Robin Hood di Ridley Scott

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locandina Robin Hood
 
Regista: Ridley Scott
Titolo originale: Robin Hood
Durata: 148'
Genere: Azione, Drammatico
Nazione: U.S.A., UK
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 12 Maggio 2009 (cinema)

Attori: Russell Crowe, Mark Strong, Matthew MacFadyen, Cate Blanchett, Kevin Durand, Danny Huston, William Hurt, Max von Sydow, Scott Grimes, Eileen Atkins, Oscar Isaac, Rhys Ifans,
Soggetto: Ethan Reiff, Cyrus Voris, Brian Helgeland
Sceneggiatura: Brian Helgeland

Trama, Giudizi ed Opinioni per Robin Hood (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Marc Streitenfeld
Scenografia: Arthur Max, Sonja Klaus
Costumi: Janty Yates

Produttore: Russell Crowe, Brian Grazer, Ridley Scott
Produttore esecutivo: Michael Costigan, Ryan Kavanaugh, Charles J.D. Schlissel, James Whitaker
Produzione: Relativity Media
Distribuzione: UIP

La recensione di Dr. Film. di Robin Hood
Mi è piaciuto, ottimo; a parte la battaglia un po' troppo americanata per i miei gusti; per il resto ritmo e storia trascinante.

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Colonna sonora / Soundtrack di Robin Hood
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Fabrizio Pucci: Sir Robin Longstride / Robin Hood
Roberta Pellini: Lady Marion (Marian)
Niseem Onorato: Sceriffo Di Nottingham
Stefano Benassi: Sir Godfrey
Paolo De Santis: Principe Giovanni
Alberto Bognanni: Little John
Pino Insegno: Fra' Tuck
Luigi La Monica: Guglielmo Il Maresciallo
Angelo Maggi: Re Riccardo Cuor Di Leone
Rita Savagnone: Eleonora D'Aquitania
Gianni Musy: Sir Walter Loxley
Franco Mannella: Robert Loxley
Myriam Catania: Isabella Di Angouleme
David Chevalier: Will Scarlet
Massimo Bitossi: Allan A'Dayle
Toni Garrani: Barone Baldwin
Stefano De Sando: Barone Fitzrobert
Flavio Aquilone: Jimoen
Frederick Lachkar: Re Filippo

Informazioni e curiosità su Robin Hood

Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
Mito e leggenda: La scoperta di Robin Hood - Una breve storia dell'eroe
I racconti delle coraggiose gesta di Robin Hood fanno parte della letteratura inglese da decenni. Come riassunto succintamente dallo studioso J.C. Holt: “Esiste una lunga serie di possibili Robin Hood. E anche il più probabile di essi non è niente di più di un bagliore nella notte.” Tuttavia questa storia archetipa è sopravvissuta ed è stata tramandata di generazione in generazione, adattata di volta in volta all'etica e ai canoni del periodo. “Inizialmente era solo una leggenda tramandata oralmente”, spiega Holt, “alla fine è diventata una sceneggiatura”.

Le storie di Robin sono tra le più antiche leggende tramandate oralmente in Inghilterra, e possono essere fatte risalire al periodo medievale del IX secolo con il racconto di “Robin the Beheader” (“Robin il Tagliatore di Teste”) per poi trovare una forma letteraria nelle ballate del XV e XVI secolo come A Gest of Robyn Hode, Robin Hood and the Curtal Friar e Robin and the Monk. Per quel che ne sappiamo, comunque, non esiste un vero Robin che possiamo considerare l'autentica figura ispiratrice. Dai suggerimenti che il nome "Robehod" veniva spesso applicato ad un uomo divenuto un fuorilegge, fino alla congettura che “Robin Hood” fosse uno pseudonimo comunemente usato dai ladri, le teorie abbondano e la leggenda sopravvive.

L'eroe è stato anche largamente rappresentato sul grande schermo. Sono stati realizzati almeno 30 film per il cinema e per la TV, a partire dall'adattamento di Ivanhoe del 1913, ai film con Douglas Fairbanks (Robin Hood, 1922), Errol Flynn (Le avventure di Robin Hood, 1938), Sean Connery e Audrey Hepburn (Robin e Marian, 1976) e Kevin Costner (Robin Hood, il principe dei ladri, 1991), oltre alle popolari serie televisive come quella della BBC con Patrick Troughton, Robin Hood (1953), Robin of Sherwood (1984) e la più recente Robin Hood (2006).
Al di là della sua indiscussa popolarità, tuttavia, le storie per lo schermo su Robin raramente si evolvono, con i filmaker che invariabilmente si soffermano sugli episodi familiari a tutti, come quelli legati al perfido Sceriffo di Nottingham, al cattivo Guy di Gisburne e alla più celebre della damigelle in pericolo, Marion. Altrettanto univocamente, Robin è stato rappresentato o come un nobile caduto in disgrazia o, più spesso, come un furfante galantuomo che ruba ai ricchi per donare ai poveri.


Creare una Storia Diversa
Durante le riprese di American Gangster con Sir Ridley Scott, il produttore Brian Grazer ha discusso con Russell Crowe di una possibile realizzazione di un nuovo Robin Hood, con lui come interprete. Grazer desiderava tornare a lavorare con l'attore, con il quale aveva già realizzato due film di successo— A Beautiful Mind, per il quale Crowe è stato candidato all'Oscar, e in Cinderella Man. pensando a questo nuovo progetto, i due erano entrambi interessati a proporre una versione originale della vecchia leggenda: una storia che raccontasse le origini di Robin Hood, a partire dai suoi anni trascorsi come arciere dell'esercito di Re Riccardo.
Ambientato al tempo delle Crociate, questo film d'azione e di avventura avrebbe fornito una cornice storica alle altre avventure raccontate di recente sul grande e piccolo schermo. Grazer è approdato allo sviluppo e alla produzione del progetto tramite la Universal Pictures e alla Imagine Entertainment, la società da lui fondata insieme al vincitore del premio Oscar Ron Howard. “Mi piacciono i film sugli eroi”, spiega il produttore . “La storia di Robin Hood mi ha da sempre affascinato in maniera particolare perché si tratta di un uomo che ha in mente solo la giustizia, e che possiede le capacità e la risolutezza per perseguirla.”

“Con il nostro film, spieghiamo chi siano lo Sceriffo di Nottingham, Marion e suo suocero, quali siano le dinamiche tra i baroni della parte nord dell'Inghilterra, e come all'epoca essa venisse controllata”, continua Grazer. “Alla fine del film, si capisce anche chi sia Robin. La fine del nostro film è l'inizio di tutte gli altri film realizzati finora su questo leggendario personaggio”.
Grazer ha scoperto che l'attore australiano era profondamente interessato a rievocare la leggenda. Crow ha ammesso che da tanti anni lo affascinano le storie dei fuorilegge. “Ho trovato il progetto entusiasmante”, spiega l'attore. “Robin Hood è sempre stato uno dei miei eroi preferiti sin da quando ero piccolo. Ho amato molto i vari film su di lui che ho visto da bambino. Esiste una sorta di connessione universale che ciascuno di noi stabilisce con Robin Hood e che è alla base della storia: ci potrebbe essere qualcuno là fuori che vuole veramente combattere l'ingiustizia. Robin possiede una qualità edificante alla quale il pubblico risponde”.

Crowe ha però accettato di prendere parte al progetto ad una condizione. “Ho detto che avrei fatto Robin Hood solo se si fosse trattato di una storia originale”, aggiunge l'attore. “E' una delle storie in lingua inglese che si tramandano da più tempo. Per tanto bisogna trattarla con grande rispetto. Ho deciso che, per poter creare una versione più nuova di Robin Hood, era importante considerare come un comprensibile errore tutto quello che ne avevamo appreso attraverso le varie leggende. Il nostro Robin doveva essere diverso da come era stato raccontato fino a quel momento. Prendiamo ad esempio il suo rapporto con Little John. I due inizialmente non vanno d'accordo. Quando li incontriamo per la prima volta stanno litigando. Ma non succede su un tronco su un fiume dove si stanno picchiando, come è stato raccontato all'infinito. Noi abbiamo ridefinito i tempi e spostato l'avvenimento in un altro momento”.

Crowe e Grazer si sono poi rivolti all'unico regista che desideravano dirigesse il film: Ridley Scott. “Ci voleva un regista con una visione straordinariamente ampia”, sottolinea Grazer, “qualcuno che amasse l'autenticità, che fosse interessato al milieu, all'epoca e agli avvenimenti storici e politici del periodo. Ridley è particolarmente attento a tutte queste cose. Se questo film doveva essere realizzato, sarebbe dovuto essere un Robin Hood nello stile de Il gladiatore. Desideravo che mettesse in risalto la brutalità dell'epoca e che essa venisse espressa visivamente in maniera emozionante, in un thriller di avventura e azione. E solo Ridley poteva riuscirci”.
Scott e Crowe hanno cominciato a lavorare insieme anni fa, quando hanno realizzato il pluripremiato Il gladiatore, che ha ottenuto così tanti premi Oscar e cambiato le aspettative del pubblico nei confronti dei film epici. Ad oggi hanno realizzato insieme anche Un'ottima annata - A good year, American Gangster e Nessuna verita'. Quando Crowe e Grazer hanno presentato il progetto al regista, Scott ha risposto con grande entusiasmo.

Scott è un appassionato di storia antica, ed il suo ultimo thriller in costume, Le Crociate - Kingdom of Heaven, trattava della caduta di Gerusalemme, 12 anni prima che Re Riccardo I venisse ucciso. “Amo i film storici”, racconta Scott. “Ho cominciato con I duellanti, poi sono passato alla storia romana e adesso sono tornato di nuovo al Medioevo”. Una volta che Scott ha aderito al progetto, Robin Hood ha cominciato a prendere forma.
I realizzatori condividevano un'idea precisa: avevano deciso di indagare su come una persona normale potesse trasformarsi in un difensore degli oppressi, ed hanno provato a risolvere la questione raccontando la storia di Robin Hood inquadrandola in un contesto storico ben preciso.
Spiega Grazer: “Volevamo inserire la storia nella cornice degli eventi storici e politici dell'epoca: L'Inghilterra era alla bancarotta, minacciata sia dalla guerra civile che dalla Francia, e nelle mani di un re incapace, Giovanni. E su questo sfondo potevamo inserire il racconto di come Robin Hood fosse divenuto quello che era”.

Per poter realizzare questo principio di base che Scott, Grazer e a Crowe condividevano, i tre si sono rivolti allo sceneggiatore Brian Helgeland, premiato con l'Oscar per la sua precedente collaborazione con Crowe, L.A. Confidential. Incaricato telefonicamente da Scott di preparare la sceneggiatura, Helgeland sapeva che la cosa che lo interessava di più era “rendere umana la leggenda”.
Spiega lo scrittore: “Ridley voleva raccontare la versione dell'uomo-prima-del-mito di Robin Hood. Tutti conoscono la leggenda che ovviamente si basa sull'esagerazione degli eventi reali. Questo mito è radicato nell'oppressione e nell'idea che ogni qualvolta che chi è al potere si approfitta delle masse, ecco che arriva un eroe a difendere la gente comune. E, soprattutto nella storia inglese, questo qualcuno è quasi sempre un fuorilegge che si assume tale compito. Quello che Ridley voleva fare era immaginare quali fatti reali avrebbero potuto dar vita alla leggenda di Robin Hood”.

L'esperienza della prima collaborazione tra Helgeland e Scott è stata molto forte. Helgeland racconta: “Quando hai a che fare con catapulte e falangi di uomini che tentano di dar fuoco alle porte di un castello e uomini che si preoccupano di Dio — di chi esso sia e delle ragioni per cui li abbia condotti in battaglia — Ridley è sul terreno che trova intellettualmente più stimolante. E la cosa si riflette positivamente sui suoi film”.
Nella sceneggiatura, basata su una storia di Helgeland, Ethan Reiff e Cyrus Voris, incontriamo per la prima volta l'arciere Robin Longstride, fante dell'esercito di Re Riccardo al ritorno dalla Terza Crociata in Terra Santa. Riccardo — nel tentativo di recuperare la somma pagata al re francese che lo aveva tenuto in ostaggio mentre tornava dalla Crociata — sta assediando un castello francese. Secondo le cronache dell'epoca, durante l'assedio Riccardo venne ferito al collo da una freccia e morì poco dopo. Sua madre, Eleonora, ne rimase devastata e, di conseguenza, la corona passò a suo fratello minore, il Principe Giovanni.

Scegliendo come inizio per la sua storia il momento della morte di Riccardo, Helgeland ha immaginato che Robin, avendo trascorso all'estero un'infanzia tormentata, cogliesse l'opportunità per far ritorno nella nativa Inghilterra per la prima volta da quando aveva cinque anni. Al suo approdo in terra inglese, Robin trova una nazione impoverita e priva di uomini a causa della folle necessità di Riccardo di finanziare le sue guerre. Lo spettro di un invasione francese si profila all'orizzonte, e il fratello incompetente di Riccardo si limita a guardare il suo popolo in preda alle sofferenze, preoccupandosi solo di riempire i suoi forzieri.
Per gli scrittori era fondamentale mostrare lo stato disastroso in cui verteva l'economia inglese in quell'epoca, e anche quanto il paese fosse diventato desolato. Volevano mostrare come l'arrivo di Robin coincidesse con il periodo in cui Giovanni imponeva ai suoi sudditi delle tasse improbabili, molto al di sopra delle loro possibilità, concedendo loro in cambio pochissimo cibo, qualche vestito e miseri ripari. La sconfitta della classe dirigente da parte di Robin non consisteva solo nel rubare il grano per restituirlo alla gente di Nottingham, ma anche nell'ispirare i suoi compatrioti ad assumere il controllo del proprio destino.

Spiega Scott: “Tutti parlano di come Robin Hood rubasse ai ricchi per dare ai poveri, ma noi abbiamo pensato che fosse importante scegliere un momento del folklore medievale in cui il paese è sull'orlo della carestia e totalmente ignorato dai regnanti. La gerarchia al potere è il nemico, e l'uomo comune che si schiera contro di essa è Robin Hood. Nell'ambito di questa idea, non abbiamo comunque dimenticato le aspettative e il romanticismo della leggenda. C'è dell'umorismo in tutto questo? Sì. C'è un sacco di azione? Sì”.
Momento chiave nel racconto di Helgeland è la firma della Magna Carta, avvenuta a Runnymede nel 1215 dopo la rivolta dei baroni inglesi contro Re Giovanni. Per molti aspetti, questo momento definisce la nascita dell'Inghilterra, liberando la sua popolazione anglosassone dallo spietato impero dei re normanni. “C'è un posto per la Magna Carta nel nostro film”, afferma Grazer, “non solo in quanto evento storico, ma anche come momento cinematico”.

Aggiunge Crowe: “Abbiamo una situazione in cui l'uomo che in pratica ha inventato le tasse è lo stesso Re Giovanni firmatario della prima versione della Magna Carta. Abbiamo un periodo compreso tra il 1199 e il 1215, e ci sembrava che potesse essere il momento perfetto per la nascita di una rivoluzione... o di una figura rivoluzionaria. E per quanto il film ruoti attorno alla Magna Carta, racconta anche della nascita di una nazione — la nascita dell'Inghilterra e di tutto ciò che di splendido essa rappresenta”.
Stabilire un retroscena per Robin è stato fondamentale per comprendere perché egli diventi il difensore del suo popolo. Nella nostra storia, Robin scopre che suo padre era lo scalpellino Thomas Longstride, un oratore molto apprezzato ed il principale autore di quella che sarebbe stata la Forest Charter (Carta de Foresta). Questa carta, antesignana della Magna Carta, illustrava i diritti e i privilegi dell'uomo comune, proteggendolo dagli abusi dell'aristocrazia. Il predecessore di Riccardo, Enrico II, aveva inteso questa istanza politica di Longstride come tradimento e lo aveva fatto uccidere davanti al figlio ancora piccolo.

Per prepararsi a questo ruolo, Crowe ha letto più di 30 libri su Robin Hood e sul periodo compreso tra la fine del 12° secolo e gli inizi del 13°. “Robin assiste all'uccisione del padre a soli 5 anni”, spiega Crowe. “E viene poi lasciato in un monastero dei Cavalieri Templari in Francia. I suoi tutori (Loxley e Marshal) partono per la Crociata, ma al loro ritorno, numerosi anni dopo, il ragazzo non è più lì. Ha trascorso un periodo terribile, è stato trattato molto male, e se ne è andato con l'unico suo possesso, l'armatura di suo padre. Potete immaginare un bambino che si trascina dietro una pesante armatura da adulto”.
Quando incontriamo per la prima volta Robin durante l'assedio posto da Riccardo al castello francese, questi non ricorda come fosse la sua vita prima della morte del padre. “Ha rimosso il ricordo dell'uccisione del padre”, spiega Crowe. “Nella sua mente, suo padre e sua madre si sono semplicemente liberati di lui ed hanno smesso di amarlo. Ed ecco quello che ha finito col credere negli ultimi 35 o 40 anni”.

“Ma adesso è nuovamente vicino all'Inghilterra”, continua Crowe. “Ha viaggiato per tutta l'Europa e in Medio Oriente. Ha conosciuto più di un modo di vivere, e quando torna in Inghilterra è sorpreso nello scoprirla un paese così oppresso. Lo seguiamo nel suo viaggio alla ricerca e alla scoperta di se stesso. E lungo la strada comincia a ricordare il passato, cosa che rinforza la sua ricerca. Si rende conto di essere stato travolto dal destino, e di essere diventato parte di qualcosa di molto più grande di ciò che pensava. Mentre cerca se stesso, si ritrova a portare avanti il lavoro iniziato da suo padre, partendo dal punto in cui questi lo aveva lasciato”.
Una volta trovati i produttori, il regista, il protagonista ed ultimata la sceneggiatura, era giunto il momento di cercare i coprotagonisti, a partire dalla fanciulla più bella di Nottingham.


Agnelli e Leoni: La ricerca degli interpreti per un film d'azione e d'avventura
Fanciulle e Matriarche
La partecipazione di Cate Blanchett è legata in parte ad un umile francobollo. All'inizio del 2009, Crowe ha partecipato insieme alla Blanchett ad una cerimonia tenutasi a Sydney in occasione di una serie di francobolli emessi in Australia con i loro volti. Mentre si trovavano insieme sul palco, guardando la Blanchett Crowe si è reso conto che doveva essere lei la sua Marion.

Racconta l'attore: “Il suo modo di comportarsi, tutto di lei…volevo prendermi a calci.
Perché non ci avevo pensato prima? Cate è un'attrice straordinaria. Possiede determinazione e carisma. E' una dura, è forte e risoluta. Ogni decisione che prende è ad onor del vero. Possiede il controllo totale delle sue emozioni, tanto che ogni suo piccolo gesto si trasforma in una affermazione gigantesca”.
La sera della cerimonia, Crowe ha chiesto alla gente in sala se fosse stato il caso che lui e la Blanchett facessero un film insieme. “Un migliaio di persone hanno accolto l'idea con grande entusiasmo”, racconta. “A Cate brillavano gli occhi, e quindi ho capito che l'idea le andava a genio”.

Scott è stato subito d'accordo sul fatto che la Blanchett sarebbe stata la Marion ideale per il film. “Cate Blanchett gioca un ruolo molto importante nell'intera vicenda e nel suo contesto storico”, spiega il regista. “Potremmo definirlo, per così dire, un perfetto matrimonio fra due personaggi”.
La Blanchett spiega la sua decisione di prendere parte al progetto. “Visto che Russell e Ridley hanno realizzato insieme così tanti film che vanno dritti al sodo della storia, trovavo la cosa molto emozionante”, racconta l'attrice. Inoltre, l'attrice vincitrice dell'Oscar era attratta dal fascino immortale della storia. “La forza della foresta è alla base del mito di Robin Hood. Siamo così stanchi del potere dello Stato e del potere della Chiesa. Come antidoto, il fatto che sia la natura a dettare legge è un'idea molto stimolante.”

La Blanchett che viene da studi classici non ha avuto problemi con il nuovo racconto di una vecchia storia e ha visto subito di buon occhio le novità. “Si tratta di una storia che viene costantemente reinventata”, spiega. “Non esiste una unica verità sul mito di Robin Hood. Persino in Shakespeare, quando la cita in Come vi piace — ‘come il vecchio Robin Hood d'Inghilterra’. E' un mito, e in ogni epoca la storia viene raccontata nel tentativo di trovare nel mito qualcosa che rifletta una parte della società di quel periodo. Si basa su alcuni archetipi particolari, come la banda dei Merry Men. E' una costruzione narrativa senza tempo, e ogni epoca imprime il suo marchio di fabbrica su una storia archetipa come questa”.
Con la Blanchett nel progetto, i realizzatori hanno sviluppato la relazione tipo “Petruccio e Caterina” che si sviluppa al ritorno di Robin in Inghilterra quando arriva alla casa di Marion a Peper Harow a Nottingham. Secondo Crowe, c'è stata una decisione unanime sul fatto che Robin e Marion dovessero essere “unici”. Spiega l'attore: “La relazione con Marion presenta una serie di elementi shakespeariani. Ricorda molto La bisbetica domata. All'inizio Robin e Marion non vanno per nulla d'accordo, ma nel profondo esiste dell'attrazione tra i due. Sono creature simili che per tutta la vita hanno cercato segni della gentilezza innata in altre persone”.

Mentre la sceneggiatura prendeva forma e diveniva via via smpre più complessa, lo stesso accadeva al ruolo di Marion. In netto contrasto con una serie di "Marion" che l'avevano preceduta, in questa versione di Robin Hood lei non è una fanciulla debole e rassegnata in attesa che arrivi un uomo a decidere il suo destino. Helgeland spiega come si è sviluppata la figura di Marion: “Esisteva una legge secondo la quale se il marito di una nobildonna moriva e lei non aveva un figlio maschio, i suoi possedimenti sarebbero tornati alla Corona. Se Marion non avesse generato un erede o trovato un marito, avrebbe perso la terra. Pertanto la relazione tra Robin e Marion, invece di cominciare con un colpo di fulmine, come nelle tante storie di Robin Hood precedenti, inizialmente è più legata a delle ragioni economiche e pratiche. Nel corso del tempo poi, si affezionano e tra loro nasce l'amore”.

“Ridley ha creato e organizzato un mondo in cui tutti gli uomini sono partiti per la guerra di Re Riccardo, e dove Marion è, di conseguenza, divenuta la padrona della tenuta”, aggiunge la Blanchett. “E' a capo di un villaggio dove non ci sono più uomini, e quindi lei si assume questo ruolo maschile—un po' come è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale—quando le donne hanno dovuto prendere il posto degli uomini nelle industrie e svolgere compiti che altrimenti non sarebbero toccati loro ”.
Nel ruolo di Eleonora d’Aquitania, vedova di Enrico II, e anziana madre di Riccardo and Giovanni ed una delle donne più dure intervenute in aiuto dei governanti del mondo occidentale, è Dame Eileen Atkins. Da Gosford Park a Ritorno a Cold Mountain, la pluripremiata attrice ha spesso commosso il pubblico con le sue potenti performance.

La Atkins spiega alcune cose del suo personaggio: “E' triste che Eleonora non ami affatto Giovanni. Non ci sono dubbi che questi abbia ragione quando la rimprovera dicendole: ‘Ti è sempre importato solo di mio fratello’. Nonostante ciò, il trono è il trono. Si preoccupa con grande veemenza di governare e di tenersi la terra in loro possesso. Ha combattuto così duramente per far sì che al regno di Inghilterra venisse annessa una parte della Francia e adesso non vuole perderla. In una visione globale, che lei ritiene quando considera di annettersi altre terre, non si preoccupa abbastanza di come facciano nel frattempo i contadini a tirare avanti. Ma è anche molto saggia, ed è sicuramente una grande manipolatrice”.
Uno dei burattini che tiene per i fili è Isabella di Angoulême, interpretata dalla giovane attrice francese LÉA SEYDOUX di Bastardi senza gloria Inglourious Basterds. Isabella, che Eleonora inizialmente disprezza, ci viene presentata come l'amante non-così-segreta del Principe Giovanni. Isabella alla fine sposa il futuro re d'Inghilterra e capisce subito che l'unico modo di assicurarsi la permanenza al trono è di fare da portavoce a sua suocera… mentre Eleonora elabora segretamente le strategie per Giovanni.


Il più allegro di tutti i Merry Men
Contemporanea alla leggenda di Robin Hood è quella dei suoi Merry Men, in questa storia una banda di uomini delusi dalla vita sotto al Re Giovanni, da poco salito al trono. Reduci dalla guerra di Riccardo, accompagnano Robin al suo ritorno in Inghilterra quando la morte del re consente loro di sottrarsi alla leva.
Interpreti di questo gruppo sono Kevin Durand nei panni del leggendario braccio destro di Robin, Little John; Scott Grimes in quelli del ladruncolo più giovane, Will Scarlet; e il nuovo astro del cinema Alan Doyle in quelli del menestrello Allan A’Dayle. Spiega Crowe: “La cosa fondamentale di questi attori è che sono tutti atletici, e tutti posseggono delle abilità particolari.
Inoltre, sono tutti intelligenti, e quindi in grado apprendere altre discipline rapidamente. Posseggono anche un irresistibile senso dell'umorismo. E' stato di grande aiuto sia per Ridley, e senza dubbio anche per il film, che siano stati loro ad interpretare questi ruoli”.

Crowe fa notare come ciascuno di questi uomini possieda delle capacità particolari che si riflettono nei personaggi che interpretano sullo schermo. “Scott è un cantante straordinario”, spiega. Kevin possiede il coordinamento di un ballerino classico, pur avendo il fisico di un giocatore di hockey; è alto più di due metri e pesa 106 chili. E canta anche magnificamente. E poi c'è Alan, che non aveva mai recitato. E' un folk singer di Newfoundland, e sa suonare il liuto.
Ho detto a Ridley, ‘Se devi scegliere uno che interpreti il menestrello, troviamo qualcuno che sappia suonare il liuto. In questo modo, se non ti piace una canzone particolare, potrai cambiarla lì per lì’. E anche lui ha una bellissima voce. Quello è un elemento fondamentale nei Merry Men”.
Nessuna storia di Robin Hood sarebbe tale senza il mitico Fra' Tuck, un grassottello uomo di chiesa che preferisce il sidro e le donne al pulpito che gli spetta come abate del luogo.
Interpretato da Mark Addy di The Full Monty, Tuck incontra Robin e la sua banda mentre stanno tornando a Peper Harow per portare a Sir Walter la notizia della morte improvvisa di Sir Robert Loxley (interpretato da DOUGLAS HODGE). Allevatore di api e riluttante suddito della Corona, Tuck si unisce subito alla banda di ladruncoli di Robin.


Buoni e Cattivi
Accanto a Robin, Marion e ai Merry Men, nel film ci sono una serie di personaggi affascinanti, primo tra i quali Guglielmo il Maresciallo, interpretato da William Hurt, and Sir Walter Loxley, interpretato da Max von Sydow. Questi due gentiluomini sono cresciuti insieme e come amici e colleghi di Thomas Longstride (MARK LEWIS JONES), autore della Carta della Foresta e padre di Robin (JACK DOWNHAM), ucciso davanti al figlio di solo cinque anni.
Per proteggerlo dai pericoli, Marshal e Loxley portano il figlio di Longstride lontano dall'Inghilterra. Lasciano il giovane Robin in un monastero francese mentre loro partono per la Terza Crociata, convinti di tornare a riprenderlo dopo qualche tempo. In seguito, Marshal assumerà il ruolo di ministro alla corte di Riccardo Cuor di Leone, mentre Loxley farà ritorno alla sua tenuta di Nottingham e diventerà il suocero di Marion.

“Questi due uomini lasciano il giovane Robin alle cure di altri per tre anni quando partono per la guerra, e quando ritornano il ragazzo non è più lì”, spiega Crowe. “Deducono che sia morto. E quindi, nei seguenti 35 o 40 anni, non passa un solo giorno in cui non si sentano colpevoli della cosa. E' un percorso interessante sia per Guglielmo il Maresciallo che per Walter Loxley vivere con un perenne senso di colpa. Infatti, quando Sir Walter sente nuovamente il nome di Robin Longstride, il suo primo pensiero è che qualcuno stia venendo ad ucciderlo…che qualcuno si vorrà vendicare per il suo fallimento”.
Succede invece che Longstride incontri entrambi i due uomini di nuovo, con Sir Walter che aiuta Robin a venire a far pace col suo passato doloroso e a patti con le sue aspirazioni future.
“E' una relazione interessante” spiega Crowe. “Robin non ricorda nulla dell'omicidio del padre, eccetto per un po' di amore che prova ancora nei suoi confronti. Sa di essere stato amato, ma non ha mai capito perché le cose siano poi cambiate, e Sir Walter si serve della psicologia di base per scavare nel suo inconscio e spiegargli che ‘le cose che vuoi sapere sono proprio dentro di te’”.

Hurt è stato contento di interpretare l'eroe epico alla corte della Regina Eleonora d’Aquitania e di Re Riccardo I. “Guglielmo il Maresciallo è uno straordinario personaggio storico”, spiega l'attore vincitore dell' Oscar. “In questo film è dipinto come un mediatore. Cerca di conservare il rispetto per il trono e, allo stesso tempo, facilitare il cambiamento da dentro al sistema. La sua filosofia di vita è intensamente umana e vanta una grande apertura mentale. Ma è anche totalmente leale al trono, e all'idea che al popolo serva un capo. Riesce a combinare queste due idee di base in maniera straordinariamente diplomatica”.
Mentre il suo vecchio amico Sir Walter Loxley gioisce del ritorno di Robin, piange anche la perdita di suo figlio, il marito di Marion Robert Loxley, che muore in Francia alla vigilia della fine di Riccardo. Quando Marion rimane vedova, tra lei e Sir Walter si stabilisce un legame molto saldo. “E' lei a prendersi cura di lui, e lui è per lei un mentore ed un padre putativo”, spiega la Blanchett. “Pochissimi attori avrebbero potuto interpretare questo ruolo con la bravura di Max. Recitare accanto a lui è stato un vero privilegio; il suo background è immenso. E la relazione che ha il mio personaggio con il suo è per me basilare”.

Nonostante molti credano che il nemico più acerrimo di Robin sia lo Sceriffo di Nottingham, gli sceneggiatori hanno disegnato un'altro personaggio molto cattivo nell'amico più caro di Re Giovanni, Sir Godfrey, interpretato da Mark Strong. Godfrey, l'uomo responsabile della morte di Robert Loxley, utilizza la sua influenza alla corte del Re Giovanni, da poco salito al trono, per tradire l'Inghilterra a vantaggio del Re Filippo di Francia (JONATHAN ZACCAÏ). “La cosa affascinante di Godfrey sono le sue tante facce”, spiega Strong. “E' un amico di Giovanni, pertanto si capisce fin dall'inizio che è vicino al trono. Ma poi si capisce anche che è un traditore. Ogni operetta morale che si rispetti ha i suoi buoni e i suoi cattivi. Il ruolo di Godfrey in questa storia è, per grandi linee, quello della nemesi di Robin, ed il nostro cattivo preferito”.

Nel ruolo reale dei figli di Eleonora sono Danny Huston nei panni di Re Riccardo Cuor di Leone, e Oscar Isaac in quelli del fratello minore di Riccardo, Giovanni, che sale al trono quando suo fratello viene ucciso. Isaac racconta questo del suo personaggio: “Ci viene presentato come il Principe Giovanni, ed è un tipo abbastanza edonista, un libertino. Nessuno si aspetta nulla da lui, pertanto afferma tranquillo che ‘Va bene, se non vi aspettate nulla da me, non vi darò nulla’, e trascorre tutto il suo tempo a letto con la sua amante francese. Poi viene a sapere che Riccardo è morto e che adesso è il suo turno di essere re — che è arrivata la sua occasione per provare a tutti, ed in particolare a sua madre, che si sbagliavano. E' pieno di paure e di dubbi, ma pensa di poter essere un re migliore. Il problema è che alberga in se troppa rabbia ed è assolutamente egoista; pensa che grazie solo alla sua forza di volontà e alla sua intelligenza potrà riportare l'Inghilterra ai vecchi splendori”.

Matthew MacFadyen, che è diventato famoso a livello internazionale con la sua interpretazione del personaggio di Mr. Darcy in Orgoglio e pregiudizio (2005), veste i panni del cattivo per eccellenza, lo Sceriffo di Nottingham. Spiega la stessa Marion, Cate Blanchett, del suo personaggio e della sua performance: “Ciò che trovo così interessante di questa versione dello Sceriffo di Nottingham è che siano i deboli spesso ad essere i più cattivi, perché sono i più compromessi. C'è un momento, brillantemente interpretato da Matthew, dove improvvisamente dice, ‘Sono inglese! No, sono francese!’ ed è pronto a stare dalla parte che più gli conviene. Sono i deboli quelli che si devono temere di più”.


Foreste e Proprietà terriere: Girare sul posto
Le riprese principali dell'ultimo film epico di Scott hanno avuto inizio nell'aprile del 2009. Il produttore Grazer ricorda che il regista si è subito guadagnato il suo nomignolo da set. “Lo abbiamo nominato ‘Il Generale’”, racconta. “Ridley Scott è quel tipo di generale che parte alla carica nella nostra generazione di filmaker. Una volta c'era John Ford, e poi ce ne sono stati altri, ma certamente Ridley è lui stesso un gladiatore”.


Ricostruire il XIII° Secolo
Ad uno dei collaboratori di Scott da più lungo tempo, lo scenografo Arthur Max, è stato conferito il compito erculeo di ricostruire l'Inghilterra medievale — ricreando il più accuratamente possibile la vita nei villaggi e nelle città, e la grandiosità dei castelli del periodo.
Allo scenografo è stato chiesto di far sperimentare a Scott la vita nell'Inghilterra di quel periodo. I due hanno potuto contare su una grande ricchezza di materiali presenti nei musei, nelle biblioteche, negli ambienti realmente ricostruiti in Inghilterra e in Dordogna, in Francia, ed anche in alcuni villaggi spagnoli nei Pirenei che sono rimasti quasi identici a come erano nel Medioevo.

Scott e Max hanno tratto anche ispirazione dai dipinti de Pieter Bruegel giovane e vecchio, che ritraevano quella durezza nella vita medievale che i due tanto aspiravano a ricreare per il grande schermo. Nonostante non appartenessero a quel periodo, questi dipinti offrivano un'immagine molto accurata dell'epoca; e tale aspetto è stato adattato per Robin Hood.
“Volevamo mostrare la desolazione e l'impoverimento della popolazione anglosassone in tutto il suo splendore”, riassume Max. Uno dei luoghi più importanti era quello del Villaggio di Nottingham, il luogo in cui Robin si reca per riportare la spada di Sir Loxley a suo padre. Ricostruito nell'Hampton Estate, nei pressi di Guildford, nel Surrey, il set che lo rappresenta è stato costruito in una tenuta privata con antiche querce, prati sconfinati e una topografia sensazionale. La proprietà comprende anche una foresta di abeti, un ruscello e una palude, pertanto rappresentava una vera miniera di inquadrature per Scott. “Prima di tutto avevamo bisogno di un paesaggio magnifico”, spiega Max. “E aver trovato questo posto è stato un gran bel colpo di fortuna”.

“Abbiamo completamente costruito il Villaggio di Nottingham, composto di oltre 50 edifici” spiega il designer, “la maggior parte dei quali realizzati con legno e paglia e una specie di fango per costruzioni.” Gli edifici di cui parla sono stati costruiti attorno ad una piazza, con un negozio di granaglie, una taverna, un granaio ed una chiesa—oltre a case e recinti per animali di ogni forma e dimensione—che si estendevano ben oltre il centro della città.
Max ha chiesto alla sua squadra di costruire un mulino ad acqua realmente funzionante, oltre ad alcuni cancelli in rovina che sarebbero serviti per creare continuità con un'altra location a circa 20 minuti in auto da lì. Estremamente attenti ai dettagli, hanno piantato (e curato per molti mesi, affinché crescesse appropriatamente) un frutteto. Max spiega che per esigenze di copione, alla fine hanno dovuto “bruciare il villaggio. Non tutto, ma un discreto numero di edifici. Il resto è stato ottenuto digitalmente. Abbiamo dovuto fare molta attenzione perché la maggior parte degli edifici si trovavano tra le querce, che erano preziose, ma siamo riusciti a controllare il fuoco”.

Gli incendi erano una piaga spaventosa nel Medioevo, e con gli uomini di Godfrey che saccheggiavano i villaggi quando volevano, i filmaker si sono dovuti misurare con una discreta serie di incendi controllati per poter seguire la sceneggiatura. La maggior parte sono stati realizzati nel bosco di Bourne Woods, nei pressi di Farnham nel Surrey — una piantagione commerciale che ha consentito alla squadra tecnica di costruire set estensibili.
In Robin Hood, il bosco di Bourne Woods è servito da base per i villaggi di Barnsdale (considerato uno dei luoghi d'origine della leggenda di Robin Hood), York e Peterborough. Sono gli stessi villaggi che gli uomini e i seguaci di Re Giovanni, al comando del doppiogiochista Godfrey, distruggono per punire gli abitanti del non aver pagato le tasse. A Bourne Woods è stato realizzato anche il castello francese.

Max è stato contento di costruire il castello francese ed il campo inglese che lo circondava dove sono state girate le scene iniziali del film nella stessa location. “Si è ispirato ad un castello francese realmente esistente, più o meno nella zona dove si trovava lo Chalouse Castle”, spiega. “Abbiamo deciso che sarebbe stato meglio costruirlo in un luogo vicino agli studio perché il paesaggio era magnifico. Molti castelli di quell'epoca sono oggi circondati dalle città. Pertanto abbiamo deciso di costruirlo e poi estenderlo digitalmente”.
Esteso in cima ad una collina di circa 19 metri da terra fino al tetto della torre, il castello francese è stato ricostruito utilizzando le classiche impalcature e il gesso. Calchi eseguiti sulle pietre di castelli inglesi del periodo sono serviti a riprodurre i materiali di costruzione dell'epoca.
Un ingegnere è stato poi incaricato di verificare che la struttura potesse resistere al vento e anche per assicurarsi che la collina non franasse sotto al peso di questa enorme struttura.

Presso gli Shepperton Studios sono state riprodotte alcune zone chiave di Londra e, soprattutto, la Torre di Londra, così com'era tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Ridotto ad un campo incolto prima dell'arrivo della squadra degli scenografi, il resto degli Shepperton Studios è stato trasformato in solo alcuni mesi in una impressionante Londra del periodo medievale. “Abbiamo lavorato molto sul terreno, prima di cominciare, per realizzare la topografia esatta”, spiega Max. “Abbiamo scavato un fossato e realizzato una rete di strade”. Per far si che la Torre di Londra sembrasse più imponente, è stata soprelevata di circa un metro e mezzo rispetto al resto del sito.

Un'altra parte della Torre di Londra, il Royal Dock, è stato costruito a Virginia Water, nel Surrey. Max e la sua squadra hanno realizzato un vero molo, oltre all'imbarcazione reale, la Royal Barge, che porta in Inghilterra Robin e i suoi uomini, dopo molti anni trascorsi lontano dalle loro case, per il passaggio della corona di Riccardo ad Eleonora.
“Il nostro set della Torre si basa sulle rovine della Torre di Londra. Credo che si chiamino Barbican Gate, e appartengono al nostro periodo,” spiega Max. “Le pietre sono state riprodotte su quelle del Carnarvon Castle nel Galles, probabilmente il castello meglio conservato dell'intera Britannia. Della vera Torre di Londra rimaneva molto poco, quindi abbiamo deciso di ricrearne alcune piccole parti e poi di estenderle digitalmente”.

Gli interni della Torre, ricostruiti nei teatri di posa Shepperton, sono stati realizzati prestando la stessa grande attenzione ai dettagli dedicata agli esterni, come si potrà notare nel film. Un set composito comprendeva il lunghissimo corridoio che conduceva alla gigantesca stanza del trono, oltre la quale si trovavano le enormi stanze da letto di Giovanni e della Regina Eleonora. I set sono stati ricostruiti secondo le proporzioni osservate da Scott, Max e dalla loro squadra nei castelli inglesi esistenti da loro visitati in fase di pre-produzione.
Sempre presso gli Shepperton Studios sono stati realizzati gli interni di Peper Harow, dove viveva la famiglia Loxley. Il maniero è stato ispirato da una fattoria del XIII secolo individuata nello Shropshire dai realizzatori. La squadra si è innamorata dell'enorme ingresso, dei vari dettagli, del carattere e della patina antica che possedeva.

Per ragioni pratiche non è stato possibile girare direttamente a Shropshire, e quindi la squadra tecnica di Scott l'ha ricostruita in un teatro di posa degli Shepperton Studios. Gli spazi abitati da Marion e da Sir Walter — compresi il grande ingresso, le camere da letto, le cucine e gli altri locali — sono stati tutti realizzati dal nulla. La squadra di Max si è ispirata per gli interni alla Oxenford Farm, un maniero nel Surrey. Per completare il look, hanno aggiunto alla struttura esistente numerosi granai, un cancello fortificato, vari recinti ed un altro mulino ad acqua. E così, Peper Harow è tornato a vivere.
Gli attori hanno molto apprezzato il certosino lavoro dello scenografo e della sua squadra di artigiani. La Blanchett riassume così le loro sensazioni: “Arthur è assolutamente meraviglioso ed è veramente deciso a mantenere in vita questo tipo di artigianato in Inghilterra. E' molto preoccupato per la scomparsa del lavoro artigianale per i set in Inghilterra. Mi meraviglia il livello di cura che ha impiegato nella realizzazione di ciascun edificio del set che ricostruiva il villaggio di Nottingham”.


Creare le scene di battaglia
Ricreare il mondo dell'Inghilterra della fine del Medioevo Middle si sarebbe rivelato un compito piuttosto serio per la squadra tecnica dedita alla realizzazione di Robin Hood. Per il regista, che ha un'esperienza ventennale nella realizzazione dei film, tuttavia, niente sembrava impossibile — nemmeno girare col maestro della fotografia John Mathieson in una delle spiagge britanniche più grandi e più aperte tra tutte quelle esistenti... in condizioni climatiche molto aspre persino per le Isole Britanniche.

Lavorare ogni giorno utilizzando da cinque a dodici macchine da presa ha consentito a Scott e al direttore della fotografia Mathieson di filmare scene prestando attenzione ad ogni piccolissimo dettaglio; ed ha veramente consentito al regista di conferire al film quell'energia così tipica del suo modo di raccontare una storia. Avvalendosi dell'uso di tante macchine da presa, Scott ha anche consciamente evitato di affaticare troppo gli attori, cosa cruciale nella realizzazione di un film che richiedeva loro un già così grande sforzo fisico. Consapevole del fatto che avrebbero spesso indossato costumi ingombranti e scomodi, e che gran parte delle riprese sarebbero avvenute in condizioni climatiche sfavorevoli, al freddo e sotto la pioggia, Scott aveva deciso di girare ogni scena il minor numero di volte possibile.

Racconta la Blanchett, che ha visto il regista in azione per la prima volta in Robin Hood: “Ridley ama l'adrenalina e l'energia che gli vengono dal suo modo di girare. Vuole che sia buona la prima, e quindi non abbiamo fatto molte prove. Preferisce provare direttamente mentre gira, e utilizzando così tante macchine da presa, sa che poi può scegliere sequenza per sequenza e trovare ciò che vuole. Guardarlo all'opera è un'esperienza!”
A metà delle riprese, la produzione si è spostata nel Galles e sulla spiaggia di Freshwater Beach, nel West Pembrokeshire, per girare le epiche scene di battaglia in cui i francesi, al comando di Re Filippo, cercano di invadere l'Inghilterra e di reclamarne le terre. Si è trattato di un lavoro molto arduo e assolutamente centrale al film, e i realizzatori hanno messo insieme oltre 1500 tra attori e comparse per realizzare quelle scene.

La squadra ha girato una serie di scene molto complicate, utilizzano nove macchine da presa normali, una steadicam, una Wescam ed un elicottero per poter realizzare quanto progettato da Scott e Mathieson. “In Australia avremmo detto, ‘E' più incredibile di Ben-Hur,’” racconta ridendo Crowe, “ed è esattamente quello che è stato per tutti noi”.
Naturalmente, un lavoro di tale portata prevedeva una serie di sfide notevoli, e la produzione ha dovuto affrontare una discreta serie di problemi per far approdare un esercito francese sulle coste del Pembrokeshire flagellate dal vento. Durante i primi giorni delle riprese il mare era estremamente mosso, e la squadra tecnica ha dovuto affrontare delle onde così alte per arrivare a largo che persino i più esperti marinai hanno sofferto il mal di mare. Pertanto è stato necessario costruire un molo portatile nella vicina Pembroke per realizzare alcune riprese.

Girare per due settimane in condizioni climatiche così impervie, in cui ad un'ondata di calore spesso seguivano piogge torrenziali, la squadra tecnica ha avuto il suo bel da fare, battagliando con la marea che cresceva di circa un metro al minuto. Significava spostare 1500 persone e 150 veicoli a nord di una spiaggia lunga quasi un chilometro.
Per gli attori nel ruolo dei Merry Men di Robin, tuttavia, le sequenze delle battaglie epiche sono valse lo sforzo. “Quando giravamo nel Galles, ogni giorno ero terrorizzato”, racconta ridendo Scott Grimes, che interpreta il focoso Will Scarlet. “C'erano più di 100 cavalli che galoppavano tutti insieme sulla spiaggia, e non avevamo idea di dove fossero state posizionate le macchine da presa. Sembrava veramente di essere in guerra. E' stata un'esperienza incredibile”.

Little John, interpretato da Kevin Durand, ne conviene. “Cercare di spiegare al telefono ad un amico, o alla mia fidanzata via Skype, cosa facevamo ogni giorno, era un'impresa assurda.
Lei mi diceva ‘Ho lavorato e poi sono stata in palestra. E tu cosa hai fatto?’ E io rispondevo, ‘Ho capeggiato una cavalleria di 130 cavalieri al galoppo su una spiaggia del Galles. Poi ho attaccato un gruppo di francesi uccidendone circa 17, e tutto prima di pranzo’. Come puoi raccontare un'esperienza simile? Ed è stato così per tutto il film. E' stato fantastico”.

L'attore che interpreta il sanguinario Godfrey ha avuto anche lui la possibilità di farsi valere nelle scene di battaglia. Dopo aver tradito il suo amico più caro, il Re Giovanni ed essere passato dalla parte dei francesi, Godfrey deve affrontare Robin nella battaglia finale.
Mark Strong racconta che si è calato quasi troppo nel personaggio: “Mentre giravo il mio cavallo, davanti a me c'erano dozzine di uomini al galoppo attraverso un mare di francesi in ginocchio. In tutto quel caos, dovevo individuare i due coi quali dovevo battermi e colpirne uno alla testa e infilzarne un'altro nel costato mentre cadevano da cavallo. E' stato un momento così esilarante. E una volta finito avrei dovuto fermarmi perché quello era tutto ciò che avevamo provato. Ma, visto che le macchine da presa stavano ancora girando, ho deciso di girare il mio cavallo e gettarmi nuovamente nella mischia, colpendo chiunque mi capitasse a tiro—compresi i miei uomini. La sete di sangue mi aveva contaminato”.


Preparare i soldati: Addestramento fisico
Già abilissimo cavaliere, Crowe ha affrontato la parte fisica richiesta dall'interpretazione del suo personaggio sottoponendosi ad un regime di ginnastica molto pesante per trasformarsi in un abile arciere, in grado di maneggiare con destrezza il difficoltoso arco lungo medievale. Sulle orme di Robin Hood, è diventato molto bravo nel maneggiare la complicata arma con indosso una pesante veste di maglia di metallo (l'usbergo). Inoltre si è allenato per tre mesi in Australia a cacciare scalzo nella foresta. “Ciò che fa il tuo personaggio deve diventare parte della tua vita”, suggerisce Crowe. “Se devi tirare con l'arco, devi veramente diventare padrone del mezzo perché le circostanze in cui dovrai tirare non saranno mai perfette”.

Attentissimo ai dettagli, l'attore si è allenato con l'arco per diversi mesi, rendendosi subito conto che tirare con l'arco di Robin era molto più difficile di quel che sembrava. “Devi tirare verso un bersaglio stabilito, in un posto preciso, e devi riuscire a farlo mentre stai correndo, o mentre piove”, spiega Crowe. “Per un lungo periodo lanciavo anche 200 frecce al giorno”. E quello è il tipo di preparazione che un arciere olimpico intraprende prima della gara. “Dipende tutto da te”, aggiunge. “E' la silenziosa contemplazione ed il lavoro che fai sul personaggio prima che la pellicola venga messa nella macchina che influisce sulla tua capacità interpretativa”.
Helgeland è rimasto colpito dall'impegno di Crowe per conferire realismo al suo personaggio. “Russell ha usato lo stesso metodo che ha utilizzato in L.A. Confidential per Robin Hood; desiderava essere il più in linea possibile col periodo storico in cui si svolgeva la storia. Per esempio, voleva che il suo arco fosse il più simile possibile a quelli utilizzati all'epoca. Ed ha voluto imparare ad usarlo”.

Come nel caso del suo coprotagonista, la Blanchett è voluta tornare in sella. Già navigata cavallerizza dopo la saga di Elizabeth, ha raccolto la sfida. Racconta l'attrice: “Ridley mi ha detto, ‘Puoi farlo se te la senti’. E così mi ha sfidato. Se qualcuno ti chiede Te la senti?’ sicuramente tu non rispondi, ‘Beh, no…non me la sento.’ Mi piace andare a cavallo, e sono cavalli da cinema, e quindi sono molto ben addestrati. E' stato emozionante”.
Tuttavia, l'attrice sapeva bene fin dall'inizio che ci sarebbero stati dei giorni in cui avrebbe voluto rimangiarsi la promessa fatta al regista. “C'è una scena in cui Marion si indossa la scomoda veste di maglia di metallo e parte a cavallo per la battaglia. C'erano questi ragazzini straccioni a cavallo di ponies selvaggi ed alcuni erano veramente restii a farsi montare. Nessuno di essi era sellato; è stato pazzesco. Il mio primo giorno sul set è stato una ripresa notturna in cui lancio una freccia infuocata”.

Veterano dei film d'azione, tra i quali Tristano Isotta e Stardust, Strong si sentiva a suo agio con lo scudo in una mano e la spada nell'altra. Ma ha dovuto lavorare comunque molto per imparare a cavalcare velocemente sorreggendo un'arma pesante. Ciò ha fatto nascere in lui, e nel resto della troupe e degli attori, un profondo rispetto nei confronti dei cavalieri medievali e di quello che devono aver sopportato in battaglia.
“Innanzi tutto capisci quanto deve essere stato difficile indossare la veste di maglia di metallo e l'armatura”, spiega l'attore. “Quei poveracci devono aver avuto a malapena la possibilità di muoversi, a meno che non possedessero una forza sovrumana. E i combattimenti si risolvevano in un paio di colpi, poi uno cadeva a terra e ci rimaneva finché qualcuno non lo trafiggeva infilandogli la spada nella fessura dell'elmo”.

Durand descrive il campo militare che Scott aveva allestito affinché gli attori raggiungessero le condizioni fisiche ottimali allenandosi con dozzine di cascatori uomini e donne: “Abbiamo trascorso un periodo di addestramento in Australia, che consisteva praticamente solo nel conquistare un'ottima forma fisica. Ciascuno di noi seguiva una sua dieta particolare e facevamo tutti attività fisica aerobica e sollevamento pesi. Poi siamo passati all'addestramento con arco e frecce; il mio obiettivo era perfezionarmi nella disciplina. Mi sentivo un idiota quando mi trascinavo dietro quel coso”.


Tuniche e usberghi: Vestire gli attori
Ma non è stato solo lo scenografo Max a dover affrontare delle sfide molto impegnative. Un'altro dei fidi collaboratori di Scott da lungo tempo, la costumista vincitrice dell'Oscar Janty Yates si è trovata infatti a dover risolvere una discreta serie di problemi . “Ormai io e Ridley ci capiamo al volo, e la cosa è fantastica”, spiega la Yates, “e ad ogni film che faccio con lui mi rendo sempre più conto di quanto sia geniale, e di come siano straordinarie la sua visione e la sua creatività”.

Il lavoro della Yates sottolinea l'impegno di Scott nei confronti dell'autenticità del suo Robin Hood, ribaltandone completamente la convenzionale immagine poetica per concentrarsi invece sulla figura dell'uomo come soldato. Crowe è prima un arciere nell'esercito di Riccardo, con pantaloni di pelle e una corazza lamellare per proteggersi dalle frecce. Ci viene subito suggerito che si tratta di un cimelio di famiglia, che reca il simbolo della Forest Charter, la Carta della Foresta.
“Quando diventa Loxley,” spiega la Yates, “risplende nell'usbergo di Loxley, con l’elmo, la tunica e il mantello. Per quando arriva a Nottingham, in realtà non avevamo particolari restrizioni perché poteva aver saccheggiato l'armadio di Loxley ed aver indossato qualsiasi cosa.

Ma a Russell dona il blu, ed avevamo per lui una magnifica tunica lunga di camoscio blu e grigia.
Abbiamo pensato che all'epoca la gente non si cambiava d'abito molto di frequente, e quindi quelli sono stati i suoi abiti civili per gran parte del film”.
I costumi si sono rivelati sia pratici che autentici, come spiega Mark Strong: “Sono stati realizzati con grande attenzione fin nei più piccoli dettagli, e l'autenticità aiuta sempre. L'usbergo in realtà ti proteggeva, nel caso che qualcuno avesse fatto un movimento sbagliato e ti avesse toccato con un'arma. Il peso ti faceva capire come dovessero essere forti gli uomini, e ti aiutavano ad assumere la postura e a camminare come avrebbe fatto un cavaliere dell'epoca”.

La Blanchett è rimasta molto colpita dalle lunghe sciarpe e dagli abiti fluenti disegnati dalla Yates per Marion. “E' la seconda volta che ho avuto il piacere di lavorare con Janty. La fattura dei suoi costumi e la sua attenzione ai dettagli sono squisite. Riesce simultaneamente ad essere fedele ad un epoca e a creare degli abiti assolutamente originali”.
La straordinaria attenzione dedicata ai dettagli dei costumi è altrettanto importante di quella degli arredamenti dei set, e la sua importanza non va mai sottostimata. Spiega la Yates: “Ridley punta ad ottenere una texture per il film simile a quella di un dipinto, e ciò conferisce al film una dimensione extra, e i costumi contribuiscono fortemente a creare questo tipo di texture”.

La stilista ha cominciato ad ideare i costumi per Robin Hood in Italia, dove ha acquistato “un milione di chilometri di stoffa”—dai pellami, al lino, alla seta.Spiega la costumista: “Ridley ama da sempre le sete che riescono a riflettere la luce o a diffonderla. Così ne abbiamo utilizzata tantissima per i nostri costumi, perlopiù per quelli dei nobili, ovviamente. Ma ama molto la semplicità del lino e della seta Matka, che è molto grezza, e sembra essere stata tessuta a mano nelle colline afgane. Ama la consistenza—qualsiasi cosa che sembri vecchia di cent'anni e crei atmosfera. Una cosa si sovrappone all'altra, che è perfetto per il film, visto che abbiamo una divisione netta tra poveri e ricchi”.

Tornando con Scott ad occuparsi dello stesso periodo storico che li aveva visti precedentemente impegnati insieme, la Yates spiega: “Il film è ambientato nello stesso periodo di Le Crociate - Kingdom of Heaven, più o meno, ma per quel film abbiamo realizzato solo costumi militari, fatta eccezione per quelli di alcuni reali. Qui abbiamo una serie di personaggi molto più ampi da vestire, ed abbiamo lavorato molto con le forme del periodo”.
Indumenti tagliati semplicemente a T, fedeli al periodo storico, non sono molto belli da vedersi sullo schermo, racconta la Yates. “E così abbiamo imbrogliato un po'. Mentre abbiamo cercato di essere il più fedeli possibili alla realtà dell'epoca in tutte le altre cose, abbiamo scelto di mettere in evidenza le fattezze di ciascun attore, come anche di quelle del personaggio che interpretano. In realtà avrebbero dovuto indossare abiti simili a sacchi, perché così si usava all'epoca, ma noi abbiamo voluto farli apparire più belli”.
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