Regista: John Krokidas
Titolo originale: Kill Your Darlings
Durata: 143'
Genere: Drammatico, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 17 Ottobre 2013 (cinema),Venezia 2013
Attori: Daniel Radcliffe, Dane DeHaan, Michael C. Hall, Ben Foster, Jack Huston, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh
Sceneggiatura: John Krokidas, Austin Bunn
Trama, Giudizi ed Opinioni per Giovani ribelli (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Kill Your Darlings
Durata: 143'
Genere: Drammatico, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 17 Ottobre 2013 (cinema),Venezia 2013
Attori: Daniel Radcliffe, Dane DeHaan, Michael C. Hall, Ben Foster, Jack Huston, Elizabeth Olsen, Jennifer Jason Leigh
Sceneggiatura: John Krokidas, Austin Bunn
Trama, Giudizi ed Opinioni per Giovani ribelli (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Reed Morano
Montaggio: Brian A. Kates
Musiche: Nico Muhly
Scenografia: Stephen Carter
Costumi: Christopher Peterson
Produttore: Michael Benaroya,Christine Vachon,Rose Ganguzza,John Krokidas
Produttore esecutivo: Jared Goldman,Joe Jenckes
Produzione: Benaroya Pictures
Distribuzione: Notorious Pictures
Montaggio: Brian A. Kates
Musiche: Nico Muhly
Scenografia: Stephen Carter
Costumi: Christopher Peterson
Produttore: Michael Benaroya,Christine Vachon,Rose Ganguzza,John Krokidas
Produttore esecutivo: Jared Goldman,Joe Jenckes
Produzione: Benaroya Pictures
Distribuzione: Notorious Pictures
La recensione di Dr. Film. di Giovani ribelli
Film adatto a un publico maturo, che racconta non so quanto realisticamente un pezzo di storia letteraria che forse potevamo tranquillamente ignorare.
LEGGI e SCRIVI opinioni e recensioni su Giovani ribelli
Opinioni e recensioni su Giovani ribelli, clic qui...
Colonna sonora / Soundtrack di Giovani ribelli
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Informazioni e curiosità su Giovani ribelli
Note dalla produzione:
L’ORIGINE DELLA STORIA
Ad una visione abbastanza basica, GIOVANI RIBELLI-KILL YOUR DARLINGS è una storia di studenti universitari. E questa considerazione è abbastanza appropriata, dal momento che è qui che si trovano le radici più profonde del film. I particolari possono essere differenti ma i narratori riconoscono apertamente quanto la storia sia debitrice delle proprie esperienze personali.
In qualità di co-sceneggiatore Austin Bunn sottolinea la sua amicizia con il regista e sceneggiatore John Krokidas, “John e io eravamo compagni di stanza al college. Ci siamo conosciuti durante il primo anno all'Università di Yale e, stranamente, molte delle nostre esperienze da matricole sono finite in questo film. L'arco complessivo della storia è basato su molta ricerca, naturalmente, ma ad una percezione del momento, è quasi autobiografico.”
I due sono rimasti amici anche quando hanno intrapreso le rispettive carriere artistiche, Krokidas come acclamato regista emergente della NYU Film e Bunn affermandosi invece come scrittore di successo sia di fiction che di saggistica, dopo la laurea nella rinomata Iowa Writers Workshop.
Bunn è stato il primo ad essere colpito dalla storia dell'omicidio di David Kammerer e la descrisse al suo amico come una piece che stava pensando di scrivere.
“Quando ha iniziato a raccontarmi di questa storia che voleva trasformare in una piece,” ricorda Krokidas, “ripetevo a me stesso che no, non avrebbe scritto una piece. Avrebbe scritto una sceneggiatura e gli avrei insegnato come fare”. Se la sua carriera registica non fosse funzionata come previsto, Krokidas sarebbe sicuramente diventato un esperto di Jedi, ma la coppia poco dopo si mise al lavoro sulla sceneggiatura che sarebbe poi diventata GIOVANI RIBELLI-KILL YOUR DARLINGS.
“John ed io siamo lettori da una vita,” dice Bunn. “Ho amato Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Burroughs ... Questi sono gli scrittori che mi hanno fatto venire voglia di diventare uno scrittore a mia volta, e so che non sono il solo. Nel processo creativo del loro primo progetto, la coppia si è immersa nella ricerca ... ma solo fino ad un certo punto. “Abbiamo letto praticamente ogni autobiografia possibile,” ricorda Krokidas, e lasciate che vi dica che c'è davvero parecchio materiale su di loro. Le persone sono rimaste affascinate negli ultimi 50 o 60 anni da questi ragazzi. Non abbiamo voluto affrontare questo come un film biografico su tre grandi uomini ma con un approccio differente, ovvero la storia di questi da adolescenti - scomoda, perché cercano ancora di capire chi sono realmente... Nel 1944 mentre Allen Ginsberg stava per compiere 18 anni, Burroughs diventava trentenne e, entrambi, non avevano ancora scritto una parola. Per noi, la materia affascinante non era ciò che sarebbero diventati questi grandi uomini, ma osservarli come adolescenti insicuri e giovani adulti che cercano di capire la grandezza interiore. Così siamo giunti al punto di smettere di fare ricerca prima dell’omicidio di David Kammerer. E l'ultima cosa che volevo fare era di inserire piccoli accenni al futuro. Odio quel genere di film dove ti trovi Jack Kerouac che, alla fine, dice ‘…penso che sto andando ... sulla strada’. 'Krokidas ride. “No, non è questo genere di film.”
Sebbene la relazione esplosiva tra Kammerer e Lucien Carr rappresenta il punto focale attorno al quale la storia ruota, la coppia si è resa subito conto che Allen Ginsberg era l’elemento meglio equipaggiato per assumere un ruolo centrale nel film. “Abbiamo capito che il carattere Allen Ginsberg era quello più carismatico,” nota Krokidas. “È arrivato alla Columbia University, 17 anni, figlio rispettoso dei suoi genitori (un poeta fallito appartenente alla classe operaia e una madre emotivamente malata di cui si è preso cura) – ed era lì con l’idea di studiare diritto del lavoro. Fino a quando non incontra un giovane di nome Lucien Carr, che gli mette in testa l’idea di fare lo scrittore, e sono ad un passo dall’iniziare una rivoluzione culturale, che avrebbe cambiato la società. Quello che realmente mi ha colpito era, da un punto di vista tematico, l’idea di avere un età compresa tra i 18 o i 19 anni, lasciare il nido per la prima volta e trovare la propria voce, avendo la sensazione che si possa fare qualcosa di importante con la propria vita, che si può cambiare il mondo e davvero fare la differenza. E poi, naturalmente, l’hanno fatto alla fine della storia.
Dopo tre o quattro anni di on-e off con la scrittura della sceneggiatura, tra lavori come professori e scrittori su commissione, Bunn e Krokidas avevano praticamente messo da parte il progetto. “Stavo parlando con il mio manager su quali progetti mi sarei dovuto concentrare,” ricorda Krokidas, “…e ho detto,’oh, questo gira sul mio desktop da un po'? Perché non gli dai una occhiata?’ L’ha letto e ha detto che bisognava farci un film, così siamo andati da un gruppo di produttori. Il primo che ha risposto era Christine Vachon.”
Vachon (Lontano dal Paradiso, Boys Don't Cry, Happiness) una delle produttrici di punta del cinema indipendente americano degli ultimi due decenni, si è rivelata la scelta ideale per GIOVANI RIBELLI- KILL YOUR DARLINGS.“Abbiamo sempre saputo che Christine sarebbe stata una partner perfetta per il progetto,” osserva Krokidas. “ha avuto così tanto successo nel corso degli ultimi 15 anni, utilizzando delle piece basate su storie vere dalle tematiche oscure e che hanno per sfondo degli omicidi -Boys Don’t Cry è forse il miglior esempio- ma con basi culturalmente stimolanti, e poi trovare una storia umana all'interno.” Krokidas ha incontrato la Vachon a New York.
LA STRADA VERSO “L’URLO”
La prima preoccupazione del team era quella di mettere insieme il cast e, soprattutto, trovare l'attore per il ruolo centrale di Allen Ginsberg. Una notte, Krokidas viene colpito dalla folgore dell’ispirazione. “Stavamo stilando un elenco di tutti i grandi attori di età inferiore ai 30,” ricorda, “…e ho avuto uno di quei momenti folli, che ti arrivano nella mente verso mezzanotte, mentre ero disteso sul letto: e se prendessimo Daniel Radcliffe? Perché di base, il personaggio di Allen passa dall’essere il figlio rispettoso, il bravo ragazzo, ad un uomo che rivela tutti questi sentimenti e pensieri che ha celato dentro di se per tanto tempo, non essendo in grado di mostrarli al mondo, e alla fine della storia, trova una nuova voce per se stesso. Daniel ha probabilmente così tanto dentro di se che non ha ancora avuto la possibilità di mostrarlo al mondo e, quindi, interpretare questo personaggio, tanto ricco e sfaccettato, avrebbe sicuramente regalato all’attore questa possibilità.”
Mentre Radcliffe rapidamente annuncia, “Allen Ginsberg, c'est moi,” la sua replica al personaggio è stata immediata. “È solo alla disperata ricerca di qualcuno che lo liberi,” osserva Radcliffe. “È così pronto per questo all'inizio del film e conosce questo ragazzo incredibilmente carismatico, Lucien Carr. Ad essere onesti, questa è la cosa che penso che mi ha attratto di più, il fatto che è una storia sull’innamorarsi di qualcuno che è incredibilmente carismatico, questo primo vero amore, che è in definitiva una cattiva influenza e finisce molto male. Penso che un pò tutti abbiamo avuto questo tipo di relazione in varianti diverse.... Certo, le persone ne parleranno come di una storia d'amore gay, ma è fondamentalmente solo una storia d'amore. L'aspetto gay, per me, è una sorta di accessorio, non che ce ne vergogniamo, si intende. Sono semplicemente due giovani che si sono innamorati ed è questo quello che è successo. Io non so cosa possa renderlo diverso da qualsiasi altra storia d’amore tra due ragazzi.”
Krokidas ricorda in maniera vivida il suo primo incontro con la giovane star: “Ho letto in molti libri che nei primi cinque minuti in cui incontri un attore, capisci subito se si è destinati a lavorare con lui. Soprattutto quando si lavora su un progetto a basso budget come questo, è essenziale sapere che sia possibile una collaborazione con loro. Dan è così spiritoso, affascinante, onesto, laborioso e generoso, e in cinque minuti, seduti davanti ad un caffè, entrambi ci siamo raccontati tutta la nostra vita. E ho capito che avevo trovato uno spirito affine con Dan.”
Naturalmente, spirito affine o no, osserva Krokidas, “si è offerto di fare una audizione e, naturalmente, l'ho preso in parola. C'è un termine comune nella recitazione per dire che un attore ha una gamma incredibile di sfumature. Quando si recita un certo ruolo avviene una scelta tra un attore e un regista su quali sfumature mostrare. Dovevo filmarlo per la parte e allora ho messo giù la sceneggiatura e gli ho detto ‘…va bene, fammi vedere quello che sai fare. Facciamo un’improvvisazione insieme.’ E lui si è dato. Mio Dio, il fascino, la rabbia, la furia, l'arguzia, l'amore ... Ed è stato uno di quegli incontri,” dice ridendo, “…dove ho potuto vedere Christine messa in un angolo che mi avvertiva, ‘Non offrirgli la parte in questa stanza!’ e mi sono dovuto trattenere. Ma dopo quel provino sapevo che non c'era nessun altro che potesse interpretare quel ruolo.”
Naturalmente, trasformare un giovane del centro di Londra, cresciuto sui set cinematografici in un ragazzino ebreo insicuro che proviene da Paterson, nel New Jersey, non era una impresa facilissima. Per far avvenire questa trasformazione, Krokidas e Radcliffe hanno intrapreso un regime rigoroso di training nei momenti liberi dell'attore lontano dal suo impegno a Broadway nel famoso revival di “How to Succeed in Business Without Really Trying.” “Eravamo consapevoli della necessità di questo training,” ricorda Krokidas.
Il processo è stato liberatorio e di trasformazione per entrambi gli artisti. “Gli ho detto di dimenticare tutto quello che sapeva,” continua Krokidas, e noi due abbiamo fatto una specie di corso di recitazione da soli. Avevo imparato diverse tecniche -Meisner, Strasberg, ecc,ecc- e le ho portate a lui e abbiamo trovato quella che funzionava. In un certo senso, mi ha dato tutte le conoscenze di quello che dovevo aspettarmi dal mio primo film e di quello che lui pensava fosse un buon regista, e gli ho dato un nuovo sistema con cui approcciare al personaggio. E abbiamo passato sei mesi a provare una volta a settimana, perché era in scena a Broadway tutti i giorni. Passavamo un'ora ogni settimana per studiare la sceneggiatura, per scandagliare ogni scena, per trovare i punti in cui lui fosse emozionalmente collegato con il materiale, e poi fare training vocale e studiare l’accento.”
Visto il lusso abbastanza relativo di questo impiego di tempo settimanale, il risultato finale è notevole. Radcliffe lo definisce “il più grande salto in avanti che abbia fatto dopo Equus a Londra. Quella era una sfida immensa per quello che potevo apprendere, per cosa poter fare e cosa sono capace di fare.”
“Guarda,” si entusiasma Krokidas, “Dan è una delle più grandi stelle del cinema al mondo. Ha carisma, sguardo, fascino da vendere. Aveva una vita emotiva interiore ricchissima ed era impaziente di mostrarla. E costruendo un rapporto di amicizia e un rapporto di fiducia in quei sei mesi, mi sono messo a nudo con lui, e lui si è lasciato tirare tutto fuori. Non ha paura. È fonte di ispirazione per gli altri attori che lavorano con lui, e il suo entusiasmo e la sua gioia per quello che sta facendo è contagioso. Ma, soprattutto, è uno dei giovani più profondi che abbia mai conosciuto. Ha scritto poesie e ha prestato la sua voce nella musica, nella poesia e nei racconti brevi. Nel film, questo è un Daniel Radcliffe esposto, che mostra al mondo quello che ha. E quello che ha è incredibile.”
UNA BREVE GUIDA PER TROVARE LE MENTI MIGLIORI DI UNA GENERAZIONE
La scelta di Radcliffe ha dato al progetto una sferzata iniziale o un’energia che l’ha sostenuto per tutto il resto della pre-produzione della pellicola. “Le prospettive di questo film sono davvero cambiate enormemente quando Daniel Radcliffe si è mostrato interessato,” nota Austin Bunn, “solo perché, facile da immaginare, qualcuno al suo livello porta un sacco di interesse, e lui è proprio l'attore perfetto per questa parte. Nel senso che si sta parlando di qualcuno che è autentico, curioso, estroverso ... Ha un sacco di energia, un sacco di potenziale, eppure il mondo è ancora in attesa di vedere chi è davvero.” Non a caso, c'è stato un vasto parterre di attori pronto ad aderire al progetto per accompagnare Radcliffe nel viaggio.
“Sapevo che era davvero importante”, ricorda Krokidas, “una volta che abbiamo avuto Dan per il ruolo di Allen Ginsberg, creare un ensemble dove ogni personaggio ha particolarità diverse rispetto agli altri attori che si stanno scegliendo. Quando li metti tutti insieme, c’è bisogno di un vero ensamble, dove nessuno si sente come se qualcun altro gli stesse per calpestare i piedi in termini di personalità, magnetismo, sguardi, o carattere.” Il prossimo tassello di questo mosaico era trovare un attore per il ruolo di Lucien Carr, una figura viva e avvincente che, nonostante la giovane età, si mostrasse carismatico e sicuro.
“Sapevo che era un ruolo difficile da scegliere fin dall'inizio,” dice Krokidas, “perché è una persona che deve essere tanto affascinante da poter convincere tre persone, Kerouac, Burroughs e Ginsberg, ad avere qualcosa di importante da dire e a ribellarsi contro l’università, contro i genitori e il mondo per creare una rivoluzione culturale.”
Per trovare l’attore giusto per la parte, Krokidas, Vachon e Radcliffe hanno fatto una marea di provini. “Abbiamo provinato quasi ogni giovane attore possibile sotto i 30 anni,” Krokidas conferma. “C'era un sacco di concorrenza per questo ruolo. Dane DeHaan era stato suggerito dalla nostra casting director Laura Rosenthal e dal mio fidanzato Daniel Gillespie, che è un grande fan di In Treatment.”
E così, sulla base di queste due raccomandazioni, ho chiesto a Dane un provino registrato. Ed è stato uno di quei momenti in cui, con una registrazione fatta a 3000 miglia di distanza, senza di me, con lui regista di se stesso, in 30 secondi ho visto qualcuno diventare il personaggio che avevo sempre immaginato nella mia testa. Era vero, lui era onesto, era seducente, eppure c'era una fragilità dietro a quegli occhi che ti permettono di sapere che c’è molto di più rispetto a quello con cui sta giocando con la superficie. Così lo abbiamo portato a New York, e abbiamo fatto una lettura dello script dove è esplosa la chimica. E gli ho chiesto, quindi, ‘che farai nei prossimi 6 mesi della tua vita?’ E Dane mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “dimmelo tu.” Non appena ha lasciato la stanza, Dan ed io ci siamo guardati e poi ho pensato “Accidenti, dobbiamo proprio prenderlo questo ragazzo.”
DeHaan ha colto l'occasione non solo per interpretare un personaggio un multi-sfaccettato, una figura camaleontica, ma anche una persona di cui non si sa moltissimo. “Penso solo che sia incredibilmente complesso, una persona interessante,” dice il giovane attore. “Ogni volta che ho letto qualcosa ho pensato, sai, in realtà non ho idea di come avrei potuto tirare fuori qualcosa.
Questo è davvero ciò che mi eccita, la sfida che questo comporta. Lucien è così interessante perché gran parte della sua vita è ambigua. Di tutti gli altri ragazzi si hanno un sacco di informazioni storiche ... anche video e tutto il resto. Lucien è molto più difficile da trovare perché non esiste nulla.”
Anche senza i suoi famosi complici, l’antefatto di Carr da solo sarebbe potuto essere un film avvincente e indipendente. Come osserva DeHaan, “Il padre ha lasciato lui e la madre quando aveva 4 anni. Ad 11 anni era nei Boy Scout e David Kammerer era il suo maestro esploratore. E fin da subito si sono uniti in una relazione. I dati reali sono storicamente ambigui, ma ciò che è importante è che David ha davvero introdotto Lucien all'idea di allargare i suoi orizzonti e imparare che cosa significa veramente vivere. Ma David è anche quello che, alla fine, quando Lucien è cresciuto, lo ha spinto verso... Non voglio dire la pazzia, ma sul baratro per liberare questa forza che aveva in vita. Penso che lui volesse avere un maestro, una persona che fosse sopra di lui, quasi come una figura paterna. Lucien era pronto a lasciarsi andare, ma non David.
A rendere il lavoro di DeHaan più impegnativo è stato il fatto che, in seguito l'omicidio- difeso con successo (e dubbio) da Carr come “delitto d’onore”, per respingere le avances omosessuali avanzate da Kammerer - Lucien Carr ha lavorato sistematicamente per fare in modo che il suo nome fosse cancellato. “Ha sempre preso le distanze da tutta questa roba,” osserva DeHaan, “quasi volesse estraniarsi dalla storia”. L'edizione originale di Urlo è dedicata a Lucien Carr, ma il suo nome venne rimosso da tutte le versioni successive.”
Una sorte ancora più netta toccò al manoscritto dei primi anni della collaborazione tra Burroughs e Kerouac, E gli ippopotami sono stati bolliti nelle loro vasche, un resoconto in stile noir del delitto, la cui pubblicazione Carr aveva ostacolato durante la sua vita; poi è stato finalmente pubblicato nel 2008. Ma l'ironia non si perde su DeHaan: “La cosa che ha dovuto eliminare dalla sua vita è andata davvero al di là di quella, a suo modo, una volta che era uscito di prigione. Ma avvicinarsi a un personaggio che è stato così complesso e in un certo senso suscettibile di interpretazione è stato davvero emozionante.”
È il rapporto in erba tra Ginsberg e Carr - e la gelosia che ispira a David Kammerer, che da alla storia una marcia in più, e in Dane DeHaan, Radcliffe ha trovato un partner perfetto. “Lavorare con Dane è stato uno dei piaceri forti della mia carriera finora,”afferma Radcliffe. “Lui è un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, lavoratore e ama stare sul set. Abbiamo avuto un ottimo rapporto fuori dallo schermo, che spero si noti nel girato. Mi è piaciuto molto guardare e imparare da lui, soprattutto per quello che riguarda la sua mancanza di paura. Vederla in un altro giovane attore è stato molto stimolante. Dane è il tipo di persona che si desidera in trincea quando si recita, assolutamente.” E per quanto riguarda la natura sensibile delle scene d'amore tra i due giovani, Radcliffe si considera fortunato “Mi vengono in mente molti uomini che mi piacerebbe baciare meno di Dane DeHaan,” dice ridendo.
Con il duo centrale di Ginsberg e Carr scelto, rimanevano da selezionare gli attori per gli altri grandi protagonisti della storia- uno spigloso Kerouac, il visionario, ellittico Burroughs, e il cupo, condannato David Kammerer. In Kerouac, Krokidas ha avuto una mano fortunata di poker, scegliendo Jack Huston, il rampollo di una delle grandi famiglie del cinema americano, ma il primo cresciuto fuori degli Stati Uniti
“Non avrei mai preso in considerazione la possibilità di interpretare Jack Kerouac” ammette Huston, il nipote del leggendario regista John Huston, figlio di Tony (lo sceneggiatore dell’ultimo film di suo padre, The Dead adattamento della classica storia di James Joyce), e nipote di celebri attori come Anjelica e Danny Huston. “Ho letto la sceneggiatura, ed è piena di roba grossa, lo sai? Burroughs, Ginsberg e Kerouac, ovviamente ... Ma di quest’ultimo, la cosa che mi piaceva era che si parla di Kerouac quando era più giovane. Anche se aveva scritto un milione di parole non era stato ancora pubblicato. Questo è stato prima del Kerouac che noi conosciamo, il Kerouac che sarebbe diventato in seguito... l'uomo, la leggenda. Quindi è stato bello perché ci si poteva prendere un po’ di licenza artistica per costruirlo, senza imitarlo completamente.”
A prescindere dalla possibilità di inserire nel suo curriculum un'icona letteraria, Huston ha accettato il ruolo perché “la storia era molto intrigante. Non sapevo nulla del delitto prima di aver letto questo. E proprio il progetto nel suo insieme, tutti quelli con cui ho avuto a che fare, le persone coinvolte ... è stato tutto fantastico. È divertente, ogni film è diverso. Si inizia ogni pellicola ed è sempre un piacere stabilire dei rapporti di amicizia con il resto del cast, in particolare in una situazione del genere dove i personaggi sono così buoni amici. Tutti mi hanno lasciato a bocca aperta. Dalla prima notte, il primo giorno, la settimana di prova, mi sono reso conto che tutti erano lì per una buona ragione. Tutti erano disposti a mettersi in gioco e a dare il meglio di loro stessi. E quando si è tutti insieme per lo stesso motivo, è una conclusione naturale quella di diventare uniti.”
Radcliffe è stato particolarmente contento di avere Huston nella squadra. “È stato bello avere un altro inglese sul set,” afferma, sebbene impieghi una ironia di fondo sul fatto che due imponenti figure letterarie americane siano interpretate da due inglesi. “Jack in realtà mi rende abbastanza calmo,” Radcliffe continua sorridendo, “Ha questo incredibile tipo di iper-energia, che è abbastanza sorprendente perché pare abbastanza distante la prima volta che lo incontri. Voglio dire, sembra l'ultimo dei playboy internazionali. Ma è anche quel dolce e bel ragazzo.
Il progetto ha preso un altro balzo con l’entrata di Ben Foster -un performer ampiamente riconosciuto, anche per la giovane età, per la sua feroce intensità e l’impegno- per interpretare l'oscuro magnetismo di William S. Burroughs. “Uno degli artisti che mi entusiasma di più è Ben Foster,” dice lo sceneggiatore Austin Bunn.
“Se sai chi è, sei eccitato da lui. In genere lui è il tipo di attore che stravolge tutto. E quando Ben ha espresso interesse ad interpretare Bill Burroughs, John ed io sapevamo che dovevamo giocarcelo. Questo ruolo è sempre stato interessante, ma in principio era più circoscritto. Una volta coinvolto Ben, che è davvero appassionato di Bill Burroughs da molto tempo, ha fatto suo il personaggio. Nel film, il tipo di linguaggio che Ben dà al personaggio è proprio ciò che cercavamo e francamente Bill Burroughs merita un film tutto su di lui.
Foster ha particolarmente apprezzato l'opportunità di mostrare l'importanza della comunione degli scrittori nello sviluppo di uno dei suoi eroi. “Burroughs non si è definito come scrittore fino a un anno dopo l'omicidio,” spiega, “quando ha iniziato a collaborare con Jack Kerouac. Aveva giocato con la scrittura da ragazzo e si vergognava tanto del lavoro che lo distrusse. Credo che sia stato circa 5 anni dopo la sua prima collaborazione che è stato convinto dagli amici, Allen e Jack, a scoprire la propria forza. E quello che c'è di così bello in questa particolare storia, questo angolo che Austin e John hanno preso, è che questi uomini sono diventati quello che sono, uno attraverso l'altro. Burroughs non ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco tutto fino a quando non si è unito con i suoi fratelli.”
Lo stesso spirito di autenticità e generosità ha fatto amare Foster ai suoi colleghi attori. “Dane da il meglio quando descrive Ben Foster,” spiega Daniel Radcliffe. “Quando abbiamo incontrato Ben, lui ha detto, ‘oh, tutto sarà molto più facile ora, perché abbiamo il vero Burroughs.’ Perché Ben è molto addentro al personaggio. Il fatto è che è difficile descriverlo come “nel personaggio” perché lui è ancora Ben ed è molto legato a se stesso. Ma durante le riprese è diventato uno strano ibrido tra Bill e Ben. Ma è un grande, il suo processo è stato molto intenso. Ma credo che la cosa che parla più per Ben è il fatto che, nonostante abbia fatto uno sforzo enorme, non si è mai presentato in ritardo sul set o ha avuto problemi con qualcuno. Riesce ancora ad essere così caldo, disponibile e dolce con tutti, ed è poi sempre vero per il modo in cui lavora. È davvero impressionante e ho imparato ad amarlo e rispettarlo.”
La canalizzazione inquietante di Foster per Burroughs è stata analogamente osservata da Michael C. Hall, che interpreta David Kammerer. Hall è d'accordo, “Ben entra in tutto quello che fa completamente, con una sensazione di completa autenticità. Quando ho sentito che Ben doveva interpretare Burroughs ho pensato, “Certo!” E averlo lì sul set, soprattutto avendo trascorso del tempo a guardare Burroughs, è stato come un viaggio.
Non estraneo ad interpretare personaggi alienati, candidato ben 5 volte all’ Emmy per il suo ritratto del conflittuale serial killer Dexter Morgan nella serie della Showtime Dexter, Michael C. Hall sostiene anche un legame personale con l’ambiente letterario descritto nel film. “In un paio di occasioni,” afferma, “ho avuto la possibilità di incontrare Ginsberg, attraverso un conoscente. Con ciò, sembra una situazione fortuita che io abbia preso parte ad un film che racconta la sua storia.”
La connessione di Hall per il progetto era anche antecedente rispetto a molti suoi colleghi attori.
“Ho letto la sceneggiatura circa due anni e mezzo fa,” ricorda, “e ho parlato con John [Krokidas] di questo. Poi non se ne è fatto più nulla. Anni dopo, il tutto si è rimesso in moto realmente. Ero entusiasta per quello che stava succedendo. Avevo l'interesse a prendere parte al progetto e sono rimasto davvero colpito dalla sceneggiatura e dalla messa a fuoco di John sul materiale. Così è stato come vincere alla lotteria.”
Hall ha apprezzato la possibilità di riempire gli spazi vuoti del personaggio che è, in molti modi, il più misterioso e tormentato nel film. “Quando Lucien Carr aveva 11 anni,” osserva,“David Kammerer ne aveva 25 ... un maestro esploratore e fiorente accademico. Ma quell'incontro ha dato il via alla lunga ossessione di Lucien. Penso che nella mente di David questo significava un impegno ad essere il suo custode, il suo amante, il suo sostegno... Dopo tutto, il padre di Lucien morì quando lui aveva 3 anni, quindi è stato un rapporto dinamico e maturo per questo tipo di sviluppo. E penso che, inizialmente, ci fu un vero e proprio scambio di idee, di certo uno scambio di affetto e di entusiasmo, un qualche tipo di connessione che non trovate altrove.
“Ma era una storia d’amore estiva che si è rovinata,” continua Hall. “In persone come Ginsberg, certo, e Kerouac, David riconosce esseri più giovani che, per Lucien, forse significano molto ad un livello intellettuale. E come tutti questi ragazzi, è convinto che lui è il ragazzo più intelligente nella stanza, o almeno uno dei più tra loro. Ma sente una minaccia lì, e penso si renda conto che queste persone possono offrire a Lucien tutto quello che lui gli ha dato, in maniera esclusiva, fino a quel momento.”
Anche se i ruoli principali del cast sono quelli per uomini – “Oh, sembra un party per soli ragazzi” scherza Elizabeth Olsen, che interpreta Edie Parker, fidanzata di Kerouac e, successivamente (anche se per breve tempo), la moglie- il gruppo di Krokidas vanta uno straordinario insieme di attrici per i ruoli di supporto, tra cui Olsen per Parker, Jennifer Jason Leigh per la parte di Naomi Ginsberg, la madre psicologicamente instabile di Allen, e Kyra Sedgwick per la parte di Marian Carr, madre aristocratica e ferocemente protettiva di Lucien Carr.
Olsen sottolinea la passione che i suoi colleghi attori hanno per il materiale. “Ho letto Sulla Strada e L’Urlo, sai ... la solita roba. Ma è stata davvero la sceneggiatura che si regge in piedi da sola che mi ha affascinato. Voglio dire, i film biografici vanno bene, ma penso che questo sia molto più interessante, mostrare un evento nella vita delle persone prima che esse diventino quello che sono, quello che le ha modificate... Quando guardiamo Ginsberg e Burroughs e Kerouac, vediamo questi scrittori che sono delle icone, ma ciò che ha formato la loro vita è stata la morte di David Kammerer. Kerouac e Ginsberg, in particolare, hanno continuato a scrivere subito dopo questo grande evento, ed è una storia che generalmente non si conosce. Questo rende la vicenda interessante da condividere.
Olsen ha, allo stesso modo, trovato affascinante il milieu sociale. “È tutto basato sul rapporto tra la società e la politica, soprattutto verso gli omosessuali,” e prosegue. “È importante ricordare dove fosse il nostro paese fino a quel momento. Voglio dire, il fatto che Lucien Carr non ha dovuto passare tutta la sua vita in prigione solo perché sosteneva che David era un omosessuale, e Lucien presumibilmente non lo era ... E il fatto è che in realtà è stato definito un delitto d’onore”! Sembra una follia, anche per il 1940. E per di più è successo a New York City, che di solito viene vista come la città più progressista nella storia del nostro paese.”
Olsen non ha avuto la stessa ricchezza di materiale su cui Radcliffe, Huston e Foster hanno potuto fare affidamento, ma anche lei ha fatto ricerca senza risparmiarsi. “È stato davvero bello leggere l'autobiografia di Edie Parker,” osserva. “Non è solo ben scritta ... Lei non si è mai considerata una scrittrice. Ma è davvero bello avere una prospettiva interna su questo mondo, le storie su tutti gli scherzi che si facevano, e ti dà una migliore comprensione di quanto sia divertente e quanto fossero temerari questi ragazzi: è davvero entusiasmante.”
Quello stesso senso di divertimento è stato riportato sul set, sia mentre le telecamere stavano filmando, sia quando erano spente. “Questo è il miglior gruppo di persone,” Olsen continua. “Solo essere sul set è stato così divertente. I ragazzi sono incredibili, così gentili, brava gente con cui lavorare, ed è stato bello fare lavorare con loro. Ognuno porta il proprio colore al gruppo, tutti si completano e c'è qualcosa di grande che avviene tra tutti quei ragazzi. Sono venuta sul set anche quando non dovevo lavorare, solo perché è così divertente guardarli.”
Nel recitare la parte della coppia romantica, Olsen ha stabilito un legame particolare con Jack Huston, che tesse le sue lodi senza mezzi termini. “Lizzie è semplicemente incredibile,” chiosa Huston. “Ho visto Martha Macy Mae Marlene prima di questo film, ed ero già rapito da questo incredibile talento, questa crudezza, questa energia che si riesce a domare, ma è qualcosa che brucia dentro. E pensavo, ‘Wow, quanto sarebbe bello lavorare con lei ', e poi la cosa che ho saputo che lei stava facendo questo film! Così mi sono sentito molto, molto fortunato ad avere lei come partner, perchè ti spinge a migliorarti. È una di quelle attrici che ti porta a dare il meglio, perché sa che sta facendo sul serio. L’adoro. È fantastica.
Per Huston, con suo grande dispiacere, non è stato così semplice, in quello che lui definisce come il giorno più duro delle riprese. “Lizzie e io eravamo pazzi l’uno dell’altra” ricorda, “ma avevo una scena in cui dovevo prenderla a schiaffi, e io non riuscivo a farlo. Allora lei si è avvicinata e ha detto: ‘Se tu non mi dai questo schiaffo sarò veramente arrabbiata con te.’ Così ho effettivamente finito per darle un vero schiaffo in pieno viso. Il fatto è che lei mi stava insegnando a dare un ceffone finto da palcoscenico, dove fai scivolare la mano sulla faccia anzichè colpire in pieno viso. E ho provato, ma ho sentito davvero di colpirla. Volevo morire. Penso che mi perseguiterà per il resto della mia vita. Quella era la parte più difficile: prendere a schiaffi Lizzie.”
Nella ricerca della coppia di attrici mature per i ruoli chiave delle madri, Krokidas sa bene di essere stato fortunato. “Kyra Sedgwick è un attrice che ammiro da 15 anni. Kyra va forte, non importa se interpreta The Closer o una ninfomane in un piccolo film come Personal Velocity. Lei non ha paura di nulla. E qualcuno che è senza paura, che non si tira indietro, era quello che serviva per interpretare la madre di Lucien Carr. Dopo tutto, da dove viene la sua personalità ? Sapevamo che una parte doveva essere genetica. Voglio dire, Marian Carr è una donna che si è spinta nel proteggere il proprio figlio al punto da bruciare i documenti di ammissione in un ospedale psichiatrico. E Kyra può interpretare quella ferocia che si nasconde dietro la facciata aristocratica del Midwest.”
Per Naomi Ginsberg, “Jennifer Jason Leigh ha dimostrato ancora una volta di essere in grado di ritrarre personaggi che sono malati emotivamente in un modo molto onesto e bello. E quello che ho capito con Jennifer -oltre al fatto che lei è sempre straordinaria in tutti i ruoli che ha interpretato – è che le altre attrici che abbiamo incontrato erano così potenti e volitive che ho avuto paura di non riuscire ad ottenere una interpretazione vulnerabile. Ma Jennifer ne ha passate tante nella sua vita personale ed è un attrice di talento, non aveva nessun problema, anche la prima volta che abbiamo avuto una conversazione telefonica a condividere le sue vulnerabilità con me.”
“Andando al sodo”, Krokidas continua candidamente, “avevo una fottuta voglia di lavorare con Jennifer Jason Leigh, da quando avevo 18 anni. In realtà, il mio ragazzo mi ha ricordato che una decina di anni fa, quando ci siamo incontrati la prima volta, mi ha chiesto quale fosse stata l’attrice con cui avrei desiderato di più lavorare e ho risposto Jennifer Jason Leigh. Dico che il sogno è diventato realtà.
NOIR DIVENTA NOUVELLE
Con il cast scelto, lo script ultimato e il finanziamento in atto, il team di GIOVANI RIBELLI-KILL
YOUR DARLINGS era pronto a girare il film. La ripresa di una pellicola d’epoca è sempre una
sfida. Idem per le riprese a New York City. Idem per le riprese con un budget limitato e i giorni
contati. Krokidas e gli altri sono stati alle prese con tutte queste criticità. Per iniziare il lavoro
Krokidas ha preso in prestito una tecnica da un suo collega premio Oscar.
“Penso di aver rubato questa cosa ad Ang Lee,” spiega Krokidas. “Nel suo commento a Tempesta di ghiaccio spiega che, quando ha dovuto girare un film d’epoca, ha creato un libro con foto dell’epoca, stili contemporanei per uomo e donna, stili di architettura. In sostanza, il libro era la storia, un enorme caleidoscopio di quel tempo, in modo che quando assumete il vostro direttore della fotografia, lo scenografo, il costumista, tutti possono entrare nella tua testa e capire come vedi quell’epoca e la interpreti ai fini della storia.
Mettere assieme i tasselli di questo libro non ha solo fornito alla squadra una fonte primaria di riferimenti, ma anche il vantaggio di un approccio unico per lo stile di ripresa. “Così, quando ho iniziato a creare questo libro ho iniziato guardando la cultura di quegli anni. Sapevo di avere tra le mani una storia che parla di un crimine. L’anno poi è il 1944. La fiamma del peccato ha vinto come miglior film; Gilda è uscito quell'anno. È stata una delle vette più alte del genere noir Americano e mi sono detto ‘wow, abbiamo un film ambientato nel 1944 e parla di un omicidio, se ne facessimo un noir?’”
Ma l'approccio creativo al cinema non finisce qui. “Quando ho fatto ricerca sui noir nella storia del cinema, mi sono reso conto che i francesi se ne sono appropriati, ed è diventato l'ispirazione di pellicole come Fino all'ultimo respiro o Non sparate al pianista, molte opere della Nouvelle Vague francese, dove la macchina da presa non utilizzava più il treppiede, dove la gente iniziava ad infrangere le regole. È stato un approccio molto più asimmetrico al cinema, che si è sviluppato anche nei movimenti dei personaggi, non più intrappolati, fissati in maniera simmetrica nelle loro vite, ma molto più liberi e chiassosi. Quindi, in prima linea, per la visione della pellicola ho comunicato ai capi del dipartimento che sarebbe iniziato come un film noir per poi trasformarsi in una opera della Nouvelle Vague francese.
Il direttore della fotografia Reed Morano è salita immediatamente a bordo. “Quello che mi piaceva era che il film sarebbe stato molto stimolante da un punto di vista visivo,” ricorda. “John aveva già una visione molto precisa di come avrebbe voluto il film e, in realtà, è stato un eccellente idea registica quella di combinare lo stile di due epoche diverse che convergevano quando la storia si è svolta davvero. Una volta che Allen Ginsberg incontra Lucien Carr, tutto il suo mondo si apre, il suo vero sé può venire fuori e può essere realmente se stesso; è lì che il film prende una svolta visiva verso la Nouvelle Vague del cinema, con l’uso della macchina a mano, un’illuminazione più romantica e naturalistica.”
Seguire le ortodossie visive dello stile noir ha rappresentato una bella sfida per Morano. “Tutti gli altri film che ho fatto sono stati molto naturalistici, basati sul realismo... La differenza in questo film,” continua, “è stata la sfida creativa. Dovevo utilizzare un tipo di luce prettamente di genere che in realtà non ha un senso. In alcuni momenti è motivata, ma un sacco di volte devi solo mettere la luce per far sembrare tutto più drammatico ed eccitante. Così abbiamo fatto un sacco di prove; anche nella sezione della Nouvelle Vague, abbiamo comunque mantenuto un pò di quello stile.
Questo lavoro mi ha fatto uscire dalla mia zona di sicurezza, dove ogni luce deve avere una motivazione ben precisa. Mi ha spronato e mi ha spinto a fare cose che non avevo mai fatto in passato.
Morano ha particolarmente gustato una scena chiave in cui Ginsberg, Kerouac, Burroughs e Carr gettano le basi per il loro movimento culturale / estetico, la nuova visione, facendo a pezzi parole e pagine e riassemblando tutto in un nuovo manifesto poetico stile Dada. “Ho amato girare quella scena,” ricorda Morano, “perché tutti dovevano cacciare fuori un energia altissima e stavano bevendo un sacco di caffè per ottenere quel risultato... e così ho fatto io. John ci ha fatto bere tonnellate di caffe freddo e siamo tutti rimbalzati sulle pareti. È l’esempio di una di quelle scene in cui mi sono sentita come se la macchina da presa fosse un altro personaggio della scena, ed è stato particolarmente divertente essere quell'altro personaggio nella scena con loro. Ho amato seguire l'energia di questa catena di montaggio in cui loro creavano la loro Nuova Visione sul muro, ed era proprio così divertente per il film. Ero quasi uscita dal mio corpo, perché dovevo praticamente correre avanti e indietro con la macchina da presa, ma è stato così bello da non voler smettere.
In particolare in queste scene libere, Morano è stata di grande aiuto alla produzione. “Uno dei motivi per i quali ho assunto Reed,” osserva Krokidas, “è che non solo ha lavorato in molti film indipendenti a basso budget poi divenuti di successo, ma ha un istinto naturale, un ritmo, una danza dentro di se che sa anticipare i movimenti che stanno per fare gli attori, ciò che provano emotivamente. Qualcuno dice una battuta provocatoria? Sapeva esattamente quando e come eseguire la panoramica verso la reazione del personaggio. E sapevo che io e lei eravamo in grado di muoverci con gli attori in modo da catturare ogni scena in questo film, rispettando i tempi e il budget.
LUCI DELLA CITTÀ
Naturalmente, tutta l'energia del mondo non poteva tornare indietro al 1944, e le difficoltà di ripresa di un ambientazione storica a New York, sono diventate evidenti nella fase iniziale.
“Durante la pre-produzione,” nota Krokidas, “si inizia rendendosi conto della realtà di ciò che si può vedere quando si sta facendo un film in costume a New York City. Oh, c'è un accesso per portatori di handicap... Oh, c'è un segnale di stop... Oh, c'è un edificio contemporaneo nel mezzo di quel bel campo che hai trovato circondato da un’architettura anni '40.” Le necessità sceniche della produzione in definitiva hanno avuto una profonda influenza su ogni aspetto delle riprese.
“Quando Reed ed io stavamo parlando di quali proporzioni usare,” Krokidas continua, “ci siamo resi conto di riprendere in 2.35:1, super wide-screen, che permette, in verticale, di inquadrare un sacco di alti grattacieli a Manhattan e concentrarsi su di un piano molto più stretto; è stato molto più facile trovare i dettagli d'epoca, per esempio, blocchi di ampio accesso, in cui tutti gli edifici, le case in mattoni erano di quell’epoca precisa. Ma, naturalmente, se si inclina di poco la macchina da presa si scopre un contemporaneo skyline di New York.”
Lo scenografo Stephen Carter ha avuto il suo bel da fare. “Un film in costume è sempre impegnativo,” osserva. “È particolarmente difficile quando hai a che fare con un budget limitato, e in questo sapevamo di dover utilizzare quasi tutte le location. Questo è stato il punto di partenza, cercare zone intorno alla città che potevano essere leggermente modifica da noi per riportale al giusto periodo storico senza privarle del loro interesse. Un sacco di locations sono state scelte perché l'architettura era giusta e ci siamo concentrati su: 1) eliminare gli anacronismi, e 2) utilizzare un elemento di controllo del colore che abbiamo voluto per l'arco complessivo del film, proprio per limitare lo spettro e fare in modo che il film godesse di un giusto stato d’animo.
Il fitto calendario e il metodo di lavoro ha fatto sì che le difficili scelte necessarie dovevano essere fatte virtualmente ogni giorno di ripresa. “Spesso, abbiamo dovuto ridimensionare il tutto,” continua Carter, “in base a quanto tempo saremmo rimasti in un dato posto. Ci siamo detti, ‘va bene, se abbiamo sei ore di tempo per stare qui, cerchiamo di filmare i cinque punti principali’. A volte ci sarebbe da limitare il raggio della macchina da presa, ma siamo stati sempre alla ricerca di opportunità per dire ‘Ecco è una bella ripresa. Sono soldi ben spesi. Così abbiamo potuto concentrarci su questo e lavorare con Reed per assicurarci che i ciak di cui che lei aveva bisogno fossero gli stessi che cercavamo noi.”
Come Krokidas conferma, “ non ci sono i soldi per creare questi enormi, bellissimi set. Non ci sono soldi per ricreare 1944. Devi andare a cercare con meticolosità all'interno della città, per trovare luoghi che evocano il periodo, con forme e la combinazione di colori che possono essere appropriati per l’azione.”
A tal fine, la squadra di scouting ha scoperto due posti sconosciuti e preziosi. Per la lunga scena centrale in cui i personaggi entrano nella biblioteca della Columbia University per “liberare” una selezione di libri proibiti (un episodio tratto davvero dalle memorie di Bunn ai tempi del college con Krokidas ), il team sperava di poter girare la scena nella vera biblioteca. “Alcune cose che pensavamo di poter girare all'interno di un certo numero di edifici universitari,” racconta nel dettaglio Carter, “erano risultate semplicemente troppo problematiche, anche sotto un profilo logistico. Così, per esempio, la scena della biblioteca è stata girata nella New York Academy of Medicine, che in realtà è un luogo fantastico. Penso probabilmente che fosse la mia scoperta preferita in ambito di location, perché è stato davvero come tornare indietro nel tempo ... È stato un divertente essere li, soprattutto per le pile di libri. È raro avere una biblioteca che ti permette di filmare una tale collezione di libri rari. Sono stati molto gentili a permettercelo.”
Lo staff scenografico allo stesso modo ha trovato espedienti economici nella gestione degli interni per ricreare il periodo storico. Nota Carter. “Abbiamo stampato una grande varietà e quantità di carte da parati. Sarah McMillan, la nostra arredatrice, e Alessio Chrysikos, il nostro direttore artistico, hanno lavorato molto bene insieme, ricercando carte da parati d'epoca. Lei, in realtà, ha recuperato vecchi pezzi di vera e propria roba originale di magazzino, e lui ha invece avviato la scansione, progettato le nostre stampe che potevano essere messe e tolte dalla loro posizione in pochi minuti.”
In ogni fase, Krokidas ha collaborato a lungo con i suoi capi dipartimento. “Per la stanza del dormitorio di Allen, per esempio, John è stato molto preciso,” continua Carter. “Voleva una situazione molto libera, molto minimal... priva di carattere in modo che si potesse creare una contrapposizione con la stanza di Lucien, specchio totale del suo carattere. E con la stanza di Lucien, a sua volta, abbiamo giocato in modo da suggerire una sorta di culla fuori della casa di David. Questo rapporto tra Lucien e David è così complicato e ambiguo che ho pensato che era bello avere un sacco di cose interessanti, cose con cui Lucien ha riempito la sua stanza del dormitorio, prese in prestito da David, proprio come ha preso in prestito così tante idee di David.
AMERICA TI DONO LE MIE SPALLE IN SILENZIO
Ma in ultima analisi, la risorsa più essenziale che il film ha avuto a sua disposizione non è stato il budget o l’affiatamento della crew e del cast, ma la passione sconfinata che ogni membro del squadra ha dato davanti e dietro la macchina da presa.
Il regista esordiente ha raccolto critiche entusiastiche da parte del cast e della troupe. “Penso che ci sia sempre un mondo dell'ignoto, quando si lavora con un regista esordiente,” osserva Dane DeHaan. “ In realtà non si sa esattamente cosa si stia facendo o in quale direzione si stia andando, ma mi è chiaro che con John è stato diverso rispetto ad altri registi con cui ho lavorato. Lu sa parlare ad un attore con il linguaggio degli attori, e questo fa la differenza.”
Il sentimento espresso da DeHaan è confermato da Elizabeth Olsen: “Lui è un regista di attori. Ha preso quello che c’era sulla pagina ed è stato aperto a suggerimenti e cambiamenti. Lui e Austin sono stati molto aperti a cambiare dialogo. È stata questa incredibile collaborazione a far si che tutti si siano sentiti a proprio agio. Stavamo cambiando le cose in base a ciò che stava realmente accadendo, piuttosto che cercare di forzare qualcosa.”
Allo stesso modo, Ben Foster: “ Quello che è stato subito evidente con John era che lavorava su livelli molto alti. Lui è estremamente, emotivamente intelligente e non posso dirvi quanto sia raro trovare registi così. Ha lavorato nel settore per tanto tempo e ha fatto un bel colpo con i suoi cortometraggi. E questo è un lavoro d'amore. La cosa eccitante nel lavorare con lui è che ha questa capacità di dire, ‘va bene, questo è il mio bambino, allora giochiamo’. Questo gioco è bellissimo perché idealizza questi giovani e allo stesso tempo regala loro umanità”.
Jack Huston condivide questo particolare elogio per la grande fiducia del suo regista: “John aveva davvero la fiducia in se stesso. Dal primo giorno, era entusiasta del progetto e aveva questa passione dentro di lui, e voleva trasmetterla e fare tutto meglio che poteva. E l’ha fatto credere anche a me. Poi è un ragazzo fantastico, incredibilmente collaborativo. Se ci sono problemi lui ascolta e ti aiuta a trovare nuove chiavi di interpretazione. È solo una di quelle persone che lavorano per il bene superiore del film, mentre molti suoi colleghi non lo fanno. È davvero una grande cosa lavorare con qualcuno che si rende conto che siamo tutti nella stessa barca, siamo tutti lì, e dobbiamo dare il meglio. E questo significa che non ci deve essere nessun ego, ma tutti debbono lavorare duramente.
Daniel Radcliffe è d’accordo: “John ha preso del tempo con me per questo film, mi ha aiutato a trovare un processo che funzionasse per me a livello di interpretazione. Senza dubbio, sotto un profilo creativo, questa è stata una delle esperienze più belle della mia carriera. Ho imparato molto in quei 25 giorni di girato e spero di aver accumulato un valido bagaglio di esperienza. E John è stato parte integrante di tutto questo.”
Se Kokidas aveva bisogno di un esemplare di attore totalmente dedito al suo lavoro non doveva fare altro che vedere Daniel. “Il mio lavoro come regista non è solo di interpretare la storia e dirigere gli attori, ma anche incoraggiarli a dare il massimo per il bene del film stesso. E Daniel Radcliffe è stato davvero superlativo. La stampa dice che è uno dei giovani attori più stakanovisti che possano esserci ed è vero. Ha messo piede sul set con un forte spirito di sacrificio e desideroso di migliorarsi e di dare il massimo. Avere lui sul set è stato di vitale importanza, perché ha fatto capire al resto del cast che questo non è il classico film che si gira con il pilota automatico.”
Il messaggio è arrivato forte e chiaro. “Lui è totalmente dentro,” conferma Reed Morano, “assolutamente disposto a fare qualsiasi cosa per ottenere la scena. Ha lavorato come se sentisse che questo fosse uno dei ruoli più importanti della sua carriera. Infatti sta facendo di tutto per uscire dallo stereotipo di Harry Potter. Poi è sempre carino, spiritoso, gentile con tutti e ha stretto con la crew e gli stagisti.
Quasi tutti i suoi collaboratori hanno espresso stupore per l'impegno di Radcliffe a mantenere l’accento americano per tutta la durata delle riprese. “Non ha mai perso l’accento,” si meraviglia Morano. “Sono rimasto così colpita. Il suo accento era perfetto per Ginsberg e lui non se ne è mai liberato sul set.”
Anche Ben Foster si unisce al coro di lodi: “Sono molto impressionato dal coraggio di Dan. Stavamo girando una scena in esterni a New York, e un gruppo di ragazzini ha iniziato ad urlare, appesi alle recinzioni, ‘Harry Potter! Harry Potter!’. E lui è rimasto con il suo accento americano per tutto il giorno. Questo non fa di certo di te un grande attore ma il suo impegno è davvero eccitante. Porta cuore e cervello sul set e a me piace molto.”
Non era semplicemente la modulazione vocale che ha ispirato i suoi colleghi attori. Scena dopo scena, Radcliffe ha dimostrato una volontà assoluta nel fare tutto il necessario per portare la storia nella direzione giusta… anche girare una scena completamente nudo nel fiume Hudson che è notoriamente un fiume gelato.
La dedica è al 100% sullo schermo. “Ci sono state tre o quattro scene,” Radcliffe ricorda, “dove, allo stop, alcuni membri della troupe erano in lacrime. Questo è successo un paio di volte. E ho pensato, ‘va bene, stiamo andando nella giusta direzione. Almeno quello che stiamo facendo sul set è buono. Possiamo comunque fare di più, si spera. E la troupe su questo film è stata brillante.
Mi sembra, nella mia limitata esperienza, che quando si gira un piccolo film come questo ma con uno script ottimo, le persone coinvolte danno il massimo per rendere al meglio la sceneggiatura. E il set non è solo un posto dove la gente va a lavorare, ma diventa qualcosa di speciale. Perché tutti mettono una cura pazzesca nel fare le cose e le fanno con il cuore per arrivare ad un risultato meraviglioso”.
LA NASCITA DEL SE E DI UNA GENERAZIONE CHE POTREBBE ESSERE O NON ESSERE ESATTEMNTE LA STESSA COSA O QUANTO È ECCITANTE?
In ultima analisi,GIOVANI RIBELLI-KILL YOUR DARLINGS non è un film sulla morte di David Kammerer, ma il personale e generazionale raggiungimento della maggiore età, che è allo stesso tempo altamente specifico e intrinsecamente universale. “Per me,” rivela Krokidas, “al centro di questo film c’è A) l'ispirazione di sapere che si può fare qualcosa di importante con la propria vita, ma anche B) il dramma e il conflitto a cui bisogna sottoporsi per diventare se stessi. In maniera molto elegante si potrebbe dire anche che, la violenza emozionale arriva con la nascita del proprio se.
Per me, l'omicidio è solo un’interpretazione letterale di tale violenza, di quella morte che deve avvenire in modo che si possa rinascere.”
Certo le conseguenze dell’epoca dell'incidente sono ben evidenziate, come osserva Michael C. Hall “Kerouac ha oltrepassato l’oceano, Burroughs è andato a Chicago e poi a sud del confine. Ginsberg, credo, è l'unico che rimase fermo ma certamente ha assorbito o sublimato il fatto e si è protratto verso un esplosione creativa. È un evento seminale, ed è strano che la maggior parte delle persone non ne sappiano più di tanto.”
[an error occurred while processing this directive]
[+] aggiungi informazioni e curiosità su Giovani ribelli oppure [+] scrivi recensione e vota Giovani ribelli
Vota, leggi trama e opinioni su Giovani ribelli di John Krokidas - Torrent, scaricare Giovani ribelli di John Krokidas, streming