l’hanno concessa dopo aver letto la sceneggiatura. Ethan Coen racconta: “E’ stato magnifico girare lì perché Roger ha degli obiettivi particolari che oscillano e si piegano e che distorcono il piano focale creando uno strano effetto morbido che riguarda tutto ciò che è nell’inquadratura tranne un piano quasi arbitrario.

Le aveva usate parecchio nel film L’assassinio di Jesse James. Con noi le ha usate per due sequenze del film: quella del bar mitzvah e quella in cui Larry va a casa della vicina, la sexy misteriosa signora Samksy [interpretata da Amy Landecker].” Tra le altre location nella zona delle Twin Cities citiamo il parco sul fiume St. Croix, dove i Coen andavano in canoa da ragazzi; e il Lago Rebecca a Independence, Minnesota, un pittoresco lago con una spiaggetta (che si vede nel film). Bidner dichiara che la produzione è riuscita a trovare tutto – e tutte le ambientazioni – delle quali avevano bisogno nelle Twin Cities.” Per tutta la durata delle riprese, la produzione ha prestato attenzione alla tutela dell’ambiente; attori e realizzatori sono stati dotati di borracce di metallo da riempire di acqua di fonte, eliminandole bottiglie di plastica.

Inoltre, molti degli utensili usati sono stati realizzati con amido di mais, materiale adatto al compostaggio. “Abbiamo riciclato i materiali usati sui set e quelli per la ristorazione, ” racconta Bidner. “Eravamo tutti consapevoli della necessità di trovare la maniera per inquinare un po’ meno.” L’attenta preparazione e i metodi di lavorazione dei collaboratori di lunga data hanno contribuito a rendere le cose più semplici per tutti. Ricorda Joel Coen: “Abbiamo l’immenso vantaggio di poter lavorare con i migliori del settore – ed è questo che decreta il successo dei nostri film – cosa particolarmente utile quando hai un budget ridotto e pochissime risorse.” Conferma Ethan: “Quando fai un film su una comunità ebraica del Mid West del 1967 e Fred Melamed è il sex symbol del film, non ti ricoprono certamente di denaro!”

A parte il budget, Joel si stupisce di come l’arredatrice, Nancy Haigh, sia riuscita a sorprenderli come sempre riuscendo a tirare fuori qualunque oggetto necessario all’universo che volevano ricreare. “Ha scovato tutti quegli oggetti e quei dettagli che rendono un set veramente autentico.” Aggiunge Ethan: “Lei che è una Gentile, ha dovuto scovare tutta la chincaglieria e gli oggetti ebraici con i quali siamo cresciuti e devo dire che si è letteralmente superata, accumulando più cose e oggetti di quelli che il pubblico vedrà nel film.”

Analogamente, il coordinatore agli effetti speciali Larz Anderson e i suoi collaboratori hanno plasmato con l’argilla e la gomma al silicone il cervello umano che appare nel film in bianco e nero degli anni 50 che Danny guarda in televisione. Gonchor aggiunge: “Joel e Ethan scrivono le cose in maniera così precisa e disegnano tutti negli storyboard e questo facilita enormemente il mio lavoro. Ma al contempo mi lasciano la libertà per poterdare libero sfogo alla mia creatività.”


AUTO FOCO
“Qualunque film ambientato nel passato ha bisogno di scorciatoie visive che facciano capire immediatamente allo spettatore in quale periodo ci troviamo,” osserva Joel Coen. Le automobili d’epoca sono indubbiamente uno di questi elementi e A Serious Man non fa eccezione, soprattutto perché una delle sequenze chiave del film prevede un montaggio incrociato di due automobili, entrambe in movimento. Spiega Joel: “Era importante evitare di sovraccaricare il film di automobili che sembrassero troppo nuove, e mi riferisco a quelle automobili che generalmente si trovano presso i collezionisti che le tengono alla perfezione, lucide e brillanti come se fossero appena uscite dalla fabbrica e non somigliano affatto ad automobili utilizzate tutti i giorni.

Uno dei maggiori problemi è stato trovare automobili che fossero al contempo dell’epoca ma non così perfette o almeno automobili che avremmo potuto ammaccare almeno un pochino con il permesso dei proprietari.” A diverse settimane dall’inizio delle riprese, il coordinatore delle automobili, Mike Arnold (che aveva già lavorato con i fratelli Coen per Fargo) ha iniziato a perlustrare i saloni di auto d’epoca alla ricerca dei veicoli più appropriati da fare utilizzare ai personaggi e quelle che avrebbero fatto da sfondo alle scene. Ricorda Arnold:, “Non mi hanno dato troppe inidicazioni e mi hanno solo ordinato di evitare le auto rosse, le auto bianche e quelle con troppi alettoni. Inoltre non volevano nulla che fosse anteriore agli 1960 perché sarebbero sembrate troppo “d’epoca”.

L’automobile che i cineasti hanno scelto per Larry Gopnik è una Dodge Coronet, un’auto di medie dimensioni che la Chrysler mise sul mercato negli anni 50 e successivamente alla metà degli anni 60. Racconta Arnold: “L’auto si adatta a meraviglia alla personalità di Larry perché è un’automobile qualunque del 1966. Non ha nulla di particolare, di sportivo o di lussuoso anche perché lui non lo è. Sy Ableman, invece guida una Coupe de Ville.
Per l’auto della signora Samsky, Arnold è riuscito a ottenere uno strappo alla regola: “Sapevo che lei doveva guidare una Mustang. All’inzio ne avevo scelta una d’oro, ma poi ho mandato a Joel e Ethan una fotografia di un’auto rossa che a loro è piaciuta molto. La signora Samsky è un personaggio piuttosto piccante e doveva avere qualcosa di adeguato. E così siamo riusciti a infilare anche un’automobile rossa.”

Il veicolo preferito da Gonchor nel film è stato lo scuola-bus giallo – era da tempo che desiderava fare un film con quel mezzo – sul quale è riuscito anche a mettere la scritta in ebraico, perché è per la scuola di Danny. Per me è stato un doppio mitzvah.” La difficoltà maggiore incontrata dagli attori nel guidare le automobili d’epoca è stata l’assenza di tutte quelle innovazioni e optional che ormai sono inclusi in qualunque automobile, come per esempio il servosterzo. Osserva Arnold ridendo: “Quando gli attori salivano sulle automobili, continuavano a girare e rigirare la chiavetta di accensione ma non succedeva nulla visto che non sono macchine ad iniezione e quindi era necessario spingere sul pedale del gas.”

Le diverse decine di automobili da parcheggiare fuori dalla sinagoga nel giorno del bar mitzvah sono state trovate coinvolgendo le stazioni radiofoniche e televisive locali che hanno lanciato un appello accompagnato da un incentivo ulteriore che ha assicurato la partecipazione in massa. Racconta Joel: “I proprietari delle auto d’epoca tendenzialmente sono molto gelosi dei loro veicoli e quindi abbiamo proposto loro di fare da comparse per poterle guidare personalmente.”


I COSTUMI
Per Sari Lennick, è stata la panciera mentre per Aaron Wolff, sono stati i pantaloni a vita altissima: quando si realizza un film ambientato nel passato, gli attori si affidano ad alcuni elementi dei costumi per enfatizzare e migliorare la loro interpretazione e per calarsi veramente nei panni del personaggio che interpretano. E questo fa parte del lavoro quotidiano della costumista, Mary Zophres, collaboratrice di lunga data dei fratelli Coen. Osserva la costumista: “Ogni scena e ogni quadro di A Serious Man ha una sua personalità. “La Jewish Cultural Foundation dell’Upper Mid West ha un archivio fotografico che mi hanno gentilmente messo a disposizione e che noi a nostra volta abbiamo messo a disposizione dei truccatori e dei parrucchieri e devo dire che quell’archivio mi ha ispirato tanto quanto la sceneggiatura.”

Zophres ha scoperto che nel 1967 la zona di Minneapolis non era al passo con altre zone del paese che erano molto più aggiornate in tema di moda. “Se il film fosse stato ambientato nel 1969, avrebbe avuto un aspetto totalmente diverso,” sostiene Zophres. “Ma nel 1967, in un quartiere residenziale di una piccola cittadina, la moda era molto più conservatrice. Lì non erano ancora arrivati gli ‘swinging ‘60.’ Forse Danny Gopnik ascoltava già i Jefferson Airplane, ma non si vestiva come loro; suo padre lo avrebbe preso per un orecchio anche perché era sua madre che gli comprava i vestiti.”

Molti dei personaggi del film sono costretti a rispettare alcuni codici di abbigliamento molto specifici, dagli studenti universitari a quelli che frequentano la scuola ebraica. Con queste condizioni in mente, Zophres ha deciso insieme ai Coen, Jess Gonchor e Roger Deakins quali sarebbero stati i colori dominanti. La storia si svolge nel mese di maggio, un periodo che sembra fatto apposta per le tinte pastello anche se Zophres la pensava diversamente; “Ho fatto vedere a Joel e Ethan Coen una pagina del catalogo di Sears Roebuck intitolata ‘Profondo autunno,’ e sono quelli i colori che abbiamo scelto. Nel film c’è comunque parecchio blu e anche alcune combinazioni di colori – come il turchese vicino al verde oliva, cosa tipica degli anni 60. Ho usato solo alcuni colori ma li ho usati molto intensamente.

Le donne indossano abiti dei colori più scuri della nostra tavolozza – nero, cioccolato o verde molto scuro.” Gli attori principali e le comparse avevano sempre bisogno di consigli su come indossare capi a loro sconosciuti. “Negli anni 1960, gli uomini indossavano i pantaloni a vita alta mentre la maggior parte degli attori sono abituati ai pantaloni di oggi e quindi non facevo che ripetere: ‘Tirate su i pantaloni!’. Era diventato una sorta di mantra!” racconta la costumista. “[L’assistente ai costumi] Jenny Eagan ed io non facevamo che ripetere ‘Mettiti dentro la camicia,’ perché all’epoca la gente faceva molta attenzione a come si vestiva. Quando si andava a fare la spesa, ci si vestiva veramente e non si andava certo in tuta e scarpe da ginnastica come si fa comunemente oggi.

All’epoca non c’era questa abitudine perché la gente ancora dedicava del tempo a vestirsi e a prepararsi prima di uscire.” Zophres spiega: “Ogni singola comparsa che vedrete nel film è stata vestita o da me o da Jenny. Dovevamo essere sicure dell’aspetto di tutti perché se fossero stati chiamati all’improvviso per una scena dovevano essere pronti. Per l’abbigliamento mi sono spesso ispirata alla facce di quelli che si sono presentati alle audizioni per le comparse e in questo film vedrete delle facce veramente interessanti.”

Gli abiti delle donne sono stati quelli che hanno richiesto maggiore attenzione e lavoro. Racconta Zophres: “Tutte le donne che vedrete sullo schermo indossano la biancheria appropriata. Le camicie all’epoca avevano i cugni e quindi se non indossavi il reggiseno giusto, la camicia non sarebbe caduta bene.” Il look di Judith Gopnik è ispirato alle fotografie della Jewish Cultural Foundation e ha necessitato una trasformazione completa per Sari Lennick. Zophres ricorda: “Gli abbiamo detto le cose una alla volta: le abbiamo detto che poteva tenere i capelli lunghi ma che li doveva tingere di castano.
L’acconciatura è stata realizzata copiando quella di una fotografia del 1967. “Poi siamo passati agli abiti. Scarpe con il tacco basso, gonne a metà polpaccio che non starebbero bene e nessuno, camicia scozzese. E’ stata un’autentica trasformazione ma Sari è stata al gioco dall’inizio alla fine.”

Le fotografie dei docenti di fisica degli anni 60 riportate negli annuari dei college del Minnesota sono servite a ispirare il look del professor Larry Gopnik. La chiave di tutto erano le camicie a mezze maniche non solo perché la storia si svolge nel mese di maggio ma anche perché contribuisco al look da cretino imbranato,” dichiara Zophres. Le camicie a mezze maniche erano abbinate a capi e a cravatte molto tradizionali, a giubbotti e a pantaloni, dotati di copri tasca. Osserva Zophres: “Potrebbe sembrare un cliché, ma su Michael Stuhlbarg erano perfetti. Inoltre i suoi pantaloni sono anche leggermente corti ed è riuscito a indossare delle autentiche scarpe dell’epoca, alcune delle quali non sono mai state indossate prima. Non appena si vestiva, Michael diventava il personaggio!”

In un’epoca precedente alla diffusione in massa delle lenti a contatto, gli occhiali erano un oggetto molto diffuso e sono fondamentali nel film, soprattutto per il personaggio di Larry. Sin dalla prima lettura della sceneggiatura, ero sicura che Larry li avrebbe portati. Ma tra lui e tutti gli altri personaggi che li portano, è stato piuttosto complicato per Roger Deakins,” riconosce Zophres. “Ogni paio di occhiali prevedeva due paia di lenti – un paio chiare e un paio anti-riflettenti – che potevano essere alternate a seconda della luce.” L’infelice zio Arthur resta in pigiama per gran parte del film, e Richard Kind ha anche suggerito di fargli indossare abiti troppo larghi. Zophres è stata d’accordo e così sullo schermo sembra che non gli stia bene nulla, perché le maniche sono sempre troppo lunghe, - e questo contribuisce alla sua depressione. Basta dargli una giacca con le spalle cadenti, che subito assume un aspetto miserrimo.”

Ma è stato con Sy Ableman che Zophres ha dato il massimo. Osserva la costumista: “Sy è il personaggio cosmopolita della comunità. Nella sceneggiatura si dice che indossi le camicie fuori dai pantaloni che si tendono sullo stomaco e ci siamo divertiti a trovare le sue camicie. La prima che indossa nel film è fatta con un tessuto polinesiano e l’avevo comprata per Leonardo DiCaprio in Prova a prendermi. Alla fine non è stata usata per quel film e l’avevo ancora in garage. Sy è il tipo d’uomo che probabilmente è stato in vacanza –probabilmente in crociera - in posti esotici dove Gopniks non potrebbe mai andare per motivi economici. “Essendo un film a budget ridotto, non ci siamo potuti permettere troppi lussi e essendo un film in costume abbiamo dovuto lavorare con grande anticipo e precisione, ma alla fine i risultati ci hanno ripagato di tutti gli sforzi.”


QUESTA E’ UNA COSA SERIA
Richard Kind dichiara: “A Serious Man è, credo, la maniera in cui Joel e Ethan Coen vedono il mondo e ‘la condizione umana.’ E’ anche un bel racconto su un triste figlio di puttana.”
Fred Melamed conclude: “In A Serious Man, succedono cose belle e cose brutte e tante cose non hanno una spiegazione. Larry vuole scoprire cosa è andato storto e vuole vedere se ha fatto qualcosa di moralmente sbagliato per poter rimediare e non essere più così infelice. Ma in realtà non è che abbia sbagliato così tanto. Ha semplicemente vissuto.” Michael Stuhlbarg riporta la citazione che si legge sullo schermo all’inizio del film: “‘Accetta con semplicità tutto ciò che ti accade.’ E’ un grande mantra da tenere a mente per vivere al meglio la nostra vita.” Mary Zophres vede il film come “una commedia angosciosa. C’è il dramma e c’è il dolore, ma è comunque narrata con un grande senso dell’umorismo. E quindi per me è come la vita e per questo divertente.”


A Serious Man Glossario
Agunah (pronunciato “ahgoonah”) – una persona divorziata che secondo la religione è obbligata a risposarsi
Bar mitzvah – Importante cerimonia religiosa ebraica che si tiene nella sinagoga e che si celebra quando i ragazzi raggiungono la maturità (13 anni) e di conseguenza si assumono la responsabilità di praticare e rispettare i valori, la morale e le tradizioni ebraiche; l’equivalente femminile (a 12 o 13 anni) è il bas mitzvah
Bupkes (scritto anche bupkis) – nulla; usato con grande enfasi, e.g., “E cosa ho? Bupkes!”
Dybbuk (pronunciato “dibbuck”) – L’anima di un defunto che tenta di impossessarsi di una persona in vita e che per questo ispira terrore tra i vivi
Gett – ref., agunah (sopra); un divorzio punito dalla religione, accompagnato dalla punizione di risposarsi
Goy – termine colloquiale per una persona non di religione ebraica (i.e., un Gentile)
Haftorah – Parti della Bibbia Ebraica da leggere ad alta voce in sinagoga nelle cerimonie, anche da un ragazzo che celebra il bar mitzvah Hashem – vuol dire Il Nome, ed è un termine di base ebraico utilizzato per Dio
Macher (pronunciato “mohhcc-er”) – una persona di successo, persona importante/influente
Mazel tov! (pronunciato “mozzle-tov!”) – Auguri!
Mensch (pronunciato “mensh”) – qualcuno dotato di forza di carattere /determinato
Mitzvah – buona azione o benedizione, anche se è usato soprattutto in contesti non religiosi, tipo. “Andare a fare la spesa per te mentre eri bloccato a letto con la gamba rotta è stato un vero mitzvah da parte del tuo vicino.”
Nu? – Che succede? Che storia è questa?
Rabbi (pronunciato “rab-eye”) – Erudito/insegnante ebreo riconosciuto e ordinato, spesso considerato un capo della comunità
Reb – Titolo formale equivalente a Mister, come in “Reb Nudell sta venendo a far visita alla nostra famiglia;” o, più colloquiale, abbreviazione di un rabbino importante, “Quale Reb condurrà il servizio oggi?”
Shabbas (o, shabbos, da Shabbat) – Il Sabbath ebreo, dal venerdì alla domenica sera
Shtetl (pronunciato “shtet-el”) – un piccolo villaggio ebreo nell’Europa orientale in un lontano passato
Shiva – vuol dire sette e si riferisce anche al periodo di lutto di sette giorni da osservare per una persona appena defunta. “Stiamo facendo lo shiva per lo zio di mia padre che è deceduto questa settimana”
Shul – una sinagoga e la sua congregazione
Synagogue (pronunciato “sinagog”) – luogo di culto ebraico
Torah – il primo dei cinque libri delle scritture ebraiche, trascritto su un rotolo e da leggere durante le cerimonie in sinagoga, tra cui il bar mitzvah
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Qualche film interessante: Appassionate, Apache, Anplagghed al cinema, Ana Arabia, Amoreodio, Ammesso, American Dreamz, All Cats Are Grey, Airport

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