La Verita' Nascosta di Andrés Baiz

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locandina La Verita' Nascosta
 
Regista: Andrés Baiz
Titolo originale: La cara oculta
Durata: 95'
Genere: Thriller
Nazione: Spagna, Colombia
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 10 Febbraio 2012 (cinema)

Attori: Martina García, Quim Gutiérrez, Clara Lago
Sceneggiatura: Andrés Baiz, Hatem Khraiche, Stewart St. John

Trama, Giudizi ed Opinioni per La Verita' Nascosta (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Josep M. Civit
Montaggio:
Musiche: Federico Jusid

Produttore: Andrés Calderón,Cristian Conti,Juliana Florez
Produttore esecutivo: Rodrigo Guerrero,Stefan Schmitz,Guadalupe Balaguer Trelles,María Zamora
Produzione: Avalon, Cactus Flower, Dynamo, Fox International Productions (FIP)
Distribuzione: Moviemax

La recensione di Dr. Film. di La Verita' Nascosta
Mi dispiace, dopo meno di mezz'ora ne avevo proprio le scatole piene di questo film. Magari dopo migliora. Buona fortuna.

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Colonna sonora / Soundtrack di La Verita' Nascosta
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Marisa Della Pasqua: Fabiana
Lorenzo Scattorin: Adrian
Jenny De Cesarei: Belen
Adele Pellegatta: Emma

Personaggi:
Martina Garcia: Fabiana
Quim Gutiérrez: Adrian
Clara Lago: Belen
Alexandra Stewart: Emma

Informazioni e curiosità su La Verita' Nascosta

Note dalla produzione:
NOTE DI REGIA
Esiste nell’animo di ognuno di noi il desiderio malato di possedere la persona che amiamo. Su questa idea di possessione amorosa ho costruito la storia de La Verità Nascosta, una trama sinistra che parla di come sia impossibile amare quando ci si scontra con la nostra natura terrena. Il film mostra i rischi che si possono correre nel mettere alla prova l’amore del proprio partner.
La struttura del film é poco convenzionale, si tratta di una storia che viene narrata due volte, attraverso due punti di vista differenti. Nella prima metà, dove il personaggio principale è Fabiana, la narrativa è tracciata dai codici del genere della suspance. I movimenti della telecamera sono controllati, tecnici ed eleganti, creando un cinema più classico.

In seguito la storia si racconta di nuovo, attraverso gli occhi di Belén. Qui il genere subisce una grande metamorfosi e si trasforma in una dramma, carico di tensione e forti emozioni. La maggior parte di questa seconda metà si gira con la camera in mano. Questo per dare più instabilità allo sguardo del personaggio e per conferire all’attrice maggiore libertà scenica.
Il rigore della storia è uno degli aspetti più interessanti della sceneggiatura. Mi riferisco al fatto che si tratta di una pellicola contenuta, proprio come il bunker che soffoca poco a poco Belén. È contenuta nel suo numero di personaggi e location. Il bunker non è altro che la manifestazione materiale dell’amore malato e possessivo dei due personaggi.

La fotografia, la musica e la scenografia avvicinano lo spettatore ad un mondo proibito e suggestivo, sempre però stilizzato. La Verità Nascosta è legata ai meccanismi della mente, alla preoccupazione per il desiderio sessuale e al subconscio.
La stanza segreta della casa è la rappresentazione di questo luogo nella mente dove si nasconde tutto un mondo perverso, istintivo ed animale. Un luogo al quale non potremmo accedere se non attraverso l’ipnosi e i sogni (la chiave che apre lo specchio) e che nasconde le verità del nostro comportamento. Di conseguenza la musica classica contrasta così bene con questo aspetto e rappresenta il perfetto opposto: l’ideale, l’elevato, l’elegante.

Possiamo dunque dire che Belén e lo spettatore sono un elemento unico, rinchiusi entrambi in un luogo oscuro, osservano e ascoltano ciò che succede dall’altra parte, senza che nessuno se ne accorga. Ciò fa de La Verità Nascosta (che è anche la verità nascosta dello spettatore) un film molto coinvolgente sul piano teorico, ci costringe ad affrontare un’esperienza voyeuristica, così come lo è il cinema stesso.
Andi Baiz


La Verità Nascosta
Con la maestosità della musica classica e dei grandi concerti si apre il sipario di una delle più gratificanti e inusuali sorprese del cinema colombiano: La Verità Nascosta. Il progetto pone in risalto il talento di uno dei registi colombiani più eccezionali, Andi Baiz, lo stesso di Satanás.
La Verità Nascosta è il primo film colombiano-spagnolo, realizzato in collaborazione con 20th Century Fox, e anche il primo a debuttare in maniera importante in Spagna con 285 copie riscuotendo un gran successo.
Il critico Jordi Battle de La Vanguardia di Spagna afferma: “La Verità Nascosta si presenta come un film di suspence ben girato ed efficace, con volontà di stile e senza pecche: la tensione è costante e non si affievolisce mai. È interpretato in modo impeccabile: tanto Quim Gutiérrez, uno dei migliori attori del
nostro panorama attuale, quanto Clara Lago e Martina García raggiungono delle creazioni intense dei loro personaggi, sembrano abilmente rivestiti di una seconda pelle”.


Andi Baiz
Andi Baiz, regista colombiano, laureato all’Università di New York (NYU) - Tisch School of the Arts. Il suo cortometraggio Hoguera, girato in Colombia, venne selezionato per partecipare alla Quindicesima Edizione del Festival di Cannes 2007. Satanás, suo opera maestra, basata sul romanzo ononimo di Mario Mendoza, riscosse un gran successo in festival di tutto il mondo come Montecarlo e San Sebastian, e
rappresentò la Colombia nella corsa per il Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2008.
La Verità Nascosta, coprodotta da Fox International Pictures, è il suo secondo lungometraggio.

Come nasce il progetto de La Verità Nascosta?
Una prima stesura della sceneggiatura scritta dallo spagnolo Hatem Khraiche Ruiz- Zorrilla giunse tra le mie mani quando stavo lavorando al mio primo film, Satanás in Spagna. La sceneggiatura aveva un’anima meravigliosa, tuttavia era ancora una bozza. Mi diedi l’obiettivo di riscriverla in un anno e mezzo, cercando di dare più forza ai personaggi e spostando l’ambientazione in Colombia. In questo modo la feci mia integrando anche le mie inquietudini e preoccupazioni.

Cosa significa lavorare con uno studio di Hollywood come la Fox?
Garanzia, soprattutto di avere un’eccellente distribuzione e promozione nei principali mercati del mondo. Loro sono molto esigenti e durante le riprese dovevo difendere costantemente il mio punto di vista e le mie decisioni con argomentazioni solide e carattere. Era estenuante però a volte molto stimolante.

Che esperienza le ha lasciato lavorare con attori come Quim Gutiérrez, Martina García e Clara Lago?
Quim Gutiérrez è uno dei migliori attori con il quale abbia mai lavorato. Un vero professionista, la maestria del suo lavoro risiede nei dettagli, che io stesso scopro di volta in volta rivedendo il film. Quim inoltre, è molto generoso con i suoi colleghi attori, si dedica molto a loro ma soprattutto, e prima di tutto, al film.
Con Martina García avevo già lavorato prima in Satanás, ed è una delle attrici più affidabili che io conosca, credo molto nel suo talento e nel suo impegno. È anche molto enigmatica perchè riesce ad incarnare allo stesso tempo l’aspetto puro e quello perverso. Ne La Verità Nascosta Martina interpreta un ruolo da protagonista molto complesso. È sorprendente vederla già nei panni di un’attrice con la A maiuscola.
Clara Lago è un’attrice con un talento innato. È perfezionista e molto matura. È impossibile credere che con i suoi soli 20 anni abbia saputo interpretare in modo così emozionante il ruolo di Belén. Clara è senza dubbio la stella del film ed è una delle attrici più promettenti del cinema attuale. Arriverà senza dubbio molto lontano.

Quale é stata la difficoltà nel girare La Verità Nascosta?
Sicuramente i dieci giorni che abbiamo girato nella casa che si trova a Mosquera alle porte di Bogotá, location principale del film. È stato un inverno molto rigido nel paese e Mosquera è stata una delle zone più colpite.
A causa del tempo arrivare sul set è stato sempre più difficile e questo ha rallentato moltissimo le riprese. Nonostante ciò, tutti abbiamo lavorato con cura e passione. I problemi provocati dal clima non si percepiscono nel video, anzi le scene che abbiamo girato nella casa sono veramente sofisticate e belle. Il direttore della fotografia, Josep M. Civit ha fatto davvero uno splendido lavoro.

Quali sono gli aspetti del film che vuole mettere più in evidenza?
In primo luogo il lavoro degli attori e il modo in cui il film è stato girato. Bellissima è anche la fotografia di Josep M. Civit e il lavoro meraviglioso di Federico Jusid che ha composto per il film una colonna sonora sorprendente ed accattivante.

Quali sono le aspettative sul lancio del film?
Vorrei che La Verità Nascosta catturi il pubblico, che lo riesca a sedurre, soprattutto quello femminile. Ho voluto fare un film originale, con molta suspence ma anche con un pizzico di humour e con personaggi molto attraenti. Il film è potente, divertente, con un aspetto classico e sofisticato.


Martina García
Martina Garcìa è una delle attrici con più successo in Colombia e in America latina ed è la protagonista de La Vertità Nascosta, pellicola di Andi Baiz nella quale divide la scena con gli spagnoli Quim Gutiérrez e Clara Lago.
I suoi ruoli nei film Perdere è una questione di metodo, Satanás, Amar a Morir, Rabia, Biutiful y la Mosquitera sono un chiaro esempio dell’impegno della colombiana Martina García, la quale negli anni si è trasformata in un’importante attrice per il cinema Latinoamericano.

Quale è stata la parte della sceneggiatura che le è piaciuta di più?
Tutto: la storia, il personaggio… non vedevo l’ora di interpretarlo e sono molto soddisfatta del risultato.
La Verità Nascosta è una storia molto metaforica e simbolica sulle relazioni, l’amore, le paure e la condizione umana.
Mi piace inoltre che ogni personaggio, in particolare quelli femminili, sia in balìa delle proprie insicurezze, paure, dell’amore e di se stesso. Adoro il mio personaggio perché mi ha dato la possibilità di esplorare molte contraddizioni e se c’è qualcosa in cui credo pienamente sono le contraddizioni dell’essere umano.
Senza dubbio la cosa che più mi ha dato soddisfazione è stato tornare a lavorare con Andi Baiz, con il quale avevo già lavorato in Satanás. È stato davvero molto speciale, è un regista meraviglioso con una grande energia creativa, continuativa e motivante per tutta la squadra.

Cosa le ha lasciato questo mix di nazionalità del cast di La Verità Nascosta?
Adoro lavorare con persone di talento provenienti da diverse parti del mondo. In tutti i film che ho fatto è stato così, anche se comunque in fin dei conti la nazionalità non conta molto, l’importante è lavorare con un cast di professionisti come quello incontrato sul set di questo film. Il momento delle riprese è stato davvero intenso, si è creato un universo particolare che ha coinvolto tutti.

Quali emozioni ha fatto riemergere in lei l’interpretazione di Fabiana?
La paura della gelosia e dell’idea che l’amore sia impossibile. La verità è che mi impaurisce di più il terreno, il quotidiano. Inoltre ha rimesso in evidenza la mia claustrofobia, non vorrei mai trovarmi rinchiusa in un luogo stretto.


Quim Guriérrez
Quando si parla di giovani attori di talento, il nome di Quim Gutiérrez risuona nel cinema ibericoamericano con tutte le sue credenziali. Il suo volto è familiare in numerose produzioni del cinema spagnolo e internazionale. Quim ha iniziato a recitare a 12 anni quando chiese ai suoi genitori di iscriverlo ad una scuola di recitazione e partecipava agli spettacoli scolastici con l’unico scopo di
divertirsi, fino a quando qualcuno non lo vide e gli consigliò di fare un casting per una serie televisiva.
“Il secondo film al quale ho lavorato, Azul Oscuro, casi negro, vinse tre Premi Goya, il premio Revelación e raggiunse un gran successo in Spagna e in festival come il New York Film Critics e il Festival di Venezia”.
Oltre allo “sforzo” enorme di farsi amare dalle tre donne della sceneggiatura, Quim ha dovuto imparare in sei lezioni di pianoforte quello che si ottiene di solito in dieci anni di conservatorio. “Al di là di avere un buon ritmo e aver strimpellato qualche strumento, non avevo nessuna conoscenza riguardo la musica. Per fortuna ho avuto un professore con una pazienza infinita”.

Parliamo di Adrian…
É un ragazzo con differenti personalità, molto ermetico e con scarsa capacità di esprimere le proprie emozioni, anche se allo stesso tempo è in grado di dirigere in maniera impeccabile una filarmonica dove poi riversa tutta la propria energia e passione. È un contrasto molto interessante che si differenzia completamente dal resto delle relazioni amorose con Belén, Fabiana e Veronica.

Qual é la cosa che ti ha colpito di più del personaggio?
É la storia di un uomo la cui fidanzata scompare e lui non scoprirà mai veramente cosa le sia successo, vive con questo inganno. Ho individuato il percorso di Adrián come un processo di dolore, di senso di colpa e anche di paura per ciò che lui stesso è in grado di fare.

Sei ancora ossessionato dai baci forzati della tua prima audizione?
Direi che al momento non creano più dei grossi problemi (sorride) soprattutto ne La Verità Nascosta dove mi sono diviso tra tre donne meravigliose: Clara Lago, Martina García e Marcela Mar con le quali ho anche girato scene molto romantiche.

Come è stato lavorare con attrici come loro?
Con Clara ci conoscevamo già in Spagna e abbiamo lavorato insieme nel film Primos, però non avevamo girato neanche una scena insieme, questa è la prima volta e ci ha fatto un grande effetto. Il feeling era davvero assoluto, abbiamo condiviso numerose scene di tensione, di dolore però il processo è stato molto facile e piacevole.
Con le ragazze colombiane è stato altrettanto meraviglioso; sia Marcella che Martina sono due attrici favolose. Ho interagito molto di più con Martina perché con Marcella ci siamo occupati principalmente di cose tecniche riguardanti la direzione d’orchestra e suonare il violino.
Con Martina c’è stata una chimica spettacolare, abbiamo avuto la fortuna di condividere lo studio dei dialoghi scoprendo delle sfumature dei personaggi fantastiche. Il lavoro con lei è stato davvero meraviglioso.


Clara Lago
Anche se è la prima volta che partecipa ad una produzione colombiana, in Spagna ha accumulato 11 anni di lavoro in cinema e televisione. Ha lavorato in sette serie TV e nove film, tra i quali El viaje de Carol, El club de los suicidas e El hijo del ahorcado.

Cosa ti ha colpito di più della sceneggiatura?
Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui è stata scritta; in un primo momento viene raccontata metà della storia e subito dopo inizia di nuovo dal principio e si inizia a capire quello che sta succedendo. Questa forma di vedere l’amore, il tema della possessione, della gelosia, e dell’ossessione mi sembra che sia stato fatto molto bene.

Quale sfida comportava il personaggio di Belén come attrice?
Belén è una donna molto passionale e apparentemente indipendente, sicura di sé, molto determinata e anche per questo non dubita un attimo nel decidere di andare con il suo fidanzato in Colombia, dove però vivrà un’esperienza traumatica nella quale realizza un viaggio introspettivo personale ed emozionale.
La cosa più difficile è stata che in molte delle sequenze, o comunque nelle più complicate e con più carica emotiva, ero da sola; anche se a volte puó essere un aspetto positivo per un attore che dà libero sfogo alla sua emotività. Sono state comunque delle riprese davvero molto dure, con diversi momenti di crisi.

Come descriverebbe l’amore che Belén prova per Adrián?
Belén è innamoratissima di Adrián però in fondo è più innamorata dell’amore, del sentimento che si prova nell’ essere innamorata. C’è un forte cambiamento in lei perché in qualche modo si rende conto che quello che la incatena è la paura di rimanere da sola e perdere l’amore di Adrián. Vive un forte viaggio personale che le permetterà di confrontarsi con i propri lati negativi: la gelosia, le insicurezze e la
dipendenza dall’amore.

Come ha interiorizzato e vissuto i cambiamenti del personaggio?
Credo che certi ruoli da interpretare arrivino sempre nei momenti in cui ne hai bisogno per capire alcuni aspetti di te stesso. Ho dovuto vivere attraverso questo personaggio nella solitudine, nell’amore e nelle insicurezze. In qualche modo ho immaginato come poteva essere se avessi vissuto con lei.

Ci si dovrebbe isolare dal mondo per interpretare un ruolo del genere?
Ho dovuto imparare a stare da sola, lontanissima dal mio paese, dalla mia famiglia e dai miei amici. Anche se poi il cast era composto da persone meravigliose; trovarsi a Bogotà lontano da tutti mi ha aiutato ad entrare anche mentalmente nel bunker con Belén. È stato molto difficile ma allo stesso tempo molto soddisfacente e spero si veda il risultato.

Infine, come è stato lavorare con il regista Andi Baiz?
Andi è meraviglioso, ha un vero sesto senso nel dirigere. Riesce a vedere il film ancor prima di girarlo e cosa ancor più incredibile, è il suo livello di flessibilità e apertura mentale nel momento in cui gli proponi delle cose, dal cambiare i dialoghi fino a cambiare le scene stesse. Lui accetta qualsiasi tipo di proposta e dopo averle valutate risponde sì o no; è sempre aperto ad ascoltare nuove idee, e per un attore il fatto di poter proporre senza problemi è fondamentale.


Alexandra Stewart
Il suo nome ha una storia nel cinema mondiale. Con alle spalle più di 40 film ha lavorato al fianco di nomi illustri come Paul Newman, Warren Beatty, Anthony Quinn o Charlotte Rampling e a quello di registi come Francois Truffaut.
Nella sceneggiatura Alexandra interpreta una donna anziana che affitta ad una giovane coppia, la casa costruita alcuni anni prima da suo marito, con il quale fuggì dalla Germania per rifugiarsi in Colombia. Questa casa nasconde un grande segreto che cambierà profondamente la vita dei giovani ragazzi.
“Mi è piaciuta molto l’architettura della casa dove abbiamo girato a Mosquera perché mi piace molto la campagna, i fiori e gli animali. In realtà tutto ha contribuito a farmi avvicinare molto al personaggio di Emma”.
Per quanto riguarda il cast, il suo apprezzamento è ancora maggiore e confessa di aver trovato adorabile Clara Lago. “È giovane ma molto matura e mi ha aiutato tanto con il mio spagnolo”. E poi per dimostrare la sua totale modestia, mette in evidenza per la prima volta la sua esperienza. “Ho fatto molti film in tutto il mondo, in Sud America, in Brasile, Cile, Perù, Argentina… e questo in Colombia sarà per me un ricordo breve ma davvero formidabile”.


Josep Civit:
Con la collaborazione di Josep Civit, i produttori si assicurarono un lavoro splendido nella fotografia di La Verità Nascosta. Civit è un catalano con alle spalle una storia nel cinema dal 1984. Titoli come Ausentes, Guerreros, Maratón, Luces y Sombras y Angustias, fanno parte del suo lungo curriculum.
Il coinvolgimento di Josep Civit nel film si deve all’amico, Antonio Calvache, che, non avendo potuto lavorare al film, ha raccomandato Josep a Andi Baiz.
Una volta in contatto i due hanno parlato per una settimana e mezza via skype per decidere se potevano lavorare al progetto insieme.
“Andrés Calderón, produttore esecutivo, mi inviò la sceneggiatura a casa, la stampai, la lessi e in meno di due ore avevo chiamato Andi Baiz dicendogli: ‘Non so chi sei, ho molte poche informazioni a riguardo, però mi piacerebbe molto lavorare con te a questo progetto”.

Lavorare con Andi Baiz per Civit è stata un’esperienza intensa e “molto impegnativa”. Secondo lo spagnolo si tratta di una persona così entusiasta che non si pone dei limiti, che pensa in grande, sempre concentrato nel suo lavoro a raggiungere il massimo rendimento sia del team che degli attori. “Lo fa con tanto entusiasmo e allegria che non hai altra alternativa se non quella di seguirlo” dice Josep.
Josep considera tutti i film come un viaggio: si monta una tenda da circo, si crea una traccia e da lì iniziano una serie di azioni e performance di ogni genere, sia tecniche che artistiche di produzione e di logistica molto complicate.

Per quanto riguarda La Verità Nascosta, Josep sostiene che sia imprescindibile il rispetto per le due storie che si svolgono simultaneamente nella sceneggiatura.
“La Verità Nascosta ha due stesure diverse, e per affrontare questa sfida sono dovuto ricorrere a strategie differenti. In questo film la macchina da presa svolge un ruolo fondamentale, è come se fosse un vero e proprio personaggio”dice.


Art Designer
Gli Art Designer Diana Trujillo e Bernardo Trujillo (scenografo, che ha lavorato in film come Blow, che vede come protagonista Johnny Depp e Frida, con protagonista Salma Hayek) hanno analizzato attentamente i luoghi de La Verità Nascosta per conoscere nel profondo questo progetto cinematografico, e prima di mettersi al lavoro effettuarono una grande ricerca che si estese fino alla Germania della II Guerra Mondiale.
La Verità Nascosta è una storia caratterizzata dall’architettura del dopoguerra e richiedeva aspetti decorativi molto specifici.
“Metà del film si svolge in un bunker, realizzato da un ingegnere nazista e così abbiamo dovuto effettuare delle ricerche su questo tipo di edifici e in ciò che era nella mente di chi li progettava”, dice Bernardo.

Ovviamente hanno dovuto approfondire anche la loro conoscenza riguardo il mondo della musica classica e della sua estetica perché il personaggio principale è il direttore di un’orchestra filarmonica; per non parlare poi dell’architettura degli anni ’40 visto che l’altra metà del film si svolge in una casa che si trova nel municipio di Mosquera e che è stata costruita da un architetto di nome Vicente Nasi.
Per entrambi i disegnatori allestire la casa di Mosquera è stata senza dubbio la sfida più grande. Nonostante fosse distante 40 minuti da Bogotà, raggiungibile solo con stradine sterrate aveva un peso storico ed estetico davvero speciale. “Si trovava in un luogo isolato, era invitante, credibile e con una personalità propria misteriosa ed interessante”, sostiene Bernardo.

Tuttavia non era in buono stato; i pavimenti erano rotti, le pareti coperte di umidità, la pittura molto rovinata e il tetto pericolante. Le piantagioni che la circondavano davano un tocco di verde molto bello, ma allo stesso tempo era un luogo molto fangoso. Si tolsero pezzi di pavimento in buono stato per metterli nei punti strategici e si sistemarono i muri del salone principale, lottando continuamente contro l’umidità.
Vicente Nasi, architetto della casa, realizzò molti edifici di architettura moderna mischiata con uno stile molto europeo; tra questi ricordiamo Bauhaus, dove usa oggetti molto belli, non con fine decorativo ma piuttosto funzionale. “È la funzione dell’oggetto che ne determina la forma, tutto è messo in un determinato modo per una regione specifica”, spiega Diana Trujillo.

Il bunker teoricamente si trovava ad un lato della camera matrimoniale e dal suo interno si poteva vedere un’altra stanza, il bagno e attraverso alcune finestre, ma non il contrario. Dunque per Bernardo era importante trovare un’estetica per la casa che fosse anche funzionale per la relazione fra tutti questi spazi.
Doveva somigliare ad una struttura abbandonata quaranta anni fa, piena di umidità, provvista di un sistema idraulico che prendeva l’acqua da un lago vicino alla casa. Pertanto parte del progetto spingeva a coinvolgere molto il fattore dell’acqua, tubi di metallo e sistemi isolanti in modo da conferire all’ambiente un’atmosfera molto fredda ed ostile.

Nel giro di un mese è stato costruito in uno studio televisivo un modello in 3D con muri spessi 60-70 cm come quelli di allora, in modo da dare l’idea di pareti con un isolamento totale.
Partendo dai muri sono state disegnate le porte e gli specchi doppi attraverso i quali si vedevano le altre stanze. Per l’arredamento vennero incorporati elementi come una radio a onde corte, cibo in scatola della seconda Guerra Mondiale, un abito, un mobile stile ‘art-decó e un comodino. Il resto era in stile militare.

Luoghi come il bar dove lavora Fabiana, l’ufficio di Adrián e il teatro Jorge Eliécer Gaitán, come anche la solennità dei musicisti della filarmonica, calzano perfettamente.
L’atmosfera del film è arricchita dalla stessa Bogotà che secondo Bernardo “è piena di ricchezza visiva e sensoriale, con tanta musica, cultura e cibo; gli ambienti esterni sono bellissimi, c’è molto verde, rosso delle terracotte, è un ambiente carico di ispirazione e molto intenso sotto tutti i punti di vista”.


Federico Jusid
Studente di pianoforte e di composizione da quando aveva 7 anni, autore della colonna sonora originale di più di 20 lungometraggi e candidato al premio Goya per la Migliore Colonna Sonora con Il segreto dei suoi occhi, è il responsabile di uno degli aspetti più importanti della pellicola di Andi Baiz: la musica.
Quando il musicista argentino ha ricevuto dal suo agente di Los Angeles la sceneggiatura de La Veritá Nascosta, non sapeva neanche chi fosse Andi Baiz, e tantomeno conosceva la sua carriera come regista, ma la storia attirò talmente tanto da spingerlo ad approfondire. La prima cosa che fece una volta finito di leggerla fu quella di procurarsi Satanás, prima opera di Andi, e “mi ha entusiasmato moltissimo ed ha aumentato il mio desiderio di collaborare a questo nuovo progetto”.

Qual è stata la cosa che ti ha colpito di più?
Dal punto di vista professionale ero molto attratto dall’idea di un’atmosfera carica di tensione costante e mistero latente. Qualcosa di classico e hitchcockiano! E come appassionato di cinema, mi ha coinvolto molto il conflitto del personaggio di Belén. I dubbi, le insicurezze e quella domanda che nasce dal suo personaggio: come sarebbe la vita dei nostri cari senza di noi… o dopo di noi?

Ha attirato la tua attenzione il fatto che il protagonista sia un direttore di una filarmonica?
Questo ha influenzato alcuni aspetti dello stile musicale e quando vedrete il film vi renderete conto che lo score a volte è costruito in contrapposizione con la musica che il nostro protagonista dirige.

Quali sono stati gli aspetti che hanno guidato questa partitura?
La partitura è diretta da una parte dalla trama, cioè dall’evoluzione dell’intrigo, i sospetti, il mistero, i diversi conflitti e le diverse storie di ogni attore. E dall’altro, a volte anche più importante, dalle vicende che percorrono i nostri protagonisti, dai loro conflitti, dalle loro angustie e molto altro.

Sono stati i personaggi o le situazioni a definire i momenti cruciali della musicalizzazione?
Direi che le battute più intense coincidono con i momenti di climax e, a volte, nei momenti di conflitto (o risoluzione di questi conflitti) dei personaggi. E questa coincidenza non è un fattore musicale, piuttosto è dovuto alla solidità della pellicola e al lavoro di Andi.

Film come Il Segreto dei suoi occhi, al quale ha partecipato, hanno elevato senza dubbio la qualità del cinema latinoamericano… Credi che La Verità Nascosta sia sulla stessa linea?
Senza dubbio, Il segreto dei suoi occhi, La Verità Nascosta e tanti altri film che si stanno facendo in America Latina hanno elevato di molto il livello cinematografico regionale. Indipendentemente dal fatto che il film sia di genere, di autore o sperimentale, la cinematografia latino americana ha innalzato molto il suo standard sia a livello narrativo che a livello puramente tecnico.

Come è stato comporre questa colonna sonora tanto lodata dalla critica spagnola?
Questo risultato è stato raggiunto grazie ad un grande progetto di ricerca e uno sviluppo compositivo molto stimolante. E questo non solo per i meriti del film stesso, ma anche grazie agli utilissimi feedback di Andi Baiz. Devo anche menzionare l’enorme rispetto che ha avuto la produzione colombiana, spagnola e americana nei confronti del mio lavoro.
Inoltre è difficile parlare di musica e ancora più di una partitura, molto intensa ed estesa, se non la si ascolta poiché in totale ci sono più di 75 minuti di musica! Quindi è meglio che vediate il film. Vedere, sentire, ascoltare sono queste le uniche parole che esprimono tutto ciò che stiamo cercando di spiegare con futili parole.

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