The Eagle di Kevin Macdonald

Recensioni Film - Per dire la tua sul cinema! [+] Recensisci e Vota

Dati principali, scheda, locandina, manifesto cinema, info, curiosità per The Eagle - [Trama, giudizi e opinioni]
Altri film, opinioni, recensioni, informazioni - Altri film diretti da Kevin Macdonald - Correzioni/Aggiunte - Sito ufficiale di The Eagle / The Eagle - Video YouTube di Kevin Macdonald The Eagle - Cerca e trova - Stampa pagina - Condividi su
Crea i tuoi CD DVD e presentazione azienda con CDFrontEnd, il tuo Sito con EasyWebEditor, i tuoi ebook con EBooksWriter - VisualVision.it
 



locandina The Eagle
 
Regista: Kevin Macdonald
Titolo originale: The Eagle
Durata: 114'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 16 Settembre 2011 (cinema)

Attori: Channing Tatum, Jamie Bell, Donald Sutherland, Denis OHare, Mark Strong, Douglas Henshall, Simon Day, Jon Campling, Tahar Rahim, Julian Lewis Jones, Dakin Matthews, Paul Ritter, Lukács Bicskey, Jamie Beamish
Soggetto: Rosemary Sutcliff
Sceneggiatura: Jeremy Brock

Trama, Giudizi ed Opinioni per The Eagle (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Justin Wright
Musiche: Atli Örvarsson
Scenografia: Michael Carlin
Costumi: Michael O'Connor
Trucco: Graham Johnston

Produttore: Duncan Kenworthy
Produttore esecutivo: Miles Ketley,Charles Moore,Tessa Ross
Produzione: Toledo Productions, Film4, Focus Features
Distribuzione: Bim Distribuzione

La recensione di Dr. Film. di The Eagle
Nessun commento di Dr.Film per ora...

LEGGI e SCRIVI opinioni e recensioni su The Eagle
Opinioni e recensioni su The Eagle, clic qui...

Colonna sonora / Soundtrack di The Eagle
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su The Eagle


Note dalla produzione:

Secoli, decenni, anni
Alla fine degli anni 90, uno dei più affermati produttori cinematografici inglesi, Duncan Kenworthy (vincitore di un BAFTA e candidato agli Oscar), si è accorto che un certo tipo di storie non venivano più rappresentate sul grande schermo: dov’erano finiti i grandi film storici d’avventura?
«Da bambino – ricorda – avevo letto e adorato tutti i romanzi di Rosemary Sutcliff sul medioevo e sulla Britannia romana, ma soprattutto La legione scomparsa. Ricordo che ne parlai con Mike Newell, durante le riprese di Quattro matrimoni e un funerale, nel 1993, dicendogli che era stato il libro della mia infanzia».

«Mike mi disse che uno dei suoi figli lo stava leggendo proprio in quel momento, e che, molti anni dopo di me, ne era entusiasta. È una storia meravigliosamente toccante e avvincente, con personaggi, temi ed emozioni che mi sono rimasti per sempre impressi nella memoria. Così, quello stesso giorno decisi che ne avrei tratto un film».
La Sutcliffe aveva basato il suo romanzo su un’affascinante ricerca storica condotta all’epoca: la scomparsa della Nona Legione romana. Di stanza per diversi anni a Eburacum – l’attuale York, nell’Inghilterra settentrionale – la Nona all’improvviso era scomparsa dalle cronache nel 120 d.C., cosa che aveva indotto gli studiosi a credere che si fosse spinta fino in Scozia senza più farne ritorno. Oggi, gli storici sono divisi: non è certo se la Legione sia effettivamente scomparsa al nord o se sia stata semplicemente stanziata altrove. Ma la storia originale della sua scomparsa resta storicamente fondata. Dal romanzo, che in questi decenni ha venduto oltre un milione di copie, sono già stati tratti uno sceneggiato radiofonico per il canale inglese Radio 4, e una serie tv in sei puntate per la BBC nel 1977.

Kenworthy ha contattato gli agenti e l’editore della scrittrice scomparsa, ma negli anni 90 è stato troppo impegnato a seguire altri progetti. Così, la svolta è arrivata solo nel 1998. «Ricordo perfettamente – racconta – che mi trovavo al Ritz Hotel di Londra, sul set di Notting Hill, quando ho telefonato alla Oxford University Press per parlare dei diritti d’autore».

All’inizio, l’intenzione di Kenworthy era quella di trarre dal libro un film storico ad alto budget. E quando nel 2000 Il gladiatore è diventato campione d’incassi e ha vinto l’Oscar come Miglior Film, il pendolo cinematografico ha oscillato in quella direzione. Poi, il progetto di Kenworthy è arrivato alle orecchie del regista Kevin Macdonald, già vincitore di un Oscar per il suo documentario Un giorno a settembre e autore del film-documentario La morte sospesa.
«Conoscevo già Kevin – ricorda il produttore –. Avevo creato la DNA Films insieme a suo fratello Andrew, che era mio socio all’epoca. Kevin è venuto a dirmi che aveva sentito dire che avevo i diritti di La legione scomparsa e che aveva adorato il libro. Aveva sempre desiderato fare un film d’avventura sui romani, e mi ha chiesto se poteva dirigerlo».

«A quel punto, però – prosegue il produttore – io io non avevo ancora un copione: da diversi anni aspettavo la disponibilità di un giovane sceneggiatore che era anche un grande appassionato del libro; e dal canto suo Kevin non aveva mai girato un film di finzione, per non parlare di un film di grandi proporzioni come questo. Quindi, mi sembrava inutile parlarne. In passato, avevo sempre scritturato il regista quando avevo già un copione in mano: sviluppare un film insieme a un regista era qualcosa che non avevo mai fatto prima».
Macdonald, come Kenworthy, aveva sempre portato con sé il ricordo del libro: «Lessi il romanzo quando avevo circa dodici anni, e ne rimasi affascinato. C’era qualcosa che mi colpiva in quell’atmosfera, nell’incontro tra le culture celtica, britannica e romana. Il libro aveva alimentato la mia passione per la storia, e ora sentivo di poterne fare un film che gli rendesse giustizia e rappresentasse in modo credibile mondi così straordinariamente lontani».

«È anche una storia che parla di amicizia: i protagonisti sono due persone che appartengono a culture diverse, non si capiscono e vedono il mondo con occhi diversi, ma devono imparare a interagire come esseri umani».
Mentre il produttore rifletteva su come realizzare il progetto, i grandi studios cercavano di sfruttare il successo del Gladiatore. «Sono uscite un paio di “epopee storiche” che erano proprio ciò che non volevo fare io: produzioni troppo imponenti, con troppi effetti generati al computer, culture inventate e personaggi che non sembravano appartenere al mondo reale».

«Volevo fare un film che raccontasse in modo credibile e convincente personaggi reali in un mondo reale. La lotta di due uomini che attraversano gli altipiani scozzesi, bagnati, infreddoliti e affamati. Due uomini come tanti, che una volta desideravano solo morire e che ora invece sono determinati a farcela. L’unica differenza è che vivono duemila anni fa. Mi sono reso conto che sarebbe stato sbagliato “gonfiare” il film in un qualsiasi modo: doveva risultare autentico come un documentario fatto dagli stessi romani, girato nei posti che avevano effettivamente attraversato. Appassionante e coinvolgente, certo, ma anche realistico. A quel punto, Kevin mi è sembrata la persona ideale per dirigerlo».

Così, nel 2005 Kenworthy è andato da Macdonald, che in quel momento stava lavorando a L’ultimo re di Scozia per DNA Films. «Kevin non mi ha rinfacciato di averlo scartato la prima volta – ricorda il produttore – e da allora abbiamo cominciato a lavorare insieme al copione».
Macdonald era rimasto molto colpito dal lavoro dello sceneggiatore Jeremy Brock per L’ultimo re di Scozia e gli ha subito proposto di adattare il romanzo La legione scomparsa. «Avevamo un altro sceneggiatore, all’inizio. Era un ottimo sceneggiatore, ma non riusciva a trovare la chiave giusta. Pagavo di tasca mia la sceneggiatura, e non ero certo di voler tentare un’altra strada. Poi, Kevin mi ha suggerito Jeremy, che ammiravo dai tempi di La mia regina (1997), e ho deciso di riprovarci».

«Il nostro terzetto ha funzionato a meraviglia. Se si è in due – regista/sceneggiatore e produttore, o produttore/regista e sceneggiatore – può anche andare tutto liscio, ma raramente è un dialogo tra voci alla pari. Essere in tre, ognuno con una diversa prospettiva, aiuta a superare l’impasse: il disaccordo è solo uno dei modi per andare avanti. Il periodo in cui abbiamo lavorato insieme alla sceneggiatura è stato uno dei più belli, per me, dell’intera produzione. Ce ne stavamo seduti tutto il giorno nell’ufficio di Jeremy a parlare della storia, a inventare e provare idee nuove. Dopodiché, Jeremy si metteva a riscrivere, e poi tornavamo a incontrarci tutti e tre per rivedere tutto da capo. Poter avere esperienze creative così gratificanti è uno dei motivi per cui faccio cinema».

«The Eagle esplora una parte di storia che si è vista raramente al cinema – spiega il regista –. Il pubblico conosce poco questi popoli, queste culture, questi paesaggi. Un film a cui mi sono ispirato è Il manto nero di Bruce Beresford».
Nelle pagine di Brock c’era già tutto il film. «La struttura narrativa di base – due uomini impegnati in una ricerca impossibile – è piuttosto semplice, anche con i suoi colpi di scena – osserva il produttore –. Questi due uomini sono completamente diversi: romano e britanno, conquistatore e conquistato, nessuno dei due ama o capisce l’altro, eppure sono legati insieme. Non letteralmente, come i due detenuti di La parete di fango di Stanley Kramer (1958), ma come padrone e schiavo».
«Eppure, questi due uomini hanno alcune cose importanti in comune: entrambi orfani, sono stati resi più forti dalla memoria del padre che hanno perso; ognuno a un certo punto voleva morire, ma è stato salvato, involontariamente e inspiegabilmente, dall’altro. Il potenziale per raccontare una storia ricca di sfumature emotive – dipendenza e risentimento, desiderio e speranza – c’era già nel libro, ma il lavoro di Jeremy ha indubbiamente arricchito il rapporto al centro della vicenda…».

«Jeremy ha molte grandi qualità come sceneggiatore, ma quella principale è che sa che non i personaggi non devono essere sempre simpatici. I film che trovo più interessanti sono quelli in cui appaiono personaggi ambivalenti che possono rivelarsi moralmente colpevoli senza perdere le simpatie del pubblico. Jeremy è riuscito a fare emergere la straordinaria complessità dei due personaggi principali, della loro amicizia conquistata a caro prezzo».
A differenza del regista e del produttore, lo sceneggiatore Jeremy Brock non conosceva il libro. Ma dopo averlo letto ne ha subito colto le potenzialità. «Offriva l’occasione di affrontare temi come l’amicizia, la trasformazione personale e lo scontro di civiltà», spiega.

«Quando lavori all’adattamento di un romanzo, devi restare fedele al testo, ma non tanto da penalizzare la resa del film. Quello che faccio è leggere il libro diverse volte. Poi lo metto via e penso solo al film».
Trarre un film da un romanzo ambientato nella Britannia del II secolo d.C. durante l’occupazione romana ha richiesto un grosso lavoro di ricerca. «Siamo andati a vedere il vallo di Adriano: lo abbiamo sorvolato in elicottero in tutta la sua lunghezza. Abbiamo parlato con archeologi e accademici per farci un’idea di come fosse viaggiare a nord del muro, come fanno Marco e Esca nel film. Era importante che il film risultasse storicamente accurato, ma senza penalizzare lo spettacolo: un equilibrio che lo sceneggiatore deve saper trovare».

«Credo che molto dipenda anche dalla disponibilità del produttore e del regista a collaborare. Duncan e Kevin sono molto dotati nello sviluppo di un’idea e hanno dato un contributo decisivo. Ci siamo incontrati per quasi due anni, a più riprese, nel mio studio a Londra».
In quel periodo hanno deciso di affidare ad attori americani i ruoli dei romani e ad attori inglesi i ruoli dei britanni. «Era fondamentale per la nostra concezione del film – spiega Brock –.Volevamo tracciare un’analogia tra l’imperialismo romano e la supremazia dell’esercito americano nel mondo contemporaneo. Ci sembrava un paradigma chiaro e sintetico che il pubblico sarebbe stato in grado di cogliere: la diversità degli accenti riflette lo scontro di civiltà».

«Di solito, nei film storici i romani sono interpretati da attori inglesi, mentre gli schiavi o i combattenti per la libertà sono interpretati da americani – prosegue Macdonald –. È una specie di convenzione. Negli anni quaranta e cinquanta la Gran Bretagna era ancora un impero e la cosa poteva ancora avere un senso. Oggi ha molto più senso che siano gli americani a interpretare i romani, perché l’impero è l’America».
Prosegue Macdonald: «The Eagle parla di impero e imperialismo: fino a dove può spingersi un impero, conquistando popoli e stravolgendo la loro cultura? Quindi, ci sono senz’altro dei paralleli con la storia attuale. Il pubblico guarda al presente attraverso il passato».

E aggiunge: «Il principale cambiamento che abbiamo introdotto rispetto al romanzo riguarda il rapporto tra Marco e Esca, che è diventato molto più complesso e problematico: nel corso della vicenda, non sai mai chi è il padrone, chi ha il controllo della situazione».
Dopo aver lavorato con Macdonald allo sviluppo della sceneggiatura, e aver visto il montaggio finale di L’ultimo re di Scozia, Kenworthy ha capito di aver affidato il film a «uno dei registi più appassionati del cinema contemporaneo».


The Eagle
Mondi conosciuti e sconosciuti
Una volta finita la sceneggiatura, Kenworthy si è dato da fare per trovare i finanziamenti per il film. Nel frattempo, Kevin Macdonald ha iniziato le riprese di State of Play – Scopri la verità, con la promessa di dirigere The Eagle subito dopo. Alla fine, la lavorazione di State of play è durata più di due anni, ma Kenworthy lo ha aspettato «perché ormai Kevin era diventato parte integrante del progetto».

Nel maggio del 2008, Focus Features e la casa di produzione inglese Film4 – che aveva lavorato con Macdonald a L’ultimo re di Scozia – hanno firmato un accordo con la Toledo Productions di Kenworthy per co-finanziare il nuovo film. Viste le dimensioni del progetto, la pre-produzione è cominciata quando ancora State of play era in fase di post-produzione. I produttori, a cui nel frattempo si era aggiunta Caroline Hewitt, dovevano decidere dove e come ricreare la Scozia del 140 d.C. Macdonald era convinto che non ci fossero esterni in grado di sostituire la Scozia: «Una buona metà del film era ambientato nelle highlands, e quelle parti andavano comunque girate in Scozia. Il punto era se le parti britanniche potessero essere girate in Inghilterra».

«Analizzando la situazione in dettaglio, ci siamo resi conto che per non superare i limiti imposti dal budget dovevamo stabilire la nostra base a Londra. Ma la natura incontaminata, le foreste e i fiumi che ci servivano si trovano tutti ad almeno un centinaio di chilometri dalla città. Abbiamo inviato un nostro collaboratore a fare sopralluoghi in Romania, Polonia, Repubblica ceca, Serbia e Montenegro. Alla fine, abbiamo deciso che era l’Ungheria a offrire la migliore combinazione di infrastrutture, talento e topografia».

Macdonald era già stato in Ungheria a girare un documentario su suo nonno, il leggendario regista cinematografico Emeric Pressburger, nato in Ungheria oltre un secolo fa. Tra gli altri vantaggi offerti dall’Ungheria c’era il gran numero di comparse maschili adatte alle scene di combattimento – visto che dovevano essere reali e non generate al computer – e un’infrastruttura produttiva preesistente.
Così, la produzione ha aperto uffici a Budapest e a Glasgow: le “scene inglesi” ambientate a sud del vallo di Adriano sarebbero state girate nelle campagne intorno a Budapest, mentre tutto quello che avveniva a nord del muro sarebbe stato girato nelle aspre e selvagge highlands scozzesi. I pochi interni previsti – nel forte e nella villa dello zio Aquila – sarebbero stati ricostruiti sul posto e usati come set.

The Eagle vanta una troupe internazionale: il regista scozzese e il produttore inglese hanno scritturato – tra gli altri – un architetto-scenografo australiano, un operatore sudafricano, un coordinatore degli stuntmen ungherese, un parrucchiere e truccatore scozzese, un caposquadra elettricisti danese, un regista della seconda unità messicano, un direttore della fotografia della seconda unità giapponese e un’aiuto costumista tedesca.
Per questo film Macdonald ha voluto con sé alcuni suoi vecchi collaboratori. A cominciare da Anthony Dod Mantle, premio Oscar per The Millionaire.

Insieme, regista e direttore della fotografia hanno elaborato una tecnica di ripresa con tre macchine da presa usate contemporaneamente per filmare alcune sequenze chiave ed enfatizzare l’effetto della steadycam. Durante le scene di combattimento, per esempio, «il pubblico avrà l’impressione di essere al centro dell’azione», afferma Kenworthy.
«Quello che mi attrae in film come questo o come The millionaire è che richiedono un approccio molto visuale. Ma la prima cosa è sempre la storia, che deve emozionare e commuovere. The Eagle è la storia di due uomini che intraprendono un viaggio di esplorazione di se stessi e del mondo intorno a loro».

Macdonald e Dod Mantle hanno voluto girare le scene scozzesi in autunno. «La Scozia è più bella d’autunno che in estate – spiega Macdonald – quando il paesaggio è troppo verde e rigoglioso. Nel periodo in cui gli alberi perdono le foglie e tutto diventa marrone potevamo rendere meglio la consistenza e le sfumature del muschio e della pietra».
Macdonald è tornato a lavorare anche con un altro premio Oscar, il costumista Michael O’Connor. Il regista ha chiesto al reparto costumi di «reinventare le uniformi romane: e Michael e la sua squadra sono riusciti a dare al film un’impronta realistica e creativa insieme».

Il regista voleva che anche le scene fossero il più possibile realistiche, «diverse dai cliché cinematografici di genere. In questo senso, Michael Carlin (lo scenografo) e la sua unità hanno fatto un lavoro straordinario».
Kenworthy concorda e aggiunge: «Quando metti in scena il passato sei sempre tentato di migliorarlo. Ma i costumi di Michael O’Connor e le scene di Michael Carlin hanno trovato un equilibrio perfetto: belli e spettacolari, ma al tempo stesso essenziali, realistici, mai esagerati».
Carlin è stato doppiamente felice di partecipare alla realizzazione del film, perché sarebbe tornato a lavorare con Macdonald, e perché il libro era stato uno dei suoi preferiti da ragazzo: «Era l’occasione di realizzare un grande film accessibile a tutti, ma con un’impronta visuale interessante».

La campagna intorno all’antica città di Budapest è servita a replicare la Britannia romana del secondo secolo d.C. Ogni volta che si spostava, la troupe doveva ricreare un periodo storico in ogni dettaglio, perché la vicenda risultasse credibile.
«Venendo dal mondo del documentario – osserva Macdonald – so che di solito la realtà è più complessa di quello che pensa la gente. Io cerco sempre di partire da un elemento realistico, per poi elaborarlo ed espanderlo in funzione del film».
«La prima parte del film, ambientata nella Britannia romana, è quella che ha richiesto un lavoro maggiore di ricostruzione – spiega Carlin –.Ogni edificio, ogni singolo oggetto e arredo di scena sono stati costruiti partendo da zero».

«Avevamo libri sull’antica Roma a cui fare riferimento. Ma qui eravamo in una delle province più remote dell’impero, gli edifici e gli arredi di scena abbiamo dovuto praticamente inventarceli. Abbiamo cercato di essere accurati da un punto di vista storico, ma ogni tanto ci siamo presi delle libertà, soprattutto nella costruzione del forte».
Per costruire il forte di Isca Dumnoniorum – la moderna Exeter, nell’angolo sud-occidentale della Gran Bretagna – dove Marco arriva per assumere il comando della sua prima legione, è stata scelta la cittadina ungherese di Adyliget. L’imponente struttura è stata costruita e colorata in sole sette settimane. «La cosa più difficile – rivela Carlin – è stato trovare il posto: volevamo che fosse circondato dai boschi, ma con davanti lo spazio sufficiente per costruirci il villaggio dei britanni. Abbiamo edificato i tre lati del muro di recinzione, come avrebbero fatto i romani, usando terra e legname. E poi un terzo del muro interno: una parte era solo facciata, ma tutti gli interni principali erano completi».

«In tutto l’Impero, i forti romani avevano la stessa struttura: quattro cancelli, ognuno con una sua via d’accesso, e all’interno una serie di edifici disposti secondo un certo schema. Per semplificare le riprese abbiamo modificato l’originale: il nostro forte è più sgombro, la piazza d’armi si trova all’interno anziché all’esterno, e una delle vie d’accesso è stata chiusa per consentire alla macchina da presa una visione a 360 gradi».
La prima scena di battaglia del film, quando i guerrieri britanni attaccano il forte, ha richiesto cinque giorni e tre notti di riprese, con 300 comparse, 50 stuntmen e 12 carri. 6 dei cavalli “protagonisti” sono stati portati dall’Inghilterra dalla Devil’s Horsemen, la società che ha addestrato gli attori a cavalcare e a guidare i carri. Gli altri, con i loro cavalieri, sono arrivati da Spagna e Ungheria.

Circondato da canneti selvatici, il Lago di Velence – una riserva naturale in cui nidificano 28 spedie di uccelli, e dove sostano migliaia di altri uccelli in transito durante le migrazioni – si è rivelata l’ambientazione ideale per costruire la tranquilla Calleva (oggi Silchester), dove sorge la villa dello zio di Marco, Aquila.
«Per gli standard romani, quella di Aquila è una villa modesta – osserva Carlin –. Ma è comunque una grande casa costruita intorno a un giardino all’italiana, ricostruito integralmente, da cui si accede a un pontile sul lago. Sulla sponda opposta del lago abbiamo piazzato alcune sagome di imbarcazioni bidimensionali, facciate di ville e altre strutture romane per dare l’idea di un paese colonizzato da Roma».

A breve distanza dalla villa e dal lago naturale è stato costruito il “colosseo” di Calleva. La struttura in legno doveva contenere oltre 200 spettatori-comparse nella scena del combattimento tra gladiatori in cui Marco salva la vita a Esca.
«Il colosseo era un set imponente – prosegue Carlin – anche se costruito in scala minore rispetto all’originale romano. Era collocato in un punto che consentiva una visuale a 360 gradi, ed era raggiungibile attraverso una stradina che dava un’aria urbana al contesto. È stato costruito in legno, probabilmente con la stessa tecnica usata dai carpentieri romani, che consentiva alle scale di sostenere il passaggio di molte persone insieme».

L’unica ambientazione non inglese delle nove diverse location ungheresi – la villa toscana in cui Flavio Aquila dice addio al figlioletto Marco – è stata ricreata a Leanyfalu, nella provincia di Pest.
Alfonso Gomez-Rejon, che aveva già lavorato con Macdonald in State of Play, è stato scelto come regista della seconda unità in Ungheria. Negli esterni, Gomez-Rejon si è trovato a istruire le numerose comparse in inglese, tradotto in ungherese. «Ma gli stuntmen capiscono al volo le indicazioni».
Gomez-Rejon aveva già lavorato anche con Justine Wright, la montatrice di State of Play e una delle collaboratrici abituali di Macdonald. «Kevin ti dà una grande fiducia: io gli chiedo come vuole rendere una certa sequenza, lui me lo spiega, dopodiché mi lascia completamente libero».

Macdonald è rimasto entusiasta dell’Ungheria. «A tutti quelli che devono girare un film direi: ‘Andate in Ungheria!’. Basta guardare le scene e i costumi del nostro film per rendersi conto del livello della manodopera locale: dai cardini delle porte ai finimenti in cuoio, tutto è realizzato con straordinaria maestria. Volevamo una Briannia romana essenziale ma accurata e realistica, e gli artigiani ungheresi ci hanno permesso di ottenere proprio questo risultato».
Dopo sei settimane di riprese in Ungheria, la troupe è volata direttamente da Budapest a Glasgow, e di lì a cinque ore di macchina, nel piccolo villaggio scozzese di Achiltibuie, a nord-ovest. Il trasferimento della troupe da una parte all’altra del mondo ha rispecchiato fisicamente il viaggio dei personaggi del film.
«Dal momento in cui Marco e Esca attraversano il vallo di Adriano – spiega Carlin – il paesaggio diventa sconfinato e selvaggio. Abbiamo reso il nord ancora più primitivo di quello che probabilmente era: le poche strutture esistenti sono costruite in modo rozzo e approssimativo».

Il grande villaggio del Popolo delle Foche, la tribù fittizia della costa occidentale che compare sia nel romanzo di Rosemary Sutcliff che nella sceneggiatura di Jeremy Brock, «ha richiesto il più grosso sforzo creativo da parte di tutta la troupe», osserva Carlin.
«Per l’ambientazione del villaggio, abbiamo scelto una località nel nord-ovest della Scozia – racconta lo scenografo –. È poco edificata e si affaccia sulle Summer Isles: sembra proprio il confine del mondo, con il mare disseminato di isolette a perdita d’occhio. È un luogo molto esposto agli agenti atmosferici: se c’è il sole è bellissimo, ma quando si alza il vento è un inferno».

Il set per il villaggio del Popolo delle Foche – pre-fabbricato a Budapest – è stato collocato in cima a una collina nella penisola di Coigach, a Fox Point. Carlin, lo scenografo Neal Callow e la loro squadra per metà ungherese e per metà scozzese, hanno dovuto combattere quattro settimane contro il vento e le intemperie, per allestire un gruppo di capanne rudimentali e rastrelliere per essiccare il pesce. «Il reparto addetto agli oggetti di scena ha piazzato quelle rastrelliere dappertutto, e a noi è toccato appendere il pesce a essiccare. Non riuscivamo più a toglierci quella puzza di pesce dai vestiti, dopo…».

Le riprese nel villaggio del Popolo Foca hanno rispettato la tabella di marcia, nonostante le intemperanze atmosferiche. «Una mattina d’ottobre era prevista neve, ma per fortuna è venuta giù solo una pioggia torrenziale», scherza Kenworthy.
«Per le scene scozzesi volevamo un tempo cupo e minaccioso, che creasse un contrasto con le scene ambientate a sud del vallo di Adriano. E siamo stati accontentati: ha piovuto ogni singolo giorno delle sei settimane di ripese. Non tutto il giorno, ma gran parte del giorno per sei settimane».
«Kevin e Anthony volevano un look autunnale per le scene scozzesi – spiega Kenworthy –. Per questo abbiamo girato prima in Ungheria e poi ci siamo trasferiti in Scozia, ai primi di ottobre. Le difficoltà principali sono state due: il cattivo tempo che stremava attori e tecnici, e le ore del giorno che a novembre hanno cominciato ad accorciarsi considerevolmente».

«Devo dire che attori, comparse e tecnici sono stati davvero straordinari. Non c’erano strade per raggiungere il set a Fox Point, e la troupe ha dovuto arrampicarsi su e giù dalla collina, all’inizio e alla fine di ogni giornata di riprese, trasportando a mano le attrezzature. Gli attori e le comparse venivano portati sul set a bordo di grossi cingolati. Ma arrivati in cima, dovevano muoversi vestiti solo di tuniche leggere, anziché bardati come i tecnici della troupe».
Lo scozzese Tom Gorley «è uno dei migliori aiuto-registi del mondo, e ha dato un contributo fondamentale alla produzione – sottolinea Kenworthy –. Ci ha subito suggerito di predisporre un riparo per le comparse, nel caso che il tempo fosse peggiorato, cosa che abbiamo fatto. Ci preoccupava soprattutto l’ipotermia, anche se per fortuna siamo arrivati alla fine delle riprese nel Villaggio delle Foche senza neanche una caviglia slogata».

Il rischio maggiore che ha corso la troupe è stata la celidh (festa tradizionale con danze gaeliche) che gli abitanti del villaggio di Achiltibuie hanno organizzato nella sala comunale, la sera prima della partenza della troupe. Tutte le comparse – quelle locali e quelle arrivate da Glasgow, con le teste rasate dei guerrieri delle foche – hanno bevuto birra a fiumi. E attori e tecnici hanno voluto cimentarsi nelle danze scozzesi. «Ci hanno riservato un’accoglienza così fantastica che non volevamo più andarcene – dichiara Kenworthy –. Alcuni membri della troupe sono tornati in quella zona anche dopo la fine delle riprese».

Il lavoro del reparto scenografico è andato ben oltre quello che si vede nel film. «Abbiamo fatto un grosso lavoro di ricerca etnografica per dare una fisionomia ai guerrieri delle foche – spiega Carlin – per rappresentare i loro usi e costumi, gli utensili che erano in grado di fabbricare con i materiali di cui disponevano. Non dovevano essere agricoltori, ma cacciatori, che vivevano soprattutto dei prodotti della pesca. Abbiamo immaginato capanne che erano un incrocio tra le case di pietra celtiche e le tende degli Inuit, fatte di finte pelli di foca e muri a secco, incastonati di ossa di animali (finte anche quelle). Il villaggio doveva sembrare una specie di Shangri-la selvaggio, idilliaco ma crudele».
Macdonald vedeva i guerreri delle foche come «una tribù completamente isolata, primitiva e remota che viveva in Scozia duemila anni fa. Quindi ognuno, dagli attori ai costumisti, ha dovuto ricorrere a tutta la sua immaginazione».

Il reparto costumi ha impiegato mesi per realizzare i costumi della tribù delle foche. «Marco e Esca entrano in un mondo sconosciuto, proprio come hanno fatto i primi esploratori dell’America – spiega O’Connor – È un mondo nuovo, di cui varcano insieme i confini. I romani avevano già conquistato tanti paesi e tribù diverse, dall’oriente all’Africa, ma questa volta doveva essere qualcosa di completamente diverso!».
Il parrucchiere e truccatore Graham Johnston era pronto per la sfida. «Sono la tribù delle foche, quindi si comportano come foche e indossano pelli di foca. Quando Marco li vede per la prima volta deve restare scioccato dal loro aspetto, insieme al pubblico. Kevin voleva che avessero un’aria selvaggia e arcaica, così ho pensato alle teste rasate, con una sola striscia di capelli al centro, e alle decorazioni sul corpo».

«Secondo le testimonianze storiche dei romani, i britanni del nord si dipingevano il corpo. Così, Michael ed io abbiamo deciso di decorare i corpi dei guerrieri delle foche con muschio e cenere. La loro è una tribù molto lontana dall’influenza di qualsiasi altro gruppo, quindi i suoi uomini sono più selvaggi, più primitivi».
Proseguendo il lavoro di ricerca storica sono emerse altre linee guida per la definizione dei personaggi. «Abbiamo studiato le culture dei climi freddi – spiega O’Connor – perché ci sembravano le più affini. Visto che gli attori dovevano recitare a temperature molto rigide, abbiamo creato costumi con maniche di una certa lunghezza e stivali di una certa altezza per consentire agli attori di indossare altri strati di indumenti sotto quelli di scena, e apparire ugualmente seminudi».

Come ogni costumista, O’Connor deve lavorare a stretto contatto con tutti gli altri reparti. E il direttore della fotografia Anthony Dod Mantle gli ha fatto una richiesta precisa. «A Anthony piace avere una base neutra con superfici riflettenti di cui sfruttare la luce – prosegue O’Connor –. Per la tribù delle foche mi ha chiesto se era possibile introdurre uno specchio a qualcosa si simile nei costumi. Così, abbiamo deciso di laccare e lucidare le conchiglie infilate nelle collane e nei copricapi dei guerrieri, che in questo modo riflettevano la luce e brillavano».
«Avendo già lavorato con lui in L’ultimo re di Scozia, Anthony e io sapevamo che Kevin ama l’eccitazione e la creatività della scelta: più idee hai da proporgli, meglio è. Adora i dettagli: sa capire i significati di una maschera, il modo in cui si inserisce in un contesto dando risalto al paesaggio o allo sfondo. Capisce la complessità del lavoro del costumista, anche quando non è immediatamente visibile».

I costumi di Marco e Esca sono stati pensati per accompagnare il viaggio materiale e spirituale che i due protagonisti compiono nel film. «Quando lo incontriamo al forte, Marco deve subito apparire come un soldato valoroso e un idealista – prosegue O’Connor –. È pulito e in ordine nella sua divisa ufficiale, ma non troppo rileccato. Nella sequenza della battaglia lo vediamo indossare l’elmo da centurione e la corazza: diventa sempre più eroico. Ma dopo il suo ferimento in battaglia, ci appare come un comune civile. Poi, durante il viaggio con Esca, è costretto a vestirsi da britanno: tuniche a maniche lunghe, mantelli fermati da una spilla – cose che non ha mai indossato né conosciuto. Ma la sua cultura e quella di Esca sono costrette a incontrarsi, e i due uomini a capirsi».

«Esca è uno schiavo, ma è anche il figlio del capo trucidato della tribù celtica dei Briganti. E così, quando lo incontriamo per la prima volta al colosseo indossa un paio di pantaloni ricamati in pelle: volevamo che avesse un’aria regale e che si percepisse immediatamente l’importanza del suo personaggio. In villa, è vestito da schiavo, in modo semplice e dimesso. Infine, quando attraversa il vallo con Marco, indossa un mantello ricamato per sottolineare il momento cruciale in cui torna ad assaporare la libertà e ritrova la sua dignità».

Terminate le riprese al villaggio della tribù delle foche, a metà ottobre, la base della produzione è tornata a Glasgow, da dove la troupe partiva tutte le mattine per raggiungere le varie location della zona di Loch Lomond. I boschi, le montagne e/o i laghi di Strachur, Glen Finlas, Glen Luss, Applecross, Kilpatrick Hills e Touch hanno fatto da sfondo spettacolare e selvaggio al viaggio di Marco e Esca e al loro incontro con Guern.
C’è voluta tutta l’energia e l’entusiasmo della troupe per cambiare così tante location nei sei mesi di lavorazione del film. Sul Devil’s Pulpit (il Pulpito del diavolo) – la gola che si trova a 20 minuti da Glasgow, fuori dal villaggio di Drymen – la cinepresa, le luci e le attrezzature del suono hanno dovuto essere calate con un verricello per 24 metri. La stessa troupe ha dovuto scendere lungo una scala verticale scavata nella roccia, che Macdonald conosceva bene, essendo cresciuto in quella zona.

Durante tutte le riprese in Scozia ci sono sempre stati medici pronti a intervenire, che dopo ogni scena controllavano attori e comparse. In più, ogni giorno veniva servita zuppa calda, anche in cima alle montagne: sicuramente ce n’era bisogno a Invergulas, definito dal Daily Telegraph il quinto luogo più piovoso della Gran Bretagna.
«Sembra proprio che l’acqua sia un tema centrale, per Kevin – osserva Kenworthy con una punta di sarcasmo –. Quando non ci pioveva in testa, ci scorreva sotto i piedi. Girare la battaglia finale con tutti i soldati nell’acqua del fiume fino alle ginocchia è stata una bella intuizione registica: folle da un punto di vista pratico, ma geniale dal punto di vista creativo!».


The Eagle
Gli attori spiccano il volo
Per i due protagonisti del film, Macdonald cercava una coppia di attori, non due attori separatamente. «In questo caso, come in una commedia romantica, non potevo scegliere uno solo dei due interpreti e poi trovarne un altro che andasse bene – osserva il regista –. Dovevano essere fin dall’inizio due persone tra cui ci fosse un’intesa, un’alchimia».
«Per me era importante che fossero due ragazzi completamente diversi, anche da un punto di vista culturale. L’idea era quella di scritturare un vero celto per il ruolo di Esca. Per l’appunto, Jamie Bell è nato nella zona dell’Inghilterra del nord da cui proviene anche il suo personaggio: la tribù di Esca, quella dei Briganti, è originaria della zona del Sunderland, in cui è cresciuto Jamie».

Secondo la linea-guida stabilita in fase di pre-produzione – attori americani nei ruoli dei romani, e inglesi nei ruoli dei britanni – il regista ha chiesto a Jamie «di usare il suo accento per sottolineare le differenze che lo separano da Channing, che parla con la sua cadenza americana. Così, tra loro non c’è solo un contrasto fisico, ma anche una differenza culturale che emerge ogni volta che ognuno parla o si muove».
«Channing e Jamie hanno collaborato con grande impegno e entusiasmo, e sono arrivati sul set già preparati. Per fortuna, si sono trovati ancora meglio di quanto pensassimo, a lavorare insieme: sono diventati grandi amici. Fin dall’inizio, si sono calati completamente nei loro personaggi, tanto che hanno voluto interpretare personalmente anche le scene più pericolose».

Il coordinatore degli stuntmen, Domonkos Párdányi, ha lavorato con molte decine di persone per volta. «Channing e Jamie ci hanno messo pochissimo a imparare la coreografia della lotta – spiega Párdányi – e dal momento che recitavano senza controfigure, il regista ha potuto sfruttare tutte le possibili angolazioni di ripresa».
Aggiunge Kenworthy: «Abbiamo lasciato che Channing e Jamie interpretassero buona parte delle scene pericolose: cosa piuttosto insolita, dati i problemi legati alla copertura assicurativa. Sono diventati bravissimi a cavalcare, a combattere e a tuffarsi da una cascata. Certo, tutt’e due vengono da esperienze legate alla danza – Channing con il film Step up, e Jamie con Billy Elliot. Entrambi possiedono l’agilità fisica e la grazia che sono qualità indispensabili sia nella danza che nella lotta».

«Channing ha già interpretato ruoli di soldato in film americani – aggiunge Macdonald –. Conosce la mentalità militare e prova una simpatia istintiva per quegli uomini. Marco vuole anzitutto dimostrare di essere il migliore dei soldati, o almeno migliore di quanto si aspettino gli altri. Quando non sarà più in grado di farlo, troverà un’altra motivazione per andare avanti: il bisogno di riabilitare suo padre, e dimostrare a tutti che non è stato un vigliacco, ma un grande soldato».
Jeremy Brock ha partecipato alle prove durante le quali i due attori hanno cominciato a conoscersi: «Quando scrivi una sceneggiatura e la vedi per la prima volta recitata – spiega – non è più quella che hai immaginato, diventa qualcosa che appartiene agli attori. Al massimo puoi intervenire sui dialoghi perché sembri ancora più vera recitata da loro».

«Channing ha affrontato il ruolo con grande slancio e sincerità – prosegue lo sceneggiatore –. Tutti sappiamo che è un attore forte e carismatico, ma quello che mi ha sorpreso è stata la finezza con cui ha saputo rendere le varie fasi del viaggio emotivo di Marco. Marco passa dalla sicurezza del guerriero alla disperazione, per poi arrivare a un diverso tipo di sicurezza, fondata su una nuova maturità. Channing traccia questo percorso con grande sensibilità e profondità».
«Jamie è molto professionale e meticoloso. La prima volta che si è presentato alle prove aveva con sé degli appunti, un libro, domande scritte. Hai la sensazione che non stia interpretando Esca, che sia davvero Esca. Ha voluto capire cosa significasse veramente essere un britanno, reso schiavo e costretto a soffocare il suo orgoglio e il suo senso di identità».

Tra Tatum e Bell è nata una grande amicizia, sul set. «C’erano momenti emotivamente molto intensi in alcune delle nostre scene – ricorda Tatum –. Era inevitabile aprirsi, esporsi. Credo proprio che io e Jamie resteremo amici per sempre».
«I nostri personaggi sono due uomini smarriti, disperati e soli. Se hai voluto qualcosa per tutta la vita e questa cosa ti viene tolta, cos’è che ti fa andare avanti? Marco e Esca lo scopreranno conoscendosi. Durante il loro viaggio trovano qualcosa che non si aspettavano: rifugio e conforto, l’uno nell’altro. E imparano molte cose sull’onore, l’amicizia e la fiducia».

«Quando Marco e Esca si incontrano nella scena dell’arena – spiega Bell – si trovano in una situazione simile: ognuno è stato privato della sua libertà, e cerca disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi. Intraprendono il loro viaggio insieme ben sapendo di essere ognuno salvatore e insieme nemico dell’altro. Questo film è una grande epopea, ma è anche il racconto profondo e sottile del rapporto tra questi due uomini disperati, che partono insieme per una missione suicida».
«Esca mi è sembrato subito un personaggio molto sfaccettato: mi hanno subito affascinato la sua natura selvaggia, la sua incrollabile forza mentale, il suo senso dell’onore. Ho cercato di immaginare gli ultimi giorni, le ultime ore di Esca prima della sua riduzione in schiavitù. Interpretandolo, ho dovuto spesso muovermi lungo un confine sottile. Il film affronta anche temi molto attuali: per esempio, il nostro rapporto con culture che hanno usi, costumi, credenze e stili di vita diversi dai nostri».

«Girando questo film ho realizzato un mio sogno infantile – dichiara Tatum – È stato come giocare nel mio giardino, anche se ho cavalcato lungo scogliere a picco sul mare e attraversato campi di battaglia con una spada in mano».
Per Bell è stato lo stesso: «Potrò combattere e impugnare una spada? È il sogno di tutti i bambini!»
The Eagle ricorda a Tatum «film come Sentieri selvaggi di John Ford (il viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcosa) e Braveheart, che è uno dei miei film preferiti. Già in un altro suo film, La morte sospesa, Kevin ha dimostrato la sua grande capacità di raccontare i rapporti tra esseri umani, sopratutto l’amicizia. The Eagle è una storia epica e intima insieme: è la storia di due uomini che ritrovano una ragione di vita. Ero certo che Kevin fosse il regista adatto a cogliere l’essenza del film».

«Durante le riprese in esterni – prosegue Tatum – quando eravamo tutti esposti alle intemperie, lui continuava a spingerci a fare sempre meglio, sempre di più. È un tipo di regista che ammiro, che è bello sapere al timone di un film».
«Quando Kevin mi ha detto che aveva scelto Channing per il ruolo di Marco – racconta Bell – ho subito pensato che avremmo dato un contributo originale e dinamico al film. In sala prove ho toccato con mano la professionalità di Channing ed è stato fantastico vederlo dare vita al suo personaggio».
«Era la prima volta – rivela Tatum – che facevo le prove con un regista, uno sceneggiatore e un altro attore. In quelle due settimane abbiamo messo a punto tutte le scene».

«Venendo entrambi dal mondo della danza, abbiamo subito legato e ci è stato più facile, naturalmente, cogliere tutti gli elementi di fisicità richiesti dal film – osserva Bell, confermando il giudizio espresso da Kenworthy –. Channing è un tipo di attore molto pragmatico, esuberante: gli piace gettarsi nella mischia. A quanto pare, più l’azione è pericolosa, più lui vuole farla! Adora mettersi alla prova fisicamente: credo che lo aiuti a capire meglio le situazioni, a definire le emozioni del suo personaggio. La sua controfigura non ha visto il set neanche in fotografia…»
«Un giorno – racconta il produttore – Channing è venuto a ringraziarmi per avergli lasciato fare una scena pericolosa. Io gli ho detto quanto ci sarebbe costato in caso di incidente, e lui ha risposto che in quel caso ci sarebbe venuto incontro. A quel punto gli ho detto solo che l’unico modo per venirci incontro era di non avere incidenti!»
Per dimagrire, Tatum ha seguito una dieta speciale. E prima dell’inizio della lavorazione del film ha anche preso lezioni di arti marziali miste e di scherma.

«Non credo che avrei potuto fare questo film senza una preparazione atletica alle spalle – confessa l’attore americano –.
La fisicità di Marco, il suo modo di muoversi, camminare e parlare, è una componente importante del personaggio. Siamo stati addestrati anche a cavalcare, a marciare e ad avanzare nella formazione romana “a testuggine”».
«Tutte cose importanti, certo, ma per me contavano soprattutto i dettagli: per esempio, camminare come un romano e non muovermi in modo troppo sciolto e rilassato. Quando ti infili un paio di sandali, cammini in modo diverso. Di conseguenza, parli anche in modo diverso, perché cambia la postura e con la postura l’emissione vocale. Quindi non parli più come un uomo di oggi, entri completamente nel personaggio. Per buona parte del film, poi, Marco è leggermente claudicante. Dovevo tenere sempre a mente tutte queste piccole cose».

Anche Bell ha cominciato a prepararsi un paio di mesi prima delle riprese. «La cosa che mi preoccupava di più era che saremmo stati a cavallo per metà del film. Io non avevo mai cavalcato e i cavalli mi facevano anche un po’ paura. Ho detto a Duncan e a Kevin che dovevano assolutamente mettermi in sella il prima possible».
«Mi sono allenato su un cavallo per circa sei settimane – prosegue Bell –. Tre lezioni a settimana. Devo tutto alla mia istruttrice di equitazione Camilla Naprous, che ha un rapporto di grande sintonia con i cavalli e mi ha subito messo a mio agio. Due settimane dopo la prima lezione sapevo già cavalcare e avevo preso dimestichezza con gli animali. Quando devi recitare pagine di dialogo cavalcando, devi dimenticarti del cavallo. Grazie all’addestramento ci sono riuscito. Ora ci ho preso gusto, a cavalcare!».

Anche se non era la prima volta che si allenava per interpretare scene di lotta, Bell ha dovuto impegnarsi molto. «Quando affronto la componente fisica di un ruolo la filtro sempre attraverso il carattere. Volevo differenziare il modo di battersi di Esca. Marco è un combattente e un soldato professionista, un killer efficiente addestrato da un esercito efficiente. Esca, invece, combatte in modo istintivo, puntando sul suo intuito e il suo coraggio. Ogni volta che combatte, combatte per l’onore, la libertà e la sua famiglia. Durante tutto il viaggio vive un terribile conflitto: si è ritrovato dalla parte del nemico, e teme di tradire il suo popolo».

Bell si è appassionato alla ricerca storica che ha fatto per il film. «Sapevo ben poco dell’occupazione romana in Britannia. Ho scoperto che le uniche fonti attendibili sono gli scrittori classici: Tacito, Strabone e Cesare».
«Dopo le ribellioni delle tribù di Boadicea e di Calgaco, i romani dovevano tenere alta la guardia. Leggere dei celti e dei romani è stato affascinante. Il discorso di Calgaco al suo esercito prima della battaglia del monte Graupius, trascritto da Tacito, mi ha emozionato e commosso. Interpretando Esca, ho cercato di tenere sempre a mente quelle parole».
Pur essendo incentrato sul viaggio dei due protagonisti, il film aveva almeno altri tre ruoli chiave che richiedevano attori di livello internazionale.

Per interpretare l’unico parente di Marco sopravvissuto, Macdonald ha pensato subito a Donald Sutherland. «Chi ama il cinema non può non amare anche lui, considerando tutti i grandi film che ha fatto. Sul set, è sempre molto concentrato e partecipe, ed è un uomo dotato di una grande curiosità intellettuale. Donald dà sempre il massimo, e questa è una cosa stupenda».
Kenworthy aggiunge: «Donald infonde una straordinaria energia alle sue scene. Quando è in campo, non puoi staccargli gli occhi di dosso. Ha una grande vitalità, che in questo caso è fondamentale, visto che è il suo personaggio a restituire a Marco la voglia di vivere».
“Aquila sprona il nipote, lo costringe ad alzarsi dal letto la mattina – spiega Tatum –. È un uomo saggio e stravagante, proprio come Donald Sutherland che lo interpreta».

Sutherland, vincitore di due Golden Globe, è rimasto molto colpito dalla professionalità del suo giovane collega: «Channing non si risparmia, cerca la verità, ci mette tutto se stesso. Un giorno, eravamo seduti sul set del colosseo. Ho notato che aveva le cuffie e ho pensato: “Starà ascoltando chissà quale gruppo rock”. Invece, ho scoperto che stava ascoltando un e-book. Si era scaricato libri sull’antica Roma, la filosofia, la politica… La sua dedizione al lavoro è straordinaria».
Per interpretare il personaggio di Guern è stato scelto Mark Strong, «uno dei più brillanti e versatili attori inglesi», come lo definisce Kenworthy.

«Mark è un attore che ho sempre ammirato – commenta Macdonald –. Interpreta spesso personaggi negativi, ma sapevo che aveva anche un lato delicato e sensibile. Da vent’anni Guern custodisce un segreto opprimente, ma alla fine si rende conto che non può più fuggire dal passato».
Strong era entusiasta di poter lavorare con «una squadra formidabile» e scavare nella storia di un personaggio che cambia il corso del viaggio di Marco e Esca. «Guern è un elemento chiave del film – osserva l’attore – che secondo me è una specie di “avventura di formazione”. La sua esperienza non è poi così lontana da quella vissuta da tanti ragazzi in Vietnam o in Iraq: un soldato molto giovane, nel vivo della battaglia prende una decisione cruciale con cui dovrà convivere per tutta la vita».

«Quindi, non ho dovuto fare molte ricerche su Guern, sui celti o sui romani – spiega Strong –. Più che altro, ho cercato di rappresentare una persona che da giovane ha creduto in qualcosa, ma che poi ha subito un trauma terribile e da allora vive nascondendosi. Guern il Cacciatore è la sua identità celtica. Ma il suo vero nome è Lucio Caio Metello: un fante della prima coorte della Nona legione».
«Durante le riprese del film – racconta Tatum – un giorno ho trovato Mark seduto sulla riva del fiume: sembrava quasi un elemento del paesaggio, una pianta. E quando abbiamo cominciato a girare la scena, anche la sua voce sembrava provenire dalle viscere della terra…».

«Un altro personaggio che non vedo l’ora di vedere sul grande schermo è il principe delle Foche. Tahar Rahmin lo ha interpretato con una calma regale che lo rende ancora più minaccioso».
Rahim, l’attore francese divenuto famoso con il film Il profeta, vede il suo personaggio come «un cacciatore e un guerriero che protegge la gente della sua tribù. Potrà essere un barbaro, ma non è un folle: ha solo una cultura diversa, e vive secondo le sue regole».

«La sceneggiatura ha anche una chiave di lettura politica – prosegue –. Parla di due persone provenienti da paesi diversi, che sono opposte in tutto ma devono collaborare. Nel corso del viaggio, Marco vivrà una trasformazione profonda. Viaggiare ti cambia. Se non cambi, significa che non imparato nulla».
Rahim è assai meno vestito degli altri attori principali, ma ha dovuto passare molto più tempo al trucco, affidato alle cure di Graham Johnston. Forse, però, ci avrà guadagnato: il fango verde usato per dipingere i guerrieri delle foche è una maschera di bellezza che è stata acquistata in quantità industriale presso le famose terme di Budapest.

«Ci voleva un’ora tutti i giorni per spalmare il fango su tutto il corpo, come fanno ancora oggi certe tribù per mimetizzarsi con la natura. Ho cercato di non caricare troppo la mia interpretazione, perché quel look tribale parlava già da solo».
Rahim ha accettato con entusiasmo «la sfida di lavorare con una troupe tutta straniera, e recitare in una lingua diversa dalla mia». Lui che parla inglese e arabo, oltre al francese, ha dovuto «imparare a recitare in gaelico antico, cercando di curare la pronuncia e di capire quello che stavo dicendo. Girando questo film ho preso parte a un’avventura incredibile».


The Eagle
L’Aquila è atterrata
«Di solito, produrre un film significa vivere una serie di momenti difficili inframmezzati da rari momenti di piacere – dichiara Duncan Kenworthy –. Stavolta, però, c’è stato piacere anche nei momenti più difficili, perché finalmente ero riuscito a fare quello che sognavo da anni: portare questa grande storia sullo schermo».
«Una delle cose che apprezzo di più di Macdonald come regista – e una delle cose che lo rendono speciale – è l’importanza che dà a ogni singola scena. Prima di tutto viene la storia, e ogni scena è un’occasione per appassionare, commuovere e divertire il pubblico. E con questo film credo che ci sia perfettamente riuscito».
«Quella raccontata in The Eagle è una vicenda che ti prende fin dall’inizio, senza però svelare tutte le sue carte – osserva Macdonald –. È anche uno studio psicologico dei personaggi… ma soprattutto è una storia strepitosa!»
[an error occurred while processing this directive]
[+] aggiungi informazioni e curiosità su The Eagle oppure [+] scrivi recensione e vota The Eagle

Vota, leggi trama e opinioni su The Eagle di Kevin Macdonald - Torrent, scaricare The Eagle di Kevin Macdonald, streming

Questo sito è gestito con HyperPublish e molto olio di gomito.
Questo è un sito movies amatoriale: le informazioni provengono dai miei studi, dal contributo degli utenti e da fonti reperibili nel pubblico dominio, ma non posso garantire la validità delle informazioni. Posso solo garantirti la mia onestà quando dico che un film è bello. Aggiungi anche tu la tua opinione e fai sapere a tutti senza limiti come è il film! Ti invito ad andare al cinema, non è bello scaricare torrent guardare streaming vedere megavideo striming divx emule movies nemmeno in anteprima. I copyright dei film / movies appartengono ai rispettivi proprietari.



Qualche film interessante: L'economia della felicita', Eragon, Epic, Enclave, E io non pago - L Italia dei furbetti, Ex Amici come prima, Expelled No Intelligence Allowed, Even If It Rains, El campo

Film in ordine alfabetico: 9.99…20 S 200 …6 SU 7.19…UNA - ...A…A QU A R …ACRO ACRO…AIDA AIDA…ALL ALL …AMEL AMEL…AMOR AMOR…ANIM ANIM…AQUA AQUA…ASSO ASSO…GLI GLI …L'AM L'AM…THE THE …UN'A - AT B…BAMB BAMB…BEAT BEAT…BENV BENZ…BITT BIUT…BLUE BLUE…BOZZ BRAC…BUON BURI…LA B LA B…THE THE …UNA - ...C…CAPT CAPT…CAVA CAVA…CHE CHE …CIDA CIEL…COFF COGA…COMU CON …COSE COSI…CURU CUST…IL C IL C…LA C LA C…THE THE …UNA - ...E…DEAD DEAD…DETE DETR…DISO DIST…DOUB DOUB…DUMM DUNE…LA D LA D…UNA - ...E…EIN EISE…ENCA ENCL…EVER EVER…L'ES L'ES…UN'E - FA' …FEAR FEAR…FIOR FIOR…FRAN FRAN…FUGA FUGA…IL F IL F…LA F LA F…UNA - G.I.…GHOS GHOS…GIUL GIUN…GRAC GRAN…IL G IL G…LA G LA G…UNA - H. (…HARR HARR…HEYA HIDE…HONE HONE…HURE HURR…UN H - GLI …IMMO IMMO…INDE INDE…INTE INTE…IRIS IRON…L'IN L'IN…UN'I - I JO…JESU JET …JUDA JUDG…THE - K.36…KINA KINE…THE - EL L…LAMB LAMP…LEGI LEGO…LIE LIE …LOOK LOON…LUNC LUNC…UNA - I MA…IL M IL M…LA M LA M…MAGI MAGI…MAPP MAPS…MATR MATR…METT MEU …MIRA MIRA…MONS MONS…MR C MRS.…THE THE …UNA - I NO…NAPO NAPO…NEL NELL…NIGH NIGH…NON NON …NOTT NOTT…UNA - GLI …OCTO OCUL…ONE ONE …OSSI OSTE…UN'O - I PA…IL P IL P…LA P LA P…PAPA PAPA…PATH PATI…PER PERC…PIET PIET…POLL POLL…PRIG PRIG…PUSS PUTI…UNE - I QU…QUEI QUEI…THE - I RA…LA R LA R…RALP RAMB…REND RENO…RINO RIO …ROGE ROGU…RUNN RUSH…UNA - O - …IL S IL S…LA S LA S…SALO SALS…SCAR SCAR…SECR SECR…SEVE SEX,…SHRE SHRE…SLAP SLEE…SOME SOMM…SPEC SPEC…STAR STAR…STRY STUA…SVAL SVEG…UNA UNA …UNO - I TE…TADP TAFA…TEAT TEAT…THE THE …TI A TI A…TOP TOP …TRAN TRAN…TRUT TSIL…TUTT TUTT…UNA - GLI …L'UO L'UO…UNDE UNDE…UZAK - A VE…LA V LA V…VALE VALE…VERU VERY…VITA VITA…VUOT - I WA…WARC WARD…WILL WILL…WWW - X - Y - Z 007 …1960 1981…4 AM 4 AM…9X10 - 11 M…A QU A R …ACCO ACE …AGE AGE …ALEG ALEX…ALMA ALME…AMER AMER…AMOR AMOR…ANCH ANCH…ANNI ANNI…APRI AQUA…ASCE ASCO…AUST AUST…UN'A - AT B…BALL BALL…BARB BARB…BEAU BEAU…BENV BENV…BIG BIG …BLEE BLEE…BOMB BON …BREA BREA…BUON BUON…O BA - C.R.…CANI CANI…CARO CARO…CAVA CAVA…CHAO CHAP…CHIL CHIL…CITT CITT…COGA COGN…COME COME…CONS CONS…COSE COSE…CROS CROW…PORC - D.A.…DAVA DAVI…DELL DELL…DIAR DIAR…DIVE DIVE…DON' DON'…DRIF DRIL…LOS - E.T.…EDUK EDUT…EMBE EMER…ERED ERED…EVER EVER…UN'E - FA' …FANT FANT…FERM FERM…FINE FINE…FOLL FOLL…FRAN FRAN…FUGA FUGA…O FA - G.I.…GENI GENI…GIOC GIOC…GIUL GIUL…GOOD GOOD…GREM GREM…GYUM - H. (…HARR HARR…HERI HERM…HOLL HOLL…HOTE HOTE…THEY - ALSO…IMPE IMPI…INCO INCO…INSE INSE…INVI INVI…ISOL ISOL…WISH - IN J…JESU JESU…JOY JOYE…JX.T - K.36…KILL KILL…KYAS - AND …LAST LAST…LEGG LEGG…LIAM LIBE…LOCK LOCK…LOVE LOVE…VIE - M.D.…MAGI MAGI…MA'N MANG…MART MART…ME A ME A…METR METR…MILL MILL…MISS MISS…MOND MOND…MOST MOST…MUSC MUSE…PRES - IP M…NATU NATU…NESS NESS…NN ( NO.2…NON NON …NOTT NOTT…POLT - O (O…OLE' OLIG…ONES ONE-…ORPH ORSO…UN'O - MARE…PAPE PAPE…PASS PASS…PECK PECO…PERI PERM…PICC PICC…PLAN PLAN…PORT PORT…PRIM PRIM…PROG PROG…UNE - QIN'…QUEL QUEL…QUOR - 3 RO…RAGN RAIL…REDE REEF…RESP RESP…RING RINO…ROBI ROBI…ROYA ROYA…RUTH - O - …SANT SANT…SCHE SCHE…SEA SEAB…SENS SENS…SEXO SEXU…SHRO SHUT…SIRE SIST…SOGN SOGN…SORE SORE…SPIA SPIA…STAL STAL…STON STOP…SUCC SUCK…SWEE SWEE…UNO - 11TH…TAXI TAXI…TEOR TERA…THIS THIS…TMNT TO K…TOUT TOWE…TRE TRE …TSUN TU, …TUTT TUTT…TYLE - BARR…ULTI ULTI…UOMI UOMI…UZAK - A VE…VEND VEND…VI P VI P…VINO VINY…VIVA VIVA…VUOT - W. (…WEEK WEEK…WISH WISH…WWW - X - Y - Z 007 …1960 1981…4 AM 4 AM…9X10 - 11 M…A QU A R …ACCO ACE …AGE AGE …ALEG ALEX…ALMA ALME…AMER AMER…AMOR AMOR…ANCH ANCH…ANNI ANNI…APRI AQUA…ASCE ASCO…AUST AUST…UN'A - AT B…BALL BALL…BARB BARB…BEAU BEAU…BENV BENV…BIG BIG …BLEE BLEE…BOMB BON …BREA BREA…BUON BUON…O BA - C.R.…CANI CANI…CARO CARO…CAVA CAVA…CHAO CHAP…CHIL CHIL…CITT CITT…COGA COGN…COME COME…CONS CONS…COSE COSE…CROS CROW…PORC - D.A.…DAVA DAVI…DELL DELL…DIAR DIAR…DIVE DIVE…DON' DON'…DRIF DRIL…LOS - E.T.…EDUK EDUT…EMBE EMER…ERED ERED…EVER EVER…UN'E - FA' …FANT FANT…FERM FERM…FINE FINE…FOLL FOLL…FRAN FRAN…FUGA FUGA…O FA - G.I.…GENI GENI…GIOC GIOC…GIUL GIUL…GOOD GOOD…GREM GREM…GYUM - H. (…HARR HARR…HERI HERM…HOLL HOLL…HOTE HOTE…THEY - ALSO…IMPE IMPI…INCO INCO…INSE INSE…INVI INVI…ISOL ISOL…WISH - IN J…JESU JESU…JOY JOYE…JX.T - K.36…KILL KILL…KYAS - AND …LAST LAST…LEGG LEGG…LIAM LIBE…LOCK LOCK…LOVE LOVE…VIE - M.D.…MAGI MAGI…MA'N MANG…MART MART…ME A ME A…METR METR…MILL MILL…MISS MISS…MOND MOND…MOST MOST…MUSC MUSE…PRES - IP M…NATU NATU…NESS NESS…NN ( NO.2…NON NON …NOTT NOTT…POLT - O (O…OLE' OLIG…ONES ONE-…ORPH ORSO…UN'O - MARE…PAPE PAPE…PASS PASS…PECK PECO…PERI PERM…PICC PICC…PLAN PLAN…PORT PORT…PRIM PRIM…PROG PROG…UNE - QIN'…QUEL QUEL…QUOR - 3 RO…RAGN RAIL…REDE REEF…RESP RESP…RING RINO…ROBI ROBI…ROYA ROYA…RUTH - O - …SANT SANT…SCHE SCHE…SEA SEAB…SENS SENS…SEXO SEXU…SHRO SHUT…SIRE SIST…SOGN SOGN…SORE SORE…SPIA SPIA…STAL STAL…STON STOP…SUCC SUCK…SWEE SWEE…UNO - 11TH…TAXI TAXI…TEOR TERA…THIS THIS…TMNT TO K…TOUT TOWE…TRE TRE …TSUN TU, …TUTT TUTT…TYLE - BARR…ULTI ULTI…UOMI UOMI…UZAK - A VE…VEND VEND…VI P VI P…VINO VINY…VIVA VIVA…VUOT - W. (…WEEK WEEK…WISH WISH…WWW - X - Y 007 …1960 1981…4 AM 4 AM…9X10 - 11 M…A QU A R …ACCO ACE …AGE AGE …ALEG ALEX…ALMA ALME…AMER AMER…AMOR AMOR…ANCH ANCH…ANNI ANNI…APRI AQUA…ASCE ASCO…AUST AUST…UN'A - AT B…BALL BALL…BARB BARB…BEAU BEAU…BENV BENV…BIG BIG …BLEE BLEE…BOMB BON …BREA BREA…BUON BUON…O BA - C.R.…CANI CANI…CARO CARO…CAVA CAVA…CHAO CHAP…CHIL CHIL…CITT CITT…COGA COGN…COME COME…CONS CONS…COSE COSE…CROS CROW…PORC - D.A.…DAVA DAVI…DELL DELL…DIAR DIAR…DIVE DIVE…DON' DON'…DRIF DRIL…LOS - E.T.…EDUK EDUT…EMBE EMER…ERED ERED…EVER EVER…UN'E - FA' …FANT FANT…FERM FERM…FINE FINE…FOLL FOLL…FRAN FRAN…FUGA FUGA…O FA - G.I.…GENI GENI…GIOC GIOC…GIUL GIUL…GOOD GOOD…GREM GREM…GYUM - H. (…HARR HARR…HERI HERM…HOLL HOLL…HOTE HOTE…THEY - ALSO…IMPE IMPI…INCO INCO…INSE INSE…INVI INVI…ISOL ISOL…WISH - IN J…JESU JESU…JOY JOYE…JX.T - K.36…KILL KILL…KYAS - AND …LAST LAST…LEGG LEGG…LIAM LIBE…LOCK LOCK…LOVE LOVE…VIE - M.D.…MAGI MAGI…MA'N MANG…MART MART…ME A ME A…METR METR…MILL MILL…MISS MISS…MOND MOND…MOST MOST…MUSC MUSE…PRES - IP M…NATU NATU…NESS NESS…NN ( NO.2…NON NON …NOTT NOTT…POLT - O (O…OLE' OLIG…ONES ONE-…ORPH ORSO…UN'O - MARE…PAPE PAPE…PASS PASS…PECK PECO…PERI PERM…PICC PICC…PLAN PLAN…PORT PORT…PRIM PRIM…PROG PROG…UNE - QIN'…QUEL QUEL…QUOR - 3 RO…RAGN RAIL…REDE REEF…RESP RESP…RING RINO…ROBI ROBI…ROYA ROYA…RUTH - O - …SANT SANT…SCHE SCHE…SEA SEAB…SENS SENS…SEXO SEXU…SHRO SHUT…SIRE SIST…SOGN SOGN…SORE SORE…SPIA SPIA…STAL STAL…STON STOP…SUCC SUCK…SWEE SWEE…UNO - 11TH…TAXI TAXI…TEOR TERA…THIS THIS…TMNT TO K…TOUT TOWE…TRE TRE …TSUN TU, …TUTT TUTT…TYLE - BARR…ULTI ULTI…UOMI UOMI…UZAK - A VE…VEND VEND…VI P VI P…VINO VINY…VIVA VIVA…VUOT - W. (…WEEK WEEK…WISH WISH…WWW - X - Y 007…2 Gi -2 L…45 Y 47 R…Una - ...a…A St A Su…Adis Admi…Al p Al p…Alle Alle…Amer Amer…Anam Anar…Anot Anot…Arms Arri…Atte Atte…L'al L'al…L'ar L'ar…Un a Un A…Un'a - A Be…Balz Bamb…Beas Beas…Benv Benv…Birt Bitc…Blow Blu…Boys Boys…Buon Buon…La b La b…The The…Una - Chi…Capt Capt…Cava Cava…Che Che…Cida Cida…Codi Coff…Comp Comu…Cose Cose…Curs Curu…Il c Il c…La C La C…The The…Una - Des…Dead Dead…Dete Dete…Disc Diso…Doub Doub…Dumb Dumm…La d La d…Una - ...e…Egye Ehre…En t Enca…Ever Ever…L'es L'es…Un'e - A Fe…FBI FBI…Fino Fior…Fran Fran…Fuga Fuga…Il f Il f…La f La f…Una - G.I.…GENI GENI…GIOC GIOC…GIUL GIUL…GOOD GOOD…GREM GREM…GYUM - A Ha…Harr Harr…Hesh Hey…Hone Hone…Hung Hure…Un h - Gli…Immo Immo…Inde Inde…Inte Inte…Iris Iron…L'in L'In…Un'i - I Jo…Jesu Jet…Juda Judg…The - Heli…Kimb Kina…The - A Le…Lagu Lais…Lege Lege…Lice Lie…Look Loon…Lunc Lunc…Una - A Ma…Il m Il m…La m La m…Magh Magi…Manu Manu…Matr Matr…Mete Metr…Mira Mira…Monk Monk…Mr. Mr.…The The…Una - I no…Napo Napo…Nel Nell…Nigh Nigh…Non Non…Nott Nott…Una - Gli…Octo Ocul…One One…Ossi Oste…Un'o - o…Il p Il p…La p La p…Pani Panj…Patc Pate…Per Per…Picc Picc…Poli Poli…Prid Prid…Purp Purs…Une - I qu…Quei Quei…The - A Ro…La r La r…Rais Raja…Remo Rena…Ring Rino…Roge Roge…Runn Rush…Una - 9.9…Il s Il s…La s La s…Sain Saku…Scar Scar…Seco Seco…Sett Seve…Shor Show…Skyl Skyl…Solv Some…Spar Spar…Star Star…Stre Stri…Susp Susp…Un s Un s…Uno - A Ta…Tach Tad,…Teat Teat…The The…Thy Thys…Top Top…Tran Tran…Trum Trut…Tutt Tutt…Una - Gli…L'uo L'uo…Unde Unde…Uzak - A Ve…La v La V…Vale Vale…Veru Very…Vita Vita…Vuot - A Wa…War War,…Wild Wild…WWW - X - Y - Z
Registi in ordine alfabetico: 0..9 A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Cerca...
RecensioniFilm.com 2017 tutto il Cinema raccontato dal pubblico - Accordi - Software - Ebook - Screen savers - Privacy e cookies - Contatti, suggerimenti - Film senza limiti - Streaming