Emperor di Peter Webber

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locandina Emperor
 
Regista: Peter Webber
Titolo originale:
Durata: 105'
Genere: Drammatico
Nazione: Giappone, USA
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista:

Attori: Matthew Fox, Tommy Lee Jones, Eriko Hatsune, Masayoshi Haneda, Toshiyuki Nishida, Kaori Momoi, Aaron Jackson, Masatô Ibu, Nic Sampson, Colin Moy, Isao Natsuyagi, Masatoshi Nakamura, Shôhei Hino
Sceneggiatura: Vera Blasi, David Klass

Trama, Giudizi ed Opinioni per Emperor (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Stuart Dryburgh
Montaggio: Chris Plummer
Musiche: Alex Heffes
Scenografia: Daniel Birt
Costumi: Ngila Dickson

Produttore: Gary Foster,Russ Krasnoff,Yôko Narahashi,Eugene Nomura
Produzione:
Distribuzione:

La recensione di Dr. Film. di Emperor
Ben fatto, interessante se vi piace il genere.

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Colonna sonora / Soundtrack di Emperor
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Emperor

Sullo stesso argomento è stato girato Il sole.
La sceneggiatura è tratta da "His Majesty's Salvation" di Shiro Okamoto.

Note dalla produzione:

Produzione
“E così è secondo i dettami del tempo e del destino che abbiamo deciso di aprire la strada per una grande pace per tutte le generazioni…”
– Imperatore Hirohito, Tokyo, 1945

Il dramma della guerra e in particolar modo della II Guerra Mondiale è stato ampiamente trattato al cinema, così come indubbiamente il cinema ha saputo vedere nei giorni successivi al conflitto la culla dei più spinosi ed ostici interrogativi umani.
All’ombra di quei giorni in cui la guerra è da poco terminata, ma non si è ancora stabilita una salda intesa di pace, le emozioni sono vive e viscerali, i nervi a fior di pelle e il cuore è in preda a spinte contrastanti che tirano tanto verso un mai domo spirito di vendetta quanto un ancor pallido sogno di riconciliazione. EMPEROR, il primo film contemporaneo prodotto a Hollywood sui giorni durante i quali l’esercito americano ha occupato il suolo giapponese alla fine della Seconda Guerra Mondiale, intreccia i risvolti di un amore segreto con le vicende di un intrigo internazionale in un mondo in cui la fiducia non può essere mai troppa e la posta in gioco per la pace non può essere più alta.

La storia è basata sugli eventi del 1945 successivi alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, quando l’imperatore giapponese Hirohito pose la sua resa senza condizioni nelle mani dell’esercito americano. Il Presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman incaricò il vittorioso generale Douglas MacArthur di ristabilire l’ordine in Giappone e di prepararlo ad elezioni democratiche. Ma non appena arrivato in una Tokio ridotta in macerie a seguito dei bombardamenti americani del 30 Agosto, MacArthur si rese conto di esser di fronte ad un dilemma cruciale: che fare con l’imperatore? Avrebbe potuto l’uomo che il Giappone venerava come un Dio essere condannato alla stregua di un ordinario criminale o sarebbe stato possibile trovare una strada alternativa per evitare sollevamenti popolari, creare una pace duratura e stabile e assicurare comunque l’applicazione della giustizia proprio mentre tutti gli occhi del mondo erano puntati sul Giappone?

Il compito di indagare sulle responsabilità dell’imperatore e decidere delle sue sorti venne quindi affidato ad un solo uomo a cui furono concessi meno di 10 giorni per decidere il destino di un Paese e del mondo intero: Bonner Fellers, un americano con un profondo amore per la cultura giapponese. La storia di Fellers era andata dispersa all’interno del grande racconto degli eventi della II Guerra Mondiale, ricordata solo da una piccola cerchia di appassionati e conoscitori della storia bellica americana, fino a quando divenne l’eroe di una sceneggiatura scritta a quattro mani da David Klass e Vera Blasi in cui i dati forniti dalla memoria storica si andavano ad intrecciare con quelli di un terreno immaginario, quello in cui Fellers non era solo nel mezzo di un pericoloso gioco politico, ma anche alle prese con la ricerca di una donna giapponese di cui si era invaghito anni prima e che lo aveva introdotto alla bellezza della cultura nipponica.


L’insidioso cammino verso la pace
Il produttore Yoko Narahashi (L'Ultimo Samurai) da tempo stava cercando una storia come EMPEROR che potesse funzionare grazie all’alchimia dell’incontro tra la cultura occidentale e quella orientale. Da bambina aveva ascoltato le storie di suo nonno, Taizaburo Sekiya, che lavorò al ministero degli Interni dell’imperatore Hirohito e che aveva avuto un ruolo nell’organizzare l’incontro tra MacArthur e l’imperatore che avrebbe cambiato il loro destino e quello del mondo. Anni più tardi, quando il Giappone debole e in ginocchio dei racconti di suo nonno era un lontano spettro, rimase affascinata da come quello che ai tempi era definito come l’acerrimo nemico del Giappone divenne a velocità impressionante il più fedele alleato nella sua ricostruzione.

“Ricordo che rimasi subito colpita dalla storia che vedeva Giappone e Occidente fronteggiarsi su un nuovo fronte, quello della ricostruzione” dice Narahashi “ Sono sempre affascinata dagli eroi dimenticati e, quando scoprii la storia di Bonner Fellers, realizzai che si trattava di un eroe che nessuno conosceva bene, fatto paradossale dato che aveva avuto un ruolo fondamentale negli eventi che cambiarono il corso della Storia del mondo. Era un inizio convincente”.
Così Narahashi iniziò a fare ricerche su Fellers e a leggere quanto aveva scritto durante la guerra e la permanenza in Giappone. Scoprì così che a volte veniva menzionata un’amica in Giappone e iniziò a chiedersi se per caso vi fosse una storia d’amore nascosta e dimenticata. Non ci potevano essere prove, ma Narahashi capì che poteva essere terreno fertile per l’immaginazione di un bravo scrittore. Nacque così il personaggio immaginario di Aya, l’insegnante giapponese che mostrerà a Fellers il Giappone sotto una nuova luce.

Narahashi portò l’idea di una storia d’amore forte, interculturale ed ambientata nel Giappone della ricostruzione allo scrittore e sceneggiatore David Klass, conosciuto principalmente per thriller come IL COLLEZIONISTA o SOLUZIONE ESTREMA, ma che aveva lavorato a sua volta come insegnante in Giappone. Klass scrisse d’istinto la prima sceneggiatura.
Nel frattempo vennero contattati Gary Foster e Russ Krasnoff, conosciuti soprattutto per alcuni grandi successi come INSOMNIA D’AMORE, Il solista, Ghost Rider e Daredevil. Anche loro rimasero subito impressionati dalle potenzialità di giocare con intrigo, amore, fatti realmente accaduti e una storia prima d’allora mai raccontata sullo schermo.

“Avevo sempre voluto fare un film su questo periodo” disse Foster “ e questa storia di come MacArthur e Fellers dovettero compiere importanti scelte sotto pressione ed in così poco tempo era davvero eccezionale. Era perfetta e drammatica. Poi mi innamorai perdutamente dell’idea di accompagnare il dramma ad una storia d’amore”.
Foster venne attratto soprattutto dalla possibilità di far luce su una parte della II Guerra Mondiale a lungo ignorata dal cinema “Le persone hanno visto molti film ambientati durante la II Guerra Mondiale, ma non si era ancora visto niente su come venne negoziata la pace” osserva “questa storia è innovativa ed originale perché viene a far luce su alcuni fatti che le persone sono convinti di conoscere, ma in realtà non è così perché hanno sempre dato per scontato che finita una guerra la pace inizi in maniera quasi automatica”.

Il produttore Eugene Nomura vide nella storia non solo un racconto storico, ma anche un elemento di paragone importante per comprendere i conflitti internazionali dei giorni nostri, per rileggere l’odierna incertezza globale attraverso la metafora fornita dal precedente disastro giapponese. “Questa è la storia di come il Giappone venne ricostruito dopo la guerra, ma anche molto di più: il Giappone dopo lo tsunami del 2011 è molto simile a quello che fu il Giappone del 1945” osserva “perciò credo che mostrare come un Paese si sia risollevato e abbia cercato di ricostruirsi dalle macerie sia quanto mai attuale”.
Per affinare ulteriormente lo script, Foster decise di coinvolgere la sceneggiatrice Vera Blasi, nota soprattutto per un amore profondo per la storia e per la sua abilità nel costruire personaggi psicologicamente profondi. “Per me è un po’ come cercare di capire come giustizia e verità si combinino di fronte alla necessità politica” spiega “lo trovo molto affascinante ed indubbiamente è ancora una cosa molto importante oggi giorno”.

Blasi vide nella storia d’amore tra Fellers e Aya il modo perfetto per raccontare come due culture apparentemente inconciliabili abbiano dovuto e potuto trovare un terreno comune per coesistere. “La storia politica e quella d’amore mostrano due facce complementari del mondo nel 1945” commenta.
Anzi, nello script finale, la ricerca condotta da Bonner Feller per ritrovare Aya diventa metaforica ed assume una parte fondamentale per comprendere la cultura giapponese e supportare il senso della missione: scoprire se l’imperatore Hirohito è stato in qualche modo coinvolto nelle decisioni che hanno portato all’ingresso in guerra del Giappone.
“Le storie d’amore sono sempre universali” commenta “ma la bellezza di quella raccontata in EMPEROR è che porta un americano a prendere delle decisioni fondamentali per il Giappone”.


Amore, guerra e neo-noir
Occorreva un regista in grado di maneggiare sia una storia ricca di suspense e tensione politica, sia la sua componente sentimentale, la ricerca di un amore perduto e di giorni felici. Venne scelto Peter Webber, il regista inglese che aveva dimostrato di saper lavorare con entrambe queste tonalità emotive trasformando La ragazza con l'orecchino di perla in un quadro vivente cinematografico.
“Amiamo la passione con cui fa le cose” dice Gary Foster. “Abbiamo parlato ed incontrato moltissimi registi e c’erano sempre opinioni contrastanti, c’era chi voleva dare più spazio agli eventi storici, ai giorni dopo il conflitto e chi invece alla storia d’amore, ma solo Peter è riuscito da subito a entrare in sintonia con la nostra idea, trovando il modo di raccontare entrambe le storie unendole, e rendendole parte dello stesso percorso. È riuscito a combinare la forza muscolare del thriller con il lirismo di una storia d’amore senza luogo e senza tempo”.

Lo script del resto lo aveva colpito immediatamente “Mi inviano moltissimi soggetti ma sono pochi quelli che mi colpiscono” ammette. “Quando mi sottoposero questo capii subito che mi sarebbe piaciuto fare questo film. Lo divorai. Sapevo già qualcosa di MacArthur e di quello che fu chiamato a fare. Avevo letto qualcosa sul dopoguerra in Giappone e sullo smantellamento dell’Impero. Ma qui c’era qualcosa di nuovo, una pagina buia della storia che non era mai stata raccontata e pensai che sarebbe stato interessante farvi luce” afferma il regista aggiungendo “inoltre la storia di EMPEROR non è soltanto una pagina della storia passata, ha elementi che la rendono quanto mai attuale e contemporanea”.

Anzi tutti gli aspetti morali e i risvolti sentimentali della storia fecero crescere in Webber l’idea di trattare il film con alcuni aspetti che richiamassero il genere noir, anche per via del diffuso senso di mistero che si cela dietro le azioni dei personaggi del film e più in generale per il senso di incertezza in cui si trova il mondo all’inizio degli eventi.
“C’era qualcosa che mi ricordava IL TERZO UOMO”, sottolinea Webber, riferendosi al classico diretto da Carol Reed in cui in una Vienna segnata dalla Guerra ha luogo una partita molto serrata tra amore ed intrighi. “EMPEROR è più di un semplice thriller politico, ma volevo davvero tirarne fuori una sorta di neo-noir nei dettagli e nelle atmosfere. Doveva essere allo stesso tempo un thriller politico, una storia d’amore e un film noir cupo”.

Motivato da tali ragioni il regista si è quindi immerso in lunghe ricerche personali, perlustrando biblioteche, archivi di filmati, intervistando persone e compiendo un viaggio in Giappone. Dato che la storia aveva comunque una componente immaginaria, poteva muoversi con maggiore libertà, ma voleva altresì che i dettagli storici fossero quanto mai realistici, una cosa fondamentale per il successo del film.
“Volevamo evitare in tutti i modi facili clichés culturali nel film” dice Webber .
“Prima del 1945 il Giappone era tutto sommato un paese moderno, sotto certi aspetti occidentalizzato. Ma nel film si respirano le difficoltà di questo incontro/scontro culturale proprio perché il film è visto dagli occhi di Bonner Fellers, è la storia di un uomo che sta cercando disperatamente di penetrare nel substrato culturale giapponese per comprenderlo a fondo nonostante tutte le difficoltà che incontra sul suo cammino”.
Mentre dei consulenti storici, tra cui esperti di storia militare come Pedro Loureiro, hanno aiutato il regista a mantenere reali tutti gli aspetti legati all’ambientazione, alla guerra e alla ricostruzione, Webber si è dedicato a dare profondità ai personaggi per renderli quanto mai reali e attuali.


Matthew Fox è Bonner Fellers
Per la parte del protagonista Bonner Fellers il regista aveva bisogno di un attore che sapesse traghettare il pubblico nel Giappone del 1945, qualcuno che sapesse trasmettere sia intelligenza che sensibilità romantica. Trovarono la combinazione perfetta in Matthew Fox, consacrato al grande pubblico con la serie tv “Lost” e confermato sul grande schermo da World War Z in cui recita al fianco di Brad Pitt.
“Matthew ha un’intelligenza fuori dal comune” dice Peter Webber sull’attore che si è laureato in economia alla Colombia “e soprattutto sembra uscito da un film classico di Hollywood, ha quel qualcosa in più”.
Aggiunge Gary Foster “c’è quel tipo di virilità nel personaggio di Fellers che per me era fondamentale riuscire a trasmettere e chiaramente Matthew ce l’ha. Inoltre nel film fa l’investigatore, quindi deve essere brillante, sensibile e a Matthew non mancano di certo queste qualità … è uno degli attori più brillanti che abbia mai conosciuto e poi ha quel lato romantico che ti conquista al punto che alla fine vuoi davvero vederlo baciare la ragazza”.

Fox si trovò subito coinvolto nella sceneggiatura, soprattutto rimase colpito da come il personaggio di Fellers cercava di fare luce sulla complessità degli eventi “Fellers è un uomo d’onore” commenta “è qualcuno a cui è affidato un compito impossibile che è fondamentale per la stabilità dell’intero mondo, e allo stesso tempo è animato in questo anche da un motivo personale, l’amore di un tempo”.
Presto Fox iniziò a leggere pagine del vero Bonner Fellers che dopo aver studiato al Quaker College in Indiana si unì all’esercito americano durante la II Guerra Mondiale, prestando servizio in Egitto, seguendo le operazioni militari britanniche e trovandosi poi al centro di una controversia quando i suoi scritti in codice vennero intercettati e decifrati dalle truppe tedesche. A quel punto venne spostato sul versante delle operazioni nel Pacifico.

Ma fu solo con la fine del conflitto che a Fellers venne affidato l’incarico più delicato della sua carriera, ovvero capire il reale coinvolgimento dell’imperatore nelle scelte che avevano portato il Giappone a schierarsi in Guerra contro gli Stati Uniti e a compiere l’attacco di Pearl Harbour. Con soli 10 giorni a disposizione Fellers dovette affrontare una sfida enorme. Un uomo normale chiamato ad affrontare una situazione eccezionale.
“Avevo letto tutto quello che ho potuto, documenti su quel periodo storico, i suoi scritti di guerra. ..ma c’era qualcos’altro che mi premeva e che portava il mio interesse ad approfondire il personaggio di Fellers ad un nuovo livello: in EMPEROR Fellers era motivato prima di tutto dal cuore che dalla testa” dice l’attore “quello che mi aveva colpito della sceneggiatura è che si trattava di una storia epica d’amore, un classico”.
“Quando la guerra separa Fellers e Aya, egli inizia ad interessarsi meticolosamente della cultura giapponese al fine di comprendere meglio Aya e questo lo porterà ad una comprensione migliore e più profonda del Giappone”.

Quando è con Aya è come se le barriere culturali non esistessero: “Per Fellers l’amore con Aya è possibile nonostante tutto” afferma Fox “Quando non puoi comunicare con il linguaggio, riesci a farlo in maniera più spontanea e pura ed è stato così per me ed Eriko chiamata ad intepretare Aya. Quando Fellers e Aya sono insieme, è come se fossero le uniche due persone al mondo”.
Fellers ha una complessa relazione con il Generale MacArthur, da un lato un profondo senso di rispetto dall’altro l’incertezza reciproca che è complicata dai sentimenti e le ambizioni segrete dei due personaggi. Fellers è fedele all’esercito e alla Patria e a suo modo è ambizioso, ma non condivide il progetto ambizioso di MacArthur.
“Penso che la loro relazione sia un po’ come quella tra padre e figlio, con Fellers che guarda con rispetto a MacArthur vedendo nel generale qualità che pensa di non possedere. Ammira la sua faccia tosta”.


Tommy Lee Jones è il Generale MacArthur
Il generale MacArthur è forse la personalità all’interno dell’esercito americano più iconica di tutti i tempi, famoso sia per le sue brillanti vittorie quanto per la sua controversa e complicata personalità.
Istrionico ed egocentrico mostrò anche un coraggio fuori dal comune e un’intelligenza sopraffina, e nel 1945 sembrava quasi una conclusione scontata che un giorno venisse eletto presidente degli Stati Uniti.
Per interpretare una personalità così spiccata occorreva un attore dall’altrettanta brillante personalità e furono questi i presupposti che portano al Premio Oscar® Tommy Lee Jones, noto per aver creato indimenticabili personaggi come l’instancabile inseguitore di un ricercato in IL FUGGITIVO al laconico sceriffo in NON E’ UN PAESE PER VECCHI fino al celebre e divertente agente K nell’action-comedy MEN IN BLACK.

“Ho letteralmente assediato Tommy” scherza Peter Webber “era interessato alla storia, ma ci volle un po’ per coinvolgerlo nel progetto, ma fu subito evidente a tutti che si era calato perfettamente nella parte e stava per riportare in vita lo spirito di MacArthur”. Sempre il regista aggiunge “è incredibilmente carismatico, ha personalità al punto che un po’ ti senti intimorito, ma trattandosi di MacArthur era perfetto. È stato favoloso lavorare con lui”.
Jones ammette che si trattava di un progetto irresistibile “MacArthur ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia del mondo” dice. Ma sapeva anche che avrebbe dovuto assomigliare all’uomo sia dentro che fuori “Non assomiglio molto a MacArthur, ma quando indossi l’uniforme in quel modo e metti in bocca la pipa di pannocchia diventi un’icona e il resto non conta quasi più”.

Come comandante supremo delle Forze Alleate in Giappone, MacArthur venne incaricato di dirigere la più pacifica delle occupazioni nella storia della guerra, una strada che venne iniziata quando nell’estate del 1945 il Generale prese la sua decisione sul destino dell’imperatore.
Dopo aver letto numerose fonti biografiche, Jones capì che MacArthur aveva molti motivi per correre i rischi cui si sottopose, dalla necessità di garantire una pace stabile e duratura fino al suo malcelato desiderio di concorrere alle presidenziali, tuttavia per Jones “l’ambizione personale non deve aver mosso MacArthur al pari di quella che era una scelta morale e strategica. MacArthur aveva capito che processare e condannare l’imperatore avrebbe portato più problemi rispetto a salvarlo, e la necessità in quel momento era la pace dato che gli occhi di tutto il mondo erano puntati sul Giappone”.

“Penso che le persone rimarranno colpite ed entusiaste di scoprire le origini di questa duratura amicizia tra Giappone e Stati Uniti”, conclude. “E’ una parte importante della storia mondiale e americana contemporanea e futura”.
Per Gary Foster, Jones è riuscito a bilanciare nel personaggio umorismo e dramma, conferendo a MacArthur una personalità complessa incredibile: “E’ stato favoloso guardarlo lavorare e immedesimarsi nella parte” dice il produttore “è uno di quegli attori che trasmettono un’incredibile energia, e al personaggio di MacArthur serviva proprio questo per poter essere credibile ed efficace. Tommy ha compreso la storia, ha fatto le sue ricerche, sapeva già qualcosa sul Giappone ed è stato un grande professionista. Il suo MacArthur è fantastico da guardare perché è sfaccettato, sta giocando su mille fronti”.


Eriko Hatsune è Aya
Mentre il generale MacArthur e Bonner Fellers sono personaggi reali, il personaggio principale di Aya è più di un enigma. Occorreva riuscire a ricreare una situazione reale per cui il personaggio di Fellers potesse avvicinarsi alla cultura giapponese, comprenderla a fondo ed imparare ad amarla nonostante le differenze culturali. Il casting si orientò su una nuova attrice giapponese che potesse conquistare anche il pubblico internazionale.
La stella nascente del cinema giapponese Eriko Hatsune, già comparsa nel film di Ang Dhun Tran NORWEGIAN WOOD, vinse la parte. “Eriko è incredile” dice Yoko Narahashi “quando la vedi pensi: da dove viene questa donna? È una creatura bellissima”.
“Quando la incontrai per la prima volta ne rimasi folgorato” afferma Peter Webber “aveva una freschezza e un talento naturale di recitare, non c’era niente che suonasse finto. Penso abbia apportato qualcosa di incredibile al film”.

Per Hatsune il film è stata una bellissima sfida, da un lato perché ha dovuto imparare l’inglese dall’altro perché è riuscita a portare sullo schermo il personaggio etereo di Aya, uno spirito che accompagna la narrazione e la ricerca di Fellers fino a diventarne quasi l’ispiratrice principale, una proiezione del suo senso di giustizia e moralità. “Ho imparato da Aya ad apprezzare ogni momento della vita e a valorizzare tutti gli aspetti della vita, in primis l’amore” e aggiunge “sono infinitamente grata a Peter di avermi concesso la libertà di essere me stessa per trovare la giusta dimensione per il personaggio di Aya, per riuscire a portarne sullo schermo l’innocenza e l’incredibile forza”.
Anche se il personaggio di Aya non è esistito realmente, Hatsune ha dovuto compiere alcune ricerche sul periodo storico e, in particolar modo, ha dovuto approfondire gli aspetti della vita ordinaria delle giovani maestre. “Ho osservato da vicino alcune lezioni grazie ad un’amica di mia mamma” spiega “ho visto come spesso sia l’amore la chiave segreta che permette a queste giovani donne di rapportarsi con gli studenti e ho pensato che dovesse essere così anche per Aya, anche se in un altro posto e luogo”.

La guerra ha separato Aya e Fellers, ma non può fermare le loro emozioni - fa notare l’attrice - anche quando sembrano essere cambiate radicalmente le cose tra i due giovani. “Quando tutto il mondo sembrava impazzito e cambiato, l’unica cosa certa era l’immenso amore che Fellers provava per Aya” dice “anche se lontani l’uno dall’altro, penso si sia sentita supportata dall’amore che provava ricambiata per Fellers”. Come per Matthew Fox anche per Hatsune è stato incredibile come si sia venuta a creare in poco tempo un’intesa perfetta tra lei e il brillante interprete di Fellers “Matthew ha portato sul set un’atmosfera caldo e tranquilla” commenta “è davvero onesto e gentile, ma più di tutto attraverso lui riuscivo davvero a vedere Fellers e a dar voce ad Aya. Nutro profonda stima di lui come attore, è formidabile”.
Fondamentale è stato anche il contributo di Peter Webber per riuscire a rendere palpabile questo feeling tra gli attori “nelle mie scene con Matthew Peter era molto sensibile, quasi una presenza invisibile che ci concedeva libertà di tirar fuori i nostri sentimenti e dar voce ai personaggi. È stato in grado di esplorare l’amore come mai avevo visto fare prima, sembrava si aggirasse sul set in punta di piedi”.


In mezzo alle rovine: la scenografia.
Dopo il 1945 il Giappone è cambiato drasticamente ed è stato ricostruito al punto che il paesaggio desolato di quei giorni non è più rintracciabile. Non importava dove avrebbero girato il film. Fu subito evidente a tutto il cast che avrebbero dovuto partire da zero, ricostruendo un mondo ormai perso e un periodo che non veniva mostrato in un film di Hollywood dal 1956, anno in cui venne presentato al pubblico LA CASA DA THE ALLA LUNA D’AGOSTO con Marlon Brando. Si decise così di girare in Nuova Zelanda che offriva sia un paesaggio unico e tecnici abili da impiegare sul set. Per ricreare l’atmosfera unica di un film a cavallo tra il romance e il noir sono stati chiamati professionisti eccellenti: il direttore della fotografia Stuart Dryburgh già nominato al Premio Oscar®, lo scenografo vincitore del Premio Oscar® Grant Major e la costumista Premio Oscar® Ngila Dickson.

“Stuart è un professionista di prim’ordine, Ngila è un’esperienza incredibile e Grant ha fatto un lavoro inimmaginabile per ricreare l’era e l’atmosfera del Giappone del 1945” dice Gary Foster “quando lavori con i migliori puoi superare ogni ostacolo”.
Le sfide erano numerose “Per prima cosa dovevamo ricreare la Tokyo del dopoguerra, distrutta e ridotta in macerie, nella città di Auckland del ventunesimo secolo” dice Peter Webber. Con la sua idea di confezionare un neo-noir Peter Weber voleva che il mondo ripreso fosse visto a spigoli, chiaro scuri marcati e un paesaggio quasi espressionista che potesse riflettere la paura, l’ansia e l’incertezza morale in cui era piombato il popolo giapponese.

Ha lavorato gomito a gomito con Stuart Dryburgh per trovare il look giusto per il film e trovare la giusta tavolozza di sfumature “lo abbiamo girato affinchè il 1945 sembrasse molto più cupo e grigio del 1941 che invece appare naturale o del 1935 che appare molto più vivo luminoso e brillante, quasi ovattato come una memoria giovanile” spiega il regista.
Il direttore della fotografia aggiunge: “la cosa che più ho amato di EMPEROR è che c’erano molti paesaggi e diverse linee narrative. Zone d’ombra, cupe e fosche e momenti più brillanti specie nei ricordi legati ad Aya”.
La natura composita delle linee narrative del film e della tavolozza emozionale di EMPEROR sono state la principale sfida anche per lo scenografo Grant Major già noto per aver ricostruito il mondo fantastico degli Hobbit nella trilogia de IL SIGNORE DEGLI ANELLI di Peter Jackson. In questo caso il lavoro è incominciato attraverso lo studio di alcune foto d’epoca per provare ad immergersi anima e corpo nel Giappone del 1945.

“La portata della sfida era enorme” ammette “E Peter era determinato e aveva le idee chiare sull’aspetto che avrebbe dovuto avere il film”. Per portare gli spettatori al centro del dramma di un mondo devastato, una città bombardata e in macerie, Majors scelse un sito di archeologia industriale noto come Southdown e ne fece la Tokyo del film: “Southdown in passato era un centro attivo, ma recentemente è stato raso al suolo” spiega “e ci è sembrata subito la location perfetta perché aveva edifici collassati, devastati, macerie e un sacco di lamiere che sarebbero sicuramente state utilissime. Abbiamo utilizzato questo posto per differenti location, abbiamo costruito il bar e il ristorante che si vedono nel film, proprio lì in mezzo alle macerie, e anche l’esterno della casa di Aya”.
Un’altra vecchia fabbrica Ford ha fornito il luogo in cui Major ha ricreato la parte di Tokyo bombardata che viene attraversata dall’imperatore quando si dirige all’ambasciata americana.

Questi paesaggi devastati contrastavano in maniera netta con il Palazzo Imperiale, ricreato fedelmente a partire da fotografie d’epoca. “La scena principale girata nel Palazzo Imperiale è quella in cui Sekiya incontra Fellers” spiega Major. “Yoko ci aveva spedito alcuni libri molto particolari ricchi di fotografie e noi abbiamo cercato di ricreare gli ambienti nel modo più fedele possibile. Chiaramente le fotografie erano in bianco e nero e quindi abbiamo immaginato i colori”. Le fotografie sono state fornite da Narahashi dal Ministero degli Interni giapponese “Foto inedite che nemmeno i giapponesi avevano mai visto”, afferma.
Per la casa di Kajima, lo zio di Aja, Major e il suo staff erano eccitati dall’idea di poter ricreare un più classico interno in stile giapponese “Si trattava di una casa costruita a cavallo dei secoli. E’ stato interessante apprendere nozioni sull’architettura giapponese e poter lavorare sui dettagli”.

Tra gli altri ambienti ricreati: l’ufficio di MacArthur, l’Ambasciata americana a Tokyo, il college di Douglastown in Ohio dove si conoscono Fellers e Aya nel 1930, il bunker del palazzo reale dove ha luogo il meeting tra i vertici militari dell’esercito di Hirohito e l’interno del C54, l’aereo che ha portato Fellers e MacArthur all’aeroporto di Atsugi, lo stesso posto in cui vennero addestrati i Kamikaze e in cui oggi sorge una statua del generale MacArthur con la pipa in mano.
“Sono stato incredibilmente felice quando ho visto per la prima volta i set che avevano ricostruito Major e i suoi. E’ fantastico quando ti alzi la mattina e puoi andare a girare un film che ami in un set così dettagliato in grado di restituire tutta la magia e l’atmosfera del mondo che stai cercando di evocare”.

EMPEROR è stata inoltre l’occasione in cui Major ha incontrato nuovamente sul set la costumista Ngila Dickson, la vincitrice Premio Oscar® che aveva conosciuto anni prima sul set della trilogia de IL SINGORE DEGLI ANELLI. “Ngila è così artistica e talentuosa. Amo la sua sensibilità e attenzione ai dettagli” dice Narahashi che aggiunge poi “Non vedevo l’ora di poter lavorare con lei dopo l’esperienza di L’ULTIMO SAMURAI”.
Dickson si è dedicata allo studio della moda giapponese del tempo, sia negli abiti imperiali che in quelli della gente comune “Abbiamo fatto moltissime ricerche” ammette “quando fai un film storico per me è fondamentale che il nostro lavoro sia il più meticoloso possibile e l’unico modo è fare moltissime ricerche per permettere anche al più piccolo dettaglio di avvicinarsi alla realtà”.

Più andava avanti con le ricerche e più si sorprendeva di come la moda giapponese avesse influenzato la moda occidentale “gli uomini di Tokyo nel 1945 avevano queste vite alte che in occidente arrivarono nel 1950, quindi probabilmente i soldati americani importarono questo stile dopo averlo visto lì in Giappone. Così iniziò quella moda”.
Inoltre, in accordo con il regista, la Dickson cercò da subito di ricreare una sorta di sensazione tattile del film attraverso i vestiti dei personaggi che potessero ricreare in maniera visiva quello che sarebbe stato restituibile solo al tatto.
Altra sfida fondamentale: l’autenticità delle uniformi militari, sia americane che giapponesi, e soprattutto lo stile di Aya che non era solo una donna giapponese, ma era una ragazza che si era recata negli Stati Uniti d’America e che poi era tornata in Giappone.

Per Webber il lavoro della Dickson è stato eccezionale perché ha saputo restituire delle emozioni, curare meticolosamente molti dettagli senza cadere in nessun cliché “E’ fantastica, si capisce subito che è piena di talento ed esperienza e il lavoro che ha fatto è a dir poco strepitoso, lo si vede subito”.
Il tocco finale è stato dato dal team di effetti speciali supervisionato da Julian Dimsey, i cui lavori precedenti includono GHOST RIDER: SPIRIT OF VENGEANCE, KILLER ELITE, AUSTRALIA, NON AVERE PAURA DEL BUIO. Dimsey ha contribuito a generare la CGI per le ambientazioni nell’aeroporto di Atsugi, nella baia di Tokyo perlustrata dalle navi americane e nelle rovine di Tokyo dopo il bombardamento.
“Ci siamo coordinati con Yoko ed Eugene per un sacco di materiali storici” dice Dimsey “volevamo rendere il tutto reale e fotogenico, ma soprattutto artistico e riuscire a rendere la visione particolare che Peter Webber aveva avuto del film”.

Non appena il film venne completato e venne inserita la colonna sonora di Alex Heffes (L’ULTIMO RE DI SCOZIA, STATE OF PLAY) non solo risultò chiaro che la crew era riuscita a ricreare il Giappone del 1945, ma divennero evidenti molte somiglianze con il Giappone del dopo tsunami dell’aprile 2011.
“Quando vidi il film per la prima volta mi sembrò subito di rivivere quegli istanti in cui mi trovai tra le macerie dello tsunami” dice Yoko Narahashi “ ancora una volta il Giappone era stato distrutto ma aveva saputo rialzarsi velocemente. Ho voluto dare con questo film un messaggio di speranza e coraggio a tutte quelle persone. EMPEROR mi ha dato una scarica di energia incredibile alla luce di quanto successo con lo tsunami del 2011 e tutto questo ha reso il film ancora più importante e ricco di significato ai miei occhi”.


Note sull’occupazione giapponese e sulla ricostruzione.
“Nonostante siano stati fatti i migliori tentativi - il valoroso combattimento delle forze navali e militari, la diligenza e assiduità dei Nostri servi dello Stato e il devoto servizio dei Nostri cento milioni di compatrioti - la situazione bellica non si è sviluppata a vantaggio del Giappone e il corso mondiale si è voltato contro i nostri interessi. Ancor di più, il nemico ha cominciato a sviluppare una nuova e più disastrosa bomba, il cui potere di distruzione è, realmente, incalcolabile e in grado di togliere molte vite innocenti. Se dovessimo continuare a combattere, non ne risulterebbe che un completo collasso e una cancellazione della nazione giapponese e si arriverebbe anche alla totale estinzione della civiltà umana.
Essendo tale il nostro caso, dobbiamo prima salvare i milioni di Nostri servitori o espiare le Nostre colpe fino al perdono dei Nostri Avi Imperiali? Questa è la ragione per cui Noi abbiamo ordinato di accettare le richieste della Dichiarazione Congiunta delle Potenze. Le difficoltà e sofferenze a cui la Nostra nazione sarà soggetta di qui a poco sarà certamente grande. Siamo consapevoli dei più intimi sentimenti di tutti voi, Nostri servitori. Tuttavia, è in base allo scorrere del tempo e del fato che abbiamo deciso di aprire la strada ad una grande pace per tutte le generazioni a venire, sopportando l'insopportabile e soffrendo l'insoffribile“

Queste le parole dell’Imperatore Hirohito nel suo discorso alla radio giapponese dell’agosto 1945, il Giappone annunciava così la sua resa incondizionata. Fino a quel momento il Giappone aveva perso oltre 2 milioni di soldati, 800.000 civili e aveva visto le sue città e le sue campagne flagellate dai bombardamenti degli Alleati.
Il giorno prima del discorso dell’Imperatore Hirohito il presidente Harry S. Truman aveva nominato il Generale MacArthur come comandante supremo delle forze alleate in Giappone. Fu proprio MacArthur che ebbe la responsabilità di dirigere le operazioni di occupazione e traghettare il Giappone verso la pace e la ricostruzione, demilitarizzando la nazione ed aprendo la strada alla democrazia. Arrivò sull’isola già con l’idea chiara di dover riuscire a stemperare la tensione psicologica accumulata da un Paese che si era dovuto arrendere al suo nemico e in cui vi erano ancora 3,5 milioni di soldati armati cui era appena stato ordinato di arrendersi. Per i sei anni successivi gli Stati Uniti sarebbero rimasti in Giappone supervisionando la ricostruzione del Paese.

In quei sei anni il Giappone feudale divenne una democrazia moderna – venne firmata una costituzione, alle donne venne dato il diritto di voto, si crearono nuove opportunità con la riforma delle terre e delle leggi sul lavoro e soprattutto si decise di intraprendere la strada che in poco tempo avrebbe portato il Giappone ad essere una delle superpotenze in campo tecnologico.
L’imperatore venne risparmiato dal giudizio marziale, il primo gennaio del 1946 Hirohito rilasciò una dichiarazione con cui rinunciava allo statuto di divinità. Con questo compromesso all’Imperatore fu concesso di continuare ad essere una figura attiva nella politica giapponese, giocando spesso un ruolo di diplomatico con gli ambasciatori e i leader internazionali e conducendo in prima persona ricerche come biologo marino. Morì di cancro il 7 gennaio 1989, ma nel suo lungo regno ha visto il Giappone ritornare ad essere una delle nazioni più influenti al mondo.

Il generale MacArthur lasciò il Giappone solo nel 1951. Negli anni dell’occupazione giapponese divenne comandante in carica del comando delle Nazioni Unite supervisionando la guerra tra le due Coree. Quando gli eventi lo concessero venne sollevato dai suoi incarichi dopo 52 anni di carriera militare. Ritornò a casa come un eroe. Nonostante i pettegolezzi secondo cui avrebbe corso per le presidenziali, non lo fece mai ma continuò a consigliare i politici su questioni militari. Morì il 5 aprile del 1964.
Bonner Fellers lasciò il Giappone nel 1946, si ritirò dall’esercito e si dedicò alla politica con il Partito Repubblicano. Morì nel 1973.
Sia per gli Stati Uniti che per il Giappone, l’amicizia iniziata in quei giorni difficili del 1945 continuò stabile e radiosa ed è tutt’ora preservata e fonte di interesse su ambo i fronti.
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