Manolete di Menno Meyjes

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locandina Manolete
 
Regista: Menno Meyjes
Titolo originale: Manolete
Durata: 115'
Genere: Drammatico, Romantico
Nazione: Gran Bretagna, Spagna
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2,35:1

Anno: 2007
Uscita prevista: 14 Maggio 2010 (cinema)

Attori: Adrien Brody, Penelope Cruz, Nacho Aldeguer, Enrique Arce, Dritan Biba, Pedro Casablanc, Berta de la Dehesa, Antonio de la Fuente, Juan Echanove, Enrique Hernández, Luis Hostalot, Josep Linuesa
Sceneggiatura: Menno Meyjes

Trama, Giudizi ed Opinioni per Manolete (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Robert D. Yeoman
Montaggio: Frances Parker
Musiche: Dan Jones, Gabriel Yared
Effetti speciali: Reyes Abades
Scenografia: Salvador Parra
Costumi: Sonia Grande

Produttore: Andrés Vicente Gómez
Produttore esecutivo: Stephen Margolis, Albert Martinez Martin, Michael A. Pierce, Mark Williams
Produzione: Future Films, HandMade Films, Lolafilms, Pierce/Williams Entertainment, Sequence Film
Distribuzione: Eagle Pictures

La recensione di Dr. Film. di Manolete
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Colonna sonora / Soundtrack di Manolete
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimiliano Manfredi: Manolete
Ilaria Stagni: Antonita 'Lupe' Sino
Antonio Palumbo: Guillermo
Ambrogio Colombo: Pepe Camarà
Cristina Grado: Dona Angustias
Bruno Alessandro: Prete
Francesco Pezzulli: Luis Miguel Dominguin
Lena: Dott. Linares
Vittorio Di Prima: Laura Latini

Personaggi:
Adrien Brody: Manuel Rodríguez Sánchez "Manolete"
Penélope Cruz: Lupe Sino
Santiago Segura: Guillermo
Ann Mitchell: Doña Angustias
Josep Linuesa: Enrique de Ahumada
Juan Echanove: Pepe Camará

Informazioni e curiosità su Manolete

Note dalla produzione:
Arte e Sogni (La Corrida nel periodo successivo alla Guerra Civile)
La Spagna degli anni ‘40, immediatamente dopo la Guerra Civile, era un paese povero e sofferente, dove si percepiva un disperato bisogno di nuovi idoli. Era un paese dove non esistevano sfumature e dove qualsiasi cosa era o bianca o nera; la corrida poteva essere paragonata alla tv nazionale a colori, essa rifletteva l’immagine di un paesaggio macchiato di sangue e sabbia. A quei tempi alcuni uomini viaggiavano per il paese incarnando il mito più antico di tutti: L’uomo contro il toro, l’uomo contro sé stesso. Manuel Rodríguez Sánchez, detto "Manolete", fu il primo di quegli ultimi eroi.
Un torero dall’ombra lunga, dallo sguardo triste e dall’espressione mestamente seria. Era considerato il Maestro dell’arena, si muoveva sulla sabbia con fare delicato e cupo. Il suo talento per la corrida era unico. Fu lui a riportare austerità ed eleganza all’interno delle arene e fu lui a rinnovare l’arte della corrida. Durante il suo breve trionfo - morì a soli trent’anni- realizzò il sogno di tutti coloro che vennero prima e dopo di lui: riempire le arene di folle entusiaste. Reinventò la "Fiesta". Dimenticò la paura e giocò con la morte.

MANOLETE: Il Mito e la Morte
Manuel Laureano Rodríguez Sánchez nacque a Cordoba il 4 luglio del 1917. Era un bambino pallido, debole e di natura triste. Suo padre - un torero soprannominato come lui Manolete - morì quando il figlio aveva appena 5 anni. Era il 1923, Manuel, sua madre e le sue sorelle vivevano in condizioni disagiate nel quartiere di Santa Marina. L’uomo che molti anni dopo avrebbe incantato il mondo con le sue doti di torero crebbe in una casa molto modesta e spesso soffrì anche la fame. Studiò presso i Fratelli Salesiani a Cordoba fino all’età di undici anni. La sua infanzia difficile lo costrinse a maturare prima del tempo. Manolete non ci mise molto a mettere a confronto la prosperità dei toreri di maggior successo e la sventura di coloro che vivevano nella sua stessa condizione sociale. Tutto questo, oltre al fatto che nelle sue vene scorreva il sangue dei toreri (era figlio di un torero, oltre che pronipote di Pepete e Machaquito), lo convinse a sfidare la fortuna nell’arena. Si mise di fronte ad un toro per la prima volta a soli dodici anni. Un anno dopo, fece la sua prima apparizione pubblica alla scuola di toreri di Montilla (Cordoba), e poco dopo entrò a far parte dello show itinerante di toreri intitolato "Los Califas".
Nel Giugno del 1939, combatté nella sua ultima corrida come "novillero" (apprendista torero) e, un mese dopo, a Siviglia, divenne un matador a tutti gli effetti. Il 12 ottobre di quello stesso anno Marcial Lalanda lo confermò come torero professionista. Quel pomeriggio – il suo successo fu memorabile – il terzo torero a scendere nell’arena fu Juan Belmonte. Per Manolete era iniziata l’ascesa verso la fama.
Negli anni successivi, non ci fu corrida importante a cui lui non prese parte. Andò a Siviglia, Alicante, Bilbao, Barcellona e Madrid. Manolete divenne presto la stella più luminosa tra tutti i toreri spagnoli. Alla fine della stagione del 1945 attraversò l’atlantico per combattere in Messico, Perù, Venezuela e Colombia dove, ancora una volta, dimostrò il suo talento speciale.
Il suo fu un successo straordinario, Manolete divenne il torero più famoso del mondo.
L’arrivo sulla scena di nuovi matador oltre alla stanchezza accumulata fecero sì che Manolete considerasse la possibilità di ritirarsi. Fu incornato a morte il 28 agosto del 1947, nella corrida di Linares, poco dopo aver compiuto 30 anni. Fino ad allora, aveva affrontato oltre mille tori ed era rimasto ferito trenta volte. Non si sposò mai. Alla sua fidanzata, l’attrice Lupe Sino, non fu permesso di entrare nella stanza dell’ospedale di Linares dove egli morì alle 5:07 del 29 agosto.

I Personaggi (Per capire meglio MANOLETE e il suo ambiente)
La sua ragazza: Lupe Sino – Penélope Cruz
Una donna dal passato difficile diviene la luce del film, la luce nella vita di Manolete. Lui è innamorato della morte, ma lei gli farà amare la vita. "Sei l’uomo brutto più bello che abbia mai visto", dice Lupe a Manolete, dopo averlo incontrato in un nightclub. Lui è ricco e famoso; lei è bella e povera. La loro relazione cambia le loro vite all’improvviso. Lupe rappresenta l’amore, lo humour e l’ironia. Il futuro della coppia è al di sopra di qualsiasi cliché, al di sopra dei luoghi comuni, al di sopra di qualsiasi difficoltà: La vita che sfida la morte.
"Manolo, hai così tanto timore della morte che te ne sei innamorato. Non ha senso che io ti
sposi; Potrei essere la tua amante, ma lei è tua moglie".

La "cuadrilla" (Gli Assistenti) - Guillermo – Santiago Segura
La "cuadrilla" è come un coro Greco. Sono le voci che dicono la verità, che trasmettono ciò che viene detto per la strada; sono le ombre del torero, le sue guardie del corpo, i suoi ammiratori, sono i primi ad andare in suo aiuto.
"Entrare nell’arena quando non hai paura non conta. Ma entrare nell’arena quando hai paura... quella è ben altra cosa" (dice Guillermo a Manolete)

Il suo Manager. Pepe Flores, Camará – Juan Echanove.
Il manager è il braccio destro del torero. Camará ha inventato la figura classica del manager: indossava sempre occhiali scuri ed era costantemente al fianco del matador sia dentro che fuori dall’arena. Egli rappresenta il consigliere e il difensore. Conosceva bene i tori, ma conosceva ancor meglio la vita. Era il compagno di Manolete, il suo consigliere e amico fedele:
"Ascolta, ragazzo, chi è la bestia più grande nell’arena?" (Dice Camará a Manolete)
"Il toro?"
"No, il pubblico. E’ lui il nemico. Il pubblico ha il potere di farti impazzire. Il pubblico può farti ammazzare."

L’Agente, Enrique de Ahumada – Josep Linuesa
Il Business rende l’arte accessibile a tutti. Negli anni immediatamente successivi alla guerra civile, la corrida divenne il riflesso di un paese che stava lentamente andando avanti, un paese che glorificava i suoi piccoli eroi per dimostrare di saper godere delle proprie tradizioni.
"E’ un ragazzo di strada e tu gli stai parlando come se fosse un poeta"
(dicono a Pepe Camará, riferendosi a Manolete)

Nuove leve. Luis Miguel Dominguín.
Il successo, come Saturno, divora i propri figli. Il pubblico è sempre alla ricerca di nuovi eroi.
Nel 1947 i fan iniziano ad osannare un giovane e affascinante matador, Luis Miguel Dominguín, da molti considerato come il successore di Manolete. Il fantasma del fallimento inizia ad infettare l’atmosfera. Dominguín, come altri toreri dell’epoca, è quasi il simbolo degli ultimi giorni di Manolete. E’ proprio assieme a lui, Dominguín e Gitanillo de Triana,
che Manolete condivide l’arena il 28 agosto del 1947: il giorno della sua ultima corrida.
"Ho un regalo per te" ( dice Manolete e Dominguín)
"Si? Che regalo è?"
"I miei nemici"

Sua Madre. Angustias.
Angustias Sánchez è una figura solida nella vita del figlio. Rappresenta il passato, la povertà che non può essere dimenticata.
"Madre, l’ho lasciata" (Dice Manolete a sua madre riferendosi a Lupe Sino)
"Bravo il mio ragazzo, era una puttana"


Intervista a Menno Meyjes
Di cosa parla Manolete?
Parla di un uomo innamorato della morte che incontra una donna innamorata della vita. Manolete è un torero e tutti i grandi toreri sono, in qualche modo, innamorati della morte. Manolete incontra questa donna bellissima che cerca, attraverso la seduzione, di strapparlo alla sua danza con la morte, una danza che è parte integrante della sua vita, la sua identità, la sua gloria. E ciò crea una grande tensione all’interno del loro rapporto.

Allora non si tratta di un film sui tori...
No, fondamentalmente è una storia d’amore, una storia d’amore in cui uno dei due amanti svolge una professione molto particolare. Perciò, quando, come è già accaduto, qualcuno afferma che si tratta di una storia sulla corrida, rispondo sempre che non è così, che si tratta di una storia d’amore tra un uomo, che si da il caso sia un torero, e una donna.

Ha scritto questa sceneggiatura oltre dieci anni fa, è cambiata molto da allora?
E’ vero l’ho scritta molto tempo fa e l’ho scritta in pochissimo tempo. Credo di averci messo solo 4 o 5 giorni, è stato faticoso scriverla così velocemente. Ma nel corso di tutto questo tempo non ho fatto grandi cambiamenti, i miei sentimenti riguardo alla storia, riguardo all’idea originale sono gli stessi. E’ sempre stata una storia d’amore ed è ancora una storia d’amore su un uomo affascinato dalla morte e una donna affascinata dalla vita. Si tratta di una storia di contrasti, di luci e ombre, di vita e di morte, di un uomo e una donna, di sangue e sabbia…

Perché ha scelto Manolete?
Perché credo che Manolete soffrisse più del toro, questo è un aspetto importante. Mi ha dato lui il pretesto per fare questo film. Non volevo fare un film sulla vita di un torero, ma sul più importante torero della storia che cade preda dell’amore.

Qual è stata la prima volta che si è interessato a Manolete?
La prima volte che ho sentito parlare di Manolete stavo lavorando alla sceneggiatura di Indiana Jones e L’Ultima Crociata, e Spielberg ebbe la grande idea di iniziare il film in un casinò in Marocco. Ricordo di aver pensato che Indiana dovesse andare dal Marocco alla Spagna in autostop perché era al verde… L’immagine che avevo nella mia testa era quella dei toreri degli anni ‘40, con quelle macchine fantastiche piene di bagagli sul tetto; perciò ho pensato che magari uno di loro avrebbe potuto dargli un passaggio. Ho chiesto al mio assistente di cercarmi dei libri sulla corrida di quell’epoca, e mentre li sfogliavo ho iniziato a sentire una grande curiosità nei confronti della tragica immagine di Manolete. Quello che mi ha catturato è stato il suo sguardo. Ho iniziato a leggere libri su di lui, mi affascinava molto.
E’ così che è iniziato tutto.

Le piace la corrida?
Ho partecipato a diverse corride, ma non è qualcosa che decidi di amare o di odiare immediatamente, si tratta di un sentimento molto complesso. Anche quando stai guardando una corrida grandiosa c’è sempre una serie di cose a cui pensi: La vita, la morte, la sofferenza, la sofferenza del toro… E’ una cosa complicata dover affrontare tutti questi sentimenti. Apprezzo l’arte della corrida, ma non sono sicuro di poter dire di amarla.

Che tipo di ricerche ha svolto?
Ho fatto diverse ricerche. Alcuni anni fa ho girato quasi tutta la Spagna in macchina ed ho parlato con tantissime persone. E’ stato un viaggio molto interessante, anche perché quasi tutti mi hanno parlato di Lupe Sino (il personaggio interpretato da Penélope Cruz) come se fosse una puttana … questa cosa rendeva la storia meno interessante, perché avevo lo sguardo tragico di Manolete da una parte, mentre dall’altra avevo solo una donna interessata ai suoi soldi. Ma verso la fine del viaggio ho incontrato delle persone che erano state amiche di Manolete e che mi hanno raccontato una cosa che mi ha sorpreso. Hanno detto che Manolete chiedeva in continuazione a Lupe di sposarlo, ma che lei non ha mai accettato. A quel punto ho iniziato a pensare che doveva essere una persona affascinante, perché se fosse stata solo una puttana, lo avrebbe sposato. Perciò le mie ricerche mi hanno portato ad un punto molto interessante nella loro relazione, un punto che mi piaceva molto.

La somiglianza tra Adrien Brody e Manolete è notevole. Cosa ha pensato quando avete discusso del progetto?
La prima volta che ho mostrato ad Adrien un video di un documentario su Manolete a Parigi, credo sia rimasto un poco sorpreso. Suppongo sia stato soprattutto perché è rimasto colpito dalla vita incredibile e tragica di Manolete.
Ma mentre lui guardava il film io guardavo lui: era incredibile come fissava lo schermo, in un certo senso stava guardando sé stesso. Credo che questo sia stato un percorso molto interessante per Adrien, ma non posso permettermi di parlare per lui.

E se Adrien Brody non avesse accettato il ruolo?
Prima che saltasse fuori il nome di Adrien, avevamo già discusso di altri attori, tra cui John Turturro. Ma, ovviamente, una volta che vedi Adrien, è impossibile pensare a qualcun altro per il ruolo; credo che questo film potesse essere fatto solo con lui. Perché Manolete aveva un fisico molto peculiare e specifico… Manolete assomiglia solo a Manolete e Adrien assomiglia molto a Manolete, perciò non esisteva scelta migliore. Così come Penélope assomiglia molto a Lupe Sino.

Molte persone in Spagna potranno pensare che si tratti di un altro film sulle corride con tutti i cliché che ciò implica... Cosa rende questa storia diversa?
Fondamentalmente è diversa perché è una storia d’amore, perciò se si amano le storie d’amore, si amerà anche questo film. E’ questa la differenza, la tensione tra un grande torero e una donna… In più, si tratta di un triangolo. Lei è innamorata di lui, lui è innamorato di lei, ma è anche innamorato della morte. Perciò se pensate che questo sia un triangolo interessante, dovreste vedere il film.

Manolete morì quasi sessant’anni fa, cosa le fa pensare che sia ancora un personaggio attuale?
Perché è tragico, è poetico, è una specie di principe della classe operaia. E’ un film fedele ai fatti realmente accaduti ma ciò non implica che si tratti solo della biografia di un torero morto sessant’anni fa, piuttosto si tratta di una storia sull’amore e sulla vita.

Qual è stato il personaggio più difficile da affrontare?
Lupe è stato il personaggio più difficile perché durante tutto il film è circondata da un velo di mistero. Ma con l’evolversi del film cominciamo a capire il perché di questo velo. Credo sia importante spiegare il personaggio di Lupe Sino, e la ragione per cui il suo atteggiamento e i suoi sentimenti nei confronti di Manolete cambino nel corso della storia. E’ stato scritto molto su Manolete, è un personaggio molto noto, ma Lupe è diversa, è stato molto più complicato con lei, ma alla fine credo che siamo riusciti nel nostro intento.

Il linguaggio visivo sostiene tutto il peso narrativo del film, ci sono volte in cui sembra quasi un noir, lo aveva concepito come tale?
Sì, in un certo senso. Il film si svolge in due diversi periodi. Da una parte, vengono descritti gli ultimi giorni della vita di Manolete, siamo nel 1947; e dall’altra parte, i suoi ricordi, l’inizio della sua relazione con Lupe Sino, ossia tre anni prima della sua morte. Una parte del film è piena di luce, gli anni più felici della sua vita; e l’altra parte è oscura, surreale; la sua espressione diviene ancora più tragica, si avverte la morte che lo attende dietro all’angolo.
Tutto il linguaggio visivo ha un’intenzione narrativa.

Cosa pensa della Spagna di quel periodo? Dopo la Guerra Civile, quando sia i toreri che gli attori erano i veri eroi?
Credo che la "Fiesta" nella Spagna degli anni ‘40 fosse una sorta di televisione a colori che Franco sfoggiava in giro per il paese, simile in un certo senso al circo Romano. Ma è una cosa comprensibile, la gente era molto povera, i divertimenti erano relativamente pochi, è il riflesso della società di quel periodo. Lupe Sino, era cosciente del fatto che Manolete avesse il denaro. Lui era stato molto povero, la corrida era una grande opportunità per guadagnare dei soldi per la sua famiglia. Riconobbe la possibilità e non se la lasciò sfuggire.

Questo è il suo terzo film come regista, come si sente al riguardo?
Sono molto felice di iniziare questo progetto, è molto interessante. E’ un film estremo su un argomento estremo, e anche la storia d’amore è estrema. Non appena mi hanno detto che Adrien Brody e Penélope avevano accettato, ho avuto la certezza che avremmo fatto il film.

Come è entrato a far parte del progetto il produttore Andrés Vicente Gómez?
Alcuni anni fa, Andrés ed io ci siamo incontrati a Parigi. Andrés mi aveva raccomandato per supervisionare l’adattamento in inglese della sceneggiatura di La Scimmia Impazzita di Fernando Trueba. Stavo lavorando alla sceneggiatura di Indiana Jones e quando gli ho parlato del mio interesse per Manolete è rimasto piuttosto entusiasta. Da allora, e nel corso degli anni, mi ha sempre incoraggiato a realizzare questo progetto. E così dopo tanti anni in cui non sapevamo se avremmo trovato i soldi e il cast, alla fine siamo riusciti ad ottenere entrambi: Un buon budget ed un buon cast.
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