Io, loro e Lara di Carlo Verdone

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locandina Io, loro e Lara
 
Regista: Carlo Verdone
Titolo originale: Io, loro e Lara
Durata: 115'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 5 Gennaio 2010 (cinema)

Attori: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Angela Finocchiaro, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini
Soggetto: Francesca Marciano, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino

Trama, Giudizi ed Opinioni per Io, loro e Lara (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Fabio Liberatori
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Tatiana Romanoff

Produttore esecutivo: Laura Fattori
Produzione: Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

La recensione di Dr. Film. di Io, loro e Lara
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Colonna sonora / Soundtrack di Io, loro e Lara
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Personaggi:
Carlo Verdone: Padre Carlo Mascolo
Laura Chiatti: Lara
Angela Finocchiaro: assistente sociale
Anna Bonaiuto: Beatrice Mascolo
Marco Giallini: Luigi Mascolo
Sergio Fiorentini: Alberto Mascolo
Giorgia Cardaci: Francesca

Informazioni e curiosità su Io, loro e Lara

Note dalla produzione:
IO, LORO E LARA
NOTE DEL REGISTA
L’idea di Io, Loro e Lara si concretizza nel settembre 2008 dopo aver passato quasi due mesi a costruire un soggetto, poi messo nel cassetto, sulla storia di una grande famiglia.
Era questo un film molto complesso ed ambizioso e il motivo dell’abbandono risiedeva nei tempi molto lunghi che richiedeva la stesura della sceneggiatura. In poche parole non avremmo consegnato in tempo il copione alla Warner per metà Gennaio 2009. Ma spesso da una crisi nasce, quasi per miracolo, un’altra intuizione folgorante. Quando Pasquale
Plastino mi chiese di riflettere sulla figura di un “prete moderno” e Francesca Marciano aggiunse “missionario” ed io replicai “in crisi con la fede”, rimanemmo per molti minuti in silenzio ad elaborare velocemente in che modo un prete potesse entrare in un racconto di commedia.

Volevo evitare assolutamente gli stereotipi visti e stravisti nelle precedenti commedie italiane degli ultimi quarant’anni. E, pur nella comicità di un racconto brillante, mi appassionava molto l’idea di interpretare un ruolo molto delicato, assolutamente agli antipodi dalle figure clericali, presenti come “macchiette perfette”, in Un Sacco Bello,
Acqua e Sapone e Viaggi di Nozze. No, qui si trattava di entrare perfettamente nella psiche di un sacerdote dei giorni d’oggi, rendendolo “vero” con le sue fragilità, i suoi momentanei tormenti, la sua disciplina interiore e il suo grande buon senso. Di aiuto mi sono stati alcuni miei amici sacerdoti, ben distanti da una vecchia impostazione clericale.

Amici con i quali parlo di tutto, mi confido, polemizzo e condivido interessi culturali. E non ultimo l’aver constatato che mentre le chiese del centro storico sono poco frequentate, quelle di alcune periferie, seguite da preti giovani e molto preparati, sono affollate e piene di ragazzi. E il successo di queste parrocchie decentrate risiede proprio in un approccio molto diretto, in colloqui senza tabù, nella personalità non solo autorevole, ma semplice e abbordabile di giovani preti che hanno saputo stendere un formidabile filo comunicativo con i fedeli.

L’amico Filippo Di Giacomo, ex missionario, ci è stato molto d’aiuto nell’indicarci la personalità del mio Don Carlo, al fine di evitare quelle figure clericali stereotipate, spesso edulcorate, che la tv ci presenta in sceneggiati su personaggi della Chiesa. L’idea quindi di un sacerdote missionario, da dieci anni in Africa, che è costretto a rientrare
a Roma in seguito ad una lenta ed inesorabile perdita della fede, mi sembrava un ottimo tema anche se delicatissimo. E se il consiglio che riceve, con buon senso dai suoi superiori, è quello di prendersi una “pausa di riflessione” tornando a vivere per un mese dalla sua famiglia vera, ecco che il soggetto comincia a delinearsi più chiaramente facendo presagire colpi di scena e forti contrasti.

Si, perché Don Carlo entrerà nel vortice nevrastenico, confuso e aggressivo di una famiglia che non ritrova più come quella che ha lasciato. Un padre che si è sposato la badante moldava, un fratello cocainomane, una sorella psicanalista che necessiterebbe lei stessa della cura di un neurologo, la nipote depressa che ha abbracciato la moda “emo”, è
per lui un tragico ritorno in un mondo “occidentale” i cui problemi, in confronto a quelli che ha visto in Africa, sono il frutto di una società miserabile alla canna del gas. Nessuno gli chiede niente del suo ritorno, non una domanda e neanche il tempo, per lui, di esporre le sue crisi. Tutti a coinvolgerlo, violentemente e comicamente, in fatti e situazioni imbarazzanti per un sacerdote. Carlo è un pugile stremato all’angolo che subisce con pazienza e resistenza incredibili le sollecitazioni di una famiglia in pieno esaurimento nervoso.

Se a loro aggiungiamo “l’ingresso a sorpresa”, nella trama, di Lara (Laura Chiatti), le cose per Carlo si fanno molto, molto complicate. Chi è la “mina vagante” Lara? Una prostituta professionista che lavora in una chat erotica? Una tossicodipendente? Una sbandata dalla mentalità bipolare? Il colloquio iniziale fra lei e un’assistente sociale (Angela Finocchiaro) ci confonde molto le idee e non ci fornisce un quadro chiaro della ragazza. Ma fa intuire che di problemi Lara ne ha veramente parecchi.
E’ un bel personaggio questo di Lara: misterioso, inafferrabile, sbandato, tenero, seducente. Ed era l’elemento dinamitardo ideale per farla vivere per più di metà del film accanto ad un prete che ne subirà violentemente la personalità forte e tormentata. Sul personaggio di Lara e su come entrerà con prepotenza nel nucleo famigliare è meglio non
spiegare troppo, perché si svelerebbero alcuni colpi di scena che sono il punto di forza della struttura del film. Che un leggero ed inevitabile turbamento si insinui in Carlo è più che naturale, ma il mio sforzo è stato quello di evitare la trama più banale e sfruttata del mondo: l’innamoramento di un prete per una seducente ragazza.

Credo che la forza del film risieda nel far entrare un sacerdote “moderno” all’interno dei problemi attuali di una famiglia e di coinvolgerlo fino alle estreme conseguenze che lo porteranno ad agire in situazioni veramente imbarazzanti con fatica improba. E alla fine fargli compiere una specie di “miracolo”: quello di creare un clima di tolleranza, di buon senso e di concordia in tutti. Il messaggio finale del film è chiaro, commovente ma liberatorio. Perché è un’immagine che tutti noi vorremmo vedere nel nostro nucleo famigliare e nella società d’oggi. E sicuramente in Carlo, dopo essersi imbattuto nelle nevrosi del mondo “occidentale”, così sbandato ed effimero, la voglia di tornare da dove è
partito, dove i problemi sono veri e pesanti, si fa sempre più pressante.

La cura degli ambienti interni (quasi tutti a Cinecittà), della fotografia (ben studiata con Danilo Desideri), nei costumi di Tatiana Romanoff, mi hanno spronato a realizzare una commedia che spero possa apparire di grande eleganza e rigore al fine di renderla più europea.
E’ stato sicuramente uno dei migliori cast che abbia mai avuto. Ho sempre creduto in Laura Chiatti, nella sua forte personalità e nel suo potenziale enorme non solo sul versante brillante ma anche in quello più complesso di una ragazza dei giorni d’oggi, piena di insicurezze, tormenti, sbagli, follie e seduzioni involontarie. Ho sempre pensato che Anna Bonaiuto ed Angela Finocchiaro fossero tra le nostre migliori attrici anche nel versante teatrale, dotate di tempi recitativi sublimi e rara ironia. E che Marco Giallini, dotato di una mimica personalissima e rapidità di esecuzione della battuta comica, avesse di fronte a sé una carriera aperta alla commedia. Dall’esperienza di Sergio Fiorentini (che interpreta mio padre) a tutto il resto del cast, la storia del film è stata irrobustita da tutti gli attori, anche da coloro che hanno avuto dei ruoli più piccoli.
E a tutto il mio cast dico grazie per avermi fatto realizzare un film al quale sarò legato per tutta la mia vita.
Carlo Verdone


IO, LORO E LARA
INTERVISTE CON I PROTAGONISTI PRINCIPALI
LAURA CHIATTI
Laura, questo è un film dichiaratamente comico; come ti sei trovata in questa nuova situazione?
All’inizio ho avuto molti timori, prima di tutto perché sono stata convocata dal mito per eccellenza, Carlo Verdone, ed il fatto di non aver mai interpretato un ruolo dichiaratamente da commedia in precedenza mi dava qualche preoccupazione: a dire il vero io ho iniziato facendo televisione, e ricordo che una delle mie prime esperienze fu appunto una sit-com,
nella quale interpretavo il ruolo di una segretaria abbastanza buffa… mi sentivo a mio agio in quei panni, poiché in realtà, nella vita, io sono una persona molto comica, al limite della goffaggine! È pur vero però che è molto difficile portare sullo schermo quello che sei nella vita reale, e quindi avevo sempre il terrore di eccedere, di diventare macchietta.
Alla fine mi sono lasciata andare, mi sono abbandonata completamente nelle mani di Carlo che è un grandissimo direttore di attori, ed ho cercato di trovare una via di mezzo, cercando di essere il più possibile spontanea e prendendo anche cose che fanno parte della mia personalità.

Verdone nei suoi film ha lavorato con alcune delle attrici più importanti del cinema italiano; mancavi solamente tu nel suo carnet.. Ti sei ispirata alle colleghe che ti hanno preceduto o ti sei affidata a te stessa?
All’inizio ho cercato di osservarle, però, appunto, avevo il terrore di finire per imitare caratteristiche che erano le loro, ed alla fine ho cercato di seguire una mia linea. Poi con Carlo tutto è molto semplice, perché segue la tua personalità, e da quella cerca poi di cogliere gli aspetti comici che servono alla costruzione del personaggio; e infatti la prima domanda che mi sono posta inizialmente è stata: “come avrà potuto intuire in me queste corde, visto che appunto non mi ero mai cimentata in ruoli comici?” Non riuscivo a capire cosa lo avesse potuto colpire di me. Ma poi l’ho capito: credo che lui sia uno di quelli che comprende al volo le persone, sa subito chi sei a prescindere dalla conoscenza che ha di te. Questo mi ha fatto molto piacere, perché c’è stato da subito grande feeling a livello umano.

Il tuo è un personaggio ricchissimo di sfaccettature: si presenta subito con determinate caratteristiche che poi vengono improvvisamente smentite. Come hai affrontato il ruolo?
L’ho affrontato in maniera molto spontanea, perché nella realtà sono veramente contraddittoria, e questo personaggio ha delle caratteristiche molto vicine alle mie. Lara mi ha colpito molto, mi ha subito ammaliata. Adoro interpretare ruoli ricchi di sfaccettature, ambigui, e Lara è proprio così; è un personaggio oserei dire pirandelliano, che all’inizio
non trasmette né un senso di serenità, né un senso di pacatezza, né un senso di follia; è piuttosto un miscuglio perfetto di tutte queste cose che poi a seconda delle situazioni escono fuori in maniera diversa. Lara è una mina vagante, perché entra all’interno di questa famiglia scombussolandone la quiete - che in realtà non c’è – e andando a peggiorare una situazione già molto ingarbugliata. Quello che mi ha intrigato di lei è questo senso di bipolarità, perché è una ragazza molto sensibile, ma anche incapace di comunicare i suoi veri problemi, che non sono pochi… È un personaggio molto allegro e
divertente ma che ha dei risvolti anche negativi.

Quanti e quali sono i punti di contatto tra te ed il personaggio che interpreti?
Tantissimi! La bipolarità prima di tutto; poi Lara è una ragazza molto intensa, molto profonda, che ha patito delle sofferenze vere; la sua personalità è confusa, tormentata, a volte non sa come esprimersi e quindi ci sono momenti in cui diventa proprio un’altra persona. Però fa tutto per uno scopo bello, pulito. E poi è una ragazza comica, con una
comicità spontanea, quasi innata, e io nella vita sono così. Direi quindi che sono molti i punti in comune con me. Infatti il mio sogno era di lavorare con Carlo perché credo sia l’unico regista in grado di tirare fuori quel “qualcosa” che io ho e che finora non avevo potuto ancora esprimere.

Qual è il rapporto tra Lara e Don Carlo, il sacerdote interpretato da Carlo nel film?
Le scene più comiche sono proprio quelle in cui lei tenta di stuzzicare questo sacerdote, a volte con una certa dose di malizia, ma a volte anche perché lo vede quasi come un bambino, molto tenero; lui enfatizza tutte le cose che dice; è fiero persino di avere un iPod… A volte Lara si diverte a prenderlo in giro cercando di metterlo in imbarazzo. Però
poi si crea un bel rapporto tra loro e lei inizia a volergli davvero molto bene, perché capisce la grande bontà di questo “fratello acquisito”, che è anche l’unica persona in grado di comprenderla fino.

Lara fa un percorso non scontato: inizia tra le tenebre e finisce nella luce compiendo quasi un percorso di redenzione dall’oscurità alla chiarezza. È così?
Si, assolutamente. Diciamo che Lara è un personaggio molto oscuro e ambiguo all’inizio, e non si capisce che tipo di problema possa avere; il pubblico avrà qui la possibilità di dare la propria interpretazione. La sua evoluzione nel corso del film andrà di pari passo con la conoscenza, sempre più profonda, con il personaggio di Carlo; il suo rapporto con lui la aiuterà nel suo percorso di maturazione.

Quali sono secondo te le cose che ti fanno più ridere di Verdone?
La cosa che mi fa più ridere è che proprio nei momenti più drammatici, più duri, anche in termini di stanchezza, lui riesce comunque a tirare fuori delle battute buffe, ad essere allegro, a mantenere un’atmosfera di serenità, cosa non facile, soprattutto per una persona che ricopre il suo ruolo. Carlo è proprio come te lo aspetti, come lo vedi, nella sua
dolcezza, nel suo essere a volte quasi spaventato, ed ha un alone di grandissima dolcezza. Mi sono affezionata moltissimo a lui e spero di averglielo dimostrato. Anche perché non mi sono mai impegnata così tanto nel mio lavoro come in questo film, proprio per la gioia di lavorare, perché ti dà una grande carica e una forza, un’energia, che è fondamentale per interpretare un ruolo anche molto difficile.

In questo film ti vediamo mora, ma tu come ti preferisci?
In realtà io sono mora, ma dopo l’esperienza di Ho voglia di te nel quale il regista (Luis Prieto) aveva deciso di lasciarmi i capelli del loro colore naturale, mi ero detta: “Mai più mora”. Ma quando mi ha chiamata Verdone mi sono detta: “Pure verde, se serve!”. Credo comunque che per questo personaggio, e per dare l’impressione di una ragazza
semplice, l’immagine con i capelli scuri fosse quella giusta. Anche se oramai mi sono quasi abituata a questo look, non vedo l’ora di tornare bionda, perché a dispetto della mia natura, mi sento bionda dentro!

In questo film non si può fare a meno di celebrare anche la tua bellezza; ci sono un paio di scene come dire… , un po’ piccanti?
Effettivamente c’è una scena in cui Carlo entra nella mia stanza per portarmi una camomilla sorprendendomi addormentata quasi nuda nel letto. E lì il sacerdote ha un attimo di… smarrimento. Oppure la scena in cui Carlo mi “becca” mentre sono collegata ad una webcam, agghindata in look sadomaso… Sono scene piccanti, ma anche molto comiche, perché poi lei indossa questa parrucca fucsia, i leggings in lattice, si spalma una crema facendo delle facce anche abbastanza verdoniane… è sensuale, ma fa anche molto ridere, secondo me. Anche nella vita ho questa difficoltà, sono una persona goffa,
che dà un’immagine di sé completamente differente dalla realtà: posso sembrare una che dorme in guêpière, quando in realtà uso il pigiamone di Hello Kitty, o di Snoopy. Quindi mi riesce difficile interpretare la vamp, anche se poi, quando c’è un bravissimo regista, riesci a fare qualunque cosa.

ANNA BONAIUTO
Fare una commedia tout-court, è per te un’ evasione, o è qualcosa che aspettavi già da un po’ di tempo?
La commedia è una cosa che si fa sempre con grande piacere. E’ difficile trovare commedie che siano divertenti, ma anche delicate, e lavorare con un regista (e un attore!) come Carlo per un attore è straordinario.

Questa è la prima volta che lavori con Carlo. Che impressione ti ha fatto?
Innanzitutto non me l’aspettavo sul set una persona così delicata, priva di nevrosi; si sente che per lui il cinema è tutto, ma che è anche “solo” cinema, laddove la vita è più importante: i rapporti con le persone… questo è bello.

Ti sei trovata a tuo agio con i tempi di Carlo, solitamente più comici rispetto a quelli normali del teatro, del cinema, e che a volte hanno a che fare con una realtà più grottesca?
Io non credo che Carlo si possa definire grottesco, Carlo è solo un grande attore: la questione dei “tempi” è che ci sono tempi che sono innati, di persone illuminate che hanno i tempi nel DNA; non sono cose che si imparano. Che sia cinema, che sia teatro, il tempo comico è qualcosa che lui – Carlo Verdone, ndr – ha in dotazione; e questa è anche la mia
felicità, quella cioè di lavorare con Carlo che mi ha sempre fatto ridere in una maniera, peraltro, piena di grazia. Di fronte a questa comicità sgangherata, che va a colpire sempre su cose molto basse dell’essere umano, è bello trovare la grazia nella comicità: la comicità ha degli spazi enormi, e io amo quella più leggera, quella che ha anche una tenerezza
dentro. Carlo questo lo conosce, e pertanto per me lavorare con lui è stata un’ennesima esperienza felice. Sono fortunata.

Anna, il tuo personaggio è un concentrato di caratteristiche particolari, rappresenta una donna di oggi, ma somiglia anche un po’ a te?
Noooo! Spero di no! Oddìo, va bene che tutti noi abbiamo dentro un lato oscuro, però…

Come ti sei regolata con questa esperienza “romana”, rispetto, per esempio, al contesto napoletano de L’amore molesto?
Per la verità non c’è alcun tipo di caratterizzazione romana, perché questo è un personaggio che potrebbe anche essere milanese: anzi, forse di temperamento è più milanese che romana; lei è così, un po’ comandina, in po’ nevrotica, un po’ autoritaria, quella che sa sempre tutto.
Interpretare ruoli diversi è un po’ il grande regalo che questo lavoro dà, la cosa più bella è fare altro da sè … il nostro “Io” ce lo portiamo appresso tutta la vita, siamo anche un po’ annoiati da noi stessi, per cui vivaddio trovare cose che si distaccano.

MARCO GIALLINI
Che tipo di lavoro hai fatto per assomigliare a certi personaggi così tipici della borghesia romana?
In realtà il grosso del lavoro è stato vedere tutti i film che ho visto; mi riferisco ai lavori dei grandi maestri, a tutta la commedia all’italiana che è piena di attori dai quali attingere. Io sono un amante del cinema italiano degli anni ’50, ’60 e ’70, e a forza di guardare qualcosa ti rimane; vedendo Gassman, Sordi, i vari personaggi della media borghesia, quando sei giovane e sogni di fare cinema, ti soffermi a studiarli, a carpire. Un attore si plasma un po’ così, con le cose che vede.

Quindi ti sei ispirato a Sordi…
A Sordi, a Gassman, a Franco Fabrizi… a tutta quella schiera di personaggi un po’ viscidi – parlo dei ruoli, ovviamente – poco chiari, poco limpidi. Con questi esempi, se si è provvisti di quel minimo di talento per rubacchiare, è molto facile. Ripeto, non è una cosa voluta, ma dopo aver visto continuamente determinati film, può venire spontaneo imitare
alcuni gesti.

Ci parli del tuo personaggio?
Luigi Mascolo è un personaggio abbastanza cinico, anche con qualche vizietto - che non sveliamo, ma che si intuisce già dalla prima inquadratura: una di quelle classiche persone che “si aiutano” un po’. A dire il vero, Luigi fa una vitaccia, tra il lavoro, gli impegni, le donne: una persona un po’ triste, e quindi involontariamente comico.

Che atteggiamento ha Luigi nei confronti del fratello Carlo?
Secondo me è un fratello piuttosto distante da Carlo, uno che non è voluto crescere. Ha il suo lavoro, nel quale è anche abbastanza bravo, ma per il resto è un bambinone. Decisamente non aiuta Carlo, anzi: come si dice, lo aiuta per la discesa!

E il rapporto con Lara com’è?
Con Lara “ce provo subito”! Da subito Luigi tenta un approccio con questa bellissima ragazza, la quale però non si dimostra propensa: questo diniego la rende immediatamente antipatica agli occhi di Luigi, che peraltro fraintende anche i suoi atteggiamenti.
Ovviamente l’astio di Luigi non gli impedisce di apprezzare le grazie di Lara.

SERGIO FIORENTINI
Cosa caratterizza il suo personaggio? L’aspetto comico o quello tragico?
Un po’ l’uno e un po’ l’altro: il mio personaggio ha dei momenti estremamente comici, risulta comico suo malgrado. E parlo di una comicità che viene fuori in maniera spontanea e che non è fine a se stessa. Il mio personaggio, per sua stessa natura, finisce con l’essere comico.

Cosa c’è di personale nella sua caratterizzazione di Alberto?
Il personaggio era già molto ben scritto, per cui non c’è stato bisogno di aggiungere altro per non rischiare di caricarlo troppo. Di mio ho messo invece questo senso di verità, che alla fine può anche risultare buffo, ma in maniera involontaria. Effettivamente un po’ mi somiglia. Purtroppo. O fortunatamente, dipende dai punti di vista.

Alberto Mascolo, il padre di Carlo, è un uomo stravagante, che passa in un lampo dalla depressione fulminante a stati di euforia…
Sì, ma questo non appartiene forse a tutti noi? Molte persone vorrebbero esprimere cose che hanno dentro. E questo personaggio ha l’opportunità di farlo manifestando cose che normalmente rimarrebbero represse.

Un personaggio complicato da interpretare?
In realtà io credo che il mio sia un personaggio semplice: è la mente dell’uomo che è bipolare, e spesso si soffre di questa malattia oscura e non riconosciuta, che ti porta di volta in volta ad essere molto triste, o eccessivamente euforico. Ecco com’è il mio personaggio: a volte è estremamente euforico, e pensa di essere invincibile, immortale,
mentre altre volte si abbandona allo sconforto, alla depressione. È un personaggio imprevedibile, che vive di alti e bassi.

E con Verdone come si è trovato? è stato “imbarazzante” recitare con lui nei panni di un prete?
Inizialmente, prima di cominciare a girare, pensavo di sì, poi però vedendolo in azione mi sembra che effettivamente rappresenti bene un prete. Ecco, lì nasce la comicità: mentre tutti noi siamo abituati a vederlo in veste comica, con le sue indimenticabili caratterizzazioni, in questo caso è riuscito a moderarsi con tale raziocinio, col risultato che
si ride ugualmente, ma gli si riconosce una misura e una compostezza propria di chi sa quali sono i limiti della comicità, e non intende oltrepassarli.
E poi che dire di Carlo? è un maestro! Più di quanto mi aspettassi. È quel tipo di regista che con pochi e piccoli accenni immediatamente ti fa capire cosa vuole da te. E questo è importante, non è di quelli che ti raccontano tutta la storia del personaggio: lui in due mosse va a dama!

Alberto Mascolo che atteggiamento ha nei confronti di Lara, una ragazza fragile che però alla fine tira fuori gli artigli?
Direi che Lara è una ragazza dei nostri tempi, che, poverina, si trova in grosse difficoltà e che cerca di fare di tutto per uscire dai suoi problemi: il suo comportamento mi sembra ampiamente giustificato.

ANGELA FINOCCHIARO
Tenendo conto della tua lunga carriera, come è stata l’esperienza di questo film?
Sono arrivata sul set a riprese iniziate, e me ne sono andata prima della fine, per cui mi riesce difficile dare un giudizio complessivo: posso solo dire che non ho fatto altro che tenere gli occhi puntati su Carlo per capire come lavora, come dirige, come si muove, come riflette. Certo, non dev’essere stato piacevole sentirsi “‘sto naso e ‘sti occhi” puntati addosso! Posso solo sottolineare il piacere della scoperta.

Come sono state le riprese, che clima si respirava sul set?
Appena sono arrivata ho trovato un clima disteso, famigliare, caldo, nonostante sia arrivata “in corsa”, a riprese già iniziate: Carlo riesce da subito a metterti a tuo agio, e dunque non è difficile inserirsi. Certo, poi lasci il film che è ancora in corsa, però intanto hai avuto la fortuna di salire su questo “autobus” in una maniera estremamente confortevole, e di rapire alcune cose, alcuni trucchi di lavoro prima di lasciarlo.

Per una attrice comica come te, come è stato interpretare un ruolo come questo?
Io credo, e i grandi comici lo insegnano, che non si giochi mai esclusivamente sul comico: un personaggio ha e mantiene fino in fondo, seriamente, le sue radici drammatiche; spesso non spinge neanche la battuta, perché poi è il contesto generale che la risolve comicamente. In realtà un attore comico lavora molto seriamente sul suo personaggio, e più lavora seriamente, più secondo me restituisce l’umorismo. Anche perché questo film è scritto proprio in modo da portare l’umorismo di scena in scena.

Una piccola notazione sulla comicità del nord rispetto a quella romana: ci sono differenze, o difficoltà di integrazione in un contesto romano?
Io tenderei più a vedere l’universalità, invece che le differenze, nel senso che è vero che ogni contesto ha la sua tipica comicità, ma poi quando un comico riesce a cogliere il nòcciolo della questione, quando riesce a dare un punto di vista diverso sulle cose, ha trovato la sua strada. La risata è proprio un momento di comunione tra il pubblico e il
comico, che in più, secondo me, migliora l’intelligenza, e questo è quello che cerco io: dei dati universali che unifichino la comicità, al di là delle differenze regionali. Se un comico è un vero comico, riesce a darmi una diversa visione della realtà, e il mio cervello ha un vero e proprio sussulto quando, grazie alla comicità, vede le cose sotto una luce inaspettata. E sono davvero grata ad un attore quando mi regala questa possibilità.
naluche scrive a proposito di Io loro e Lara
a me e'piaciuto molto anche perche' a me piace tantissimo verdone

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