Il grande e potente Oz di Sam Raimi

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locandina Il grande e potente Oz
 
Regista: Sam Raimi
Titolo originale: Oz: The Great and Powerful
Durata: 127'
Genere: Fantastico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 07 Marzo 2013 (cinema)

Attori: James Franco, Mila Kunis, Rachel Weisz, Michelle Williams, Zach Braff, Joey King, Natalie Gal, Deborah Puette
Soggetto: L. Frank Baum
Sceneggiatura: Mitchell Kapner, David Lindsay-Abaire

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il grande e potente Oz (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Bob Murawski
Musiche: Mariah Carey
Costumi: John Casey

Produttore: Joe Roth
Produzione: Roth Films
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Il grande e potente Oz
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Colonna sonora / Soundtrack di Il grande e potente Oz
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Il grande e potente Oz

Un tentativo di prequel al celebre Mago di Oz; dai personaggi dei romanzi di L. Frank Baum.


La Storia
“Questa storia racconta di un illusionista che diviene un mago; di un prestigiatore da strapazzo – un impostore, un ciarlatano — che arriva in un mondo fantastico diventandone l’eroe. È la storia di un uomo mediocre ed egoista, che si trasforma in un grande mago altruista”. —Sam Raimi, regista

L. Frank Baum, che tra il 1900 e il 1920 ha ambientato ben 14 romanzi nel Regno di Oz da lui magistralmente creato, non ha mai descritto completamente, in nessuno dei suoi libri, le origini del personaggio del mago. Il produttore Joe Roth trova questo fatto particolarmente interessante. “Amo le storie che raccontano le origini di un personaggio, e mi piaceva l’idea di come un uomo diventò il mago di Oz”, racconta Roth. “Mi è piaciuto molto tornare a leggere i libri di Baum, alla ricerca dei suoi ipotetici inizi”.
“L. Frank Baum ha scritto una serie di avventure, popolate da molti personaggi e ambientate ad Oz”, afferma Grant Curtis, da lungo tempo produttore associato di Raimi. “Penso che la cosa davvero bella sia che Mitchell Kapner, insieme a Joe Roth e al produttore esecutivo, abbia voluto prendere alcune delle avventure di questi libri e metterle insieme in una storia concisa in grado di descrivere come Oz sia diventato un grande mago”.

L’immaginifica sceneggiatura di Mitchell Kapner e David Lindsay-Abaire descrive le avventure di Oscar Diggs, illusionista da strapazzo in un circo, dall’etica professionale alquanto dubbia, che viene scagliato dal polveroso Kansas nel vibrante Regno di Oz. Là, Oscar pensa di aver vinto alla lotteria - fama e fortuna sono a sua disposizione – finché non incontra tre streghe, Theodora, Evanora e Glinda, che vedono in lui il grande mago che tutti aspettavano. Trascinato, seppur riluttante, negli epici problemi che affliggono il Regno di Oz e i suoi abitanti, Oscar deve distinguere i buoni dai cattivi prima che sia troppo tardi. Grazie alle sue arti magiche, a una buona dose di ingenuità – e a un pizzico di stregoneria – Oscar diventa non solo un grande mago, ma un uomo migliore.
“Tutto inizia al circo, quando questo artista dell’inganno, che si trova su una mongolfiera, viene rapito da un tornado e atterra nel magico Regno di Oz”, racconta l’autore Mitchell Kapner, che per questa vicenda originale si è ispirato all’opera di L. Frank Baum. “Poiché il suo nome è Oz, il suo arrivo coincide con una profezia che narra del prossimo arrivo di un grande condottiero. Dato che la Strega Cattiva ha preso il sopravvento, il popolo si rivolge a questo straniero come ad un grande mago. Si inchinano a questo semplice mortale quando vedono il suo nome sul fianco della mongolfiera.

“Questo ragazzo, che ha bluffato tutta la sua vita, perché non ha veri poteri magici come le streghe, può diventare il loro capo e prendere possesso della Città di Smeraldo, sottraendola alla Strega Cattiva”, riassume l’autore. “Mi piaceva la dinamica che si poteva creare tra le aspettative di un popolo, che vede in quest’uomo un grande mago, e la sua consapevolezza di non esserlo. Tuttavia, può reclamare il trono, e diventare un Re, se riesce a convincere un numero sufficiente di persone. Nel corso di questa avventura, si rende conto di non poter solo pensare a se stesso. Deve farlo per salvare quel popolo”.
“Ciò che amo particolarmente nel personaggio di Oz è il suo essere un ignobile impostore”, afferma il co-autore David Lindsay-Abaire parlando dell’improbabile eroe del film. “Tuttavia, aspira a qualcosa di più grande, sia per la sua esistenza che per se stesso come persona. Vuole fare grandi cose, e all’inizio lo fa solo per denaro e potere. Ma alla fine della storia, si accorge di aver trovato soprattutto amore e amicizia. È una storia molto umana.”

Prima dell’ingresso di Lindsay-Abaire, Roth si era impegnato a trovare un regista che riuscisse a dare vita alla storia di Kapner davanti alle cineprese. In Sam Raimi, noto a Hollywood per le sue opere epiche (la trilogia Spider-Man), questo produttore, un autentico veterano degli studi cinematografici, indentifica l’uomo giusto per creare una piccola confraternita di esperti del settore, in grado di rendere giustizia alla sceneggiatura di Kapner.
“Per affrontare la storia di Oz, non potevo pensare a un regista migliore di Sam Raimi”, spiega il produttore. “Sam non è solo uno dei nostri migliori registi, ha anche un grande cuore ed è un maestro delle arti visive. Sinceramente, ha tutte le carte in regola per essere il regista ideale. Ha lavorato su film di grande portata, in cui gli effetti speciali e l’azione reale sono sapientemente miscelati. E più di ogni altra cosa, ha la giusta sensibilità per raccontare questa storia”.

A Raimi basta leggere la sceneggiatura de Il Grande e Potente Oz, “per avere un colpo di fulmine”, racconta. “L’ho trovata coinvolgente e con un protagonista imperfetto. Le sue avventure erano divertenti e la sua trasformazione dava a tutta la vicenda una qualità di elevazione spirituale che ho davvero apprezzato”.
Il cast riunito per Il Grande e Potente Oz ha accolto con grande piacere l’arrivo di Raimi alla guida del progetto. “Come Baum nei suoi libri, in questo progetto Sam ha saputo unire una passione e una fantasia incredibili, ad una buona dose di umorismo e di umanità”, afferma l’attrice Rachel Weisz (Evanora) parlando del regista. “Ha avuto la splendida capacità di raccontare una storia pura e innocente che affascina i più piccini. E al tempo stesso, ha aggiunto un pizzico di umorismo e arguzia, per renderlo divertente anche per un pubblico adulto. Ha un’incredibile energia ed è un narratore eccezionale”.

“Chi conosce il lavoro di Sam conosce anche la sua grande immaginazione”, conferma l’attore James Franco, al suo quarto progetto con questo apprezzatissimo regista, nel ruolo del protagonista del film. “Ho lavorato con Sam più che con qualsiasi altro regista, e ha un incredibile talento nel miscelare il lavoro sugli effetti speciali con l’azione e la capacità di narrare una storia cinematografica attraverso l’arte figurativa e le tecnologie più avveniristiche.”
“Allo stesso tempo, è attento ai personaggi che animano la storia”, continua l’attore. “È l’uomo giusto per dare vita a questo mondo fantastico utilizzando le tecnologie più innovative. E, conoscendolo, restituirà al Grande e Potente Oz tutto il suo splendore, rendendolo un personaggio memorabile”.

Franco, che ha letto i quattordici libri di Baum quando era al liceo, parla della sua visione del film: “In un certo senso, la storia del nostro film è una metafora e un’analogia con il nostro lavoro nel mondo del cinema. Oz è un mago. Crea spettacoli. Nel Regno di Oz, crea illusioni per diverse ragioni. E, in effetti, un film fa la stessa cosa: crea un’illusione. Crea un mondo immaginario per il pubblico”.
L’attrice Mila Kunis, nel ruolo di Theodora, riassume le sue sensazioni: “Questo film spiega in che modo tutti i personaggi diventano ciò che sono, ne racconta le origini e li rende più comprensibili. Dona maggiore sincerità e autenticità a tutti i personaggi. E in modo divertente e tenero, resta ancorato ai concetti originali creati da L. Frank Baum.”


LA CREAZIONE DEL MONDO
“La più grande soddisfazione, in questo progetto, deve ancora arrivare. E arriverà quando porterò la mia famiglia al cinema, e sarò orgoglioso di aver fatto parte di qualcosa che posso condividere con il mondo intero. E magari, rendere il mondo un luogo anche solo un poco più felice”.— Robert Stromberg, scenografo

La produzione de Il Grande e Potente Oz ha avuto luogo interamente presso gli Studi di Raleigh Michigan, un impianto di 250.000 metri quadrati a Pontiac, nel Michigan, a circa 50 km dal centro di Detroit, che un tempo ospitava il Centro direzionale della General Motors e lo stabilimento di progettazione dei suoi camion.
Raimi ha montato l’intera produzione sui sette palcoscenici di questa sede (si tratta del primo progetto interamente girato in questi studi). La produzione de Il Grande e Potente Oz ha avuto inizio il 21 luglio del 2011 e si è conclusa in Michigan il 19 dicembre dello stesso anno.
Con Il Grande e Potente Oz, il regista Sam Raimi ha affrontato la regia più impegnativa della sua carriera.
“Questo film è un progetto di immenso respiro. Il Mondo di Oz creato da L. Frank Baum ha diverse contee, terre e mari, e invalicabili deserti”, racconta Raimi. “Baum dipinge un intero mondo, quindi il film doveva essere realizzato su vastissima scala. Per quanto gli Spider Man fossero progetti enormi, potevano contare su un fantastico personaggio in più, che tutti conosciamo molto bene: Manhattan. Non era un mondo inventato. Baum, invece, ha fatto questo nei suoi libri: ha creato l’intero mondo di Oz.”

Ad assisterlo nel realizzare l’incantato Regno di Oz, Raimi ha coinvolto una squadra di maghi della tecnologia cinematografica, che comprende il vincitore del premio Oscar® Peter Deming, A.S.C. (Drag Me to Hell, Mulholland Drive, La Casa II), il designer vincitore di due premi Oscar per la produzione Robert Stromberg (Alice in Wonderland, Avatar), il vincitore del premio Oscar® per il montaggio Bob Murawski (The Hurt Locker, la trilogia di Spider-Man), i costumisti Gary Jones (Spider-Man 2, Il Talento di Mr. Ripley, per cui è stato nominato all’Oscar®) e Michael Kutsche (Thor, Alice in Wonderland), il compositore Danny Elfman (nominato ben quattro volte agli Oscar® per Spider-Man, Spider-Man 2, Soldi Sporchi, Milk), il vincitore dell’Oscar® per gli effetti speciali Scott Stokdyk (la trilogia di Spider-Man) e gli artisti del trucco Greg Nicotero (7 Psicopatici, The Grey), vincitore di ben cinque Emmy®, Howard Berger (vincitore del premio Oscar® per la saga Le Cronache di Narnia), che hanno creato l’immagine dei numerosi abitanti di Oz.

A capeggiare la visione di Raimi, troviamo il designer vincitore del premio Oscar® Robert Stromberg, che ha ricreato con scenegrofie incredibili, fresche ed innovative, la Strada dei Mattoni Gialli e la Città di Smeraldo, e progettato nuove scene, come la Stanza del Trono della strega, il Bosco Bizzarro (dove Oz incontra Theodora), la Foresta Oscura, dove Glinda, la Strega Buona, appare per la prima volta nella vicenda, e il Paese di Porcellana, dove gli abitanti sono interamente di porcellana. In totale, Stromberg ha progettato e supervisionato la realizzazione di oltre trenta set.
Prima di passeggiare per la Strada di Mattoni Gialli, o mettere piede nella Città di Smeraldo, Raimi ha studiato il progetto insieme a Stromberg analizzandolo in ambientazioni virtuali o su scene teatrali (un metodo che Stromberg aveva già utilizzato sia per Avatar che per Alice in Wonderland).
“Ho realizzato progetti molto più virtuali di questo”, ammette Stromberg. “Penso che in questo caso particolare, ci fosse un motivo importante per cui ho chiesto a Disney e Sam Raimi di realizzare scene su palcoscenici reali. Ho visto in questo film una qualità squisitamente teatrale. Se avessimo semplicemente costruito una Strada dei Mattoni Gialli su una collina in Irlanda, per esempio, la sensazione sarebbe stata diversa da quella che immaginavo per il fantastico Regno di Oz. Sarebbe stata troppo realistica.

Raimi interviene e aggiunge: “Per me era importante avere delle scenografie su cui gli attori potessero recitare. Volevo che potessero toccarle, che fossero reali. Non volevo che immaginassero il mondo come guardandolo da una finestra, volevo che fossero in un ambiente il più possibile reale, perché li avrebbe aiutati a rendere più convincente la loro recitazione. E penso che Robert Stromberg, da questo punto di vista, volesse la stessa cosa perché in questo modo avremmo potuto mantenere il controllo sull’intera immagine del film. I 700 specialisti dell’animazione computerizzata, che hanno lavorato alla postproduzione, hanno potuto vedere la consistenza dei mattoni, e in che modo la luce del sole illuminava le foglie cadute a terra. Gli abbiamo fornito il modello di base, e il loro lavoro è stato continuare la creazione di quel mondo e finalizzarne l’aspetto”.
Questo sforzo non è andato perso con gli attori. “È stato entusiasmante essere sul set, perché quel mondo magico non era più solo nelle nostre teste” conferma l’attrice Michelle Williams (Glinda), parlando del vantaggio di lavorare in un ambiente reale. Un aspetto che ha reso autentici sia i singoli personaggi che la storia di Raimi.

“Avendo davanti agli occhi la Strada dei Mattoni Gialli e il castello di Glinda, non dovevo immaginare l’ambientazione. Sam e Robert hanno davvero fatto sentire gli attori a casa sui set che hanno costruito”, conclude la Williams. Il primo set su cui Raimi ha montato le cineprese è stato la fiera in Kansas. La tendopoli sciatta e dai toni seppiati era all’interno del primo Teatro di Posa. Stromberg afferma “ho sempre sognato di creare un giorno il set di un circo.
Volevo che fosse un po’ fuori fase, non il classico Circo dei Ringling Bros., ma più un circo squinternato e ambulante dove gli arnesi mostrano i segni del tempo. Tuttavia, ha una sua personalità e riflette in molti aspetti il personaggio di Oz. Inoltre il Kansas rappresenta un forte contrasto con il Regno di Oz. È stato divertente progettarne ogni dettaglio. Naturalmente il set era circondato da uno schermo blu, su cui abbiamo aggiunto il paesaggio del Kansas”.
Stromberg ha creato un’ambientazione che complementa e definisce il mago del piccolo circo, e dice: “se volete sapere davvero chi è Oz, guardate l’interno del suo carro da circo. Lì è evidente come tutto ciò che lo circonda definisce sia la sua ciarlataneria che le sue aspirazioni. Vediamo che oltre al mago, in lui vivono un inventore e uno stagnino.

“Vuole con tutte le forze essere un grande artista, ma è anche un inventore”, aggiunge Stromberg parlando del prestigiatore da circo. “Vuole inventare nuovi strumenti, e ha una forte etica professionale, anche se pensa di non poter davvero raggiungere i suoi obiettivi finché resta confinato in Kansas.
“Sulle pareti, vediamo poster e libri”, continua il designer, “che ci parlano dei suoi sogni, che vanno ben oltre il suo presente. Tutta la personalità di Oz traspare nell’arredamento del suo carro. Nel corso del film, assistiamo alla sua trasformazione da ragazzo egoista a uomo profondamente altruista”.
Al suo arrivo nel Regno di Oz, Oscar, grazie a Stromberg, entra in un mondo in cui la fantasia di Baum incontra l’iconografia disneyana. “Sono stato un grande fan dei film Disney da bambino”, spiega questo artista raccontando di essersi ispirato, per questo film, alle scene de La Bella Addormentata, Bambi e Pinocchio.

“Da ragazzino possedevo un enorme libro Disney, ed ero solito disegnare ogni singola immagine di quel libro”, ricorda con affetto Stromberg. “In questo progetto, ho avuto l’opportunità di realizzare il Regno di Oz sotto l’ala protettrice di Disney, utilizzando il classico approccio disneyano con una resa realistica, grazie ai grandiosi effetti speciali e alle meravigliose tecnologie disponibili oggi”.
Per i mondi delle streghe nel Regno di Oz, Stromberg ha disegnato scenografie che rispecchiassero le singole personalità di ogni personaggio. Nel mettere a confronto i mondi delle nemiche archetipiche, Evanora e Glinda, il designer ha “deciso in anticipo di dipingere una Città di Smeraldo molto maschile, definita da linee dure. Per Glinda volevo un mondo più curvilineo e femminile. Quindi ho immesso elementi Art Nouveau nei motivi che decorano il castello di Glinda, mentre la Città di Smeraldo in cui risiede Evanora ha decisi accenti Art Deco”.

Più in dettaglio, Stromberg spiega: “Per la stanza del trono della Città di Smeraldo, dove Oz incontra Evanora per la prima volta, volevo una scalinata imponente, come quelle tipiche degli anni ’30 o ’40. Volevo che ci fosse un’atmosfera Hollywoodiana quando Evanora, interpretata da Rachel Weisz, scende la scalinata nel suo bellissimo abito lungo”.
Stromberg continua parlando delle altre due streghe: “Incontriamo Theodora in un ambiente lussureggiante, pieno di fiori. Glinda, al contrario, si trova in un cimitero oscuro e spaventoso. Adoro il contrasto tra questi due personaggi e le loro ambientazioni. Questi due personaggi, nel corso del film, saranno poi l’una nell’ambiente dell’altra, ed è un passaggio sottile ma giocoso nell’architettura della storia, che il pubblico può cogliere”.

Per rievocare la classica firma Disney nel parco del castello di Glinda (una immensa costruzione che ha occupato quasi tutti i 9.500 metri quadrati dello Studio 3), “Ho elaborato un misto tra un castello tradizionale e una costruzione Art Nouveau,” spiega Stromberg, “con l’aggiunta di piante decorative. Ricorda i Giardini di Babilonia in versione Disneyana”.
Nel Parco del Castello, Stromberg ha inserito la Strada di Mattoni Gialli, che attraversa il cortile per proseguire fino al cancello principale. Tra tutti gli splendidi progetti realizzati da Stromberg, questo ha attirato l’attenzione di tutti i visitatori dei set durante le riprese durate cinque mesi. Il capo dei giardinieri del film, il veterano Dan Gillooly (Big Fish, Alice in Wonderland) ha metaforicamente messo la ciliegina sulla torta portando sul set le sue colline lussureggianti di piante e fiori.

Dato che Glinda viaggia all’interno di una bolla, Stromberg ha inserito questo elemento visivo nella progettazione del suo castello (nel Paese dei Quadrangoli). Insieme al capo dei suoi decoratori, il veterano Tom Brown (anche lui tra i costruttori dei set di Alice in Wonderland), il designer spiega che “le superfici del suo castello, anche se tipiche di queste costruzioni, hanno tutte una certa iridescenza, come nelle bolle, un cromatismo che richiama l’arcobaleno, che appare quando le luci colpiscono le pareti”.
Stromberg ha inserito un altro aspetto tipicamente disneyano anche nello spettacolare set del Bosco Bizzarro. Sam dirige una scena, su questo set, in cui Theodora e Oz si innamorano seduti accanto al fuoco, ascoltando le note di un valzer suonate dal carillon che Oz utilizza per affascinare le sue conquiste”.

“In parte, il motivo per cui abbiamo realizzato questo set internamente, è per renderlo davvero fiabesco, una qualità che non avremmo potuto trovare in esterni”, sottolinea Stromberg. “Abbiamo a lungo discusso sul fatto che nessuna location esterna avrebbe avuto la stessa magia. La storia e il film dovevano avere un gusto, una costruzione e persino una luce teatrale”.
“Come ho già detto, sono un grande appassionato di alcuni dei classici Disney”, ripete il designer. “Amo Biancaneve, quindi ho preso alcuni degli alberi di quel film e li ho fatti rivivere sul set del Bosco Bizzarro .
“Ogni singolo albero è stato scolpito manualmente da una forma di gommapiuma e da strati di gesso”, spiega. “Avevamo artigiani, anzi veri scultori, che hanno iniziato lavorando su enormi blocchi di gommapiuma, scolpendoli come si fa con l’argilla. Gli alberi sono stati i primi ad arrivare su questo set, per poter definire correttamente gli spazi. Sono alberi artificiali, fiabeschi che hanno comunque un aspetto reale”.

Tra i più appariscenti progetti di Stromberg citiamo il Ponte per lo Splendore di Evanora (Studio 5) dove Evanora tenta, con oro e gioielli, di invitare lo spericolato Oz a gettarsi in un dirupo delle dimensioni di un campo da calcio, che Raimi ha in seguito enfatizzato grazie agli effetti computerizzati); gli interni del castello di Glinda (Studio 6, una magnifica libreria ed una camera da letto dove Glinda mostra finalmente ad Oz l’uomo che può diventare); il laboratorio degli Stagnini, (Studio 5, dove Oz incontra gli Stagnini per comunicargli i suoi piani); e il Paese di Porcellana, eretto dalla troupe di Stromberg nello Studio 1, dove troviamo anche la teiera in cui Oz trovala Fanciulla di Porcellana , con le gambe spezzate, e un’enorme ‘casa’ a forma di tazza e piattino (incorniciate da uno schermo blu su cui gli animatori hanno creato il paesaggio di un villaggio di porcellana distrutto).

Stromberg, molto modestamente, ritiene che “i set abbiano un certo valore nel trasformare un personaggio e dare spessore alla recitazione. Mi piace pensare ad un set come ad un abito indossato dall’attore. Per me è un aspetto di grande importanza nello stabilire l’atmosfera di una scena e nel mettere l’attore a suo agio, aiutandolo a migliorare la sua interpretazione”.
“Potevamo passeggiare per la Citta di Smeraldo, il castello di Glinda, il Bosco Bizzarro e la Strada di Mattoni Gialli”, spiega la Kunis descrivendo la varietà delle fantasiose scenografie in cui gli attori recitavano quotidianamente. “Era stranissimo, quasi incredibile passare per la Strada di Mattoni Gialli. “per non parlare di quando eravamo circondati da una scimmia volante e da fiori enormi e uomini alti tre metri. Può sembrare assurdo, ma alla fine, per noi, era una semplice giornata lavorativa”.


ATTREZZI DI SCENA E STUNTS
Per poter interpretare al meglio la strega buona Glinda, Michelle Williams aveva bisogno di un elemento in più: la bacchetta magica della Strega Buona, realizzata dal veterano degli attrezzi di scena, Russell Bobbitt (la trilogia di Iron Man).
La bacchetta è solo una delle dozzine di attrezzi di scena realizzati da Bobbitt per i personaggi del film. Nel suo ‘scrigno del tesoro’, l’attrezzista ha custodito 5000 gettoni d’oro, usati da Evanora per attirare Oscar nel suo covo (“Ne abbiamo realizzati 5000, tutti coniati con l’immagine della Strada di Mattoni Gialli da un lato, ed un ritratto L. Frank Baum sull’altro”, spiega Bobbitt); il carillon di Oscar, con cui il mago affascina le sue conquiste femminili; e un tris di gioielli magici, uno per ciascuna delle tre streghe della storia. “Le tre stelle hanno diversi poteri magici”, spiega la Weisz raccontando dei trucchi di scena che ciascun personaggio usa nel film per esprimere la sua personale forma di magia. “Il mio potere magico è la luce, che emano dalla punta delle dita, grazie ad un amuleto che porto al collo. Glinda ha una bacchetta magica con cui può manipolare l’acqua. E Theodora può creare il fuoco grazie al suo anello magico”.

Bobbitt ha anche realizzato l’attrezzo senza cui una strega non può definirsi tale: la scopa. “La troviamo nel mondo di Glinda, ed è pulita e perfetta”, racconta Bobbit. “Quando la Strega Cattiva se ne impossessa, vi trasferisce i suoi poteri e la trasforma in una scopa storta e scura”.
“Io volo e galleggio,” dice la Kunis a proposito delle sue acrobazie cinematografiche, quasi tutte a bordo della scopa, “ad un’altezza che tocca i 14 metri. Rasento le folle, creo scompiglio tra la gente. Tutto quello che si vede nel film l’ho in effetti fatto proprio io. Un po’ da pazzi, ma sono io in ogni scena”.
La Kunis ha trascorso ore su ore nei suoi giorni liberi insieme allo coordinatore degli stunt Scott Rogers, che ha lavorato con Raimi anche nel secondo e terzo episodio della popolare trilogia di Spider Man, realizzando l’equipaggiamento dotato di cavi computerizzati che ha fatto volare l’Uomo Ragno interpretato da Tobey Maguire.

“E’ davvero tosta”, dice Rogers della Kunis e del suo temerario approccio alle acrobazie (che ha voluto interpretare in ogni scena, senza reti di sicurezza né controfigure). “Io non ero certo che potesse volare alla velocità necessaria. Ma ogni volta, lei insisteva: ‘più veloce!’. Si è davvero divertita, ed è stato un piacere lavorare con lei. Vorrei trovare le parole per descrivere Mila. Direi ‘una di noi’. Era sempre pronta a qualsiasi sfida. E questo ha reso il nostro lavoro molto più facile”.
Con tutti e quattro i personaggi principali, “era innanzi tutto necessario capire se erano disposti a volare”, ammette Rogers. “Molte persone, sapete, hanno forti resistenze ad essere sospese in aria. Ma per fortuna tutti, da James a Mila, da Michelle a Rachel, hanno accettato di essere sollevati a 14 metri dal suolo”.

Per perfezionare queste acrobazie aeree, Rogers dice di aver “sviluppato un equipaggiamento che ci ha permesso di sollevare Mila, raccogliere un capo della scopa, o lasciarlo libero così che potesse afferrarlo lei stessa, per poi mettersi a cavalcioni e decollare, ruotare e volare in uno spazio tridimensionale. Tutte tecnologie e teorie costruite per Spider-Man 2”.
“È un attrezzo che chiamiamo ‘foy’”, continua svelando un autentico trucco del mestiere. “É un sistema che appartiene alla cinematografia e al teatro da decenni. Ma quello che abbiamo sviluppato noi non esisteva fino ad oggi, per quanto ne so. Ci permette di far volare qualcuno in uno spazio tridimensionale, avanti e indietro, su e giù e lateralmente, e di dirigere come burattinai l’attrice, consentendole di salire e scendere dalla scopa in un’unica inquadratura. È stata una conquista, di cui sono molto orgoglioso”.


LAVORARE IN 3D
“Quando ho accettato di realizzare questo film, la prima bozza della sceneggiatura c’era già e sapevo che Joe Roth, il produttore, e la the Walt Disney Studios volevano un film in 3D”, spiega Sam Raimi parlando della sua prima esperienza nel regno del 3D digitale. “Mi è sembrata una buona idea. Penso che in questo progetto sia particolarmente eccitante trasportare il pubblico nel mondo fantastico di Baum, aggiungendo una spazialità tridimensionale”.
Il progetto è la prima esperienza in 3D digitale non solo per Raimi, ma anche per il suo direttore della fotografia, suo collaboratore da tempo: Peter Deming (Drag Me to Hell, La Casa 2), che sottolinea che “il 3D è un’esperienza completamente diversa. Si lavora con la luce su livelli diversi. La scelta delle lenti è molto diversa rispetto ai film in 2D. Devi continuamente cercare metodi nuovi per coprire le scene o massimizzare l’effetto tridimensionale, l’opposto di ciò che si fa in un film a 2D”.

“In questo progetto, Sam ha affrontato due nuove sfide: il 3D e il digitale”, continua Deming. “Ne abbiamo parlato a lungo, abbiamo deciso quali cineprese usare, se filmare in 2D e poi convertire tutto in post-produzione, una tecnica che chiamiamo dimensionalizzazione. Si filma su pellicola e si converte su digitale. Abbiamo passato un mese, penso, girando test a Los Angeles con due divere metodologie in 3D, due cineprese diverse, e su pellicola, per poi produrli in 2D e 3D e mettere a confronto i risultati”.
“Alla fine abbiamo scelto di usare una cinepresa Red Epic, perché in 3D, come avviene nella visione umana, si ha bisogno di due immagini per creare un’evento a tre dimensioni”, spiega il veterano della fotografia, parlando dei processi delle cineprese in 3D. “I nostri occhi sono vicini tra loro, e non c’è modo di avvicinare in modo simile due cineprese. Perciò si finisce con uno specchio al 50% e due cineprese tradizionali, una sopra l’altra. In questo modo, entrambe mettono a fuoco lo stesso soggetto attraverso lo stesso specchio.

“Ciò nonostante, il centro di ogni immagine è a soli pochi centimetri di distanza, ed è possibile variare questa distanza dal centro, creando diversi effetti tridimensionali. Si tratta di una struttura piuttosto grossa rispetto a una tradizionale cinepresa. Volevamo ovviamente la cinepresa migliore, compatta, senza compromettere in nessun modo la qualità. E per questo abbiamo scelto la Epic”, conclude questo vero esperto della fotografia.
“La nostra storia comincia in Kansas nel 1905, e viene presentata in bianco e nero. Il 3D ha in questa fase un basso profilo, la colonna sonora è mono.
Quando arriviamo nel Regno di Oz, lo schermo si apre in un formato gigante”, dice Raimi parlando dei primi 18 minuti del film. “Passiamo dal mono alle sonorità piene del 7.1, alzando il coro della colonna sonora, passando al colore e alzando l’effetto tridimensionale. E spero che messi insieme, questi effetti avranno un potente impatto sul pubblico”.
“Anche se abbiamo girato tutto il film in 3D, queste prime scene hanno una profondità molto inferiore”, aggiunge Deming. “Quando arriviamo ad Oz, passiamo dal bianco e nero al colore. Lo schermo passa da 1:66 a 2:40 ed espandiamo il 3D.”


PERSONAGGI ANIMATI: FINLEY E LA FANCIULLA DI PORCELLANA
Quando è arrivato il momento di girare le scene tra Oz e Finley, un personaggio animato al computer, “Sam e Scott Stokdyk, a capo degli effetti visivi, hanno sviluppato un nuovo modo per far interagire gli attori e i personaggi animati”,
spiega Braff. “Si tratta in effetti di due metodi. Nel primo, io indosso una tuta blu per confondermi con lo schermo, e manovro un pupazzo. Il pupazzo ha la dimensione esatta di Finley, e il suo aspetto definitivo. Naturalmente, in post
produzione il pupazzo viene rimosso e sostituito con il personaggio animato. In questo modo gli attori hanno un supporto notevole alla recitazione”.
Durante la fasi precedenti alla produzione, il makeup artist specializzato in effetti speciali, Howard Berger, è stato incaricato di creare un Finley con cui fosse possibile lavorare. Berger spiega: “Anche se avevamo già stabilito che Finley, lo spiritoso aiutante del protagonista, sarebbe stato creato come effetto visivo, avevamo comunque bisogno di costruire un personaggio reale per il cast, soprattutto per James.

“Volevo che questo personaggio fosse simile ad un burattino”, continua Berger spiegando l’approccio usato per assistere al meglio gli attori sul set. “Quando ho saputo che un attore vivace come Zach Braff avrebbe dato la sua voce a Finley, ho capito che gli sarebbe piaciuto essere più partecipe, e ho creato un pupazzo più simile a quelli dei ventriloqui”.
“Questo è solo uno dei metodi che abbiamo usato per portare Finley davvero con noi sul set”, dice Braff. “Il secondo metodo si chiama ‘video-pupazzo’. Io entravo in una cabina video con una cinepresa puntata sul mio volto. Sul set, gli attori potevano vedere un monitor e la mia immagine nella cabina. Avevano un minuscolo auricolare per poter ascoltare la mia voce, e in questo modo, la mia interpretazione veniva ripresa, per consentire agli animatori di ricreare le espressioni della scimmia imitando la mia mimica facciale. Dalla combinazione di queste due diverse tecniche, i direttori dell’animazione sono riusciti a raccogliere le informazioni sufficienti ad animare Finley in modo credibile”.

Scott Stokdyk, a capo degli effetti visivi, continua: “Per rendere reale l’interpretazione di Zach, abbiamo usato diverse tecniche. Mi sono servito di una tecnologia nuova e davvero interessante. Avremmo potuto semplicemente utilizzare la recitazione di Zach e tradurla direttamente nei movimenti della scimmia. Ma Finley è una creatura magica, e molta della sua interpretazione era affidata alle orecchie e alla coda della scimmia. E inoltre, si tratta di una scimmia volante. Perciò non potevamo semplicemente prendere Zach, mettergli un paio di ali, e lanciarlo da una piattaforma di 10 metri”.
Raimi, il regista, voleva ottenere le interpretazioni migliori dagli attori sul set e dai personaggi virtuali (Braff nel ruolo della scimmia animata, e la giovanissima Joey King nel ruolo dell’altro personaggio animato, la Fanciulla di Porcellana).

Stokdyk ricorda: “Sam, inizialmente, era molto preoccupato di non riuscire ad ottenere la sensazione autentica di due attori che recitano insieme. Tradizionalmente nei film in cui l’animazione ha un ruolo fondamentale, si girano molte scene in cui un attore recita rivolto ad una pallina da tennis montata in cima ad un bastone.
“Diversi mesi dopo, si passa alla registrazione del doppiaggio, una sessione in cui l’attore incide tutti i dialoghi,” continua l’esperto di effetti visivi, descrivendo le normali procedure in cui i personaggi reali e quelli virtuali si incontrano nel prodotto finale. “All’inizio di questo progetto, Sam si preoccupava di riuscire ad ottenere interpretazioni credibili. All’inizio, abbiamo scelto di avere gli attori sul set o nelle vicinanze. Se hai un attore che interpreta il ruolo di una scimmia alta un metro, puoi usare l’attore, dipingerlo e sostituirlo con la scimmia animata.
“Avevamo anche una bambola di porcellana alta 45 centimetri, e in questo caso era difficile costringere l’attore ad abbassarsi a quell’altezza”, continua Stokdyk. “La bambola e la scimmia alta un metro ci hanno fatto venire una nuova idea – mettere gli attori in una cabina di recitazione, che abbiamo chiamato ‘cabina del burattino’. Una cabina a prova di suono, situata in una roulotte all’esterno dello studio, ma collegata via audio e video con il set”.

“Sul set, grazie ad un monitor montato su un palo, l’attore era presente”, continua Stokdyk spiegando in dettaglio questa innovativa metodologia sviluppata per massimizzare l’interpretazione degli attori sul set. “E, al cuore della ‘cabina del burattino’, avevamo un burattinaio (Dave Wogh della KNB), che sosteneva una bacchetta lunga tre metri al cui capo era attaccato il monitor. Il burattinaio metteva il monitor proprio alla corretta altezza dello sguardo dell’attore, consentendogli di recitare e interagire al meglio con il personaggio.
“Sul set, l’attore vedeva un’immagine dell’attore che si trovava in cabina”, prosegue Stokdyk, “in tempo reale. E contemporaneamente, l’attore nella cabina poteva vedere l’attore sul set attraverso la cinepresa attaccata al monitor. Un sistema simile alle videoconferenze, ma in tempo reale, un aspetto importante per il tempismo dell’interpretazione. E gli attori sentivano di relazionarsi tra loro, anche se l’antagonista non era, in effetti, alto appena 45 centimetri o in volo a 3 metri d’altezza. Avevano comunque una forma d’intimità”.

La tecnica è stata usata appunto anche per le scene in cui appare il personaggio alto 45 centimetri, la Fanciulla di Porcellana, doppiata dalla giovanissima attrice Joey King (Ramona e Beezus), che descrive il suo ruolo: “Io interpreto la Fanciulla di Porcellana, un personaggio del libro di Baum. All’inizio della storia, il mio personaggio perde la sua famiglia. I suoi genitori muoiono perché la Strega Cattiva è arrivata nel suo villaggio e lo ha distrutto. Oz arriva e la porta con sé. Alla fine del film, lui diventa per lei quasi un padre adottivo”.
Il viaggiodella Fanciulla di Porcellana , dalle fasi di progettazione all’effettiva realizzazione, inizia quando Raimi incarica il progettista della produzione di sviluppare un pupazzo in dimensione reale (45 centimetri) ispirato alle prime illustrazioni di Kutsche, da utilizzare sul set insieme al cast (in particolare a James Franco), per rendere le interpretazioni più credibili. Greg Nicotero e Howard Berger, della KNB, hanno quindi costruito una bambola di porcellana immobile che è servita come prototipo per sviluppare una vera marionetta da animare accanto a Franco, dal vivo, davanti alle cineprese.

La marionetta è stata realizzata dal leggendario burattinaio Philip Huber, famoso per le sue opere teatrali e cinematografiche, in particolare per il classico di Spike Jonze del 1999, Being John Malkovich, come consulente tecnico e animatore del burattino-controfigura dell’attore John Cusack.
“Sam voleva una marionetta della Fanciulla di Porcellana che recitasse in tempo reale insieme agli attori davanti alle cineprese”, spiega Huber raccontando del suo ruolo sul set. “In questo modo il cast poteva reagire ad un vero personaggio. E Sam voleva che la marionetta rispecchiasse la personalità e la gestualità della Fanciulla di Porcellana. Io e Sam abbiamo prima fatto uno screen test con me e una delle mie marionette, che rappresentava proprio una ragazzina di quell’altezza, e a Sam è piaciuto il risultato.”

Con un maestro burattinaio a disposizione, “Dovevamo creare la marionetta della Fanciulla di Porcellana in base ai disegni già approvati”, afferma Huber.
“Ed è stata una vera sfida, perché ci sono aspetti della Fanciulla di Porcellana che non possono essere replicati in una marionetta. Per esempio, ha una testa molto grossa con capelli fermi, perché è di porcellana. Se i capelli sono fermi, la testa sarà molto pesante, e sarà più difficile muovere questa parte del corpo”.
Huber ha risolto questo dilemma al termine di un lavoro di progettazione e costruzione di ben 400 ore, in pratica 10 settimane lavorative da 40 ore, realizzando una testa removibile, che ha alleviato il peso in cima alla marionetta, consentendo una manipolazione più semplice della Fanciulla di Porcellana. Ha poi costruito un duplicato della marionetta, in caso il primo prototipo dovesse subire danni.

“La Fanciulla di Porcellana contiene 21 fili”, spiega Huber paragonando questo progetto unico rispetto alle tradizionali marionette che ne hanno generalmente solo sei. “Ho dovuto usarne di più per effettuare i movimenti speciali che il personaggio richiedeva”, continua. “Ho cercato i fili più sottili al mondo, perché non fossero di disturbo al girato del film. Per questo sono fili particolarmente fragili”.
Joey King, che ha lavorato nella cabina del burattino per dare voce al personaggio, “ridacchiava ogni volta che la Fanciulla di Porcellana doveva fare un movimento speciale”, ricorda con affetto Huber. “La manovravo per fare movimenti particolari, e quando si muoveva, ne erano tutti affascinati”.

“Philip, il burattinaio della Fanciulla di Porcellana, è stato fantastico”, aggiunge la King. “Tra una ripresa e l’altra, quando eravamo in pausa, lui continuava a muoverla. La bambola aveva un filo che le faceva sbattere le palpebre. Troppo bello. Philip è stato incredibile, l’ha fatta sembrare una persona reale, almeno a me, a tratti, sembrava proprio viva. È davvero bravo a rappresentare le persone attraverso i suoi burattini”.
Quando Huber era al lavoro davanti alle cineprese (sempre coperto da una tuta blu per permettere agli esperti degli effetti visivi di cancellarlo in post produzione), “nella cabina del burattino”, spiega la King, “io facevo gli stessi movimenti della marionetta in scena. Come se io fossi lei. Una specie di ripresa dal vivo. Riprendevano la mia faccia così potevano poi trasformarla al computer nel viso della Fanciulla di Porcellana. Non avevo mai fatto una cosa simile”.

Anche per Huber questa esperienza è stata la prima nel suo genere, e fa eco alla giovane attrice aggiungendo di “non aver mai visto prima questa tecnica, in cui si usa una marionetta per sviluppare un personaggio che sarà poi realizzato al computer. Hanno creato una interpretazione che combina il mio lavoro alla recitazione di Joey, dando una connotazione umana al personaggio, dando un cuore e un’anima alla Fanciulla di Porcellana. In post produzione, il team di animatori hanno completato e perfezionato il lavoro. Hanno aggiunto anche il più piccolo dettaglio ai movimenti che io non potevo creare. E’ un’opera unica e non vedo l’ora di vedere il prodotto finito”.
Nel combinare il lavoro del burattinaio con I’interpretazione della King, ripresa nella cabina del burattino, il team di Stokdyk “ha colto il meglio di ogni singolo atto, mettendo insieme qualcosa che, ci auguriamo, supera la somma delle parti”.


I COSTUMI
“I costumi sono fantastici e amplificati. E’ una trasformazione totale: concetti elevati, fantasie elevate. Incredibilmente divertente.”—Rachel Weisz (Evanora)

I costumisti Gary Jones e Michael Kutsche hanno avuto pane per i loro denti, nel disegnare le centinaia di costumi per ognuno dei personaggi fantastici del Regno di Oz. Un giro nel guardaroba del film rivela interi scaffali e appendiabiti pieni di abiti, cappelli ed altri accessori interamente realizzati a mano.
In totale, Jones e Kutsche hanno disegnato, creato e assemblato circa 2000 costumi per Il Grande e Potente Oz. I due stilisti hanno lavorato su tutti i personaggi, dalle Streghe ai Minutoli, dai Quadrangoli agli Stagnini, creando abiti speciali che rispecchiano l’unicità e il fascino di tutti gli abitantidel Regno di Oz.

Autentico veterano del settore, Gary Jones non è estraneo alle sfide imposte dai costumi delle grandi produzioni cinematografiche. Per Il Grande e Potente Oz, ha incontrato il regista Sam dopo aver lavorato con lui in Spider-Man 2. Oltre ad una intensa collaborazione con Raimi, Jones ha lavorato con altri eccezionali registi: Garry Marshall (in ben sette film, Appuntamento con l'amore, Capodanno a New York, Un Amore Speciale, Pretty Princess, Principe Azzurro Cercasi, Quando Meno te lo Aspetti e Donne, Regole e Tanti Guai), Brian De Palma (Vestito per uccidere), Louis Malle (Vanya sulla 42a Strada), Sidney Lumet (Per Legittima Accusa, Un’Estranea tra Noi) Peter Weir (The Mosquito Coast) e Alan J. Pakula (Giochi d’Adulti).

Il costumista e disegnatore Michael Kutsche è un artista pluripremiato per il suo lavoro tradizionale e digitale. Il suo approccio unico alla creazione dei personaggi di fantasia lo ha portato a lavorare con Tim Burton per Alice in Wonderland, la sua prima esperienza cinematografica. Da allora Kutsche ha disegnato i personaggi del film Disney John Carter, diretto da Andrew Stanton e Thor, di Kenneth Branagh.
Il regista Sam Raimi ha scoperto le eccezionali doti stilistiche di Kutsche nelle fasi di creazione dei personaggi del film. Lo straordinario talento di Kutsche e il suo approccio al guardaroba sono sfociati nella collaborazione sui costumi del progetto.

“I disegni di Michael ritraevano i personaggi nei loro costumi, come fossero stati colti durante una scena del film, ed erano semplicemente fantastici”, racconta con entusiasmo il regista Sam Raimi. “Immediatamente, ha avuto una visione del film che combaciava perfettamente con l’ambientazione di Robert. Come Robert, è un visionario, e i suoi personaggi sembrano prendere vita nei suoi disegni.”
Prima di mettere nero su bianco (o colore su tela, o cursore sullo schermo, a seconda della tecnica scelta) per abbozzare gli abitantidel Regno di Oz, Kutsche ha esaminato non solo i romanzi di Baum (che contenevano semplici disegni a penna o inchiostro per illustrare le storie dell’autore) ma anche il progetto generale di Stromberg per il Regno di Oz, a cui si è intenzionalmente ispirato.

Kutsche si è dato il compito di riflettere nei costumi le ambientazioni dei personaggi. “Ritengo che per me fosse particolarmente importante che i costumi non fossero semplicemente presenti, ma veramente integrati con la rappresentazione”, commenta Kutsche. “I disegni di Rob [Stromberg] e quelli del Dipartimento Artistico sono stati davvero un grosso punto di partenza perché contenevano già un tratto molto distintivo”.
Kutsche ha dato inizio a questo processo disegnando “un paio di pagine di piccoli schizzi a matita”, che riflettevano la sua percezione dell’aspetto del personaggio a seconda del suo ambiente, della sua personalità e del suo status sociale. Dopo aver individuato una particolare forma e stile, Kutsche ha creato una versione a inchiostro dello schizzo, che ha poi scansionato al computer, per colorarla, selezionare i materiali e creare i complessi dettagli del costume.

Gary Jones e Kutsche hanno approfondito in molte occasioni la progettazione dei costumi e la ricerca dei materiali per realizzarli. Kutsche aveva idee molto chiare su come voleva ritrarre i personaggi e quale specificità dovessero avere i loro costumi. Jones ha avuto il compito di realizzare i capi rispettando alla lettera queste aspettative. Jones afferma che “in molti casi, i disegni di Michael davano indicazioni chiarissime, a cui seguiva una vera e propria ricerca per trovare gli elementi e il metodo giusto per trasformare queste idee in realtà. È stata una fantastica avventura”.
“Siamo arrivati a stampare tessuti, ricamarli e manipolarli per renderli unici e diversi. Sebbene molti capi non sono diversi tra loro in senso letterale, lo sono in apparenza. È stato entusiasmante”, conclude.


GLI ABITI DI OSCAR DIGGS/OZ
Il costumista Gary Jones ha lavorato molto intensamente sia con il regista Sam Raimi che con l’attore James Franco per concepire i look di Oscar Diggs/Oz, e racconta: “Nel preparare i costumi di Oz, Sam aveva un’idea molto chiaro di ciò che voleva. Ho voluto incontrare anche James, e tutti e tre abbiamo lavorato nella stessa direzione, una sensazione fantastica”.
Le ricerche di Jones per i costumi sartoriali di Franco lo hanno portato a viaggiare nel tempo, un viaggio nostalgico per questo veterano della cinematografia, che in passato ha collaborato con il famoso Circo Ringling Bros.
“La nostra storia inizia in un circo, che è la parte temporalmente più accurata del film”, spiega l’esperto designer. “Ci siamo spinti nelle ricerche esplorando circhi enormi e poverissime fiere di paese del Profondo Sud a cavallo tra due secoli. Abbiamo approfondito il periodo compreso tra il 1880 e il 1930. L’aver lavorato con il Circo Ringling Bros. è stata una vera gioia, è un’esperienza che ho profondamente amato, e poter sperimentare ancora una volta quell’atmosfera è stato bellissimo”.

Fornito d’ispirazione e foto d’epoca, Jones ha incontrato James Franco in un caffé di SoHo, a New York. Con lui ha esaminato le foto d’inizio secolo. Alcune erano di Alexander Graham Bell, Altre dei Wright Brothers—tutti personaggi che L. Frank Baum aveva tenuto in alta considerazione.
“Abbiamo cominciato con queste cose, e siamo arrivati a disegnare l’abito definitivo di Oz – un frac nero d’inizio secolo, che sono davvero fiero di aver disegnato”, conclude Jones.
Franco dice, a proposito del suo costume: “In questo film ho solo questo look, un abito in tre pezzi che Oz indossa in Kansas. Posso dire con sicurezza che è stato l’abito che ho preferito in tutto il film! Considerando quanto erano eleganti gli uomini in passato, è stato davvero bello indossare un tre pezzi, per una volta”.


IL GUARDAROBA DELLE STREGHE
Nel film sono presenti tre streghe molto diverse tra loro: Evanora, Theodora e Glinda. I loro costumi dovevano non solo riflettere le loro personalità ma anche le ambientazioni, e per questo che Jones e Kutsche li hanno progettati con la massima attenzione, usando le illustrazioni come guida preliminare alla scelta dei tessuti e alla realizzazione dei capi.
A proposito della creazione dei look delle sorelle Evanora e Theodora, Kutsche racconta: “Per i personaggi, sono partito dal lavoro di Rob [Stromberg] e da come aveva immaginato il mondo di Oz. Ho trasferito queste informazioni nei costumi, perché il suo progetto aveva una logica che volevo rendere evidente anche nelle mie illustrazioni.
“Per Evanora, governatrice della Città di Smeraldo, il punto di partenza è stato l’architettura della città”, rivela Kutsche. “Non volevo che fosse semplicemente una persona che vive in quella città, ma volevo che la rappresentasse. La forma e i colori del suo guardaroba rispecchiano in effetti l’architettura e l’atmosfera della città, d’ispirazione Art Deco. Questa capacità di riflettere la città attraverso i suoi abiti la fa emergere rispetto agli altri cittadini, proprio come le altre streghe”.

A proposito dell’abbigliamento del personaggio di Evanora, Rachel Weisz racconta: “Indosso un abito verde per quasi tutto il tempo. È pieno di lustrini e piume, e ha una foggia vagamente militare, perché sono in effetti il comandante della Città di Smeraldo.
“I costumi sono molto fantasiosi e concettuali. È una vera trasformazione: concetti e fantasie molto elevati. È stato davvero divertente”, aggiunge la Weisz.
Sulla base degli schizzi bidimensionali di Kutsche che hanno definito l’apparenza dei personaggi, il costumista Gary Jones ha cominciato a dare vita alle illustrazioni realizzando i capi con i tessuti selezionati. “Con Evanora, inizialmente abbiamo pensato a uno stile da Duchessa di Windsor, poi siamo tornati ai disegni di Michael perché era necessario bilanciare il personaggio con i set e le scenografie”, commenta Jones.

Per definire le due streghe antagoniste (Evanora e Glinda) attraverso il loro guardaroba, il costumista Gary Jones afferma: “Le streghe esprimono molto chiaramente il contrasto tra luce e ombra, tra bene e male. Abbiamo scelto un verde mercuriale, in relazione al progetto di Robert per la Città di Smeraldo, per ritrarre Evanora. Glinda, naturalmente, è la ragazza pura e candida della storia, e per questo personaggio, interpretato da Michelle, abbiamo sviluppato tre diversi abiti bianchi.”
“Nella parte circense del film, lei è la ragazza di Oscar, che lui in un certo senso lascia indietro”, spiega Jones raccontando il ruolo della Williams nelle scene di apertura del film. “Quindi siamo partiti da un abito vecchio stile, in tela stampata blu. Poi, quando vediamo Glinda nei panni di regina, con Michelle abbiamo capito subito che direzione prendere, è stato fantastico”.

Michelle Williams ha particolarmente apprezzato la trasformazione dell’immagine di Glinda nel corso della storia. “Quando incontriamo Glinda per la prima volta, è dimessa, coperta da questi tessuti delicati. Poi, quando finalmente emerge, ha un guardaroba che riflette la sua forza, una specie di armatura da principessa delle fate”.
Quando vediamo la sorellina di Evanora per la prima volta, la bellissima e vulnerabile Theodora, indossa un completo da cavallerizza in stile vittoriano, con cappello rosso a tesa larga disegnato da Kutsche nella prima bozza del personaggio.
“Incontriamo per la prima volta Theodora nel suo completo da equitazione”, dice Kutsche. “Nel copione, c’era una piccola annotazione in cui si diceva che indossava pantaloni abbinati a una blusa bianca. A parte questo, ho avuto la massima libertà nell’elaborare la sua immagine.

“Siamo in un mondo di fantasia, anche se abbiamo qualche riferimento epocale”, spiega l’illustratore/designer. “Ho esaminato la moda dei primi del ‘900, con i suoi incredibili cappelli. Il look di Theodora è una sorta di patchwork di ere diverse, non si riferisce ad un’epoca particolare. E questo, penso, conferisce al tutto un tocco fiabesco.”
Nel fare un paragone tra le sorelle Evanora e Theodora, il costumista Gary Jones afferma che “in una delle prime scene in cui i due personaggi appaiono insieme, ci si accorge che il loro abbigliamento ha delle somiglianze nel taglio, ma non nell’insieme. Sono due mondi diversi. La Theodora di Mila è più fisica, più sportiva, mentre i costumi di Rachel per Evanora riflettono il suo rango di imperatrice.

“Theodora ha tre cambi di costume”, racconta Jones. “Nel primo, quando la vediamo per la prima volta, indossa il completo da cavallerizza. Un bel costume, secondo me, dalla struttura contemporanea. Porta un grande cappello di velluto, un soprabito rosso, pantaloni da cavallo neri e una blusa bianca. Tutto molto elegante, un look da tempo libero in campagna, con riferimenti al diciottesimo secolo, simile ai dipinti di Fragonard.”
“Il personaggio riflette la sua trasformazione attraverso i costumi”, sottolinea Mila Kunis. “Quando la incontriamo, Theodora è sotto tono, tranquilla e dolce. Si innamora di Oscar, e quando la vediamo di nuovo, indossa uno splendido abito da sera.”


GLI ABITI DEI CITTADINI DI OZ
Oltre al cast principale, Jones e il suo staff di 60 costumisti, sarti, artisti del tessuto e tintori hanno realizzato gli abiti di tutte le creature che popolano Oz: i Quadrangoli, i Minutoli, gli Stagnini, gli abitanti della Città di Smeraldo e gli Strizzoli.
Nello sviluppare le forme e la cartella colori che meglio riflettesse e definisse tutti gli abitanti del Regno di Oz (molti dei quali erano semplici comparse), Gary Jones ha deciso di caratterizzare la personalità dei diversi gruppi attraverso il loro abbigliamento. Prima di infilare l’ago nei tessuti, il designer nominato agli Oscar® e i suoi più stretti collaboratori (gli assistenti costumisti Jessica Peel-Scott e Gali Noy e il supervisore del guardaroba John Casey) hanno trascorso ore intere studiando le tendenze di epoche diverse. Nelle parole di Jones “Dovevamo creare un mondo in cui i personaggi potessero vivere, come aveva fatto Robert Stromberg con le sue scenografie.”

“Mentre le nostre ricerche si erano concentrate sulla moda dei primi del 20esimo secolo”, continua Jones, “I nostri costumisti pur partendo da questo punto di vista hanno apportato tocchi di stile più contemporanei, più vicino alla moda del 2013, e ugualmente accattivante.
“Nel mondo di Glinda, quello dei Quadrangoli e dei Minutoli, troviamo la gente felice di Oz”, spiega Jones parlando della personalità degli abitanti e di come questa lo abbia ispirato nella scelta dei colori del loro guardaroba. “Sono macellai, fornai, e simili, con una vita semplice e normale. Un gruppo di gente felice, che abbiamo vestito di abiti graziosi e colori vivaci. Al contrario, nella Città di Smeraldo, incontriamo gente trattata con durezza, sotto il pugno di ferro della malvagia Evanora”.

“Perciò sono più repressi, più abbottonati”, continua. “Abbiamo realizzato per loro abiti nelle tonalità forti delle pietre preziose [rossi, verdi e blu molto carichi], ma di foggia formale e stilizzata. Naturalmente, con un tocco extra di verde, perché ci troviamo nella Città di Smeraldo. E qualche nota di nero e grigio per esprimere la repressione che subiscono. In alcuni casi, le forme sono le stesse degli abitanti del mondo di Glinda, ma con un aspetto più conservativo. Gli abitanti del mondo di Glinda vestono toni pastello, naturali, colori cremosi. Persino nelle calzature e nei cappelli.”
E arriviamo agli Strizzoli “Che sono le guardie del palazzo della Città di Smeraldo”, spiega Jones. “Lavorano per Evanora, una delle persone più malvagie del film. Abbiamo realizzato per loro costumi di stile militare, ispirati alle uniformi russe e prussiane.
“Tutti gli outfit delle Guardie Strizzole sono stati realizzati per persone alte 2 metri o più”, aggiunge Jones. Avevamo un’armata di 50 persone alte 3 metri. E come se non bastasse, Sam voleva alzarle ulteriormente di un altro mezzo metro con dei grandi cappelli piumati. Hanno un sapore Prussiano e li abbiamo realizzati in feltro, lana, e piume nere iridescenti.”


ACCONCIATURE E TRUCCO
“I personaggi de “Il Grande e Potente Oz” sono di fantasia, ma in un certo senso sono ancorati alla realtà. Volevamo renderli vivi e reali”.—Howard Berger, truccatore

Per oltre cento dei personaggi de Il Grande e Potente Oz erano necessari interventi protesici, e gli artisti del trucco e degli effetti speciali Greg Nicotero e Howard Berger hanno progettato e realizzato tutti le caratteristiche speciali dei
personaggi del film, comprese le streghe, la Fanciulla di Porcellana, i Minutoli, gli Strizzoli e gli Stagnini.
Berger, vincitore di un Oscar®, racconta l’approccio del suo team: “Dovevamo trasferire i concetti del libro dandogli una prospettiva che si adattasse al mondo che Sam Raimi stava creando, un universo completamente nuovo, che doveva essere al tempo stesso innovativo, fresco e tuttavia familiare”.

La troupe di Berger, ben tre dozzine di esperti, era composta da un pool di veterani Hollywoodiani, tra cui diversi nominati e vincitori di premi Oscar®, come Steve LaPorte (Beetlejuice), Kevin Haney (A Spasso con Miss Daisy), Stefan Dupuis (La mosca di Cronenberg), Gregory Funk (The Way Back, X-Files), Ken Diaz (Mi Familia, Dad) e Mike Mills (Star Trek VI). Nel suo staff c’erano inoltre molti nominati e vincitori di Emmy®, come Peter Montagna (“Saturday Night Live”), Garrett Immel (“The Walking Dead”), Craig Reardon (“X-Files”), Jamie Kelman (“House, M.D.,” “Buffy l’Ammazzavampiri”), Greg Nelson (“Dad,” “Star Trek: Voyager”), Steve Prouty (“Castle,” “Earth 2”) e il nominato al BAFTA Toni G (Il pianeta delle scimmie di Tim Burton, Il Grinch).
Durante le riprese, durate cinque mesi, Berger ritiene di aver applicato, insieme al suo staff, oltre 2500 trucchi di scena, e afferma: “Quando hai 40 Minutoli, 30 Strizzoli e 30 Stagnini in scena ogni giorno, si arriva in fretta a queste cifre. Tutti questi personaggi indossano protesi estetiche, quindi guance, nasi, orecchie e per i Minutoli anche porzioni della fronte”.

“Stephen R. Hart, un attore canadese, aveva un aspetto e una voce molto distintivi”, continua Berger e spiega come questo attore, alto oltre due metri, lo abbia ispirato nel disegnare gli Strizzoli. “Quando Sam l’ha ingaggiato, sapevo che dovevamo rendere gli altri Strizzoli quasi geneticamente simili a lui. Quindi abbiamo creato trucchi e protesi che assomigliassero a Stephen. Con tutto il rispetto, ha una faccia davvero cattiva. Un aspetto freddo, spaventoso, minaccioso. Naturalmente, in realtà è un ragazzo simpaticissimo, con la voce più profonda che io abbia mai sentito”.
A proposito dei Minutoli, a Berger è piaciuto che i direttori del casting delle comparse abbiano scelto “un vero mix di razze… anche per gli Stagnini.
Avevamo Afroamericani, Asiatici, Ispanici e Caucasici, il che ha reso tutto molto bello. Una comunità colorata, che ci ha dato modo di lavorare su visi e carnagioni molto diverse tra loro”.
Nell’affrontare il trucco dei Minutoli,Berger insiste su “l’aspetto reale dei personaggi. Non sono comici. Non hanno dentoni o grosse orecchie. Sono di questo mondo, appartengono ad Oz. Il loro trucco doveva inoltre assecondare i costumi creati da Gary Jones”.

“I Minutoli e gli Stagnini fanno tutti parti della squadra di Howard,” spiega Viven Baker, collega e a capo del reparto dei truccatori di oltre tre dozzine di artisti, come Berger. Anche nel suo staff, la Baker aveva esperti di grande livello: i vincitori degli Emmy® Steven E. Anderson (“Pushing Daisies”) e il truccatore personale della Kunis, Tracey Levy (“The Shining”, del 1997), Judy Chin, nominata ben due volte ai BAFTA (Frida, Il Cigno Nero, supervisore del trucco della Weisz), e la truccatrice e parrucchiera personale di James Franco, Nana Fischer (Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere di Fleet Street, Il Discorso del Re).
La Baker (insieme alla vincitrice di due premi Oscar® Yolanda Toussieng, che si occupava delle pettinature e delle parrucche) ha supervisionato il trucco dei Quadrangoli nel mondo di Glinda, dei cittadini della Città di Smeraldo di Evanora e dei personaggi che appaiono nella sequenza di apertura del film, alla fiera circense in Kansas.

La Baker e la Toussieng non hanno usato protesi su questi personaggi, disegnando e realizzando “la peluria facciale di ogni singolo individuo, centinaia di comparse, progettandoli in ogni singolo dettaglio”, spiega la Baker.
“Abbiamo trascorso almeno un’ora su ogni comparsa per vestirli e dotarli di ciglia, barbe e baffi in stile moustache. È stato impegnativo e abbiamo lavorato con un team eccezionale. Abbiamo creato 500 paia di ciglia solo per le donne del Paese dei Quadrangoli”.
Per rendere evidenti le diverse personalità dei popoli governati da Evanora nella Città di Smeraldo e quello del Paese dei Quadrangoli, regnato da Glinda, la Baker descrive il suo operato: “Le donne del Paese dei Quadrangoli avevano ciglia che rendevano i loro occhi più aperti, donando allo sguardo un aspetto felice e roseo. Gli uomini avevano un aspetto simile espresso dai peli del viso, sempre rivolti verso l’alto, in modo molto divertente. Nella Città di Smeraldo, le scenografie erano più Art Deco, con colori e linee più dure. Abbiamo usato coloranti per capelli che riflettessero questo stile, come i toni scuri del rosso e le nuance di verde. Anche qualche giallo. Tutto in modo molto sottile”.


IL TRUCCO DELLO SPLENDORE DI GLINDA
La Baker e la Toussieng hanno inoltre avuto la fortuna di realizzare e applicare trucco e acconciature a Glinda. La Baker elogia la Williams dicendo che è stata “incredibilmente collaborativa, una persona davvero adorabile. Nei due ruoli che interpreta – Annie all’inizio del film, in Kansas, e Glinda, la Strega Buona, ad Oz – tutto ciò che Michelle voleva era sembrare bella. E questo certo non è stato difficile.
“Abbiamo enfatizzato i suoi grandi, bellissimi occhi”, continua la Baker parlando della trasformazione della Williams in un’elegante imperatrice. “Ha una pelle di porcellana e sulle guance appena un naturale tocco di rosa. E non abbiamo nemmeno usato il rossetto: quello che vedrete è il colore naturale delle labbra di Michelle, con solo un velo di balsamo per mantenerle idratate ed evitare che si rovinassero a causa del clima di Detroit. Nel ruolo di Glinda, era scintillante, è stato davvero divertente”.
Nell’esaminare i temi accennati nelle scenografie di Stromberg per il regno di Glinda (l’iridescenza delle pareti del suo castello), la Baker si è immediatamente accorta che “Glinda vive in una terra di bolle, dove tutto è illuminato da una sottile iridescenza, uno scintillio. Volevamo incorporare questo aspetto nel suo trucco senza farlo sembrare artefatto. Una luce che deriva dalla stessa esistenza di Glinda. Abbiamo ottenuto questo effetto grazie ad uno splendido prodotto di Chanel, un ombretto che ha un aspetto incredibile, che abbiamo inserito nel suo makeup. E rende davvero bene nelle riprese in 3D”.


IL PASSAGGIO DI THEODORA AL LATO OSCURO
Una prova inconfutabile del talento e della maestria di Berger nelle arti del trucco è evidente nella trasformazione di Theodora, la bellissima Mila Kunis, da splendida ragazza a orrida strega malvagia.
La prima parte del processo ha richiesto l’individuazione della giusta sfumatura di verde per la pelle della strega. Come uno scienziato pazzo nel suo laboratorio, Berger ha iniziato a preparare la formula per il verde perfetto.
“Sono passato dal verde foresta al verde smeraldo, fino al grigiastro”, ricorda.
“Alla fine abbiamo scelto dei colori speciali creati miscelando coloranti per tatuaggi ad altri trucchi più tradizionali. L’abbiamo chiamato verde ‘Theostein’”.

Berger aggiunge che “Mila ha dovuto portare lenti a contatto e una dentiera con denti rovinati e consumati, perché i suoi veri denti sono splendidi, e bianchissimi. Tuttavia, non volevo che nel trucco si perdessero le labbra e gli occhi di Mila, che sono davvero incredibili”.
Il mago del makeup racconta ancora della difficoltà nel mantenere l’essenza della Kunis sotto tutto quel trucco: “Mila ha un volto ovale, e lo abbiamo cambiato con la lunghezza e la direzione del mento, e alzando gli zigomi, rendendoli più scolpiti. Ci sono in effetti quattro diverse versioni di Mila nei panni della strega, con sottili evoluzioni man mano che la storia si dipana”.

“Tutta l’operazione richiedeva circa due ore”, spiega la Kunis. All’inizio, hanno utilizzato del silicone ma in seguito Howard ha scelto due pezzi di gommapiuma. Dopo avermi raccolto i capelli, mi applicavano la protesi al mento e alle guance, quindi il naso, la fronte e le sopracciglia. Dopo avermi dipinto le mani e aggiunto il soggolo, l’effetto era sorprendente, pazzesco!”
“Howard ha progettato in modo brillante la Strega Cattiva dell’Ovest”, conferma Raimi. “Ha iniziato usando il volto di Mila come riferimento, senza imporre idee che non sarebbero state adatte a lei. Ha lavorato sulle materie prime, le ha migliorate sul suo viso. E anche se l’aspetto di questo personaggio è cattivo, malefico, il risultato è bellissimo, Ha reso le sue caratteristiche anatomiche perfide e contorte, in modo davvero fantastico.”
Berger aggiunge: “Il pubblico penserà che sia una strega eccezionale, davvero fantastica”.


MUSICA
“Sono entrato nel progetto pensando semplicemente di seguire il film. Tutto era chiaro e evidente: i ruoli dei personaggi, le loro azioni e aspirazioni, la mèta finale. E’
stato facile entrare subito nell’atmosfera”—Danny Elfman, compositore.

Il compositore Danny Elfman, nominato agli Oscar®, è tornato a lavorare con Sam Reimi per Il Grande e Potente Oz dopo aver composto le colonne sonore dei grandi successi di questo regista: Spider-Man, Spider-Man 2, Darkman e Soldi Sporchi.
Elfman ammette che a conquistarlo sono stati da un lato Sam Raimi, e dall’altro la trama del film. E commenta: “Adoro lavorare con Sam. Sarei stato entusiasta di lavorare con lui su qualsiasi progetto, ma sapere che si trattava de Il Grande e Potente Oz ha reso l’avventura ancora più interessante e piena di possibilità”.

Il primo pezzo composto da Elfman per il film è stato il valzer del carillon che Oz usa per sedurre le sue conquiste femminili. Elfman ha composto il valzer e ne ha poi orchestrato una versione ballabile.
Da questo primo pezzo del talentuoso compositore, sono nate molte altre evoluzioni che alla fine sono diventate un vero e proprio tema. “Percepisco abbastanza in fretta certi personaggi, o elementi del film, e li trasformo in musica”, dice Elfman. “Non ci vogliono troppi temi, ma in questo film il lato eroico di Oz è abbastanza evidente e cerca spesso di emergere per tutto il film, fino a riuscirci, alla fine. E la nostra Strega Cattiva, naturalmente, si è meritata il suo valzer cattivo, che inizia dolcemente per finire in modo amaro, come la sua vita nel film”.

La prima sfida musicale che Il Grande e Potente Oz ha posto a Elfman è stata la lunghezza delle registrazioni (110 minuti, il doppio della sua ultima opera) e dalla necessità di dare un senso di continuità all’insieme del film, relazionando tra loro i suoi diversi elementi. “Per fare un esempio, l’ultima traccia avrebbe dovuto essere quella per la Fanciulla di Porcellana, ma poi mi è venuta un’idea per Finley la Scimmia, non proprio un tema ma una sensazione”, spiega Elfman. “Mi chiedevo come usare questi elementi e creare un unico insieme. Sapevo che questo, in un film di grande respiro, è il lavoro più importante”.
Elfman non utilizza strumenti particolari per definire un motivo. Preferisce “mescolare gli strumenti”, dice. “Non scelgo mai la strumentazione di un motivo. Posso suonare qualsiasi pezzo su qualsiasi strumento, e spesso ne uso diversi, come ad esempio per la Strega Cattiva dove prima uso le tonalità scure e profonde degli archi, per poi passare a corni trionfali.

“Per il tema di Oz, che è di stampo eroico, uso molti ottoni, trombe e corni francesi per conferirgli una certa grandiosità e nobiltà. Poi lo suono con clarinetti, archi e flauti. Non ci sono regole in realtà, mi piace improvvisare la strumentazione in base ai personaggi”, aggiunge Elfman.
Per l’articolazione dello stile scelto per Il Grande e Potente Oz, Elfman spiega di “fare semplicemente quello che mi sembra adatto a quel particolare momento, senza pensare ad uno stile in particolare. Se girassi un film sugli zingari, probabilmente scriverei una musica di ispirazione gitana, ma questa è un’opera orchestrale, e questo è lo stile musicale che ho adottato”.

Elfman ha utilizzato un’orchestra tradizionale per il film, nell’intento di evocare un’atmosfera tipica della musica classica. Spiega: “Sam voleva dare a questo film un’atmosfera fortemente tradizionale. Abbiamo sempre avuto chiaro l’obiettivo di evocare atmosfere classiche e senza tempo”.
Il compositore, nell’incidere la colonna sonora de Il Grande e Potente Oz ha particolarmente apprezzato il fatto che tutto “scorreva con grande facilità”. E continua: “Abbiamo registrato tutto in sintonia fin dall’inizio, e senza accorgermene sono arrivato alla fine dell’incisione. Un’esperienza che non mi capita spesso. Capita raramente, di vedere un film e percepire subito un’atmosfera, di essere in sintonia con il regista fin dall’inizio, e di sentire che la musica ti arriva con grande facilità”.
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