Hachiko - il tuo migliore amico di Lasse Hallström

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locandina Hachiko - il tuo migliore amico
 
Regista: Lasse Hallström
Titolo originale: Hachiko: A Dog's Story
Durata: 93'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto: 1,85:1

Anno: 2009
Uscita prevista: Roma 2009, 30 Dicembre 2009 (cinema)

Attori: Richard Gere, Sarah Roemer, Joan Allen, Jason Alexander, Cary-Hiroyuki Tagawa, Erick Avari, Donna Sorbello, Robert Capron, Davenia McFadden, Bates Wilder
Soggetto: Storia vera del cane Hachiko
Sceneggiatura: Stephen P. Lindsey

Trama, Giudizi ed Opinioni per Hachiko - il tuo migliore amico (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Ron Fortunato
Montaggio: Kristina Boden
Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Scenografia: Chad Detwiller
Costumi: Deborah Newhall

Produttore: Richard Gere, Bill Johnson, Vicki Shigekuni Wong
Produttore esecutivo: Timothy Patrick Cavanaugh, Merv Davis, Warren T. Goz, Tom Luse, James Mancuso, Paul Mason, Stewart McMichael, Jim Seibel
Produzione: Inferno Productions
Distribuzione: Lucky Red

La recensione di Dr. Film. di Hachiko - il tuo migliore amico
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Colonna sonora / Soundtrack di Hachiko - il tuo migliore amico
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Mario Cordova: Prof. Parker Wilson
Laura Boccanera: Cate Wilson
Marco Mete: Carl
Federica De Bortoli: Andy Wilson
Antonio Sanna: Ken
Franco Zucca: Jess

Personaggi:
Richard Gere: Parker Wilson
Joan Allen: Cate Wilson
Sarah Roemer: Andy Wilson
Cary-Hiroyuki Tagawa: Ken
Eric Avari: Shabir
Jason Alexander: Carl
Davenia McFadden: Mary Anne
Kevin DeCoste: Ronnie
Tora Hallstrom: Heather
Robbie Sublett: Michael

Informazioni e curiosità su Hachiko - il tuo migliore amico

Il film è basato sulla vera storia del cane giapponese Hachiko ed è il remake del film giapponese "Hachiko- Monogatari" (1987).

Il titolo di lavorazione è stato Hachi, poi però la produzione ha scelto di chiamare il film Hachiko: A Dog's Story. La maggior parte del film è stata girata a Bristol e Woonsocket, nel Rhode Island. Altre località usate per le riprese sono la University of Rhode Island di Kingston, lungo la Providence and Worcester Railroad e al Columbus Theater di Providence.

Note dalla produzione:
UNA STORIA VERA

Nel 1924 Hachiko venne portato a Tokyo dal suo padrone, Hidesamuro Uyeno, un professore della facoltà di agraria dell’università di Tokyo. Durante la vita del suo padrone, Hachiko lo salutava sulla porta di casa e gli andava incontro alla fine della giornata aspettandolo alla vicina Stazione Shibua. Questa routine quotidiana andò avanti fino ad una sera del maggio 1925, quando Uyeno non fece ritorno con il solito treno. Quel giorno il professore aveva avuto un ictus. Morì e non tornò mai alla stazione dove il suo amico lo stava aspettando.

Dopo la morte del suo padrone, Hachiko venne dato via, ma scappava regolarmente per tornare alla sua vecchia casa. Dopo qualche tempo, Hachi si rese conto che il professor Uyeno non viveva più lì, così andò a cercare il suo padrone alla stazione dei treni, dove lo aveva accompagnato così tante volte in passato. Ogni giorno Hachiko attese il ritorno di Uyeno. E ogni giorno il suo amico non era tra i pendolari.

La regolare presenza di Hachiko alla stazione attirò l’attenzione dei viaggiatori. In molti avevano visto Hachi e il professor Uyeno insieme ogni giorno. Rendendosi conto che Hachiko attendeva vigile il suo padrone ormai morto, ne furono commossi. Iniziarono a portargli regali e cibo perché si nutrisse durante l’attesa. La cosa andò avanti per 10 anni, con Hachiko che appariva solo di sera, all’ora precisa in cui il treno era atteso in stazione.

Quello stesso anno, un ex studente di Uyeno (che era diventato un esperto in cani akita) vide il cane alla stazione e lo seguì a casa Kobayashi, dove venne a sapere la storia della vita di Hachiko. Poco dopo quest’incontro, l’ex studente pubblicò un documentato censimento degli akita in Giappone. Dalla sua ricerca emerse che erano rimasti nel Paese solo 30 akita di razza pura, compreso Hachiko alla stazione Shibuya.

L’ex studente di Uyeno tornò spesso a trovare il cane e nel corso degli anni pubblico diversi articoli sulla straordinaria fedeltà di Hachiko. Nel 1932 uno di questi articoli, pubblicato nel più importante quotidiano di Tokyo, portò il cane alla ribalta nazionale. Hachiko divenne famoso in tutto il Paese.

La fedeltà al ricordo del suo padrone impressionò i giapponesi che lo videro come un simbolo dello spirito di fedeltà alla famiglia che tutti avrebbero dovuto avere. Insegnanti e genitori usarono l’attesa di Hachiko come esempio per i bambini. Un famoso artista giapponese realizzò una scultura del cane e, in tutto il Paese, si diffuse un rinnovato interesse per la razza akita.

Nell’aprile 1934 una statua di bronzo con la sua immagine venne eretta alla stazione Shibuya, e lo stesso Hachiko presenziò alla sua inaugurazione (Hachiko mori l’8 marzo 1935). La statua venne poi fusa durante lo sforzo bellico della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la guerra, Hachiko non venne dimenticato. Nel 1948 la Società per la Ricostruzione della Statua di Hachiko commissionò a Takeshi Ando, figlio dell’artista originario che nel frattempo era morto, la realizzazione di una seconda statua. La nuova venne eretta nell’agosto del 1948, e oggi è un luogo d’incontro estremamente popolare. L’entrata della stazione dove è collocata la statua viene chiamata "Hachiko-guchi", che significa "Uscita Hachiko” , ed è una delle cinque uscite della Stazione Shibuya.

Una statua simile si trova nella città dove viveva Hachiko, davanti alla stazione Odate. Nel 2004, una nuova statua di Hachiko è stata eretta sul piedistallo originale in pietra di Shibuya davanti all’Akita Dog Museum di Odat.

Nel 1987 il film Hachiko Monogatari ha raccontato la storia della vita di questo cane, dalla nascita fino alla sua morte e all’immaginaria riunione con il suo padrone, il professore.

Il film è stato l’ultimo grande successo degli studios giapponesi Shochiku Kinema Kenkyû-jo.


UNA STORIA CHE APPARTIENE ALLA TRADIZIONE
Fin dai primi anni ’30, la storia di Hachiko è entrata a far parte del folklore giapponese.

Nei sette decenni trascorsi da quando Hachiko è diventato un eroe giapponese, la sua storia è stata raccontata in un film giapponese, Hachiko Monogatari (1987), e in due libri per bambini: Hachiko: The True Story of a Loyal Dog, scritto da Pamela S. Turner e Hachiko Waits scritto da Lesléa Newman, entrambi pubblicati nel 2004. Questa storia senza tempo, che parla di dedizione e di amicizia, viene ora presentata agli spettatori di tutto il mondo in un film diretto dal candidato al premio Oscar Lasse Hallström.

Hallström racconta di aver ricevuto la sceneggiatura da un vecchio amico, Richard Gere, ora anche produttore di Hachiko. “E’ stato per me un vero regalo, perché è una storia meravigliosa e, per un vero amante dei cani come me, un’esperienza fantastica”.
Gere e Hallström abitano entrambi nella parte nord dello stato di New York e, da quando hanno lavorato insieme nel 2006 per L’imbroglio - The Hoax, hanno sempre desiderato poter fare un altro film insieme.

Richard ci ha messo un po’ per decidersi ad apparire in un family movie ma, una volta deciso, sapeva che Hallström sarebbe stato il regista perfetto per una storia meravigliosa come questa. Dice Gere a proposito di Hallström: “Lasse è una specie di folletto svedese. Sua moglie ed io ridiamo continuamente di lui perché, anche se lui ha il controllo totale di ciò che succede, noi non capiamo mai cosa stia facendo né come lo stia facendo”. Questa storia semplice, che contiene un messaggio nobile, aveva bisogno di quel tipo di magia che solo Hallström può offrire.

Tutti i membri del cast e della troupe di Hachiko concordano sul fatto che Hallström è in un certo senso ‘un regista che non dirige’, una persona fantastica. Jason Alexander interpreta Carl, il capostazione, testimone delle abitudini di Hachiko. Un ruolo che potrebbe essere minore, quasi insignificante, ma Hallström ha un modo delicato tutto suo di far emergere ciascun personaggio, tirandone fuori tutta la sua rilevanza. “Lasse si fida dei suoi attori” dice Alexander “Ti sembra solo di chiacchierare e fare qualcosa ma poi, all’improvviso, ti rendi conto che sei parte dell’idea che lui aveva in mente. Questo è il suo modo di rendersi invisibile. Il suo metodo per far collocare gli attori proprio dove lui desidera è molto pacato e gentile, sembra quasi che non ci sia nessuno a spingerti in una particolare direzione, invece lui è lì e te ne accorgi alla fine della giornata”.

“Lasse suggerisce un’idea” - aggiunge Gere - “e il modo in cui lo fa si diffonde dentro di te, così ti ritrovi a fare qualcosa che viene da te, non da indicazioni esterne”.
“E’ una piccola storia” - afferma il regista - “La vera sfida che pone è quella di riuscire a non cadere nel sentimentalismo. Richard tende a definirla una favola, ma io la vedo più come una storia dolceamara. Un genere con il quale mi sento a mio agio. Per me è il modo più fedele di descrivere il mondo, pieno di drammi e nello stesso tempo comico”.

“Quando l’ho letto una seconda volta mi sono commosso di nuovo” – dice Richard Gere – “Credo che in questo film vi sia qualcosa di fortemente simbolico e misterioso, pur essendo solo la storia di un cane che aspetta. C’è qualcosa nella nostra sensibilità che ci fa emozionare di fronte a questa vicenda. Quel senso di lealtà, quel ‘ci sarò sempre per te’. È una cosa molto profonda”.

Vicki Shigekuni Wong è la produttrice artefice della realizzazione di Hachiko: A Dog’s Story. A metà degli anni ’80, durante il suo primo viaggio in Giappone, nella Stazione Shibuya di Tokyo, la Wong è rimasta affascinata dalla statua di bronzo eretta, al di sopra del trambusto e del caos, in memoria del cane più amato dai giapponesi, tanto da chiamare, tempo dopo, il suo cane Hachiko. Dopo la morte del suo ‘Hachi’, il dolore l’ha spinta a voler raccontare la storia di questo cane speciale. Ha convinto il suo amico Paul Mason, abile produttore, ad unirsi a lei nell’avventura e insieme hanno chiesto allo sceneggiatore Stephen Lindsey di riscrivere la storia. Poi hanno trovato la Inferno Distribution e Bill Johnson disposti a finanziare, produrre e aiutare il sogno della Wong a trasformarsi in realtà.

“Il primo nome che è venuto in mente a tutti per l’attore che avrebbe dovuto interpratre Parker è stato quello di Richard Gere” - racconta la Wong - “E non solo lui ha deciso di interpretarlo, ma ha voluto anche coprodurlo! Non avremmo potuto essere più felici, perché se c’è qualcuno al mondo in grado di essere il simbolo dell’integrità e dell’altruismo, quello è Richard”.

Il personaggio di Gere dimostra affetto per Hachiko fin dall’inizio della storia, con molto disappunto di sua moglie Cate, interpretata da Joan Allen. Cate non vuole che Parker tenga il cucciolo, ma la cosa non sembra toccarlo. Parker avverte un legame con quel cucciolo, ed è così che la lealtà compare nella storia. Secondo Gere, il suo personaggio “è un ’predestinato’. Il rapporto che ha con il cane è basato su un legame totalmente irrazionale. Parker è tanto leale con Hachiko quanto il cane lo è con lui”.

Riuscire a catturare il senso del perdono, della generosità e dell’accettazione, era essenziale all’atmosfera del film, secondo Gere. Voleva che il film mostrasse l’essenza di una piccola città e dei rapporti familiari e “il modo in cui la gente si conosce senza bisogno di parlare, senza giudicarsi l’un l’altro continuamente, ma semplicemente coesistendo”, come fanno Parker e Hachi.

Un personaggio del film al quale Gere si riferisce è quello interpretato da Alexander, il capostazione. “Carl è parte di questo piccolo gruppo, di questa piccola famiglia composta da persone la cui vita cambia profondamente, insieme a quella di Hachiko”, dice Alexander. Gli altri membri di questa “famiglia” sono Shabir, il venditore ambulante di hot dog e caffè, interpretato da Erick Avari, e Mary Anne, la proprietaria della libreria, interpretata da Davinia McFadden. Questi tre personaggi sono i testimoni quotidiani del legame sempre più stretto tra Parker e Hachi, e alla fine diventeranno coloro che si prenderanno cura di Hachi.

E’ Carl ad incoraggiare Parker a portare Hachiko a casa, quando Parker scopre il cucciolo che lo fissa dalla piattaforma della stazione. E’ chiaro che il cucciolo ha “scelto” Parker, che non può ignorare l’attrazione reciproca e non può abbandonarlo.

Secondo Joan Allen, i valori personali di Gere non sono molto diversi da quelli del personaggio che interpreta: “Mi accorgo di quanto sia attento a come questa storia viene raccontata, e ha un meraviglioso intuito per le sfumature dei comportamenti all’interno di una famiglia. E’ sempre alla ricerca di qualcosa di un po’ più profondo, di un po’ inaspettato. Possiede una straordinaria disinvoltura, grande spontaneità e carisma!”

La Allen, candidata tre volte agli Oscar, interpreta l’antagonista drammatico del film. Cate, il suo personaggio, che si occupa della conservazione di beni storici, ha una figlia, Andy (Sarah Roemer), che sta per sposarsi, e così si sente pronta a godersi una vita più spensierata con il marito. Ma un ostacolo viene ad intralciare i suoi piani quando Parker inaspettatamente porta a casa il cucciolo. All’inizio perciò non è molto contenta che Hachi rimanga, ma presto comincia ad accettare, rispettare e apprezzare il legame, quasi paterno, di suo marito con il cane.

Joan Allen è stata la scelta naturale per il personaggio di Cate, dice Gere: “Avevamo bisogno per questa parte di qualcuno che in una storia semplice portasse grande profondità e forza quando fosse necessaio, un vero e proprio centro di gravità”. Il personaggio della Allen e i suoi comportamenti dovevano essere lievi, mai opprimenti “… e Joan ha questa capacità di essere molto delicata, quasi invisibile. E’ il modo di fare impercettibile delle persone che si conoscono molto bene e condividono naturalmente lo stesso spazio. E poi in un attimo riesce a far emergere una grande complessità, che è ben lontana da quella semplicità”.

Il regista Hallström è d’accordo: “Lavorare con Joan è un’esperienza che fa diventare umili. E’ meraviglioso vedere un’attrice tanto precisa nel suo lavoro”.
Cary -Hiroyuki Tagawa, che ha interpretato film come L’ultimo imperatore e Memorie di una geisha, veste i panni di Ken, il miglior amico e collega di Parker all’università. Esperto di cultura giapponese, Ken è colui al quale Parker si rivolge per avere informazioni sul Giappone e sugli akita, e che gli spiega i misteri della natura del suo cane. Essendo nato e cresciuto in parte a Tokyo, Tagawa ritiene che Gere sia stata la scelta perfetta per l’adattamento americano di questa storia giapponese, visto “il suo amore per gli animali e la natura, e soprattutto a causa del suo legame con il buddhismo tibetano e la sua ricerca di pace, quel genere di cose che per i giapponesi sono molto importanti”.

Gere sente le stesse cose per i cani akita che interpretano Hachiko: “Sono cani che non puoi comprare con le coccole, sono loro che decidono se amarti oppure no. Gli addestratori erano molto in ansia per il mio incontro con i cani, perché questa razza prende la sua decisione immediatamente e se non gli piaci subito non c’è più niente da fare. La realizzazione del film è stata molto lunga, e molto è dipeso dal mio rapporto con i cani. Avevo quasi paura a coccolarli”. Ma tutto è andato bene e Gere è stato accettato nella ‘tribù’.


LE VERE STAR
“Quando la gente di spettacolo dice ‘mai lavorare con i cani o con i bambini’, non lo dice perché è difficile lavorare con loro, ma perché ti rubano la scena!”, afferma l’esperto addestratore di animali di Hollywood, Boone Narr. Narr è stato sul set quasi ogni giorno con tre meravigliosi akita, che ha trovato dopo averli cercati in tutto il paese e che ha addestrato per oltre sei mesi affinché interpretassero le divers fasi della vita adulta di Hachiko.

Quando Gere gli ha chiesto quale fosse nella sceneggiatura la parte più difficile da realizzare per un addestratore, Narr ha risposto “Richard, la cosa più difficile in questo film sarà fare in modo che sembri che il cane appartenga a te e non all’addestratore che sta detro la cinepresa”. E da quel giorno Richard si è impegnato a fare il possibile perché questo accadesse.

Pur ritenendo Hachiko una sceneggiatura bellissima, Narr sapeva che la sua realizzazione sarebbe dipesa in gran parte dal legame emotivo che si sarebbe stabilito tra il pubblicoe il cane. E dato che tutti gli dicevano che si sarebbe strappato i capelli nel cercare di addestrare un akita, razza notoriamente disubbidiente e molto testarda, ha pensato “Ok, è una sfida. Voglio provarci!” A differenza di molti altri film sui cani, questa storia non prevede stratagemmi particolari, perciò la vera sfida per il team di Narr era quella di far comportare i cani in un modo per cui le persone si sarebbero commose.

L’attrice Sarah Roemer, che interpreta la figlia di Parker, dice “gli akita sono molto buoni, pazienti e tranquilli. Non sono ansiosi di piacere agli esseri umani come la maggior parte degli altri cani. E’ fantastico osservarli, perché sono molto indipendenti e intelligenti e hanno lasciato tutti noi a bocca aperta!”
Joan Allen aggiunge “gli akita sono cani molto regali. E’ come se ascoltassero un proprio richiamo interiore. Sono un po’ distanti ma molto gentili. Per quanto bravo sia Richard, la star del film in realtà è Hachi. Questi cani sono veramente straordinari”.

Gli akita sono i soli cani di razza pura giapponese, e Cary Tagawa dice “sono molto giapponesi, in quanto non sono eccessivamente affettuosi, né eccessivamente espressivi, ma hanno una grande capacità di concentrarsi e un grande intuito, e questo lo dico da giapponese. Gli akita, a differenza della maggior parte dei cani, hanno un’anima saggia”. Tagawa concorda con l’opinione sulla personalità molto autorevole degli akita espressa anche dal suo personaggio Ken in una scna in cui spiega perché Hachi non riporta il bastoncino ad un frustrato Parker – gli akita non fanno piaceri per la sola ragione di piacere, e se vanno a riprendere un bastoncino sarà per una ragione più seria che non un biscottino o una lode. Più avanti, in una scena molto toccante, Hachi si impegnerà in un recupero inaspettato ed insolito – è sarà chiaro che qualcosa sta cambiando.

Marisa Bellis era la rappresentante sul set della American Human Association (AHA), con il compito di vegliare sulla sicurezza degli animali anche se la sicurezza e la protezione degli animali sono solo una dele ragioni della presenza dell’Associazione sul set, dato che la percezione del pubblico gioca un ruolo fondamentale. “Il pubblico in genere guarda un film reagendo alle scene che mettono in funzione il suo campanello di allarme sulla ‘crudeltà sugli animali’. Ci si preoccupa molto del fatto che il trattamento subito dagli animali può rovinare la visione di un film. Perciò la AHA è sul set anche per rassicurare il pubblico”. Ogni scena è stata documentata con una spiegazione di come gli addestratori abbiano ottenuto dagli animali ciascun comportameno, e poi è stata messa sul sito web www.americanhumane.org.

La AHA ha certificato che “Nessun animale ha subito maltrattamenti per la realizzazione di questo film”.

Il set di Hachiko: A Dog’s Story era assolutamente animal friendly, con gran parte del cast e della troupe che si presentava ogni giorno al lavoro con i suoi personali amici a quattro zampe, spesso coperti da cappottini e mantelline. Gran parte del film è stata girata in Rhode Island nei mesi più freddi dell’inverno, perciò il tempo e le temperature glaciali hanno rappresentato una fonte di preoccupazione per la AHA, specialmente per quanto riguarda i cuccioli. Ma la Bellis racconta che la AHA ha analizzato tutta la sceneggiatura in anticipo, stabilendo poi alcune linee guida e alcune condizioni per assicurare il benessere dei cani, specialmente dei cuccioli, molto vulnerabili al freddo.

Sarah Roemer conferma l’opinione della Bellis sulla sensibilità delle persone riguardo ai film o alle storie con animali, raccontando di quando lei e la sua amica si sono messe a singhiozzare all’unisono mentre leggevano e discutevano insieme la sceneggiatura.
Racconta “Pensavamo ‘E’ un cane!’ E i cani sono talmente innocenti e puri, leali e capaci di offrire amore incondizionato, che la storia diventa ancora più triste. La mia amica ha detto ‘se il tuo personaggio fosse stato picchiato e maltrattato nella sceneggiatura, non me ne sarebbe importato allo stesso modo, ma lui è un cane!’ E io ero d’accordo con lei”.

IL MESSAGGIO
La Inferno Distribution ha deciso di finanziare e produrre la storia di Hachiko perché vuole realizzare film che sensibilizzinoil pubblico e hanno visto nella storia di un uomo e del suo fedele cane un potenziale messaggio universale. “Quando ho letto la sceneggiatura” - dice il produttore Bill Johnson – “Ho sentito immediatamente la forza del messaggio che avrebbe potuto trasmettere ad un’enorme massa di persone, un messaggio di lealtà, impegno e di amore incondizionato”. Lavorare su un progetto con un significato così importante ha portato il cast e la troupe a riflettere sul loro personale legae con la storia di questo cane speciale.

“Gli animali si sacrificano per amore, possiedono una nobiltà d’animo che troppo spesso manca agli esseri umani”, dice Jason Alexander, “La storia di Hachiko è importante perché contiene una lezione profonda, senza essere severa. E’ una piccola storia con molte sfumature ed è pertanto sofisticata nella sua semplicità. Questo cane non ha una vita straordinaria, Parker non conduce una vita straordinaria. Quest’uomo incontra un cane e gli da semplicemente il suo affetto, e il cane lo ricambia. Non salva la sua vita e non tira fuori nessuno da un’auto in fiamme. Non c’è alcun atto eroico. Non ci sono momenti sensazionali. E’ solo ‘Ti ho trovato. Ti tengo con me. E ti dò il mio affetto in modo vero, senza forzature’. Adesso nella mia vita, questa cosa mi tocca molto profondamente”.

Tagawa comprende pienamente la dedizione di Hachi e dice “Metaforicamente, aspetto l’umanità alla stazione dei treni. Attendo con ansia il risveglio del pianeta”.

In una scena densa di significato, il personaggio di Tagawa, Ken, scopre il numero otto inciso sul collare del cucciolo akita. Ken dice a Parker che la parola giapponese per dire otto è “hachi” e che in Giappone questa parola ha il significato simbolico di mettere in collegamento “il piano materiale e quello spirituale”, si traduce come “raggiungere in alto il cielo toccando in basso la terra”. E’ anche il simbolo dell’infinito, che traccia una forma che fluisce senza fine e nella quale è impossibile distinguere l’inizio dalla fine; ecco a cosa somiglia la devozione di Hachiko. L’esempio di amore che dà questo cane parte dal cielo e arriva sulla terra.

Joan Allen ha detto di aver quasi ‘perso la testa’ quando ha letto la sceneggiatura, che l’ha profondamente toccata perché, dice, “viviamo in un mondo in cui tutto si muove rapidamente e, più invecchiamo, più velocemente il tempo passa. E ci affanniamo per cercare di star dietro a tutto ma non c’è mai abbastanza tempo. Bisogna sempre andare avanti. Credo che sia proprio questa la grande lezione di questo film: bisogna fermarsi, fare un passo indietro per stare accanto alle persone che amiamo. Non tutto è ‘usa e getta’, anche se viviamo in una società in cui ogni cosa sembra esserlo. Questa è la storia di qualcosa che dura a lungo.

Questo cane meraviglioso non molla, nell’attesa di qualcuno che ama. E’ una lezione fondamentale che chiunque dovrebbe ascoltare e cercare di applicare. E’ qualcosa che va “oltre le parole, che si sente in fondo al cuore. La sensazione che non vi siano né un inizio né una fine per questo amore, che il desiderio struggente che sentiamo dentro di noi è qualcosa che riempie l’universo, e c’è qualcosa in storie come questa in grado di cogliere con semplicità questa lezione universale, che non ha bisogno di descrizioni”.
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