Last Vegas di Jon Turteltaub

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locandina Last Vegas
 
Regista: Jon Turteltaub
Titolo originale: Last Vegas
Durata: 105'
Genere: Commedia
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 23 Gennaio 2014 (cinema)

Attori: Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Jerry Ferrara, Romany Malco, Roger Bart, Joanna Gleason
Sceneggiatura: Adam Brooks, Dan Fogelman

Trama, Giudizi ed Opinioni per Last Vegas (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: David Hennings
Montaggio: David Rennie
Scenografia: Patrick Cassidy
Costumi: Dayna Pink

Produttore: Amy Baer,Joseph Drake,Laurence Mark
Produttore esecutivo: Nicole Brown,Nathan Kahane,Jeremiah Samuels
Produzione: CBS Films, Gidden Media, Good Universe
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Last Vegas
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Colonna sonora / Soundtrack di Last Vegas
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Last Vegas


Note dalla produzione:
DAL COPIONE ALLO SCHERMO.
QUANTE PROBABILITÀ C’ERANO?
Freeman. De Niro. Douglas. Kline.
Per la prima volta nelle loro leggendarie carriere, questa squadra di premi Oscar® ricca di premi vinti grazie a performances che hanno fatto la storia, è riunita in una commedia piena di risate, umorismo e una struggente visione dell’amicizia.

“Avrebbero potuto mandarmi l’elenco del telefono e avrei comunque accettato la parte”, scherza Morgan Freeman, che interpreta Archie. “Last Vegas era l’occasione per fare qualcosa di bello con gli idoli di una vita… un’occasione magnifica. È strano rendersi conto quanto le nostre vite si siano intrecciate negli anni e non sia mai capitato di lavorare insieme”.
“In un certo senso”, aggiunge Robert De Niro, che nel film interpreta Paddy, “non è stato come lavorare con degli estranei. Negli anni, tutti noi abbiamo mantenuto un legame in qualche modo, siamo stati tutti consapevoli del lavoro altrui, e questo ci ha aiutato, in un modo che adesso non saprei nemmeno spiegare”.
Michael Douglas, che nel film è Billy, a proposito della sua esperienza con le altre tre star, ha dichiarato: “Quando ti trovi ad improvvisare con altri tre ragazzi di Brooklyn, tutto prende una piega divertente. Ognuno ha un proprio stile e mi interessava vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. Il risultato è stato un gran mix di stili che si sono completati alla perfezione”.

Kevin Kline, che interpreta Sam, ha apprezzato a pieno la possibilità di lavorare con le altre star: “Lavorare con attori di cui hai ammirato il lavoro per anni è stato emozionante. Più bravi sono gli attori con cui lavori, più brillante sarà la tua performance”. Kline inoltre non si è fatto scappare l’opportunità di essere coinvolto in un copione che esplorava il tema dell’amicizia. “Mi è piaciuto il modo in cui il copione trattava la loro amicizia, non solo gli aspetti positivi ma anche le esigenze e i sacrifici che un’amicizia comporta. Si supportano incondizionatamente ma allo stesso tempo si rimproverano a vicenda quando uno di loro prende una cattiva strada. Questo alle volte richiede vero coraggio”.
“Credo che questa sia una storia divertente e toccante allo stesso tempo”, sottolinea il produttore Laurence Mark, “e Dan Fogelman è uno scrittore straordinario che riesce a far confluire in un racconto sia l’aspetto divertente che quello commovente con grande maestria. Ognuno dei personaggi che Dan ha creato parte per un viaggio che a volte è più intenso che comico – ed è proprio dal realismo con cui viene raccontato questo viaggio che viene gran parte del divertimento, dalla facilità con cui ti ci puoi immedesimare”.

Fogelman ha scritto Last Vegas circa sei anni fa. “Ho sempre amato le buddy comedies e ho pensato ‘Cosa succederebbe se un viaggio per un addio al celibato diventasse l’elisir di lunga vita che fa recuperare la giovinezza a quattro vecchi amici?’
La spinta iniziale è stata questa, ma il tutto ha cominciato davvero a prendere piede quando ho scritto una delle prime scene del film, quella in cui Billy, Sam e Archie sono al telefono insieme”, ricorda Fogelman. “Penso che esistano relazioni all’interno di gruppi di amici che non cambiano mai. Da giovani, troviamo la nostra “comitiva” e al suo interno ci ritagliamo il nostro ruolo. Anche quando diventiamo vecchi e costruiamo una famiglia, quando la comitiva si riunisce tendiamo a riprendere le nostre vecchie abitudini, i comportamenti e i ruoli. Così, pensavo potesse essere divertente esplorare tutto questo, guardare cosa succede quando un gruppo di uomini ormai adulti si riunisce ed assume di nuovo i ruoli che ricoprivano quando erano molto più giovani”.

Prima di scrivere il copione, Fogelman è andato a Las Vegas per fare alcune ricerche. “Ci sono andato diverse volte per l’addio al celibato di amici ma non l’avevo mai vissuta da solo. È un’esperienza strana: vagare per i casinò, cenare da solo alle 5 di pomeriggio, giocare d’azzardo, camminare con un block-notes e appuntare tutte le follie che si vedono”.
Fogelman ha fatto questo viaggio poco dopo la morte della madre. “Ero a Los Angeles da un po’, in lutto, e onestamente ero davvero depresso”, ha aggiunto. “A un certo punto mi sono detto: è meglio che scrivi il tuo prossimo film. Così sono salito in macchina e sono andato a Las Vegas per fare delle ricerche. Giuro, in due settimane ho perso a malapena una mano di blackjack. Non mi è mai capitato al gioco di avere una serie vincente come quella. Così ho pensato: a) c’è lo zampino di mia madre; b) quello era un buon auspicio per Last Vegas. In ogni caso sono andato via da Las Vegas con 17.000$ e con una bozza del copione di quello che sarebbe poi diventato Last Vegas”.

La produttrice Amy Baer voleva fare un film per i baby boomers sin da quando aveva lavorato a Something's gotta give - Tutto può succedere (Sony Pictures, 2003): “Avevo notato che film di questo tipo avevano successo verso un pubblico fino ad allora sottovalutato”.
“A quel tempo, Don Fogelman mi propose questa storia e io ne rimasi completamente infatuata. Non solo era divertente, ma aveva un realismo solido ed emozionante nel quale un pubblico adulto si poteva identificare. È la storia di quattro persone che si ritrovano e ricordano i motivi della loro amicizia così duratura e intensa e cosa ognuno rappresenta nella vita degli altri. Allo stesso tempo il racconto non è accomodante verso di loro o verso la loro età”. Poco dopo anche il regista Jon Turteltaub è salito a bordo del progetto. Anche per lui Last Vegas siginifcava poter esplorare la parte emotiva in una commedia da adulti.

“Si possono fare commedie senza grandi contenuti, o film drammatici senza divertimento”, afferma Turteltaub. “Nessuno dei due generi però è completamente valido senza una parte dell’altro. Se questo film non avesse avuto entrambe le componenti sarei rimasto molto deluso. Se questi personaggi non fossero stati veri, con problemi e dolori reali, allora anche le loro battute non avrebbero funzionato e tutto sarebbe stato molto superficiale. Questa storia invece comprende tutto, il comico e il drammatico. Serve la commedia per ottenere il dramma.”
Baer è d’accordo: “Fosse andato tutto verso una sola direzione, sarebbe stato o troppo sdolcinato o nell’altro caso addirittura ridicolo, e comunque al pubblico non sarebbe sembrato realistico. La storia doveva sembrare autentica e quindi trattare quelle questioni psicologiche ed emotive che la generazione dei baby boomers conosce bene, perché ne ha esperienza diretta. Questa non è una generazione che cederà il passo tanto facilmente, sarà la prima generazione che a 85 anni ancora salta su un aeroplano o a 70 si sposa per la terza volta”.

“Ho sempre combattuto col concetto di comportarsi secondo la propria età”, dice Turteltaub. “La verità è che c’è un momento in cui si deve crescere e se continui a comportarti in un certo modo rischi di risultare un po’ patetico. D’altro canto ci sono cose cui non si dovrebbe mai rinunciare, gioie e comportamenti che dovremmo tenerci stretti per sempre. La vera maturità, e qui sta il difficile, sta nel sapere cosa lasciarsi alle spalle e cosa deve continuare a fare parte di te”.
Quando incontriamo i personaggi per la prima volta Paddy (De Niro) passa il suo tempo nel suo appartamento di Brooklyn, in lutto per la perdita della moglie; Sam (Kline), andato in pensione troppo presto, è in Florida; Archie (Freeman) è in New Jersey, letteralmente confinato dal figlio iperprotettivo, che lo manda fuori di testa.
Sorpresi nelle loro miserie da una telefonata di Billy (Douglas), ricco avvocato di Malibu che finalmente si è deciso a chiedere la mano della sua fidanzata, stabiliscono di ritrovarsi tutti a Las Vegas. E così l’addio al celibato ha inizio.
Non appena “I Quattro di Flatbush” mettono piede in città, però, diventa subito chiaro che quella non è la stessa Las Vegas della loro gioventù.

“Capita che in una commedia sia difficile definire un antagonista e a volte semplicemente non c’è una figura del genere. In questo caso”, afferma Turteltaub, “la vera antagonista è proprio Las Vegas. Questi quattro amici arrivano pensando di trovare una determinata situazione ma la città è cambiata parecchio da quando erano ragazzi. Grande, rumorosa, divertente, giovane: questa è adesso Las Vegas, una città che si è rinnovata a uso e consumo dei giovani di oggi. Quindi, quando i nostri quattro amici arrivano, sono letteralmente dei pesci fuor d’acqua, per di più nel deserto. E quando un pesce è fuori dall’acqua, vuoi vederlo mentre ce la mette tutta per farcela, con coraggio e intraprendenza. Allo stesso modo vogliamo vedere i nostri quattro che ce la fanno, non perché siano cambiati loro, ma perché sono riusciti a cambiare le cose intorno”.
“Il grosso del divertimento del film sta nel fatto che ci sono quattro uomini che ricordano la Las Vegas di tanti anni fa e sono scombussolati da quello che scoprono tornandoci”, dice Mark. “Alla fine si rendono conto che possono farlo a modo loro e finiscono per riprendersi la città di nuovo”.

Douglas crede che ci si possa immedesimare in tutti i personaggi, indipendentemente dall’età. “Billy, il mio personaggio, è quello affascinante e sprezzante, che non è mai cresciuto. È un avvocato di successo che si è goduto la vita e non si è mai dato pena di sposarsi. Va al funerale del suo socio anziano e quella morte fa suonare la sua sveglia”, dice Douglas. “Il senso della morte ha fatto prepotentemente ingresso nella sua vita e lui decide di chiedere la mano della sua fidanzata. Una volta da ragazzo ha sofferto molto per amore e da allora è sempre stato estremamente diffidente e non ha mai voluto impegnarsi veramente”.
Mentre Billy è il tipo che non ha mai voluto crescere a pieno, Paddy non vuole lasciare la propria casa. De Niro descrive Paddy come un pensionato “depresso, amareggiato, che non lascia mai il suo appartamento. Si rifiuta proprio. È un brontolone. Gli amici lo convincono solo con l’inganno, ad andare a Las Vegas da Billy, col quale ha antiche ruggini”.
Archie, prima di tutto, non vuole che Paddy perda l’opportunità che potrebbe cambiare le vite di tutti loro, soprattutto la sua.

Freeman spiega: “Archie, il mio personaggio, è un pensionato che vive nel New Jersey con suo figlio, sua nuora e sua nipote. Ha avuto un ictus, perciò suo figlio è diventato dispotico e non gli lascia fare nulla per paura che gliene venga un altro. La sua famiglia ha preso possesso della sua vita, come fanno tanti figli quando capiscono che possono controllare i loro genitori e dirgli cosa fare. A un certo punto ti opponi. Fai quello che devi fare. Fai quello che farebbe ogni genitore con un po’ d’amor proprio. Perciò, quando si prospetta la possibilità di un’avventura, Archie non perde l'occasione e sgattaiola via.”
“Per la prima volta dopo tanti anni, Archie è libero,” dice Laurence Mark. “Assapora la libertà ritrovata e decide di ottenere il meglio da ogni singolo momento vissuto a Las Vegas”. La dea bendata siede al suo fianco, Archie infila una straordinaria serie vincente a blackjack e trasforma questa vincita nel miglior regalo di matrimonio che lui, Paddy e Sam potessero fare a Billy, per ricambiare la generosità che Billy ha sempre dimostrato loro nel corso degli anni.
E poi c’è Sam, che vive in un residence per pensionati, dove si è ritirato in anticipo per fare contenta la moglie.

Kline dice che Sam scopre quanto sia felicemente sposato proprio grazie all’esperienza di Las Vegas. “È andato in pensione anticipata, si annoia, ha bisogno di un’infusione di divertimento e ringiovanimento, di ravvivare le sue vecchie amicizie”.
“Il suo matrimonio sembra aver perso buona parte della sua brillantezza”, dice Mark. “La moglie gli dà il permesso di darsi alla pazza gioia e lui realizza quanto in realtà il suo matrimonio sia importante per lui, quanto apprezzi a fondo la relazione con sua moglie”.
Come fa notare Turteltaub, nel film non ci si immedesima solo con i personaggi maschili. Un esempio è Diana, una cantante che i quattro incontrano appena arrivati a Las Vegas, interpretata dal Premio Oscar® Mary Steenburgen (Miglior Attrice Non Protagonista nel 1981 per Melvin and Howard - Una Volta Ho Incontrato Un Miliardario).

“C’è qualcosa di schietto in Diana”, osserva Turteltaub. “È una donna che ti dice tranquillamente la sua età, che altrettanto apertamente ti confessa le proprie infelicità, che si racconta: ‘Sono divorziata, da sola e annoiata. Ma sto cantando e amo la mia vita.’ ”
Steenburgen descrive ulteriormente il proprio personaggio: “Diana è un avvocato fiscalista di Atlanta che si è ritrovata, dopo un matrimonio finito male, a crescere da sola sua figlia, che adesso è grande ed è andata via di casa. Si chiede ‘Ok, che intendi fare con il resto della tua vita?’ E allora si ricorda del sogno che aveva da giovane. Non sarà la migliore cantante del mondo, ma è brava abbastanza da esibirsi in un piccolo locale di Las Vegas dove nessuno la ascolta davvero e lei può comunque cantare con tutto il suo cuore”.

“È strano cominciare qualcosa di nuovo quando si diventa vecchi ma d’altronde è proprio quello che è capitato anche a me” aggiunge Steenburgen, a sua volta cantante e autrice. “Sono approdata davvero tardi nel mondo dell’industria musicale, perciò credo ci sia veramente un secondo atto nella vita, ma anche un terzo, quarto, quinto e sesto. Ci sono tanti atti quanti quelli a cui sei disposto a dire di sì, se sei abbastanza coraggioso.”
Diana è attratta da Paddy e in contrasto con Billy. “Percepisce la solitudine di Paddy e avverte che potrebbe essere sul punto di decidere se tenere duro o semplicemente arrendersi. Lui le piace e lei lo incoraggia”, afferma la Steenburgen. Per quanto riguarda Billy, “Diana capisce che anzitutto è in procinto di sposare una trentenne e questo potrebbe leggermente scoraggiare qualsiasi approccio. Inoltre è convinta che si tratti di uno scapolo irriducibile e che non voglia seriamente sposarsi o sistemarsi. Nonostante questo e ogni altro sensato motivo per non farti piacere una persona, comunque è attratta da Billy”.

“Di sicuro non avevamo un cartello con scritto Cercasi Solo Premi Oscar mentre facevamo il casting del film,” nota Mark, “è semplicemente capitato e così ci siamo ritrovati ad avere cinque premi Oscar nei ruoli di protagonista.”
Sono stati il copione di Fogelman, la possibilità di lavorare insieme e la volontà di Turteltaub ad attrarre le star del cast verso questa pellicola dal budget contenuto. “Se fosse stato un film esclusivamente divertente e demenziale”, osserva Turteltaub, “non avrei avuto bisogno di un cast del genere, avremmo potuto semplicemente cercare qualcuno divertente e demenziale. C’era bisogno però della profondità che questi attori portano con loro. È un film che parla di un sacco di cose: dell’amicizia, dell’amore e del fatto che non è mai troppo tardi per vivere a fondo, a qualsiasi età”.

Mark nota come ogni attore calzi perfettamente il proprio ruolo: “Michael è il Billy perfetto: elegante, vivace, e disponibile a mostrare le proprie fragilità. Michael inoltre è anche un gran produttore e quindi tende a essere un leader davvero affidabile. In altre parole, una figura ideale da avere su qualsiasi set”.
“Robert De Niro è stata la nostra prima scelta per il ruolo di Paddy perché sa essere brillante nella commedia ma mantiene sempre un’incredibile profondità emotiva, assolutamente imprescindibile per questo personaggio”.
“Morgan riesce a catturare lo spirito generoso, reale e toccante di Archie in un modo estremamente sincero”, afferma Mark, “E guardarlo mentre si scatena, persino sulla pista da ballo, è una delle cose più belle del film”.
“Per il ruolo di Sam, avevamo bisogno di un attore che potesse offrire una certa dose di solennità e allo stesso tempo possedesse gli strumenti della commedia fisica”, aggiunge Mark. “Kevin Kline ha tutto quello che cercavamo ed è in grado di rendere divertente letteralmente qualsiasi cosa, se ne ha l’opportunità”.

E Diana? “Diana è stata la più difficile da trovare perché è un personaggio molto specifico che deve fare tante cose diverse”, dice Turteltaub. “Il pubblico si fa un’idea su chi siano questi uomini dal modo in cui lei gli risponde, dalle reazioni che suscita in loro. Per questo serviva un’attrice che riuscisse a suscitare reazioni in modo davvero convincente. Mary Steenburgen è quel tipo di donna calorosa e attraente, che spinge gli uomini ad aprirsi. Non c’è niente in lei che scoraggi o intimidisca, è sempre accogliente. Avevamo bisogno di una donna che avesse una presenza quasi regale, che allo stesso tempo trasmettesse una certa vulnerabilità per suscitare emozioni negli uomini che ha di fronte e, non ultimo, che sapesse sostenere la tensione sexy del triangolo amoroso con gli altri due. E poi doveva cantare. Tutti conosciamo un sacco di gente che ti dice “Ti giuro, so cantare”, e poi scopri che non è così. Mary sa cantare eccome”.
“Non solo sa cantare”, aggiunge Mark, “ha anche un contratto con la Universal e scrive le sue canzoni. Una la abbiamo usata nel film”. La Steenburgen ha scritto un pezzo jazz per il film e lo interpreta sullo schermo. La canzone si intitola “A Cup of Trouble” ed è stata scritta dalla Steenburgen con Jeremy Spillman e Jared Crump.

Per la Steenburgen recitare con Douglas (Billy) è come “giocare con la seta, lui è seta pura, capisci? C’è qualcosa di così old school in lui che mi fa pensare a Sinatra, Fred Astaire e a tutta quella gente lì. È così, semplice e bello, e tu gli credi”.
E con De Niro (Paddy) com’è andata? “Beh, nella mia prima scena, il primo giorno di lavoro, dovevo tenere una tazza di caffè seduta su una panchina in un parco, parlando tutto il tempo con Bobby De Niro. Se guardi con attenzione, probabilmente riesci a vedere tremare la mia mano. Ma la cosa che ho capito nell’istante esatto che l’ho guardato negli occhi, mentre recitavo con lui, è stata ‘Ok, ecco perché sei Robert De Niro. Ho capito perché tu sei tu’. Lui è così profondamente dentro la scena che riesci ad entrarci immediatamente e profondamente anche tu. Non devi far altro che lasciare che la verità di quella scena con lui ti avvolga. Perché tutto ciò che fa è dire la verità. È magnifico”.

Kline (Sam), invece, “Sembra un personaggio di Dickens. Amo Kevin Kline. Un attore vero”. Lo stesso vale per Freeman (Archie), “Ne combina sempre una, è adorabile. Rende le cose meravigliose solo con la sua presenza. E sul set canta sempre”.
“Sai - continua la Steenburgen - cosa c’è di magnifico nell’essere un attore a questa età? C’è che non sei così stupido da startene lì seduto pensando solo a quale sarà il tuo prossimo lavoro o a preoccuparti di una qualsiasi delle cavolate di cui ti preoccupavi a 20, 30 o 40 anni. Stiamo qui seduti e pensiamo ‘dannazione, sono fortunata ad essere qui. È un divertimento e voglio godermi fino in fondo queste persone fantastiche”. Ecco cosa pensi a quest’età. Ed ecco cosa c’è di dannatamente grandioso in tutto ciò”.

Fogelman non aveva dubbi sul talento che serviva per mettersi nei panni di questi personaggi: “Abbiamo fatto una prima lettura a Las Vegas qualche giorno prima che il film partisse. Mi ricordo di essere entrato nella stanza e di aver visto sul tavolo i cartellini con i nomi: Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman, Kevin Kline, Mary Steenburgen, Jon Turteltaub, i produttori e me. È stata un’esperienza bizzarra. Ho avuto il mal di stomaco per tutte le tre ore successive”.
“Questi attori avevano bisogno di condividere rapporti genuini e spirito di squadra con ognuno degli altri, per poter trasmettere la vecchia amicizia dei quattro personaggi”, afferma Mark, “e con professionisti di questo calibro, dopo sole due ore di set avevamo davanti agli occhi quattro migliori amici da una vita”. Turteltaub era entusiasta di avere un cast di quel genere, anche se con un piccolo svantaggio: “La sfida più grande è stata accettare di non essere la persona più fantastica del set!”


GLI ALTRI PERSONAGGI
Gli attori non protagonisti sono serviti a definire la natura dei personaggi centrali. Romany Malco (The 40 Year-Old Virgin - 40 Anni Vergine) interpreta Lonnie, il padrone di un hotel per VIP, che ostenta in giro gli ospiti famosi. Quando 50 Cent, che doveva essere ospite dell’albergo, non si fa vivo, “decide di farsi carico di questi quattro vecchietti che sono venuti a Las Vegas e che praticamente gli rovinano il fine settimana. Alla fine del weekend però capisce che si è divertito di più così e che ha folleggiato più con loro che con chiunque altro”, dice Turteltaub. “Il suo ruolo nel film è quello della voce che dice chiaramente ai personaggi ‘Non c’entrate niente con questo posto. Non andate bene!’ A Las Vegas i nostri quattro finiscono in alcune situazioni in cui sono decisamente fuori contesto ma nessuno lo ammette espressamente. Lonnie invece sì, lui è quello che alza gli occhi al cielo di fronte a questi vecchietti.

Lonnie è anche il tipo “che è solito prendersi cura del Principe dell’Arabia del Sud e che magari ora sta aspettando 50 Cent”, dice Malco. “È uno snob”. Ma il tempo speso con loro cambia la sua prospettiva e i “Quattro di Flatbush“ gli aprono gli occhi per fargli capire che i VIP non sono solamente le celebrità. Alle volte un VIP è semplicemente una persona con una certa moralità, che ha avuto il privilegio di vivere abbastanza a lungo da poter condividere quelle esperienze che gli hanno fatto capire cosa significhi davvero la vita”.
Sia Lonnie che i quattro protagonisti hanno a che fare con Dean (interpretato da Jerry Ferrara), l’odioso “eterno ragazzo della confraternita a cui piace pensare che le donne cadano ai suoi piedi quando invece non è affatto così. Nel film Jerry è completamente diverso dal suo personaggio in Entourage e interpreta brillantemente il ragazzotto della confraternita troppo cresciuto”, si complimenta Turteltaub. “La sua unica richiesta era di essere preso a pugni da Robert De Niro, per poterci poi scrivere un capitolo a parte nella sua biografia”.

Ed è proprio quello che capita quando Dean sfida i quattro in un club. “(De Niro) arriva e mi colpisce. È stato magnifico. È stato esattamente come pensavo sarebbe stato, sono dannatamente serio quando lo dico. È stato davvero un momento memorabile per la mia carriera”, dice Ferrara.
Lonnie convince Dean che i quattro lavorano per la mafia dell’East Coast e riesce a trasformarlo da odioso imbecille a umile sguattero. Nella trasformazione, lo aiutano a guadagnare un po’ di autostima e a diventare un uomo migliore.
“Una delle cose più dure per Jerry è stata dover interpretare il classico idiota di Las Vegas, quello che ti siede accanto al tavolo di blackjack e pensi ‘Questo lo odiamo tutti, arriva a Las Vegas e pensa di essere così importante’”, dice Turteltaub. “Se lo odi troppo, però, c’è qualcosa che non va, perché non puoi non amarlo entro la fine del film. Non potrai davvero mai odiare Jerry Ferrara. Sotto quello strato da tipico tizio di Las Vegas ha qualcosa di dolcissimo”.

Due dei personaggi più eccentrici in cui i quattro si imbattono sono Maurice, una drag queen interpretata da Roger Bart (Political animals) e Red Foo, che consegna a Paddy un pacco sorpresa quando i quattro sono impegnati come giudici in un bikini contest all’hotel.
Maurice, un eterosessuale felicemente sposato, è un imitatore di Madonna che stupisce Sam quando lo incontra al bar dell’hotel: “I nostri personaggi diventano subito amici”, dice Bart.
Ma la sorpresa più grande arriva dal rapper e DJ Red Foo che si esibisce a bordo piscina in un modo che lascia poco all’immaginazione: “Turteltaub è davvero divertente. Lascia spazio all’improvvisazione e credo sia questo che renda il film quello che è”, dice Red Foo.


I 4 DI FLATBUSH DIVENTANO 5
“Per molti versi Jon Turteltaub è il quinto di Flatbush. È uno di loro”, ammette Mark.
Mark ha incontrato Turteltaub quando era un produttore alla Disney e Turteltaub stava dirigendo Cool Runnings - Quattro Sotto Zero e poi While You Were Sleeping - Un Amore Tutto Suo. Sebbene successivamente avrebbe riscosso più
successo con film da grandi budget, Mark ritiene che “Per molti versi c’è più Jon Turteltaub in questo film che in altri suoi lavori più recenti, ed è stato divertente e gratificante chiedergli di ritornare alle sue origini e di toccare di nuovo quelle corde”.
La Baer, che conosce Turteltaub da parecchi anni, non potrebbe essere più d’accordo. Lo descrive come “un ragazzo di 40 anni che va verso i 70. È davvero quello che si dice un giovane vecchio. Dolce, divertente e profondamente emotivo, può farti ridere fino alle lacrime. Lui è questi quattro uomini. Questo film e quello che racconta rispecchia pienamente Jon, sia come artista che come persona”.

Turteltaub ammette di avere l’età giusta per la parte, se ci fosse stato posto per un quinto.
“Sono un vecchio ebreo da quando ho 24 anni”, dice. “Vengo da una famiglia molto tradizionale, di quelle vecchio stampo, dove lo humor ebreo lo mangi a colazione. Il mondo di Mel Brooks (che era un vecchio ebreo sin da quando era un giovane ebreo), Woody Allen, Rob Reiner, Billy Crystal, fa parte del mio DNA. A Hollywood però lo scopo principale è sempre interpretare qualcuno di 10 o 15 anni più giovane: la vecchiaia è la paura più grande. Beh, questo film invece parla di accettare la vecchiaia, avere l’età che hai, essere chi sei. Questi attori hanno accolto questa idea, eppure sono tutti più al passo coi tempi e in un certo senso più giovani e divertenti di me. Io sembro più un vecchietto che gli chiede continuamente di sembrare più vecchi”.

“Come regista era molto alla mano, accomodante. È stato davvero molto bravo”, afferma De Niro. “È come se pensasse ad alta voce, il che è bello perché ti rende parte del suo processo mentale”.
Kline vorrebbe poter dire “Qualcosa per insultarlo o umiliarlo, ma in realtà uno dei motivi che mi ha spinto a fare questo film è stato conoscerlo. È un uomo molto vivace, coinvolgente, intelligente e divertente. L’intero periodo di riprese è stato allegro, positivo e pieno di risate. È estremamente collaborativo, esorta sempre gli attori a tirare fuori idee o trovate”.
“È una situazione in cui gli attori”, aggiunge Kline “provano ad essere divertenti e alla fine scopri che il regista è il più divertente di tutti”.

Douglas ha trovato comico anche il modo di Turteltaub di affrontare la pressione. “È una specie di grande e nevrotico modo di trovare lo humor in ogni situazione”, dice.
Freeman scoppia in una risata al ricordo: “Gli stavo sempre addosso, e continuava semplicemente a incasinare tutto! Seriamente però, non credo ci sia un paragone tra il senso dello humor di Jon e quello di altri registi. Lo ringrazierò sempre per questo lavoro, gli voglio bene. Ha fatto proprio un buon lavoro”.
Per Fogelman, la chiave è stata la consapevolezza di Turteltaub di cosa servisse per avere una commedia completa. “Jon è uno di quei pochi registi che non solo sa dove sta il divertimento ma che è divertente lui stesso. È uno vero e anzitutto è un filmmaker, motivo principale per cui il film non solo ha humor ma è anche molto bello esteticamente ed estremamente commovente. Non si è approcciato al film solo come a una commedia, si è posto l’obiettivo di fare un vero film su qualcosa di profondo e ci è riuscito”.


QUELLO CHE SUCCEDE A LAS VEGAS, RIMANE A LAS VEGAS...E POI VA AD ATLANTA
“La sfida nel girare un film a Las Vegas”, dice Mark, “è che hai bisogno di trovare dei modi nuovi di mostrare una città che già abbiamo visto tante volte”.
Una cosa era chiara sin dalla preparazione del film: era assolutamente necessario girare le esterne (e qualche interno) nella vera Las Vegas. Lì abbiamo girato due settimane in varie locations come l’Hotel Stratosphere, il museo delle insegne al neon, di fronte agli hotel The Mirage e Bellagio (proprio sulla Strip), su Fremont Street, al Binion’s, all’Areoporto Internazionale McCarran, e all’ARIA Resort & Casino.
Per tutto il tempo lo scenografo David J. Bomba (Secondhand Lions) ha avuto ben presente l’imperativo di trovare un nuovo modo di ritrarre Las Vegas.

Come esempio del desiderio di catturare la vecchia Las Vegas in contrapposizione a quella moderna, Mark racconta di una scena in cui Douglas e la Steenburgen camminano in un museo delle vecchie insegne di Las Vegas, “David ha dato un tocco fresco ed originale, gestendo tutta la questione delle famose luci al neon della città in maniera interessante”.
E poi c’è la corsa sulle montagne russe allo Stratosphere, una straordinaria soggettiva che mostra in modo inedito Las Vegas e che i protagonisti coinvolti (Douglas e la Steenburgen) avrebbero evitato volentieri.

“Era il primo giorno di riprese”, ricorda Mark. “Jon aveva portato Mary e Michael a vedere la giostra il weekend precedente così avrebbero saputo cosa li aspettava. Ciò nonostante erano ancora piuttosto impietriti ma, gli va dato atto, alla fine l’hanno fatto”.
Beh, più o meno.
“Ho odiato ogni secondo di quell’esperienza”, racconta la Steenburgen. “Non starò qui a dire che mi sono divertita o che sono stata coraggiosa o che non ho provato con tutte le mie forze a darci un taglio, perché l’ho fatto. C’erano venti a 50km/h. Io e Michael eravamo andati a farci un giro il giorno prima delle riprese giusto per vedere se saremmo morti o se ci sarebbe venuto un attacco di cuore! Beh, abbiamo cercato di capire se sarebbe stato possibile mettere un limite alla faccenda! Lui è stato più coraggioso di me e bisogna considerare che io sono una persona abbastanza coraggiosa: faccio zip-line! Devo dire che non è stato il mio momento migliore e non ne vado fiera: in effetti ho proprio provato a capeggiare una rivolta.”

E Douglas?
“Faticoso. È stata l’esperienza peggiore”, racconta Douglas. “Mi spiego: quando sali su quella giostra, non ti rendi del tutto conto di cosa sta accadendo e di cosa sta per succedere. Naturalmente volevano che sedessimo in prima fila. Sei lassù, a 300 metri di altezza, il vento sta soffiando e tu riesci a vedere lontano, più di quanto avresti mai voluto vedere in tutta la tua vita! All’improvviso sale: la pista va su, oltre la cima dell’edificio e ancora più su, in aria, finché a un certo punto… scende! Sei a 300 metri e poi scende in picchiata così, in un attimo! Alla fine però loro avevano le loro riprese e noi eravamo davvero felici di uscire da lì. Sono tornato a casa come un vero eroe, mio figlio conosceva lo Stratosphere e non poteva crederci”.
L’ARIA Hotel è diventato successivamente il quartier generale della produzione a Las Vegas. Aria e MGM Resorts International erano partner strategici e l’ARIA è servita da ambiente principale per le scene in cui i personaggi soggiornano e si divertono. Bomba: “l’ARIA fa parte del City-Center, la nuova parte di Las Vegas, e questo è stato un vantaggio perché apporta eleganza e un look moderno alla Las Vegas di oggi”.

La produzione ha girato le esterne all’hotel, incluse le scene nella piscina dell’ARIA.
Gli interni dell’hotel, incluse la Sky Suite, la cappella e il nightclub “Haze”, sarebbero state poi ricostruite ad Atlanta. La produzione ha lavorato a stretto contatto con il team dell’ARIA per assicurarsi che la ricostruzione fosse accurata.
Questa collaborazione ha fatto sì che l’ARIA condividesse i progetti e le piantine dell’edificio e desse il permesso (per la prima volta) di fotografare sia gli interni che gli esterni, affinché la riproduzione potesse essere autentica. Durante il film appaiono artisti dello show “Zarkana” del Cirque du Soleil, mentre in una scena chiave del film appare un vero dealer di blackjack dell’ARIA che serve ad Archie la mano vincente; l’ARIA ha permesso alla produzione di utilizzare le loro uniformi sia a Las Vegas che ad Atlanta per assicurarsi che tutto riproducesse fedelmente l’esperienza all’ARIA.

“Come si ricostruisce Las Vegas così accuratamente? Beh, prima di tutto non giri le esterne ad Atlanta. Ti assicuri di girare Las Vegas (la sua misura, la scala e le dimensioni) a Las Vegas”, dice Turteltaub. “Detto questo, la camera d’albergo non può essere una qualsiasi camera d’albergo: deve essere LA camera d’albergo, perché siamo a Las Vegas. Così abbiamo dovuto ricostruire la camera d’albergo che tutti sognano, quella dove tutti vorrebbero stare, che tutti immaginano quando pensano alla tipica camera d’albergo di Las Vegas. Credo che lo scenografo abbia ricevuto il complimento più grande dopo la costruzione dello straordinario set che doveva rappresentare la suite dell’ARIA dove alloggiano i protagonisti: David, il montatore, era confuso su come avessimo potuto girare quella scena nella vera suite a Las Vegas quando eravamo già volati ad Atlanta. Il montatore era confuso. Quindi ho pensato che se lui l’ha preso per buono, anche il pubblico l’avrebbe fatto”.

Le Sky Suites sull’attico dell’Aria “erano assolutamente fantastiche”, afferma Bomba. “La vista dall’attico si espande per circa 15 metri, perciò abbiamo ricreato il paesaggio notturno ponendo dei giganteschi cartelloni fuori dalle finestre del set dell’ARIA ad Atlanta, ottenendo esattamente la stessa vista che avresti avuto di notte da una suite del genere a Las Vegas. Abbiamo poi aggiunto qualche luce e dal risultato finale non sapresti riconoscere la differenza con l’originale. Le riprese sono state fatte da un punto così alto di Las Vegas che la vista sulle mille luci splendenti della città è davvero spettacolare. L’ARIA è un resort talmente bello ed elegante che ricreare quella suite è stata praticamente un’impresa”.

“Bomba - afferma Turteltaub - ha fatto un lavoro eccezionale non solo nell’allinearsi all’atmosfera generale e all’opulenza di Las Vegas, ma anche alle specifiche caratteristiche dell’ARIA”.
Atlanta è stata anche il set per la lussuosa casa di Billy a Malibu (“la casa sulla spiaggia che abbiamo trovato al centro della città” afferma Bomba), ha fatto da sfondo per la scena di flashback all’inizio del film (“il set esterno di Brooklyn è stato uno degli ostacoli maggiori - ricorda Bomba - perché dovevamo ricreare qualcosa in soli due giorni; così abbiamo utilizzato un isolato e mezzo di Atlanta e lo abbiamo fatto passare per la Brooklyn degli anni 50”) ed è stata il set per il nightclub Haze, il Deuce Longe, il Binions Lounge e la cappella matrimoniale dell’ARIA. C’è anche una scena in cui Kevin Kline esce da un aeroporto in Florida, anche quella girata ad Atlanta, al Convention Center.

La massima attenzione nel ricreare ogni singolo dettaglio di Las Vegas è stata indispensabile, come lo è stato introdurre i quattro personaggi principali come individui distinti e riconoscibili: “Ogni personaggio all’inizio del film ha il proprio mondo e le proprie difficoltà”, nota Turteltaub. “Sam vive circondato da persone più anziane di lui, ecco perché lo incontriamo per la prima volta mentre si trova in piscina in un residence per pensionati. La chiave con Archie è stata quella di creare una casa che fosse perfetta e raffinata, ma totalmente vuota quando Archie ci si è ritrovato a vivere da solo. Il trucco per creare il mondo di Paddy è stato costruire una casa come se sua moglie Sophie fosse ancora con lui: per David questo ha significato dover dare all’appartamento un tocco femminile, riempirlo di cianfrusaglie e fotografie che ce la ricordano continuamente. Con Billy è stata proprio la mancanza di quel genere di cianfrusaglie a mostrare che viveva totalmente nel presente”.

A proposito di lavorare con dei talenti di questo calibro, Bomba ricorda come in particolare Freeman e De Niro “fossero interessati a sapere esattamente dove si sarebbero seduti durante le scene e quali oggetti si sarebbero trovati accanto, come fossero un’estensione o un’espressione dei personaggi e del loro mondo”.
“Ognuno di loro è stato molto generoso. Nessuno è arrivato e si è imposto, sono stati molto collaborativi”, afferma Bomba.
“Il momento che preferisco è sempre quello della ricerca, ricreare qualcosa sperando che a fine giornata quello che hai creato stimoli una risposta emotiva nel pubblico”, aggiunge. “Allo stesso tempo però non voglio che la scenografia in qualche modo schiacci la scena, deve sempre sostenere la storia, non prevaricarla. Si tratta sempre di aiutare il regista a portare la storia dove vuole lui, verso il mondo che sta cercando di raccontare. Il bello di Jon è che è estremamente chiaro e riserva sempre uno spazio sicuro all’interno del processo creativo. Un regista eccezionale con cui lavorare”.

“Siamo finiti per ritrovarci davvero nel film che stavamo girando”, afferma Turteltaub. Per il regista, la produzione di Last Vegas è stata in un certo senso una sorta di esperienza di trasformazione.
“Per un regista, avere risorse limitate significa dover avere chiaro in mente cosa vuoi. La cosa che mi ha divertito di più è stato il ritmo al quale abbiamo dovuto lavorare. Dovevamo muoverci molto rapidamente da una scena all’altra e questo mi ha costretto a concentrarmi su cosa era davvero importante, senza perdere troppo tempo col resto. Quando giri un grande film d’azione hai decine di persone che ti stanno col fiato sul collo e che vogliono essere sicure che tu sia all’altezza delle loro aspettative, così ti ritrovi per sprecare un sacco di tempo e denaro per rendere felici gli altri. In un film di questo tipo invece, dovevo solamente rispondere alla mia sensibilità e cercare di fare un gran film”.

Parlando di recitazione, Turteltaub ha trovato in fase di montaggio i risultati che cercava.
“Rispetto a ciò che vedi quando stai girando sul set, in sala di montaggio capisci veramente cosa fa di un attore una star. Comprendi il potere di quei dettagli non-detti e non definibili che rendono queste persone così speciali sul grande schermo”, spiega Turteltaub. “Perciò quando monti il film ti rendi davvero conto di quanto siano bravi: vedi i dettagli, quella luce che quando sei fisicamente sul set non riesci sempre a vedere. La verità è che c’è così tanto materiale buono che è stato molto difficile tagliarlo dal montaggio finale. Vorresti stare su tutti e quattro tutto il tempo e non puoi, a volte devi stare o su uno o sull’altro e sei combattuto: ‘Come faccio a togliere questa scena? È troppo bella!’ ti dici. Ma in quel momento non è funzionale, perciò la devi tagliare”.

Il montatore David Rennie (National Treasure: Book of Secrets - Il mistero delle pagine perdute) conosce bene il modo di lavorare di Turteltaub.
Anche se è la sua prima esperienza come montatore unico, ha partecipato a parecchi film di Turteltaub nel corso degli anni.
“Ho conosciuto David in occasione del mio primo lavoro, circa 25 anni fa, quando lui era ancora un assistente al montaggio”, ricorda Turteltaub. “È facile riconoscere una persona brillante, divertente e di talento. Da allora siamo rimasti in contatto e abbiamo lavorato insieme diverse volte. Ci conosciamo molto bene, il che non è sempre una cosa positiva. Dico sempre che di solito si è molto più gentili con gli sconosciuti che con i propri amici, e io sono molto amico di David, povero bastardo!”

Rennie dice che poiché hanno lavorato insieme a parecchi film e si conoscono bene, hanno sviluppato “una specie di linguaggio in codice. Ma io tendo di solito a non avere preconcetti, la sua scelta ha sempre la precedenza. Non voglio far entrare il mio ego in sala di montaggio, lo scopo è sempre quello di ottenere il meglio al servizio della storia che stai raccontando”.
Il film è stato girato in digitale e non in pellicola, quindi “puoi praticamente accendere la camera e lasciarli fare, e alla fine ti ritrovi con un sacco di girato. La buona notizia è che hai un sacco di materiale in più, la cattiva è che per un montatore questo significa anche un sacco di lavoro in più”.
Rennie dice che il piano di lavorazione per questo film è stato molto serrato, “35 giorni di riprese, 35 giorni di montaggio. Jon girava 6-7 pagine di copione al giorno, un ritmo altissimo”.
Quando bisognava decidere in che modo il film sarebbe stato girato, Turteltaub ha chiamato all’appello il direttore della fotografia David Hennings (Horrible Bosses - Come ammazzare il capo... e vivere felici).

“Tutto quello che sapevo e che mi riferivano su di lui mi diceva di prendere David” ricorda Turteltaub. “Cercavo due cose fondamentali, oltre ovviamente al fatto che il film fosse bello da vedere: avevo bisogno di un direttore della fotografia che fosse gentile e veloce. La gente non capisce che andare d’accordo facilmente non è solamente una questione sociale, è proprio una questione di tempo. In questo film non c’è stato tempo per litigare, discutere, agitarsi o lamentarsi. Credo che alla fine siamo andati così veloci non solo perché David è un bravo direttore della fotografia, ma anche perché è una persona alla mano e divertente”.
Sulle scelte creative come l’illuminazione, i movimenti di macchina, la resa visiva o l’atmosfera, l’indicazione di Turteltaub era chiara: “L’attore, la performance, il personaggio vengono prima di tutto. Questa è la strada che abbiamo seguito: fare sì che il cast fosse la parte più importante dell’intero processo creativo”, aggiunge. “Una volta sicuri di questo, si trattava di far sì che Las Vegas venisse fuori grande, luminosa e imponente”.

Come la scenografia, anche i costumi aiutano a raccontare la storia. Turteltaub, i produttori e gli attori hanno voluto fortemente la costumista Dayna Pink e il suo “fiuto incredibile per trovare costumi che aiutino a raccontare al meglio la storia”. “Gli attori direbbero ‘mi sta aiutando a capire chi è il mio personaggio’”, commenta Turteltaub.
Un esempio emblematico: Kevin Kline.
Quando ha visto per la prima volta il suo guardaroba ha detto, “Ho pensato da subito che quei costumi fossero ispiratori, Sam aveva senz’altro uno stile unico”.
Dayna Pink ricorda come creare i materiali per i costumi di Kline sia stato il momento migliore. “Forse il mio momento preferito è stato quando abbiamo trovato il cappello e gli occhiali per il personaggio di Kevin. Avevamo già provato parecchie cose ma quando li ha indossati abbiamo capito che avevamo fatto centro. Mi ricordo quando si è specchiato, poi si è girato e mi ha guardato e mi sono detta ‘Questo è Sam!’. Eravamo così emozionati che credo di aver urlato dalla gioia!”

“Possono suonare come un mucchio di parole senza senso”, dice Turteltaub, “ma i costumi possono essere una specie di mappa che ti mostra la storia di un personaggio. Pensi cose come: quando l’avrà comprato? Quando è stata l’ultima volta che l’ha indossato? Che cosa significa per loro indossare questi vestiti? Quanti vestiti hanno? Tutte queste stupidaggini in realtà sono molto importanti per rendere qualcosa davvero verosimile e realistico. Spesso devi comprare vestiti nuovi per poi farli sembrare vecchi: come puoi invecchiarlo esattamente nel modo in cui lo avrebbe fatto invecchiare il personaggio? Sporco o disordinato? Strappato o sciatto? Ecco, questo genere di cose”.

Dayna Pink concorda. I costumi “sono definiti in base a quel particolare personaggio, a chi pensiamo sia stato una volta e a chi è oggi. Io e Jon ci siamo confrontati molto in proposito, ma credo che più di ogni cosa lui abbia avuto fiducia in me; ha solamente aggiunto qualche perla a quello che stavamo facendo”.
È il suo primo film con Turteltaub, anche se aveva già collaborato con Fogelman in Crazy, Stupid, Love. “Ho già lavorato con Dan e amo moltissimo il suo modo di scrivere.
Inoltre amo anche vestire gli uomini e ho avuto già esperienze nel campo della moda maschile, così con il copione di Dan Fogelman da un lato e con questi quattro uomini straordinari dall’altro, è stato impossibile dire di no. E poi ho conosciuto Jon Turteltaub e a quel punto non c’era dubbio che io avrei fatto questo film”.

Per lei questa esperienza è stata “incredibilmente eccitante. C’era da rimboccarsi le maniche con uomini eccezionali che hanno fatto di tutto e indossato qualsiasi cosa!
È stato incredibile! Non posso che parlare bene di ognuno di loro, per me è stato un onore aiutarli a trovare un modo per interpretare i loro personaggi. Ci vuole sempre un processo di collaborazione per azzeccare il look giusto per un personaggio e in questo caso è stato un percorso divertentissimo. Sono stati i piccoli dettagli a rendere reali i personaggi e loro si sono fidati ciecamente dei miei consigli”.
Sul set il suo spirito è stato contagioso, afferma Turteltaub.
“Tutti sono di buon umore quando c’è Dayna: quando ha finito di vestire i personaggi, escono dai camerini felici. Quando Dayna è sul set, tutti sono di umore migliore”.

Per poter mostrare il contrasto tra generazioni, Turteltaub si è servito della musica. “La maggior parte del film è ambientato nei nightclub e alle feste e questo nella Las Vegas di oggi si traduce in un sacco di hip-hop e di musica elettronica. È qui che abbiamo trovato il contrasto”, afferma il regista. “È stato un film davvero complicato da musicare perché avevamo bisogno di uno stile sonoro che accompagnasse questi quattro vecchi amici. Ma essendo loro cresciuti con il rock and roll, mostrare il salto generazionale sarebbe stato complicato. Perciò abbiamo optato per qualcosa fuori dal tempo, qualcosa più blues, qualcosa che il compositore Mark Mothersbaugh ha poi adattato ad ogni personaggio con uno stratagemma sottile ma bellissimo: ha associato ogni personaggio a uno strumento. Ad esempio Michael Douglas è rappresentato da una chitarra, De Niro dal clarinetto, e così via”.
Inizialmente Turteltaub era molto nervoso, perché era la prima volta che collaborava con Mothersbaugh (The Royal Tenenbaums - I Tenenbaums). “Mark è una persona assolutamente fantastica, al contrario di me. Ma alla fine ci siamo divertirti un mondo e ci siamo capiti al volo”.

Per Mothersbaugh Last Vegas è stata “una grande opportunità per scrivere una colonna sonora per una commedia che avesse però anche momenti toccanti e un revival del Vegas sound. La musica che ho scritto rientra in due categorie: una parte è orchestrale, emozionante, umana; l’altra è a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, con un organo molto jazz e un’atmosfera a metà tra “Green Onions” di Booker T. & the M.G.'s e Ray Charles, che servisse da tema per i quattro protagonisti, sia per la loro amicizia che per la loro concezione fuori dal tempo di cos’è Las Vegas oggi”.
“Jon aveva un’idea molto chiara della musica, intelligente ed eloquente”, aggiunge Mothersbaugh.
“Inoltre il film era scritto davvero bene, era ben costruito e ben recitato: tutto questo ha contribuito a rendere il mio lavoro molto più semplice”.


RIMARRÀ NELLA STORIA…
Divertimento. Amicizia. Amore. “I comportamenti che dovremmo mantenere, le gioie a cui non dovremmo mai rinunciare”. Sono questi i doni con i quali Turtletaub spera che il pubblico possa tornare a casa dopo aver visto Last Vegas.
“Questo film”, aggiunge Douglas “ricorderà al pubblico l’importanza dell’amicizia. Certo, ci sarà molto da ridere e tanta buona comicità. Ma, secondo me, quello che colpirà le persone sarà questa voglia di ricordare le amicizie della loro vita”. Cosa lo rende divertente? “I cinque protagonisti e il regista!” scherza Freeman.
“Praticamente è una storia sull’amicizia tra questi quattro e su una signora di cui tutti si innamorano un pò. Quello che viene fuori è che sono davvero quattro grandi amici che tengono molto l’uno all’altro e questo è il bello”.

Quando De Niro ha visto il film completo per la prima volta, l’ha visto da solo ed ha pianto. “Ma ho fatto un errore!” afferma. “L’ho visto senza il pubblico. Lo voglio vedere di nuovo, stavolta con il pubblico. Lavorare con tutti gli altri è stato davvero un gran divertimento”.
Kline aggiunge: “Questi personaggi sono persone in cui ti puoi immedesimare, non sono solamente creazioni comiche. Ci sono momenti commoventi che permettono al pubblico di avere un coinvolgimento emotivo più profondo nella storia e nei personaggi”.
Riusciranno i 4 di Flatbush a conquistare Las Vegas?
“La metterano in ginocchio”, afferma Kline.
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