L'albero di Julie Bertuccelli

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locandina L'albero
 
Regista: Julie Bertuccelli
Titolo originale: The Tree
Durata: 100'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Australia
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: Cannes 2010,8 Luglio 2011 (cinema)

Attori: Marton Csokas, Charlotte Gainsbourg, Morgana Davies, Christian Byers, Aden Young, Penne Hackforth-Jones, Tom Russell, Gillian Jones, Arthur Dignam, Gabriel Gotting
Soggetto: Judy Pascoe
Sceneggiatura: Julie Bertuccelli

Trama, Giudizi ed Opinioni per L'albero (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Nigel Bluck
Montaggio:
Musiche: Grégoire Hetzel
Costumi: Joanna Park
Trucco: Anita Morgan

Produttore: Yael Fogiel,Sue Taylor,Flaminio Zadra
Produzione: Taylor Media, Les Films du Poisson, Goalpost Pictures, Backup Films, Dorje Film
Distribuzione: Videa CDE

La recensione di Dr. Film. di L'albero
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Colonna sonora / Soundtrack di L'albero
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Voci / Doppiatori italiani:
Claudia Catani: Dawn O'Neil
Margherita De Risi: Simone O'Neil
Massimo Rossi: George Elrick
Roberto Draghetti: Peter O'Neil
Manuel Meli: Tim O'Neil
Leonardo Caneva: Lou O'Neil

Informazioni e curiosità su L'albero


Note dalla produzione:
INTERVISTA CON Julie Bertuccelli (Regista)

Come è arrivata ad adattare il bestseller di Judy Pascoe?
Avevo sempre avuto il desiderio di adattare “Il Barone Rampante” di Italo Calvino, ma dal momento che non era possibile, andai in cerca di una storia che avesse come protagonista un albero, diventò un’ossessione. Un mio cugino mi diede “L’albero (Bompiani)” di Judy Pascoe. Fu una rivelazione.
La figura centrale dell’albero nella storia scatenò il mio desiderio, ma presto scoprii che i temi di cui trattava mi inducevano con forza non solo a continuare a leggere, ma a immaginare il mio secondo film. Una produttrice australiana, Sue Taylor, aveva già acquistato i diritti. Il mio produttore Yael Fogiel ed io la contattammo. Lei guardò il mio primo film, “Da quando Otar è partito”, e cominciammo a lavorare insieme. Il libro era scritto dal punto di vista della bambina, ma io decisi di aggiungere anche quello della madre. Volevo fare un film per adulti, con tenerezza e umorismo.
Gioca con la possibilità di un mondo sovrannaturale pur essendo profondamente radicato nel realismo e nella semplicità.

Come mai ha deciso di girare in Australia?
Non è stato solo perché la storia è stata scritta in Australia. Il film usa la potenza primordiale degli esseri e degli elementi e la Natura come specchio dei sentimenti. E’ per questo che mi è sembrato molto importante girare in Australia, dove la natura e i suoi eccessi sono centrali e straordinari.
Da regista francese che guarda da lontano questo Paese, ho trovato parecchi vantaggi nell’ambientare questa storia agli antipodi (come è nel libro), in questo paesaggio lontano dalla Francia, da casa, da me. L’emisfero meridionale, il lato opposto del mondo, differente cultura, vegetazione, clima, ambiente, così tante differenze che arricchiscono il racconto ed evidenziano la sua universalità.
L’elaborazione del lutto è simile all’andare in esilio, a staccarti dall’altra persona, che è una parte di te. E’ un viaggio che devi intraprendere per separarti coscientemente dall’altro mentre allo stesso tempo ne conservi il ricordo dentro di te, così come un esiliato cerca di mantenersi in contatto con le sue radici. Perciò ho capito che era importante per me andare a raccontare questa storia lontano da casa. Per quanto possibile. Dall’altra parte del mondo.

Che cosa l’ha affascinata di più della storia?
Due cose: come è trattata la morte e come la tristezza spinga i personaggi altrove per trovare conforto nella loro immaginazione. Simone, la giovane figlia, si rifiuta di sentirsi triste, così vuole trovare un altro modo per accettare la morte del padre. In un certo senso è simile al mio primo film, salvo che in quel caso era una bugia, si cercava di nascondere la morte. Ne L’Albero c’è la forza inarrestabile della vita che si impone sulla tristezza. La voce del padre non si sente mai, rimane un sussurro, una fusione di fruscio di foglie, rumori di animali e vento, simile a un mormorio impercettibile che suscita dubbi ma che non diventa mai irreale. Le radici dell’albero sembrano crescere ad un ritmo notevole ma poi di nuovo è realistico a causa della siccità della regione. Come nella vita, c’è equilibrio tra poesia e delicatezza di sentimenti, dubbio e mistero, immaginazione e realismo, emozioni e umorismo, spensieratezza e tristezza. Quando ti accadono cose terribili intorno, sai che devi convivere con la tua tristezza. Ma questa emozione si può trasformare e usare in modo creativo.

L’albero è il personaggio centrale, basilare. Come l’ha trovato?
Avevamo sempre immaginato un albero di fico Moreton Bay. Il libro è ambientato alla periferia di Brisbane, quindi sembrava un buon punto di partenza. Ma ci sono centinaia di fichi Moreton Bay lì fuori! Trovare l’albero giusto era la cosa più importante ed era una sfida essenziale. Non doveva essere circondato da altri alberi, doveva essere in un posto con tanto spazio intorno in modo che noi potessimo costruire la casa della famiglia perché il nesso tra la casa e l’albero è cruciale per la storia. Doveva anche essere grande: la storia è sulla natura, su come la natura sia sempre più forte dell’uomo, un sentimento che è particolarmente forte in Australia.
Tuttavia non stavo cercando solo un albero imponente, ma un albero espressivo, che trasmettesse mistero, paura e anche bellezza. Avremmo potuto costruire un albero finto che fosse proprio come serviva a noi. Ma sin dall’inizio ho voluto che l’albero fosse naturale, vivo, organico, reale. Allora ho insistito. L’albero che alla fine abbiamo scelto era meraviglioso per tutte queste ragioni e anche perché era molto invitante, era un albero su cui i bambini potevano arrampicarsi e su cui avrebbero voluto arrampicarsi. A volte sono salite anche 20 persone sull’albero e non era comunque pericoloso. Quando siamo arrivati sulla collina, l’alberò ci si è rivelato e oltre l’albero c’era un paesaggio mozzafiato.

Il suo background di regista documentarista influenza i suoi metodi?
Quando si gira un documentario, succedono cose imprevedibili. Quando si gira un film, la situazione è simile e differente allo stesso tempo perché tutto deve essere creato da zero. Per esempio, stavamo girando sulla spiaggia e all’improvviso il bollettino meteo ha annunciato una grande tempesta di sabbia per il giorno successivo. Allora abbiamo deciso di accelerare le riprese lì e di tornare di corsa all’albero, che era lontano, per riprendere la tempesta intorno all’albero e metterla alla fine del film. Con la macchina del vento non è mai la stessa cosa.
Forse perché io vengo dal cinema documentaristico, credo che la realtà sia molto più forte di qualsiasi cosa creata artificialmente.

Come ha trovato Morgana Davies, la bambina che interpreta la parte di Simone?
E’ stato difficile trovare la bambina giusta, essere sicuri che potesse interpretare il ruolo ogni giorno per nove settimane. Con Morgana non abbiamo avuto dubbi: era straordinaria, davvero commovente, bella e forte. Ma le decisioni non si prendono sempre con la testa. Con l’albero è stata la stessa cosa: all’improvviso abbiamo capito di aver trovato quello giusto. Ma ci è voluto tanto tempo e ho visto oltre 200 bambine e circa 1.000 alberi. E’ impossibile definire tutte le ragioni, è istintivo.

E Charlotte Gainsbourg?
All’inizio non ho pensato a Charlotte perché ritenevo che fosse troppo giovane per la parte… Avevo dimenticato che era diventata mamma. Lei era perfetta per il ruolo di Dawn, una madre, una bambina, una donna allo stesso tempo. Charlotte è una delle attrici più straordinarie che abbia mai visto.
Ha una presenza così forte. Basta dirle poche parole e lei entra completamente nel personaggio. È stata il regalo perfetto per questo film!

Ho sentito che c’erano molti familiari sul set…
I bambini hanno portato la felicità sul set: c’erano i miei figli, quelli di Charlotte, dei membri della troupe, degli attori, del produttore… Naturalmente è una sfida lavorare con i bambini. Non avevo mai fatto un film con dei bambini prima. Come regista questo ti spinge ad essere creativa, a trovare il modo migliore di chiedere a un bambino di tre anni di stare in un posto per due minuti. Ho dovuto trovare tanti piccoli trucchi. Ma il fatto di essere circondata da così tanti bambini mi ha molto ispirata.

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