Regista: Martin Provost
Titolo originale: Séraphine
Durata: 125'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Belgio
Rapporto:
Anno: 2008
Uscita prevista: 22 Ottobre 2010 (cinema)
Attori: Yolande Moreau, Ulrich Tukur, Anne Bennent, Geneviève Mnich, Nico Rogner, Adélaïde Leroux, Serge Larivière, Françoise Lebrun
Soggetto: Marc Abdelnour, Martin Provost
Trama, Giudizi ed Opinioni per Seraphine (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Séraphine
Durata: 125'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Belgio
Rapporto:
Anno: 2008
Uscita prevista: 22 Ottobre 2010 (cinema)
Attori: Yolande Moreau, Ulrich Tukur, Anne Bennent, Geneviève Mnich, Nico Rogner, Adélaïde Leroux, Serge Larivière, Françoise Lebrun
Soggetto: Marc Abdelnour, Martin Provost
Trama, Giudizi ed Opinioni per Seraphine (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Laurent Brunet
Montaggio: Ludo Troch
Musiche: Michael Galasso
Scenografia: Thierry François, Catherine Jarrier-Prieur
Trucco: Evelyne Byot, Lelia Delval, Anne-Marie Demeur
Produttore: Milena Poylo, Gilles Sacuto, Virginie Breydel de Groeninghe, Olivier Rausin
Produzione: TS Productions
Distribuzione: One Movie
Montaggio: Ludo Troch
Musiche: Michael Galasso
Scenografia: Thierry François, Catherine Jarrier-Prieur
Trucco: Evelyne Byot, Lelia Delval, Anne-Marie Demeur
Produttore: Milena Poylo, Gilles Sacuto, Virginie Breydel de Groeninghe, Olivier Rausin
Produzione: TS Productions
Distribuzione: One Movie
La recensione di Dr. Film. di Seraphine
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Colonna sonora / Soundtrack di Seraphine
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Lucia Valenti: Seraphine Louis
Alberto Olivero: Wilhelm Uhde
Alessandra Karpoff: Anne-marie Uhde
Cinzia Massironi: Madame Duphot
Luca Catanzaro: Anatole Duphot
Renato Novara: Helmut Kolle
Loredana Alfieri: Madame Delonge
Elisabetta Spinelli: Minouche
Andrea De Nisco: Duval
Renata Bertolas: Madre Superiora
Gea Riva: Suor Margherita
Davide Garbolino: Francis Gouyet
Maura Marenghi: La Padrona Di Casa
Dania Cericola: La Governante
Marco Pagani: Il Notaio
Informazioni e curiosità su Seraphine
Note dalla produzione:INTERVISTA CON IL REGISTA Martin Provost
Come è venuto a conoscenza di Séraphine Louis?
Un giorno una mia amica, produttrice di un'importante stazione radiofonica francese, France Culture, mi ha detto con tono enigmatico: “Martin, dovresti interessarti a Séraphine Louis...”. Non avendo idea di chi fosse, non sapevo dove volesse arrivare, ma lei ha aggiunto: “Fai qualche ricerca e capirai il perché”. Ho trovato davvero poche informazioni in internet, solo qualche dettaglio biografico, qualche strano dipinto. È stato sufficiente per incuriosirmi. Così sono entrato nell'inusuale universo di Séraphine. Molto presto mi è diventato chiaro che in quella storia c'era qualcosa di molto potente, importante, che meritava di diventare un film. Quella prima impressione si è rafforzata e in seguito, quando ho iniziato a leggere tutto quello che era disponibile su di lei, è diventata un'ossessione. Ho letto anche la tesi di Françoise Cloarec, uno psichiatra, che aveva conosciuto Anne-Marie Uhde (la sorella di Wilhelm Uhde, colui che scoprì Séraphine), e della quale possedeva le lettere, oltre a molti altri documenti. Il suo lavoro è stato la mia fonte principale.
Alle basi del film c'è anche un altro incontro importante, quello con Yolande Moreau.
Sì, incontrare Yolande è stato proprio decisivo. Non avrei mai fatto questo film senza di lei. La stesura stessa della sceneggiatura, molto prima che iniziasse la ricerca dei produttori, è stata favorita dalla sua presenza al mio fianco. Il destino ha voluto che entrambi vivessimo in campagna, a tre chilometri di distanza l'uno dall'altra, perciò è stato facile incontrarci… Le ho raccontato la storia di Séraphine e lei ha detto di sì. Questo è tutto. Solo tempo dopo, nella biblioteca di Kandinsky, ho trovato l'unico ritratto conosciuto di Séraphine, fatto a matita da uno dei suoi vicini. La somiglianza era incredibile: era Yolande Moreau.
Quando le ho mostrato il ritratto è rimasta senza parole, poi ha aggiunto in tono pratico: “Non è lusinghiero, ma sono proprio io!”. Abbiamo parlato a lungo di Séraphine, di quello con cui probabilmente si è dovuta confrontare nel corso della sua vita, abbiamo provato a immaginare la sua infanzia. E poi sul set è avvenuto una sorta di miracolo, il vero incontro tra una figura storica e un'attrice. Yolande non recita, incarna Séraphine. È riuscita a lasciare un'impronta riconoscibile sulle immagini e, nel corso del film, libera un'energia poetica ed emotiva che è ancora più intensa e preziosa, considerata la recitazione trattenuta. Il nostro compito è stato proprio quello di rimanere sulla soglia, di non cedere mai alla soluzione più semplice, al sentimentalismo o all'isteria che sono spesso associati alla rappresentazione dell'alienazione nei film. Abbiamo preferito trattenerci, stratificare, rimanere fedeli alla comune visione del personaggio, del suo percorso, delle sue debolezze, del suo coraggio. In altre parole rimanere fedeli a tutto ciò che ci aveva colpiti e commossi in Séraphine.
Ha scritto la sceneggiatura dopo questi due incontri. Anche quella raccontata nel film è la storia di un incontro...
Il pericolo in una sceneggiatura basata su un personaggio reale è che rimanga anedottica, didascalica, che eviti ciò che in definitiva crea il mistero - la sua umanità, le sue contraddizioni, la sua vita interiore. È un processo molto delicato. Una sceneggiatura non è un lavoro fine a sé stesso, ma deve essere sufficientemente piacevole da leggere per sperare di attirare l'attenzione di un produttore e trovare dei finanziamenti. È un'ossatura, uno strumento di lavoro. Dopo aver cercato di raccogliere quante più informazioni possibili sulla vita di Séraphine, e soprattutto dopo l'incontro con Yolande, ero impaziente di iniziare a lavorare e al contempo pieno di timori. Ben presto però ho sentito che Séraphine era un'alleata, che mi stava permettendo di entrare nel suo mondo – un mondo duro, sconcertante, sulla soglia dell'invisibile. E’ stato come compiere un viaggio insieme a lei. Con Marc Abdelnour, che ha collaborato alla stesura, ci siamo immediatamente imposti un certo rigore, evitando di “descrivere” la vita di Séraphine tramite una serie di momenti forti. In effetti la parte più interessante per me è stato il cercare di strutturare il racconto su eventi marginali, su ciò che accade fuori quadro, sulle assenze, per creare piccoli misteri. Un'altra scelta di scrittura è stata quella di concentrarmi più di tutto sulla strana relazione, al contempo ambigua e casta, che ha legato Séraphine a Wilhelm Uhde per oltre venti anni e per i posteri. È stato un incontro improbabile tra due persone a loro modo marginali che si è rivelato, contro tutte le aspettative, decisivo per entrambi. Séraphine vive ai margini della società e Uhde, straniero e omosessuale, è il primo a vederla per quello che è realmente, senza alcun pregiudizio. Lui è colui che la scopre, il suo mentore, suo amico e, per come l’ho interpretato io, quasi il suo fidanzato. È interessante vedere come scompare e riappare nella sua vita sempre nel momento giusto, come una sorta di messaggero nelle tragedie antiche. È a lui che si devono molte delle cose che sono successe quando Séraphine era in vita, e che dopo la sua morte ne ha perpetrato la memoria facendola conoscere al grande pubblico. È stato il primo a organizzare, nel 1945, una sua personale, favorendone altre analoghe in tutto il mondo.
Torniamo al suo interessamento per Séraphine. Cosa l'ha colpita di più in lei? La sua personalità? Una particolare sensibilità per la pittura “naif”, spontanea, non accademica?
Io stesso dipingevo molto una volta, senza aver seguito nessun particolare corso, e ricordo che un giorno, dopo ore di concentrazione e duro lavoro, sono stato colto da una paura irrazionale e da un senso di immensa solitudine. Non ho più toccato un pennello da allora. Quello che mi ha attratto in Séraphine, anche se suona sciocco a dirsi, è stato una sorta di vicinanza spirituale, ma anche l'ammirazione mista a una forma di curiosità che ho sempre provato per tutto ciò che nasce dalla pura creatività, dal fuoco creativo. Qualcuno la chiamerà arte “naif”, altri arte “primitiva, ma è solo una questione di categorie. Oggi, come nel passato, ci sono spesso persone che non sono colte, che non sono nate in circostanze favorevoli, o vicine alla cultura, ma che celano dentro di sé un’incredibile capacità creativa, insopprimibile e talvolta disturbante. Questi artisti sono lontani dall'evoluzione e dagli stravolgimenti dell'arte, senza insegnanti o discepoli, e non sempre ottengono il riconoscimento che meritano. Séraphine è una visionaria nel senso pieno del termine.
Si lascia trasportare da qualcosa che è più forte di lei, che non controlla, a rischio di esserne distrutta. Questo mi ha colpito molto.
Il suo film illustra alla perfezione la dimensione quasi mistica del lavoro di Séraphine. Sembra dipingere come se ne andasse della sua vita, come se stesse celebrando un rituale religioso. Dipingere non è mai un atto indolore...
Può esserlo per alcuni! E va bene lo stesso. Ma nell'universo di Séraphine, dipingere è un'attività vitale come mangiare o bere. Mi spingo anche oltre, dato che dopo la partenza di Wilhelm Uhde, lei rinuncia ai minimi comfort materiali che avrebbe potuto permettersi grazie ai lavori da domestica, per dedicarsi completamente alla pittura, anima e corpo. È stato Picasso a dire: “Se non dipingo, mi ammalerò, morirò”. Séraphine è così. Dipingere le permette di mantenere qualcosa di vitale dentro di sé. È una delle condizioni della sua sopravvivenza, per lei è impossibile fermarsi e fare qualcosa di diverso dal creare. In questo contesto il rituale è senza dubbio importante, e ho cercato di sottolinearlo ogni volta che mi è stato possibile: questi rituali, religiosi o altro, nei fatti sono un modo per disciplinare la propria vita. È questo il modo in cui ho voluto ritrarli.
Wilhelm Uhde, che non era uomo di chiesa, soleva dire di Séraphine che era come una santa, e io gli credo. Séraphine aveva raggiunto, tramite la perseveranza nel proprio lavoro, e tramite quella sorta di rivolta passiva che il suo lavoro rappresentava, una forma di santità che si esprimeva nei suoi quadri. Nel corso degli anni '20, Séraphine diventò relativamente famosa. In quel momento, a causa di una crisi sia personale che economica, Uhde in pratica la abbandona. Dopo averle dato tutto, sembra perdere interesse per lei. È il lato oscuro del personaggio. Non ho cercato di evitarlo.
Ma nel film, ho trovato più interessante non dare nessuna spiegazione di questo strano comportamento. Sta allo spettatore trovare la propria intepretazione. Il confino di Séraphine nell'ospedale psichiatrico di Clermont-de-l'Oise durante la Seconda Guerra Mondiale è stato sordido, disturbante. Nella sua autobiografia Uhde riporta che lei morì nel 1934, mentre in realtà visse lì per altri otto anni, fino al 1942. Mi sono spesso chiesto se sia stata una menzogna o una svista. Nei fatti, dopo la Prima Guerra Mondiale e il suo ritorno in Francia, dove si stabilì ancora una volta con sua sorella, Wilhelm Uhde non tentò più di vedere Séraphine, anche se abitava solo a una dozzina di chilometri da Senlis! In una scena, gli faccio dire che è convinto che Sèraphine sia morta. Insieme a Ulrich Tukur, che interpreta Wilhelm, abbiamo deciso di farglielo dire in modo che si capisca che non ci crede troppo neanche lui. Questa ambiguità di fondo serve a mantenere la complessità del personaggio. Nonostante l'integrità e la forza morale che ha mostrato durante tutta la sua esistenza, è divorato dal rimorso e da una sorta di impotenza, anche da un pizzico di codardia – è una dimensione importante del personaggio, della sua relazione con Séraphine, ma anche col mondo. Uhde aveva dei demoni interiori. Sono visibili in filigrana lungo tutto il film. Non avevo intenzione di confinarlo al ruolo di mecenate fedele e benevolo e di amico, di una semplice banderuola. Per me le zone d'ombra nella vita di Wilhelm erano fondamentali per bilanciare la coppia che forma sullo schermo con Séraphine, per essere certo che il suo personaggio non fosse soffocato da quello di lei.
La sua regia ha molto rispetto dei personaggi, non è mai didascalica...
Quell'apparente semplicità ha richiesto molto lavoro e un'attenzione costante ai dettagli in ogni passaggio della produzione. Mi sono reso conto ben presto che per questo film la regia doveva essere sobria e rigorosa, leggermente trattenuta, in modo simile a Séraphine, per aiutare gli spettatori a conoscerla con semplicità. La mia funzione è stata quella di mettermi al servizio dei personaggi e dare a Séraphine il suo spazio. Non è stato sempre facile, mi sono circondato di collaboratori pieni di talento che hanno saputo muoversi in quella direzione. Che si trattasse dei costumi, dei set o delle luci, abbiamo fatto attenzione che tutto fosse “trattenuto” in una ricerca generale di sobrietà e discrezione, utilizzando il meno possibile soluzioni d’“effetto”. Per esempio, sono stato molto esigente circa la scelta dei colori: nessun colore caldo, ad esclusione dei dipinti di Séraphine, né sul set né per i costumi. Un po' di verde, blu, nero, ma niente bianco. Pochi movimenti di macchina, cercando di non stare troppo addosso agli attori, senza illuminarli troppo, senza tagliare più del necessario. Quando Michel Saint-Jean, il distributore francese, ha visto il film per la prima volta, mi ha fatto quello che ai miei occhi è il migliore dei complimenti. Mi ha detto “è un film umile”. Questa frase ha significato molto per me.
Il film ha una coda. Oltre sessanta anni dopo la personale organizzata da Uhde alla Galerie de France, a Parigi si è tenuta una mostra dedicata a Séraphine e solo a lei...
Séraphine è rivissuta tramite il film. Nel corso della sua vita, non riuscì mai a ottenere la personale in cui aveva così tanto sperato. Mi ero ripromesso di esporre i suoi lavori a Parigi ancora una volta.
Grazie a Dina Vierny e a suo figlio, Olivier Lorquin, si è tenuta una mostra al Musée Maillol. Dopo la sua morte, Dina Vierny comprò la collezione di Uhde da Anne-Marie, sua sorella. Anche al Musée d'Art Moderne c'è una stanza dedicata a Wilhelm Uhde, con molti bellissimi quadri di Séraphine. I dipinti sono stati raccolti per la mostra. Sfortunatamente molti dei quadri di Séraphine sono andati distrutti. All'epoca molte persone pensarono che non avessero alcun valore. Spero che oggi l'opera di Séraphine possa vivere ancora una volta alla piena luce del giorno, al di fuori del circolo degli specialisti.
Secondo lei quale messaggio ispira la vita e l'opera di Séraphine?
Più di ogni cosa, è stata una donna libera. Può sembrare contraddittorio, considerato che visse tre quarti della sua esistenza sola, casta, in uno stato di grande prostrazione fisica e psicologica, e che finì con l'essere internata in un ospedale psichiatrico! Séraphine era una semplice governante – di più, una donna dimessa – che dipingeva cose straordinarie in segreto. Rappresentava, per la sua epoca, il gradino sociale più basso. Ma non le importava. Niente ha potuto fermarla. È stata in grado di conservare la propria autonomia contro ogni avversità, coltivando una sua vita interiore nel segreto della sua piccola stanza, anche se questo significava accettare il più ingrato dei lavori. Ne ha pagato duramente le conseguenze dopo avere esaurito le sue ultime risorse economiche nei primi anni Trenta. La follia ha rappresentato una specie di rifugio. Durante gli anni troppo brevi del suo sviluppo artistico e della relativa fama che sperimentò nella seconda parte degli anni Venti, Séraphine si convinse della possibilità di una gloria futura. Per me, da questo punto di vista, il suo percorso ha qualcosa di assolutamente poetico. È rimasta nel mondo dell'infanzia, della meraviglia.
Con quasi niente è stata in grado di dare un senso alla propria vita, di creare una parabola sulla lunga distanza, nonostante le difficoltà, la disapprovazione della società e le umiliazioni quotidiane.
Ha lasciato un segno, e questo è straordinario. Immaginate Séraphine al giorno d'oggi: sarebbe rimpinzata di antidepressivi, si metterebbe di fronte alla televisione, e non dipingerebbe.
NOTA BIOGRAFICA SU SÉRAPHINE LOUIS (Séraphine de Senlis)
1864
Séraphine nasce il 2 settembre a Arsy-sur-Oise. Suo padre è un piccolo orologiaio e sua madre una contadina. Da piccola Séraphine passa il tempo tra la scuola e i campi.
1877
All'età di tredici anni è mandata a lavorare come cameriera a Parigi. In seguito viene assunta in un istituto per giovani donne dove si avvicina all'arte osservando le lezioni di disegno.
1882
A diciotto anni Séraphine è assunta come serva dalle suore del convento di Saint-Joseph-de-Cluny, in cui restò per venti anni.
1902
Séraphine torna a lavorare come cameriera.
1905
Séraphine racconta che è il suo angelo custode a suggerirle di disegnare e, in seguito, dipingere. Queste voci l'accompagnano per tutta la vita.
1912
Incontra il collezionista tedesco Wilhelm Uhde, affittuario in un appartamento di Senlis in cui lei fa le pulizie ogni mattina. Invitato da una famiglia della borghesia locale, Uhde viene sedotto da una natura morta con soggetto delle mele. Quando apprende che è stata disegnata da Séraphine, la incoraggia a continuare a dipingere.
1914
Inizia la prima guerra mondiale. Uhde torna in Germania.
1927
Uhde torna in Francia e si trasferisce a Chantilly. Mentre visita una mostra di pittori locali nel municipio di Senlis, “riscopre” Séraphine e decide di supportarla. Fa recapitare su base regolare tele e colori al suo indirizzo e la aiuta economicamente. È l'epoca della prima fama, del primo articolo di giornale, della prima vendita...
1929
A Parigi Uhde organizza la mostra “I pittori del Sacré-Coeur”. Alcuni dipinti di Séraphine sono esposti insieme a opere di Henri Rousseau. Molti suoi lavori sono acquistati da collezioni private e alcuni amanti della pittura le fanno visita a Senlis. È un'epoca di relativa opulenza in cui Séraphine spende senza tenere i conti...
1930
La crisi economica complica la già precaria situazione finanziaria di Uhde. Le circostanze, pur indipendenti da lei, gettano Séraphine in uno stato di ansia e incomprensione.
1931
Le “stravaganze” passate assumono la portata di stati mentali alterati. Séraphine parla da sola, ferma i passanti, annuncia la fine del mondo, urla di essere perseguitata, vagabonda senza meta.
1932
Il 31 gennaio crea scalpore a Senlis. I gendarmi la portano in ospedale. I dottori emettono una diagnosi inappellabile: “Idee deliranti e sistematiche di persecuzione, allucinazioni psico-sensoriali, profonda confusione emotiva...”. Il 25 febbraio viene internata all'ospedale psichiatrico Clermontde- l'Oise. Da questo momento in poi si rifiuta di dipingere. Questo stesso anno i suoi dipinti sono esposti nella mostra “The Modern Primitives”.
1934
Nel suo libro Five Primitive Masters (1949), Uhde riporta che la morte di Séraphine sarebbe avvenuta nel 1934.
1937 e 1938
La mostra “The Popular Masters of Reality” viene inaugurata a Parigi, spostandosi poi a Zurigo e infine al MoMa di New York.
1942
La mostra “Twentieth Century Primitives” viene inaugurata a Parigi. Il 18 dicembre Séraphine muore nell'ospedale di Clermont-de-l'Oise. Aveva 78 anni. Viene sepolta nel cimitero comune.
1945
Uhde organizza la prima mostra interamente dedicata a Séraphine alla Galerie de France, Parigi.
SUL COLLEZIONISTA WILHELM UHDE (1874-1947)
Lo scopritore di Rousseau e di Séraphine fu esponente di spicco della comunità tedesca di Parigi, amico personale di Braque e Picasso, grande collezionista e storico dell'arte. Il nome di Wilhelm Uhde è inseparabile dalle avanguardie parigine di inizio '900 ed è noto soprattutto per coloro verso cui spese più di tutti le forze: i naif, cui preferì sempre riferirsi come i “primitivi moderni” e che chiamò i “pittori del cuore sacro” nella prima retrospettiva a loro dedicata nel 1929, a Parigi.
Nato in una famiglia borghese prussiana, Uhde studiò legge prima che un viaggio a Firenze cambiasse drasticamente il corso della sua esistenza. Nel 1903 si stabilì a Parigi per vivere a stretto contatto con l'arte nel suo farsi. Si impose ben presto come una figura centrale nel café Dome in cui si riuniva la comunità tedesca. Durante la sua ricerca artistica notò il potenziale e la natura innovativa dei quadri di Henri Rousseau. Fu uno dei primi ad acquistare suoi lavori e il primo a dedicargli un libro, nel 1911, "Henri Rousseau, il doganiere".
Con l'avvento della prima guerra mondiale Uhde dovette tornare in Germania, spogliato delle sue collezioni, confiscate e in seguito rivendute dallo stato francese. Non ritornò in Francia fino alla metà degli anni '20. Nel 1927, a Chantilly, incontrò nuovamente l'opera di Séraphine, dedicando ingenti risorse per aiutare la donna a esprimersi al meglio. Oltre a Séraphine, si dedicò ad aiutare altri primitivi moderni come Louis Vivin, Camille Bombois, André Bauchant.
Era affascinato da questi artisti in cui “l'oggetto della rappresentazione non è l'apparenza delle cose, ma la realtà superiore che esprime lo stato cosmico delle cose”. Spogliato della cittadinanza tedesca nel 1938, i suoi possedimenti furono nuovamente confiscati dalla Francia. Passò gli anni della guerra nascondendosi nel sud ovest del paese. Morì a Parigi nel 1947.
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