Regista: Aida Begic
Titolo originale: Djeca
Durata: 90'
Genere: Drammatico
Nazione: Bosnia-Herzegovina,Francia, Germania, Turchia
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: Cannes 2012,03 Gennaio 2013 (cinema)
Attori: Marija Pikic, Ismir Gagula, Bojan Navojec, Sanela Pepeljak, Vedran Djekic, Mario Knezovic, Jasna Beri, Nikola Djuricko, Stasa Dukic, Aleksandar Seksan, Velibor Topic
Sceneggiatura: Aida Begic
Trama, Giudizi ed Opinioni per Buon Anno Sarajevo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Djeca
Durata: 90'
Genere: Drammatico
Nazione: Bosnia-Herzegovina,Francia, Germania, Turchia
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: Cannes 2012,03 Gennaio 2013 (cinema)
Attori: Marija Pikic, Ismir Gagula, Bojan Navojec, Sanela Pepeljak, Vedran Djekic, Mario Knezovic, Jasna Beri, Nikola Djuricko, Stasa Dukic, Aleksandar Seksan, Velibor Topic
Sceneggiatura: Aida Begic
Trama, Giudizi ed Opinioni per Buon Anno Sarajevo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Erol Zubcevic
Montaggio: Miralem Zubcevic
Scenografia: Sandra Popovac
Costumi: Sanja Dzeba
Produttore: Aida Begic,Erol Zubcevic
Produttore esecutivo: Adis Djapo
Produzione: Film House Sarajevo, Rohfilm, Les Films de l'Après-Midi, Kaplan Film
Distribuzione: Kitchen Film
Montaggio: Miralem Zubcevic
Scenografia: Sandra Popovac
Costumi: Sanja Dzeba
Produttore: Aida Begic,Erol Zubcevic
Produttore esecutivo: Adis Djapo
Produzione: Film House Sarajevo, Rohfilm, Les Films de l'Après-Midi, Kaplan Film
Distribuzione: Kitchen Film
La recensione di Dr. Film. di Buon Anno Sarajevo
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Colonna sonora / Soundtrack di Buon Anno Sarajevo
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Voci / Doppiatori italiani:
Miriam Spera: Rahima
Leonardo Caneva: Nedim
Alessandro Pala: Davor
Patrizia Burul: Vedrana
Roberta Gasparetti: Saliha
Luigi Scribani: Dino
Sergio Lucchetti: Tarik
Emanuela Damasio: Selma
Francesco Meoni: Rizo
Marta Altinier: Jasna
Sabine Cerullo: Branka
Personaggi:
Marija Pikic: Rahima
Ismir Gagula: Nedim
Bojan Navojec: Davor
Sanela Pepeljak: Vedrana
Jasna Beri: Saliha
Vedran Djekic: Ciza
Mario Knezovic: Dino
Nikola Djuricko: Tarik
Stasa Dukic: Selma
Aleksandar Seksan: Rizo
Velibor Topic: Mirsad Melic
Ravijojla Jovancic: Kira
Mirela Lambic: Jasna
Sadzida Setic: Branka
Informazioni e curiosità su Buon Anno Sarajevo
Note di regia:
GENESI
“Snijeg (Neve)”, il mio primo lungometraggio, racconta la storia di un gruppo di donne che avevano perso i loro uomini durante i massacri in Bosnia orientale. La storia segue la loro lotta per la sopravvivenza dopo la guerra, nel 1997.
Durante lo sviluppo di Snijeg abbiamo parlato molto di ciò che noi chiamiamo "il sogno bosniaco". In quel momento credevamo nella ricostruzione della nostra società. Quando ho pensato al soggetto del mio secondo film, ho cercato di capire il tipo di società in cui viviamo oggi, cosa era cambiato dai tempi in cui sviluppammo Snijeg . Mi sono resa conto che oggi non crediamo più nella ricostruzione e abbiamo sostituito i nostri sogni con i nostri ricordi.
Ho notato che quando con i miei amici discutiamo della guerra, ne parliamo sempre in maniera particolarmente forte, passionale. Mi sono allora chiesta se il tempo che abbiamo vissuto sotto la guerra non sia il solo tempo in cui abbiamo veramente vissuto. Le nostre vite durante la guerra erano veramente migliori o ci sentiamo in questo modo perché ormai quel tempo ce lo siamo lasciato alle spalle? Le persone erano più umane in quel periodo, che è stato il più difficile nella storia della nostra città, o abbiamo questo sentimento oggi perché eravamo tutti nella stessa situazione? Che dire di quelli di noi che non hanno nemmeno ricordi di quello che la mia generazione chiama "vita normale" prima della guerra?
TRANSIZIONE
La transizione è un momento di trasformazione. La metamorfosi implica un cambiamento che non ha sempre una connotazione negativa. Ma la Bosnia è in un periodo di transizione che non arriva a compimento da sedici anni. Una sensazione dominante di impotenza e l'incapacità di immaginare il futuro. Quasi venti anni dopo la fine della guerra, viviamo
ancora in un infinito "presente" e abbiamo sempre paura del futuro.
Come in quasi tutti i paesi con questo destino, la transizione è un terreno fertile per il mantenimento dell’ingiustizia, la corruzione, la violenza e molti altri impatti sociali nefasti.
Quelli che erano in fondo alla scala sociale sono a volte diventati ricchi molto rapidamente e hanno ottenuto posizioni influenti, mentre quelli che si sono rifiutati di accettare le nuove regole del gioco li hanno sostituiti in basso alla scala.
Ognuno è "L’ALTRO"
Al ristorante dove lavora, i colleghi di Rahima si comportano come una famiglia disfunzionale, in cui ognuno a suo modo si differenzia dalla norma sociale. Indossando il velo, Rahima viene automaticamente emarginata poiché i pregiudizi verso le donne con il velo sono gli stessi a Sarajevo come nel resto del mondo. Anche se porta il velo, Rahima non è poi così diversa dalle altre ragazze della sua età - a casa ascolta la stessa musica, lei ama, odia, commette errori e vive la sua vita come le altre ragazze "normali". Ma a causa del suo credo religioso, è percepita come l’"altro" come "diversa" e discriminata.
Il capo cuoco, Davor, appartiene alla minoranza croata ed è omosessuale. Sono la sua razza e la sua sessualità a metterlo nella categoria degli "inaccettabili". Dino, il cameriere è un drogato, la proprietaria del ristorante, Vedrana, si mostra crudele perché il marito, che è diventato un radicale wahabita, le ha tolto la custodia dei figli...
C'è una storia Sufi che parla di due uccelli, un corvo e un piccione, che divennero amici del cuore. Quando la gente si chiede cosa abbiano in comune due uccelli così diversi si accorgono che manca una zampa a entrambi.
Come questi uccelli, i dipendenti del ristorante condividono il proprio dolore e le proprie mancanze.
LA MEMORIA
La maggior parte delle persone nel mondo sanno a cosa somiglia la guerra: la televisione ha creato una rappresentazione comune. Ma la guerra evoca qualcosa di molto diverso per coloro che l’hanno realmente vissuta. In tempi di guerra, per esempio, le persone agiscono, o almeno provano ad agire come se fossero in una situazione normale.
Durante l'assedio di Sarajevo, abbiamo fatto spesso teatro, film, feste, festeggiavamo i nostri compleanni. I bambini giocavano come tutti gli altri bambini del mondo. In ogni famiglia c'è una grande quantità di documenti che mostrano la vita degli abitanti di Sarajevo durante l'assedio. Evocando un aspetto individuale e umano della guerra, gli archivi personali sono molto più fedeli alla memoria delle persone che le immagini che vediamo in televisione. Le immagini della vita quotidiana durante l'assedio esprimono un sentimento intimo e complesso del ricordo che è difficile da tradurre in parole: la memoria della guerra è fatta di orrori, ma anche di cose belle. Mostra che la resistenza non si fa solo con le armi. La resistenza si trova anche nella forza del popolo, nella loro capacità di mantenere uno stile di vita normale in tempi anormali.
Quello che ho voluto fare, utilizzando gli archivi del tempo di guerra per illustrare i ricordi di Rahima, è quello di condividere, capire quali possono essere i ricordi di chi ha vissuto una situazione così complessa. La storia del film lo giustifica, ma si tratta anche di un desiderio personale e del bisogno di parlare della mia esperienza e della memoria della guerra che è la mia.
Qualcuno che ha un passato così difficile come quello di Rahima può essere in grado di ritrovare dentro di sé un’umanità, e come? Sceglierà di costruirsi o di distruggersi?
CONTRASTI
Il contrasto per me è la chiave per l'identità di un film. Il contrasto tra ricchi e poveri, tra la vita e la morte, tra passato e presente, realtà e illusione, la libertà e la prigionia.
Paradossalmente tutto questo coesiste in Djeca. Il personaggio principale, di cui il film segue il punto di vista, mette insieme tutti questi contrasti. Rahima è il paradigma della complessa realtà del dopoguerra. Seguendo il personaggio principale, camera a mano, spero che lo spettatore accompagni la ragazza nel suo viaggio attraverso le proprie emozioni.
Aida Begic
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