Arthur e la vendetta di Maltazard di Luc Besson

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locandina Arthur e la vendetta di Maltazard
 
Regista: Luc Besson
Titolo originale: Arthur et la vengeance de Maltazard
Durata: 93'
Genere: Animazione
Nazione: Francia
Lingua originale: inglese
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 30 Dicembre 2009 (cinema)

Attori: Freddie Highmore, Mia Farrow, Robert Stanton, Penny Balfour
Soggetto: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Céline Garcia

Trama, Giudizi ed Opinioni per Arthur e la vendetta di Maltazard (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Thierry Arbogast
Montaggio:
Musiche: Eric Serra
Scenografia: Hugues Tissandier

Produttore: Luc Besson, Emmanuel Prévost
Produzione: Europa Corp., Avalanche Productions, Apipoulaï
Distribuzione: Moviemax

La recensione di Dr. Film. di Arthur e la vendetta di Maltazard
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Colonna sonora / Soundtrack di Arthur e la vendetta di Maltazard
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Manuel Meli: Arthur
Massimo Lodolo: Maltazard
Corrado Conforti: Bétamèche
Nanni Baldini: Max

Voci / Doppiatori originali:
FR
Barbara Kelsch : Arthur
Mylène Farmer : Sélénia
Cartman : Bétamèche
Gérard Darmon : Maltazard
Omar et Fred : Snow e Replay
Michel Duchaussoy : Archibald
Frédérique Tirmont : Daisy
Rohff : Max
Jacques Frantz : Le Roi
ENG
Freddie Highmore: Arthur
Mia Farrow:
Penny Balfour: la madre di Arthur
Douglas Rand: il padre di Arthur
Lou Reed: Maltazard
Selena Gomez: Sélénia
Snoop Doggy Dogg: Max
Will.i.am: Snow
Stacy Ferguson: Replay
Robert De Niro : Le Roi

Personaggi:
Selena Gomez: Selenia
Fergie: Replay
Freddie Highmore: Arthur
Mia Farrow: Granny
Penny Balfour: la madre di Arthur
Doug Rand: il padre di Arthur

Informazioni e curiosità su Arthur e la vendetta di Maltazard

Dall'omonimo romanzo di Luc Besson.
La saga di Arthur:
- Arthur e il popolo dei Minimei
- Arthur e la vendetta di Maltazard
- Arthur e la guerra dei due mondi


Note dalla produzione:
INTERVISTA CON LUC BESSON, regista
Cosa ha imparato con Arthur e il Popolo dei Minimei, la sua prima esperienza come regista di un film di animazione?
Il primo film ci ha permesso di affrontare e risolvere tutti i problemi che si sono presentati durante la realizzazione del secondo episodio: si trattava della prima esperienza anche per i cento giovani animatori della BUF Cie. Per quanto mi riguarda, la cosa più importante è stata adattarmi al time-lag inerente al fatto di fare un film d’animazione usando dei modellini in 3-D. Tra il momento in cui mi veniva un’idea
per una sequenza e il momento in cui potevo effettivamente vedere la sequenza realizzata spesso dovevo aspettare un anno intero!
L’esperienza del primo film ha significato per me avere un’idea più precisa del risultato finale, perciò mi sono sentito molto più libero con la macchina da presa. Forse la prima volta sono stato troppo cauto. Questa volta non mi sono imposto alcun limite.

Sì, si percepisce che ha osato molto in termini di movimenti della Mdp nella parte di animazione allo scopo di arricchire le sequenze d’azione...
Il primo film doveva stabilire la differenza, in termini di misure, tra il mondo umano "di sopra" e il mondo dei Minimei "di sotto”. Questa volta, abbiamo potuto saltare le spiegazioni e andare direttamente al punto. In questo episodio Arthur guida e cavalca praticamente qualsiasi cosa che si muova o voli (mosche, ragni, farfalle, millepiedi, una
macchina e un aeroplano). E’ stato molto divertente fargli vivere tutte queste avventure, si tratta di esperienze che ogni ragazzino sogna. Ho anche esortato gli attori a esagerare la loro performance in fase di motion-capture perchè mi sono reso conto che non correvamo il pericolo di strafare (il personaggio in 3-D è intrinsecamente una caricatura, perciò gli attori devono esagerare la loro performance). Invece di imporre dei limiti, come ho fatto con il primo film, gli ho chiesto di enfatizzare e
considerando il risultato finale devo dire che questa scelta è stata quella giusta!

Come mai avete girato assieme i due sequel di Arthur e il Popolo dei Minimei?
Per ragioni puramente fisiologiche. Infatti, Arthur e la Vendetta di Maltazard e Arthur And The War of the Two Worlds sono proprio gli adattamenti cinematografici, in due episodi, di una singola storia. Non era possibile che Arthur apparisse troppo diverso dal punto di vista fisico. Il problema, infatti, è che Freddie Highmore e un adolescente in pieno sviluppo fisico. Perciò, non potevamo aspettare un anno per girare
il film successivo: sta crescendo troppo in fretta!

Il primo film ha avuto il compito di introdurre i personaggi e gli ambienti. Cosa voleva mostrare nei sequel?
Volevo che l'azione fosse illimitata e che la storia fosse più poetica. Ad esempio, i flashback che mostrano cosa accade a Selenia hanno lo scopo di imporre il ritmo e danno vita al film, ma ci mostrano anche cosa faccia nella vita di tutti i giorni la piccola principessa. In passato abbiamo conosciuto questo personaggio attraverso gli occhi di Arthur e sapevamo ben poco di lei... Questa volta vediamo cosa fa nella vita di tutti i giorni; sono delle sequenze magiche soprattutto per le bambine, incluse le mie figlie, sulle quali le ho personalmente testate.

Com'e cambiato il modo in cui lavora con la BUF?
Il nostro è un lungo e felice matrimonio... Durante la realizzazione del primo episodio di Arthur ci siamo avventurati in un mondo sconosciuto e abbiamo cercato di coprirci le spalle a vicenda. Poi abbiamo imparato a conoscerci meglio e ci siamo tuffati in questa avventura con grande entusiasmo. Sono molto felice del fatto di potere offrire loro nuove sfide che permetteranno alla BUF di dimostrare tutto il suo talento. Hanno
sviluppato degli strumenti all'avanguardia in grado di competere con le più grandi società statunitensi.

Nel sequel c'e anche maggiore interazione tra le sequenze live-action e quelle di animazione. Il suo scopo era mettere ulteriormente alla prova i ragazzi della BUF?
Lo scopo era solo quello di seguire le avventure di Arthur nel mondo dei Minimei e allo stesso tempo quello di seguire i tentativi dei genitori di trovare il figlio, e conseguentemente rendere la storia più avvincente e emozionante.

Da un punto di vista tecnico si potrebbe immaginare che, dopo il lungo processo creativo necessario per la realizzazione del primo episodio, il sequel sarebbe stato più semplice e rapido da girare. E' stato così?
Sì, ma allo stesso tempo, abbiamo ulteriormente innalzato il livello, specialmente dal punto di vista visivo e di rendering. La BUF è stata capace di migliorare ogni aspetto. Senza dimenticare tutti i nuovi personaggi e i set che sono stati creati da zero.

A proposito, cosa ha ispirato Paradise Alley?
E' un misto tra Broadway e Pigalle, la citta delle luci per eccellenza, dove l'illuminazione al neon è stata sostituita dalle lucciole e dalle macchine a forma di insetti colorati. Si tratta di un ambiente molto moderno e dinamico: è stato molto difficile da creare.

A Paradise Alley si ha la percezione di un ambiente più adulto. Era qualcosa di voluto?
Più adolescenziale, direi. Arthur è più grande, così come il pubblico del primo film. Immagino che saranno loro i primi ad andare a vedere il sequel, ero entusiasta all'idea che Arthur crescesse assieme agli spettatori. E' accaduta la stessa cosa con Harry Potter e credo sia una tattica molto brillante, gli spettatori si affezionano a un personaggio che cresce assieme a loro. A livello di sceneggiatura rappresenta una scelta
molto intelligente, è anche divertente lavorare con dei personaggi che hanno un passato e che puoi far maturare.

E' in assoluto il primo sequel che gira. Com'e stato ritrovare gli stessi attori?
Girare il primo film è stata un'esperienza meravigliosa, è stata una vacanza indimenticabile. Lavorare con gli stessi attori era la scelta più ovvia. Abbiamo stretto dei legami di profonda amicizia, percio riunirci due anni dopo e riscoprire gli stessi set, colori, odori e lo stesso divertimento... E' stato un piacere assoluto!

Tra il primo e il secondo episodio di Arthur ha partecipato al film Home del regista Yann-Arthus Bertrand. E' questo che l'ha incoraggiata a porre l'enfasi sul messaggio ecologico in Arthur E La Vendetta Di Maltazard?
C'e un messaggio ecologico alla base di ogni episodio di Arthur perché si tratta di qualcosa che sento fortemente da molto tempo. E' solo che quando ero impegnato a scrivere i quattro romanzi delle avventure di Arthur ho mascherato il messaggio rendendolo più scherzoso. Home è stato prima di tutto e soprattutto figlio di Yann-Arthus Bertrand. Molte volte mi sono domandato come avrei potuto fare qualcosa per l'ambiente attraverso i miei film, come avrei potuto sfruttare i miei trent'anni di
esperienza in ambito cinematografico per sostenere questa causa.
Quando Yann mi è venuto a trovare, ho accettato il progetto senza alcuna esitazione.

Il film ha un finale che lascia tutto in sospeso. Cosa ha in serbo per il terzo episodio?
La fine di Arthur E La Vendetta Di Maltazard è piuttosto brusca, ma non era assolutamente possibile fare un film di tre ore! Chiunque abbia letto il libro conosce il dilemma che i nostri tre eroi si trovano a dover affrontare. Arthur e imprigionato nella forma di Minimeo mentre Maltazard e entrato a far parte del mondo umano. Non è certamente questo l'ordine naturale delle cose.

Durante la realizzazione del sequel ha provato qualche nuovo piacere nel fare un film di animazione?
Si tratta di un piacere dilatato perché si tratta di un processo molto lungo: due, tre o quattro anni durante i quali ci si occupa solo del film per diverse ore alla settimana. E’ un processo meticoloso, ma pieno di piccoli piaceri, come ad esempio la fase del rendering (costituito a sua volta da undici fasi, ognuna delle quali è volta a migliorare la precedente) o la registrazione delle voci, che rappresentava una delle fasi
salienti. Ma il piacere maggiore arriva con il primo screening del film in un cinema affollato da bambini. E’ un momento magico che mi ricorda quando guardavo con occhi sbarrati e con totale ammirazione l’ultimo film della Disney. L’espressione sui visi di quei bambini è fonte di un piacere supremo... ma è anche molto frustrante perché cinque secondi dopo la fine del film li senti urlare perchè vogliono vedere il sequel. I
bambini sono incredibilmente recettivi.


INTERVISTA CON PIERRE BUFFIN, regista dell’adattamento in 3-D
Arthur e il Popolo dei Minimei è stata un’esperienza totalmente nuova. Quale lezione ha imparato?
Che era possibile farlo! All’inizio, non sapevamo se avremmo potuto vedere il progetto realizzato, non avevamo idea dei problemi che avremmo dovuto affrontare… Questa volta è stato tutto molto più semplice, anche se comunque è stata una grande sfida: abbiamo girato il secondo e il terzo episodio di Arthur, quindi due film, nello stesso tempo
che abbiamo impiegato per girare il primo episodio. Questa scadenza ci ha spinto a superare noi stessi. Tanto per cominciare, abbiamo raddoppiato la troupe e ci siamo assicurati che avessero un sostegno migliore. Ad esempio, abbiamo preparato più a lungo i nuovi animatori.
Abbiamo anche trasferito e riorganizzato la nostra sede affinchè potessimo lavorare secondo gli stessi principi del primo film, ma abbiamo semplificato le fasi di produzione con il solo scopo di raggiungere un migliore risultato rispetto al primo Arthur. In realtà, è stata questa la mia arma segreta per spingere tutti a superare se stessi: odiavano quando dicevo, "Si, ma non è buono come nel primo episodio..."

Il processo di creazione è stato identico a quello del primo Arthur?
E’ stata questa la grande questione all’inizio: cambiare il procedimento oppure no? Nel primo film siamo stati molto innovativi, perciò l’idea di cambiare i nostri metodi ci sembrava assurda. La truppe era già abituata a lavorare in un certo modo e dovevamo riuscire ad ottenere una continuità visiva tra il primo episodio e i sequel. Di conseguenza, abbiamo deciso di migliorare ogni cosa, è stata una decisione molto
radicale quella di sviluppare un nostro software di rendering, cosa che ci ha permesso di ottenere una migliore definizione e un migliore risultato finale.

Durante la realizzazione del primo episodio si è spesso incontrato con Luc Besson, che non aveva mai girato un film di animazione prima di allora. Com’è stato lavorare assieme a lui questa volta?
Devo ammettere che su Arthur e il popolo dei Minimei ero un po' sulla difensiva, se non addirittura assalito dal panico! Dopo quattro o cinque anni di collaborazione abbiamo raggiunto una certa serenità e mi rendo conto di capire molto meglio quello che ci diceva Luc due anni fa. Di conseguenza, abbiamo semplificato la procedura, specialmente per quanto riguarda i commenti sugli storyboard. La prima volta, facevamo costantemente riferimento a Luc. Questa volta, spesso siamo riusciti a prevedere quello che avrebbe voluto. Ma deve sapere che Luc precede sempre tutti quanti di almeno un’ora!

Cosa avete cambiato dei personaggi in carne ed ossa?
Li abbiamo resi leggermente più vecchi, soprattutto riducendo la grandezza dei loro occhi, si tratta di un cambiamento molto lieve: bisognerebbe mettere la versione vecchia e quella nuova una accanto all’altra per notare la differenza. Ad ogni modo, dopo aver migliorato il rendering generale, abbiamo scartato la maggior parte dei modellini
vecchi.

Il sequel contiene molti personaggi nuovi. Quali sono quelli che hanno richiesto il lavoro maggiore?
E’ stato il loro numero che ha necessitato di un gran lavoro. Abbiamo creato alcuni personaggi che rimangono in scena anche solo per cinque secondi. Soprattutto per la scena di Paradise Alley, che doveva letteralmente pullulare di personaggi differenti, l’idea di base era quella di ricreare in un canale di scolo una sorta di Las Vegas. Ci siamo ispirati al personaggio di Max, il Koolomassai del primo episodio di Arthur.
Presto abbiamo capito che questi personaggi funzionavano molto bene.
L’animazione per il personaggio di Replay, ad esempio, ha richiesto poco tempo, si tratta di uno di quei personaggi che sono magici da creare. Selenia, al contrario, mi ha fatto venire più di un mal di testa. Doveva essere molto femminile e realistica, cosa ben più difficile che creare una caricatura.

Un’altra ambientazione molto creativa è quella del garage di Max...
Nel sequel grande spazio viene dato ad una lunga sequenza ambientata nel garage di Max, un luogo pieno zeppo di insetti, autori di scene di inseguimenti molto originali. Questo risponde al credo di Luc secondo cui cinque secondi sul grande schermo senza che succeda qualcosa di nuovo sono troppo lunghi. E' per questo che il garage di Max pullula di
ogni sorta di invenzione divertente.

Il sequel offre anche una maggiore interazione tra live-action e animazione...
Si, la sequenza delle piante rampicanti, ad esempio, ha richiesto un duro lavoro, 6-8 mesi per completare una sola scena. Per quanto riguarda l'aspetto che doveva avere Maltazard al di sopra della superficie, e che sarà sviluppato nel terzo film, è stato necessario che il personaggio apparisse più umano, percio abbiamo effettuato dei cambiamenti importanti, allo scopo di renderlo più realistico.

Qual'e il risultato di cui e più fiero riguardo a questo progetto?
Riuscire a girare due film in due anni e mezzo! E, più in generale, il modo in cui ciò ci ha permesso di evolvere. La cosa divertente di questo ambiente e far sì che le cose vadano avanti.


LE SEQUENZE DI LIVE-ACTION
Le Scenografie
Essendo la prima volta che lavorava ad un sequel Hugues Tissandier aveva come obbiettivo primario quello di mantenere una certa continuità nel design dei set. La casa di Archibald, che appariva anche nel primo episodio di Arthur, è stata ricostruita in modo identico rispetto all’originale, utilizzando mobili e attrezzature di scena che erano stati conservati dopo la fine delle riprese del primo episodio. E’ la piccola cittadina l’ambiente che ha subito i maggiori cambiamenti.
"Anche questa volta, la cittadina del Connecticut è stata costruita in Normandia. Quella che in Arthur e il Popolo dei Minimei appare in minima parte è stata ricostruita e ingrandita di 40.000 metri quadri, esattamente come viene descritta nella sceneggiatura. Abbiamo ricreato il nucleo di questa città: la chiesa, i negozi, il supermarket, il negozio di automobili, il ferramenta, la stazione di polizia, il cinema e la fontana. La particolarità di questi set è che ad ogni vetrina di negozio corrisponde un interno completo. Nel primo episodio abbiamo sperimentato le difficili condizioni atmosferiche della Normandia, e avere questi interni sul posto e non in uno studio, come avviene di solito, ci ha permesso di gestire le tempistiche delle riprese e di non dover dipendere dalle condizioni atmosferiche. Un’altra considerazione importante è che i set dovevano essere abbastanza robusti per resistere alle tempeste e ai movimenti di veicoli reali. La città intera è stata costruita su un leggero pendio, per permettere all’acqua piovana di scorrere via, e con dei materiali relativamente resistenti. Non era sufficiente costruire un paio di muri, la città doveva poter resistere a tre
mesi di riprese." (Hugues Tissandier)


L’Illuminazione
Thierry Arbogast, il fedele direttore della fotografia di Luc Besson, è tornato nella lussureggiante campagna della Normandia per questo sequel, caratterizzato da abbondanti fonti di luce naturale ispirate, ancora una volta, a due figure importanti della pittura naturalista Americana: Norman Rockwell e Edward Hopper.
"La continuità della luce era vitale considerando che giravamo sugli stessi set della stessa campagna Normanna. Dovevamo riuscire a ricatturare il look del primo episodio affinchè i tre film apparissero come tre episodi della stessa storia. E’ questo che amo della serie di Indiana Jones: i primi tre film sono stati girati dallo stesso direttore della fotografia e si reggono su una piacevole continuità estetica. Amo utilizzare la luce naturale, perciò è stato un vero piacere girare le scene di apertura del film in cui vediamo Arthur completare una fase della sua iniziazione. Si tratta di sequenze brevi ma visivamente molto affascinanti, che sono state girate in un ambiente molto naturale e che necessita di un minore impegno.
Infatti, nel bosco è possibile cambiare la luce aggiungendo semplicemente un riflettore o uno schermo bianco. Le scene di notte, invece, sono più difficili perchè la "veracità" della luce, su cui Luc insiste molto, dipende dal riuscire a ottenere una miscela perfetta. Le scene delle piante rampicanti sono caratterizzate da una combinazione di luce lunare argentea e dalle fiaccole che circondano il Bogo Matassalai. E’ quest’unione tra luce fredda e luce calda che conferisce alla scena tutto il suo fascino." (Thierry Arbogast)


I Costumi
Con un gran numero di comparse da vestire, tra cui gli abitanti della città, il costumista Olivier Bériot ha potuto dar sfogo a tutta la sua passione per gli abiti in stile vintage. Il risultato è stato oltre 350 costumi appositamente creati per il sequel!
"Ancora una volta ci siamo ispirati alle pubblicità delle riviste degli anni ‘50, oltre che alle numerose fotografie delle famiglie americane che sono presenti su internet. Questa volta abbiamo enfatizzato le uniformi dei lavoratori della città, le cameriere dei ristoranti, ad esempio, delle quali abbiamo trovato moltissime immagini. Abbiamo anche ricreato il look dei pompieri di quel periodo utilizzando nuove fotografie e abbiamo trovato degli elmetti autentici in un negozio che affitta costumi nel Regno Unito. Abbiamo creato le loro giubbe utilizzando il lino arancione: è un tessuto abbastanza leggero e fresco da indossare d’estate. In generale, i costumi mischiano lo stile vintage puro (come il cappello di Mia Farrow, i cappelli e le cravatte degli uomini, molti dei gioielli e delle scarpe) con rielaborazioni di modelli di quel periodo, che oggi vanno molto di moda, e copie create appositamente per il film. Devo dire che è stato un periodo storico molto facile da vestire: il taglio anni ’50 sta bene a tutti!"
(Olivier Bériot)


Gli Effetti Speciali
Stéphane Glück, assistente alla regia e regista della seconda unità, ci spiega la scena delle piante rampicanti, caratterizzata da un grande numero di effetti speciali, in cui vediamo Arthur ricorrere ad un metodo piuttosto particolare per tornare alle dimensioni di Minimeo.
"Si tratta di una sequenza che fa affidamento su tutta la magia del cinema poiché combina tre tecniche: riprese live-action in esterni e davanti al green screen (ad esempio, vediamo Freddie Highmore aggrovigliato nelle piante rampicanti del Bogo Matassalai); semplici effetti speciali (viene utilizzato un manichino per i primi piani di Arthur mentre viene stritolato dalle piante rampicanti) e il 3-D (che rende la scena quanto più realistica possibile). Sulla carta sembrava qualcosa di complicato e sul set si è rivelato estremamente difficile, soprattutto a causa delle avverse condizioni atmosferiche (il freddo, che non era certo piacevole per gli attori, il vento, che spegneva in continuazione le torce e la pioggia, che rischiava di apparire anche sullo schermo), dei problemi tecnici (il generatore si è rotto) e delle questioni relative alla logistica e legate alle condizioni atmosferiche. E’ una delle scene più spettacolari del film, ma non è stato affatto divertente girarla." (Stéphane Glück)

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