Una notte da leoni 3 di Todd Phillips

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locandina Una notte da leoni 3
 
Regista: Todd Phillips
Titolo originale: The Hangover Part III
Durata: 100'
Genere: Commedia
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 30 Maggio 2013 (cinema)

Attori: Bradley Cooper, Zach Galifianakis, Ed Helms, Mike Tyson
Sceneggiatura: Todd Phillips, Craig Mazin

Trama, Giudizi ed Opinioni per Una notte da leoni 3 (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Lawrence Sher
Montaggio: Debra Neil-Fisher,Jeff Groth
Musiche: Christophe Beck
Scenografia: Maher Ahmad
Costumi: Louise Mingenbach

Produttore: Todd Phillips, Daniel Goldberg
Produttore esecutivo: Thomas Tull,Scott Budnick,Chris Bender,J.C. Spink
Produzione: Green Hat Films, Legendary Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Una notte da leoni 3
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Colonna sonora / Soundtrack di Una notte da leoni 3
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Una notte da leoni 3

Fa parte della serie ricavata sfruttando il traino di Una notte da leoni.
- Una notte da leoni 2
- Una notte da leoni 3


Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
CHE E’ SUCCESSO AD ALAN?
“Con lui siamo bloccati. Trascorreremo il resto della nostra vita con lui perché siamo tutto quello che ha. Te ne rendi conto? Noi.” – Stu

Nel 2009, lo sceneggiatore/regista Todd Phillips ha dato una festa di addio al celibato di quelle mai viste prima alla quale ha invitato il mondo ad unirsi al gruppo di ragazzi ormai conosciuti universalmente come il branco di lupi. Nel 2011, ha alzato la posta in gioco e ci ha fatto vedere quanto si sarebbero potuti spingere oltre senza perdersi completamente.
Ponendo la diabolica domanda, risposta successivamente, Cosa potrebbe andare storto? sia “Una notte da leoni” che “Una notte da leoni 2” non solo hanno demolito tutti i confini e stracciato ogni record di incassi divertendo milioni di persone in tutto il mondo, ma hanno lasciato anche un marchio indelebile nella cultura pop. Le frasi sconclusionate di Mr. Chow ancora risuonano sulla bocca delle persone più improbabili, e gli appassionati da Baltimora alla Bosnia si accalcano ogni giorno davanti al bancone del Caesar’s Palace di Las Vegas per richiedere la suite di “Una notte da leoni” o, per citare la domanda senza senso di Alan, “Ma questo è il vero Caesar’s palace?”

Questa volta, “Finiremo in modo grandioso,” afferma Phillips, in quanto la storia trascina Phil, Stu, Alan, Doug, e la loro nemesi Chow ai confini del sud per poi tornare sulla scena originale del crimine per la conclusione migliore della saga: Las Vegas, dove lo cose sono andate molto, molto male.
Quello che era successo a Vegas ha rappresentato solo la metà di tutta la faccenda, ma questo lo scopriranno in un modo che secondo i cineasti sorprenderà il pubblico tanto quanto ha sorpreso i ragazzi stessi. “Nel film c’è una bella dose di azione e commedia, furti, un road trip, ed anche un elemento misterioso, in quanto andiamo a toccare alcune cose che non avevamo mai affrontato prima ma che hanno sempre fatto parte del “nascosto” dei due film precedenti,” continua Phillips. “Un qualcosa che unisce il tutto e lo sigilla fino ad arrivare ad un finale che segue una sua logica.”

Lo sceneggiatore Craig Mazin, che ha collaborato per la prima volta con Phillips sul copione di “Una notte da leoni 2,” racconta il modo in cui sono riusciti a riprendere i due film precedenti per imprimere tale logica. “Abbiamo scoperto una serie di materiale incompiuto che unisce tutti e tre i film che ci ha fatto giungere ad una storia finale che non finisce di per se stessa, ma che mette fine a tutte e tre le storie. Succede qualcosa all’inizio, anche se in pochi ne hanno capito il significato, e questa cosa ritorna a perseguitare I ragazzi spingendoli su un sentiero che sarà, in molti modi, il viaggio più difficile e problematico mai vissuto.”
Progettato maggiormente come una ricerca piuttosto che come l’indagine dei film precedenti, “Una notte da leoni 3” abbandona la struttura della “mattina dopo” dei suoi predecessori pur riuscendo ad offrire un mare di risate e momenti sullo stile “che accidenti sta succedendo?” che terranno inchiodati alle poltrone gli spettatori.

Più che una perdita di memoria, l’ultimo capitolo vuole insistere sulla chiarezza, e sulla messa a fuoco delle cose. Questa volta non si tratta di una sbornia vera e propria, ma si ritorna alla sbornia madre di tutte le sbornie, innescata da Alan, che ha dato il via a tutto questo sei anni fa, in un modo che nessuno avrebbe potuto immaginare.
Bradley Cooper, che ritorna nel ruolo di Phil, l’insegnante di inglese di liceo e capo branco anche se non ufficiale, afferma “Ci sono dei piccoli aspetti che abbiamo forse trascurato nel film originale che ritornano alla grande e diventano fondamentali nell’insieme. Parlando da appassionato, come sono, di questi film, la parte migliore, e sicuramente la più divertente, è quella di mettere tutto insieme.”

Il terzo episodio non sfugge alla parte dark, anzi, dà al suo umorismo un aspetto più tagliente, ritiene Phillips. “Da noi si inizia sempre al buio, perchè in questo modo la situazione della commedia si eleva. Inoltre, diventa tutto più interessante e più reale se li portiamo in luoghi scuri e aumentiamo la tensione. Essenzialmente si tratta di una storia di pesci fuor d’acqua per questi ragazzi che non appartengono assolutamente alla situazione nella quale sono stati catapultati, quindi la cosa divertente è vedere come riescono faticosamente a cavarsela per uscirne fuori.”
“Todd è il nostro comandante. Noi non facciamo altro che seguirlo in battaglia,” afferma Ed Helms, riprendendo il ruolo del dentista costantemente nel panico, Stu. “A questo punto, possiamo dire che questi personaggi hanno conosciuto l’inferno ma sono tornati indietro, e questo in un modo molto positivo. Naturalmente sono rimaste delle cicatrici.

Stu, letteralmente, ne ha una di un tatuaggio assolutamente disgustoso, per non parlare di un dente che non riavrà mai più. Ma io adoro queste storie e questi ragazzi e sono stato molto entusiasta quando ho letto il copione di “Una notte da leoni 3”, volevo vedere che cosa succedeva. Continuavo a girare le pagine e a pensare, ‘Non è possibile, ma stiamo scherzando? Ma da dove è uscito fuori tutto questo?’”
Il pubblico conosce abbastanza bene questi personaggi ormai e li segue in qualsiasi situazione, fidandosi che in qualche modo riusciranno a venirne fuori, o che comunque sarà molto divertente osservarli mentre cercano di togliersi dai guai. “Morale: il divertimento che scaturisce da questi film è incredibile,” spiega Ken Jeong, che riprende il ruolo del portasforturna Chow. “E qui c’è la risposta a tutte le domande. Volete sapere cosa è successo a Chow? Avrete la risposta molto rapidamente ed in un modo spettacolare.”

Comunque, quello che rende interessante “Una notte da leoni 3” come capitolo conclusive di tutta la follia di questa storia, è il modo in cui affronta il fatto che uno dei membri del gruppo, fino ad ora, è stato completamente al di fuori da qualsiasi discorso relativo alla sua crescita personale o allo sviluppo di una sua autocoscienza. Un ragazzo che, ostentatamente, passato attraverso tutti i trauma subiti e le storie drammatiche e l’essere stato ad un passo dalla morte, non ha imparato nulla e non è mai cambiato. In altre parole, ”Stiamo parlando della storia di Alan in questo film,” spiega Phillips.
“E’ una cosa che lascia un po’ di amaro in bocca, sapere che questa è l’ultima volta che interpreto la parte di Alan. E’ stato divertente, nonostante tutto,” sottolinea Zach Galifianakis, parlando del personaggio che è diventato famoso in tutto il mondo ed ha avuto un impatto enorme sulla sua vita e sulla sua carriera.

Sa che “la gente va a vedere questi film non per essere illuminata, ma per ridere e divertirsi,” aggiunge Mazin affermando, “penso che si rida di più quando ci si è affezionati ad un personaggio, ed io e Todd ci siamo molto affezionati a questi personaggi, quindi volevamo finire la serie in modo tale da dare ad essa un significato e per fare ciò dovevamo per forza parlare di Alan.”
Di conseguenza, “Una notte da leoni 3” spinge Alan verso un viaggio interiore di cui il ragazzo ha un bisogno disperato e che scorre in parallelo all’azione principale della storia. “Odio pensare che possa crescere in qualche modo, perchè non so proprio come questo possa avvenire, ma qualcosa inizia a cambiare dentro di lui, a livello di cellule,” spiega Dan Goldberg, da lungo tempo partner di Phillips nella produzione.

“Questo ci ha permesso di far partire la commedia dagli aspetti più profondi dei personaggi,” continua Goldberg. “Non potevamo basarci sulle stesse cose che avevano funzionato bene negli altri film, che fossero i personaggi o la storia. Alan ci ha regalato molte risate, e questo film non fa certo eccezione, ma arriva un momento in cui si giunge a pensare che il ragazzo non possa andare avanti sempre nello stesso modo. Che farei se fosse un mio amico? Un elemento che pervade tutti questi film è che a prescindere da quanto tutto sia folle, l'amicizia al contrario è vera. Si ha la sensazione che questi ragazzi siano realmente affezionati l'uno all'altro. E quindi ci si domanda come sia possibile che permettano ad uno del gruppo di continuare il suo percorso di autodistruzione.”

Phillips concorda, e mette in risalto il fatto che la dinamica del branco di lupi è sempre stata fondamentale. "Questi film sono andati bene fin dall'inizio grazie ai personaggi ed agli attori. Se per esempio, avessimo avuto tre Alan, oltre al fatto che sarebbe stato impossibile, avrebbe in un certo senso soffocato la storia. Questi attori non sono solo divertenti in un modo tutto loro, ma ognuno proviene da un percorso cinematografico comico del tutto individuale, che ha permesso di sviluppare un'alchimia straordinaria.”
“Quando si guarda un film, di solito ci si identifica con un determinato personaggio",
aggiunge. "Penso che molte persone vedano le cose attraverso gli occhi di Stu in quanto è tra tutti quello che sembra il più normale. Il pubblico più baldanzoso invece vede le cose attraverso gli occhi di Phil ed alcuni, quelli più svitati, vedono le cose attraverso gli occhi di Alan, ma alla fine si tratta sempre del gruppo, e questo rappresenta una grande prova degli attori. A prescindere dalla comicità, dalla trama, da dove si svegliano una mattina o da come si debbano scervellare per tirarsi fuori dai guai, penso che la gente sia felice di ritrovare questi ragazzi e di vivere con loro un'ultima avventura.”


OK, ECCO COSA E’ SUCCESSO REALMENTE
“… e poi ho visto tutto nero.” – Chow

Alan non se la passa bene. Infatti, praticamente non fa nulla e la sua famiglia è sempre più preoccupata. “I ragazzi, al seguito di Doug, cognato di Alan nonché suo amico, si inventano qualche cosa con la speranza di farlo entrare in una struttura dove possa essere aiutato a mettere un po' d'ordine nella sua vita,” racconta Phillips. “Sapendo che da solo non può riuscirci, Doug chiede aiuto a Phil e Stu. Quindi, per aiutare Alan, i quattro si ritrovano insieme.”
Naturalmente, Alan oppone resistenza ma alla fine si arrende, dietro alla promessa irresistibile di un road trip con i suoi tre migliori amici.

“Ad Alan viene detto che sta attraversando la classica crisi di mezza età anche se non se ne rende conto,” racconta Galifianakis. “Ma lui non riesce a farsene una ragione, pensa piuttosto che sia una sorta di crisi adolescenziale, ma è difficile parlare di adolescenza quando hai già più di quarant'anni.”
Con grande sorpresa per tutti e quattro, però la necessità di intervenire sulla salute mentale di Alan coincide con un altro evento memorabile che avviene dall'altra parte del mondo: Leslie Chow esce di prigione, “Come nel film "Le ali della libertà", e come un genio malevolo che viene liberato improvvisamente, il ragazzo non perde tempo a seminare scompiglio tra chiunque gli si trovi a tiro. E nessuno è più a tiro di Alan. Di conseguenza, afferma Helms, “Quello che inizia come un gesto magnanimo in poco tempo si trasforma in un caos totale, in un inferno.”

Afferma Phillips, “Se parli con qualcuno che ama questi film, sicuramente ti dirà che vorrebbe aver avuto un amico come Alan, e questo, in gran parte, è grazie a Zach. Ha una tale dolcezza negli occhi che può dire e fare qualsiasi cosa senza che gli altri pensino che l'abbia fatto o detto intenzionalmente. E quindi se la cava quasi in ogni situazione. La gente ama Alan per la sua innocenza, per il suo grande cuore, e per la sua capacità di divertirsi senza preoccuparsi di cosa pensino gli altri - il che è una buona cosa anche se supera sempre i limiti e riesce a incasinare tutto.”
Mentre il malsano rapporto di Alan con Chow è in cima alla lista delle cose che distorcono il suo approccio alla vita, non c'è un singolo membro del branco di lupi che non venga colpito dal suo modo di rovinarsi. “Viene alla luce il fatto che Chow ha fatto qualcosa durante il primo film che ha urtato di brutto un pericoloso nemico. Durante il secondo film, l'uomo ha peggiorato la situazione e ora gli sta ricadendo tutto addosso, come sta ricadendo addosso anche ad Alan, Phil, Stu e Doug,” spiega Goldberg.

Ancora una volta, Phil è il primo a perdere la pazienza. Tuttavia, una volta dentro alla questione, probabilmente sarà l'ultimo a mollare. Anche se qualcuno considera questo esemplare di maschio alfa come il più quadrato del gruppo, Cooper non è per niente d'accordo. “Sei Phil rappresenta la voce della ragione, vuol dire che la realtà in cui vivono è piuttosto incasinata,” suggerisce. “Penso che la visione della vita di Phil sia folle a modo suo. Può avere dei valori morali molto alti ma, nello stesso tempo, avere un codice di condotta specifico e molto personale. Va avanti secondo i suoi ritmi, quindi può apparire razionale in superficie, ma in realtà non esita ad arrivare all'estremo per realizzare quello che vuole.”
In realtà è Stu la vera voce della ragione del gruppo, ma dato che tale voce spesso viene utilizzata urlando e iperventilando, è difficile capirla. Mettendo da parte la fedeltà e le buone intenzioni, improvvisare davanti alla scena del crimine non è il suo forte, non lo sarà mai.

“Nel film "Una notte da leoni 3", Stu si è sposato con una donna bella e sofisticata”, fa notare Helms. “E come succede di solito quando una persona impacciata come lui sposa una donna di classe, a lui superiore, il gioco si fa immediatamente più intrigante. Quindi, lo Stu che vediamo inizialmente in ‘Una notte da leoni 3’ è subito un ragazzo un po' più ‘fico‘, un po' più di tendenza. Ma è solo un castello di carte. Nel momento stesso in cui le cose si mettono male e Stu si spaventa, ritorna ad essere il vero sé stesso. Uno sfigato. Un grande sfigato.”
Se Chow è il catalizzatore del caos, e Phil e Stu sono quelli che cercano le soluzioni, e se Alan è il cardine di ogni errore o scelta sbagliata che il gruppo fa … allora Doug, il povero Doug, non è altro che un danno collaterale.

“Sì, ancora una volta Doug si incasina”, conferma Justin Bartha, riflettendo sarcasticamente sul ruolo che spesso lo ha visto legato, bendato o buttato nel ripostiglio di un furgone. “Questa volta sanno dove si trova; ma non sanno come riprenderlo. Penso che se anche questo non fosse stato l'ultimo film, sarebbe stata comunque l'ultima volta che il pubblico poteva vedere Doug insieme a questi ragazzi. Sarebbe un matto se rispondesse al telefono la prossima volta che lo chiamano, dopo che gliene hanno fatte passare di tutti i colori.”
Goldberg ha una visione più filosofica: “Purtroppo, è il suo modo di vivere. Vogliamo molto bene a Doug, ma è nel suo destino il fatto di essere rapito, disperso o rinchiuso in una soffitta.”
Allo stesso modo, anche Leslie Chow è un "procura guai". Ken Jeong ha interpretato per la prima volta il ruolo di Chow in “Una notte da leoni,” e la sua interpretazione disinibita ha fatto sì che questo ruolo non da protagonista prendesse invece il sopravvento, per la gioia di tutti gli appassionati di questo film nel mondo.

Afferma Jeong, “Chow è come una miccia esplosiva, che salta in aria e fa macello dappertutto. Non sai mai se nel suo cuore provi paura, perché quell'insignificante accenno di vulnerabilità che manifesta potrebbe semplicemente essere un tranello in cui vuole attrarti. In questo film lo vediamo, per la prima volta, in una posizione gravemente compromessa ed è possibile che, allo stesso modo di Alan, paghi finalmente le conseguenze delle sue azioni. Ma, conoscendo Chow, potrebbe anche non essere così.”
“Non per essere troppo pretenziosi, ma se uno va a vedere la tragedia greca, c’erano uomini e dei, e gli dei non erano sempre buoni,” spiega Mazin. “A volte erano terribili. Si inserivano nella vita degli uomini ed erano anche immortali, quindi non potevi neanche ucciderli, fermarli in qualche modo, facevano quello che volevano e distruggevano la vita degli altri. E questo è Chow, una forza della natura, una piaga di Dio.”

Ma questa volta i guai del branco di lupi sono molto più grandi di Chow stesso. Ora, quello che li minaccia è talmente più imponente di Chow da far apparire quest'ultimo come una mammoletta. John Goodman interpreta la parte misteriosa di Marshall, un uomo cattivo sempre di pessimo umore, che li manda in missione a ritrovare un qualcosa che secondo lui loro hanno perso, con conseguenze terribili in caso di fallimento.
“È difficile non apprezzare John Goodman,” afferma Phillips. È molto versatile, riesce ad interpretare personaggi duri, seri o completamente sfiniti, o un insieme di tutti questi aspetti.”
“Marshall è quello che manovra tutto, il capo,” spiega Goodman. “Non sappiamo molto di lui, per fortuna, ad eccezione del fatto che le persone scattano sull'attenti quando schiocca le dita e obbediscono ai suoi ordini. Mette abbastanza paura e si veste come un peluche, con strati di tessuto vellutato. Quindi è come se fosse morbido, da strizzare ... e invece, uccide le persone.”

Oltre ad aver aggiunto Goodman ai personaggi, “Una notte da leoni 3” ripropone anche alcuni volti familiari tra cui Jeffrey Tambor, nella parte dell’amato padre di Alan, Sid, che lo aiuta ad allestire la sua terza escursione in modo incredibile ed inaspettato; ed Heather Graham nella parte di Jade, ex spogliarellista di Las Vegas un tempo moglie di Stu, ma per molto poco tempo.
Jade è una delle poche persone che ha tratto un beneficio dall’aver avuto a che fare con il branco di lupi, in quanto la sua vita è migliorata dopo che si sono sparpagliati nella città la prima volta. Afferma la Graham, “Come molti appassionati di questo film, anche una parte di me stessa mi diceva che forse Jade sarebbe finita con Stu, ma anche se le cose sono andate diversamente, sono contenta di sapere che la ragazza è felice. Volevo un bel finale per lei, tutti lo volevamo. Jade ha lasciato perdere gli spogliarelli, si è sposata ed è diventata una mamma di città, ed è difficile credere che il breve rapporto avuto con il bravo Stu sia stato il primo passo di questa trasformazione.”

Ovviamente, se c’è Jade, Tyler non può essere troppo lontano. Il pubblico ricorderà il tranquillo neonato, che ormai ha quattro anni, che Phil, Alan e Stu scoprirono nella loro disordinatissima camera d’albergo in “Una notte da leoni,” e che hanno scarrozzato in giro per una giornata intera prima di capire che fosse il figlio di Jade. Infatti, Grant Holmquist, il bambino che interpreta Tyler nel terzo episodio, è uno dei bambini inizialmente scelti per interpretare il ruolo ed è sua l’immagine nel cartellone del film, con gli occhiali da sole ed infilato in una borsa appesa intorno al collo di Alan.
Afferma Phillips, “Ha ancora quelle guance paffutelle e quegli occhi blu che hanno colpito il pubblico. Non è un attore, ma è venuto da noi ed abbiamo parlato e ci è sembrato molto fico. Ci è sembrato di conoscerlo da sempre ed è stato bellissimo riaverlo con noi.”

I cineasti hanno dato il benvenuto anche a Mike Epps nella parte del divertentissimo e volubile “Black Doug”— un soprannome che odia e che è stato coniato dai ragazzi, nel tentativo disperato di distinguerlo dal loro caro amico, ancora disperso, che ha lo stesso nome.
Inoltre, Sasha Barrese ritorna nel film nella parte dell’ansiosa Tracy, costretta a dividere le sue preoccupazioni tra il marito Doug, ed il fratello Alan. Jamie Chung riprende il ruolo di Lauren, la donna per la quale Stu rischia la vita ed un arto per sposarla nel secondo film. Sondra Currie interpreta di nuovo la madre sofferente di Alan, Linda. E Gillian Vigman è la parte migliore di Phil, Stephanie.


BENVENUTI A LAS VEGAS
“Mi ero ripromesso di non tornarci mai più.” – Stu
“Non ti preoccupare. Finirà tutto con stasera.” – Phil

Il personaggio più ricorrente del film è Las Vegas stessa, come la chiama Phillips, “il centro dell’oscurità per questi ragazzi.”
Tanto quanto Las Vegas negli ultimi anni ha influenzato la vita di Alan, Phil, Stu e Doug, non si può immaginare quanto il pubblico e gli appassionati di questo fenomeno cinematografico siano stati influenzati dal film fin dal suo debutto e c’è un posto dove tutto ciò appare estremamente chiaro: Las Vegas. Un rapido sguardo in giro offre ampia prova di ciò: le famose slot machine riprese in Una notte da leoni, i turisti che girano con indosso le magliette del branco di lupi e i negozi di souvenir che vendono articoli riguardanti il film e non è insolito vedere qualcuno somigliante ad Alan posare per le foto con i turisti.
“I film della serie ’Una notte da leoni’ sono diventati un’icona a Las Vegas, ed io sono molto contento ed orgoglioso di ciò,” afferma Phillips.

“Certamente, mentre giravamo il primo film abbiamo tenuto un atteggiamento molto più riservato,” ricorda Helms. “Tornando indietro posso dire che è stato inutile in quanto non solo ci riconoscono tutti ormai, ma ‘Una notte da leoni’ è diventato un’istituzione qui. A volte ci ha sovrastato, ma è sempre stato tutto molto divertente ed emozionante. E’ difficile andare in giro in albergo o giocare a blackjack per un’ora senza che si formi una folla di fan intorno che vengono a salutarci, mi piace molto far parte di tutto questo.”
La produzione è ritornata al Caesar’s Palace Hotel ed al Casinò, dove era iniziata l'azione nel primo film e dove era destino che terminasse, come una sorta di déjà vu. Parlando dell'influenza del film sulla città, Cooper racconta, “Le guardie addette alla sicurezza ci hanno raccontato che devono fermare in continuazione le persone che cercano di salire sul tetto.”

Ancora una volta, nel film compaiono i luoghi di questa struttura, la famosa hall dell'albergo, gli ascensori e gli interni di una suite gigantesca utilizzata per la festa di Chow. “Una notte da leoni 3” comprende anche altri posti locali quali il Super Liquor Store sulla Paradise Road e la zona intorno alla centrale Fremont Street. La scena più complicata di stunt comprende il famoso panorama notturno dello skyline di Las Vegas da un punto di veduta unico: attraverso gli occhiali da sole di Leslie Chow mentre cerca pericolosamente di scappare dal balcone del suo attico. In altezza sopra le luci ed i tetti, sopra il Las Vegas Boulevard e dopo la torre Eiffel del Paris Hotel, Chow precipita come una foglia al vento, mentre I suoi inseguitori cercano di acchiapparlo dal caos delle strade sottostanti.

Per le riprese è stata necessaria una preparazione eccezionale, che ha compreso elicotteri, paracadutisti, una gru gigantesca ed anche coordinare le famose fontane di Bellagio. “Abbiamo girato per due notti ma ci sono voluti mesi e mesi per organizzare il tutto,” spiega Goldberg. “La strip è una delle strade più trafficate del mondo e non si possono certo inserire persone che cadono dall’alto sulle macchine, è troppo pericoloso. Abbiamo dovuto utilizzare molti poliziotti che hanno dovuto chiudere le strade ed ogni volta ci concedevano solo otto minuti per lavorare. Dovevamo magari filmare i paracadutisti che scendevano, aspettare che toccassero terra e poi toglierli dalla strada per permettere al traffico di riprendere la circolazione. Poi dovevamo aspettare per 10 minuti e ricominciare. E’ stata come un’operazione militare, ma è una scena fantastica adatta allo stile di Chow.”

Quattro paracadutisti aspettavano Chow in vari punti del percorso, e tra questi Philip Tan, la controfigura di Ken Jeong in tutti i film di “Una notte da leoni’. La loro traiettoria è stata tracciata da sei macchine da presa posizionate strategicamente, e da una macchina da presa sul casco di protezione oltre ad un’altra aerea sostenuta da cavi che ha rappresentato il maggiore problema logistico.
Il coordinatore degli stuntmen Jack Gill racconta alcuni particolari. “Abbiamo impiegato e teso migliaia di metri di cavo a 350 piedi da terra. Dopo aver fissato alcuni attacchi sugli hotel circostanti, abbiamo dovuto trovare una gru per montare i cavi.” Ciò ha significato pre-posizionare gli apparati da 500-tonnellate vicino all’entrata di Bally’s, che ha necessitato dell’uso di sette camion e di otto ore di lavoro. Poi, continua, “Avevamo una specie di impalcatura a due cavi sopra Planet Hollywood. Copriva una distanza di 1000 piedi ed abbiamo messo Phil Tan su un cavo ed una macchina da presa sull’altro. La macchina da presa si spostava verso di lui, poi gli girava intorno mentre lui andava dall’altra parte.”

Il fatto che i paracadutisti si dovessero lanciare dagli elicotteri ha richiesto l’approvazione da parte della FAA. Oltre a ciò, Phillips ricorda, “abbiamo avuto bisogno della collaborazione di cinque o sei gestori di importanti proprietà sulla strip. Improvvisamente dovevo azionare un pulsante che accendeva o spegneva le fontane di Bellagio in quanto non volevamo che Chow si trovasse tra gli schizzi. E’ andato tutto molto bene, e la storia è ricca di vera azione, il che ritengo che arricchisca sempre l’esperienza di guardare un film come questo. Anche se le persone non se ne rendono conto, nel subconscio guardano il film in modo diverso.”
Scherzando, Helms afferma, “A differenza di quello che abbiamo fatto nei film precedenti, nei quali cercavamo di fare qualche cosa e poi gli stuntmen tiravano fuori la versione più aggressiva del tutto, in questo film certe scene sono già così aggressive che non c’era nulla da aggiungere.”

Infatti, gli attori hanno partecipato in parecchie parti degli stunt, particolarmente in un’altra importante scena del film in cui Alan e Phil si calano lungo un lato a picco della torre di un hotel. La scena in realtà è stata riprodotta in studio, tuttavia è stato comunque necessario che Cooper e Galifianakis si spostassero verticalmente su della pareti di una facciata da 60 piedi costruita nello Studio 16 dei Warner Bros. Studios.
Integrando l’architettura del Caesar’s Palace, lo scenografo Maher Ahmad ha costruito la struttura che rappresentava cinque piani della Augustus Tower dell’hotel, tra cui i balconi sporgenti, le sculture degli angeli con le trombe, e le grandi lettere illuminate del logo dell’hotel che dovevano riuscire a resistere ai colpi degli attori e degli stuntmen che ci cadevano sopra. La struttura è stata progettata per alloggiare anche una gru da 3200 pound sul set lungo 100 piedi, oltre al personale e ad altre attrezzature, ed alcune parti del pavimento dello studio sono state rimosse per guadagnare ulteriore spazio da utilizzare per l’altezza della gru.

Tutto il set è stato circondato da green screen su cui il settore degli effetti visivi ha meticolosamente registrato le vedute dello skyline di Las Vegas.
Quando si tratta di soddisfare le necessità di alcuni momenti particolari, “Bradley non molla, non ne parla neanche, lavora e basta. Non gli piace se noi usiamo gli stuntmen, mentre penso che Zach creda che le sue controfigure possano fare tutto il film,” ride Phillips.
Estremamente acrofobico, Galifianakis racconta, “Alan e Phil si calano dal tetto usando delle lenzuola. Erano legati, quindi totalmente al sicuro, ma il mio io irrazionale mi faceva pensare il contrario. Vi ho mai spiegato il bello di fare questi film? A me spaventano le altezze, se fossi stato due centimetri più alto avrei vissuto tutta la vita con la paura perchè sarebbe stata un’altezza eccessiva per me da sopportare.”

Inoltre, per l’esplosiva fuga dalla prigione di Chow, Ken Jeon, messo in sicurezza ma costantemente fradicio, ha trascorso un’intera giornata dentro e fuori un serbatoio d’acqua da 30 piedi da cui sgorgava acqua che cadeva dietro di lui.
Per la prigione, Ahmad ed il suo gruppo hanno riadattato una centrale idroelettrica che è stata poi collegata ad un elaborato sistema di canali interconnessi costruiti in studio.
“Quello che io e Todd volevamo fare era costruirla su due livelli,” spiega lo scenografo.
“Dopo che Chow entra nel buco della parete della sua cella, va a cadere nel serbatoio e finisce in un tunnel laterale che lo porta all’arteria principale. Da lì, si arrampica ad un altro livello e tutto si restringe fino ad arrivare ad un punto da cui viene espulso, ma è stato tutto molto impegnativo anche dal punto visivo”.

Ahmad ha costruito anche un negozio di burattini a Las Vegas ricavandolo da un negozio di arredamento, che è sembrato sufficientemente realistico da attrarre una coppia di potenziali clienti che volevano acquistare qualche oggetto.
Il suo impegno maggiore, tuttavia, è stato quello di trasformare tre isolati della vicina città di Nogales, Arizona in un caotico quartiere di Tijuana dove Phil, Stu, Alan e Chow si incontrano clandestinamente. “Non c’era solo un edificio che necessitasse di ristrutturazione, quasi tutte le circa 50 facciate degli edifici richiedevano una sorta di rifacimento,” afferma Ahmad. “Era una zona molto interessante, con le strade che formavano una specie di Y, ed un posto ideale di fronte ad un palazzo per posizionarvi la panchina di un autobus, integrando perfettamente il tutto nella scena. Lo stesso edificio è anche l’esterno del pessimo albergo in cui Chow si rintana.”

E’ un posto piccolissimo dove si trova anche un deposito segreto di galli da combattimento, a dimostrazione di come questo ex giocatore d’alto bordo fosse caduto in basso nel tentativo di sbarcare il lunario. A un certo punto, quando Alan infastidisce le bestie, il posto si trasforma in una mischia di piume, grida e beccate ed i galli attaccano Alan, Phil e Stu. Questo momento di gran confusione è stato girato interamente in studio utilizzando una dozzina di galli e galline, addestrati dalla Birds and Animals Unlimited, che saltavano e attaccavano gli attori sulla schiena. Gli animali che saltavano dalla finestra venivano presi dal personale con dei teli per attutirne la loro caduta. Per tutelare sia gli animali che le persone, i modelli animatronici hanno permesso di simulare alla perfezione l'interazione con gli animali.

Un addestratore della Birds and Animals Unlimited si è occupato anche della giraffa che è stata la star del film, una tranquilla e giovane giraffa di nome Stanley, che è stata ripresa in uno studio diverso. In tale studio, il comportamento tranquillo di Stanley è stato registrato digitalmente e poi inserito nel girato di Alan che tira un contenitore vuoto lungo la strada, fino ad ottenere la scena finale in cui i due vengono visti viaggiare insieme, tutti e due inconsapevoli della catastrofe che li aspetta.
“Questo film è stato aggressivo, brutale, imponente,” afferma Cooper. “Ci sono paracadute che volano nei cieli di Las Vegas di notte, animali selvatici in luoghi in cui non dovrebbero essere, cose folli che avvengono ovunque. Ma è tutto realistico. Non credo ci sia mai stato un momento in cui Todd, o chiunque altro, abbia pensato, ‘Cerchiamo di fare meglio del primo o del secondo film.’ L'intenzione era solo quella di raccontare una bella storia, una storia che fosse il proseguimento naturale delle vite di questi ragazzi.”

Allo stesso modo, riportarli a Las Vegas per il gran finale della trilogia non solo serviva alla storia, ma dava ad essa anche un senso di completamento.
“Questa volta siamo riusciti a chiudere il libro in modo congruente con quello che abbiamo fatto nel primo film,” afferma Galifianakis. “C'è divertimento e c'è azione adrenalinica. E ci sono anche le emozioni.”
Non ci sorprende che anche le emozioni abbiano avuto una grossa parte nell'episodio finale di "Una notte da leoni 3" per il fatto che tra il cast e la troupe si è sviluppato molto affiatamento in quanto molti di loro hanno lavorato insieme in tutti e tre i film.

“È successo molto da quando abbiamo gridato "azione" il primo giorno delle riprese del primo film di "Una notte da leoni", riflette Phillips. “È divertente per noi guardare indietro di cinque o sei anni e di tre film e vedere tutte le cose folli che abbiamo fatto ed i posti dove siamo stati. Quando siamo arrivati all'ultima scena dell'ultimo giorno, ho provato la sensazione che fosse finito qualcosa di speciale."
“So che è un privilegio raro quello di riuscire a realizzare film di questo genere e creare personaggi amati dal pubblico come sono stati amati questi ragazzi", aggiunge il regista.
"E sono contento che siamo riusciti a terminare in maniera tale da onorare la storia ed offrire loro il saluto importante che meritano.”

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