The Hunter - Il cacciatore di Rafi Pitts

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locandina The Hunter - Il cacciatore
 
Regista: Rafi Pitts
Titolo originale: The Hunter
Durata: 92'
Genere: Drammatico
Nazione: Iran, Germania
Rapporto: 1.85:1

Anno: 2010
Uscita prevista: 17 Giugno 2011 (cinema)

Attori: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat, Ali Mazinani, Amir Ayoubi, Ossta Shah Tir, Hossein Nickbakht, Gholamreza Rajabzadeh.
Sceneggiatura: Rafi Pitts

Trama, Giudizi ed Opinioni per The Hunter - Il cacciatore (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Mohammad Davudi
Montaggio: Hassan Hassandoost
Scenografia: Malak Khazai

Produttore: Thanassis Karathanos,Mohammad Reza Takhtkeshian
Produzione: Aftab Negaran Productions, Filmförderungsanstalt, ZDF/Arte
Distribuzione: Fandango Distribuzione

La recensione di Dr. Film. di The Hunter - Il cacciatore
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Colonna sonora / Soundtrack di The Hunter - Il cacciatore
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Giorgio Locuratolo: Ali Alavi
Emanuela D'amico: Sara P. Alavi, Moglie Di Ali
Silvio Anselmo: Commissario Di Polizia
Fabrizio De Flaviis: Ragazzo
Ada Maria Serra Zanetti: Nonna

Informazioni e curiosità su The Hunter - Il cacciatore


Note dalla produzione:
COMMENTI DELLO SCENEGGIATORE-REGISTA Rafi Pitts
IL RIFLESSO DELLA TENSIONE
La fotografia utilizzata nella sequenza dei titoli di testa è stata scattata nel 1980 da Manoocher Deghati. Raffigura degli uomini in motocicletta – i pasdaran o Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, durante le celebrazioni per il primo anniversario della Rivoluzione Iraniana. Un’immagine aggressiva in commemorazione di un evento violento. Conservo la foto da quando avevo 14 anni.
La mia generazione è cresciuta con quell’immagine. Quell’immagine inquadra una situazione tesa, emblematica del protagonista del film, Alì, e della sua generazione. E' il riflesso del clima di tensione che si respira oggi in Iran. I pasdaran sono tornati, solo che questa volta attaccano i civili, i quali chiedono semplicemente di esercitare la libertà di parola. Oggi in Iran, a trent’anni dalla Rivoluzione, tutti si chiedono se siamo stati derubati della Rivoluzione.

IL CACCIATORE
Il film si concentra sulla caccia all’uomo per esplorare le pressioni suscitate da una società paragonabile a una bomba a orologeria. Il “cacciatore” potrebbe essere identificato ovviamente nel protagonista Alì, ma sono possibili altre interpretazioni. L’interpretazione aperta è un elemento importante nei miei film. Come regista cerco di fornire quanti più significati possibile. In Iran, quando invitiamo qualcuno a cena, offriamo un’ampia varietà di piatti. Ma a cena certo non diciamo agli ospiti cosa mangiare e cosa no, li lasciamo liberi di scegliere. È questo l’atteggiamento che ho riguardo le idee presentate nei miei film. Mostro rispetto verso gli spettatori dando loro l’opportunità di pensare quello che vogliono.

BOMBA AD OROLOGERIA
Appena uscito di prigione, Alì viene reinserito nella società senza troppi incoraggiamenti. Nel film non viene mai rivelato il motivo per cui è stato arrestato. Potrebbe avere natura politica; potrebbe essere stato uno degli studenti coinvolti negli scontri del 1999. A decidere la ragione della detenzione sarà la natura dello spettatore.
Il fatto importante è che Alì, dopo la scarcerazione, si ritrova a lavorare di notte, una situazione non ideale, che non gli permette di trascorrere abbastanza tempo con sua moglie e sua figlia. E se a questo si aggiunge il contesto in cui vive, Alì diventa una bomba a orologeria pronta ad esplodere, finendo per farsi del male o per far del male ad altri.

TEHRAN-L.A.
Ne IL CACCIATORE, Alì vive in un ambiente urbano fatto di cemento e autostrade. La Tehran moderna mi affascina. Ironicamente, la città ha una grossa somiglianza con Los Angeles: dopo la Rivoluzione, Tehran, come Los Angeles, è stata dotata di una rete autostradale, tanto che gli iraniani che vivono all’estero hanno soprannominato Los Angeles, Tehrangeles! Il risultato è una società moderna che passa la vita in automobile, andando avanti e indietro tra casa e posto di lavoro, creando una sorta di polo economico unico.
Mi affascina il modo in cui due città possono assomigliarsi tanto e allo stesso tempo appartenere a Paesi che non condividono gli stessi valori politici. Questo ambiente urbano, combinato con il progresso tecnologico, promuove isolamento e alla fine può condurre ad una specie di pazzia.

PERSO NEL PAESAGGIO
Tehran è una giungla di cemento. A nord, il paesaggio è morto, rispecchia il modo in cui Alì si sente nella desolazione dell’ambiente che lo circonda. Che sia la città o la foresta, non fa differenza. È solo, perso in un paesaggio che non vuole dargli una ragione per stare al mondo. La struttura dei pilastri di cemento sotto il ponte in cui si trova la sua abitazione, o sotto l’autostrada, dove vive sua madre, rappresentano una giungla di cemento.
La foresta, che dista quattro ore di viaggio, si trova a nord di Tehran, vicino al mar Caspio. Ho scelto di girare in inverno. Non volevo che ci fosse neppure una foglia sugli alberi. La scelta del colore della macchina, il verde, deriva da quest’idea: volevo che l’unica foglia verde fosse rappresentata dalla macchina, come simbolo di qualcosa di vivo, in netto contrasto con il paesaggio morto.

CLIMA ELETTORALE
Come regista, credo sia importante lasciare che lo spirito degli avvenimenti in corso si integri nel film. Abbiamo girato il film durante l’ultima campagna elettorale presidenziale. Credo anche nel vivere appieno il tempo presente, ma sono rimasto molto sorpreso nello scoprire in seguito che, in realtà, il film si è rivelato essere più avanti del nostro tempo. Le riprese sono finite proprio prima della diffusione dei risultati elettorali, nel giugno 2009.
Ma le similitudini tra la tensione catturata ne IL CACCIATORE e quello che è poi davvero successo in Iran dopo le elezioni hanno qualcosa di misterioso. La scelta del verde per la macchina di Alì, è stata presa prima che il Movimento Verde post-elettorale avviasse le sue attività. Perciò, può considerarsi una coincidenza. Credo però che l’energia dei giorni precedenti al voto si sia mescolata al film in modo del tutto naturale.

CAMBIAMENTO
Mentre guida solitario nella sua vecchia macchina verde, Alì ascolta alla radio la voce del leader supremo iraniano, l’ayatollah Khamenei, che parla di cambiamento. È una risposta ironica alla campagna di Obama. Anche le sue parole sono in qualche modo ironiche, se si ripensa alle sue azioni sia durante le elezioni che durante le conseguenti proteste. Non si può discutere di tutti i problemi dell’umanità in un film di 90 minuti.
L’ironia è il mio modo per aiutare gli spettatori a capire il quadro generale di una situazione. Inoltre, vorrei dire a chi sostiene certe cose di ascoltare attentamente le proprie parole. Come regista, il mio compito è porre domande, senza cercare di dare risposte. Anche se adesso, in Iran, pare che porre domande sia diventato un crimine!

NON C’E’ TEMPO DA PERDERE
La burocrazia può risultare frustrante in qualsiasi parte del mondo. Dimentichiamo facilmente la quantità di tempi morti che ci tocca passare in questo mondo Kafkiano. A volte, siamo costretti a perdere tantissimo tempo semplicemente nel cercare di ottenere informazioni. Per una bomba ad orologeria come Alì, ne IL CACCIATORE, questo è un grosso errore. Durante le ricerche di moglie e figlia scomparse, Alì trascorre ore interminabili nella stazione di polizia.
Questo non fa altro che accumulare pressione sulla bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Alì rappresenta la società moderna che non ha tempo da perdere, la gente chiede risposte e le vuole adesso. In Iran, per esempio, il 70 per cento della popolazione ha meno di 30 anni. Questi giovani non possono essere pazienti. Sono la generazione senza futuro, messi alle strette dall’economia.
La moglie di Alì quindi, appartiene a questa generazione. Nonostante tutti i problemi, Sara ha il coraggio, come tante altre donne iraniane, di scendere in strada a protestare. La sua, è una generazione pronta a morire perché non ha nulla da perdere.

IL SIMBOLO DELL’AUTORITA’
Anche prima di perdere moglie e figlia, Alì è sensibile alle pressioni della società e delle autorità. La polizia è considerata ovunque il simbolo delle autorità. Alì odia quel simbolo. Quando prende posizione, come un cecchino, sopra l’autostrada, sembra mirare a casaccio. È una bomba ad orologeria impazzita o vuole vendicarsi lucidamente della polizia?
Nel secondo tempo de IL CACCIATORE ci chiediamo continuamente se Alì avesse il diritto di uccidere, anche se la ragione del suo atto era vendicare la moglie e la figlia. Uccidere è orribile, in qualsiasi circostanza. Volevo enfatizzare questa convinzione con il silenzio, quando la vittima di Ali cade al suolo non fa rumore.

COME IN UN LABIRINTO
Tendiamo a dimenticarci che le persone sono individui. La società raggruppa ed etichetta la gente continuamente. Spesso l’individualità si perde. Così, nel momento in cui si vedono i poliziotti che catturano Alì, ho cercato di far venir fuori gli individui dentro l’uniforme. Sono pesci piccoli nel vasto mare dell’umanità, ma ciascuno ha il proprio ruolo. Ognuno di loro crede di fare la cosa giusta.
Uno sceglie di essere un poliziotto, l’altro vi è costretto dal servizio militare e poi c’è Alì, quello che ha perso tutto. I tre si perdono nell’assurdità di tutto questo, in un labirinto che li porterà al loro destino. Il film stesso è strutturato come un labirinto. Il personaggio principale è intrappolato in un labirinto, soltanto che l’unica via possibile è tutta dritta. E’ della forma più violenta: un labirinto senza curve e angoli. Per lui non c’è scampo.

Mitra Hajjar
Mitra Hajjar è l’unica attrice professionista del film. La scelta perfetta per interpretare Sara, l’amorevole moglie di Alì, ne IL CACCIATORE. Sara sostiene il marito per tutto il tempo della detenzione, senza vergogna. La personalità di Mitra rivela una donna forte e indipendente. La sua presenza dà l’impressione di una sopravvissuta. Mitra è apparsa anche nel mio IT’S WINTER.
È perfetta per i miei film, in cui i personaggi sono spesso dei sopravvissuti. Glielo si legge sul volto che è un‘iraniana forte. In Iran, Mitra è una star. Ha ottenuto parti principali in più di 20 film. Le sue interpretazioni in film come BORN UNDER LIBRA (diretto da Ahmad Reza Darvish) e SAGKOSHI (diretto da Bahram Beyzai), sono state molto ben accolte.

LA PARTE DI ALI’
L’attore che avevo scelto all’inizio per interpretare Alì si è rivelato inaffidabile e imprevedibile sin dal primo giorno di riprese. Si è presentato dopo 6 ore! Ho deciso perciò di interpretare io stesso Alì e salvare il film. Se avessimo continuato con l’attore originale, prima o poi, le riprese si sarebbero sicuramente interrotte.
Così, nel primo giorno di riprese, mi sono improvvisamente ritrovato a interpretare anche il ruolo principale. Ciò che indosso nel film, infatti, è ciò che mi è capitato di indossare per caso quel giorno. In un certo senso, quindi, IL CACCIATORE è diventato un film su un regista che ha le mani legate perché non gli è permesso di esprimere tutto quello che vorrebbe dire nel film che sta girando.
Il cacciatore del titolo potrebbe in realtà essere il regista stesso, armato di macchina da presa. Essere l’attore e il regista allo stesso tempo è una cosa da “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”. Mi sono ritrovato in un luogo oscuro. Non è stato facile e indolore uscire dal personaggio. Ho anche capito che quello che mi piace del lavoro di regista è filmare altre persone.

DEDICATO A BOZORG ALAVI
Ho dedicato IL CACCIATORE allo scrittore e intellettuale politico iraniano Bozorg Alavi. Alavi è stato costretto all’esilio politico. Dopo il colpo di stato del 1953 in Iran, che si è concluso in arresti di massa, è scappato a Berlino est, dove è rimasto. È stato docente di Letteratura Persiana all’Università Humboldt e ha tenuto lezioni ovunque, in Europa e in Nord America.
È rimasto in esilio fino alla morte, sopraggiunta a Berlino nel 1997. Ha visitato l’Iran solo per poco tempo, dopo la Rivoluzione, nel 1979 e nel 1980. Non credo nelle trasposizioni letterali dei libri in film, credo però che le sensazioni suscitate da un libro possano ispirare un film. Sentimento questo non dettato dalla narrativa tradizionale. In questo senso, posso dire che IL CACCIATORE si ispira al racconto di Alavi del 1952, “Gileh Mard” (L’Uomo di Gilan).

SENTIMENTO DI OPPRESSIONE
L’esperienza interessante de IL CACCIATORE è stato il tentativo di mescolare neorealismo e formalismo. È un western neorealista. Ho cercato di dare al film diverse letture, la politica è solo una di queste. Anche l’ordine morale mi affascina, sia che abbia a che fare con la religione, che con la struttura o i valori sociali. Indipendentemente o simultaneamente. Lo sento forte dentro di me.
Tramite rigide separazioni tra religione e censura, l’Iran impone a ogni individuo la necessità di cercare di capire dall’interno, costringendoci costantemente ad affrontare il sentimento di oppressione che ci pervade. Spero che il film uscirà nelle sale anche in Iran, ma so che sarà difficile, considerato il clima politico attuale.
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