Il canto delle spose di Karin Albou

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locandina Il canto delle spose
 
Regista: Karin Albou
Titolo originale: Le chant des mariées
Durata: 100'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Tunisia
Rapporto:

Anno: 2008
Uscita prevista: 18 Dicembre 2009 (cinema)

Attori: Lizzie Brocheré, Olympe Borval, Najib Oudghiri, Simon Abkarian, Karin Albou
Sceneggiatura: Karin Albou

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il canto delle spose (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Laurent Brunet
Montaggio: Camille Cotte
Musiche: François-Eudes Chanfrault
Scenografia: Khaled Joulak
Costumi: Tania Shebabo-Cohen

Produttore: Laurent Lavolé, Isabelle Pragier
Produzione: Gloria Films
Distribuzione: Archibald Enterprise Film

La recensione di Dr. Film. di Il canto delle spose
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Colonna sonora / Soundtrack di Il canto delle spose
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Informazioni e curiosità su Il canto delle spose

Note dalla produzione:
NOTA DI REGIA
Ho scritto questo film perché mi è capitato di allontanarmi dalle mie amiche più intime… dopo che si sono sposate loro… nel momento in cui mi sono sposata io.
Non la vivo certo come una fatalità, ma mi ha portato a riflettere sulla forza delle amicizie d’infanzia, caratterizzate da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d’identificazione.
Ho scelto di ambientare questa storia tra Nour e Myriam durante la seconda guerra mondiale, perché si tratta di un momento storico poco noto, che non è limpido e si rivela pieno di ambiguità e asperità.

Queste ambiguità sono state esplorate in letteratura (da Mohammed Dib, tra gli altri), ma non nel cinema. Molti film parlano della seconda guerra mondiale, ma sono tutti ambientati in Europa. Nessuno di loro ha narrato il modo in cui questa guerra è stata vissuta nelle colonie e nei protettorati.
Desideravo descrivere le ripercussioni dell’occupazione tedesca sui personaggi: il modo in cui ognuno di loro, in una situazione estrema, gettato nella guerra, si confronta con la propria crudeltà.

All’inizio del film durante il fidanzamento di Nour le due ragazze sono letteralmente fuse l’una con l’altra, ritratte in
sieme in ogni in quadratura.
L’unica separazione è quella tra uomini e donne, che non condividono mai lo stesso spazio e non hanno accesso agli stessi oggetti di piacere. Poi, quando la guerra s’infiltra nel quotidiano di Nour e Myriam, ognuna viene gettata suo malgrado nella propria identità, costretta a condividere il destino della propria comunità. Il desiderio d’identificazione, tipico dell’adolescenza, viene infranto. Per fortuna, sussiste una profonda tenerezza: Nour, sola, trasportata da questo
amore assoluto, salva Myriam respingendo l’oggetto di propaganda e separazione (il volantino) e mette coraggiosamente fine alla rottura imposta.

Proseguo anche con la mia esplorazione cinematografica del rapporto intimo dei personaggi con il loro corpo e la loro sensualità. È un film sulla femminilità, la scoperta dell’erotismo, il rapporto con l’altro. Questi temi mi sono molto cari.
L’ultimo punto a cui tenevo, era mostrare che le due ragazze sono sottomesse alla stessa condizione femminile: più la guerra le separa e le porta verso identità diverse, più si riuniscono nel dolore della loro condizione di essere donna.
Questo non esclude la violenza dei rapporti tra donne: le madri replicano gli stessi schemi arcaici nei confronti
delle figlie, e sono in parte responsabili della persistenza di questa organizzazione sociale tradizionale.


INTERVISTA CON Karin Albou
In che contesto è nato questo progetto ?
Il mio desiderio di girare questo film scaturì da un non-detto, da una zona d’ombra e di silenzio in me che avevo bisogno di esplorare.
Pensavo che la mia famiglia, essendo di origine nord-africana, non fosse stata affatto toccata dalla guerra. Un giorno, per caso, scoprii delle lettere di mio nonno, che mi aveva cresciuta come sua figlia.

Chiesi chiarimenti a mia nonna e venni a sapere che agli ebrei d’Algeria era stata revocata la nazionalità francese durante la guerra. Come Tita, che interpreto nel film, mia nonna non poteva più lavorare, perché era ebrea. Quanto a mio nonno, le sue
decorazioni di guerra gli permisero di restare francese e beneficiare dello statuto di prigioniero di guerra e sfuggire quindi alla deportazione, anche se quando la guerra finì lui si trovava in un campo di concentramento in Spagna.

Questi segreti di famiglia mi portarono a svolgere delle ricerche storiche su questo periodo, come anche a compiere i miei studi: scoprii che i tedeschi avevano occupato per 6 mesi la Tunisia e che la maggior parte dei nazionalisti arabi all’epoca erano pro-nazisti.


Come ha costruito il film ?
Si passa dal fidanzamento di Nour, all’inizio del film, al suo matrimonio alla fine, da un momento volontariamente un po’ licenzioso, alla sequenza finale di preghiera, un momento di tenerezza ed elevazione spirituale. Le due ragazze passano ognuna dalla destra alla sinistra dell’inquadratura, con un salto d’asse. Questo evoca in me una
sorta di uscita estatica da se stessi che mi è stato ispirato da una frase: “Sono divenuta colui che amo, e colui che amo è divenuto me.” di El Hallaj, un grande
mistico sufi che tra l’altro è stato assassinato per aver fatto questa affermazione.

La prima parte del film è incentrata su Myriam, la seconda su Nour. La difficoltà consisteva nel non perdere Myriam, pur restando con Nour...


La Storia irrompe nella narrazione solo in modo obliquo (i volantini, gli annunci radio, le ombre dei soldati, il marciare degli stivali, ecc.). Perché ha scelto di mantenere questa distanza ?
Era chiaro che volevo girare un film intimista. Non avevo voglia di creare un affresco storico. La guerra è vissuta dal punto di vista femminile, quindi è percepito dall’interno delle case (dalle finestre) e durante le rare gite in città. Inoltre, amo
filmare la chiusura in sé, sia fisica che psicologica. Mi sono chiesta:
“Cosa percepiscono della guerra le donne che restano tutto il giorno chiuse in casa? Frammenti di parole e immagini, annunci radio, le voci dei soldati, degli spari…”
Abbiamo lavorato molto sul suono prodotto dalla presenza dei tedeschi, oltre che dai bombardamenti.

D’altronde, ho vissuto in alcuni luoghi in cui si verificavano in lontananza dei bombardamenti, ed è vero che hanno una connotazione soprattutto sonora… il rombo è sordo e remoto, si sa che le bombe cadono, ma finché esplodono a qualche chilometro di distanza, si continua a vivere.
È per questo che ho scelto un punto di vista minimalista della guerra: non mostro aerei che bombardano la città. L’unico aereo che si vede nel film è quello che lancia i volantini sul posto. Ho preferito trattare le ripercussioni della guerra sui miei personaggi piuttosto che mostrare una flotta di aerei tedeschi che bombardava Tunisi.

Mostra chiaramente come i tedeschi abbiano messo ebrei e musulmani gli uni contro gli altri.
Sono rimasta sgomenta quando ho svolto le ricerche storiche, dalla violenza dei discorsi antisemiti pubblicati all’epoca nei giornali o trasmessi alla radio.
Gli ebrei erano considerati responsabili di tutto, soprattutto per la guerra. Ciò
che si sente alla radio nel film è tratto da testi storici dell’epoca.
Per me era importante mostrare il modo in cui i personaggi sono invasi da tutto ciò. La radio, che è un oggetto di convivialità e che le due famiglie condividono nella casa, resta sempre accesa. È tramite essa che la violenza che si verifica nel mondo s’infiltra nella casa. In effetti, la casa è come un bozzolo e ogni volta che c’è un’apertura sull’esterno (la finestra, il balcone, la radio) la guerra vi penetra.


Si percepisce che Nour non è istruita quanto Myriam. Perché Nour non
frequenta la scuola ?
Alcuni liberali francesi crearono una scuola elementare per ragazzine musulmane, ma furono subito ostacolati da certi coloni, dalle famiglie musulmane conservatrici e dal
clero musulmano. Una delle prime cose che fece Bourguiba dopo l’indipendenza fu fissare l’età minima del matrimonio a 17 anni per le ragazze, a condizione che fossero consenzienti, e permettere loro di avere un’istruzione. La faccenda dell’età minima mi interessa particolarmente, dato che mia madre mi ha avuta a 16 anni

Il protettorato fu vissuto in Tunisia in modo meno violento da parte della comunità ebrea, dato che questa beneficiava del movimento d’emancipazione degli ebrei in Francia: in Tunisia furono aperte delle scuole dell’Alleanza israelita universale, gli ebrei adottarono gli usi europei, le classi borghesi iniziarono a parlare francese. Ma come dice Nour nel film, molti ebrei erano poveri e analfabeti all’epoca del protettorato.
Nour non conosce tutti questi aspetti storici. Vede solo la differenza tra lei e Myriam. Di conseguenza, riprende i discorsi antisemiti di Khaled e li nutre con le proprie frustrazioni.


E Khaled?
È un personaggio frustrato che è chiaramente soggetto alla propaganda. Ciò che volevo
mostrare era come il proselitismo si diffondesse con il passaparola… prima tramite il volantino, poi Khaled, e infine Nour.
Amo creare personaggi ambivalenti. All’inizio della pellicola, Khaled incarna la modernità. Presta dei libri a Nour, non la respinge quando non è più vergine, alla fine mette in scena addirittura la farsa del lenzuolo. Ma in realtà è lui che si radicalizzerà e tornerà a delle idee arcaiche… il che ostacola il desiderio di emancipazione di Nour. Nel film, non sappiamo se riesce a provare piacere, sia sul balcone che durante la prima notte di nozze. Mi è piaciuto mantenere questa ambiguità.


La rappresentazione di Tunisi esula da tutti i luoghi comuni sul Maghreb. Che immagine cercava di creare a riguardo ?
Ho già girato due film in Tunisia. Ho anche abitato a Tunisi, dove sono stata molto felice. Ci ho vissuto vari inverni: ho dei ricordi molto precisi riguardo il freddo umido, il cielo bianco e nebbioso, la pioggia.
Mi sono sempre detta che mi sarebbe piaciuto fare delle riprese durante l’inverno.
Lo stile del film è costruito sulle tonalità fredde del blu e del grigio,
per spezzare l’immagine esotica e dolce della Tunisia. Grazie alle nuove pellicole sensibili, abbiamo girato con la luce naturale, perché non volevo un’immagine troppo leccata. In seguito abbiamo denaturato un po’ l’immagine durante l’elaborazione.

D’altronde, credo che come tutti i paesi la Tunisia abbia una violenza propria,
e ho voluto metterla in mostra. Per esempio, l’hammam diventa presto un luogo di conflitto: tensione tra le madri e le figlie, tra gli ebrei e gli arabi. Per la scena della depilazione ho voluto intercalare delle inquadrature delle donne che parlavano in modo molto diretto della notte di nozze e della verginità con delle immagini della depilazione di Myriam e dell’angoscia delle due ragazze…
Ho anche sottolineato la violenza sociale: nel Maghreb, la società è strutturata quasi come un feudo. Lo era all’epoca coloniale e lo è tuttora. Anche in Tunisia, malgrado Bouguiba si sia impegnato a creare delle classi medie.


Come ha scelto l’attrice che avrebbe interpretato Myriam?
Ho scelto Lizzie Brocheré, un’attrice professionista, perché è molto giovane e adoro il suo stile “cagnolino bastonato”. È un ruolo di composizione, perché Lizzie Brocheré è bionda come il grano. Durante la preparazione, ci siamo accorti che aveva molti punti in comune con Myriam, più profondi dell’aspetto fisico o del colore dei capelli.


E l’attrice che avrebbe interpretato Nour?
Non riuscivo a trovare un’attrice di 16 anni. Abbiamo fatto un casting infinito,
per mesi… abbiamo visto centinaia di ragazze. Non trovavamo quella giusta, ci voleva una ragazza molto giovane che avesse una certa innocenza, ma anche una grande sensualità, che accettasse di denudarsi nell’hammam, di baciare un ragazzo, ecc. Doveva
poter anche esprimere una certa frustrazione, altrimenti il personaggio di Nour sarebbe
risultato odioso.

Allora ho allargato il casting, prima alle “non-arabofone” e in seguito alle non arabe. Ho scelto Olympe Borval perché mi aveva confidato che il suo sogno era quello di fare l’attrice: era molto commovente. Siamo rimasti tutti sorpresi. Olympe vive in periferia, dove una ragazza passa per puttana per un sì o un no. Il personaggio di Nour quindi le assomigliava molto. Di conseguenza, ha dovuto imparare l’arabo per interpretarla.


Perché ha deciso di interpretare
Un po’ per caso. Non trovavo attrici che corrispondessero al ruolo come l’avevo scritto, le francesi non parlavano arabo, le arabe non volevano spogliarsi per la scena dell’hammam… Mio marito e un’amica mi hanno detto: “Perché non la fai tu ?” Allora mi sono sottoposta a un provino !


Quali sono state le caratteristiche fondamentali della regia ?
Ho voluto apportare dei cambi di tono all’interno del film: la pellicola si apre
su una sequenza quasi da documentario che non sarà ripresa fino alla scena della depilazione.
Un altro aspetto che ho assolutamente voluto includere è stato quello di infilare tra i momenti drammatici dei piccoli contrappunti comici. Adoro riprendere la pelle, andare a volte fino all’astrazione, come nella scena dell’aggressione su Tita, della depilazione o della notte di nozze.


Lei lavora molto sullo spazio…
Assolutamente. La casa è una sorta di personaggio, il luogo dove si svolge l’infanzia… per questo non ho voluto tagliare gli spostamenti dei protagonisti.
All’inizio del film, le due ragazze si trovano spesso nella stessa inquadratura, poi ho girato dei piani sequenza per il momento in cui litigano, per coreografare
Nour che schiva l’amica; e nei momenti di conflitto ho scelto dei campi e controcampi… ci sono anche delle scene che si susseguono come su un carosello… per esempio, quando passiamo da Nour, attraverso la finestra, alla fila di prigionieri. Questo utilizzo della forma del cerchio è molto orientale.


Come ha affrontato il tema della verginità ?
Mi ripugna la stupidità di chi dà importanza all’imene e al lenzuolo sporco di sangue che rovina la vita a molte ragazze, anche in Francia. Nel film, Nour è in trappola. È costretta a rinunciare a Myriam perché non è più vergine.
Anche se volesse lasciare Khaled, non può, perché ormai lui esercita un potere su di lei (lui può lasciarla e rivelare tutto alla sua famiglia).

Dato che vive una situazione insostenibile, preferisce sposare le idee di Khaled, e se prima nega la sua situazione, in seguito cerca una giustificazione impossibile
della stessa. Solo alla fine, quando mettono in scena la sua deflorazione, finalmente può liberarsi dell’ascendente che Khaled ha su di lei e riconciliarsi con Myriam.


Come si sono svolte le riprese in Tunisia ?
Abbiamo girato nelle stesse condizioni dei film tunisini, sia dal punto di vista del budget che di equipe. Alcuni collaboratori erano molto grati che io osassi affrontare soggetti piuttosto tabù: questo periodo storico in Tunisia viene spesso occultato, come anche l’anti-giudaismo arabo-musulmano, o la violenza dei rapporti umani. Esiste il mito di una Tunisia asettica, dove tutti sono belli e gentili e nessuno soffre.

Ma l’aspetto più complicato è stato quello della nudità. È difficile girare una scena d’amore lì… e lo è ancora di più mostrare la depilazione dei genitali di una donna. Alcune persone sul set sono rimaste scioccate, ancor più perché la regista era una donna. Per fortuna ero circondata da persone dalla mentalità aperta. Ma ci sono stati degli ostacoli.


Come ha girato la sequenza della depilazione del pube ?
Ho girato la scena come se si trattasse di una deflorazione, come se questa volta fosse Nour ad assistere alla perdita della verginità di Myriam. Le due ragazze vivono un’amicizia totale, adolescenziale… devono condividere tutto, anche i momenti più intimi. È come se condividessero lo stesso corpo: dal modo in cui è costruita l’immagine appare che abbiano un solo corpo e due visi, uno da ogni lato. In questa scena è come se si dicessero addio.
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