Baciato dalla fortuna di Paolo Costella

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locandina Baciato dalla fortuna
 
Regista: Paolo Costella
Titolo originale: Baciato dalla fortuna
Durata:
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 30 Settembre 2011 (cinema)

Attori: Vincenzo Salemme, Alessandro Gassman, Asia Argento, Nicole Grimaudo, Elena Santarelli, Dario Bandiera
Soggetto: Vincenzo Salemme
Sceneggiatura: Vincenzo Salemme, Massimiliano Bruno, Gianluca Bomprezzi, Paolo Costella, Edoardo Bechis, Antonio Guerriero

Trama, Giudizi ed Opinioni per Baciato dalla fortuna (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Enrico Lucidi
Montaggio:
Musiche: Pasquale Catalano
Scenografia: Luca Gobbi
Costumi: Nicoletta Ercole

Produzione: Arella Film
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di Baciato dalla fortuna
Passabile.

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Colonna sonora / Soundtrack di Baciato dalla fortuna
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Baciato dalla fortuna


Note dalla produzione:
Note di produzione
Paolo Costella

"Come si è sviluppata l'idea di questo film?"
"Il progetto è nato dalla bella intesa che si era creata tra me e Vincenzo Salemme in occasione delle riprese di “A Natale mi sposo”, una commedia di un paio di anni fa di cui io ero stato il regista e lui l'interprete con Massimo Boldi. Vincenzo a un certo punto mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere dirigerlo anche in un altro film di cui aveva scritto con Massimiliano Bruno una prima versione (ispirata ad un suo atto unico dal titolo “Fiore di ictus”) in modo che lui potesse concentrarsi meglio sulla recitazione, evitando di fare anche il regista come era accaduto spesso negli ultimi tempi.
Ho accettato subito volentieri e ho scritto una nuova sceneggiatura con Gianluca Bompressi e con la collaborazione di Antonio Guerriero ed Edoardo Bechis: mi è sembrato interessante e stimolante - usando il denaro come chiave di racconto - poter descrivere l’Italia di oggi, un Paese allo sbando e in crisi che confida tutto nella sorte e nel Superenalotto. Ho concentrato allora il tutto in una vicenda ambientata ai nostri giorni a Parma che ha come protagonista Gaetano (Salemme), un vigile urbano napoletano che conduce un'esistenza travagliata vessato dalla sensuale ed esigentissima nuova compagna Betty (Asia Argento) che gli fa spendere soldi a vanvera costringendolo ad un assurdo tenore di vita.
Ma è anche perseguitato sia dalla ex moglie Marisa (Paola Minaccioni) che pretende da lui gli alimenti pur non avendone nessun bisogno, sia dal suo capo, il comandante Grandoni (Alessandro Gassman) che è fin troppo sensibile al fascino di Betty e lo tratta con perfida sufficienza così come fanno i suoi colleghi Nicola (Dario Bandiera) e Osvaldo (Giuseppe Giacobazzi) che tramano alle sue spalle rivelandosi amici poco affidabili. Come se non bastasse poi il funzionario della banca presso cui Gaetano ha maturato 90.000 euro di debiti (Maurizio Casagrande) lo assilla perché li restituisca al più presto…”.

"Come si evolve la vicenda?"
"Gaetano è un immaturo, gioca ostinatamente da una vita un euro al Superenalotto nella ricevitoria del suo amico Antonio (Baz/Marco Bazzoni) sugli stessi improbabili numeri su cui puntava suo nonno (10, 20, 30, 40, 50 e 60). Un giorno una sua amica infermiera, Grazia (Nicole Grimaudo), da sempre segretamente innamorata di lui, lo convince (pagandolo lei.) a diventare il primo cliente del suo studio di psicanalista e sembra convincerlo a non affidare il proprio destino solo alla fortuna e ad avere invece fiducia nei propri mezzi.
Gaetano esita, arriva in ritardo alla ricevitoria trovandola chiusa e il biglietto vincente - con i numeri che tutti sanno essere quelli su cui lui punta sempre e comunque - esce proprio in quell’unico giorno in cui lui non ha giocato. Stordito dagli eventi sviene per lo shock, si risveglia con tutta la città intorno per festeggiare la sua vincita di 120 milioni e si autoconvince di aver vinto davvero: le banche gli fanno credito, gli amici lo adorano, Grandoni tenta di accattivarselo, le sue donne se lo contendono ma a un certo punto tutti dovranno ricredersi…. “.

“Come mai la vicenda è ambientata proprio a Parma?”
“Lo abbiamo deciso per mettere il personaggio di Salemme a disagio come un pesce fuor d’acqua: era necessaria una provincia del Nord moderna e ricca, pensavamo fosse l’ambiente ideale perché in contesti simili quasi sempre le persone si valutano attraverso il denaro e lo stato sociale si misura attraverso il conto in banca..

“L’aspirazione è quella di divertire ma anche di fotografare realisticamente l’Italia attuale?”
“Raramente la miseria genera e bellezza e poesia, nella realtà genera cattiveria e invidia: in un momento in cui la crisi è dappertutto vedere questa ricchezza virtuale, una vincita che sembra che ci sia e poi non c’è più, ricorda la condizione di ognuno di noi che insegue una ricchezza velleitaria, credo tipica del particolare momento storico momento che viviamo oggi, alle prese con un tipo di spese che poi ci si accorge di non poter sostenere.
Se è vero che quando si attraversa un momento di crisi si ha voglia di ridere il tentativo di farlo su questo argomento in modo non banale potrebbe rivelarsi quello giusto: si ride ma poi si riflette anche, un po’ come si faceva nei film della grande commedia italiana del passato. Io però sono cresciuto negli anni’80 con la commedia americana e credo di non subire troppo questo timore reverenziale che molti registi hanno nei confronti di un genere che ammirano anche se poi fanno solo commedie buoniste, nelle commedie degli scorsi decenni invece c’era uno sguardo sulla realtà mai troppo accondiscendente e comunque piuttosto “cattivo”.

“Quali differenze e quali analogie crede che esistano tra questo e i suoi film precedenti?”
“Grazie all’incontro col mondo di Salemme spero che venga fuori una comicità cattiva e scorretta in una commedia originale e divertente mentre finora avevo diretto dei film molto diversi tra loro, da “Tutti gli uomini del deficiente” con la Gialappa’s band a quelli con Massimo Boldi, tutti squisitamente comici anche se in modo differente, senza grandi coinvolgimenti emotivi dei personaggi”.

“Qual è stato per lei il principale motivo di interesse verso una vicenda simile?”
“Mi incuriosiva raccontare come un uomo che all’inizio viene considerato da tutti con elusiva sbrigatività quando vince alla lotteria - o meglio quanto tutti credono che lui abbia vinto -comincia invece ad essere trattato in modo amorevole, mellifluo e servizievole, fino a quando tutto non si ribalta di nuovo quando si scopre che la vincita non era vera.
Il clima è quello di un elemento farsesco di fondo e dell’equivoco, a maggior ragione perché è lo stesso protagonista che a un certo punto si persuade senza motivo di aver vinto davvero perché gli altri lo credono e perché lui stesso vuole crederci, ma c’è anche un’umanità misera e cattiva intorno a lui. La spinta fondamentale verso questo progetto però è arrivata dalla grande ammirazione che ho ed ho sempre avuto verso Vincenzo Salemme come attore e come autore, è stato un privilegio per me avere l’opportunità di entrare nel suo mondo per collaborare con lui”.

“Quali sono secondo lei le sue caratteristiche vincenti?”
“Innanzitutto il suo speciale tipo di umorismo che rifugge da qualsiasi banalità e poi la sua capacità innata di dar vita ad una commedia non buonista, la sua è una comicità “cattiva” che a me piace molto, così come succede anche al pubblico: oggi in Italia sono in pochi a praticarla, penso ad esempio a Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo quando è alle prese con i bambini, ma penso anche ogni tanto a Christian De Sica.
Salemme possiede poi la capacità innata di affondare le proprie radici nella tradizione (farsa=equivoco) riuscendo a dialogare comunque molto bene col mondo moderno grazie agli argomenti affrontati e all’affiatamento con i partner in scena. Ci sono in circolazione molti bravi interpreti in grado di recitare solo la farsa e gli equivoci come si faceva 50 anni fa, ma Vincenzo non è soltanto un comico, è un attore comico in grado di interpretare qualsiasi ruolo.
In “Baciato dalla fortuna” ha avuto a disposizione una serie di dinamiche per cui poteva muoversi con disinvoltura ed ha incarnato molto volentieri un personaggio con diverse sfaccettature con un’energia e un talento tali che tu dovevi solo stargli vicino ed aiutarlo ad andare nella direzione giusta”.

“Come e perché ha scelto gli altri interpreti?”
“Gli attori sono stati selezionati in base alla loro funzionalità nei diversi ruoli, per fortuna sono stati subito tutti consapevoli che si trattava di una commedia di qualità e si sono armonizzati facilmente tra loro: magari uno ha accettato di recitarvi perché gli piaceva il copione, l’altro perché c’era un collega che stimava, un altro ancora per la curiosità di addentrarsi in un nuovo territorio. Sia per una sua generosità di fondo sia per capacità innate Salemme è un attore che mette sempre tutti a loro agio sul set per poi tirare fuori il meglio da loro e da sé stesso.
Alessandro Gassman è stato al gioco volentieri, lui e Vincenzo avevano voglia da tempo di lavorare insieme e hanno trovato entrambi, credo, l’occasione giusta. Alessandro porta con sé la leggerezza di un grande attore che ormai non deve dimostrare niente a nessuno, può contare su dei tempi comici perfetti e ha avuto un approccio verso questo impegno simile a quello di un musicista colto che si diverte alle prese con uno scherzo musicale leggero: ricordo una bella scena all’aperto a Parma tra lui e Salemme che ha divertito fino alle lacrime una piazza stracolma.
Mi piace poi sottolineare la presenza di Asia Argento che torna dopo 13 anni a recitare in una commedia italiana: ha una personalità, un’identità e un carattere così forti da farla uscire dai canoni di tipica attrice italiana di commedia e meno male per il nostro cinema se c’è in circolazione gente di questo livello internazionale. Ci divertiva molto poi portare in scena accanto a Salemme una donna per lui improbabile che potesse metterlo, in quanto comico, nelle situazioni più difficili.
Nicole Grimaudo è stata molto brava interpretando il personaggio di Grazia a trovare le corde giuste per entrare in sintonia con lui: non aveva mai girato una commedia e dato che non è una comica ha portato un’anima, un’umanità e un sentimento che si sono rivelati molto importanti nella storia. Non era un compito facile per lei trovarsi a dialogare con un attore comico consumato come Vincenzo ma il fatto che la sua Grazia diventi così “appicicaticcia” e pedante nei confronti del protagonista ci ha consentito una chiave diversa di imbarazzo e di impaccio che ha reso Nicole particolarmente vera e ha dato a Vincenzo l’occasione comica di volersi sempre scrollare di dosso la sua pedanteria.
Ma vorrei ricordare anche certi esilaranti duetti di Salemme sia con il suo partner “storico” Maurizio Casagrande sia con Dario Bandiera, un attore che ti stupisce sempre e porta sempre qualcosa di suo in modo aggressivo e prepotente, con un atteggiamento di chi ti mette in costante difficoltà, il che rende divertente lui e fa diventarlo Vincenzo.
Due vere scoperte saranno poi quelle di Antonio (Baz/Marco Bazzoni), il proprietario della ricevitoria, e di Giuseppe Giacobazzi, uno dei due amici vigili: chi li vede ed apprezza al cabaret o in tv- rispettivamente in “Colorado Cafè” ed in “Zelig” - resterà piacevolmente sorpreso. Ma vorrei ricordare anche Elena Santarelli che è la moglie fedifraga di Bandiera, Valeria Graci (del duo comico Katia e Valeria) che è la donna di Baz, Pippo Santonastaso che è lo zio/domestico di Salemme e Isabelle Andriani che è una giornalista che segue le vicende della vincita. Credo si tratti di un cast indovinato, originale e non scontato su cui non avrei mai potuto contare senza l’apporto decisivo della mia produttrice Rita Rusic”


Vincenzo Salemme
“Come è nato il progetto di questo film?”
“Siamo partiti da un mio atto unico scritto diversi anni fa, “Fiore di ictus”, modificando in parte la storia iniziale di un uomo conteso tra due donne. Volevo provare ad interpretare per il cinema una storia brillante pensata da me ma diretta da qualcun altro, mi piace recitare con qualcuno che mi guarda e così quando ho conosciuto da vicino ed apprezzato Paolo Costella sul set del film con Massimo Boldi “A Natale mi sposo” gli ho chiesto di occuparsi della regia di questa storia ritagliata sulle mie caratteristiche comiche. Avevo già avuto un’esperienza di scrittura “allargata” con Ugo Chiti in “SMS - Sotto mentite spoglie” e “No Problem”, due recenti film di cui ero stato sia interprete che regista, ma di “Baciato dalla fortuna” io sono autore solo in parte”, sia Costella sia gli sceneggiatori sono intervenuti in modo decisivo con la loro creatività autonoma”.

“Che cosa vi siete riproposti con questa nuova storia?
“Si tratta di una commedia molto vera ma mai volgare che non risparmia nessuno, una bella critica - con un sorriso sulle labbra che però fa riflettere - anche sulla vita di provincia e le piccole/grandi cattiverie che la sovrastano: mette a nudo vizi, difetti e qualche virtù di tutti e parla della falsità dell’essere umano, di come quando una persona da povera diventa ricca e vede cambiare atteggiamento nei suoi confronti da parte di tutti quelli che ruotano nella sua esistenza.
Ma c’è anche il tipico caso della comicità che deriva da un disagio, il protagonista è un “passaguai” e fa ridere per questo, conteso com’è da un ex moglie, dalla compagna del momento e da quella che diventerà la successiva: è un po’ la situazione tipica del piccolo uomo borghese travolto da eventi più grandi di lui e ho voluto inserire per questo un napoletano in una provincia del Nord, fuori posto con l’ambiente, in modo che fosse più a disagio con la vita e con le donne, la scelta serviva a renderne credibili lo spiazzamento e lo spaesamento”.

“Siete stati fedeli al testo scritto o c’è stata l’opportunità di improvvisare?”
“La base teatrale da cui proviene la storia è importante, abbiamo prima provato e poi improvvisato molto anche in fase di riprese, lavorando sempre di più sulla precisione, in maniera maniacale. La commedia gira intorno a me che ne sono il protagonista ma è corale ed i vari personaggi che la animano sono tutti interpretati da attori bravissimi che per fortuna inevitabilmente hanno conquistato una propria vita autonoma, alimentando un tipo di comicità molto popolare in grado secondo me di piacere ad ogni tipo di pubblico.
Per quanto riguarda l’ipotesi di inventare qualcosa in scena questo è un po’ il mio mestiere di sempre, se il regista me lo chiede mi diverto di più quando posso immaginare qualcosa di nuovo sul momento ma sono felicissimo anche quando devo attenermi a recitare copioni rigidi come è accaduto ad esempio per “Baaria” di Giuseppe Tornatore, l’importante è che il regista sappia bene quello che vuole e che sia preciso con te nelle sue indicazioni”.

“Come si è trovato con i suoi colleghi di lavoro?”
“Tra me e Paolo Costella si è consolidata una bella intesa, lui con me ride molto con me e non credo che finga.. e questo per un attore comico è molto importante. Per quanto riguarda Alessandro Gassman ci vogliamo bene e ci seguiamo ed.. inseguiamo da tempo, siamo molto legati e penso che lavoreremo presto insieme in nuovi progetti. Ma devo dire che mi sono trovato benissimo con chiunque, valga pe per tutti Paola Minaccioni che interpreta la mia ex moglie: la stimo tantissimo, è una delle attrici più divertenti in circolazione..”.


Asia Argento
“Come è stata coinvolta in questo progetto?”
“Non recitavo da diverso tempo né in Italia né in una commedia ,l’ultima volta era successo 13 anni fa per “Viola bacia tutti” di Giovanni Veronesi, di cui in questa occasione ho ritrovato la produttrice Rita Rusic. Quando ho incontrato lei e Paolo Costella subito dopo aver ascoltato il racconto della storia e prima ancora di leggere il copione mi sentivo già pronta ad accettare l’impegno, mi ero divertita moltissimo, soprattutto all’idea di affrontare il ruolo di una cuoca: già mi rivedevo alle prese con la scena delle bistecche sul fuoco, pensavo che sul set avrei aggiunto qualcosa di mio per fare somigliare il mio personaggio, Betty, ad una specie di chef orientale che lanciava il cibo in aria acrobaticamente dalla padella, come poi è effettivamente avvenuto in fase di riprese.
Mi era sembrata poi molto buffa e stimolante l’idea di interpretare un tipo di “romanaccia” schietta e verace, un po’ alla maniera della Anna Magnani di “Mamma Roma” di Pasolini, a cui con tutte le dovute modestie e cautele del caso ho cercato di ispirarmi. Betty è una donna molto “carnale”, piuttosto greve e sboccata, che si è stufata del suo Gaetano, non lo sopporta più, vorrebbe lasciarlo, ma è costretta a conviverci ancora per necessità, fino a quando lui non troverà il biglietto vincente del Superenalotto che tutti credono abbia come sempre acquistato.
E’ una ragazza semplice che sa molto bene quello che vuole e sa come ottenerlo, gioca a fare la seduttrice incarnando il sogno erotico di decine di uomini che le lanciano occhiate di fuoco al ristorante dove lavora e spesso si apparta in cucina per fare l’amore appassionatamente con il comandante Grandoni (Gassman), il capo di Gaetano, praticamente sotto gli occhi del suo compagno devotamente innamorato che immagina invece che lei sia una santa e che i rumori dalla cucina siano dovuti alla carne che viene battuta prima di cuocerla: insomma una sexy cuoca, così focosa che sembra anche lei uscita dalle braci della piastra su cui rosola braciole e bistecche",

“Che vocazione ha verso la commedia, è un genere verso cui si sente particolarmente portata?”
“E’ la prima volta che mi misuro con un personaggio esplicitamente brillante, buffo, sopra le righe, completamente diverso da tutto quello che ho fatto finora. Era una nuova sfida, proprio quella che cercavo. Penso però che un’attrice non sarà mai abbastanza comica quanto un attore, a parte Tina Pica o alcune donne non troppo affascinanti e particolarmente caratterizzate, non farà mai ridere abbastanza quanto un uomo che sa rendersi ridicolo e “fa le facce” giuste ed adeguate: ci sono evidentemente dei potenziali ridotti, è un dato di fatto che ci sono in circolazione molte meno attrici in grado di far ridere quanto gli uomini.
Nel mio mestiere io ho la fortuna immensa di poter spaziare tra i generi e nelle cinematografie di diverse nazioni e sono convinta che un vero attore debba essere capace di fare tutto: se qualcuno recita soltanto una certa cosa per tutta la vita poi si stanca, capita a molti comici di deprimersi e di sentirsi demotivati. Senza falsa modestia credo di avere dei buoni potenziali brillanti, mi piacerebbe ad esempio a 17 anni di distanza dal nostro “Perdiamoci di vista” tornare un giorno a lavorare con Carlo Verdone, da allora in poi ho sempre seguito tutti i suoi film con enorme piacere e divertimento”.

“Come si è trovata in scena con i suoi partner e con Paolo Costella?”
“L’idea di recitare insieme a Vincenzo Salemme mi ha messo subito di buon umore perché è un attore simpatico, pieno di idee, imprevedibile e quindi molto creativo nei suoi tempi, ti prende sempre di sorpresa per la sua meravigliosa capacità di improvvisare al volo, arricchisce sempre tutto e non recita mai di nuovo una certa scena in maniera uguale alla precedente.
Sul set il copione iniziale cambiava continuamente perché sia lui sia gli altri attori portavano ogni giorno nuovi suggerimenti ed invenzioni sempre diverse. All’inizio ero un po’spaventata, era difficile “andare dietro” a lui e a tutti gli altri, la Betty che interpretavo non era una “spalla” come il personaggio che avevo recitato con Verdone a cui non era richiesto di far ridere, qui invece era importante che anche lei fosse brillante ed era perciò necessaria molta concentrazione ma dovevo star dietro a tutti quei pazzi.. spero di esserci riuscita, comunque. Alessandro Gassman è un grandissimo attore capace di passare dalla commedia ai film drammatici e al teatro sperimentale, ma anche lui è bravissimo ad improvvisare e mi ha aiutato molto nelle scene che avevamo in comune, la nostra è stata una bella gara tra “romanacci”, ci siamo divertiti tanto.
Anche con Costella è andato tutto benissimo, sul set è stato aperto alle proposte di tutti e si è rivelato una guida amichevole ed autorevole senza essere mai autoritario, è un regista simpatico, “leggero” intelligente e colto, avevamo molte cose da raccontarci e da proporci e poi improvvisavamo arricchendo di comune accordo quasi ogni scena andando al di là del copione già brillante. Tenendo presente ad esempio che Betty ha un’aggressività molto pronunciata e che così come “sbatte” la carne “sbatacchia” pure le persone ho rivelato a Paolo che da anni praticavo la boxe e allora abbiamo subito aggiunto una sequenza in cui lei infila i guantoni e Gaetano si attrezza per parare malamente i colpi. Salemme era terrorizzato di ricevere davvero in faccia i pugni che in scena doveva incassare solo per finta, gli davo certe “caracche” micidiali..”


Nicole Grimaudo
“Che personaggio è la Grazia che lei interpreta in questo film?”
“E’ una giovane amica di Gaetano, un’infermiera zelante ed iper razionale che vive in un mondo tutto suo e non riuscendo a trovare il suo primo paziente per lo studio di psicanalista che ha appena aperto pensa ad un buon compromesso offrendosi di pagare lei Gaetano perché sia proprio lui il cliente della sua prima seduta: sembra avere buon gioco con la scontata esortazione a contare solo su se stesso senza più dannarsi a tentare freneticamente la fortuna ma in realtà è segretamente innamorata di lui e l’idea di coinvolgerlo è solo un pretesto per averlo accanto, mentre invece lui non la sopporta, perdutamente innamorato com’è della sua compagna.
Nella costruzione del carattere Grazia è venuta fuori come un tipo di donna particolarmente “pesante” ed ossessivo, per il protagonista diventa un po’ la voce della coscienza e sembra credibile perciò che per buona parte della storia lui la consideri noiosa e moralista e che non le si voglia nemmeno avvicinare, fino a quando a un certo punto non si accorgerà che lei è l’unica volergli bene davvero”.

“Come è stata coinvolta in questo progetto?”
“Si tratta della mia prima commedia vera e propria interpretata per il cinema dopo tanti ruoli drammatici per il grande schermo, il teatro e la fiction tv e quando Paolo Costella mi ha prima cercata e poi scelta sono stata particolarmente felice. Mi sono divertita moltissimo fin da quando ho letto la sceneggiatura, quello di Grazia è un ruolo molto comico che offre lo spunto per alcuni sketch travolgenti: le scene che ho girato con Vincenzo Salemme mi hanno permesso di mettere alla prova i miei potenziali brillanti, già durante le prove mi veniva spontaneo inventare gesti ed azioni molto buffi, tendevamo ad esagerare un po’ tutti e una volta in scena facevamo fatica a trattenere le risate perché Salemme e Dario Bandiera sono due “trascinatori” esilaranti ed irresistibili, capivamo che se ridevamo già tanto noi voleva dire che le invenzioni funzionavano davvero. Recitando ruoli seri abitualmente ci si ritrova all’interno di storie in cui non puoi prescindere da una concentrazione assoluta mentre la costante aria di leggerezza che si respirava su questo set è stata per me un’esperienza esilarante e “contagiosa”, tornavo a casa divertita ed appagata e pensavo “rido dalla mattina alla sera e mi pagano anche…”.

“Dopo questa esperienza inizia a sentirsi naturalmente portata per la commedia?”
“Credo che un’attrice completa debba avere molte frecce al suo arco ma oggi posso dire con motivi fondati che le situazioni brillanti mi divertono in modo speciale, in questi casi quando sei in scena è come se tu fossi all’interno di un balletto, la comicità è matematica, è una questione di pause, sbagli un tempo e sei perduta.
Pur restando convinta che sia necessario continuare a misurarsi con i film drammatici mi piacerebbe assecondare di più questa vena ironica, questa occasione ha rappresentato un bel battesimo, ha attivato in me tanta curiosità ed interesse verso nuove dinamiche con cui mi sono confrontata volentieri: d’ora in poi insomma spero di poter cambiare spesso genere perchè so che fa bene all’anima”.

“Che tipo di rapporto si è creato con Vincenzo Salemme?”
“La sorpresa piacevole nell’interagire con un commediante di razza del suo calibro è stata per me la possibilità di scambiare in scena le battute interagendo alla pari con lui grazie alla sua innata generosità: Vincenzo non è mai egocentrico, ama collaborare nei dettagli alla costruzione della scena parlando molto anche col regista, sul set mi dava costantemente dei consigli e mi sono accorta presto che se ascoltavo un suo suggerimento le mie battute avevano sempre più senso rispetto a prima.
Ci siamo divertiti tanto anche con l’improvvisazione, quando un attore può contare su un capocomico che rappresenta un interlocutore attento, duttile e presente alla scena trova molto più facilmente la possibilità di reagire in maniera divertente alle improvvisazioni: questo accade regolarmente però solo quando gli attori hanno le idee chiare sui personaggi e quando tra loro si instaura un buon feeling di fiducia”.

“Come si è trovata invece con Paolo Costella?”
“Benissimo, Paolo si è rivelato un uomo di una calma e di un equilibrio unici, sul set non ha mai alzato la voce ed ha saputo sempre sintonizzarsi bene con tutti, è stato attento e disponibile e girava ogni scena chiedendo sempre il parere di ognuno di noi. E’ un uomo d’altri tempi che ho sentito molto vicino emotivamente, lo stimo enormemente come regista e persona, siamo rimasti ottimi amici anche nei mesi successivi alle riprese.
Ha dimostrato una sensibilità davvero speciale, ha saputo riunire una serie di attori particolari, comici di teatro, di cinema e di cabaret provenienti da contesti e scuole lontani tra loro, ed è stato bravissimo ad amalgamarli tirandone fuori il meglio, facendo in modo che l’orchestra suonasse un’unica musica e che ognuno di noi avesse a disposizione una nota diversa e uno strumento differente da suonare”.


Alessandro Gassman
“Che cosa l’ha interessata in questo film?”
“La storia, che è un po’ cinica ma mai volgare e parla della falsità umana come l’ “Immanuel Kant” di Thomas Bernhard che avevo recentemente diretto in teatro. Il copione deriva da un atto unico di Vincenzo Salemme, si trattava di una materia molto personale ma lui e Paolo Costella l’hanno resa fruibile per tutti noi che vi abbiamo partecipato, dando vita ad una commedia che parla della provincia italiana mantenendosi sempre un po’sopra le righe e senza mai arrivare alle facili “macchiette”: credo che chi vedrà il film anche se non si riconoscerà direttamente vi ritroverà comunque qualcuno che ha incontrato davvero”.

“Chi è il personaggio che lei interpreta?”
“Il comandante Grandoni è un concentrato di qualità negative, pare che abbia avuto delle storie sentimentali con tutte le donne della città, sembra un tiranno, tratta regolarmente male i suoi “inferiori” ma quando scopre che uno di loro, Gaetano/Salemme, vince 120 milioni al Superenalotto il suo atteggiamento cambia, diventa servile e accondiscendente dimostrandosi un voltagabbana senza remore e senza sussulti di coscienza, pronto a correre in soccorso del vincitore (presunto).
All’interno di quest’uomo ho cercato di infilarci tutto il peggio di quello che potevo immaginare pensando a un tipico italiano del nostro tempo: è sicuramente un parente stretto dei celebri “furbetti del quartierino”, uno di quelli pronto a vendere sua madre pur di fregare il prossimo, un’attitudine che asseconda in continuazione, senza vergogna, è cornificatore, traditore, se la prende con i sottoposti, è proprio un verme, ma mi dicono che fa molto ridere..”.

“Che rapporto si è creato con Paolo Costella?”
“Ottimo, Paolo è un regista intelligente, ha capito di avere a disposizione un gruppo di attori propositivo e ci ha dato delle indicazioni piuttosto ampie all’interno delle quali potevamo permetterci di “giocare”, per poi scegliere il meglio delle varie situazioni. E stato bravo a lasciarci improvvisare e ad assecondarci, guidandoci con intelligenza soprattutto nelle scene che riguardavano me e Salemme.
Molte volte abbiamo dovuto interrompere le riprese per le troppe risate come spesso succede quando si incontra gente di qualità: il mio personaggio funge da spalla rispetto a quello di Vincenzo e mi ha divertito moltissimo, oltre ogni aspettativa. E’ un sistema che si rifà a quello degli anni’60, ultimamente in Italia si rivedono esempi felici di quella commedia di situazioni che ha rappresentato per 30 anni il tipo di cinema di maggior successo del nostro Paese e che ora dimostra di poter tornare a riempire le sale con una serie di film di qualità: magari ci fosse sempre un livello così alto della commedia..”.

“Come si è trovato con Vincenzo Salemme e con gli altri colleghi di lavoro?”
“Mi sono molto divertito, il nostro incontro come immaginavo, è stato costruttivo e interessante, abbiamo trascorso intere serate a parlare di teatro e da parte mia c’è stata subito e continua ad esserci grande simpatia e grande stima, credo ricambiate. Da sempre Vincenzo va raccontando che sta scrivendo un copione per un film di cui saremo protagonisti io e lui, ma vai a scoprire se è vero.
Una sera lui ha cucinato per varie persone e ho scoperto che è anche un grandissimo cuoco, oltre che una persona piacevole che non ti fa pesare la sua conoscenza: è un tipo che ha studiato, è il drammaturgo italiano contemporaneo di maggior successo in Italia oggi, anche se facendo del teatro brillante viene ogni tanto “bacchettato” dalla critica. Comunque lui dà vita sempre a delle commedie di una comicità estrema, che vengono sempre valorizzate da un eccellente lavoro corale, ancora di più in teatro oltre che al cinema, come dimostrerà anche quest’anno quando sarà tra l’altro ospite a Venezia e a Padova nel cartellone dello Stabile del Veneto che io dirigo.
Ma sono stato particolarmente felice anche di recitare insieme ad Asia Argento, nella finzione futura sposa di Salemme e mia amante, che mi ha fatto morire dal ridere con un personaggio completamente fuori misura e sopra le righe, che cuoce le braciole con un virulenza ed un’esagerazione comica unica ed irripetibile. Nicole Grimaudo, poi, viene utilizzata in una commedia forse per la prima volta, ma si è rivelata un’attrice di grandi qualità, mentre Dario Bandiera non sta zitto un attimo, è una macchina comica mostruosa e si gioca il proprio personaggio in modo molto brillante”.


Dario Bandiera
“Chi è il personaggio che lei interpreta?”
“Sono un vigile urbano sposato con Elena Santarelli, che mi tradisce con il mio capo Alessandro Gassman, ma soprattutto sono un furbetto che perseguita il mio collega Gaetano/Salemme prendendolo sempre in giro e “snobbandolo” perfidamente fino a quando, appena saputo che lui ha vinto il Superenalotto, non diventa all’improvviso come tutti gentile, mellifluo e disponibile mettendomi a sua disposizione”.

“Che intesa si è creata con Salemme?”
“La sceneggiatura era scritta molto bene, aveva i caratteri e le situazioni ben definiti ma sul set andavamo spesso oltre il copione. Io sono stato l’ultimo ad entrare nel cast, il personaggio mi è stato scritto addosso solo poco prima delle riprese e poi è stato arricchito strada facendo: così come era accaduto anche nel recente “Italians” di Giovanni Veronesi inventavo ogni giorno qualcosa di diverso per far ridere, mi piace portare in scena quello che mi viene da “esternare” al momento e che immagino possa essere utile.
Tutto questo a Vincenzo Salemme per fortuna faceva piacere, lui era sempre pronto a prendere il meglio e non era mai competitivo, abbiamo creato insieme una serie infinita di gag e “tormentoni”: poi continuavamo a “fare i cretini anche la sera a cena, ognuno diventava la spalla dell’altro per portare a casa il massimo risultato possibile, ci siamo divertiti tantissimo.
Io e Vincenzo c’eravamo incontrati qualche volta ma non avevamo mai recitato insieme, forse lui è in assoluto il comico con cui mi sono trovato meglio in scena, si mette intelligentemente a disposizione del film, si toglie le battute di bocca se serve, è altruista e generoso, non fa mai la “primadonna”, è un grande professionista e una grande persona, insomma, è sempre educato e rispettoso anche con la troupe che ad esempio invita spesso a cena al completo. Nei mesi successivi alle riprese ci siamo frequentati molto anche fuori dagli impegni di lavoro, è nata una bella amicizia”.

“Come si è trovato con gli altri compagni di lavoro?”
“Benissimo, Paolo Costella è una persona meravigliosa, è stato molto abile a creare insieme a Vincenzo il clima giusto sul set. Io tendo sempre, come dicevo, a tirare fuori parole e commenti a ruota libera e lui si divertiva tantissimo, sono stato molto a mio agio sia con lui sia con gli altri attori, ma penso che nella nostra commedia corale meriti una speciale attenzione Alessandro Gassman che anche se non è un comico puro, è un attore brillante molto simpatico e molto bravo che se viene messo a suo agio col contesto giusto riesce a fare ridere tanto e bene”.

“Pensa di assecondare col tempo la sua vocazione di autore al cinema?”
“Viviamo un momento favorevole per i comici ma i produttori continuano a non voler mai rischiare troppo, tendono ad andare sul sicuro imitando il successo precedente, non è scontato che se Checco Zalone incassa 45 milioni di euro con un suo film poi qualunque cabarettista debba aspirare a cifre così assurde trasferendo direttamente un suo spettacolo al cinema: tutto è troppo basato sui dialoghi perché il film deve costare due lire ma intorno agli attori vanno costruite anche le azioni e le situazioni giuste ed è quello che intendo fare se un giorno dovessi pensare ad un mio film”.

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Qualche film interessante: Bjork Biophilia Live, Big Eyes, Berliner Philharmoniker N.3, Bellas Mariposas, Battle of the Year - La vittoria e' in ballo, Batman, Bashing, Baghead, Babel

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