I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller

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locandina I sogni segreti di Walter Mitty
 
Regista: Ben Stiller
Titolo originale: The Secret Life of Walter Mitty
Durata: 114'
Genere: Commedia
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 19 Dicembre 2013 (cinema)

Attori: Ben Stiller, Kristen Wiig, Kathryn Hahn, Sean Penn, Adam Scott, Patton Oswalt, Shirley MacLaine, Toshiko Onizawa, Finise Avery, Joey Slotnick
Soggetto: Jay Kogen,James Thurber
Sceneggiatura: Steven Conrad

Trama, Giudizi ed Opinioni per I sogni segreti di Walter Mitty (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Stuart Dryburgh
Montaggio: Greg Hayden
Scenografia: Jeff Mann
Costumi: Sara Edwards

Produttore: John Goldwyn,Samuel Goldwyn Jr,Stuart Cornfeld
Produttore esecutivo: Gore Verbinski,Meyer Gottlieb,G. Mac Brown
Produzione: Samuel Goldwyn Films, Red Hour Films
Distribuzione: Twentieth Century Fox

La recensione di Dr. Film. di I sogni segreti di Walter Mitty
Buono, davvero niente male: non sarà alto cinema e cede a qualche tentazione, ma per una volta Stiller è protagonista (e regista) di una storia originale e con un suo perché. Ve lo consiglio.

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Colonna sonora / Soundtrack di I sogni segreti di Walter Mitty
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su I sogni segreti di Walter Mitty


Note dalla produzione:
Per Ben Stiller, I Sogni Segreti di Walter Mitty è stata una rara occasione per poter riprendere in mano una pietra miliare della narrativa americana aggiornandola ai tempi moderni. Ripensando così ai tempi del liceo, dove per la prima volta ha avuto modo di leggere il racconto di Thurber, una storia che appena fu pubblicata sul The New Yorker ha avuto un eccellente riscontro di pubblico a dispetto della sua brevità. Ha inoltre ispirato un’amatissima commedia degli anni ‘40, numerose trasposizioni teatrali e coniato il neologismo popolare: “è un Walter Mitty” riferendosi a chi passa più tempo sognando ad occhi aperti piuttosto che vivere la vita reale.

Ora Stiller ha visto la possibilità di prendere il personaggio dell’eterno sognatore creato da Thurber ed inserirlo nella complessità della nostra società, ridimensionandolo e aggiornando potendo così spingere la storia più avanti sotto tutti gli aspetti sia quelli drammatici, sia quelli comici e che quelli della spettacolarità cinematografica apportando la visione di un regista moderno a questa miscela.
“Quello che mi piace di questa storia è che non può essere classificata”, spiega Stiller. “C’è la commedia, c’è il dramma,è una storia di avventura, è reale ed è fantasticamente iper-reale. Ma al centro di tutto questo c’è un personaggio nel quale, io credo, tutti possano ritrovarsi, qualcuno che sembra stia semplicemente passando attraverso la vita moderna e che in realtà ne stia vivendo una completamente diversa nella sua testa. Per me, lui incarna tutte quelle cose che immaginiamo su noi stessi e il mondo, ma che non diciamo mai”.


Un Mitty molto moderno
L'esuberante ilarità e l’intensità agrodolce dei personaggi all’inseguimento di sogni folli, ha sempre delineato l'approccio narrativo alla commedia di Ben Stiller. Come attore, è diventato uno dei più grandi comici del mondo con una sequela di personaggi da uomo Comune che deve confrontarsi con situazioni più grandi di lui, come quello della serie Ti presento i miei che cerca di far colpo sui suoi terribili suoceri, o il solitario guardiano notturno di Una notte al museo che non può credere ai suoi occhi, o il ragazzo che ha una seconda possibilità con la fiamma del liceo nella commedia irriverente Tutti Pazzi per Mary.
Come regista, ha raccolto i favori della critica per le sue commedie caratterizzate da uno spirito tagliente ma comunque tenero, inclusa la sua sentita parodia del mondo della moda Zoolander nonché la sua trionfante satira del mondo action movie condito di follia e cameratismo che è Tropic Thunder. Ma la realizzazione dei SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY ha portato Stiller in territori inesplorati, sia davanti che dietro la macchina da presa. E’ allo stesso tempo la sua avventura visivamente più epica che la più coinvolgente umanamente.

Il film strizza l’occhio alla storia senza tempo del grande umorista americano Thurber, di un uomo mite che ha bisogno di trasformare nella sua testa i propri fallimenti quotidiani in qualcosa di molto più sorprendente. Ma il Mitty di Stiller è un uomo molto più legato ai nostri tempi. Come molti di noi, si sente assediato da un mondo sempre più spersonalizzato ed elettronico che sta cambiando rapidamente ogni cosa, così che il suo stile di vita sta diventando obsoleto. La sua sola via di scampo è un fuoco di fila di fantasticherie che lo rendono un eroe in costante lotta per un mondo migliore e più giusto. E' il suo regno privato che non divide con nessuno... almeno fino a quando la sua ricerca dei negativi perduti di un famoso fotografo (Sean Penn) gli dà una inaspettata possibilità di entrare in relazione con qualcun altro.
E' stato il braccio di ferro tra la realtà traballante e incerta di Mitty e gli exploit dei suoi sogni ad occhi aperti che hanno spinto Ben Stiller a realizzare l’adattamento di Steven Conrad dei SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY. C’erano stati altri tentativi di rivisitare la storia, ma nessuno aveva colpito nel segno.

“La sceneggiatura di Steve non cercava di rivisitare il classico degli anni 40 con Danny Kaye, che peraltro era stato così meravigliosamente unico per il suo tempo. Conrad ha trovato un modo diverso di raccontare la storia, un modo brillante e intelligente, creando un contesto moderno in modo il pubblico potesse identificarsi.” –ci spiega Stiller- “Mi piaceva che la sceneggiatura abbracciasse l'idea di un ragazzo normale visto come un eroe in un modo lirico, ricco di sentimenti e divertente.”
“Steve mi ha detto: ‘dentro il petto di ogni uomo americano batte il cuore di un eroe’ e volevo che il film avesse quel tipo di rispetto per tutte le cose che le persone normali devono attraversare ed affrontare, sia che si tratti di un ragazzo a cui nessuno presta attenzione o del Presidente degli Stati Uniti. Il viaggio di Walter celebra il potenziale dentro ognuno di noi.”


Un Mitty “in famiglia”
L’alchimia tra materiale, regista e attore è stata davvero essenziale per i produttori del film: John Goldwyn e Samuel Goldwyn Jr., rispettivamente nipote e figlio di quel Samuel Goldwyn, che ha prodotto la versione 1947 di “The Secret Life of Walter Mitty” (Sogni proibiti) diretto da Norman Z. McLeod, e per Stuart Cornfeld, che ha collaborato con Stiller in molti dei suoi film tra cui Zoolander e Tropic Thunder.
Per i Goldwyns, “The Secret Life of Walter Mitty” è stato sempre stato parte della loro storia familiare. “Mio nonno era, in tutti i sensi, un vero pioniere dell’industria cinematografica, faceva parte di un gruppo di persone che voleva raccontare storie in un modo diverso, per mostrarci una visione della vita in un’ottica che nessuna pittura, nessun romanzo, nessuna pièce teatrale avrebbe mai potuto fare. E poiché Sogni Proibiti è stato un grande successo per lui, volevamo essere parte di qualcosa che potrebbe avere la stessa valenza.” -racconta John Goldwyn- “Nel 1947, per il film hanno costruito una storia che si è innalzata dal materiale originale, trasformandosi in qualcosa di molto diverso, e noi volevamo seguire quelle stesse orme.”

Aggiunge Samuel Goldwyn, Jr: “Abbiamo visto la possibilità di fare qualcosa di nuovo e creativo con una storia che continua ad avere la sua eco nel mondo, e per cui valeva la pena lottare.
Ho sempre creduto che i grandi film iniziano con una grande sceneggiatura, e la storia di Thurber è così ricca che potresti prendere il suo personaggio e le sue idee per portarle in molte direzioni diverse. Il film 1947 aveva il linguaggio di quel tempo, e noi volevamo trovare una stesura e un approccio che parlassero quello del nostro”.
Ci sarebbero voluti molti anni e una lotta quasi donchisciottesca per accaparrarsi i diritti e sviluppare il film attraverso una miriade di possibili incarnazioni. Le cose cominciarono a cambiare, tuttavia, quando John Goldwyn incontrò lo sceneggiatore Steven Conrad, noto per abili sceneggiature, come quella per Will Smith e la sua La ricerca della felicita' o quella di The Weather Man - L'uomo delle previsioni per Gore Verbinski.

Goldwyn ricorda: “Steve ha detto: ‘Voglio fare un film su un uomo che per il mondo è del tutto mediocre, ma che sogna costantemente una vita migliore. E che capisce che l'unico modo che ha per diventare l'uomo che sa di poter essere, è quello di uscire dalla sua testa e gettarsi nella vita. Si rende conto che una vita vissuta è meglio di una vita immaginata.’ Ed io allora ho detto: ‘Il lavoro è tuo. Questo è esattamente quello che avevamo bisogno di sentire.’”
Quando la prima bozza di Conrad fu completata, Goldwyn intuì subito che non sarebbe stata la solita commedia, di alto profilo, vista e rivista. “E' stato unico. Non è come niente di quello che si sia mai visto prima. Non aveva alcuna somiglianza, in realtà, al primo film tranne l'idea che si trattava di un sognatore. Era così originale, non c'era davvero nulla con cui confrontarla, e tutti erano molto entusiasti di questo aspetto.”
L’eccitazione ci ha portato su una lunga e tortuosa strada per trovare il regista giusto. Da qualche parte lungo il viaggio, è arrivato Ben Stiller, all’inizio solo per parlare della possibilità di rivestire il ruolo di Mitty. Eppure era evidente sin dall’inizio, che aveva una passione per il materiale che gli era arrivato dritto al cuore.

“Ben aveva preparato una serie di note che ho letto prima di venire alla riunione.” –ricorda Goldwyn- “E le note erano, senza dubbio, le migliori puntualizzazioni che avessi mai visto su quello che un film potrebbe essere. In tutta la mia vita. La specificità, l'eloquenza, la cura con cui erano state scritte, la chiarezza di vedute su ciò che la sceneggiatura sarebbe potuta diventare… si trattava di un documento sorprendente. Ho visto nei suoi appunti un film che sarebbe stato molto, molto particolare.”
Goldwyn -che è stato presidente della Paramount Pictures durante la produzione di Zoolander dove ha iniziato il suo rapporto con Stiller- è andato a battersi per lui come regista, nonostante le preoccupazioni pratiche legate al fatto che un solo uomo avrebbe assunto l’enorme mole di lavoro di regia oltre che il ruolo di protagonista in un film così ambizioso. L'unica cosa che non si poteva negare era l’evidente e intensa passione di Stiller per il progetto.

“Ben aveva una vera e propria visione per questo film.” -racconta Stuart Cornfeld - “E' una storia in cui, penso, sapeva si sarebbe divertito moltissimo, ma allo stesso tempo ne ha visto la vera forza e bellezza. Voleva che il pubblico si imbarcasse in un viaggio con Walter Mitty e lo seguisse mentre inizia a farsi coinvolgere dalla vita e scopra quanto sia affascinante, magica e quanto val la pena di essere vissuta.”
Stiller si è sentito gratificato nell’avere Goldwyns dalla sua parte. “Hanno una tale legame con la storia del progetto, come anche un’incredibile buon gusto e anche moltissima esperienza con l'intero processo creativo.” –commenta lo sceneggiatore - “Questo film non rientrava in uno specifico genere e sapevamo che ci sarebbe voluta grande fede da parte dello Studio per decidere di tentare quest’avventura. E riconosco pienamente il merito dei Goldwyns per aver ottenuto quella fiducia, perché loro davvero ci credevano. Sono stati grandi partner, mi hanno dato tantissimo sostegno contribuendo a far si che tutto accadesse.”

Di Cornfeld Stiller dice: “Stuart ed io abbiamo lavorato insieme per molti anni e abbiamo attraversato il fuoco insieme. Abbiamo fatto molti film, quindi c'è grande familiarità e ci fidiamo a vicenda anche sotto il profilo creativo. Non ho mai incontrato nessuno che sapesse lavorare meglio di Stuart su una sceneggiatura; fa sempre domande e spinge senza sosta a fare sempre di meglio. E quando stai facendo un film come questo, e sei sul punto di andare un po' troppo in là, quel tipo di rapporto ha un valore inestimabile.”
Cornfeld era particolarmente entusiasta di vedere Stiller costantemente in equilibrio tra regia e recitazione barcamenandosi in un mondo di sfrenata immaginazione visiva. “Ben ha un occhio molto sofisticato per questo” -conclude Cornfeld- “Sia nel look del film che nella sua performance, ha portato qualcosa di sorprendentemente vibrante. Un'esperienza che è piena di fantasia, ma allo stesso tempo è una celebrazione della vita reale.”


Larger Than LIFE
Lo sceneggiatore Steven Conrad era esaltato dalla sfida di prendere il lavoro letterario di James Thurber e ripresentarlo con il punto di vista di una generazione molto diversa. Lui sostiene che il suo obiettivo era quello di “ri-concettualizzare l'idea classica di Walter Mitty come un ragazzo con il caleidoscopio di colori della vita moderna.”
Questo è quello che lo ha portato a mettere Walter Mitty al crocevia tra la vita reale e quella nello stile di LIFE Magazine. Conrad ha ripensato Mitty come ad un “Gestore delle Difficoltà” in una moderna incarnazione della rivista, un devoto impiegato che vorrebbe vivere tutti i momenti straordinariamente coraggiosi e audaci che ha visto sfilare davanti a lui nei confini del suo ufficio.
Ha anche immaginato Mitty come un uomo sull'orlo del precipizio, un uomo che è stato dimenticato, proprio come LIFE, nel momento in cui l'ultima rivista di cronaca visiva della cultura americana, viene trasformata – da apprezzato e riconosciuto strumento di informazione – nell’ennesimo sito dell’azienda.

La vera rivista LIFE ha attraversato diverse incarnazioni fin dalla sua fondazione nel 1883, raggiungendo il suo periodo di massimo splendore quando diventa il principale settimanale fotogiornalistico americano grazie a Henry Luce, per poi essere trasformata in life.com verso la fine del 2009. La versione LIFE di Conrad è romanzata, ma ampiamente basata sul lascito fotografico mozzafiato di quella reale.
“Mi piaceva l'idea di far lavorare Walter nella camera oscura di LIFE Magazine, perché fa di lui una sorta di archivio umano per le foto più significative che sono state scattate negli ultimi 70 anni.” -spiega Conrad- “E' circondato da immagini dei momenti più importanti del nostro tempo. In un certo senso ha visto tutto quello che c'era da vedere là fuori, anche se nessuno vede mai lui.
Sembrava un buon posto dove collocarlo per far si che si facesse davvero tifo per Walter, perché tutti i nostri posti di lavoro potrebbero iniziare a farti sentire così. Ci si può sentire persi, o come se non ti dessero la possibilità di vivere veramente.”

Per Stiller il lavoro di Mitty a LIFE era un bel modo di attingere a temi che si sentono molto attuali. “Credo che il contesto sia rilevante per capire dove siamo collocati nel mondo” -commenta il regista e attore - “L'idea di Steve che quell’icona che è la rivista LIFE stia fondamentalmente diventando un archivio fotografico on–line, è una grande metafora della transizione che stiamo tutti attraversando dal mondo analogico al mondo digitale e di come possa trasformare in obsoleto un ragazzo come Walter, che ha fatto il suo lavoro meticolosamente per anni.”
E continua: “E' davvero un momento di trasformazione nella vita di Walter, e tuttavia trova il coraggio di andare fuori nel mondo, piuttosto che ritirarsi.”
In effetti, con LIFE in pericolo, questo diventa il momento in cui la realtà di Walter Mitty inizia a sorpassare le sue fantasie.
Affinché tale trasformazione funzionasse, Stiller ha creduto che avrebbe dovuto trovare un modo per mettere insieme il tipico mondo ordinario di Mitty con i suoi sogni ad occhi aperti nello stesso modo in cui accade nella mente umana. Quando ha sviluppato la stesura finale con Conrad, questa fusione tra la quotidianità e la vita immaginaria, è divenuta la loro più grande sfida.

Proprio come James Thurber aveva stimolato le fantasie di Mitty con una sola parola o un evento, Stiller e Conrad hanno architettato la loro narrazione intorno a collegamenti concreti tra il reale e il fantastico.
“Ben sentiva che era di vitale importanza che il film non dividesse nettamente il mondo reale dal mondo di sogno ad occhi aperti” –chiarisce Conrad- “Questo significava che avremmo dovuto creare tutti i sogni ad occhi aperti di Walter direttamente collegati al flusso della vita quotidiana. Non si va via in un regno di fantasia per poi tornare indietro. Restiamo al suo fianco in modo da avere la possibilità di far parte delle sue fantasie, per vedere che cosa ci guadagna, e allo stesso tempo quello che perde della vita reale, per averle vissute. Avrete così modo di osservare cosa lo appassiona, cosa lo ha deluso e quello che potenzialmente potrebbe fare, ma non ha ancora avuto l'opportunità di fare. L’idea di Ben era che i sogni ad occhi aperti dovrebbero mostrare alcuni aspetti reali della personalità di Mitty, non quelli immaginari.”

Nei suoi sogni Walter è potente, deciso e segue i suoi istinti ovunque lo possano portare.
Nella vita reale, invece, è sempre prudente, soprattutto da quando, ancora adolescente, dopo la morte del padre ha sentito la responsabilità di prendersi cura della sua famiglia. È per questo che Conrad ha dovuto trovare una forte motivazione che spingesse Mitty a buttare la prudenza al vento trascinandolo in una ricerca ossessiva, nemmeno fosse un detective, per ritrovare un negativo perduto, il negativo della posa del suo fotografo preferito per l’ultima storica copertina di LIFE.
Ha anche inserito un altro spunto per Mitty: il famoso motto di LIFE che incoraggia le persone a “…vedere le cose a migliaia di chilometri di distanza, le cose nascoste dietro le pareti e all'interno di stanze, cose pericolose da raggiungere… per poi restare stupiti.”

“E' un motto davvero forte, perché in sostanza dice che questo è il nostro business: andare in profondità nel mondo e vedere davvero gli altri.” -riflette Conrad- “Si tratta di un grande impegno da prendere in prima persona; e dire che questo potrebbe essere quello che tutti abbiamo bisogno di fare qualche volta.”
Mentre il Mitty di Thurber è stato un marito succube le cui fantasie lo hanno allontanato dal suo matrimonio, e nel primo film Mitty è stato un fidanzato riluttante al matrimonio, Conrad ha preso un'altra strada. Il suo Mitty è un tipico scapolo moderno che passa più tempo a sognare storie romantiche, o a girarci intorno su internet, che a provarci realmente. Ma su una cosa lo sceneggiatore non ha mai avuto dubbi: i sogni di Mitty rispecchiano non solo le sue speranze, ma anche quella sua forza interiore che deve ancora dimostrare.

“Era davvero importante per noi che non fosse passivo o debole.” –puntualizza- “Questo Walter Mitty ha una mente acuta e una grande forza. E' pronto a buttarsi se le circostanze gli danno questa possibilità e gli permettono di lasciarsi andare. Il nostro lavoro è stato quello di portarlo nel posto dove avrebbe potuto liberare la sua anima.”
Lo sceneggiatore aveva fede che Stiller sarebbe stato il regista che avrebbe potuto fare esattamente questo pur mantenendo il pubblico sempre coinvolto. “Ho sempre amato la leggerezza dei film di Ben che infatti ti fanno sentire bene, anche se non sono affatto leggeri nei contenuti.” - commenta Conrad - “Lui crea un equilibrio unico tra queste due anime in un modo che nessun altro è in grado di fare.”
Più tardi è stato altrettanto emozionante per Conrad vedere finalmente Stiller calarsi nel ruolo per cui hanno lavorato a così stretto contatto per così tanto tempo. “Per due anni abbiamo fatto un lavoro davvero rigoroso in cui Ben è stato principalmente il regista,” –osserva- “poi, improvvisamente, è stato anche Mitty. Sapevo che sarebbe stato divertente, ma la grandezza che ha portato al suo personaggio è stata una vera sorpresa.”


La Ragazza dei Sogni di Mitty
Mentre Walter Mitty è alle prese con il suo profilo sul sito eHarmony, i suoi sogni romantici prendono la forma della sua collega contabile, la tranquilla Cheryl che spesso si trasforma nell’oggetto della sua eroiche gesta di avventurosi salvataggi. Il ruolo, per come lo vedeva Stiller, non era solo comico, ma un importante catalizzatore per il viaggio di Mitty. “E’ il tenue legame di Walter con Cheryl che diventa l'impulso che lo spingerà fuori nel mondo”, ci spiega.
Come tale si richiedeva qualcuno che potesse passare dal mondo di tutti i giorni, di una madre single con la paura di perdere il lavoro, a quello dell’eroina ad alta tensione drammatica dei sogni ad occhi aperti di Walter, e viceversa, senza mai perdere né un colpo, né l’essenza di ciò che Cheryl è. Per fare tutto questo, ma anche per creare un effetto a valanga su un rapporto nei suoi primi spasimi d'attrazione, i realizzatori hanno scelto una delle attrici comiche più intriganti di oggi: Kristin Wiig, che si è fatta le ossa come una delle più grandi stelle del “Saturday Night Live Show” prima di lanciarsi in una carriera sul grande schermo.

Stiller aveva in mente lei sin dall’inizio. “Kristin è qualcuno che è facilmente riconoscibile.”
–commenta- “Lei è così reale, e così spontaneamente divertente, che ho davvero voluto vederla fare una cosa del genere, qualcosa che non fosse la solita commedia per il grande pubblico a cui siamo abituati. La sua personalità è così piacevole e familiare, che ho sentito che avrebbe potuto immediatamente dare al pubblico la chiave per capire il motivo per cui lei e Mitty potrebbero effettivamente essere anime gemelle”.
E aggiunge: “Kristin è anche straordinaria nell’interpretare molti atteggiamenti e personaggi diversi. Era in grado di accostare quel genere di commedia con la reale personalità di Cheryl, quando lei è solo un po' incuriosita da Walter. Penso che il suo personaggio arrivi a qualcosa che il pubblico possa davvero capire: l’idea che alcune delle piccole cose che ci accadono nella vita, anche solo dire ciao a qualcuno quando ti lancia un certo sguardo, possano influenzarci in modo incredibile.”

La Wiig sostiene che le sue conversazioni iniziali con Stiller sono stati fondamentali per ottenere la parte. “La sceneggiatura era assolutamente meravigliosa, ma è stato difficile leggerla da sola, perché ci sono tanti modi di interpretare una storia come questa” –osserva- “Così il tono delle nostre conversazioni è stato davvero importante. Sentivo che quello che Ben avrebbe voluto fare con Walter Mitty sarebbe stato molto interessante. Mi è piaciuto che abbia voluto prendere questo classico, e modernizzarlo in modo divertente toccando elementi della nostra vita quotidiana.” E continua: “E' una di quelle storie che ti fa sentire come se ci fosse un grande mondo apposta per te là fuori e che se ci sono cose nella vita che vogliamo veramente fare, sia che si tratti di stare con le nostre famiglie, che di viaggiare per il mondo, vale la pena cercare di uscire e farle subito.”

E’ stato facile per Kristin Wiig capire perché Cheryl potrebbe avere avuto solo un interesse marginale in Walter, che è successivamente sbocciato in qualcosa di più non appena si sono lanciati insieme alla ricerca del misterioso negativo perduto. “Penso che le piaccia il fatto che lui conduca una vita tranquilla e che allo stesso tempo sia in grado di vedere qualcosa di meglio là fuori.” – spiega- “Entrambi stanno conducendo vite che forse meriterebbero un po’ di pepe in più, quindi è perfetto che finiscano per lanciarsi in questa inattesa avventura insieme.”
Quello che la Wiig ha apprezzato maggiormente è stata la possibilità di catapultarsi nei sogni ad occhi aperti di Mitty, con il suo personaggio, Cheryl, che appare in molte situazioni emozionanti che hanno portato l’attrice a fare cose sempre nuove tra cui l'esecuzione in a solo di un brano di David Bowie. “Mi è piaciuto girare le sequenze immaginarie.” –rivela- “In una delle prime fantasie di Walter, si imbatte in un edificio in fiamme e salva il mio cane a tre zampe. Non avevo mai fatto una scena del genere prima, una di quelle con grandi esplosioni e incendi, ed è stato davvero emozionante per me come attrice.”

La Wiig dice che il suo entusiasmo è stato continuamente alimentato da Ben Stiller indipendentemente dalla scena. “Io non so davvero come Ben abbia potuto fare così tanto su questo intero progetto” –riflette- “E' stato completamente coinvolto in ogni singolo aspetto del film, indossando ogni volta un cappello diverso, e dovendo poi balzare anche in scena come attore. È stata un'esperienza entusiasmante a cui assistere e sento di aver imparato molto da lui.” Anche l’aplomb visivo di Stiller ha stupito la Wiig. “Il look del film è così particolare e bello, ed è parte di ciò che rende lo così speciale. Ben aveva una visione di ogni singola inquadratura, di ogni fotogramma.”.
La Wiig è stata particolarmente colpita da quello che Stiller ha saputo portare nella storia di Mitty. “Il suo Walter Mitty è un ragazzo che ha davvero una voce, anche se ancora non sa bene come usarla. Ben porta così tanto calore al personaggio che alla fine hai solo voglia di abbracciarlo e di picchiare tutti quelli che vorrebbero fargli del male.”


L’incubo è il Management
La più grande nemesi di Walter Mitty nella sua vita di tutti i giorni è il nuovo Amministratore Delegato incaricato della transizione: Ted Hendricks con la sua distruttiva arroganza, la sua presuntuosa sconsideratezza e le intimidazioni senza fine. Lo sceneggiatore Steve Conrad dice di aver scritto il personaggio con l’intento di provocare in tutti i modi Walter Mitty.
“Ted Hendricks incarna una sorta di un sentimento per me” –ci racconta Conrad- “è quella sensazione che ti fanno provare gli allenatori o i fratelli più anziani, gli insegnanti, i poliziotti… quella sensazione in cui la cosa migliore che gli puoi rispondere non ti viene in mente che due minuti dopo che hanno lasciato la stanza, e quando li hai di fronte non ti viene nulla da dire, o peggio dici proprio quella che non dovresti. Ted incarna quella sensazione.”
Il ruolo di Ted è ricoperto da Adam Scott, che interpretava Ben Wyatt nella commedia televisiva di grande successo Parks and Recreations. “Nella vita reale, Adam è il più dolce e carino degli uomini” -dice Kristen Wiig- “ma in questo film lui è il più grande cretino ed è così bravo che fa divertire un sacco.”

Stiller lo aveva in mente fin dall'inizio. “Ho sempre voluto Adam nel film, perché è molto divertente e ha anche un certo tipo di presenza” -osserva il regista- “C'è una realtà nel mondo di Mitty, ma è leggermente stilizzata e ho pensato che Adam potrebbe davvero giocare su quel tono. Lui riesce a trasmettere molto rapidamente che tipo di uomo sia Ted: freddo e cattivo, ma anche incredibilmente narcisista.”
Scott è stato immediatamente attratto dalla sceneggiatura. “Ho pensato che fosse fantastico il modo in cui Steve e Ben avevano preso questa storia classica facendola sbocciare in qualcosa di molto epico e molto odierno.” –rivela- “La sceneggiatura esprimeva qualcosa di speciale; divertente ma allo stesso tempo veramente commovente. La profondità della scrittura è qualcosa, penso, a cui molte persone aspirano.”
Circa il ruolo di Ted, Scott lo descrive come: “E' fondamentalmente una carogna aziendale, senza cuore, in giro per le sale di questa grande istituzione americana. Non ha assolutamente alcun riguardo per l'umanità di questa meravigliosa rivista che è stata un punto di riferimento per la cultura americana per così tanto tempo. Ted vede Walter come un ragazzo per lo più ridicolmente patetico e questo lo stuzzica ancora di più perché in qualche modo Walter fa si che il suo bagno di sangue sia ancora più interessante . Credo anche che si diverta con lui, almeno fino a quando Walter non comincia a rovinargli la vita!”

Scott dice che nel calibrare il suo ruolo, ha usato Ben Stiller come punto di riferimento.
“Penso che Ben sia uno degli uomini più divertenti di Hollywood, quindi averlo fatto ridere anche solo una volta o due con la mia interpretazione è stato un bel colpo per me.”
Si è anche sepolto sotto una folta barba nel tentativo di definire meglio Ted. “Indossare quella enorme barba mi ha fatto sentire ogni giorno un po’ come se avessi una sorta di torta con glassa spiaccicata sul viso. Ma ne valeva la pena perché era il look perfetto. Faceva sembrare quest’uomo una sorta di proiettile umano”, dice ridendo.
Stiller anche è stato intimorito dalla barba. “Ho sentito che ha dato ad Adam questa sensazione unica come se davvero non lo avessimo mai visto in un film prima d’ora.” dice.

Ted potrebbe essere proprio il tipo d’uomo da cui Walter Mitty vorrebbe scappare, ma lui si trova proprio al centro della fantasia più elaborata di Mitty: un incontro in ascensore che si trasforma in una battaglia volante in pieno centro di Manhattan. Per Scott, l'esperienza di girare quella scena è stato un battesimo del fuoco.
“La sequenza di battaglia è stata assolutamente una delle esperienze più incredibili che abbia mai avuto” -confessa l'attore- “Ben e io eravamo appesi alle imbracature, presi dal combattimento, mentre le strade erano affollate di turisti. E' stato davvero, davvero intenso; non ho mai fatto nulla di simile.”
Nonostante la novità di tutto questo, Stiller lo ha fatto sembrare esaltante, dice Scott. “Ben ha un modo di parlare con gli attori che ti fa davvero sentire a tuo agio valorizzato” –riassume- “E tuttavia, per quanto rigorosa fosse la preparazione, una volta che abbiamo iniziato a girare tutto sembrava molto vivo. Penso che parte di ciò che lo rende capace di farlo come regista è che lui è un grande attore di suo.”


Un Fotografo ai confini del Mondo
A fronte di tutte le sue fantasie di diventare un eroe, Walter Mitty ha un suo vero eroe di riferimento: il celebre fotografo di LIFE Sean O'Connell, un personaggio sfuggente che è diventato una sorta di rock star del mondo della fotografia, noto per il suo impegno incessante nel catturare una storia a qualunque costo. Sembrava proprio l’occasione giusta per chiamare l’attore premio Oscar e regista Sean Penn nei panni dell'iconica e misteriosa figura che trascina Walter Mitty fuori nel mondo reale.
“Sean O'Connell è un uomo che rappresenta l’integrità creativa e che deve avere quella straordinaria presenza scenica che permetta al pubblico di familiarizzare subito con lui non appena Walter finalmente lo incontra. Ecco perché Sean Penn è stato davvero la mia prima scelta, perché Sean, secondo me, incarna tutte queste caratteristiche”, dice Ben Stiller.

Stiller è stato anche acuto nello scegliere Penn in un tipo di ruolo in cui normalmente uno dei principali attori drammatici della sua generazione, non sarebbe mai stato visto. “Sean ha davvero un grande senso dell'umorismo,” –nota- “che non credo si noti spesso nel suo lavoro, quindi è stato divertente dargli la possibilità di fare qualcosa di diverso.”
Aggiunge il produttore Stuart Cornfeld: “Sean O'Connell ha un certo tipo di alone mistico, come lo stesso Sean Penn. Quello che è stato sorprendente nella sua performance e nel modo in cui il personaggio è stato scritto, è che quando Walter finalmente incontra Sean, lui è tutto ciò che Walter stava cercando, ma allo stesso tempo è anche completamente diverso. Per tutti noi è stato semplicemente fantastico vedere Sean in azione.”
A completare il cast principale de I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY è un ensemble che comprende Kathryn Hahn (Parks and Recreation), nei panni della sorella artista di Mitty, il comico Patton Oswalt, consulente eHarmony di Mitty, Olafar Darri Olafsun, improbabile pilota islandese di Mitty e, opportunamente, una vera leggenda dello schermo nelle vesti della mamma di Mitty: il premio Oscar ® Shirley MacLaine, che ha anche recitato nel film che Ben Stiller considera una fonte di ispirazione per il design del suo: L’Appartamento di Billy Wilder.


La Fantasia diventa Realtà
Nel 1939, quando James Thurber ha pubblicato per la prima volta “The Secret Life of Walter Mitty”, ha raccontato la storia in uno stile giocoso e contemporaneo capace di condurre i lettori direttamente nell'esperienza della vita immaginifica di Walter Mitty.
Oggi nel 2013, Ben Stiller spera di fare qualcosa di simile, utilizzando le tecniche del cinema di oggi per dare alla storia un’apertura visiva che non poteva nemmeno essere immaginata ai tempi di Thurber. Sapeva che c'erano diversi modi per approcciarsi alle fantasie di Mitty. Ma c'era un solo modo giusto per far sentire agli spettatori quello che lui desiderava: usare una destrezza artigianale da iper-realtà che fonde il flusso interiore della coscienza di Mitty nel tessuto di quello che sta succedendo nel mondo circostante.
“Ognuno può immaginare l'idea di parlare con qualcuno, mentre in realtà la sua mente sta galoppando altrove pensando ad un altro posto dove si preferirebbe essere in quel momento.” – spiega- “Questo è quello che volevamo rendere.”

Stiller ha pensato a lungo a come riuscirci. Ricreare le fantasie di Walter avrebbe sicuramente richiesto molte parti in movimento e un senso dell’inquadratura, ma Stiller ha usato questi effetti con giudizio, tenendo un occhio verso l'integrazione della fantasia e l’altro nel flusso dell'azione.
“In termini di effetti visivi, abbiamo voluto che l'approccio globale fosse realistico come le fotografie” –racconta- “Ho sempre trovato che i migliori risultati si ottengono nel fare, per quanto possibile, le cose come nella vita reale e poi aggiungere un tocco di effetti digitali.”
In definitiva, Stiller avrebbe messo insieme un team di visual designer tra cui il direttore della fotografia, nominato all’Oscar ®, Stuart Dryburgh (Lezioni di piano), lo scenografo Jeff Mann (Tropic Thunder, Zoolander), il montatore Greg Hayden (Tropic Thunder, Zoolander), la costumista Sarah Edwards (Salt, Michael Clayton) e il supervisore agli effetti visivi Guillaume Rocheron (Vita di Pi).

All'inizio, Stiller ha preso la decisione di girare I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY su pellicola, una decisione che sembrava richiamare il mondo governato dalle immagini di Walter Mitty e la sua ricerca di autenticità. “La pellicola è una cosa così speciale: è al centro della storia del cinema e di tutta la sua tradizione, ed è qualcosa che sta diventando obsoleta molto velocemente, scomparendo dal mondo”, spiega Stiller.
Hanno anche scelto di utilizzare la cinepresa come se si stesse risvegliando lentamente, passando da statica a dinamica, seguendo un iter simile alla vita di Walter. Stiller racconta: “Abbiamo creato un mondo che è molto grafico e lineare nella prima parte del film, così che la cinepresa è quasi ferma anzi quasi non si muove affatto, poi... gradualmente... come Walter, inizia a connettersi con la vita e ad andare fuori nel mondo, la cinepresa si scioglie. Noi ci sciogliamo con lei, così i colori diventano più saturi ed entriamo in questa più ampia esperienza di vita con lui.”

La costante altalena tra sogno e realtà, come una sorta di yin e yang, ne I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY, fatta pensando ad una produzione estremamente ambiziosa, come ad esempio il passaggio dalla sparatoria nel bel mezzo di New York City al decollo verso i paesaggi alieni dell’Islanda, dove il cast e la troupe si sono dovuti trasferire dai vulcani a degli elicotteri nel mezzo dell’oceano ghiacciato.
“Girare a New York era essenziale perché quello era l'unico modo per trasmettere il forte senso del luogo che Ben ha immaginato” -dice Cornfeld- “Voleva davvero catturare l'energia e l'intensità della città.”
Il produttore continua: “L'Islanda è solo un posto meraviglioso, dove la qualità della luce è davvero diversa da qualsiasi altro posto sulla Terra. Uno dei veri vantaggi di aver girato su pellicola è che abbiamo avuto modo di sfruttare al massimo questa luce. Non c'è molto inquinamento in Islanda, così che quando si guarda in lontananza, si vede fino all’infinito. E' come passare da un mondo a 35 millimetri ad uno a 70 millimetri. Si ottiene un visione della bellezza naturale che non hai in molti altri posti.”

Ogni location ha ospitato delle scene che non potevano essere girate altrove nel mondo. A New York Stiller ha avuto la possibilità di girare l'epico inseguimento tra Walter e Ted con quell’energia tipica di una giornata affollata in città. Per simulare il volo e i salti di Walter e Ted attraverso Manhattan sui pattini improvvisati e sci, Ben Stiller e il co-protagonista Adam Scott, sono stati collocati in un impianto mobile che li teneva sospesi mentre si ondeggiava nell’infame terribile traffico di New York City.
“La battaglia con Ted è stata davvero divertente da girare” -osserva Stiller- “Stavamo scapicollandoci su degli skateboard e dei rollerblade giù tra la Sesta e la Cinquantasettesima strada in una domenica mattina ed è stata un'esperienza incredibilmente surreale. Abbiamo cercato di girare il più possibile di quella scena dal vero, per poi aggiungere quello che serviva con gli effetti visivi.”

“Le riprese a New York sono state oggetto di discussione quando Ben è stato inizialmente coinvolto nel film. Voleva che l’aspetto visivo delle fantasie di Mitty fosse estremamente realistico, perché per Mitty esse erano reali.” -aggiunge John Goldwyn- “Non ha voluto utilizzare il “greenscreen” per poi aggiungere la città alle spalle. Il pubblico avrebbe dovuto sentire come sua l'esperienza di Mitty. Ma è stato un po' un incubo logistico. Flash-mob che spuntavano come funghi ovunque, abbiamo dovuto chiudere intere corsie, invertire dei sensi di marcia perché ci tenevamo molto a fare in modo che la geografia del luogo fosse accurata e avevamo Ben Stiller e Adam Scott appesi su un congegno molto complicato. Per fortuna avevamo una squadra di specialisti che ci ha aiutato a uscirne.”
In Islanda, Stiller avrebbe girato una scena che gli avrebbe fatto raggiungere nuove vette sia come regista, che come attore: quando Walter salta tra le onde impetuose del Nord Atlantico, che Stiller ha simulato con il suo tuffo nell'oceano. “E' stato molto importante per me che non girassimo quella scena in una piscina.” -ricorda. “Sentivo che avremmo dovuto girare realmente in alto mare, con una barca vera, un vero elicottero e… vere onde”, spiega.

“Questa è la scena quando Mitty letteralmente si tuffa nella vita.” -riflette John Goldwyn- “E' il grande momento di transizione del film, e sembra incredibilmente reale, perché in effetti lo è per la maggior parte.”
La scena si è rivelata, così come avviene per Walter Mitty, un po' più realistica di quanto lo stesso Stiller avesse previsto.
“Ci trovavamo circa un miglio al largo in mare con onde di circa due metri, che, quando si è in acqua sono davvero grandi.” -ammette Stiller- “La barca con la cinepresa si è allontanata per poi tornare indietro e girare la scena, così c'erano questi due minuti circa, in cui ero solo nel Mare del Nord con nessuno intorno. Ero nell’oceano da solo con soltanto una valigetta, che galleggiavo lì in attesa che la cinepresa tornasse e pensavo: ‘spero che siano in grado di ritrovarmi quando torneranno per girare…’” –ride- “C'è stato un vero e proprio senso di pericolo ed è stato uno di quei momenti in cui ho pensato: ‘Oh, questo è quello che significa girare un film dal vero.’”


Nell’ufficio di LIFE
Non appena Ben Stiller ha iniziato a visualizzare la maniera di ricreare la vita fantastica e reale di Walter Mitty sullo schermo, sapeva senza ombra di dubbio, che avrebbe richiesto una scenografo con un senso di pura sperimentazione creativa. Fortunatamente conosceva la persona giusta: Jeff Mann, con il quale aveva già lavorato in Tropic Thunder.
“Jeff ed io eravamo davvero in sintonia sia creativamente che visivamente” -spiega Stiller- “Era fondamentale nella progettazione delle sequenze di fantasia, l'intera scena della battaglia con Ted, gli uffici della rivista LIFE e la relazione tra le copertine della rivista e le fantasie di Walter. E' stata una grande collaborazione.”
Aggiunge John Goldwyn: “Jeff è stato davvero un partner creativo di Ben in questo film, nel vero senso della parola.”
Mann è stato euforico per il compito insolito che Stiller aveva previsto per lui. “Abbiamo avuto l'opportunità di dare un tono molto originale a questo film. Abbiamo queste fantasie divertenti e bizzarre, ma abbiamo anche dovuto camminare sul filo del rasoio per rendere sostenibile la realtà di Mitty.” –racconta- “L'idea era che Walter iniziasse veramente a vivere solo nella sua testa per poi finire in un viaggio che lo porterà a vivere come un essere umano.”

La sfida era di rendere questa trasformazione interiore emozionante anche esteriormente.
“Ho avuto la possibilità di fare alcune cose visuali veramente esagerate nella mia carriera, ma fare qualcosa di simile che si riflette su tanti fronti diversi, è stato davvero l'apice per me”, confida Mann.
Mann soprattutto si è divertito soprattutto nella creazione gli uffici della rivista LIFE, che, proprio come il film, miscela elementi reali, storici e di fantasia. Lui e Stiller sono stati gratificati di avere il sostegno dell’azienda Time-Life.
“La collaborazione di Time-Life è stata sempre cruciale per il look del film.” -dice lo scenografo- “Ma non era così assodato. Una volta che abbiamo inviato loro la sceneggiatura, ci hanno messo in contatto con un certo Bill Shapiro, che, per un colpo di fortuna, in azienda faceva il lavoro più simile possibile a quello del personaggio di Walter Mitty. Lui è diventato un grande sostenitore della sceneggiatura, perché c'erano molteplici parallelismi con la sua esperienza. Poi, una volta che abbiamo avuto accesso a tutte queste immagini iconiche, abbiamo avuto anche la possibilità di inserirle nel film. Il pubblico troverà sempre una chiave di lettura in queste foto che compaiono nel film, sia che si tratti della posa di una celebrità, che di un personaggio dello sport o di uno scatto di un panorama.”

Stiller e Mann anche fatto moltissime ricerche sulla storia dell'edificio Time-Life nel Rockefeller Center. Inaugurato nel 1959, ha ottenuto la sua fama per il design dello studio di architettura Harris & Abramowitz & Harris, e per i suoi enormi murales realizzati dagli artisti Josef Albers e Fritz Glarner, che hanno fatto della hall un’esperienza artistica unica.
“L'architettura è la quintessenza della metà del secolo scorso” -ci dice un affascinato Stiller- “L'edificio è così bello da fotografare, soprattutto se ripreso dall'alto, dove si possono ammirare i motivi decorativi della terrazza. Ha contribuito a creare quella sensazione un po' retrò, e il senso di dissolvenza del mondo in cui Walter lavora. Ci siamo ispirati alle fotografie degli interni degli anni '50 e '60, in cui si vedono fotoreporter e redattori con le maniche rimboccate e i loro occhiali. Volevamo trasmettere quella vibrazione.”
Mentre Stiller accedeva all'esterno e alla hall dell’edificio Time-Life, è toccato a Mann ricreare da zero l'interno degli uffici della defunta rivista nei teatri di posa Kaufman Astoria di Queens. Lì, ha elaborato un disposizione del pavimento unica che ha permesso a Stiller di giocare con le sue composizioni d’inquadratura.

A Mann è soprattutto piaciuto creare l'area di fotoritocco di Walter sia come oasi solitaria (dove solo il suo collaboratore Hernandez, interpretato da Adrian Martinez, gli tiene compagnia) sia come anticamera di tutto ciò che gli passa per la testa. “Il concetto è che si può notare come l'era digitale abbia già ridotto i dipendenti della rivista, così si vedono postazioni vuote vicino a Walter, ma si vede anche questo patrimonio di immagini dietro di lui che lo sta spingendo in avanti”, commenta Mann.
Con un così vasto groviglio di logistica e di elementi di design tra cui destreggiarsi, Mann dice di essere stato stupito da come Stiller sia riuscito a far si che tutto si armonizzasse nella sua visione. “La capacità di Ben su questo film mi ha davvero colpito.” -confida- “Ha portato un livello di energia enorme per la produzione e, allo stesso tempo, è stato fondamentalmente presente in quasi ogni scena. Avevamo questa mole di informazioni e di effetti visivi molto complessi da gestire, cose che della cui resa finale non poteva avere idea per mesi, se non un anno, da quando le stavamo effettivamente facendo. C’è voluta moltissima pianificazione per prendere le decisioni giuste.”

Per quanto avessero esplorato ogni possibile decisione visuale, Mann osserva che tutto poi veniva spazzato via quando Stiller era davanti alla cinepresa come Mitty. “Ha preso tutte le informazioni che aveva su questo mondo e portato a termine il lavoro esattamente come doveva essere” -racconta lo scenografo- “Non ho mai visto nulla di simile all'energia che ha portato a questo lavoro a cui ha poi aggiunto una performance veramente speciale.”
Il tocco finale al film è stato dato in post- produzione, non appena Stiller si è visto con il suo montatore preferito, Greg Hayden, per trasformare il girato nella sua forma finale. La musica è diventata un’altra componente essenziale non appena Stiller ha iniziato il lavoro con il compositore Theodore Shapiro, con cui aveva anche collaborato in Tropic Thunder, per scrivere la colonna sonora. Ha anche tirato dentro il cantautore indie svedese Jose Gonzalez per contribuire alle canzoni, e l’artista della registrazione Ryan Adams per comporre la canzone dei titoli di coda cantata da Gonzalez, in modo che tutto diventasse parte della colonna sonora impreziosita da quell’ode di David Bowie a un uomo che galleggia nello spazio che è: "Space Oddity".

Per Stiller, la musica era una possibilità in più per aggiungere sfumature multicolori al viaggio di Walter Mitty. “Ero alla ricerca di un modo per esprimere musicalmente l'idea dell’eroe all’interno di un uomo ordinario” -riassume Stiller- “Sentivo che l’incredibile fantasia di Walter meritava una degna colonna sonora molto epica. Teddy Shapiro ha scritto un bellissimo tema per Walter, e poi l’ha inserita nel film in modo sorprendente. Si tratta di un tema che ha della malinconia, ma che nel corso del film diventa qualcosa di confortante.”
Questa fusione di dolce e divertente malinconia con una visione molto ispirata sembra essere quello che ha tenuto tutti coinvolti ne I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY.
“Fare un film che tenga conto dell’intelligenza del pubblico, e che quindi lo accompagni dove non è mai stato prima in un modo che è sia divertente ed emozionante, è qualcosa di incredibilmente gratificante”, conclude John Goldwyn.
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