Hitchcock di Sacha Gervasi

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locandina Hitchcock
 
Regista: Sacha Gervasi
Titolo originale: Hitchcock
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 4 Aprile 2013 (cinema)

Attori: Anthony Hopkins, Scarlett Johansson, Jessica Biel, Michael Stuhlbarg, Helen Mirren, James DArcy, Toni Collette, Danny Huston, Michael Wincott, Ralph Macchio, Kurtwood Smith, Richard Portnow
Soggetto: Stephen Rebello
Sceneggiatura: John J. McLaughlin

Trama, Giudizi ed Opinioni per Hitchcock (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Pamela Martin
Musiche: Danny Elfman
Scenografia: Judy Becker
Costumi: Julie Weiss
Trucco: Howard Berger,Gregory Nicotero

Produttore: Ivan Reitman,Tom Pollock,Joe Medjuk,Tom Thayer,Alan Barnette
Produttore esecutivo: Ali Bell, Richard Middleton
Produzione: The Montecito Picture Company, Cold Spring Pictures, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione: Twentieth Century Fox

La recensione di Dr. Film. di Hitchcock
Niente di eccezionale ma ben fatto, e se non altro è dovuto alla memoria di Alma Reville.

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Colonna sonora / Soundtrack di Hitchcock
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Informazioni e curiosità su Hitchcock

Tratto dal libro “ALFRED HITCHCOCK AND THE MAKING OF PSYCHO” di Stephen Rebello.

Note dalla produzione:

“Chiedo il permesso di fare il nome di quattro persone che mi hanno dato il più grande affetto, apprezzamento, incoraggiamento, e una costante collaborazione. La prima di queste persone è una montatrice cinematografica, la seconda è una sceneggiatrice, la terza è la madre di mia figlia Pat [Patricia Hitchcock], e la quarta è una cuoca fenomenale che compie dei veri e propri miracoli in cucina. Il nome di tutte queste persone è uno solo: Alma Reville.”
Alfred Hitchcock


Hitchcock innamorato
Nei film di Alfred Hitchcock, caos, pericoli e crimini sinistri si annidano nell’ombra e incombono sulla vita dei suoi personaggi. Ma che dire della vita quotidiana di Hitchcock? Il grande regista ha abilmente coltivato un’immagine pubblica di sé stesso, costruita sulla sua silhouette corpulenta e sul suo macabro senso dell’umorismo, con cui è riuscito a celare la sua vera personalità. Di conseguenza, per decenni il pubblico si è chiesto chi fosse realmente Hitchcock al di là della sua immagine pubblica?
Il regista del film HITCHCOCK Sacha Gervasi, ritiene che l’identità di questo grande personaggio sia legata ad una donna. Ma non una delle famose bionde di Hitchcock, la cui algida ed eterea bellezza permea tutti i suoi film, bensì una donna di cui il mondo ha a lungo ignorato l’esistenza: sua moglie Alma che, da dietro le quinte ha influenzato profondamente le sue opere, penetrando le sue difese e diventando la sua silenziosa e modesta collaboratrice.

“Ho sempre pensato che HITCHCOCK dovesse essere la storia d’amore fra Alfred ed Alma”, commenta Gervasi. “I due avevano un rapporto dinamico, complesso, contraddittorio, bello e doloroso, che non era solo un matrimonio, ma una collaborazione creativa. Ero davvero interessato al modo in cui queste due grandi personalità hanno vissuto insieme, creando nella lavorazione di PSYCHO, una prospettiva cinematografica completamente nuova. Se Alma non fosse stata al suo fianco, probabilmente Hitchcock non sarebbe stato così brillante né avrebbe mai girato Psycho (1960)”.
Le origini di HITCHCOCK risalgono al libro di Stephen Rebello del 1990 Alfred Hitchcock and The Making of Psycho, che segue ogni risvolto di questa turbolenta creazione: l’interesse di Hitchcock nella personalità dell’omicida realmente esistito di nome Ed Gein, l’adattamento del romanzo incendiario di Robert Bloch, la scelta di Janet Leigh ed Anthony Perkins, la famigerata scena della doccia che ha cambiato l’iconografia del thriller moderno e la conseguente battaglia con i censori di Hollywood e la gestione dell’eredità del film. Non sorprende che tutto questo abbia preso forma non solo per volontà di Alfred ma anche grazie all’importante contributo di Alma.

Poco dopo la sua pubblicazione, i produttori Alan Barnette e Tom Thayer, che da tempo desideravano fare un film su Hitchcock, hanno chiesto i diritti del libro di Rebello. “Ciò che ci ha colpito del libro è che dietro l’intelligenza di Hitchcock, si scorge un individuo complesso e vulnerabile estremamente legato ad Alma”, spiega Barnette. “Presi singolarmente erano un po’ improbabili, ma insieme erano imbattibili”.
Barnette e Thayer hanno affidato allo sceneggiatore John J. McLaughlin l’arduo compito di trasformare il vasto lavoro di ricerca in un dramma ricco di suspense, creando un copione che per un certo periodo, fu noto a Hollywood come una bella sceneggiature che non riusciva a trovare una valida produzione.

Imperterriti, Barnette e Thayer alla fine hanno portato il progetto alla Montecito Picture Company di Ivan Reitman e Tom Pollock, dove ha riacquistato il suo slancio. Reitman è rimasto conquistato dallo spessore della storia, cosa che non si aspettava. Spiega il filmmaker: “Il segreto di HITCHCOCK è che esplora il lato umano di questo grande filmmaker, il suo ruolo di padre di famiglia, proprio durante un momento critico della sua carriera e della sua vita, e cioè nel mezzo della lavorazione di PSYCHO. Abbiamo creduto nella storia e nel fatto che al pubblico sarebbe piaciuta. Ma sapevamo anche che doveva essere realizzato con intelligenza, che avremmo dovuto scegliere il cast, il regista e la troupe più adatti per rendere giustizia alla storia”.
Il socio di Reitman, Joe Medjuck, spiega la loro decisione di ampliare la storia al di là della favola di Hollywood: “Alla Montecito Picture Company non ci piace fare film che parlano di come si fanno i film, perché a nostro avviso diventano troppo tecnici. Ma questa era una storia speciale che conteneva amore, umorismo, suspense e commozione”.

Reitman e Medjuck erano emozionati all’idea che Anthony Hopkins facesse parte del film. “Sapevamo che Anthony, anche se si mantiene in forma, avrebbe dato il giusto “peso” alla sua performance”, scherza Reitman. “Ha saputo comprendere bene il fatto che Hitchcock usava l’umorismo e la commedia come un’arma. Quando li abbiamo visti provare, lui ed Helen, hanno messo in scena tutta la vera tensione e le piccole intimità di una coppia sposata da 60 anni. Le emozioni che hanno suscitato ci hanno convinto della riuscita del film”.
Mentre la Montecito rivitalizzava il progetto, a quel punto è entrato in gioco Gervasi. Sulla carta poteva sembrare una scelta insolita per inoltrarsi nel tempio del “maestro del brivido”. Gervasi, un giornalista che ha esordito come sceneggiatore nel film di Steven Spielberg THE TERMINAL, è soprattutto noto per la regia dell’acclamato documentario ANVIL! THE STORY OF ANVIL, uno spiritoso e turbolento resoconto dolce-amaro di una band heavy metal che non intende rinunciare ai suoi sogni di gloria.

Gervasi voleva che la vicenda matrimoniale di Alfred ed Alma - l’unione fra un regista imperioso, noto per le sue oscure ossessioni, ed una donna incredibilmente intelligente e all’avanguardia, in un periodo in cui le donne ancora non avevano un potere visibile a Hollywood - fosse ricca di suspense, intrattenimento e verità, tanto quanto i migliori film di Hitchcock.
Il produttore Tom Pollock rivela che c’erano molti altri registi interessati al progetto, anche più esperti di lui, ma l’idea di lavorare con Gervasi era irresistibile. “Sacha aveva una sua visione del film: voleva realizzare una particolare storia dì amore condita da un sottile senso dell’umorismo”, dice Pollock.

Aggiunge il produttore Tom Thayer: "Sacha ha dato al film un gusto contemporaneo in grado di catturare il pubblico. Ne ha fatto la storia di un matrimonio sullo sfondo dei problemi incontrati da Hitchcock nel realizzare Psycho (1960): racconta le vicende di un artista che stava cercando di re-inventarsi all’interno di un’industria che invece lo voleva sempre uguale. Sacha ha scavato nella complessità del rapporto fra Hitchcock e Alma, riuscendo a portare in superficie molto materiale".
Il produttore esecutivo Ali Bell sperava che HITCHCOCK potesse contenere anche qualcosa di Anvil The Story of Anvil. “ANVIL! È la storia d’amore fra due amici che non intendono rinunciare ai propri sogni. C’erano piaciuti i toni di commedia e la sensibilità che Sacha aveva espresso in quel film e volevamo che caratterizzassero anche questa storia in modo simile”, spiega Bell.


Dentro gli archivi
Avvalendosi del libro di Stephen Rebello e della sceneggiatura di John J. McLaughlin, Sacha Gervasi ha quindi iniziato il suo personale viaggio di ricerca, perlustrando gli archivi alla caccia di tutto ciò che potesse fornirgli informazioni sul rapporto fra Hitchcock e Alma, usando l’intuito quando non aveva a disposizione dati oggettivi. Hitchcock aveva fornito alcune indicazioni sulla sua vita privata, ma i suoi film traboccavano di emozioni talmente umane, quali la gelosia, il sospetto, l’invidia e il desiderio, che non c’è dubbio che la sua psicologia fosse ben più complessa di quel che voleva dare ad intendere. Lui stesso una volta affermò: “I film dovrebbero essere più forti della ragione”. Gervasi ha cercato lo stesso approccio originale per comprendere il lato umano del regista.

“Ancora non sappiamo molto di Hitchcock”, osserva Gervasi. “Era riuscito a creare un personaggio di sé stesso assai articolato, buffo, dall’umorismo asciutto, e non rivelava mai nulla del suo vero io. Era incredibilmente costruito. Non lasciava trapelare nulla, quindi mi intrigava l’idea di riuscire a fare un film sulle emozioni di una persona che non tradiva mai le sue”.
La ricerca di Gervasi lo ha convinto del fatto che nel 1959, dopo la première di INTRIGO INTERNAZIONALE, da tutti considerato il thriller più raffinato e più popolare che il regista avesse fino ad allora girato, Hitchcock e Alma si trovavano ad un bivio. “Penso che Hitchcock fosse pronto per qualcosa di forte.
Non voleva certo continuare a fare film sul genere di Intrigo internazionale, che lui stesso definiva ‘semplici come un bicchiere d’acqua’: pellicole suggestive e romantiche, ben interpretate da star del cinema del momento ed eleganti. Hitchcock voleva di più, e così è nato Psycho (1960)”.

Tuttavia Alma stava attraversando una fase diversa. “All’inizio della storia la donna rivela di sentirsi poco apprezzata da suo marito. Il desiderio compulsivo di quest’ultimo di realizzare PSYCHO a dispetto di tutte le difficoltà, lo aveva reso un po’ egoista”, spiega il regista. “Tuttavia, nel corso della storia, Alfred si rende conto di quanto sia preziosa sua moglie, di quanto possa sempre contare su di lei, anche se lo fa nel suo modo freddo e contenuto”.
Continua Gervasi: “E’ proprio questo secondo me che la rende una storia d’amore tanto forte. Penso che a tutti noi sia capitato di renderci improvvisamente conto che la persona che abbiamo accanto da anni e che diamo per scontato, in realtà ci ha accompagnato in tutte le nostre vicende, anche quelle più difficili.
Questa storia riguarda un famosissimo filmmaker e un altrettanto famoso film, ma i sentimenti di cui si parla sono assolutamente comuni e molto umani”.

Ma per mettere in scena questi sentimenti reali e umani, Gervasi ha evitato il sentimentalismo che lo stesso Hitchcock detestava. Ha scelto invece un tono leggero e quasi irriverente che gioca con le piccole manie del regista e i suoi imperturbabili ma spesso rivelatori scambi di battute con Alma.
“Ho cercato di catturare il suo spirito. Di Hitchcock mi piace il modo in cui ha parlato della vita, della morte, del sesso, della maternità, e degli omicidi: in tutto c’era il suo atteggiamento distaccato e spiritoso.
Questo è quindi lo spirito con cui ho trattato il materiale che avevo a disposizione”, spiega. “Abbiamo avuto l’occasione di fare luce sulla loro partnership, sulla sua idea del matrimonio, sulle sue difficoltà ad esprimersi. Ma non credo che ci sia sempre bisogno di essere seri per essere profondi. E qualche volta attraverso la commedia e la leggerezza, si possono toccare argomenti davvero profondi”.

PSYCHO, il film che nell’immaginario ha lasciato un segno indelebile nelle moderne culture, ha fornito l’ennesimo pezzo per il puzzle di Gervasi. Quando Hitchcock ha iniziato a girare PSYCHO, non c’era nulla che avesse lasciato intentato nei suoi precedenti 46 film che vanno dalle commedie spensierate alle grandi prove di regia, dai film ricchi di suspense agli affascinanti drammi psicologici. Aveva persino una popolare serie TV dal titolo “Alfred Hitchcock Presenta . . .” tuttavia insisteva sul concetto di dover “ricaricare le batterie”, come era solito dire, e di fare qualcosa di completamente diverso.

Hitchcock diceva che “lo stile è auto-plagio”: per questo voleva sorprendere e scioccare il pubblico in modo completamente inaspettato, e scuotere il mondo del cinema ormai popolato da giovani ed emergenti registi. Con PSYCHO si sarebbe spinto oltre i suoi limiti. Avrebbe esplorato nuovi abissi di terrore psicologico, si sarebbe auto finanziato, avrebbe combattuto la censura e aggirato i modelli standard a cui un film doveva adeguarsi per poter uscire sullo schermo. E con l’aiuto di Alma nel ruolo di scrittrice e montatrice, è riuscito a realizzare la sua idea.
Dice Gervasi di PSYCHO: “Il film tratta l’aspetto primordiale e inconscio che esiste in tutti gli esseri umani. Tutti noi abbiamo problemi con i nostri genitori, tutti noi lottiamo con il bene e il male, tutti noi temiamo la morte. Il film esplora il lato più oscuro della natura umana. Aggiungete a tutto questo Anthony Perkins che accoltella la gente travestito da vecchia signora, follia omicida e hotel misteriosi. E con questi ingredienti ecco un un film di grande intrattenimento che, a distanza di 52 anni, ancora elettrizza il pubblico“.


Alfred
Per interpretare il filmmaker più riconoscibile di tutti i tempi, la squadra di HITCHCOCK ha pensato che non ci fosse attore più adatto del premio Oscar Anthony Hopkins. Hopkins è noto soprattutto per la sua indimenticabile interpretazione dello psicopatico manipolatore Hannibal Lecter, che ha collaborato alla cattura di un sofisticato e moderno Norman Bates di nome Buffalo Bill, ne Il silenzio degli innocenti. Tuttavia la sua variegata rosa di ruoli, fra cui The Elephant Man, Quel che resta del giorno, NIXON e Viaggio in Inghilterra, rivela la sua incredibile versatilità ad incarnare le personalità più complesse.

“Sono sempre stato affascinato da Hitchcock”, dichiara Hopkins. “Il mio primo ruolo è stato in teatro a Manchester, nel 1960; ricordo che in quel periodo andai al cinema a vedere PSYCHO. Era una domenica sera di ottobre, e non penso di avere mai avuto tanta paura in vita mia. In quel momento era senza dubbio il film migliore che avessi visto. LA FINESTRA SUL CORTILE e PSYCHO sono i miei film preferiti di Hitchcock”.
Gervasi dichiara di non aver cercato una sorprendente somiglianza fisica a Hitchcock, bensì un attore che fosse in grado di portare alla luce gli elementi più sottili e vitali della sua personalità: l’umanità che vibra al di sotto del suo ben noto lato geniale, le sue eccentricità e il suo umorismo tagliente.

“Non volevamo semplicemente impersonare Hitchcock, questo era chiaro fin dall’inizio”, spiega Gervasi. “La cosa più importante era rivelare lo spirito dell’uomo e Anthony Hopkins è un maestro in questo, soprattutto per quanto riguarda personaggi leggendari quali Richard Nixon, Pablo Picasso e CS Lewis. Quando lo vediamo nei panni di Hitchcock, è subito convincente, ma il suo potere di attore è così profondo che, dopo solo poche frasi, si resta completamente catturati dalla sua versione di Hitchcock. Sono pochissimi gli attori capaci di fare questo, nel mondo. Era veramente l’unico che secondo me avrebbe potuto interpretarlo. Infatti ho detto ai produttori che se lui non avesse potuto farlo, non avremmo dovuto fare il film”.

Hopkins concorda che la sua performance era molto delicata, sul filo del rasoio, in quanto ha dovuto incarnare Hitchcock senza imitarlo. “Non ho pensato ‘Ora divento Hitchcock’. Non lo faccio mai, altrimenti impazzirei”, spiega Hopkins. “Non si può diventare qualcun altro, ma si può cercare di trovare un modo di rendere il personaggio con la giusta misura, evitando di caricaturarlo. Con questo film Sacha ci ha fatto conoscere una storia veramente inedita”.
Hopkins afferma che la sua preparazione al ruolo risale in qualche modo già al 1960, quando era un giovane attore inglese che vide per la prima volta PSYCHO diventando un fan di Hitchcock per tutta la vita. Da allora ha sempre seguito i film del regista e lo ha persino incontrato brevemente, ma solo quando ha letto il copione di HITCHCOCK, ha compreso più a fondo l’uomo. “Il copione mi ha dato molte informazioni di cui avevo bisogno”, osserva. “Inoltre ho guardato diversi documentari e film su Hitchcock e ho iniziato e mettere insieme tutti i pezzi”.

Questi pezzi arricchiscono un personaggio che Hopkins definisce “paradossale”. “Può essere oscuro, tormentato, freddo, spietato e ossessivo oppure generoso, affettuoso e ingegnoso”, osserva Hopkins. “Ma tutti questi aspetti facevano parte della sua natura”.
Una natura sfaccettata che è stata forse compresa completamente solo da Alma, che è sempre stata al suo fianco, non solo quando era immerso nei set cinematografici e cercava di dare forma ad una storia a tinte fosche, ma anche e soprattutto nella loro caotica vita quotidiana. “E’ stata la sua ferma alleata per tutta la vita, oltre ad essere anche lei una bravissima scrittrice e una filmmaker”, osserva Hopkins. “Deve essere stato un uomo difficile con cui vivere, ma quando li vedi insieme nelle foto, sembrano felici. Penso che abbia nascosto la sua vulnerabilità a tutti tranne che ad Alma”.

Continua: “La gente spesso si chiede: quanto erano intimi? Forse non molto, ma condividevano un amore puro e una reciproca compagnia. Penso che si saranno anche molto divertiti insieme, si saranno fatti un sacco di risate, perché lui sapeva essere un vero clown”.
Rispetto alla sua collaborazione con Helen Mirren nel ruolo di Alma, Hopkins commenta: “E’ un’attrice formidabile, è facile lavorare con lei. È molto esperta, sa ciò che vuole, sa come fare, con lei tutto sembra una bella partita di tennis. Il suo ritratto di Alma è vivace, chiaro e passionale. Mi ha davvero colpito”.

Gervasi ha presentato Hitchcock a Hopkins in una luce sorprendente, quella di un Golia dell’industria cinematografica che diventa un moderno David, determinato a fare un film che pochi credevano che potesse diventare un successo commerciale, e che tutti pensavano che non sarebbe mai stato approvato dal severo codice cinematografico, la potente censura che era in grado di bloccare qualsiasi film che violasse le loro ferree regole in fatto di sesso e violenza. “La resistenza a PSYCHO ha reso Hitchcock ancora più determinato nella sua impresa e in questo senso è anche la storia di un’emarginazione”, afferma Gervasi. “Anthony ed io abbiamo parlato molto per prepararci su questo argomento. Anthony si è molto divertito a considerare questa storia come la vicenda di qualcuno che ha raggiunto la massima notorietà ma che con questo film diventa improvvisamente un emarginato”.


Alma
Alma Reville era una giovane montatrice emergente ed un’appassionata di cinema quando sposò Hitchcock nel 1926; trascorse con lui i successivi 54 anni, nel ruolo della moglie, della sua confidente nonché di collaboratrice quasi invisibile. A meno che non fosse necessario, non si recava mai sui set dei suoi film, ma ha sempre e comunque svolto un ruolo decisivo in tutta la sua carriera, lavorando come segretaria di edizione, consulente al montaggio, ma soprattutto la sua opinione era quella di cui Hitchcock più si fidava.
Uno dei momenti più rivelatori della loro partnership, è stato per esempio quando Alma si rese conto che nell’ultima versione montata di PSYCHO, si vedeva il battito di ciglia di Janet Leigh che giaceva in terra sul pavimento del bagno, fingendo di essere morta; a quel punto la scena fu montata di nuovo velocemente, prima che il film uscisse nelle sale.

Mentre gli storici del cinema e gli appassionati di Hitchcock sono sempre stati al corrente della grande influenza di Alma nel lavoro del regista, il grande pubblico ha a lungo ignorato la sua presenza. Con HITCHCOCK, Sacha Gervasi voleva renderle giustizia e in questo senso il casting è stato cruciale. Era grato dell’occasione di poter scritturare una delle attrici più brave dei nostri tempi: Helen Mirren, che ha vinto l’Academy Award per il ruolo di un altro personaggio il cui vero volto è piuttosto misterioso: la Regina Elisabetta II, in un film che racconta i momenti privati della famiglia reale subito dopo la morte della Principessa Diana (The Queen - La regina).

“Helen è entrata in questo personaggio in modo straordinario”, dice Gervasi. “E’ incredibilmente acuta e molto aperta. Il tocco Mirren è magico e non può essere spiegato o compreso da un semplice mortale come me”.
I produttori hanno letteralmente corteggiato la Mirren per indurla ad interpretare la parte di Alma, ma l’attrice ha accettato solo dopo aver letto l’ultima versione del copione. “Sacha è riuscito a creare un equilibrio perfetto fra la serietà della vicenda drammatica e il tocco leggero generato dall’umorismo e dalla commedia che è tipico di Hitchcock. È riuscito a fondere questi due elementi in modo brillante”, dice Mirren.

Secondo l’attrice, il regista ha creato una storia d’amore originale e insolita, al cui centro c’è un uomo che non è comunemente considerato romantico e una donna di cui si sa ben poco. “E’ una storia d’amore”, afferma. “E penso che Alma e Hitch fossero, nel loro modo strano e molto discreto, una coppia straordinaria, pari a Romeo e Giulietta. Sono stati molto uniti e sicuramente possono insegnarci qualcosa su come realizzare un matrimonio che funziona”.
Secondo la Mirren, il loro matrimonio fu caratterizzato da un costante senso dell’umorismo. “Alma ride sempre, penso che trovasse Alfred molto divertente. È una delle cose che li ha uniti, l’ironia e il black humour tipicamente britannici”, osserva.

È rimasta conquistata anche dalla forza interiore e dall’autostima di Alma. “Gli appassionati di cinema sono consapevoli del contributo di Alma ai capolavori di Hitch, ma sullo schermo volevo presentare un personaggio che il pubblico trovasse credibile accanto al grande Hitch”, dice Mirren.
Nell’interpretare Alma, Mirren ha avuto pochissimo a cui appigliarsi, non esiste alcun materiale d’archivio che fornisca notizie sui suoi comportamenti. Tuttavia l’attrice ha intuito il modo in cui calarsi dentro al personaggio. “Non so come camminava, non so come muoveva le mani. Purtroppo non ho potuto svolgere le mie solite ricerche”, spiega l’attrice. “Ma sapevo che c’erano tutte queste persone che cercavano di arrivare al grande e glorioso Alfred Hitchcock. E io so come ci si sente perché è successo a me con mio marito (il regista Taylor Hackford) la prima volta che sono venuta qui. Con Alma ho avuto la libertà di interpretarla esattamente come è nella storia”.

Gervasi è stato felice dell’immediata alchimia che si è creata fra i due protagonisti, una sintonia che ha generato un grande spessore nel rapporto su cui si incentra tutto il film. “Quando li ho visti insieme, la loro energia era incredibile”, racconta. “Hanno dato vita ad un rapporto tenero e intelligente. Sono stato contento di poter dare loro qualcosa di tanto reale e delizioso con cui giocare”.
Mirren e Hopkins non avevano mai lavorato insieme nonostante abbiano frequentato lo stesso ambiente e abbiano tante conoscenze in comune. “Sapevamo entrambi che era destino che un giorno o l’altro lavorassimo insieme ma quando ci è stato proposto questo progetto, abbiamo entrambi pensato ‘Come mai ci è voluto così tanto?’”, racconta l’attrice.


Janet Leigh
La vita di Hitchcock con Alma, caratterizzata dai normali conflitti di una coppia e dalla polvere che si accumula in una relazione tanto lunga, era ovviamente molto diversa dalla vita sessuale, appassionata, provocante e spesso pericolosa delle donne che popolano i suoi film. Tutti conoscono le cosiddette “bionde di Hitchcock”, le belle signore dai capelli color lino fra cui Ingrid Bergman, Grace Kelly, Tippi Hedren e Kim Novak, ognuna delle quali sfoggiava un’aria glaciale e sofisticata, blasé e impenetrabile. Queste attrici hanno incarnato alcuni dei personaggi femminili più coraggiosi, intelligenti, irriverenti e sfaccettati che abbiano mai deliziato lo schermo cinematografico, con personalità spesso manipolatrici e infide, che si trovano a proprio agio dal mondo dei criminali e degli psicopatici.

Esistono innumerevoli teorie sul fascino subìto da Hitchcock nei confronti di donne forti, seducenti ma assolutamente distanti, in costante pericolo. Alcuni simpatizzanti di Freud hanno attribuito questa fascinazione del regista alla sua educazione repressa e alle sue fantasie imbrigliate. Altri vi ravvisano complessi problemi di natura sessuale e di approccio con la psicologia femminile e suggeriscono che Hitchcock non stesse sfruttando l’idea della bionda sfuggente ma che il suo intento fosse piuttosto quello di esplorare il modo in cui le donne vengono considerate e in cui sono costrette a comportarsi all’interno di una società che si sente minacciata dalla loro presenza. Altri ancora, scorgono nel suo lavoro una poetica sulle contraddizione insolvibili della vita. Dopo averlo intervistato, Francois Truffaut offrì una sua spiegazione rispetto al fascino esercitato dal regista: “Ciò che affascina di lui è il paradosso tra il fuoco interiore e la sua apparenza imperturbabile”.

HITCHCOCK evidenzia la tendenza da parte del regista a scritturare non solo un certo tipo di bionde “esplosive” ma anche ad intromettersi nella loro vita e nella loro psiche durante le produzioni, e lo fa senza maschere o semplificazioni. Il film fa luce su un rapporto molto più importante: la fedeltà, lunga una vita, a sua moglie, la non bionda Alma, verso la quale ha nutrito un altro genere di ossessione, legata alla creatività.
Ma non c’è dubbio che in PSYCHO abbia scritturato una bionda seducente per interpretare uno dei ruoli più strazianti mai richiesti ad una sua attrice. Ad accettare la parte fu Janet Leigh, interpretata nel film da Scarlett Johansson. Negli anni ’50 Leigh era stata una delle “sirenette” più richieste di Hollywood, ed aveva appena lavorato con un altro grande maestro del cinema, l’autorevole regista Orson Welles, ne L’INFERNALE QUINLAN. Ma la parte di Marion Crane in PSYCHO la segnò per sempre, aggiudicandole una nomination all’Oscar® e imprimendola nella cultura popolare come l’esemplificazione della donna perseguitata.

Per interpretare Leigh, i filmmakers di HITCHCOCK hanno voluto un’attrice che ha la rara capacità di muoversi con disinvoltura in contesti sia classici che moderni: Scarlett Johansson. “Non ho mai incontrato una donna della sua età che sia così padrona di sé, così completa e intelligente, e che sviluppi una tale comprensione del proprio personaggio”, dice Gervasi della Johansson.
Nello svolgere le ricerche relative al ruolo, Johansson afferma di aver scoperto che Janet Leigh aveva un rapporto speciale con il regista, che riusciva a fare breccia nel personaggio pubblico del filmmaker. “Era diversa dalle altre, perché era sposata con Tony Curtis e aveva tre figli, quindi non rientrava propriamente nella categoria della bionda irraggiungibile. Tuttavia era inaccessibile, proprio perché moglie e madre, inoltre aveva un atteggiamento sensuale, spiritoso, sicuro di sé che alludeva ad un rapporto più che amichevole con Hitchcock”, osserva l’attrice. “Nel film il loro rapporto professionale diventa l’occasione per osservare il lato più giocoso di Hitchcock, più infantile e malizioso”.

All’inizio Alma teme che la Leigh possa diventare l’ennesimo oggetto di infatuazione di suo marito, ma alla fine si rende conto che non costituisce alcuna minaccia. “Penso che Alma sia un po’ stufa del fatto che suo marito ogni volta ponga le sue belle attrici su un piedistallo, e poiché si sente ignorata e non desiderata da lui, ad un certo punto reagisce”, spiega Johansson. “In realtà non ce l’ha veramente con Janet: lei rappresenta semplicemente la goccia che fa traboccare il vaso, perché Alma non intende davvero più tollerare questa situazione”.
Johansson è stata molto colpita dal personaggio di Alma. “Credeva nel talento di suo marito e sosteneva ed ispirava la sua visione in ogni modo possibile. La loro collaborazione artistica era solidissima”, spiega. “Questo film racconta la storia di due artisti non più giovani che riescono a tenere vivo il loro amore”.

Per prepararsi al ruolo, Johansson ha trascorso diverso tempo con la figlia di Janet Leigh, Jamie Lee Curtis, che l’ha aiutata a comprendere sua madre. “Jamie è stata molto carina e disponibile, e si capisce che è una figlia orgogliosa dei suoi genitori”, racconta. “Mi ha inviato delle bellissime fotografie di famiglia e mi ha parlato benissimo di sua madre, così come fanno tutti quelli che l’hanno conosciuta. Da quel che ho sentito dire e che ho letto su di lei, era una donna modesta e razionale, e prima di tutto una madre meravigliosa”.
Ma l’esperienza più bella è stata lavorare con Hopkins nel ruolo di Hitchcock. “Ha una presenza molto forte, sembra un leone a caccia che aspetta solo il momento giusto per attaccare. Comunica un’energia pazzesca. Hitch non poteva essere interpretato da un attore con uno spessore minore”, commenta. “Penso che Anthony possieda tutta la dolcezza, la tristezza e l’intelligenza richieste dal ruolo. Sulla pagina c’era già tutto, me vedere Tony nei panni di Hitch è stata una di quelle esperienze uniche nella vita”.


Vera Miles
C’è un’altra famosa bionda di Hitchcock in PSYCHO: Vera Miles, che aveva firmato un contratto di sette anni con il regista e che aveva anche recitato ne IL LADRO ed era apparsa regolarmente nella serie televisiva “Alfred Hitchcock Presents”. Si dice che Hitchcock ne fosse ammaliato al punto tale che l’aveva scritturata come protagonista di VERTIGO, nel 1957, tuttavia fu costretto a sostituirla con Kim Novak quando la Miles restò incinta durante la produzione. Due anni dopo la volle nel ruolo di Lila Crane, la sorella di Marion- Janet Leigh, in PSYCHO.
Questo ruolo è ora affidato a Jessica Biel, che si è affermata al cinema con il romantico thriller The Illusionist - L'illusionista. Gervasi ne è rimasto conquistato durante i provini. “Ha sorpreso tutti. Ha un’energia perfetta: è leggiadra, spiritosa, piena di umanità e di un pathos incredibile”, dice. “Ha interpretato il ruolo di Vera Miles in modo completo e avvincente”.

Biel è stata felice di far parte della produzione. “Due cose mi elettrizzavano: far parte di un cast formato da quasi tutte le persone con cui speravo un giorno di poter lavorare, e il fatto che si parli di un momento interessante e particolare della vita di questo grande regista”.
Biel si è interessata al rapporto fra Vera e Hitchcock. “Penso che il loro rapporto fosse un po’ ambiguo”, afferma. “Tuttavia entrambi nutrivano un grande rispetto reciproco; lei era un vulcano, una donna molto indipendente. Lavorava incessantemente e le piaceva che anche lui fosse così. Ma penso che Hitch non l’avesse presa bene quando lei era rimasta incinta, quindi all’inizio di PSYCHO c’è qualche tensione fra loro”.

Biel pensa che Vera fosse consapevole della propensione al controllo di Hitchcock e dei suoi modi poco teneri con il cast. “Creava personaggi femminili sempre molti complicati nei suoi film”, osserva. “Le sue donne erano soprattutto imperfette, spesso disfunzionali, con problemi psicologici, alcune addirittura pazze.
Dal mio punto di vista di attrice, sono questi i ruoli più ambiti e lui non ha fatto altro che creare ruoli del genere nella sua carriera”.
Lavorare con Hopkins è stata un’esperienza bellissima. “E’ stato travolgente, in un certo senso snervante, ma una gioia immensa”, racconta l’attrice con un sorriso. “E’ un attore formidabile, ma sa giocare e sa farti sentire a proprio agio, ti lascia libero di sperimentare, e ha reso questo film una esperienza indimenticabile per me”.


Anthony Perkins
Sacha Gervasi ha sempre pensato che scritturare Anthony Perkins, l’attore slanciato e dall’aspetto fanciullesco, la cui carriera è rimasta associata in modo indelebile al personaggio di Norman Bates di PSYCHO, sarebbe stato un compito difficile. Ma a un certo punto, all’improvviso, è arrivato James D’Arcy. “D’Arcy è un mio amico da anni e avevo dimenticato che fisicamente sarebbe stato perfetto per Perkins. E’ stato lui a proporsi, e quando è arrivato, ha fatto un provino straordinario”, racconta Gervasi.
Il produttore esecutivo Ali Bell concorda: “Ci ha lasciato senza parole durante l’audizione: ha fatto un ottimo lavoro nel catturare la goffaggine di Anthony Perkins, mostrandoci sfumature del suo personaggio a cui non avevamo neanche pensato”.

D’Arcy, i cui film recenti comprendono W.E. Edward e Wallis, Cloud Atlas e THE PHILOSOPHERS, spiega che per Perkins PSYCHO fu il regalo atteso per tutta la vita. “Penso che sia stata la grande svolta di Anthony Perkins”, osserva. “Gli attori facevano la fila per lavorare con Hitchcock. Allo stesso tempo gli studios stavano cercando di trasformare Perkins nel nuovo James Dean, un ruolo che però non gli si addiceva, per via del suo aspetto allampanato, ingenuo e un po’ goffo, privo di quella mascolinità tipica di Montgomery Clift o di Brando, e secondo me questo è il motivo per cui tutti noi in fondo lo ricordiamo principalmente per PSYCHO: non fu mai veramente accettato dal pubblico americano, al di là di PSYCHO”.
Aggiunge: “Oggigiorno siamo abituati all’idea che in un film, il killer psicopatico sia la persona meno ovvia della storia, ma quando uscì PSYCHO, vedere Anthony Perkins in questo ruolo fu davvero scioccante”.
D’Arcy era affascinato anche dal fatto che si sa poco o nulla della vita privata di Anthony Perkins.
“Ogni personaggio di questo film ha un lato segreto” osserva. “In questo senso è tutto molto “hitchcockiano”!”


Peggy Robertson
Oltre ad Alma, Alfred Hitchcock ebbe anche un’altra donna incredibilmente leale, nella sua vita: il suo braccio destro Peggy Robertson. Robertson ha lavorato per il regista per 30 anni, svolgendo il ruolo di segretaria di edizione, assistente alla regia e responsabile delle ricerche svolte per i suoi film. Secondo l’assistente alla regia di PSYCHO Marshall Schlom, Hitchcock “non era in grado di fare nulla senza di lei”. I suoi appunti meticolosi riguardo le produzioni a cui lavorò, in seguito si sarebbero rivelati una fonte preziosa per gli storici di cinema.

L’attrice australiana nominata all’Academy Award Toni Collette (Little Miss Sunshine) interpreta la parte della donna la cui priorità nella vita fu quella di proteggere l’arte di Hitchcock, spesso salvaguardandolo anche da sé stesso. Collette è rimasta sorpresa dalla posizione di parità di cui la Robertson godeva rispetto al regista. “Hitchcock sapeva quanto fosse astuta, capace, stoica, e forse la cosa che apprezzava di più di lei era proprio il fatto che non gli permetteva mai di farla franca e non si inchinava davanti a lui nel modo in cui facevano gli altri”, dice. “Il modo in cui manipolava le sue attrici e in cui riusciva a barcamenarsi fra Alma e il suo mestiere, non erano argomenti che Peggy doveva né voleva comprendere e sopportare”.

Collette aveva già lavorato con Hopkins, proprio nel suo primo film, il drammatico SPOTSWOOD (THE EFFICIENCY EXPERT), del 1992. “Mi è sembrato di nuovo un segno del destino”, dichiara. “Avevo 17 anni quando ho fatto il mio primo film con lui, e non riesco a credere di aver nuovamente vissuto questa esperienza”.
L’eccitazione di lavorare con Hopkins era pari al suo piacere di assistere al modo in cui Gervasi ha selezionato e riunito tutti gli elementi della storia di Hitchcock e Alma. “L’entusiasmo di Sacha è contagioso. La profondità della sua comprensione è incredibile, ha svolto tantissime ricerche e ha creato un set armonioso e piacevole. Questo film è molto hitchcockiano: è ricco di strati, è complesso e molto coerente”.


Ed Gein
Nella revisione del copione originale di HITCHCOCK, è stato aggiunto un personaggio insolito: il famigerato, folle omicida Ed Gein, l’assassino realmente vissuto che ha ispirato la creazione di Norman Bates in PSYCHO. Ed Gein nel film è nero come l’inchiostro, ed è il frutto della contorta fantasia di Hitchcock. Per Gervasi, le incursioni fantasiose del personaggio nella realtà di Hitchcock, aiutano a penetrare le tensioni psicologiche che si agitano al di sotto della superficie, e spiegano la spinta ossessiva delle sue opere e il suo bisogno di riconciliarsi con Alma e di mostrarle la sua umanità.

“Inserire Ed Gein nel film mi è sembrato un modo efficace di mostrare la battaglia che tutti noi combattiamo con il lato più oscuro di noi stessi”, dice Gervasi. “Per citare Jung, può essere considerato l’ombra di Hitchcock. E’ diventato un modo interessante per mettere in scena la lotta di Hitchcock con le sue ossessioni, che vengono espresse dall’omicidio, dalla morte e dalla paura di essere interiormente cattivo tanto quanto Ed Gein. Alla fine emerge la consapevolezza che esiste una diversità fondamentale nelle anime di questi due uomini ma sono stato contento di aver potuto rappresentare il fatto che crediamo sempre di essere peggiori di quanto non siamo in realtà”.

Gein era un folle omicida particolarmente cruento, vissuto negli anni ’50 nel Wisconsin: non solo uccideva le donne, ma ne esumava i corpi dal cimitero, utilizzando le membra in disfacimento per confezionare souvenir. I suoi comportamenti patologici e mostruosi ispirarono Robert Bloch nel ritratto di Norman Bates, diffondendo il gusto popolare nei confronti delle misteriose menti psicopatiche. In fin dei conti Gein era l’antitesi della perfetta immagine della vita americana degli anni ‘50 ed alcuni erano terrorizzati all’idea che un uomo tanto sinistro e perverso potesse nascondersi nella personalità di qualche amico e parente, se non addirittura in se stessi.

Per interpretarlo nel giusto modo, Gervasi ha scritturato Michael Wincott, attore di cinema e di teatro.
“Wincott è un bravissimo attore, che in questo ruolo è stato capace di trasmettere l’oscurità e la sofferenza del personaggio, mescolando il tutto in modo empatico”, spiega Gervasi.
Wincott sapeva di doversi immergere nel torbido regno in cui i sogni, le paure e le più recondite emozioni si incontrano, ma ha trasformato il rapporto fra Gein e Hitchcock in qualcosa di positivo.
“Nonostante le scene in cui appare Ed Gein siano oscure, ironicamente penso che la sua presenza in qualche modo sia illuminante” osserva l’attore.


Whitfield Cook
Mentre Alfred Hitchcock si immerge in PSYCHO, Alma cerca un’occupazione creativa altrove, rielaborando un copione dello scrittore Whitfield Cook, noto soprattutto per l’adattamento di DELITTO PER DELITTO, di Hitchcock. Cook collaborò realmente con Alma, e quando morì, disse di lei: “Alma era una filmmaker in tutto e per tutto. Penso di poter affermare, grazie alla mia esperienza personale, che i film di Hitchcock non sarebbero stati così belli senza il contributo di Alma”.
Interpreta Cook nel film Danny Huston, che ha recitato in The aviator, The Constant Gardener - La cospirazione e I figli degli uomini. Essendo il figlio di un grande regista, conosce certamente il divario che si crea spesso fra la vita pubblica e quella privata delle celebrità.

“Hitchcock era una leggenda e così come molte persone leggendarie aveva la grande capacità di giocare con il suo mito. Lo abbiamo visto con Orson Welles, nel modo in cui si comportava, e senza dubbio lo abbiamo visto con mio padre John Huston, ritenuto da tutti più interessato alla caccia che a fare un film, una diceria che lui non fece nulla per smentire. In fondo lo divertiva, e credo che Hitchcock avesse lo stesso atteggiamento, per cui incoraggiava le strane idee che la gente aveva di lui”, dice Huston.

Huston considera Whitfield un personaggio hitchcockiano, un uomo che resta invischiato in una situazione più grande di quel che immaginava, quando decide di scrivere un film insieme ad Alma.
“Improvvisamente resta coinvolto in una tenera relazione. Ha bisogno di Alma, nello stesso modo in cui anche Hitchcock ha bisogno di lei, per elaborare il suo materiale. La usa per la sua ambizione e flirta con lei, e quando i due lavorano insieme scatta una scintilla che coglie entrambi di sorpresa”, spiega. “E questo accende la gelosia di Hitchcock”.
Rispetto alla sua performance, considera Helen Mirren la sua fonte di ispirazione sul set. “Non è pretenziosa ed è solo una gioia lavorare con lei”, conclude.


Il design di Hitchcock
Il design visivo di HITCHCOCK si basa sulla fusione di due mondi molto diversi: quello del set blindato di PSYCHO, in cui nasceva l’oscura trama del film, e un altro mondo, ancora più blindato, quello della vita domestica con Alma. Gervasi ha lavorato con una troupe di grande esperienza che comprende il direttore della fotografia Jeff Cronenweth, la scenografa Judy Becker e la costumista Julie Weiss: tutti loro hanno collaborato per dare vita a queste due realtà.
Gervasi ammira l’artista plurinominato all’Oscar Cronenweth per il lavoro elegante ed austero che ha messo a punto nei film di David Fincher SOCIAL NETWORK e MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE. “Con Jeff in una sola settimana si impara tutto quello che insegnano alla scuola di cinema”, afferma Gervasi. “E’ estremamente disinvolto e innovativo”.
Anche Becker, che ha lavorato ne I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN e in THE FIGHTER, è stata una collaboratrice altrettanto preziosa. Lei e Gervasi hanno parlato molto di come creare un dinamico senso del periodo storico nonché l’interessante realtà di Alfred ed Alma.

“Sacha voleva mostrare il mondo domestico di Hitchcock, la sua vita privata, al fianco della sua vita a Hollywood, quindi abbiamo dovuto legare questi due mondi e lo abbiamo fatto soprattutto attraverso la tavolozza cromatica”, spiega. “Ad esempio abbiamo usato i colori tipici degli anni ’50, come il corallo e il verde acqua, e questi tocchi sono visibili anche nella tradizionale casa inglese di Hitchcock. E’ stato un processo piuttosto intenso”.
Poiché PSYCHO è stato girato in bianco e nero e non esistono immagini del film a colori, Becker ha svolto diverse ricerche per scoprire quali sono i colori che avrebbero potuto essere utilizzati in un film del 1960, e ha aggiunto anche delle tonalità sature per definire il design della metà del ‘900.

“Non avere a disposizione un registro visivo potrebbe sembrare un handicap, ma d’altro canto può anche costituire una grande libertà, e per me è stato così”, dice Becker. ”Sacha ed io abbiamo deciso di rendere il set vibrante e variopinto anche per contrastare le aspettative del pubblico, dato che tutti sanno che PSYCHO è in bianco e nero”.
La casa di Hitchcock, i cui esterni sono stati girati ad Alpine Drive, Beverly Hills, e gli interni a Pasadena, è stata realizzata per trasmettere un senso di partnership che dura nel tempo, quindi Becker ha riempito le stanze con oggetti accumulati nel corso degli anni trascorsi insieme. “Era importante trasmettere la sensazione che Alma ed Alfred sono sposati ormai da 40 anni, nel momento in cui ha luogo il nostro film, perciò la casa deve “raccontare” la loro vita”, spiega.

Ancora una volta è stata evitare qualsiasi riproduzione. Becker si è messa al lavoro per creare un ambiente dinamico e credibile, in grado di trasportare il pubblico negli spazi in cui vivevano Hitch e Alma.
“Mentre veniva girato PSYCHO in realtà gli Hitchcock vivevano in un ranch vicino a Bel Air, ma Sacha ha voluto che la loro casa avesse l’aspetto della villa in stile Tudor in cui avevano vissuto in Inghilterra”, spiega Becker. “Abbiamo svolto ricerche rispetto alla loro casa di Bel Air, ma ci siamo allontanati da questa realtà perché non funzionava nella storia. Ci sono comunque moltissime cose a cui siamo stati fedeli, fra cui la passione di Hitchcock per l’arte moderna, che in qualche modo si pone in contrasto con la vecchia casa all’inglese in cui abitano e regala alla storia un’altra dimensione”.

Becker ha inserito nella casa e nell’ufficio di Hitchcock anche dei sottili motivi hitchcockiani, fra cui gli uccelli, una specie animale che affascinava il regista già molto tempo prima che realizzasse GLI UCCELLI.
Per l’ufficio di Hitchcock, Becker ha avuto il vantaggio di poter lavorare nell’ambiente in cui fu sviluppato PSYCHO. I set di PSYCHO, che comprendono il leggendario bagno, la stanza del motel della scena iniziale e il salotto da cui Norman Bates spia Marian Crane attraverso uno spioncino – sono stati ricreati nei teatri di posa dei Red Studios di Hollywood, che sono stati sistemati in modo da sembrare gli studi Universal del 1960, in cui fu girato PSYCHO.
“Il pubblico avrà l’occasione di vedere questi set come non li ha mai visti prima d’ora”, osserva Becker. “E per la prima volta li vedrà a colori e questo aumenterà l’intrattenimento”.


I costumi
Il fattore cromatico ha costituito la base del lavoro svolto dalla costumista Julie Weiss nel film. Weiss, plurinominata all’Oscar per FRIDA e per L’ESERCITO DELLE DODICI SCIMMIE, era elettrizzata all’idea della varietà di costumi di HITCHCOCK. “Il mondo di Alfred ed Alma e quello di Ed Gein sono una vera miniera d’oro”, dichiara l’artista. “Ho avuto l’occasione di creare sia camicie a scacchi che lussuosi abiti da sera”.
Weiss era inoltre entusiasta rispetto al cast che avrebbe indossato le sue creazioni. “Sono stata molto fortunata ad aver lavorato con questi attori così originali”, afferma. “E’ stato un piacere vestirli”.
Gervasi adora l’energia creativa di Weiss. “Julie, come tutte le grandi artiste, è ossessiva, compulsiva e concentrata al massimo su ciò che può rendere brillante le sue opere”, spiega Gervasi. “E’ una persona incredibile che sarebbe stata a proprio agio nel 16° secolo al fianco dei grandi pittori del Rinascimento”.

Weiss si è documentata negli archivi ma ha ovviamente condito il tutto con il suo gusto inconfondibile.
“In quel periodo le persone erano molto curate”, spiega. “Inizi chiedendoti, perché questa persona si veste così? La cosa più importante è quando un attore si guarda allo specchio e sente di essere diventato quel personaggio”.
E questo è esattamente il regalo che gli attori dicono di aver ricevuto da Weiss. Anthony Hopkins, che ha già lavorato con lei per cinque volte, dice: “La definirei una costumista che segue il metodo Stanislavsky: penetra nei meandri del personaggio attraverso una ricerca infinita e le sue considerazioni finali sono sempre innovative ed inaspettate”.
Anche Toni Collette è stata soddisfatta del suo guardaroba. “Mi piace l’aspetto di Peggy nel film, e trovo che Julie mi abbia veramente viziato. Non ho il corpo di un ragazzo, infatti sono piuttosto formosa e i vestiti che Julie ha disegnato per me erano perfetti. È bravissima nel suo mestiere e mi piace la sua filosofia di lavoro, il modo in cui cerca di comprendere i personaggi; con lei ogni prova costume è un’esperienza particolare”.


Il trucco: Hopkins diventa Hitchcock
Per permettere a Hopkins di incarnare Hitchcock, Weiss ha collaborato con il KNB Effects Group di Howard Berger (da lui fondato con Gregory Nicotero), che ha supervisionato il makeup. Berger, che ha vinto l’Academy Award per Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l'armadio, ha creato il complesso trucco facciale che ha aiutato Hopkins a impersonare Hitchcock. Sulla scia di Hopkins e di Gervasi anche lui ha evitato qualsiasi imitazione.
“Il nostro scopo è sempre stato quello di non truccare Tony in modo da renderlo uguale a Hitchcock”, spiega Berger. “Sia Tony che Hitch sono molto noti quindi abbiamo osservato le caratteristiche di Hitch, cercando di capire come renderle in Anthony Hopkins. Ci sono molte differenze: la forma della testa, la posizione degli occhi. Il nostro scopo era trovare una perfetta via di mezzo per far si che Tony riuscisse a portare in vita il personaggio nel suo modo inconfondibile”.

Berger ha lavorato per varie settimane alla ricerca di un metodo che non risultasse troppo ingombrante per Hopkins, e afferma che l’attore è stato davvero disponibile. “Tony era disposto a tutto ma alla fine siamo stati contenti di doverlo sottoporre ad una sessione di trucco che durava solo 90 minuti”, dice Berger.
Hopkins ha indossato protesi facciali compreso un ferro di cavallo di silicone intorno al collo, al mento e alle guance del personaggio. A questo sono state aggiunte le protesi sui lobi delle orecchie, e sulla punta del naso a cui poi veniva applicato il trucco. Le lenti a contatto hanno coperto gli occhi azzurri di Hopkins, i suoi denti sono stati dipinti per nasconderne il naturale candore e quindi ha indossato una parrucca per emulare l’attaccatura dei capelli di Hitch.
Nonostante l’intenso lavoro, Berger riassume: “Il trucco ha lo scopo di fornire a Tony uno strumento. Era solo il primo passo per consentirgli di dare vita al suo personaggio. Quando entra sul set lui diventa Hitchcock. È una trasformazione davvero straordinaria”.


Da Herrmann a Elfman: la musica
Hitchcock era convinto che il suono e l’immagine fossero inseparabili. Per creare una sonorità adatta all’intensità del film, si rivolse spesso al compositore newyorkese Bernard Herrmann. Fu Herrmann infatti a dare vita alla colonna sonora di PSYCHO, che è diventata la musica cinematografica più importante di tutti i tempi; fu Herrmann ad assecondare l’idea innovativa di Hitchcock secondo la quale la scena della doccia nel film dovesse essere priva di accompagnamento musicale, introducendo i violini sferzanti che sono diventati l’emblema del terrore psicologico per varie generazioni a venire.
In HITCHCOCK Sacha Gervasi voleva rendere omaggio a Herrmann, interpretato da Paul Schackman, ed infondere in questo film una forte sensibilità musicale, evocando il tema dell’originalità, del mistero e del romanticismo, per raccontare la storia di Hitch e Alma. A tal fine ha convocato Danny Elfman, il compositore nominato all’Oscar per ben quattro volte, noto per i suoi film eclettici e memorabili, fra cui Edward mani di forbice, Dick Tracy e Batman.

Gervasi è un grande fan di Elfman ed era curioso di vedere come l’artista avrebbe trattato questo materiale caratterizzato dall’intrigo cinematografico, psicologico e romantico. “Danny è un autentico musicista rock ma è anche un profondo conoscitore della composizione classica”, spiega il regista. “Lo considero uno dei migliori compositori di tutti i tempi. La sua colonna sonora di HITCHCOCK evoca una storia d’amore fra due persone complicate, e il risultato è sentimentale e molto puro”.
Elfman è rimasto subito affascinato dal progetto soprattutto perché si è fatto le ossa con i film di Hitchcock e considera Herrmann un’importante fonte di ispirazione. “Sono da sempre un grande fan di Hitchcock”, dice Elfman. “Lo sono sin da bambino, anche se ricordo che non mi permisero di vedere PSYCHO quando uscì. Fu l’unico film che i miei genitori mi vietarono”.

Continua: “PSYCHO è forse la più bella colonna sonora dei miei ricordi, e in un certo senso mi ha ispirato a diventare un compositore di musica per il cinema. Quindi lavorare per HITCHCOCK è stato un piacere anche sul piano personale”.
Tuttavia solo quando Gervasi ha invitato Elfman sul set, il compositore si è sentito pronto a partecipare al progetto. “Sacha mi ha detto ‘Perché non vieni a dare una occhiata?’” racconta Elfman. “Così sono andato ad assistere ad una giornata di riprese e sono rimasto conquistato, e ho chiesto ‘Posso tornare domani?’ Veder recitare Anthony Hopkins e Helen Mirren è stato davvero contagioso”.

La loro inebriante alchimia è diventata il punto di partenza per Elfman, e il musicista si è spinto ben oltre l’ovvio territorio della nostalgia o dell’omaggio alle colonne sonore di Hitchcock. Il compositore non voleva scimmiottare la perfezione della musica di PSYCHO composta da Herrmann. “Sacha ed io ne abbiamo parlato molto all’inizio, e abbiamo deciso che non avremmo mai citato Herrmann o copiato il suo sound”, spiega.
Eppure Herrmann aleggia nella musica del film ed è molto di più di una presenza evanescente. “Ad un certo punto mi sono reso conto che continuavo ad evocare Herrmann, non intenzionalmente, ma anche perché fa parte del mio DNA musicale”, spiega Elfman. “Ero consapevole della sua presenza, senza imitarlo, ma accennavo qua e là, con rispetto, al grande maestro”.

Elfman continua: “Il film ha una sua identità musicale unica: la musica sottolinea il punto di vista interiore dei personaggi di Hitchcock e Alma e questo è ciò che la rende interessante. Non evoca mai i film di Hitchcock, ad eccezione del tema musicale di ‘Alfred Hitchcock Presents’, solo per puro piacere. È’ una musica cupa, ma a tratti lieve e soprattutto romantica, perché è questo il tema centrale del film”.
Un cuore romantico che pulsa non solo attraverso la musica ma anche attraverso i vari dettagli sottili del film. Fra questi, c’è la consueta, fugace apparizione di Hitchcock nei suoi film, un vero e proprio ‘cameo’ del regista in ogni sua produzione. Incoraggiato dalla troupe, Gervasi ha atteso l’ultimo giorno di lavorazione – quando stavano girando la scena della premiere di PSYCHO — per fare anche lui la sua breve apparizione sullo schermo: lo vedremo all’uscita del cinema, tra la folla, vicino a Hicth e ad Alma.

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