Gli amanti passeggeri di Pedro Almodóvar

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locandina Gli amanti passeggeri
 
Regista: Pedro Almodóvar
Titolo originale: Gli amanti passeggeri
Durata: 90'
Genere: Commedia
Nazione: Spagna
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 21 Marzo 2013 (cinema)

Attori: Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Laya Martí, Javier Cámara
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar

Trama, Giudizi ed Opinioni per Gli amanti passeggeri (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: José Luis Alcaine
Montaggio: José Salcedo
Musiche: Alberto Iglesias
Scenografia: María Clara Notari
Costumi: Tatiana Hernández
Trucco: Ana Lozano, Sergio Pérez Berbel

Produttore: Agustín Almodóvar,Esther García
Produzione: El Deseo S.A.
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Gli amanti passeggeri
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Colonna sonora / Soundtrack di Gli amanti passeggeri
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Informazioni e curiosità su Gli amanti passeggeri


Note dalla produzione:

RISVEGLIO A LA MANCIA
Un aereo decolla da Barajas a metà pomeriggio. Un'ora e mezza più tardi vediamo che i passeggeri che viaggiano in Economy sono tutti misteriosamente addormentati e quelli che viaggiano in Business sono in stato di tensione perché intuiscono che sta succedendo qualcosa. (In verità sta succedendo di tutto, sebbene l'equipaggio abbia l'ordine di non farne parola).
Di notte, l'aereo atterra in modo imprevisto in un aereoporto fantasma costruito nel mezzo della pianura mancega, di fronte alla perplessità dei conigli che scorrazzano tra le piste.
Tutti i passeggeri hanno ingerito un qualche tipo di droga. La differenza è che in Economy i piloti hanno dato ordine di drogare i passeggeri con ansilotici, in modo da risparmiarsi proteste e rimostranze della classe più affollata. Mentre i passeggeri della Business sono stati narcotizzati usando una vecchia combinazione degli anni '80, l' Acqua di Valenza (champagne, vodka, e succo di arancia) mischiata ad una buona dose di mescaline sintetiche. Una miscela che rende la gente più socievole (ti ritrovi a parlare a ruota libera senza curarti del tuo interlocutore), disinibisce ed eccita sessualmente.
Oltre a voler ricordare uno dei momenti di maggior libertà in Spagna, gli anni '80, il film rende omaggio agli elisir che venivano assunti dai personaggi nella letteratura classica e che poi davano luogo a comportamenti straordinari, che altrimenti non sarebbero stati possibili.

L'IPPODROMO E IL LABIRINTO (Il cielo sopra Toledo)
La vicenda si dipana in uno spazio astratto, in continuo cambiamento, ma identico a se stesso: lo spazio celeste che nell'aviazione è noto come l'Ippodromo, un'ellisse che sorvola a 5000 metri di altezza la città di Toledo.
L'Ippodromo è la zona di transito e di destinazione degli aerei che, per un problema, sono in attesa che gli venga assegnata una pista per effettuare un atterraggio di emergenza, come nel caso del PE 2549.
Nell'Ippodromo si può restare per ore continuando a girare attorno all'ellisse.
Il tempo di attesa, per avere una pista, in genere non supera una o due ore, ma i passeggeri del nostro volo non hanno fortuna: all'areoporto di Barajas c'è il blocco dello spazio aereo a causa di un vertice di sicurezza dell'ONU; a Valenza si svolge la finale del campionato di Formula 1; a Siviglia il campionato mondiale di motociclismo, ecc. Può essere che il paese stia vivendo una grave crisi economica (parola che deliberatamente non viene mai pronunciata nel corso del film) però tutti i suoi aereoporti sono intasati da eventi ludici e sportivi, o di alta sicurezza internazionale. Non c'è una sola pista libera. La Spagna è il centro del mondo.
Esiste però un altro tipo di aereoporti, nati dall'unione tra la megalomania della politica e la mancanza di scrupoli del settore finanziario, opere talvolta faraoniche e perfettamente inutili. Ma il film non parla di questo, sebbene uno dei suoi personaggi, il Dottor Más (Il Dottor Più) il finanziere, fugga da uno scandalo di malversazione in cui è coinvolta la Cassa di Risparmio di cui è presidente.
Il film non è una commedia realista, né surrealista, né neorealista, piuttosto una commedia irrealista e metaforica. Il racconto trascorre principalmente in un luogo ipnotico e labirintico: il cielo sopra Toledo. L'aereo gira e rigira, non è difficile ravvisare in questo una metafora della società spagnola, guidata dal suo attuale governo, che vive una situazione di rischio galoppante, e che si vede obbligata ad un atterraggio di fortuna, senza neanche sapere dove avverrà. Dal momento in cui è stato girato, il valore metaforico del film è cresciuto con gli ultimi avvenimenti che hanno scosso la classe politica e le istituzioni spagnole.
Una delle difficoltà delle riprese era che, per ragioni di sicurezza, non è consentito girare in aereoporti attivi. Ma abbiamo avuto la fortuna di trovare la pista più lunga mai costruita in Spagna, totalmente vuota, non solo la pista ma tutte le dipendenze di un aereoporto intero a nostra completa disposizione, uno di quei 17 aereoporti spagnoli (secondo il nostro Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture) senza senso, né uso: nella finzione, l'aereoporto di La Mancia. Gli spazi immensi all'interno dell'aereoporto reale, deserti, fantasmatici sono diventati la migliore metafora del fantasmatico viaggio del volo PE 2549, un viaggio senza destinazione, che dopo mille vicissitudini atterra nel presente dei personaggi, un inelubibile presente.
L'evacuazione avviene su una bianca nube di spuma circonfusa anch'essa da un vaporoso alone metaforico, il luogo intermedio tra la terra e il cielo, tra la vita e la morte, la menzogna e la verità, la paura e la forza d'animo.

COMMEDIA
La scrittura delle prime pagine della sceneggiatura possedeva l'effervescenza dei testi che scrivevo negli anni '80. La prima cosa che ho scritto sono state le scene della cabina e del galley, la minuscola zona dove vivono gli assistenti di volo prestando ogni tipo di servizi. Erano deliberatemente deliranti, senza altro intento che quello di divertirmi mentre le scrivevo.
Quando ho deciso che quei primi fogli mi interessavano abbastanza da volerli trasformare in una sceneggiatura, lo stile che avevo in mente era la commedia screwball americana, la commedia svitata degli anni '30 e '40.
Scene con molti personaggi in spazi ridottissimi: un responsabile di cabina alcolista che non può mentire, un autentico fondamentalista della sincerità; molta promiscuità e molta sfrontatezza tra equipaggio e piloti; un truffatore in guanti bianchi in piena fuga; personaggi che o nascondono grandi segreti oppure dormono; un telefono che scivola dalle mani di una donna suicida e va a cadere nel cestino della bicicletta di un'altra donna che casualmente è innamorata dello stesso uomo di cui è innamorata la suicida.
Alcol, droghe, grandi catarsi ed esplosioni sessuali. Insomma, una commedia svitata. Ma anche una commedia morale, senza però formulare giudizi e lasciando che i personaggi rimangano uguali a se stessi fino alla fine. Il truffatore continua ad essere un truffatore, ma dopo aver fatto qualche giro in aria, senza una rotta e con tutto il tempo per meditare su quanto lascia in terra, prende coscienza del fatto che invece di fuggire preferisce tornare a casa e ritrovare la figlia prodiga che non vede da anni, sebbene la polizia lo stia aspettando al suo rientro. In carcere sarà più vicino alla sua famiglia che in un paese tropicale, sotto un albero di cocco.
La morale alla fine è che personaggi hanno imparato qualcosa su se stessi e non mentono più a sé stessi e agli altri. Questo è il grande risultato di un viaggio il cui unico senso è la sopravvivenza.

MITOLOGIA
Come il filo di Arianna aiuta Teseo a non perdersi nel labirinto del feroce Minotauro, così il destino tesse un filo imprevedibile che collega i vari passeggeri ad altri persone, rimasti a terra, o agli altri passeggeri del volo.
Un filo, telefonico e non, unisce il triangolo formato da Guillermo Toledo, Paz Vega e Blanca Suarez, due ex amanti abbandonate dallo stesso don Giovanni, da Ricardo Galán. Lo stesso filo porta Ruth all'aeroporto de La Mancia per liquidare la sua storia con il Galán e consegnargli una valigia piena di ricordi infranti e fa sì che la ricattatrice interpretata da Cecilia Roth incontri nell'aereo il killer assoldato per ucciderla all'arrivo a Città del Messico.
L'Ippodromo è il labirinto mitologico che l'aereo con i passeggeri continua a percorrere e l'aeroporto fantasma di La Mancia è la naturale destinazione del suo volo fantasmatico.

IL TEATRO E LA PAROLA
Il filo di Arianna a cui mi riferivo è la parola, balsamica e spettacolare. La parola di fronte al Minotauro che rappresenta il vuoto, la paura, l'incertezza e la morte. I passeggeri sono scollegati, non possono parlare attraverso i cellulari, né vedere film sugli schermi, né usare tutti quegli apparecchi che sono diventati ormai un'estensione di noi stessi. La disconnessione, la mancanza di collegamento, rappresenti la maggiore solitudine che oggi si possa immaginare. La sceneggiatura è strutturata quasi sempre in monologhi, o conversazioni telefoniche attraverso l'unico telefono pubblico funzionante. Il tessuto creato da questa catarsi orale avvolge i passeggeri, li fa divertire e li libera. Le tendine rosse plissettate che separano il galley dalla classe Business o dalla Economy ricordano volutamente il sipario di un teatro. Il personaggio che si trova vicino alle tendine generalmente è il protagonista del momento, e da una parte e dall'altra ci sono gli spettatori, il resto dei passeggeri e l'equipaggio.
Dei tanti schermi dei tanti apparecchi con cui conviviamo non ho potuto evitare gli schermi più grandi, quelli delle televisioni sulle pareti dell'aereo.
Ma poiché non vi era modo di evitarli ho cercato di portarli almeno sul mio terreno. C'è tutta una dichiarazione di principi in quegli schermi neri. La parola fa riferimento al teatro, ma anche alla televisione, e precisamente alla TV spazzatura. Anche questo genere di programmi si basa sulla parola.
Nel secondo monologo, in cui spiega la ragione per cui non può mentire, rifacendosi ad un evento traumatico verificatosi durante un volo (un evento realmente accaduto), Javier Cámara inizia a parlare collocandosi esattamente al centro dello schermo nero che ha alle spalle, perché volevo che l'immagine ricordasse che televisione e monologo catartico spesso vanno insieme. La televisione è come l'occhio di Dio, è onnipresente, ma in questo volo è un occhio cieco, vuoto, di insondabile negritudine.

COLORE, LUCE E ALCAINE
Nel colore degli interni e del rivestimento esterno degli aerei abbondano i grigi, i beige, i blu e il rosso per le evidenziature (ad eccezione di alcune linee aeree orientali molto più stravaganti e surrealiste). La commedia ammette eccessi e licenze di ogni tipo, ma per svitata che sia, anche la commedia ha regole ben precise. Non tutto è ammesso, anzi, la commedia è il genere che esige maggiore precisione e rigore.
Sin dall'inizio ho rifuggito dalla tentazione di orientalismi e "pop-ismi" estremi, pur avendo scoperto alcuni fantastici esempi durante il processo di documentazione. In realtà gli interni degli aerei sono per lo più neutri, se non decisamente brutti. Nel film l'80% dell'azione si svolge all'interno di un aereo.
È la scenografia principale, per cui bisognava inventarsi una linea corporativa completa per la Compagnia Península, dalle divise dell'equipaggio alla moquette, fino al design della tappezzeria dei sedili, che in fin dei conti sono anch'essi protagonisti del film insieme agli attori. Era importante che sembrasse una linea possibile e non troppo assurda, che venisse bene in fotografia e non annoiasse.
Abbiamo curato i colori della poltrona della Business come se fossero i protagonisti del film. Ma il colore è luce, e questa è la prima volta che giro con macchine digitali. Abbiamo fatto delle prove per evitare durezze sui volti e perchè i toni pastello dell'insieme non risultassero leziosi. José Luis Alcaine, che mi conosce bene, sa che alla fine propendo per un'atmosfera cromatica alla Hitchcock: infatti il maestro della suspense era anche un maestro del colore.
Non ho notato una grande differenza nella meccanica delle riprese con il digitale, sebbene personalmente continui a considerarmi un regista analogico. La tecnica digitale offre possibilità infinite ma va usata con senso analogico, altrimenti c'è il rischio che l'immagine risulti troppo piatta, tersa ed irreale, si riducano le gamme dei grigi, e le penombre si trasformino in buchi neri. Per risolvere tutti questi problemi non c'è nulla di meglio che impiegare un direttore della fotografia con grande esperienza analogica. José Luis Alcaine è un maestro della luce che appartiene ad una generazione in via di estinzione. Il suo lavoro è stato determinante affinché mi avventurassi nel mondo delle riprese digitale. Alcaine ha girato in digitale con l'equivalente di una pellicola da 1600 ASA, in modo che l’immagine mantenesse la porosità del negativo e l'atmosfera vibrasse come un tutt’unico.

ATTORI
Gli attori sono sempre la cosa più importante, ma in una commedia lo sono ancor di più. I tempi della commedia non si possono imparare né insegnare, non esiste una tecnica speciale, li si possiede oppure no. I membri del numeroso cast di "Gli amanti Passeggeri" li possiedono.
Come dimostra la recente commedia di Cesc Gay, "Una pistola en cada mano", film anch'esso corale, il livello degli interpreti spagnoli oggi è straordinario. Durante le riprese mi sono sentito come immagino dovesse sentirsi Berlanga negli anni cinquanta e sessanta, circondato da attori geniali di ogni genere ed età. Siamo tornati ad un'epoca di attori fantastici come i meravigliosi López Vázquez, Manuel Aleixandre, Luis Ciges, María Luisa Ponte, Rafaela Aparicio, Saza, Laly Soldevila, ecc . ecc. In “Gli Amanti Passeggeri” ho avuto la fortuna di lavorare con alcuni dei nostri migliori attori. Molti sono nuovi per me (Carlos Areces, Raúl Arévalo, Hugo Silva, Miguel Ángel Silvestre, Guillermo Toledo, José María Yazpik, Laya Martí, Pepa Charro…) e gli altri li ho ritrovati con immensa allegria (Cecilia Roth, Lola Dueñas, Javier Cámara, Penélope Cruz, Susi Sánchez, Blanca Suárez, Paz Vega, Carmen Machi, Antonio Banderas, Antonio de la Torre, José Luis Torrijos).
Si sono divertiti molto a lavorare gli uni con gli altri e sono stati sempre molto generosi con il film.

MUSICA. CANZONI
Mentre scrivevo la sceneggiatura ho scoperto le cumbie psichedeliche peruviane, leggermente ispirate alle cumbie originali colombiane, suonate dalle tipice formazioni di chitarre elettriche degli anni '60. In seguito sono apparsi vari dischi, quello scoperto da me si chiama "The Roots of Chica". I gruppi raccolti in questa compilation possiedono il fascino dei primitivi gruppi moderni degli anni '60, con una nota deliziosamente esotica. Mi sono appassionato. Già in fase di sceneggiatura sapevo che avrei inserito la versione di "Para Elisa" de Los Destellos.
Da tempo ormai volevo aggiungere alla discografia dei miei film il nome di Luiz Bonfá, squisito interprete brasiliano pre-bossa. Per l'inizio di "Gli Amanti Passeggeri" ho scelto la versione della popolare "Malagueña salerosa”, che nella chitarra di Luiz Bonfá suona delicata, sottile, atmosferica, un lounge sofisticato che ci introduce con eleganza nel genere del film.
A metà del film, proprio nel momento in cui la narrazione in genere attraversa un momento “di fiacca” per poi tornare a risalire, mi è venuto in mente di inserire il playback coreografato di "I'm so excited" delle Pointer Sisters. Con il ballo dei tre assistenti di volo nella Business Class, non solo scompare il momento di fiacca, ma la narrazione si eleva raggiungendo uno dei suoi picchi più esilaranti. "Sto perdendo il controllo e mi piace" dicono le Sorelle Pointer. Frase che si adatta perfettamente a quanto sta per avvenire.
Blanca Li è l'artefice della divertente coreografia.
Nel momento culminante della catarsi erotica ho optato tarantinianamente per il ritmo travolgente di "Skyes over Cairo" del gruppo rivelazione inglese, Django Django.
E per finire con una nota da commedia pop, "The look" dall'album "The English Riviera" dei Metronomy risultava assolutamente idoneo.

COLONNA SONORA. ALBERTO IGLESIAS
La musica di Alberto Iglesias è stata una rivelazione per me, anche se lavoriamo insieme da quasi vent'anni. Alberto Iglesias ha usato come riferimenti il lounge haute couture, spugnose atmosfere jazz e ritmi di bossa nova, musica elettronica, orchestrazioni da Big Band e in particolare, per la parte finale, ha composto dei temi da thriller psicologico. In un blocco che dura sei minuti (sei minuti durante i quali i dialoghi svelano diversi segreti dei personaggi e l'emozione cambia continuamente di colore) Alberto ha creato un tema molto versatile che dialoga con i dialoghi dei personaggi e i loro stati d'animo, in una progressione continua (mi riferisco alla situazione che vede come protagonisti Lola Dueñas, Cecilia Roth e José María Yazpik). In genere la musica si sincronizza con i cambiamenti di inquadratura, Iglesias l'ha sincronizzata con le pulsioni dei personaggi all'interno dell'inquadratura.
Non è facile neanche spiegarlo.
Adoro la facilità con cui ha assimilato la lezione di Bernard Hermann: la corda che trema ad indicare arresto e velocità, che provoca grande inquietudine e che ricorda il mago della suspense. Un'altra delle sue scoperte è una sezione di sax (nulla a che vedere con il lamento del sax topico e nottambulo) perfetta per la commedia, innovativa e molto avvolgente. C'è un riferimento a Mancini, ma molto lieve.

TITOLI
E per concludere, i deliziosi titoli animati sono stati disegnati da Mariscal, insieme all'immagine aziendale della Compagnia Península. Ho conosciuto Mariscal negli anni '70, quando giravo in superotto e lui faceva parte del gruppo di disegnatori di fumetti underground "El rollo enmascarado". Nel '78 ha illustrato un mio romanzo breve "Fuego en las entrañas”. Nonostante la sua vertiginosa carriera di disegnatore fino ad oggi non mi era mai capitato di lavorare insieme a Mariscal che, ho scoperto con piacere, conserva ancora la bonarietà ed il candore di 35 anni fa. Se fosse esistita la Compagnia Península di sicuro gli avrebbero affidato il design della sua immagine corporativa.
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