Elles di Malgorzata Szumowska

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locandina Elles
 
Regista: Malgorzata Szumowska
Titolo originale: Elles
Durata: 96'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Germania, Polonia
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 28 Settembre 2012 (cinema)

Attori: Juliette Binoche, Anaïs Demoustier, Joanna Kulig, Louis-Do de Lencquesaing, Krystyna Janda, Andrzej Chyra, Ali Marhyar, Jean-Marie Binoche, François Civil, Pablo Beugnet
Sceneggiatura: Tine Byrckel, Malgorzata Szumowska

Trama, Giudizi ed Opinioni per Elles (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Michal Englert
Montaggio: Françoise Tourmen,Jacek Drosio
Costumi: Katarzyna Lewinska

Produttore: Marianne Slot, Bettina Brokemper,Johannes Rexin,Malgorzata Szumowska
Produttore esecutivo: Olivier Guerbois
Produzione: Slot Machine
Distribuzione: Officine Ubu

La recensione di Dr. Film. di Elles
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Colonna sonora / Soundtrack di Elles
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Informazioni e curiosità su Elles

DICHIARAZIONI DELLA REGISTA
È un dato di fatto che alcune giovani ragazze ricorrano alla prostituzione per finanziare i loro studi. L’argomento viene trattato dai media sia con disapprovazione morale che con curiosità voyeristica. Le riviste che propongono donne come oggetti sessuali associati a beni di consumo, infatti, pullulano di articoli moralizzanti ma carichi di curiosità verso le donne che usano il sesso come strumento per ottenere beni materiali, per pagarsi gli studi o per avvalersi di un riscatto sociale.
Volevamo trattare l’argomento della prostituzione studentesca dal punto di vista femminile. Una giornalista, una donna che gode di una condizione sociale invidiabile, che interroga due studentesse. Due ragazze, che per finanziare i propri studi e per salire i gradini della scala sociale, si prostituiscono. I clienti di queste ragazze sono spesso i mariti annoiati di queste donne. L’inchiesta cambierà completamente il punto di vista e i desideri della giornalista. Volevamo esplorare questi desideri da entrambi i lati, senza giudicarli.
Malgoska Szumowska

In Francia secondo un rapporto del sindacato SUR ogni anno 40.000 studenti si prostituiscono per pagarsi gli studi.


INTERVISTA CON MALGOSKA SZUMOWSKA E TINE BYRCKEL (SCENEGGIATRICE)
Tine Byrckel, come è stato scrivere Elles, questo film sulla prostituzione studentesca?
Tine Byrckel: L’idea originale è stata della produttrice Marianne Slot, con cui lavoro da molto tempo. I media parlano spesso di queste giovani donne che si prostituiscono per pagarsi gli studi. Questo fenomeno sociale la incuriosiva. Cosa significa, questo fenomeno, per queste ragazze? Cosa significa per la società? La prostituzione è la definitiva liberazione del corpo femminile, incluso il diritto di venderlo? O è un’altra intollerabile sottomissione? Volevamo porre queste domande senza dare giudizi e nessun mezzo, meglio del cinema, avrebbe potuto farlo.

Come avete deciso di scrivere la sceneggiatura insieme?
Tine Byrckel: Io e Marianne stavamo cercando una regista, uomo o donna, che lavorasse al progetto. Conoscevamo i film di Malgoska e siamo state completamente catturate dal premontaggio del suo primo lungometraggio 33 Scenes from Life. Malgoska ha incontrato prima Marianne.
Malgoska Szumowska: Mi ha convinta subito. È stato l’inizio di una stretta collaborazione durata tre anni.
Tine Byrckel: Mallgoska è brava a rappresentare l’universale in tutti i suoi piccoli dettagli. È così che questo film doveva essere realizzato, in modo da non cadere nel moralismo, ma mettendo in gioco, piuttosto, la responsabilità e il desiderio di ogni protagonista.

Come è andato questo processo di scrittura a quattro mani?
Tine Byrckel: prima di incontrate Mallgoska, ho lavorato sulla struttura, mettendo insieme una giornalista donna e diverse ragazze. C’era anche un riferimento a Mrs Dolloway di Virginia Woolf nella struttura della sceneggiatura: nel momento della giornata in cui la donna deve preparare la cena. Anche qui viene preparata la cena, ma è una cena di lavoro. Gli interrogativi emergono da gesti e da dialoghi quotidiani, piuttosto che essere espressi attraverso grandi parabole. In seguito abbiamo stabilito insieme a Malgoska un centinaio di scene che ho utilizzato per scrivere la prima stesura della sceneggiatura.

Hai indagato sulla prostituzione per scrivere Elles?
Tine Byrckel: Abbiamo solo fatto qualche ricerca in merito dopo aver scritto la prima versione della sceneggiatura. In Francia abbiamo chiesto alla bravissima documentarista Hélèn de Crécy di uscire ad intervistare le ragazze. È rimasta cosi affascinata dalle loro storie, che ne ha poi tratto il documentario Escort, prodotto proprio da Marianne Slot.
Malgoska Szumowska: Prima che iniziassi a girare, volevo incontrare delle giovani prostitute. In Polonia, ho letto sui giornali che molte giovani studentesse sono costrette a vivere con i proprietari delle camere in cui vivono. Il racconto di una di queste ragazze, bellissima ed elegante, mi ha molto impressionato. Dall’inizio dell’intervista, mi ha parlato solo di sesso, cosa le piaceva fare e cosa no...

Ci sono state risposte che non ti aspettavi?
Malgoska Szumowska: Sinceramente, devo dire che sono rimasta scioccata. Scioccata dal fatto che una ragazza così bella e intelligente trovasse piacere nel fare sesso per soldi. E questo, non solo per ottenere in cambio vitto e alloggio, ma anche per piacere.. per avere una vita più piacevole. In realtà è una visione molto diversa dell’idea che la gente ha della prostituzione.
Tine Byrckel: Abbiamo incontrato giovani donne molto più orgogliose e disinvolte di quanto immaginassimo. Un altro mondo rispetto a quello descritto dai media, dove vengono raccontate solo storie di giovani donne abusate e maltrattate. Non volevamo parlare di traffico della prostituzione, schiavitù o droga. Volevamo parlare di giovani donne che scelgono volontariamente di prostituirsi, il cui obiettivo è quello della scalata sociale. Tutto questo è di gran lunga più inquietante. C’è poi la questione della donna come oggetto sessuale, ma c’è molto più di questo. Da un lato ci sono uomini che attraverso il sesso chiedono amore, dall’altro, donne che chiedono cose materiali in cambio di sesso. Tutte queste cose che vogliono le donne, in linea con il consumismo sfrenato di oggi, sono simboleggiate nelle riviste femminili. Le giovani donne che abbiamo incontrato, vogliono tutto e lo vogliono subito. Sono come in preda ad una sorta di febbre materiale.
Malgoska Szumowska: Un’ altra sorpresa è stata incontrare ragazze di appena 20 anni che sapevano di sesso molto di più di donne adulte. Abbiamo iniziato a capire che il film non poteva riguardare solo gli aspetti sociali, ma che la questione era molto più ampia. Volevamo raccontare
l’intimità femminile.

Il punto di forza del film è quello di tracciare un parallelo tra il lavoro della giornalista, una donna con una solida posizione sociale, e quella delle studentesse che si prostituiscono..
Malgoska Szumowska: Assolutamente! Facciamo tutto per soldi. Quello che fa la giornalista nella sua vita personale è accettare molti compromessi, cose che non le piacciono. Oltre al suo lavoro, passa il suo tempo libero a preparare la cena per il capo del marito. Non lascia trapelare la sua frustrazione e l’opinione che ha di lui. Anche io come regista ho dovuto accettare cose sgradevoli, perchè il sesso dovrebbe essere diverso? Le persone a volte scendono a grandi compromessi, possiamo paragonarli alla prostituzione?
Tine Byrckel: Il personaggio della giornalista, che ha difficoltà a mantenere la giusta distanza, induce gli spettatori a rendersi consapevoli del proprio piacere voyeristico. Non possiamo, o almeno mi auguro, dire a noi stessi, con onestà intellettuale, “come è terribile!”

Come è nata l’idea di offrire il ruolo della giornalista a Juliette Binoche?
Malgoska Szumowska: Ho pensato subito a Juliette. La sua recitazione in Niente da nascondere di Michael Haneke mi ha impressionato così tanto che non ho potuto immaginare un’altra attrice per Elles. Le abbiamo mandato la sceneggiatura e, non appena ci siamo incontrate, ho sentito che avrebbe funzionato. Il soggetto le interessava e condividevamo lo stesso punto di vista sull’argomento. Una volta che ha detto si, si è completamente buttata nel film. Si è fidata di me e mi ha sempre sostenuta, anche nei momenti di dubbio. È stato un incontro eccezionale. Juliette mi ha aiutato a diventare la regista di questo film.

E per quanto riguarda Anaïs Demoustier e Joanna Kulig?
Malgoska Szumowska: Stavamo cercando giovani attrici che avessero la stessa energia e vivacità che avevo io alla loro età. Avevo visto Anaïs in Sois Sage di Juliette Garcias. Ero convinta della sua forza e del suo talento e lo sono tutt’ora. Per quanto riguarda Joanna, mi sono completamente riconosciuta il lei. Appassionata, comunicativa ed esuberante. Lei voleva così tanto recitare in Elles che mi ha mentito quando le ho chiesto se sapeva parlare francese. Quando ho scoperto che non era vero, ho pensato che è stata molto impertinente… ma alla fine, nel film, lei non è francese!

Il lavoro con le attrici ha influenzato la scrittura del film?
Malgoska Szumowska: è stato molto piu che un’influenza, in un certo modo, posso dire che il film l’hanno fatto loro. Dopo ogni giorno di riprese, a seconda di quello che è stato fatto o detto, modificavo le scene da girare il giorno dopo. Le attrici mi ispiravano nuove idee e arrivavo ogni mattina sul set con i cambiamenti che loro mi ispiravano. Devo dire che Elles è un soggetto femminile, realizzato da tante donne che hanno lavorato a stretto contatto.

Che ruolo ha avuto il montaggio?
Malgoska Szumowska: Il montaggio è stato un momento cruciale nel mio film. Ho fatto molti documentari prima di fare cinema di finzione e ho mantenuto l’abitudine di considerare il montaggio parte del processo creativo. Quello che conta per me è la precisione delle emozioni trasmesse dai piccoli gesti, spesso spontanei. Quello che sto cercando di far passare è soprattutto l’ intimità.

Puoi definirti una femminista?
Malgoska Szumowska: Posso definirmi una femminista nata, sono forte, una donna indipendente che ha sempre lavorato senza mai chiedersi se era un lavoro da donna o da uomo. Non sono membro di nessuno dei movimenti femministi polacchi, ma semplicemente perchè non sono parte di nessun movimento politico. Sono assolutamente daccordo però, con le loro battaglie. Non voglio essere parte di nessun gruppo. Elles, probabilmente, non piacerà a molti uomini poichè mostra una parte di loro poco piacevole. È possibile che gli uomini sappiano che attraverso la prostituzione sfruttano le donne, ma l’idea che possano essere loro ad essere sfruttati, non li sfiora nemmeno. Se si tratta di un film femminista, non è stata la mia intenzione iniziale, in quanto non sono una militante.

Tine Byrckel: Credo che sia concezione diffusa collegare il concetto di lato femminile a qualcosa di gratuito. Dare senza considerare i costi. Ma questa idea non ha più senso in un mondo in cui tutto ha un prezzo, contato e misurato. Quello che forse dovremmo considerare è che questa visione della femminilità, che rasenta il sacro, non è più condivisa dalle donne.
Ed è qui che ho pensato che l’immagine della prostituta sofferente rappresentasse l’ultimo baluardo contro la concezione che tutto ha un prezzo. Una difesa che si basa su sesso e amore. Se queste ragazze non soffrono, l’idea che si vendano spontaneamente è ancora più insopportabile. È vista come una minaccia che loro sanno calcolare bene. La gente sente che oltrepassato questo limite, qualcosa cambia in modo drammatico. C’è un senso di disagio verso la prostituzione, un disagio che parte dal corpo della prostituta, ma che riguarda tutti noi. Non è una novità che i fenomeni sociali lascino un segno sul corpo delle donne. Per me il tentativo di vietare la prostituzione è solo un’illusione che principalmente ci protegge da noi stessi, senza intaccare i problemi di fondo. Ci sentiamo minacciati dal fatto che tutto sia in vendita. Il problema non sono le prostitute, ma la società nel suo complesso. Se vogliamo mantenere la sacralità, facciamolo! Ma facciamolo garantendo a tutti libero accesso all’istruzione superiore. Se non siamo in grado di fornire le risorse, smettiamola di dare giudizi sulla prostituzione. Alcune persone, a causa della loro posizione sociale, non hanno bisogno di prostituirsi per ottenere ciò che vogliono. Una certa ipocrisia borghese prospera ancora fra femministe e non solo.

Questo film ti ha cambiata?
Malgoska Szumowska: Di tutti, questo è quello che mi ha trasformato maggiormente, anche se tutti i miei film hanno cambiato qualcosa nella mia vita. Elles mi ha portato a condividere l’intimità delle donne, a riflettere sulla loro solitudine. In un certo senso, questo film mi ha fatto diventare una donna.


INTERVISTA CON JULIETTE BINOCHE
Qual è stata la tua prima reazione alla sceneggiatura di Elles?
Juliette Binoche: Ho subito intuito l’intelligenza con cui era sviluppato il soggetto, un approccio coraggioso e allo stesso tempo complesso. La sceneggiatura tratta il difficile argomento della prostituzione studentesca. Il film non accusa nessuno, ma ci interroga. Ci mostra il senso degli insidiosi cambiamenti della nostra società, che influenzano il nostro modo di pensare e di essere. Non è facile, infatti, studiare quando si hanno problemi finanziari. La prostituzione paga bene, non occupa troppo tempo, garantisce un certo agio finanziario e ci fa sentire parte della società consumistica in cui viviamo. Siamo abituati a pubblicità per le strade o sulle riviste, in cui ragazze appena adolescenti sono circondate dal lusso, in atteggiamenti provocanti, al limite del pornografico. Col tempo, questi annunci ci portano a pensare che gioventù, sesso e lusso si fondano bene insieme e che, in fondo, non c’è niente di grave. Fare un lavoro occasionale, diventa più degradante che fare sesso per soldi.

Come è andata la prima volta che hai incontrato Malgoska?
Juliette Binoche: Slawomir Idziak, direttore della fotografia del film Blu di Kieslowski, mi ha parlato di Malgoska, dicendomi che è una delle migliori registe polacche della sua generazione. La sceneggiatura mi piaceva, quindi, non vedevo l’ora di incontrarla. Era intrigante, divertente e quasi diffidente. La prima volta che ci siamo viste ha detto che non saremmo mai andate daccordo, perchè i nostri caratteri erano entrambi molto forti.

Quindi il vostro rapporto è stato difficle?
Juliette Binoche: Al contrario! C’è stata subito comprensione reciproca e rispetto. Sentivo che nel film c’era qualcosa di lei che aveva bisogno di uscire fuori. È stato un parto... artistico, emozionale e intellettuale.

Questo film ha una struttura insolita, recitando la parte della giornalista che scrive un articolo su queste giovani donne, non si rischia di diventare l’alter ego di Malgoska?
Juliette Binoche: Non è proprio su di lei, ma sulle domande che pone. Cos’è una donna? Qual è la sua sessualità? Cos’è l’amore? Cos’è la sua paura? Quali sono le sue opinioni? Prostituzione? Piacere? Giovinezza? Cosa la eccita? Com’è essere sposata? Provare vergogna? Saper essere madre? La giornalista?... La regista esplora tutte queste domande attraverso il mio personaggio. Io divento la sua complice, la sua ispirazione, sua sorella, la sua investigatrice, la sua scultura quando le circostanze lo permettono.

Come attrice francese che ha vinto piu premi internazionali, sei a un punto della tua carriera in cui vuoi correre più rischi?
Juliette Binoche: Penso che rischiare mi inebri, mi stimoli e mi faccia perdere i punti di riferimento. È necessario correre dei rischi per evitare di sedersi sugli allori e per aprirsi a nuove esperienze. Gli artisti hanno l’obbligo verso se stessi di esporre il proprio lato più profondo per stimolare la loro anima, per arricchirla con nuovi materiali, nuovi significati, nuovi pensieri. Il rischio reale sarebbe quello di ripetere se stessi, di impatanarsi nelle certezze.
Fortunatamente, noi attori non veniamo giudicati per la persona che siamo, ma per qualcosa che va al di là.. Ed è per questo che posso sostenere questa incursione nella mia intimità, altrimenti preferirei nasconderemi, è più comodo! In ogni film c’è l’intenzione di trasmettere qualcosa di intimo e straordinario che il regista cerca di svelare attraverso l’attore o l’attrice.

Lei sembra sorpresa, scioccata e divertita dalle risposte delle ragazze...
Juliette Binoche: Come si può non essere incuriositi, affascinati, inorriditi, invidiosi della libertà apparente dei giovani, di questa scelta di vita momentanea? È l’intera questione della coscienza che si scuote durante queste interviste. Potete vedere queste ragazze come mostri, ma anche come bambine impaurite. La solitudine di queste giovani studentesse e di queste madri non sono così distanti, alle volte.

Si avverte anche una crescente vicinanza tra la giornalista e le due ragazze. Di fatto, questa vicinanza esiste anche tra le tre attrici?
Juliette Binoche: Si ma in un modo diverso. Anaïs è una stella nascente del cinema francese, ha un orecchio e una sensibilità notevole. Ha un’intelligenza istintiva. Ciò che invece Joanna trasmette, è soprattutto il suo desiderio di libertà, un aspetto selvaggio che può essere espresso in qualsiasi momento. Si percepisce che mette tutta se stessa nella battuta. Abbiamo tutte una cosa in comune: ci piace prenderci in giro.

Il lavoro sull’intimità di Malgoska è piuttosto penetrante, soprattutto in alcune scene.
La vostra intimità ne ha risentito?
Juliette Binoche: No. Per quanto mi è possibile, vado con il mio cuore, le mie viscere, il mio sudore, il mio intuito e sono soddisfatta solo se sento di aver fatto un buon lavoro, un viaggio interiore. Anche se non sempre appaio al mio meglio in un film, non me ne pento, perchè ogni inquadratura è necessaria e racconta una storia. Gli eventi quotidiani possono dirci tante cose diverse.

In ELLES l’idea della prostituzione è estesa a tutta la società...
Juliette Binoche: Nessuno viene risparmiato. Sta ad ognuno di noi rifletterci. Il film non vuole giudicare, ma solo dare l’allarme. L’idea di Malgoska è che il pubblico sia eccitato da quello che vede ed è pienamente parte del sistema. È compito di ognuno guardare in se stesso.

È inevitabile usare il termine femminismo, per parlare di ELLES?
Juliette Binoche: Parlare di donne, di femminilità, di intimità, non significa essere femministe. Per me il termine “femminismo” è inadeguato. Ma posso capire se qualcuno lo usa, perchè l’argomento può mettere a disagio. Vedere una giovane studentessa che vende il proprio corpo per denaro non è una cosa banale. L’argomento è tabù e il film non cerca di fare la morale o di far valere un diritto. Guarda l’uso che si fa del corpo e getta luce su una situazione che induce la società al desiderio di vendere, scioccare, influenzare il corpo come un oggetto negato dall’esistenza di una persona. L’amore in tutte le sue forme ci può coinvolgere nelle situazioni più belle o più brutte. La vera libertà è la scelta. È nostra responsabilità fare in modo che questa scelta sia salvaguardata.

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