Ade'le e l'enigma del faraone di Luc Besson

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locandina Ade'le e l'enigma del faraone
 
Regista: Luc Besson
Titolo originale: Les aventures extraordinaires d'Adèle Blanc-Sec
Durata: 105'
Genere: Avventura, Fantastico
Nazione: Francia
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 15 Ottobre 2010 (cinema)

Attori: Louise Bourgoin, Mathieu Amalric, Gilles Lellouche, Jean-Paul Rouve, Jacky Nercessian, Philippe Nahon, Nicolas Giraud, Frédérique Bel, Laure de Clermont-Tonnerre
Soggetto: Jacques Tardi
Sceneggiatura: Luc Besson

Trama, Giudizi ed Opinioni per Ade'le e l'enigma del faraone (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Thierry Arbogast
Montaggio: Julien Rey
Scenografia: Hugues Tissandier
Costumi: Olivier Bériot

Produttore: Virginie Silla, Luc Besson
Produzione: Europa Corp., Apipoulaï, TF1 Films Production
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di Ade'le e l'enigma del faraone
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Colonna sonora / Soundtrack di Ade'le e l'enigma del faraone
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Maria Letizia Scifoni: Adele Blanc-sec
Franco Mannella: Dieuleveult
Angelo Maggi: Isp. Leonce Caponi
Stefano Benassi: Justin De Saint-hubert
Oreste Baldini: Patmosis
Ennio Coltorti: Marie-joseph Esperandieu
Dante Biagioni: Prof. Menard
Flavio Aquilone: Andrej Zborowski
Marco Mete: Voce Narrante
Francesca Manicone: Agathe Blanc-sec
Carlo Reali: Presid. Armand Fallieres
Paolo Lombardi: Choupard
Lorenza Biella: Miranda
Carlo Scipioni: Bertrand

Informazioni e curiosità su Ade'le e l'enigma del faraone

Note dalla produzione:
Luc Besson
(Sceneggiatore – Regia)
Incontro con Jacques Tardi
È una lunga storia. Diciamo che tutto è cominciato circa dieci anni fa quando mi sono letteralmente innamorato della sua eroina, Adèle. Ho contattato subito Tardi che sfortunatamente mi disse che aveva già affidato l’adattamento cinematografico di Adèle ad un altro regista. Rimasi molto deluso ma anche felice che avesse scelto un “grande” regista e gli augurai ogni bene. Aspettai con impazienza l’uscita nelle sale. Dopo tre anni di inutile attesa, richiamai Tardi che mi disse che il progetto con quel regista era saltato e che per il momento aveva abbandonato l’idea di un adattamento cinematografico di Adèle. Ma io, deciso a fargli cambiare idea, l’ho incontrato diverse volte e ho sempre cercato di rassicurarlo facendogli vedere quello che avevo fatto fino ad allora. Abbiamo aspettato un altro anno per poter ricomprare i diritti di Adèle e alla fine dopo sei anni di attesa ed estenuanti trattative sono riuscito a convincere Tardi a cedermeli.

L’adattamento
Ho iniziato scrivendo una prima versione dell’adattamento che fosse il più fedele possibile ai fumetti originali, all’universo di Tardi e le caratteristiche di Adèle Blanc-Sec.
Quando gli ho consegnato la prima sceneggiatura, Tardi era in preda all’ansia più totale: capisco che deve essere stato snervante visto che per scrivere l’adattamento cinematografico mi ero dovuto comunque impossessare di un personaggio che lui aveva inventato. Ma le cose sono andate molto meglio di quanto pensassi perché dopo aver letto la sceneggiatura mi ha detto: “È bellissima!” Infatti, non solo ci ha ritrovato la sua opera e il suo personaggio, ma l’ha vista come una bellissima sceneggiatura, non una sterile trasposizione della storia per immagini. Ed è stato quello a conquistarlo; l’unico cambiamento che mi ha chiesto riguardava il nome di uno dei personaggi.


GLI ATTORI
I protagonisti
"Sono stato molto fortunato con questo film perché tutti gli attori hanno dato il meglio contribuendo notevolmente alla riuscita del film."

Louise Bourgoin ~ Adèle Blanc-Sec
Era da un po’ di tempo che seguivo la carriera di Louise – passata dalle previsioni del tempo su Canal+ a co-protagonista accanto a Fabrice Luchini nel film di Anne Fontaine The Girl From Monaco. Ciò che mi ha attratto particolarmente è stata la sua straordinaria versatilità, una cosa estremamente rara, necessaria per il ruolo di Adèle visto che nel film adotta circa 15 travestimenti. Quando ho incontrato Louise, siamo andati immediatamente d’accordo e sono stato subito certo che sarebbe stata lei la mia Adèle.
Louise ha una mentalità molto aperta, è sempre pronta e disponibile a passare da una cosa all’altra in un secondo, proprio come Adèle, anche se un po’ meno pazza. È anche una grande lavoratrice ed estremamente affidabile. Con Adèle, le cose sono un po’ più complicate perché lei va per la sua strada e niente e nessuno possono fermarla! Sul set la troupe la chiamava "la contabile " perché controllava sempre tutto e alla fine conosceva ogni cosa a memoria. Lavorare con lei è stata una continua scoperta!

Mathieu Amalric ~ Dieuleveult
Mathieu Amalric è stato uno dei primi che ho scelto perché mi piace molto come uomo e come attore. È uno dei maggiori talenti della sua generazione ed è capace di metamorfosi incredibili. La sua interpretazione di Lo scafandro e la farfalla è semplicemente straordinaria.
Quando l’ho incontrato per proporgli il ruolo di Dieuleveult, lo ha rifiutato dicendomi che aveva deciso di smettere per un po’ di recitare per dedicarsi alla carriera di regista. Ma alla fine sono riuscito a convincerlo ad accettare grazie anche all’aiuto dei suoi figli. Infatti, tornato a casa e dopo aver raccontato l’accaduto a suo figlio, lui gli ha risposto: "Ma sei pazzo! Tardi, Adèle Blanc-Sec, ma è meraviglioso! Devi accettare!" Allora Mathieu mi ha richiamato e mi ha detto che avrebbe fatto un’eccezione per Adèle. E così le cose si sono aggiustate e girare con lui è stato un vero piacere. Quando il pubblico vedrà Dieuleveult nel film, non credo che riconoscerà Mathieu a meno che non sappia già quale ruolo interpreta. Di viso è assolutamente irriconoscibile e gli ho anche alterato un po’ la voce. Si è calato totalmente nella parte e ci ha regalato un’interpretazione eccezionale.

Gilles Lellouche ~ Caponi
Conosco Gilles Lellouche da parecchio tempo. Ci siamo incontrati nel 2003 per Pourkoi... Passkeu, il suo primo cortometraggio. Avrei voluto lavorarci già da tempo ma non avevo mai avuto un ruolo giusto per lui.
Fisicamente, Caponi non è poi così diverso da Gilles. Ha solo dovuto ingrassare un po’ ma non gli ho chiesto di prendere 30 chili in due mesi come ha fatto Scorsese con De Niro in Toro scatenato. Gli abbiamo messo qualche imbottitura e dopo un paio di incontri avevamo trovato il nostro Caponi, personaggio non facile da interpretare: è brusco, provinciale e non proprio una cima direi! È sempre leggermente fuori tempo e fuori luogo e crea in continuazione delle situazioni comiche. Inoltre è uno dei personaggi chiave del film e una buona controparte per Louise e la sua indagine.

Jean-Paul Rouve ~ Justin de Saint Hubert
C’è una grandissima somiglianza fisica tra Jean-Paul Rouve e il Saint Hubert dei fumetti, il grande cacciatore che abbandona un safari per dare la caccia allo pterodattilo. Abbiamo soltanto dovuto aggiungere il pizzetto, scurirgli leggermente gli occhi, mettergli un casco coloniale in testa ed era perfetto!

Jacky Nercessian ~ Esperandieu
Jacky Nercessian è un altro attore dotato di una straordinaria capacità camaleontica. È in grado di interpretare qualunque ruolo, anche quello di una vecchia pazza se gli dai l’abito giusto e una parrucca!
Per Adèle, Jacky ha dovuto passare 4-5 ore al giorno al trucco ma per lui si trattava di un ruolo meraviglioso perché nonostante la lunga e fortunata carriera teatrale e cinematografica, ancora non ha interpretato un ruolo da vero protagonista, come avrebbe meritato. E spero che dopo questo film le porte per lui si spalancheranno.

Laure de Clermont-Tonnerre ~ Agathe
Per Laure de Clermont-Tonnerre, è stato piuttosto complicato visto che interpreta la sorella di Adèle con la quale litiga e battibecca tutto il giorno, ma in realtà fisicamente e di viso si somigliano parecchio. Non avevo mai incontrato Laure in precedenza ed è stata una piacevolissima sorpresa.


I REALIZZATORI
"Mi sono avvalso di tecnici di grande talento, molti dei quali li conosco da anni."
Con Thierry Arbogast, il direttore della fotografia, lavoriamo insieme dai tempi di Nikita.
Olivier Bériot ha fatto un lavoro straordinario con i costumi. Ha un enorme talento come stilista e disegnatore e ho avuto modo di conoscerlo bene durante la lavorazione della trilogia di Arthur.
Le scenografie svolgono un ruolo cruciale in Adèle, e per questo mi sono avvalso una volta ancora di Hugues Tissandier, che ha collaborato con me in Giovanna d'Arco e nella trilogia di Arthur (Arthur e il popolo dei Minimei). Siamo andati molto d’accordo.

Come al solito abbiamo iniziato a lavorare con dei modellini in scala ridotta dei set grazie ai quali ho scelto le angolazioni della macchina da presa. Con i modellini noti subito se i soffitti sono troppo alti o troppo bassi, o se le pareti sono troppo distanti tra di loro. Adesso Hugues usa la tecnologia digitale per disegnare e pre-visualizzare i set il che vuol dire che si può fare un giro virtuale di tutto gli ambienti per preselezionare le angolazioni della macchina da presa e gli obiettivi da utilizzare. Con questo metodo si risparmia parecchio perché si limita la costruzione dei set solo a quelli che saranno veramente nel film.

Le nostre ricerche sono state facilitate dall’abbondanza di testi sull’Antico Egitto e dalla preziosa collaborazione di Jacques Tardi, che ci ha aperto la sua biblioteca privata: possiede un appartamento pieno zeppo di libri d’epoca e di documenti, e con Hugues ci hanno passato tanto tempo.
Credo che Tardi sia rimasto piuttosto colpito dalla qualità del nostro lavoro a giudicare dalla sua reazione quando ha visto l’appartamento di Adèle per la prima volta. È stato commovente vedere Jacques arrivare sul set ed entrare nell’appartamento della protagonista - che in fondo era stato creato da lui - e venire raggiunto da Louise, vestita da Adèle, con un abito verde e il cappello con le piume, che gli ha dato uno dei suoi fumetti chiedendogli di autografarlo. Un momento magico.

È vero che lavoro spesso con la stessa troupe perché sono tutti molto bravi, dei veri "guerrieri" come li definirebbe qualcuno, ma non pretendo che lavorino solo per i miei film. Sono felice quando so che vanno negli Stati Uniti, in Cina o in qualunque altro paese a lavorare per altri registi. Così facendo hanno l’occasione di vedere cose diverse, di fare nuove esperienze che poi vanno ad arricchire anche il mio lavoro. La cosa importante per me è che abbiano ancora la voglia di provare cose nuove, di sperimentare e di spingersi oltre, sempre, un passo più in là, un film dopo l’altro…


UN NUOVO FILM, UNA NUOVA ESPERIENZA
Ogni film è un’esperienza a sè per via della storia, dei personaggi, degli attori e delle persone che incontri ma anche e soprattutto per come sei tu quando lo stai realizzando. Quando fai il tuo primo film, è tutto nuovo.
Avevo vent’anni quando ho diretto The Last Combat. Poi il tempo passa e a 25-30 anni non sei più la stessa persona, come non lo sei a 40, o a 50...
C’è una sorta di complessa alchimia tra la tua crescita spirituale e intellettuale e le esperienze pratiche. Ma il punto è che quando comincio a girare un film, devo sapere come metterò a frutto tutte le esperienze passate e come al contempo riuscirò ad adottare un approccio nuovo e fresco sulle cose, perché è questo il segreto della riuscita di un film.

Su Adèle, abbiamo fatto tantissimo lavoro di pre-produzione e mi sono molto concentrato su quella fase anche perché per la prima volta non ero il produttore del film. Avere un produttore, Virginie Besson-Silla, mia moglie, è stata un’esperienza molto piacevole perché ho avuto la possibilità di dedicare tutte le mie energie alla regia. E sono stato molto esigente anche e soprattutto con me stesso. Volevo a tutti i costi che questo film riuscisse bene e desideravo che il processo di montaggio fosse solo un’esperienza piacevole.




INTERVISTA A TARDI
Come nasce il personaggio di Adèle-Blanc-Sec?
La casa editrice di fumetti Casterman aveva visto i miei lavori precedenti e mi aveva commissionato una serie per la quale dovevo trovare un protagonista. A dire il vero, in quel momento le idee scarseggiavano. Era la fine degli anni 70, all’epoca lavoravo soprattutto su storie uniche e non su serie, ma devo dire che l’idea mi allettava e quindi mi sono messo al lavoro.
Ho cominciato facendo una sorta di censimento tra gli eroi dei fumetti – che erano quasi sempre personaggi maschili - tra cui c’erano piloti di auto velocissime, aviatori, soldati, cowboy e poliziotti con qualche raro personaggio femminile tra cui Bécassine, una cameriera di provincia che non parlava mai, e Barbarella, che apparteneva però al genere più erotico.
È lì che ho avuto l’idea di una protagonista che avrebbe dovuto da sola battere tutti gli eroi maschili. Sono sempre stato interessato ai racconti seriali che erano molto in voga alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo. Una delle serie più famose in Francia era Arsenio Lupin, pubblicato per la prima volta nel 1910. Come risultato, ho deciso che la mia eroina doveva essere sua contemporanea.
Poi ho dovuto affrontare il problema di quale lavoro farle fare perché, nei fumetti, a parte i soldati, i protagonisti non hanno una professione chiaramente definita. Non li vedi mai al lavoro, non sai come si guadagnano da vivere o che vita conducono. Naturalmente la mia eroina non avrebbe fatto l’impresario edile, ma avrebbe potuto fare per esempio il mio stesso lavoro, riportato alla sua epoca, vale a dire che sarebbe stata l’autrice di racconti seriali.
E così la vediamo seduta alla macchina da scrivere o con il suo editore mentre parlano di lavoro. E anche se non la vediamo spesso mentre lavora, abbiamo un’indicazione sul suo stile di vita. Sappiamo che non viene da una famiglia ricca, che è una donna indipendente che lavora per mantenersi ed è molto moderna, cosa abbastanza rara per la mentalità dell’epoca.
E poi avevo bisogno di un’ambientazione e ho usato Parigi perché mi piace disegnare questa città. Adoro i musei perché mi ispirano molto e soprattutto adoro gli orti botanici con i loro tetti di vetro, gli scaffali e tutte quelle attrezzature e oggetti scientifici che contengono.
A quel punto avevo la mia eroina e avevo il punto di partenza della storia: gli orti botanici e - molto tempo prima di Jurassic Park e Indiana Jones, ci tengo a precisarlo - un uovo di pterodattilo di 136 milioni di anni che si schiude e terrorizza Parigi agli inizi del 1900.

Da dove viene la dimensione fantastica di Adèle Blanc-Sec?
Da Fritz Lang, per l’aspetto fantasy, e da Jules Verne, per la capacità di “inventare cose dal nulla” che porta ad una combinazione poeticoscientifica di situazioni mozzafiato e di storie dalle quali i lettori si lasciano trasportare tornando bambini.

Aveva mai pensato che Adèle Blanc-Sec sarebbe diventata un film?
Subito dopo la pubblicazione del primo racconto, i Giapponesi volevano trarne una serie di cartoni animati ma i cambiamenti che avrebbero voluto apportare erano tali da rendere impossibile un adattamento. C’era anche uno studio americano che si era dimostrato interessato all’epoca ma il loro adattamento era talmente "americano" che la mia eroina e il suo mondo avrebbe perso la loro identità e quindi il progetto si bloccò sul nascere.
Negli anni numerose produzioni televisive si sono dimostrate interessate al progetto ma poi alla fine, 10 anni fa, ho ricevuto la telefonata di Luc Besson.

In generale, la sceneggiatura è fedele allo spirito dei suoi fumetti?
In linea di massima direi di no ma come autore so bene che l’adattamento cinematografico è comunque una forma di tradimento e che va preso come tale. Inoltre avendo personalmente realizzato l’adattamento a fumetti di tanti romanzi so bene di cosa sto parlando. Quando cambi formato, cambi il mezzo espressivo e la maniera di raccontare la storia è diversa. Un fumetto è una serie di immagini immobili, di istantanee che raccontano una storia che puoi leggere tutta di seguito a velocità tua, soffermandoti a volte su una scena più che su un’altra. In un film è il regista ad avere il controllo, a stabilire il ritmo, a decidere se e quando mostrarti un volto o un oggetto in primo piano.
E poi c’è il concetto di serie. Quando mi accingo a cominciare una storia, non riesco mai ad avere il controllo totale e la storia prende la direzione che vuole. E alla fine cado sempre nel vecchio e classico trucchetto delle serie a puntate aggiungendo: “continua”. In questo modo faccio implicitamente delle promesse ai lettori senza ancora sapere se sarò in grado di mantenerle. Nei film è diverso perché hai bisogno di chiudere anche se puoi lasciare un finale aperto per potenziali sequel. La narrativa al cinema funziona in maniera diversa rispetto ai fumetti.
La differenza è addirittura più evidente nel trattamento dei personaggi. In un film, un personaggio minore o una comparsa non possono all’improvviso avere il sopravvento sul protagonista mentre nei fumetti succede. A volte mi lascio andare a grosse deviazioni e seguo personaggi assolutamente secondari che all’improvviso diventano importanti per la storia, semplicemente perché mi diverto a disegnarli. Ed è esattamente quello che è successo con Edith Rabatjoie. All’inizio, The Extraordinary Adventures of Adèle Blanc-Sec doveva intitolarsi The Adventures of Edith Rabatjoie. Ma poi ho capito che non provavo alcun piacere né divertimento a disegnare il personaggio di Edith e quando Adèle è comparsa nella storia per rapirla, si è presa il ruolo della protagonista della prima serie. Per me l’unica cosa che film e fumetti hanno in comune sono le immagini.

Che cosa pensa della scelta dell’attrice che interpreta Adèle Blanc-Sec?
Per poter diventare Adèle psicologicamente e mostrare gli stessi tratti mentali l’attrice scelta doveva essere in grado di assumere totalmente la personalità di Adèle. Sarebbe stato ridicolo scegliere un’attrice solo perché somigliava all’Adèle che avevo disegnato io soprattutto perché durante la serie lei cambia fisicamente. L’Adèle della prima storia è piuttosto diversa da quella degli ultimi racconti. Piano piano, è cambiata è diventata leggermente caricaturale, con il naso ancora più all’insù e tutto questo solo perché non mi piace soffrire mentre lavoro. Alcuni disegnatori di fumetti realizzano dei bozzetti molto precisi e poi li completano ad inchiostro. Io invece faccio dei bozzetti molto rozzi che prendono forma solo quando comincio a ripassarli a inchiostro. Come risultato, i miei personaggi cambiamo e si sviluppano progressivamente a mano a mano che vado avanti con il lavoro. Direi che Louise Bourgoin è una scelta eccellente perché la sua interpretazione cattura alla perfezione lo spirito del suo personaggio. Sul grande schermo, diventa l’eroina energica, indipendente e curiosa che si rivela alquanto anacronistica rispetto all’epoca nella quale vive.

Per lei le ambientazioni hanno un’importanza particolare?
I set e le ambientazioni sono essenziali a mio avviso. The Extraordinary Adventures of Adèle Blanc-Sec è ambientato poco prima della Prima Guerra Mondiale in appartamenti pieni zeppi di cose dove non c’è neanche un centimetro quadrato di spazio libero. Mi piacciono i luoghi che traboccano di cose perché è molto più interessante disegnare una vecchia sedia o un vecchio tavolino da bar con le gambe molto decorate e elaborate piuttosto che un tavolo di formica. Preferisco disegnare degli edifici del XIX secolo piuttosto che costruzioni moderne per le quali devo concentrami sulla geometria, cosa che mi annoia molto. Nelle mie storie, le ambientazioni diventano un elemento narrativo come la mummia che fa parte delle scenografie e che diventa un personaggio della storia. Ho bisogno di oggetti che rappresentino l’azione che sto descrivendo. Non ho la stessa flessibilità di uno scrittore ma piuttosto affronto gli stessi problemi con i quali deve vedersela uno scenografo cinematografico.

Mathieu Amalric trova i suoi fumetti "molto sensuali". Che cosa ne pensa?
È chiaro che la questione della sessualità di Adèle è stata sollevata sin dall’inizio ma deve tornare al contesto del periodo nel quale ho scritto le prime storie. Negli anni ‘70 non c’era alcuna possibilità di far vedere Adèle che faceva sesso, e così ho cercato di aggirare la questione con un approccio allusivo. Per esempio, capiamo che desidera salvare Lucien Ripol dalla ghigliottina perché ne è innamorata. E poi c’è la sequenza nella quale Zborowsky, che è innamorato di Adèle, la sogna mentre corre semi-nuda in cima ad una scogliera circondata da animali preistorici. Non era un tentativo di fare un fumetto erotico ma se volevo dare l’idea di un’eroina che fosse molto moderna rispetto all’epoca in cui vive, l’idea di farle avere una vita sessuale mi sembrava alquanto naturale. Nella rappresentazione del personaggio, l’unica immagine leggermente erotica di Adèle è quella del bagno. È una pausa nella storia. Mentre fa il bagno Adèle pensa a tante cose ed è stato un piacere disegnarla in quel contesto.

Nei fumetti Dieuleveult odia Adèle ma al contempo ne è chiaramente attratto vero?
È ovvio che i cattivi che sono sulle tracce di Adèle sono anche attratti da lei. Tanta gente vorrebbe liberarsene, ma è impossibile ucciderla e questo mi ha aiutato a far progredire la storia al meglio. Hanno tutti un motivo per avercela con lei – a volte non si tratta di qualcosa che lei ha fatto, come nell’episodio nel quale un dentista le fa un’otturazione utilizzando una lega speciale e che i malviventi vorrebbero usare per aprire una cassaforte. Mi piace giocare con situazioni come queste.

Nel film, il rapporto tra i due personaggi non è a suo avviso più ambiguo rispetto ai fumetti?
È probabile, ma potrebbe anche essere l’immenso odio di Dieuleveult per Adèle che nasconde l’attrazione. Alcuni personaggi odiano Adèle sin dall’inizio. La chiamano "quella Blanc-Sec". Come gli scienziati per esempio che hanno tutti la parola Dieu (Dio) nel nome —Dieuleveult, Esperandieu— che è una maniera di prenderli in giro perché pensano tutti di essere degli esseri superiori che lavorano per il bene dell’umanità. Neanche i funzionari di polizia, come Caponi, amano troppo Adèle. E poi ci sono i personaggi minori e più ambigui, alcuni dei quali sono stati ripresi da altri racconti.
In generale, trovo più interessante avere degli scienziati pazzi come quello che compare in uno degli episodi finali di Adèle e che muore in un incidente quasi subito o i cattivi. Hitchcock diceva che un film era buono se c’era un bel cattivo.

Pensa che le sue storie contengano un messaggio politico?
No, si tratta semplicemente dei fatti che leggiamo tutti i giorni sui giornali – poliziotti marci, politici corrotti — un elenco veramente spaventoso. Adèle è un’anarchica, non ha né Dio né padroni. È incredibilmente sospettosa riguardo le istituzioni di potere. Ma Adèle non è affatto un fumetto politico. Non è questo il suo punto di forza.

Tutti i suoi personaggi hanno delle caratteristiche fisiche estreme. Perché?
È vero che possiedono una bellezza che definirei sconcertante, e mi piace disegnare personaggi di questo tipo, con gli zigomi alti, i nasi puntuti e gli abiti neri. È l’influenza che il cinema tedesco espressionista ha avuto sulla mia arte e che sgorga dalla mia penna! Ovviamente, portare tutto questo sulla schermo richiede tanto lavoro al trucco.

Ci parli della sorella di Adèle...
Nel fumetto, Adèle scopre l’esistenza della sorella piuttosto tardi e appena si conoscono sviluppano un’immediata antipatia reciproca. Mireille (Agathe nel film) è convinta, sbagliando, che Adèle, sua sorella, voglia rubarle il fidanzato. E allora perché introdurre la sorella? Avevo bisogno di un altro personaggio femminile molto diverso da Adèle ma desideravo anche inserire un componente della famiglia che disturbasse in qualche modo la protagonista, così come volevo far vedere che aveva un lavoro. È una maniera per ancorare il personaggio nella realtà e per dargli delle radici.

Perché Adèle indossa sempre un cappotto verde?
A causa di Bécassine, il primo personaggio femminile dei fumetti all’inizio del XX secolo. Adèle è una sorta di anti-Bécassine, ha i capelli rossi: un abbinamento perfetto.

Tra breve pubblicherà la decima raccolta di fumetti di Adèle. Ce ne può parlare?
Posso dirvi che sarà anche l’ultima perché ritengo che la serie debba concludersi. Sento la necessità di mettere un punto.

Che cosa ha provato quando si è trovato sul set?
Una grande e profonda ammirazione per Luc Besson e la fortissima sensazione che sia molto più facile dar vita ai personaggi sulla carta che sul grande schermo!


Intervista a VIRGINIE BESSON-SILLA
(Produttore)
Come le è venuta l’idea di realizzare questo film?
Erano dieci anni che tentavamo di comprare i diritti cinematografi dei fumetti di Tardi. Luc è sempre stato affascinato da Adèle Blanc-Sec perché è un personaggio semplicemente straordinario. All’inizio, i diritti erano stati venduti ad un regista famoso ma il suo progetto non è mai decollato. Quando abbiamo scoperto che i diritti erano di nuovo in vendita, non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo concluso l’affare molto velocemente.

Perché avete deciso di portare sullo schermo un simile soggetto?
Oltre ad avere un regista che adora da sempre i fumetti di Tardi, avevamo delle altre ovvie ragioni per farlo. Innanzitutto, il personaggio di Adèle Blanc-Sec, che è veramente speciale. È come un’eroina dei giorni nostri vissuta
all’inizio del XX secolo. È indipendente, libera e si comporta come un uomo e non sappiamo cosa faccia veramente… Forse la giornalista? L’investigatrice? Inoltre, l’inizio del XX è un periodo magico caratterizzato anche da una spensierata noncuranza prima dell’immane tragedia delle due guerre mondiali. C’era poi l’ambientazione, Parigi, un simbolo, una città magica, misteriosa.
Infine, le straordinarie avventure della nostra eroina, che coinvolgono scienziati pazzi, il Presidente della Repubblica, le mummie, uno pterodattilo che diffonde il panico nei cieli di Parigi. Avevamo davanti a noi infinite possibilità.

Qual è stato il suo approccio nell’adattamento?
Credo che all’inizio, durante il processo di scrittura, sia stato essenziale restare estremamente fedeli alla storia e alla visione dei fumetti. Una volta stabilita la struttura narrativa e deciso cosa volevamo tenere dell’originale, sapevamo che avremmo potuto scrivere un film da 100 minuti. Dopodiché, è stato più facile ragionare in termini cinematografici. Per Adèle abbiamo cercato di mantenere soprattutto i personaggi dalle apparenze più stravaganti oltre alle ambientazioni e alle location più incredibili.

È la prima volta che produce un film di Luc Besson. Come è andata?
Produrre un film diretto da Luc Besson è innanzitutto un’esperienza incredibile perché oltre ad essere un artista straordinario, ha una grande esperienza cinematografica. È preciso, visionario e sa esattamente cosa serve per ottenere ciò che vuole. E noi eravamo lì per garantire che avesse ciò di cui aveva bisogno.

Luc Besson, il cineasta, è anche Luc Besson regista di attori, operatore di macchina da presa e colui che prova e mima fuori dal set le scene per gli attori…. È tutto questo che lo distingue dagli altri cineasti francesi?
Luc non lavora su ordinazione. È un regista raro, con uno stile tutto suo e con una maniera assolutamente personale di filmare una storia. Che si tratti di un soggetto più intimo, come Angel-A, o di un soggetto storico, come Giovanna d'Arco, i suoi film combinano sempre azione, approccio estetico, tecnica della macchina da presa e una maniera assolutamente speciale di dirigere gli attori.

Laure de Clermont-Tonnerre paragona Luc Besson al "capitano di una barca inaffondabile". È d’accordo con lui?
Luc è decisamente il capitano della nave. Si fa carico di tutto, fa girare le cose e riesce a far funzionare al meglio tutti coloro che lavorano con lui qualunque cosa accada. Sull’essere inaffondabile non lo so… Nessuno è inaffondabile ma Luc è forte perché riesce a concludere le cose.

Come è andato il processo di scrittura?
Luc ha fatto molta attenzione a non modificare lo spirito del lavoro di Tardi e ha organizzato diversi incontri con lui per sapere esattamente cosa lui si aspettasse di vedere sullo schermo e che cosa ci fosse di veramente cinematografico nei fumetti. Inoltre, credo che Luc volesse rendere la sua Adèle più sensibile e questa è una delle ragioni per le quali ha sviluppato il ruolo di Agathe, la sorella di Adèle. Non ci è voluto molto a scrivere la sceneggiatura anche perché erano dieci anni che Luc pensava a questo progetto!
Tardi ha subito apprezzato la sceneggiatura, sin dalla prima stesura che ha letto. E questo per noi è stato molto importante perché Adèle é la sua creatura.

Come siete riusciti a coinvolgere Tardi nella realizzazione del film?
Nella pre-produzione, Hugues Tissandier - lo scenografo - e Olivier Bériot - il costumista - hanno fatto visita a Tardi per consultare i suoi archivi e per avere una conoscenza più diretta ed approfondita del suo mondo. Dopodiché abbiamo invitato Tardi sul set per far sì che vedesse con i suoi occhi la troupe al lavoro, la bellezza dei set e la magnificenza dei costumi. Si aggirava sul set, —l’appartamento di Adèle— e ha visto la sua opera prendere vita, letteralmente. È stato buffo e commovente al tempo stesso.

Come ha affrontato la produzione di un blockbuster?
Non lo definirei un blockbuster, quanto un film in costume, il che vuol dire che si tratta di una grande impresa dal punto di vista produttivo e finanziario. Abbiamo cercato di controllare la spesa assicurandoci al contempo di avere le risorse per fare quello che desideravamo.

Ci parli degli esterni.
Abbiamo girato in alcuni luoghi magnifici. Gli esterni a Parigi sono stati veramente magici: il Louvre di notte con Monna Lisa come pubblico; Place de la Concorde di notte chiusa al traffico; il Museo di Storia Naturale circondati da scheletri di pterodattili e mammut; lo zoo di Vincennes con le sue giraffe e ippopotami; e poi luoghi mitici come il Palazzo Reale e la torre Eiffel che abbiamo potuto avere tutti per noi. Abbiamo girato anche in Egitto per alcuni giorni in luoghi quasi irreali, tra cui un sito archeologico dell'era nubiana.
Da questo punto di vista, è un blockbuster perché non ci siamo posti alcun limite e questo ha conferito una nuova dimensione al film facendoci sprofondare nell’atmosfera di quel periodo.

Il film è un adattamento di una serie di fumetti ambientati in Francia. Pensa che sarà apprezzato anche dal pubblico internazionale?
Non si tratta più di fumetti ma si tratta di The Extraordinary Adventures of Adèle Blanc-Sec, l’ultimo film di Luc Besson ambientato tra Parigi e l’Egitto del 1912 e interpretato da Louise Bourgoin, una giovane attrice di grandissimo talento e da tanti altri bravissimi attori. Credo che il film verrà apprezzato anche all’estero perché siamo andati molto oltre i limiti di un tipico film francese.

Come avete scelto Louise Bourgoin per interpretare Adèle Blanc-Sec?
Luc ha scelto una giovane attrice e l’ha trasformata nel personaggio così come la vedeva lui. Scegliere Louise sembra oggi la scelta più ovvia ma allora non lo era. All’inizio ci eravamo concentrati su attrici francesi più famose ma poi ci siamo resi conto che per interpretare Adèle Blanc-Sec, un personaggio dal carattere forte e indipendente con un enorme seguito tra gli appassionati di fumetti, avevano bisogno di molto di più di un nome su un manifesto. E io ho insistito sul fatto che forse era meglio un’attrice meno nota ma che fosse in grado di trasformarsi letteralmente in Adèle sullo schermo e non una star che interpreta Adèle. E Louise Bourgoin è un’attrice estremamente dotata e una gran lavoratrice con una forte personalità, proprio come la nostra eroina. Per quanto riguarda il suo aspetto fisico, ci serviva un’attrice che non fosse eccessivamente magra, che avesse le curve adatte per indossare i costumi di quell’epoca e che per quanto riguarda la storia, non avesse paura di spostarsi da un luogo all’altro. E Louise ci è sembrata perfetta. Sul set era concentrata, gentile, facile, insomma un vero sogno!

E sullo scherno ha dei partner d’eccezione...
Mathieu Amalric nei panni di Dieuleveult è semplicemente straordinario. Gilles Lellouche è perfetto nel ruolo di Caponi. Jean-Paul Rouve è Justin de Saint Hubert, il cacciatore di pterodattilo ed è molto divertente nel suo ruolo. Jacky Nercessian ci regala un’interpretazione magistrale nei panni del Professor Esperandieu perché è al contempo eccentrico e commovente. E tanto di cappello per Philippe Nahon, che interpreta il professor Menard, e a Serge Bagdassarian, una star della Comédie Française, che interpreta Choupard, e anche a Gérard Chaillou nel ruolo del Presidente Fallières. Nel film ci sono poi tanti altri giovani e promettenti attori quali Nicolas Giraud, che interpreta magistralmente Zborowsky, l’uomo disperatamente innamorato di Adèle, e Laure de Clermont nei panni di Agathe, la sorella di Adèle. Sono certa che in futuro sentiremo molto parlare di loro.
Tutti gli attori hanno dato il meglio di sé nel film e si vede chiaramente sullo schermo. La pre-produzione è stata piuttosto lunga e questo ha permesso a tutti gli attori di provare molto con Luc prima e durante le riprese. E poi c’è stato il lavoro surreale fatto dai reparti trucco, acconciature e costumi e l’autentica sinergia che si è sviluppata tra attori e tecnici. Hanno lavorato tutti verso lo stesso obiettivo e questa è una cosa estremamente rara che vale la pena sottolineare.

Ma in futuro seguiremo Adèle Blanc-Sec in altre incredibili avventure?
Questo film è l’adattamento di due raccolte, Adèle et la Bête e Momies en folie. Tardi ha scritto nove album in tutto e quindi ci sarebbe spazio per altri adattamenti. E allora, vedremo altre avventure di Adèle sul grande schermo? Spero proprio di sì perché questo vorrebbe dire che il pubblico cinematografico vuole vedere altre avventure!
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