Letters to Juliet di Gary Winick

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locandina Letters to Juliet
 
Regista: Gary Winick
Titolo originale: Letters to Juliet
Durata: 105'
Genere: Commedia, Romantico, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 25 Agosto 2010 (cinema)

Attori: Amanda Seyfried, Marcia DeBonis, Gael García Bernal, Christopher Egan, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Giordano Formenti, Daniel Baldock, Milena Vukotic, Fabio Testi, Ivana Lotito, Luisa Ranieri, Marina Massironi
Sceneggiatura: Jose Rivera, Tim Sullivan

Trama, Giudizi ed Opinioni per Letters to Juliet (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Marco Pontecorvo
Montaggio: Bill Pankow
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Stuart Wurtzel, Alessandra Querzola
Costumi: Nicoletta Ercole

Produttore: Ellen Barkin, Mark Canton, Eric Feig, Caroline Kaplan, Patrick Wachsberger
Produttore esecutivo: Ron Schmidt
Produzione: Applehead Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures

La recensione di Dr. Film. di Letters to Juliet
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Colonna sonora / Soundtrack di Letters to Juliet
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Valentina Mari: Sophie Hall
David Chevalier: Charlie Wyman
Gianfranco Miranda: Victor
Rita Savagnone: Claire Smith-wyman
Franco Nero: Lorenzo Bartolini
Antonio Sanna: Bobby
Lidia Biondi: Donatella
Milena Vukotic: Maria
Luisa Ranieri: Segretaria
Marina Massironi: Francesca

Informazioni e curiosità su Letters to Juliet


Note dalla produzione:
La Produzione
Due famiglie, entrambe dello stesso livello di prestigio nella stupenda Verona, dove è ambientata la nostra scena.
—William Shakespeare, Romeo e Giulietta, Il Prologo

Se la storia di Giulietta e Romeo sia vera o se i due innamorati siano realmente vissuti a Verona, è irrilevante. Ormai Verona è conosciuta come il luogo dove Shakespeare ha ambientato la sua opera. Mezzo milione di turisti arrivano ogni anno in questa città dell’Italia settentrionale (90 minuti ovest da Venezia), soprattutto per visitare il cortile dove bigliettini riguardanti amori perduti o trovati sono attaccati al muro di pietra. Le persone si mettono in posa sul balcone accanto alla statua di bronzo di Giulietta (il suo seno destro è lucidissimo, c’è la tradizione di toccarlo perché si dice che porti fortuna).
La produzione è iniziata il 25 Giungo, 2009 a Verona, che dopo Roma, Firenze e Venezia, è la città d’Italia più visitata.

“La cosa meravigliosa di questa tradizione (quella del cortile) e dell’amore in generale, è che ci vogliono credere tutti”, dice il regista Gary Winick. Dagli anni Trenta in poi “Giulietta” ha ricevuto migliaia di lettere da tutto il mondo: talvolta sono semplicemente indirizzate a “Giulietta - Verona”, eppure arrivano tutte a destinazione (il club di Giulietta), dove sono al lavoro molti volontari. Tutte le lettere ricevono risposta, a volte con l’aiuto di traduttori esterni.
L’idea del film ha preso forma quando i produttori Caroline Kaplan ed Ellen Barkin furono attratte da un album di Elvis Costello, “The Juliet Letters”, attraverso il quale si resero conto del fenomeno di questo famoso cortile Veronese. Qualche tempo dopo scoprirono il libro, “Letters to Juliet: Celebrating Shakespeare’s Greatest Heroine, the Magical City of Verona and The Power of Love”, (“Lettere a Giulietta”) scritto dalle sorelle Lise e Ceil Friedman.

“Più ci documentavamo su questo fenomeno e più ci sembrava un’idea bella, romantica. Così alla fine andammo alla Summit pensando già a Gary come regista, e ci volle molto poco a mettere insieme il tutto ”, racconta Kaplan.
“La cosa che trovo più interessante, complicata ed universale, è ciò che concerne i rapporti fra le persone e le loro emozioni”, commenta Winick.
“Per alcuni è come se la loro vita fosse una scacchiera. Sono su un quadrato e si spostano in quello accanto a causa delle circostanze. Ma immaginate cosa significherebbe cambiare la propria vita solo in base al coraggio, e fare un importante salto senza essere spinto”, aggiunge Winick.
“La sensibilità di Gary è molto indicata per questo genere di “date movie”, dice il produttore Mark Canton. “E’ una caratteristica umana molto radicata: è difficile scappare da quello che ti dice il cuore, ma è altrettanto difficile correre verso quello che ti dice il cuore”.

Il film è significativo soprattutto perché è una testimonianza che il cinema è un linguaggio universale: le cinque star di questo film provengono da cinque paesi diversi: Seyfried (Stati Uniti), Redgrave (Inghilterra), Egan (Australia), Bernal (Messico) e Nero (Italia).
Con il successo sensazionale al box office di “Mamma Mia” e la serie “Big Love”, Amanda Seyfried si è consacrata una vera attrice, però non aveva ancora avuto un ruolo da protagonista, sopratutto uno dove lei è presente praticamente in tutte le scene. “La Seyfried porta tutto il fardello del film sulle proprie spalle”, commenta Winick. “Ha un’incredibile luminosità, sullo schermo. Si trova a compiere un doppio viaggio: quello per trovare sua madre, cioè Vanessa, e quello per trovare il vero amore, che non é Victor.

“E’ profonda, divertente e dietro quegli occhi incredibili succedono molte cose”, dice Winick. “Quando ho letto la sceneggiatura e mi sono resa conto che ero in tutte le scene, ho pensato che sarebbe stato tanto lavoro; ma io sono una persona che si nutre dell’interazione con il cast e la troupe. Mi piace socializzare, perciò è stata una benedizione ma anche una condanna, perché alla fine del film ero veramente stanca”, dice la Seyfried.
“Non ci è voluto un grande intuito per capire che Vanessa Redgrave sarebbe stata perfetta per il suo ruolo”, osserva Winick. “E’ stata fantastica in tutto ciò che ha fatto. La nostra casting director (Ellen Lewis) dice sempre: ‘Ci vuole quel certo attore che alzi il livello del film”, ed è quello che é successo grazie a Vanessa.”

“Se ti trovi a lavorare sul set con Vanessa Redgrave, devi dare il meglio”, dice Mark Canton, “perché lei arriva presto, se ne va tardi e conosce sempre le sue battute… e le tue”.
Per la Seyfried, qualsiasi timore nel recitare così tante scene accanto a una leggenda del cinema è scomparso fin dall’inizio. “Niente è un problema per lei (Vanessa). E’ talmente intelligente e presente e incapace di falsità, che sei immediatamente rilassata in sua presenze.”
Il bravo Gael Garcia Bernal interpreta Victor, il ragazzo ipercinetico della Seyfried. “E’ un ruolo che non avevo mai affrontato prima. Victor è molto particolare, adora il cibo più di ogni altra cosa al mondo e vuole dividere questa cosa con la sua ragazza, Sophie,” spiega Garcia Bernal.

“Il problema di Sophie e Victor è che non condividono questa passione,” dice la Seyfried. “Si vogliono bene e si amano, ma non comunicano. Victor è innamorato della propria cucina e del suo sogno. Riescono a comunicare solo perché Sophie si rende conto che una relazione è fatta di molte più cose”.
Cercare l’attore per interpretare Charlie— che recitasse la parte del nipote della Redgrave e che fosse credibile nei panni di quello che fa nascere in Sophie i dubbi sul suo rapporto— è stato il compito più difficile durante il casting.
“Trovare Chris è stata opera di un intervento divino, ed è avvenuto molto tardi”, racconta Caroline Kaplan. “Il casting è probabilmente la parte più difficile nel fare un film, ma quando tra due persone funziona, tutto diventa chiaro e magico.”
“Quando due attori sono nella stessa stanza e recitando insieme, si percepisce immediatamente questa sensazione magica”, spiega Winick. “A New York e a Londra abbiamo fatto moltissimi provini ed è stato un lavoro duro, fino a quando non è arrivato Chris Egan.”

Per trovare l’attore per la parte di Lorenzo, l’amore di Claire perduto nel passato, invece, i realizzatori non hanno dovuto cercare a lungo. “Oltre al fatto di essere sposato con Vanessa, Franco Nero è un attore meraviglioso. Catturare quel momento in cui i due si ritrovano dopo 50 anni… beh, sarebbe stato molto difficile creare la stessa intensità con qualcuno che non fosse Franco Nero. E poi c’è il fatto che lui è Italiano come Lorenzo, e che stiamo girando in Italia… insomma, tutto ha funzionato alla perfezione”, racconta Winick.
I due attori si sono conosciuti da giovani, nel 1966, durante le riprese di “Camelot”, dopo essere stati scelti dal regista Joshua Logan.
“Secondo me Vanessa è la migliore attrice che abbiamo mai visto. Io sono suo marito ma queste non sono parole mie, sono le parole di Tennessee Williams e di Arthur Miller, ed io sono d’accordo con loro”, commenta Nero. “Abbiamo lavorato insieme almeno 10 volte in oltre 43 anni ed il suo talento è un dono che meraviglia sempre i registi”.

Per Winick, l’alchimia giusta tra la Redgrave e Franco è stata molto importante, ma girare in Italia con un attore italiano della sua presenza scenica, ha fatto sì che il film funzionasse alla perfezione. In quanto agli attori non protagonisti, Winick ha scelto quasi tutti artisti italiani. Il casting per tutte le “segretarie di Giulietta” è stato fatto in Italia.
“Mi ricordo il libro “Fellini Faces” (Il regista italiano Federico Fellini) un catalogo di ritratti di grandi attori caratteristi italiani, ed il mio intento era quello di avere quel genere di attori per alzare il livello delle segretarie di Giulietta. Infatti, passiamo dalla straordinaria e bella Luisa Ranieri (Isabella) alla bravissima Luisa DeSantis (Angelina).

“Comunque, ho voluto queste signore e ho fatto una prova. Sono rimasto impressionato dall’energia che riuscivano a sprigionare quanto erano insieme, e continuavo a pensare: ‘Vorrei che la macchina da presa fosse accesa”, ricorda Winick riferendosi al periodo di pre-produzione.
Completato il casting all’inizio di giugno, mi sono concentrato sulla logistica delle riprese e, in particolar modo, a cercare di fare qualcosa che sembrasse impossibile… come far chiudere per due giorni alla città di Verona la sua attrattiva turistica principale, la casa di Giulietta, permettendoci di girare nel cortile. Ci sono voluti circa tre mesi di negoziati con il Comune, e per far loro intendere che sarebbe stato un beneficio turistico a lunga scadenza in cambio di due giorni di sacrifici (i turisti, infatti, non sarebbero potuti entrare nel cortile).

Lo scenografo Stuart Wurtzel ha cambiato la location (l’ingresso al cortile è un muro bianco coperto di graffiti) aggiungendo mura e colonne di pietra finte, dando un aspetto meno turistico e più consono a come sarebbe stato ai tempi di Giulietta.
“I colori dell’Italia sono i colori della terra ed è bellissima in ogni luogo. La mia intenzione era quella di tornare indietro nella storia, di non intromettermi e di non alterarla”, ci spiega Wurtzel. La prima cosa nella mente di Winick era di non creare un’Italia da cartolina dove “lo sfondo diventa il piano ravvicinato”.
“Insieme al direttore della fotografia Marco Pontecorvo abbiamo deciso che il valore del film doveva essere il realismo dell’emozione, e che la bellezza del contorno sarebbe servita solo come supporto alla storia e non viceversa”, spiega Winick.

Altre location attorno a Verona sono la spettacolare Villa Arvedi (per la scena dove Claire incontra uno dei tanti “Lorenzo”) e il piccolo paese di Soave (famoso per il suo vino bianco) che ha un aspetto più da sud d’Italia, e dove abbiamo girato una scena di Sophie che cammina per le strade di Verona davanti all’Arena, meravigliosa nonostante i suoi 2.000 anni, sede della musica lirica all’aperto più famosa del mondo.
La produzione ha anche girato sul bellissimo Lago di Garda (uno dei tre maggiori laghi del nord Italia) e poi è scesa verso sud, a Siena. Da lì in poi, le riprese sono state fatte tutte in Toscana, 10 giorni anche nei vigneti della Cantina Argiano (a Montalcino, a un’ora a sud di Siena), dove viene prodotto il famoso Brunello.
Per due giorni si è girato nel centro storico di Siena, dagli stretti vicoli fino alla famosa Piazza del Campo dove la produzione ha “rubato” un’inquadratura di Sophie e Charlie attraversando la piazza con migliaia di turisti che, talmente presi dal contesto storico che li circondava, non si sono resi conto della macchina da presa.

L’Albergo Borgo Scopeto, per secoli una tenuta di famiglia, è stata la location per interni ed esterni dell’albergo da dove Sophie, Claire e Charlie partivano per le loro escursioni in Toscana. Situata fra vigneti e oliveti, a circa 20 minuti da Siena, l’albergo ha fissato la fine delle riprese della parte Italiana del film, il 13 agosto 2009. Il giorno successivo gli attori e i membri principali della troupe hanno preso un volo per New York, per quattro giorni di riprese al Bryant Park e a Times Square, dove sono stati girati i due esterni più importanti, e al ristorante Victor, un palazzo vuoto di Soho.
“Ci sono alcuni film dove la location diventa personaggio”, ci fa notare Winick. “Se sei cresciuto a New York con i film di Woody Allen, è una cosa che senti molto. “Ed è la sensazione che ho di questo film e dell’Italia. Si riesce a ricreare qualsiasi cosa da qualsiasi parte, ma quando sei in Italia c’è qualcosa che ti entra dentro ed esce durante le recitazioni. I colori della terra, gli edifici. Non esiste al mondo un altro posto come questo”.

Per Christopher Egan, non è stato difficile calarsi nel suo ruolo. “Amanda ed io abbiamo girato una scena in un caffè all’aperto a Siena e mangiato un gelato. Poi abbiamo passato il resto della giornata girando scene di noi due a passeggio per la città. Anche se hanno fatto tantissime inquadrature ed eravamo circondati da una troupe molto grande, era difficile non sentirsi romantici. Quello che ci circondava e la lingua che sentivamo parlare catturavano tutti i sensi”.
“E’ un paese davvero straordinario”, dice la Redgrave. “L’Italia che conoscevo da bambina è più o meno sparita e i turisti vanno tutti nelle stesse zone, ma credo che questo film mostrerà loro qualcosa di più di ciò che conoscevano dell’Italia”.

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