Agora di Alejandro Amenábar

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locandina Agora
 
Regista: Alejandro Amenábar
Titolo originale: Agora
Durata: 126'
Genere: Avventura, Drammatico, Storico
Nazione: Spagna, Stati Uniti
Lingua originale: inglese
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: Cannes 2009

Attori: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Yousef Joe Sweid, Paul Barnes, Christopher Dingli
Soggetto: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil

Trama, Giudizi ed Opinioni per Agora (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Xavi Giménez
Montaggio: Nacho Ruíz Capillas
Musiche: Dario Marianelli
Effetti speciali: Felix Bergés
Scenografia: Guy Dyas, Larry Dias
Costumi: Gabriella Pescucci

Produttore: Fernando Bovaira, Álvaro Augustin
Produttore esecutivo: Simón de Santiago, Jaime Ortiz de Artiñano
Produzione: Cinebiss, Himenóptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Telecinco
Distribuzione:

La recensione di Dr. Film. di Agora
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Colonna sonora / Soundtrack di Agora
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Voci / Doppiatori italiani:
Francesca Fiorentini: Ipazia
Fabio Boccanera: Oreste
Francesco Pezzulli: Davo
Alessandro Quarta: Sinesio
Francesco Prando: Cirillo

Personaggi:
Rachel Weisz: Ipazia
Max Minghella: Davus
Oscar Isaac: Oreste
Ashraf Barhom: Ammonio
Michael Lonsdale: Teone
Rupert Evans: Sinesio
Richard Durden: Olimpio
Sami Samir: Cirillo
Manuel Cauchi: Teofilo
Homayoun Ershadi: Aspasio
Oshri Cohen: Medoro
Harry Borg: Prefetto Evagrio
Charles Thake: Esiquio
Yousef 'Joe' Sweid: Pietro

Informazioni e curiosità su Agora

Il film è stato presentato al Festival di Cannes 2009 come film fuori concorso (ottenendo buone critiche) ed al Festival internazionale del film di Toronto 2009.
Le riprese sono state fatte nei siti di Fort Ricasoli, Delimara, Medina, La Valletta e Marsa Scirocco sull'isola di Malta, sono cominciate il 15 Marzo 2008 e sono durate quindici settimane.

Note dalla produzione:
AGORA SECONDO ALEJANDRO AMENÁBAR
“Quattro anni fa, dopo Il mare dentro, che è stata per me un'esperienza molto intima, non avrei mai immaginato che il mio film successivo avrebbe parlato di pagani e cristiani nell'antico Egitto. Ma è proprio questa la bellezza della mia professione: puoi liberare la tua fantasia ed esplorare dei mondi affascinanti come l'Alessandria del quarto secolo dopo Cristo, immaginare le sue strade, i templi e il popolo. E trovare la passione - e i soldi - per riportare in vita tutto questo".
"Io non sono mai stato interessato alla scienza. Per me, la cosa meravigliosa di questo progetto è stata venire a contatto con il mondo scientifico da un punto di vista umano ed emotivo. Il nostro obiettivo, con questo film, era di applicare le emozioni a quello che avviene nell'universo, tutte le emozioni che derivano dal rivelare il mistero del cosmo".

"Siamo finiti a raccontare la storia di Ipazia, vissuta nel quarto secolo d.C. ad Alessandria, attraverso un elaborato processo di selezione. All'inizio si trattava di una storia che abbracciava 2.000 anni, dal sistema geocentrico alla relatività, e abbiamo svolto delle ricerche su ogni dettaglio. Ma mentre studiavamo Ipazia e il periodo in cui era vissuta, abbiamo scoperto che c'erano molti legami con il mondo in cui viviamo attualmente e questo ha scatenato il nostro interesse.
Alessandria d’Egitto simboleggiava una civiltà che lentamente è stata distrutta da fazioni diverse, soprattutto religiose. Per molti, il periodo in cui era vissuta Ipazia rappresentava la fine del Mondo Antico e l'inizio del Medioevo".

“Fin dall'inizio del progetto il mio obiettivo, da un punto di vista formale, è stato quello di fare in modo che il pubblico avesse quasi l’impressione di seguire una troupe della CNN mentre documenta dei fatti che avvengono nel quarto secolo d.C. Quel senso di immediatezza, quasi fossero delle breaking news, è stato alla base del mio approccio. Volevo infrangere alcune delle norme stabilite dei film storici e quindi, per esempio, non girare soltanto nel formato largo, con delle inquadrature con il grandangolo e della musica invadente. AGORA è un misto di rigore e spettacolo”.

“Volevo allontanarmi dalla perfezione formale caratteristica di questo tipo di film. Per questo, quando assistiamo a un incontro per strada, si deve avere l’impressione che la cinepresa non possa riprendere tutto con una perfezione assoluta. Abbiamo deciso di essere dei testimoni diretti di quello che succede, magari non contemplando le cose attraverso primi piani, ma da angoli diversi. E, soprattutto, la violenza non doveva diventare uno spettacolo”.

“Questo film è stato pensato fin dall'inizio come un progetto internazionale e da girare in inglese, perché stiamo parlando di 50 milioni di euro di budget. Sarebbe stato un suicidio pensare che un film così importante potesse essere concepito e girato in Spagna, solo con attori spagnoli, e poi sperare di recuperare l'investimento. Tutto ciò, associato al fatto che Alessandria era un misto di culture e lingue, mi ha fatto pensare che si potesse tranquillamente sentir parlare in inglese per le strade”.

“AGORA è la storia di una donna, di una città, di una civiltà e di un pianeta.
L'Agorà è il pianeta su cui dobbiamo tutti vivere insieme. Abbiamo cercato di mostrare la realtà umana nel contesto di tutte le specie terrestri, e la Terra all'interno di un contesto universale, guardando gli esseri umani come fossero formiche e la Terra come una piccola sfera tra tante stelle. Abbiamo giocato cambiando la prospettiva".
“Talvolta mi piacerebbe guardare da una serratura e vedere il passato esattamente come si è svolto, anche se questo fosse possibile soltanto per cinque secondi o cinque minuti. E' una cosa che abbiamo cercato di fare in questo film: offrire al pubblico la possibilità di guardare il passato attraverso il buco della serratura, per due ore".

“Desidero che i miei film siano un viaggio e questo è un viaggio nel tempo e nello spazio. L'intera esperienza è stata estremamente appassionante, dal momento in cui Mateo Gil, Fernando Bovaira ed io abbiamo incominciato a sognare questo progetto. Posso soltanto sperare che il pubblico si appassioni a questa pellicola come abbiamo fatto noi. AGORA è, per molti versi, la storia del passato che si rivolge in maniera indiretta a quello che avviene nel presente. E' uno specchio che le persone possono guardare e osservare attraverso la distanza del tempo e dello spazio, per constatare quanto poco sia cambiato il mondo".


UN CAPITOLO DI STORIA MAI PORTATO SULLO SCHERMO
“Fernando Bovaira, Mateo Gil e io siamo stati immersi per tre anni nella storia e nei libri di astronomia, completamente coinvolti dall'Egitto di 1700 anni fa. E' sorprendente come un mondo così leggendario - la Biblioteca di Alessandria, la Via Canopica e Il Faro - sembri condannato all'oblio, soprattutto al cinema".
Dopo l'Oscar ottenuto per Mare dentro, Alejandro Amenábar ora invita il pubblico a "vivere la realtà di una civiltà remota". AGORA è un viaggio nell'Egitto di duemila anni fa, nella mitica città di Alessandria e nella drammatica distruzione della sua Biblioteca. La pellicola è ispirata a eventi reali mai portati prima d'ora sullo schermo.

“Tutto ha avuto inizio quando per hobby ci siamo interessati alla Teoria della Relatività", ricorda il regista. "Volevamo saperne di più su concetti come il tempo e lo spazio, così strettamente legati al cinema. Questa curiosità iniziale è diventata una finestra che, più tardi, si è aperta su molte altre cose”.
Come ricorda Mateo Gil: “Siamo arrivati alla storia di Ipazia quando abbiamo indagato su un progetto più grande, sulle persone che sono riuscite a superare delle circostanze sfavorevoli in momenti della storia in cui guardavano alle stelle e si chiedevano chi siamo, dove siamo e cosa significa tutto questo. Abbiamo scoperto che Ipazia, la sua storia e la società che la circonda, l'Alessandria del suo tempo, riassumevano perfettamente tutto il progetto”.

Alejandro Amenábar e Mateo Gil hanno indagato accuratamente su Ipazia e il periodo storico in cui viveva. All'inizio, sono rimasti sorpresi da quanto poco fosse conosciuta la sua figura ai nostri giorni. Più cose imparavano del personaggio, più vedevano quanto fosse significativa anche per il mondo contemporaneo una donna che è andata contro corrente, difendendo i valori in cui crede e rischiando la vita se necessario. Le circostanze in cui Ipazia muore sono straordinarie quanto il resto della sua biografia. Il clima di violenza e contrasto che attanagliava Alessandria e la posizione di Ipazia contro il declino sociopolitico, l'hanno resa un mito con cui gli spettatori contemporanei si possono identificare.

“Una delle cose che ci hanno sorpreso di più durante la nostra ricerca è stato scoprire che c'erano due biblioteche ad Alessandria. La prima è bruciata quando è arrivato Giulio Cesare. Il film invece parla della seconda biblioteca e Ipazia è stata protagonista dell’epoca della sua distruzione. E' un periodo storico che non è mai stato affrontato al cinema e abbiamo pensato che potesse affascinare il pubblico", sostiene Alejandro Amenábar.
“Ci sono pochissime informazioni documentate su Ipazia”, sostiene Mateo Gil. "Abbiamo letto ogni cosa su cui potevamo mettere le mani, ma tutti i suoi lavori scientifici sono andati perduti. Sappiamo soltanto che lei era un'ottima matematica e un'astronoma anche migliore, tanto che in questo campo ha sorpassato anche suo padre".

"Alessandria era il centro della formazione intellettuale in quel periodo. Le persone arrivavano da ogni angolo della Terra per discutere di teatro, filosofia, matematica e astronomia, quindi è stato un periodo di apprendimento incredibile e di passione per l'istruzione", rivela Rachel Weisz.
Dopo tante letture, è arrivato il momento di passare alle verifiche, quando tutti i fatti raccolti dai due sceneggiatori sono stati controllati da alcuni esperti. Per questo, sono stati sfruttati i servizi di diversi consulenti esterni. Alcuni noti specialisti hanno aiutato Alejandro Amenábar e Mateo Gil a essere ancora più precisi nella loro descrizione di questa avventura storica.

“Il processo di consulenza ha visto diverse fasi e si è concentrato su cose diverse”, spiega Fernando Bovaira. “Elisa Garrido, una specialista riconosciuta nella storia delle donne nel mondo classico antico, è stata consultata su aspetti storici durante lo sviluppo della sceneggiatura. In seguito, Justin Pollard, che è stato interpellato anche per pellicole come Espiazione ed Elizabeth the golden age e ha scritto The Rise and Fall of Alexandria: Birthplace of the Modern Mind, è rimasto coinvolto nella fase finale della preproduzione”. Justin Pollard ha certificato l'autenticità di tutto quello che era stato fatto e la sua coerenza con l'epoca che il regista voleva rappresentare.

“Ritengo che l'autenticità debba essere l'obiettivo. Non puoi sostenere di essere assolutamente accurato quando ci sono tante cose che non conosci. La cosa importante non è se si sia in accordo o meno con ogni singolo dettaglio accademico, la questione è se il pubblico creda che il mondo che sta vedendo sia reale. Gli spettatori devono sospendere l'incredulità e pensare veramente di camminare per le strade di Alessandria, una città spettacolare e dalle dimensioni incredibili. E' una città magnifica, antica e impressionante. E' qui che è stato sepolto Alessandro Magno. Era uno dei centri del mondo antico, il maggiore porto del Mediterraneo, con delle dimensioni enormi”, sostiene Pollard.
Oltre che con esperti del Mondo Antico, Fernando Bovaira, Alejandro Amenábar e Mateo Gil hanno anche parlato con due ricercatori e scienziati, Javier Ordóñez e Antonio Mampaso.
“Javier Ordóñez ci ha offerto una brillante soluzione geometrica al mistero che Ipazia stava cercando di risolvere attraverso il cono di Apollonio”, ricorda Mateo Gil.

Antonio Mampaso è stato presente durante l'intero processo dello sviluppo del film, dalla sceneggiatura alle riprese, supervisionando l'utilizzo degli strumenti astronomici che appaiono sullo schermo e facendo da consulente scientifico per Rachel Weisz. Inoltre, ha svolto un viaggio con il produttore, il regista e il cosceneggiatore che si è rivelato decisivo per dar vita a tanti dettagli del film.
“Penso sempre che sia assolutamente necessario visitare i posti in cui sono ambientate le mie storie. E' molto stimolante esplorare un luogo che sai essere stato importante per il personaggio descritto nel film", rivela il regista.
"Antonio Manpaso è un cacciatore di eclissi e ci ha invitato ad andare con lui a vederne una in Egitto. Alla fine, abbiamo deciso di non inserire nessun fenomeno inconsueto nella storia, ma è stata comunque un'esperienza magnifica. Il viaggio ci ha permesso di trovare alcuni elementi che in seguito hanno aiutato l'aspetto visivo del film, come gli incredibili ritratti di Al Fayum e, soprattutto, il misto di elementi egiziani, grecoromani e cristiani. Questa combinazione è molto presente in AGORA”.


IPAZIA DI ALESSANDRIA
Figlia di Teone, responsabile della leggendaria Biblioteca di Alessandria, Ipazia è vissuta nel quarto secolo dopo Cristo, l’epoca in cui è incominciata la decadenza dell'Impero Romano e il mondo ha iniziato a spostarsi verso un nuovo ordine. Astronoma, matematica e filosofa, Ipazia era una celebre scienziata e un simbolo di tolleranza nella sua nativa Alessandria. Sebbene le sue opere scientifiche siano andate perdute, la sua immagine nella Storia è quella di una donna forte che ha dedicato la vita alla ricerca della verità.
“Abbiamo tentato di andare oltre quello che si sa di lei”, sostiene Alejandro Amenábar. “Si conosce molto della sua morte, di quello che Ipazia significava nella città in quell'epoca, di lei come personaggio e come simbolo. Ma si sa poco del suo lavoro. Inserire una sottotrama astronomica attraverso il suo personaggio ci ha consentito di fare ipotesi sulla portata dei suoi studi e anche sulle vette che la civiltà antica avrebbe potuto raggiungere se il Medioevo e la caduta dell'Impero romano non fossero avvenuti in questo modo violento, e se dunque il mondo non fosse rimasto paralizzato per 1.500 anni”.

L'attrice britannica Rachel Weisz, vincitrice dell'Oscar per The Constant Gardener - La cospirazione e molto conosciuta per pellicole come La mummia, interpreta Ipazia, la brillante astronoma.
"Io non ne avevo mai sentito parlare e sono rimasta colpita quando ho iniziato a informarmi e a scoprire tante cose su Ipazia", rivela la Weisz. "Era una donna straordinaria e ha vissuto una vita straordinaria. Senza dubbio rappresentava un mito nell'Europa del XVIII secolo tra i poeti romantici. La idealizzavano e la giudicavano un idolo, scrivendo poesie su di lei, che a quel punto si era trasformata in un'eroina romantica. Credo che dipenda dal fatto che Ipazia fosse diventata un simbolo della passione, della conoscenza e della ragione”.

"Ipazia incarnava due condizioni molto interessanti", sostiene Mateo Gil. "Da una parte, rappresentava chiaramente la mentalità greca, la ricerca della verità attraverso la riflessione, in un mondo in cui le religioni hanno un grande potere nelle vite quotidiane delle persone e cercano costantemente di aumentare questo potere. D'altra parte, era una donna in un mondo di uomini.
Era una donna che voleva condurre la sua vita come avrebbe fatto un uomo, con la stessa libertà di svolgere ricerche e di dedicarsi alla filosofia, come aveva fatto suo padre. Da qui la decisione di non concedersi a nessun uomo, in modo da non essere privata della libertà di cui aveva bisogno".
"Un aspetto fondamentale del personaggio, che Alejandro ha ritratto in maniera molto efficace, è che i filosofi devono sempre contenere le loro emozioni, cosa che potrebbe farli sembrare distaccati o freddi sullo schermo.
Rachel Weisz interpreta un'Ipazia che mostra una grande passione per la conoscenza, ma che deve reagire con serenità per via della sua dedizione alla filosofia. Questa dote era necessaria per i filosofi e i saggi. E' per questo che incarnavano un ruolo importante, simile a quello degli intellettuali odierni, nel consigliare i politici che governano", rivela Elisa Garrido.

Ipazia di Alessandria è entrata nella Storia avvolta dalla leggenda, in buona parte per via della sua vita personale. Ammirata per la sua intelligenza e rispettata per l'incredibile posizione che aveva ottenuto nella gerarchia sociale della città, viene rappresentata dalle fonti dell'epoca come una donna bellissima, che ispirava una forte passione nelle persone che la circondavano.
“Ipazia è morta vergine. Sappiamo da alcune lettere dei suoi studenti che ispirava una devozione incredibile tra gli allievi. Alcuni di loro forse sono stati innamorati di lei. Si intuisce che uno dei suoi allievi preferiti probabilmente lo sia stato, ma Ipazia manteneva sempre una grande dignità e nobiltà, senza mai oltrepassare i confini che esistono tra insegnante e allievo. Sembra che ci fosse qualcosa in lei che ispirava veramente i suoi studenti, che erano assolutamente leali nei suoi confronti, peraltro in un'epoca in cui era decisamente inconsueto per una donna insegnare", commenta Rachel Weisz.
In AGORA, due uomini cercano di conquistarne il cuore: il suo schiavo Davo e Oreste, uno dei suoi studenti, che in seguito diventerà Prefetto di Alessandria.

“Davo è un personaggio che abbiamo inventato", sostiene Alejandro Amenábar, “ma è fondamentale per consentirci di mostrare come funzionava la città, l'ambiente di Ipazia, la società grecoromana e il mondo antico in generale, insomma come veniva percepita la schiavitù nel quarto secolo. Davo non ha ancora deciso se diventare o meno un cristiano. Così, vediamo la Cristianità originale attraverso i suoi occhi, come si è evoluta passando dall'essere una religione perseguitata a una dominante. Davo diventa un “parabolano”, membro cioè di una fazione religiosa molto rappresentativa del periodo, un gruppo di monaci che ha iniziato come ordine che aiutava i bisognosi ed ha finito per diventare l'appendice armata della Chiesa".
Il giovane attore britannico Max Minghella interpreta Davo. E’ passato attraverso un complesso processo di selezione del casting condotto a Londra. Aveva già lavorato assieme ad Amenábar in The Others.

“Davo è decisamente innamorato di Ipazia, ma senza essere corrisposto. I due personaggi si incrociano e interagiscono tra loro durante un periodo storico davvero drammatico", sostiene Max Minghella.
“L'idea di Alejandro, ossia che lo schiavo di Ipazia si converta al cristianesimo durante il film, è stata una trovata geniale", afferma Mateo Gil. "Questo ci ha permesso di unire i due mondi di cui parlavamo".
“Ipazia fa parte della nobiltà, la classe superiore nella vita di Alessandria, e la cosa affascinante di questa cultura è che coloro che vi appartenevano riflettevano su tutto. Pensavano alla traiettoria della luna, del sole e delle stelle ed erano profondamente umanisti. Ma avevano anche un lato ancora oscuro, ossia la schiavitù. C'era un'intera classe di persone che erano schiave e che non erano nemmeno considerati umani, ma vicini agli animali", spiega Rachel Weisz.

L'attore di origini guatemalteche Oscar Isaac, che recentemente abbiamo visto in Nessuna verità, affronta una trasformazione incredibile nella pellicola. All'inizio, quando lo incontriamo per la prima volta, è uno dei discepoli più idealisti di Ipazia. Poi, nel corso del film, assume le responsabilità militari e politiche della città, diventando il responsabile di Alessandria per l'Impero romano.
“Oreste è un esempio tipico di quello che era la gioventù aristocratica dell'epoca: ragazzi cresciuti per diventare i futuri leader. Alcuni di loro erano molto ambiziosi e contavano sul denaro dei genitori. Ritengo che Oreste inizi come uno di questi ragazzi, senza essere sicuro di cosa fare. E' intelligente, un po' arrogante e testardo e si innamora della sua insegnate Ipazia, cercando di sedurla", spiega Oscar Isaac.

“Oreste ci consente di raccontare uno dei più famosi aneddoti che circolano su Ipazia e sul suo rapporto con gli uomini", ricorda il regista. "Ma Oreste ricopre anche un ruolo fondamentale nella seconda parte del film, perché rappresenta il dialogo e la riconciliazione politica".
“Ipazia ha vissuto una delle più intense storie d'amore di sempre, ma con il cosmo", spiega l'attrice. "Il suo rapporto con gli uomini non è stato documentato. Ma il vero amore di Ipazia era il suo lavoro. Si è dedicata appassionatamente ai suoi studi ed era ossessionata dalla scienza. Si sentiva piccola di fronte all'immensità dell'universo e il suo obiettivo era di svelarne il mistero".

La tensione tra questi tre personaggi rimane costante, in un triangolo romantico che esplode quando iniziano i combattimenti nelle strade di Alessandria. Il conflitto che coinvolge il mondo di Ipazia subisce una profonda trasformazione durante la seconda parte della storia raccontata in AGORA. Così, anche i protagonisti cambiano. Il lavoro dell'ideatrice dei costumi Gabriella Pescucci era fondamentale nella comprensione della sua evoluzione. Vincitrice di un Oscar per L'eta' dell'innocenza e ideatrice dei costumi per pellicole non meno incredibili, come La fabbrica di cioccolato, Le avventure del barone di Munchausen e C'era una volta in America, l'ideatrice dei costumi italiana spiega il suo trattamento dei colori per i diversi personaggi della storia.

“Io sono partita dal principio che i colori sono fondamentali nel mio lavoro. Nella prima parte della pellicola Ipazia indossa dei vestiti chiari e luminosi, perché vive in un mondo greco di filosofi e studenti. Anche i pagani indossavano colori chiari, mentre i Cristiani si distinguevano perché avevano un abbigliamento grigio. Questa differenza era un suggerimento di Alejandro, su cui eravamo totalmente d'accordo. Dopo l'assedio alla Biblioteca, Ipazia diventa una donna più forte e inizia a indossare dei colori profondi, perché la distruzione della Biblioteca è stata molto dolorosa per lei. Ci ho messo delle settimane a decidere sull'ultimo abito che Ipazia avrebbe indossato, mentre riflettevo su circa 200 diverse tonalità di rosso. Nella scena finale, quando Ipazia è circondata dai parabolani, questo vestito rosso nell'oscurità del gruppo trasmette non soltanto una grande forza fisica, ma anche mentale", spiega Gabriella Pescucci.

“Durante i primi anni del movimento femminista, si parlava molto di Ipazia", ricorda Gabriella Pascucci. "Quando Alejandro mi ha parlato del progetto, me ne sono ricordata. Lei era greca, ma era anche l'unica donna nella Biblioteca e lavorava in un mondo maschile. Nei costumi di Ipazia ci sono, ovviamente, dei riferimenti grecoromani, ma anche degli accenni maschili, come la toga che indossa, che è tipica degli uomini. Era una donna molto coraggiosa, che cercava di vivere allo stesso modo degli uomini. Questa è la ragione per cui, nel film, Ipazia non indossa un velo. Ci sono dei personaggi, come Cirillo, la cui fisicità riveste un ruolo fondamentale. Per Sammy Samir i colori scuri erano particolarmente adatti, perché rafforzavano la sua posizione gerarchica ispirata da Dio. Invece per Sinesio, l'ispirazione era chiaramente bizantina, con degli elementi più contemporanei, una cosa che faccio spesso nel mio lavoro".
“Il film narra la storia di una donna che si rifiuta di accettare dei compromessi nei suoi ideali, e quindi una donna migliore di me", spiega Rachel Weisz. "Ipazia è migliore di tantissima gente. Penso che sia raro vedere qualcuno che sia disposto a perdere la vita per quello in cui crede. E' una cosa incredibile e ammirevole. Ipazia crede nella ragione e nel dubbio, senza avere intenzione di recedere da questa posizione. E' veramente coraggiosa".


DAVO – MAX MINGHELLA
Davo era uno degli schiavi che una famiglia di privilegiati come quella di Ipazia si poteva permettere. La sua presenza in aula gli permette di istruirsi con gli insegnamenti della sua padrona.
“Max ha i tratti tipici dei ritratti di Al Fayum (spesso utilizzati come maschere funerarie nell'Egitto del primo secolo)", spiega Alejandro Amenábar. “E come tutti gli altri attori in questa pellicola, ha la profondità intellettuale necessaria per interpretare uno schiavo che sa di essere più intelligente di quanto possano sospettare le persone che lo circondano. Davo vorrebbe disperatamente far parte di questa cerchia, anche se non può. Noi avevamo in mente uno schiavo sofisticato con un tocco di tenerezza, un attore che fosse anche credibile come un parabolano nella seconda parte della pellicola. Qualcuno duro e silenzioso, con una certa malinconia perché si sente fuori luogo. E' questo che deve sopportare il personaggio, che per tutto il film cerca se stesso senza mai trovarsi".

“Essendo uno schiavo, Davo sa che non otterrà mai quello che vuole. E' interessante notare come il suo interesse nell'apprendimento sia strettamente legato al desiderio di essere accettato e amato, tanto che noi non sapremo mai quanto sia veramente genuino il suo desiderio di imparare. Io desideravo che la questione rimanesse senza risposta nella pellicola e penso che questa decisione abbia migliorato il personaggio", sostiene Max Minghella. "Davo si converte perché desidera una casa, una famiglia ed essere accettato. Non vuole più servire nessuno, ma essere amato. Alla fine, perde la sua strada perché finisce per sospettare di aver scelto la famiglia sbagliata".


ORESTE – OSCAR ISAAC
Oreste rappresenta un'altra asse portante nella privilegiata città di Alessandria: quella del potere politico. Proviene da una famiglia ricca, che può permettersi di far istruire i figli dagli uomini (e le donne) più saggi dell'epoca. Oreste risalta per la sua dedizione impulsiva sia verso la conoscenza che verso le esperienze fisiche. E' un leader nato, che viene scelto immediatamente per quel ruolo, poco dopo la rivolta civile in città.
“Abbiamo fuso due storie per Oreste”, sostiene Alejandro Amenábar. “Da una parte sapevamo che uno degli studenti di Ipazia era innamorato di lei, tanto da cercarla costantemente. Ipazia ha cercato di convincerlo a dedicarsi alle stelle e in seguito alla musica, fino a che, un giorno, si è presentata in classe e gli ha dato un fazzoletto sporco di sangue del ciclo mestruale. Questa storia vera spicca perché ci fornisce un'idea di quanto Ipazia fosse determinata a dedicarsi alla scienza. Poi c’è la storia personale di Oreste, e di come è diventato Prefetto di Alessandria. Abbiamo fuso insieme due storie vere.

Avevamo bisogno di qualcuno in grado di coprire queste esigenze. Oscar è perfetto, perché ha in sé una nota di ingenuità e allo stesso tempo ha un senso dell'umorismo e un carisma che ci fanno credere sia sufficientemente tenace per diventare un leader e, ovviamente, che possa far parte dell'elite della Biblioteca, sebbene in seguito la Storia ricorderà Oreste come lo sconfitto.
Infatti, nella partita a scacchi tra il Prefetto e il Vescovo, Oreste non aveva previsto la mossa di Cirillo".
“Per me era importante fornire al personaggio un notevole senso dell'umorismo, soprattutto perché Oreste rischia di sembrare un arrogante e un duro. Volevo andare oltre il tipico atteggiamento degli appartenenti alle classi superiori, almeno in alcuni momenti, per rafforzare la sua umanità mostrando una piccola dose di ironia. Penso onestamente che Oreste sia il tipo di credente moderato che talvolta riesce a osservarsi da una certa distanza, cosa che gli consente di trovare l'ironia nelle cose che avvengono intorno a lui", rivela Oscar Isaac.


TEONE – Michael Lonsdale
L'ultimo direttore della seconda biblioteca di Alessandria era anche il padre di Ipazia. Filosofo e matematico, Teone ha istruito sua figlia come una studentessa di talento, senza preoccuparsi del suo sesso, e lei ha anche scritto assieme a lui alcune delle sue maggiori opere scientifiche. Della madre di Ipazia si sa soltanto che era una prestigiosa musicologa ad Alessandria, una città dove la musica era considerata una forma importante di conoscenza collegata alla filosofia e alla scienza.

“Teone era determinato a istruire la figlia secondo i dettami filosofici”, sostiene Alejandro Amenábar. “Doveva avere una mente speciale per la sua epoca. Nel film rappresentiamo Teone un po' disorientato, un anziano che sta arrivando alla fine della sua vita e che vede che le cose intorno a lui accadono troppo velocemente. Non comprende di essere l'ultimo rappresentante di un mondo che sta terminando, quello dei filosofi. Michael Lonsdale era perfetto per interpretarlo, ha capito perfettamente la realtà politica e sociale mostrata nel film. Lo guardi e credi veramente che lui avrebbe istruito la figlia in questo modo”.
“Teone odia ogni forma di fanatismo. E' di origini pagane e rimane un filosofo mentre diverse religioni diventano più potenti intorno a lui. Sì, è un filosofo, come sua figlia, e osserva il cielo per capire il significato della vita: l'uomo, il mondo, le stelle, la matematica”, sostiene Michael Lonsdale.


SINESIO – Rupert Evans
La presenza di Sinesio fra gli studenti di Ipazia conferma che la filosofa non discriminava gli studenti per le loro scelte religiose. Sinesio era uno dei migliori allievi di Ipazia e credeva fermamente nel Cristianesimo. Una volta divenuto il potente vescovo di Cirene, ha mantenuto un'amicizia importante con la sua insegnante attraverso centinaia di lettere. In queste, lui si riferiva sempre agli altri allievi che studiavano con lui come ai suoi "fratelli".

“Molte delle cose che sappiamo di Ipazia dipendono dalle lettere scritte da Sinesio", sostiene Alejandro Amenábar. “Ci siamo presi delle licenze con lui, perché in realtà era morto da qualche tempo quando Ipazia è stata uccisa. Ma prolungare la sua vita nel film ci ha aiutato a mostrare quanto la sua cerchia si stringesse intorno a lei e quanto Ipazia fosse sempre più isolata socialmente per il rifiuto di convertirsi al Cristianesimo. Rupert Evans ha una grande dose di umanità, che consente al suo personaggio di non diventare il cattivo della situazione. Sinesio soffre perché non riesce a convincere Ipazia a unirsi al suo gruppo".
“Quando ho letto la sceneggiatura, sono stato sorpreso di scoprire che era basata su una storia vera. L'ho trovata interessante ed ero affascinato dal momento storico rappresentato. Sinesio è un uomo che vive al limite. E’ un credente, ma è allo stesso tempo anche molto diplomatico. In AGORA ci sono molti personaggi con delle idee forti, mentre lui è un esempio atipico di politico (tanto che in seguito diventerà vescovo) che cerca di capire il mondo. Ipazia gli ha insegnato il bisogno di cercare la verità", rivela Rupert Evans.


CIRILLO – SAMMY SAMIR
Quando lo zio, Papa Teofilo, muore, Cirillo diventa vescovo di Alessandria e la città entra in una nuova fase, caratterizzata da un intenso confronto civile. Come Ipazia e Oreste, Cirillo proviene da una famiglia legata al potere, in questo caso religioso. La carica di vescovo normalmente era passata ai membri della stessa famiglia.

“Oggi Cirillo è considerato un Santo, uno dei padri della Chiesa", afferma Alejandro Amenábar. “Sammy Samir e io abbiamo discusso molto, perché lui non voleva interpretare il cattivo del film. La sua resistenza gli ha consentito di fornire al personaggio una ricchezza ulteriore. Non è mai stato provato che Cirillo abbia dato l'ordine diretto di uccidere Ipazia, ma è chiaro che abbia contribuito alla convinzione che lei fosse diabolica, una strega che utilizzava degli strumenti perversi, cosa che l'ha portata a essere uccisa da un gruppo di cristiani. Quando suo zio è morto, Cirillo ha scatenato una guerra per potergli succedere, nel mezzo di un tremendo bagno di sangue che ha provocato la morte di tanti cristiani.

In seguito ha contribuito al massacro e all'espulsione di tutta la popolazione ebraica di Alessandria, e dopo la morte di Ipazia ha continuato a istigare guerre sanguinose, fino a quando non è riuscito a controllare tutta la città. È quantomeno una figura controversa, non esattamente il tipo di persona che oggi considereremmo un Santo. Se questo film è un tributo a Ipazia, una persona che non credeva nella violenza, il suo antagonista è sicuramente Cirillo".
“Cirillo è senza dubbio un leader, che tenta di rafforzare il potere dei cristiani ad Alessandria, ma poco a poco il suo desiderio di consolidare e unire si trasforma in un bisogno di potere. L'influenza di Cirillo nello sviluppo del Cristianesimo è profonda e Alejandro è riuscito ad avvicinarsi a lui senza giudicarlo e senza renderlo un buono o un cattivo. Che sia il pubblico a decidere", sostiene Sammy Samir.


AMMONIO – Ashraf Barhom
Il monaco Ammonio ricopre un'ampia gamma di funzioni per la Chiesa di Alessandria. Ha un'influenza profonda su Davo e sulle decisioni che prende. “Ammonio rappresenta il meglio e il peggio del Cristianesimo", sostiene il regista. "E' uno dei leader dei parabolani. E' basato su una persona reale, il monaco che ha gettato la prima pietra contro il prefetto. Abbiamo cercato qualcuno di veramente carismatico, capace di attirare nuovi seguaci e di convincere Davo che il Cristianesimo sia basato sulla compassione e la carità. Ma è anche una persona che si lascia trascinare e finisce per consentire ai suoi ideali di spingerlo verso atti di violenza. Non è soltanto un cattivo. Ashraf è un bravissimo attore palestinese. Era deciso a non renderlo un film che offendesse i cristiani. Ho fatto del mio meglio per convincerlo che questa non era un film contro il Cristianesimo. Penso che sia un tributo a un momento storico dimenticato e a un personaggio perso nel tempo. Ma è anche un film contro il fondamentalismo, contro quelli che difendono le loro idee con le armi. Non è contro i cristiani e sicuramente non è contro quelli contemporanei".

“AGORA è una storia veramente profonda e dura sul tentativo di trovare Dio attraverso la religione o con altri mezzi. Viviamo in un'epoca pagana, in cui il denaro determina praticamente ogni cosa. E questo film ci porta a guardare indietro al ruolo che la religione ha giocato nella Storia. Ammonio non è un personaggio semplice da capire. E' un manipolatore. Ho dovuto svolgere tante ricerche e leggere molto per capire quello che fa e come lo fa. Ho cercato di scoprire il più possibile su come era la vita in una città mediterranea nell'Impero Romano del quarto secolo e quello che avrebbe portato un monaco come Ammonio a legittimare la violenza, quando gli ordini provenivano dai leader della Chiesa, che lui riteneva fossero direttamente collegati a Dio. Ammonio crede veramente di proteggere Dio in questo modo", sostiene Ashraf Barhom.


UNA CITTA' MITICA, UNA PRODUZIONE STRAORDINARIA
La città di Alessandria gioca senza dubbio un ruolo chiave in AGORA. Questa mitica città (fondata da Alessandro Magno, del quale ha preso il nome) era completamente devota alla ricerca della conoscenza e determinata ad attrarre gli uomini più saggi dell'epoca. Strategicamente situata nell'Africa settentrionale, la sua ricchezza commerciale crebbe rapidamente assieme alla ricchezza culturale. Era famosa nell'Impero per la grande varietà dei suoi cittadini, per il suo faro maestoso, per la singolarità del suo porto, per la lunghezza della Via Canopica e per l'energia e la vitalità del suo mercato. Una bella sfida per il reparto artistico della pellicola...

“Alessandria è stata la prima città della storia a essere pianificata", spiega il regista. "Ci è rimasto poco o nulla dell'Alessandria originale. Buona parte è stata recuperata dal mare. Alessandria è stata dominata dalla cultura grecoromana perché Alessandro Magno voleva portare la Grecia in Egitto. Se si visitano le rovine attuali della seconda Biblioteca, quella che si trovava nel Serapeum, si vede una colonna pompeiana, assolutamente grecoromana, circondata da sfingi: una combinazione perfetta dei due mondi".
"E' un melting pot, e un'epoca emotivamente e politicamente difficile, con molti problemi politici. Le persone erano nervose e molti erano poveri, c'era un enorme divario tra i ricchi e i poveri in città. Ma la grande forza di Alessandria era proprio il suo eclettismo, un mix magnifico, un melting pot proprio come volevano i suoi fondatori. Tuttavia, la diversità che l'ha resa grande l'ha anche portata alla distruzione", spiega Justin Pollard.

“Nell'Alessandria di Ipazia molti elementi risultano interessanti non solo in se stessi", sostiene Mateo Gil, "ma anche perché sono molto simili ad alcune caratteristiche della nostra epoca. Da una parte, c'è il personaggio di Ipazia, che desidera essere guidata dalla ragione, ed è sempre alla ricerca della verità.
Ipazia desidera investigare, scoprire, pensare e dubitare. Dall’altra parte, c'è un intero melting pot di religioni e interessi con molte lotte di potere interne, che rendono il quarto secolo un'epoca eccitante. La Hollywood del passato non era attratta da questo periodo come lo siamo ora, perché oggi condividiamo molte più cose con questo mondo di quanto non accadesse 40 o 50 anni fa. La differenza tra i classici film di avventura di cappa e spada e AGORA è che questo film parla decisamente di quello che avviene nel nostro mondo ed è meno interessato all'Impero romano".

Per rendere questo melting pot di sensibilità una realtà architettonica tangibile, Fernando Bovaira e Alejandro Amenábar hanno affidato il lavoro allo scenografo britannico Guy Dyas, responsabile della costruzione di film come Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e Superman Returns. Essendo abituato alle sfide di dimensioni notevoli, Dyas ha lavorato su entrambe le coste dell'Atlantico, e ha accettato con piacere la proposta di Alejandro di costruire una città leggendaria in cui gli attori si sentissero a casa. Visto che AGORA è un film classico, tutto quello che compare sullo schermo può essere toccato.

“Guy rappresenta una combinazione perfetta tra ricerca (utilizza molti riferimenti reali) e immaginazione", sostiene il regista. "Attualmente, ci sono delle cose che ricordo ancora con meraviglia, come il trono di Oreste, una sua idea originale, con dei leoni ispirati a un design antico. Ed è incredibile come sia riuscito a tirar fuori il meglio dai soldi che aveva. Per esempio, nell'Agorà, in qualsiasi punto si piazzi la cinepresa si trova sempre qualcosa di interessante e delle prospettive stimolanti. Guy lavora molto con il dinamismo visivo. Non ci sono mai delle linee precise, gioca sempre con gli angoli, che offrono un grande dinamismo visivo all'inquadratura".
La squadra di AGORA si è recata a Forte Ricasoli, a Malta, per inserire i set imponenti del film in un contesto reale, in un'ambientazione che comprende degli edifici in stile grecoromano, l'imponente piazza a cui si riferisce il titolo del film, una prefettura romana, dei tempi pagani, delle chiese cristiane, un anfiteatro greco, la sala di letture di Ipazia e le mitiche strade di Alessandria con la sua leggendaria Biblioteca.

“Alessandria era il cuore dell'istruzione e della conoscenza, davvero uno snodo culturale fondamentale. Per esprimere questo concetto al pubblico moderno dovevamo mostrare l'architettura esistente all'epoca", spiega Guy Dyas. "Guy ha concepito Alessandria come una città monumentale e decadente", rivela il regista. "Abbiamo insistito molto sulla decadenza, sulle pietre rovinate e sulla pittura in cattivo stato. E' la ragione per cui l'utilizzo del colore nell'architettura era fondamentale. E' noto come nel mondo antico sia la scultura che l'architettura fossero dipinte. Noi abbiamo optato per una pittura slavata che fornisse una notevole ricchezza e autenticità al set, ma siamo stati molto attenti, in modo che non sembrasse una pellicola degli anni cinquanta".

Per la scelta degli attori e delle comparse che avrebbero incarnato gli antichi abitanti di Alessandria nella pellicola, il regista aveva sempre in mente, come riferimento, i ritratti delle tombe di Al Fayum, un importante sito archeologico egiziano del primo secolo. Le mummie trovate ad Al Fayum hanno i volti dei morti dipinti su di esse.
“La qualità di questi ritratti è qualcosa di inimmaginabile ", sostiene il regista. "Dopo aver visto quanto poco rimane dell'antica Alessandria, era eccitante trovare questi ritratti, che erano come delle fotografie. E' come se qualcuno avesse scavato indietro nel tempo di 1.600 anni e portato alla luce i volti degli abitanti".
Gli altri protagonisti che hanno un ruolo importante nella storia di Ipazia occupano le strade, i templi e i palazzi di Alessandria, come immaginato da Alejandro Amenábar e Guy Dyas.

“I parabolani erano una sorta di milizia formata da monaci che, all'inizio, eseguivano un importante servizio pubblico", sostiene Mateo Gil. "Infatti, si prendevano cura degli ammalati, dei lebbrosi e dei morti, dando un grosso aiuto in tante funzioni pubbliche. Tuttavia, in breve tempo sono diventati i guardiani del comportamento pubblico e hanno svolto dei lavori sporchi, diventando anche degli assassini. Dicevano alla gente come vestirsi e come affrontare le loro questioni private, quindi agivano come un organo di controllo".
“Il processo di casting è stato particolarmente complesso", spiega Fernando Bovaira, “perché Alessandria era un melting pot di culture e noi volevamo che tutto questo fosse evidente nel film. Avevamo bisogno di attori di nazionalità differenti, per portare diverse visioni di quello che veniva raccontato nella pellicola".

“Girare a Malta è stata un'esperienza unica”, afferma Rachel Weisz. “Persone di culture ed etnie diverse tutte insieme sul set, che è diventato decisamente internazionale. C'erano europei, sudamericani, mediorientali, tanti rappresentanti di diverse parti del mondo, e tutti diretti da Alejandro, uno spagnolo. Girare con un cast internazionale del genere forniva la sensazione del grande melting pot che era Alessandria".
“Abbiamo cercato di evitare la varietà di accenti", afferma il regista. "Abbiamo seguito la convenzione che il mondo della Biblioteca e l'universo romano parlassero inglese con un accento britannico, mentre gli schiavi e i cristiani si esprimevano con un accento mediorientale. Abbiamo attori israeliani, palestinesi, egiziani e iraniani".


ALESSANDRIA: IL CENTRO DEL MONDO
“Durante questo periodo, Alessandria era un luogo colorato, come diremmo oggi di città come New York, Londra o qualsiasi altra grande capitale europea. Le persone volevano stare lì e questo creava un mix interessante. Non tutte le conseguenze furono positive, ma nel complesso questa miscellanea ha funzionato. Nei tempi antichi le persone non viaggiavano tanto come facciamo ora: la grande maggioranza probabilmente si allontanava soltanto di qualche chilometro dalle zone di origine. Così, una città con persone provenienti da ogni parte (africani, nordeuropei, latini, indiani, orientali) probabilmente era uno dei posti più cosmopoliti della Terra. Una città con una grande vita notturna, un posto per provare cose nuove e incontrare ogni tipo di persone. Non è una sorpresa che differenti filosofie potessero coesistere ad Alessandria, perché la gente andava lì per cambiare idea”. Justin Pollard.

“Il film è incredibilmente realistico, ma quando ho letto la sceneggiatura ho sempre collocato Alessandria in un contesto moderno, alimentato da mondi scientifici, filosofici e religiosi che si incrociavano tra loro. E' per questo che ho immaginato Alessandria come una New York contemporanea, ma anche come la Palestina di oggi. Ritenevo che la pellicola non dovesse essere né moderna né antica, ma situata in un periodo temporale universale". Xavi Giménez.

“Nell'Alessandria di Ipazia non era semplice distinguere i gruppi sociali, i ricchi dagli intellettuali. Le persone istruite avevano una posizione sociale ed economica che permetteva loro di accedere all'istruzione. C'erano pochi casi di persone nate povere che potevano arricchirsi, la mobilità sociale di cui godiamo ora non esisteva, le classi erano molto più definite. Un intellettuale era automaticamente un aristocratico o qualcuno che proveniva da una famiglia privilegiata e viceversa, perché costoro erano gli unici a poter leggere e scrivere. Proprio in quel periodo è emerso il clero, un gruppo che accettava i poveri e gli ignoranti, che talvolta potevano arrivare ai vertici della gerarchia. Molti hanno imparato a leggere e scrivere per poter leggere i testi sacri durante la messa. Quelli che lo desideravano potevano fare strada, sebbene i membri importanti del clero provenissero sempre da famiglie ricche". Elisa Garrido.

“Era una città con una grande attività marittima e commerciale. La Biblioteca è cresciuta diventando un luogo leggendario, anche grazie a una tassa simbolica pagata dalle navi che visitavano la città: dovevano lasciare una copia di qualsiasi libro che stavano trasportando. Purtroppo, quasi tutto è andato perduto nell'incendio che distrusse la prima biblioteca, all’arrivo di Giulio Cesare". Mateo Gil.

“Ci sono degli elementi dell'architettura perduta di Alessandria che forniscono un'indicazione chiara di quello che la città doveva sembrare a quel tempo. Ma è più importante mostrare che la città era un enorme melting pot di culture che portava degli stili decisamente diversi di architettura nelle strade. Stiamo parlando di Grecia, Roma e ovviamente Egitto (dove è stata costruita). E penso che la cosa interessante di questo progetto sia il fatto di aver potuto scavare sempre più in profondità durante il processo di ideazione". Guy Dyas.

“I parabolani esistevano soltanto in Egitto. Hanno imposto la dottrina della Chiesa su Alessandria con la forza. In Oriente sono emersi diversi movimenti ascetici, perché la gente per molto tempo era convinta che Cristo sarebbe tornato. E tutti dovevano essere preparati a salutare il Cristo trionfante espiando i loro peccati e svolgendo delle penitenze per ottenere la salvezza. Il deserto offriva un'opportunità fantastica di penitenza e così molti anacoreti egiziani e siriani hanno rinunciato a tutto. Provenivano dalle classi umili, raramente erano persone istruite, ma piuttosto dei mistici che preferivano abbandonare la vita pubblica per aspettare Cristo. Aiutavano gli altri, digiunavano per lunghi periodi di tempo e non erano mai impegnati in attività sessuali, mentre svolgevano anche delle penitenze per i peccati dei loro fratelli". Elisa Garrido.


LA SCIENZA DEL CINEMA: ALESSANDRIA E IL CIELO
I problemi logistici per far funzionare questa complessa macchina pesavano soprattutto sulle spalle del produttore responsabile, José Luis Escolar, che possiede una vasta esperienza in produzioni internazionali (Le crociate, Indiana Jones l'ultima crociata, Le avventure del barone di Munchausen).
“Il mio primo obiettivo quando ho letto la sceneggiatura era di trovare un posto in cui ricostruire l'antica Alessandria", ricorda Escolar. "Abbiamo visitato location spagnole, turche, tunisine e marocchine, ma Malta aveva una percentuale superiore di quello di cui avevamo bisogno in termini di luce e spazio. Forte Ricasoli si è dimostrato una grande ispirazione per il film.

Inoltre, i volti delle persone che avrebbero potuto fare le comparse erano magnifici. E considerando che in quel luogo sono state girate grandi produzioni come Troy e Il gladiatore, c'erano anche dei tecnici bravissimi e artisticamente preparati per costruire i set, e del personale molto valido per le riprese".
AGORA è uno delle produzioni cinematografiche europee più ambiziose di tutti i tempi. Un film reso possibile grazie al capitale umano messo assieme per questo progetto e che ha richiesto un gruppo di ottimi professionisti per raggiungere questo obiettivo.

“Malta era fondamentale per questa pellicola. Non avremmo potuto girarla altrove", sostiene Bovaira. "Quando abbiamo incominciato a pensare alla pellicola, è diventato immediatamente chiaro che avrebbe dovuto essere un progetto internazionale. Era troppo grande e ambizioso per essere girato in spagnolo. Così abbiamo deciso di creare una squadra internazionale, e credo che siamo riusciti a fornire alla pellicola un clima professionale che va oltre il concetto di nazionalità".
“C'è un obiettivo naturalistico, nella storia così come nella produzione", sostiene Mateo Gil. "Il pubblico troverà molto credibili e naturali le azioni e le reazioni dei personaggi. Ma al di là del suo naturalismo, l'obiettivo del film è decisamente classico. Deriva da un genere, quello delle pellicole epiche classiche, che però viene aggiornato narrandolo in maniera più contemporanea. E' un esperimento decisamente interessante, perché le masse di persone che vediamo muoversi nelle strade sono reali. Non si tratta di effetti digitali, tutto quello che vediamo è ancorato alla realtà".

Per creare questo scenario naturalista e contemporaneo, la visione di Xavi Giménez era fondamentale. Ha infatti lavorato come direttore della fotografia in pellicole come Transsiberian e Spia + Spia - Due superagenti armati fino ai denti. “Ho scelto Xavi perché il suo lavoro negli ultimi anni è stato spettacolare", sostiene il regista. "Inoltre, cercavo qualcuno con uno spirito affine al mio e che capisse la durezza del sole. Una persona che comprendesse come utilizzare il sole che avremmo avuto a Malta, qualcuno che potesse giocare con questo aspetto e utilizzarlo a proprio vantaggio. E' un sole che colpisce, che genera delle immagini fortemente contrastate, cosa a mio avviso benefica per il film".

Xavi Giménez sostiene che “normalmente, il direttore della fotografia arriva al progetto quando le basi estetiche della pellicola sono già state stabilite. Non era questo il caso: fin dall'inizio si è infatti stabilito che il direttore della fotografia fosse una figura importante. Alejandro, Guy e io ci siamo incontrati diverse volte durante la preparazione e la visione si è formata gradualmente, perché una pellicola è qualcosa di organico. AGORA si è sviluppato piano piano in qualcosa di pittorico e che poteva anche essere toccato, direi addirittura qualcosa di simbolico. I riferimenti per questo film erano più incentrati sulle emozioni e i sentimenti che sui parametri visivi apparsi in altre pellicole".

“Ipazia era il centro estetico della pellicola, decisamente differente da quelli comuni", sostiene Giménez. “E' per questo che il punto di vista filosofico di Ipazia ha influenzato il modo in cui il film viene visualizzato. Ipazia è la fonte di luce del film, che illumina ogni cosa che la circonda. E' il Faro e si fa carico della bellezza del film, anche quando è circondata da distruzione. Ipazia è la trasmissione della conoscenza, rappresenta il pensiero e la bellezza, insegna e impara allo stesso tempo. Non le abbiamo fornito delle luci bellissime soltanto perché è il personaggio principale, ma le abbiamo invece dato una luminosità, una consistenza e dei colori diversi perché volevamo che emergesse la sua umanità fondata sul dubbio. E’ il sole del film e attraverso i suoi occhi scopriamo quello che sta avvenendo".

“Questo film è un tributo agli scienziati in generale", afferma il regista. "Volevamo mostrare la linea di pensiero seguita da tutti gli astronomi nel corso di duemila anni, una cosa eccitante perché dopo tutto sono persone che semplicemente guardavano il cielo di notte, proprio come ognuno di noi. Io osservo il cielo e sono affascinato da quello che vedo, mi pongo tante questioni ma non sono in grado di trovare nessuna risposta. E' questo che hanno fatto gli scienziati: scoprire delle risposte nel corso di migliaia di anni".
Per capire la scoperta di Ipazia, il contributo di Antonio Mampaso era fondamentale. Da allora, il cielo e gli astronomi sono cambiati molto.

“Quando Ipazia era ancora viva gli astronomi stavano già godendo il frutto di anni di ricerche scientifiche. Il movimento dei pianeti era già stato documentato da Tolomeo e Ipparco, ed erano stati inventati degli strumenti di precisione che permettevano alle loro teorie di essere testate. Per la prima volta questi due fattori sono coincisi. L'astrolabio, uno degli strumenti astronomici più importanti mai creati, è stato sviluppato in quel periodo e Ipazia sicuramente ne era a conoscenza. Le misurazioni permesse dall'astrolabio e da altri strumenti, alla fine hanno permesso loro di perfezionare il modello del cielo e confutare il precedente modello geocentrico, sostituendolo con quello eliocentrico, che oggi sappiamo essere corretto. La scoperta ha stimolato non soltanto l'astronomia, ma è stata rivoluzionaria anche in un contesto più ampio, perché le teorie cosmologiche e scientifiche hanno preso piede e hanno influenzato profondamente la società a livello sociale e religioso. Stiamo parlando del momento in cui il sistema è cambiato", sostiene Antonio Mampaso.
Questo viaggio nel passato unito a riferimenti contemporanei, è stato molto importante nel modo in cui il film è stato progettato. AGORA è un affresco contemporaneo, realizzato con una produzione innovativa.

“Gabriella, per esempio” rivela Alejandro Amenábar, “lavora molto con i riferimenti contemporanei, una cosa che trovo veramente interessante. Per incarnare il mondo di 1600 anni fa, preferisce guardare degli elementi che possiamo ancora adesso vedere nelle culture contemporanee, anche se sono diverse dalle nostre, e metterle insieme agli stereotipi che abbiamo. In questo caso, c'è il mondo romano, quello egizio e quello cristiano. Per esempio, ritengo che il modo in cui lei mette assieme le informazioni che esistono sui parabolani con il mondo dei talebani sia spettacolare. Penso che sia un tocco notevole”. “Abbiamo deciso di costruire e girare il più concretamente possibile”, sostiene il regista. “Anche le cose digitalmente migliorate sono state fatte con grande attenzione e rispetto per le condizioni di ripresa. Non un solo dettaglio di quello che è stato aggiunto o ritoccato doveva in nessun modo minare la credibilità di quello che veniva proposto”.

Un altro strumento fondamentale per raggiungere quell'esperienza totale che il regista cercava è la colonna sonora. Per l'occasione, la musica del film è stata composta da Dario Marianelli, compositore delle musiche di pellicole come Espiazione (che gli è valsa un Oscar), Orgoglio e pregiudizio e V per Vendetta.

“Penso che sia fondamentale fidarsi dei propri collaboratori ed è importante avere un buon gruppo senza imporre una visione unica. Quando hai un film così imponente, capisci che un musicista come Marianelli può aprire nuovi spazi alla pellicola, che io da solo non avrei mai potuto raggiungere" sostiene Amenábar.
“L'elemento realistico è molto importante nella visualizzazione di questa pellicola", spiega Dario Marianelli, "ma potrebbe sembrare strano, in termini musicali, parlare del tentativo di essere realistici. Più importante è il film, più la musica deve aiutarti a entrare nella storia. AGORA è un film notevole, che aveva bisogno di una grande orchestra e delle voci potenti per amplificare la sensazione di trovarsi all'interno dello schermo, di partecipare in questo imponente labirinto di cose, sentire che ti trovi all'interno del conflitto o che stai viaggiando in mezzo a una folla".

“AGORA offre un dramma notevole. E' una pellicola d'epoca decisamente imponente. Ci sono tante sequenze d'azione, è eccitante, c'è un aspetto da thriller al suo interno. Penso che sia emozionante, c'è un po' di dramma e di amore non corrisposto. E' una storia realmente avvenuta, che è stata nascosta dalla nebbia del tempo e ora viene raccontata per la prima volta", afferma Rachel Weisz.
“Come nel mio film precedente, Mare dentro, AGORA mi ha fornito un senso di pace, perché mi ha permesso di vedere le cose in una prospettiva relativa", sostiene Amenábar. “E' meraviglioso essere vivi e ancora di più sentirsi vivi, e così piccoli in mezzo all'universo. E il senso di vertigine e di instabilità che dipende dall'essere circondati dallo spazio profondo, pieno di stelle, mi stimola molto e spero che sia lo stesso anche per il pubblico".


VIAGGIARE NEL TEMPO: IL QUARTO SECOLO MOSTRATO CON LA TECNOLOGIA DEL VENTUNESIMO
AGORA offre al pubblico un'esperienza visiva unica, grazie anche a 35 settimane di sofisticato lavoro di postproduzione. Felix Bergés è il responsabile degli effetti digitali, un professionista di fama internazionale, che ha lavorato a pellicole recenti come The Oxford Murders. Per questo film ha collaborato con una squadra che alcune volte arrivava anche a 60 persone, come è normale in produzioni così imponenti. Un intero reparto di questa squadra era dedicato allo sviluppo di un modello digitale dell'antica Alessandria, un elemento decisivo per le tante inquadrature panoramiche della città.

Magoga Piñas ha coordinato la ricostruzione digitale della città, un incarico che ovviamente non poteva che iniziare con la lettura di tanti libri antichi, considerando la totale mancanza di ogni testimonianza visiva.
“Alejandro desiderava che Alessandria sembrasse completamente normale, naturale e realistica. Voleva sapere che, quando avrebbe girato con la luce del sole o con la polvere, Alessandria sembrasse reale, come se si lavorasse in una città moderna. Inoltre, dovevamo ricreare Alessandria in ogni dimensione. Ci sono delle riprese aeree dell'intera città e delle immagini satellitari del delta del fiume Nilo, zoomate dallo spazio. Si vede anche Alessandria di notte, di pomeriggio, praticamente in ogni ora e angolo di ripresa possibile", sostiene Félix Bergés.

“Dovevamo ricreare il territorio, non soltanto la città, ma anche la geografia. Abbiamo generato le isole e i fiumi dell'epoca", spiega Magoga Piñas. “Per prima cosa, dovevamo creare una mappa geografica per determinare la location del lago Mariout (separato dal Mediterraneo da uno stretto istmo su cui è stata costruita la città di Alessandria). Abbiamo costruito una serie di canali come base per il territorio e poi abbiamo iniziato a ricostruire la città".
I realizzatori hanno seguito la mappa dell'antica Alessandria. Pochissime delle strade della città originale commissionate da Alessandro Magno sono rimaste ancora oggi.

“Era molto importante recuperare la pianta originale della città, così abbiamo contattato il Reparto di design grafico al Politecnico di Madrid. Loro ci hanno messo in contatto con Daniel Aragoneses, che ha lavorato su una pianta che comprende tutte le scoperte più recenti: gli studi di Yale e gli scavi di Frank Godio nel mare, in modo da stabilire un progetto che fosse il più possibile preciso. Daniel ha lavorato su due piani: il primo, molto generale, e l'altro che era in scala reale, perché noi volevamo ricreare la tipologia architettonica dell'area. E' stata una sfida difficile, perché era una città imponente ma senza edifici alti, ed era importantissima", sostiene Magoga Piñas.
Se il territorio è cambiato, anche il soffitto del mondo lo ha fatto. La troupe si è tuffata nella storia scientifica per offrire al pubblico un'immagine esatta del cielo nel quarto secolo. Erano necessari anche dei riferimenti moderni e Félix Bergés ha confrontato tutte queste informazioni con i dati della NASA, gli studi recenti e l'opinione di un esperto come Antonio Mampaso.

“Il cielo che vediamo nel film è quello reale", spiega Antonio Mampaso. “Abbiamo cercato di ricreare il cielo come veniva visto da Ipazia e dai suoi contemporanei. Il cielo di oggi non è esattamente lo stesso, la posizione dei pianeti è cambiata. Le stelle delle costellazioni che siamo abituati a vedere (come l'Orsa Maggiore e la costellazione dello Scorpione) sono cambiati poco a poco per quello che chiamiamo 'movimento individuale'. Inoltre, visto che sono passati 1600 anni da quando era viva Ipazia, alcune delle stelle che noi vediamo ora non erano visibili all'epoca (e il contrario), mentre tutte hanno leggermente cambiato la loro posizione nel cielo, per via di un altro fenomeno chiamato 'precessione dell'Asse terrestre': l'asse punta a nord, ma segue un piccolo cerchio attorno a quella posizione. Per questa ragione, l'asse terrestre attuale (che casualmente punta verso la Stella Polare) non è lo stesso dell'epoca di Ipazia: il cielo è diverso. Tutto è stato considerato, perché l'uomo che ha ricreato il cielo, Félix Bergés, è un astronomo, così come un esperto di effetti digitali, e ha meticolosamente incorporato ogni cosa nel suo lavoro".
“Per un astrofisico come me, questo film è stato un dono", rivela Bergés. "Abbiamo realizzato delle inquadrature che fanno capire quello che il pubblico potrebbe vedere se potesse utilizzare il telescopio più potente del mondo. Noi vogliamo fornire allo spettatore la sensazione di poter vedere quello che avviene nell'universo".

Come è normale nelle pellicole di Alejandro Amenábar, gli effetti sonori rivestono un ruolo importante. L'uomo che sta dietro tutto questo è Glenn Freemantle (The Millionaire) e gli effetti sonori sono al livello delle migliori produzioni internazionali. Il regista considera il sonoro un aspetto cinematografico fondamentale per l'esperienza completa dello spettatore.
“E' appassionato e si può vedere nel modo in cui gira. E' decisamente elegante e assolutamente sensibile in aree del film che altri registi trascurano. Lavora con un ritmo fantastico e ti parla di tutto. I suoi film sono un processo di crescita collettiva, mentre lui si fida ciecamente della sua troupe”, spiega Freemantle.

“La scienza ha compiuto grandi progressi ed è diventata incredibilmente specializzata, mentre l'umanità non è cambiata poi tanto. AGORA è la storia di un conflitto che ha scosso Alessandria durante l'epoca di Ipazia, ma molto più tardi, nel seicento, Giordano Bruno è stato bruciato al rogo e Galileo esiliato per aver difeso lo stesso modello di universo che Ipazia ha sostenuto nel film, ossia quello eliocentrico. Tanti astronomi sono stati uccisi per le loro idee. Oggi nessuno viene bruciato al rogo per aver detto che la galassia di Andromeda ruota a destra o a sinistra. Attualmente, è la scienza della vita, non l'astronomia, che presenta il maggiore impatto sulle nostre convinzioni e paure. Le persone contemporanee discutono della ricerca sulle cellule staminali, ma nel profondo il conflitto non è cambiato. E' qualcosa che vediamo anche in AGORA”, sostiene Antonio Mampaso.
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