La fine del mondo di Edgar Wright

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locandina La fine del mondo
 
Regista: Edgar Wright
Titolo originale: The World's End
Durata: 109'
Genere: Commedia, Fantascienza
Nazione: Regno Unito
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 26 Settembre 2013 (cinema)

Attori: Simon Pegg, Nick Frost, Martin Freeman, Rosamund Pike, Paddy Considine, Eddie Marsan, David Bradley, Julian Seager, Thomas Law, Mark Heap
Sceneggiatura: Simon Pegg, Edgar Wright

Trama, Giudizi ed Opinioni per La fine del mondo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Paul Machliss
Scenografia: Marcus Rowland
Costumi: Guy Speranza

Produttore: Nira Park,Tim Bevan,Eric Fellner
Produttore esecutivo: James Biddle,Liza Chasin,Edgar Wright
Produzione: Big Talk Productions, Relativity Media, Working Title Films
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di La fine del mondo
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Colonna sonora / Soundtrack di La fine del mondo
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su La fine del mondo


Note dalla produzione:
La produzione
Fino a che punto può spingersi un uomo per una birra? Persino alla fine del mondo?
Una domanda che scotta, esplorata dal regista/sceneggiatore Edgar Wright, dall’attore/sceneggiatore Simon Pegg, e dall’attore Nick Frost, dopo il grande successo internazionale ottenuto con L'alba dei morti dementi - Shaun of the dead e Hot Fuzz. Wright valuta il risultato finale de La fine del mondo, definendolo “una storia tipica della tradizione inglese, irriverente e asciutta a dispetto dell’incombente calamità. La vicenda di una notte brava dai risvolti disastrosi.
“Il soggetto è legato ai due film precedenti. Si tratta di storie diverse ma in tutte e tre sono presenti le mie ossessioni e quelle di Simon”. Pegg osserva: “E’ un film più grande rispetto agli altri”.
“La fine del mondo è senza dubbio ambizioso”, concorda Wright.

“Questo è evidente dal livello della produzione. La storia riguarda l’importanza della nostalgia, del guardarsi indietro e di cercare di tornare indietro. Quando cerchiamo di immaginare come sarebbe stata la nostra vita se avessimo scelto diversamente, pensiamo sempre alla nostra adolescenza. Tutti i film che ho fatto con Simon e Nick presentano un elemento biografico”.
Riflette Pegg: “Questo è il più personale dei tre film che abbiamo fatto insieme. Ne L’alba dei morti dementi ci siamo resi conto che era possibile mescolare le situazioni serie con momenti comici e sentimentali. Dal punto di vista del soggetto, La fine del mondo è legato agli altri due film nel senso di un individuo che affronta un’intera collettività, una persona contro un’unica forza omogenea”.
Dice Wright: “Tutti e tre i film capovolgono gli stereotipi inglesi, che da un lato vengono accentuati e dall’altro presi in giro”.

Pegg spiega che l’idea di fare il “giro dei pub” è in parte legata ad un copione scritto da Edgar quando era molto giovane, il cui titolo era Crawl.
Wright confessa: “Da ragazzo presi parte ad una serata in cui dovevamo fare il giro di 15 pub nella mia città. Ma dopo cinque o sei locali, non ce la facevo più. Non ne vado proprio fiero. Un paio d’anni dopo ho scritto un copione che parlava appunto del “giro dei pub”. La sensazione di una sorta di pellegrinaggio avventuroso, mi è rimasta in testa”.
Un’idea che ha continuato a svilupparsi. Ricorda Frost: “Circa dieci anni fa, parlai con Edgar di un film sul “giro dei pub”. Abbiamo affittato una macchina ed un cottage, proprio per isolarci e scrivere insieme la storia.
“Andavamo in giro con la macchina ascoltando musica, e non abbiamo scritto nulla, cosa che ora rimpiango”.

Dopo Hot Fuzz, Wright ha tirato di nuovo fuori questa idea. Dice: “Stava per uscire Superbad (SuXbad – 3 Menti Sopra il Pelo) e ho ripensato al copione sugli adolescenti e sui pub, che non avevo più sviluppato. Poi mi è venuta un’idea: e se il giro dei pub fosse solo l’inizio della storia?
“Ricordo che Simon ed io eravamo a Sydney per il tour promozionale di Hot Fuzz, e mentre ci trovavamo davanti al nastro che distribuisce i bagagli in aeroporto, gli ho detto ‘Ho un’idea per un film. Nei primi cinque minuti si vede un gruppo di ragazzi nel 1990, poi si passa al presente in cui sono adulti e si ritrovano per rivivere insieme le esperienze di quando erano giovani, ma vengono travolti da un evento incredibile!’ A quel punto abbiamo cercato insieme di immaginare quale potesse essere l’evento cosmico a cui assistono”.

Pegg dice: “Eravamo interessati all’idea di quando si torna alle proprie origini ma si scopre che tutto è cambiato, forse proprio perché essendo in tournée anche noi eravamo lontani da casa. Ci piaceva l’idea di raccontare una storia in cui qualcuno ritorna a casa e scopre che tutto è diverso perché è realmente accaduto qualcosa”.
Wright aggiunge: “Mentre il film deliberatamente cambia rotta e persino genere, la vicenda originale continua a svolgersi. Infatti nel corso del film i personaggi mantengono il proprio obiettivo: il problema sono gli ostacoli che trovano sulla propria strada”.
Anche i due filmmakers in questi anni hanno cambiato strada più volte, inseguendo sempre progetti diversi: dopo l’uscita di Hot Fuzz nel 2007, Frost e Pegg hanno scritto la sceneggiatura originale di Paul, in cui hanno anche recitato. Nello stesso periodo Wright ha adattato la sceneggiatura di Scott Pilgrim vs. the World, un film che in seguito ha diretto.

Nira Park, la produttrice di tutti i film che abbiamo menzionato, osserva: “Non è stato facilissimo riuscire a riportare Simon e Edgar all’interno della stessa stanza. Temevamo di non riuscirci!’”
Ma alla fine, dopo aver terminato i progetti individuali, i due si sono ritrovati. “Volevamo assolutamente ricomporre la squadra”, afferma Pegg, “e avere gli stessi produttori: Nira e Big Talk Pictures sono la nostra famiglia, ci conosciamo da tanto tempo. E poi siamo grati del sostegno ricevuto da Tim Bevan ed Eric della Working Title, iniziato con L’alba dei morti dementi”.
Dice Wright: “Li consideriamo i nostri salvatori, i nostri cavalieri con l’armatura scintillante, perché hanno dato il via alla nostra carriera nel cinema. Ed ora siamo di nuovo insieme, dieci anni dopo, per continuare a lavorare insieme”.

Fellner riflette: “Ricordo il primo incontro con Edgar e Nira oltre dieci anni fa. Fra tanti talenti creativi, si riconoscono subito quelli più interessanti”.
“Abbiamo impiegato del tempo per riuscire a realizzare La fine del mondo. Ma sapevo che prima o poi l’idea avrebbe preso forma: Simon e Edgar sono molto intelligenti”.
Park racconta: “Prima ci vedevamo tutte le sere. All’epoca nessuno di noi aveva una famiglia. Stavolta, per riuscire a far decollare il copione de La fine del mondo, ho dovuto organizzare un piano di lavoro, con i giorni e gli orari in cui Edgar e Simon dovevano incontrarsi.
“Di solito utilizzano una “flip chart” (una lavagna con i fogli mobili), su cui descrivono ogni singola scena”.

Pegg conferma: “Edgar ed io scriviamo sempre insieme, nella stessa stanza”. Nel 2011, hanno quindi iniziato a lavorare seriamente a La fine del mondo presso gli uffici statunitensi di Working Title. “A quel punto avevamo già molte idee”, dice Wright. “E’ stato un lavoro fluido e naturale”.
“Non abbiamo impiegato molto tempo a scrivere”, spiega Pegg. “Lavoriamo con un ritmo simile e ci conosciamo benissimo. Mai come in questo caso siamo stati sempre sulla stessa pagina, riversando nel film le nostre esperienze personali.
“Il genere è ispirato alla fantascienza inglese. Non è una parodia, analizziamo i concetti attraverso la commedia. Siamo stati influenzati dall’autore John Wyndham”.

Aggiunge Wright: “Ci siamo ispirati ai film di Quatermass, a L’invasione degli ultracorpi e alle opere di John Christopher. Il motivo per cui ci siamo concentrati sulla fantascienza degli anni ‘50, ’60 e ’70 riguarda proprio la comicità che poteva scaturire dai dubbi sull’identità. Si può parlare molto del periodo che trascorre dalla giovinezza alla maturità, così come della strana sensazione di alienazione che si prova tornando a casa e si scopre che nulla è cambiato anche se tutto sembra diverso”.
Osserva Fellner: “Simon e Edgar conoscono quel genere ma per me è importante che questa storia stia in piedi da sola”.
Wright conclude: “La fine del mondo è una storia paranoica di fantascienza unita al tema di una rimpatriata fra amici in un pub, e il tutto assomiglia ad una spedizione medievale guidata da un irresponsabile Re Artù!”

Mentre scriveva la storia con Wright, Pegg – da attore – cercava di inquadrare il protagonista Gary King. Afferma: “Edgar ed io abbiamo scherzato sul fatto che nei film che parlano di “reunion” fra vecchi amici come Il grande freddo c’è sempre qualcuno che è morto. Ne La fine del mondo, il cadavere praticamente è Gary! Quando li rivede dopo tanto tempo per proporre loro il ‘Golden Mile’, la maratona della birra, sembra uno spettro che emerge dal passato!”
Wright aggiunge: “Gary doveva avere questo aspetto fin dall’inizio. Succede a tanti di perdere di vista il migliore amico della scuola. Spesso capita che l’amico abbia avuto dei problemi, dei quali non ci si vuole fare carico.
“C’è un personaggio come Gary King nella vita di tutti e ci sono parti di lui anche in me e Simon, più di quanto non desideriamo ammettere”.

Pegg osserva: “Abbiamo immaginato che il motivo per cui si veste così non è perché lo fa dal 1990 ma piuttosto perché si è messo in tiro per la serata particolare che lo aspetta, come un veterano che indossa le medaglie e guanti bianchi”.
Wright dice: “Chi ha letto l’autobiografia di Simon sa che ha attraversato una fase “dark”. Anche lui si pettinava in un certo modo, e volevamo che il suo personaggio (Gary) avesse un aspetto un po’ diverso dal solito. Infatti la sua personalità qui è molto diversa rispetto agli altri film che abbiamo fatto insieme”.
Pegg spiega: “Non ho mai tinto i capelli di nero, ma quando l’ho fatto per questo film, ho realizzato un sogno nel cassetto. Anche i costumi sono proprio quelli che avrei voluto indossare quando avevo 18 anni”. Wright dice: “Gary sarà pure un personaggio un po’ tragico ma il suo look è fantastico. Secondo me è persino “fico”.

Pegg aggiunge: “Sicuramente Gary è un personaggio disperato. Si tinge i capelli ogni due settimane. Si aggrappa al ricordo dei suoi anni migliori, a quella notte speciale di venti anni prima, in cui era al culmine della sua popolarità. È stato divertente descriverlo nel copione perché non si preoccupa affatto della sua incolumità, tutti sono ancora alla sua mercé, e si lancia in un’avventura molto più grande di quel che immagina”.
Dice Pegg: “Ci siamo divertiti a raccontare di come riesce a convincere gli altri a partecipare al “Golden Mile”. Per un attore è allettante l’idea di tutto questo dialogo. Gary in qualche modo prevarica Peter, lusinga Oliver, sfida Steven, e ricatta emotivamente Andy.
“Spesso mi metto da parte per consentire a Edgar di scrivere le scene d’azione. Ad esempio la rissa che ha luogo al Beehive è straordinaria; avendo lavorato in passato con il coordinatore stunt Brad Allan, Edgar è riuscito ad immaginare le sue trovate geniali”.

Eddie Marsan, che interpreta Peter, si entusiasma: “Il set del Beehive creato dallo scenografo Marcus Rowland e dalla sua squadra, era fantastico. Ogni giorno lo distruggevamo e loro lo ricostruivano per permetterci di girare un’altra scena, e distruggerlo di nuovo”.
Gli attori si sono sottoposti ad un intenso allenamento per girare le scene della rissa, per riuscire a restare nel personaggio e a mantenere un livello adeguato di sicurezza. Marsan elogia la squadra di Allan per aver letto con attenzione il copione per evitare di “perdere di vista i personaggi durante la scena della lotta. C’è una logica nel modo in cui i personaggi combattono al di là della loro capacità fisica, e questo aspetto viene molto apprezzato dal pubblico”.
Rosamund Pike, che interpreta Sam, osserva: “Una scena che adoro è quella in cui Gary inizia a lottare facendo attenzione a non versare la birra dal boccale”.

Wright spiega: “Bisogna darsi più tempo per realizzare le scene di azione con le dovute acrobazie e quindi bisogna girare velocemente la commedia e le scene di dialogo, e questo è un bene per le performance. Per le scene d’azione abbiamo spiegato agli attori che i personaggi non hanno superpoteri; non è un aspetto della storia. Abbiamo pensato a Jackie Chan nei film di Drunken Master, in cui la sua abilità nel combattimento migliora ogni volta che ingurgita alcol. È il coraggio folle che emerge quando si è sbronzi, e volevamo che i nostri eroi diventassero sempre più temerari e spericolati nel corso del film.
“Brad Allan ha lavorato per anni con Jackie Chan, da cui ha appreso l’energia e l’inventiva. In ogni caso il pubblico assiste ad una situazione che può accadere all’interno di un bar: una rissa”.

Osserva Martin Freeman, che interpreta Oliver: “La squadra degli stunt de La fine del mondo sembra provenire da un altro pianeta: infatti si tratta di un film di Edgar e Simon…
“Ho voluto cimentarmi in alcuni stunt e sono riuscito a farmi largo fisicamente in mezzo alla rissa coreografata. Ma che dire di quando si viene lanciati al di là di un tavolo? In quel momento ho utilizzato la mia controfigura”.
Wright osserva che “nel film molti attori però non hanno avuto controfigure. Infatti, mentre combattono, i loro volti si vedono chiaramente”.
Frost osserva: “Dopo aver superato il fatto che la straordinaria squadra di Brad si divertiva a fare a botte, ho apprezzato anch’io le scene d’azione. La mia preferita è quella al Beehive dove uso gli sgabelli al posto dei pugni. Simon ed io volevamo impressionare gli stuntmen”.
“Quei due erano fantastici”, afferma Pike. “Nick è incredibilmente veloce con i piedi mentre Simon usa molto la faccia”.

Le attese scene d’azione hanno obbligato ad “iniziare l’allenamento almeno sette mesi prima, mentre stavo ancora girando Into darkness - Star Trek. Gary doveva sembrare una di quelle persone su cui nessuno scommetterebbe, ma che a distanza di anni sono invece sempre molto in forma, come certe rock star che tutti conosciamo, e di cui pensiamo: ‘Ma di cosa è fatto il metabolismo di questa persona?’”
Wright aggiunge: “Gary è spericolato ma è l’unico che abbia un progetto; gli altri non ce l’hanno, quindi si adeguano. Gary dà prova di inattesa intraprendenza quando le cose vanno male e va avanti nonostante tutto. È implacabile e gli altri vengono travolti dalla sua personalità.”

Quando hanno scritto insieme La fine del mondo, il duo era sempre consapevole di dover interessare gli spettatori. Pegg commenta: “Io e Edgar ci divertiamo a fornire indizi al pubblico rispetto alla trama, ai possibili collegamenti e ai dettagli da cogliere. Ci sono tanti particolari che abbiamo inserito e ci piace preparare il terreno per le evoluzioni della storia. Rende il film più interattivo e godibile. Rispettiamo il pubblico e la sua intelligenza”.
Fellner definisce il copione de La fine del mondo “molto serrato, divertente, più sofisticato degli altri lavori”.
“Il pubblico amerà questo film anche se non conosce i loro film precedenti o le ispirazioni al genere. Ma quelli che invece coglieranno le allusioni e i riferimenti si divertiranno moltissimo e so che questo è il motivo per cui tanta gente segue fedelmente questa squadra”.

I fan di lunga data di questo duo probabilmente tenderanno a classificare il nuovo film nella “trilogia di sangue e gelato” come la definisce Pegg o nella trilogia “Cornetto tre gusti” come la chiama Wright. “Essendo un vero cineasta, Edgar preferisce chiamarla così”, dice Pegg. “Ci ricorda Krzysztof Kieslowski e la sua trilogia dei “tre colori”.
“Edgar ha inserito un Cornetto [una nota marca di gelati inglesi] ne L'alba dei morti dementi - Shaun of the dead, e in Hot Fuzz in cui ci siamo spinti oltre per risultare più auto-referenziali”.
Wright confessa: “Il gelato Cornetto deve la sua presenza ne L’alba dei morti viventi al fatto che quando ero al college mi ha curato da una sbronza e anche perché era buffo che il personaggio di Nick Frost lo desiderasse di sabato mattina”.

“In questo film compare di nuovo perché avevamo avuto dei gelati gratis alla premiere de L’alba dei morti dementi, così abbiamo pensato che se avessimo inserito nuovamente il Cornetto in Hot Fuzz, allora li avremmo avuti di nuovo. Ma non l’abbiamo fatto e ci dispiaceva non avere avuto il gelato gratis ma a quel punto era troppo tardi”.
Continua Pegg: “Quindi c’era questo trait d’union fra i due film. Ci siamo sentiti obbligati a inserire un riferimento al Cornetto anche ne La fine del mondo. È un piccolo accenno, ma speriamo che i fan lo apprezzino”.
Nick Frost osserva: “Simon, Edgar, Nira ed io siamo sempre attenti ai nostri fan. Condividono la nostra sensibilità comica e l’amore per i film di genere e i combattimenti fra uomini. In fin dei conti quando vai al pub come facciamo in tutti e tre i nostri film, si mette in conto la minaccia della violenza”.

“E poi, dov’è l’uscita? Che succede se c’è un incendio? Quali sono le patatine sono in offerta?”
Malgrado queste domande, gli spettatori fedeli ai progetti della squadra apprezzeranno particolarmente il nuovo film in cui Frost “si sfida ad interpretare un personaggio più complesso”, così Pegg descrive il ruolo di Andy. “Abbiamo creato un rapporto diverso fra me e Nick in questo film; Andy non è il suo devoto seguace, infatti è il critico più feroce di Gary, e si arrabbia spesso con lui. Andy se ne è andato da Newton Haven perché rappresenta la delusione e il passato”.
Wright dice: “Nick è un personaggio contro corrente, che funziona benissimo nel film. È particolarmente efficace come “spalla” di Simon ne La fine del mondo. Volevamo cambiare un po’ il loro rapporto rispetto ai film precedenti”.

Frost confessa: “Ho visto la prima versione quando l’hanno vista anche gli altri e ho inserito qualche suggerimento. Qualche decorazione, piccolo dettagli per il mio personaggio.
“Andy è sposato, ha una famiglia, ha una carriera brillante presso uno studio legale. Non è attratto dall’idea proposta da Gary, di ricominciare da dove erano rimasti. Proprio il fatto di essere rimasto deluso da Gery, all’epoca, lo ha spinto verso il successo. Ora dovrà andare a Newton Haven e unirsi di nuovo al gruppo”.
Fellner spiega: “Stavolta i loro personaggi si trovano su piani molto diversi. Il fascino del duo Nick-Simon sul grande schermo è dato dal fatto che al pubblico piacerebbe passare il tempo con loro, ad esempio trascorrere una serata al pub con loro. Alcuni vorrebbero persino dormire con loro; e anche se questo non lo farei, li trovo carismatici.
“Fuori dal set sono molto piacevoli e professionali, cosa che per un produttore è molto importante”.

Park riflette: “C’è una vera e propria “fratellanza” che continua dai tempi di Spaced, la serie televisiva precedente ai film. Simon e Nick tirano fuori il meglio l’uno nell’altro. Quando abbiamo letto il copione de L’alba dei morti dementi, vedendo il modo in cui Tim ed Eric interagivano, ricordo di aver pensato: ‘Funzionerà’.”
Wright spiega: “In Spaced ho capito che Simon e Nick si complementavano. Addirittura finiscono le frasi l’uno dell’altro. Sono naturalmente in sintonia”.
“Nella nostra vita”, commenta Frost, “l’amicizia con Simon è davvero forte, ed è evoluta nel tempo; nel film La fine del mondo invece è rimasta uguale”.
Il film è arricchito dai numerosi personaggi che circondano Pegg e Frost in questo film. Frost dice: “Ho dovuto impegnarmi per far risaltare il mio ruolo, non volevo perdermi nel cast”.

Park aggiunge: “Simon e Edgar avevano le idee molto chiare per il resto del cast. Hanno scritto i personaggi pensando proprio agli attori che avrebbero voluto in quei ruoli”.
Pegg conferma: “Avevamo in mente alcuni attori, al punto che spesso scrivevamo ‘Eddie Marsan’ al posto di ‘Pete’. Volevamo avere questi attori che in questo momento sono al massimo della popolarità. “Abbiamo inoltre reclutato dei quarantenni completamente immaturi”.
Marsan rivela: “Martin Freeman ha una mente enciclopedica, specialmente per la musica, infatti ha inventato dei quiz per farci competere.”
“Ci siamo divertiti molto, ci pagavano per andare al pub! Nick Frost era il buffone del gruppo”.
Ricorda Wright: “Certe volte si comportavano in modo demenziale! Era necessario ripristinare l’ordine!”

Secondo il noto concetto della vita che imita l’arte, il cameratismo degli attori sul set si è instaurato proprio grazie al rapporto che hanno i loro personaggi nel film e che è accuratamente descritto nel copione.
Paddy Considine, che interpreta Steven, spiega: “Questi personaggi incarnano individui che in realtà non sono cresciuti quanto credono. È facile identificarsi in questa idea. La cosa buffa e comunque credibile, è che la dinamica del gruppo prende facilmente di nuovo il sopravvento, facendogli rivivere gli istinti adolescenziali.
“Il mio personaggio, Steven, voleva essere il leader del gruppo ma non è riuscito mai ad esserlo perché il suo compagno Gary, ‘ aspirante rockstar’ lo ha sempre messo in ombra. Anche se Steven ha sempre cercato di separare la persona che era a 18 anni da quella che è ora, i vecchi sentimenti riemergono e si manifesta anche il risentimento”.

Wright elogia Considine per la sua capacità di “recitare la parte del cucciolo sensibile e allo stesso tempo di essere in grado di sferrare un pugno al momento giusto: Paddy è fantastico nelle scene d’azione”.
Considine e Freeman avevano già lavorato con la squadra mentre Marsan era già noto grazie alle sue numerose e recenti performance in una varietà di film. Pegg osserva: “Il suo talento drammatico ci ha suggerito che Eddie sarebbe stato perfettamente in grado di interpretare una commedia di questo genere. Inoltre regala una straordinaria dolcezza a Peter”.
Wright aggiunge: “Avevo incontrato Eddie un paio di volte quindi sapevo che sa essere spiritoso. Mentre scrivevo la parte per lui ho pensato anche al suo personaggio di Vera Drake, in cui interpretava un ragazzo molto perbene e leale”.

Marsan considera La fine del mondo “Un film sulla crisi di mezza età, in cui si cerca di riscoprire se stessi. La commedia scaturisce proprio dalle circostanze estreme e straordinarie in cui questi amici vengono a trovarsi. Peter era considerato la “carta da parati” del gruppo, ma nel corso della storia dovrà sviluppare coraggio e autostima perché ancora si sente insicuro come quando era giovane.
“Gli attori che affrontano scene tanto intelligenti e spiritose, devono essere molto abili e capaci, ed avere il ritmo giusto. Volevo lavorare con artisti da cui poter imparare. Nick, Simon e Edgar sono fantastici insieme”.
Aggiunge: “Se fossimo più giovani gli attori sarebbero più competitivi fra loro perché ognuno di loro vorrebbe emergere. Ma ora ognuno di noi è sposato con figli, e recitare è il nostro modo per guadagnarci da vivere e quindi ci aiutiamo a vicenda. Ci piace stare insieme e sentirci sicuri di quel che facciamo”.

Considine, che ha diretto Marsan con successo in Tirannosauro, confessa: “Per un certo periodo mi sono disamorato della recitazione ma lavorare ne La fine del mondo, è stato un bel ritorno. Edgar è un regista sicuro di sé e quando lavori con gente generosa non puoi far altro che continuare ad apprendere. Ero circondato da tante energie diverse in questo film, Simon è a briglia sciolta”.
“Gary è un personaggio brillante, una girandola di entusiasmo, nonostante viva negando la realtà”, afferma Freeman. “Quando lui e Edgar mi hanno rivelato i nomi di chi avrebbe interpretato gli amici, a quel punto non vedevo l’ora di unirmi nuovamente a loro per interpretare Oliver”.
Wright racconta: “La parte è stata scritta per Martin, ma ho attinto anche ad altri amici, che ancora frequento”.

Freeman riflette: “Mi piaceva molto il messaggio del film sull’amicizia: quando la perdi e cerchi di riconquistarla.
“Fra i cinque amici, Oliver è il più distaccato. Lo è sempre stato, è pretenzioso ed ambizioso, ricorda un personaggio di Wall Street, ed era così anche quando andava a scuola: è stato il primo ad avere il telefonino mentre ora è un grande fruitore di Bluetooth, senza autoironia. Non gli assomiglio molto, quindi ho dovuto recitare parecchio”.
Certamente la recitazione è stata necessaria, osserva Rosamund Pike, soprattutto per le tante scene in cui i protagonisti si ubriacano. L’attrice rivela: “In realtà il gruppetto beve bibite analcoliche nel film: un cocktail interessante a base di vaniglia e limonata”.

La Working Title ha invitato Pike a partecipare ad una lettura della sceneggiatura per recitare la parte della sorella minore di Oliver, Sam, la cui sola esistenza aveva assicurato un posto nella comitiva ad Oliver quando erano ragazzi. A sua volta, la performance di Pike durante la lettura è stata sufficiente ad assicurarle un posto nel cast del film.
Ricorda Pegg: “Dopo abbiamo detto: ‘Sapevamo che è brava ma non immaginavamo fino a questo punto!’ Prima di iniziare a girare ha avuto un bambino, infatti le riprese sono iniziate solo otto mesi dopo. Inoltre ci ha sorpreso con la sua abilità di combattente”.
Pike osserva: “Ero pronta a graffiare, tirare i capelli ecc. La lotta e gli stunt sono molto importanti. Stavolta mi sono divertita di più rispetto alle scene girate con la spada in altri film, perché qui la violenza è unita al divertimento.”

“Avevo apprezzato gli altri film di Edgar e immaginavo cosa potesse realizzare stavolta insieme ad un direttore della fotografia perfetto come Bill Pope; il copione mi aveva divertito un mondo fin dall’inizio. Tutti noi possiamo facilmente immaginare una reunion con i vecchi compagni di classe, anche con chi non è cambiato affatto. E se non riesci ad identificare la persona che non è cambiata affatto, allora probabilmente sei tu. E forse è proprio quello che la gente dice di me…”
Wright rivela: “Ros mi ha chiesto: ‘A chi è ispirato il mio personaggio?’ e le ho spiegato che quando ho descritto Sam, avevo in mente una mia ex fidanzata. Ros mi ha chiesto se la vedo ancora; nonostante siano trascorsi 21 anni, siamo ancora amici. E così Ros è andata a trovarla ed è stata a pranzo con lei e sembra che si siano divertite un sacco insieme. Non so cosa si siano dette di me, e non sono sicuro di volerlo sapere ma quando Ros è tornata mi ha detto: ‘Ho capito tutto’. Il personaggio di Ros è molto positivo e spero che la mia ex ne sarà felice.”

“Ros è molto organizzata. Ha bevuto un’intera pinta di birra poi si è gettata nella mischia chiedendo “Perché non posso fare questa scena?, senza chiedere alla controfigura di recitare al suo posto”.
Pike osserva: “Non avevo ancora mai girato un film con questo gruppo di attori ma tutti erano molto coinvolti; dopo una scena, non sparivano nelle roulotte o nei camerini”.
Frost riflette: “Spesso restavamo in contemplazione della carnagione d’alabastro di Rosamund. La sua pelle sembra una pesca. E le cantavamo una canzone”.
Aggiunge Pegg: “Rosamund si è inserita perfettamente in questo ambiente così maschile; appena arrivata si è sentita a casa propria. Di solito Edgar ci mette un po’ a far sentire a proprio agio gli attori con cui non ha già lavorato in precedenza”.

Rispetto a Edgar Wright, Pegg afferma: “E’ un grande professionista. Mi sono sempre stupito del talento innato di Edgar e della sua conoscenza del cinema. È molto maturato come filmmaker, e possiede un immenso know-how tecnico”.
Eric Fellner commenta: “E’ un regista che sa quel che vuole, quali angolazioni e quali riprese”.
Nira Park afferma: “Durante la prima ripresa che ho girato con Edgar, ci siamo subito intesi perché abbiamo un senso simile di umorismo e perché nessuno di noi ama i compromessi a meno che non siano necessari. Il quarto giorno era già tardi e gliel’ho fatto notare ma lui mi ha risposto: ‘Questa ripresa la voglio fare’, e ha avuto ragione perché la scena era perfetta con quella luce: sa sempre cosa è meglio per una scena”.

Il regista sapeva ad esempio di voler lavorare di nuovo con il direttore della fotografia Bill Pope dopo la loro precedente collaborazione in Scott Pilgrim vs. the World. Wright afferma che “non ci sono molti come lui, esperti nelle scene d’azione e al tempo stesso in grado di gestire le performance e gli attori. Bill è molto esperto; non c’è una sequenza che non abbia fatto lui, ma non ha mai l’atteggiamento presuntuoso di chi fa tutto. È sempre elettrizzato rispetto ad ogni scena e ha molte idee. Abbiamo subito trovato un’intesa e siamo diventati amici.
“Sapevo che avrebbe avuto un occhio cinematografico rispetto alle location inglesi, soprattutto perché è americano”. Sapendo di dover lavorare con Pope, Wright ha inoltre “voluto girare il film su pellicola. Non per snobbare la fotografia digitale, ma abbiamo girato L'alba dei morti dementi - Shaun of the dead e Hot Fuzz in 35mm, e volevo fare anche La fine del mondo nello stesso modo. Il prologo, la scena ambientata nel 1990, è stato girato in 16mm”.

Considine osserva: “Ciò che mi piace di Edgar è che ha tutto il film nella sua testa. Possiede sia le abilità tecniche che il gusto di divertirsi con le performance degli attori”.
Essendo il copione molto ben definito, Wright racconta che durante la pre-produzione ha fatto provare gli attori “come a teatro. Non ci piace improvvisare sul set”.
Il regista ha incoraggiato i membri del cast principale a trascorrere il tempo con gli attori che interpretano la versione “giovane” dei loro personaggi. Il coach del movimento Cal McCrystal ha lavorato con tutti e 10 gli attori, insegnando loro esercizi di mimo e coordinando i tratti fisici che collegano i due periodi temporali. Wright racconta: “Abbiamo fatto esercizi allo “specchio” in cui gli attori giovani dovevano copiare quelli più maturi ed era interessante osservarli in queste imitazioni”.

Un altro momento importante è stato quello in cui la coreografa Litza Bixler ha setacciato le agenzie locali in cerca di figuranti e stuntmen. Bixler aveva già lavorato ne L’alba dei morti dementi in un ruolo simile, e Wright l’ha voluto di nuovo in questo film per coordinare il movimento fisico sullo schermo.
Alcuni attori nel cast sorprenderanno il pubblico, ma risalteranno ancora di più ne La fine del mondo per essere già apparsi ne L'alba dei morti dementi - Shaun of the dead e/o Hot Fuzz. Fra quelli che finora hanno girato tutti e tre i film con la squadra, troviamo Rafe Spall, che si è reso disponibile per un giorno di lavoro in una piccola parte; Garth Jennings, un collega regista di Wright; e un noto attore di cui si sente la voce ma che non appare mai. Park dichiara: “Il cast di supporto fa parte della nostra famiglia”.

A parte il cast, la troupe è stata arricchita dalla presenza dei veterani dei film precedenti realizzati dalla squadra. Lo scenografo Marcus Rowland, che ha lavorato in tutti i film di Wright, è stato uno dei primi ad essere reclutati. Fin dall’inizio si è reso conto che “per riuscire ad attenerci al budget, avremmo dovuto costruire solo i set essenziali relativi ai pub, che erano quelli più importanti per la produzione, in cui potevamo realizzare effetti che non avremmo potuto ottenere on location: pareti mobili per la collocazione delle cineprese, strutture che possono essere smontate e rimontate, automobili che si schiantano all’interno… Nei luoghi reali di solito sono cose vietate!
“Per le scene di dialogo all’interno dei pub o in quelle in cui o personaggi si trovano solo brevemente all’interno di un pub, non abbiamo costruito nulla, perché abbiamo sfruttato le location reali. Nel copione è scritto che i pub vengono spesso arredati nello stesso modo e che stanno perdendo le loro antiche caratteristiche. Quindi ogni volta realizzavamo più o meno le stesse decorazioni”.

Wright osserva: “In Inghilterra, dalla fine del 900, i pub hanno iniziato a mostrare insegne bizzarre e menu fantasiosi. Spesso appaiono le stesse immagini ovunque. Si tratta forse di una omologazione della cultura? O forse la gente si lamenta di aver perso qualcosa che non ero poi un granché? Simon ed io volevamo mostrare le due facce di questo argomento, sia attraverso il sentimentalismo di Gary nei confronti della sua città natale, sia attraverso i ricordi meno romantici degli altri”.
La grafica, i cartelli e i loghi di Newton Haven sono stati attentamente disegnati e dipinti poiché nel copione esistono riferimenti molto specifici. “Ci sono immagini particolari persino sugli spillatori della birra o sui sottobicchieri”, dice Rowland.

Per gli effetti speciali, capitanati dal supervisore effetti visivi Frazer Churchill, Wright ha sposato il principio che “il risultato migliore si ottiene mescolando gli effetti “fisici” con quelli digitali. Anche se quel che accade ne La fine del mondo diventa folle e surreale, Frazer e la sua squadra non si sono mai discostati dal realismo di base, girando le scene sul set e poi accentuandole con il digitale. In questo modo gli attori potevano recitare davanti a qualcosa di reale anche se non dovevano guardare in punto preciso o toccare qualcosa di specifico.
Oggigiorno, gli effetti digitali sono talmente sofisticati che non si ha più la pazienza di girare alla vecchia maniera. Ma noi abbiamo usato la fantasia, pur pianificando tutto nel dettaglio.
“I “cattivi” del film sono una via di mezzo fra le action figures un po’ rovinate con cui giocavo da bambino e i poster dei film di fantascienza come quello de La cosa di John Carpenter (1982) e La fabbrica delle mogli di Bryan Forbes del 1975. Ho realizzato una compilation dei film dell’epoca su bobina, fra cui Gli argonauti con gli scheletri di Ray Harryhausen”.

Sul set, Wright ha continuamente interagito con i capi dei vari dipartimenti, compreso il montatore Paul Machliss. Quest’ultimo ha avuto un ruolo importante soprattutto durante le riprese delle scene della rissa. Osserva Wright: “Il montaggio sul set è stato particolarmente importante per le scene grandi, quelle in cui riesci a filmare solo poche pagine del copione in un giorno”.
Il montaggio è stato coordinato al fianco del supervisore musicale Nick Angel, un altro “veterano” della squadra, il cui nome è stato utilizzato per il personaggio di Pegg in Hot Fuzz. Spiega Pegg: “La compilation di brani di Gary riflette lo stile di vita degli anni compresi fra il 1989 e il 1993”, dice Pegg. “Questi vecchi successi nel film si mescolano alla musica del compositore Steven Price”.

Wright spiega: “L’idea della colonna sonora del film è che la “compilation” di Gary è sempre presente; la ascoltano in macchina ma permea tutto il film. Quando Simon ed io abbiamo scritto il copione, avevamo una playlist di circa 300 canzoni degli anni 1989-1993 che sentivamo continuamente. Quella musica ci ha aiutato a creare l’atmosfera dei tempi. Ci sono tanti brani straordinari nel film che raccontano quel periodo”.
Con o senza l’accompagnamento musicale, le scene d’azione sono state montate sul set e Machliss le ha assemblate molto rapidamente. In questo modo Edgar Wright è riuscito a tenere gli attori sul punto, a perfezionare le scene d’azione e a conservare la tabella di marcia del film.
Simon Pegg dichiara sorpreso: “Dopo aver girato una scena, uscivamo dal set e potevamo vedere la sequenza editata nel film entro qualche secondo. Nelle quattro settimane di riprese notturne, questa possibilità ci ha motivato e ci ha dato l’energia per continuare”.

La maggior parte delle riprese notturne hanno avuto luogo a Letchworth Garden City, nell’Hertfordshire. Grazie alla collaborazione delle autorità locali, abbiamo potuto girare negli interni ed esterni di questa città importante dal punto di vista architettonico e storico – che per la prima volta ha ospitato una grande produzione. Simon e Pegg, in segno di riconoscenza nei confronti della gente del luogo, ad un certo punto hanno persino sospeso le riprese per presiedere la cerimonia annuale delle luci di Letchworth. Abbiamo girato anche in una seconda cittadina storia dell’Hertfordshire, Welwyn Garden City.
Altre location comprendono Gunnersbury Park e il palazzo Blue Fin a Southwark di Londra; e la stazione ferroviaria di High Wycombe in cui Gary incontra i suoi vecchi amici per recarsi insieme a Newton Haven.

Nell’Hertfordshire, varie settimane sono state impiegate per girare all’interno dei famosi Elstree Studios, noti per aver ospitato le riprese di film storici quali la prima trilogia di Star Wars. Pegg afferma: “Come amante del cinema è stato un privilegio trovarmi in quel posto. Sono fortunato”.
Conclude Nick Frost, “Di tutte le scene che ho girato con Simon e Edgar, questa è stata sicuramente la più divertente”.
Eddie Marsan commenta: “Penso che il pubblico apprezzerà La fine del mondo perché riuscirà a vedersi in Peter, Gary, Andy, Oliver o Steven. Anche il pubblico più giovane riuscirà ad identificarsi perché sta attraversando ora la fase che i personaggi cercano di rivivere. “E poi, i personaggi sono interpretati da attori veramente sexy!”

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