Regista: Duane Baughman, Johnny OHara
Titolo originale: Bhutto
Durata: 115'
Genere: Documentario
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: Roma 2010,05 Novembre 2010 (cinema)
Attori: Tariq Ali, Reza Aslan, Diana Aveni, Benazir Bhutto, Fatima Bhutto, Sanam Bhutto, Aseefa Bhutto Zardari, Bakhtawar Bhutto Zardari, Bilawal Bhutto Zardari, Rene Delacruz, Rachael Farrokh
Sceneggiatura: Johnny OHara
Trama, Giudizi ed Opinioni per Bhutto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Bhutto
Durata: 115'
Genere: Documentario
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: Roma 2010,05 Novembre 2010 (cinema)
Attori: Tariq Ali, Reza Aslan, Diana Aveni, Benazir Bhutto, Fatima Bhutto, Sanam Bhutto, Aseefa Bhutto Zardari, Bakhtawar Bhutto Zardari, Bilawal Bhutto Zardari, Rene Delacruz, Rachael Farrokh
Sceneggiatura: Johnny OHara
Trama, Giudizi ed Opinioni per Bhutto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Noel Donnellon, James Mulryan, David Ethan Sanders, Jens Schlosser
Montaggio: Jessica Hernández
Musiche: Herb Graham Jr., Mader
Produttore: Duane Baughman, Mark Siegel, Arleen Sorkin, Pamela Green, Jarik Van Sluijs, Darius Fisher
Produttore esecutivo: Glenn Aveni
Produzione: Yellow Pad Productions
Distribuzione: Mikado
Montaggio: Jessica Hernández
Musiche: Herb Graham Jr., Mader
Produttore: Duane Baughman, Mark Siegel, Arleen Sorkin, Pamela Green, Jarik Van Sluijs, Darius Fisher
Produttore esecutivo: Glenn Aveni
Produzione: Yellow Pad Productions
Distribuzione: Mikado
La recensione di Dr. Film. di Bhutto
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Colonna sonora / Soundtrack di Bhutto
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Informazioni e curiosità su Bhutto
FisherMusiche: Mader, Herb Graham Jr. e performance speciale di Stewart Copeland e
Bakhtawar Bhutto Zardari
Durata: 115 min
http://www.bhuttothefilm.com
USCITA PREVISTA: 5 NOVEMBRE 2010
IL FILM
Tanto amata dal popolo del nativo Pakistan, quanto invisa all'establishment militare della nazione e dalla classe politica, formata prevalentemente da uomini, Benazir Bhutto resta una metafora del conflitto tra terrorismo e moderazione che sconvolge il nostro mondo.
A tre anni dalla sua morte, causata da un attentato suicida il 27 dicembre 2007, Benazir Bhutto resta comunque il simbolo di una forza unificante nel mondo mussulmano. La sua carriera politica è durata trent'anni ed ha attraversato tutte le fasi della tumultuosa storia del Pakistan. Nel corso degli anni Benazir è stata oggetto di sconvolgenti dimostrazioni di amore e odio, ha vissuto grandi trionfi e immani tragedie, potendo contare al contempo sulla devozione del popolo pakistano e sull'opposizione dei potenti che la temevano. L'affascinante e spesso dolorosa storia di Benazir Bhutto ha tutte le caratteristiche di una tragedia greca, e viene brillantemente rappresentata nell'avvincente documentario dal titolo BHUTTO, presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival del 2010, e all' Hot Docs in Canada.
Il film racconta in maniera fedele la vicenda della prima donna della storia ad essere eletta Primo Ministro in un Paese mussulmano, e svela i retroscena del paese strategicamente più importante del mondo - il Pakistan - unica potenza nucleare mussulmana e epicentro della guerra internazionale al terrorismo.
Come mostra chiaramente l’adrenalinico BHUTTO, la vita e il governo di Benazir Bhutto sono stati caratterizzati da contraddizioni e quesiti: sin dal suo insediamento al potere Benazir si è sempre scontrata con una società dominata dagli uomini e con un establishment militare estremamente conservatore, e la sua parabola è finita con la morte che resta ancora avvolta nel mistero.
BHUTTO comincia nel momento in cui Benazir Bhutto sta per fare ritorno nella tana del lupo dopo otto anni di esilio autoimposto tra Londra, New York e Dubai, a seguito di una serie di accuse di corruzione mosse per motivi politici. La notte stessa del suo trionfale ritorno, un duplice attentato suicida uccide 170 dei suoi sostenitori. “Continueremo a incontrare la gente,” dichiara Benazir con tono di sfida dopo essere scampata per miracolo all’attentato. “Non ci fermeranno.”
Con un flashback di apertura da mozzare il fiato, BHUTTO ci fa aprire gli occhi sui 62 tumultuosi anni di vita del Pakistan, caratterizzati da violenti e frequenti scontri con l’India, e dalla storia della famiglia di Benazir, che ha sempre avuto profondi legami con il passato feudale del Paese.
Nata il 21 giugno del 1953, Benazir Bhutto attribuisce al padre, il carismatico ex primo ministro Zulfikar Ali Bhutto, il merito di averle “insegnato ad andare contro i pregiudizi di genere dell’epoca. Mio padre mi ha sempre detto che i ragazzi e le ragazze sono uguali e voleva che avessi le stesse opportunità degli uomini,” racconta Bhutto citando il padre.
Dopo gli studi a Harvard e Oxford in vista di una tranquilla carriera nella diplomazia, Bhutto viene bruscamente gettata nell’arena politica quando il padre – il primo Presidente del Pakistan eletto democraticamente – viene deposto da un colpo di stato militare guidato dal capo delle Forze Armate, il generale Zia ul-Huq. Nell’aprile del 1979, Zulfikar Ali Bhutto viene impiccato in quello che è stato definito un “omicidio giudiziario.” Da quel momento in poi il documentario BHUTTO ci mostra come Ali Bhutto, la figlia maggiore di Zulfikar, decida di dedicare la propria vita a vendicare la morte del padre e a riabilitare non solo il nome dei Bhutto in Pakistan, ma la democrazia.
Definita la “Kennedy del Pakistan”, privilegi, violenza, controversie e infine la morte prematura restano i tratti salienti dell’eredità della Bhutto.
Benazir Bhutto conquista la prima vittoria elettorale nel 1988 candidandosi per il partito del padre giustiziato, il popolare Pakistan Peoples Party (PPP), ma viene deposta nel 1990 da un colpo di stato sostenuto dai militari. Benazir torna nuovamente al potere nel 1993 ma viene di nuovo messa da parte dall’elite politica nel 1996 e in quegli stessi anni viene colpita da terribili lutti, in seguito alla misteriosa morte dei due adorati fratelli: il più giovane, Shanahwaz, viene avvelenato in Francia mentre Murtaza, il primogenito, viene ucciso a colpi di arma da fuoco durante una sparatoria in Pakistan. Entrambi gli omicidi restano ancora avvolti nel mistero.
Il regista e produttore Duane Baughman insiste sull’importanza del rapporto con il padre, e della sua ingiusta morte, nella vita della Bhutto. “Dopo la morte del padre, la sua forza divenne inarrestabile. Vendicare la morte del padre e far vivere il suo sogno per il popolo del Pakistan – vale a dire l’affermarsi della democrazia - divenne l’unico scopo della sua vita,” racconta Baughman. “E il fatto che a lottare per la democrazia e scontrarsi con il dittatore che aveva impiccato il padre fosse una giovane donna in un paese mussulmano, rende la sua storia ancora più avvincente.”
Attraverso registrazioni scoperte di recente e mai ascoltate pubblicamente fino ad ora, sentiremo la storia di Benazir raccontata da lei stessa. Il film contiene delle interviste esclusive e dolorose rilasciate tre mesi dopo il suo assassinio dai suoi parenti più stretti, tra cui il vedovo che sarebbe diventato il presidente Asif Ali Zardari, il figlio Bhutto Zardari, le figlie Bakhtawar Bhutto Zardari e Assefa Bhutto Zardari, e la sorella Sanam Bhutto.
Tra le altre interviste che completano il documentario ci sono anche quella agli autori Tariq Ali (“The Clash of Fundamentalisms”) e Christina Lamb (“Waiting For Allah”), Victoria Schofield (“Bhutto”), all’ex segretario di stato americano Condoleezza Rice, all’ex presidente del Pakistan Pervez Musharraf, al co-autore di Benazir e amico Mark Siegel, al diplomatico Peter Galbraith, a Arianna Huffington, e a Reza Aslan.
“Il film mostra chiaramente che Benazir Bhutto é stata una figura storica molto più complessa e importante di quanto abbiamo mai realizzato,” commenta il produttore Mark Siegel, esperto di politica e storia del Pakistan. “E’ stata uno straordinario ponte tra le culture, i continenti e le religioni e ha accettato altruisticamente un fardello politico che non avrebbe mai desiderato portare e una responsabilità che non aveva mai cercato.”
“Sacrificando la felicità personale al bene pubblico, Benazir divenne l’icona stessa del cambiamento e della speranza per mezzo miliardo di donne mussulmane di tutto il mondo. E in quanto sostenitrice di un Islam moderno, tollerante, pluralistico e democratico con illimitate possibilità per le donne, divenne il peggiore incubo per i sostenitori della Jihad. La cosa più affascinante è l’amore e l’odio che questa donna è riuscita a generare nel mondo, e ciò che alcuni sono stati disposti a fare pur di distruggere lei e ciò che rappresentava. Personalmente e politicamente la sua vita è stata una pletora di contraddizioni e contrasti, egregiamente descritti nel film. Come per John Kennedy e Anwar Sadat, ci chiederemo per sempre dove sarebbe arrivata se fosse sopravvissuta,” conclude Siegel.
L’avvincente sequenza di apertura del film non lascia alcun dubbio sull’attuale situazione del Pakistan, che resta ancora sotto il controllo della Jihad. Il cinquanta per cento dei pakistani ha meno di 18 anni e il 97% di loro sono mussulmani. Il 60% dei cittadini vive con meno di 2 dollari al giorno, ma l’apparato militare controlla ogni aspetto della vita politica. La nazione dell’Asia meridionale resta una polveriera dotata di un arsenale nucleare di 90 testate armate, e dalla morte di Benazir Bhutto, 3 anni fa, il paese è sconvolto da una media di tre attentati terroristici a settimana.
BHUTTO è stato prodotto da Yellow Pad Productions in associazione con TMI.
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