Sul mare di Alessandro DAlatri

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Dati principali, scheda, locandina, manifesto cinema, info, curiosità per Sul mare - [Trama, giudizi e opinioni]
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locandina Sul mare
 
Regista: Alessandro DAlatri
Titolo originale: Sul mare
Durata: 100'
Genere: Commedia,Drammatico
Nazione: Italia
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 02 Aprile 2010 (cinema)

Attori: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Vincenzo Merolla, Nunzia Schiano, Raffaele Vassallo, Silvio Semioli, Adriana Mareca, Kevin Manotsauo, Anna Ferzetti, Mino Manni, Silvia Stellato
Soggetto: Anna Pavignano
Sceneggiatura: Anna Pavignano, Alessandro DAlatri

Trama, Giudizi ed Opinioni per Sul mare (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Montaggio: Osvaldo Bargero
Musiche: Freaks
Scenografia: Monica Vittucci
Costumi: Gemma Mascagni

Produttore: Alessio Gramazio, Paolo Calabresi Marconi
Produttore esecutivo: Guido De Laurentiis
Produzione:
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Sul mare
Ve lo riassumo: avere in fondo tutto e non apprezzarlo. Ottimi panorami per un film esistenziale che può avere un suo perché ma è un po' lento e senza quel qualcosa in più.

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Colonna sonora / Soundtrack di Sul mare
Gino Paoli
“Senza Fine”
© 1961 BMG RIGHTS MANAGEMENT Italy
A Division of RICORDI & C. Spa
Su gentile concessione Sony Music Entertainment
Italy S.p.A.
Caroline Cohen
"La vérité"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij
Prette / Testi di Caroline Cohen)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"Le Turiste"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij
Prette - Dominique Gauriaud ) MODERN FREAKS
EDITION Paris - France
Freaks
"L'estate ritorna"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij
Prette - Dominique Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"L'inverno"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"Winds of win"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij
Prette - Dominique Gauriaud )
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"Salvatore e Martina"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"Martina's past"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"L'isola "
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij
Prette - Dominique Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Alberto Bof
"Guy's song"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Caroline Cohen
"Note fragile"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij Prette
/ Testi di Caroline Cohen)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"Nerone's shake"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud )
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Alberto Bof
"Reflections"
(Musiche di Alberto Bof )
MODERN FREAKS EDITION Paris – France
Freaks
"Centocinquanta"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij Prette -
Dominique Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"La tempesta"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris – France
Freaks
"Sul Mare"
(Musiche di Martino Roberts - Alberto Bof - Jurij Prette -
Dominique Gauriaud )
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Freaks
"La prigione"
(Musiche di Alberto Bof - Jurij Prette - Dominique
Gauriaud)
MODERN FREAKS EDITION Paris - France
Raffaele Vassallo
"I Pe Te"
(Musiche e Testi di Mariano Alfano)

Informazioni e curiosità su Sul mare

Tratto dal romanzo ‘In Bilico Sul Mare’ di Anna Pavignano (Edizioni E/O).

Note dalla produzione:
NOTE DI REGIA
Roma. E’ il 5 di febbraio e sto per “entrare al mix”, praticamente il film è arrivato al suo ultimo appuntamento tecnico… L’ufficio stampa intanto mi chiede di preparare le “note di regia” e questo mi fa sentire che oramai la data d’uscita di questo mio settimo film è veramente prossima. Se guardo indietro, mi rendo conto che quest’avventura è stata la più rapida della mia carriera: un anno fa non avevo ancora iniziato la sceneggiatura… Ma è stata anche la più intensa. Era da parecchio tempo che maturavo il desiderio di realizzare un film come questo.

Sia per i suoi valori artistici che per la sua metodologia produttiva. Tutto è cominciato dalla lettura del romanzo di Anna Pavignano (In bilico sul mare, ed. E/O) quando mi sono reso conto che la storia offriva la possibilità di raccontare con spirito libero comportamenti e fragilità delle nuove generazioni dell’Italia contemporanea. Un film non solo per i giovani, ma soprattutto sui giovani. I protagonisti, due ventenni, imponevano una ricerca nel vasto territorio dei nuovi talenti (il nostro mercato non offriva “nomi” da “cartellone” di quella generazione) e questo mi obbligava a ripercorrere quelle straordinarie emozioni che provo ogni qualvolta vedo film di nazionalità lontane e non posseggo informazioni sul cast. Un elemento che puntualmente mi conduce in quella magica dimensione che annulla del tutto i confini tra realtà e finzione.

Aggiungo che la storia, ambientata per lo più sull’isola di Ventotene, invitava ad una riflessione sull’impianto produttivo. Da molto tempo maturavo l’interesse per le nuove tecnologie digitali e questa mi sembrava l’occasione giusta per sperimentarle. Tutto questo ha fatto in modo che, a partire dai due giovani interpreti Dario Castiglio e Martina Codecasa fino a tutti i preziosi collaboratori, si venisse a creare come un vortice d’entusiasmo che ha reso possibile tutto ciò che in teoria appariva molto complesso. Una magnifica avventura. Resa possibile soprattutto dal coraggio e la passione che ho trovato in una realtà importante come la Warner. Lo dico con sincerità.
E’ grazie a tutto questo che Sul mare è un film cui voglio particolarmente bene e cui auguro tutta la fortuna possibile.
Alessandro D’Alatri


NOTE DI PRODUZIONE
Alla fine di luglio del 2008, Alessandro D’Alatri e il suo aiuto, Bernardo Barilli, vennero da me e dal mio socio, Paolo Calabresi Marconi, proponendoci di costruire insieme un progetto cinematografico internazionale, tratto da un manoscritto inedito di cui Alessandro aveva appena acquisito i diritti. Lavoravamo già insieme in pubblicità da tanti anni, tra di noi esisteva un bellissimo rapporto di amicizia, per cui la mia risposta e quella di Paolo fu univoca e positiva.
Ma non volevamo fermarci a un singolo progetto, bensì volevamo dare a quell’idea una visione più imprenditoriale e proponemmo ad Alessandro e Bernardo di costituire una nuova società insieme. In quell’incontro milanese si gettavano così le basi della nostra prima struttura cinematografica. Anche lei avrebbe avuto nel suo nome il suffisso “buddy” che io e Paolo avevamo già dato alle altre nostre due aziende di produzione di spot pubblicitari (Buddy Film) ed eventi (Buddy Event). Avrebbe avuto come logo gli stessi graffi dell’amicizia I-Ching, sarebbe stata agile, piena d’entusiasmo, bella e con tanta voglia di fare: nasceva la Buddy Gang.

Pochi mesi dopo, mentre stavamo lavorando a due progetti, Anna Pavignano inviò ad Alessandro, con il quale aveva già collaborato alla sceneggiatura di Casomai, il manoscritto del suo romanzo che sarebbe stato pubblicato da lì a breve. Parlava di una storia d’amore tra due ragazzi ambientata sull’isola di Ventotene. Alessandro lo divorò, ce lo fece leggere e, mosso dal suo solito entusiasmo, ci raccontò il film che avrebbe tratto da quel romanzo. La decisione fu unanime e immediata, sarebbe stato quello il primo film prodotto dalla Buddy Gang: Sul Mare.
Alessandro e Bernardo fecero un primo viaggio sulla meravigliosa Ventotene, Anna ed Alessandro scrissero il soggetto, ed io e Paolo incontrammo la Warner Bros. per parlare di questo film. A Simona Benzakein e Nicola Maccanico l’idea di Sul Mare piacque da subito e, a meno di un anno dalla nascita della nostra società, eravamo già operativi con il nostro primo progetto cinematografico. Era esattamente un anno fa.

Iniziammo subito la preparazione del film. Fu una preparazione che iniziò con un grande onore per noi perché sarebbe stata guidata da Guido De Laurentiis e dalla sua incomparabile esperienza. Per motivazioni di logistica, per la voglia di sperimentare e per il desiderio di Alessandro di provare una nuova esperienza, rimettendosi in gioco come ha sempre detto durante tutto il film, abbiamo deciso di girarlo in digitale utilizzando le telecamere XDCam Ex-3 della Sony. Il direttore della fotografia, Alessio Gelsini Torresi, ha girato dei provini, il montatore Osvaldo Bargero ha verificato il workflow per la post produzione e quando abbiamo visto il risultato in proiezione trasposto su pellicola ne siamo stati entusiasti ed anche emozionati.
Questa scelta produttiva non solo ci ha permesso una leggerezza di mezzi tecnici e di materiali regalandoci un’agilità che, se avessimo girato in pellicola, sarebbe stata impossibile su un’isola e per un film di questo tipo, ma ci ha regalato anche una qualità fotografica unica e, soprattutto, ha permesso al regista di lavorare con gli attori nella totale libertà dei tempi di ripresa.

Altra scelta coraggiosa fatta da Alessandro è stata quella dei due protagonisti: Dario Castiglio e Martina Codecasa cui è seguita la prima sessione di casting tra attori del teatro napoletano ed altre a Roma, i provini su parte dei due protagonisti, le riunioni per la scelta dei capi reparto e della troupe, i tanti sopralluoghi sull’isola, le prove costumi, la scelta finale delle location e delle scenografie, mille altri incontri e cene di lavoro e tanto altro ancora da far sembrare i due mesi di preparazione lunghi come un anno eppure volati con la velocità di un lampo.
Ed il 3 settembre 2009 si batteva il primo ciak della storia della Buddy Gang!
La nostra avventura produttiva è iniziata insieme ad una troupe di 33 professionisti sull’isola che, all’inizio, erano tutti un po’ scettici sull’uso del mezzo elettronico di ripresa e sull’impostazione produttiva che avevamo dato al nostro film. Questi 33 uomini e donne sono diventati 33 buddies fondamentali senza i quali questo film non si sarebbe mai girato così e la passione e l’alta professionalità che hanno dimostrato sono certo si leggeranno in ogni fotogramma di Sul Mare. A tutti loro dico grazie!

Se Dario e Martina sono stati i protagonisti umani del film, l’isola di Ventotene ne è stata la protagonista fisica. Ci ha accolto insieme alla sua popolazione meravigliosa, come si accoglie un vecchio amico. Noi siamo arrivati in punta di piedi, il nostro materiale tecnico non era caricato su camion, era tutto dentro due furgoncini Piaggio Porter elettrici. Non avevamo cinemobili o gruppi elettrogeni da accendere, la nostra energia era il sole e poche batterie caricate con energia elettrica, una produzione a impatto zero che è stato il nostro segno di rispetto per un’isola pura e non contaminata da realtà industriali. Questo, insieme al rispetto per gli usi e costumi di Ventotene e forse anche il fatto di raccontarne ogni suo angolo all’interno del film, ha fatto sì che la Buddy Gang venisse accolta dai Ventotenesi con calore e amicizia e molti di loro sono stati per noi dei compagni di viaggio unici che hanno portato un altro valore aggiunto al risultato finale.

Dieci settimane di riprese terrestri, marine, subacquee e aeree, tutte raccontate dalle foto di scena e dal backstage del film 24 attori, 103 scene in 28 location, l’equivalente girato di 156.000 metri di pellicola e meno di un kilowatt massimo di luce accesa per singola scena, tre postazioni avid sull’isola per il premontaggio quotidiano. Questi sono solo alcuni dei numeri che formano i 100 minuti di Sul Mare.
Ed infine, ma non di minor importanza, vorrei citare le musiche di Jurij Prette e dei suoi Freaks, che hanno implementato ancor di più le emozioni delle immagini con le loro note. La title track La Veritè è cantata da Caroline Cohen.
Ultimo doveroso punto: un grazie sincero e di cuore a mio nome, di Paolo Calabresi Marconi e dei nostri soci Alessandro D’Alatri e Bernardo Barilli a coloro che hanno creduto in noi e nel nostro primo progetto, grazie a chi ci ha aiutato ed anche a chi ci ha detto di no, con la speranza che il nostro film piaccia anche a loro.
Buona visione
Alessio Gramazio


INTERVISTA AD ALESSANDRO D’ALATRI
Cosa ti ha attirato verso questo progetto?
Il fatto che si trattasse di una storia d’amore struggente tra un barcaiolo di Ventotene e una coetanea ventenne che veniva dal nord per le immersioni. Volevo parlare dei giovani senza parlare ‘per loro’, ma ero affascinato dalla possibilità di fare un film sui giovani. Il cinema, oggi come oggi, affronta le vite dei ragazzi solo all’interno del contesto di realtà metropolitane e, comunque, urbane. Dimensioni che non costituiscono le uniche realtà. Come ho già detto ne La Febbre: “Quant’è bello vedere l’Italia da una certa distanza” affrontando, seguendo un punto di vista differente, tutte le contraddizioni della nostra epoca: dalla disoccupazione al lavoro nero, dall’immigrazione allo snaturamento di un’identità sociale. Il libro di Anna Pavignano mi offriva questa possibilità abbastanza unica di avere un protagonista maschile che non ha la patente, non desidera una macchina e non possiede una motocicletta. Un ragazzo che non naviga su Internet e il cui unico divertimento e motivo di soddisfazione è fare il barcaiolo d’estate. Il protagonista di questo film ha una vita come i materassi: con un lato invernale fatto di lavoretti come muratore e con un lato estivo legato al mare e alla barca. Una vita scissa in due interessantissima da raccontare soprattutto per il suo confronto con una ragazza che viene dal Nord. Sul Mare è un film mediterraneo ambientato su un’isola la cui umanità richiama come eravamo noi italiani qualche tempo fa. Persone che hanno conservato identità e pulizia, grazie anche al distacco con cui arrivano le notizie. In questo senso, il personaggio immaginato da Anna mi offriva la possibilità di raccontare la storia di un protagonista dalla purezza unica.

…e di ribaltare il punto di vista della storia?
Il ribaltamento dei ruoli era un’altra possibilità straordinaria offertami da un romanzo scritto, peraltro, da una donna. Dopo anni di femminismo e di giuste battaglie sull’uguaglianza dei sessi, mi piaceva mostrare al pubblico un ragazzo che soffre per amore, esattamente come, in passato, erano soprattutto le donne a fare. In più questo giovane uomo, non proviene da un ambiente borghese ed ovattato, ma profuma di iodio e salsedine: all’interno di un involucro di ruvidità, però, questo ragazzo scopre, con sua stessa sorpresa, una sensibilità più femminile.

Perché hai scelto questo approccio alla narrazione?
Considero il cinema un’arte popolare: il mio sforzo, ogni volta, è quello di prendere dei concetti “alti” rendendoli comprensibili a tutti. Il cinema ha un linguaggio molto più semplice come accezione. In questo contesto narrativo, infatti, potevo mettere due ragazzi di fronte alle proprie responsabilità indipendentemente dai fattori esterni. In questo momento della storia del nostro paese, credo che tutti quanti noi dobbiamo riappropriarci della possibilità di saperci porre delle domande.

Prima di Sul Mare non avevi mai scelto di utilizzare una voce off…
E’ vero, ma perché questa voce off segue determinati piani narrativi: quello di raccontare quello che gli è successo guardandosi indietro con grande incertezza. L’incontro che mostriamo con una ragazza speciale, segna in maniera indelebile un prima e un dopo nella sua vita. Lui resta ‘contaminato’ da questa persona e lei gli comunica un’inquietudine profonda. Quella che porta a pensare alle cose che non succedono.
L’insoddisfazione e l’ansia dei giovani non riguardano quello che succede, ma quello che non accade. E’ in quel momento che lui prende coscienza dell’isolamento in cui si trova e che c’è la possibilità di vivere un’altra vita oltre quella che ha sempre conosciuto. Così, dal vivere come ha sempre fatto, inizia a fare dei progetti e a vivere l’insoddisfazione della gran parte dei giovani di oggi, riguardo alle cose che non accadono. Un atteggiamento accentuato dal fatto che lui non vive alcun pregiudizi e non desidera assegnare delle colpe a nessuno. La contaminazione che subisce è quella dell’infelicità.

La definiresti come una storia di perdita dell’innocenza?
Credo proprio di sì. Non solo: è anche una storia su come, nel 2010, alcuni pregiudizi abbiano ancora un peso. Probabilmente sarebbe stato più facile affrontare una storia d’amore tra appartenenti a classi sociali simili, ma, alla fine, sarebbe risultato anche più banale e, per me, molto meno stimolante. Personalmente preferisco complimentarmi la vita.

Perché hai scelto degli attori sconosciuti?
Forse sono condizionato dal mestiere che faccio, ma, spesso, al cinema gli attori particolarmente noti mi distraggono, con il loro passato, dal film che sto vedendo. Nutro un grande rispetto per gli attori e le attrici italiane, ma trovo abbastanza inaccettabile che, oggi, non si possano montare produzioni dove vi siano dei talenti giovani e sconosciuti. Raramente, infatti, ci sono progetti in cui gli interpreti possono davvero mettersi in gioco. Ho lavorato sui curricula e i due protagonisti che ho scelto, Dario Castiglio e Martina Codecasa, mi hanno consentito di ripetere l’esperienza che, in passato, ho fatto portando sullo schermo attori sconosciuti, all’epoca, o poco noti come Sabrina Ferilli, Stefania Rocca, Kim Rossi Stuart e Fabio Volo. Personalmente mi considero un “varatore di navi”. Una possibilità che desidero non precludermi. Dario e Martina non avevano mai fatto un film, ma il loro curriculum risultava decisamente impressionante. I loro provini sono stati ottimi e io ho deciso, quindi, di buttarmi a capofitto in un’operazione di cui sono entusiasta e che è stata resa possibile solo dal digitale.

Parliamo dei due protagonisti: Dario Castiglio?
E’ un giovane interprete che mi piace molto e che ritengo potrà avere un grande futuro. Ha ‘sposato’ il suo ruolo e ha fatto quello che a me piace vedere fare agli attori, ovvero andare a cercare l’anima del suo personaggio: la sua intensità mi ricorda Kim Rossi Stuart.

La scelta di Martina Codecasa, invece, sembra rifarsi ad un modello femminile diverso da quello, in un certo senso, ‘dominante’…
Oggi la bellezza è piuttosto plastificata ed è figlia di una sensibilità estetica nata all’insegna dell’uniformità e dell’omologazione. Per me questa ragazza non poteva essere un’esponente di quella gioventù raccontata troppo spesso dal cinema cosiddetto giovanilistico. Io volevo una ragazza diversa: universitaria, che veniva da una città del nord e con un passato in cui il padre era un giornalista morto in un fatto di mafia. Non per eroismo, ma per la sventura di essersi trovato nel posto e nel momento sbagliato. Si sente che lei ha respirato un mondo diverso, borghese. Ed è questo che lo colpisce e attrae. La bellezza di Martina non sta solo nell’estetica, ma anche nel fascino che esercita. Questo perché le donne che fanno più soffrire gli uomini non sono certo le più belle, bensì le più seducenti, dove la bellezza è stata ‘sporcata’ dalla realtà. La sua inquietudine è figlia della sua insoddisfazione. Altrimenti, perché una ragazza che non ama la sua vita e adora, invece, fare immersioni, non decide di restare in un’isola come Ventotene che è la capitale di questo genere di sport? Perché ha paura di essere felice? Forse, perché avendo perso il rapporto con noi stessi abbiamo perso la capacità di sapere gestire le nostre emozioni. Oggi l’emozione forte è salutata con paura e non con piacere. Provengo da una famiglia contadina. Mio padre faceva l’operaio e ogni sera mi raccontava con orgoglio quello che aveva fatto al lavoro. Io faccio questo lavoro con una passione enorme che mi dà una grande felicità nonostante le complessità. I ragazzi sembrano, invece, essere deprivati dal piacere della soddisfazione.

Come hai incontrato questa giovane interprete?
Ero a cena con Carolina Crescentini: una giovane attrice che stimo e che sta facendo un percorso straordinario grazie al suo grande impegno. E’ stata proprio lei, dopo che le avevo spiegato il progetto, a suggerirmi di incontrare Martina. Già il fatto che un’attrice non entri in competizione con un’altra collega mi ha commosso. Carolina avrebbe potuto fare parte del mio film, ma lei stessa aveva capito che l’altra ragazza sarebbe stata più adatta alla parte e ci ha messo in contatto. Ha organizzato l’incontro e posso dire che aveva ragione: Martina Codecasa era perfetta per il ruolo e poi, come Dario, ha fatto un provino straordinario che verrà inserito negli extra del Dvd.
Del resto il mio rapporto con il femminile è di grande fascino: sono realmente interessato ai comportamenti, alle fragilità e alle differenze. Mi attrae il suo essere altro, lontano dall’estetica uniformata. Gli uomini sono più semplici, mentre le donne sono labirintiche e ti obbligano a grandi esplorazioni. Sono sposato da quindici anni, ho due figlie, ma faccio ancora “l’esploratore…”. Non basta una vita intera per conoscere davvero una donna.

Perché hai scelto di realizzare il film in digitale?
L’industria cinematografica italiana è in crisi e sta, quindi, a noi cercare nuovi percorsi per tornare a quella libertà espressiva che altrimenti si sta perdendo. Abbiamo bisogno di nuove tecnologie e di scoprire nuovi linguaggi. Questa non è una scelta di povertà, ma di ricchezza, come dimostra il lavoro che, per esempio, sta facendo anche Hollywood in questa direzione. Io amo lavorare in velocità nel rispetto assoluto della qualità. La macchina cinema è anacronistica, mentre il digitale permette di dimezzare i tempi con emissioni zero e l’assorbimento massimo di sei chilowatt appena. Come dire: efficiente ed ecologico. Il digitale mi ha dato una libertà espressiva senza confronti, che mette in secondo piano perfino i significativi benefici economici. Girando il film con due attori esordienti che venivano dal teatro, il mezzo mi ha permesso una grande flessibilità e libertà. Una condizione fondamentale per realizzare un film con delle riprese in barca, sottomarine e condizioni meteo spesso avverse. L’ottimizzazione dei tempi è straordinaria perché riesci a cambiare il piano di produzione anche due o tre volte in un giorno. In più non sei legato alla durata della pellicola: puoi sfruttare il momento in cui un attore sta dando il meglio di sé, perché le schede dove registri le immagini durano due ore. Il tempo di ripresa effettivo è stato molto più alto che in passato. Il novanta per cento di Sul Mare è stato realizzato in esterni: mi piaceva l’idea di potere ‘respirare’ l’aria aperta. Una possibilità linguistica che il cinema italiano, spesso, si vede preclusa.

Il digitale è quindi la risposta ai problemi delle produzioni?
Il digitale rappresenta una metodologia rivoluzionaria e una delle risposte principali ai problemi. Sebbene ancora per poco, oggi non tutto si può girare in digitale. La tecnologia inserita correttamente in un contesto produttivo e artistico diventa una valida alternativa al sistema tradizionale. Questo approccio mi ha consentito di girare in condizioni temporali complicate e, come dice il titolo del film, ‘sul Mare’ ottenendo sempre il meglio da tutti. Noi abbiamo usato una macchina da presa Sony X3, una Full HD accessibile a tutti, perché costa intorno agli ottomila Euro. Il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di farla ‘pesare’ come una macchina tradizionale e questo per donarle una certa dignità e utilizzarla nella maniera migliore possibile.
Questa è un’indicazione per i giovani filmakers e le nuove generazioni: con uno sforzo non enorme si può fare del cinema di grande qualità. Non avevo usato il digitale che poche volte e in maniera marginale. Oggi, dopo l’esperienza di Sul Mare credo che per me sarà difficile tornare indietro alla pellicola.

Parli di Sul Mare con grande soddisfazione…
E’ uno dei pochi film per cui non provo alcuna ansia per il suo esito con il pubblico. Ovviamente spero che gli spettatori abbracceranno questa storia e che il film andrà benissimo, ma la cosa principale, per me, è stata la grandissima soddisfazione che ho vissuto mentre lo facevo. Sulla carta si trattava di una ‘missione impossibile’ e il risultato che abbiamo raggiunto è stato ottenuto attraverso l’entusiasmo di tutti. A fine giornata, non mi era mai capitato, che nonostante la fatica e la scomodità, tutte le persone che erano con me, mi ringraziavano per la possibilità di partecipare a questa esperienza. Una cosa che non mi era mai capitata prima.

E adesso?
Per me guardare avanti, significa guardarsi intorno e partire dall’osservazione dei comportamenti che ti circondano. Non mi sono mai ripetuto e non ho mai pensato di farlo. Desidero mettermi in gioco ancora una volta. Il mio stimolo è quello di cercare sempre nuovi linguaggi, scoprendo nuovi percorsi.
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