Il quinto potere di Bill Condon

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locandina Il quinto potere
 
Regista: Bill Condon
Titolo originale: The Fifth Estate
Durata: 129'
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 24 Ottobre 2013 (cinema)

Attori: Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie, David Thewlis, Alicia Vikander, Peter Capaldi, Carice van Houten, Dan Stevens
Soggetto: Daniel Domscheit-Berg,Luke Harding,David Leigh
Sceneggiatura: Josh Singer

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il quinto potere (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Tobias A. Schliessler
Montaggio: Virginia Katz
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Mark Tildesley
Costumi: Shay Cunliffe

Produttore: Steve Golin,Michael Sugar
Produttore esecutivo: Richard Sharkey,Paul Green,Jeff Skoll,Jonathan King
Produzione: Anonymous Content, FBO, Participant Media, Reliance Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution

La recensione di Dr. Film. di Il quinto potere
Interessante e problematico, ottimo ritmo.

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Colonna sonora / Soundtrack di Il quinto potere
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Il quinto potere

Il film racconta in modo romanzato la storia del celebre sito WikiLeaks (www.wikileaks.ch), basandosi sui libri “Inside Wikileaks” di Daniel Domscheit-Berg e “Wikileaks” di David Leigh e Luke Harding.

Note dalla produzione:
Il primo potere: Il clero/Il governo
Il secondo potere: La nobiltà/L’élite dei ricchi
Il terzo potere: I cittadini/I lavoratori
Il quarto potere: La stampa/I mass media
Il quinto potere: Quelli che vogliono tenere sotto controllo gli altri quattro poteri e che recentemente sono stati definiti talpe, cani da guardia, citizen journalist... e WikiLeaks

UN DIBATTITO MODERNO
“Potrebbero volerci decenni per capire veramente l’impatto che ha avuto WikiLeaks e quanto abbia rivoluzionato la diffusione delle informazioni. Questi eventi sono ancora in corso, quindi il nostro film non pretende di avere la parola definitiva sull’argomento. In realtà, abbiamo cercato di creare un dramma che esplorasse le problematiche legate alla trasparenza. Speriamo che il film possa rappresentare efficacemente questa realtà e stimolare le discussioni provocate da WikiLeaks”.
- Bill Condon, Regista

Ogni generazione è contrassegnata dalla figura di un ribelle che cambia la natura del potere. Per alcuni è un simbolo visionario della speranza; per altri, un pericoloso nemico pubblico. All’inizio del XXI secolo questa figura è stata incarnata da Julian Assange e da WikiLeaks.
Nata nel 2006 come un’organizzazione no-profit con l’obiettivo di pubblicare informazioni segrete, offrendo al contempo la sicurezza di un innovativo sistema di crittografia per garantire l’anonimità delle fonti, WikiLeaks ha suscitato accese polemiche e ha fatto a pezzi il modello di raccolta di notizie del XXI secolo, battendo i media tradizionali e facendo infuriare i potenti della Terra.
In seguito, Assange è diventato lui stesso una notizia. Nel 2010, mentre WikiLeaks pubblicava la maggior raccolta di file governativi segreti che abbiano mai visto la luce, Assange ha iniziato a diventare - al tempo stesso - un eroe, un cattivo, un giornalista o, magari, soltanto un uomo riservato finito sotto i riflettori mondiali.

Attualmente Assange e WikiLeaks sono ancora al centro di un furioso dibattito che porta la nostra società a interrogarsi su dove tracciare la linea di demarcazione tra trasparenza e sicurezza... e su chi debba essere a tracciare questa linea. Le informazioni riservate possono rappresentare un pericolo e cambiare il mondo perciò, quando vengono alla luce, alimentano sempre un incendio, come nel recente caso di Edward Snowden.
Insomma, WikiLeaks nel 2010 ha rappresentato un sostegno alla democrazia e alla giustizia, consentendo alle persone comuni, di solito tenute all’oscuro, di scoprire le azioni nascoste (talvolta illegali) dei governi e delle corporation? Oppure ha aperto le dighe digitali a rivelazioni rischiose, che possono mettere in grande pericolo le persone e le nazioni?

Il regista Bill Condon esplora il fenomeno WikiLeaks tracciando un ritratto frenetico e caleidoscopico della nostra epoca, ossessionata dalle informazioni, ma non pretende di avere l’ultima parola sull’argomento. Il regista affronta la storia di WikiLeaks, che passa dall’essere un movimento guidato da un anonimo hacker ad avere un ruolo fondamentale nel mondo, facendola diventare un avvincente thriller politico, un dramma fatto di amicizia e tradimento, una fotografia provocatoria di una società in cui la comunicazione elettronica può rivelarsi una fonte di libertà, ma anche una minaccia.
Sebbene la storia sia raccontata con tante immagini – magari di tweet, messaggi e stringhe di codice - Condon non dimentica un’impressionante avventura umana fatta di ideali che si scontrano con la dura realtà.

IL QUINTO POTERE, insiste Condon, rappresenta soltanto una delle tante versioni differenti sull’ascesa di WikiLeaks, poiché i fatti vengono visti in maniera diametralmente opposta persino da coloro che li hanno vissuti.
“Ognuno ha un’opinione diversa su questo argomento”, nota Condon. “Per rispettare questo stato di fatto, noi volevamo realizzare una pellicola drammatica, in grado di suscitare discussioni importanti sui problemi sollevati dalla storia di WikiLeaks. Non avevamo intenzione di dar vita a un film contro o a favore di WikiLeaks, ma piuttosto di mostrare come e perché l’organizzazione sia riuscita a fare cose straordinarie. Abbiamo scelto di mostrare diversi punti di vista, di porre tante questioni e poi di lasciare che lo spettatore arrivasse alle sue conclusioni personali”.

Sebbene parte del film sia ispirata a due dei maggiori scoop mai pubblicati da WikiLeaks, Condon voleva allargare gli orizzonti della pellicola. Il risultato è una gran varietà di punti di vista: quello di Berg, un ammiratore della prima ora, che alla fine arriverà a criticare la mancanza di senso della responsabilità di Assange; i diplomatici statunitensi, il cui lavoro delicato e i cui agenti sul campo sono stati messi in pericolo dalle rivelazioni improvvise di WikiLeaks; i giornalisti che erano in contatto con Assange e sono riusciti a creare articoli professionali da prima pagina grazie ai documenti di WikiLeaks; e ovviamente l’opinione di Assange, che si erge a paladino della libertà assoluta di informazione, rivela di poter diventare l’obiettivo di campagne di diffamazione da parte dei governi e fa notare come non sia mai stata presentata nessuna prova che una persona abbia subito conseguenze fisiche per un documento pubblicato da WikiLeaks.

Ma IL QUINTO POTERE è soprattutto un’opera cinematografica, non un libro di storia. Alcuni eventi sono stati compressi e ci sono dei protagonisti che scaturiscono dalla fusione di diverse persone reali. Così, i realizzatori hanno sfruttato le loro capacità di analisi e immaginazione su tutto quello che non conosciamo bene dell’elusivo Assange e sulle sue conversazioni private, per dar vita a una narrazione affascinante.
“Il film non è un documentario e non aveva intenzione di esserlo”, afferma Condon. “Esistono già diversi documentari di buon livello su WikiLeaks e sicuramente ne arriveranno altri. Noi volevamo fare qualcosa di diverso, esplorare alcune delle maggiori problematiche che WikiLeaks ha messo in luce, mentre intanto portiamo il pubblico a vivere un viaggio emozionante, assieme a un personaggio affascinante della nostra epoca. IL QUINTO POTERE rappresenta solo una parte e un’interpretazione della storia di WikiLeaks. Sicuramente, ci saranno altri capitoli di questa storia in futuro ed è anche questo che la rende così affascinante”.


INSEGUENDO UNA STORIA CHE NON È FINITA
“Due persone e un segreto, l’inizio di tutte le cospirazioni... ma se potessimo trovare un uomo dalla moralità indiscutibile, una talpa che volesse rivelare questi segreti, allora quest’uomo potrebbe far crollare il più potente e repressivo dei regimi”.
Come raccontare una storia che cambia anche quando ci stai lavorando? Come gestire una narrazione eccitante grazie ai segreti, alle personalità complesse, alle meraviglie della tecnologia e a concetti fondamentali (ma incerti), legati all’informazione, alla sicurezza nazionale e al diritto di parola?
Questi argomenti sono stati analizzati accuratamente dai realizzatori che stavano lavorando a IL QUINTO POTERE. Il progetto ha avuto inizio subito dopo che la DreamWorks ha acquistato i diritti del libro di Daniel Domscheit-Berg, Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo.

Assange e altre persone hanno messo in discussione la veridicità del libro, che rimane comunque il primo racconto - dall’interno - dell’affascinante ascesa di WikiLeaks, e riflette le opinioni di Berg su Assange, i suoi ideali filosofici e il modo in cui ha gestito la responsabilità immensa che si è ritrovato sulle spalle, quando il suo sito ha ricevuto centinaia di migliaia di documenti sensibili dell’esercito e della diplomazia degli Stati Uniti.
I produttori Michael Sugar e Steve Golin della Anonymous Content hanno immediatamente portato il libro – e con esso tutte le questioni che pone su WikiLeaks (per esempio, a chi dobbiamo credere, in una storia con tanti punti di vista personali e politici), allo sceneggiatore Josh Singer, conosciuto soprattutto per il suo lavoro nelle acclamate serie The West Wing e Fringe. Loro ritenevano che Singer avesse le capacità per affrontare sia gli elementi di cultura giovanile presenti nella storia, che la sua intricata ragnatela di opinioni contrastanti.

I produttori avevano già un regista in mente: Bill Condon, la cui filmografia spazia dalla pellicola vincitrice agli Academy Award® Demoni e dei ai rivoluzionari musical Chicago (in cui Condon era impegnato come sceneggiatore e che ha vinto l’Oscar per il miglior film) e Dreamgirls, alla popolarissima serie di Twilight. Sugar e Golin erano convinti che proprio questa intelligenza poliedrica lo rendesse la persona giusta per l’incarico.
“Bill era il regista perfetto per il film fin dall’inizio, perché è in grado di cogliere benissimo le sfumature nelle relazioni personali, mentre racconta una storia di grande importanza mondiale”, rivela Sugar. “Lui è riuscito a mostrare la storia di WikiLeaks partendo dal modo in cui è iniziata, come tante grandi invenzioni dell’umanità, con un’idea fenomenale e un forte rapporto umano”.

“Lui è anche un realizzatore molto esperto”, aggiunge Golin. “Non credo che avremmo potuto fare questo film con un regista alle prime armi. Non è una pellicola che puoi catalogare all’interno di un genere. È un thriller, ma anche un dramma umano e un invito a discutere su quello che è giusto e che è sbagliato. Bill ha svolto un lavoro magnifico per dar vita a questo ibrido”.
Condon aveva una visione personale del film fin dall’inizio. “Ritenevo che dovesse far parte della tradizione dei thriller giornalistici, uno dei miei generi preferiti”, spiega il regista. “Racconta della ricerca di notizie e del fatto di stare sempre un passo avanti rispetto a chi non vuole che tu venga in possesso di queste informazioni, un elemento che crea la tensione tipica di un thriller. Le persone hanno sentito molto parlare di WikiLeaks, ma ritengo che non abbiano ancora osservato questa storia da un punto di vista personale, in grado di portarci al centro degli eventi”.

Nel frattempo, Singer era impegnato in ricerche approfondite, per esplorare al meglio la complicata storia di Assange. Così, ha analizzato la sua infanzia isolata, soprattutto da quando la madre è entrata a far parte di un culto australiano chiamato The Family; le sue avventure da hacker adolescente, sotto lo pseudonimo Mendax, che lo hanno quasi portato alla prigione, se non fosse stato salvato da un giudice che ha notato come l’unico obiettivo di Assange, introdottosi nel sito del Pentagono e di altre realtà sensibili, era quello di dimostrare la sua bravura; i suoi studi di matematica, fisica e filosofia in un’università australiana (dove non si è mai laureato); e la fondamentale decisione di sfruttare le sue doti di crittografia per combattere le ingiustizie sociali.

Singer ha incontrato dei testimoni diretti e una straordinaria gamma di pensatori importanti, volando a Berlino per parlare con Daniel Domscheit-Berg, passando a Londra per ascoltare gli affascinanti racconti dei giornalisti del Guardian, conversando su Skype con la parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, leggendo i tanti blog su Assange; ha parlato con gli studiosi di legge Lawrence Lessig e Jonathan Zittrain, con l’ex rappresentante del Dipartimento di Stato P.J. Crowley (che si è dimesso dopo alcune dichiarazioni, che mettevano in discussione il trattamento riservato a Bradley Manning), e con il rettore della Columbia School of Journalism Nicholas Lemann; si è inoltre confrontato con il responsabile del Center for Civic Media del MIT Ethan Zuckerman, con gli attivisti a favore della trasparenza sulle informazioni, con diversi membri della comunità degli hacker e con tante altre persone.

Tutto questo è entrato a far parte di un mix narrativo molto complesso.
“Ho iniziato a vedere questa storia con in mente una delle domande più affascinanti della nostra epoca: quali sono le informazioni che dovrebbero essere pubbliche e quelle che devono essere mantenute riservate? Inoltre, ritenevo che fosse la storia di una persona che viene coinvolta in un movimento che cambia il mondo, ma che poi capisce che cambiare il mondo non è privo di rischi”, sostiene Singer.

Anche la sua ricerca non era priva di rischi. A un certo punto, il computer di Singer è stato violato da un hacker anonimo, poi lo sceneggiatore è stato interrogato dall’FBI, perché il suo nome sarebbe venuto fuori durante un’indagine su un hacker cinese. “È stato un po’ inquietante, ma mi ha aiutato a descrivere meglio la paranoia. Ho iniziato a pensare che essere paranoici, in certe circostanze, non significa essere pazzi”.
Quando Singer e Condon hanno iniziato a lavorare insieme, hanno affrontato la fragile amicizia tra Julian e Daniel, che è poi diventata il cuore del film. “Josh è uno sceneggiatore meraviglioso, e quando abbiamo puntato i riflettori su Daniel e Julian, abbiamo iniziato a vederla come una storia d’amore finita male”, ricorda il regista.

“Con questo materiale si potrebbero realizzare tanti film diversi”, nota Singer, “ma noi dovevamo sceglierne uno e alla fine la storia del viaggio di Daniel assieme a Julian era quello in cui il pubblico poteva riconoscersi maggiormente. È una storia universale, un idealista che segue i suoi principi, per poi vederli andare in frantumi. Allo stesso tempo, abbiamo cercato di separare l’importanza delle idee di Julian sulla trasparenza, dalla storia di Julian e Daniel, quella di due amici in disaccordo”.
La domanda che Daniel si pone nel film è la questione su cui tutto il mondo ancora si interroga: chi è esattamente Julian Assange? Non ci sono risposte semplici. Sicuramente, è un uomo della sua epoca. Alcuni lo definiscono il maggior cypherpunk del mondo, un termine coniato negli anni ottanta per descrivere le persone che sfruttano la tecnologia moderna per cambiare la società, mettere alla berlina i poteri marci e spostare lo status quo in favore della “privacy per il debole e della trasparenza per il potente”. Assange sembrava incarnare questo punto di vista, quando scriveva: “ogni volta che siamo testimoni di un’ingiustizia e non facciamo nulla, abituiamo il nostro carattere a essere passivo e quindi perdiamo ogni abilità di difendere noi stessi e le persone che amiamo”.

Ma secondo Singer, la fede di Assange in un’assoluta libertà di espressione pone tante questioni morali. “Non c’è dubbio che, come cittadini, in tante situazioni dovremmo essere più informati su quello che avviene. Ma chi è che decide quali informazioni devono trapelare? Possiamo fidarci di tutte le informazioni che riceviamo? Il film pone queste domande”.
Quando Assange ha lanciato WikiLeaks nel 2006, per la prima volta gli attivisti per i diritti umani, i dissidenti e le talpe avevano un posto dove svelare i crimini dei governi e delle aziende senza paura di conseguenze. Così, l’organizzazione è diventata rapidamente non solo una fonte di notizie importanti, ma ha anche scosso il mondo, mettendo i bastoni tra le ruote a banchieri, politici e amministratori delegati.

Chi lavorava per mantenere nascosti i segreti, è rimasto sconvolto quando l’organizzazione ha pubblicato l’ordine di un assassinio in Somalia, alcuni documenti delle banche svizzere che rivelavano il riciclaggio di denaro, le prove di una corruzione diffusa in Kenya, il manuale delle operazioni a Guantanamo, le prove di un incidente nucleare in Iran, un documento che descriveva accuratamente una discarica di rifiuti chimici nella Costa d’Avorio, diverse prove di operazioni illegali in Islanda e tanti altri scoop.
Alcuni hanno iniziato a chiamare Assange “il James Bond del giornalismo”. Il Guardian ha soprannominato WikiLeaks “una macchina di informazioni riservate che non possono essere censurate e che non espone mai la propria fonte”. Nonostante le difficoltà fossero già enormi, nel 2010 WikiLeaks ha deciso di addentrarsi su un terreno minato, quando un contatto anonimo ha offerto l’accesso a rivelazioni sconvolgenti, una copia dei documenti più sensibili dell’esercito e della diplomazia statunitense che siano mai arrivati in mano a dei civili, compresi 91.000 documenti collegati alla guerra in Afghanistan, 400.000 sulla guerra in Iraq e 251.287 cablogrammi classificati dalle ambasciate diplomatiche di tutto il mondo.

Così, WikiLeaks si è trovata contro la potenza del governo americano e gli eventi hanno preso una brutta piega. Poco dopo, lo specialista dell’esercito Bradley Manning è stato arrestato in Iraq per aver inviato i documenti. La scoperta della sua identità non era dovuta alla piattaforma per mandare i documenti a WikiLeaks (che era ancora sicura), ma a Manning stesso, che aveva confessato di essere il colpevole al collega hacker Adrian Lamo, provocando il tipo di esposizione che la creazione di WikiLeaks mirava a evitare. Nel frattempo, mentre il “Cablegate” andava avanti, gli Stati Uniti hanno definito WikiLeaks un nemico che metteva in serio pericolo le fonti di intelligence, sebbene non sia ancora sicuro che WikiLeaks abbia infranto alcuna legge.
WikiLeaks rappresenta una nuova forma di mass media e quindi è protetta delle garanzie costituzionali in favore della libertà di espressione? O è più simile a un’entità di spionaggio senza confini, che rivela segreti senza preoccuparsi delle conseguenze che possono avere per le persone? Per molta gente, i successi di WikiLeaks dimostravano il fallimento della stampa tradizionale – il Quarto potere – nel porre le domande difficili, ma necessarie, sul potere, indispensabili per mantenere una democrazia viva e protetta dalla tirannia.

Una stampa che, secondo molti, è divenuta troppo amichevole nei confronti delle élite, legata agli interessi monetari e lenta nel reagire a un mondo digitale, tanto da essere sempre un passo indietro rispetto a WikiLeaks.
Per questo, molti hanno definito WikiLeaks il ‘Quinto potere’. “Il termine si riferisce all’ascesa del nuovo citizen journalism nell’era di Internet”, rivela Condon.
“Ma centra anche il bersaglio delle questioni poste dal nostro film: se un cittadino può rivelare una notizia, chi si assicurerà che sia vera? Questo era il ruolo tradizionale del Quarto potere, ma stabilire la verità richiede tempo e denaro, che i mass media non possiedono più come avveniva un tempo”.

Singer ha passato tante ore a parlare con giornalisti e studiosi dei rapidi cambiamenti nei mass media che hanno un po’ messo da parte il giornalismo investigativo, ed è d’accordo nel dire che WikiLeaks ha riempito un vuoto importante. “Abbiamo perso tanti giornali e migliaia di giornalisti negli ultimi anni e questo controllo forte che il Quarto potere sembrava detenere è venuto meno. È qui che arrivano i citizen journalist. È stato eccitante vedere che loro potevano controllare il potere. Ma con la crescita esponenziale di WikiLeaks, è sorta un’altra domanda importante: chi è il Quinto potere e come facciamo a sapere se possiamo fidarci di loro?”.
Come fa anche Condon, Singer insiste nel dire che non ha voluto realizzare un film documentario. “Abbiamo fatto alcune scelte personali in alcuni punti, per comprimere i tempi o i personaggi, così come per risolvere questioni narrative. Ci sono elementi tipici della fiction, ma comunque volevamo che la narrazione si concentrasse su queste tematiche importanti. Abbiamo fatto scelte complicate, che hanno portato me e Bill ad avere tante discussioni”.

Allo stesso tempo, Singer afferma che le voci secondo le quali Daniel Domscheit-Berg non avrebbe mai lavorato a stretto contatto con Assange sono smentite dai fatti. “Ho passato quattro giorni con Daniel, andando in giro con lui a Berlino. Abbiamo parlato di tutta la storia e l’ho messo sotto pressione a proposito di tanti aspetti della vicenda. È chiaro che ha avuto un ruolo importante. Basta andare su Internet e dare uno sguardo al Chaos Communication Congress del 2008: e del 2009, che era stato presentato sia da Daniel che da Julian”.
Inoltre, lo sceneggiatore ha anche verificato il rapporto stretto che i due avevano con la parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, che in passato era stata associata a WikiLeaks. “Lei mi ha rivelato che, quando Julian e Daniel sono arrivati in Islanda, erano una squadra, come Batman e Robin, e che hanno vissuto una rottura traumatica. È stato molto utile avere l’opinione di una terza persona. Inoltre, lei è un’attivista per la trasparenza delle informazioni e mi ha aiutato molto a riflettere sull’importanza generale di WikiLeaks”.

Nonostante le pressioni che arrivavano da ogni dove, come rivela Singer, Condon non è venuto meno all’impegno di raccontare una storia che andasse oltre una semplice cronologia degli eventi. “Abbiamo avuto tante discussioni e lui è stato incredibile. Se osservi tutti i suoi film, è molto bravo a mostrare le motivazioni delle persone. In Demoni e dei e Kinsey, lui cercava di entrare nelle teste di personaggi complicati. E mi ha incoraggiato a fare lo stesso con Julian e Daniel”.
Singer continuava a scrivere rapidamente e una volta pronta la struttura della sceneggiatura, le riprese sono iniziate con tempi strettissimi. La rapidità era essenziale, considerando la natura mutevole della storia, ma è stata anche utile per rafforzare i legami all’interno della squadra. “Tutti dovevano essere pronti fin dal primo giorno”, rivela Condon. “È stato un processo eccitante, perché durante la fase di preparazione, riprese, montaggio, postproduzione e ancora adesso, le polemiche su Assange non si sono mai placate e tutte le tematiche del film continuano ogni giorno a mostrare la loro influenza”.


IL FUORILEGGE: JULIAN ASSANGE
“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero”.
-- Oscar Wilde
Al centro de IL QUINTO POTERE c’è un uomo che continua a essere un enigma affascinante, percepito come un hacker bravissimo, un rivoluzionario antiestablishment, un idealista appassionato, un pioniere dei mass media, un arrogante spericolato, una personalità eccentrica e paranoica e un fuorilegge. Questo è Julian Assange, un australiano dai capelli bianchi, un talento digitale che ha fondato WikiLeaks. Su di lui si possono trovare 36 milioni di voci su Google e tanti libri non autorizzati, tuttavia la sua notevole intelligenza e la sua complessa personalità lo rendono una persona difficile da analizzare e da capire completamente.
Assange è sempre stato il cuore di WikiLeaks. Come ha detto una volta: “sono il cuore e l’anima di questa organizzazione, il fondatore, il filosofo, il portavoce, quello che ha creato il suo codice informatico, l’organizzatore, il finanziatore e tutto il resto”. In effetti, senza Assange, WikiLeaks probabilmente non sarebbe mai esistita e non avrebbe stravolto i poteri globali che tengono nascosti i segreti, come invece ha fatto.

Per Bill Condon, Assange è un misto di luce e oscurità, tanto che sarebbe stato il protagonista perfetto di una tragedia greca. “Ha tutte le caratteristiche di un classico personaggio tragico. La sua formazione lo ha reso un visionario che ha cambiato il mondo, ma forse in questo passato possiamo trovare anche le radici di quello che ha portato alla sua caduta”.
Scegliere un attore per interpretare un uomo adorato e disprezzato allo stesso tempo, sempre sotto osservazione e ancora adesso una figura misteriosa, era un compito rischioso. Condon voleva qualcuno che non si limitasse a un’imitazione, ma che fornisse un’interpretazione originale e accessibile di un uomo che fa di tutto per non rivelare se stesso.

Dopo alcune ricerche, i realizzatori erano d’accordo sull’attore migliore per incarnare Assange, in tutto il suo mix di fascino geek e decisione: Benedict Cumberbatch, che nell’ultimo anno si è fatto notare in ruoli molto diversi, tra cui il villain dello spazio in Into darkness - Star Trek, un proprietario di schiavi in Twelve Years A Slave, la pecora nera della famiglia in August: Osage County e nel corpo del drago Smaug ne Lo Hobbit: la desolazione di Smaug. Tuttavia, questa interpretazione sarebbe stata diversa da tutte le altre.
“Benedict è un attore che vogliamo conoscere sempre meglio e quindi era perfetto per Julian”, afferma Condon. “In Sherlock Holmes si possono trovare tracce della sua incredibile intelligenza. Inoltre, possiede una dote sovrannaturale affascinante, la stessa che ha Assange”.
Cumberbatch è rimasto subito attirato dal materiale. “Il film parla di un momento cruciale che stiamo vivendo, per quanto riguarda la politica, i mass media e la storia contemporanea”, osserva l’attore. “Ma racconta anche un’amicizia che viene scossa dagli eventi”.

Lui era consapevole di quanto Assange divida le persone, ma era affascinato da tanti aspetti di quest’uomo, in particolare la volontà di correre rischi per i suoi ideali e di agire mentre gli altri rimangono in silenzio.
“Una cosa è avere un’idea come WikiLeaks, ma è molto più difficile sviluppare questa idea con le doti e la tenacia tipiche di Assange. Ho un grande rispetto per questo. Lui ha pensato di sfruttare il flusso delle informazioni per chiedere delle riforme e qualsiasi sia l’opinione che abbiamo di lui, ormai quest’idea ricopre un ruolo fondamentale nella nostra storia”.
Allo stesso tempo Cumberbatch sapeva di affrontare un compito difficile: creare il ritratto di un uomo che suscita rabbia e che ha ribattuto ferocemente a quasi tutte le descrizioni fatte su di lui da scrittori e documentaristi.

“Dopo una breve fase di entusiasmo, sono entrato nel panico. Come avrei potuto riuscirci? C’erano tante cose da affrontare, a livello vocale, fisico e in generale per confrontarsi con l’impatto che aveva questa storia. Ho svolto tante ricerche minuziose. È stato eccitante leggere i libri su di lui, ma allo stesso tempo sapevo che Julian disprezzava le persone che li avevano scritti, quindi mi sono spostato verso un altro tipo di materiale, come le interviste che aveva concesso. Da lì, ho iniziato a mettere assieme la persona che stavo scoprendo e la sceneggiatura”.
Più vedeva Assange in azione, più Cumberbatch provava una forte empatia per lui. “Spesso ero sedotto da quello che diceva e dall’immagine che dava di sé. Lui è impressionante per come prende il controllo delle interviste, rifiutandosi di soddisfare le tradizionali esigenze televisive. Possiede un’integrità notevole e pronuncia le sue frasi in maniera decisa”.

Questa dote – che può essere considerata sintomo di un impegno coraggioso o di un ostinato disinteresse - è diventata fondamentale nella sua interpretazione. “Sicuramente, bisognava mantenersi molto fedeli al suo linguaggio del corpo, quindi fin dall’inizio ero pronto a impegnarmi al massimo, come voleva anche Bill.
Ma noi desideravamo un personaggio completo. Non abbiamo evitato di esplorare gli elementi umani che Julian preferirebbe mantenere riservati, perché dovevamo creare un personaggio cinematografico a tutto tondo”.
Tutti sul set sono rimasti molto impressionati dall’impegno che Cumberbatch infondeva in questo ruolo. “Benedict ha colto nel segno, descrivendo perfettamente le sue emozioni, con cui tutti potevamo identificarci, e non si è limitato a creare un’imitazione di Julian, ma ha fornito la sua opinione su quest’uomo”, rivela Michael Sugar.

Un altro elemento fondamentale per la prova di Cumberbatch è il rapporto di Julian con Daniel, che si trasforma da una collaborazione tra due giovani a un importante conflitto di ideali. “Ritengo che, a livello platonico, Daniel si sia innamorato di Julian e dei suoi ideali”, nota Cumberbatch. “Loro sono diventati molto uniti in un momento fondamentale di WikiLeaks e hanno condiviso un’avventura straordinaria. Ma, alla fine, è avvenuta una battaglia di principi tra due uomini molto diversi”.
Cumberbatch ha collaborato attivamente all’inimitabile aspetto di Assange, facendosi sistemare pazientemente le protesi makeup, le lenti a contatto colorate, le sopracciglia e ovviamente i caratteristici capelli bianchi per entrare completamente nel personaggio. Inoltre, ha lavorato molto sulla voce, per cogliere al meglio il particolare modo di parlare di Assange, compreso il suo ritmo rapido, la sua tranquillità e l’accento australiano.

In questo viaggio attraverso una complessa ragnatela per fornire la sua interpretazione di Assange, Cumberbatch ha sentito un sostegno costante da parte di Condon. “Sentivo che l’attenzione di Bill era quello di cui avevo bisogno. Non si tratta solo di ottenere l’inquadratura desiderata, lui cerca di cogliere ogni sottigliezza emotiva. Inoltre, era molto preoccupato per la responsabilità che aveva nel raccontare questa storia. Così, abbiamo lavorato sodo per creare qualcosa di eccitante e coinvolgente, ma era importante mantenere una forte integrità che rendesse giustizia all’argomento di cui parlavamo”.
Condon era impressionato dall’impegno di Cumberbatch che lo ha portato anche a stabilire un legame personale per mail con lo stesso Assange.
“Julian ha idee forti su questi argomenti, nonostante sia difficile trovare persone che abbiano due opinioni identiche a riguardo, ma le sue risposte a Benedict sono state interessanti e utili”, sostiene il regista.

“Benedict ha capito che il suo compito era entrare dentro Julian e rappresentare il suo punto di vista. Lui si è calato talmente tanto nella sua mente da aver fornito qualcosa di meraviglioso all’interpretazione”.
Come aggiunge Josh Singer: “Benedict ha cercato il modo migliore per incarnare Julian. Credo che, senza il suo impegno per capire la verità e chi fosse Julian, non avremmo ottenuto un’interpretazione di questo livello”.
D’accordo con Condon, anche Cumberbatch vede IL QUINTO POTERE come una storia che ci sta portando verso una nuova era: “WikiLeaks e Assange sono una storia drammatica che non ha ancora visto la parola fine. Come narratore, puoi fornire una sola versione degli eventi, ma la speranza è che questo spinga le persone ad approfondire quello che avviene veramente nel mondo. Non esiste la verità oggettiva, ma soltanto una verità personale”.


IL SEPARATISTA: DANIEL DOMSCHEIT-BERG
“Il coraggio è contagioso . . . giusto?”
Dopo aver abbandonato WikiLeaks e aver pubblicato le sue memorie legate al lavoro con Assange, l’attivista tedesco Daniel Domscheit-Berg è diventato una figura controversa. Il suo libro, Inside WikiLeaks, ha rivelato tanti dettagli sulle operazioni dell’organizzazione e sulla vita privata di Assange, anche se diverse persone hanno messo in discussione le ragioni di Berg, magari arrivando a definirlo il sabotatore di WikiLeaks. Lui ha fondato la sua organizzazione (ancora non attiva) in stile WikiLeaks, Open Leaks, con l’obiettivo di essere più trasparente e di lavorare a stretto contatto con i mass media tradizionali.
Ma all’inizio de IL QUINTO POTERE, Daniel (che utilizzava lo pseudonimo di Daniel Schmitt quando collaborava con WikiLeaks) era ancora un semplice specialista della sicurezza informatica, licenziato per i suoi ideali. Come Julian, anche lui sperava di poter cambiare il mondo.

Il viaggio di Daniel lo avrebbe portato dall’adorazione verso Assange ai dubbi nei suoi confronti, quindi era fondamentale trovare qualcuno che potesse reggere il confronto con Benedict Cumberbatch. I realizzatori hanno scoperto questa dote nell’attore tedesco Daniel Brühl che si è fatto conoscere dal pubblico americano grazie a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino e che ha lavorato recentemente in Rush di Ron Howard.
“Tutti noi amavamo l’idea che Daniel fosse veramente tedesco”, rivela Steve Golin. “Bill credeva veramente in lui e lo ha sostenuto molto, anche se c’era una forte pressione per trovare un attore più conosciuto. Lui ha fornito una grande empatia a questo ruolo”.
Come rivela Condon “Daniel è l’uomo comune del film, quindi è stato eccitante avere un attore che non fosse molto noto negli Stati Uniti”.

Brühl era attirato dal percorso che prende la loro amicizia, che vola molto in alto verso il sole prima dell’improvvisa caduta. “Vivono un viaggio intenso, considerando che erano delle nullità, nei nerd informatici che rapidamente diventano molto noti. Ritengo sia una storia importante da raccontare, perché le loro azioni hanno cambiato le opinioni che avevamo sulla segretezza e la trasparenza. Ma la mole di informazioni forse è stata troppo grande per loro, mentre l’organizzazione era fragile. Talvolta, il successo e l’attenzione improvvisa cambiano il modo di comportarsi delle persone”.
Quando Brühl ha iniziato la sua ricerca ha scoperto, come tanti altri, che c’erano molte differenze nel modo in cui veniva raccontata la storia. Tuttavia, il rischio di polemiche non ha raffreddato il suo entusiasmo. “Sapevo che avremmo raccontato una versione della storia, basata su alcuni punti di vista in particolare, legati alle persone che avevano vissuto questi fatti. Penso che il film mostri chiaramente i difetti di entrambi. È naturale che l’amicizia si possa guastare quando si conducono vite folli. Tuttavia, l’importanza delle loro azioni è legata alle cose che hanno rivelato”.

A differenza di Cumberbatch, Brühl ha avuto la possibilità di incontrare la persona che avrebbe interpretato: “Daniel possiede un’energia incredibile e quando abbiamo parlato di WikiLeaks vedevo che i suoi occhi luccicavano. È rimasto un vero attivista. Quando sono andato a trovarlo a casa sua, fuori Berlino, c’erano degli antifascisti francesi che vivevano e lavoravano nel suo fienile, perché non sapevano dove andare. Lui vuole veramente contribuire a migliorare le cose. È stato molto onesto e ha condiviso con me la sua tristezza per il fatto che uno dei rapporti personali più importanti della sua vita fosse finito. Era chiaro che significava molto per lui e spero di averlo fatto capire nel film”.

Ripensando all’esperienza sul set, Brühl afferma che il sistema di Condon, che dedicava la stessa attenzione a tutti gli attori, abbia migliorato la sua prova. “Bill ha capito che gli interpreti che incarnano persone reali avevano bisogno di attenzioni individuali, visto che tutti noi sosteniamo i nostri personaggi e i loro punti di vista”.
In particolare, Brühl ha amato il rapporto stretto che si è creato con Cumberbatch, anche se il legame tra Julian e Daniel è crollato sotto il peso di eventi impossibili da sostenere. “Benedict possiede una grande energia, è molto divertente e ha delle idee magnifiche. Siamo diventati amici e credo che questo sia visibile sullo schermo”.


UNA RISPOSTA GLOBALE: IL CAST DI SUPPORTO
“12 milioni di persone hanno visto questo video. Pensi ancora che sia solo un piccolo sito?”.
Per cogliere i diversi punti di vista nei confronti di WikiLeaks, IL QUINTO POTERE comprende un cast variegato di personaggi oltre a Julian e Daniel, che a loro volta vengono incarnati da un cast di attori notevoli.
A rappresentare la risposta del governo statunitense alle rivelazioni dei documenti americani, ci sono tre personaggi di finzione, basati su un mix di veri professionisti che facevano parte del governo: il Viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Sam Colson, interpretato da Anthony Mackie (The Hurt Locker); il Vicesegretario di Stato Sarah Shaw, incarnata dalla tre volte candidata all’Academy Award® Laura Linney; e James Boswell, Vicesegretario di Stato, che ha il volto di Stanley Tucci, attore nominato all’Academy Award®.

“Il mio personaggio fa da tramite con la Casa Bianca e deve riferire al Presidente quello di cui parlano i mass media. Quindi, deve capire come affrontare queste fughe di notizie e che tipo di dichiarazioni ufficiali preparare”, spiega Mackie.
La Linney, che ha ottenuto una candidatura all’Oscar® grazie alla pellicola di Condon Kinsey, per poi lavorare con il regista al pilota della serie della HBO The Big C, che le ha permesso di vincere un Golden Globe, era felice di ritrovare il regista.
“Bill ama le sfide e per questo crea un ambiente fantastico in cui lavorare. La cosa interessante della storia è che le persone hanno tante opinioni diverse e appassionate su Assange, su WikiLeaks e tutto quello che hanno scatenato. Così, Anthony, Stanley e io rappresentiamo l’altro punto di vista del film, quello che si oppone ad Assange”.

Tucci ha le stesse sensazioni. “Amo il fatto che il film non si schieri da una parte o dall’altra, ma rappresenti la storia in maniera complessa, anche perché non si è ancora conclusa. Tutti noi dobbiamo farci i conti e questo dà vita a una narrazione interessante”.
Un altro punto di vista su WikiLeaks arriva dai giornalisti professionisti del Guardian, che allo stesso tempo erano complici e in conflitto con Assange, quando lo hanno convinto a utilizzare la stampa tradizionale per comunicare questa storia fondamentale al pubblico. Alla fine, tre dei quotidiani più rispettati al mondo, il Guardian, il New York Times e Der Spiegel, hanno verificato, indagato e pubblicato storie basate sui documenti di WikiLeaks.

Per dar vita ai giornalisti del Guardian, Condon ha scelto tre apprezzati attori britannici. David Thewlis, visto recentemente in War Horse di Steven Spielberg, interpreta il celebre giornalista investigativo Nick Davies, che ha scritto molti articoli quando è esploso il caso WikiLeaks. Peter Capaldi, di recente scelto come nuovo Dr. Who, incarna Alan Rusbridger, attuale direttore del Guardian, mentre Dan Stevens, noto per la sua partecipazione a Downton Abbey, è Ian Katz, vicedirettore del quotidiano.
A completare il cast, ci sono anche l’attrice svedese Alicia Vikander (Anna Karenina, A Royal Affair) nei panni di Anke, la ragazza scettica di Daniel, e l’olandese Carice van Houten, vista recentemente nel ruolo di Melissandre nel Il trono di spade, che incarna Birgitta Jonsdottir, la poetessa, artista, attivista e
membro del parlamento islandese, tra le prime a offrire sostegno a WikiLeaks.


GIRARE DI CORSA
“Stanno venendo a prenderci”.
Per fornire a IL QUINTO POTERE la sensazione di una realtà frenetica, ma dotata di una grande intimità, collegata a un racconto shakespeariano di rapporti che si incrinano, i realizzatori hanno utilizzato diverse camere a mano, che consentivano una vicinanza stretta all’azione e un’ampia gamma di punti di vista. Bill
Condon ha ritrovato così il direttore della fotografia Tobias Schliessler, con il quale aveva lavorato a Dreamgirls, per le riprese che si sono spostate in diverse nazioni, come Belgio, Germania, Islanda e Kenya.
Condon sostiene che l’aspetto del film, in cui messaggio e forma sono strettamente legati tra loro, si è evoluto attraverso tante discussioni appassionate sulle tematiche del film.

“Abbiamo passato molto tempo sulla sceneggiatura per decidere il nostro approccio visivo. Volevo sperimentare qualcosa in cui Tobias era diventato bravissimo, ossia prendere un gruppo di ottimi operatori di ripresa, dare a tutti una camera a mano e lasciarli liberi di trovare il dramma umano che si svolgeva davanti a noi”.
Il regista prosegue dicendo: “questo ha funzionato per la storia, oltre a essere stato divertente e eccitante per come abbiamo giocato con gli attori, senza nessun limite e lasciando tutti liberi di esprimere quello che stavamo facendo nel modo migliore. È stata una liberazione, sia per il cast che per la troupe. C’è stata una grande libertà, mentre Tobias utilizzava le luci e girava in maniera molto espressiva, in modo da catturare le emozioni che gli attori esprimono”.

Condon, Schliessler e Tildesley hanno anche discusso molto dei due mondi diversi mostrati nel film. “Abbiamo cercato di cogliere il contrasto forte tra l’ambiente elegante tipico dei potenti, che si tratti delle banche, delle corporation e dei governi che WikiLeaks ha denunciato, rispetto all’universo genuino, di oggetti fatti a mano, pieno di graffiti e di energia in cui vivono Julian e Daniel. Il loro è un mondo rivoluzionario, pieno di colori saturi”.
Tildesley aveva le doti giuste per affrontare questo mondo contemporaneo. Conosciuto per le tante collaborazioni con Danny Boyle, recentemente si è occupato delle scenografie delle acclamate cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra. Questo compito imponente dimostra non solo la sua versatilità, ma anche la capacità di lavorare con tematiche ad ampio raggio.

Tutto questo è entrato in gioco quando ha cominciato ad affrontare il compito impressionante di ricreare le tante location mondiali in cui si svolge la storia di WikiLeaks, con tempi e budget molto ristretti. Così, lui si è ritrovato a lavorare di corsa, fedele allo stile di WikiLeaks e del film. “Siamo diventati un po’ dei nomadi, lavorando in 9 nazioni diverse. Ma questo ci ha fornito anche una grande energia e ha contribuito a creare un’immagine adeguata al film”.
Le riprese hanno avuto inizio in Islanda, la piccola nazione vulcanica che si trova ai confini del Mar Glaciale Artico, un luogo che non può essere ricreato da nessun’altra parte. Una delle scene più importanti si svolge alla Laguna Blu, un’ampia fascia di territorio fatto di lava e geyser in eruzione, in cui Cumberbatch e Brühl sono impegnati in una conversazione fondamentale in mezzo al vento e alla pioggia che li colpisce.

A Berlino, le riprese si sono svolte in diverse località celebri, tra cui la scintillante cupola della Cattedrale anglicana, dove Julian porta Daniel a vedere una città che ha vissuto un cambiamento profondo, passando da una rigida società fascista a una società fondata sulla libertà. Nel bel mezzo delle riprese si è scatenata una tempesta di neve. “Le condizioni atmosferiche praticamente ci impedivano di vedere quello che c’era davanti a noi”, ricorda il regista. “Ma ci hanno permesso di avere un’esplosione di corvi e neve fitta, così gli attori hanno abbracciato questa situazione e Benedict ha iniziato a inserire il tempo e quello che vedeva nei dialoghi. È stata una location dura per la troupe. Abbiamo dovuto trascinare tutte le attrezzature su una scala antica, mentre il freddo era veramente intenso. Inoltre, le campane suonavano ogni mezz’ora e magari continuavano per dieci minuti. Ma è una di quelle esperienze che rafforzano i legami tra le persone coinvolte”.

Una delle sfide più interessanti per Tildesley è stata quella di ricreare il Tacheles, il celebre edificio degli artisti di Berlino, in cui Daniel ha vissuto. Negli anni ‘90 il palazzo in rovina, che in passato era stato un grande magazzino e ancora prima una prigione nazista, ha ospitato artisti, anarchici e libertini di tutto il mondo, che l’hanno fatto diventare una galleria d’arte, ricca di ogni forma di espressione umana, dentro e fuori. Così, è diventato anche un simbolo importante della libertà di espressione di Berlino.
Ma dopo anni di controversie legali, l’edificio è stato chiuso nel 2012 e trasformato in una serie di appartamenti. Condon ritiene che il luogo mantenga ancora quest’aura leggendaria. “La sensazione che trasmette l’edificio è molto forte e ancora adesso c’è una fantastica comunità che ci vive. Alcune persone avevano paura che, consentendoci anche solo alcune notti di riprese, sarebbe tornato in vita, cosa che in effetti speravamo succedesse”.

Dopo aver ottenuto i permessi per girare nell’edificio, la squadra di Tildesley ha iniziato a lavorare, per riportarlo ai giorni in cui era pieno di energia. Loro hanno anche ricostruito il nightclub che si trovava all’interno. “Abbiamo trovato i proprietari dell’epoca e siamo riusciti a riavere i mobili e le opere d’arte originali, compreso il drago di fuoco sopra al bar”, ricorda divertito lo scenografo. “Alla fine, è venuto proprio come era un tempo”.
Quando Daniel Domscheit-Berg è arrivato sul set, è rimasto impressionato dal modo in cui i realizzatori hanno trasformato il Berlin Congress Centre, riportandolo all’aspetto che aveva quando ospitava le convention del Chaos Computer Club (la maggiore associazione di hacker europei) a cui era andato con Assange. “Daniel ci ha detto che lo abbiamo ricreato perfettamente, tanto che gli sembrava di vivere un déjà vu”, ricorda Sugar.

VISUALIZZARE LE INFORMAZIONI: IL SET DELLA PIATTAFORMA DI PUBBLICAZIONE
“Sei al sicuro?”
Al centro della coraggiosa idea di WikiLeaks c’era la piattaforma di pubblicazione di Assange che consentiva a tutti di inviare informazioni o documenti utilizzando una forma di criptaggio che rendeva la fonte irrintracciabile. Era un’idea brillante e che forse ha salvato delle vite, ma un po’ astratta, mentre Bill Condon voleva renderla visivamente più affascinante.
Così, sono nati una serie di set per rendere concreti il sistema di file “tubi di gomma”, creato da Assange, Suelette Dreyfus e Ralf Weinmann. In origine, lo avevano realizzato per i gruppi di attivisti per i diritti umani che operavano in nazioni dittatoriali – da qui il nome che ricorda i tubi di gomma utilizzati per picchiare i prigionieri e ottenere informazioni – ma poi è diventato l’origine di WikiLeaks.

WikiLeaks avrebbe presto utilizzato una forma più sofisticata di criptaggio (creata probabilmente da un programmatore noto come “L’Architetto”) per trasferire le informazioni da una talpa al mondo, in modo che nessuno nell’organizzazione sapesse chi stava fornendo questi documenti segretissimi. Anche se qualcuno di WikiLeaks fosse stato interrogato, non avrebbe avuto nessuna informazione utile da fornire.
La piattaforma di WikiLeaks è rimasta sicura, ma quello che Assange non aveva tenuto in considerazione è stato il fattore umano. Infatti, il giovane Bradley Manning ha parlato apertamente delle sue azioni in una chatroom con un ex hacker, poi diventato un informatore del governo.

Per rendere tangibile questa piattaforma, Mark Tildesley spiega che “l’abbiamo concepita come un rifugio sicuro, in cui tutte le informazioni sono libere. Così, iniziamo con qualcuno che scrive su un monitor, poi vediamo che le lettere rapidamente si trasformano in un codice criptato e così arriviamo a una stanza piena di semplici computer e di documenti che volano ovunque. Questo fornisce una prova visiva di come vengono immagazzinate le informazioni”.
È proprio il tipo di sfida che Tildesley adora. “È stato eccitante tentare di prendere questa storia, composta soltanto di persone di fronte a degli schermi, e renderla più cinematografica”.

Condon aveva lo stesso obiettivo anche in sala di montaggio, in cui ha ritrovato la sua storica collaboratrice Virginia Katz (The Twilight Saga, Dreamgirls) per dar vita alla narrazione definitiva. “È stato un montaggio molto intenso, per via del modo in cui abbiamo girato il film”, sottolinea Condon. “Avevamo moltissimo materiale e io e Ginny cercavamo i momenti migliori. È stato lungo e complesso, ma ne valeva la pena”.
Un’altra sfida del montaggio è stato il ritmo, soprattutto considerando che alcune delle scene fondamentali erano composte quasi esclusivamente da scambi di messaggi. “Ci chiedevamo come rendere la lettura dei messaggi drammatica, quanto due persone che urlano a vicenda. Ginny ha svolto un lavoro magnifico per far sì che il pubblico cogliesse ogni parola”, rivela il regista.

Gli ultimi tocchi al film sono stati dati dalle musiche di Carter Burwell, che aveva già lavorato a diversi lungometraggi di Condon ed è uno storico collaboratore dei fratelli Coen. Per IL QUINTO POTERE ha potuto sfruttare la sua formazione che lo ha visto studiare musica elettronica a Harvard e al MIT.
“C’è un sound molto particolare in Germania in questa epoca, sonorità techno che ci hanno ispirato”, rivela Condon. “Carter si è calato in uno stile che non è mai stato utilizzato prima. Inoltre abbiamo aggiunto nella colonna sonora artisti europei e americani. La techno è il suono dominante, ma ce ne sono alcuni differenti nelle sequenze al Dipartimento di Stato e altri ancora per le scene nelle redazioni dei giornali. C’è un’ampia gamma di stili musicali e Carter li ha messi insieme benissimo”.

Fondere diversi elementi in una forma coerente era l’obiettivo di tutti, ma i realizzatori sono i primi a riconoscere che, da qualsiasi punto si osservi questa storia, continua a cambiare come i frattali di un caleidoscopio, mentre le notizie non smettono di diffondersi. La recente fuga di informazioni dalla NSA provocata da Edward Snowden non fa che mettere in evidenza i continui cambiamenti di questa storia.
“Credo che il caso di Snowden abbia fatto capire alla gente che WikiLeaks non è stato un incidente isolato”, fa notare Josh Singer. “Manning non è stato un esempio irripetibile. È accaduto di nuovo. E potrebbe avvenire ancora, ancora e ancora, perché il trasferimento delle informazioni nel nostro mondo è semplicissimo. Non importa cosa ne pensiamo, è qualcosa che tutti dobbiamo affrontare”.

Condon riassume il discorso dicendo “la domanda che dobbiamo porci è: chi deciderà quali segreti dobbiamo conoscere e quali invece sono troppo pericolosi per essere diffusi? Julian Assange ritiene che quasi nessuna informazione sia troppo pericolosa per essere condivisa e che la maggior parte delle informazioni dovrebbe essere gratuita. Altri sostengono che sia irresponsabile rivelare tutto quello che fa un governo o una società e che, anche in una democrazia, alcune cose devono rimanere nascoste. Sono domande complesse, ma WikiLeaks le ha rese molto concrete”.


CRONOLOGIA DELLA STORIA DI WIKILEAKS
Dic. 2006: Viene lanciato WikiLeaks.org che offre una piattaforma sicura per gli informatori, in modo da inserire documenti segreti di interesse generale, mantenendo l’anonimato. Julian Assange, un ex hacker australiano, crittografo e attivista internet, con opinioni forti sulla libertà e la trasparenza, si definisce il direttore del sito.

Ago. 2007: Il Guardian pubblica una storia in prima pagina su una diffusa corruzione governativa in Kenya citando WikiLeaks come fonte.

Nov. 2007: Lo “Standard Operating Procedures for Camp Delta”, che descrive le procedure interne alla struttura di detenzione a Guantanamo, viene diffuso online.

Nov. 2007: Daniel Berg inizia a collaborare con Wikileaks.

Dic. 2008: Daniel Berg e Julian Assange si incontrano di persona per la prima volta al Chaos Communications Congress (24C3). Julian è impegnato in una breve conferenza.

Gen. 2008: WikiLeaks pubblica documenti interni che indicano come la banca svizzera Julius Baer assista i clienti nel riciclaggio di denaro. La banca denuncia WikiLeaks, ma in seguito ritira le accuse.

Nov. 2008: WikiLeaks pubblica un resoconto di John Paul Oulu e Oscar Kingara della Commissione nazionale keniana per i diritti umani. L’indagine accusa la polizia keniana di migliaia di esecuzioni senza processo.

Dic. 2008: Daniel e Julian parlano al Chaos Communications Congress (25C3) di fronte a un auditorium pieno di spettatori.

Gen. 2009: Daniel abbandona il suo impiego e inizia a lavorare a tempo pieno per Wikileaks.

Gen. 2009: WikiLeaks pubblica le registrazioni telefoniche di politici e uomini d’affari peruviani coinvolti nello scandalo petrolifero Petroperu.

Mar. 2009: John Paul Oulu e Oscar Kingara della Commissione nazionale keniana per i diritti umani vengono uccisi.

Apr. 2009: L’architetto (Marcus) entra a far parte di WikiLeaks e inizia immediatamente a migliorare il sistema operativo e la piattaforma di pubblicazione di Wikileaks.

Giu. 2009: WikiLeaks pubblica alcuni documenti interni della banca islandese Kaupthing che coinvolgono diversi proprietari dell’istituto nel suo crollo.

Lug. 2009: WikiLeaks pubblica un resoconto che dimostra come l’Iran abbia tenuto nascosto un grave incidente nucleare nella struttura di Natanz.

Nov. 2009: Mezzo milione di messaggi inviati tramite i cercapersone durante gli attacchi dell’11 settembre diventano disponibili sul sito di WikiLeaks.

Dic. 2009: Julian e Daniel parlano nuovamente al Chaos Communications Congress (26c3).

Apr. 2010: WikiLeaks pubblica un video intitolato “Collateral Murder”. Si tratta di un filmato ripreso nel 2007 da un elicottero dell’esercito americano, mentre punta e uccide volontariamente quelli che sembrano dei civili, compresi due giornalisti dell’agenzia stampa Reuters.

Mag. 2010: Lo specialista dell’esercito Bradley Manning viene arrestato in Iraq a causa della pubblicazione del video classificato “Collateral Murder”.

Lug. 2010: Assieme a WikiLeaks, il Guardian, il New York Times e Der Spiegel pubblicano decine di articoli basati sui 91.000 documenti classificati dell’esercito americano legati alla guerra in Afghanistan. Gli articoli forniscono tanti dettagli (fino a quel momento sconosciuti) sulle operazioni e le vittime della guerra. WikiLeaks pubblica 76.000 di questi documenti senza revisioni.

Ago. 2010: Due donne svedesi sostengono che Julian Assange abbia insistito per fare sesso non protetto con loro. Viene emesso un mandato di arresto per reati sessuali, poi ritirato.

Ago. 2010: Julian Assange sospende Daniel Berg.

Set. 2010: Daniel Berg e l’architetto abbandonano Wikileaks, dopo aver rimosso tutti i miglioramenti fatti dall’Architetto alla piattaforma di pubblicazione, rendendo così impossibile inviare nuovo materiale online.

Ott. 2010: Assieme a WikiLeaks, il Guardian, il New York Times e Der Spiegel pubblicano i documenti Iraq War Logs, basati su 400.000 file classificati dell’esercito statunitense e riguardanti la guerra in Iraq. Si tratta della peggiore fuga di notizie militari nella storia degli Stati Uniti.

Nov. 2010: In Svezia viene emesso un mandato di cattura contro Assange.

Nov. 2010: Assieme a Wikileaks, il Guardian, il New York Times, Der Spiegel, El Pais e Le Monde pubblicano una serie di articoli basati su 251.287 dispacci diplomatici segreti. Il Dipartimento di Stato americano condanna la pubblicazione, ma gli attivisti di tutto il mondo salutano con entusiasmo questi reportage.

Dic. 2010: Assange si presenta spontaneamente alla polizia di Londra e dopo aver passato alcuni giorni in prigione, viene mandato agli arresti domiciliari in una casa di campagna, di proprietà di un suo sostenitore.

Feb. 2011: Una corte britannica rigetta la tesi di Assange, che sostiene che verrà estradato negli Stati Uniti o non riceverà un giusto processo nel caso venisse mandato in Svezia, e ordina di procedere con l’estradizione. Assange presenta appello.

Ago. 2011: I responsabili di WikiLeaks scoprono che una copia del loro file contenente i dispacci diplomatici senza revisioni è trapelata online. A quel punto, WikiLeaks pubblica tutti i 251.287 dispacci nella loro forma originale, senza revisioni.

Ott. 2011: WikiLeaks annuncia di dover sospendere temporaneamente la sua attività, a causa di un blocco economico causato dalle maggiori società di carte di credito (statunitensi) che hanno tagliato i fondi al sito.

Mag. 2012: Assange perde l’appello di fronte alla Corte Suprema del Regno Unito e ancora una volta gli viene ordinato di farsi estradare in Svezia. L’ambasciata dell’Ecuador a Londra offre un rifugio ad Assange che è ancora lì da oltre un anno.

Giu. 2013: Edward Snowden, un libero professionista di 29 anni, in servizio all’agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, rivela i dettagli dei programmi segreti di sorveglianza governativi. In seguito WikiLeaks fornisce assistenza legale a Snowden.

Lug. 2013: Bradley Manning viene condannato a 35 anni di prigione per le accuse di aver violato l’Espionage Act inviando documenti a WikiLeaks.

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