Regista: George Clooney
Titolo originale: The Monuments Men
Durata: 118'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2014
Uscita prevista: 13 Febbraio 2014 (cinema)
Attori: Matt Damon, George Clooney, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, Bob Balaban
Soggetto: Robert M. Edsel,Bret Witter
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov
Trama, Giudizi ed Opinioni per Monuments Men (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Monuments Men
Durata: 118'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2014
Uscita prevista: 13 Febbraio 2014 (cinema)
Attori: Matt Damon, George Clooney, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Hugh Bonneville, Bob Balaban
Soggetto: Robert M. Edsel,Bret Witter
Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov
Trama, Giudizi ed Opinioni per Monuments Men (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplat
Costumi: Louise Frogley
Produttore: George Clooney,Grant Heslov
Produttore esecutivo: Barbara A. Hall
Produzione: Smoke House
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplat
Costumi: Louise Frogley
Produttore: George Clooney,Grant Heslov
Produttore esecutivo: Barbara A. Hall
Produzione: Smoke House
Distribuzione: Twentieth Century Fox
La recensione di Dr. Film. di Monuments Men
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Informazioni e curiosità su Monuments Men
La trama ricorda un film del 1964, "Il treno", diretto da John Frankenheimer, ed è ispirata a fatti realmente accaduti.Note dalla produzione:
IL FILM
“La storia dei Monuments Men non è molto conosciuta”, dichiara George Clooney, che torna nel ruolo di regista per narrare la vicenda di un piccolo gruppo di artisti, storici dell’arte, architetti e curatori museali nel nuovo film MONUMENTS MEN. “Artisti, mercanti d’arte, architetti – erano tutti uomini ben oltre l’età del servizio di leva o dell’arruolamento volontario. Ma tutti accettarono di partecipare alla missione, perché avevano la consapevolezza che la cultura rischiava di essere distrutta. Il loro fallimento avrebbe comportato la perdita di sei milioni di oggetti d’arte. Non avrebbero permesso che ciò accadesse e, di fatto, riuscirono a portare a termine l’impresa”.
L’opportunità di girare un film sulla seconda guerra mondiale era molto allettante per Clooney e il socio Grant Heslov. “C’è qualcosa di avvincente in questo genere di film: basta pensare a ’La grande fuga’ (The Great Escape), ‘La sporca dozzina’ (The Dirty Dozen), ‘I cannoni di Navarone’ (The Guns of Navarone), ‘Il ponte sul fiume Kwai’ (The Bridge on the River Kwai)”, afferma Clooney. “In quei film ci siamo innamorati dei personaggi interpretati dagli attori come della storia. E abbiamo pensato che con MONUMENTS MEN avremmo potuto avere un grande cast di attori contemporanei per la nostra versione di quel genere di film – ci è piaciuto molto metterci alla prova”.
Uno degli aspetti toccanti nel film è che tutti i Monuments Men erano uomini inadatti a prestare servizio come soldati. “Le guerre sono combattute dai giovani”, dichiara Clooney. “Uomini come John Goodman, Bob Balaban o George Clooney non vengono arruolati”. Aggiunge Heslov: “Essi accettarono l’incarico perché era chiaro che fossero gli unici a poterlo svolgere”.
“In effetti, non abbiamo mai pensato che questo fosse un film di guerra, quanto piuttosto un film sul più grande furto della storia”, dichiara Clooney. “E poi, il primo giorno sul set, tutti hanno indossato uniformi ed elmetti”.
Clooney è stato attratto dall’idea di realizzare MONUMENTS MEN non solo per l’argomento drammatico ed emozionante, ma anche perché rappresenta un taglio netto e deciso rispetto al suo film più recente, “Le idi di marzo” (The Ides of March). “Siamo molto orgogliosi di quel film, che è un film contemporaneo, ‘piccolo’ e anche cinico”, afferma Heslov.
“Abbiamo realizzato alcuni film piuttosto cinici ma, in linea di massima, quello non è un nostro tratto caratteriale”, aggiunge Clooney. “Perciò avevamo voglia di girare un film che fosse più diretto, vecchio stile e con una prospettiva positiva”.
Quanto alla ricerca del soggetto, Heslov ricorda che aveva da poco finito dei leggere il libro The Monuments Men di Robert M. Edsel e Bret Witter, e di averlo segnalato a Clooney. Era l’occasione di narrare una storia su scala epica, una storia vera con una posta in gioco altissima.
“All’epoca mi trovavo a Firenze. Un giorno stavo attraversando Ponte Vecchio, l’unico ponte che i nazisti avessero risparmiato durante la loro fuga nel 1944, quando ho ripensato a quello che è stato il peggiore conflitto della storia e mi sono domandato come fossero riusciti a sopravvivere tanti tesori artistici e chi li avesse salvati”, ricorda Edsel. “Ho voluto trovare una risposta a queste domande”.
La risposta aveva un nome: Monuments, Fine Arts and Archives Group (MFAA), la sezione Monumenti, belle arti e archivi dell’esercito anglo-americano, i cui membri raggiunsero il fronte per cercare di salvare tutto ciò che poteva essere salvato. “La cultura era in pericolo”, dichiara Clooney. “Lo abbiamo visto e rivisto più volte, è accaduto anche in Iraq, dove i musei non erano protetti e gran parte della cultura nazionale è andata perduta”.
“Ancora oggi ci sono persone che stanno cercando di recuperare le opere d’arte che furono confiscate alle loro famiglie dai nazisti”, afferma Heslov, osservando che proprio di recente, in un appartamento di Monaco, è stato scoperto un tesoro di oggetti d’arte rubati: 1.500 opere del valore di $1,5 miliardi, comprendenti dipinti di Matisse, Picasso, Dix e altri artisti, che si pensava fossero andate perdute.
“È evidente che questa storia non si è conclusa nel 1945: la ricerca delle opere d’arte scomparse continua tuttora”, aggiunge Heslov. “Sono migliaia i capolavori ancora mancanti all’appello, mentre altrettanti ai trovano in case private o in bella mostra nei musei. Riuscite a immaginare se tutto fosse andato distrutto? Sarebbe stata una tragedia”.
“La storia analizza la seconda guerra mondiale da una prospettiva differente”, dichiara Cate Blanchett, che interpreta il ruolo chiave di Claire Simone, una donna che custodisce la chiave del nascondiglio in cui è ammassata una raccolta unica di migliaia di tesori e beni d’arte di valore incalcolabile. “Questi uomini furono spinti da un ideale superiore. Ciò significa che molte delle opere che ammiriamo nei grandi musei del mondo e che diamo per scontate tornarono ai loro luoghi di origine grazie a questi eroi che compirono una missione quasi impossibile. È la storia incredibile del più improbabile gruppo di soldati: i Monuments Men, che raggiunsero il fronte per chiedere ai generali impegnati in prima linea di interrompere i bombardamenti su una chiesa o in un’area, in modo da sottrarre alla distruzione una vetrata, una scultura, un affresco. C’è da domandarsi come siano riusciti a salvare anche un solo oggetto d’arte. Il loro fu uno straordinario gesto di altruismo disinteressato, compiuto al solo scopo di preservare la storia”.
Sebbene avessero il sostegno del Presidente Roosevelt e del Generale Eisenhower, i Monuments Men dovettero affrontare non poche difficoltà per ricavarsi un proprio spazio sul campo. “Eisenhower fu molto chiaro su questo fatto: voleva essere certo che rimanesse qualcosa quando la guerra fosse terminata ed era certo che la guerra sarebbe finita molto presto”, dichiara Clooney. “Roosevelt prese la decisione dopo che un bombardamento delle forze alleate aveva distrutto un’antica abbazia che non aveva nessuna ragione di essere abbattuta. Era quindi importante proteggere l’arte non solo dai nazisti, ma anche dagli attacchi degli Alleati mentre si facevano strada verso la conclusione della guerra. Gli Alleati sparavano e facevano esplodere tutto, quindi ci si rese conto che la cultura poteva essere distrutta non solo dai nazisti, ma anche da noi”.
Edsel afferma che molti direttori di museo negli Stati Uniti erano preoccupati per i capolavori artistici e culturali che rischiavano di andare perduti durante la guerra ma, anziché operare di concerto, ognuno aveva i propri obiettivi e un proprio piano d’azione. “George Stout, che sarebbe diventato il leader non ufficiale dei Monuments Men, aveva rinunciato dopo un tentativo iniziale, pensando che nessuno avrebbe mai accettato l’idea di un gruppo di storici dell’arte, architetti e artisti di mezza età sguinzagliati in giro per l’Europa al fianco dei soldati sul campo di battaglia”. Invece Roosevelt l’approvò e lo fece appena in tempo. “Nel mese di agosto 1943 gli Alleati furono sul punto di distruggere inavvertitamente l’Ultima cena”, aggiunge Edsel. “Credo che fu quello il campanello d’allarme che accelerò il trasferimento sul campo degli esperti d’arte”.
Secondo Edsel, era lecito aspettarsi che i soldati al fronte sarebbero stati poco ricettivi sugli obiettivi che veniva detto loro di colpire o di evitare, ma invece le cose andarono diversamente. “Sorprendentemente, come è emerso dalle lettere spedite a casa, ci fu solo una modesta resistenza iniziale, ma subito dopo i soldati cominciarono a chiedere: ‘Come facciamo? Siamo riusciti a salvare le chiese? Sono stati trovati i dipinti?’. I militari si sentivano coinvolti nella missione”.
I Monuments Men erano anche impegnati in una corsa contro il tempo. Mentre gli Alleati convergevano su Berlino, Hitler era poco propenso ad accettare una resa incondizionata: se non avesse potuto avere la Germania, nessun altro l’avrebbe avuta. “Con quello che fu chiamato ‘Ordine Nerone’”, spiega Clooney, “Hitler ordinò la distruzione di tutto: ponti, ferrovie, apparecchi di comunicazione – e anche le opere d’arte. Tutto”.
I PERSONAGGI
Clooney e Heslov spiegano che, pur essendosi ispirati alla storia vera dei Monuments Men, nel film, ai fini della narrazione, si sono presi alcune libertà nel delineare i personaggi. Mentre molti sono somiglianti ai Monuments Men reali, Clooney e Heslov ne hanno inventati alcuni altri. “Nel film volevamo che alcuni personaggi fossero imperfetti, in modo che il pubblico provasse empatia per loro”, spiega Clooney. “Ma non era corretto scegliere uno dei protagonisti reali e poi attribuirgli dei difetti che nella vita reale non aveva avuto”. Aggiunge Heslov: “Penso che alla fine i nostri personaggi appaiano piuttosto eroici e, se questo spingerà gli spettatori a leggere la storia vera dei Monuments Men e a scoprire che i veri protagonisti furono perfino più eroici, ne sarò ben felice”.
Un altro aspetto importante da considerare è che, anche se i personaggi sono inventati, la storia è vera. “Abbiamo ideato alcune scene più funzionali all’evoluzione della narrazione, ma molte cose che al pubblico appariranno ridicole o strane, al punto da non ritenerle reali, ebbene, quelle sono accadute per davvero”, afferma Clooney.
Per il cast del film Clooney e Heslov sono riusciti a coinvolgere un gruppo di attori di primo piano, tra cui Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville e Cate Blanchett.
Si potrebbe pensare che sia stato difficile bilanciare così tante fulgide stelle in un unico film, ma Clooney afferma che è stato esattamente il contrario. “Sono tutti attori che solitamente hanno un ruolo guida nei film in cui recitano, ma sono tutti così a proprio agio con se stessi da non avere bisogno di prevalere sugli altri nelle scene che interpretano”, egli spiega. “Gli attori hanno mostrato una profonda generosità di spirito: tutti sono stati contenti di trovarsi in un gruppo così ben assortito e di recitare insieme”.
“L’ensemble è semplicemente straordinario”, afferma Matt Damon. “Ogni giorno mi sono trovato a lavorare con persone diverse e in gamba, che ammiro veramente e di cui seguo con attenzione il lavoro. L’ho detto a George fin dall’inizio: ‘Con questo cast, possiamo prendercela comoda’. Quando collabori con un regista in cui hai piena fiducia, con una grande sceneggiatura e un cast straordinario, non sembra quasi di lavorare”.
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