Cose nostre - Malavita di Luc Besson

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locandina Cose nostre - Malavita
 
Regista: Luc Besson
Titolo originale: The Family
Durata: 110'
Genere: Thriller, Commedia
Nazione: U.S.A., Francia
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 17 Ottobre 2013 (cinema)

Attori: Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron, Dominic Chianese, John DLeo, Vincent Pastore
Sceneggiatura: Luc Besson

Trama, Giudizi ed Opinioni per Cose nostre - Malavita (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Thierry Arbogast
Montaggio: Julien Rey
Costumi: Olivier Bériot

Produttore: Virginie Silla,Ryan Kavanaugh
Produttore esecutivo: Tucker Tooley,Martin Scorsese
Produzione: EuropaCorp, Malavita, Relativity Media
Distribuzione: Eagle Pictures

La recensione di Dr. Film. di Cose nostre - Malavita
Divertente, ve lo consiglio.

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Colonna sonora / Soundtrack di Cose nostre - Malavita
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Informazioni e curiosità su Cose nostre - Malavita


Note dalla produzione:

porta la firma di Luc Besson, COSE NOSTRE-MALAVITA. L’acclamato e controverso regista francese coinvolge il pubblico in un viaggio inaspettatamente comico nella vita di Giovanni Manzoni, interpretato da Robert De Niro, e della sua famiglia, costretti ad abbandonare le vecchie abitudini per trasferirsi nella piccola cittadina francese, pur rimanendo ad un passo dagli assassini messi sulle loro tracce dai vecchi “colleghi” ormai dietro le sbarre.
“Giovanni, che ormai è conosciuto con il nome di Fred Blake, ha provato a cambiare vita e a ricominciare già in tanti altri posti, prima negli USA, poi a Parigi, infine nel Sud della Francia”, spiega Besson. “Ma nessun posto è quello giusto, sostanzialmente perché il boss e la sua famiglia non riescono proprio ad abbandonare il vecchio ‘modo’ di gestire i problemi. In questo film, si trovano catapultati nel paesino francese più piccolo che si possa immaginare, dove – loro pensano - nulla può succedere. Ma si sbagliano. Infatti le cose iniziano a cambiare…”

“Principalmente, lo humour del film deriva dalle incomprensioni tra la famiglia Blake e i vicini di casa”, spiega Besson. “C’è, infatti, una certa tensione tra la nuova famiglia e le famiglie del posto. Nella campagna francese, se ti serve un idraulico, devi aspettare circa due anni. Questa gente pensa di essere padrona del mondo. Se ti comporti male con loro, aspetti quattro anni. Chiunque, dal prete locale, al salumiere all’idraulico di questo minuscolo paesino, tutti cercano di approfittarsi un po’ degli americani, convinti che siano pieni di soldi. Ma non sanno ancora con chi hanno a che fare. Non ti puoi permettere di fare uno sgarbo del genere a Giovanni Manzoni – o Fred Blake che dir si voglia. Se tenti di fregarlo, lui ti ammazza.”
Il regista costruisce lo humour del film sulle caratteristiche dei personaggi francesi e americani, caricando le relative idiosincrasie di enorme comicità. “Non vogliamo prendere in giro nessuna cultura, né quella degli americani né quella dei francesi”, dice Besson. “Prendiamo in giro tutti. So com’è fatta la gente in questi piccoli villaggi sperduti e lontani da Parigi. Sono cresciuto in un luogo simile. Certo, ho vissuto anche a New York e a Los Angeles, quindi conosco bene anche gli americani e le loro manie. È stato divertente mettere insieme tutto ciò e vedere cosa succede.”

Per la produttrice Virginie Besson-Silla questa storia offre un nuovo e originale punto di vista su un genere classico. “Ne abbiamo visti in giro di film in cui i boss mafiosi vengono spediti dall’altra parte del mondo per ricominciare una nuova vita” – confessa. “Volevo capire cosa può succedere a chi, appunto, si trasferisce sotto copertura. Questi personaggi finiscono in un piccolissimo paesino francese in cui si sentono pesci fuor d’acqua. È divertentissimo vedere come reagiscono alle abitudini francesi e come cercano di adattarsi alla nuova vita.”
Il lavoro di Besson è ispirato all’omonimo romanzo “MALAVITA” di Tonino Benacquista.
All’inizio del romanzo, Benacquista chiedeva al lettore: “Un uomo che ha costruito la propria vita sulla violenza può mai uscirne e vivere una vita normale?”

“Ho fatto alcune ricerche sul Programma di Protezione Testimoni, anche se la mia storia in realtà resta prima di tutto una commedia che vede protagonista un boss mafioso alle prese con le difficoltà quotidiane. Ho pensato che il contrasto potesse essere ancora più interessante se avessi messo il personaggio in un ambiente totalmente diverso. In questo caso, infatti, il personaggio deve affrontare due sfide contemporaneamente: imparare a vivere come tutti gli altri, e adattarsi allo stile di vita di un Paese che spesso lo disorienta.”
L’autore aggiungeva a questo le responsabilità e le frustrazioni familiari. “Tutti i membri della famiglia devono vivere nascondendosi, colpevoli e in esilio” continua. “E’ questo che caratterizza la storia della famiglia e per quanto non si tratti proprio di una famiglia normale, i problemi che devono affrontare sono gli stessi che affrontano tutte le famiglie del mondo. Quando i Manzoni arrivano in Normandia, sembrano degli alieni e per questo devono restare uniti. La cosa più importante per loro, a quel punto, diventa l’attaccamento che nutrono reciprocamente.”

Benacquista dice di aver ceduto i diritti a Besson in virtù della stima nutrita nei confronti del regista. “Mi ricordo quando ho visto un suo film dell’83, The Last Battle, in un cinema locale. Ho scoperto, da allora, un vero regista della mia generazione”, scrive l’autore. “Un connubio vincente di poesia e violenza, malgrado il budget limitato a disposizione. Più tardi, guardando i suoi film d’azione, ho pensato che questo film non sarebbe potuto esistere senza questo elemento, l’azione appunto, e credo che Luc in questo sia un vero maestro; è fantastico anche con gli attori e parla un inglese perfetto.”
Nello scrivere la sceneggiatura, Besson ha apportato ben poche variazioni alla trama. “Abbiamo aggiunto alcuni dialoghi qua e là per rendere la storia più cinematografica e abbiamo reso i rapporti familiari ancora più stretti”. Ma per quanto riguarda struttura e personaggi tutto era già nel libro.

Inizialmente, Besson non aveva previsto di occuparsi della regia del film, ma non appena lo script ha iniziato a prendere forma e gli attori, tra cui Robert De Niro, Tommy Lee Jones e Michelle Pfeiffer, hanno accettato, Besson ha cambiato idea. “Avevamo una lista di potenziali registi, ma con il passare del tempo, con questo straordinario cast, non ho voluto dare il film a nessun altro” – dice. “Robert [De Niro] non ha detto nulla fino a quando, ad un certo punto, in una fase ormai abbastanza avanzata, mi ha chiesto: “Luc, perché non lo fai tu il film?” Ecco, come avrei potuto lasciarlo a qualcun altro?

COSE NOSTRE-MALAVITA è un piacevole e intelligente omaggio al genere criminale, tanto più che il suo produttore esecutivo ha fatto davvero la storia di questo genere filmico. Il premiatissimo Martin Scorsese ha dato il suo imprimatur a un film i cui personaggi si collocano quasi naturalmente nella sua galleria di signori del crimine e affabili malviventi.
Il supporto di Scorsese è stato molto gratificante per Besson. “Sono un grande, grandissimo fan di Scorsese, Coppola e gli altri”- dice Besson. “Sono cresciuto con Il Padrino, Scarface e Quei bravi ragazzi. Quando abbiamo pensato per la prima volta a Robert De Niro, abbiamo invitato anche Martin Scorsese, perché in parte il film è anche un tributo a lui. Lo citiamo anche nel film.

Quindi gli abbiamo mandato lo script, lui l’ha letto e ha riso così tanto, che ci ha detto: “Sì, assolutamente, accetto, accetto, accetto!” Incredibile, è stato davvero bellissimo. Un vero onore lavorare al fianco di Martin.” Luc Besson ricorda che nel leggere “Malavita”, immediatamente ha pensato che il leggendario De Niro potesse essere perfetto nei panni di Giovanni Manzoni (aka Fred Blake) ma prima di dirlo a Benacquista, ha chiesto allo scrittore chi secondo lui avrebbe potuto interpretare quel ruolo. “Mi rispose che De Niro sarebbe stato perfetto”, dice Besson. “Conoscevo Robert già da tanti anni, gli abbiamo mandato il libro e lui l’ha trovato molto divertente. Mentre lavoravo sulla sceneggiatura, gli ho mandato anche quella e lui ha accettato.”
Benacquista è stato felice di sapere che la persona a cui avevano pensato per quel ruolo non solo era disponibile ma anche entusiasta del film. “Quando sei chiuso nel tuo studio, immagini una scena, certo, ma non pensi che sarà interpretata da attori di questo calibro”, dice. “Senza Luc, di certo questo sogno non si sarebbe mai realizzato”.

De Niro dice di essere stato attratto dallo humour del film e dal suo punto di vista molto originale. “Il film offre una prospettiva diversa sul genere criminale, offrendo una trama romanzesca”, spiega. “Io interpreto il ruolo di un boss criminale che viveva a New York prima di decidere di collaborare con la giustizia. Entrato nel Programma di Protezione Testimoni insieme a tutta la sua famiglia e trasferito in Francia, in realtà continua a finire sempre nei guai; nessun posto è quello giusto, finché non arrivano in mezzo al nulla, sembra di stare quasi su Marte. La situazione ha del surreale, ma il personaggio è molto reale e credibile.”
Sempre molto attento alla verosimiglianza dei personaggi, De Niro si è informato sulla vita delle persone sotto tutela del Programma Federale di Protezione Testimoni - anche detto WITSEC prima di cominciare le riprese, per verificare se un ex boss criminale dell’East Coast possa essere trasferito per davvero in un minuscolo paesino francese. “Ho imparato che una cosa del genere può succedere anche nella realtà, specialmente se la situazione viene pilotata in qualche modo dal punto di vista politico”.

De Niro ha anche chiamato un esperto per capire meglio la vita di un mafioso. “Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla storia, secondo me c’erano alcuni dettagli non proprio esatti sulla vita di Fred. “D’altronde, Tonino è stato il primo ad ammettere di aver cambiato alcune cose qua e là…”
De Niro ha contattato un autore e amico giornalista che per anni ha scritto di crimine organizzato. Questo giornalista ha trascorso diverse ore con lui e Besson per aggiungere altre informazioni sulla vecchia vita di Fred, operazione rivelatasi imprescindibile per costruire il personaggio.
Un punto di svolta nel film si ha quando Fred sorprende i supervisori dell’FBI - e se stesso - con il progetto di scrivere un diario, allo scopo di descrivere minuziosamente la sua vita fino a quel momento e quali cose disastrose sarebbero potute succedere se si fossero avverate le condizioni.

“Quando invecchi, dentro di te sai se hai fatto qualcosa di strano, buono o cattivo, e vuoi raccontare il tuo punto di vista”, dice De Niro. “E’ questo che motiva Fred. Vuole esprimere il proprio punto di vista sulle cose, raccontare perché ha fatto ciò che ha fatto. In qualche modo sta cercando di redimersi, vuole spiegare come sono andate le cose e giustificare le proprie decisioni per acquietarsi un po’ la coscienza.”
Fred inizia a dire alla gente del luogo che sta lavorando a un libro sugli Alleati sbarcati in Normandia durante la Seconda Guerra Mondiale. In quanto scrittore americano, viene invitato a parlare al cinema locale, che sta proiettando Quei bravi ragazzi, un sottile omaggio di Besson al ruolo di De Niro e Scorsese in COSE NOSTRE-MALAVITA. L’entusiasmo del pubblico per il film spinge l’ex gangster a condividere alcune storie personali. “Gli piace l’attenzione della gente”- dice De Niro. “Finalmente, viene in qualche modo legittimato per tutte le cose che ha fatto, non dalle persone che appartengono a quel mondo segreto, ma proprio dal mondo ‘legale’.”

Sul set, De Niro ha dovuto adattarsi ai ritmi folli di Besson, una qualità registica molto stimolante. “Luc lavora a ritmi velocissimi. Ha già tutto in testa quando arriva sul set, quindi ha sempre tutto sotto controllo. Ha tutto il copione in testa. Mi piace il suo modo di lavorare, così veloce. Non perde tempo. Questo è importante per la spontaneità…”
Il regista confessa il timore iniziale di lavorare con un attore premiato all’Oscar. “Avevo visto Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno e Taxi Driver quando avevo 15 anni” dice Besson. “Ma al tempo stesso, dovevo rimboccarmi le maniche e cominciare e lavorare. A che pro avere Robert De Niro se poi non ti inventi niente di speciale? Robert ha lavorato tantissimo. Mi faceva domande, mi chiamava al telefono… Poteva fare qualunque cosa, svegliarmi a qualsiasi ora.”
Con un attore del calibro di De Niro sul set, è stato facile scegliere gli altri attori, secondo Besson-Silla. “Michelle Pfeiffer è stata la prima a cui abbiamo pensato per interpretare Maggie.
Ha accettato quasi subito non solo perché la storia è accattivante ma perché sapeva che avrebbe lavorato con Luc e Robert.”

Anche se De Niro e la Pfeiffer avevano recitato già insieme in Stardust e Capodanno a New York, in realtà non avevano mai girato una scena insieme. De Niro dice di essersi trovato molto bene a lavorare con lei. “E’ stata una scelta felice. Sono contento che Michelle abbia accettato.”
La Pfeiffer ha incontrato Besson proponendogli tante idee su come arricchire e definire meglio il suo personaggio “Michelle è un’attrice molto determinata”, dice il regista. “Farla recitare con un attore come De Niro ha fatto tirare fuori il meglio di sé a entrambi. Prima d’ora non avevano mai girato una scena insieme; entrambi volevano dimostrare l’uno all’altro quanto valgono. Per me è stato bellissimo, sul set c’è enorme rispetto tra loro. Insieme sono una grandissima squadra.” La Pfeiffer dice di essere arrivata sul set proprio per lavorare con De Niro e che il set non ha deluso le sue aspettative. “Ci sono forse cinque attori con cui adoro lavorare e De Niro è uno di loro. È un attore molto umile, calmo, collaborativo, e molto generoso. Sono stata davvero felice di lavorare con lui e con Luc Besson.”

L’attrice, che il pubblico ha già visto nella commedia di Jonathan Demme del 1988 – sempre sulla Mafia – Una vedova allegra… ma non troppo, ammette di avere una certa predilezione per il ruolo della ‘moglie del gangster’; in realtà, ciò che l’ha attratta di più in questo film è stata la dinamica della famiglia Manzoni-Blake. “Questo film parte da un genere che amo molto e lo trasforma. Il film si concentra molto sulla reciproca interazione tra i membri della famiglia e il resto del mondo, e questo crea tante situazioni comiche. I Manzoni-Blake sono i peggiori nemici di se stessi, ed è impossibile proteggersi da se stessi… Non ci riescono, non fa parte del loro modo di fare. Questo film parla appunto dei rapporti familiari; questo è il leitmotiv che sottende a tutte le situazioni.”
Maggie è la roccia della famiglia, secondo la Pfeiffer. “E’ una donna che ha carattere, si dà molto da fare e cerca sempre di tenere su la famiglia. Ormai è consapevole del nuovo stato delle cose, ma cova ancora rabbia e questa rabbia in qualche modo deve venire fuori. Si sente umiliata per ciò che è successo, specialmente dal sentimento anti-americano che percepisce in Francia. Cerca di adattarsi, di rispettare questa nuova cultura, ma sente di essere trattata ingiustamente.”

La Pfeiffer ha apprezzato molto i ritmi imposti dalla regia di Besson, anche se a volte è stata una vera e propria sfida. “Mi piace”, dice la Pfeiffer. “Con questi ritmi, devi essere sempre pronto. E in più, lavorare così dà una grande energia al film. Luc pensa sempre, ha uno spirito molto collaborativo, ma sapevo che le mie idee dovevano essere molto ben ponderate, perché Luc non è uno a cui piace perdere tempo a discutere di cose che non gli interessano.”
Tommy Lee Jones e Luc Besson sono amici da tanti anni, hanno lavorato insieme in Le tre sepolture (2005) e The Homesman (ancora inedito), rispettivamente come regista e produttore.
“Non mi toccate Tommy o vi uccido!” dice Besson. “Ti guarda sempre con quegli occhi grandi e intensi, ed è sempre pronto ad ascoltare quello che dici. Se dici una cosa giusta e ti capisce, allora okay… non ci sono problemi. Non gli piace perdere tempo; è una persona efficiente, mi piace… non ho mai avuto problemi con lui. Dopo aver prodotto due film, posso dire che è davvero una persona brillante.”

Jones dice di aver accettato il ruolo in questo film in virtù della stima che lo lega a Besson, e il fatto di aver girato in Francia non gli è affatto dispiaciuto, anzi. “E’ stato bellissimo. Ho lavorato in Normandia al mix di un film che ho diretto e mi trovo sempre benissimo. Non avevo mai lavorato prima d’ora con Bob De Niro e non avrei mai potuto rinunciare. Mi sono subito appassionato al suo modo di lavorare. È stato molto divertente. È un attore preparatissimo e originale che non cerca di attirare inutili attenzioni su di sé..”
Jones dice che lui e Besson hanno un approccio simile alla regia, e questo rende tutto più semplice. È un regista molto easy. Alcuni cineasti e registi amano dire “Luci! Camera! Azione!” prima di cominciare, ma lui no, perché può distrarre. Besson dice soltanto: “Okay. Cominciamo.” Mi piace, è uno che non spreca tempo né energia. È un regista che ama molto la luce naturale. E’ uno che non complica inutilmente le cose.”

L’attore è stato attratto dalla nuova prospettiva che lo script ha dato al genere ‘familiare’. “Una famiglia di mafiosi viene inserita in un programma di protezione in Francia. Tutto il dramma e la commedia di questa storia derivano dai tentativi della famiglia di inserirsi nella società francese. Il mio personaggio, l’agente Stansfield, è l’agente dell’ FBI incaricato di sorvegliarli. E’ uno che sa fare bene il suo lavoro, che cerca di aiutarli a non esporsi troppo. Già in passato ho recitato in ruoli simili, ma mi piace rendere ogni ruolo un ruolo unico. Credo che ogni film sia un’esperienza individuale, non tanto una reiterazione continua degli stessi ruoli.”
A condividere il set con questi veterani delle scene, ci hanno pensato due promettenti interpreti: Dianna Agron, famosa per il ruolo della cheerleader Quinn Fabray in “Glee” sul piccolo schermo e John D’Leo, che ha già avuto ruoli minori in film prestigiosi come The Wrestler e Brooklyn’s Finest. “Dianna e John sono stati fantastici” dice la Pfeiffer. “Cominciavano a lavorare prima di tutti; quando noi arrivavamo loro erano già pronti. Luc lavora con ritmi molto veloci e non ama perdere troppo tempo con gli attori, che devono essere già molto maturi e autonomi. E, inoltre, sono due persone molto piacevoli. È stata una bella esperienza lavorare con entrambi.”

La figlia di Besson è una grande fan di “Glee” ecco perché ha chiesto a suo padre di scritturare Agron per il ruolo di Belle Blake. “Dianna era a Parigi, ci siamo incontrati per un tè e abbiamo parlato tre minuti; tre minuti nei quali mi ha convinto che sarebbe stata perfetta in quel ruolo”- dice il regista. “Aveva la voce giusta e l’atteggiamento giusto, ed è una persona molto intelligente”. Agron ha colto questa grande opportunità di lavorare con un gruppo di attori di grande calibro e parla così dei registi e dei colleghi sul set: “Luc Besson è una persona che ammiro da sempre, quindi è stato un bel colpo”, dice. “Poi aggiungi Robert De Niro, Tommy Lee Jones e Michelle Pfeiffer – di cui avevo sentito parlare alcune volte. Poter imparare tante cose da queste persone mi ha fatto lanciare a capofitto nel progetto e lavorare sodo.”
L’attrice era felice di poter recitare il ruolo di un personaggio che si trova ad affrontare una situazione del tutto nuova. “Sapevo che la normalità di questo piccolo paesino francese avrebbe dato tanti spunti interessanti al mio personaggio” dice Agron. “Mentre leggevo il copione, immaginavo già tutto. Mi piacevano anche gli elementi un po’ thriller, il soggetto è veramente unico. Non ci sono tante storie di famiglie inserite in Programmi di Protezione Testimoni.”

Una normalissima ragazza americana, Belle, si trova alle prese con i problemi di identità esacerbati dalla lontananza da tutto ciò che ha sempre vissuto. “Belle vuole innamorarsi, sogna di andare lontano. È una ragazza molto matura e decisa, a volte osservatrice, altre volte sognatrice. C’è una scena in cui si trovano tutti seduti a tavola per cena; quello è stato il giorno della mia prima volta… E io sono lì che guardo fuori dalla finestra con lo sguardo completamente perso… E ho dimenticato le battute! Luc mi ha detto che in quel momento ero davvero Belle.”
L’attaccamento di Belle alla famiglia diventa più profondo, dice l’attrice. “Belle è orgogliosa di suo padre. Ama tutti e due i genitori, certamente, ma suo padre è un modello da seguire, più di sua madre. C’è un momento nel film in cui il padre si sente in colpa per come sono andate le cose, e Belle rifiuta le sue scuse perché per lei, lui è tutto.” Mentre Agron è stata scritturata in pochi minuti durante l’incontro con Besson, trovare l’attore giusto per il ruolo di Warren è stato più complicato. “Abbiamo organizzato delle audizioni con tanti giovani attori” dice Besson.

“John D’Leo voleva questa parte con tutte le sue forze e devo ammettere che si è rivelato un grande attore. Un’interpretazione brillante, la sua.” D’Leo ha letto tutta la sceneggiatura in un solo incontro ed era molto determinato ad avere quella parte. “Questa non è una famiglia normale, non possono neanche litigare come una famiglia normale. È importante il fatto che debbano restare uniti perché c’è gente che cerca di ucciderli, quindi la famiglia deve essere la vera ancora di salvezza.” D’Leo spiega che il suo personaggio vuole somigliare molto al padre, anche se questi è la causa della loro situazione attuale. “Warren non lo biasima per questo. Suo padre è un modello per lui. Vuole superarlo, in qualche modo, per riparare ai danni subiti dal nome della famiglia. Warren è un personaggio molto indipendente. Proprio come Belle, fa tante cose da solo senza che i suoi genitori lo sappiano. Ma ha soltanto 14 anni e quindi ha le paure della sua età.”

“Lavorare con un cast di attori così famosi è stata un’esperienza indimenticabile”, dice D’Leo. “Fuori dal set, tutti erano molto gentili e rilassati. Sul set, certamente lo erano, ma erano anche molto professionali e concentrati. Per me, è stato bellissimo poter fare questa esperienza. Ho imparato talmente tante cose che potrei scriverci due libri.” Agron racconta che sul set lei e D’Leo erano quasi come fratello e sorella, già a cominciare dal primo incontro. “Per la prima volta l’ho incontrato alle prove del trucco e mi ha chiesto: ‘trucco o capelli?’” Io gli ho risposto: “Guarda che sono tua sorella!” e lui è diventato tutto rosso. Questo ci ha dato automaticamente uno spunto per scherzare, lo prendevo sempre in giro su questa cosa.”

A completare il cast ci sono Domenick Lombardozzi e Jimmy Palumbo, nel ruolo di due agenti federali trasferiti nella campagna francese per cercare di tenere sotto controllo la recalcitrante famiglia Blake. “Domenick e Jimmy recitano solo in alcune scene, eppure sono sempre stati sul set con noi” dice Besson. “Sono le persone più divertenti che si possa incontrare. Sono diventate le due mascottes del film e grandi amici.”
“Il film ha una trama molto serrata” dice Lombardozzi, già ben noto ai fan di “The Wire” per il ruolo di Sgt. Thomas “Herc” Hauk. “Mi piace il modo in cui la commedia si sviluppa nel film.
L’equilibrio tra dramma e commedia è particolarmente felice in questo film. Anche a migliaia di chilometri da casa, e sotto tutela del Programma di Protezione Testimoni, la storia non diventa mai troppo seriosa.”

Nel corso del tempo, i due agenti sono diventati i migliori amici di Maggie. Lei si fida di loro, gli prepara da mangiare ed è una miniera di informazioni. “Sono come una famiglia per lei” dice la Pfeiffer. “Le persone desiderano avere amici con cui poter essere finalmente se stessi; questi amici spesso sono pochi e lontani. Questi due uomini conoscono i segreti più cupi e nascosti di Maggie, e la accettano così com’è”. I tre personaggi hanno legato molto perché nessuno di loro ha voglia di essere lì. “Siamo lontani dalle nostre famiglie” dice Lombardozzi, che interpreta il ruolo di Mimmo. “Il personaggio che dobbiamo controllare non ci piace neanche troppo. In fondo, è un assassino che ha ammazzato un sacco di gente. Ma andiamo molto d’accordo con Maggie, e questo ci aiuta nel nostro lavoro. È un rapporto dare/ricevere, utile in qualche modo a tutti. Quando è con noi, Maggie può lasciarsi andare ed essere se stessa.” “Abbiamo cercato di non prendere i personaggi troppo sul serio” dice Palumbo, che interpreta il ruolo di DiCicco.

“Non sono degli eroi. Più che altro, è stato come recitare il ruolo di un personaggio che pensa di essere un grande agente.” Lombardozzi racconta che lui e Palumbo sul set non hanno mai dimenticato le parole di Besson. “Besson ci diceva “E’ molto facile lavorare con me, se dico che iniziamo a mezzogiorno, voglio che l’azione cominci a mezzogiorno. Una volta che siamo sul set, giriamo in due minuti.” È una cosa positiva, perché ti aiuta a mantenere una grande energia.”
COSE NOSTRE-MALAVITA è stato girato in Normandia, Francia, e alla Cité du Cinéma di Besson, un complesso situato appena fuori Parigi. “Ci piaceva l’idea di girare un classico gangster film americano in Francia” dice Besson-Silla. “Ci siamo divertiti molto, specialmente dopo The Lady, un film politico ambientato a Burma. Volevamo fare una cosa totalmente diversa. C’è qualcosa di particolare in Francia che piace molto agli stranieri. Tutti sono contenti di girare in Francia, forse perché si mangia bene.”

I registi hanno scelto un paesino piccolo e sperduto, con la casa giusta per nascondere la famiglia Blake in una location inusitata. “Casualmente, la location era a soli 5 miglia da casa nostra” dice il regista. “Abbiamo trovato la maggior parte delle location entro un raggio di 15 miglia, quindi ogni giorno dovevamo fare poca strada per raggiungere il set. Abbiamo girato in estate, e non avevo per niente l’impressione che stessimo lavorando. È stato come fare delle gite fuori porta in Normandia.”
La grande familiarità con la regione ha fatto sì che la ricerca delle location giuste non fosse troppo difficile, dice Besson-Silla. “Abbiamo trovato questa casa in un modo abbastanza singolare. Mia figlia si era ammalata a Natale e l’unico medico disponibile era in un paesino piccolissimo che non conoscevo per niente. Quando sono arrivata, ho pensato che sarebbe stato il posto perfetto per ambientare un film, e quando ho avuto l’occasione con COSE NOSTRE MALAVITA, sapendo che Luc stava cercando una casa, l’ho portato con me in questo paesino… e lo abbiamo scelto…”

Il regista e la produttrice hanno aperto le porte della propria residenza estiva al cast, creando un’atmosfera molto familiare durante le riprese in Normandia. “Uno dei momenti più belli per me è stato avere tutti questi americani in campagna con me, con niente intorno”, dice.
“Ovviamente c’erano tutti gli attori principali e anche altri attori come Dominick Lombardozzi, Jimmy Palumbo e Vinny Pastore. Averli tutti insieme con noi in Normandia è stato bellissimo.”
Lavorare in Normandia è stata un’esperienza piacevole anche per gli attori. “E’ un luogo incantevole” dice Agron. “E non c’erano paparazzi, quindi l’ambiente era perfetto. C’è un piccolo ristorante dove andavano a cena insieme. Ci raccontavamo le cose come una vera famiglia. Fantastico.”
“Non dimenticherò mai quel ristorante” dice Palumbo. “Ci sono solo sei tavoli e Tommy Lee Jones ha cenato con noi per sei sere di seguito. Robert De Niro e Michelle Pfeiffer cenavano accanto a noi. Una sera, è venuto anche Harvey Keitel. Magico.”

È stata la prima esperienza della Pfeiffer con un regista francese. “C’era un’atmosfera assolutamente europea”, confessa l’attrice. Era tutto molto più semplice rispetto a una grande produzione Americana. Forse c’era la metà dello staff di un film normale, ma tutti lavoravano a una velocità impressionante per finire il lavoro.” A Parigi, Besson ha girato alla Cité du Cinéma, una struttura di riferimento per gli addetti del settore a pochi chilometri a nord dal centro di Parigi, progettata per agevolare il processo cinematografico dalla scrittura alla post-produzione alla distribuzione. Un progetto di lunga durata e una grande passione di Besson: lo studio ha una superficie di circa 60.000 mq con camerini di prova, studi di montaggio, laboratori di pittura e carpenteria, negozi di fotografia e illuminazione, sale proiezione e sale ricevimenti, che ne fanno la più grande location del genere in Europa.

COSE NOSTRE-MALAVITA è il primo film che Besson e Besson-Silla hanno girato in questi studi. “E’ un sogno che si avvera vedere questi grandi studi finalmente aperti dopo circa dieci anni di progettazione e costruzione” dice Besson-Silla. “Avere tre attori leggendari e girare con loro è stata una grandissima esperienza”. Besson riflette sulla sua - più che trentennale - carriera e sul ruolo unico che questo film riveste nel proprio percorso professionale. “Ho iniziato a lavorare nel cinema all’età di 17 anni, e ancora adesso non so mai se qualcuno andrà a vedere un mio film…” Una volta ero in Korea e un ragazzo di 17 anni con una cresta da Mohawk rosa in testa è venuto da me e mi ha detto con una faccia serissima: “Il mio film preferito è Subway.” Io ho detto: “Ma se non eri neanche nato quando è uscito!” Se trent’anni fa mi avessero detto che un giorno un ragazzo coreano con i capelli rosa avrebbe guardato un mio film, non ci avrei mai creduto.” “Personalmente, il piacere più grande consiste proprio nel fare il film, e sperare che piaccia anche al pubblico”, continua Besson. “Questo film deve essere divertente prima di tutto.
Anche se la situazione è molto seria, abbiamo cercato di trovare un giusto equilibrio. Il modo migliore per non sembrare pretenziosi è girare con ironia. I personaggi prendono molto sul serio quello che fanno, ma al tempo stesso si ride tutto il tempo… perché sono fuori di testa.”
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