I guardiani del destino di George Nolfi

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locandina I guardiani del destino
 
Regista: George Nolfi
Titolo originale: The Adjustment Bureau
Durata: 106'
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 17 Giugno 2011 (cinema)

Attori: Matt Damon, Emily Blunt, Daniel Dae Kim, John Slattery, Terence Stamp, Anthony Mackie, Michael Kelly, Anthony Ruivivar, David Alan Basche, Shohreh Aghdashloo, Michael Kelly
Soggetto: Philip K. Dick
Sceneggiatura: George Nolfi

Trama, Giudizi ed Opinioni per I guardiani del destino (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: John Toll
Montaggio: Jay Rabinowitz
Musiche: Thomas Newman
Scenografia: Kevin Thompson
Costumi: Kasia Walicka-Maimone

Produttore: Bill Carraro,Michael Hackett,Chris Moore,George Nolfi
Produttore esecutivo: Isa Dick Hackett
Produzione: Electric Shepherd Productions, Media Rights Capital, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di I guardiani del destino
Eccellente, ve lo consiglio decisamente, uno dei migliori dell'anno secondo me.

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Colonna sonora / Soundtrack di I guardiani del destino
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimiliano Manfredi: David Norris
Stella Musy: Elise Sellas
Fabrizio Vidale: Harry Mitchell
Francesco Prando: Richardson
Dario Penne: Thompson
Pino Insegno: Charlie Traynor
Massimo Rossi: Donaldson
Roberto Certoma': Adrian Troussant

Informazioni e curiosità su I guardiani del destino


Note dalla produzione:

Note relative alla produzione
Abbiamo veramente il controllo sulle nostre esistenze, o le decisioni che crediamo di prendere sono state in realtà già stabilite per noi da altri? Siamo noi gli artefici del nostro destino o a manipolarso sono delle forze nascoste? Il premio Oscar Matt Damon ed Emily Blunt sono gli interpreti del thriller romantico I guardiani del destino.

Accanto a Damon e alla Blunt nel thriller romantico recitano una serie di attori di grande talento, tra i quali Anthony Mackie (The Hurt Locker, Eagle Eye) che interpreta il ruolo di Harry, il compassionevole Guardiano del Destino assegnato al caso di David; John Slattery (della serie televisiva Mad Men e di Iron Man 2) nei panni di Richardson, l’agitato e supermotivato supervisore di Harry; Michael Kelly (Changeling, L'alba dei morti viventi) nel ruolo di Charlie Traynor, manager di David e suo migliore amico da sempre; e Terence Stamp (Wanted - Scegli il tuo destino, Operazione Valchiria) nel ruolo di Thompson, l’agente a capo del Bureau dei Guadiani del Destino chiamato a risolvere i problemi di Norris una volta per tutte.
I guardiani del destino è stato scritto e diretto per il grande schermo da George Nolfi (sceneggiatore di Ocean's Twelve, co-sceneggiatore di The Bourne ultimatum - Il ritorno dello sciacallo) ed è basato sul racconto “Squadra riparazioni” di PHILIP K. DICK (“Atto di forza”, “Minority Report” e “Blade Runner”).

Dietro alla quinte ha contribuito alla realizzazione del film una squadra tecnica di grande talento formata, tra gli altri, dal direttore della fotografia JOHN TOLL vincitore di due premi Oscar (Vento di passioni, Braveheart - Cuore impavido), lo scenografo KEVIN THOMPSON (Duplicity, Michael Clayton), il montatore JAY RABINOWITZ (8 Mile, e The Tree of Life), la costumista KASIA WALICKA MAIMONE (Amelia, Truman Capote: a sangue freddo), il supervisore degli effetti speciali visivi MARK RUSSELL (Hellboy, Minority Report) e il compositore THOMAS NEWMAN (WALL·E, Revolutionary road), vincitore del premio Grammy.
I guardiani del destino è prodotto da MICHAEL HACKETT (Paycheck), George Nolfi, BILL CARRARO (La bussola d'oro) e CHRIS MOORE (Will Hunting - Genio ribelle). I produttori esecutivi del film sono ISA DICK HACKETT e JONATHAN GORDON (Will Hunting - Genio ribelle).


LA PRODUZIONE:
Correzione di percorso: La Vigilanza del Destino ha inizio
George Nolfi stava lavorando ad un’altra sceneggiatura quando il suo amico di lunga data nonché partner nella produzione, Michael Hackett, ha tirato in ballo il racconto di Philip K. Dick “Squadra Riparazioni” nel corso di una conversazione telefonica. Nonostante non avesse ancora acquisito i diritti del racconto, Hackett vantava una buona relazione di lavoro con la fondazione Dick e desiderava opzionare e sviluppare il progetto. Quando il produttore ha esposto a Nolfi il concetto di “Fato personificato” che impedisce ad un uomo di poter stare insieme alla donna che ama, Nolfi ne è rimasto affascinato. “Si è subito mostrato molto interessato”, racconta Hackett. “Anzi, mi ha chiesto se potevamo vederci quel giorno stesso per poterne discutere più approfonditamente”.

Sebbene il lavoro di Dick possa essere sia preveggente che distopico, l’idea di unire in un soggetto cinematografico il concetto fondamentale al centro di “Squadra Riparazioni”—cioè che il Fato sia un gruppo di persone attorno a noi—ad una storia d’amore, ha colpito Nolfi per la sua originalità e per la possibilità che offriva di approfondire alcune delle “grandi questioni” della vita in maniera affascinante e coinvolgente.
Ma facciamo un rapido balzo in avanti al momento in cui Nolfi stava lavorando insieme a Matt Damon ad Ocean’s Twelve; in questo periodo, lui e Hackett preparavano l’adattamento di quello che sarebbe poi diventato I guardiani del destino. Erano sicuri di volere Damon per il ruolo principale, e Nolfi ha cominciato a scrivere la parte del protagonista con in mente l’attore. Osserva lo sceneggiatore/regista: “Matt è il migliore uomo qualunque di cui disponiamo, e proprio per questo è assolutamente credibile come protagonista di una storia d’amore”.

A stuzzicare l’interesse di Damon è stata la storia di quest’uomo che si imbatte in un mondo enorme, potente ed invisibile che esiste ai confini del nostro. Ha detto subito ai realizzatori che, se le versioni future della sceneggiatura sarebbero state altrettanto buone, sarebbe stato felice di entrare a far parte del progetto. “George è un amico di vecchia data ed abbiamo collaborato tante volte”, spiega Damon. “Mi ha portato la sceneggiatura che aveva scritto di getto …perché voleva essere lui a dirigerla. Io ho sempre creduto in lui e sapevo che poteva farcela”.
Nolfi ha colto l’occasione per rifinire l’idea prima di rivedere il progetto insieme a Damon durante la realizzazione di The Bourne ultimatum - Il ritorno dello sciacallo, del quale Nolfi è stato uno degli sceneggiatori. “Ho riscritto la sceneggiatura finché non l’ho considerata pronta per Matt”, spiega Nolfi. “E una volta che ha accettato formalmente di entrare a far parte del progetto…abbiamo cominciato a lavorci insieme”. Dalle molte conversazioni di natura filosofica sull’argomento del film sono scaturite varie idee che Nolfi ha poi utilizzato per ampliare il soggetto e costruire la storia.

Damon è rimasto colpito dal modo in cui Nolfi ha esteso il lavoro di Dick, rendendolo particolarmente attuale per il pubblico di oggi. Afferma con ammirazione l’attore: “George prestava molta attenzione ad ogni singolo dettaglio—dal look che doveva avere il film al tipo di attori che avrebbero dovuto interpretare i vari ruoli. Aveva perfettamente chiaro in mente quello che desiderava fare con questa storia”.
E visto che sia Damon che Nolfi avevano precedentemente lavorato con il produttore Chris Moore, hanno subito pensato entrambi a lui come partner perfetto per sviluppare il progetto. Del suo interesse per il progetto, il produttore spiega: “Mi interessava l’angolo scelto da George per parlare del controllo che possiamo esercitare sulle nostre esistenze. E mi piaceva anche l’idea che il film potesse toccare più generi. Il film presenta infatti elementi del thriller, di azione, ed è anche una bella storia d’amore—oltre ad esplorare una crisi personale che nasce dal contrasto tra ciò in cui uno crede e da chi potrebbe diventare. Oltre a questo, è anche fantastico film d’azione in cui si combatte una straordinaria guerra contro il Destino …esattamente quello che un film per il grande pubblico dovrebbe essere”.

Alla squadra produttiva si è aggiunto poi il noto filmaker newyorkese Bill Carraro, la cui esperienza si è rivelata oltremodo preziosa sia nella fase di sviluppo del progetto che nella produzione vera e propria. Il produttore, che era già stato partner di Nolfi in The Sentinel, ha lavorato con il regista per oltre un anno, individuando ad uno ad uno i vari set e le varie location dove girare ogni scena prevista dal copione, tutto ambientato a Manhattan.
Carraro, grazie alla sua grande esperienza negli effetti speciali visivi, ha intuito al volo il desiderio di Nolfi che i vari effetti si amalgamassero alla perfezione col girato, affinché il film fosse credibile. Spiega: “Trasportiamo i protagonisti de I guardiani del destino da un ambiente all’altro ogni volta che aprono una porta. E quindi erano necessari una grande quantità di ambienti diversi”. Una volta decisi il regista e i produttori, il progetto ha ottenuto i fondi da parte della Media Rights Capital e la produzione è entrata nel vivo.

Il personaggio originale del racconto di Dick è un agente delle assicurazioni, Nolfi desiderava fortemente che il suo protagonista, David Norris, fosse un politico.
Aveva in mente un carismatico e stimato membro del Congresso appartenente al partito democratico, proveniente dalle affollate e popolari strade di Brooklyn.
Il produttore Hackett spiega il perché: “La scelta di un politico ci ha consentito di costruire un personaggio le cui decisioni avessero un effetto anche sugli altri. Se avesse deciso di proseguire nel suo percorso in politica, avrebbe, in circostanze appropriate, potuto fare una quantità di cose buone ed importanti per moltissime persone. Ma ciò avrebbe significato rinunciare alla propria felicità e a ciò che sarebbe stato meglio per lui come persona”.

Aggiunge il produttore Moore, la cui partnership con Damon risale ai tempi del film premio Oscar Will Hunting - Genio ribelle: “David Norris e Matt Damon… un sodalizio difficile da sciogliere. In un certo senso è perché George ha scritto la sceneggiatura proprio per Matt. Lui è uno di quei pochi attori che diventano letteralmente il personaggio che interpretano”.
All’inizio della storia di Nolfi, il membro del Congresso David Norris ottiene un altissimo numero di preferenze nel corso della sua campagna elettorale per il seggio al Senato. Spiega Nolfi riferendosi al carisma da rock-star di David: “E’ il più giovane membro del Congresso che sia mai stato eletto alla Camera dei Rappresentanti. Gode di una straordinaria reputazione grazie alla sua brillante personalità”.
Nonostante la natura affabile e l’atteggiamento diretto di David facciano di lui un personaggio amato dalla gente, lui è comunque un essere umano. “Tende a mettersi nei pasticci”, spiega Damon. “A volte è semplicemente troppo onesto…una caratteristica che non si accorda bene con la politica”. Ed è proprio questo difetto a causare a David un incidente imbarazzante che gli costa la sua prima elezione al Senato degli Stati Uniti.

“A causa della sua esuberanza giovanile, commette un errore”, spiega Hackett. “Esaminando il personaggio e scavando un po’ più a fondo nella sua psicologia, qualcuno potrebbe dire che questo incidente sia stato la conseguenza di un desiderio inconscio di abbandonare il percorso intrapreso e di scoprire così la sua vera natura”. Il passo falso di David, riproposto dalla stampa mentre è al culmine della sua campagna elettorale, gli costa la perdita della posizione di leader nei sondaggi, e poi l’elezione.
Nei vari film delle serie Bourne e Ocean ci sono dei personaggi femminili forti ma in ruoli di supporto, e dunque questo è il primo progetto in cui Damon è parte di una love story, ed interpreta il ruolo di un uomo che è specificatamente e fatalmente legato ad un’amante. E, come da sceneggiatura, la persona amata da David deve essere una per cui lui sia disposto a spostare e montagne.

Alla vigilia delle elezioni, prima del suo discorso della sconfitta al Waldorf Astoria, David si prende un momento di pausa nel bagno degli uomini per concentrarsi. Spiega Nolfi: “E’ devastato perché sa di aver ormai perso le elezioni. E non è amareggiato solo per se stesso, ma soprattutto per tutti quelli che lo hanno sostenuto e che sente di aver deluso”.
Ed è proprio nel bagno dell’hotel che incontra la splendida ballerina Elise Sellas, che si è nascosta lì per non farsi trovare dagli uomini della sicurezza dell’hotel che la inseguono perché si è imbucata ad un matrimonio. David la trova affascinante e irresistibile, e lei lo riconosce subito: è il noto politico che sta per perdere le elezioni. Lui si sente immediatamente e fatalmente attratto da lei, e comincia ad innamorarsi …una cosa contraria ai piani stabiliti per lui dai Guardiani. Da quel momento in poi, per molti anni, David inseguirà la sfuggente Elise e proverà a cambiare ciò che gli uomini del Destino hanno programmato per lui. E la cosa rischierà di costare ad entrambi tutto.

Ma chi è questo gruppo che ci manipola da una posizione di grande forza invisibile e immutabile? Chi sono questi Guardiani, questi agenti che sembrano non essere da nessuna parte e ovunque allo stesso tempo? “Possiedono un sistema burocratico che consente loro di manipolare le cose in modo che le nostre vite vengano adattate, spostate, spinte, incoraggiate, blandite e raggirate, tutto in maniera molto sottile, affinché procedano nella direzione che loro hanno prestabilito per noi”, riassume Hackett. “Il Bureau dei Guardiani del Destino rappresenta tutto ciò che la gente chiama “l’altro”’. Quell’altro potere, quella forza al di fuori di noi che guida le nostre scelte. E certamente non è un caso se I guardiani del destino, distillato nella sua forma più pura, echeggi una serie di Credo religiosi, di dottrine filosofiche ed altro”
Nolfi approfondisce il concetto di organizzazione alla base della sua storia: “I Guardiani del Destino sono l’espressione di un potere superiore, per cui non si tratta di una sorta di organizzazione governativa che vuole impedirti di fare questo o quello. I loro poteri sono nettamente superiori a quelli “terreni” di una qualsiasi organizzazione segreta. Ci spingono sul percorso sul quale è stato stabilito che noi procediamo affinché tutto rientri nel grande schema delle cose, o piano generale. Ma loro pensano di lavorare semplicemente per un agenzia.
Potrebbero benissimo essere degli agenti del fisco; fanno solo il loro lavoro”.


Tentati dal Destino: I protagonisti del Thriller
La scelta dell’attrice che avrebbe interpretato il ruolo di Elise è stata molto meno facile di quella per il protagonista maschile. Nolfi desiderava che il personaggio fosse una ballerina per poter controbilanciare il mondo strutturato e politico di David. “Per moltissime ragioni la vita di una ballerina è estremamente diversa da quella di un politico, e soprattutto è molto meno calcolata”, spiega lo sceneggiatore/regista.
“Si potrebbe dire che una ballerina sia la forma più pura di libero arbitrio. Anche se si potrebbe argomentare che, visto che nella danza si segue una coreografia, in effetti il libero arbitrio non esiste. Ed è proprio questa complessità del personaggio che mi affascinava”.

Poiché Elise è una ballerina di fama mondiale, era fondamentale per il personaggio che ad interpretarlo fosse un’attrice in grado di ballare come una professionista. “Immaginavo che ad interpretare il ruolo sarebbe stata una ballerina professionista oppure un’attrice con alle spalle molti anni di balletto”, racconta Nolfi. Ma trovare l’attrice adatta, con l’esperienza richiesta nel campo della danza e che funzionasse bene insieme a Damon è stato molto più difficile di quello che pensavo.
La produzione ha esaminato centinaia di ballerine provenienti da tutto il mondo, e Nolfi ha assistito a decine di provini. “Abbiamo filmato ottocento o novecento donne, ma solo alcune di loro sarebbero potute andare bene”, ricorda. “Così, alla fine, ho deciso di prendere in considerazione delle attrici affermate e vedere come se la cavavano con la danza”.

Quando Emily Blunt ha letto la sceneggiatura, ha capito subito che per la parte ci sarebbe voluta un’attrice professionista. “Ho chiamato il mio agente e gli ho detto che la sceneggiatura era complessa e che ci sarebbe voluto un attore professionista per interpretare le scene più complesse”, spiega la Blunt. “Perché se l’amore tra i due protagonisti non risulta credibile, il film non funziona. Ed è proprio questo che ho detto a George, anche in maniera un po’ ardita, e lui ne ha convenuto”.
“In uno dei nostri incontri, Emily ha mandato completamente all’aria i miei piani per il casting”, ammette Nolfi. “Ha fatto un provino con Matt. Li abbiamo filmati, ed è apparso subito ovvio che tra loro c’era quella chimica che stavamo cercando”. Ottenuta la parte, la Blunt ha studiato danza per diversi mesi, impegnandosi molto intensamente. Sapeva che interpretare il ruolo di Elise Sellas sarebbe stato difficile.

Una volta che il training l’aveva preparata fisicamente per la parte, la Blunt ha scoperto che la parte romantica del ruolo di Elise poteva essere molto divertente. “Ho pensato, ‘Grazie a Dio. Nolfi ha scritto un personaggio femminile allegro, forte, multidimensionale e complicato che sa cavarsela da solo. E’ una che non si arrende, ma è anche vulnerabile”, spiega la Blunt. “Mi offriva un sacco di spunti; i dialoghi erano brillanti, e la connessione tra lei e David e anche il modo in cui si innamorano non apparivano artificiali”.
“Il primo incontro tra David ed Elise è del tutto particolare. E’ una scena romantica con sullo sfondo lavandini e gabinetti”, racconta ridendo l’attrice. “Ti prepara subito all’idea che non puoi decidere di chi innamorarti, come non puoi avere il controllo sull’ambiente o sulla situazione in cui ti innamori”.
David informa Elise che ha appena perso le elezioni, e lei, inaspettatamente, lo ispira con un discorso molto incoraggiante . “David sta per fare il suo discorso da sconfitto e gli sembra di aver perso tutto”, spiega la Blunt. “Il mio personaggio invece gli da coraggio e rinvigorisce la sua passione per quello che fa. Lo incoraggia ad essere franco, perché lei lo è”.

E Damon aggiunge: “Lui si innamora di lei dopo una conversazione di solo pochi minuti. E’ lei che gli suggerisce di essere semplicemente se stesso quando farà il suo discorso, e lui lo fa. Ed il discorso riscuote talmente tanto successo che lui immediatamente diventa il favorito nella prossima corsa per diventare il Senatore di New York”.
All’insaputa di Elise e David, il loro incontro di quella sera non è stato affatto casuale. Era stato orchestrato dai Guardiani in maniera scaltra e strutturata. Ma si sarebbero dovuti incontrare una sola volta. Il produttore Moore ci spiega un po’ meglio chi siano questi “Guardiani”: “Il Destino ha i suoi agenti nel mondo, ed il Destino è una forza. L’idea dietro ai “Guardiani” è che gli esseri umani necessitino di una piccola guida affinché non si autoannientino o distruggano il pianeta in cui vivono”.

Per ogni essere umano, esiste un agente, cioè un Guardiano del Destino. L’agente affidato al caso di David, Harry, lo segue fin dalla nascita, aiutandolo a raggiungere il suo potenziale. Nei piani dei Guardiani Elise sarebbe dovuta entrare nella vita di David in un preciso momento, per dargli coraggio ed energia in una situazione di disperazione. Ma dopo quell’incontro, non era previsto che si incontrassero di nuovo. Tuttavia, quando Harry non riesce a “manovrare” David in una particolare occasione, la sua mancanza scatena una serie di eventi che fanno opporre David al suo Destino.
Dopo aver ammirato la sua performance accanto a Jeremy Renner in The Hurt Locker, Nolfi desiderava che fosse Anthony Mackie ad interpretare il ruolo dell’angelo-guardiano di David. Racconta Moore: “Quella della scelta di Anthony è una storia interessante, perché avevamo dei problemi a trovare qualcuno che potesse interpretare il ruolo di Harry. George una sera è andato a vedere The Hurt Locker. Non era ancora uscito dal cinema quando mi ha spedito un SMS che diceva ‘Dobbiamo avere Anthony per la parte di Harry’”.

E il sentimento è stato reciproco. “Il mio manager mi ha mandato la sceneggiatura, e mi ha detto, ‘E’ un gran bel lavoro; non crederai ai tuoi occhi’”, ricorda Mackie. “Sono rimasto sorpreso dalla profondità e dalla limpidezza dei personaggi e di quanto fossero scritti bene. Gli ho risposto subito, ‘Non importa se devo prendere un aereo e andare fino a Los Angeles per incontrare George …lo farò. Farò tutto il possibile per ottenere questa parte’”. E, sul personaggio, aggiunge: “Harry è un navigato professionista, ma ha una coscienza. E questo ti offre un sacco di spunti per la tua performance”.
A John Slattery è stato affidato il ruolo di Richardson, il supervisore di Harry al Bureau dei Guardiani del Destino che cerca di mettere ordine nel caos che Harry ha inavvertitamente consentito a David di creare. “Richardson fa questo lavoro da moltissimo tempo, ma questo è un caso molto grave”, spiega Slattery. “Una persona nella sua posizione desidera affermarsi e poi fare carriera. Ma per Richardson le cose cominciano invece a mettersi male”.

Slattery è molto conosciuto per il ruolo di Roger Sterling che interpreta nella serie televisiva della AMC Mad Men, ed è stato scritturato dopo un incontro casuale con Nolfi a Los Angeles. Nolfi, che Slattery conosceva grazie ad un comune amico, gli aveva chiesto il favore di provare per lui alcune scene. Alcuni mesi dopo, Nolfi le aveva montate e mostrate a Slattery, che ne è rimasto entusiasta. Una volta letta la sceneggiatura, ha voluto quindi entrare a far parte del progetto.
Quando David arriva nel suo ufficio per condividere la bella notizia del suo ricongiungimento con Elise con l’ex manager della sua campagna elettorale (ed attuale business partner), Charlie Traynor, si imbatte nei Guardiani che stanno “aggiustando” i ricordi di Charlie. David è adesso una delle poche persone ad aver visto come operano questi “agenti”.
Damon racconta così questo momento fondamentale: “I Guardiani del Destino sono costretti a rapirmi e a portarmi in questo strano posto. Richardson mi dice: ‘Stai osservando quello che accade dietro alle quinte. Non sarebbe mai dovuto accadere, ma è successo e adesso ti chiediamo di non rivelarlo mai a nessuno, per nessuna ragione…altrimenti dovremo sottoporti ad un lavaggio del cervello’”.

Una volta che Richardson scopre che David non è stato trattenuto, ma si imbatte nuovamente in Elise andando a lavorare, lo avverte che se divulgherà il loro segreto a qualcuno, or cercherà di perseguire ulteriormente Elise, si attirerà addosso la collera del Bureau. E poi non gli fornisce altre spiegazioni, nonostante le proteste di David che insiste di essersi ormai innamorato di Elise.
Per il ruolo del migliore amico d’infanzia di David, Charlie, Nolfi ha voluto l’attore Michael Kelly, divenuto famoso in seguito alla sua performance in Zombi - Dawn of the Dead. “Appena ho finito di leggere la sceneggiatura ho chiamato il mio manager e gli ho detto, ‘devo assolutamente fare questo film’”, racconta Kelly. “Al provino, ho detto a George, ‘Voglio fare questo film. Non mi importa di quale parte mi chiederete di recitare. Andrà bene’”. A colpire Kelly è stata soprattutto l’originalità della storia. “Il fatto che si possa prendere una storia realistica, bella e romantica e si riesca ad unirla a tutta quell’azione e ad elementi ultraterreni è veramente magnifico e fuori dal comune”.

Per un introduzione al modo di pensare e di agire dei politici, Nolfi ha organizzato un incontro tra Damon e Kelly e l’ex membro del Congresso Harold Ford, che ha discusso a lungo con loro di politica.
Di quel giorno Kelly ricorda: “Abbiamo parlato di politica e della posizione del mio personaggio, e Ford ci ha dato dei libri e dei film da guardare, compresi The War Room, sulla campagna elettorale di James Carville e Bill Clinton. Mi ha fatto anche leggere ‘Counselor’, scritto da Ted Sorensen, uomo che ha giocato un ruolo fondamentale nell’ascesa di Kennedy”.
Per ironia della sorte, gran parte del lavoro di Charlie consiste nel controllare ciò che David fa e dice e nell’assicurarsi che segua alla lettera un determinato copione. “Come suo migliore amico e consigliere politico, questo è un lavoro difficile per Charlie”, spiega Kelly. “Proprio perché sono così vicini così spesso, David finisce per minare la sua stessa campagna elettorale”.

A completare il cast de I guardiani del destino, Nolfi ha voluto il leggendario Terence Stamp nel ruolo di Thompson—l’ultima speranza nell’intera gerarchia dei Guardiani di poter “aggiustare” il caso Norris e reprimere l’insubordinazione. Racconta Nolfi: “Thompson ha il grande potere di modificare le realtà fisiche e creare il caos nell’esistenza degli altri per poter rimettere David sui binari. Ma perché ciò accada, David non può avere una relazione con Elise. Inoltre, quando guardi Terence Stamp, ti accorgi che esala una certa severità”.
Proprio come nel caso degli altri interpreti, è stata l’intricata storia di Nolfi ad attirare l’attenzione di Stamp e a convincerlo a prendere parte al progetto: “La speranza di tutti gli attori è quella di trovare delle splendide sceneggiature”, fa notare Stamp. “Se mandi ad un attore un gran bel copione, quasi sempre riesci ad agganciarlo. Inoltre il film sarebbe stato diretto dallo stesso sceneggiatore, cosa che, per me, è sempre magnifica. I grandi sceneggiatori hanno una visione precisa della storia che hanno scritto, quindi chi meglio di loro potrebbe portare tale visione sul grande schermo?”

Interpretare un agente mistico rappresentava un’interessante sfida per l’attore. “I membri del Bureau hanno migliaia di anni”, spiega. “Ed è stato decisamente interessante per me cercare di interpretare un personaggio senza età”.
Sarebbe stato impossibile per i vari attori interpretare un thriller romantico sulle potenti forze del destino e del Fato senza riflettere sull’impatto che tali forze hanno avuto ed hanno sulle loro vite reali. Stamp riassume in una commovente storia un sentimento comune a tutti quelli che erano sul set. Spiega l’attore: “Mia madre mi ha detto una cosa quando ormai era già avanti negli anni. Parlavamo di mio padre—di come si erano incontrati e di che tipo di persona fosse. “E lei mi ha detto, ‘Beh, non era il tipo d’uomo che avrei scelto. Non era quello che avevo sempre sperato di incontrare, ma non ho potuto resistere’. Ci ho pensato molto. Perché è proprio questo il Destino, no? Quando la tua mente non vuole che tu faccia qualcosa, ma tu senti di doverlo fare lo stesso”.


L’Arte della Politica: Damon nei panni di Norris
La produzione ha potuto far leva sulla fama di Matt Damon per accrescere la credibilità della vita di David Norris ne I guardiani del destino. Nel corso delle riprese, a Damon è stato chiesto di prendere parte alla Global Initiative del Presidente Clinton. Racconta Hackett: “Ci è venuta questa idea, e la squadra di Clinton ha detto che andava bene, che Matt avrebbe potuto partecipare travestito da David Norris, un personaggio che avrebbe ovviamente preso parte a questo tipo di eventi. Così avrebbe potuto interagire col Presidente Clinton ed altri Capi di Stato”. Ad una squadra tecnica ridotta all’osso, capeggiata dal direttore della fotografia John Toll, è stato concesso di seguire Damon realizzando riprese tipo documentario, mentre il produttore Moore cercava di persuadere altri capi di Stato di tutto il mondo ad apparire nel film.

La squadra ha anche incontrato per caso gli uomini del Presidente Obama al Waldorf Astoria nel corso della prima settimana di riprese, ed ha ottenuto da loro alcuni suggerimenti chiave mentre si preparava a girare la scena del discorso della sconfitta. Uno tra tutti? Scegliere un podio tradizionale.
Anche la pausa effettuata da Damon per il tour promozionale del film The Informant! È tornata utile alla realizzazione de I guardiani del destino. The Informant! è uscito proprio all’inizio della produzione del film, e la partecipazione di Damon al programma The Daily Show With Jon Stewart è diventata un’altra scena della campagna elettorale di David.
“Il modo in cui la gente reagisce in presenza di Matt Damon è simile al modo in cui reagirebbe se si trovasse al cospetto di un politico dal grande carisma”, spiega Hackett. “E noi abbiamo utilizzato la cosa a nostro vantaggio. Se lui cammina per le strade di New York la gente lo riconosce e tira fuori i cellulari per fotografarlo. Per noi era perfetto perché, ancora una volta, si comportavano nei confronti di Matt Damon proprio come desideravamo facessero nei confronti di David Norris”.

Un altro aspetto di questo personaggio che si accorda bene con l’esperienza cinematografica di Damon è la fisicità degli stunts. Un po’ come Jason Bourne era un infaticabile atleta, David Norris si ritrova a dover letteralmente gareggiare in velocità col Destino. “In questo film c’è una lunga serie di corridoi, scale, lobby ed ascensori”, spiega lo scenografo Kevin Thompson. Quando David corre su e giù per Manhattan, eludendo i Guardiani per ritrovarsi, alla fine, proprio nel loro quartier generale, lui corre per la propria vita.
Poiché Damon ama interpretare lui stesso il maggior numero possibile di scene d’azione ha messo in pratica questo suo talento interpretando Norris. Ma la cosa era a volte un po’ pesante per la Ginger Rogers di questo Fred Astaire. “Matt è un corridore fantastico. E’ veloce, fastidiosamente veloce”, spiega ridendo Emily Blunt, che è stata costretta a tenergli dietro indossando dei tacchi alti in molte delle scene di fuga con David.
Forse l’unica vera differenza con i ruoli precedentemente interpretati da Damon è la love story. “Questo è il personaggio più romantico che ho mai interpretato”, ammette Damon. “E’ stato per me una vera novità”.


L’Arte della Danza: La preparazione della Blunt
Sin dall’inizio delle riprese, la Blunt è stata molto sincera sul fatto di non aver mai preso lezioni di danza. “Sono stata onesta. Non ho mai ballato in vita mia, prima”, spiega l’attrice. “Quando ho parlato a George del film gli ho detto, ‘Lavorerò come una pazza se mi darai la parte’”.
L’attrice ha chiesto subito di incontrare il coreografo del film, BENOIT-SWAN POUFFER, del Cedar Lake Contemporary Ballet di New York, il corpo di ballo che Nolfi ha utilizzato nella sceneggiatura.
Fondato nel 2003 da Nancy Laurie e diretta da Pouffer, il corpo di ballo è composto da un gruppo base di 16 ballerini, e acquisisce o commissiona coreografie firmate dai più rinomati coreografi di tutto il mondo. Le sue performance comprendono spesso delle presentazioni multimediali, e la Cedar Lake è nota per i suoi coraggiosi movimenti atletici e per aver integrato il balletto classico con forme di danza contemporanea e popolari.

Quando Nolfi ha chiesto a Pouffer se avrebbe potuto utilizzare il suo corpo di ballo nel film, Nolfi aveva in mente di affidare ad una ballerina professionista il ruolo di Elise. Pouffer ricorda delle sue prime conversazioni con Nolfi: “Gli dissi, ‘Okay, ma assicurati che il ruolo venga interpretato da una ballerina professionista perché ho visto fin troppi film fallire perché è molto difficile far finta di ballare quando non si è all’altezza’. Ma un mese dopo mi hanno detto, ‘Abbiamo trovato l’attrice per la parte: è Emily Blunt.’ Io ho replicato, ‘Ma non è una ballerina. Come faremo?’ Invece è stato un vero piacere lavorare con lei. Emily è arrivata animata da un’inesauribile energia e da una incrollabile forza di volontà, ed ho capito che voleva veramente imparare i passi e il comportamento di una ballerina; e il risultato è stato straordinario”.

L’obiettivo di Pouffer non era quello di trasformare la Blunt in una ballerina professionista. Sentiva che il modo migliore di insegnare ad una non-ballerina era quello di cercare di far leva sulle sue capacità recitative. “Le ho spiegato che parte della danza non dipende dal ballerino. E’ tutta questione di movimenti e di comprendere il fraseggio e la teatralità della cosa, quando balli”, racconta il coreografo. “E’ un po’ come imparare le battute, memorizzare una sceneggiatura”.
Infatti, si è servito dei vari toni emotivi della sceneggiatura per creare le coreografie per i numeri di Elise. “E’ stato interessante lavorare con Emily alla scena da solista perché è un momento in cui il suo personaggio si interroga su alcune importanti questioni”, spiega. “Sta vivendo un momento particolare. Quindi era importante elaborare un tipo di movimenti che esprimessero ansia”. Per tutto il periodo delle lezioni, la Blunt ha accettato subito tutte le idee che il suo istruttore le proponeva di esprimere col movimento. “Emily è veramente speciale”, commenta Pouffer. “E’ forte. E non ha paura”.

Il produttore Carraro, che aveva recentemente lavorato con la Blunt a Londra in The Wolfman, era sicuro che la giovane attrice possedesse sia l’etica che l’abilità atletica per affrontare la sfida. Tuttavia, l’idea di prendere lezioni di danza per diventare Elise si era rivelata un po’ preoccupante per la Blunt, che non solo avrebbe dovuto conquistare la perfezione e la forma fisica di una ballerina sullo schermo, ma si preoccupava anche di non deludere il suo istruttore e i professionisti del corpo di ballo Cedar Lake che avrebbe rappresentato. Con Pouffer come insegnante di ballo e con un personal trainer che la preparava per molte ore al giorno, sei giorni alla settimana, la Blunt ha intrapreso un nuovo stile di vita che ha trasformato il suo corpo in quello di una ballerina.

“E’ stata una preparazione molto faticosa. Avevo dolori dappertutto. Una cosa è dire, ‘lo farò per te’, ma un’altra cosa è poi farlo davvero”, dice la Blunt della promessa fatta a Nolfi. “All’inizio era un inferno, ma a poco a poco si è trasformato in un training che mi dava grande energia, ed è stata una delle esperienze di trasformazione più intense di tutta la mia vita professionale”.
Moore sottolinea come dal momento in cui la Blunt è stata scelta per la parte, alla fine di luglio del 2009, all’inizio delle riprese a New York il settembre successivo, la giovane attrice non abbia avuto molto tempo per prepararsi fisicamente al suo ruolo. Sebbene in alcune scene del film siano state utilizzate delle controfigure, ed il cinema offra il vantaggio di poter girare da diverse angolature e di tagliare e montare varie sequenze a seconda della bravura degli artisti, sono in molti tra i suoi colleghi e tra i tecnici ad ammettere che la Blunt raramente sia ricorsa ad espedienti visivi per le scene di ballo.

Ricorda Nolfi: “Emily è venuta qui un paio di mesi prima che iniziassimo le riprese e si allenava cinque o sei giorni alla settimana, prendendo molto seriamente il suo ruolo anche dal punto di vista fisico”. Il regista sottolinea anche che la Blunt non imparava i movimenti tipici della danza classica. “Si tratta di uno stile particolare, con una base classica ma poi arricchito da passi moderni, quindi non sembra affatto il balletto classico dei nostri genitori. Sembra più un tipo di danza contemporanea, ed è moderna anche la musica; ma non potresti eseguire questo tipo di coreografie senza conoscere i fondamenti del balletto classico”.
E Damon conferma: “generalmente sono io quello che si deve sottoporre ad un training estenuante per poter poi fare una sacco di cose nuove sullo schermo. Questa volta, invece, mi sono limitato a stare fermo e a guardare Emily; Era così incredibilmente brava e anche molto credibile”.


Il Quartier Generale del Bureau: Le riprese a Manhattan
Oltre al fatto che David Norris sia un membro del congresso che viene da lì, la città di New York ha un peso enorme nel contesto del film. “New York è centrale alla mia visione della storia per una serie di ragioni”, spiega Nolfi. “Se c’è una città americana che comunica il senso del potere—la città in cui si troverebbe il quartier generale del Destino—quella è New York.
“Oltre al cinema, le mie forme d’arte preferite sono l’architettura e la danza”, continua. “Quindi ambientando la storia a New York e costruendo nella mia testa il Bureau dei Guardiani del Destino, ho immaginato un edifico gigantesco—che mi ha permesso di giocare col mio interesse per l’architettura. Inoltre, Elise mi ha consentito di addentrarmi nel mondo della danza. E New York, almeno per quel che riguarda gli Stati Uniti, è il centro di entrambe le cose”.

Per ideare lo stile visivo del quartier generale dei Guardiani del Destino —una struttura senza età che proietta un senso di potere—i realizzatori si sono affidati alla maestria dello scenografo Thompson e del location manager ROB STRIEM per creare un insieme di stanze, tetti, scale e facciate prendendo spunto da alcuni degli edifici più eleganti ed interessanti di New York. Riflette il produttore Carraro: “La ricchezza di queste location così perfette era quasi impossibile da duplicare, e quindi avevamo bisogno di permessi per poter filmare in alcuni dei luoghi più protetti e inaccessibili della città”.
“La prima volta che io George abbiamo discusso delle scenografie, aveva solo una mezza dozzina di fotografie, ma erano tutte della New York di un certo periodo—molto forti e piene di carattere”, spiega Thompson. “Queste immagini, insieme alla sceneggiatura, mi hanno subito fatto capire cosa avesse in mente”.
Nello specifico, Nolfi si è ispirato a note strutture storiche dal grande impatto emotivo. “Se consideriamo le grandi costruzioni antiche come i templi greci o il Vaticano, o altri edifici in cui l’uomo si sente piccolo, essi suggeriscono l’esistenza di un potere ultraterreno”, spiega Nolfi. “Ed io ho fatto del mio meglio per scegliere tutti gli edifici più belli che ho trovato per suggerire che se i Guardiani del Destino controllassero tutto... è così che sarebbe il mondo”.

“Lo stesso Bureau dei Guardiani del Destino è un insieme di varie location”, spiega Striem. “Ho lavorato con Kevin per incollare insieme stanze e spazi vari, interni ed esterni che fossero adatti dal punto di vista architettonico, ma che magari si trovavano in luoghi opposti di New York. Nel film sono tutti uniti a formare quest’unico straordinario palazzo degli uffici. Ed è stato una vera sfida fare in modo che tutto corrispondesse allo stile architettonico scelto e alla natura della location”.
Conoscendo bene New York, Nolfi aveva già in mente molte di questi edifici, e ne ha poi scoperti altri un po’ per volta, andando a pranzo in varie zone della città. Se una struttura lo colpiva per la sua bellezza o per la similarità dello stile o dell’epoca con quello degli altri edifici che aveva preso in considerazione per il Bureau, se lo segnava e passava poi l’appunto alla squadra degli scenografi.

Ma quali sono le tonalità di base dell’edificio? “Tanto marmo bianco e beige, con legno scuro simile allo stile della New York del 1910 - 1915”, spiega Nolfi. “Non è proprio Art Deco, perché l’Art Deco salta subito all’occhio , come nel caso del Chrysler Building. Non ci sono le gigantesche colonne baronali. Comunica quello stesso senso di longilineità che è proprio dell’Art Deco. Ma poi presenta anche delle caratteristiche molto pesanti ed imponenti…potremmo definirlo Beaux Arts. Siamo riusciti ad amalgamare tutti i vari pezzi”.
“La struttura fisica del quartier generale dei Guardiani del Destino è un edificio inventato e idealmente collocato al centro Manhattan, composto di sei diverse location realmente esistenti in diverse zone della città che abbiamo incollato insieme”, spiega Thompson. “Abbiamo utilizzato la base di un edificio di Madison Square Park. Il tetto di un edificio che si trova al centro della città. I piani bassi della Biblioteca Pubblica di New York. Alcuni dei corridoi e delle scale della U.S. Custom House, anch’essa situata al centro della città. Abbiamo scelto dei pezzi in grado di rappresentare la grandezza e la perfezione che faceva parte di un periodo architettonico preciso, e poi li abbiamo uniti insieme”.

Thompson ci fornisce ulteriori dettagli sulla realizzazione del The Bureau avvenuta incollando insieme parti di varie location: “Spesso in alcune zone e nelle stanze abbiamo dovuto rimuovere gli interruttori della luce e le insegne delle uscite di sicurezza. Volevamo rappresentare lo spazio nella sua forma più pura senza qui dettagli che sono stati aggiunti in tempi recenti”.
A causa delle tante location sparse per tutta la città, le riprese sono state piuttosto difficoltose. Afferma Striem, che ha collaborato alla realizzazione di progetti nei quali la città di New York aveva un peso particolare, come Across the Universe, L’interprete e Il buio nell’anima: “Ci sono probabilmente più location in questo film di quante non ne abbia mai girate a New York. Ho contato almeno 85 location in settanta giorni di riprese. Rimanevamo in un luogo per pochissimo tempo, quindi è stata una sorta di operazione paramilitare”.

Alcune dei luoghi e degli edifici utilizzati nelle scene più importanti comprendono il tetto del 30 Rockefeller Center, meglio noto come Top of the Rock; la Biblioteca Pubblica di New York; la storica Custom House a sud di Manhattan (che ospita il museo dei Nativi Americani e gli uffici del ministero della Sicurezza Nazionale); l’hotel Waldorf Astoria; il tribunale situato al civico 60 di Centre Street; Fort Tryon Park ed il suo New Leaf Restaurant & Bar; il quartiere del South Street Seaport; l’approdo dei traghetti Fulton Ferry Landing a Brooklyn; il campo dello Yankee Stadium; il teatro e la scuola di ballo della Cedar Lake dance company a Chelsea; Madison Square Park; e le stradine del West Village. Alcune scene sono state girate anche sul fiume Hudson su un traghetto di linea (Circle Line) che costeggia il lato ovest di Manhattan.
Hackett ha apprezzato molto che alla squadra sia stato consentito l’accesso ad alcuni edifici che sono delle vere pietre miliari della città di New York. Tuttavia alla produzione mancava ancora il luogo adatto per girare una delle scene chiave del film in cui Elise e David si ritrovano sull’enorme ed elegantissimo tetto del quartier generale dei Guardiani del Destino. Nolfi ed Hackett si erano recati da turisti sul tetto del 30 Rock insieme alle loro famiglie, quando si sono accorti di aver trovato il luogo perfetto.

“Inizialmente cercavamo qualcosa di immensamente grande”, spiega Hackett parlando del tetto del 30 Rock che è invece di dimensioni modeste. “Ma orientandoci su qualcosa di completamente diverso da ciò che avevamo in mente, alla fine abbiamo trovato un luogo perfetto, più comodo e anche molto più drammatico. Quel tetto suggeriva qualcosa che non avevamo inizialmente considerato, quando lo avevamo eliminato dai possibili luoghi in cui girare”.
Poiché per ogni singola area erano stati utilizzati, “incollandoli insieme”, così tanti diversi edifici, è stato necessario prestare grandissima attenzione alla coerenza delle scene. “George era molto preoccupato che tutto fosse geograficamente corretto”, spiega Striem. “Sebbene gli agenti si muovano attraverso porte e si ritrovino in vari punti della città, Nolfi è stato molto attento che non venissero commessi errori. Ad esempio, che non uscissimo nella zona centrale della città quando l’inseguimento avveniva in direzione nord”.

Il noto direttore della fotografia John Toll ha giocato un ruolo fondamentale nel “catturare” questa magia nascosta della città. “Toll è stato un pezzo cruciale nel puzzle del look del film”, sottolinea Moore. “E’ stato un vero numero da giocolieri riuscire a tenere in aria così tante palle ed assicurarsi che il pubblico si sentisse a suo agio nel continuo passaggio dall’azione alla storia d’amore”.
Aldilà della singolare bellezza di New York, tuttavia, la storia de I guardiani del destino richiedeva l’ambientazione in alcuni luoghi che non esistono nel mondo reale. Sebbene Nolfi puntava a mantenere il look del film il più realistico possibile, utilizzando al massimo il girato vero, è stato comunque necessario utilizzare degli effetti speciali. Spiega Hackett: “Il cinema ha fatto veramente passi da gigante in termini di quello che si può ottenere. Indipendentemente dal fatto che si tratto di girato vero o di effetti speciali, di miniature o di una combinazione o di effetti compositi…ci sono almeno 15 modi diversi per realizzare una scena”.

Per creare le incredibili scale tipo Escher, l’ingresso e le stanze del quartier generale dei Guardiani, Nolfi ha chiesto a Thompson di realizzare dei set, e al supervisore degli effetti speciali visivi Mark Russell di creare l’inimmaginabile e aggiungere i dettagli necessari. Russell, che in precedenza aveva collaborato alla realizzazione di un altro film ispirato al lavoro di Philip K. Dick, Minority Report, ha assicurato di conoscere bene la particolare sensibilità dell’autore.
Poiché i Guardiani si spostano da una parte all’altra della città attraversando delle porte, la squadra dell’art direction ha dovuto prestare una particolare attenzione ai dettagli affinché questi spostamenti risultassero credibili. “Ci siamo particolarmente concentrati sulla realizzazione delle porte—unendo questo tipo di porta da un lato a quel tipo di porta dall’altro”, spiega Russell. “da che lato si apre? Quali sono le porte realmente esistenti nei vari edifici, e quali dovevamo invece creare affinché si coniugassero bene con quelle esistenti “dall’altra parte”?

“Il lavoro che amo di più è amalgamare il tutto in maniera uniforme ”, continua Russell. “Nel caso di altri luoghi che realizziamo, deve invece sembrare che siano lì da sempre. E sono veramente orgoglioso quando, guardando il film, non si riesce a distinguerli da quelli reali”.
Molto spesso un luogo, anche se perfetto dal punto di vista visivo, può presentare degli ostacoli che impedirebbero il fluire delle riprese e della scena. Per esempio, sebbene il tetto del 30 Rock fosse perfetto per la scena clou tra David ed Elise, non lo si poteva raggiungere con un inseguimento su per una scala.
“Abbiamo costruito una scala sul tetto del quartier generale dei Guardiani del Destino”, spiega Thompson, “sistemandole intorno un enorme green screen. Abbiamo quindi girato lì la scena dell’inseguimento sulla scala e poi l’abbiamo aggiunta a quella sul tetto. Pertanto, gran parte del nostro lavoro è consistito nell’unire insieme i vari ambienti, con l’aiuto degli effetti speciali visivi”.

Probabilmente l’impresa maggiore per Thompson e Russell è stata creare la Plan Room, la biblioteca dei Guardiani. Nella storia, questa biblioteca si trova al 90° piano di un edificio immaginario di New York. Ma una stanza del quartier generale dei Guardiani non può risultare facilmente visibile all’occhio umano. E quindi, proprio come nel caso del trucco della scala, Russell e Thompson dovevano creare una biblioteca infinita. Doveva essere un’unica immagine ed ispirarsi ad una stanza che si trova al 20 Exchange Place di New York. Ed era anche necessario che funzionasse nel contesto di una scena in cui Elise e David fuggono, inseguiti dai Guardiani.
L’effetto desiderato utilizzando gli effetti speciali era quello di dare ai personaggi e al pubblico un’immagine del mondo dei Guardiani in una scala dimensionale assolutamente inconcepibile per la mente umana. “L’idea è che questa sia una sezione di una stanza enorme. In realtà, per girare avevamo a disposizione solo una sezione della biblioteca”, spiega Russell dello spazio stracolmo di libri che la sua squadra ha poi replicato all’infinito. “Si tratta di tredici diverse inquadrature effettuate da angolazioni diverse e di pezzi diversi che alla fine abbiamo assemblato per creare la Plan Room”, continua. “E’ una scena molto veloce, ma è molto più complessa di quello che sembra”.


L’Abito Fa l’Uomo: Il Guardaroba del Film
Oltre all’architettura così attentamente selezionata per I guardiani del destino, Nolfi sapeva che anche il guardaroba dei Guardiani avrebbe dovuto contribuire a distinguerli dagli umani… senza però attirare troppa attenzione sulla loro presenza. Il regista ha deciso di esprimere questa nozione mistica con un abbigliamento molto semplice: completi e cappelli classici.
In teoria, i Guardiani indossano abiti in qualche modo simili a quelli degli umani che controllano. Visto che David Norris è un politico benestante, i Guardiani nella sua vita indossano abiti eleganti e formali.
“L’idea era quella di avere dei fantastici completi con tanto di cappello, senza che però che il loro stile fosse riconducibile ad un particolare periodo storico”, spiega Hackett. “Potrebbero essere degli anni Quaranta, o degli anni Trenta, o anche di oggi. Sono un po’ retrò ma con elementi moderni. Sono evocativi e contribuiscono a quel senso di provenienza ultraterrena senza che diventino angeli o demoni esagerati, dai corpi non antropomorfi”.

I poteri dei Guardiani sono delle abilità molto particolari che Nolfi che inserito tra i simboli visivi: l’abilità dei Guardiani di spostarsi attraverso il tessuto della città tra i radar e di modificare le vite degli umani. “Per poter utilizzare questi poteri speciali, i Guardiani devono indossare dei cappelli”, spiega Nolfi. “Il cappello consente poteri maggiori o minori a seconda del grado gerarchico; più alto è il grado, maggiori sono i poteri che il cappello consente al Guardiano di utilizzare per modificare le vite degli umani.
“Lo stile che abbiamo scelto si inserisce anche bene con l’architettura newyorkese del primo Novecento”, aggiunge Nolfi. “In quel periodo gli uomini indossavano sempre i cappelli”.

Per realizzare gli abiti classici e gli eleganti ma senza pretese desiderati dal regista, la costumista Kasia Walicka Maimone ha dovuto cercare lo stile adatto in un epoca più elegante. Come ricorda la Walicka Maimone, Nolfi non le aveva detto molto nel corso del loro primo incontro, e si erano limitati a guardare una serie di fotografie cercando di immaginare lo stile adatto.
“Avevo portato moltissime foto, e quindi abbiamo potuto chiarirci le idee semplicemente indicando gli abiti che ritenevamo più appropriati. Ed è così che abbiamo cominciato a costruire il vocabolario del film”, spiega. “George desiderava che tutto risultasse molto credibile. E anche se i personaggi non erano perfettamente realistici, dovevano essere radicati nel reale”.

Per ottenere questo tipo di look classico e che risultasse credibile in un mondo contemporaneo, hanno quindi cominciato ad esaminare i vari stili del Ventesimo Secolo. “Abbiamo esaminato moltissimo materiale sui vari stili di abbigliamento, cominciando dal 1910, che è più o meno il periodo in cui è stato inventato il linguaggio degli abiti contemporanei. La linea degli abiti che abbiamo realizzato è asciutta ed elegantemente essenziale, e i colori sono sobri, perlopiù varianti del grigio e del verde scuro. Sentivamo che i Guardiani dovessero poter contare sulla possibilità di mescolarsi nella folla, senza farsi notare”.
Per poter abbinare ai vestiti dei cappelli che suggerissero un “potere superiore”, Nolfi e la Maimone hanno pensato a lungo a quale tocco avrebbero potuto aggiungere. “Continuavamo a pensare, ‘Qual’è il colore che richiama tutti i poteri che il Bureau dovrebbe rappresentare?’ Istintivamente ho pensato al verde, e il verde deve essere dappertutto nel quartier generale dei Guardiani. Dovevamo utilizzare quella tinta così sobria nelle sue varie sfumature”.

Tuttavia, il look dei Guardiani comunica anche un minaccioso senso militare. Proprio come quando si entra nel Bureau, si nota chiaramente l’applicazione di un protocollo loro modo di agire. “L’idea chiave per noi è stata quella che da i Guardiani avrebbero dovuto proiettare una certa eleganza militare: è schietta, essenziale; tutto stirato e inamidato”, spiega Walicka Maimone. “Come continuava a ripetere George, l’organizzazione dei Guardiani è una struttura di tipo quasi militare, e la gerarchia è molto ovvia”.
La squadra dei costumisti ha trascorso settimane a fare ricerche sulle varie uniformi militari della storia per trarne ispirazione per gli abiti dei Guardiani, e soprattutto per la più intimidatoria Squadra Interventi del Bureau. “Sapevamo che i completi eleganti non avrebbero funzionato per la Squadra Interventi, perché non avrebbero comunicato quel senso di immediatezza e di minaccia che volevamo far arrivare al pubblico”, spiega la Maimone.

Affinché ogni singolo abito risultasse diverso, ha utilizzato tutta una serie di dettagli come sciarpe e fazzoletti da taschino. La squadra si è anche occupata di “invecchiare” ogni singolo cappello indossato dai Guardiani per farli sembrare usati da parecchio tempo. Spiega la designer: “C’è un fattore umano che gioca un ruolo fondamentale nel comportamento di ogni personaggio. Pertanto, ogni personaggio indossa un abito leggermente diverso dagli altri”.
Per i personaggi di David ed Elise, Walicka Maimone ha ideato dei guardaroba ispirandosi alle loro professioni. Secondo il suo punto di vista, i politici americani indossano una sorta di uniformi tutte loro: “Il vocabolario che abbiamo creato per il mondo di David e dei politici intorno a lui è abbastanza intuitivo: completi blu navy con cravatte spesse, un tipico stile conservatore. Blu navy, altri toni del blu e cachi—quello è diventato il colore del mondo di David”.

Elise, tuttavia, viene da un mondo di espressione agli antipodi rispetto a quello di David. “Doveva apparire nettamente in contrasto con il mondo dei politici e delle loro ‘uniformi’ super strutturate”, spiega la designer. Per accentuare l’atteggiamento allegro e libero di Elise, Walicka Maimone ha ideato una serie di vestiti vintage con tocchi moderni, aumentandone l’espressività con il colore.
Per creare i costumi di scena per Elise, Walicka Maimone ha lavorato direttamente con la Cedar Lake Company. Si è trattato di una emozionante opportunità per la designer, che considera i membri del corpo di ballo Cedar Lake i “ribelli del mondo del balletto”, con uno stile ricco di particolari urbani. “Si è trattato di un processo divertente e stimolante perché volevamo portare sullo schermo il vocabolario stilistico della compagnia”, racconta la Maimone. “Abbiamo lavorato con Swan e con George per creare per la compagnia questo look fluido ma allo stesso tempo un po’ duro, moderno e scolpito”.

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