Regista: Mark Neveldine, Brian Taylor
Titolo originale: Ghost Rider: Spirit of Vengeance
Durata: 95'
Genere: Thriller, Fantastico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 23 Marzo 2012 (cinema)
Attori: Nicolas Cage, Idris Elba, Ciarán Hinds, Christopher Lambert, Anthony Head, Violante Placido, Johnny Whitworth, Fergus Riordan
Soggetto: David S. Goyer
Sceneggiatura: Scott M. Gimple, David S. Goyer, Seth Hoffman, Howard Mackie
Trama, Giudizi ed Opinioni per Ghost Rider - Spirito di vendetta (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Ghost Rider: Spirit of Vengeance
Durata: 95'
Genere: Thriller, Fantastico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 23 Marzo 2012 (cinema)
Attori: Nicolas Cage, Idris Elba, Ciarán Hinds, Christopher Lambert, Anthony Head, Violante Placido, Johnny Whitworth, Fergus Riordan
Soggetto: David S. Goyer
Sceneggiatura: Scott M. Gimple, David S. Goyer, Seth Hoffman, Howard Mackie
Trama, Giudizi ed Opinioni per Ghost Rider - Spirito di vendetta (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Brandon Trost
Montaggio: Brian Berdan
Musiche: Dave Sardy
Effetti speciali: Lucian Iordache Adrian Nica, Daniel Popa, Adrian Popescu,George Tudoran
Scenografia: Kevin Phipps
Costumi: Bojana Nikitovic
Trucco: Daniela Busoiu, Adelina Popa
Produttore: Steven Paul,Ashok Amritraj,Michael De Luca,Avi Arad,Ari Arad
Produttore esecutivo: E. Bennet Walsh,David S. Goyer,Stan Lee,Mark Steven Johnson
Produzione: Columbia Pictures, Hyde Park Entertainment, Imagenation Abu Dhabi FZ, Marvel Knights
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Brian Berdan
Musiche: Dave Sardy
Effetti speciali: Lucian Iordache Adrian Nica, Daniel Popa, Adrian Popescu,George Tudoran
Scenografia: Kevin Phipps
Costumi: Bojana Nikitovic
Trucco: Daniela Busoiu, Adelina Popa
Produttore: Steven Paul,Ashok Amritraj,Michael De Luca,Avi Arad,Ari Arad
Produttore esecutivo: E. Bennet Walsh,David S. Goyer,Stan Lee,Mark Steven Johnson
Produzione: Columbia Pictures, Hyde Park Entertainment, Imagenation Abu Dhabi FZ, Marvel Knights
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di Ghost Rider - Spirito di vendetta
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Colonna sonora / Soundtrack di Ghost Rider - Spirito di vendetta
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Pasquale Anselmo: Johnny Blaze / Ghost Rider
Francesco Pezzulli: Ray Carrigan / Blackout
Andrea Di Maggio: Danny
Luca Biagini: Roarke
Violante Placido: Nadya
Roberto Draghetti: Moreau
Mario Cordova: Methodius
Davide Marzi: Benedict
Personaggi:
Nicolas Cage: Johnny Blaze / Ghost Rider
Johnny Whitworth: Ray Carrigan / Blackout
Fergus Riordan: Danny
Ciarán Hinds: Roarke
Violante Placido: Nadya
Idris Elba: Moreau
Christopher Lambert: Methodius
Anthony Head: Benedict
Jacek Koman: Terrokov
Vincent Regan: Toma Nikasevic
Spencer Wilding: Grannik
Informazioni e curiosità su Ghost Rider - Spirito di vendetta
Ispirato al fumetto della Marvel di David S. Goyer.Seguito di Ghost Rider.
Note dalla produzione:
NOTE DI REGIA
“Erano entrambi molto elettrizzati all’idea di dirigere questo film”, commenta Taylor, uno dei registi del film. “L’idea ci piaceva moltissimo per due motivi: innanzitutto per l’opportunità di dirigere un film che fa parte di una saga interpretata da Nicolas Cage, e secondo, perché ci ha dato l’occasione di lavorare su un fumetto all’avanguardia e di grande successo il cui protagonista è un tizio con il cranio in fiamme che assesta colpi a destra e a manca” aggiunge l’altro regista, Neveldine. “Credo che questa volta i produttori desiderassero spingersi un po’ oltre, ed è per questo che il nostro stile e il nostro modo di lavorare sono sembrati la scelta più appropriata. Hanno ritenuto che saremmo riusciti a fare esattamente il film che loro desideravano e per farla breve, ci siamo trovati perfettamente in sintonia.”
Liberi di rendere il film più aggressivo e di spingersi oltre i limiti del capitolo precedente, i due registi hanno potuto dare libero sfogo alla loro immaginazione. “L’unica cosa che sapevamo con certezza e che desideravamo mantenere del primo film era Nick Cage ma sapevano anche che avremmo cambiato tutto il resto, compresi il suo aspetto, la sua maniera di vestirsi e persino la sua moto. E per nostra fortuna, i dirigenti dello studio hanno detto: “A noi va benissimo, è un’idea fantastica ed è esattamente quello che vi avremmo chiesto.” E’ stato questo il punto dal quale siamo partiti nel nostro processo creativo. Quello che cercavamo in realtà era uno stato d’animo, un modo di essere, di sentire, un’estetica.”
Neveldine e Taylor hanno uno stile e un modo di lavorare che si potrebbero definire “cinetici”, sia davanti sia dietro la macchina da presa, come spiega il protagonista Nicolas Cage. “L’energia che ha caratterizzato la realizzazione di questo film l’ha trasformata in un’esperienza unica,” racconta l’attore. “E’ stata un’esperienza molto più “selvaggia”, quasi spericolata – soprattutto per quanto riguarda la maniera di girare di Mark Neveldine. Quando ha la macchina da presa in mano, si trasforma in una specie di stuntman, rischiando la vita centinaia di volte, appeso a una fune o sfrecciando sui rollerblade. E’ un cineasta molto attivo. Gli appassionati del genere resteranno stupefatti dalla fotografia e dal lavoro spericolato e folle realizzato da Mark, Brian e dal direttore della fotografia Brandon Trost.”
E mentre altri registi avrebbero scelto il computer e la tecnologia più all’avanguardia per ricostruire l’universo di Ghost Rider, Neveldine/Taylor hanno cercato di girare più scene possibili su veri set. “Abbiamo utilizzato le controfigure e abbiamo filmato delle vere corse in motocicletta – anche se però la testa del personaggio si accende solo al computer,” aggiunge Taylor. “Credo che la nostra maniera di girare regali allo spettatore un’esperienza più reale e coinvolgente.”
L’addetto al montaggio Brian Berdan, che aveva già lavorato con i registi su Crank, commenta: “Sono due registi molto creativi; girano sempre con la macchina da presa a spalla, si affidano all’intuito e non pianificano quasi nulla. La vivacità della macchina da presa a spalla e l’esperienza di due persone che conoscono alla perfezione il proprio mestiere hanno reso il risultato estremamente reale. Posso dire che dal punto di vista di addetto al montaggio, questo modo di lavorare può trasformarsi in un incubo, per l’abbondanza di materiale girato con il quale mi sono trovato a fare i conti. Devo confessare che ci sono stati dei momenti in cui mi sono detto: ma questa roba non servirà a niente; ma poi andando avanti ho capito che non era affatto così e in quella montagna di materiale ho trovato esattamente ciò che cercavo!”
Idris Elba è rimasto molto colpito dai registi. “Sono riusciti a girare tutto quello di cui avevano bisogno, prestando un’enorme attenzione ai dettagli, alla recitazione e agli sfondi. Sono due registi molto coraggiosi. E si capisce che si divertono e che sanno esattamente quello che stanno facendo e quello che vogliono ottenere. Sono due artisti completi. Quando ho visto Mark sfrecciare sui Rollerblades – mentre io ero su una motocicletta su un’autostrada della Romania (so a malapena guidare, ho appena imparato) – mi sono detto: ‘Questo tizio è pazzo, ma è comunque divertente!’”
Ed è uno stile che anche Cage apprezza. “Sono animati da una bizzarra energia, da una selvaggia intensità e sono veramente pronti a tutto. Ed è una situazione nella quale mi trovo a mio agio.”
La maniera di girare così estrema di Neveldine/Taylor richiedeva una storia altrettanto innovativa e quasi al limite; è apparso quindi immediatamente chiaro che non sarebbe bastato riprendere da dove era finito il film precedente. “La storia di questo film si svolge diversi anni dopo e in luoghi totalmente diversi,” commenta il produttore Ari Arad.
“Johnny Blaze è arrivato molto lontano dal luogo in cui è nato, ed è in fuga dai demoni che lo perseguitano. Un giorno incontra un monaco, Moreau, interpretato da Idris Elba, che promette di aiutarlo – a patto che Johnny lo aiuti a ritrovare un ragazzo. Se Johnny riuscirà a trovare il ragazzo e a strapparlo dalle grinfie del demonio, riuscirà a salvarsi l’anima e a trovare la pace interiore.”
Alcune delle idee contenute nel nuovo film sono nate all’epoca della promozione del primo capitolo della saga. Racconta Cage. “Ero in Inghilterra per la promozione del film; ero vestito di pelle dalla testa ai piedi e durante la pausa pranzo ho deciso di andare a visitare l’Abbazia di Westminster,” ricorda l’attore. “Non mi avevano detto che al momento l’abbazia ospitasse una conferenza sull’ambiente presieduta dall’arcivescovo di Canterbury e dal capo della chiesa Greco-Ortodossa. Sono entrato, mi sono seduto in fondo alla sala ma sono stato immediatamente riconosciuto da un vescovo del Colorado che mi ha invitato a sedermi nelle prime file. Successivamente, mi ha presentato al vescovo il quale mi ha invitato a fare un giro dell’Abbazia con lui come guida. Durante la visita, osservando il mio abbigliamento mi ha detto: ‘Ci tenevo a dirle che anch’io posso essere molto cattivo!’ Ed è lì che mi è venuta l’idea di John e Ghost Rider che in qualche maniera lavoravano per la Chiesa, perché la Chiesa in un certo senso ha bisogno di loro.”
Per Cage, affrontare Ghost Rider Spirit of Vengeance è stato come ricominciare da zero sotto molti punti di vista. Il John Blaze del secondo film è totalmente diverso dal “vecchio” e convive ormai da tempo con Ghost Rider. Chi ha visto il primo capitolo, ricorda che John cercava sempre di mantenere la calma – evitando l’alcol e ascoltando Karen Carpenter… per evitare che la testa gli prendesse fuoco. Ma ora sono passati diversi anni, la sua testa ha già preso fuoco e ha imparato a conviverci. Quindi, quello che si nasconde in Romania è un Johnny totalmente diverso.”
“Nick è un attore brillante e un vero gentiluomo,” osserva Neveldine. “Per lui il film viene sempre prima di tutto il resto, e ci sentivamo quasi imbarazzati davanti al suo impegno. Ogni giorno arrivava sul set pieno di nuove idee che ci hanno sempre spinti a fare meglio come registi. Si è adattato pienamente al nostro stile e l’ha fatto proprio, divertendosi a lavorare così. Questo ci ha fatto sentire bene, ha alzato il nostro livello di attenzione e grazie a lui possiamo dire che ogni giornata trascorsa sul set è stata piacere allo stato puro.”
“Quando lo vedi sullo schermo, Nick può sembrarti pazzo, ma in realtà ha un approccio molto cerebrale e
cervellotico alla recitazione,” osserva Taylor. “Tutto ciò che fa è stato accuratamente e profondamente meditato: direi che c’è un metodo anche nella pazzia. E’ per questo che le sue interpretazioni sono sempre molto interessanti - perché si capisce che non si limita a recitare il ruolo del pazzo. E riguardo a questo film - dove interpreta un tizio con la testa in fiamme che corre su una moto - abbiamo scavato e attinto alla mitologia. Di conseguenza, non abbiamo solo costruito una nuova parabola per Blaze, ma abbiamo tentato di esplorare chi fossero i demoni che lo perseguitano, qual è la sua storia e cosa fa di lui ciò che è.”
Anche gli altri attori sono rimasti colpiti dal talento e dall’impegno di Cage. “E’ semplicemente uno degli attori più divertenti e affabili con i quali abbia lavorato,” commenta Idris Elba. “E’ chiaro che stiamo parlando di una superstar, ma quando lo incontri scopri una persona con i piedi per terra. Felice di lavorare. Felice di provare. Felice di rifare dieci volte la stessa cosa. E’ un’ottima persona.”
Cage nota che Ghost Rider non è il solo ad avere un nuovo look in questo film, ma che anche l’aspetto di Johnny Blaze è cambiato. “Ha una giacca più attillata senza borchie o spunzoni. E’ meno heavy metal rispetto al film precedente,” osserva l’attore. “Quando Blaze, con indosso il giubbotto di pelle attillato tipico dei motociclisti e un paio di pantaloni di pelle, si trasforma in Ghost Rider, ha un look più naturale e vivo. Una cosa della quale ho discusso con Brian è stata come fare per trasformarlo in qualcosa di caldo, nero, e ribollente.”
La costumista Bojana Nikitovic aggiunge: “Brian e Mark non volevano un look troppo stilizzato o leccato, ma
desideravano qualcosa di realistico che facesse passare inosservati i costumi. Quasi tutti i personaggi principali indossano un unico costume per tutto il film: sono personaggi che vivono letteralmente negli abiti che indossano e quindi i costumi diventano una sorta di seconda pelle, soprattutto per quanto riguarda Johnny Blaze e Moreau. Di conseguenza, i costumi, dovevano avere un aspetto piuttosto logoro.”
Ma in questo film Cage non interpreta solo il ruolo di John Blaze ma anche quello di Ghost Rider. (Nel film del 2007, Rider era interpretato da diversi attori-stuntmen, i cui volti erano coperti dal famoso cranio fiammeggiante.) “Brian Taylor ha voluto a tutti i costi andare a fondo nell’esplorare il tema del sacrificio – ricordando anche il dolore dell’iniziale trattativa con il Diavolo,” racconta Cage. “E lui ha sostenuto sin dall’inizio che avrei dovuto interpretare non solo John Blaze ma anche Ghost Rider. Era importante per Brian che io mi calassi nello spirito di Zarathos – l’ex spirito della giustizia corrotto e decaduto che si trasforma nello spirito della vendetta. E questo mi ha aperto tutte le porte. Mi era già capitato in passato di interpretare ruoli multipli, come in Il ladro di orchidee per esempio, ma questa volta era diverso perché dovevo interpretare un personaggio che non è umano. E cosa potevo fare per portarlo in vita? E’ stato elettrizzante per me, anche perché, se vogliamo dirla tutta, il film s’intitola Ghost Rider Spirit of Vengeance, e non John Blaze. E quindi la vera star è Ghost Rider.”
“Abbiamo pensato all’enorme opportunità che ci avevano offerto: dirigere un grandissimo attore come Nick Cage addirittura in due ruoli, quello di Johnny Blaze e quello di Ghost Rider,” racconta Neveldine. “E credo che sia piaciuto anche a lui venire sul set per interpretare quell’anima maledetta e affrontare i demoni che lo perseguitano.”
“Abbiamo affrontato la lavorazione come se si trattasse di due ruoli, perché Ghost Rider non è Johnny Blaze,” aggiunge Taylor. “L’entità demoniaca Zarathos si è impossessata di Johnny trasformandolo in qualcosa di completamente diverso e Nick ha dovuto lavorare di immaginazione per capire quale potesse essere l’aspetto di un demone all’inferno. E il passo successivo è stato poi immaginare come fosse ora che vive all’interno di un corpo umano, la maniera di camminare e di muoversi.”
Nel re-inventare il personaggio per questo secondo film, Cage e i registi hanno lavorato molto sulla rappresentazione dell’entità demoniaca. “Brian ed io lo abbiamo immaginato somigliante a un antico faraone, dotato di una certa regalità nel portamento e soprattutto come qualcuno nel quale fosse facile impossibile immedesimarmi,” aggiunge Cage. “Per trovare l’ispirazione ho anche considerato alcuni animali. In un certo periodo della mia vita, ho tenuto in casa due piccoli cobra e ricordo che passavo il tempo ad osservarli mentre si muovevano, soprattutto quando mi davano per così dire le spalle. Se guardi un cobra da dietro, ti accorgi che ha una specie di disegno sulle squame, una sorta di occhio occulto. Ricordo che ad un certo punto i due cobra cominciavano a danzare, si rivoltavano verso di me e tiravano fuori le zanne. Ed è a questo movimento che mi sono ispirato per creare quella sorta di movimento ipnotico di Ghost Rider, attraverso il quale cerca di farti addormentare per poi attaccarti. E questo è solo uno dei trucchetti che ho utilizzato per dare vita ad un’entità che doveva essere diversa da tutto quello che avete visto sullo schermo fino ad ora e che – spero – doveva divertire e spaventare al tempo stesso.”
E anche se il pubblico in sala non vedrà mail il volto di Cage quando interpreta Ghost Rider, l’attore si è sempre recato sul set truccato in maniera tale da dare l’idea di un teschio, indossando lenti a contatto scure che gli cancellavano totalmente gli occhi.
Ma perché ricorrere ad un trucco così elaborato quando la testa di Cage nel film finito è stata sostituita da un teschio fiammeggiante creato al computer? Per Cage, il motivo è semplice: calarsi al meglio nel personaggio e aiutare i suoi colleghi attori a interagire con lui nella maniera migliore. “Per me Ghost Rider è un angelo caduto,” continua l’attore. “E visto che non c’è nulla in lui nel quale sia possibile immedesimarsi, era fondamentale che quando interpretavo quel personaggio gli altri fossero intimoriti e si tenessero a una certa distanza. E il trucco ha aiutato tantissimo. Con un personaggio del genere, il trucco serve non solo a te che lo interpreti, ma soprattutto agli altri; vedendomi così conciato, i miei colleghi si rendevano immediatamente conto di trovarsi alla presenza di qualcosa di diverso da John Blaze, di un essere a parte.”
Violante Placido (The American) afferma che gli attori sono abituati a utilizzare la propria immaginazione per cercare di capire cosa s’inventerà poi il computer anche se nulla può sostituire la realtà. “Quando Nick si truccava in quel modo e si metteva le lenti a contatto scure, le cose cambiavano completamente,” racconta l’attrice. “Il trucco lo trasformava letteralmente, facendolo somigliare a un insetto o un serpente, con quegli occhi così impenetrabili. Due buchi neri che t’ipnotizzano e ti terrorizzano al tempo stesso.”
“Alla fine del film,” racconta Ciarán Hinds, “Ghost Ride cavalca la sua moto mentre io cerco di strisciare in qualunque direzione. E quando ho visto Nick truccato a quel modo, il suo volto mi ha colpito come una bomba e ho pensato che si trattasse di un essere proveniente da un altro mondo: la sua energia così potente lo aveva portato in un altro universo.”
Idris Elba guida un gruppo di artisti europei affermati e emergenti che recitano accanto a Cage. Elba interpreta Moreau, “un uomo religioso che ha scelto la sua strada, una sorta di Cavaliere Solitario,” commenta l’attore.
“Quando lo conosciamo, sta affrontando un viaggio alla ricerca di Nadya e Danny, un viaggio che dura già da tempo. E’ stato in tutto il mondo, ha vissuto in luoghi diversi. Quando ho incontrato per la prima volta Mark e Brian, abbiamo discusso di come fare emergere tutto questo dando la sensazione di una persona che avesse fatto e visto tante cose. Pur essendo un monaco, Moreau ama bere di tanto in tanto, guida una motocicletta e veste alla moda.”
Il regista Mark Neveldine aggiunge: “Idris ha una presenza scenica e una fisicità importante, le quali combinate al suo talento fanno di lui una star a tutto tondo. Adoro la maniera in cui ha interpretato Moreau, la sua energia e il suo carisma. Ha un atteggiamento del tipo “mai dire mai”, adora interpretare personalmente anche le sequenze più spericolate e pericolose ed è uno degli attori più belli che ci siano in giro. Un vero duro con il talento di dodici attori messi insieme; dimenticavo di dire che lavorare con lui è stato uno spasso.”
“Innanzitutto, mi piace molto come persona; mi piace chiacchierare con lui e poi come attore è molto coraggioso,” osserva Cage. “Idris non ha paura di essere così imponente e di dare al personaggio di Moreau la sua statura. C’è una specie di follia ammaliatrice nei suoi occhi e poi quella sua risata folle é meravigliosa. “
Così come ha fatto con il memorabile ruolo in Thor, Elba ha deciso di indossare delle lenti a contatto speciali per schiarirsi gli occhi. “Nella sceneggiatura il personaggio è descritto come qualcuno con la luce negli occhi – che per me voleva dire “qualcuno i cui occhi emettono luce,” racconta l’attore. “E quindi ho detto a Mark e Brian, ‘Perché non gli facciamo gli occhi di un altro colore? Perché non lo rendiamo un po’ più ambiguo anche attraverso il colore e la luce che ha negli occhi?” Non è un supereroe, non è un mistico ma è un personaggio reale; ciononostante, desideravo che sotto certi aspetti sembrasse una creatura ultraterrena. E loro hanno apprezzato il suggerimento.”
“Con le lenti a contatto chiare, Moreau è diventato perfetto,” commenta Neveldine. “Il suo potere spirituale, il suo carisma si riflettono nelle sue pupille. Ne avevamo bisogno, perché non è soltanto un monaco, ma è un monaco ubriacone con uno sguardo potente; e ne avrà bisogno quando si troverà faccia a faccia con Ghost Rider.”
Ciarán Hinds interpreta un personaggio di nome Roarke, ma non prendiamoci in giro: Roarke è semplicemente il diavolo,” osserva Ciarán Hinds, “e non è certamente in cerca di redenzione. Si è impossessato del corpo di un essere umano ma purtroppo gli esseri umani sono per loro stessa natura deboli e fallibili e di conseguenza, questo corpo comincia a disintegrarsi. E allora ha messo al mondo un piccolo diavolo, un ragazzino. E’ questo il suo piano B, che però diventa una corsa contro il tempo, perché deve mettere al sicuro il ragazzino prima che il suo corpo si disintegri completamente.”
Per quanto strano possa sembrare, non è la prima volta che Ciaran Hinds interpreta il diavolo. “Qualche anno fa, Connor McPherson, un famoso autore e regista teatrale irlandese mi ha chiesto di interpretare lo spettacolo “The Seafarer” scritto e messo in scena da lui a Broadway. Il personaggio si chiamava Mr. Lockhart – ma in realtà era il diavolo. Non so se il fatto che io venga scritturato per interpretare il Diavolo dipenda dalle mie scelte artistiche ma comunque è sempre divertente fare il cattivo.”
“Ciarán Hinds è la persona più buona e gentile del mondo, ma sono certo che anche il Diavolo è la persona più gentile del mondo,” osserva Cage. “Ciaran ha messo tutto il suo fascino e il suo carisma nel personaggio, aggiungendo la giusta dose di umorismo e divertimento.”
Il regista Mark Neveldine definisce Hinds “un autentico professionista. E’ affascinante osservarlo lavorare e dare vita al suo personaggio con tanta naturalezza. Ogni volta che metteva piede sul set eravamo tutti molto elettrizzati. E’ un attore infaticabile e non si lamenta mai, anche se deve ripetere per venti volte di fila la stessa scena. Come Nic, è uno dei grandi attori della nostra epoca.”
Descrivendo l’aspetto del suo personaggio, Hinds dice scherzando: “Contrariamente alla credenza popolare, il Diavolo non veste Prada… ma Brioni. Bojana è stata eccellente nel definire il look del mio personaggio, un uomo che ha una dignità e una fierezza di altri tempi. Nonostante stia letteralmente cadendo a pezzi, cerca di mantenere la sua integrità; sembra impeccabile ma nel mentre il suo corpo si sta disfacendo.
La costumista Bojana Nikitovic aggiunge: “Brian e Mark ci hanno detto che non desideravano la tipica e stereotipata versione del diavolo. Do conseguenza abbiamo deciso sin dall’inizio che avrebbe dovuto vestirsi in maniera impeccabile ed elegante. E Ciarán Hinds ha indubbiamente contribuito a renderlo elegante grazie alla classe con la quale indossa i suoi costumi e con cui si muove.”
E non è solo l’abito che fa il Monaco, o meglio che fa Roarke perché Hinds ha anche giocato molto con il trucco e qualche protesi. “E’ stato un lavoro estremamente creativo, meraviglioso” racconta elettrizzato l’attore. “Ho dovuto fare appello al mio lato Zen e a tutta la pazienza di cui sono capace: ogni giorno mi sono sottoposto a lunghe sedute al trucco durante le quali mi applicavano delle protesi su un solo lato del volto e lungo il naso, che s’integravano perfettamente con la mia pelle in maniera da sembrare assolutamente naturali. E ogni giorno, seduto davanti allo specchio osservavo il mio volto cambiare poco a poco e a fune seduta mi ritrovavo con metà faccia che non somigliava affatto alla mia.”
Violante Placido interpreta Nadya, la donna che stringe un legame con Johnny quando questi viene reclutato da una setta religiosa segreta per salvare suo figlio. “Nadya ha avuto una vita difficile, ha vissuto sulla strada e questo l’ha resa una donna forte e dura,” commenta Violante Placido. “Io la immagino come un gatto randagio. Sa usare le armi da fuoco e i coltelli ed è pronta ad uccidere se lo ritiene necessario. Il suo grande peccato è suo figlio, Danny; ed è quasi un paradosso perché è anche la sua unica ragione di vita. La sua missione in questo film è proteggere il figlio e forse anche trovare la maniera per redimersi e cominciare una nuova vita.”
“Nadya è pazza; ha ingannato, rubato forse anche ucciso. Ma in fin dei conti, vuole solo essere una buona madre e occuparsi di suo figlio,” aggiunge Neveldine. “E Violante si è concentrata soprattutto sul suo aspetto materno, facendo di lei un personaggio che può aspirare a una qualche forma di redenzione.”
Osserva Cage: “Nell’interpretazione che Violante da di Nadya, c’è un tragico mistero che è perfetto per il
personaggio: Nadya è una nomade vagabonda che ha incontrato le persone sbagliate e ora è disperata per la sorte del figlio. E’ preoccupata per il suo futuro e si sente colpevole. E tutto questo le si legge negli occhi. Violante è una di quelle attrici dotate di un profondo mistero perché non sai mai cosa stia pensando, e questa era una caratteristica perfetta per questo ruolo.”
Nadya ha una bellezza misteriosa e fuori del comune. “Alla fine mi piace il look che hanno creato per il mio personaggio, e so che in questo c’è lo zampino di Brian,” nota la Placido. “Abbiamo optato per un look dark, punk rock. Nadya ha gli occhi neri e profondi e li usa come difesa, usando un trucco che può farsi da sola. Non è un trucco molto glamour ma raggiunge due obiettivi: la fa apparire malinconica, addirittura disperata e al contempo la fa sembrare ”tosta”. Un look da gatto direi.”
“Non sappiamo sei sia una zingara, sappiamo solo che conduce una vita da nomade,” osserva la costumista Bojana Nikitovic. “Quando devi vestire una bella donna, è essenziale a mio avviso mostrare le curve e anche un po’ di pelle, e quindi in questo caso la ricerca del costume giusto era un po’ ostacolata dal fatto che la storia si svolge in inverno.
Per proteggere Violante dal freddo, abbiamo trovato una giacca che ci piaceva e poi abbiamo giocato con i colori. Volevamo che apparisse colorata perché gli altri personaggi sono alquanto monocromatici, tutti neri o tutti grigi. E dopo aver tentato diverse possibilità, abbiano trovato questo rosso che è piaciuto a tutti.”
Johnny Whitworth interpreta il ruolo di Carrigan – l’ex-boyfriend di Nadya che si trasforma poi nel cattivo Blackout. “E’ un sociopatico, un autentico cattivo,” spiega Whitworth. “Roarke lo assume per rintracciare Nadya, perché vuole a tutti i costi il bambino. Ma Ghost Rider è stato assunto dai buoni per fare la stessa cosa. Ma una persona normale non può nulla contro Ghost Rider: e allora quando sta per essere sconfitto da Ghost Rider, si trasforma in Blackout. A quel punto sono alla pari perché anche lui è diventato una creatura demoniaca.”
Whitworth aveva già lavorato con Neveldine/Taylor nel film Gamer e in Pathology, scritto da Neveldine/Taylor. “Sono totalmente diversi l’uno dall’altro, ma si completano a vicenda,” commenta l’attore. “A volte ti sembra che ti diano indicazioni differenti ma poi ti accorgi che ti hanno semplicemente indicato due strade diverse per arrivare alla stessa destinazione.”
“Johnny è il tipo di attore che riesce ad imporsi anche se ha solo due o tre scene in tutto il film,” commenta Taylor.
“Per questo motivo abbiamo deciso che questa sarebbe stata l’occasione giusta per dargli più spazio. E’ un attore imprevedibile, che interpreta un personaggio veramente cattivo, un’ anima nera direi. Credo che gli appassionati del fumetto troveranno che ha lo stesso spirito di Blackout, mentre quelli che non lo amano penseranno semplicemente che sia un fico.”
Per rendere il personaggio ancora più fico è stato necessario ricorrere a lunghe sedute di trucco e all’applicazione di protesi. “Lo standard è stato decisamente alto, perché dovevamo essere certi che Blackout e Ghost Rider, che ovviamente sarebbero stati realizzati con l’aiuto della computer grafica, potessero verosimilmente coesistere nello stesso universo,” aggiunge Taylor. “Credo che il risultato finale sia sotto gli occhi di tutti.”
Per Whitworth, il passaggio da attore di bell’aspetto a creazione demoniaca ha richiesto quattro ore di trucco. “E’ stato un procedimento lungo e complesso, ma ne è valsa decisamente la pena,” commenta l’attore.
Christopher Lambert interpreta il personaggio centrale di Methodius, il leader di una sofisticata setta di monaci verso la quale Moreau cerca a tutti i costi di attrarre Danny, Nadya e Blaze perché sono tutti convinti che sia quello il luogo più sicuro per il ragazzino.
Ma il concetto di sicurezza di Methodius – per quanto attiene al destino di Danny – è molto diverso da quello del ragazzo e di sua madre. “E’ impossibile dire con certezza se sia buono o cattivo. E’ semplicemente un tizio con un’idea ben precisa in testa che cercherà di realizzare,” sottolinea Lambert.
Interpretare un uomo di fede pronto a sacrificare un ragazzino non è stata la parte più difficile per Lambert; il difficile è stato capire quale fosse l’aspetto che i registi volevano per Methodius. “Quando Mark e Brian mi hanno chiesto se ero disposto a radermi i capelli a zero e a farmi ricoprire il volto di tatuaggi, ero veramente spaventato. Non avevo la benché minima idea di come sarei stato con la testa rasata e ho tentato di convincerli - senza successo – di utilizzare una specie di calotta o di cuffia invece di tagliarmi i capelli. Alla fine, abbiamo raggiunto un compromesso: mi sono rasato poco a poco. Non avevo i capelli molto lunghi ma ne avevo abbastanza da preferire un procedimento per gradi. Ho cominciato tagliandoli molto corti in una volta sola ritoccandoli poi giorno per giorno, e alla fine, con mia grande sorpresa, quel look mi è piaciuto. Adesso li sto facendo ricrescere un po’ ma credo che li terrò comunque corti perché sono molto comodi e mi danno una sensazione di grande freschezza. E poi è bello sentire il vento sui capelli… Anzi direttamente sul cranio…”
I tatuaggi sul volto sono opera del truccatore Jason Robert Hamer e stando alle parole di Lambert, si è trattato di un lavoro piuttosto semplice. Per fortuna i tatuaggi erano resistenti e quindi ho potuto dormire truccato. Il giorno prima delle riprese abbiamo fatto metà volto e il cranio e la mattina delle riprese abbiamo fatto il resto. In totale, ci sono volute circa due ore e mezza di lavoro, ma ho impiegato molto più tempo a toglierli. “
Il giovane Fergus Riordan – tredicenne all’epoca delle riprese - completa il cast nei panni di Danny. “Purtroppo, è il figlio del diavolo,” racconta Riordan. “Sua madre ha fatto un patto con il diavolo che voleva che lei partorisse suo figlio. E’ per questo che Danny fugge sia dai buoni sia dai cattivi, perché non sa chi sono veramente né gli uni né gli altri. Alla fine farà la sua scelta e deciderà con chi stare.”
“Siamo stati estremamente fortunati a trovare Fergus,” afferma il produttore esecutivo E. Bennett Walsh. “Eravamo pronti a organizzare delle audizioni in Europa. Avevamo già completato il cast, o quasi, avendo già assegnato i ruoli principali e temevamo che la ricerca del ragazzo sarebbe stata lunghissima. Ma i nostri direttori del casting da Londra ci hanno mandato il provino di Fergus e abbiamo fatto in modo di incontrarlo il week end successivo. Ha letto le battute e Mark e Brian l’hanno scelto immediatamente.”
Cage trova che Riordan sia uno degli attori più professionali con i quali abbia lavorato nonostante abbia meno di quattordici anni. “E’ una specie di modello, di ideale di comportamento sul set. E’ sempre in orario, sempre preparatissimo ed è stato veramente eccezionale. Ha presenza, tempismo e fiducia. Il film è stato girato in luoghi remoti e selvaggi, abbiamo lavorato tante ore di fila al freddo, all’aperto ma lui non si è mai lamentato. Inoltre, e questo certo non guasta, è adorabile.”
LE MOTO E LE SEQUENZE SPERICOLATE
Per la leggendaria motocicletta di Johnny Blaze, i registi hanno scelto la Yamaha V-Max. E il pilota, Nicolas Cage, ha apprezzato la scelta. “Mi sono sentito sollevato di poter guidare una Yamaha perché mi ha facilitato parecchio le cose,” commenta Cage. “Se devi guidare un chopper che è inclinato in avanti, è molto più difficile essere precisi. E’ quasi impossibile manovrare e quando sei circondato da 300 componenti della troupe e hai la macchina da presa che ti segue, non vuoi certo sbagliare. La Yamaha V-Max è stata perfetta. Ha delle performance eccellenti e l’ho sentita mia. Ero diventato un tutt’uno con la mia moto.”
Lo scenografo Kevin Phipps e il supervisore ai mezzi della Picture Action, Alex King hanno lavorato per truccare la VMax per il grande schermo, facendola sembrare una motocicletta ammaccata, bisunta, piena di graffi e anche arrugginita, ma sempre molto amata.
E poi c’é l’altra motocicletta, quella di Ghost Rider. La moto di Blaze cambia – come lui del resto – quando si trasforma in Ghost Rider: la moto di Ghost Rider è una Moto Infernale, ed è totalmente diversa: è come se fosse fatta di lava fusa, sembra una motocicletta miracolosamente scampata a un incendio..”
Aggiunge Phipps: “Si tratta di una motocicletta che è stata surriscaldata fino a raggiungere il punto di fusione per poi raffreddarsi migliaia di volte. Abbiamo osservato le colate di lava, la lavorazione dell’acciaio ad altissima temperature e altri processi di lavorazione dei metalli con sfruttano il calore per far dilatare e poi contrarre i metalli. Abbiamo sperimentato finiture in vernice, utilizzando sabbia, vernici ad alta temperatura, e schiume a espansione e abbiamo ricoperto la moto utilizzando dei materiali complessi. Ogni tanto Mark e Brian venivano a trovarci in officina, ci davano delle indicazioni ma alla fine sono stati più che soddisfatti del risultato.”
Inoltre - particolare non trascurabile - la motocicletta doveva essere data alle fiamme (attraverso il computer in post produzione). Per dare maggiori informazioni possibili al supervisore degli effetti speciali Eric Durst e al responsabile delle 3D Craig Mumma, Phipps e King hanno aggiunto dei LED e dei marcatori arancioni sulla moto, che sarebbero poi stati tolti dagli addetti agli effetti speciali e sostituiti con le fiamme.
Per finire, c’è la motocicletta di Moreau, una Ural Solo 750 russa, riadattata e dotata di una nuova sella in pelle e di borse di pelle vintage.
Ma il veicolo sicuramente più impressionante del film è il gigantesco Bagger 288 comandato da Ghost Rider durante l’esplosiva battaglia nella cava contro l’armatissimo Carrigan e la sua truppa. Il Bagger è un gigantesco escavatore da miniera lungo circa 23 metri e alto dieci.
La stessa attenzione dedicata alla ricerca delle motociclette è stata dedicata anche alla ricerca dei piloti. A coordinare il lavoro degli stunt c’è stato Markos Rounthwaite con Rick English che ha girato tutte le sequenze pericolose nei panni di Ghost Rider. “Gli stuntmen hanno svolto un ruolo fondamentale,” sottolinea Cage. “Rick è uno dei più grandi motociclisti al mondo e riesce a compiere delle acrobazie assolutamente incredibili. E Markos, esperto di arti marziali, ha disegnato e coreografato tutte le mosse che rendono le scene veramente memorabili.”
Rounthwaite si è occupato non solo di disegnare e progettare una serie di aggressive sequenze pericolose e
acrobatiche che sarebbero state eseguite dai suoi uomini, ma anche di proteggere i registi quando durante le riprese si sono spinti un po’ troppo in là. “Markos si è presentato con un approccio piuttosto classico e tradizionale per quanto riguarda il lavoro degli stunt,” racconta Neveldine. “Voleva solo qualche scontro automobilistico e qualche tizio appeso a un filo. Aveva un’incredibile squadra di stuntmen – piloti in grado di fare qualunque cosa su una motocicletta, e uomini in grado di saltare da/su camion e auto con estrema precisione. Ha appeso anche noi a qualche corda quando è stato necessario.”
Osserva Rounthwaite: “Quando uno stunt doppia un attore in una sequenza pericolosa, bisogna concentrarsi moltissimo sui movimenti dell’attore, sulle sue azioni, per riprodurli al meglio senza che si noti la differenza. E quindi lo stunt deve fare un lavoro che è più completo e che non si limita solo all’interpretazione di una scena pericolosa. E Rick ha lavorato tantissimo anche su questo aspetto.”
E lo stuntman Rick English aggiunge: “Amiamo gli attori che sono disposti a fare tutto ciò di cui sono capaci, e Cage in questo è fantastico. Gli abbiamo mostrato alcune mosse provandole insieme, abbiamo ascoltato i suoi suggerimenti, abbiamo messo a punto ogni cosa e lui ha fatto un lavoro egregio. E’ un magnifico stuntman. Lo stesso dicasi per le scene in motocicletta. All’inizio delle riprese, siamo usciti in motocicletta insieme, per fare qualche prova; era da tanto tempo che non guidava la moto ed era fuori esercizio e pensavo che se la sarebbe presa con calma, e lentezza. E invece, dopo due minuti, l’ho visto sfrecciare e superarmi e ho pensato: è meglio se lo raggiungo! E’ un eccellente pilota, prudente e attento e questo non guasta di certo. Ha sempre rispettato l’opinione di Markos e di tutti gli stuntmen.”
“Rick è il Michael Jordan degli stuntmen,” osserva Taylor. “Domina in tutto quello che fa. Sa combattere, lavorare con le corde e sa guidare una moto a folle velocità. Ha fatto tutto questo e inoltre ha anche recitato visto che Nick aveva messo a punto uno stile piuttosto interessante e alquanto complesso per quanto riguarda i movimenti del demone, soprattutto per le scene in motocicletta. Rick è riuscito a imparare tutto questo e a renderlo credibile nella sua performance di stunt.”
Inoltre, Rounthwaite si è anche occupato delle sequenze spericolate che non si vedranno sullo schermo perché sono avvenute dietro la macchina da presa: nella fattispecie assicurare il regista Mark Neveldine e la sua macchina da presa quando ha deciso di girare appeso ad una falesia. “Sono stato molto felice di mettere un regista così stimato e apprezzato in quella scomoda posizione,” dice ridendo Rounthwaite.
GLI EFFETTI SPECIALI E IL 3D
Sebbene la principale preoccupazione dei registi fosse girare dal vivo il maggior numero possibile di scene d’azione, era chiaro sin da subito che nel film ci sarebbero stati anche molti effetti speciali al computer. Dopo tutto il protagonista del film ha il cranio fiammeggiante.
A supervisionare gli effetti speciali c’è stato Eric Durst il quale, come del resto tutti gli altri componenti della troupe, racconta che il nuovo capitolo della saga di Ghost Rider doveva avere un aspetto diverso dal film precedente. “Mark e Brian desideravano veramente un nuovo look per Ghost Rider Spirit of Vengeance. E’ un film molto più cupo, e quindi abbiamo creato un look che si sposasse con la cupezza dei temi. Il look del personaggi non è affatto stilizzato - ed è come se Ghost Rider esistesse sul serio, e che avesse sul serio il cranio in fiamme. Il cranio è scuro e bruciacchiato, lo stesso effetto che si otterrebbe se avessimo la testa in fiamme. Un altro tocco realistico sono le spalle della giacca che si muovono e si sollevano a causa del calore corporeo.”
La maggiore difficoltà per quanto riguarda gli effetti speciali, commenta Durst, è che il personaggio è “interattivo”. La luce proveniente dalle fiamme sulla testa interagisce con le spalle e con tutto il resto. Ma è molto difficile ricreare al computer una luce interattiva, perché è un qualcosa di molto sottile e interagisce in modi diversi a seconda del materiale o del tessuto sul quale si proietta. Per ottenere l’effetto desiderato, abbiamo preso un cappuccino con luci LED ad intermittenza. E questo sistema ci è stato utilissimo perché innanzitutto le luci LED sono servite da marcatori per eseguire poi il lavoro al computer e quindi quando Nick muoveva la testa da destra a sinistra, potevamo fare in
modo che i movimenti del cranio in fiamme seguissero la stessa traiettoria. Inoltre i LED proiettano una luce su tutto ciò che è nelle loro vicinanze e così siamo riusciti ad avere la stessa luce che avrebbero prodotto delle fiamme sulla testa.
Durst osserva inoltre che dopo l’uscita del primo Ghost Rider, l’animazione al computer ha fatto enormi progressi.
“La maniera di ricreare le fiamme al computer per esempio è cambiata tantissimo negli ultimi 5 o 6 anni,” ci fa notare Durst. “Per il film originale, la Sony Pictures Imageworks ha creato un codice apposito e ha lavorato sul software esistente all’epoca. E’ stato un lavoro lungo ed intenso. Per il nuovo film, invece, con sei anni di progressi tecnologici a nostro vantaggio, siamo riusciti a partire subito con il piede giusto. Oggi è possibile ricreare cose che sembrano incredibilmente vere.”
Gli effetti sono stati completati da Iloura, una società australiana. “Abbiamo fatto una ricreare in tutto il mondo per trovare chi fosse in grado di produrre le fiamme migliori, ” aggiunge Durst. “E la prima prova che ci hanno mandato aveva già tutto quello che ci serviva: il look scuro del cranio, le fiamme, l’energia giusta. Ci siamo tutti innamorati del loro lavoro e la Iloura ha fatto un lavoro magnifico sul film.”
L’altra novità rispetto al film precedente è l’uso del 3D. “Abbiamo saputo sin dall’inizio che il nostro film sarebbe stato in 3D; amiamo fare film che regalino al pubblico un’esperienza più coinvolgente e completa. Ci è sembrata subito un’idea veramente allettante, soprattutto per la nostra maniera di girare,” commenta Taylor. “Abbiamo cercato di sfruttare al meglio la tecnologia esistente. La prima cosa che hanno fatto gli esperti quando ci siamo incontrati è stata citare tutto quello che non avremmo potuto fare: niente macchina da presa a spalla, niente stacchi, niente riflessi sugli obiettivi, niente primi piani prospettici flou, nessun obiettivo a focale lunghissima, nessun obiettivo a focale larghissima… e noi abbiamo risposto: d’accordo, e allora?
“Esistono delle regole e Mark e Brian erano decisi ad infrangerle e quindi il mio compito è stato infrangerle con loro,” commenta Craig Mumma. “Volevamo prendere il loro stile e adattarlo allo schermo e al 3D. La maniera di girare di Mark e Brian, il lavoro che fanno con la macchina da presa è parte integrante del film, è quasi un altro personaggio.
Non c’è modo di cambiare la loro maniera d girare e quindi abbiamo dovuto trovare i mezzi per adattarci a loro.”
LE RIPRESE IN ROMANIA E TURCHIA
Ghost Rider Spirit of Vengeance è stato girato in esterni tra la Romania e la Turchia. “In Romania c’è un’industria cinematografica solida e fiorente,” commenta E. Bennett Walsh, produttore esecutivo del film. “L’industria si è fatta le ossa con la produzione di diversi film hollywoodiani a basso costo – ne hanno realizzati circa 30 o 40 con budget dai 5 ai 10 milioni di dollari, con l’unica eccezione di Ritorno a Cold Mountain. Dopodiché hanno capito il sistema e ora hanno una loro industria. L’unica differenza tra Ritorno a Cold Mountain e il nostro film è che per il primo hanno dovuto portare da fuori circa 200 persone mentre questa volta noi ne abbiamo portate solo 25 mentre il resto erano rumeni.”
Parlando del paese e della troupe, Cage risponde: “La Romania ha un’energia tutta sua; inoltre l’incredibile troupe locale ha fatto un lavoro eccellente. Sono tutte persone che amano il loro lavoro e lo svolgono in maniera eccellente.”
La produzione di Ghost Rider Spirit of Vengeance si è installata nell’area di Bucarest e molte scene sono state girate nei teatri di posa e nel piazzale dei Castel Studios di Snagov. La troupe ha poi trascorso un mese in giro per il paese, soprattutto nella parte centrale, la più ricca di storia e di paesaggi fantastici (comprese alcune zone della Transilvania).
“Girare in Transilvania è stata un’ottima idea perché abbiamo trovato le tortuose strade di montagna, il maestoso castello e le giuste ambientazioni europee. La Romania è stata una scelta perfetta,” conclude il regista Mark Neveldine.
Le strade sulle quali Moreau guida nella sequenza di apertura del film e poi quelle nelle quali Carrigan insegue Nadya e Danny dopo la loro fuga dal monastero sono state girate nei tornanti della Transfagarasan Highway, la strada di campagna asfaltata più scenografica del paese che attraversa la cresta delle montagne Fagaras. Con l’avvicinarsi dell’inverno e delle prime nevicate, la strada era chiusa al traffico fino a giugno. (Anche se nel film non si vedono, le rovine di Cetatea Poienari, il castello del XV secolo di Vlad l’Impalatore (Dracula) sono appollaiate lungo la strada, a 1400 gradini dal campo base della produzione.)
Una delle sequenze chiave del film è stata girata nella piazza della pittoresca Sibiu, la più grande e la più ricca delle sette cittadelle fortificate costruite nel XII secolo dai coloni tedeschi (i Sassoni della Transilvania). Questa meravigliosa città è stata Capitale Europea della Cultura nel 2007. Una strada asfaltata di recente che parte da Sibiu ma che all’epoca delle riprese non era ancora stata aperta al traffico, è stata utilizzata per girare la scena nella quale Blaze ha la meglio su Danny nel letto del camion rubato di Nadya.
La destinazione di Moreau all’inizio del film, il luogo dell’appuntamento con Nadya e Danny nel monastero super protetto, è stata girata nel castello di Corvin (conosciuto anche con il nome di Hunyadi Castle) nella città di Hunedoera (sempre in Transilvania). La fortezza gotica del XIV secolo recentemente ristrutturata (completa di fossato gigante) è uno dei castelli più spettacolari del mondo.
L’incontro quasi fatale tra Carrigan e Ghost Rider è stato girato in una gigantesca cava nei dintorni di Targu Jiu nella Romania sud occidentale. Parti della sequenza alla cava, compresa la resurrezione di Carrigan per mano di Roarke, sono state girate su un set ricostruito nel piazzale retrostante i Castel Studio alla periferia di Bucarest.
Dalla Romania, la produzione si è spostata in Turchia. “Ero stato lì sei anni fa per i sopralluoghi di un altro film e ricordo di aver pensato: ‘Questi posti sono straordinari; devo assolutamente tornarci,’” ricorda Walsh. “Mark e Brian volevano qualcosa di totalmente diverso per la terza parte del film, qualcosa che fosse in netto contrasto con le ambientazioni europee che erano lussureggianti e verdi. In Cappadocia e a Pamukkale, invece, i colori sono quelli della terra e si respira un’aria antica. Non è un set da 500.000 dollari ricreato al computer ma si tratta di meravigliosi luoghi reali.”
“Ho adorato tutte le tinte e le sfumature usate nel film,” osserva lo scenografo Kevin Phipps. “Il film comincia nei toni verdi e lussureggianti della Romania e a mano a mano che il viaggio procede sulla strada e verso la Turchia, dominano le tinte più scolorite.”
La Cappadocia ha ospitato le riprese dell’incontro finale tra Ghost Rider e Carrigan/Blackout e Roarke. Cage è rimasto molto colpito dal paesaggio. “Per me è un paesaggio totalmente nuovo e esotico: le formazioni rocciose della Cappadocia, dove abbiamo girato, sono delle spirali di roccia con finestre rettangolari senza vetri in cui la gente ha vissuto per migliaia di anni. E tra le rovine greche e romane che sono sparpagliate ovunque abbiamo visto migliaia di frammenti di marmo, accatastati gli uni sugli altri, montagne intere di marmi pregiati: e noi eravamo lì a lavorare come se fossimo andati in ufficio! Straordinario! Era impossibile non essere sopraffatti da tanta bellezza e meraviglia!”
Le scene nel Santuario, il rifugio di Methodius e dei suoi monaci dove Moreau conduce Blaze, Nadya e Danny sono state girate presso lo Zelve Open-Air Museum della Cappadocia, un antico villaggio delle fate quasi impossibile da immaginare, pieno di grotte e abitazioni religiose e secolari scavate nella roccia e che somigliano ad alveari.
Cristiani e Mussulmani hanno vissuto qui per secoli e secoli (fino al XX).
Una volta giunta a Pamukkale nella Turchia sudoccidentale, la produzione ha girato la scena della cerimonia nella quale Roarke intende trasferire i suoi poteri nel corpo di Danny. Il luogo scelto sono state le rovine di Hierapolis, l’antica città prima greca, poi romana, e infine cristiana, costruita in cima ad una serie di sorgenti di acqua calda.
(Pamukkale significa “terrazze di cotone,” nome dato alle terrazze di travertino bianco create dalle fonti.) Il sito specifico della cerimonia satanica invece è l’anfiteatro romano ben conservato, risalente al II secolo d.C.
Ciarán Hinds, il quale è stato uno dei protagonisti - nei panni di Giulio Cesare - della serie televisiva della HBO Rome, è rimasto molto colpito dal sito storico. “Quando ti trovi al centro dell’arena semi-circolare, da dove la tua voce raggiunge tutti i presenti, ti immagini l’anfiteatro pieno di gente accorsa ad assistere ad un’antica tragedia. Venendo dal teatro, ero elettrizzato all’idea di essere lì e assorbire quell’atmosfera. L’anfiteatro è molto bello ed è conservato benissimo e noi abbiamo inscenato una cerimonia demoniaca! E’ stato divertente, lo confesso.”
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