Regista: Paola Randi
Titolo originale: Into Paradiso
Durata: 104'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: Venezia 2010,11 Febbraio 2011 (cinema)
Attori: Gianfelice Imparato, Saman Anthony, Peppe Servillo, Eloma Ran Janz, Gianni Ferreri
Soggetto: Paola Randi,Michela Bozzini,Stefano Voltaggio
Sceneggiatura: Antonella Antonia Paolini, Paola Randi, Luca Infascelli, Chiara Barzini, Pietro Albino Di Pasquale
Trama, Giudizi ed Opinioni per Into Paradiso (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Into Paradiso
Durata: 104'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: Venezia 2010,11 Febbraio 2011 (cinema)
Attori: Gianfelice Imparato, Saman Anthony, Peppe Servillo, Eloma Ran Janz, Gianni Ferreri
Soggetto: Paola Randi,Michela Bozzini,Stefano Voltaggio
Sceneggiatura: Antonella Antonia Paolini, Paola Randi, Luca Infascelli, Chiara Barzini, Pietro Albino Di Pasquale
Trama, Giudizi ed Opinioni per Into Paradiso (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Mario Amura
Montaggio: Gianni Vezzosi
Musiche: Fausto Mesolella
Scenografia: Paki Meduri
Costumi: Mariano Tufano
Produttore: Fabrizio Mosca
Produzione: Acaba Produzioni, Cinecittà Luce
Distribuzione: Cinecittà Luce
Montaggio: Gianni Vezzosi
Musiche: Fausto Mesolella
Scenografia: Paki Meduri
Costumi: Mariano Tufano
Produttore: Fabrizio Mosca
Produzione: Acaba Produzioni, Cinecittà Luce
Distribuzione: Cinecittà Luce
La recensione di Dr. Film. di Into Paradiso
Bello, ve lo consiglio, un film italiano indipendente che vale la pena.
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Colonna sonora / Soundtrack di Into Paradiso
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Informazioni e curiosità su Into Paradiso
Girato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il contributo della Regione Campania Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali; con la collaborazione di Film Commission Regione Campania.Note dalla produzione:
NOTE DI REGIA
Into Paradiso è la storia di un’amicizia nata da una convivenza forzata. Credo che l’esperienza dell’immigrazione si possa ricondurre, in ultima analisi, a questo: una condivisione obbligata di spazi tra gente che proviene da mondi diversi. Quelli che vivono quotidianamente i problemi dell’esperienza migratoria, sono ovviamente i migranti e quelli che abitano nei quartieri dove i migranti vanno a vivere. Ovvero, nella maggior parte dei casi, nei quartieri poveri delle città.
In questa storia, ho cercato di raccontare che cosa sarebbe potuto succedere se un italiano fosse stato costretto a vivere nel quartiere srilankese della sua città. Dunque, una prospettiva ribaltata, dove un cittadino italiano si ritrova ad essere anch’egli uno straniero, accolto dalla comunità srilankese perché non ha più un posto dove stare.
Entrambi i personaggi infatti vivono i disagi della società in cui vivono e si coalizzano per cercare di affrontarli.
I personaggi si ispirano a persone reali incontrate nel periodo di ricerca che ho svolto a Napoli e in Sri Lanka. Ogni situazione, ogni carattere è, se non reale, possibile in quel contesto. La storia è una storia di finzione, ma volevo che fosse il più possibile ancorata alla realtà sociale contemporanea sul territorio.
Paola Randi
CONVERSAZIONE CON LA REGISTA
Come è nata l’idea di realizzare questo film?
E’ nata da un’immagine. Desideravo scrivere una commedia sull’immigrazione in Italia. L’argomento mi sta a cuore, da un lato perché in famiglia siamo tutti emigrati da qualche parte, e dall’altro perché ho lavorato per dodici anni in organizzazioni che si occupavano di interventi di cooperazione allo sviluppo.
Sono convinta che l’ironia sia un mezzo molto efficace per trattare questioni importanti. Gli esempi illustri si sprecano, da “La Grande Guerra” di Monicelli al “Dottor Stranamore”, per citare i primi che mi vengono in mente. Mi sono messa allora alla ricerca di una comunità atipica, una comunità di cui si sapesse poco, abbastanza integrata ed organizzata, che consentisse un approccio “leggero” al problema dell’immigrazione.
Mi trovavo a Napoli, in Piazza Dante per l’esattezza, e mi si presentò una scena particolarmente curiosa. Da un lato della piazza un gruppo di scugnizzi giocava a calcio con una pallina da tennis, mentre dal lato opposto una decina di ragazzini srilankesi giocavano a cricket. Era l’immagine che cercavo.
Nel film ci sono diversi richiami al mondo delle cellule. Perché?
Mia sorella abita e lavora a Londra. Dirige un reparto di ricerca scientifica e si occupa di cellule. In particolare studia come fanno le cellule a comunicare tra di loro. Grazie a lunghe chiacchierate con lei, ho scoperto che le cellule rispondono a regole che ricordano da vicino i paradigmi della società contemporanea (ad esempio migrano) e possono essere un’interessante chiave di interpretazione dei problemi che l’affliggono. Inoltre sono elementi universali, propri di tutti gli esseri umani, presenti in tutti noi. Si aggiunge a questo un fattore essenziale: sono bellissime.
Nel film si fa uso dell’animazione per raccontare il mondo interiore di Alfonso e i suoi sogni ad occhi aperti. Perchè?
Il personaggio di Alfonso mi ha permesso di mostrare i processi mnemonici e di rielaborazione e analisi della realtà che appartengono a molti di noi (chi non si immagina situazioni che dovrà affrontare o che vorrebbe vivere?). Ho usato tre strumenti diversi: una che potrei chiamare “teatralizzazione pura”, una seconda che consiste in proiezioni incrociate su un plastico colorato e poi filmate, e una terza che parte da un’animazione a “passo uno” per finire con una ripresa semplice. Tutti effetti in ripresa, perché io credo che gli effetti in ripresa conservino quell’unicità, quella dose di irripetibilità e di originalità che desta inevitabilmente meraviglia. Io credo che il cinema sia una forma espressiva intrinsecamente nostalgica, perché mostra ciò che è stato e che necessariamente non è più e ti permette di percorrere emozioni raccolte dalla vita e conservate sulla pellicola. Forse è per questo che mi affascina così tanto. La memoria che mi interessa è quella emotiva.
Ovvero la straordinaria capacità che gli esseri umani hanno di creare una propria unica verità sugli stimoli che la realtà offre. Credo che questa “verità emotiva” conti molto di più della realtà fattuale, perché è quella che in ultima analisi determina le nostre scelte e il nostro modo di affrontare la vita.
Non credo che l’esperienza onirica sia più “libera” di quanto non sia quella del “sogno ad occhi aperti”. Credo che il sogno ad occhi aperti sia la forma primaria della creazione artistica e che sia completamente libera in quanto frutto di un flusso continuo di scelte, ed è nella nostra capacità e possibilità di scegliere che risiede la nostra libertà. Per questo rappresento sogni ad occhi aperti, sono gli unici elementi di creazione libera che appartengono a tutti e che tutti esercitiamo.
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