L'uomo d'acciaio di Zack Snyder

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locandina L'uomo d'acciaio
 
Regista: Zack Snyder
Titolo originale: Superman: Man of Steel
Durata: 143'
Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 20 Giugno 2013 (cinema)

Attori: Henry Cavill, Diane Lane, Kevin Costner, Amy Adams, Russell Crowe, Michael Shannon, Laurence Fishburne, Christopher Meloni, Jadin Gould, Ayelet Zurer, Antje Traue
Soggetto: Joe Shuster,Jerry Siegel,David S. Goyer
Sceneggiatura: David S. Goyer, Christopher Nolan

Trama, Giudizi ed Opinioni per L'uomo d'acciaio (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Amir Mokri
Montaggio: David Brenner
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Alex McDowell
Costumi: James Acheson, Michael Wilkinson

Produttore: Christopher Nolan,Deborah Snyder,Emma Thomas
Produttore esecutivo: Thomas Tull
Produzione: Atlas Entertainment, Cruel & Unusual Films, DC Entertainment, Syncopy
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di L'uomo d'acciaio
Spettacolare e ambizioso, ma non gli posso dare il massimo dei voti per alcune scene e situazioni al limite dell'improbabile; secondo me la fantascienza migliore è più fedele alla scienza. Rispetto alla minestra riscaldata che spesso vogliono fanno passare realizzando film con supereroi si pone comunque un livello più in alto, per cui ve lo consiglio.

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Colonna sonora / Soundtrack di L'uomo d'acciaio
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su L'uomo d'acciaio

L'uomo d'acciaio - Man of steel avrà un sequel: Batman v Superman: Dawn of Justice.

LA PRODUZIONE
L’EVOLUZIONE DI UN SUPEREROE MODERNO
JOR-EL
Darai agli abitanti della Terra un ideale per cui lottare. Ti seguiranno.
Incespicheranno. Cadranno. Ma poi ti raggiungeranno nel sole.
E tu li aiuterai a realizzare meraviglie.

Nato come Kal-El su Krypton, cresciuto come Clark Kent sulla Terra. A quale mondo appartiene? Per quale mondo deve lottare? Queste sono le domande che Superman deve affrontare, e le sue scelte determineranno il destino del pianeta che ha sempre chiamato casa.
“Nel mondo dei supereroi, Superman è un personaggio senza compromessi che esiste per rappresentare il meglio che tutti noi possiamo essere”, afferma il regista Zack Snyder. “E’ perfetto, è colui per cui ci battiamo, un dio magico, un’icona non solo del mondo dei fumetti, ma della cultura popolare”.
Creato dallo scrittore Jerry Siegel e dall’artista Joe Shuster e apparso per la prima volta nel fumetto Action Comics #1, pubblicato il 18 aprile del 1938, Superman è diventato rapidamente un fenomeno culturale, conquistando fan in tutto il mondo con film dal vero e d’animazione, telefilm, programmi radiofonici, videogames, social media e libri, combattendo contro i peggiori cattivi di tutti i tempi.

Poiché il personaggio è una vera icona, Henry Cavill, che si libra nei cieli nel film d’avventura e d’azione di Snyder, era nello stesso tempo eccitato e preoccupato all’idea di dover interpretare “l’uomo d’acciaio”. “Superman è una di quelle figure veramente speciali che l’uomo ha creato nel corso della storia”, dice. “Rappresenta la speranza, la capacità di superare le avversità anche se non sembrano esserci probabilità di riuscire. E’ qualcosa cui dobbiamo restare aggrappati, non importa in quale momento siamo della nostra esistenza o cosa succede nel mondo. In un modo o nell’altro supereremo sempre le difficoltà, dunque la speranza avrà un ruolo importante nella nostra vita. Indossare quel mantello di speranza come Superman era un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire”.
Ben conosciuto per la grande energia che riesce a infondere all’azione dei suoi film e per la capacità di creare mondi fantastici sullo schermo, inizialmente Snyder ha esitato ad accettare la responsabilità di riportare sul grande schermo uno dei primi supereroi dei fumetti. “Adoravo i fumetti da piccolo e Superman era uno dei miei preferiti, ma non ero sicuro di volerlo fare”, riconosce. “Non avevo la sicurezza che avrei potuto portare il personaggio dove non era mai stato prima”.

Poi ha letto la sceneggiatura scritta da David S. Goyer, da un soggetto di Goyer stesso e di uno dei produttori del film, Christopher Nolan. “Senza infrangere i canoni, senza togliere le cose che lo rendono Superman, sono stati capaci di renderlo semplicemente perfetto -”, dice Snyder.
“Il viaggio si prospettava molto interessante e per questo l’ho affrontato”.
“Il pubblico riconoscerà come familiare il ritratto che il film fa di Superman come grande supereroe e, anche se in alcuni momenti della sua storia appariva una figura impenetrabile, quasi come quella di un dio, noi l’abbiamo delineato come un personaggio più vicino a noi, che affronta problemi come l’amore, la lealtà e la famiglia, proprio come se fosse umano lui stesso”, sostiene Nolan.

La storia ha colpito la fantasia del produttore Charles Roven. “La sceneggiatura mi è piaciuta fin dall’inizio perché ho sentito che c’era tutto quello con cui sono cresciuto, eppure l’approccio a un personaggio così conosciuto e amato era completamente nuovo, fresco. E’ una figura che stimola ambizioni positive e credo che tutti i bambini crescano pensando che un giorno anche loro potrebbero essere come Superman. Quello che mi è piaciuto di questa storia è che parla ancora di un personaggio cui si vorrebbe assomigliare, ma che è molto più complesso di come lo abbiamo conosciuto prima. Questa volta sono tanti i percorsi emotivi che deve affrontare”.
Per portare il personaggio su questa strada durante il processo di produzione, Snyder ha scelto istintivamente di reinventarsi come realizzatore, anche se aveva già lavorato a questo genere di film in passato.
“Eravamo emozionatissimi quando Zack ha accettato di girare il film”, afferma la produttrice Emma Thomas. “Aveva già dimostrato ampiamente la sua grande capacità di dominare le complessità tecniche e narrative rappresentate da questo genere particolare nei suoi film precedenti e le sue qualità, unite al suo amore per il personaggio, lo rendevano semplicemente perfetto per portare sullo schermo Superman in un contesto moderno”.

“Una delle prime cose che Zack mi ha detto è stata ‘Questo sarà il film più realistico che ho mai girato, non è ironico? Ma era questo il nostro obiettivo: far diventare Superman importante per il pubblico di oggi, renderlo adatto al contesto attuale”, ricorda la produttrice Deborah Snyder.
Per ottenere il massimo realismo, il regista ha scelto di girare in 2D invece che in 3D e di convertire il film solo in post-produzione. “Zack sentiva che uno stile di ripresa più attento ai particolari, compresa la macchina da presa a spalla, ci avrebbe aiutato a entrare in relazione con Clark che, quando lo incontriamo per la prima volta, si sente a disagio, cerca di trovare il suo posto senza riuscirci, una sensazione che ognuno di noi ha provato in qualche momento della vita”, continua Snyder.

Nello scrivere la storia con Nolan, lo sceneggiatore David Goyer ha deciso che “il film fosse incentrato sulle scelte. Parla di un uomo che ha due padri: Jor-El, il padre kryptoniano di Kal, e Jonathan Kent, il padre di Clark sulla Terra. Clark/Kal è cresciuto con due storie alle spalle, ma ne conosce una sola e ora ha bisogno di riconciliarsi con quelle conoscenze se deve diventare l’uomo che, sicuramente, tutti e due i padri a modo loro vogliono che diventi”.
I due modelli che influenzano la sua vita sono interpretati da due grandi attori: Kevin Costner è Jonathan Kent e Russell Crowe è Jor-El. Diane Lane è Martha Kent, moglie di Jonathan e madre di Clark, una presenza sempre ferma e serena nella vita del figlio. E, quando Clark inizia a scoprire il segreto della sua nascita e decide quale destino seguire, incontra una donna che potrebbe influenzare molto le sue scelte e che ha il potere di mettere a soqquadro il suo mondo: la giornalista investigativa Lois Lane, interpretata da Amy Adams.

“Parte del percorso di Clark è l’accettazione”, fa notare Adams. “La rifugge, la evita, perché lui stesso non ha ancora fatto pace con chi è veramente ed è quindi condannato a un’esistenza solitaria. Ha dovuto faticare per non far notare i suoi poteri e ha commesso alcuni errori, ma questo lo rende estremamente intrigante per una persona come Lois, il cui lavoro, la cui indole la portano a scoprire – e a rivelare – la verità”.
Nel mondo ipertecnologico in cui viviamo è praticamente impossibile nascondere le notizie al pubblico e così è difficile immaginare che un alieno proveniente da un altro pianeta possa vivere tra noi a lungo senza che nessuno se ne accorga. E, ovviamente, una volta scoperto non riuscirebbe mai a vivere in pace.
“Sapevamo che raccontare la storia di Superman in un contesto moderno significava affrontare i simboli della nostra era”, sottolinea Snyder. “E il personaggio stesso arriva circondato da tante aspettative, in fondo è idolatrato da 75 anni, quindi era importante controllare le conseguenze di ogni decisione quando modernizzavamo lui e il suo ambiente, da Smallville al costume con la S”.

“Tutto cresce e si evolve a un certo punto e penso che questa versione moderna sia un ulteriore stadio di evoluzione”, afferma Cavill. “Se si leggono i fumetti DC, come New 52 di un paio di anni fa, si nota che anche loro lo hanno fatto, forse in modo diverso da Zack, Chris e David, ma il nuovo costume di Superman è completamente diverso, il suo atteggiamento è leggermente differente, anche se le caratteristiche fondamentali sono rimaste le stesse. E’ stato cambiato per il lettore di oggi, come noi lo abbiamo cambiato per il pubblico di oggi”.
Anche se i realizzatori hanno esplorato la genesi del leggendario personaggio, Snyder dice: “Sapevamo che l’azione doveva essere molto più che grande, doveva mozzare il fiato, far saltare gli spettatori sulla poltrona, non abbiamo mai perso di vista il fatto che stavamo realizzando un film di Superman”.


SCEGLIERE UN’ICONA
CLARK/KAL-EL
Ho tante domande. Da dove vengo?

Quando incontriamo per la prima volta Clark Kent in “Man of Steel”, è un uomo cresciuto nascondendosi al mondo. E’ impossibile per lui sfuggire agli occhi sempre più sospettosi degli abitanti di Smallville - in parte perché ha mostrato i suoi superpoteri , ma anche perché non è capace di rimanere nascosto, come gli consiglia il padre adottivo, Jonathan. Dunque Clark ha abbandonato tutto ciò che conosce e che ama e vaga in un deserto metaforico di lavori bizzarri e
solitudine emotiva, alla ricerca del vero se stesso.
“Clark sente di dover stare ai margini della società”, spiega Zack Snyder. “In questo modo, se è costretto a usare i suoi poteri - per salvare una vita o altro - è più facile per lui dileguarsi”.

Comunque è un’esistenza solitaria, priva di amicizie e piena di desideri. Sapendo di non appartenere al pianeta Terra, è anche preoccupato di cosa potrebbero fargli gli umani se fosse rivelato il livello della sua unicità. E se anche riuscisse a scoprire le sue vere origini è sicuro di appartenervi ancora? La sua è un'esistenza solitaria, priva di compagnia e piena di nostalgia.
“Si chiede ‘Qual è il mio scopo?’ Tutti noi ci poniamo questa domanda, ma per Clark è più difficile perché le cose che gli riescono meglio sono quelle che terrorizzano gli altri”, continua il regista: La consapevolezza della sua esistenza metterebbe in discussione tutto ciò che sappiamo su noi stessi. Quindi resta solo, cercando di scoprire quale sia il suo posto nel mondo, da dove proviene e qual è il suo destino. Penso che il pubblico si sentirà coinvolto, perché molti di noi si pongono le stesse domande e vivono le stesse insicurezze quando iniziano ad affrontare la vita”.

L’attore inglese Henry Cavill, che interpreta questo ruolo così ricco di sfaccettature, dice: “Clark si è sempre sentito un emarginato. E’ cresciuto con Jonathan e Martha Kent, che gli hanno insegnato a non reagire in modo violento e aggressivo e, soprattutto, a non rivelare mai di cosa è capace. Ma il dolore di essere un giovane uomo diverso dagli altri e il non poter dividere con nessuno questa pena, fanno aumentare in lui il senso di isolamento, amplificato dal fatto che si sente incapace di modificare la situazione, anche se in realtà possiede tutti i poteri del mondo”.
“Henry è riuscito a trovare il modo di esprimere le tante contraddizioni del personaggio”, sostiene Snyder. “Clark è superiore fisicamente, ma non può mostrarlo, ha una vista ai raggi X, ma deve imparare a regolarla e anche se non viene capito dalla razza umana riesce sempre a vedere il lato buono delle persone ed è sempre pronto ad aiutare. Henry ha fatto un lavoro incredibile nell’esprimere con sincerità i conflitti del suo ruolo”.

Nell’affrontare un ruolo impegnativo sia fisicamente che emotivamente, Cavill dice di aver trovato una valida guida in Snyder. “Zack è stato fantastico”, dice l’attore. “La sua energia è sempre al massimo e per quanto le ore sul set fossero lunghe lui riusciva a renderle sempre interessanti e coinvolgenti per il cast e la troupe. Dopo tutto stavamo facendo un film di Superman, e l’atteggiamento positivo di Zack ce lo ricordava ogni giorno”.

Secondo Roven, interpretare Superman ha dato a Cavill una spinta simile a quella che vive un bambino quando indossa un mantello e immagina di poter volare nei cieli. “Quando ha indossato quel costume, l’atteggiamento di Henry è cambiato di colpo. Si era ormai impadronito del personaggio, che ci fosse o no la macchina da presa, e ha lavorato duro a ogni aspetto della sua performance. E’ stato divertente da osservare”.
Cavill ha iniziato le sue ricerche sul personaggio andando alla fonte, i fumetti. “Mi sono immerso nei fumetti e questa è stata la base di partenza per il mio personaggio, che è molto più complesso di quanto la maggior parte della gente pensi. Ovviamente ha un codice morale, ma vive profondi conflitti. Nella storia che raccontiamo, la storia delle sue origini, scopre il suo passato insieme agli spettatori, così, quando deve decidere se lottare per la Terra o per Krypton, insomma…non è proprio una decisione facile da prendere”.

LARA LOR-VAN
Sarà un emarginato. Lo uccideranno.
JOR-EL
E come? Sarà un dio per loro.

Jonathan e Martha Kent trovano un bambino nella capsula spaziale che è atterrata nei campi della loro fattoria, alla periferia di Smallville, Kansas, e, invece di avvertire le autorità, nascondono la capsula, chiamano il bambino Clark e lo crescono come fosse figlio loro. Il segreto non è facile da mantenere perché il piccolo alieno possiede una sensibilità e dei poteri soprannaturali che piano piano provocano preoccupazione nella comunità. I Kent vivono nella costante paura di sentir bussare alla porta e di veder entrare qualcuno che potrebbe portarsi via Clark per sempre.
“Jonathan e Martha sono consapevoli che trovare Clark è stata una benedizione, ma anche un problema”, dice Snyder. “Jonathan sa di essere non solo un padre, ma la persona che, mentre protegge il figlio a qualsiasi costo, deve tenere tutto sotto controllo. Capisce che è una cosa molto, molto più grande di lui, Clark potrebbe cambiare il corso della storia”.
Questo padre amorevole e preoccupato deve far capire al figlio quanto la sua esistenza sia importante per gli uomini, anche se loro non ne sono affatto consapevoli.

E’ Kevin Costner che interpreta Jonathan Kent, le cui responsabilità di padre sono molto più grandi di quanto potesse immaginare. “Un padre deve insegnare e proteggere. Il mio personaggio dice a Clark che lui è un miracolo, la prova che non siamo soli nell’universo”, afferma l’attore. “E’ un peso enorme da sostenere, ma Jonathan è convinto che suo figlio sia sulla Terra per un motivo e, come gli dice, arriverà il giorno in cui dovrà decidere se sentirsi orgoglioso di fronte alla razza umana o no”.
Costner pensa che i temi del film, in particolare il rapporto tra il suo personaggio e quello di Cavill, siano molto legati al mondo reale. “Spesso la gente parla dei film come se fossero realtà”, dice. “Ma la verità è che talvolta i film possono costruire momenti in cui ti chiedi ‘Cosa farei in questa situazione? Che tipo di uomo sono?’”

Anche se non è stato presente nella giovane vita di Clark, è compito del padre biologico, Jor-El, spiegare al figlio quanto sia cruciale la sua esistenza, ma questa volta per Krypton.
Quando scopre le proprie radici aliene, in quanto ultimo figlio di quel pianeta, e di chiamarsi in realtà Kal-El, Clark inizia ad avere consapevolezza di sé per la prima volta nella vita.
Kal-El è la luce nella vita dei suoi genitori, anche se solo per momento, perché subito dopo la sua nascita il padre, Jor-El, la mente scientifica del pianeta, e la madre, Lara Lor-Van, devono prendere la terribile decisione di inviare il loro bambino nello spazio alla ricerca di un rifugio. Le risorse naturali di Krypton sono esaurite e presto il pianeta imploderà. Gli appelli di Jor-El per l’evacuazione sono rimasti inascoltati e lui crede che l’unico modo per non far scomparire la razza kryptoniana sia mettere in salvo il piccolo Kal, nella speranza che possa sopravvivere.

“Jor-El è un sostenitore della libera scelta e questo lo ha escluso dalla società kryptoniana”, spiega Goyer. “Lo considerano un criminale, un nemico dello Stato. Tra le speranze che nutre per Kal c’è che porti avanti questa filosofia del libero pensiero.”
Russell Crowe, che interpreta lo scienziato ribelle, dice: “Se si guarda alla storia pensando che Jor-El è semplicemente una brava persona, credo che si sottovaluti il fatto che ci sia, almeno secondo me, un tocco di follia, di profonda disperazione in lui, in ciò che sta facendo. E’ l’ultima occasione per far continuare a vivere Krypton”.
Per raggiungere il suo obiettivo, Jor-El deve raccontare a Kal la storia del suo passato e spiegargli l’importanza del suo futuro. E questo avviene quando nel corso del suo viaggio Clark arriva nell’unico luogo sulla Terra in cui Jor-El può connettersi a lui: una tundra ghiacciata che nasconde un segreto che risale a 20,000 anni prima…e che permette a Kal di trovarsi faccia a faccia con l’immagine del padre.

“Una delle cose fondamentali che Jor-El dice al figlio è che in questo mondo lui deve uscire dall’ombra e contribuire a correggere gli sbagli commessi su Krypton”, rivela Crowe. “E’ una responsabilità enorme, ma se non adempierà al suo destino…non ci sarà più nessuno”.
Spezza il cuore vedere Lara Lor-Van, la moglie di Jor-El, mettere il piccolo Kal-El in una capsula di salvataggio e inviarlo su un altro pianeta, animata dalla speranza che almeno lui possa sopravvivere. E’ un atto molto doloroso per la donna, che ha appena dato alla luce il bimbo. Ayelet Zurer, che interpreta Lara, dice: “E’ una donna molto coraggiosa che si trova in una situazione terribilmente angosciante. Mi ricorda le donne dei paesi tormentati dalla guerra e quello che fanno per salvare i loro bambini. Nessuna madre allontanerebbe il proprio figlio… a meno che non sia convinta che ci siano speranze di salvezza”.
Malgrado nella sua testa risuonino le voci paterne, anche le donne della vita di Clark/Kal-El influiscono sulle sue scelte: una dotata di forza tranquilla, l’altra di intuito e tenacia.

“Ho pensato a Martha Kent come a una donna molto pragmatica”, dice Diane Lane del suo personaggio, la madre di Clark sulla Terra, nel vero senso della parola. “Credo che sia stata costretta ad esserlo, perché quando trovi un bambino così nella tua fattoria”, dice ridendo, “e ti rendi conto dei poteri che questo esserino possiede, hai l’obbligo morale di essere la miglior guida possibile. Sa che è speciale, e che se le è stata data la possibilità di essere madre c’è un motivo. Considera un dovere – e un onore – dovergIi spiegare il mondo nel modo migliore di cui è capace”.
Per interpretare il ruolo, Lane ha fatto ricorso alla sua esperienza di genitrice e a quella di sua madre. “Ricordo che quando ero piccola spezzavo tutte le matite colorate per convincere mia madre a fare quello che volevo. Immagino che se avessi avuto la forza di buttare giù la casa, probabilmente lo avrei fatto. A quel punto pensi che forse c’è un altro modo per gestire quei sentimenti. Nel film Martha trova il modo di aiutare il figlioletto a calmarsi quando le difficoltà sono troppe, proteggendolo dagli estranei, senza vergognarsi dei suoi poteri. Sa che lui avrà bisogno anche una grande forza interiore, oltre a quella fisica, per affrontare il mondo”.

“Diane e Kevin sono i perfetti genitori americani”, dice Deborah Snyder. “Sono stati davvero generosi con i giovani attori che hanno interpretato Clark e hanno regalato tanta emozione alle scene con loro e con Henry. E’ stato davvero commovente”.
Quando cresce e se ne va di casa, Clark inizia a viaggiare, ma lascia dietro di sé una involontaria scia di atti coraggiosi e apparentemente impossibili e inspiegabili. La giornalista premio Pulitzer Lois Lane del The Daily Planet si trova in Artide quando vede Clark usare i suoi straordinari poteri e si convince di avere tra le mani la storia del secolo, ma è ignara delle conseguenze che questo potrebbe avere per l’uomo misterioso.

E’ Amy Adams che interpreta uno dei personaggi femminili più famosi dei fumetti, che non ha superpoteri, se non quello della deduzione. “Come molti giornalisti, Lois è assolutamente concentrata sulla storia che vuole raccontare. Non ha paura di scoprire la verità, è convinta che sia più importante del benessere personale, ma è diventata una specie di dipendenza, che annebbia la sua capacità di giudizio e la allontana dalla gente reale che c’è dietro una storia”.
Così rimane sorpresa dall’affermazione di Clark che il mondo forse non è pronto alla sua verità e ripensa ai suoi obiettivi. “Lois riconosce che non c’è un’unica verità, ma c’è una verità da prospettive diverse”, continua Adams, aggiungendo che, a causa della sua ambizione e forse per la natura del suo lavoro, “Lois ha perso la fiducia nell’onestà. Vedere e sentire che le intenzioni di Clark sono pure le dà forza, è una sorta di rinascita per lei. E’ molto interessante che sia una persona proveniente da un altro mondo a renderla più umana”.

“Lois è un personaggio complicato”, dice Deborah Snyder. “E’ dura, aggressiva, ma anche bella e sensibile, non è davvero la damigella che deve essere salvata. E’ una donna moderna. Siamo stati molto fortunati ad avere un’attrice come Amy, perché ha aggiunto profondità e passione al suo personaggio”.
Mentre Lois crede di avere una storia da prima pagina per il Planet, il suo direttore è molto più scettico. Nel ruolo di Perry White c’è Laurence Fishburne, un fan del genere che non si è lasciato sfuggire l’occasione di poter lavorare con Zack Snyder. “Fin dal mio primo incontro con Zack, prima ancora che iniziassimo a parlare della sceneggiatura o della storia, ho creduto nel progetto”, dice Fishburne. “Ho sempre ammirato il suo lavoro e credo che sia un regista che può realizzare un film basato sui fumetti e sul mondo del romanzo grafico, quindi ho pensato che avrebbe fatto un lavoro magnifico con Superman”.

L’attore comprende perché la popolarità del supereroe duri da così tanto tempo. “‘Anche le persone normali hanno bisogno di sentirsi come Superman qualche volta, con la moglie, con i bambini, con i colleghi di lavoro o con gli amici. Ci sono dei momenti in cui abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che siamo straordinari, che siamo capaci di cose incredibili. Mi piace il modo in cui gli sceneggiatori hanno strutturato questa particolare storia, perché suggerisce che siamo speciali, che possiamo fare grandi cose e che non sono importanti i superpoteri, ma le scelte che compiamo”.
Fortunatamente per Clark, Perry definisce un cumulo di sciocchezze l’articolo di Lois sull’alieno arrivato sulla Terra. Comunque, sfortunatamente per Clark e per gli abitanti della Terra, diventa ininfluente che Lois scelga di inseguire la sua storia anche senza il consenso di Perry quando ad attirare l’attenzione del pianeta arriva l’astronave Black Zero, comandata dallo spietato generale Zod.
“Qualcuno una volta ha detto che nessuno cattivo pensa a se stesso come a un cattivo, anzi è sempre l’eroe della sua storia”, sostiene Goyer. “E Zod è convinto di essere una nobile figura”.

E Michael Shannon, che interpreta il carismatico leader militare, pensa che il comportamento di Zod non sia del tutto patriottico. “Penso che chiunque faccia il guerriero di professione e passi la vita a impartire ordini si abitui a una certa struttura. Se questa struttura è stata fatta saltare, avranno sempre quell’impulso. Quando si ha il potere, fa piacere esercitarlo. Ma è interessante osservare Zod che cerca di restare fedele alle sue intenzioni”.
Sia Zod che il suo compatriota di un tempo, Jor-El, hanno messo in cima ai loro pensieri, anche se in modo diverso, la sopravvivenza della loro specie. “Zod è davvero convinto che ciò che sta facendo è per il bene di Krypton”, osserva Cavill. “Ha cercato di spiegarlo a Jor-El, ma avevano opinioni diverse, allora ci prova con il mio personaggio. Quando racconta a Kal di quanto era bello Krypton e di quanto potrebbe esserlo ancora, si sente la forza e la passione della sua visione. E’ proprio quello che considera necessario raggiungere che lo trasforma da visionario in dittatore e distruttore. Michael lo interpreta con magnifica imperturbabilità”.

“Bisogna fare un confronto”, sostiene Shannon, “e vale sicuramente la pena chiedersi se la Terra fosse nella stessa situazione di Krypton all’inizio del film, cosa potremmo fare? Sicuramente ci sarebbe più di una soluzione, più di una scelta. Da quale parte schierarsi? Zod a suo modo ha scelto una posizione, forse non più forzata di quella di Jor-El. Solo diversa”.
Zack Snyder osserva che sia Crowe che Shannon infondono la stessa passione e forza alle scene che girano insieme. “Russell e Michael si completano perfettamente. Poiché I loro personaggi hanno una lunga storia nel film, era importante che scattasse l’alchimia e loro sono stati eccezionali, hanno superato ogni mia aspettativa”.

Zod e il suo spietato equipaggio sono guerrieri che non possono più proteggere il loro paese, quindi hanno deciso di preservare la loro razza. Antje Traue, che interpreta la coraggiosa vice di Zod, Faora-Ul, dice che la determinazione del suo personaggio è dovuta al fatto che “lei è una creatura soddisfatta dalla violenza, non prova rimorsi, infligge sofferenze e le vive lei stessa, ma non c’è un sottotesto. E la sua lealtà è assoluta: Faora serve Zod, combatte per lui, lo protegge, lo segue senza fare domande”.
“Faora non è davvero malvagia, non è cattiva in sé”, spiega Goyer. “Noi la giudichiamo con occhi di umani, ma su Krypton esiste un sistema di caste, al cui interno ogni abitante ricopre un ruolo specifico. Faora è stata cresciuta per diventare una guerriera, per uccidere e obbedire agli ordini, per lei la compassione è solo debolezza. Dunque, seguendo Zod, fa ciò per cui è nata”.

L’invasione di Zod si scontra con le forze U.S.A., non meno devote al dovere e decise a salvare il loro pianeta. Tra i loro leader c’è il colonnello dell’aviazione Nathan Hardy, interpretato da Christopher Meloni, all’inizio piuttosto contrario a che dei civili abbiano a che fare con le operazioni militari, soprattutto Lois Lane.
“Avete mai visto un cane che rizza il pelo sulla schiena?”, dice sorridendo Meloni. “E’ quello che succede a Hardy quando incontra per la prima volta Lois. Lei è una vera schiacciasassi, ma lui non ha alcuna intenzione di abbassare a testa”. Hardy ha lo stesso atteggiamento ostile anche nei confronti di Superman. “Non si fida di lui, forse ne ha paura. Secondo me lo considera un’arma piuttosto potente, il che ha un senso se si pensa al mestiere di Hardy”.

Malgrado la natura della battaglia tra i ribelli kryptoniani e l’Esercito U.S.A, Meloni sostiene che il film fornisce un’analisi interessante sulla natura del potere. “Nel film il percorso di Superman riguarda in parte come imparare a controllare i propri poteri, il che solleva la questione ‘Cosa è vero potere?’ Io penso che il vero potere sia perdonare, rifiutare, il vero potere non è basato sulla paura”.
Nel cast ci sono inoltre Harry Lennix nel ruolo del Generale Swanwick; Richard Schiff in quello del Dr. Emil Hamilton, uno scienziato che collabora con l’unità militare di Swanwick nell’Artico; Michael Kelly è il giornalista sportivo del Daily Planet Steve Lombard; e Cooper Timberline e Dylan Sprayberry che interpretano Clark Kent rispettivamente all’età di 9 e 13 anni. “Abbiamo avuto un cast fantastico”, dice Zack Snyder. “Era importantissimo per tutti noi essere sicuri che gli attori non solo rispondessero alle necessità della storia, ma che incarnassero quei personaggi così conosciuti e amati da legioni di fan in tutto il mondo: Credo che lo abbiano fatto e nel modo migliore”.


LA COSTRUZIONE DEL MONDO
JONATHAN KENT
Sei tu la risposta, figlio mio. Sei tu la risposta alla domanda ‘siamo soli nell’universo?’ Devo credere che sei stato mandato qui per una ragione, e anche se ti ci vorrà tutta la vita devi scoprire quale sia questa ragione.

Tornare all’inizio della storia di Superman - a Krypton e ai suoi abitanti - ha offerto al regista Zack Snyder e allo scenografo Alex McDowell l’opportunità di “costruire un mondo”, immaginario e fantastico, ma logico. Il loro obiettivo era che il pubblico si sentisse così immerso in quell’ambiente da non metterne neppure in discussione il realismo. “Si progetta una spazio che deve ospitare una narrazione complessa, costruire una storia che si rifletterà in tutto il corso del film e bisogna seguire delle regole, le regole che guidano quel mondo”, afferma McDowell.
I realizzatori hanno immaginato un pianeta sull’orlo della distruzione, un luogo in cui i governanti si sono arresi all’inevitabile e la loro inerzia e incapacità ha portato alla rovina la loro cultura e la loro terra. Avanti anni luce rispetto alla Terra in campo tecnologico, hanno esaurito tutte le loro risorse energetiche e il pianeta sta collassando.
Queste due premesse - l’esaurimento delle risorse e la base organica della loro tecnologia - sono state le basi su cui è stata costruita la storia di Krypton.

“Il pianeta è stato perforato per ricavarne risorse”, spiega McDowell. “Hanno deforestato la superficie e hanno scavato per costruire città sotterranee in uno spazio protetto, il più profondo possibile. Quindi abbiamo progettato la loro architettura e la loro tecnologia perché avessero un aspetto naturale, non ci sono linee rette su Krypton”.
La sfida era di costruire set che si sono rivelati “forse i più complessi mai progettati e costruiti da un dipartimento artistico”, dice ridendo McDowell. Il compito è stato troppo complicato anche per i computer e la squadra di designer è dovuta tornare alle sculture di schiuma che poi sono state scannerizzate. Molto interessante, forse, è stato l’uso del CNC (Computer Numerical Control) per ricavare le centinaia di “costole” di legno che formano lo scheletro di Krypton. Lavorarle a mano avrebbe richiesto una enorme quantità di tempo, come costruire tutti i set usando il CNC.

Ne è risultato un felice matrimonio tra l’artigianato e la tecnologia d’avanguardia: le “costole” costruite dal CNC sono state sistemate dai nostri esperti carpentieri, poi intonacate dalla squadra delle costruzioni e infine decorate dagli artisti di scena.
“Non potevamo farlo in modo tradizionale”, ricorda McDowell, “ma neppure ricostruire tutto al computer. Ad ogni passo dovevamo decidere quale strategia usare, la tecnologia digitale o i metodi classici, stavamo attraversando territori nuovi. Un ottimo compromesso è stato creare grandi set che ci hanno permesso di lavorare molto con la macchina da presa”. Anche gli elementi più piccoli dell’architettura e degli arredi di scena sono stati creati usando un mix di sculture e prototipi o tecnologie 3D, quindi gli oggetti esistevano e rappresentavano un supporto tangibile per le performance degli attori.

Per gli spettatori molto attenti c’è un’altra dimensione della cultura kryptoniana sulle pareti di quel mondo alieno: un linguaggio completamente nuovo. Tutto inizia con il geroglifico S sul costume di Superman, che significa “speranza” e che poi porta a una serie di quaranta o cinquanta ideogrammi che indicano le altre casate di Krypton o altro. La felice scoperta è avvenuta quando McDowell, mentre preparava i set a Vancouver, Canada, ha letto un articolo che parlava di come la linguista Dr. Christine Schreyer, dell’University of British Columbia, usasse le lingue inventate dei Klingon e dei Na’vi per insegnare ai suoi studenti come capire i linguaggi perduti.

La studiosa ha spiegato ai realizzatori le regole di base dello sviluppo del linguaggio e una di queste è l’importanza della cultura. Ad esempio, nella cultura inglese tutto è incentrato sull’individuo, si dice “I want an apple”. I realizzatori hanno invece deciso che a Krypton il centro fosse l’oggetto e la frase diventa “apple I want”, quindi l’oggetto prima del soggetto. E questo è stato l’inizio della strutturazione della lingua kryptoniana. In poco tempo e con l’aiuto di Schreyer, sono state elaborate oltre 300 parole e frasi, che il team ha poi fatto avere allo scrittore David Goyer, e tra loro sono state scelte quelle da tracciare sui robot, sulle spade e sulle creature volanti.
McDowell afferma che la creazione di un linguaggio è stata indicativa di un processo per la costruzione di un mondo che lui ama molto. “Ognuno di quei dettagli, come il fatto che la ‘S’ in una conchiglia si trova sul petto di un supereroe che proviene da un altro pianeta, diventa un problema da risolvere. Solleva una quantità di domande che ti permettono di addentrarti in questo mondo”.

Far rinascere una lingua “perduta” è perfetto, considerando che “perduto” è l’aggettivo unificante per tutto ciò che riguarda Krypton: affetti perduti, cultura perduta, opportunità perdute e livello tecnologico perduto. Questo si riflette non solo nell’arido paesaggio e negli edifici crollati di Krypton, ma anche nell’antiquata flotta di astronavi che si vedono nel film, come la Black Zero, in passato mandata fuori servizio e poi riadattata a penitenziario, e la Scout, abbandonata nell’Artico dopo il fallimento della sua missione sulla Terra. La Black Zero - una enorme struttura a forma di tripode usata per ospitare migliaia di rifugiati e collegata a un gigantesco Phantom Projector capace di catapultarla nella Zona Fantsma - assomiglia, secondo McDowell a “un enorme motore con delle persone sopra”.
In netto contrasto con la nave sporca ma funzionale di Zod è la Scout, ancora in ottime condizioni, che assomiglia a un baccello, una metafora del suo compito, quello di trovare mondi nuovi e ospitali per i kryptoniani. Legata nel design al casato di El, riflette un approccio più morbido e corretto, quello impersonato da Jor-El.

“Man of Steel” comunque non si è occupato solo del fantastico mondo di Krypton, ma anche della Terra, della sua bellezza e del legame emotivo che Clark Kent ha con lei. Synder aveva deciso di avvalersi il più possibile di location reali, evitando visioni stilizzate, anzi, portando il pubblico all’interno del mondo di Clark e invitandolo a condividere le sue esperienze. Le riprese hanno portato la troupe in tante città diverse, dalla cittadina di Plano, Illinois, alla metropoli che è Chicago. Si sono poi avventurati tra i ghiacciai della British Columbia, a bordo di una nave per la pesca dei granchi, la Debbie Sue, al largo di Ucluelet, Vancouver Island - per una scena in cui sono travolti da onde alte più di 10 metri. La troupe si è poi trasferita nell’ambiente opposto, nel Mojave Desert in California, dove ha avuto il privilegio di girare all’interno della Edwards Air Force Base. In ogni location si è cercato il più possibile di girare in situ, evitando al massimo l’aggiunta di green screen.

A Chicago il team di McDowell ha trasformato un intero piano della vecchia Sears Tower, che oggi si chiama Willis Tower, negli uffici del Daily Planet, e ha usato la 111 East Wacker di Chicago per alcuni esterni di Metropolis. L’edificio è stato progettato negli anni ’50 da Ludwig Mies van der Rohe ed è considerata una delle sue opere migliori.
Una sequenza molto impegnativa, un sorpasso sull’autostrada, richiedeva un cambio d percorso per le oltre 40,000 auto che la percorrono ogni giorno. “In genere, quando si gira questo tipo di scena, si cercano luoghi che sono chiusi per qualche motivo”, dice l’ispettore di produzione supervisore Bill Doyle. “Se sono in costruzione si può contrattare direttamente con il direttore dei lavori, altrimenti chiudere una strada richiede mesi di programmazione e studi SCAT (Signal Coordination and Timing) e ottenere i permessi è difficile. Ma quando abbiamo avuto con noi la Illinois State Patrol tutto è stato più facile e il risultato, credo, è stato fantastico. Avevamo scelto quel luogo perché avevamo bisogno contemporaneamente di campi di mais e di un sorpasso e non c’era altro a meno di tre ore da Chicago”.

Una delle location più importanti è stata la cittadini di Plano, Illinois, che doveva ospitare la città in cui vive Clark, Smallville. “Plano ci ha accolto con grande generosità, ci ha permesso di chiudere tutto e di trasformarla nel nostro set. Abbiamo lavorato con la loro polizia e i loro vigili del fuoco e anche tanti abitanti hanno prestato la loro opera per garantire la nostra sicurezza. E’ una comunità calorosa e accogliente”, ricorda Deborah Snyder.
La cittadina è stata la base ideale su cui costruire il resto di Smallville. “In un certo senso, Smallville rapprsenta l’innocenza di Clark”, dice Goyer says. “E’ il suo lato umano, una espressione fisica del suo retaggio terrestre e un porto sicuro. A differenza di molte cose nella sua vita, non è complicata, è casa sua”.
Gli spazi tra gli edifici di Plano sono stati riempiti con pubblicità di Sears, 7-Eleven e IHOP, immediatamente identificabili come simboli caratteristici della vecchia America. A venti minuti dalla città, in un paesaggio di morbide colline, è stata ricostruita la fattoria dei Kent, circondata da campi di mais.

“La fattoria della famiglia Kent è servita anche a radicare il film in una realtà che umanizza Clark e, nello stesso tempo, ricorda la crisi economica con il contrasto tra la casa di Clark quando era giovane e quella cui ritorna da adulto, abbandonata e in decadenza”, fa notare McDowell. Il supporto di Plano è stato molto importante per i realizzatori, perché la storia aveva bisogno di numerose scene d’azione che prevedevano esplosioni, frammenti che volavano in giro e voli radenti - usando veri velivoli militari. Plano, come afferma Doyle, sostanzialmente ha permesso alla produzione “di fare ogni genere di cose folli”.
Ma è stato fondamentale soprattutto il supporto del Department of Defense, che ha fornito alla produzione parti di aerei, jet con pilota, elicotteri, un cargo, consulenti tecnici e almeno 300 soldati come comparse.

In California la produzione ha avuto il pieno sostegno della Edwards Air Force Base per altre scene e per la preparazione degli attori. Girare in una base dell’Aeronautica in attività è stata un’esperienza fantastica per il cast e la troupe, è stata la prima volta nella loro vita in cui hanno potuto vedere da vicino un cargo C17 o un jet da combattimento F35.
“Abbiamo trascorso dei momenti magnifici lavorando con loro”, ricorda il coproduttore Wes Coller, “a partire dall’idea di come si potrebbe rispondere a una minaccia come quella del film. E’ stato incredibile lavorare con persone di quel livello e in una base dell’aeronautica come quella di Edwards, dove sono successe tante cose importanti. Siamo stati fortunati perché ci hanno accolto a braccia aperte”.

“Non credo che saremmo riusciti a fare questo film senza di loro”, dichiara Roven. “Sono stati grandi, non solo ci hanno permesso di usare il loro incredibile patrimonio, ma si sono sempre dati da fare perché quello che stavamo facendo fosse credibile e corretto, contribuendo notevolmente al realismo cui tenevamo tanto”.
Parte di questo realismo è stato ottenuto anche con l’uso quasi esclusivo della macchina a spalla, una scelta senza precedenti in un film di queste dimensioni. Zack Snyder ha collaborato con il direttore della fotografi Amir Mokri per inserire gli elementi di uno stile documentaristico e l’uso di obiettivi che in genere non vengono usati per la macchina a spalla, oltre a dollies e attrezzature speciali ha colmato il divario tra l’immediatezza della Steadicam e l’eleganza della tradizionale ripresa dei grandi film d’azione.
Anche gli attori hanno apprezzato il lavoro della macchina da presa a spalla. “Mi piaceva che la macchina non fosse così rigida”, riflette Cavill. “Permette grande libertà nella recitazione e questo è importante”.

Uno degli aspetti più importanti è stato quello degli effetti speciali e visivi, tenendo conto che sono ben poche le cose che Superman fa senza qualche tipo di effetto. Ma il regista, che aveva stretto rapporti molto forti con il regista della seconda unità e coordinatore degli stunt Damon Caro e il supervisore degli effetti visivi John “DJ” DesJardin, ha sempre avuto fiducia nel suo team. “Abbiamo affrontato le difficoltà ogni volta che si presentavano”, dice Snyder.
“Sapevamo che Superman non può fare nulla che non debba poi essere completato almeno parzialmente in post-produzione. Non può volare grazie ai cavi, li abbiamo usati solo per avere una prospettiva e gli angoli di ripresa, nei moderni film di supereroi non si usa più”.
“C’erano un miliardo di decisioni da prendere ogni piccolo movimento e per me è stato importantissimo poter lavorare con Damon and DJ”, continua il regista. “Ci capivamo al volo e volevamo tutti girare il film più cool possibile”.
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