Regista: David Moreau
Titolo originale: 20 ans d'écart
Durata: 92'
Genere: Commedia
Nazione: Francia
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 9 Maggio 2013 (cinema)
Attori: Virginie Efira, Pierre Niney, Charles Berling, Gilles Cohen, Amélie Glenn, Camille Japy, Michaël Abiteboul
Sceneggiatura: Amro Hamzawi, David Moreau
Trama, Giudizi ed Opinioni per 20 anni di meno (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: 20 ans d'écart
Durata: 92'
Genere: Commedia
Nazione: Francia
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 9 Maggio 2013 (cinema)
Attori: Virginie Efira, Pierre Niney, Charles Berling, Gilles Cohen, Amélie Glenn, Camille Japy, Michaël Abiteboul
Sceneggiatura: Amro Hamzawi, David Moreau
Trama, Giudizi ed Opinioni per 20 anni di meno (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Laurent Tangy
Montaggio: Cyril Besnard
Musiche: Guillaume Roussel
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Isabelle Pannetier
Produttore: Abel Nahmias
Produzione: Echo Film
Distribuzione: Good Films
Montaggio: Cyril Besnard
Musiche: Guillaume Roussel
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Isabelle Pannetier
Produttore: Abel Nahmias
Produzione: Echo Film
Distribuzione: Good Films
La recensione di Dr. Film. di 20 anni di meno
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Note dalla produzione:Intervista a David Moreau– Il regista
Ci racconta qual è stata la genesi del progetto ?
Insieme al mio co-sceneggiatore, Amro Hamzawi, avevamo voglia di portare sullo schermo una commedia romantica diversa da tutte quelle finora proposte dal cinema francese. Quindi partendo dal tema della differenza di età tra i due protagonisti siamo passati a raccontare la storia di una donna che finge di innamorarsi e che alla fine resta intrappolata nel suo stesso gioco. E’ stata proprio questa seconda dimensione e il punto di vista femminile ad aver avviato la scrittura perché questi due elementi ci hanno permesso di affrontare temi contemporanei molto interessanti. L’universo della moda è entrato in gioco solo in un secondo momento, quando abbiamo dovuto cercare un contesto nel quale ambientare la storia.
E perchè proprio la moda ? E’ un contesto che conosce bene?
No, non lo conosco affatto ! Ma adoro esplorare universi nuovi e per farlo ho cominciato a leggere riviste come Glamour, ELLE, Vogue, e ad assistere a qualche sfilata. E’ un mondo molto codificato e la cosa che mi divertiva di più era seguire l’evoluzione dei personaggi senza cadere nei cliché o esprimere giudizi. Volevo che sembrassero reali anche se trattandosi del mondo della moda questo ha implicato abbassare un po’ i toni, perché lì si incontrano dei personaggi veramente caricaturali!
Dopo aver esplorato il genere horror, come mai è passato a una commedia romantica ?
Un film è innanzitutto un punto di vista, che lo si esprima attraverso la commedia o l’horror. Amo fare un tipo di cinema che sia sensuale, che crei emozioni e sono ugualmente interessato al riso, al pianto o alla paura… Avevo voglia di realizzare una commedia romantica e subito dopo mi è venuto in mente il tema della differenza di età che mi sembrava originale e mi permetteva di esprimermi anche su altri argomenti. L’amore è un tema inesauribile, eterno che fa vibrare gli spettatori, a patto di arrivare al loro cuore attraverso personaggi credibili.
Venti anni di differenza sono parecchi ed è raro vedere storie simili: che messaggio voleva trasmettere sull’amore ?
Il film non racconta certamente una storia d’amore tradizionale. All’inizio, Balthazar ha un autentico colpo di fulmine mentre per Alice si tratta solo di una messa in scena per diventare capo redattore di Rebelle. La differenza di età, la sua educazione, la sua classe sociale le impediscono di prendere in considerazione una relazione con un ragazzo che ha vent’anni meno di lei. Ma mentre è convinta di poter gestire la situazione, si ritroverà intrappolata nel suo stesso gioco. In realtà,
l’amore non ha niente a che vedere con l’età, la ragione o le regole. Quali che siano le complicazioni insite in questa relazione, Alice non ha altra scelta se non quella di viverla fino in fondo. Accettando la storia con tutte le sue difficoltà, Alice riuscirà finalmente a diventare se stessa.
In che modo?
La società ci spinge verso il conformismo, a restare all’interno delle convenzioni, come se anche la felicità fosse regolamentata. La differenza, la diversità fanno paura. Le persone temono lo sguardo degli altri, i giudizi negativi che a volte diventano anche violenti. Ma quando la singolarità, l’originalità vengono accettate, tutto diventa possibile. Ed è questa la storia del film… Al di là di questo, il film parla anche dell’angoscia di quelle donne che escono con uomini più giovani chiedendosi inevitabilmente: “Sarà ancora così innamorato tra cinque anni ?” I giovani non si pongono domande sulle conseguenze delle proprie azioni: la giovinezza ti porta a credere di essere immortale, ma con il passare degli anni si diventa più “paurosi”. Quelli che restano giovani dentro invece non hanno queste paure. Alice ha fatto delle scelte precise motivate soprattutto da quello che la società si aspetta da lei. La spontaneità di Balthazar le farà aprire gli occhi e la libererà da questa sorta di autocensura trasformandola.
Come è riuscito a creare e filmare l’alchimia tra Alice e Balthazar ?
Nella vita, l’innamoramento passa attraverso uno sguardo, due mani che si sfiorano… E’ un qualcosa di talmente astratto che più si cerca di scriverlo, meno ci si crede. Desideravo ritrovare questa sincerità sullo schermo, quell’emozione che facesse in modo che l’immagine parlasse da se. Sul set, ho avuto un’enorme fortuna perché Virginie e Pierre sono realmente diventati amici e la loro complicità appare evidente sullo schermo. Lui la guarda con talmente tanto amore e purezza che lei alla fine si apre a qualunque cosa. Basta uno sguardo.
Puoi parlarci di Virginie Efira ?
Virginie ed io abbiamo la stessa età e abbiamo tante cose in comune. L’intesa è stata immediata. Abbiamo lavorato molto insieme sulla costruzione del personaggio per vedere ciò che lei avrebbe potuto apportare come contributo. Virginie è un’attrice molto speciale, generosa e non ha alcun timore a mettersi in gioco o a correre dei rischi. La nostra è stata una bella collaborazione, piena di scambi e basata sulla fiducia.
E Pierre Niney?
Per il personaggio di Balthazar, ho visto centinaia di attori e alla fine è arrivato Pierre, che si è imposto immediatamente su tutti gli altri. E’ un bel ragazzo, affascinante, fragile ma anche sicuro di sé, umano e commovente. Aveva l’età giusto per il ruolo, con quel tocco di maturità in più assolutamente necessario ai fini della credibilità della storia. Tra Virginie e lui, c’è stato un autentico incontro, e si è instaurata una vera complicità che sullo schermo è più che evidente.
E la scelta di Charles Berling ?
Charles interpreta il ruolo del padre di Balthazar, un uomo esuberante che rifiuta di invecchiare. Lui e Pierre si somigliano veramente, e quindi sono molto credibili nel ruolo di padre e figlio. Per lui, mi sono ispirato a mio padre e quindi per me era un personaggio molto importante, basato sui miei ricordi personali. Charles non è abituato a ruoli leggeri, ma si è prestato con una grande professionalità divertendosi come un bambino.
Quale sono state le scelte “tecniche” più importanti che ha dovuto fare?
Ho cercato di realizzare questo film nella maniera più classica possibile. Film di questo tipo hanno bisogno di immagini molto belle e molto cinematografiche che riescano a commuovere lo
spettatore. Una volta introdotte le basi della storia, ci siamo concentrati sul realismo dei personaggi affinché il pubblico non si stancasse di loro e non li abbandonasse. Mentre la maggior parte dei film attuali sono girati in digitale, io ho optato per il 35 mm anamorfico, proprio per avere la garanzia della bellezza delle immagini. E’ un vecchio formato che si utilizzava negli anni 50, piuttosto pesante e molto vincolante, ma che conferisce alle immagini una dimensione magica, quasi irreale.
Quali sono i suoi riferimenti cinematografici?
Notting Hill o Lo spaccacuori dei fratelli Farrelly sono film che a mio avviso sono scritti molto bene. Mi sono ispirato alle loro rispettive strutture per dare ritmo alla mia storia. Per quando riguarda le inquadrature, l’aspetto visivo, ho pensato a Magnolia di Paul Thomas Anderson, che realizza sempre immagini molto eleganti che si adattano alla perfezione al mondo della moda. Sono queste le cose che ho cercato per il mio film.
Le scenografie l’hanno aiutata ?
Be’, diciamo che delle belle scenografie contribuiscono certamente alla realizzazione di belle immagini. Per questo film ho avuto l’immensa fortuna di poter contare sulla collaborazione del più grande scenografo del cinema francese, Jean Rabas, che ha collaborato con Bertolucci, Jeunet e Caro per La Città perduta o anche per gli spettacoli di Le Cirque du Soleil. Le sue scenografie sono sempre superbe! Jean ha una visione globale e una grandissima cura per i dettagli, il che permette di posizionare la macchina da presa dove si vuole. Riflette molto sui volumi, la verticalità delle scenografie e all’improvviso tutto è più ricco e più bello. Per gli uffici della redazione di Rebelle, ricreati alla Cité du Cinéma di Luc Besson, sembrava di essere all’interno di una vera redazione di una rivista di moda.
C’è stato qualche aneddoto durante le riprese che ricorda più di altri ?
I cinque giorni di riprese in Brasile sono stati una vera follia! Siamo partiti con una troupe ridotta per riprendere Virginie, vestita con abiti all’ultima moda, nella favela più pericolosa del mondo, Rocinha. Dopo qualche minuto dall’arrivo, ci guardavano tutti in modo bizzarro e si ammassavano intorno a noi: nessuno prima di allora aveva mai girato un film da quelle parti! Per fortuna abbiamo portato a casa delle immagini bellissime!
Di cosa va più fiero rispetto a questa avventura cinematografica ?
Dei miei attori. Adoro lavorare con attori diversi tra di loro, mischiare universi diversi. Virginie viene dalla televisione, Pierre dalla Comédie Française, HPG dal porno, e Charles Berling... da un altro pianeta…! Si sono tutti impegnati al massimo, mettendo nel film tanta passione e tanta energia aiutandomi a realizzare il film così come lo avevo immaginato: e’ stata un’esperienza umana incredibile! Sono anche molto felice di non aver ceduto alla tentazione del digitale e di aver girato in 35 mm anamorfico, nonostante le complicazioni che questo formato implica. E’ costoso, richiede molta luce ma alla fine, la resa è impareggiabile.
ALICE LANTINS vista da VIRGINIE EFIRA
Chi è Alice Lantins, il suo personaggio?
Alice è una donna che ha riorganizzato la propria vita. Quando era più giovane aveva degli ideali, dei sogni che ha messo da parte perchè ha cominciato ad avere paura, a giudicarsi continuamente, a volere diventare ciò che gli altri si aspettavano che fosse. E’ arrivata a 38 anni, è divorziata, e da allora è single con una figlia di 13 anni (Zoé). E’ viceredattrice presso una rivista di moda, Rebelle. La sua vita è molto organizzata e strutturata, a volte anche noiosa per la sua regolarità, ma lei non se ne rende neanche conto talmente si è abituata a questi ritmi...
Come è arrivata a tutto questo ?
Per rassegnazione, credo. Ha accettato di mettere da parte i sogni e di seguire la corrente quasi passivamente. C’è una scena del film nella quale si vede che ha un delfino tatuato sulla zona lombare, una specie di indizio che ci rivela che tipo di ragazza fosse e questa è una cosa che mi ha intenerito molto. Sicuramente non è un tatuaggio particolarmente bello, anzi il contrario, ma per lei è importantissimo! Quando era più giovane, Alice ha scritto un libro, « L’isola senza oceano », che sicuramente non è stato un best seller né un romanzo d’autore ma un’opera che rappresentava alla perfezione la sua voglia di esprimersi andando al di là delle regole precostituite. Ma l’insuccesso del libro, seguito dal matrimonio con un autore intellettuale e brillante, l’hanno spinta a guardarsi in maniera diversa, a negare chi fosse veramente per trovare un posto, una collocazione sociale e per essere accettata. E’ diventata una persona seria, nell’accezione più triste del termine. Ha messo da parte il suo sogno di diventare scrittrice diventando giornalista di moda ed entrando nel ruolo di madre di famiglia per bene. Poi, dopo il divorzio, si è adattata a vivere una vita da single felice.
Non sono contraria a chi opta per la vita da single, per carità anche perché tanti sono più che felici in questa condizione. La cosa sbagliata nel caso di Alice è che la sua scelta – o non scelta - è frutto di una sorta di rassegnazione e della paura di soffrire per non essere né amata né compresa. E allora se le motivazioni sono queste essere single diventa alienante.
Come riuscirà a uscire da questa situazione ?
In seguito a un quiproquo, tutta la redazione è convinta che lei esca con uno studente di 19 anni, cosa che eccita la loro curiosità. Rendendosi conto che la guardano in maniera diversa, e che è diventata popolare dall’oggi al domani, Alice si presta a interpretare il ruolo di donna libera ed emancipata moralmente e sessualmente… Finge di avere una vita piuttosto movimentata e lascia credere a tutti di avere una relazione con quel ragazzo, cambia look, propone articoli su youPorn mentre fino a quel momento scriveva cose tipo "Come preparare i migliori cupcake del mondo ". E tutto questo per cercare di ottenere il posto di capo redattore della rivista. Ma mentre è convinta di riuscire a tenere tutto sotto controllo, s’innamora veramente del ragazzo che la farà cambiare completamente. E il film parla di questa metamorfosi.
In che modo Balthazar trasforma Alice ?
Contrariamente a Alice, Balthazar non ha paura di nulla, soprattutto non ha paura di amare. E’ giovane, curioso e pieno di vita ! A parte la differenza d’età, la cosa che li rende veramente diversi è lo spirito, il carattere, la voglia di scoperta e la mancanza di paura verso l’ignoto. Nel costruire se stessa in funzione della società e del suo ex-marito, Alice ha perso la spontaneità che Balthazar le propone. Lui le offre il suo amore puro e sincero che lei non pensava di meritare. E’ come se, malgrado tutti gli sforzi fatti da Alice per indossare questa specie di maschera sociale, il ragazzo avesse intravisto le sue potenzialità e le sue capacità nascoste. Il loro incontro la obbligherà a rimettersi in discussione, a superare le paure e i pregiudizi che scandiscono la sua
quieta monotonia. All’inizio, la ragione prende il sopravvento : «Quanto potrà mai durare questa relazione? Cosa succederà tra 5 o 10 anni?», ma Balthazar le insegnerà a vivere al massimo il presente, ad aprirsi verso se stessa per aprirsi ancora meglio agli altri.
Uscendo con un ragazzo molto più giovane di lei, Alice viene definita MILf. Che cosa pensi di questo fenomeno sociale ?
La cosa che mi da fastidio è che a noi donne vengono sempre affibbiate delle definizioni di gruppo, come "cougar", "MILF" (Mother I would like to Fuck, in italiano più o meno Mamma Scopabile) … La libertà delle donne e più precisamente il desiderio femminile è ancora qualcosa che inquieta. Credo che la società abbia bisogno all’improvviso di catalogare questo fenomeno per controllarlo. E mi piace la maniera in cui questo film affronta l’argomento. Nessuno dei due protagonisti si aspettava un incontro simile. La differenza di età non è stato il motore dell’incontro ma le paure di Alice legate alla sua età, enorme diktat della nostra società, saranno un freno.
Che cosa l’ha sedotta nella sceneggiatura ?
Naturalmente ho adorato il tema e i personaggi che a mio avviso sono molto divertenti. Ero felice che mi avessero proposto di interpretare una commedia romantica incentrata su valori ai quali mi sento vicina. Ma è stato soprattutto l’incontro con David Moreau, giovane regista della mia generazione, cinefilo di cui avevo amato il primo film, che è stata determinante. Ho sentito che aveva voglia di fare un film importante anche se si trattava di una commedia! Mi piaceva che fosse un regista dotato di un gran gusto e di un punto di vista preciso. Abbiamo rilavorato insieme sulla sceneggiatura che aveva scritto con Amro Hamzawi e il lavoro di scrittura mi ha aiutata moltissimo sul set, come se il personaggio facesse già parte di me.
E l’incontro con Pierre Niney ?
Sono affascinata da Pierre! Dalla persona e dall’attore. Lui e Balthazar hanno tante qualità in comune: uno sguardo sul mondo molto preciso, una grande curiosità, la giovinezza, l’altruismo, una sicurezza e un fascino privi di arroganza. Durante il casting, si è fatto notare subito per la sua maniera di muoversi, per la sicurezza che però si accompagnava sempre a una grande modestia e umiltà. Adulto e bambino al tempo stesso, ha in se questa ambivalenza che corrispondeva perfettamente a quella del personaggio. Sul set, e non credo ci sia bisogno di dirlo, la complicità è venuta fuori in maniera del tutto naturale. E’ una delle persone che mi ha fatto più ridere al mondo. Ma forse, è ora di finirla con i complimenti! Devo trovargli un difetto: è miope.
Le è piaciuto immergersi nel mondo della moda ?
L’universo della moda è molto cinematografico, con dei lati strambi ma assolutamente codificati. Più che altrove, quello che conta di più sono lo sguardo degli altri e le apparenze! Il film non si propone certamente di esprimere dei giudizi di valore, ma di accentuare gli aspetti comici vedendo un ragazzo, estraneo a questo ambiento, compiere degli errori per amore.
L’abbigliamento è fondamentale in questo ambiente. Ha giocato molto con i costumi ?
I costumi hanno svolto un ruolo fondamentale. Isabelle Pannetier, la costumista aveva un’idea ben precisa di quello che voleva fare e ha un gusto incredibile. Si è ispirata alla nuova capo redattrice di Vogue Francia e a Kate Moss… Ha influito parecchio sulla creazione del personaggio. All’inizio del film Alice indossa dei completi più seri, rigorosi che utilizza come scudo, come protezione per mantenere le distanze dal resto del mondo. In seguito, per far funzionare la sua messa in scena, i vestiti diventano ancora più importanti. All’improvviso la sua sensualità e la sua sessualità passano al primo posto e gioca con tutti i codici della femminilità estrema. E’ stato molto divertente, lo confesso !
BALTHAZAR APFEL visto da PIERRE NINEY
Chi è Balthazar, il tuo personaggio?
Balthazar è un ragazzo di 19 anni studente di architettura. Ha i problemi tipici dei ragazzi della sua età che si affacciano nel mondo degli adulti ma è diverso dagli stereotipi dell’età. Rispetto al personaggio del cinema americano Ferris Bueller, Balthazar non è «montato» e si sente leggermente sfasato rispetto ai ragazzi della sua età o alle mode del momento; forse ha un lato leggermente da «perdente» che però a mano a mano che la storia procede, diventa commovente e questo è il punto forte del film. Con David abbiamo lavorato molto su dettagli di questo tipo che caratterizzano il personaggio, accentuano il tono della commedia e separano ancor di più i due universi: quello del ragazzo e quello di Alice Lantins.
Qual’è il suo rapporto con Alice Lantins ?
Balthazar è vittima di un autentico colpo di fulmine nel momento stesso in cui incontra Alice e colpi di fulmine simili capitano raramente nella vita. Prova un’attrazione immediata per lei. Naturalmente lei corrisponde in pieno alla fantasia della donna matura, la cosiddetta MILF, ma soprattutto pur essendo completamente diversi, sono molto compatibili. Balthazar ha la freschezza della gioventù e si butta a capofitto in questa storia d’amore senza preoccuparsi dell’avvenire. Alice, invece, vuole sempre avere tutto sotto controllo e ha paura delle scelte. Tuttavia Balthazar riesce anche a scovare in lei una parte di umorismo e di spontaneità che ha tenuto nascosti per anni. E anche se all’inizio la loro storia sembra impossibile, ognuno darà all’altro qualche cosa di se. Balthazar vivrà il suo primo colpo di fulmine che lo aiuterà a diventare adulto mentre Alice, grazie a lui, si libererà, si riapproprierà della sua vita e soprattutto imparerà a vivere il presente e a rivelarsi a se stessa per quello che è veramente.
Nel film t’innamori di una donna più grande. Che cos’è una « MILf » ?
«MILF», o letteralmente “Mother I’d like to fuck- mamma scopabile”, è un’espressione per indicare una madre, tra i 30 e i 45 che i ragazzi trovano desiderabile. Grazie alle serie televisive americane come How I met your mother o The Office, questo concetto è diventato un fenomeno sociale, simile a quello delle «Cougar». Trovavo interessante avere una sceneggiatura che partisse da questo argomento così attuale e moderno, ma che andasse anche oltre per raccontare una vera storia d’amore, forte, bella e credibile tra due esseri umani.
Che cosa ti ha colpito nella sceneggiatura?
Oggi in Francia è difficile vedere delle belle commedie romantiche. E’ stata la cosa che mi ha colpito di più alla prima lettura, seguita dall’incontro con David e Virginie. La sceneggiatura era divertente, le situazioni raccontate forti e interessanti, l’intrigo e i personaggi coraggiosi. Amavo il carattere ambizioso del progetto, tipica caratteristica delle commedie inglesi o americane quali Cuore Selvaggio o Notting Hill, che sono per me dei grandi esempi. Con questo film, David ha voluto seguire questo genere di filone, realizzando al contempo un film molto personale.
Come sono andate le riprese con David Moreau ?
David ha un universo cinematografico tutto suo. Da cinefilo appassionato, ha numerose ispirazioni ma ci ha sempre lasciato una grande libertà di interpretazione. La sua regia è molto precisa ma è comunque aperto ai suggerimenti. Ci teneva affinché fossero tutti a loro agio con il testo per rendere credibile questo idillio improbabile. La sua forza è proprio nella precisione che dedica ai dettagli e al suo gusto che alla fine lo hanno portato a realizzare una bellissima commedia romantica.
E l’incontro con Virginie Efira come è andato?
Conoscevo già la sua carriera, senza averla mai incontrata di persona. Su un set cinematografico, mi è capitato raramente di fare un incontro così speciale. Durante le riprese, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, abbiamo riso come pazzi dal primo all’ultimo giorno. Nella recitazione e nella vita, è una donna intelligente e vivace ed è difficile non andare d’accordo con lei ! Come i nostri personaggi, penso ci siamo dati tante cose reciprocamente e da allora siamo diventati molti amici.
Qual’è la sua scena preferita del film ?
Adoro la scena nella quale Alice è strafatta dopo aver fumato una canna e tenta di avere una conversazione di un certo livello nel corso di una cena. So quanto sia complicato interpretare il ruolo di una persona brilla, ubriaca o un po’ “fatta” e trovo che Virginie in quella scena si sia superata. Sono morto dalle risate. Ha costruito ogni sua reazione lavorando sui dettagli senza mai forzare le cose. Sfrutta il ritmo della sceneggiatura e aggiunge la giusta dosa di commedia e di fantasia in una scena molto divertente per il pubblico.
Quale è stata la scena più difficile da girare ?
David ed io abbiamo attribuito un’importanza particolare al momento chiave in cui Balthazar scopre che Alice si è servita di lui sin dall’inizio del loro idillio e che questo idillio è stato solo una messa in scena. Abbiamo fatto tanti ciak per ricreare con precisione l’estrema e profonda ferita del cuore, per essere certi che lo spettatore sentisse l’intensità della sua delusione e della violenza della scoperta in quel momento preciso.
Anche il rapporto padre figlio è piuttosto complesso nel film!
La comunicazione tra Balthazar e suo padre è molto difficile, tesa, piena di silenzi e di non detti. Si vogliono bene ma non si ascoltano o si ascoltano male. Il padre di Balthazar si rifiuta fermamente di invecchiare e questo lo rende buffo e patetico al tempo stesso. A un certo punto, l’affetto traspare in un gesto o in una parola e nello spazio di una scena finalmente si capiscono. Ma non ci sono ribaltamenti o grandi cambiamenti, avviene tutto in maniera quasi impercettibile. Con Charles Berling, che interpreta il ruolo di mio padre, abbiamo lavorato in questo modo, affinché questa ambivalenza risultasse commovente e divertente al tempo stesso.
Come è andato l’incontro con Charles Berling ?
Charles interpreta mio padre con brio. Ero elettrizzato all’idea di recitare accanto a lui. Sul set, eravamo come due ragazzini, lui ancora più di me! Che gioia vedere un attore di 50 anni pieno di energia, di freschezza e di spontaneità. E’ stato meraviglioso raccontare questo rapporto padre-figlio divertendosi come pazzi!
Conoscevi il mondo della moda, che fa da sfondo al film ?
No, è un universo lontanissimo dal mio. Come Balthazar, non avevo mai assistito a una sfilata di moda prima dell’inizio delle riprese, ed è un ambiente totalmente sconosciuto cosa che mi è stata utilissima credo, ai fini della mia interpretazione. Quando Balthazar accompagna Alice per amore alle serate mondane, sui set fotografici, si vede che è completamente perso, cosa che per me è stata assolutamente naturale, famigliare.
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