Lei e' troppo per me di Jim Field Smith

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locandina Lei e' troppo per me
 
Regista: Jim Field Smith
Titolo originale: She's Out of My League
Durata: 104'
Genere: Commedia, Romantico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 18 Giugno 2010 (cinema)

Attori: Jay Baruchel, Alice Eve, T.J. Miller, Mike Vogel, Nate Torrence, Lindsay Sloane, Kyle Bornheimer, Jessica St. Clair, Krysten Ritter, Debra Jo Rupp
Sceneggiatura: Sean Anders, John Morris

Trama, Giudizi ed Opinioni per Lei e' troppo per me (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Jim Denault
Montaggio: Dan Schalk
Musiche: Michael Andrews
Scenografia: Clayton Hartley, Casey Hallenbeck
Costumi: Molly Maginnis

Produttore: Eric L. Gold, David B. Householter, Jimmy Miller
Produttore esecutivo: George Gatins
Produzione: Mosaic Media Group
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Lei e' troppo per me
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Colonna sonora / Soundtrack di Lei e' troppo per me
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Davide Perino: Kirk Kettner
Myriam Catania: Molly Mccleish
Domitilla D'amico: Patty
Andrea Mete: Wendell 'schizzo'
Fabrizio Manfredi: Devon
Marco Vivio: Jack
Rossella Acerbo: Marnie
Stella Musy: Debbie
Fabrizio Vidale: Dylan Kettner

Informazioni e curiosità su Lei e' troppo per me

Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
I produttori Jimmy Miller, David Householter e George Gatins hanno subito concordato sul fatto che il successo di LEI E’ TROPPO PER ME sarebbe stato garantito da un tono realistico e da personaggi credibili.
“Il copione funziona proprio grazie alla comicità delle situazioni che descrive, alle genuine emozioni dei suoi personaggi e all’affetto che il pubblico riesce a sviluppare nei loro confronti”, afferma il produttore esecutivo Gatins. “Volevamo fare un film che avesse un “cuore”. Se i personaggi vengono presentati come caricature, il pubblico non riesce a coinvolgersi emotivamente né a interessarsi al destino dei protagonisti”.

Il primo passo dei produttori è stato trovare un regista che condividesse la loro sensibilità e la loro visione. “Avevamo visto il cortometraggio di un giovane regista inglese che lavorava nel campo della pubblicità e della sketch comedy, di nome Jim Field Smith”, racconta Gatins. “Jim non aveva ancora mai diretto un lungometraggio ma, da bravo inglese, possedeva un gusto spiccato per la commedia”.
Mentre Field Smith si trovava a Londra, città in cui vive e lavora, ha ricevuto una telefonata a sorpresa dal suo agente di Los Angeles che gli comunicava l’intenzione di DreamWorks di affidare a lui la regia di una nuova commedia romantica. “Il copione era molto bello”, spiega Field Smith, “perché la comicità era generata proprio dai personaggi e non da una formula predefinita. Ho preso il primo aereo per Los Angeles per andare a incontrare i produttori”.

Field Smith si è reso conto che gli sceneggiatori Sean Anders & Tim Morris avevano attinto a un’esperienza universale. “Il concetto era solido e i personaggi fantastici”, racconta. “Avevo già avuto modo di leggere commedie “high-concept” ma alla fine, anche se mi erano piaciute, pensavo: ‘Non credo di essere la persona giusta per dirigere questo film’. Questa storia poteva essere l’ennesimo racconto di come un ragazzo senza alcuna qualità particolare, riesce a conquistare la più bella del quartiere, ma al di sotto della comicità più ovvia, si nasconde un solido nucleo emotivo e la fusione di questi due elementi rende anche le scene più assurde accettabili e molto divertenti”.

“Questo è proprio il genere di commedia che preferisco”, continua il regista. “Voglio vedere personaggi reali, con cui ci si possa identificare e di cui raccontare i momenti peggiori della loro vita, perché mi piace immaginare come io stesso reagirei in quelle situazioni. “E’ divertente vedere qualcuno che scivola su una buccia di banana, ma per me è più divertente vedere questo qualcuno che dopo essere scivolato, e mentre si trova in terra, riceve la telefonata della sua ragazza che gli dice “Ti lascio”. Questo per me è mille volte più divertente perché il personaggio deve tirarsi su sia fisicamente (da terra) che metaforicamente”.

Dopo aver parlato con Field Smith, i produttori si sono convinti che questo giovane regista esordiente aveva compreso a fondo il materiale da dirigere, e che lo avrebbe fatto con il giusto approccio. “Jim non era esclusivamente concentrato sui due protagonisti”, spiega Gatins. “Il film è pieno di altri personaggi che occupano tutti un posto di rilievo. Jim ha saputo gestire ognuno di loro e diversificarli in modo interessante”.
Il personaggio principale del film, Kirk Kettner, lavora nel settore della sicurezza aeroportuale, ma da sempre sogna di diventare pilota. Nonostante questi due lavori siano molto vicini dal punto di vista fisico, in realtà sono lontanissimi in termini di importanza, status e glamour. Osserva Field Smith. “Kirk aspetta che succeda qualcosa nella sua vita, ma non si sente abbastanza motivato per dare una mano al proprio destino. E questa è una situazione in cui si trovano moltissimi giovani, oggi”.

Nel frattempo Molly, un ex avvocato che ha deciso di creare una società di organizzazione di feste insieme alla sua amica Patty, teme il giudizio dei suoi genitori. “Nel film è lei a infondere a Kirk la sicurezza di essere se stesso e di non curarsi di quello che pensano gli altri”, dice Field Smith.
Ma nonostante la sua intelligenza e la sua bellezza, Molly ha dei problemi e l’importanza di Kirk nella sua vita sta proprio nel saperla aiutare a fare luce su questioni ancora irrisolte. Continua il regista: “Molly sarà anche bellissima, ma è molto fragile. Ha un rapporto difficile con il denaro ed è sempre preoccupata del suo aspetto o del giudizio altrui, mentre a Kirk queste cose non interessano affatto. Purtroppo però quando entrambi iniziano a dare ascolto ai tarli della loro mente e ai consigli spesso insensati dei loro amici, la situazione vacilla”.

Tutto inizia quando gli amici di Kirk individuano un sistema – in fondo non così infallibile – per calcolare le potenzialità di seduzione di una persona. Il maestro di questa teoria è Stainer (T.J. Miller), che si adopera per spiegare i complessi algoritmi alla base della sua idea, costituita da una semplice scala da uno a dieci, in cui dieci è il voto massimo e uno il peggiore. Solo pochissimi, come Molly, meritano un vero e proprio 10, perché in sostanza non hanno difetti.

Tuttavia il numero iniziale può subire impennate o cadute in base a diversi altri fattori da considerare, al di là della prestanza fisica. Ad esempio, il tipo di auto che si possiede: se hai un’auto scadente devi togliere un punto— a meno che tu non sia un artista, perché in quel caso è lecito e normale avere una brutta macchina Altri punti si ottengono facendo parte di una band o se ci si veste bene o se si ha cura del proprio aspetto. Basandosi sui calcoli di Stainer, Kirk raggiunge a malapena cinque punti (la sua vecchia auto non gioca certo a suo favore!), e questo lo distanzia da Molly ben oltre il margine – ancora consentito - di due punti.
“Personalmente non valuterei mai una donna con un sistema numerico”, dice Miller. “Ho un sistema di valutazione del tutto personale. Per me le donne dovrebbero essere valutate in base a un codice alfanumerico. Ad esempio alcune donne potrebbero essere 849B!”

IL CASTING
Il casting dei 30 ruoli “attivi” del film oltre ai nove personaggi principali presenti in LEI E’ TROPPO PER ME sarebbe stato complicato anche per i registi più esperti, figuriamoci quindi per un esordiente quale Field Smith. Fortunatamente Jim ha attinto alla sua esperienza nel campo dell’improvvisazione e della sketch comedy e questo lo ha aiutato a trovare una compagnia di attori affini fra loro e molto adatti ai loro ruoli.
“Secondo me questo è un film corale”, afferma. “Ovviamente Molly e Kirk spiccano fra gli altri, ma la maggior parte della commedia del film risulta da questo eterogeneo e buffo gruppo di amici e dalla stravagante famiglia di Kirk. E’ un film principalmente basato sul dialogo. Per fare in modo che questo funzioni bisogna avere un gruppo di artisti che renda il tono e il ritmo delle battute sempre vivace, senza discostarsi mai troppo dalla realtà”.

I filmmakers hanno riunito un insieme di grandi talenti che comprende stand up comedians esperti di improvvisazione, veterani della commedia televisiva ed esordienti di belle speranze che hanno impersonato i vari amici e parenti di Kirk e Molly. “Siamo stati molto fortunati con il cast”, afferma Gatins.
Sia i produttori che il regista dichiarano che il casting di Jay Baruchel è stato cruciale per il film. Jay è davvero Kirk, e vice versa. “La fisicità di Jay, il modo in cui parla, o in cui si muove fra la gente corrispondono perfettamente a Jay”, dice Field Smith. “I suoi atteggiamenti sono divertenti. Ha delle braccia lunghissime e quindi ogni volta che saluta qualcuno, lo fa restando sempre a circa tre metri dalla persona a cui sta stringendo la mano. E’ molto simpatico e spesso involontariamente comico.

“Nel complesso è un ragazzo davvero piacevole”, aggiunge Field Smith. “Il pubblico farà il tifo per lui affinché diventi più sicuro di sé, e riesca a conquistare Molly”.
Baruchel stesso si è riconosciuto nel ritratto di Kirk. “Kirk è il prototipo dell’uomo qualsiasi”, spiega l’attore. “Un personaggio del genere può facilmente diventare lo stereotipo di un ‘perdente’. Ma Kirk è contento di essere così com’è; non ha grandi ambizioni. E forse è proprio la sua semplicità ad aver colpito Molly. Ma quando lei inizia a corteggiarlo, lui non si sente all’altezza ed emergono tutti i suoi problemi. Il ragazzo tranquillo e a suo agio con se stesso improvvisamente diventa insicuro e paranoico”.

Nonostante le affinità con Kirk, Baruchel afferma che questo ruolo è stato piuttosto impegnativo. “Ho dovuto baciare Alice Eve tutto il tempo”, si lamenta l’attore. “E’ un lavoro durissimo! So benissimo che ci sono cose peggiori di questa, però è stato davvero imbarazzante. Figuratevi che non ho mai baciato una ragazza neanche davanti ai miei amici, e stavolta ho dovuto farlo di fronte a più di 150 persone!”
La differenza dei background professionali dei due attori riflette la diversità dei loro personaggi. Afferma Baruchel. “Alice aveva appena finito di recitare a Broadway, mentre io ho recitato la parte di un ubriacone, urlando parolacce, insieme a Seth Rogan e Jonah Hill. E’ stato interessante assistere all’incontro fra due scuole di recitazione tanto diverse!”

Eve, che in precedenza era stata impegnata in una serie di ruoli drammatici, ha apprezzato l’opportunità di recitare un ruolo più leggero. “Adoro le commedie romantiche”, dichiara. “Chi non le ama? Sono il cioccolato del mondo del cinema. Inoltro adoro il mio personaggio. E’ un personaggio realistico, onesto fino in fondo. Non capita spesso in un film che la protagonista sia così adorabile. In realtà tutte le donne di questo copione sono personaggi molto positivi”.
Nonostante l’iniziale lusinga, Eve afferma di aver avuto qualche riserva all’idea di dover interpretare la donna “perfetta”. “Non mi sono mai sentita tanto sotto pressione in tutta la mia vita. E’ una posizione incredibilmente delicata”.
I filmmakers hanno cercato in lungo e in largo la giusta attrice per questo ruolo fino a quando Field Smith non ha suggerito Eve. “Il ruolo richiedeva una ragazza molto attraente, caratterizzata da dolcezza e vulnerabilità”, racconta il regista. “A un certo punto mi è venuto in mente il suo nome e ho pensato che sarebbe stata perfetta per la parte”.

Il regista ha anche discusso a lungo con i filmmakers rispetto al ruolo dei genitori di Molly. “Alla fine sono stati interpretati dai miei veri genitori, anche loro due attori che vivono e lavorano in Inghilterra”, racconta Eve. “Avevo già avuto diversi genitori nei miei film precedenti, ma non vedevo l’ora di recitare insieme a mia madre”.
Con un numero eccezionale di importanti ruoli “secondari”, l’importanza del casting andava ben oltre i due protagonisti. “Abbiamo avuto tanti altri attori di grande talento nel film”, racconta Baruchel. “Il copione era già divertente di per sé, ma abbiamo condito la storia con altri elementi e si è creata una divertente contrapposizione di personaggi un po’ folli, dalla spiccata personalità”.

T.J. Miller, Nate Torrence e Mike Vogel interpretano i tre migliori amici di Kirk che dispensano i loro improbabili consigli d’amore. Il regista Field Smith non potrebbe essere più soddisfatto delle performance dei tre attori. “T.J. Miller nasconde dentro di sé un bambino di 4 anni”, afferma. “E’ pieno di energia, ha mille trovate linguistiche ed è un vero tecnico della commedia. Nate Torrence ha un’innocenza e un’ingenuità innate e questo rende il suo personaggio di Devon la perfetta controparte degli altri due. E il personaggio di Mike Vogel, Jack, è uno dei miei preferiti. Non ci sono risvolti emotivi nei suoi consigli e ogni tanto elargisce perle di saggezza in materia d’amore che sembrano copiate da qualche manuale tattico. Quando Kirk gli dice che Molly andrà a cena da lui con i suoi genitori, Jack gli risponde che così facendo sta saltando ben sei mosse. Un po’ come quegli articoli pubblicati sui magazine per soli uomini!”

Baruchel paragona l’interazione fra gli attori a quella dei membri di una band. “Ognuno di noi lavora singolarmente sul proprio personaggio e spero che alla fine l’effetto sia come quello della musica, in cui c’è qualcuno che suona la chitarra, uno che suona il basso, uno che suona la batteria. Noi ci troviamo molto divertenti”.
Miller dice che laddove il suo personaggio, Stainer, può sembrare un po’ duro con i suoi consigli, in realtà vuole solo mettere in guardia il suo amico. “Questi 4 uomini formano un gruppo assai eterogeneo che cercano di trovare la loro strada dopo il liceo. Stainer cerca sempre di proteggere i suoi amici, ma a volte è un po’ troppo aggressivo e i suoi consigli diventano vani”.

Questa è la seconda volta in cui Miller ha lavorato con Vogel, dopo essere apparso al suo fianco in “Cloverfield”. “Non so se avete mai visto Mike Vogel: è un tipo che incute timore, sia dal punto di vista fisico che psicologico”, dice. “Dopo “Cloverfield” è apparso sulla copertina di Men’s Health. Io invece sulla copertina di Toddler Bodies”.
Il personaggio di Vogel è l’elemento del gruppo più vicino a un playboy. “E’ lui la persona a cui gli altri si rivolgono per ricevere consigli sulle donne”, dice l’attore. “Ma nonostante i suoi suggerimenti, Kirk avrà successo”.
Unico attore non propriamente “comico” del gruppo, Vogel afferma di aver molto apprezzato il modo in cui i suoi colleghi hanno arricchito il copione di battute. “Non sono tutti personaggi di spicco ma si scambiano continuamente battute. Si è stabilita una vera e propria complicità che ha facilitato la dinamica fra i nostri personaggi”.

Anche Molly viene mal consigliata da parte della sua socia Patty, interpretata da Krysten Ritter. “Patty è abbastanza brutale”, dice Ritter. “E’ molto sincera e non usa giri di parole. Avevo appena finito di lavorare in I Love Shopping in cui il mio personaggio era davvero spumeggiante. Patty invece è il suo esatto contrario perché sa essere molto asciutta, quasi antipatica”.
Ritter ha l’occasione di mostrare un talento, nel film, che nessuno aveva ancora mai potuto apprezzare.
“Adoro il bowling, quindi ero molto contenta quando ho letto che Patty avrebbe dovuto giocare. Però quando sono arrivata sul set quel giorno, mi sono resa conto avevano preso una professionista, ed io continuavo a ripetere. ‘Ma no, posso farlo io!’ Mi hanno ignorato fino al momento in cui hanno visto che quella ragazza quel giorno non riusciva mai a fare score. A quel punto, sono entrata in gioco e infatti sono proprio io quella che si cimenta nel film!”

Gli amici di Kirk sono un po’ il surrogato della sua famiglia, ma il film mostra comunque anche la sua vera famiglia e le dinamiche di cui soffre. “I membri della famiglia di Kirk sembrano un po’ degli orchi sempre pronti a schiacciarlo, sia a livello fisico che mentale”, dice Field Smith. “Suo fratello lo critica e lo punzecchia continuamente mentre suo padre non fa altro che denigrarlo. Una delle mie battute preferite nel film è quando Kirk dice a Molly ‘Volevo andare al college ma invece mio padre mi comprò una piscina’. Penso che questa frase in qualche modo riassuma l’esperienza di vita di Kirk”.
Adam LeFevre guida il clan dei Kettner nei panni di papà Walt. “Il suo ruolo di padre è stato quello allevare i suoi figli insegnandogli a diventare veri uomini, teneri ma duri, capaci di bere ma anche di riuscire a guidare sotto l’effetto dell’alcol”, spiega l’attore. “Quelle cose che solo un padre può insegnare a un ragazzo.
Walt è davvero emozionato quando Kirk gli presenta la nuova, spettacolare fidanzata, perché si rende conto che i sogni possono anche avverarsi nella vita. Se anche lui avesse giocato bene le sue carte, magari sarebbe finito insieme a Jill St. John!”

La famiglia comprende anche la matriarca Barb (Debra Jo Rupp), il fratello maggiore Dylan (Kyle Bornheimer) e la sua fidanzata incinta Debbie, interpretata da Jessica St. Clair. “Debbie è il genere di donna che non ha problemi a indossare un bikini anche se è incinta di sei mesi”, dice St. Clair rispetto al suo personaggio. “Solo perché è incinta, non vuol dire che ormai è fuori gioco, giusto?”
Lindsay Sloane interpreta Marnie, l’ex ragazza di Kirk, che lui continua a desiderare fino al giorno in cui non incontra Molly. “Marnie da bambina era la più carina del suo quartiere, ma il suo problema è che continua a crederlo, ovunque si trovi. D’altra parte cosa c’è di più sexy di un bel paio di labbra rosso fuoco e di una capigliatura vaporosa?”

Gli attori sono unanimi nell’elogiare il regista esordiente Field Smith. “Jim proviene dalla sketch comedy inglese, ha un vero e proprio istinto comico”, dice Sloane. “Ne sente il ritmo e sa come elaborare le cose. Inventa battute con estrema facilità, ma è anche molto cauto nel non forzare la mano”.
“La sua presenza è stata di grande conforto”, aggiunge Alice Eve. “Sul set il mondo cade almeno dieci volte al giorno e a volte sembra che tutto debba finire da un momento all’altro. Jim ha saputo creare coesione, e sa come infondere la calma. Si mette a parlare d’altro e presto l’atmosfera si distende, il panico è dimenticato”.
“Nessuno l’avrebbe mai detto che questo era il suo primo film”, aggiunge Debra Jo Rupp. “Lascia ampio respiro agli attori. Ci lascia giocare insieme e infatti siamo riusciti a conoscerci bene nel giro di pochissimo tempo. Bisogna avere davvero fiducia in se stessi per riuscire a concedere agli altri tanta libertà d’azione”.


AEROPORTI, ARENE E ROMANTICISMO
I filmmakers cercavano alcune caratteristiche specifiche rispetto alla città che doveva ospitare la storia di LEI E’ TROPPO PER ME: doveva possedere scorci romantici, una squadra nazionale di hockey e, cosa forse più importante, un aeroporto in cui potessero girare senza troppe limitazioni.
“Prima di tutto abbiamo cercato l’aeroporto”, dice Field Smith. “Era uno dei set più importanti della storia. Ma trovare un aeroporto in cui poter girare quanto volevamo noi era davvero un’impresa. E’ più facile costruire un set”.

Nel corso dei sopralluoghi, i filmmakers hanno visitato l’Aeroporto Internazionale di Pittsburgh. Durante la visita nella struttura, è stato subito chiaro che le restrizioni di tempo e accesso avrebbero reso le riprese praticamente impossibili. “Potevamo girare in alcune aree solo dalle 2 alle 3 di notte e in altre zone alle 5 del mattino, ma solo con un’unica cinepresa”, dice Field Smith. “Mentre stavamo andando via, ci hanno detto che c’era una grande area ormai in disuso, e abbiamo chiesto di poterlo vedere. Avevamo fretta perché dovevamo prendere un altro volo, ma abbiamo pensato ‘Perché no?’ E quando hanno aperto la porta, c’era un'altra metà di aeroporto davanti ai nostri occhi, tutta vuota. Si vedevano gli aerei dal vetro, con tutti i cartelloni e il tapis roulant ancora funzionanti.
“Sfortunatamente per loro e fortunatamente per noi, la riduzione di alcuni voli da e verso Pittsburgh avevano costretto a chiudere un’intera ala dell’aeroporto”, aggiunge Field Smith. Quindi abbiamo potuto girare lì senza dover disturbare nessuno. E’stato proprio un caso fortunato, una porta che si è aperta di fronte a noi, una luce si è accesa e improvvisamente c’era il set del nostro film, così come lo volevamo noi. Mi sentivo davvero come Alice nel Paese delle Meraviglie”.

Nonostante avessero libero accesso in quella parte di aeroporto, il cast e la troupe hanno dovuto comunque osservare molte restrizioni per la sicurezza. “Entrare ed uscire da un aeroporto presenta diverse difficoltà logistiche”, dice George Gatins. “Ogni giorno ci sembrava di dover prendere un aereo. Dovevamo attraversare la sicurezza, toglierci le scarpe e le cinture. Eravamo sommersi dalle regole che indicavano ciò che era proibito e ciò che era consentito. Ma eravamo ospiti dell’aeroporto quindi non volevamo creare inconvenienti o disturbo”.
I figuranti non potevano portare all’interno dell’aeroporto nessuno di quegli oggetti che non possono salire a bordo, neanche cibo o acqua. “E ovviamente, niente pistole né coltelli!, dice Field Smith. “Ma per noi è stata una grande fortuna poter utilizzare quell’area”.

La seconda caratteristica che i filmmakers cercavano era la collaborazione di una squadra di hockey professionista. Il produttore Jimmy Miller, originario di Pittsburgh, aveva lavorato nella Mellon Arena come maschera, quando era adolescente. “Jimmy ha ancora i biglietti della partita dei Penguins”, dice Gatins. “E uno dei suoi amici del college è il vicepresidente del franchise. I Penguins ci hanno aiutato in ogni modo. Ci hanno dato palchi di lusso e posti in prima fila da cui poter girare le immagini di una importante partita alla Mellon Arena”.
Per un inglese doc quale Field Smith, imparare e capire lo spirito di questo popolarissimo sport nordamericano non è stato facile. “Venendo dall’Inghilterra, non sapevo nulla di hockey”, ammette. “Sono andato a vedere quattro partite, durante la pre-produzione, per capire come avrei dovuto girare. La nostra prima sera abbiamo girato stando in prima fila, proprio davanti al ghiaccio. E’ stato un battesimo di fuoco, o di ghiaccio, se preferite!”

Il primo giorno di produzione di LEI E’ TROPPO PER ME ha avuto luogo proprio nella Mellon Arena durante una partita vera e propria. “C’erano 18000 extra non ufficiali”, ricorda Field Smith. “I tifosi dei Penguin sono stati molto pazienti con la nostra troupe, che si muoveva ovunque nel loro campo. Abbiamo dovuto cambiare la pellicola nella cinepresa ogni dieci minuti e i residenti di Pittsburgh si passavano i rullini prima di porgerli a noi, come se fossero hot dog”.
Il cast e la troupe sono stati testimoni del ritorno del capitano della squadra Sidney Crosby dopo un infortunio. “La folla era incredibilmente eccitata”, continua. “Jay ha incontrato Sidney Crosby, che è il suo eroe da sempre. E tutti abbiamo visto Jay trasformarsi improvvisamente in un balbettante bambino di 5 anni, ed è stato molto divertente”.

Alcuni spettatori saranno sorpresi dalla bellezza della cosiddetta “Città d’Acciaio”. Situata nel punto di confluenza dei fiumi Monongahela e Alleghany, luogo in cui si incontrano e formano l’Ohio, Pittsburgh presenta numerosi ponti e un magnifico skyline che costituisce il perfetto sfondo drammatico alla storia. I filmmakers hanno visitato tutti i luoghi della città per trovare gli ambienti mostrati nel film, compreso il famoso Andy Warhol Museum e Mount Washington, nominato “Best Urban Vista” da USA Weekend. “Non avevamo idea di quel che offre questa bella città”, dice Field Smith. “Una volta arrivati, abbiamo iniziato a costruire la storia proprio intorno alle bellezze di Pittsburgh. Ad esempio abbiamo scelto di ambientare una scena con Kirk e Molly davanti al bellissimo Mount Washington che si staglia sullo sfondo della città”.

Alla fine il regista ha trovato quel di cui aveva bisogno a Pittsburgh, ma il loro compito non è stato facile. “E’ stato un grande film in termini di location e persone. Quasi in ogni scena erano presenti centinaia di extra”, dice Field Smith. “Ogni volta che giravamo una scena, ci volevano almeno dieci minuti affinché i 300 figuranti si rimettessero nella posizione iniziale. Mi sembrava di dover comandare un grande gioco, con centinaia di persone, aerei e veicoli stunt. L’unica cosa che mancava era un’esplosione!”
Alla fine delle riprese, Field Smith si ritiene soddisfatto di essere riuscito a realizzare il film proprio come desiderava farlo. “La prima volta che ho letto il copione avevo immaginato già molte scene. Spesso bisogna scendere a compromessi, mentre io ho avuto la fortuna di riuscire a restare fedele alla mia idea iniziale”.
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