Regista: Marc Lawrence
Titolo originale: Did You Hear About the Morgans?
Durata: 100'
Genere: Commedia, Romantico
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2,35 : 1
Anno: 2009
Uscita prevista: 19 Febbraio 2010 (cinema)
Attori: Sarah Jessica Parker, Hugh Grant, Elisabeth Moss, Sam Elliott, Mary Steenburgen, Kim Shaw, Michael Kelly, Seth Gilliam, Mario DLeon, Audra Blaser, David Call
Sceneggiatura: Marc Lawrence
Trama, Giudizi ed Opinioni per Che fine hanno fatto i Morgan (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Did You Hear About the Morgans?
Durata: 100'
Genere: Commedia, Romantico
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2,35 : 1
Anno: 2009
Uscita prevista: 19 Febbraio 2010 (cinema)
Attori: Sarah Jessica Parker, Hugh Grant, Elisabeth Moss, Sam Elliott, Mary Steenburgen, Kim Shaw, Michael Kelly, Seth Gilliam, Mario DLeon, Audra Blaser, David Call
Sceneggiatura: Marc Lawrence
Trama, Giudizi ed Opinioni per Che fine hanno fatto i Morgan (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Florian Ballhaus
Montaggio: Susan E. Morse
Musiche: Theodore Shapiro
Scenografia: Kevin Thompson
Produttore: Martin Shafer, Liz Glotzer
Produzione: Castle Rock Entertainment, Banter, Relativity Media
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Montaggio: Susan E. Morse
Musiche: Theodore Shapiro
Scenografia: Kevin Thompson
Produttore: Martin Shafer, Liz Glotzer
Produzione: Castle Rock Entertainment, Banter, Relativity Media
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
La recensione di Dr. Film. di Che fine hanno fatto i Morgan
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Colonna sonora / Soundtrack di Che fine hanno fatto i Morgan
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Luca Ward: Paul Morgan
Barbara De Bortoli: Meryl Morgan
Aurora Cancian: Emma Wheeler
Luciano De Ambrosis: Clay Wheeler
Emanuela Damasio: Jackie Drake
David Chevalier: Adam Feller
Personaggi:
Hugh Grant: Paul Morgan
Sarah Jessica Parker: Meryl Morgan
Mary Steenburgen: Emma Wheeler
Sam Elliott: Clay Wheeler
Elisabeth Moss: Jackie Drake
Michael Kelly: Vincent
Wilford Brimley: Earl
Informazioni e curiosità su Che fine hanno fatto i Morgan
Note dalla produzione:LA STORIA
Non è certo la prima volta per Marc Lawrence sceneggiare e dirigere una commedia romantica per il grande schermo. Tra i suoi lavori più importanti ricordiamo Scrivimi una canzone e Two weeks notice - Due settimane per innamorarsi. È durante la lavorazione di questi due film che ha sviluppato l'idea per Che fine hanno fatto i Morgan?, una storia che lo ha portato a sperimentare un nuovo territorio: il matrimonio.
“L'idea è nata circa 10 o 11 anni fa,” dice Lawrence. “Era un progetto che ho iniziato, accantonato e successivamente ripreso. Mi hanno detto ‘scrivi ciò che conosci’, il mio problema è che non conosco nulla. Non ho mai lasciato il mio appartamento. L'unica cosa di cui so qualcosa è il matrimonio – ho incontrato mia moglie al college ed è da molto tempo che sono sposato.”
Ma i Morgan non sono un matrimonio qualunque. “È un matrimonio in pericolo” fa notare Lawrence. “Queste due persone hanno perso il loro legame più intimo a causa di un'infedeltà, e alla radice del loro problema c’è che sono ormai disinnamorati.”
Ci racconta Hugh Grant, che recita nel ruolo di Paul Morgan: “Paul sta cercando disperatamente di riconquistare Meryl. La porta fuori a cena e sulla via del ritorno assistono ad un omicidio, diventando così i testimoni chiave del delitto. Il killer ha però visto i loro volti e i Federali decidono di inserirli nel programma di protezione testimoni.”
Lawrence utilizza l'idea del Programma Protezione Testimoni e la situazione ‘pesce-fuor-d’acqua’ come un nuovo ed eccitante stratagemma per spingere la coppia ad affrontare le proprie questioni nelle terre selvagge del Wyoming. “Questa sofisticata coppia newyorkese”, spiega Grant, “grazie al Programma Protezione Testimoni, viene inviata in un piccolo paese di cowboy nel Wyoming, e tutto ciò ha sul loro matrimonio effetti interessanti.”
Sarah Jessica Parker, che recita nel ruolo di Meryl Morgan, fa notare che le premesse di questa commedia romantica sono completamente diverse dai suoi precedenti personaggi. “Del personaggio ho apprezzato la sua capricciosità. Non ho mai interpretato un ruolo come quello di Meryl, il ruolo di una donna che come lei è sposata.”
Ad ospitarli nel Wyoming e a fungere da loro tutori c’è il capo dei federali Clay Wheeler, interpretato da Sam Elliot, e sua moglie Emma, interpretata da Mary Steenburgen. Clay ed Emma mostrano a Paul e Meryl come sopravvivere nel piccolo paese senza i loro assistenti, senza l’ossessione della loro carriera e, allo stesso tempo, come sopravvivere al loro matrimonio. “Sono completamente fuori dal loro benessere e lontani dai loro comfort, non comprendono il nostro modo di essere e noi non comprendiamo loro”, afferma Steenburgen. “Ma durante tutto ciò riescono a ritrovare quel legame perso e, osservando Clay ed Emma, riescono ad imparare cose nuove sul matrimonio.”
Mary Steenburgen fa notare che le diversità delle due coppie mettono in evidenza i lati divertenti della sceneggiatura. “Osservare queste persone che cercano di comprendersi è una contrasto molto divertente”.
Ma tra i problemi di Paul e Meryl, non c'è solo quello di salvare il loro matrimonio lontani da tutti i loro comfort. Vincent, il sicario interpretato da Michael Kelly, è sulle loro tracce, mandato a terminare il lavoro: eliminare tutti i testimoni.
Potrebbe sembrare una situazione assurda, ma dice Lawrence “È solo il modo in cui io lavoro. Quando mi siedo per scrivere, non penso 'Oh sto per scrivere una commedia'. È solo un'idea – 'voglio scrivere una storia sul matrimonio' – e questo è ciò che poi salta fuori”.
I PERSONAGGI
Secondo Marc Lawrence: “Quando si gira un film, le due cose più importanti sono avere una buona sceneggiatura ed un buon cast”.
Pensando a questo, Lawrence si è rivolto a Hugh Grant che aveva già recitato per lui in Scrivimi una canzone e Due settimane per innamorarsi. “Naturalmente ho scritto questa sceneggiatura per Hugh”, dice Lawrence. “Abbiamo lavorato insieme così spesso che era naturale che pensassi a lui, il quale ha apprezzato l'idea. Ma non c'era nessun accordo formale. Ho pensato: scrivo la sceneggiatura e se a lui piace, penserà a come farla, se non gli piace, nulla da fare”.
“Reputo Marc un genio della comicità e come tale sarà riconosciuto in futuro. Penso che questo sia il suo lavoro migliore, tanto da non potergli resistere”, dice Grant. “Ci sono molte commedie romantiche, ma poche tra queste sono realmente divertenti. I dialoghi che scrive sono davvero spassosi”.
Per Grant, avere lo sceneggiatore come regista è sempre un punto forte del progetto, ciò permette di fare un film migliore. “E’ preferibile per un film non avere troppe voci in gioco”, continua Grant. “Ciò che ti terrorizza è che ci sono gli sceneggiatori, e poi c'è il regista, il produttore, la produzione ha sempre qualcosa da dire...e poi…ti ritrovi all'inferno”.
Così come è stato importante avere Grant nel ruolo di Paul, allo stesso modo per Lawrence era importante che il ruolo di Meryl fosse affidato ad una donna speciale. Grant descrive il personaggio di Meryl come ‘una forza della natura’. "È perfettamente in linea con i personaggi creati da Lawrence...una donna newyorkese, nevrotica, sofisticata, divertente, comica e bella. Credo che donne così siano un illusione per Marc, e in ogni modo, non è difficile per ognuno di noi innamorasi di loro, ancor meno per Paul.”
“Meryl è un'incurabile romantica”, dice Lawrence. “In amore è un'idealista. È estroversa, affascinante e socievole, ma parte del suo essere romantico le è stato rubato dalla sua esperienza, l'infedeltà di lui.”
Chi, se non Sarah Jessica Parker, avrebbe potuto vestire i panni di questo personaggio, l’archetipo della donna newyorkese? “È facilissimo identificare in lei New York, è estroversa, piena di energie e realmente lei si sarebbe sentita un pesce-fuor-d'acqua in Wayoming.” dice Lawrence.
“Era sempre più chiaro che S.J., così la chiamo io, sarebbe stata la persona perfetta.”
Sarah Jessica Parker è stata felicissima di poter lavorare con Lawrence. “Ha un’ottima reputazione. Chiunque mi parlasse di lui, lo adorava. Volevo lavorare con lui e questa sceneggiatura è stata l’occasione giusta.”
Gli elementi che hanno conquistato la Parker sono il modo in cui Lawrence ha creato il personaggio di Meryl e il suo tocco da regista. “Mi ha colpito il lato divertente del personaggio e mi è piaciuto il modo in cui la relazione dei due inizia e dove poi arriva”.
“Mark è per me un ottimo regista. Perspicace nel capire cosa un attore ha bisogno e come ottenere il meglio dalle persone, facendole sentire a proprio agio.”
Aggiunge S.J. Parker. “Sono stata terrorizzata a lungo, come molte persone, specialmente donne, nel pensare di dover fare una commedia romantica con Hugh Grant.”
Ma come poteva mai finire, se non che lei e Grant diventassero complici.
Alcuni anni fa hanno lavorato insieme in un film (Soluzioni estreme - 1996) “Nella mia testa penso e mi sento come se fosse la prima volta che lavoro con Hugh Grant, anche se in realtà ci siamo incontrati anni fa”, dice la Parker. “Quando ho saputo che recitavo in questo film, ero in viaggio per Londra e così ho chiesto a Marc, 'Una volta lì, posso chiamare Hugh?'”
“È successo, ciò che spesso accade ad Hollywood”, racconta Lawrence, “entrambi hanno letto la sceneggiatura, ad entrambi è piaciuta e prima di accettare, sono andati a cena per assicurarsi che non si pugnalassero a vicenda. Mentre io a New York ero in attesa di sapere se tutto fosse andato per il meglio.”
Naturalmente, è andato tutto alla perfezione – così bene che durante la cena, S.J. Parker e Hugh Grant hanno deciso di fare un piccolo scherzo a Lawrence, giocando con la paura più grande per uno sceneggiatore o per un regista. Racconta S.J. Parker: “Ognuno di noi avrebbe scritto a Marc a New York dicendo che il progetto era un disastro”,
“Ho ricevuto da entrambi queste e-mail in cui mi si diceva di come Hugh avesse reagito negativamente”, continua Lawrence. “Inorridito, ho scritto una lettera, scusandomi per la cena. Solo più tardi ho scoperto di essere stato vittima di uno scherzo. Almeno loro così lo considerano, uno scherzo, ma per essere tale almeno per qualcuno deve essere divertente”.
Grant evidenzia come Lawrence non riuscisse a venirne a capo. “La cosa interessante è stata che, anche dopo esserci chiariti, Marc continuava a non credermi!”.
“Hugh era quasi arrabbiato perché non gli credessi, ma francamente, penso di essere giustificato”, scherza Lawrence. “Ero così sconvolto per l'intera faccenda che non sapevo a cosa pensare. Ho deciso di non credere a niente e a nessuno più”.
Per creare un contrasto con la nevrotica e sofisticata coppia newyorkese e meglio interpretare la coppia serena e stabile di Clay ed Emma, Lawrence è riuscito a scovare gli attori più adatti. Lawrence era molto contento che Sam Elliot e Mary Steenburgen avessero accettato i rispettivi ruoli.
“Sono felice di lavorare con Marc Lawrence ad un suo progetto”, dice Elliot. “È incredibilmente brillante. Sa perfettamente ciò che vuole ed è allo stesso tempo collaborativo. Cerca sempre di migliorarsi. Non ho mai lavorato con un regista così stacanovista come lui”.
Quando gli si chiede di parlare del suo personaggio Elliot risponde: “Clay raffigura tante piccole realtà americane che ancora oggi esistono. Clay ed Emma sono indipendenti, lavorano sodo, sono persone oneste e con dei forti valori morali”.
Elliott, un veterano delle storie western come Tombstone e [FHi-Lo Country], ammette che con Che fine hanno fatto i Morgan? ha avuto una possibilità mai avuta fino ad ora. “È la prima commedia completa che abbia mai fatto ed è straordinaria”.
“Sam è un attore bravissimo, e anche se ha già interpretato un personaggio simile, era entusiasta dell'idea di fare una commedia ripetendo lo stesso ruolo ma in un contesto differente”, commenta Lawrence. “È attento ai dettagli e sempre discute del suo personaggio e della sceneggiatura. Determinato affinchè il suo personaggio fosse prefetto, ha voluto discutere su che modello di furgone Clay avrebbe dovuto guidare. Abbiamo dovuto scegliere tra 11 modelli differenti. Non che io fossi un esperto di furgoni, sia chiaro”.
Le stesse motivazioni hanno spinto Mary Steenburgen a prendere parte ad un progetto di Marc
Lawrence. “Sono una grande fan del film di Marc Due settimane per innamorarsi con Sandra Bullock. Da poco ho concluso un lavoro con Sandy. Abbiamo parlato di Lawrence e di come lei ami lavorare con lui...subito ho capito che sarebbe stata un'avventura favolosa. Appena ho concluso la lettura del copione gli ho detto 'conta pure su di me'. È una storia così divertente e il mio personaggio è fantastico”.
Parlando del personaggio di Emma, Mary Steenburgen la descrive come una donna forte, senza paure. È lei ad insegnare a Paul come tagliare la legna e a Meryl come si spara con una pistola. “È un personaggio davvero speciale perché è un maschiaccio in un modo di uomini”.
“Ho apprezzato Mary in almeno dieci ruoli differenti, dai film di Woody Allen a Parenti, amici e tanti guai.”, ci dice Lawrence. “Il fatto che lei volesse fare questo film era esaltante. Ha aggiunto al personaggio un qualcosa in più che io non avevo inserito nella sceneggiatura – un delizioso cappio. Emma è molto brillante e segue molto i due newyorkesi, ma c'è qualcosa di particolare in lei che rende interessante qualsiasi cosa lei dica”.
Inoltre lavorando con Lawrence, Mary ha potuto apprezzarne tutte le qualità di sceneggiatore e regista. “Marc Lawrence è un vero talento. È divertente, brillante, pratico e ha una tale abilità di improvvisazione che se qualcuno ha un'idea migliore o differente pensa a come sfruttarla senza farsi troppi problemi”.
Per Mary Steenburgen Sam Elliott, che interpreta suo marito Clay, ha conferito al film ancor di più quel vero tono western. “Sam conferisce autenticità, perché assomiglia ad un vero cowboy.
Aggiunge quell'elemento in più, probabilmente nessuno altro avrebbe potuto indossare quelle scarpe o quegli stivali da cowboy meglio di lui”.
Per i personaggi di Adam e Jackie, gli assistenti dei coniugi Morgan, la scelta degli attori è stata molto difficile. Racconta Lawrence: “Il tempo a disposizione sulla scena per trasmettere quanto difficile fosse il loro giovane rapporto era davvero molto poco. Jesse Liebman è arrivato e ha letto la parte di Adam, appena ha terminato, mi sono voltato verso Ilene Starger, il nostro direttore casting, e ho detto 'Ok, bene è fatta'. Il suo approccio al personaggio è incredibilmente dolce, divertente e ingenuo. Ed Elisabeth Moss… chiunque abbia lavorato con lei ne rimane affascinato. Non riesco a credere che lei sia nel nostro film”.
Per il ruolo del serial killer, Vincent, si è deciso di scritturare Michael Kelly.
Lawrence ha commentato, “Ringrazio Dio per Micheal Kelly. È davvero difficile scrivere un personaggio cattivo in questo tipo di commedia – se è troppo oscuro, agli occhi del pubblico è poco credibile, ma egli necessita di credibilità così che la gente possa pensare che il personaggio è realmente pericoloso. Quando osservi Michael, pensi, 'sì, quel ragazzo è realmente capace di uccidere un gruppo di persone', anche se nella vita reale è una bravissima persona, oltre ad essere un fan degli Atlanta Braves”.
Forse il ruolo più complesso da attribuire per Lawrence è stato quello dalla giovane Lucy, nel film la nipote di Earl Granger (Wilford Brimley), soprattutto perché mentre scriveva aveva in mente sua figlia Gracie di dodici anni, che non avrebbe scritturato se non dopo un attento provino.
“Ho solo creduto che fosse la persona più adatta per la parte”, dice Lawrence. “Avevo bisogno di una ragazzina della sua età che fosse in grado di cantare. E’ stata un'esperienza fantastica avere lei qui – mia moglie, con mia figlia più piccola, ci ha accompagnati durante le riprese a Santa Fe, ma quando è dovuta rientrare, siamo rimasti Gracie ed io. Un giorno sono tornato alla mia roulotte e ho detto 'Dov'è mia figlia? Oh, è nella roulotte di Mary Steenburgen” mi hanno risposto. È stata adottata dall'intera troupe. È stata davvero una forte emozione per me, un nuovo modo di intendere il rapporto tra padre e figlia, passando del tempo insieme in questo piccolo paese del New Mexico. Ovviamente è l'ultima volta che lavoriamo insieme, ormai la sua carriera è lanciata per Broadway”.
Sebbene Lawrence fosse nervoso per il ruolo di sua figlia, sul set il consenso è stato pressoché unanime, soprattutto per il modo in cui ha afferrato appieno la parte. “È bastato ascoltarla cantare e tutti i miei dubbi sono scomparsi”, dice Mary Steenburgen.
LE RIPRESE DI NEW YORK...
Per l'inizio delle riprese a New York, Marc Lawrence ha messo su una squadra che in poco tempo ha familiarizzato con la Grande Mela: Florian Ballhaus come direttore della fotografia e Kevin Thompson come scenografo.
Sarah Jessica Parker raccomanda Thompson, che ha lavorato ai film Vero come la finzione e Igby Goes Down. “Ho detto loro, che era da tempo che lavoravo con lui”, dice S.J. Parker. “È così bravo, talentuoso, è speciale, unica pecca è che non viaggia. Non ama lasciare New York”.
“Ho deciso di incontrare Marc perché ero rimasto molto colpito dalla sua nuova sceneggiatura. È un genere di film per cui non avevo mai lavorato”, afferma Thompson. “Immediatamente abbiamo fatto il punto della situazione riguardo alla storia, abbiamo discusso sull'idea di come dopo aver vissuto a lungo a New York, la necessità di andare via in un altro posto, farebbe sentire le persone a disagio”.
Osservando Florian Ballhaus, che aveva già lavorato con la Parker durante la lavorazione dell'ultima stagione di Sex and the City, Lawrence dice: “Florian è fantastico, con lui c'è un rapporto davvero speciale, il rapporto ideale che vorresti in questo mestiere. È brillante, alla mano e molto propositivo e, come se non bastasse, è molto divertente. Se mi faranno fare un altro film, sarà la prima persona a cui telefonerò”.
La vera sfida per Thompson è stata quella di riuscire a rendere al meglio sullo schermo il tenore di vita dei Morgan, e allo stesso modo l'atmosfera che c'è tra loro. Il loro appartamento nell'Upper East Side, che si vede all'inizio del film, mostra come la situazione tra i due sia cambiata. Paul è andato via e si avverte il vuoto. La loro sala da pranzo, invece di ospitare cene mondane, è ormai lo studio di Meryl”.
L'appartamento dei Morgan è anche la location adoperata per la scena in cui Meryl scappa sul cornicione della finestra per sfuggire al sicario che la insegue per la città. Thompson sottolinea che, per poter girare la scena esterna del cornicione, hanno dovuto ricostruire la facciata esterna del palazzo negli Steiner Studios nel Brooklyn.
Naturalmente i set e le ambientazioni newyorkesi sono in netto contrasto con ciò che si vede nelle scene girate in Wyoming. “È stato piuttosto faticoso riuscire a dare un'immagine di New York diametralmente opposta”, dice Lawrence “gli abiti sarebbero stati diversi, così come i colori adoperati sul set. Le angolazioni delle riprese, la colonna sonora, tutto doveva rendere l'idea del contrasto: le scene ambientate a New York mostrano il ritmo incalzante delle strade, diversamente da quanto c'è invece in Wyoming.”
Thompson ha anche rivisitato l'immagine della città, attenendosi alla sceneggiatura. Chiarisce dicendo: “Si è cercato di ricreare un quartiere i cui ambienti fossero in qualche modo diversi dalla solita New York, questo per enfatizzare il netto contrasto che i protagonisti avrebbero notato una volta trasferiti nel Wyoming”.
Un altro aspetto su cui la produzione si è concentrata per rendere bene la netta diversità tra la Grande Mela e il Wayoming è stato l'abbigliamento dei personaggi. Il costumista Christopher Peterson, che aveva già lavorato per Marc Lawrence in Scrivimi una canzone, ha vinto la sfida, nonostante le ansie iniziali per il fatto di dover vestire Sarah Jessica Parker.
Ci racconta Peterson: “Appena ho saputo che lei avrebbe preso parte al film, la prima reazione è stata 'oh santo cielo, è fantastico' e subito dopo 'oddio, devo vestire Sarah Jessica Parker!', ma alla fine è andato tutto bene, lei è amabile”.
“La prima cosa che mi ha detto è stata 'no Carrie, no Carrie', continua Peterson parlando del suo lavoro con S.J. Parker e sul personaggio di Meryl. “Il suo ruolo è quello di un'intermediaria immobiliare dell'Upper East Side...e ciò che n'è uscito fuori è una sorta di eroina hitchcokiana.
Tagli perfetti, tutto su misura, linee pulite, uno stile a dir poco architettonico. Ciò che riguardava New York era sicuramente la parte più complessa, per delineare il personaggio avevamo una scelta di colori piuttosto limitata, linee e forme nette e pulite.
... LE RIPRESE NEL SELVAGGIO WEST
Marc Lawrence è forse la persona meno adatta a girare un film nel Wyoming. Sentendo le opinioni dei suoi amici più stretti, la definizione “meno adatta” non descrive bene come egli realmente è. Racconta la co-produttrice Melissa Wells, che ha lavorato con lui per anni: “Quando abbiamo girato Scrivimi una canzone, ci siamo allontanati dall'appartamento di Marc se non di pochi isolati. Lui ha New York nel sangue. Sul suo iPhone puoi trovare l'applicazione dei Mets e mangia ciambelle tutto il giorno” .
“Marc non ama allontanarsi dall'Upper West Side”, racconta Hugh Grant “per lui in Central Park c'è troppa natura. Scrivere una cosa del genere, nel lontano Far West, coinvolgendo anche gli animali, deve essere stato davvero da masochista”.
Masochismo o sadismo?
Dopo tutto sono stati H. Grant e S.J. Parker a dover affrontare il lavoro più duro, e cioè sopportare quegli sforzi fisici che una tale commedia richiede.
Racconta S.J. Parker: “Cavalcare cavalli, veri e finti che siano, correre in un finto deserto ciak dopo ciak...c'erano occasioni in cui pensavo che loro (la produzione) non urlassero stop per il semplice fatto che era divertente vedermi in difficoltà”.
Un altro esempio: maneggiare il fucile. Sulla sceneggiatura era scritto che S.J. Parker sparasse più volte. Dice Lawrence: “E’ ovvio che sia Hugh Grant sia Sarah Jessica Parker avessero pistole a salve, ma dovevano essere in grado di maneggiarle e allo stesso tempo non volevo che loro fossero a proprio agio con queste armi. S. J. Parker sapeva cosa faceva, Meryl no”.
Ma dove fare le riprese? Wells scherzando risponde: “all'inizio credevo che sia Marc sia Thompson stessero scherzando, 'beh potremmo girare le scene del Wayoming a Central Park. Al massimo nel Connecticut'. C'è un punto divertente della sceneggiatura in cui Marshal Lasky dice a Meryl 'vuoi abbandonare New York o preferisci morire qui?', beh fondamentalmente Marc in qualche modo ha risposto a questa domanda”.
Scherzi a parte, Lawrence sapeva bene di cosa avesse bisogno affinché il film funzionasse.
“Questo non può essere a Hollywood e non può essere un paesino dove i due newyorkesi dicessero 'oh che carino'...deve essere qualcosa di realistico. Deve funzionare”.
Quando è arrivato il momento di decidere il luogo dove girare, i responsabili della produzione si sono resi conto che nel New Mexico avrebbero trovato i luoghi più adatti e sicuramente il piccolo e bizzarro paesino di Roy era la location perfetta, con soli 300 abitanti. Sicuramente Marc ha tratto ispirazione da ciò, non a caso nella sceneggiatura il paese è chiamato Ray. Ed è proprio a Roy che la troupe ha trascorso gli ultimi cinque giorni di riprese, cercando di sopravvivere proprio come i personaggi di Meryl e Paul.
Afferma Lawrence: “Credo che Hugh attendesse con ansia questo momento. Da perfetto uomo inglese subisce il fascino del Far West, proprio come gli americani sono affascinati dalla campagna inglese. 'Bene vedremo tutti questi piccoli villaggi inglesi e sarà tutto molto Dickensiano' – eccetto il fatto che è tutto cavalli, cappelli e cowboy”.
Personalmente ero molto dispiaciuto, insieme a S.J. Parker avrei potuto lamentarmi per aver lasciato la mia New York, ma tutti sono stati gentilissimi e disponibili...è solo che io non amo stare lontano da casa. E' tutto rodei, polvere, concime e animali. Il fatto di non poter ordinare cibo cinese mi mandava nel panico!”.
Prima di decidere definitivamente che si sarebbe girato a Roy, la moglie di David Manzanares, il responsabile della produzione per il New Mexico, perlustrando e scattando foto per il paesino si è imbattuta in Tuda Crews, una simpatica signora, cittadina di Roy da sette generazioni. La signora Crews dopo essersi informata su cosa stesse facendo, vedendo in tutto ciò l'occasione di rivitalizzare il paese, si è trasformata in una sorta di ambasciatrice tra il film e la città di Roy.
Basti pensare che le sue concittadine portavano torte sul set per deliziare la troupe. E tutto ciò non poteva che far piacere sia a Lawrence sia a tutto lo staff.
Spiega Thomposon, che insieme a Ballhaus, Well e Lawrence aveva girovagato alla ricerca di un piccolo paesino: “In realtà noi giravamo in macchina senza sapere cosa stessimo cercando. Quello che ci ha colpito di Roy è che se ti fermi ad un capo del paese, puoi vedere l'altro capo a poca distanza, ha ancora la torretta con il serbatoio d’acqua visibile da qualsiasi punto della città, è un posto che ha un fascino tutto suo”.
Una volta chiaro che Roy fosse la location adatta, si presentavano una serie di problematiche che andavano affrontate. Per iniziare, dove avrebbero alloggiato? “Anthony Katagas, il nostro produttore esecutivo ci disse 'piazzeremo le roulotte nel parcheggio della scuola e vivremo lì. Potrete lavarvi nelle roulotte e fare esercizi fisici nella palestra della scuola.' Era l'idea più assurda che avessi mai sentito.”
Ma così è stato, era come se avessero allestito un campo estivo, benvenuti a Camp-Roy.
Tra tornei di sciarade (spesso organizzati dalla Steenburgen) e altri giochi di gruppo, per molti membri dello staff, l'avventura al Camp-Roy è stato un po' come ritornare ai tempi dell'infanzia.
Dice S.J. Parker “se non puoi girare un film a New York e tornare a casa per la notte, Camp-Roy è un'esperienza fantastica”.
Il lavoro di Thompson è stato quello di trasformare questo piccolo centro del New Mexico in un paese del Wyoming. E molte erano le incongruenze a cui far fronte.
“Ho posto molta attenzione agli elementi visivi, non solo nelle scene panoramiche, ma anche nell'architettura degli edifici e nei dettagli...nei vestiti, nei mobili. Sono molti gli elementi tipici della cultura del Wyoming”.
Inoltre l'obiettivo di Thompson era quello di mettere ben in evidenza il contrasto tra il Far West e il freddo contemporaneo stile newyorkese. “Non volevamo stereotipi da Far West, doveva essere tutto realistico, doveva essere evidente che all'inizio i due protagonisti non fossero a proprio agio e che lentamente il paese diventasse sempre più accogliente. Il complimento più bello ricevuto è stato quello di Sam Elliot, che può essere considerato un vero attore da Far West. Racconta Thompson: “Mi ha preso in disparte e mi ha detto che era soddisfattissimo di tutto, dell'attenzione posta ai dettagli e di come lui e il suo personaggio fossero a proprio agio in quel contesto”.
“Il nostro intento era quello di rappresentare gli abitanti di Roy come persone piuttosto semplici, non tutto è necessariamente carino...queste persone prestano attenzione alle loro cose, per cui molto di ciò che posseggono è roba vecchia ma non antica, o di valore. Diciamo che sono cose più utili e di tutti i giorni”.
Per la baita di Clay ed Emma, i produttori hanno trovato una bellissima location esterna all'interno del ranch di proprietà di Val Kilmer, nei pressi di Santa Fe.
Thompson continua dicendo: “Seguendo la storia, una volta arrivati alla baita si vuole che Paul e Meryl dicano 'oh mio Dio come faremo ad affrontare ciò?' E poi dopo tutto diventa più accogliente. Era necessario quindi trovare un luogo che sembrasse brutto e invitante allo stesso tempo. Più tempo resti, più familiare ti sembra. ‘Infondo non sembra tanto male. Non sembrano vergognarsi di avere lo scaldabagno in cucina...e cosa dire degli animali appesi alle pareti...e così via’ ”.
Per completare il perfetto stile Far West, il costumista Christopher Peterson ha intrapreso una piccola escursione nel Wyoming per comprare capi originali del posto. “Nella prima scena ambientata qui” spiega Peterson “vediamo Hugh e Sarah che fanno shopping in un negozio in stile Costco/Walmart, è ciò che ho fatto con il mio assistente...ed è praticamente realistico. Non dico altro”.
Facendo shopping come farebbe un newyorkese, Peterson è ritornato nella City con un cumulo di vestiti per S. J. Parker e H. Grant. “Ho allestito per loro un atelier, tra manichini, scaffali ed altro hanno scelto ciò che meglio preferivano e meglio si adattasse”. Vestire la Steenburgen ed Elliot è stato meno complicato.
“Per loro era familiare indossare quei panni”, racconta Peterson “per questo è stato divertente lavorare con Mary Steenburgen e Sam Elliot e come non mai in questo caso i costumi hanno arricchito i loro personaggi. Sam ha una grande esperienza con il Far West e Mary ha origini in Arkansas. Sanno cos'è un cappello da cow boy, cos'è una cintura e cosa sono gli stivali”.
In effetti Elliott possedeva molto del guardaroba personale di Clay e ha semplicemente portato con se sul set quello che era necessario. “E' sempre bello poter indossare il tuo cappello personale ed io ne ho uno tutto mio”.
La Steenburgen era felicissima degli abiti di Emma: “Devo dire che questi sono i vestiti migliori che abbia mai indossato per un film, tutto ciò che dovevo indossare erano jeans e stivali da cowboy.”
“Ciò che ho imparato da questo film è che ogni singolo oggetto che un cow boy o una cow girl indossano, è per un motivo”, continua la Steenburgen “il cappello è necessario per il sole o per la pioggia. La sciarpa ti serve soprattutto quando ti trovi in mezzo alla polvere...e dei guanti non puoi farne a meno, le mani ti si bruciano al sole quando stringi a lungo le redini...gli stivali..tutti sappiamo a cosa servono...e i jeans sicuramente hanno un senso”.
Il sindaco di Roy, il Sig. Fluman, riconosce che ospitare le riprese di un film è un gran bel vantaggio per il paese. “La produzione della Sony Pictures ha incontrato i cittadini nel comune per spiegare loro cosa sarebbe accaduto nei giorni seguenti. Vedere come il team di lavoro ritoccasse i palazzi e stato davvero eccitante e sapevo che per la comunità ci sarebbero stati vantaggi anche in termini economici”.
E' bastato poco perché tutto il cast e lo staff entrasse in perfetta sintonia con il paese e con i suoi abitanti, facendo in modo che le riprese del film potessero supportare gli affari della città, ad esempio utilizzando il ristorante locale come location.
Per S.J. Parker tutto ciò ha un sapore agrodolce: “Mi rattrista pensare che in America sono tanti i paesi come questo, che lentamente stano scomparendo. Roy è il perfetto esempio di come grosse autostrade e deviazioni stanno cambiando l'America. E' come se il treno non si fermasse più a Roy e quindi il paese non ha più le risorse per mandare avanti i propri affari”.
Per la scena più importante, quella del rodeo durante il quale Paul e Meryl incontrano il serial killer Vincent, Thompson e la produzione erano in cerca di qualcosa che avesse le dimensioni esatte e che fosse in linea con il paese. Commenta Wells: “Abbiamo trovato un fantastico rodeo a Galisteo che si tiene una volta all'anno”.
Racconta Thomposon: “Il rodeo che avevamo trovato era davvero messo male, ma in fondo sotto sotto era ciò che stavamo cercando. Il posto ci piaceva e abbiamo riflettuto su come rendere il posto adatto alle nostre necessità, nel più breve tempo possibile e senza rendere troppo l'effetto Hollywood”.
L'ORSO E LA MUCCA
Forse l'avventura più terrificante per Paul e Mery, oltre alla fuga dal sicario, è stata quella dell'orso che sorprende la coppia davanti la baita di Clay ed Emma. Tutto ciò ovviamente richiedeva l'utilizzo di un orso vero e la produzione ha scovato il meglio, scritturando l'orso Bart, che aveva già recitato nei film Il dottor Dolittle 2, Il richiamo della natura e Nelle terre selvagge.
“All'inizio la scena con l'orso è stata un'esperienza terrificante”, ricorda Grant.
“Sebbene continuassero a dire che quest'orso fosse abituato agli esseri umani e che non c'erano problemi, quando è uscito dalla sua roulotte, con le sue zampe enormi, dovevi evitare di guardarlo negli occhi, è stato davvero impressionante”.
Racconta Lawrence: “Io ero fermo dietro ad Hugh, pensando che se fosse andato tutto male, almeno il primo sarebbe stato lui. Tutti erano tesi. Durante un incontro per parlare di questa scena e della sicurezza sul set uno dello staff ha chiesto 'ragazzi avrete sicuramente le pistole con il tranquillante...' e non so chi ha risposto 'non c'è n'è bisogno, è tutto sotto controllo” .
“Ero davvero terrorizzata dall'orso”, aggiunge S.J. Parker. “Hugh ha tentato in tutti modi di opporsi, 'ho paura dell'orso. Non voglio stare così vicino a lui! Dove sarà? Ed io quanto lontano sarò?', in realtà durante le riprese prima di correre come da copione, si è avvicinato così tanto che ho capito che le sua vigliaccheria erano tutte chiacchiere” .
Alla fine del lavoro con l'orso Grant era a proprio agio: “Tranquillamente mi sarei seduto e avrei mangiato il pranzo con lui. Voglio dire, in fondo non era altro che un tenero gattino...veramente!”
Secondo Grant, l'orso Bart si comportava da vera diva: “non sarebbe uscito se non dopo esser stato lavato e a lungo spazzolato. Una volta fuori avrebbero dovuto offrirgli almeno otto lattine di thé ghiacciato ad ogni pausa, e non solo thé ma anche un tegame pieno di crema. E se tutto andava bene, ognuno doveva applaudire, sorridere e dire “Ok, bene! Bravo! E amava gli applausi.”
Dal momento che eravamo già al decimo ciak, tutti passavano vicino all'orso e gli sorridevano senza farsi troppi problemi, mentre lui faceva cenno con il thé – adora il thé – e a fine giornata i domatori erano sconcertati di come tutti avessero familiarizzato con lui. In fondo è ciò che accade sul set, all'inizio sei teso, al ventesimo ciak sei stanco, esausto e non ti importa se c'è un enorme bestione a pochi metri da te, perché sai perfettamente che anche lui è stanco come te.”
Un'esperienza simile per S.J. Parker è stata l'avventura con la mucca, durante la ripresa della scena in cui Clay le insegna a mungere. “Mi ha presa a calci! Non che la biasimassi”, dice S.J., “sono sicura che se la mucca avesse potuto parlare si sarebbe sicuramente lamentata del fatto che erano sei ore che la stavamo mungendo...era divertente.”
Originalmente la scena doveva essere girata con Emma e Meryl, mentre Clay insegnava a Paul come tagliare la legna. “Invertire i ruoli è stata un’idea di Marc”, racconta Elliot. “All'inizio ero abbastanza restio, tutto ciò non mi convinceva, ma essendo lui il regista abbiamo fatto ciò che ci diceva...e devo ammettere che è stata una scelta vincente.”
Elliot conclude: “mi sono trovato spesso tra gli animali, ma non ho mai avuto l'occasione di mungere una mucca prima d'ora. Trovo divertente che sia stato in un film di Marc Lawrence e soprattutto con Sarah Jessica Parker.”
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