Knockout - Resa dei conti di Steven Soderbergh

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locandina Knockout - Resa dei conti
 
Regista: Steven Soderbergh
Titolo originale: Haywire
Durata:
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 24 febbraio 2012 (cinema)

Attori: Channing Tatum, Ewan McGregor, Gina Carano, Michael Fassbender, Michael Douglas, Antonio Banderas, Michael Angarano, Bill Paxton, Mathieu Kassovitz
Sceneggiatura: Lem Dobbs

Trama, Giudizi ed Opinioni per Knockout - Resa dei conti (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Steven Soderbergh
Montaggio:
Scenografia: Sol Caramilloni, Barbara Munch
Costumi: Shoshana Rubin

Produttore: Gregory Jacobs,Ryan Kavanaugh
Produttore esecutivo: Tucker Tooley
Produzione: Irish Film Board, Relativity Media
Distribuzione: Moviemax

La recensione di Dr. Film. di Knockout - Resa dei conti
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Colonna sonora / Soundtrack di Knockout - Resa dei conti
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Laura Lenghi: Mallory Kane
Francesco Bulckaen: Kenneth
Francesco Prando: Paul
Ennio Coltorti: John Kane
Luigi La Monica: Coblenz
Alessandro Budroni: Aaron
Antonio Sanna: Rodrigo
Davide Perino: Scott

Personaggi:
Gina Carano: Mallory Kane
Ewan McGregor: Kenneth
Michael Fassbender: Paul
Bill Paxton: John Kane
Michael Douglas: Coblenz
Channing Tatum: Aaron
Antonio Banderas: Rodrigo
Michael Angarano: Scott
Mathieu Kassovitz: Studer
Eddie J. Fernandez: Barroso
Anthony Brandon Wong: Jiang
Tim Connolly: Jason
Maximino Arciniega: Gomez
Aaron Cohen: Jamie
Natascha Berg: Liliana

Informazioni e curiosità su Knockout - Resa dei conti


Note dalla produzione:
L’INIZIO
“Era da molto tempo che Steven voleva girare un thriller o un action movie”, racconta il produttore Gregory Jacobs. “E’ un genere che l’ha sempre attratto. Ci riflettevamo da parecchio, e poi abbiamo contattato Lem Dobbs, il quale aveva già scritto due film in passato per noi”.
“Sono sempre stato un fan dei primi film di Bond, soprattutto dei primi tre”, ammette Steven Soderbergh. “Dalla Russia con Amore è il mio preferito. Per quanto riguarda molti dei film di spionaggio e di azione recenti, anche se mi puntaste la pistola alla tempia, non saprei davvero dirvi cosa stia accadendo. In questi film non perdono molto tempo a dare un sostegno agli attori. Mentre io volevo rifarmi ai primi film della serie di Bond, dove il rapporto tra storia e azione è molto simile a quello del nostro film. Sai chi sono i personaggi e perché fanno quello che fanno”.

“Da molti punti di vista siamo andati contro corrente rispetto al modo in cui vengono girati i film d’azione al giorno d’oggi. Volevo che il film fosse realistico. Non volevo che nessuno facesse niente di fisicamente impossibile. Non volevo usare una tecnologia inesistente”.
“Steven è stato chiaro riguardo al fatto di non volere troppi stunt che utilizzassero delle funi”, racconta Jacobs, riferendosi a questa pratica che oggigiorno è molto in voga . “Non voleva che il pubblico pensasse che gli elementi dell’azione fossero talmente acrobatici e pericolosi da non essere umanamente possibili”.

“Volevo sfruttare il fatto di avere delle persone in grado di eseguire queste scene di azione, senza indulgere in quelle pratiche artefatte, che qualche volta sono necessarie nei film”, prosegue Soderbergh.
“Se in una stanza ci sono due persone che combattono, la scena deve finire prima o poi, perché ad un certo punto le cose plausibili da fare si esauriscono. Era proprio questo il mio approccio in questo film. KNOCKOUT - Resa dei Conti è un film drammatico con una gran dose di azione, e non un semplice film d’azione. Quando parlai alla Relativity di questo film, dissi che secondo me dovevano pensare a questa pellicola come se Alfred Hitchcock avesse fatto un film di Pam Grier, invece che a The Bourne Identity”.

C’era anche un altro elemento della storia a cui Soderbergh teneva molto.
“Steven aveva visto Gina in un paio di combattimenti di Arti Marziali Miste”, racconta Jacobs. “Per lui era interessante il fatto che l’eroe del film fosse una donna, perché era una cosa che non si era mai vista nei film d’azione tradizionali. Dopo averla incontrata, abbiamo iniziato a cucire la parte su misura per lei. Gina, in teoria, è in grado di fare la maggior parte dei suoi stunt. La cosa meravigliosa del girare assieme a Gina era che tutti i combattimenti, come anche la fuga sui tetti, sarebbero stati assolutamente reali, senza alcun effetto speciale”."

“Personalmente, credo che si crei un maggiore livello di drammaticità e di conflitto quando la protagonista del film è una donna”, afferma Soderbergh, “perché qualsiasi cosa lei cerchi di ottenere, ha sempre una difficoltà in più: il fatto che il mondo è in mano agli uomini. La cosa che mi piaceva di questo progetto è che oltre ad essere una storia di spie e di spionaggio, descrive anche i rapporti che la protagonista ha con i diversi personaggi maschili. Mallory vive e agisce in un mondo dominato dagli uomini”.
“Non c’è nulla di apertamente femminista – non era questa l’intenzione. E’ semplicemente una donna in un mondo di uomini e le persone pensano delle cose su di lei che poi si rivelano sbagliate.

“Volevo creare un personaggio dai diversi strati. Nella stanza d’albergo, a Dublino, ruba i dati del telefono di Paul: questa reazione non è provocata, nel senso che lui non ha fatto niente per provocarla. Ma ho pensato che potesse essere qualcosa che lei avrebbe fatto. C’era anche l’elemento del senso di colpa che entrava in gioco, e anche questa è un’idea molto Hitchcockiana. Credo che la ragione per la quale i film di Hitchcock siano ancora tanto attuali non sia tanto dovuta alla tecnica con cui sono girati, ma perché in essi l’elemento chiave è il senso di colpa. C’è sempre qualcuno al centro del film che ha un segreto o qualcosa che non vuole che si sappia. Volevo avere qualcosa del genere, in modo che Gina non fosse solo un personaggio ‘troppo buono’, durante tutto il corso della storia. Come poi appare evidente, quel gesto probabilmente le salva la vita. Ma nel momento in cui lo fa, ti chiedi ‘ma perché lo sta facendo’?”.


LA SCELTA DEL CASTING
“Mi era capitato di vedere due combattimenti di Gina e mi era venuto in mente che avrei potuto combinare il mio desiderio di fare un film di spionaggio realistico sfruttando le sue capacità”, racconta Soderbergh. “Mi sono chiesto: ‘Perché deve sempre essere un uomo?’ Ci sarà qualche altra donna oltre ad Angelina Jolie in grado di correre con una pistola in mano”.
“Le interviste di Gina che avevo visto mostravano una persona molto genuina e concreta. Prima però ho voluto incontrarla per capire se questo progetto avrebbe potuto interessarle. Immagino che sia stato piuttosto strano il fatto che qualcuno abbia chiesto di incontrarla per dirle che voleva costruire un film attorno a lei. Eppure si è subito dimostrata interessata”.

Soderbergh ha incontrato la Carano a San Diego. E’ arrivata all’appuntamento con un occhio completamente nero, un souvenir del combattimento della settimana prima. Non aveva mai recitato in un film prima di allora, e durante il colloquio citò Traffic ed Erin Brockovich - Forte come la verita' come due dei suoi film preferiti.
“Amavo quei due film”, confessa la Carano “e quando ho saputo che Steven era il regista di quelle due pellicole mi sono emozionata molto. Recentemente, avevo visto The Girlfriend Experience, in cui c’è un forte personaggio femminile. Mi ha rincuorato sapere che aveva appena lavorato assieme a una non-attrice.

“Durante il nostro primo incontro non abbiamo fatto molto, se non conoscerci. Credo che da quell’incontro e da alcune ricerche che aveva fatto, abbia messo assieme un personaggio facile, per me che sono una principiante, da interpretare”.
“Nel corso del colloquio con Gina, le ho descritto il modo in cui lavoro e le ho detto che avremmo creato il film in modo da sfruttare il più possibile le sue capacità fisiche”, spiega Soderbergh. “Non avevo intenzione di fare delle cose che andassero al di là della sua esperienza e delle sue capacità, ed ero certo che l’addestramento assieme ad Aaron Cohen avrebbe creato delle solide basi per darle una maggiore sicurezza in sé stessa. Il fatto di farla sentire a suo agio fisicamente le avrebbe permesso di avere maggiore sicurezza anche nella sua performance. La chiave era quella di circondarla di attori di primo livello”.

Soderbergh ha detto spesso che secondo lui alla fine si ottiene sempre il cast che si voleva avere, e nel caso di KNOCKOUT - Resa dei Conti sembra quasi che il destino ci abbia messo lo zampino.
Come racconta Jacobs riguardo alla fase di casting di KNOCKOUT - Resa dei Conti, “Steven e io avevamo promesso allo studio che avremmo circondato Gina di grandi attori. Siamo stati davvero fortunati perché già molto presto, in fase di casting, sia Ewan McGregor che Michael Fassbender avevano accettato di far parte del progetto. Successivamente, Michael Douglas, Antonio Banderas e Channing Tatum si sono resi disponibili. Abbiamo dei grandi attori, che sono anche delle persone molto gentili. Ognuno di loro è stato capace di prendere il suo personaggio e dargli sostanza. E ciascuno di loro ha accolto Gina con calore, offrendole un sostegno formidabile”.

“Ad eccezione di Michael Douglas, non avevo mai lavorato con nessuno degli altri membri del cast”, racconta Soderbergh. “Erano tutti molto interessati all’idea di questo progetto. Erano tutti incuriositi da Gina. E’ una persona veramente modesta e affascinante e tutti ne sono rimasti subito colpiti”.
“Sapevo che avrebbero rappresentato una grande risorsa per lei, e così è stato. Sono certo che in alcuni casi sia stato angosciante per lei. Abbiamo iniziato a girare il film dalle scene di Michael Fassbender e questa si è rivelata una circostanza molto fortunata perché lui è stato di grande aiuto. Ha dedicato molto tempo lavorando assieme a lei lontano dal set, provando le scene e le battute. L’ha fatta sentire molto sicura di sé”.

“Michael Fassbender”, racconta Jacobs “non solo è un uomo affascinante e un attore incredibile, ma è stato anche molto bravo nella scena di combattimento con Gina”.
Come ricorda la Carano, “Michael mi ha preso sotto la sua ala e mi ha insegnato a provare le battute assieme a lui, cosa che non avevo mai fatto prima di allora. E’ stato molto generoso e disponibile. Abbiamo una sequenza di combattimento assieme; è stato davvero divertente perché quello è il mio campo, il mio mondo. Ho avuto l’opportunità di dimostrare le mie doti fisiche. E’ stato una sorta di scambio di competenze, di discipline”.

Da parte sua, Fassbender ha trovato molto interessante il fatto di portare nel mondo della recitazione un volto nuovo, una non-professionista.
“Gina era pronta a gettarsi anima e corpo in questo progetto. Grazie al suo addestramento è abituata a fare le cose per bene. Perciò è anche molto brava a stare seduta ad ascoltare i consigli, ad apprendere tutto quanto per poi applicarlo. E’ stato stupefacente guardarla al lavoro. Gina ha anche un’energia unica, che credo traspaia molto bene”.
Per quanto riguarda questa intensa scena di combattimento, Fassbender racconta che l’idea di farla con una donna in grado di batterlo facilmente “non mi infastidiva, era solo questione di accettare la cosa. Sono realista, conosco i miei limiti. Non avevo problemi ad accettare l’idea che mi avrebbe preso a calci per tutto il set”.

Channing Tatum ricorda che suo padre si lamentava sempre della morte degli action heroes della sua generazione. Lui ha sempre creduto nel detto sulle female actioners “mostrami una donna che mi può battere e guarderò il film”. Channing, che interpreta il personaggio di Aaron, è stato felice di “chiamare mio padre per dirgli ‘ne abbiamo trovata una e il suo nome è Gina Carano’." " “Ricordo di avergli detto che Gina era la migliore in circolazione. E’ assolutamente vero: possiede tutte quelle capacità che ha Mallory nel film. E’ intelligente, è una dura ed è letale”.
A detta di Jacobs, lui e Soderbergh erano particolarmente felici quando hanno appreso che Ewan McGregor si era reso disponibile. “Avere un attore del suo calibro per il ruolo del cattivo era entusiasmate. Ewan ha conferito grande profondità al suo personaggio”.

“Il mio unico rimpianto”, confessa McGregor, “è stato avere poche scene assieme a Gina. In una sequenza Gina mette al tappeto le nostre guardie di sicurezza, mentre io riesco a scappare prima che picchi anche me. C’è una sequenza bellissima in cui il mio personaggio cerca di convincerla ad accettare l’incarico a Dublino, mentre in un’altra scena subisco il suo sfogo di rabbia, ma sfortunatamente non riesco a darmela a gambe, e quella non è stata una scena per niente divertente da girare”, scherza l’attore.
Riguardo al resto della sua esperienza in KNOCKOUT - Resa dei Conti McGregor dichiara, “Sono stato molto fortunato ad avere delle scene assieme a Bill Paxton e Channing Tatum, oltre che con Michael Douglas e Antonio Banderas. E’ bello lavorare assieme a loro. E’ sempre emozionante, anche se francamente è anche davvero snervante, sedersi e iniziare a girare una scena con questi giganti”.

“Quando Steven ed io riflettevamo sulla parte di Coblenz”, dice Jacobs, “sapevamo di avere bisogno di qualcuno che rappresentasse un’icona, una stella del cinema. Di tutti i ruoli, quello, in particolare, necessitava di qualcuno che avesse grandi doti attoriali e che possedesse anche una certa solennità, una presenza formidabile. La prima persona a cui abbiamo pensato è stata proprio Michael Douglas, e siamo stati molto fortunati che i suoi impegni gli abbiano permesso di accettare il ruolo”.
Il momento più angosciante per la Carano è stata la scena assieme a Michael Douglas, il quale era stato uno dei protagonisti di Traffic, uno dei suoi film preferiti. “Abbiamo girato quella scena il penultimo giorno di riprese e la location era quella del piccolo aeroporto nel New Mexico. E’ stato anche il giorno più freddo di tutte le riprese, con quattro gradi di temperatura e il vento così potente che la neve soffiava trasversalmente sulla pista”.

Come ricorda la Carano “Credo che tutti abbiamo dato il meglio sapendo che Michael era lì. Io di certo l’ho fatto. E lui è stato così favoloso. Faceva talmente freddo durante le riprese della nostra scena che mi lacrimavano gli occhi mentre lui recitava le sue battute. Le lacrime hanno iniziate a scendermi sul volto. Non volevo rovinargli la scena e così le ho lasciate scorrere. Quando abbiamo finito ero molto emozionata perché lui mi ha applaudito dicendo che ero stata molto disciplinata a non interrompere la scena”."

“Avere Antonio Banderas per il ruolo di Rodrigo è stato un sogno divenuto realtà”, esclama Jacobs. “Avevamo bisogno di qualcuno in grado di interpretare un agente del governo spagnolo, che fosse affascinante ed elegante e in grado di tenere testa a Michael Douglas ed Ewan McGregor. La scena in cui recitano tutti e tre assieme è contenuta nei primi dieci minuti del film, ed ha il merito di conferire un certo peso alla prima parte della storia”.

Banderas era piuttosto felice di lavorare assieme all’attrice esordiente Gina Carano. Come racconta lui stesso “Gina mi ha sorpreso molto. E’ una ragazza incredibile, è molto dolce per essere così pericolosa! Quando è arrivata sul set a Barcellona per girare la mia prima scena, mi ci sono voluti solo tre secondi per arrendermi al suo sorriso. Ho pensato ‘qualsiasi cosa voglia, le sarò vicino’”.
“Sono stati tutti molto, molto generosi,” riflette Soderbergh. “Credo che se fossero arrivati sul set con l’idea di dimostrare solo la loro professionalità sarebbe stato tutto più difficile per lei. Hanno fatto tutti il tifo per Gina. Volevano che il progetto funzionasse e questa cosa è stata di grande aiuto per lei.
“Mi ripeterò, ma guardando indietro, è difficile riuscire a immaginare degli attori diversi per questi ruoli ”.


MANTENERE IL REALISMO
Per evitare che la stella delle Arti Marziali Miste creasse un vero e proprio caos durante le scene di combattimento, la Carano si è sottoposta a mesi di allenamenti speciali. Non solo doveva apprendere come si comporta un professionista delle Operazioni Speciali, ma doveva anche imparare come colpire senza far male. Una cosa per niente semplice quando hai trascorso tutta la tua carriera al centro di un ring.
A questo scopo, una delle prime persone a essere assunte è stata il consulente tecnico Aaron Cohen.
Cohen è il Fondatore di IMS Security, una società di consulenza, specializzata nell’addestramento alle tattiche di controterrorismo. Cohen sembrava la persona perfetta per aiutare i filmmakers e il cast a capire come rappresentare in maniera più appropriata le operazioni segrete che vediamo nel corso del film.

“Ci tenevo ad avere qualcuno che avesse familiarità con quel mondo”, spiega Soderbergh “ma non volevo qualcuno che conoscesse quel mondo com’era 10-20 anni fa. Aaron è entrato a far parte dell’equipe. Nulla di quello che abbiamo fatto è sfuggito al suo attento esame, sia che fosse quello che i personaggi dovevano fare, che come avrebbero dovuto parlare in una serie di circostanze diverse.
“Ad esempio, gli chiedevo come dovevamo impostare una conversazione nel caso in cui si dovesse trasmettere un messaggio o ottenere delle informazioni; oppure che tipo di eufemismi avremmo dovuto usare. Aaron ha partecipato a molti degli incontri che Greg ed io abbiamo fatto con Lem. Era sempre sul set e gli mandavo email a tutte le ore del giorno e della notte per parlare di qualche idea”.

“Il suo contributo è stato prezioso: ci ha spiegato come spiare da dietro l’angolo, come vengono premiati gli incarichi; ci ha mostrato tutto, dagli aspetti più macroscopici ai dettagli, come per esempio dove si dovrebbe nascondere la pistola”.
Come ricorda Cohen, “Greg mi ha contattato e mi ha spiegato che stavano cercando qualcuno senza esperienza nell’ambito del cinema, e che venisse dal mondo del contro terrorismo e delle operazioni speciali. Ho incontrato lui, Steven e Lem e, assieme, abbiamo discusso gli aspetti tecnici e una serie di cose che avrebbero potuto accadere ai personaggi della storia. Io ho spiegato come lavora un team delle operazioni speciali, come vengono salvati gli ostaggi, l’azione diretta, le operazioni di ricognizione, di sorveglianza e di rapimento”.

Cohen è rimasto particolarmente contento perché Soderbergh voleva che ogni aspetto corrispondesse alla realtà: non voleva nulla che fosse finzione cinematografica. “La sceneggiatura ha l’impronta realistica delle forze speciali e delle operazioni speciali”, spiega, “tutto, dai dialoghi alla natura delle operazioni che vengono eseguite, è autentico. In una scena, si vede un’operazione che fallisce e anche quella corrisponde in tutto e per tutto ad una possibile realtà. Ci sono molte cose che possono andare storte nel mondo delle operazioni speciali. Le persone coinvolte nelle operazioni speciali sono persone normali a cui vengono affidati degli incarichi che sono al di sopra della norma”.

“Ogni volta che c’era un punto nella storia o qualcosa di specifico che necessitava la conoscenza degli aspetti tecnici di questo mondo, che fosse un salvataggio di ostaggi o qualsiasi altro aspetto più microscopico, Aaron era lì a offrire il suo supporto”, racconta Jacobs. “Col passare del tempo, abbiamo capito che avevamo bisogno di lui durante tutto il corso della realizzazione del film, per essere certi che tutto fosse assolutamente realistico - tutto quanto, dall’essere sicuri che Gina si muovesse come una vera spia, al suo guardaroba, fino ad arrivare alle sue pettinature e al suo make-up”.


IL DENOMINATORE COMUNE
Diversamente dal resto del cast, Michael Douglas aveva già lavorato assieme a Soderbergh in passato.
Per quanto riguarda Fassender, due sono le ragioni per le quali ha deciso di accettare il ruolo di Paul, l’affascinante e ambiguo agente Kenneth che affianca Mallory in un’operazione speciale da portare a termine a Dublino.

“Quello che mi piaceva della sceneggiatura”, dice “erano tutte quelle cose non dette, l’intrigo. Era un film di spionaggio all’antica, come gli spy thriller che ricordo della mia infanzia. Ero molto emozionato anche all’idea di lavorare assieme a Steven Soderbergh. E’ un cineasta così bravo e porta con sé un’atmosfera di fiducia sul set, grazie alla quale sono sempre tutti molto rilassati”.
“Mettevamo a punto le scene man mano che le realizzavamo. Ogni giorno scoprivo qualcosa di nuovo su Paul”.
“La velocità alla quale Steven lavora è fantastica e il fatto di sperimentare continuamente ha conferito alle riprese una grande fluidità”.

Ewan McGregor, che è apparso nei film di molti illustri registi, aveva già tentato di collaborare assieme a Soderbergh in diverse occasioni, ma i tempi non erano mai quelli giusti. Perciò è stato molto contento nel momento in cui gli hanno chiesto di interpretare il ruolo di Kenneth, e la prima volta che ha letto la sceneggiatura ricorda di aver pensato che “era davvero avvincente. L’azione era vivida e ben scritta e la trama piuttosto complicata. Era una storia molto emozionante su un mondo che ci ha sempre interessato esplorare nei film. Una vicenda in cui ognuno cerca di fare il proprio gioco. Il film era strutturato in modo molto intelligente e le informazioni venivano date poco alla volta dando significato alle scene viste, ma che si erano comprese pienamente”.

“I dialoghi sono molto tecnici e ti permettono di credere ai personaggi e al mondo in cui essi vivono. Non sono personaggi di un film, sono molto realistici”.
L’attore ha avuto un assaggio di come sarebbe stata l’esperienza con Soderbergh durante le riprese della sua prima scena del film.
“Ogni regista è diverso dall’altro”, dice. “Non esistono regole su cosa rende grande un regista. Dipende tutto dal tuo rapporto con lui. Steven è un regista tranquillo ma sa come guidarti quando ne hai bisogno”.
“E’ molto meticoloso e serio sul set, è molto concentrato, come un chirurgo, sceglie con cura le scene. Poi, quando torni all’hotel e lo incontri, è molto aperto e simpatico”.

Le scene in cui appare McGregor sono state girate a Los Angeles e a Los Alamos, nel New Mexico, in una casa costruita su un promontorio, posizionata proprio sul bordo di un canyon molto ripido. L’attore è rimasto molto colpito dall’efficienza con cui è stato assistito durante le riprese.
“Secondo il programma, le scene nel New Mexico dovevano durare cinque giorni ma noi le abbiamo terminate in poco più di due. Non avevo mai visto una cosa del genere. Siamo arrivati sul set e Steven voleva una specie di luce morente dietro di noi, perciò abbiamo girato il tutto in 20 minuti. E’ stato stupefacente!”

Antonio Banderas, anch’egli un regista affermato, in precedenza aveva già tentato di conciliare i suoi impegni per lavorare assieme a Soderbergh. Ora, non solo aveva l’opportunità di lavorare assieme a lui, ma per giunta la sua prima scena lo avrebbe anche riportato a casa, in Spagna.
“La scena ha luogo sul patio di Les Quinze Nits Cafè, nella Plaza Real, a Barcellona”, spiega Banderas “e l’abbiamo girata usando solo la bellissima luce serale naturale.

“Steven ha revitalizzato l’intero processo cinematografico per noi”, dice “perché qualche volta la recitazione è solo l’arte di aspettare dentro a una roulotte. Mentre la troupe si occupa di mettere le luci e di aggiustare i set. L’attore lavora solo il 10% del tempo della giornata, mentre i tecnici lavorano il 90% del tempo”.
“Per gli attori, la velocità alla quale Steven gira i suoi film è fantastica. Usa solo la luce naturale. E’ molto impressionante trovarsi sul set con un gruppo di attori eccezionali come quelli che ha messo assieme lui, e girare come se ci si trovasse sul set di un film indipendente. Ci si sente molto di più parte di tutto il processo”.


ALLENARSI PER DIVENTARE UN AGENTE SPECIALE
“Non ci sono lacune nel mio mondo”.
Aaron Cohen, Consulente Tecnico
L’addestramento della Carano è durato, complessivamente, oltre un mese. Aaron Cohen ha iniziato a lavorare all’inizio di dicembre. Sotto la sua direzione, è stato costruito un magazzino di 5000 metri quadri a downtown Los Angeles, che è stato ideato specificatamente per l’addestramento alle operazioni speciali. Tre dozzine di muri portatili sono stati usati per riconfigurare lo spazio, al fine di raddoppiare gli avvenimenti che potevano verificarsi nel corso della storia.

“Ho dedicato molto tempo a sviluppare le sue capacità di utilizzare le armi”, spiega Cohen. “L’abbiamo addestrata a usare diversi tipi di mitragliatrici, di fucili d’assalto (usando delle vere armi riconvertite), ma anche diverse pistole, tra cui la Glock 179mm, la Sig Sauer 9mm, la Uzi e la micro-Uzi, oltre al fucile da assalto Commeo”.
Per 30 ore a settimana, la Carano ha appreso ogni dettaglio riguardo le operazioni speciali: da come si maneggia un’arma, a come si indossano i giubbetti antiproiettile, i diversi elementi del giubbetto, quali attrezzature di protezione devono essere usate nel caso di operazioni specifiche, come trasportare le attrezzature, come condurre operazioni di sorveglianza o di contro sorveglianza.

Come spiega la Carano, “Aaron mi aiutato molto a prepararmi sia mentalmente che fisicamente per questo film. Mi ha insegnato tutto quello che un agente speciale dovrebbe saper fare. E’ stato un addestramento estremo e fantastico. E’ stato molto positivo per me che provengo dal mondo dei combattimenti, dove tutto deve essere molto organizzato. Allenarmi assieme a lui mi ha permesso di entrare nella mente di Mallory, nel suo mondo, un mondo estremo e letale, e dove tutto è una questione di vita o di morte”.
“L’addestramento includeva anche l’uso, il funzionamento e la riparazione di diversi tipi di armi (di quelle che la maggior parte delle persone non tiene certo in casa)”, scherza l’attrice. “Ho iniziato con un M-4, che è un M-16 in miniatura. Mi sono allenata con una Uzi in miniatura e una Glock. E’ stato incredibile”.

“Una delle cose che Aaron ci ha spiegato è che a un agente speciale, vengono affidate delle missioni nelle quali il governo non vuole figurare. Perciò, se vieni catturato, sei completamente da solo. Il governo non ti aiuta – semplicemente non esisti”.
“L’addestramento”, spiega Cohen, “è stato molto completo, intenso e anche molto fisico. Includeva anche una sorta di addestramento mentale. Lei viene dal mondo delle Arti Marziali Miste e questo le ha dato un enorme vantaggio per imparare a maneggiare le armi e muoversi molto velocemente, mantenendo il giusto equilibrio, mentre si eseguono dei movimenti complessi, come il fatto di muoversi e sparare contemporaneamente”.

“Siamo stati molto duri con lei”, confessa. “Siamo stati duri perché sapevamo di poterlo essere. E’ una ragazza molto forte fisicamente ma io volevo spingerla oltre. Sentivo che era importante immergerla in questo mondo, in questa mentalità, perché essendo una lottatrice è abituata a lavorare da sola, mentre nel caso delle operazioni speciali, le tue missioni hanno successo solo se vengono eseguite assieme al tuo team. Pensavo fosse importante per lei capire questo elemento così fondamentale delle operazioni delle Forze Speciali”.
“E’ molto importante perché quando improvvisamente iniziano a volare i proiettili si entra in quella che viene denominata ‘visione a tunnel’, o ‘esclusione uditiva.’ Tutto quello che abbiamo fatto durante l’addestramento era ideato al fine di insegnarle le capacità necessarie nel mio mondo, ma abbiamo anche elevato le sue abilità, spingendola oltre quello che era abituata a fare nel suo ambito. Nell’ambiente delle operazioni speciali è tutto una questione di vita o di morte”.

“Poi, abbiamo riassunto il suo addestramento in un test tattico molto intenso di 40-minuti, il cui obiettivo era far sì che arrivasse ad essere completamente esausta sia mentalmente che fisicamente, per poi farle eseguire un’operazione complessa”.
Jacobs si è anche occupato di creare gli addestramenti per gli altri membri del cast: Michael Fassbender, Channing Tatum, Julian Alcaraz e Max Arciniega.
“Pensavo fosse importante far comprendere a tutti, quanto lavoro fosse necessario. Volevo che l’addestramento fosse realistico, tanto quanto tutto il resto”.
Come ricorda Tatum, “a causa di una serie d’impegni precedenti, ho iniziato ad addestrarmi più tardi rispetto agli altri. Assieme ad Aaron abbiamo imparato tutti i movimenti tattici, e a maneggiare un’arma come se lo avessi fatto per anni”.

“Il giorno che sono arrivato sul set nel magazzino non avevo idea di quello che mi aspettava. Aaron non mi ha neanche salutato. Avrà pensato, ’allora, che fai? So chi sei, sei qui per allenarti. Metti giù la tua roba e vai assieme agli altri ”.
“Per i successivi quattro giorni non ho detto una parola. Ho ascoltato e ho fatto esattamente quello che mi veniva detto. Grazie a Dio, avevo già partecipato a degli addestramenti in passato, perciò è stato un po’ più facile per me”.
“Channing, come Gina, proviene da un background molto fisico, avendo giocato a football in passato”, come spiega Cohen. “Ha un’eccellente coordinazione occhi-mano, un ottimo equilibrio ed è molto forte. Aveva fatto anche degli eccellenti addestramenti per i film che ha girato in passato”.

“Ho dovuto solo rispolverare la sua abilità con la pistola, per la scena del salvataggio dell’ostaggio. Abbiamo iniziato a lavorare assieme a lui e a Gina su alcune delle cose che possono andare storte nel corso di un’operazione, e che prima d’ora non sono mai state mostrate in un film: le armi possono smettere di funzionare nel bel mezzo di una sparatoria, s’inceppano se non vengono oleate per bene. Ci sono così tanti fattori. Devi essere un esperto, non devi limitarti a sparare, devi saper maneggiare le armi in ogni circostanza”.
L’addestramento di Cohen si è rivelato molto utile a Barcellona, quando l’arma di Tatum ha smesso di funzionare durante le riprese di una scena.
“Quando l’arma ha smesso di funzionare”, ricorda Cohen, “Channing mi ha guardato, mi ha fatto un cenno per dirmi che era tutto ok, e abbiamo continuato a girare la scena. E’ più realistico continuare a girare, nonostante un malfunzionamento, ed è proprio questo che ha fatto Channing”.


ADDESTRARSI PER I COMBATTIMENTI
“Ci sono delle lunghe sequenze fisiche in KNOCKOUT - Resa dei Conti”, racconta Soderbergh. “La fuga di Mallory da Dublino è una sequenza non-stop di 15 minuti di inseguimento a piedi. Anche in questo caso, non si tratta del classico tipo d’inseguimento che siamo abituati a vedere nei film– non ci sono macchine che si ribaltano e cose che saltano in aria. E’ un vero e proprio inseguimento tra gatto e topo. Lei ha pochissimo tempo per capire come fuggire e poco o niente a disposizione. E’ questo il tipo di cosa che mi piace vedere”.

“La parte più interessante del film è il combattimento nella stanza d’albergo, si tratta di una sequenza molto drammatica della durata di 20 minuti. Spero che questo combattimento offra una sorta di sollievo dopo tutta la tensione che si accumula nel corso del film”.
Uno stunt coordinator ha avuto il compito di insegnare agli attori a combattere e a rendere tutto quello che accade quanto più realistico possibile. KNOCKOUT – Resa dei Conti è il primo film in cui uno stunt coordinator ha lavorato assieme a una donna che è talmente brava nei combattimenti che l’obiettivo dello stunt coordinator era quello di insegnarle a combattere senza fare male a nessuno.

Come spiega Jacobs, “oltre all’addestramento per le Operazioni Speciali, Gina ha lavorato per settimane assieme al nostro coreografo e stunt coordinator. Tutti i combattimenti sono stati creati in maniera specifica. E’ stata dura perché ha dovuto allenarsi sia per le Operazioni Speciali che per le scene di combattimento, molto rapidamente”.
“Oltre a tutto ciò, c’è da considerare che questo film segnava anche il suo debutto cinematografico. Quindi, Gina ha dovuto anche imparare tutte le sue battute. Ha dovuto fare molto lavoro. Non c’è stato niente di glamour, come lei stessa ha presto scoperto!”
Per addestrarla sono sati scelti il famoso stunt coordinator RA Rondell e il fight choreographer JJ Perry. Rondell spiega, “Gina è un’atleta e secondo me a un’atleta puoi insegnare qualsiasi cosa. Nel corso degli allenamenti è stato questo il concetto che ho sempre tenuto a mente”.

“Nel corso della sua carriera è sempre stata una lottatrice e perciò abbiamo dovuto insegnarle come non far male a nessuno. Anche se all’inizio un paio di persone le ha letteralmente messe al tappeto”, scherza Rondell. “Ma alla fine è stata brava, come tutti gli altri stuntmen”.
La Carano, che ha iniziato ad allenarsi nella palestra Fight Gym 8711 di Los Angeles, spiega “gli stuntmen coi quali ho lavorato nel corso delle sequenze d’azione erano bravissimi e hanno ideato loro tutti i combattimenti. Sapevo già come dare un pugno o un calcio, ma quella degli stunt è un’arte totalmente diversa. Sanno che il mio stile è il Muay Tai, la boxe e il Jiu-Jitsu, ed hanno incorporato il tutto nelle scene di combattimento. Alla fine ha funzionato molto bene. Io ho dato i miei input e loro li hanno accolti ed hanno creato delle scene di combattimento davvero belle”.

L’altro personaggio col quale Mallory si “azzuffa”, è Aaron, interpretato da Channing Tatum. Sebbene siano dalla stessa parte nell’operazione che svolgono a Barcellona, nel corso della storia si trovano ad avere un conflitto.
Come spiega la Carano, “Aaron e Mallory fanno lo stesso lavoro. Sono allo stesso livello e sono stati assunti per portare a termine una missione a Barcellona. All’inizio, però, il loro rapporto è molto teso. Lui ha una personalità molto forte e così si scontrano, il che è abbastanza singolare perché in realtà Channing è una persona davvero dolce”.

Tatum ricorda la sua esperienza, “è strano perché qualche volta si cammina sul filo del rasoio. Ci si schiva a vicenda per un pelo. E’ una cosa molto snervante ma è come una specie di danza. Io non ho mai preso una sola lezione di danza, ma so che quando danzi hai consapevolezza del tuo corpo e lo conosci in relazione a qualcun altro. Può essere tutto molto fluido e bellissimo. E quando hai qualcuno come Gina che conosce il suo corpo davvero bene ed ha un controllo così straordinario, ogni cosa entra in sintonia. Un combattimento dovrebbe essere fluido: è un po’ come recitare, o come una conversazione. E proprio come una conversazione, se c’è una parte che s’inceppa, il risultato non è buono. Gina ha un istinto incredibile anche da questo punto di vista”.
“E poi lei è così sicura di se stessa che riesce anche ad aiutarti. E’ stato favoloso”.
“E’ stato diverso lavorare con ognuno di loro”, spiega Carano. “E’ tutta una questione di alchimia tra persone. Ci siamo presi cura gli uni degli altri e nessuno si è fatto male. Ma siamo stati molto aggressivi, ci siamo scaraventati a vicenda contro qualsiasi cosa, contro i vetri, i muri e sopra i tavoli”.

Soderbergh scherza, “beh c’è stato anche un incidente. Michael Fassbender ha una bella storia da raccontare. Nel combattimento nella stanza d’albergo, lei lo colpisce con un vaso. L’avevano provata per mesi quella scena e JJ e RA gli avevano ripetuto più volte che quando lei afferrava il vaso, lui non avrebbe dovuto essere inclinato verso di esso. Non farlo, gli avevano detto perchè se lo fai ti colpirà dritto nell’occhio. Ovviamente, il giorno delle riprese, lei afferra il vaso, lui lo guarda e lei lo colpisce direttamente nell’occhio. La scena è finita nel film – e questa è una gran bella notizia. Lui non ha potuto fare altro che ridere e ammettere di non essere riuscito a fare diversamente”.
“Sono queste le cose di cui ci si preoccupa, perché si cerca di trovare un equilibrio che appaia convincente sullo schermo”.
Oltre ai combattimenti, c’erano altri elementi con i quali la Carano doveva sentirsi a suo agio per diventare veramente l’agente speciale Mallory Kane.

“Il mio lavoro è quello di capire in cosa sono brave le persone, in cosa non sono brave e quali sono le loro paure”, afferma Rondell. “Quando ho iniziato a lavorare con Gina, le ho chiesto se ci fosse qualcosa di cui aveva paura, perché avrei dovuto lavorare per cercare di farle passare quelle paure, oppure evitare di metterla nella posizione di avere paura. Il mio lavoro non è quello di reinventare le persone ma di lavorare sui loro punti di forza”.
“Gina, come poi si è scoperto, soffre di vertigini, e una delle scene chiave del film è una corsa sui tetti di Dublino”, spiega Rondell. “Quando siamo arrivati in Irlanda, l’ho portata sui tetti per farla abituare all’ambiente. Abbiamo iniziato facendola camminare su dei muri molto piccoli in cima a due edifici di tre piani. A un certo punto doveva saltare tra due edifici, e ci è riuscita benissimo“.

Prosegue la Carano, “A Dublino faceva molto freddo e ci trovavamo sui tetti alle 5:30 di mattina, c’era il ghiaccio. Il primo salto è stato quello più spaventoso. Non avevamo imbracature ed io ho guardato giù e ho capito che se fossi caduta sarei morta. Ma RA è stato meraviglioso, io mi fidavo ciecamente di lui. E’ stato grazie a lui che sono riuscita a superare la mia paura. Una volta superata, non vedevo l’ora di salire lì su e di correre e saltare da un tetto all’altro”.
“Quando riuscivo a farla concentrare su quello che doveva fare, lei riusciva a farlo”, prosegue Rondell. “Ha lavorato anche assieme a Karin Silvestri Coye, per imparare come rotolare, correre e tuffarsi sopra alle cose. Anche in questo caso è stata eccellente”.
“Non aveva mai fatto niente del genere prima d’ora. Apprende in fretta ed è una brava studentessa e alla fine ha imparato come affrontare un avversario, come tuffarsi, rotolare, tirarsi su, impugnare un’arma – e come mettere assieme tutte queste azioni”.

La terza cosa che doveva fare era imparare a guidare una motocicletta. Come spiega Rondell, “non solo non era mai salita su una moto prima di allora, ma non aveva neanche mai guidato una macchina col cambio manuale. Prima di partire per l’Europa, l’ho messa sopra a una Suzuki 125, le ho detto come accenderla, come partire e come frenare. Ha imparato in fretta. Poi siamo passati alla Ducati Monster 696, il che è un passo avanti enorme. E’ una moto molto grande, potente e pesante ma Gina è stata bravissima. Una volta lasciata andare la presa, non potevo fare altro che gridare e incitare per incoraggiarla - è lei che doveva guidare, e ci è riuscita benissimo”.
Rondell ha anche collaborato assieme ad Aaron Cohen su alcuni aspetti delle riprese. Come spiega Cohen, “RA ha un’esperienza di oltre 25 anni nel campo cinematografico e quando è arrivata l’ora di creare gli stunt mi sono letteralmente inginocchiato di fronte alla sua esperienza. Descrivevo gli elementi tattici e RA e JJ si accertavano che il tutto fosse fatto in sicurezza”.

“Ho lavorato un po’ più accanto a JJ perché lui era il responsabile della creazione delle scene di combattimento. C’erano delle volte in cui i nostri mondi s’intersecavano – dove ai combattimenti si mischiava l’uso delle armi. JJ ed io discutevamo, io gli spiegavo come usare le armi nel modo più realistico possibile e lui inseriva tutti i miei suggerimenti nelle coreografie. C’era grande simmetria
tra di noi, un flusso simbiotico. Abbiamo fatto un grande gioco di squadra e credo che siamo riusciti a tirare fuori il meglio da Gina. La verità è che questo non è solo un fight movie, è un film pieno di combattimenti ma ci sono anche le armi e un sacco di scene di azione. JJ e RA sono stati capaci di creare qualcosa che ha reso il film migliore”.
“Una delle cose più importanti che JJ mi ha insegnato è di guardare sempre tutto dallo schermo. Nel mio mondo le cose possono essere fatte in un certo modo, ma nel film, era Steven a decidere come sarebbe stata l’azione. Il mio compito, probabilmente, era quello di fare delle piccole modifiche, ma dovevo sempre tenere a mente che questo era un film e non una vera operazione speciale”.

Rondell aggiunge, “L’esperienza che Aaron ha portato nel film è straordinaria. E’ un qualcosa di totalmente nuovo e attuale rispetto a quello che siamo abituati a vedere. Abbiamo avuto delle conversazioni molto interessanti riguardo a come far sì che ogni cosa riuscisse al meglio, io osservavo come preparava tutto, e poi cercavo di tradurlo in qualcosa che fosse fattibile cinematograficamente – perché a volte le cose non funzionano nei film come nel mondo reale”.
“Non l’abbiamo trasformata in un vero agente speciale. Non doveva certo andare a uccidere qualcuno. Ma Aaron l’ha resa molto professionale, e si vede. E’ straordinariamente brava a maneggiare le armi ma anche a gestire sé stessa”.


LUCI, MOTORE, AZIONE
“Le scene d’azione e gli stunt m’innervosiscono. Non sono mai contento di girare questo tipo di scene, perché c’è sempre qualcosa che può andare storto”, ammette Soderbergh.
Soderbergh e la sua troupe ritenevano di dover reinventare alcune cose per poter girare determinate scene d’azione. Stranamente, in questo caso, non erano le scene di combattimento a preoccuparli.
“Non volevo usare la macchina da presa a mano”, spiega il regista. “C’è solo una sequenza nel film in cui la camera è a mano, e l’abbiamo girata in slow motion, un espediente che conferisce grande fluidità”.

“Ci siamo trovati di fronte a situazioni in cui io volevo usare la stedicam ma Gina si muoveva più velocemente di quanto si possa camminare o correre con una stedicam in mano, senza farsi molto male. Il nostro capo macchinista irlandese, Philip Murphy, ha avuto l’idea di creare un carrello. Ci abbiamo attaccato sopra Duane Manwiller, il nostro operatore di stedicam, e questa invenzione ci ha permesso di correre”.
“In un paio di occasioni lei correva talmente velocemente che neanche il carrello funzionava. Abbiamo dovuto trovare un ATV, su cui abbiamo attaccato una telecamera, perché volevo che la telecamera fosse molto vicina a lei e che corresse quanto più possibile. E’ una situazione molto difficile da gestire perché può diventare molto pericolosa. Se ti trovi davanti a lei e succede qualcosa al carrello, lei potrebbe rischiare di finirci contro. Se la stai inseguendo e lei cade, è un bel problema”.

Un altro problema che si è verificato è stato durante un inseguimento in macchina, sulla neve, tra le montagne di Los Alamos.
“Odio le sequenze di macchine, sono le peggiori”, dice Soderbergh. “Sono molto dispendiose dal punto di vista del tempo, e anche in questo caso c’è sempre qualcosa che può andare storto, perciò si deve curare molto la questione della sicurezza. Inoltre, è davvero difficile trovare il modo di fare qualcosa che non sia stato già fatto un milione di volte”.
“E’ ancora più difficile quando c’è di mezzo la neve”.

“Ero convinto che il tutto sarebbe stato ancora più emozionante se il pubblico avesse creduto che era davvero Gina a guidare la macchina. A questo scopo, abbiamo usato una cosa che si chiama ‘go rig’, che si mette sul tetto della macchina e ti permette di riprendere le persone all’interno dell’abitacolo facendoti credere che siano davvero loro a guidare. Ci sono state molte discussioni riguardo al modo in cui il veicolo avrebbe dovuto essere equipaggiato. I macchinisti hanno avuto l’idea di usare una ‘librahead’, che è uno stabilizzatore giroscopico molto efficiente, che abbiamo attaccato ad una motoslitta e poi abbiamo posizionato parallelamente rispetto alla macchina”.
“Grazie ad esso siamo riusciti a fare le riprese dell’inseguimento sulla neve e ad avere delle sequenze piuttosto lunghe, in cui sembra che Gina stia davvero guidando la macchina. Il nostro non è così rapido come la maggior parte degli inseguimenti di oggi; perché le scene sono lunghe per dare l’impressione che sia davvero lei a guidare la macchina”.


LA PRODUZIONE
Le riprese di KNOCKOUT – Resa dei Conti sono iniziate il 2 febbraio del 2010 a Dublino, sono proseguite a Barcellona e, successivamente, si sono spostate a Santa Fe, Las Vegas e Los Alamos, per poi terminare il 25 marzo.

Come racconta Gregory Jacobs, “volevamo che il film fosse ambientato in due città al di fuori degli Stati Uniti. Abbiamo scelto Dublino, perchè nella seconda parte del film volevamo un paese di lingua inglese. Secondo noi il pubblico ha visto Londra in molti film, mentre non capita spesso di vedere la Dublino contemporanea”.
“Barcellona è stata scelta perché sembrava credibile il fatto che una giovane donna americana potesse andare in visita in questa città, e che sarebbe riuscita ad ambientarcisi, cosa che fanno gli agenti, nel corso delle operazioni speciali. Inoltre Barcellona è molto interessante visivamente e offriva un buon contrasto con Dublino e con il suo cielo tetro”.

“La maggior parte delle scene girate nel New Mexico in realtà avevano lo scopo di rappresentare la parte settentrionale di New York, e in esse c’è un largo uso di legno e neve. Abbiamo girato le scene della casa del padre di Mallory, che in teoria si trova nel New Mexico, a Los Alamos”.
Sebbene Soderbergh e Jacobs abbiano già girato in paesi stranieri in passato, non avevano mai girato a Dublino e a Barcellona. Jacobs è stato felice di poter scoprire “delle troupe davvero brave nel corso delle riprese. Ci siamo portati dietro alcuni dei membri della troupe americana in ogni location, che hanno lavorato assieme a delle maestranze locali”.
“Alcuni membri della troupe irlandese sono stati invitati a continuare le riprese anche a Barcellona. E’ stato di grande aiuto avere questo tipo di cooperazione e una troupe di grande esperienza con noi”.

“La cosa difficile è stata far sembrare che il film fosse di grande portata, considerando le risorse che avevamo a disposizione”, spiega Soderbergh. “Greg ed io eravamo stati ovunque in Spagna, per le riprese di Che - Guerriglia, ma non ero mai stato a Barcellona”.
“Dublino sembrava un’idea più innovativa rispetto a Londra e anche dal punto di vista logistico era un luogo più facile in cui girare. Fortunatamente nel New Mexico, che doveva fungere da location per altri luoghi, abbiamo trovato una zona perfetta che poteva passare per la parte settentrionale di New York, e inoltre abbiamo anche costruito dei set nei teatri di posa Garson Studios, a Santa Fe”.

Lo scenografo Howard Cummings ha avuto il compito di creare il look del film. Cummings, aveva già lavorato assieme a Soderbergh e a Jacobs in Torbide Ossessioni, e aveva anche creato le scenografie del film di Jacobs, Wind Chill- Ghiaccio Rosso Sangue.
“La cosa stupefacente di Howard”, afferma Jacobs “è che ha fatto tutto da solo. A causa delle restrizioni di budget, in ogni location lavorava solo con le persone assunte sul posto. Non ha potuto portarsi dietro nessuno del suo team.
Non conosco nessun altro scenografo che avrebbe accettato una cosa del genere, e che sarebbe riuscito a far funzionare tutto”.

“Howard fa apparire tutto molto reale. Non mette se stesso al primo posto, mette prima il film, e fa quel che è giusto per il film. Seleziona ogni singola location con cura. Ha trascorso settimane a scegliere le location e poi ha apportato dei lievi cambiamenti ad ognuna di esse”.
“Howard pensa come un produttore”, afferma Soderbergh. “Capisce come fare per massimizzare ogni dollaro e questo film era davvero impegnativo. Avevo bisogno di qualcuno che non si lamentasse di non avere abbastanza tempo a disposizione”.

“Era disponibile a fare quel che la maggior parte delle persone non fanno, ossia ad andare in un altro paese senza portarsi dietro nessuno del proprio team. Non è una cosa che accade spesso. Ha dovuto occuparsi da solo di diversi dipartimenti, qualche volta da location remote e a tutte le ore del giorno e della notte”.
Cummings era molto attratto dal concetto alla base di KNOCKOUT – Resa dei Conti perché “Steven lavora sempre a progetti interessanti e trova sempre qualcosa di nuovo da esplorare. Il concetto di questo film, quello di un action hero femminile, era molto interessante secondo me. E’ un film sul tradimento e l’inganno e sul fatto di non sapere cosa sia reale. E ruota attorno al personaggio di Mallory che nel corso della storia acquisisce una maggiore consapevolezza di se stessa”.

“La storia inizia”, spiega Cummings “con Mallory che è in fuga. Assieme a lei c’è un giovane al quale racconta questa straordinaria storia. Quasi tutto il film viene raccontato attraverso dei flashback”.
“Mallory è l’unico personaggio schietto. Non ci si può fidare di nessun altro – eppure alla fine, Mallory ti fa capire che anche lei, è capace di ingannare”.
Erano passati quindici anni da quando Cummings aveva creato le scenografie di Torbide ossessioni, per Soderbergh, e tra i cambiamenti che ha trovato in lui c’è il fatto che ora il regista fungeva anche da direttore della fotografia e da cineoperatore.

“E’ stato un grande cambiamento perché a quei tempi faceva da operatore solo occasionalmente”, spiega Cummings. “E’ stato interessante vedere quanto abbia imparato da allora. In questo modo è tutto più diretto perché sa quel che vuole ancora prima che giriamo. E’ stato il film più efficiente in cui abbia mai lavorato. Francamente, non ero molto preparato per la velocità di queste riprese”, confessa ridendo.
Uno degli aspetti salienti che Soderbergh ha discusso assieme a Cummings è stato che il film non avrebbe dovuto essere il solito thriller pieno di super stunt e di scene di azione.

Come ricorda Cummings stesso, “abbiamo discusso su come avremmo potuto far sentire allo spettatore di essere veramente lì, su come fargli credere che queste persone si stessero picchiando veramente e che stessero davvero correndo e saltando sui tetti”.
“E’ stato di grande aiuto per me avere come consulente tecnico Aaron Cohen. Assieme cercavamo il modo di mettere in risalto un elemento particolare e di scoprire quali fossero le nostre opzioni”.
“Per aumentare questa sensazione, quasi tutto il film è stato girato in vere location. Abbiamo costruito solo tre set”.
Per questo, lo scenografo Cummings è stato basilare per la scelta delle location a Dublino, Barcellona e nel New Mexico.

Una delle prime scene girate in Irlanda si è svolta alla Russborough House di Blessington, a County Wicklow. E’ considerata una delle più belle case di tutta l’Irlanda ed è stata costruita nel 1741, in stile Palladiano; ha la vista sul lago di Blessington e sulle Wickow Mountains. E’ lussuosamente arredata con arazzi, porcellane e ritratti. Non era mai stato permesso di fare delle riprese all’interno di questa residenza prima di KNOCKOUT – Resa dei Conti. Poichè le scene girate nella residenza riguardavano un’asta di beneficenza, l’art department ha deciso di togliere tutti gli arredamenti di valore dalla casa e di sostituirli con arredamenti di scena.

“Temevo che non avremmo avuto l’effeto James Bond movie, perchè non è quel tipo di film”, rivela Cummings. “Ma poi abbiamo scoperto la Russborough House, a un’ora da Dublino, che era assolutamente perfetta per noi. E’ un’autentica casa di campagna irlandese, una residenza storica. Non era in perfetto stato, perciò si capiva ancora come si doveva vivere a quell’epoca, mentre le altre case che avevamo trovato attorno a Dublino, anche se meravigliose, sembravano dei musei. Russborough aveva una sorta di tocco decadente che si prestava molto bene alla sceneggiatura”.
“Le stanze non erano arredate al meglio per un party di beneficienza, ma Steven ha esplorato ogni singolo spazio e ha ambientato le scene in tutte le stanze. Anche se sono molte le cose che succedono nel film, le scene del party sono molto statiche. Steven ha usato i diversi spazi per accentuare ciò che accade nella scena, ed ha funzionato benissimo.

“C’è una scena in cui Mallory sale su una scala nel retro, e accede a un vestibolo buio che da sui garage. C’erano delle curiose casse con dentro delle luci, e ho pensato che sarebbe stato interessante se la scena fosse stata illuminata solo da queste. Ed è stato proprio così che Steven ha girato la scena. Si vede la silhouette di Gina ed è molto bella”.
E’ a Dublino che Mallory capisce di essere stata ingannata e a questo punto si rende anche conto che la uccideranno se non fugge via.
“Il modo in cui Dublino viene raffigurata si presta molto da questo punto di vista”, afferma Cummings. “Abbiamo scoperto anche che la città aveva dei tetti perfetti per la sequenza in cui Gina sfugge ai suoi inseguitori, correndo e saltando da un edificio all’altro: è la parte dell’inseguimento tra ‘gatto e topo’ del film”.

Il combattimento più violento di Mallory ha luogo allo Shelbourne Hotel di Dublino. L’hotel, che è stato costruito nel 1824, si affaccia su St. Stephen Green, la più grande piazza giardino d’Europa. E’ qui che Mallory e Paul si affrontano.
Gli esterni e gli interni dell’hotel vengono mostrati molto bene nel film – come anche i filmati di sicurezza, in cui si vede la coppia entrare e uscire dall’edificio.
Cummings ha riprodotto una delle suite dello Shelbourne in un teatro di posa, presso gli Ardmore Studios, in Irlanda, dove pellicole illustri come Il leone d'inverno, Il mio piede sinistro, Cuori ribelli, The commitments e Braveheart - Cuore impavido sono state girate.

Come ricorda lo stesso Cummings, “L’hotel era in stile Georgiano, che secondo me è specificatamente irlandese, ed io ho costruito i set riproducendo esattamente una delle sue suite. Non era esattamente delle stesse dimensioni ma ho copiato i dettagli delle finestre e delle cornici. Ho scelto il rivestimento dei pannelli che si vedono spesso nelle suite degli alberghi. Quando vediamo Gina e Michael Fassbender che si scaraventano contro i muri, in realtà sbattono contro il materiale morbido dei rivestimenti. Poi ho preso gli elementi architettonici della stanza e li ho resi più sicuri. La libreria aveva delle colonne fatte di gommapiuma in modo che Gina potesse sbatterci contro la faccia senza farsi male. Mi sono divertito molto. Non avevo mai fatto dei rivestimenti così grandi e non ero totalmente certo di cosa avrebbe funzionato. Abbiamo usato molto la gomma piuma – pavimenti, contro soffitti, tavolini– e ovviamente per i vetri”.

Anche un altro hotel famoso di Dublino appare nel film, è il Wynn Hotel, dove Mallory scappa per sfuggire ai suoi inseguitori, e dove alla fine la vediamo uscire sul tetto. L’edificio esiste dal 1845, ed ha assistito a molti degli eventi che hanno caratterizzato la storia di Dublino. Fu distrutto da un incendio nel corso della ribellione repubblicana irlandese del 1916 e fu ricostruito nel 1926.
Gli abitanti di Dublino e coloro che hanno visitato la città riconosceranno anche la Heuston Railway Station, dove Mallory incontra Paul per la prima volta, oltre a molte strade della vecchia Dublino, tra cui Grafton Street vicino a Trinity College.

Gran parte della sezione del film ambientata a Barcellona è stata girata in vere location. Un esempio si ha quando vediamo Mallory e la sua squadra impegnati nell’operazione di salvataggio di un ostaggio. La troupe ha girato in molte delle stradine del Quartiere Gotico, cuore dell’antica Barcellona, e anche nella piazza con le palme, conosciuta come Plaza Real, inoltre c’è un rapidissimo inseguimento a piedi su una sezione della famosa Ramblas di Barcellona.

Una volta finito di girare a Barcellona la troupe ha fatto ritorno negli Stati Uniti per le ultime settimane di riprese nel New Mexico, e più specificatamente nei Magazzini Terrero, ad un’ora di macchina da Santa Fe. Le riprese sono poi proseguite a Los Alamos, al Beelier National Monument, nella sezione dell’American Springs, della Santa Fe National Forest e nella piccola e isolata Las Vegas, presso il New Mexico Airport. A Santa Fe, le riprese sono state effettuate presso il Bataan Memorial Building e poi nei Garson Studios.

La nebbia è stata la protagonista del film. Infatti, all’inizio della storia vediamo Mallory in un ristorante mentre è impegnata in un folle inseguimento in macchina attraverso i boschi. Per Cummings, il percorso attraverso i boschi innevati è stato una delle location più impegnative.
“Per fare quella sequenza attraverso i boschi”, racconta, “abbiamo dovuto iniziare a lavorare da gennaio, anche se quelle scene non sarebbero state filmate almeno fino a marzo. Poiché Beelier è un parco nazionale abbiamo dovuto richiedere il permesso in anticipo per tutto quello che dovevamo fare. Non potevamo scavare una buca più profonda di una manciata di centimetri, e anche quella veniva subito controllata attentamente”.

“La troupe è arrivata sul posto mesi prima ed ha creato la strada a mano. Abbiamo compresso la neve e poi abbiamo fatto arrivare delle motoslitte per creare dei sentieri. Poi, per far sembrare che la protagonista si trovasse in un bosco fitto, abbiamo aggiunto alberi e cespugli. Fare questo tipo di cose non è poi così insolito. Molti di questi elementi li abbiamo dovuti portare in slitta per non rischiare di rovinare la strada che avevamo creato”.
“L’idea era quella di preparare la strada abbastanza in anticipo in modo che le tempeste di neve successive l’avrebbero attenuata lievemente. Qualche giorno prima delle riprese, un po’ di neve si era sciolta lasciando esposta la terra, perciò abbiamo dovuto portare tantissima altra neve per riempire i vuoti. Fortunatamente, il giorno prima delle riprese, in quell’area c’è stata una bella nevicata, che ha reso tutto più naturale”.

“Ma poi i membri della troupe sono arrivati e hanno deciso di cambiare la direzione della fuga. Ho spiegato che non era possibile farlo perché se avessero guidato la macchina fuori dalla strada che avevamo creato, questa si sarebbe fermata e sarebbe sprofondata. Anche solo se camminavi al di fuori della strada affondavi”.
“Tutto si è risolto nel momento in cui abbiamo montato una macchina da presa giroscopica su una motoslitta!”

Una delle location più stupefacenti è quella della casa del padre di Mallory a Los Alamos, l’unica location nel New Mexico che funge davvero per il New Mexico.
Qui Cummings si è imbattuto in un problema anche maggiore dovuto alla neve. “In realtà non volevamo che ci fosse della neve lì, perciò un mese prima delle riprese l’abbiamo fatta rimuovere. Poi abbiamo messo del pacciame, che dava l’illusione di essere terra. Durante tutto il film non abbiamo fatto altro che combattere con la neve… posso avere più neve?… abbiamo bisogno di ancora altra neve da un’altra parte”, ride.

“Stranamente”, prosegue Cummings, “il film non necessitava dei paesaggi vasti del New Mexico, come quelli dei film che in genere vengono girati lì. Sin dal primo giorno Steven disse di volere che questa location, dove ha luogo la maggior parte della sezione ambientata nel New Mexico, fosse come la casa in Intrigo internazionale. Non voleva qualcosa di specificatamente sudoccidentale, il che è stato impegnativo perché è difficile trovare qualcosa di diverso da quello a Santa Fe. Inoltre, voleva una casa di due piani, e anche questa è una cosa piuttosto rara in quell’area. Ci abbiamo messo un po’ a trovare la casa, ma poi finalmente l’abbiamo trovata a Los Alamos. Si trova alla base di una collina e sembra molto isolata, ed è esattamente questo che volevamo. La scena iniziale della casa è quella in cui c’è il maggior uso di paesaggi naturali. Steven ha ripreso il tutto da una gru alta 12 metri. La vista è pazzesca”.

E’ a casa di suo padre che Mallory studia la vendetta contro le persone che l’hanno ingiustamente incriminata di omicidio. Gli uomini che arrivano per finire il lavoro che avevano iniziato si ritrovano intrappolati e senza alcuna speranza di poter fuggire tra i due piani dell’edificio, la struttura open floor e la location sul bordo della scogliera.
“Quello di cui non mi ero reso conto”, prosegue Cummings “è che gran parte della scena, che è piuttosto lunga, ha luogo nell’oscurità perché Mallory, per confonderli e precederli, stacca la corrente elettrica.

L’illuminazione di questa scena è stata piuttosto difficile. Perché fondamentalmente la casa si trova su una scogliera, non c’era modo di mettere le grandi luci del cinema lì fuori e anche se erano accese, non si vedeva niente di fuori perché era tutto molto lontano. E’ stato interessante vedere come Steven abbia aggirato questo problema. In maniera molto ‘Hitchcockiana’, ha girato di giorno le scene ambientate di notte. Giravamo alla fine della giornata e i macchinisti mettevano dei gel sulle finestre per far sembrare che fosse notte, ma s’intravedeva comunque il paesaggio attraverso”.

“Uno dei combattimenti più importanti ha luogo in un piccolo bagno. Ero molto nervoso, anche se avevo sempre voluto vedere un combattimento in un bagno, il fatto è che lì ci sono talmente tante superfici dure su cui il cast potrebbe farsi male. Il bagno è un luogo molto pericoloso per un combattimento”.
“Era una scelta estremamente impegnativa perché quando la tua attrice protagonista fa i suoi stunt non puoi correre il rischio che si rompa la faccia. Gina non è una stunt woman, è una lottatrice, è una cosa completamente diversa. Per lei è stata solo questione di recitare, nelle scene di combattimento, e non ci ha messo molto a imparare come fare”.

Per evitare che la Carano si facesse male, Cummings ha usato una gomma espansa, il neoprene, che è stata dipinta in maniera tale che le superfici sembrassero marmo o legno. C’erano anche dei lavandini di “porcellana” e dei rubinetti di “metallo” che sono stati creati appositamente per sembrare delle superfici dure”.
“C’era un bancone di pietra nel bagno”, prosegue. “Ho tolto il lavandino originale e ne ho messo uno finto di gomma neoprene. Abbiamo messo dei lavandini di gomma verniciata che sembrava porcellana ed ho coperto i muri di piastrelle con dei pannelli, anch’essi di gomma neoprene. Anche tutti i cassetti e le maniglie erano di gomma”.
Cummings ammette di non aver mai ricevuto così tanti “ringraziamenti” da parte dello stunt department, come è successo in KNOCKOUT – Resa dei Conti.

La costumista Shoshana Rubin aveva già collaborato assieme agli stessi filmmakers in cinque dei loro film precedenti. Nel 2008, aveva fatto il suo debutto come costumista in The Informant.
All’inizio della produzione, la Rubin ha incontrato Soderbergh e Jacobs per discutere la loro visione del film. “Ho fatto dei disegni con le immagini del film. Steven aveva un’idea molto precisa, non voleva che il guardaroba fosse stilizzato”.

Soderbergh aggiunge “il film è ambientato nel mondo reale e non poteva essere stilizzato, non doveva farti sentire su un set cinematografico. Non era un film fantasy. Abbiamo discusso a lungo su che tipi di abiti indossano queste persone quando vanno in missione. Volevamo che tutti apparissero al meglio, soprattutto Gina. Credo che abbiamo trascorso la maggior parte del tempo a parlare dei vestiti che indossa a Dublino, perché non doveva solo apparire meravigliosa, ma doveva anche riuscire a combatterci con quei vestiti”.

“Quello che ha giocato in mio favore”, ricorda Rubin, “è stato il fatto che abbiamo rappresentato le quattro stagioni così come sono davvero in ognuna delle location. “A Dublino c’era freddo ed era umido, a Barcellona e nel New Mexico era inverno. Siamo riusciti ad avere giacche e cappotti e non abbiamo dovuto fingere”.
Come spiega Greg Jacobs “Shoshana ha fatto un lavoro meraviglioso. E’ stato difficile perché Gina aveva così tanti look diversi: in Spagna era vestita da studentessa, in Irlanda, per il ballo di beneficienza, era vestita in modo molto glamour, mentre alla fine del film è vestita con degli abiti adatti al combattimento”.

La qualità di una produzione cinematografica viene valorizzata dal lavoro di squadra tra i vari reparti della troupe. La collaborazione tra scenografo e costumista è molto stretta e fondamentale.
Cummings racconta di aver ricevuto delle eccellenti informazioni da parte di Rubin, la quale gli disse che, diversamente dalla gran parte degli action movie, dove in genere la cromia tende al blu o ai colori freddi, Steven Soderbergh voleva dei colori caldi.
“Non so da dove sia arrivato questo input”, dice Cummings “ma ha anche usato dei filtri corallo per alcune delle scene girate in esterno, per conferire maggiore calore. Credo sia stata una scelta molto interessante perché è inaspettata”.

Soderbergh spiega il suo uso dei colori, “quando ho un film che è ambientato in diverse location, cerco sempre dei modi per separarle e fare in modo che lo spettatore pensi di essere sempre in un ambiente diverso. Abbiamo usato dei colori freddi per la parte settentrionale di New York, perché doveva fungere da cornice e volevo che apparisse come qualcosa di separato dal resto del film. E’ stata l’unica volta in cui ho fatto ricorso a una cromia fredda”.

“In Spagna ho scelto una cromia calda ma attenuata. Abbiamo usato dei filtri corallo che hanno una sfumatura leggermente più calda. Poi ho de-saturato il tutto per conferire il look color tabacco”.
“Dublino è una città facile da capire e il suo look dipende dal fatto che il cielo è quasi sempre coperto. Ha uno stile tutto suo perché non si vede mai il sole.
“Il New Mexico invece è pieno di sole, la cosa che ci ha salvato lì è che quasi ogni scena, ad eccezione di una, è ambientata di notte, in quella meravigliosa casa che Howard è riuscito a trovare”.

“Sulla base di questo”, prosegue Cummings “Shosh ed io abbiamo discusso su come integrare il nostro lavoro con quello di Steven. Abbiamo cercato di rimanere in una cromia determinata, anche se non è facile con i costumi, perché si cerca di evitare che lo sfondo sia dello stesso colore degli attori, a meno che non esista una ragione per fare il contrario”.
Quello che ha aiutato Rubin nella scelta dei costumi è stato il fatto che Cummings aveva partecipato a tutti i sopralluoghi tecnici e sapeva com’erano le location di Dublino, Barcellona e del New Mexico. Le ha inviato le foto per mail affinché lei potesse farsi un’idea di come sarebbero stati i diversi ambienti, perché oltre al cast del film avrebbe dovuto vestire anche le controfigure in ognuna delle città.

Rubin ha inoltre lavorato a stretto contatto con l’attrezzista Brad Einhorn per coordinare il lavoro tra i loro due reparti. Una delle altre questioni da tenere in considerazione era il fatto che le armi sarebbero state nascoste sotto ai vestiti del cast nei momenti in cui erano impegnati in operazioni sotto copertura.
“Inoltre”, come spiega Rubin “c’erano degli oggetti tattici necessari durante le operazioni speciali, come giubbetti antiproiettile e fondine, che dovevano essere inglobati nel guardaroba. Anche lo zaino di Mallory doveva essere in coordinato con il suo costume. Abbiamo anche discusso riguardo al casco per la moto per essere certi che andasse bene con il costume di Gina”.

Tra le altre informazioni di tipo pratico di cui Einhorn è stato informato è che c‘è sempre del nastro riflettente 3MM sulle armi di un team durante un’operazione speciale. Secondo Aaron Cohen “si tratta di un meccanismo di sicurezza ‘interno’ che viene applicato nel corso delle operazioni speciali in modo che quando un team lavora sotto copertura lo si possa riconoscere facilmente nel caso in cui dovesse esserci una sparatoria. Il nastro permette di riconoscere immediatamente l’arma di un ‘amico’”.
Poiché questo era il primo film per la Carano, tutta la fase di scelta del guardaroba era del tutto nuova per lei che, nel suo mondo, è abituata a trascorrere gran parte del tempo in canottiera e abiti casual.

“Durante le prime prove dei costumi, non ha dato grandi input ma con il passare del tempo, si è sentita di più a suo agio e ha iniziato a esprimere la sua opinione”, racconta Rubin. “Tutto quello che le abbiamo fatto provare era totalmente diverso da quello che indossa nella vita normale. Per lei è stato alquanto strano assistere a tutti i cambi di guardaroba: studentessa, business woman, agente speciale, ragazza in fuga”."
" Durante quasi tutto il film Gina Carano indossa dei travestimenti. Solo in due occasioni appare in pantaloni. Il costume più complesso è il vestito da cocktail per l’asta di beneficienza. Il vestito doveva avere un bel taglio. In quel vestito Mallory non doveva solo apparire bella, ma anche femminile e sexy – successivamente con quel vestito indosso avrebbe dovuto anche combattere per salvarsi la vita.

Come racconta Rubin “Indossa il vestito in una delle primissime scene che abbiamo girato. La maggior parte delle persone non comprano un vestito per un cocktail party che poi dovranno usare per combattere, e questa è stata una delle difficoltà maggiori per noi. L’abito che abbiamo scelto era perfetto, aveva un tessuto abbastanza stretch. Poi abbiamo creato uno spacco lateralmente per semplificarle i movimenti durante il combattimento, in modo che avesse più libertà alle gambe”.
“Steven ha preso ispirazione da Aaron Cohen per il team maschile delle Operazioni Speciali”, prosegue Rubin. “Quando l’ho incontrato è stato di grande aiuto nel discutere e nello spiegare come fosse il loro look e come avrebbero dovuto essere i costumi, in base anche al tipo di equipaggiamento di cui avrebbero avuto bisogno”.

Come spiega Cohen stesso, “ad esempio a Barcellona il team doveva eseguire un’entrata dinamica dopo aver fatto esplodere una porta. Dovevano indossare un giubbetto antiproiettile tattico specifico, che il cast era stato addestrato ad usare durante gli allenamenti. I giubbetti dovevano essere leggermente più grandi e dovevano avere delle cinghie per tenere alcune fondine. Allo stesso tempo, affinché il salvataggio risultasse credibile, gli abiti dovevano permettere loro di passare inosservati.
Rubin ha anche appreso che alcuni tipi di abbigliamento tecnico sono delle uniformi, mentre altri sembrano degli abiti civili. Sono questi gli abiti che gli agenti indossano quando non sono impegnati in operazioni sotto copertura. I colori usati sono il blu, il verde oliva, il verde militare, il khaki e il nero.

“Una delle cose che Aaron mi ha detto è che, diversamente dalle squadre SWAT, dove le uniformi sono totalmente nere o blu, gli uomini delle Operazioni Speciali mischiano i colori. Gli abiti sono disegnati per coprire le armi, per tenere riviste, apparecchiature per la comunicazione e radio. I pantaloni hanno molte tasche, le magliette sono di misura grande con delle speciali tasche nascoste per le pistole e i gomiti sono rinforzati. Quando vanno in missione dove non sono sotto copertura, indossano questo tipo di abiti. Esiste una fabbrica specializzata nella produzione di questi vestiti”.
Cohen prosegue, “volevamo essere certi che il team avesse degli abiti funzionali a disposizione, e che fossero di basso profilo e allo stesso tempo riconoscibili ‘dall’interno’. Avevamo bisogno di spazio per le batterie di scorta, i cellulari, un piccolo kit per il cucito e anche qualche cosa da mangiare”.

“A Barcellona”, spiega Rubin “Mallory e il suo team devono passare per degli studenti ma per quanto riguarda il look sottocopertura Aaron mi ha mostrato quali tipi di armi e giubbotti antiproiettile avrebbero dovuto avere sotto ai vestiti. Anche se dovevano sembrare degli studenti, dovevamo comprare degli abiti abbastanza grandi da nascondere quegli elementi”.
“Al cinema, se metti tutta quella roba sotto a una giacca, vedrai solo dei grandi bozzi – ma non capisci a cosa siano dovuti. Perciò abbiamo creato un “giubbetto antiproiettile cinematografico”, molto più sottile. Per quanto riguarda gli uomini, il problema non si poneva perché anche se appaiono più voluminosi la cosa non infastidisce visivamente, mentre di fronte ad un’attrice, ti chiedi cosa ci sia sotto alla giacca, e perché sia così voluminosa”.

Sono quattro i membri del cast che non partecipano alla missione di salvataggio ostaggi e che indossano abiti diversi: Coblenz, il personaggio di Michael Douglas, è un agente del governo americano. Come spiega Rubin, “Il suo guardaroba è tradizionalmente classico. Durante le prove costumi, avevo portato con me alcune cravatte a strisce e lui mi ha detto di non averle mai indossate prima di allora, perciò l’idea gli piaceva. Lui indossa un abito scuro, la camicia bianca, la cravatta a strisce, e sembra più un politico che una spia. E poiché è un agente del governo i suoi abiti sono banali.
“Steven ed io abbiamo discusso anche riguardo a cosa pensavamo che Kenneth, interpretato da Ewan McGregor, avrebbe dovuto indossare. Steven voleva che sembrasse il capo di una società come quella dei Blackwater1, perciò il suo guardaroba è formato da camicie scozzesi, giacche sportive e pantaloni senza cravatta – un look più informale”.

Il collegamento a Barcellona si chiama Rodrigo, ed è interpretato da Antonio Banderas. Secondo Rubin, “Antonio non ha fatto grandi prove costumi. Ha un bel fisico e sta benissimo con qualsiasi cosa. Ha semplicemente visto quello che avevamo scelto per lui e il primo abito che ha scelto gli stava benissimo, perciò abbiamo optato per quello”.
Il personaggio di Paul, interpretato da Michael Fassbender, spiega Rubin, “è un uomo di classe e indossa sempre degli abiti perfetti. E se c’è una persona che ha classe quando indossa un abito ben tagliato, quella è proprio Michael”, dice ridendo.

Per finire c’è Bill Paxton, che interpreta il padre di Mallory, un Marine in pensione. “Bill ama interiorizzare il suo personaggio e capire quali siano le sue motivazioni e le ragioni per cui dovrebbe indossare certi abiti. Ha deciso piuttosto in fretta i suo abiti”.
Secondo Rubin la parte più difficile del suo compito è stata girare in Europa e dover trasportare numerose scatole di vestiti da un paese all’altro. “E’ stato quasi come girare tre film diversi”, dice. “E’ stata una sfida emozionante perché è sempre divertente andare in posti nuovi e vedere cosa si possa comprare sul posto.

“Non sapevo cosa mi aspettava e non ero certa di cosa avrei trovato a Dublino o Barcellona. La logistica, il dover vestire le persone ed essere certa che avessimo tutti gli abiti giusti nei posti giusti, è stato snervante”.
Una volta arrivati all’aeroporto di Barcellona è stata trovata una camera privata per la Carano, che è stata usata come camerino e dopo un’ora dall’atterraggio le macchine da presa erano già accese nell’area ritiro bagagli.

David Holmes, che ha composto le musiche di quattro dei film precedenti di Soderbergh, ha incontrato il regista in Irlanda, mentre erano in corso le riprese di KNOCKOUT - Resa dei Conti."
Soderbergh racconta “è stato complicato perché non volevo che la musica fosse retrò, considerando che David (Holmes) ed io abbiamo già fatto questa scelta in passato. Volevo che potesse sembrare il tipo di musica che Mallory ascolterebbe. Non doveva essere consapevolmente trendy. Non doveva creare l’effetto di estraniarti dal film. Abbiamo preso in considerazione diverse opzioni musicali e alla fine siamo riusciti a trovare qualcosa che piaceva ad entrambi”.

Il pubblico più attento noterà qualcosa che manca in KNOCKOUT - Resa dei Conti. Non c’è musica nelle scene d’azione, durante i combattimenti o gli inseguimenti. “La musica nel film c’è”, spiega Soderbergh “ma ogni volta che inizia una sequenza d’azione, scompare. Secondo me era un’idea già troppo sfruttata quella secondo cui se si mette della musica emozionante nelle scene d’azione, l’emozione raddoppia. Qualche volta è così. Ma noi abbiamo fatto una scelta diversa”.


PER RIASSUMERE
“Una delle cose migliori di Steven come regista, direttore della fotografia e operatore”, sostiene Howard Cummings “è che tutte le decisioni su cosa fare vengono prese immediatamente. Sa quello che si può fare e quello che non si può fare. Di conseguenza devi sempre stare in allerta”.
“Spesso giriamo una scena in maniera diversa da come è scritta nella sceneggiatura. Bisogna essere abbastanza agili da muoversi quando è necessario. Non ci si può aspettare che le cose siano esattamente come debbano essere. Soprattutto nel caso di questo progetto”.

“Per catturare l’energia che lui vuole in un film, il tipo di azione che cerca, non si può essere troppo riflessivi. Per le sequenze d’azione, si discute molto riguardo alle questioni legate alla sicurezza, ma diversamente da altri film d’azione in cui ho lavorato, non ci sono story board al lato del set con le illustrazioni di ogni singola sequenza. Non è così che lavora lui. Non abbiamo fatto un solo storyboard per questo film. E’ tutto nella testa di Steven – e devi essere capace di dar vita alla sua visione”.

“Sul set, devi cercare di prevedere quale sarà la sua prossima mossa. La maggior parte dei set possono essere davvero noiosi a causa delle lunghe attese e delle pause tra una scena e l’altra. Nella maggior parte dei casi, una volta che il regista arriva sul set, io posso andarmene. Con Steven è un processo più organico. Parte di esso avviene proprio mentre la scena viene girata, perciò non si può rimanere troppo lontani da quello che accade”.
“Nei film di Steven ci sono pochissimi tempi morti. Il che significa che non potevo tornare in ufficio molto spesso, perciò ho imparato ad apprezzare il mio modem e il mio computer!”.


NDR
(1) La Blackwater è una compagnia militare privata fondata nel 1997 da Erik Prince, un ex-Navy SEAL erede
di una ricca famiglia.
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Qualche film interessante: Kiss, Kiss, Bang, Bang, Kiriku' e gli animali selvaggi, King Kong (1933), Koda, fratello orso, Kiriku' e gli animali selvaggi, King Kong (1976), Kinshasa Kids

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