Immortals in 3D di Tarsem Singh

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locandina Immortals in 3D
 
Regista: Tarsem Singh
Titolo originale: Immortals
Durata:
Genere: Azione
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 11 Novembre 2011 (cinema)

Attori: Henry Cavill, Luke Evans, Mickey Rourke, John Hurt, Kellan Lutz, Freida Pinto, Stephen Dorff, Isabel Lucas, Joseph Morgan, Corey Sevier
Sceneggiatura: Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides, Christian Gudegast

Trama, Giudizi ed Opinioni per Immortals in 3D (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Brendan Galvin
Montaggio: Stuart Levy
Musiche: Trevor Morris
Effetti speciali: Raymon Gieringer
Scenografia: Tom Foden
Costumi: Eiko Ishioka,Simonetta Mariano

Produttore: Gianni Nunnari,Mark Canton,Ryan Kavanaugh
Produttore esecutivo: Tucker Tooley,Tommy Turtle,Jeff G. Waxman,Jason Felts
Produzione: Relativity Media, Atmosphere Entertainment MM, DOW Film Productions, Hollywood Gang Productions, Virgin Produced
Distribuzione: 01 Distribution

La recensione di Dr. Film. di Immortals in 3D
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Colonna sonora / Soundtrack di Immortals in 3D
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Francesco Pezzulli: Teseo
Domitilla D'amico: Fedra
Francesco Pannofino: Re Iperione
Giorgio Borghetti: Zeus
Dario Penne: Zeus Da Anziano
Chiara Gioncardi: Atena
Alessio Cigliano: Stavros
Laura Boccanera: Etra

Personaggi:
Henry Cavill: Teseo
Freida Pinto: Fedra
Mickey Rourke: Re Iperione
Luke Evans: Zeus
John Hurt: Zeus Da Anziano
Isabel Lucas: Atena
Stephen Dorff: Stavros
Anne Day-jones: Etra

Informazioni e curiosità su Immortals in 3D


Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
Quando i produttori Gianni Nunnari e Mark Canton hanno incontrato Charles e Vlas Parlapanides, i fratelli grecoamericani che hanno scritto la sceneggiatura di quello che sarebbe poi diventato Immortals, hanno capito subito di avere tra le mani un materiale affascinante e originale. “Loro hanno fornito una bella idea di partenza, molto precisa e dettagliata”, rivela Nunnari. “Ci è piaciuta molto, ma non sapevamo se eravamo pronti a lavorare su un’altra storia epica”.

Le loro riserve dipendevano dal fatto di aver terminato da poco il rivoluzionario blockbuster d’azione d’epoca 300. “Ovviamente, 300 ha rappresentato un punto fondamentale nelle nostre carriere”, aggiunge Canton. “Non era mai capitato nulla del genere in questa industria. Ha dimostrato che si può fare un film storico in maniera moderna, con tematiche collegate a sentimenti, emozioni e una moralità contemporanea. Ma per il nostro progetto successivo pensavamo di tenerci alla larga da materiale simile. Tuttavia, Gianni è un maestro nel capire le sceneggiature di valore ed entrambi siamo stati studenti di storia, mitologia e letteratura. Così, abbiamo deciso che Immortals avrebbe proseguito la nostra collaborazione e sarebbe stata l’occasione di realizzare una serie di film storici e mitologici”.

Canton e Nunnari erano attirati da quella che definiscono la caratteristica del film, che porta “Omero a incontrare Joseph Campbell”. “Il messaggio è di capire quali sono le nostre responsabilità nella vita e di accettarle”, rivela Nunnari. “Una volta che lo fai, capisci che è un privilegio, perché puoi condurre una vita più importante e che non riguarda solo te stesso”. Narrando la storia di Teseo, un giovane nato povero che arriva a detenere nelle sue mani il futuro della civiltà, Immortals inizia come un racconto breve firmato da Charley Parlapanides. Alla fine, il manoscritto è diventato una sceneggiatura, a cui lui ha collaborato assieme a suo fratello Flas. Entrambi avevano già lavorato di fronte e dietro la macchina da presa, ma Immortals ha rappresentato la prima occasione in cui hanno scritto una pellicola a grosso budget. Utilizzando la tradizionale mitologia greca come punto di partenza, hanno ideato una storia che inizia quando gli dei dell’Olimpo sconfiggono i loro predecessori, i Titani, e imprigionano i nemici sopravvissuti in una montagna.

“Nella nostra sceneggiatura, tutto questo viene dimenticato, fino a quando un uomo, Iperione, scopre un Titano morto”, rivela Charley. “Lui decide che libererà i Titani e conquisterà il mondo. Abbiamo ritratto Iperione come il Charles Manson dell’antica Grecia. Lui dà vita a un culto omicida e convince le persone a credere al suo piano. Non solo l’umanità è in pericolo, ma lo sono anche gli dei”. I fratelli Parlapanides hanno creato una storia originale, che rimane fedele allo spirito della mitologia greca. “Abbiamo utilizzato degli archetipi conosciuti, ma modificandoli”, sostiene
Charley. “Al centro della storia, c’è un uomo che all’inizio non crede in nulla e che poi affronta un viaggio che lo rende un eroe e un martire”.
Il loro protagonista, Teseo, è ispirato a uno dei più importanti eroi dell’antica Grecia. In questa storia, Teseo è stato descritto come un giovane povero, la cui madre è stata massacrata in uno degli attacchi del Re Iperione. Dopo che l’unica persona a cui teneva è morta, il giovane vuole vendicarla.

“Teseo non ha avuto una vita piacevole”, sostiene Vlas. “E’ nato senza conoscere il padre e poi si è ritrovato in situazioni straordinarie. Il modo in cui le affronta rappresenta perfettamente la sua persona. All’inizio è semplicemente arrabbiato, ma poi capisce che questa lotta non riguarda solo lui”.
Teseo e il Re Iperione rappresentano due facce della stessa medaglia, come afferma Vlas. “Teseo e Iperione hanno dei punti in comune, perché entrambi hanno subito delle persecuzioni e sono diventati degli schiavi. Ma uno abbraccia il lato oscuro, mentre l’altro decide di prendere un cammino diverso”.

O, come sostiene Canton, “Iperione si è ubriacato alla fonte del male, anche se possiede un suo codice etico. E’ una partita a scacchi tra il bene e il male. E’ questo che raccontiamo nei nostri film. Non vogliamo sempre arrivare alla conclusione che il bene trionfa, perché sappiamo che nella vita non va così. Ci piace mostrare il viaggio dei personaggi in un momento che avrà un impatto sul futuro”.
I produttori sapevano di avere le basi per dar vita a qualcosa di speciale e molto dipendeva dal trovare un regista che potesse soddisfare queste premesse uniche. “In base alla nostra esperienza, sapevamo che era fondamentale trovare un regista brillante”, rivela Canton. “Sia io che Gianni conoscevamo Tarsem Singh e volevamo lavorare con lui. E’ un talento straordinario”.

“La situazione migliore per un produttore è quando il tuo regista capisce i ruoli di ciascun professionista”, aggiunge Nunnari. “Se non fai gioco di squadra, allora non dovresti lavorare in questo ambiente. Tarsem sa bene quello che vuole ottenere, ma è anche molto bravo a collaborare”.
Il produttore Ryan Kavanaugh, l’amministratore delegato della Relativity Media, definisce Singh, che in precedenza aveva realizzato due film dalle immagini impressionanti, The Cell – la cellula e The Fall, un visionario. “E’ notevole, non solo come regista, ma come per la sua mentalità artistica. Questa è un’enorme storia epica e commerciale, ma lui non l’ha mai vista in questo modo. Ha valutato ogni inquadratura di ciascuna scena e sapeva prima che iniziassimo le riprese quale sarebbe stato il colore dei sandali di ciascun personaggio e l’aspetto della sua spada”.

La visione di Singh per il film non si limitava a realizzare un blockbuster hollywoodiano di un mito greco. Lui sostiene che il progetto doveva servire come “un cavallo di Troia” per realizzare la sua
visione personale con grandi mezzi. “Amo leggere i miti greci”, rivela il regista. “Ma non ero interessato a realizzare un film sulle storie originali. Ero intrigato dal rapporto tra dei ed esseri umani. Così ho pensato che avremmo potuto prendere dei racconti tradizionali e, allo stesso modo dei dipinti del Rinascimento, utilizzare la mitologia come base, aggiungendo degli elementi rilevanti per la nostra epoca”.

La spinta creativa di Singh e le sue aggiunte personali alla sceneggiatura hanno iniziato a trasformare la storia, ma i realizzatori non hanno mai dimenticato che Immortals è un’avventura piena di adrenalina. Con questo spirito, lo hanno riempito di stunt scatenati, effetti all’avanguardia e l’eccitazione che solo il 3D può fornire. “Tarsem cerca sempre di creare qualcosa che non è mai stato fatto prima”, afferma Nunnari. “Io rimanevo spesso sorpreso. Lui esplora un nuovo modo di portare le immagini sullo schermo, grazie a un viaggio fantastico. E’ giovane, fresco e originale. E c’è una gran quantità di testosterone in questa pellicola”.
“E’ veramente diretto”, sostiene Canton. “Non giochiamo sul sicuro, la Storia e la Mitologia non offrono sicurezze. Noi non abbiamo nessun interesse ad andare sul sicuro”.


IL CAST DI IMMORTALS: EROI E MOSTRI
La storia di Immortals vede al centro tre figure imponenti: il Re Iperione, un guerriero mezzo matto che punta a conquistare il mondo; Teseo, un giovane avventuriero che vuole distruggere Iperione per vendicare la morte di sua madre; e Zeus, che governa sul Monte Olimpo e rappresenta l’autorità suprema tra gli dei dell’antica Grecia. Il loro conflitto scatena una battaglia epica tra umani, dei e semidei che potrebbe annientare la civiltà. Quando si è trattato di scegliere i protagonisti, come rivela Nunnari, “avevamo bisogno di attori fantastici, ma loro dovevano capire che il film era la vera star”.

Quando hanno iniziato il processo per trovare il gruppo perfetto, i produttori e il regista erano d’accordo che, per interpretare Teseo, c’era bisogno di un attore che non fosse così famoso da soffocare il personaggio. Henry Cavill aveva iniziato a farsi conoscere per il ruolo di Charles Brandon nella serie dello Showtime Network I Tudors, ma non era stato ancora scelto per incarnare il protagonista nella pellicola di Zack Snyder Superman: Man of Steel.
“La sceneggiatura era ancora in fase di sviluppo quando abbiamo incontrato Henry”, ricorda Singh, “così abbiamo preso una pagina e gliela abbiamo fatta leggere in un modo. Poi, ho effettuato delle correzioni. Lui ha svolto tre letture, ognuna delle quali in maniera diversa. Era decisamente versatile. Sapevo che qualsiasi direzione avesse preso la sceneggiatura, Henry avrebbe potuto seguirla”.

Sia l’ambientazione mitologica che la prospettiva di lavorare con Singh affascinavano Cavill. “Sono sempre stato un appassionato di mitologia antica”, rivela l’attore. “Quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta, era in una versione iniziale, ma la visione di Tarsem per il film e la sua passione erano già di altissimo livello”.
La crescita del personaggio rendeva Teseo una sfida notevole per l’attore. “Lui è stato ostracizzato dalla società e quindi la disprezza. L’unica persona che ama è sua madre. Ma è anche intelligente. Si pone delle domande, invece di seguire ciecamente delle idee. Un vecchio misterioso lo prende sotto la sua ala protettiva e gli insegna nozioni di filosofia, così come le arti marziali. Una volta adulto, è ormai diventato un guerriero ben allenato”.
Cavill sostiene che la sua conoscenza dei miti e delle leggende che hanno ispirato la pellicola hanno influito solo in minima parte nella creazione del personaggio. “Si possono trovare dei riferimenti alla mitologia classica di Teseo”, sostiene l’attore. “Ma in generale non ci siamo attenuti molto alla storia tradizionale. E’ una battaglia di uomini contro uomini. Ci sono gli dei e i Titani, ma non sono coinvolti direttamente negli affari umani”.

Così, piuttosto che svolgere un’estesa ricerca storica, Cavill si è immerso nel mondo che Singh aveva creato per il film. “Tarsem mi ha mostrato le fonti che lo avevano ispirato e cosa avrebbe creato a livello visivo”, prosegue l’attore. “Mi ha fornito degli importanti aspetti del personaggio di Teseo. Nonostante la sceneggiatura definitiva sia arrivata solo pochi giorni prima delle riprese, Tarsem aveva tutto nella sua testa. Sarebbe stato rischioso effettuare ulteriori ricerche”.
La passione del regista per il progetto era contagiosa, sostiene Cavill. “Faresti qualsiasi cosa per lui, perché anche Tarsem la fa. Lui ha messo dieci volte più energia nel progetto di chiunque altro sul set. La sua abilità di rappresentare in ogni momento la visione che ha in mente è incredibile”.

Il realizzatore ha fatto un’eccezione alla regola di non prendere star del cinema, scegliendo Mickey Rourke nei panni del mostruoso Re Iperione. La sua reputazione di icona hollywoodiana dal carattere fumantino aggiunge una caratteristica importante alla malvagità del cattivo. Il ruolo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di impressionante rinascita che ha condotto Rourke dopo la sua interpretazione candidata all’Oscar® in The Wrestler. “Nella vita reale, Mickey Rourke è autocritico e molto onesto”, sostiene Canton. “E’ riuscito a tornare in auge grazie al suo talento. Ora, sta ottenendo il rispetto e le opportunità che meritava da tempo. Lui si pone delle domande tipiche di un grande attore, perché non parla di sé stesso, ma di quello che può fornire alla pellicola. Quando Mickey arriva sul set, è meglio che tu reciti bene, altrimenti ti massacrerà se non dai il massimo”.

Rourke ha fornito al set una meritata reputazione di vita dura e abitudini da star del cinema, che ha reso Singh ancora più convinto che fosse l’attore giusto per il ruolo. “Non troverete mai un cattivo più originale di Mickey Rourke”, sostiene Singh. “Lui è un grande e io gli lascio mano libera. Per gli altri attori avevo delle indicazioni precise, ma Mickey poteva aggiungere quello che voleva. Lui prendeva una frase semplice e la arricchiva”.
Teseo ha diversi compagni nel suo viaggio, compresa Fedra, una sacerdotessa e guaritrice (interpreta da Freida Pinto), un furfante chiamato Stavros (Stephen Dorff) e un monaco che protegge Fedra. “Un ladro, uno schiavo, un monaco, una sacerdotessa”, sostiene Singh. “Non sembrano avere molto in comune. Ma questo è il classico viaggio dell’eroe, non è vero?”.

Canton sapeva di aver trovato la Fedra giusta con la Pinto, una giovane attrice inglese di origini indiane, che aveva appena esordito al cinema con la pellicola vincitrice dell’Academy Award come miglior film The Millionaire. “Era arrivato il momento per lei di emergere e diventare una vera star del cinema”, rivela il produttore. “Ha un aspetto fantastico. Si impegna molto ed è una grande professionista. Sembrava decisamente naturale nel film. Non avevamo dubbi, volevamo Freida Pinto”. Nunnari è d’accordo: “alcuni attori o attrici crescono nel corso delle riprese, come è capitato a Freida”, sostiene il produttore.

L’impressionante bellezza della Pinto e il suo aspetto ultraterreno hanno conquistato immediatamente l’approvazione di Singh. “Fedra doveva essere esotica rispetto alla maggior parte della gente nel suo mondo”, sostiene Singh. “Le persone potrebbero pensare che, essendo un film sulla Grecia, lei debba essere greca, ma io non la vedevo in questo modo. Quando l’ho incontrata, ho pensato subito che fosse la persona giusta”.
La Pinto era una fan di Singh fin da quando ha visto la sua fantastica opera del 2006, The Fall. “Io sono rimasta impressionata dal modo in cui affascinava tutti i miei sensi”, rivela l’attrice. “Pensavo che questo film potesse ottenere lo stesso risultato. Quando l’ho incontrato per la prima volta, non sapevo cosa aspettarmi. Lui mi ha spiegato le ragioni per cui fare la pellicola e le sue attese sul risultato finale, così come quello che si attendeva da me e dagli altri attori. Era tutto maestoso e fantastico, volevo veramente farne parte”.

Fedra ha trascorso tutta la sua vita in compagnia delle colleghe sacerdotesse e viene considerata molto abile nelle previsioni sul futuro. Ma le sue visioni, anche se accurate, sono ambigue. “E’ un’esperienza decisamente disturbante per lei, perché non sa esattamente cosa accadrà”, spiega la Pinto. “Lei vede per la prima volta Teseo in una visione, ma non sa chi sia questa persona. Lui tiene in mano la cintura dell’imperatore e questo potrebbe significare che è il salvatore, ma Fedra non ha una fiducia completa nei suoi confronti, perché non sa cosa significhi veramente la sua visione. Man mano che la storia va avanti, lei inizia a credere che possa essere il salvatore del suo popolo”.
Per la sua prima interpretazione in un grande film di una major, la Pinto sostiene di essere stata fortunata ad avere Singh come sua guida. “Tarsem è un regista che ti sostiene molto. Lavorando in un progetto imponente come questo, il tempo è denaro, ma lui era sempre paziente e aperto ai suggerimenti. Quando si fa un film del genere, si vivono delle emozioni forti. Io sono veramente eccitata ed è esattamente quello che deve provare anche il pubblico”.

Stephen Dorff, che ha impressionato la critica e il pubblico nei panni di un playboy di Hollywood in Somewhere di Sofia Coppola, incarna Stavros, che diventerà alleato e amico di Teseo. “Lui è un personaggio particolare, che non si fa problemi a dire e fare quello che vuole”, sostiene Dorff. “Ho apprezzato il suo senso dell’umorismo, così come l’alone di mistero che esprime. Non sappiamo chi sia, se è buono o cattivo.
Lui e Teseo per un po’ si scontrano, ma a un certo punto Teseo capisce che Stavros lo appoggia e che può sfruttare il suo aiuto”.

Singh ha capito immediatamente che Dorff era perfetto per la parte. “Stavros è il tipo di persona che pensa di essere speciale, ma non è facile capire perché. Ho visto qualcosa in Stephen che combaciava con questa descrizione. Lui ha il genere di sicurezza perfetta per il ruolo”.
L’energia inesauribile, l’impegno e l’efficienza di Singh lo hanno reso il regista ideale per Immortals, come rivela Dorff. “L’unico modo di realizzare questo tipo di film è con un capitano del genere. Lui non si ferma mai, capisci che sta già montando la pellicola nella sua testa. Non perde
tempo. L’obiettivo di un film del genere è far pensare al pubblico che vale il prezzo del biglietto. E credo che questa pellicola offra quello che promette”.


IL CAST DI IMMORTALS: DEI E DEE
Singh ha avuto un’idea originale quando ha scelto gli attori che avrebbero incarnato gli dei del Monte Olimpo, che osservano con interesse quello che avviene sulla Terra. “Desideravo che fossero tutti giovani. “La saggezza è collegata all’età, tanto che i pittori del Rinascimento davano agli dei l’aspetto di persone anziane, ma anche un corpo perfetto. In una pellicola, non è possibile fare una cosa del genere, se non creando tutti i personaggi col digitale. La mia idea è che, se sei una divinità, non c’è ragione di sembrare vecchio. Se mi trovassi sul Monte Olimpo e potessi avere l’età che desidero, non vorrei certo questa barba bianca”.

Un gruppo di splendidi attori emergenti, tra cui Luke Evans, che recentemente ha affiancato John Cusack in The Raven, Kellan Lutz della serie di Twilight e Isabel Lucas, che ha lavorato a Transformers: La vendetta del caduto, interpretano le divinità di Singh. Mentre Zeus (Evans), il re degli dei, cerca di impedire ai suoi colleghi di interferire nelle vicende umane, sua figlia Atena (Lucas), dea della guerra e della saggezza, sta cercando un modo di trovare delle soluzioni pacifiche per i conflitti umani e il fratello Poseidone (Lutz) li sta aiutando in maniera discutibile.

Il ruolo di Zeus è quello di osservare senza agire, come sottolinea Evans. “Qualsiasi cosa avvenga, è quello che deve succedere. Lui rimane il più possibile fedele a questa impostazione e cerca di mantenere l’ordine tra gli altri dei, che comunque non lo ascoltano sempre”.
Il giovane attore era eccitato di lavorare sia con Cavill che con Singh. “Ho un grande rispetto per Henry”, rivela Evans, “conosco i suoi film e lui personalmente da qualche tempo, quindi è sempre bello lavorare con qualcuno che hai già incontrato prima. E sfido chiunque a osservare il lavoro di Tarsem e non rimanere ammirati dall’aspetto visivo. Lui ha l’abilità di raccontare una storia che nessun regista ha mai narrato prima. Lavorarci assieme rappresentava un’opportunità fantastica”.

Kellan Lutz è cresciuto leggendo la mitologia greca e ha sviluppato un particolare interesse verso il benevolo Poseidone. “Sono del segno dei Pesci e amo nuotare”, spiega l’attore. “I miei genitori mi definivano un pesce e Poseidone mi sembra una sorta di zio benevolo. E’ il fratello di Zeus e zio di tutti gli dei più giovani. Lui e Zeus sono due fratelli in competizione. Zeus può dirgli di non fare qualcosa, ma come vediamo nel corso del film, lui troverà il modo di disobbedirgli”.
Lutz ha amato il fatto che la sceneggiatura abbia preso un’idea dalla mitologia greca, dando vita a una nuova versione. “E’ originale, dark ed estremo”, rivela l’attore. “La pellicola ha delle immagini fantastiche, grandi tecniche di combattimento e degli scontri magnifici. E’ un modo diverso di raccontare le storie che amo”.

Sfruttando l’interpretazione di Isabel Lucas, Atena cerca di aggirare il divieto del padre di aiutare Teseo e i suoi compagni. “In tutte le storie, Zeus e Atena sono sempre molto vicini. Lei è la sua figlia preferita, quindi ritiene di poterla fare franca”.
Lei descrive Singh come una persona generosa e molto paziente. “Con tutto quello che doveva fare sul set, poco prima di dire ‘azione’, pronunciava sempre le parole ‘non appena sei pronta’”.
Il gruppo che Singh e i produttori hanno messo assieme ha reso queste riprese impegnative un piacere per Henry Cavill. “Erano delle persone fantastiche con cui lavorare”, sostiene l’interprete parlando dei suoi colleghi di Immortals. “Sono state delle riprese incredibili e ho apprezzato ogni secondo di fatica grazie a quelli con cui collaboravo”.


IL DITO DI DIO
Il regista Tarsem Singh è arrivato al primo incontro con i produttori di Immortals con una valigetta piena di riproduzioni di dipinti presenti nei musei, per illustrare la sua visione inconsueta della pellicola. Tucker Tooley della Relativity Media, uno dei produttori responsabili di Immortals, ricorda che il loro primo incontro non è andato come si aspettava. “Ha portato queste grandi tele e sembrava qualcosa che vedi in un museo”, rivela Tooley. “La prima impressione è stata che i dipinti fossero molto diversi da come avevamo immaginato il film, ma quando Tarsem ha iniziato a spiegarci le sue idee, tutto ha acquistato un senso”.

Lui ha proposto di basare le immagini di Immortals sul lavoro di Caravaggio, l’irrequieto pittore del barocco italiano. Cambiando le regole con la scelta di utilizzare veri modelli per soggetti religiosi e mitologici, Caravaggio lavorava con una tavolozza di colori saturi, luci drammatiche, movimenti dinamici ed emozioni estreme nei suoi dipinti. Il suo stile cozzava con le opere più statiche del Rinascimento e gli valse sia consensi che critiche nel corso della sua vita. La visione ambiziosa di Singh ha impressionato i produttori, che la ritenevano perfetta per l’argomento scelto.
Il regista ha lavorato a stretto contatto con gli scenografi e la troupe per ricreare la luminosità tipica del lavoro di Caravaggio per quanto riguarda l’aspetto generale della pellicola. “Noi la chiamiamo ‘La luce del dito di Dio”, sostiene Singh. “Si concentra su punti precisi e sembra provenire da zone remote”.

L’art director Michael Manson sostiene che la visione e il coraggio creativo di Singh rendono Immortals una storia epica differente dal solito. “Noi che lavoriamo nel reparto artistico abbiamo una storia lunga con Tarsem, che adoriamo”, sostiene questo professionista. “Io lavoro con lui da quindici anni, quindi è facile comunicare. Tutto ha inizio con l’interpretazione che Tarsem dà alla sceneggiatura. Noi sfruttiamo queste informazioni iniziali per svolgere delle ricerche nelle biblioteche, su Internet e nei musei. “Ci affidiamo ai nostri file collettivi per decidere l’abbigliamento, il makeup, le protesi e gli effetti speciali. Ognuno porta qualcosa di suo al film”.
Piuttosto che ambientare la storia in una vera epoca storica, Singh e i suoi scenografi hanno creato un mondo originale per Immortals. “Non è l’età minoica o quella del bronzo”, sostiene Charley Parlapanides. “E’ l’età di Tarsem. Lui sfrutta gli dei dell’Olimpo e i Titani, ma con un punto di vista molto particolare. Non è un mondo facilmente riconoscibile. Per lo più, proviene dalla mente di Tarsem. Lui ha realizzato qualcosa di nuovo e rivoluzionario, ma anche dark e brutale”.

L’ideatrice dei costumi Eiko Ishioka, che ha ottenuto un Oscar per il suo spettacolare lavoro in Dracula (1992) di Bram Stoker diretto da Francis Ford Coppola, è molto nota per la sua attività in campo cinematografico, teatrale, televisivo e pubblicitario. La Ishioka è anche un’acclamata artista visiva, i cui lavori fanno parte della collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. La sua visione iconoclasta del mondo è perfetta per i territori che voleva esplorare Singh.
“Per quanto riguarda i costumi, abbiamo deciso fin dall’inizio di non orientarci verso il greco classico”, rivela Singh. “Sarebbe stato controproducente assumere una persona come Eiko e poi limitare le sue scelte. Non ha senso chiederle di pensare fuori dal coro, perché lei non ha idea di cosa sia il coro. Proviene da un universo parallelo”.
“Allo stesso tempo”, aggiunge il regista, “questa è una pellicola d’azione. Dovevo assicurarmi che lei non realizzasse dei costumi magnifici in cui non ci si poteva muovere”.

L’ideatrice dei costumi giapponese, che ha studiato design e arte prima di iniziare a lavorare nel mondo del cinema, sostiene di aver affrontato l’incarico di Immortals come una sfida creativa ambientata in un mondo fantasy. Ma lei ha capito che i suoi voli pindarici dovevano essere ancorati a una realtà concreta e ha apprezzato la collaborazione con gli attori per far funzionare le sue idee. “In questo procedimento, le mie opinioni sono piuttosto folli”, rivela l’artista. “Per assicurarmi che i costumi funzionino bene, chiedo l’assistenza degli attori. In effetti, ritengo che chi crea i costumi debba collaborare con gli interpreti”.

Freida Pinto ha trovato questo procedimento entusiasmante e fondamentale nella creazione del suo personaggio. “Eiko ha ideato questi costumi magnifici per tutti”, rivela la Pinto. “Ma bisognava lavorarci per renderli una seconda pelle. Dovevamo mantenere una certa postura per farli apparire magnifici in ogni occasione, ma erano essenziali per trasportare la pellicola in un regno maestoso. Io indossavo un magnifico corsetto rosso, con una gonna rosso fuoco e un velo nero. Quando me la sono messa, la sentivo perfetta sulla mia pelle e avevo una gran fiducia. Non c’era nulla di volgare, mostrava i punti giusti, proprio come doveva essere. La sua idea della sessualità e della sensualità femminile è meravigliosa”.

Per Kellan Lutz è stata una sfida lavorare con l’elaborato costume di Poseidone, soprattutto durante le scene di battaglia della pellicola. “Io indossavo un grande elmo col segno dei Pesci ed era molto complicato combattere con una cosa del genere indosso”, rivela l’attore. “In realtà, era difficile anche semplicemente recitarci. Non riuscivo a sentire niente, perché avevo delle conchiglie marine nell’orecchio. Sembrava il suono dell’oceano. Inoltre, continuavo a farmi male con il tridente di Poseidone”. Per la Ishioka, il compito più difficile nella creazione dei costumi era di dar vita a un’armatura realistica. “Io volevo utilizzare dei materiali scintillanti per una maschera o un elmo”, rivela la professionista. “Ma le superfici riflettenti avrebbero interferito con le riprese che richiedevano il green screen. Non volevo che sembrasse falso, come la parte superiore dell’armatura fatta di legno o questo genere di cose. Non doveva essere troppo luminosa, ma volevo anche che il pubblico credesse veramente che l’armatura era di metallo”.

I costumi originali della Ishioka erano affiancati dal lavoro della responsabile del makeup Nikoletta Skarlatos. “Tom Foden, lo scenografo, mi ha inviato una presentazione visiva dei set, così da potermi fare un’idea dei personaggi. Ho svolto molte ricerche prima di presentare le mie idee, perché sono una grande fan sia di Tarsem che di Eiko. Entrambi mi hanno ispirato e sapevo che questa sarebbe stata la possibilità di realizzare qualcosa di straordinario. Per quanto riguarda i riferimenti, ho puntato sulla mitologia, ma volevo anche creare qualcosa di mai visto prima”.

“E’ un film molto impegnativo per quanto riguarda il makeup”, sostiene la Skarlatos, spiegando che i miglioramenti tecnologici hanno alzato l’asticella per questa attività. “il 3D è molto preciso e mostra le cose più chiaramente. L’alta definizione e le riprese digitali amplificano questo effetto. Abbiamo cercato di essere molto accurati”.
La Skarlatos ha lavorato a stretto contatto con la Pinto per creare l’aspetto di Fedra. “Il make-up agli occhi non fa parte della tradizione indiana e non è qualcosa di moderno. Ha un aspetto diverso e misterioso, con alcune piccole sfumature che alludono al fatto che lei è un Oracolo, un essere molto speciale”.

Le acconciature e il make-up hanno aiutato la Pinto a entrare nei panni della mistica Fedra. Loro hanno utilizzato dei colori per i miei capelli che non avevo mai sperimentato prima”, rivela l’attrice. “Abbiamo aggiunto delle extension e una treccia, che mi hanno fatto sentire parte di quell’epoca. Io arrivavo con i miei jeans e la t-shirt, mi mettevo il mio costume e diventato una persona completamente diversa: Fedra”.
La Skarlatos, che aveva lavorato in precedenza a Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo e Thor, ha anche creato gli effetti speciali makeup, compresi quelli che richiedevano il sangue. “Può essere reso più scuro, ma bisogna fare attenzione al risultato finale, tanto che dovevamo lavorare con il direttore della fotografia per creare il sangue giusto nelle scene notturne e in quelle di giorno”.


COSTUIRE UN NUOVO MONDO SPETTACOLARE
Immortals è pieno di effetti visivi, azione, avventura e praticamente tutto quello che si può avere a disposizione. I realizzatori hanno sfruttato le ultime tecnologie 3D e quelle legate agli effetti visivi per mettere assieme efficacemente mondi digitali e realtà concreta. “Sul set, continuavamo a rimanere sorpresi”, rivela Nunnari. “La tecnologia è una parte eccitante del viaggio del pubblico”.
Per rendere più semplice la creazione del mondo immaginario di Singh a livello tecnico e logistico, i produttori hanno deciso di ospitare ogni cosa ai Cité du Cinéma Studios di Montreal. Uffici di produzione, effetti speciali, reparto artistico ed effetti visivi stavano tutti sotto uno stesso tetto.

Dal punto di vista tecnico, Singh ha lavorato con i suoi storici collaboratori, il direttore della fotografia Brendan Galvin e lo scenografo Tom Foden. “Io mi muovo alla velocità della luce”, rivela il regista. “Può essere difficile starmi dietro, ma la mia squadra si sposta molto velocemente con me. Così, mentre l’aspetto di questo film è completamente diverso da quello che abbiamo fatto prima, il supporto tecnico che loro possono fornire risulta fondamentale”.
Jack Geist, produttore degli effetti visivi, e Raymond Gieringer, supervisore alla produzione degli effetti visivi, sono stati aggiunti al gruppo per coordinare gli spettacolari effetti visivi di Immortals. “Solo per quanto riguarda gli ambienti, avevamo un grande spettacolo di effetti imponenti”, sostiene Gieringer. “Poi, in questi spazi c’erano tanti effetti: enormi sequenze di battaglia, montagne che crollavano, dei e Titani in lotta. Oltre 100 inquadrature erano dotate di effetti speciali”.

A supporto degli effetti, c’era anche un’importante struttura concreta. Infatti, sono stati costruiti circa 20 set, ognuno contenente un diverso mondo virtuale e che in alcuni casi permettevano panoramiche di 360 gradi. Gieringer sostiene che i reparti hanno lavorato a stretto contatto per far funzionare tutto. “I set rappresentano un mondo molto concreto. Noi dovevamo prendere questi set e costruire gli ambienti circostanti. Tom Foden e l’art director Michael Manson hanno collaborato con noi perché tutto sembrasse perfetto”.
Geist e Gieringer sono rimasti coinvolti fin dall’inizio del processo di sviluppo, per aiutare Singh a realizzare i concept del suo film. Il regista era molto preciso su quello che voleva, come rivela Gieringer. “Tarsem è molto accurato nelle sue inquadrature e le sue composizioni sono favolose, diverse da quelle di qualsiasi altro regista con cui abbia mai collaborato. Noi abbiamo realizzato un film bellissimo e stilizzato, con tante frecce al nostro arco per quanto riguarda gli aspetti virtuali”.

Immortals ha utilizzato dei sistemi all’avanguardia per ottenere questo stile visivo impareggiabile. Durante la fase di preproduzione, i realizzatori hanno adottato un sistema chiamato InterSense, utilizzato in precedenza per il film Avatar. “Questo ha permesso a Tarsem di sapere esattamente cosa sarebbe stato fatto con il green screen e cosa con i set concreti”, afferma Jeff Waxman, che è stato sia produttore responsabile, che produttore esecutivo. “In seguito, abbiamo potuto costruire i nostri set con le dimensioni necessarie. Abbiamo preparato tutto con mesi di anticipo. I pittori degli sfondi hanno ideato tutti gli ambienti al computer. Il reparto artistico ha creato i set concreti che avrebbero reso possibili questi ambienti. Avendo tutti sotto lo stesso tetto, Tarsem poteva comunicare con ciascuno di loro ed effettuare dei cambiamenti immediati”.

Considerando che la tecnologia progredisce molto rapidamente, Kavanaugh sostiene che è stato fatto un passo avanti rispetto a quello di cui poteva disporre James Cameron nella realizzazione di Avatar. “Tarsem poteva stare di fronte a un computer prima di girare la scena, che risultava tutta in scala”, rivela il produttore. “Lui poteva anche vedere le riprese prima che queste venissero effettuate e prendere delle decisioni su come girarle e che lenti utilizzare. Inoltre, tutto questo gli ha permesso di creare una realtà 3D perfetta e comprendere quali parti della scena sarebbero apparse più in evidenza”.
Nel corso delle riprese, il regista ha sfruttato un altro sistema all’avanguardia, chiamato Moses, che gli ha permesso di avere un maggiore controllo delle inquadrature.

“Moses è uno dei tanti sistemi che ti permette la previsualizzazione, in modo da sapere in anticipo come apparirà la scena con le aggiunte CGI o in un mondo digitale”, spiega il direttore della fotografia Brendan Galvin. “Tarsem poteva vedere la testa di una persona emergere da una montagna che non esisteva. Lo abbiamo utilizzato nelle scene del monastero, scendendo da questo accampamento con gli Eraclidi, in modo da capire dove sarebbe apparso tutto quello che in realtà non esisteva”.
Singh sostiene che il sistema Moses, assieme alla sua attenzione verso i dettagli in fase di preproduzione, gli abbia permesso di creare delle inquadrature che avevano una composizione perfetta. “Io potevo costruire un quadro”, spiega il regista. “Alcuni film sono come dei fumetti, mentre questo è un dipinto. Il sistema va oltre il green screen e così io posso controllare la composizione”.


LAVORARE IN UN’ALTRA DIMENSIONE
Pieno di dei dell’Olimpo, battaglie imponenti e panorami mozzafiato, Immortals richiedeva uno stile di produzione notevole. Fin dall’inizio, i creatori della pellicola sapevano che per dar vita alla storia nel modo migliore, dovevano farla in 3D, ma non come un banale film tridimensionale. “Tarsem ha una visione molto particolare”, afferma Tucker Tooley della Relativity Media. “Lui vede il film in maniera personale e fornisce qualcosa alla storia che non avremmo potuto prevedere. Per capire questo punto di vista unico, abbiamo ideato il film in 3D fin dall’inizio. Ogni aspetto della pellicola doveva esaltare la tridimensionalità”.
Tuttavia, girare il film utilizzando delle normali cineprese 2D e poi creando gli effetti 3D in postproduzione ha fornito al regista un maggior controllo della profondità e dei movimenti di quanto sarebbe stato possibile realizzandolo direttamente in 3D. “Ogni aspetto doveva essere preso in considerazione”, rivela Tooley. “prima di girare qualsiasi inquadratura, abbiamo creato gli elementi sullo sfondo e davanti alla cinepresa, in modo da ottimizzare il processo legato alle dimensioni”.

Singh ha lavorato con lo stereografo responsabile David Stump della 3DCG per mettere a punto il budget e la sceneggiatura legati alla profondità, che assicurava che l’aspetto della pellicola fosse conforme alla visione del regista. “E’ possibile vedere immediatamente la differenza”, sostiene il realizzatore. “Ci siamo presi il tempo necessario e, cosa più importante, abbiamo pianificato tutto correttamente. Alcune persone ritengono che questa sia una svolta epocale”.
L’aspetto rivoluzionario del film è stato creato dalla Prime Focus, la società di effetti 3D che in passato si era occupata di Guerre stellari: Episodio uno – La minaccia fantasma e Harry Potter e i doni della morte: Parte II. I recenti progressi a livello tecnologico, compreso il software proprietario della Prime Focus View-D, hanno consentito a Singh di creare effetti visivi mai visti prima.

Con 4.000 artisti e tecnici sparsi in tre continenti diversi, la Prime Focus ha dedicato risorse importanti per realizzare la visione ambiziosa di Singh. “La grande sfida in ogni pellicola è adattare un’intera squadra di artisti per soddisfare le esigenze di un particolare regista”, rivela il responsabile marketing della Prime Focus Bobby Jaffee. “Quello che George Lucas o Michael Bay desideravano per le loro pellicole non ha nulla a che fare con quello che voleva Tarsem Singh”.
“Le indicazioni di Tarsem sono state fondamentali in tutto quello che facevamo”, sostiene Stump. “Lui ci ha chiesto di fornire ai personaggi il volume e la forma giusti. La parola chiave è scultura. I personaggi dovevano stare proprio di fronte a noi, piuttosto che su uno schermo”.

Per Singh, la tecnologia si è rivelata essere un’estensione naturale dello stile visivo unico che ha sviluppato nella sua premiata carriera come regista di pubblicità e pellicole. “La storia poteva essere
raccontata in molti modi diversi”, rivela il realizzatore. “Ma il mio senso estetico si presta perfettamente al 3D. Le mie inquadrature sono ispirate ai quadri e normalmente giro facendo attenzione alla profondità, caratteristiche perfettamente indicate per il 3D. Non monto il film in maniera molto rapida, né faccio dei primi piani estremi, che non funzionano bene in questo formato. Insomma, non ho dovuto adattare la mia visione al 3D, perché era un binomio perfetto già di suo”.

Il processo di dimensionalizzazione può risultare lento e complicato, ma porta grandi benefici al prodotto finale. “Richiede tanti mesi di lavoro, ma creare dei contenuti stereoscopici 3D in postproduzione ci ha fornito un maggiore controllo. Potevamo inserire tutto in qualsiasi punto. In effetti, non solo era possibile, ma necessario, perché nulla va a finire al punto giusto per caso”. Come aveva previsto Tarsem, il 3D era perfetto per le sue esigenze visive. “Noi dovevamo ottenere un grande risultato”, afferma Merzin Tavaria, cofondatore e responsabile creativo della Prime Focus. “I dettagli delle sequenze, in particolare quelle con i Titani, rappresentavano una sfida eccitante. Alla fine, eravamo veramente felici del prodotto finale e di essere riusciti ad aiutare Tarsem a creare la sua visione”.
“Noi gli mandavamo continuamente delle inquadrature e discutevamo su come sarebbero apparse in 3D”, spiega Tavaria. “Lavoravamo sulla profondità di ciascuna immagine, dallo sfondo a quello che vediamo in primo piano, e su come sarebbe stata inserita in 3D. Questo ci permetteva di ottenere un altissimo livello qualitativo”.

La pellicola finita aveva una profondità e un volume mai visti prima sullo schermo, secondo l’opinione di Ken Halsband, dirigente responsabile della produzione per la Relativity Media. “La particolarità di questo film è che siamo riusciti a creare una pellicola 3D dall’aspetto artistico”, rivela Halsband. “Tutto, dai set ai costumi, era ideato per dar vita alla miglior esperienza 3D possibile. Abbiamo utilizzato al meglio questa tecnologia, con più precisione e senso artistico di quanto avvenuto finora”.
Luminoso e dettagliato, Immortals ha alzato il livello degli effetti stereoscopici al cinema. “Tarsem ha creato un intero nuovo mondo”, rivela Tooley. “E’ un ambiente che il pubblico non aveva mai visto, in cui più gli elementi vengono integrati nell’esperienza, meglio è. La tecnologia 3-D ci ha fornito un’opportunità magnifica”.


VELOCITA’ DIVINA
Gli eroi immortali di Singh, le divinità del Monte Olimpo, sono molto più belli, forti e veloci dei loro corrispettivi umani. Il regista li ha visti come delle creature idealizzate e maestose. “In effetti,
gli dei hanno un guardaroba molto limitato”, afferma il regista. “Loro devono essere in forma e questo era un fattore importante nella scelta degli attori”.
Alcune delle loro doti sovrumane sono il risultato dell’utilizzo innovativo della cinepresa di Singh. “Io volevo portarli a un altro livello”, rivela il regista. “Così, durante le scene di battaglia, gli dei si muovono molto più rapidamente degli umani, cosa che fornisce un contributo notevole all’azione. Tutti i nostri combattimenti sono differenti. Gli scontri tra esseri umani avvengono in tempo reale così come quelli tra divinità, considerando che loro hanno la stessa velocità, quindi non si capisce la differenza tra i loro scontri e quelli umani. Ma quando gli dei combattono con gli uomini, quest’ultimi sembrano bloccati e congelati”.

In alcune occasioni, si può assistere a ogni tipo di battaglia nella stessa scena. “In alcuni momenti, tutte le sequenze di combattimento sono state realizzate in maniera diversa”, rivela Singh. “Ritengo che sia qualcosa di magico”. Soddisfare le esigenze del regista ha richiesto pazienza e tenacia. “Abbiamo girato tutto dal punto di vista degli dei. In seguito, lo abbiamo rigirato dal punto di vista umano. Siamo stati impegnati quattro giorni, in modo da soddisfare ogni punto di vista. Gli esseri umani sembravano congelati, mentre gli dei andavano alla velocità della luce. Non è uno scontro equo”.

Galvin spiega che la magia è stata creata cambiando la velocità della cinepresa. “Cinquecento frame iniziano a far rallentare le cose e se si arriva a mille, talvolta anche i movimenti più evidenti che possono fare le persone sembrano nulli”, sostiene Galvin. “E’ una velocità inconsueta, che ti porta a entrare in un’altra dimensione nella tua testa, perché puoi vedere delle cose impressionanti. Molta gente è abituata all’alta velocità osservando eventi sportivi. Quando rallenti le cose, è decisamente diverso”.

Canton ritiene che l’effetto “velocità divina” rappresenti un esempio eccellente di come gli effetti speciali siano una parte integrante del film, tanto da diventare un elemento della narrazione. “Vedere gli dei muoversi ad alta velocità, mentre gli umani si spostano in slow motion, non è un effetto semplice”, rivela il tecnico. “Nessuno ha mai provato a manipolare il tempo per due personaggi diversi nello stesso film. Non è una semplice pellicola, ma un’esperienza. E’ qualcosa che ti cambia la vita, come è stato Guerre stellari quando lo abbiamo visto per la prima volta”.


LUCI, CINEPRESA, AZIONE… E ANCORA AZIONE
Esprimere la vastità, le dimensioni e il caos delle notevoli battaglie di Immortals richiedeva un esercito di coreografi del combattimento, addestratori e stuntman allenati in qualsiasi disciplina, dalla scherma al karate. Le coreografie sono iniziate sei mesi prima delle riprese per renderle il più possibile dure, esplosive e pericolose.
All’inizio, Singh ha deciso che voleva rendere le scene di combattimento più realistiche e meno stilizzate rispetto a tanti film moderni. “Io desideravo dei combattimenti reali con le armi che avevamo a disposizione. Alcune cose sono state realizzate con dei cavi, ma nulla può sostituire i combattimenti fisici, che rendono possibile avvertire ogni impatto”.

I realizzatori hanno assunto Artie Malesci, che ha lavorato a Miami Vice, alcuni dei film di Transporter e il prodotto televisivo Burn Notice, nel ruolo di coordinatore degli stunt. Un gruppo di tredici combattenti da Montreal si è allenato e ha provato per tre mesi, tanto che quando i realizzatori sono arrivati sul set, tutti gli stunt erano pronti.
Il risultato è stata un’azione incessante dall’inizio alla fine, come rivela Malesci. “Noi abbiamo girato tutto quello che provavamo, in modo che Tarsem potesse vederlo. Lui diceva sì o no e noi seguivamo le sue indicazioni. Mentre preparavamo le coreografie, ci occupavamo anche degli allenamenti del cast, per prepararli al meglio. Gli stuntmen si allenavano tutto il giorno, per cinque giorni a settimana. Hanno lavorato veramente duro. Se i loro corpi non erano in forma, non ottenevano il lavoro”.

Per Henry Cavill, l’intenso addestramento fisico è iniziato sei mesi prima delle riprese. “Quando ho incontrato Henry, lui era in forma perfetta”, rivela Singh. “Ma come gli ho detto, non si trattava semplicemente di avere un fisico scolpito, ma andare oltre. Non doveva esserci traccia di grasso, perché non avevo molti vestiti da fargli indossare. Lui si è sottoposto a una dieta incredibile. L’ho guardato e sapevo che aveva colto alla perfezione il ruolo”.
A Cavill sono state fornite delle indicazioni per l’allenamento e gli è stato chiesto di fornire delle prove fotografiche dei suoi progressi. “Quando mi hanno fornito le ultime indicazioni sull’aspetto che avrei dovuto avere, non smettevamo di allenarci. Otto ore al giorno in palestra, per cinque giorni a settimana”.

Tutto questo allenamento ha pagato, secondo quanto rivela la Pinto. “Tarsem mi ha detto che gli attori stavano vivendo una trasformazione, che i loro corpi sarebbero stati veramente tonici”, afferma l’attrice. “Ma fino a quando non ho incontrato Henry per la prima volta, non avevo idea di cosa intendesse veramente. Lui sembrava una divinità”. “Non ho mai visto nessuno in questo stato di forma”, concorda Nunnari. “Ha dedicato dei mesi a scolpire il suo corpo”. L’allenamento ha anche fornito a Cavill tante doti da sfruttare in combattimento. “Ogni giorno c’era
qualcosa di nuovo, quindi alla fine avevamo una grande cassetta degli attrezzi da sfruttare. Se dovevo fare qualcosa un giorno, potevo aprire la mia cassetta e prendere lo strumento più indicato”.

E’ inutile dire che le scene di combattimento non avrebbero potuto essere realizzate senza un’esperta squadra di stunt. “Erano veramente bravissimi. Alcune delle coreografie dei combattimenti erano così complesse e difficili, che io dovevo eseguirle perfettamente, perché molte riprese avvenivano in sequenza e se avessimo sbagliato qualcosa, avremmo dovuto ricominciare da zero. Ma non ci è mai capitato”.
Lo scontro finale di Teseo con il Re Iperione si è rivelata essere la scena più difficile, essendo la più realistica, come afferma Cavill. “La battaglia è brutale e caotica. Ci sono due uomini esausti e disperati che vogliono tagliarsi la gola a vicenda. E’ un’esperienza priva di stile e dolorosa, che avviene in spazi ristretti. Loro si gettano contro le pareti e si colpiscono con qualsiasi cosa che si ritrovano tra le mani. E’ la rappresentazione umana del conflitto tra gli dei e i Titani. C’è del jujitsu e delle prese grecoromane, ma sostanzialmente si tratta di due persone che si massacrano a vicenda”.

Singh rivela di aver girato volutamente questo climax in un’area limitata. “Se le persone avessero combattuto all’aperto, sarebbe stato molto difficile per me”, spiega il regista. “Amo gli spazi ristretti, così ho creato una sorta di collo di bottiglia. Avevamo un tunnel e all’esterno c’era l’esercito in guerra. Invece, all’interno avveniva un combattimento più personale”.
La sequenza dello scontro nel tunnel risulterà spettacolare, secondo l’opinione di Cavill. “Tutti i reparti hanno lavorato duro per crearla. La coreografia era decisamente complicata, ma l’effetto è fantastico, tanto da rappresentare un premio per tutti noi. Alla fine della seconda giornata, ero distrutto ed esausto. Sono andato a casa e sono crollato”.

Singh si è posto un’ulteriore sfida nel girare la conclusione della pellicola, creando tre conflitti separati all’interno della battaglia più imponente. “Nel tunnel avvengono tre scontri in contemporanea”, spiega Singh. “Teseo e Iperione combattono a mani nude, gli esseri umani cercano di bloccare i non umani, mentre gli dei tentano di contenere i Titani. Abbiamo tre differenti scuole di combattimento, una fatta di emozioni, l’altra che punta sul senso di meraviglia e la terza che offre dimensioni imponenti”.
La varietà di stili di combattimento comportava ulteriori sfide per gli stuntmen. “Quando gli dei combattono con gli esseri umani, è chiaro che si tratta di una disciplina completamente diversa. Ma quando gli dei lottano con altri dei o con i titani, che hanno un potere simile, come facciamo a mostrare le differenti scuole di combattimento?”, si chiede il regista. “Per gli stuntmen, è stata piuttosto dura. Loro terminavano una scena e si ritrovavano con quella successiva, che non aveva le stesse regole”.

Ma, come rivelano i produttori, Singh non ha mai spronato nessuno come ha fatto con sé stesso. “Tarsem era il primo ad arrivare sul set e l’ultimo ad andar vita”, sostiene il produttore Mark Canton. “Lui non sta mai seduto e non utilizza una roulotte. E’ venuto per dipingere il suo capolavoro e l’ha fatto. Noi siamo felici di avergli fornito i pennelli”.
“Tutti i nostri film sono speciali”, aggiunge il produttore, “ma questo possiede qualcosa che non posso esprimere a parole. E’ un viaggio epico che soltanto un visionario poteva realizzare”.
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