L'arte di vincere di Bennett Miller

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locandina L'arte di vincere
 
Regista: Bennett Miller
Titolo originale: Moneyball
Durata: 130'
Genere: Biografico, Drammatico, Sportivo
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 27 gennaio 2012 (cinema)

Attori: Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Chris Pratt
Soggetto: Michael Lewis,Stan Chervin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin, Steven Zaillian

Trama, Giudizi ed Opinioni per L'arte di vincere (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Wally Pfister
Montaggio: Christopher Tellefsen
Musiche: Mychael Danna
Scenografia: Jess Gonchor, Doug J. Meerdink
Costumi: Kasia Walicka-Maimone

Produttore: Michael De Luca,Rachael Horovitz
Produttore esecutivo: Mark Bakshi, Scott Rudin, Andrew Karsch, Sidney Kimmel
Produzione: Film Rites, Michael De Luca Productions, Scott Rudin Productions, Specialty Films (II)
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di L'arte di vincere
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Colonna sonora / Soundtrack di L'arte di vincere
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Sandro Acerbo: Billy Beane
Simone Crisari: Peter Brand
Paolo Marchese: Art Howe
Emilio Cappuccio: Grady Fuson
Chiara Colizzi: Sharon
Margherita De Risi: Casey Beane
Corrado Conforti: Alan
Emilio Mauro Barchiesi: Mark Ellis
Emilio Mauro Barchiesi: Sabatini

Personaggi:
Brad Pitt: Billy Beane
Jonah Hill: Peter Brand
Philip Seymour Hoffman: Art Howe
Ken Medlock: Grady Fuson
Chris Pratt: Scott Hatteberg
Casey Bond: Chad Bradford
Robin Wright: Sharon
Kerris Dorsey: Casey Beane
Stephen Bishop: David Justice
Royce Clayton: Miguel Tejada
David Hutchison: John Mabry
Tammy Blanchard: Elizabeth Hatteberg
Spike Jonze: Alan
Brent Dohling: Mark Ellis
Jake Wilson: Sabatini

Informazioni e curiosità su L'arte di vincere

Basato su un libro scritto da Michael Lewis.

Note dalla produzione:
Introduzione
“Se una squadra qualsiasi vince un campionato world series, è un cosa bella per la squadra. Si beve champagne, si ricevono gli anelli dei campioni (N.d.T. i world series ring sono anelli particolari che vengono donati ai giocatori che vincono). Se, invece, vinciamo noi, con il nostro budget, con questa squadra… cambieremo per sempre le regole del gioco. Ed è questo quello che voglio. Voglio dare un vero significato a quello che sto facendo”.
L’Arte di Vincere della Columbia Pictures è basato sulla storia vera di Billy Beane. All’inizio della carriera, la sua aspirazione era quella di diventare un eroe del baseball ma, dopo numerose delusioni e fallimenti sul campo, Beane decide di rivolgere la sua forte natura competitiva al management. Durante la stagione 2002, Billy si trova ad affrontare una difficilissima situazione: la sua squadra, la Oakland A’s ha perso (nuovamente) i giocatori migliori che passano a club più importanti dietro offerta di salari enormi: Billy è costretto, quindi, a ricostruire la sua squadra avendo a disposizione un terzo della busta paga per i suoi giocatori. Deciso a vincere, Billy cerca di cambiare il sistema e sfida
le regole fondamentali del gioco. Cerca la soluzione al di fuori del mondo del baseball, studia le teorie ormai abbandonate di Bill James e ingaggia Peter Brand (Jonah Hill), un intelligente economista “macina-numeri” che ha studiato a Yale. I due mettono insieme saggezza e volontà di esaminare ogni dettaglio grazie ad analisi statistiche computerizzate ignorate completamente dalle organizzazioni del baseball.


Giocare per vincere
Nel 2003, Michael Lewis, l’ex bond trader della Salomon Brothers, diventato scrittore e conosciuto fino a quel momento per i suoi best seller nel campo della politica e degli affari come Liar’s Poker e The New New Thing, ha pubblicato un libro sul baseball. Che non era solo sul baseball, però.
Raccontava anche come la sottovalutata e scarsamente finanziata Oakland A’s fosse entrata in contatto con un ingiusto sistema di squadre grandi e ricche. In realtà il libro narra la storia di un’affascinante mix di uomini che hanno portato un grande cambiamento culturale e di come una visione di gestione rischiosa, dettata dalla necessità, diventi realtà. Dimostra, inoltre, come un gruppo di uomini messi ai margini a causa di pregiudizi infondati, riesca a mostrare il grande potenziale che possiede.

Il libro di Lewis è stato adattato al film L’arte di vincere, interpretato da Brad Pitt (Billy Beane), General Manager della A, l’uomo che avrebbe pensato in maniera differente reinventando le regole quando la sua squadra entrava in campo. “L’arte di vincere è una classica storia di perdenti ,” afferma Pitt che è anche stato uno degli ideatori del progetto. “Vanno contro il sistema. Come potranno sopravvivere?,Come andranno a competere? Anche se mostreranno il loro talento, saranno risucchiati dal mercato e dalle squadre con tanti soldi. Per questi ragazzi tutto è stato già deciso, non potevano
combattere la guerra di altri, avrebbero perso in ogni caso. Hanno dovuto esaminare di nuovo tutto, ricercare nuove conoscenze, trovare una nuova forma di giustizia”.

Al primo sguardo, il best-seller di Lewis non si prestava ad un adattamento cinematografico. Il libro è uno studio delle inefficienze e delle sviste nei mercati del gioco del baseball e analizza case study su problemi sottovalutati (giocatori,strategie, tattiche) utilizzando teorie e analisi statistiche. Ma al centro di tutto c’è Billy Beane in una missione donchisciottesca e mentre la sua storia si dipana, accadono delle cose inaspettate. La sua ricerca di un campionato lo porta a qualcosa di più grande e significativo. I corridoi e gli uffici dell’Oakland Coliseum diventano un luogo improbabile per trovare l’ispirazione e la redenzione.

Il libro di Lewis mette in evidenza gli ostacoli che si incontrano quando si affrontano gruppi di pensiero che, con le loro intuizioni irrazionali e la loro convenzionale “saggezza”, controllano, da sempre, le istituzioni. Sfidare un sistema radicato da molto tempo provoca inevitabilmente una lotta. Il film L’arte di vincere racconta, appunto, l’esperienza di un uomo che decide di intraprendere questa battaglia. Oltre a farci conoscere le possibilità delle scienze statistiche, il film ci introduce nella storia personale di Billy Beane e del suo modo di affrontare la vita alternando momenti di insicurezza a un grande coraggio.

“Ogni volta che un libro è adattato a un film, le possibilità sono due: o si è completamente fedeli al libro o si segue una strada diversa”, spiega Michael Lewis. “Con L’arte di vincere, mi sono chiesto come la produzione avrebbe affrontato questo aspetto, considerando che il libro non segue una narrazione singola o la narrazione tipica di un film. E’ stato, quindi, molto difficile decifrare i codici del libro e trasformarli in una pellicola ma è stato per me un grande piacere e una gradevole sorpresa vedere che Bennett e gli sceneggiatori hanno fatto l’impossibile. Non solo ho amato il film, ma sono rimasto anche soddisfatto di come rappresenti fedelmente il mio libro. Racconta, con onestà e verità, quello che è
successo a Billy e ai ragazzi della A e cosa sono riusciti a fare.”

La storia si addice molto alla personalità di Pitt, quindi l’attore è stato in grado di capire ogni cosa e entrare nel personaggio sia come attore che come produttore. Pitt ha interpretato una grande varietà di ruoli e di personaggi ma è la prima volta che interpreta il ruolo di un iconoclasta, un uomo di mezza età fortemente competitivo, spinto da un immenso desiderio di vincere e, ancora più interessante, da un desiderio di reinventarsi. Pitt è stato determinato, sia come attore che come produttore, ad apportare il suo supporto accanito e tenace per cercare di fare tutto al meglio. L’arte di vincere trova un altro ottimo alleato nel regista Bennett Miller. Miller ha già vinto una nomination all’Oscar con il suo film di esordio, l’acclamato Truman Capote: a sangue freddo.

“E’ stato Bennet che ha cambiato le regole” Continua Pitt “il libro non è una storia convenzionale, per fare questo, per rendere giustizia alla pellicola, Bennet non ha voluto realizzare un film convenzionale. Ci siamo tutti appassionati a seguire questo progetto, ma è stato solo il desiderio di Bennet che ci ha permesso di creare il film che attualmente è sugli schermi“.
“Brad aveva dei motivi personali per interpretare questa storia” afferma il regista Bennett Miller. “Durante la realizzazione del film, Brad ha rivelato di essere molto più di un grande attore, lui è un grande collaboratore e produttore. “Consideriamo il film come una storia che ricerca la saggezza. Penso che sia emozionante parlare di persone che combattono per sconfiggere le credenze universali convenzionali e conformiste. Diventa ancora più interessante quando entrano in gioco anche conseguenze personali”.

“In tutte le maniere possibili, Billy sta andando contro un’istituzione –molti uomini intelligenti hanno dedicato la loro vita a fare una cosa simile,” sottolinea Pitt. “Dal momento in cui metti in discussione una parte del sistema, sei etichettato come eretico o messo al bando come un folle”. Questi ragazzi avrebbero dovuto fermarsi un attimo e chiedersi, “Se dovessimo reimpostare oggi le regole del gioco, in che modo ci piacerebbe farlo? Un sistema che ha funzionato e funziona da 150 anni, non ci sta bene -credo che tutto questo sia applicabile a molte situazioni che stiamo vivendo al giorno d’oggi”.

“Il film affronta il problema di come noi stessi valutiamo le cose,” continua Pitt. “Come ci misuriamo gli uni con gli altri, come valutiamo noi stessi, e quali valori consideriamo quando decidiamo chi sia un vincitore. Il film si pone la domanda di come definire e stabilire le regole del successo. Dà grande importanza alla silenziosa vittoria personale di Beane, una vittoria non urlata ma che diventa per lui la conquista del monte Everest. Alla fine della giornata, tutti noi speriamo che quello che stiamo facendo avrà un certo valore, che vorrà dire qualcosa e io penso che sia ciò che questo personaggio ci richiede” .

Miller aggiunge, “non ero interessato a rappresentare un film incentrato solo sullo sport. Non mi interessava finire l’ultima scena con un eroe portato a spalla dai compagni di squadra tra le urla dei fan, con tappi di bottiglia che volavano, trofei, fuochi d’artificio o cose simili. Preferisco i trionfi silenziosi, che non appaiono in superficie ma sono più profondi e duraturi. Preferisco descrivere una lotta interna e personale che cambia la personalità della persona che la sta vivendo e delle cose circostanti.”
“Bennett ha la ‘gravitas’ e l’abilità del regista che sa tirare fuori gli aspetti più ricchi e profondi di questa storia” racconta il produttore Michael De Luca. “I film sullo sport possono diventare grandi metafore della vita, e Bennet aggiunge al tutto una forte visione della vita contemporanea .”

Anche se è un appassionato di baseball ed è stato conquistato dall’idea di realizzare un film sullo sport in una maniera differente, Miller è stato anche affascinato dal descrivere la storia personale di Billy Beane. “Mi piace raccontare un personaggio che rischia non solo per riuscire ma, anche, per capire qualcosa su sé stesso” spiega Miller. Billy sta cercando di fare qualcosa di più significativo del vincere delle semplici partite di baseball - che lo capisca o no.”
Miller spiega che le domande che Beane affronta sono le domande che tutti ci poniamo: “Come si fa a capire il valore di una cosa o di un’altra, di una persona o di un’altra persona, delle scelte della nostra vita?

Uno dei primi lettori del libro di Lewis è stata la produttrice di New York, Rachael Horovitz. E’ entrata subito in sintonia con i desideri di Beane ed ha visto che il libro poteva diventare un grande film. “E’ un grande uomo, un vero outsider, un personaggio complesso e agitato ma che soffre per cambiare il sistema. Si rialza ogni volta e ha il coraggio di ricominciare ogni volta da capo.”
Horovitz ha nella sua squadra Michael DeLuca e Brad Pitt a completare il team dei produttori.
Afferma De Luca: “Quello che mi ha colpito della storia è il coraggio solitario e la grande originalità di comportamento che al momento giusto e nel luogo giusto riesce a sovvertire le convenzioni del modo di pensare attuale.”

Lo scrittore Stan Chervin ha poi centrato l’essenza della storia focalizzando l’attenzione sulla relazione di Billy con la figlia, con Peter Brand, con la squadra. Si giunge al culmine quando si conquista la 20esima vittoria consecutiva -gli sceneggiatori si sono trovati ad affrontare una sfida vincente. Anche se segue le caratteristiche dei film di questo genere, la pellicola sfida la struttura dei film di sport tipici che descrivono spesso momenti del campionato. Al contrario, il film cerca di ridefinire l’immagine stessa del successo. Zaillian and Sorkin esalteranno la ricerca di Beane di riuscire - non solo per se stesso ma per tutti i ragazzi che sono finiti ai margini del baseball.
Afferma Zaillian: “Cercare di cambiare anche un piccolo granello di una istituzione venerabile porta sempre alle stesse conseguenze: sospetti, paura, disprezzo e condanna. Di questo e della collisione che ne esce fuori, si parla principalmente in L’arte di vincere. E’ il tema centrale in qualsiasi situazione, in ogni campo -arte, scienza, politica,sport- quando qualcuno ha e, soprattutto, vuole attuare una nuova idea.”

Aggiunge Sorkin: “Non penso che L’arte di vincere sia legato alla sabermetrica come The Social Network è legato alla codificazione. Stanco di perdere e non possedendo le risorse per vincere in maniera tradizionale, lui cerca strategie non convenzionali.”
Sorkin continua: “La necessità è una grande motivazione. Billy sa che se giocasse alla maniera degli Yankees perderebbe. E’ costretto a cambiare gioco. Comincia, cosi, a prendere i primi scossoni dai fan, dai giornalisti sportivi, dagli esperti di baseball, dai suoi manager, dagli osservatori e dalla storia stessa. La storia vuole sfatare i luoghi comuni.”

Ciò che Billy Beane e i suoi compagni mettono in pratica non è una novità assoluta. I fan, i maniaci delle statistiche e alcuni maghi della matematica hanno cercato di trovare soluzioni empiriche a questo sport da anni. L’idea risale allo storico esperto di baseball Bill James, che ha coniato il termine Sabermetrica per descrivere una nuova scienza oggettiva che usa le analisi statistiche per prevedere il valore futuro di un giocatore di baseball. James scrisse che il baseball avrebbe dovuto essere trattato “con lo stesso rigore intellettuale e la stessa disciplina che vengono abitualmente applicati dagli scienziati..per svelare i misteri dell’universo.”
Con la sua posizione personale, il suo comportamento ribelle e il suo lavoro, Beane è stato capace di oltrepassare il gap e portare la società dell’informazione nel mondo del baseball rendendo il tutto credibile.

“Penso che ci sia stato un momento cruciale della nostra collaborazione con Bill James e altri consulenti che hanno lavorato con noi” commenta. “E’ stato come risolvere un problema matematico. Improvvisamente capisci come ottenere quattro da due più due –si capisce che esiste una via razionale per determinare se un giocatore o un team avrà successo o no. Ricorda, nel baseball si consideravano ancora molto le potenzialità piuttosto che quello che si rendeva realmente in campo. E’ stato visto come uno sport atletico e Bill James ha sostenuto che sono i risultati che contano, non come ci si arriva,o come i giocatori ci arrivano.”
Afferma Lewis: “Le idée non erano nuove -esistevano da due decenni. Quello che è stato determinante è come Billy abbia applicato queste conoscenze imponendo dei modelli che esistevano da tempo, ma che erano fuori dagli standard tradizionali. Billy ha aperto una strada tra gli outsider e gli addetti ai lavori che avevano il potere. Ancora oggi si sentono i risultati di questo. Ha avuto un effetto devastante non solo nel baseball ma su tutte le gestioni dello sport”.

A Michael Lewis piacciono le storie dei pensatori non convenzionali” racconta Miller. “L’arte di vincere è, tra l’altro, la storia di un personaggio il cui passato e le circostanze che incontra lo porteranno a cambiare il suo modo di pensare. A me piace questo personaggio perché rischia non solo per fare ciò che vuole ma, anche, per capire se stesso Billy sta cercando di fare qualcosa di più significativo di vincere una semplice partita di baseball –lo capisce anche lui, ma solo quando le cose iniziano veramente a cambiare. La stagione del baseball, che racconterà la sua storia, simile a quella di Davide contro Golia, mostrerà non solo il disperato tentativo di un uomo che fa di tutto per vincere, ma sarà un
tentativo per dimostrare perché la sua vita si è svolta in quel modo.”


Chi è Billy Beane
Brad Pitt ha avuto una immediata attrazione per il general manager della Oakland A, per la sua sagacia, per la sua esuberante personalità, per il suo mix tra un’attenzione quasi maniacale e una intraprendenza fuori misura, e per il suo rapporto così personale che lo lega alla sottile linea che divide il successo dal fallimento.
Beane stesso ammette che sapere di essere interpretato da Pitt gli è sembrato un po’ strano ma gli piace molto il modo in cui l’attore lavora “quando ho saputo che Brad Pitt voleva interpretarmi, all’inizio non ci ho creduto. Lavoro in un posto dove girano sempre tante voci e ho pensato che fosse uno scherzo,” confessa. “Ma quando abbiamo cominciato a interagire, sono rimasto sorpreso di quanto fosse serio, illuminato e intuitivo e di quanto avesse chiaro ciò che voleva fare”.

E continua: “ Quando ha letto il libro gli è piaciuto subito. Penso che abbia interpretato in maniera magistrale il mio personaggio descritto da Lewis. D’altronde sarebbe difficile per Pitt non fare bene il suo lavoro. Dal breve tempo che abbiamo passato insieme ho notato in lui un comportamento molto gentile. E’ un ragazzo di classe, è stato affabile non solo con le persone con le quali lavoro ma anche con la mia famiglia.”
Beane continua, “vedere la mia storia prendere vita e diventare un film è stata una esperienza surreale. Anche se Pitt è una grande star, si è comportato come un normalissimo e semplice ragazzo del Missouri con i piedi per terra. Anche se mi ha lusingato vederlo interpretarmi, delle volte mi sono dimenticato che il suo personaggio rappresentava una parte della mia vita dedicata al baseball. Sono stato molto attratto dal suo modo di recitare come lo saranno tutti gli spettatori che andranno a vedere il film”.

Pitt ha studiato le origini di Beane fin da quando, figlio di un ufficiale di marina, eccelleva in due sport differenti: il baseball e il football. Fu considerato sin da piccolo uno sportivo “naturale” e tutti gli predissero un futuro da campione. Dopo aver rifiutato una borsa di studio a Stanford per andare a giocare per i New York Mets, comincia una carriera che non decolla mai. Dopo aver giocato sei stagioni come riserva per le più importanti squadre della lega, sempre in attesa di entrare in campo e di dimostrare le sue capacita ,peraltro mai negate, ha fatto qualcosa di molto coraggioso . Beane ha abbandonato i guantoni, ha lasciato il campo e si è spostato negli uffici per andare ad occuparsi di gestione.
Miller spiega, “Immagina di avere 15 anni e di sentirti dire da esperti del settore che diventerai una superstar della nuova generazione. Devi fare una scelta basandoti, anche, su queste opinioni. Decidi di intraprendere la strada del baseball e dopo 10 anni di duro lavoro capisci che le cose non hanno funzionato. Il sogno è rimasto un sogno, ma Beane vuole ricominciare da capo”.

“Billy ha fatto qualcosa di pazzesco per gli standard attuali,” afferma Pitt. “Ha dato un taglio alla sua carriera. Penso che si sia sentito in trappola dopo aver dato retta per anni a opinioni di estranei. Decide, quindi, di fare qualcosa seguendo solo la sua mente. Il fatto che fosse già dentro il meccanismo, cosa che ogni ragazzo sogna, non lo soddisfaceva affatto”.
Beane è sicuro quando afferma che aver passato le stesse esperienze dei suoi giocatori lo ha aiutato a capirli e aiutarli meglio. “Aver avuto la loro stessa esperienza mi ha facilitato,” spiega Beane. “aver condiviso gli stessi errori con i miei giocatori mi ha facilitato a dire loro quello che dovevano o non dovevano fare”.

Miller sostiene che le caratteristiche della personalità di Beane hanno permesso di costruire un personaggio cinematografico di grande rispetto. “Billy è carismatico e affascinante, vuole trionfare” e, ancora “perseguendo il suo desiderio di vincere il campionato arriva a capire e a rivalutare ciò che è veramente importante per lui e per la sua vita e tutto questo va oltre il baseball. Sfida le proprie convinzioni e cambia il suo modo di pensare . Affronterà una scelta simile a quella sostenuta quando era bambino ma,con una maggiore esperienza di vita,con più intuizione, maggiore saggezza e perspicacia.”
Pitt è stato affascinato da come il forte desiderio di raggiungere il successo sia diventato per Beane, nella sua seconda vita da general manager, trainante per inventare nuove strategie, realizzate nel 2002, il momento più drammatico per la A. In quell’ anno la squadra perde i suoi giocatori migliori e con loro, tutte le speranze di successi futuri.

“Beane capì che la A non poteva più gareggiare come le altre squadre,” e, spiega meglio “che dovevano cercare nuove strategie, mettere in discussione le regole del gioco, trovare tutti i difetti e le inefficienze del modo in cui avevamo giocato fino a quel momento. Dovevano interrogarsi con semplici domande: Se dovessimo cominciare oggi a gareggiare, che tecniche adotteremmo? Su quali giocatori potremmo contare maggiormente? Tutto questo ha portato alla formazione di una squadra formidabile.”
Pitt ha voluto studiare attentamente la personalità di Beane. “Potrebbe essere considerato un uomo aggressivo e pieno di difetti,” nota Pitt, “ ma io amo molto le persone con i caratteri complicati.” Quello che salva Beane è la sua sincerità – si fa sempre la stessa domanda: “E allora?” Se lo chiede continuamente in cerca di una risposta.

L’autore Michael Lewis ci fa notare che il Beane che lui descrive nel suo libro è una persona che lavora duramente e lo fa ancora di più quando incontra degli ostacoli. “Sinceramente, Billy è un concorrente accanito che odia perdere,” Lewis continua. “Sapeva che continuare a fare le cose nella stessa maniera non avrebbe portato a nessun successo, ma solo a perdere. Cominciare a cambiare le regole poteva solo dare alla squadra una chance migliore. Una domanda viene spontanea, a questo punto: Ce l’avrebbe fatta a gestire l’ostilità che accompagna ogni genere di innovazione? Billy non ha avuto paura di ciò. Gli sono venute tutte le ansie e le nevrosi possibili, ma non la paura dei giudizi altrui. Questo lo ha aiutato molto.”

Preparandosi ad interpretare il ruolo, Pitt è andato negli uffici della A e, con molta discrezione, ha osservato Beane in azione mentre chiaccherava con i suoi colleghi. “Era molto interessato a vedere le reazioni di Billy e quello che pensava della sua squadra,” ricorda David Rinetti, il vice presidente incaricato della gestione dello Stadio della Oakland A’s da 30 anni. “Ha fatto tantissime domande ed è stato affascinato dal cameratismo che si incontra nel mondo dello sport. E’ stato molto interessato a come le persone interagiscono tra loro e ne è rimasto entusiasta”.
Miller ha notato che Pitt e Beane, in fondo in fondo, sono molto simili. “Billy Beane è una persona che ama rischiare e credo che lo sia anche Pitt,” continua il regista “Penso che gli sia piaciuto molto cimentarsi in un film come questo”.

Una particolare caratteristica di Beane è quella di non guardare mai le partite della sua squadra. Lo spiega in questo modo: “Quando decidi di provare a giocare alla distanza, su 162 partite, mettersi a sedere e controllare minuto per minuto cosa sta succedendo è come osservare costantemente le oscillazioni del tuo conto di risparmio in banca. E’ meglio controllare trimestralmente. Questo è il mio parere razionale. Considerandomi una persona molto emotiva, non voglio prendere decisioni basandomi sulla mia impulsività.”
Pitt ha osservato attentamente le relazioni problematiche tra Beane ed alcuni del suo staff ma, soprattutto, il rapporto con il suo assistente general manager – Peter Brand, interpretato da Jonah Hill – e con l’allenatore della A Art Howe, interpretato da Philip Seymour Hoffman.

“Penso che Jonah abbia interpretato in maniera speciale questo ruolo,” afferma Pitt. “lo conosciamo come comico, ma la sua comicità si basa su pathos e umanità. In questo film fa qualcosa che non abbiamo mai visto fare prima. E’ veramente coraggioso, forte, e la sua prestazione è sicuramente particolare. Ha contribuito a farci capire il rapporto simbiotico tra i due. Billy ha bisogno della mente di Pete e Pete ha bisogno che Billy gli spiani la strada. Uno senza l’altro non avrebbero mai potuto funzionare.”
Riguardo l’interpretazione di Hoffman nel ruolo di Howe, Pitt racconta: ”siamo stati fortunati che abbia interpretato questo ruolo,è fantastico. Il loro rapporto conflittuale rispecchia la lotta che nasce quando nascono nuove idee. I due non riusciranno mai a mettersi d’accordo, la questione è vedere chi riuscirà a spuntarla.”


Vita pubblica e Vita privata
Per riorganizzare la squadra, Billy Beane si è avvalso della collaborazione di un team di analisti economici che hanno sostituito la scienza con l’intuizione e con l’istinto da sempre usati nel baseball. Per interpretare la mente matematica che ha cambiato il mondo dello sport negli Stati Uniti, gli sceneggiatori hanno creato un personaggio: Peter Brand.
Interpretato da Jonah Hill, Brand è un economista della Ivy League trasformato in un improbabile analista di baseball- un ragazzo che in qualsiasi altro campo avrebbe potuto essere uno dei migliori, ma che, nel baseball, è stato relegate allo stato di outsider.

E’ Brand che introduce Beane nel mondo della matematica: il valore di un giocatore non sta in ciò che puoi vedere o sentire ma in qualcosa che si trova nei numeri. Quando Beane assume Brand, che lavorava per gli Indians di Cleveland, con l’intenzione di usare le sue statistiche alla base di un approccio frontale e centrale per la A – non importa quali saranno le conseguenze- i due si mettono in collisione con la pratica di tutto il mondo del baseball.
“Peter Brand è un fuoriclasse,” afferma Miller. “E’ un ragazzo con una laurea in economia e idee sul gioco del baseball che nessuno ha mai avuto prima. Billy lo tira fuori dalla situazione di stallo in cui si trova a Cleveland e gli fa usare il cervello”.

Meglio conosciuto per le sue performance comiche, Hill ha accolto con piacere la sfida di interpretare un ruolo drammatico. Si è calato bene nel personaggio, quasi un intruso nel campo del baseball ma che ama molto questo sport. La sua interpretazione cresce mano a mano che il lavoro va avanti.
“Peter Brand è il tipo di persona che potrebbe essere un miliardario di Wall Street, ma non lo è perché si è dedicato alla sua passione: il baseball,” osserva Hill. “In conseguenza del suo background, giudica i giocatori in una maniera diversa dal sistema. Si basa solo sui fatti. Lui sa che non conta solo come corre un atleta o come lancia la palla. Ma, solo, quante volte raggiunge la base.”

Tutto ciò che sembrerà logico a Brand, risulterà una minaccia per tutto il mondo del baseball e per la tradizione. “ E’ una reazione spontanea,” nota Hill. “ Ogni volta che si tenta di modificare il modo in cui si sono svolte le cose, la gente delle generazioni precedenti ne è sconvolta, soprattutto se si sostiene che quello che è stato fatto fino a quel momento, è poco produttivo. Si può capire ciò che queste persone possano pensare “chi è questo ragazzino che ci vuole insegnare il mestiere usando un computer?

Beane e Brand hanno due personalità divergenti ma, spiega Hill, c’è qualcosa che li unisce. “Entrambi sono contro il mondo intero. Sono due ragazzi con le spalle al muro che trovano il coraggio di lottare per ciò in cui credono.”
Lo svolgersi della relazione tra i due è solo l’inizio per introdurre i temi del film: intricati algoritmi, valori umani, e successo. Rachael Horovitz osserva: “Billy and Peter si completano a vicenda ma tra di loro c’e, anche, una sottile, sana gelosia. Il semplice fatto che Peter è laureato, che ha tutta la vita davanti, che non ha ancora sbagliato - sono elementi che determinano la loro relazione- Billy è consapevole di tutto questo e ne parla quando il gioco si fa più duro. A sua volta, Peter non giocherà mai per i Mets o per un’altra squadra. Sappiamo che questo è, per lui, un grande dispiacere”.

Quando Billy e Peter mettono a punto le loro teorie e creano una nuova squadra, il loro tentativo è, in un primo momento, contrastato dall’allenatore, Art Howe, il manager che, per tradizione, è designato a scegliere la linea di gioco e cambiare le strategie in campo. Philip Seymour Hoffman, vincitore di un premio Oscar per la sua interpretazione del leggendario romanziere nel Capote di Bennet Miller, presenta il personaggio come un uomo invischiato nei gangli del baseball che non vede nessun’altra cosa al di là di questo sport.
Billy Beane si è molto divertito nell’osservarlo interpretare questo ruolo. “Philip ha una grande presenza fisica ,come Art. E’ alto 6.3 piedi , le sue condizioni fisiche sono ottime, ha un bell’aspetto e rende queste caratteristiche al meglio.”

Hoffman racconta che durante le riprese c’e stata,tra tutti, un’atmosfera creativa che ha dato grande credibilità al tutto. “Bennett ha condotto le riprese con mano ferma,” continua “durante le prove – Brad, Jonah, Bennett ed io,anche fuori dal set, –siamo stati sempre in sintonia. Allo stesso tempo, c’e stata una forte competizione tra noi”.
“Phil è un vecchio amico – spesso parliamo tra di noi del nostro lavoro” racconta Miller. “Abbiamo parlato, naturalmente, anche di L’arte di vincere, ma non c’era l’intenzione di lavorare insieme perché lui aveva un impegno precedente. E’ successo che questo impegno sia svanito e così, mi ha chiesto se avevo già trovato l’attore che avrebbe interpretato il ruolo di Art Hove. Gli ho risposto di no e lui mi ha detto che gli sarebbe piaciuto per se stesso. Grande, dissi. E così fu, voleva fare qualcosa, perché dire di no?”.

Robin Wright, che ha avuto una nomination al Golden Globe per Forrest Gump, e che vedremo presto nel film di David Fincher The Girl With the Dragon Tattoo (Millennium - Uomini che Odiano le Donne cioè il rifacimento americano di Uomini che odiano le donne), ha avuto la parte di Sharon, ex moglie di Beane,che gli è stata a fianco quando stava per diventare una delle più grandi promesse del baseball professionale. Adesso, sposati di nuovo, Sharon e Billy condividono l’educazione della loro figlia Casey (Kerris Dorsey), che osserva da vicino e con attenzione la carriera del padre.


“The Bullpen”
(La zona per il riscaldamento)
Quando si è trattato di fare il casting dei giocatori della Oakland Athletics 2002, Bennett Miller ha evidenziato il suo desiderio di riprendere azioni di baseball essenziali e naturalistiche. Quindi ha cercato tra veri giocatori, assegnando la parte a giocatori esperti in grado di recitare. All’inizio, i produttori hanno ingaggiato Michael Fisher, i cui titoli comprendono The Blind Side e Il sapore della vittoria, come coordinatore sul baseball nel film, il quale ha subito iniziato a mettere insieme, allenare e preparare nelle coreografie un cast che potesse ricreare in modo autentico le partite della A fin nei minimi dettagli.

Diversamente dalla squadra piena di campioni del 2001, gli A del 2002 erano un gruppo più grossolano, ma ciò si traduceva in una particolare unità che giocava un ruolo importante nel loro incredibile periodo vincente. “C’era sicuramente uno spirito particolare nella squadra del 2002,” osserva Billy Beane. “E’ incredibile come sono riusciti a legare rapidamente, avendo sentito che sarebbero arrivati all’ultimo posto o addirittura che non sarebbero arrivati ai playoff. Giocatori come Scott Hatteberg e David Justice si sono uniti rapidamente e credo che si siano dati da fare perchè erano stanchi di sentire di come tutti i campioni avessero lasciato per i grandi mercati e ciò ha fornito un bel po’ di incentivo e ha creato lo spirito di corpo che abbiamo visto.”

I produttori hanno cercato lo stesso spirito nel fare il casting. “Il casting è stato molto estensivo,” ricorda Fisher. “I provini per il film sono stati quasi 750. Sapevamo che il modo migliore di rendere il film più autentico possibile sarebbe stato di ingaggiare le persone migliori.” La maggior parte di coloro che fanno parte del cast avevano giocato precedentemente nelle minor league, e due di loro – Royce Clayton (che interpreta Miguel Tejada) e Derrin Ebert (Mike Magnante) – sono ex giocatori della Major League Baseball; la carriera di Clayton ha raggiunto l’apice con un anello del campionato World Series per il suo ruolo come interbase con i Boston Red Sox.

Nel cast ci sono anche:
Chris Pratt /Scott Hatteberg, Prima Base, n. 10. Pratt, meglio noto per il suo ruolo da coprotagonista insieme con Andy Dwyer nella commedia di grande successo della NBC “Parks and Recreation,” interpreta il ricevitore infortunato che diventa l’acquisto apparentemente più folle di Billy Beane – e la più marcata conferma delle sue teorie. Beane non solo sorprende Scott Hatteberg con l’offerta di giocare con gli A, ma anche lo spiazza con una richiesta bizzarra: giocare come prima base – una posizione in cui lui non ha mai giocato. Pratt è arrivato a far parte della produzione come unico giocatore della squadra senza nessuna vera esperienza di baseball e quindi si è allenato intensivamente, proprio come ha dovuto fare Hatteberg. “Billy e Peter vedono il potenziale che nessun altro vede,” afferma Michael De Luca. “Chris è un attore meravigliosamente umanistico, sia drammatico che umoristico – ti fa tifare per lui e per la teoria dell’ arte di vincere.”
• Stephen Bishop/David Justice, Esterno sinistro, n. 23. Bishop è un attore sia di cinema che di televisione (“Friday Night Lights”) ed un ex giocatore della minor league nel vivaio degli Atlanta Braves. Quando giocava nella minor ha stretto amicizia con l’uomo che interpreta nel film: l’ex All-Star David Justice. “Justice,” racconta Bishop, “mi ha detto che non poteva pensare a nessun altro a parte me per il suo ruolo. Ciò mi ha dato molta sicurezza e spero di avergli reso giustizia.”
• Casey Bond/Chad Bradford, Lanciatore, n. 53. Bond, un ex lanciatore e battitore al college, interpreta il sostituto lanciatore che lancia dal basso con uno stile incredibile. Bond, che giocava nelle minor league come centrocampista per i San Francisco Giants, ha abbandonato il gioco per diventare attore, avendo ottenuto uno spot pubblicitario nazionale a Nashville, e si è poi trasferito a Los Angeles. Vista la sua somiglianza con Chad Bradford e la sua abilità nel lanciare dal basso con lo stile unico di Bradford, ha ottenuto la parte.
• Royce Clayton/Miguel Tejada, Interbase, n. 4. Clayton è un ex interbase per i St. Louis Cardinals e All-Star nel 1997 che si è guadagnato nel 2007 un anello della World Series per il campione Boston Red Sox. Interpreta il ruolo dell’interbase Miguel Tejada , sei volte All-Star, che è stato il MVP (N.d.T. :Most Valuable Player, cioè Miglior Giocatore) degli Oakland A nella loro storica stagione del 2002, e contro cui Clayton ha giocato molte volte nelle major leagues.
• Nick Porrazzo/Jeremy Giambi, Prima Base, n. 16. Porrazzo, che gioca come interbase con i California Winter League, interpreta il prima base Jeremy Giambi, il fratello minore del molto più noto Jason Giambi, cinque volte All-Star.
• Derrin Ebert/Mike Magnante, Lanciatore, n. 52. Ebert ha giocato nelle minors per dodici anni ed è stato chiamato nelle majors dagli Atlanta Braves nella loro stagione 1999. Alla sua prima esperienza come attore, interpreta Magnante, il sostituto lanciatore mancino che nel 2002 ha giocato la sua stagione finale di Major League Baseball per gli Oakland A prima di essere sostituito da Ricardo Rincon.
• Marvin Horn/Terrence Long, Esterno centro, n. 12. Horn, un ex giocatore nella minor league ingaggiato dai Chicago White Sox nel 1994, interpreta Terrence Long, un battitore degli A nelle stagioni 2000-2003, che ha giocato la sua ultima partita nelle majors per gli Yankees nel 2006.
• Art Ortiz/Eric Chavez, Terza Base, n. 3. Ortiz, un attore emergente che ha giocato a baseball al college e che ha trascorso un po’ di tempo nelle minors, interpreta il terza base, che è stato sei volte un American League ed ha ricevuto il premio Rawlings Gold Glove.
• Brent Dohling/Mark Ellis, Seconda Base n. 14. Dohling, un ex giocatore al college ed ora allenatore di baseball ad Irvine, California, interpreta il seconda base che fece il suo debutto nella major league con gli A nel 2002.
• Miguel Mendoza/Ricardo Rincon, Lanciatore, n. 73. Mendoza, un ex giocatore del college Chico State, interpreta Rincon, che si è unito agli A come scambio a sorpresa e ha trascorso tre anni (2002-2005) della sua decennale carriera con la squadra come sostituto lanciatore.

I produttori hanno inserito nel cast anche diversi osservatori di baseball professionisti che vanno ad aggiungersi agli attori e che insieme costituiscono il dipartimento di scouting degli A, compresi l’ex giocatore e manager Ken Medlock (che interpreta il direttore dello scouting Grady Fuson), il leggendario scout Phil Pote, lo scout dei Los Angeles Dodgers Artie Harris e gli allenatori e manager George Vranau e Barry Moss. Gli attori Glenn Morshower, Jack McGee, Nick Searcy, Vyto Ruginis, Bob Bishop e Chris Lee impersonano gli altri osservatori.
Beane ha apprezzato che i produttori siano andati alla ricerca di autenticità. “Hanno fatto di tutto per ingaggiare attori che avessero una reale esperienza di gioco e che fisicamente sembrassero degli atleti,” afferma. “Penso che Chris Pratt che interpreta Scott Hatteberg sia fantastico. Mi ha commosso vedere come abbia gli stessi modi di fare, come addirittura cammini con le gambe un po’ arcuate come Scott, e come abbia saputo ricreare perfettamente tutto il suo comportamento. Ogni volta che faceva qualcosa, dicevo ‘Bene, ecco quello che Scott faceva.’ E’ molto difficile fare ciò in modo convincente, ma come persona dell’ambiente sono rimasto molto colpito.”


Allenamento primaverile
L’epilogo dell’azione di baseball de L'arte di vincere avviene nel Game 20, quando gli A stabiliscono il record dell’ American League vincendo 20 partite di seguito, in un esaltante ritorno dell’ultimo minuto che è entrato a far parte della leggenda del baseball. “Ripensandoci, è incredibilmente surreale che si potesse andare in campo per 20 partite di seguito senza essere di cattivo umore,” riflette Billy Beane. “Anche adesso è difficile credere che questo club abbia potuto realizzarlo. E sicuramente posso dire che come General Manager non credo di poter vedere ancora una cosa del genere.”
Per riuscire a far corrispondere ogni lancio e colpo a quelli della famosa partita, il coordinatore del baseball Michael Fisher ha sottoposto gli attori a rigorose sessioni di addestramento, allenamenti e prove sui campi dei college nell’area di Los Angeles. Lo scopo era di coniugare l’accuratezza dei dettagli riguardo al passato con la sensazione di essere nel presente. “In genere quando faccio un film sullo sport,” spiega Fisher, “invento tutta l’azione. In questo caso invece abbiamo seguito il Game 20 proprio come è stato realmente giocato.”

Continua: “Con la popolarità di ESPN e Fox Sports, il pubblico ora si aspetta che in un film sullo sport tutto sia autentico. Quindi siamo dovuti diventare una macchina ben oliata, e avere dei veri giocatori ci ha senz’altro aiutato.” Come ulteriore aiuto, Fisher ha ingaggiato l’ex allenatore della squadra di baseball dell’USC (N.d.T.: Università del Sud California) Chad Kreuter e l’allenatore della squadra di baseball dell’UC Irvine (N.d.T.: Università della California, Irvine) Mike Gillespie per perfezionare ulteriormente le capacità e la coreografia degli attori. (Interpretano anche dei piccolo ruoli nel film: Kreuter come allenatore dei lanciatori Rick Peterson, e Gillespie come allenatore di bench Ken Macha.)

Nel corso degli allenamenti, una particolare attenzione è stata rivolta all’unico attore senza esperienza di gioco: Chris Pratt, che riveste il ruolo fondamentale di Scott Hatteberg, e che si è sottoposto ad un allenamento personalizzato. Ha dovuto perdere circa 13 chili; ha dovuto imparare a manovrare una mazza da baseball da mancino, come faceva Hatteberg; ed ha dovuto imparare a giocare da prima base, proprio come fa il suo personaggio nel film. Ma si è dedicato a questo compito senza esitazioni. “L’evoluzione di Pratt come giocatore di baseball è stata veramente impressionante,” racconta Fisher. “Ha veramente compiuto grandi sforzi. Ha colpito un milione di volte fino ad avere le vesciche sulle dita. Ma ne è derivata una interpretazione fantastica nel film.”
Dice Pratt: “Non giocavo a baseball probabilmente da quando ero studente di primo anno al liceo, ma questa esperienza ha davvero riacceso la mia passione per questo sport.”

Mentre gli attori cominciavano gli allenamenti, il ricercatore di filmati di repertorio Jodi Tripi ha cominciato a scovare un flusso costante di materiale d’archivio da una grande varietà di fonti per mantenere l’ispirazione di Bennett Miller. Tripi ha collaborato con Nick Trotta della Major League Baseball per assicurarsi i diritti e la possibilità di accesso ai filmati della lega per gli intricati montaggi delle scene di baseball nel corso del film, con particolare attenzione al periodo vincente del Game 20 degli A. Inoltre Tripi è riuscito a rintracciare filmati amatoriali ripresi da spettatori sulle tribune, compresi reportage su Kevin Youkilis, il “Dio Greco di Walks”, fin dai giorni nella minor league nel 2001.
“Abbiamo potuto attingere ad un archivio di trasmissioni – non solo per aiutarci a definire la coreografia sul campo, ma anche per incorporare i filmati nell’ambito delle scene,” spiega Miller.
“Volevamo essere più fedeli possibile a quanto è avvenuto. Poiché ciò che è realmente accaduto è talmente incredibile che diventava importante comunicare che si tratta di una storia vera e quindi abbiamo incorporato filmati di repertorio nelle scene girate da noi. “


Nella sede del club: La progettazione del film
La storia dei film sul baseball è lunga e stratificata quanto la storia dello sport stesso, ma Bennett Miller voleva che L’arte di vincere avesse uno stile visivo che corrispondesse al suo soggetto e ai suoi temi audaci e contemporanei. Si voleva che l’aspetto del film riflettesse non solo la vivida emozione delle partite ma anche il territorio più oscuro della ricerca di nuove strade per il successo – territorio pieno di sfumature più cupe di ansia, conflitto, ossessione, rimpianto ed aspirazione che si sovrappongono all’aspetto più sfavillante dello sport.

A questo scopo, Miller ha collaborato con una squadra che comprende il direttore della fotografia Wally Pfister, ASC, molto noto per i suoi sei film con il regista Christopher Nolan e vincitore di un premio Oscar per il suo lavoro nel film Inception; e con lo scenografo nominato all’Oscar Jess Gonchor e la costumista Kasia Walicka Maimone – entrambi i quali hanno lavorato con Miller in Capote.
Per la fotografia, Miller si è orientato verso un generoso, onesto naturalismo. “Bennett ha uno stile deliberato e preciso che non racconta una storia ma la osserva” nota Michael De Luca. “Bennett tratta il dilemma di Billy e Peter in modo forense – mettere insieme i pezzi della squadra per ottenere una stagione vincente – proprio come Capote consisteva in uno studio forense di un mistero e nella messa insieme dei vari indizi per ottenere una soluzione.”

Wally Pfister ha cercato i propri indizi stilistici nel lavoro di Gordon Willis negli anni ’70 – il grande direttore della fotografia il cui straordinario curriculum comprende film come Il Padrino, Il Padrino parte II, Perché un assassinio e Tutti gli uomini del presidente. Il linguaggio visivo sfumato, approssimato, a più livelli di Willis, linguaggio visivo che sembrava esprimere sottilmente la torbida, moderna ricerca di significato nella sua struttura, divenne una ispirazione costante per la produzione.
“Gordon Willis è in assoluto il mio eroe cinematografico, il mio Direttore della Fotografia preferito, quindi è buffo che molti dei film cui Bennett ha fatto riferimento fossero stati girati da lui,” nota Pfister.
Pfister e Miller hanno studiato anche altri film di quel periodo, in particolare Qualcuno volo' sul nido del cuculo di Milos Forman, girato da Haskell Wexler. “Quei crudi film degli anni ’70 non solo avevano l’aspetto cui fotograficamente eravamo interessati, ma anche il design ed il ritmo,” dice Pfister.

“Wally si è formato sui documentari,” spiega Miller.“Ha cominciato girando riprese giornalistiche – quello era il mondo di suo padre. E’ bravissimo nel lavorare con ambientazioni e luce naturali; filosoficamente, a lui piace entrare in una situazione e farne parte, piuttosto che reinventarla. Ha dato al film una flessibilità che ci ha permesso di lavorare con un approccio realistico quando è stato necessario.”
In accordo con l’illuminazione ombreggiata e ricca di contrasti di quel periodo, Pfister ha illuminato con una dura luce fluorescente molte delle location chiave del film --– gli spogliatoi degli A, gli uffici ed il garage dove Billy e Peter hanno la loro prima vera conversazione. “Questo sembrava funzionare non solo per la fotografia, ma anche per la storia,” dice Pfister.

Pfister ha anche apportato una sensibilità distintiva e sottilmente espressionistica all’azione del baseball. “Se osservate uno di questi stadi durante una partita notturna, in genere tutte le luci nello stadio sono accese per creare una illuminazione molto uniforme per le telecamere televisive, i fan ed il pubblico a casa. Io volevo che ci fosse un po’ più di atmosfera, così ho spento metà delle luci nello stadio,” spiega il direttore della fotografia. “In tal modo si è creato un margine di luce. L’ho fatto in modo molto giudizioso ed ho cercato di trovare una formula per poterlo far apparire un po’ più scuro, ma sempre nell’ambito di come potrebbe apparire realmente uno stadio di notte. Mi piace usare l’oscurità come strumento per ottenere drammatizzazione ed atmosfera. “
All’inizio si è deciso di girare su pellicola da 35mm. “Ho creduto veramente che questo film dovesse essere girato su pellicola anzichè su video, perchè la pellicola possiede l’anima e la profondità per raccontare questa storia come Bennett voleva raccontarla,” riassume Pfister.

Per lo scenografo Jess Gonchor, che recentemente si è guadagnato una nomination all’Oscar progettando un Arkansas del 19° secolo per il film dei fratelli Cohen Il grinta, il compito creativo era simile: trovare le linee di convergenza tra autenticità e finzione. “Questa è una storia vera, è realmente accaduta, è un pezzo di storia,” osserva Gonchor, “e quindi era fondamentale per la scenografia mantenere l’integrità di ciò che erano gli A e quali erano i loro compensi e le condizioni delle loro strutture. Ma c’era anche la possibilità di dargli uno stile, una visione drammatica.”
Il regista concorda. “E’ difficile apprezzare la qualità artistica del compito di Jess,” afferma Miller. “Questo non è un film fantastico, nel quale Jess avrebbe potuto inventare in modo incondizionato. Al contrario, ha dovuto creare una scenografia con caratteristiche particolari – tale da rispettare la veridicità della storia e da dare credibilità al mondo in cui è inserita, ma al contempo tale da comunicare il tono e l’atmosfera della storia. E’ un lavoro ingrato, ma critico – o hai fiducia nel film o non ce l’hai”.

Per ottenere l’autenticità richiesta, Gonchor è andato alle fonti. “Avere la collaborazione della Major League Baseball e degli A è stato fondamentale,” racconta Gonchor, rilevando la grande quantità di filmati d’archivio e fotografie che gli avevano messo a disposizione. “Abbiamo anche potuto passare molto tempo al Coliseum, sul campo, all’interno degli spogliatoi, nella sala pesi, nell’ufficio di Art. Sono stati molto disponibili con noi.” Impegnato a realizzare la rappresentazione più realistica di questo sport che mai spettatori abbiano visto in un film, MLB ha lavorato a stretto contatto con Gonchor ed il dipartimento artistico per assicurare l’autenticità di ogni aspetto, dalle accurate descrizioni delle sedi del club e degli uffici del campo fino all’uso del guantone corretto.

L’elemento chiave della scenografia è stata la sede del club degli A, il cui interno è stato ricostruito su soundstage da Gonchor e il suo dipartimento artistico in quanto la sede era stata sottoposta a troppe modifiche nel corso degli anni. Il loro lavoro ha messo in risalto la qualità claustrofobica “da sottomarino” della struttura. “Dallo spazio aperto del campo di gioco si va dentro questo mondo di cemento sotterraneo e consumato,” descrive Gonchor. “Abbiamo ripreso questa atmosfera in tutto il set.”
Beane è rimasto sbalordito da come sono state ricreate le sue vecchie stanze. “Era incredibile. Hanno inserito nello sfondo tanti piccoli dettagli, come la foto di Joe Strummer dei Clash che si vede nel mio ufficio. Pensi che sono venuti a trovarmi per 15 minuti, ma non ti rendi conto che stanno scrivendo ogni singola piccola informazione. Noi non siamo un gruppo molto formale, in qualche modo “navighiamo a vista” e loro hanno fatto un lavoro incredibile nel catturare l’ambiente che esisteva qui e che ancora esiste.”

Gonchor e l’arredatrice Nancy Haigh hanno affrontato in modo molto originale la sistemazione dello spogliatoio della sede del circolo, che è il sancta santorum dei giocatori. Invece di creare un set statico, hanno permesso alla stanza di evolvere, diventando sempre più vissuta nel corso delle 6 settimane di lavoro sul soundstage. Hanno incoraggiato i membri del cast ad usarla ed abusarla come farebbero dei veri giocatori, sudando nella sala pesi, passandoci del tempo tra amici al di fuori delle ore di lavoro, perfino spostando le cose a loro piacimento. “L’idea era che dopo svariati giorni o settimane, sarebbe sembrato un posto vero,” spiega Gonchor.
L’interno di ciascun ufficio era imbevuto delle diverse personalità. “Tutti i set attingono a come i personaggi erano come persone,” commenta Gonchor. “Billy è sempre in movimento camminando su e giù, e quindi il suo ufficio è trasandato ed in disordine. Peter è un patito del computer, quindi tutto è preciso ed ordinato. E Art Howe è come un generale, il capitano della nave, così il suo ufficio è più irreprensibile ed ordinato.”

Nelle profondità della sede del club c’è uno dei set favoriti di Gonchor: la “Scouting Room” – un blocco di cemento sotterraneo nudo e simile ad una prigione adornato da lavagne con i nomi di tutti i giocatori disponibili – che funge da “Stanza di Guerra” per Beane e Brand. “Ha una specie di feeling da vecchia industria,” nota Gonchor. “E’ quasi come una stanza per interrogatori. Credo che faccia comprendere che questa squadra aveva dei compensi molto ridotti e che dovevano darsi da fare per far succedere qualcosa di nuovo. Quindi in questo vecchio bunker arriva questo ragazzo che sa usare il computer e la soluzione diventa mescolare quegli stili.”

Un simile mix di stili è posto in risalto dal lavoro di Kasia Walicka Maimone, che in precedenza aveva disegnato i costumi per Capote così come per molti degli spot pubblicitari di Miller e per video musicali. Per le uniformi degli A, ha reclutato il veterano dei costumisti sportivi Edward T. Hanley, che ha lavorato a stretto contatto con Robin Jaffe della Major League Baseball per essere sicuro che ogni attore indossasse la sua divisa autentica esattamente come faceva il giocatore che interpretava. Hanley, che era stato in precedenza nel business delle divise sportive ed i cui titoli comprendono Un lavoro da grande, Ogni maledetta domenica, Rudy, e Jerry Maguire, ha supervisionato tutte le divise del film, da quelle delle più oscure squadre della minor league a quelle dei New York Yankees e dei Kansas City Royals.
“Ed ha degli ottimi rapporti con la Major League Baseball,” nota Maimone. “Conosce in modo approfondito tutte le regole della Major League Baseball, che si riflettono del tutto nel film.”

Per i personaggi principali del film, Maimone ha avuto un insieme più ampio di possibilità.
Quando si è trattato di Billy Beane, lei voleva creare “un look iconico di un eroe che rompe le regole dell’establishment.” Maimone racconta che è stata ispirata non solo dal vero Billy Beane, ma anche dalla voluminosa ricerca sugli stili creati da figure di spicco nell’arco di tutto il 20° secolo, da general manager leggendari del baseball ad innovatori nel campo scientifico come Albert Einstein. “Esiste un tipico look di persone che fungono da icone nella società, e noi avevamo bisogno di immergere in questo i nostri personaggi, ” afferma. “Avevamo una grande quantità di informazioni disponibili sul vero Billy Beane ma non credo che nessuno fosse interessato ad un ritratto esatto. La realtà ci ha fornito un punto di partenza.”

La sua immagine di Beane era quella di un rozzo provocatore culturale. Maimone spiega, “Sentivo che Billy avesse dovuto vivere nell’ambito sportivo come un personaggio molto virile, assolutamente non studiato per quel che riguarda la moda. Lo scopo era quello di creare un look per un uomo che comincia a rivestire il potere di un mito iconico, quasi senza sforzo.”
Nel contrapporre Beane alla sua controparte Peter Brand, Maimone ha perfezionato un look conservativo che derivava dai suoi precedenti nella Ivy League. Spiega Maimone, “Per Peter, abbiamo ricercato abiti indossati da studenti di Yale e delle altre università della Ivy League. Al contrario di Billy, che viene influenzato dal mondo del baseball, il look di Peter è molto preppy, molto Brooks Brothers.”

Maimone continua: “Di fondo Peter è protetto dal suo abbigliamento. Ecco perché è sempre composto e tutto d’un pezzo. Ma sento che a volte vorrebbe essere Billy Beane, essere sicuro di sè, disinvolto, spontaneo, informale – e qualche volta quasi pericoloso. La potenza sta nelle loro differenze, e nella combinazione di queste.”
Miller afferma, “La sfida di Kasia in questo film è stata in molti modi simile a quella di Jess Gonchor per la scenografia. Da una gamma limitata di possibilità offerte dalle persone reali in questa storia, lei ha dovuto creare costumi che fossero credibili ma anche trovare un design che risultasse in qualcosa di più grande della semplice somma delle sue parti – usare gli elementi per comunicare qualcosa che è aldilà dell’immaginazione, ma che crea un’atmosfera.”


Sul campo
L’arte di vincere è stato filmato in cinque diversi campi da baseball, compreso il Dodger Stadium e Fenway Park, il Blair Field alla California State University Long Beach e Stengel Field al Glendale Community College. Ma il massimo è stato filmare all’ Oakland-Alameda County Coliseum, campo di casa sia per gli Oakland A sia per la squadra di calcio degli Oakland Raiders. Questo stadio da 60.000 posti è stato utilizzato per la maggior parte delle scene delle partite degli A nella stagione 2002, compresa la loro storica Game 20.

Il direttore della fotografia Wally Pfister racconta, “L’Oakland Coliseum è in realtà un personaggio del film, questa vecchia anima, o vecchia nave da Guerra, che ha ospitato così tante partite, e che rappresenta un elemento centrale della nostra storia. Si prova rispetto quando si cammina su questo campo, ricalcando i passi di Reggie Jackson e Catfish Hunter. Si sente di essere su un suolo sacro.”

Per i veterani degli A è stato emozionante tornare indietro nel tempo. Racconta Billy Beane: “Vedendo il film, ho potuto rivivere di nuovo quei momenti e le folle nel Coliseum. Ho sempre pensato che qui, fin dagli anni 70, avessimo una folla incredibilmente creativa con il loro abbigliamento e con gli striscioni che esponevano, quindi è stato grandioso vedere ricreate quelle situazioni come hanno fatto nel film.”
David Rinetti, che era lì nella stagione 2002 ricorda: “E’ stato incredibile vedere questi ragazzi camminare sul campo. Hanno fatto un eccellente lavoro di casting perché quando gli attori si muovevano in giro pensavo, ecco David Justice, ecco Scott Hatteberg, ecco Barry Zito. Sembravano esattamente come i veri ragazzi che si muovevano.”

Anche l’autore Michael Lewis si è commosso visitando il set al Coliseum. “Ora è tutto un po’ diverso, così è stato un po’ strano vedere tutto riportato indietro con i giocatori del 2002,” confessa. “La prima volta che sono andato sul set stavano girando l’homerun di Scott Hatteberg. E’ stato di gran lunga il momento più incredibile ed emozionante che ho provato lavorando al libro ed è stato quasi sconcertante vedere ricreata quella scena. E’ stato fantastico avere la possibilità di rivivere quella che è stata una emozionante esperienza giornalistica.”
Perfino la musica era la stessa, in quanto Joe Satriani, un virtuoso della chitarra elettrica e residente nella Bay Area, è venuto a suonare la stessa versione dell’inno nazionale che suonò per la partita d’apertura degli Oakland A nel 2002 – usando lo stesso prototipo cromato della chitarra Ibanez che utilizzò nel 2002.

In risposta ad una chiamata per comparse locali, più di 1000 residenti della Bay Area si sono presentati ogni giorno per impersonare i tifosi dell’ Athletics e per fornire lo sfondo di una folla di grande energia, e per interpretare le mogli dei giocatori, i giornalisti e i venditori dello stadio. Il cast e la troupe sono stati coadiuvati in questa occasione, così come in molte altre riprese nel corso della produzione, da persone della MLB che hanno agito da consulenti sul set, esaminando i più piccoli dettagli alla ricerca di possibili inaccuratezze storiche. Ne è derivato un impatto galvanizzante per tutte le persone coinvolte, che sono state trascinate nel cuore della storia. Chris Pratt riassume così: “E’ stata quasi una esperienza spirituale inoltrarsi nel campo in divisa completa con quell’erba così perfettamente curata e con questo stadio classico, e si percepisce tutto il lavoro che è stato fatto, dalle persone più importanti fino ai ragazzi che hanno pulito il posto. E’ stata una sensazione incredibile.”

Per Billy Beane, quella sensazione rimane una parte integrante della sua esperienza quotidiana, in quanto egli continua ad essere il General Manager ed il socio di minoranza dell’Oakland Athletics, pur tra controversie e dibattiti. In ogni modo, afferma il regista Bennett Miller, L’arte di vincere è un film per qualunque tipo di tifosi. “E’ un film che rispetta ed apprezza la realtà del gioco. Il film ne onora la scienza ed il mistero che non sarà mai spezzato,” dice. “Non ci sarà mai una formula che potrà rendere questo gioco completamente comprensibile. Ci sarà sempre in questo gioco una componente umana, inesplicabile e misteriosa.”

Michael Lewis concorda: “La ragione per la quale c’è così tanta emozione connessa a questo gioco sta nel fatto che esso è associato in realtà ai legami più fondamentali che si hanno da bambini.
Questo gioco ha una forte presa sulla cultura, specialmente quando ci sono state delle opportunità per i più deboli.”
Le sorti degli A nell’ultima decade hanno subito alti e bassi, e le tensioni tra il passato ed il presente continuano – nondimeno, non c’è dubbio che ogni giorno l’influenza di ciò che accadde nel 2002 viene sentita nei campi da baseball in tutta l’America diffondendo una rivoluzione da “arte di vincere” che porta persone di tutte le età a chiedersi: “Qual è il mio valore?”

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