Io sono l'amore di Luca Guadagnino

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locandina Io sono l'amore
 
Regista: Luca Guadagnino
Titolo originale: Io sono l'amore
Durata: 120'
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Lingua originale: italiano
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: Venezia 2009, 19 Marzo 2010 (cinema)

Attori: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Waris Ahluwalia, Maria Paiato, Marisa Berenson
Soggetto: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Luca Guadagnino, Ivan Cotroneo, Barbara Alberti, Walter Fasano

Trama, Giudizi ed Opinioni per Io sono l'amore (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Walter Fasano
Musiche: John Adams
Scenografia: Francesca Di Mottola
Costumi: Maria Antonella Cannarozzi

Produttore: Luca Guadagnino, Tilda Swinton, Alessandro Usai, Francesco Melzi D'Eril, Marco Morabito, Massimiliano Violante
Produttore esecutivo: Minnie Ferrara
Produzione: First Sun, Mikado Film, RAI Cinema
Distribuzione: Mikado

La recensione di Dr. Film. di Io sono l'amore
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Colonna sonora / Soundtrack di Io sono l'amore
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Personaggi:
Tilda Swinton: Emma Recchi
Edoardo Gabbriellini: Antonio Biscaglia
Pippo Delbono: Tancredi Recchi
Flavio Parenti: Edoardo Recchi Jr.
Alba Rohrwacher: Elisabetta Recchi
Diane Fleri: Eva Ugolini
Maria Paiato: Ida Marangon
Waris Ahluwalia: Mr. Kubelkian
Gabriele Ferzetti: Edoardo Recchi Sr.
Marisa Berenson: Allegra Recchi

Informazioni e curiosità su Io sono l'amore

Il film è stato girato a Dolceacqua (Imperia), e nella provincia di Milano, dove si trova Villa Necchi Campiglio.
E' stato presentato a Venezia 2009 e, successivamente, come unico film italiano al Sundance Film Festival 2010.
E' un film realizzato con il contributo della Direzione Generale per il Cinema
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Note dalla produzione:
Tilda Swinton - Emma Recchi
La trasformazione, il superamento dell’idea di sé così come viene confezionata della società, da Orlando in qua, è al centro dei miei interessi. In Io sono l’amore, un film a cui io e Luca abbiamo lavorato per 7 anni, questi temi ci sono e ci sono in un modo ancora più magnetico.

VALENTINA MARIANINI - Coordinatore di produzione First Sun
Ho praticamente vissuto la ‘gestazione’ di questo film. Luca e Tilda ne parlavano sul set di The Protagonists, a Londra, nel 1998, e da allora Luca mi ha sempre tenuta al corrente e resa partecipe del progetto, leggendomi le varie stesure, trascinandomi dentro un universo di amore e cucina che ha continuato a coltivare per anni, e poi, nel 2003, ho lavorato come organizzatrice generale nel film che può essere considerato come una sorta di ‘Io sono l’amore - studio’: Cuoco Contadino. Da allora tutto è stato tentato per realizzare questo film a cui, sia Luca che Tilda, tenevano come a un figlio quasi. E finalmente ci siamo riusciti.

SILVIA VENTURINI FENDI – Produttrice associata
Ho contribuito a produrre questo film per una grande stima verso Luca, col quale avevo già collaborato.
Gli era infatti stata affidata la regia di due corti per Fendi: Firstsun e Golden Mirror, da li è nata anche una bella amicizia. Luca ha una cultura cinematografica infinita cosa che rivela non solo quando dirige ma anche nelle vesti di produttore.

FRANCESCO MELZI D’ERIL - Produttore
Ho deciso di produrre il film di Luca perché credo fortissimamente in lui come regista, perché ho molto amato la sceneggiatura e per l’enorme qualità di talenti di cui Luca ha saputo circondarsi. A partire ovviamente dalla grande Tilda Swinton.

WALTER FASANO - Sceneggiatore e montatore
Spesso i registi di cui monto i film mi chiedono di leggere le loro sceneggiature prima di cominciare le riprese. Luca questa volta mi ha chiesto di scrivere con lui la stesura definitiva del film, quella con la quale ha girato Io sono l’amore. Temevo che questo potesse togliere lucidità al mio lavoro di montaggio, ma credo che questo non sia accaduto visto che siamo stati capaci in parecchi momenti a ripensare il film in moviola.

GIULIA MAURA - Direttore di post-produzione
È stata una grande soddisfazione poter dedicare la propria professionalità ad un film italiano di alta qualità produttiva come questo. Mi è piaciuto molto il coraggio della produzione che ha deciso di rischiare, realizzando l’opera di un regista originale ed inconsueto, che tratta di temi lontani da quelli che si vedono maggiormente al cinema oggi.

BARBARA ALBERTI - Sceneggiatrice
All’inizio non mi fu proposto niente, Luca mi aveva solo fatto leggere la storia, e ne ero rimasta affascinata. Trovavo superbo che l’amore di Emma e Antonio continuasse oltre la tragedia. Secondo ogni canone la morte di Edo dovrebbe frantumare tutto, separare per sempre i due amanti. E invece no.
Eschilo evocato e beffato. Poter lavorare al progetto! Provavo un desiderio infantile di metterci le zampe in qualche modo, di entrare in tanta bellezza. Avrei dato un occhio, ma non c’è stato bisogno di arrivare a tanto: un giorno Luca mi ha chiesto di collaborare. Il film che raccontava allora era quello che poi ha girato.

IVAN COTRONEO - Sceneggiatore
Dal primo momento in cui Luca mi ha parlato del film che aveva intenzione di realizzare, ha usato l’espressione ‘melodramma sociale’. Credo che i due piani siano fortemente legati, e che le scelte d’amore delle due donne siano per questo protoromantiche e rivoluzionarie.

Edoardo Gabbriellini - Antonio Biscaglia
Conosco Luca da un paio d’anni. Nel settembre 2007 mi ha chiesto di leggere la sceneggiatura di Io sono l’amore, come lo si chiede a un amico, per un parere. Poi, qualche tempo dopo, mente parlavamo del personaggio del cuoco, mi ha detto: “Peccato che non sei una star, sennò ti prenderei”. Probabilmente già da allora in qualche modo in me vedeva i colori giusti per Antonio.

CANDICE ZACCAGNINO – Produttrice associata
Luca mi aveva raccontato la storia di Io sono l’amore all’epoca del primo film che abbiamo fatto insieme (Melissa P. 2005 N.d.r.), ricordo che mi erano venute le lacrime. Volevo fare un altro film con Luca.
Questo è stato finanziato col sudore e col sangue, molta fiducia nel film e tanto amore per il progetto.

MARCO MORABITO - Produttore
Abbiamo avuto molte difficoltà nel finanziare questo film. Come tutti i progetti che non aderiscono perfettamente alle richieste di un sistema che ha paura della diversità, che non la sostiene. First Sun ha sviluppato il progetto. Mikado lo ha sposato. Il film è stato finanziato dallo straordinario impegno di tutte le persone coinvolte che hanno sempre sempre dato assoluta priorità alla qualità. Io sono l’amore è stato finanziato con il fondo del ministero dei beni pubblici italiano, da Mikado Film, da FIRST SUN, da RAICINEMA e con investimenti di privati.

Alba Rohrwacher - Elisabetta Recchi
Lavorare con Tilda e con Marisa Berenson mi ha sorpreso, perché rispetto al loro talento, al grande cinema che hanno sulle spalle, ha prevalso la loro umanità. Sono affascinata dal loro modo di lavorare, Tilda è per me un’attrice di riferimento, Marisa Berenson è un’icona, con i suoi modi, la sua storia, il cinema che ha fatto, è perfetta per raccontare il passato a cui è ancorata la classe sociale rappresentata nel film. Pippo è straordinario nel modo in cui si ingabbia nel ruolo facendo tutto il contrario di quello che fa a teatro, dove si libera da ogni convenzione a ogni rappresentazione.

CANDICE ZACCAGNINO
La storia è stata scritta per Tilda. Da sempre Betta era Alba, il resto, è venuto dopo e adoro le scelte fatte. Sono tutte radicali: Pippo Delbono, Maria Paiato o Edoardo Gabbriellini. Alcuni sono stati scelti anche per le esperienze pregresse come Gabriele Ferzetti o Marisa Berenson, alcuni scelti per la loro aderenza alla realtà : Flavio aveva già conoscenza della cultura russa, alcuni ospiti della famiglia Recchi interpretati da attori non professionisti, come anche i camerieri.
Per me è stata creata una vera famiglia e un microcosmo assolutamente reale.

MARCO MORABITO
Tilda è un essere speciale. Tilda è ed è sempre stata Io sono l’amore. Ma tutto il cast è eccezionale. Persone meravigliose, oltre che attori. La follia di Pippo Delbono, lo splendore di Alba Rohrwacher, la classe di Gabriele Ferzetti, la forza di Maria Paiato, l’esuberanza di Edoardo Gabbriellini. Non dimenticherò mai l’emozione quando con Luca abbiamo incontrato Marisa Berenson a Parigi la prima volta.

FRANCESCO MELZI
Tilda Swinton è la complice di Luca Guadagnino. Senza dubbio. Intorno a lei ha costruito un cast di donne straordinarie. Sottolineerei il raffinato incontro tra Tilda e Alba Rohrwacher, la star europea premio oscar e l’attrice italiana giovane più promettente e premiata. Forse la migliore della sua generazione.

TILDA SWINTON
Il film parla di una donna tra i 40 e i 50, Emma, una donna che non produce ricchezza, che non produce cultura, che fu scelta da suo marito Tancredi, un ricco industriale del Nord Italia, per la sua bellezza. Come avrebbe scelto un’opera d’arte. Emma è una proprietà, ha avuto dei figli, ha svolto la sua funzione e ora si trova in quel momento della vita in cui la gabbia, la prigione in cui ha vissuto si presenta ai suoi occhi con tutta la sua esplicita drammaticità. Emma viene da una gabbia, la Russia, che ha lasciato nell’era pre-Gorbaciov, per avere accesso al mondo libero. E nel mondo libero si è chiusa in un’altra gabbia, la famiglia. E la menzogna.

FERDINANDO CITO FILOMARINO - Assistente e consulente alla regia
Ho aiutato Luca a conoscere i luoghi persone e abitudini della Milano che racconta nel suo film, ad applicarli alla scenografia, ai costumi, ed alla regia su alcuni attori. Il nostro rapporto di lavoro è diventato progressivamente un dialogo aperto dove, da un certo punto, mi sono sentito libero di esprimere le mie opinioni, e dove lui ne discuteva con me altrettanto liberamente. Questo è successo grazie all’incondizionata capacità di ascolto di Luca, specie rispetto a chi ama il cinema come lo ama lui.

CHIARA TOMARELLI - Anita
Quando Luca mi ha proposto di partecipare al film l’unica possibilità era un piccolo ruolo, che poi nelle varie revisioni della sceneggiatura è diventato sempre più piccolo. Ma sapevo che Luca appartiene a quella tipologia di registi veri, dove non esistono parti minori, dove tutto viene curato nei minimi dettagli. E così è stato. Abbiamo creato comunque un personaggio con delle caratteristiche precise, che aveva una sua storia.

Flavio Parenti - Edoardo Recchi Jr.
Abbiamo lavorato su tanti piani. abbiamo cercato la postura di Edo, i movimenti delle sue mani, i dettagli della sua eleganza, alla ricerca di quella “naturale formalità” tipica della classe alto-borghese.
Con me Luca è stato molto severo. La dedizione al suo lavoro e alla sua visione lo hanno spinto a non perdere mai il controllo nei miei confronti, a non accontentarsi mai. Questa dinamica ha generato una serie di attriti tra me e lui che ha incredibilmente giovato alla mia ricerca della dimensione interiore di Edo. Non so ancora se il suo comportamento nei miei confronti sia stato manipolatorio o casuale, ma mi piace pensare che l’abbia sempre saputo.

CINZIA CASTANIA - Primo Aiuto regista
Luca riesce a creare dei rapporti con tutti sul set, è molto curioso anche nei confronti di chi lo circonda e la curiosità può essere una grande qualità, e inoltre è molto chiaro su quello che vuole ottenere. Per un regista avere una troupe che lo segue è fondamentale. A parte qualche momento di tensione o di distrazione, normale in un film così difficile, io ho cercato di seguirlo anche nelle sue piccole follie. Il suo interagire con me e il mio con lui non è stato solo ‘freddamente professionale’ per fortuna.

MATTIA ZÀCCARO - Gianluca Recchi
Credo sia complesso trovare un denominatore unico nella metodologia che Luca ha usato per dare forma in me a Gianluca Recchi. La mezza misura è sconosciuta - o fin troppo conosciuta- a Luca. Ai miei occhi, grazie a questa sua disarmante sincerità è riuscito a giustificare le differenze nelle diverse relazioni con le attrici e gli attori, senza trincerarsi dietro all’ipocrita asserzione secondo cui tutti hanno bisogno dello stesso identico trattamento sempre. La sua maggiore prerogativa, però, mi sembra sia quella di riuscire a stabilire un equilibrio di forze, costituito da costanti e potenti disequilibri.

ALBA ROHRWACHER
Quando sono arrivata sul set Luca mi ha tagliato i capelli, mi ha dato due paia di pantaloni, una borsa e tanto è bastato a farmi entrare nel corpo di Elisabetta. Non mi era capitato mai che fosse sufficiente tanto poco, quasi senza parole. Quando accade un miracolo simile, significa che tutto intorno a te è perfetto. Subito ho trovato una camminata, uno sguardo, Elisabetta. Perché ero circondata da una verità assoluta. E non vale solo per me.

FRANCESCA DI MOTTOLA - Scenografa
Sin dal nostro primo incontro, Luca mi aveva coinvolto nell’atmosfera del film attraverso la vastissima ricerca di immagini che aveva raccolto e che teneva divisa per temi: la Città, la Natura, La Russia Sovietica, la Fabbrica, Emma, Tancredi, Allegra. Tra queste immagini di riferimento vi erano dipinti di vari periodi della storia dell’Arte, fotografie di paesaggi metropolitani e ritratti ai quali ispirarsi per capire i personaggi che dovevamo raccontare nel film.

ANNA ESTEROVICH - Dialogue coach di Tilda Swinton
Tilda è una grandissima attrice, voleva sapere tutto della Russia, cercava di capire e di carpire i piccoli dettagli della vita quotidiana. Ha sempre cercato di dare il meglio. Ogni tanto, dopo un ennesimo “non va bene” temevo si sarebbe arrabbiata, non lo ha mai fatto. La maggiore difficoltà era senza dubbio legata alla fonetica russa che vanta dei suoni che non esistono né in inglese né in italiano. Nel film il risultato è straordinario, lei veramente sembra russa. Russa fino al midollo , passionale e un po’ folle, come possono essere le russe.

ALICE GUARESCHI - Autrice delle opere di Betta Recchi
La foto ai giardini di Hanbury è opera mia. Luca voleva che la foto regalata da Elisabetta al nonno segnasse in un certo senso una cesura, un passaggio, una dichiarazione silenziosa di autonomia espressiva, ma anche esistenziale. Se i disegni dovevano raccontare gli anni della crescita, del legame con la famiglia, dello studio a vetri in fondo al giardino in cui cercare sé stessa tra gli altri, la foto apre invece a una stagione nuova: uno sguardo più adulto e consapevole, Londra, il mondo fuori.

FRANCESCA DI MOTTOLA
Durante il primo periodo della preparazione per il film, abbiamo svolto uno studio approfondito dei personaggi, in cui abbiamo discusso del loro passato e delle loro tradizioni ed abitudini.
Questa importante fase di ricerca, che ci ha portato ad osservare famiglie con uno stile di vita simile a quello dei Recchi, mi ha fatto capire come fosse importante far risaltare, attraverso la Scenografia, il senso di oppressione di una famiglia che vive costretta dalle proprie tradizioni e così sottolinea l’isolamento di una donna che vive in questi ambienti come prigioniera nel suo ruolo di moglie e di madre.

ANTONELLA CANNAROZZI - COSTUMISTA
Nessuna griffe in particolare nel film rappresenta i personaggi, ma tutte, in profusione, sono funzionali alla rappresentazione di uno stato. Quelle dichiarate, sono perlopiù citazioni e omaggi.

SILVIA VENTURINI FENDI
Il made in Italy è un elemento molto presente in questo film. Per Luca l’estetica è sostanza; tuttavia nel film non si può dire si parli di moda, piuttosto di uno stile di famiglia, basta guardare l’abbigliamento degli uomini Recchi. Le donne invece rispolverano elementi d’archivio, come la pelliccia anni ‘70 di Marisa Berenson, elementi che probabilmente verranno tramandati, così come i quadri. L’attualità di queste cose antiche sta nella loro qualità. Del resto il made in Italy è conosciuto nel mondo per questo motivo.

FERNANDA PEREZ - Makeup artist
La prima volta che sono entrata in First Sun, ho visto pareti e pareti coperte da immagini. Luca aveva reso, per ogni scena del film, una sensazione in immagini, e quelle pareti erano fonte di ispirazione e sopratutto ti aiutavano a capire quello che lui voleva. C’erano quadri, fotografie di moda, fotografie d’arte, fotografie di persone famose, fotografie di sconosciuti, colori, forme, case, borse... E per ogni personaggio, c’era una perfetta descrizione, che è stata poi limata con l’aiuto del parrucchiere, della costumista e del direttore della fotografia, ma sopratutto con l’apporto che ogni attore ha dato, quello di Tilda Swinton in particolare. Insomma io ho dato le mie mani ad un regista attento ad ogni dettaglio!

FLAVIO PARENTI
Credo che in Io sono l’amore si possa davvero parlare della ricerca di uno stile: mi sembra che il gusto del regista abbia permeato tutti i reparti della varie maestranze, creando un gusto unico nel quale Edo si confà benissimo.

WALTER FASANO
Un ruolo fondamentale lo ha avuto la ricerca dell’equilibrio fra immagini/racconto e la musica di John Adams, che è a tutti gli effetti protagonista del film. Un momento del film che mi piace molto in questo senso è quello che va dall’arrivo di Emma a Sanremo al primo viaggio di Emma e Antonio in campagna.
Il passaggio dallo score di Adams, che sembra scritto sulle immagini quando invece è vero il contrario, al montage di radio incidentale sul camioncino, fino all’assordante concerto dei suoni della natura rende bene l’idea.

FRANCESCA DI MOTTOLA
Luca aveva dall’inizio una visione molto chiara di come voler ritrarre la città di Milano e insieme abbiamo camminato a lungo, fotografando le facciate dei palazzi del centro, i loro cortili, cercando scorci che rivelassero la forza architettonica, la Milano monumentale, imponente nei suoi edifici, le facciate eleganti dei palazzi e le gru dei tanti cantieri a testimoniare la Modernità di una città in trasformazione. Le inquadrature dall’alto mostrano una città in perenne movimento sulla quale la Neve cade silenziosa.

CINZIA CASTANIA
Il film è molto ‘ricco’ dal punto di vista tecnico-artistico, senza esagerazioni e non con tanti mezzi, ma con scelte ‘ardite’, a volte persino rischiose. Una delle cose che ammiro di più in Luca è proprio il suo andare oltre, assumersi dei rischi e osare senza paura, come pochissimi fanno in Italia. È stato interessante seguirlo e aiutarlo sotto questo aspetto.

FERDINANDO CITO FILOMARINO
Io vedo Io sono l’amore come un film che esiste in modo indipendente dalle correnti attuali, ed in questo senso lo vedo più forte e inevitabilmente legato al cinema che vive attraverso gli anni.

MATTIA ZÀCCARO
Per me le varie maestranze sono state una vera scoperta. Mi ha stupito e affascinato la mole di lavoro e la loro capacità tecnica di modificare una persona in personaggio, e nello specifico Mattia in Gianluca.
La competenza individuale e la sua integrazione nel lavoro di squadra ha contribuito a rendere il personaggio Gianluca il più congruente e compatto possibile. La sua pettinatura, il suo trucco, i suoi vestiti sono riusciti a definirlo, a mio avviso, coerentemente con i tempi e con la sua storia. D’altronde, avrebbe potuto il cadetto Recchi non avere gli occhi azzurri, non mettere gemelli in camicie cifrate, non godere di una Ida conforme a certe letterature, anche nel duemila? Secondo me no: i Recchi, forse, non sono gli Agnelli.

BARBARA ALBERTI
Oltre ad aver lavorato con questo giovane maestro, felicissimo incontro con quelli che hanno partecipato al film - Tilda Swinton, il miracolo - i produttori, gli amati Momò (Marco Morabito N.d.r.) e Mughi (Massimiliano Violante N.d.r.) detti Gli Intrepidi, Walter Fasano, umile in ragione della sua genialità, Carlo Antonelli il dioscuro (l’altro è Luca) la costumista Cannarozzi che li veste “da dentro” - mi fermo - vedrete gli altri nomi nei titoli di testa - tutti innamorati del progetto, e per il regista pronti a buttarsi nel fuoco - e ci si sono buttati.

VALENTINA MARIANINI
Le difficoltà ci sono state, come del resto in tutte le produzioni per le quali ho lavorato, ma è proprio quando nonostante le difficoltà ‘porti a casa’ un film, un lavoro, di così alto livello, che le soddisfazioni e le emozioni ti ripagano di tutto.

MARCO MORABITO
La cosa che più amo di questo mestiere è la straordinaria possibilità di dare forma alle idee. Quando Luca mi ha parlato di Io sono l’amore la prima volta avevo chiarissimo il film, quello che Luca voleva, la storia e le immagini che avrebbe costruito. A quel punto era fatta. Non si poteva tornare indietro, non si poteva non fare. Io sono l’amore, che titolo. È diventata una missione. E sono molto felice del risultato.

WALTER FASANO
Il montaggio delle immagini di Io sono l’amore è durato circa sei mesi. La prima stesura del film durava oltre tre ore e mezza ed è stato piuttosto laborioso riuscire a ridurlo a meno di due ore senza snaturare alcuni passaggi del racconto, che richiedevano durate e ritmi più distesi. La durata attuale comunque non ci è stata imposta ma è quella che ci è sembrata giusta per il film alla fine del processo del montaggio.
In post-produzione abbiamo cercato di curare con attenzione ogni elemento, così come Luca aveva fatto sul set. A cominciare dal lavoro sui titoli di testa, passando per il suono (montaggio e missaggio), grazie anche ad alcuni ottimi collaboratori.

GIULIA MAURA
Si sa che la post-produzione è il luogo in cui tutti i nodi vengono al pettine!
Io sono l’amore non è stata l’eccezione. Le difficoltà che abbiamo avuto sono state diretta conseguenza dei problemi incontrati sul set.
In particolare, essendo un film ambientato a Milano in due stagioni completamente diverse (inverno ed estate), ma girato tutto in estate, la post-produzione ha dovuto risolvere i problemi di visualizzazione relativi soprattutto con effetti visivi digitali che hanno ricreato ambienti innevati.

EDOARDO GABBRIELLINI
Questo film si è presentato subito con tutta la sua fatale attrazione: l’opportunità di lavorare accanto a un mostro sacro come Tilda; la prospettiva di un training di un mese con Carlo Cracco, uno degli chef più bravi del mondo. Non capita spesso di preparare un personaggio così. Avrei conosciuto un mondo che mai avrei avvicinato altrimenti. Ho pensato: “Prendo due piccioni. Faccio un film e imparo a cucinare”.

CARLOCRACCO - Creatore dei piatti presenti nel film
Ho cercato di entrare nei personaggi per capire meglio quella che era la loro interiorità, quali erano le loro aspirazioni. Mi sono chiesto: che cosa desiderano queste persone? Che cosa li emoziona? D’altra parte è la stessa cosa che faccio ogni volta che un cliente si siede al mio ristorante, cerco di entrare nella sua psicologia, nella sua anima, per proporgli quel piatto e quell’esperienza che in quel preciso momento lui può desiderare. La cucina è soprattutto comunicazione, perché attraverso di essa può avvenire la magia dello scambio, che lega le persone e le unisce attraverso questo filo sottile e magico che è il cibo.
In alcuni casi le avvicina, come quando ad esempio Emma fa la zuppa per Edo oppure quando Antonio cucina per Emma, in altri casi invece può allontanarle, come nel caso del padre di Antonio che non gli premette di creare piatti particolari.

FLAVIO PARENTI
Per quanto riguarda Edo, la cucina di Antonio sarà la lama che trapasserà il suo cuore. La cucina di Antonio ruberà l’amore della madre, la cucina di Antonio gli “mostrerà” il tradimento. Quando Edo vedrà che Antonio ha copiato la ricetta della oucha (zuppa di pesce russa) che solo sua madre conosceva il tradimento sarà manifesto.

BARBARA ALBERTI
La presa di coscienza del rapporto tra Emma e Antonio viene vissuta da Edo come un tradimento completo. Emma e Antonio, gli unici che ama. Il suo mondo è di colpo vuoto. Senza di loro Edo è solo. Con quella fidanzata che è solo una donna dello schermo, lei o un’altra sarebbe uguale, pur di vivere i suoi due segreti amori- e che scelta a caso, per indifferenza, per debolezza, per pigrizia- è banale e feroce nell’arrivismo, con la sua volgarità perfetta per il new deal finanziario dei Recchi. La madre e l’amico erano anche l’unica salvezza dal peso immane di un padre e dal fratello, postmoderno, fatto in serie, che non si è mai fatto una domanda in vita sua. Mentre Edo se ne è fatte anche troppe. E come ogni Amleto, ne è svantaggiato.

EDOARDO GABBRIELLINI
Dentro la formalità, la fluidità dei carrelli, dentro l’impianto del cinema classico, Luca cerca sempre la vita. E i suoi tempi. È molto bello lavorare così, con campi larghi o strettissimi (non usa mai il 35 mm, Luca praticamente usa solo ottiche che in Tv sono proibite), così l’umano diventa un elemento del paesaggio.
Così si arriva fino all’orlo dell’abisso, ma il vuoto, la caduta sono per gli altri, che restano nel loro mondo. Emma si salva e si salva con me.

TILDA SWINTON
L’amore è il grande motore di cambiamento nella vita degli esseri umani, il grande creatore di crisi, il facilitatore di metamorfosi. Emma si innamora, di un altro outcast. Come lei. Una passione inaccettabile.
Dalla classe, dalla famiglia, dalla società tutta. In questo Emma ha molte antenate nel cinema e nella letteratura, Emma Bovary, l’Alida Valli di Senso, Anna Karenina. È una donna oblativa, il suo amore è incondizionato. Una creatura capace di confrontarsi con gli assoluti, la vita, la morte, la passione totalizzante e di non cedere. Una radicale pura.

PIPPODELBONO - Tancredi Recchi
Questo è un film che parla del nostro paese e lo fa non solo facendo cinema, ma facendo politica. È vero, l’Italia ha subito una mutazione genetica in questi ultimi decenni, ma la borghesia del Nord, quella rappresentata nel film è antica, ha codici d’onore praticamente immutabili. Io, Tancredi, forse sono il più cattivo di tutti: mio padre ha ancora dei valori, crede nella missione, ha una nobiltà di pensiero, io sono disposto al compromesso, l’importanza è fare soldi, ho perso la nobiltà, mi è rimasta solo la maschera.

ALBA ROHRWACHER
Io sono l’amore è un film diverso da tutto. Non sono mai stata tanto curiosa di vedere un film da spettatrice, dopo averlo fatto. Perché come attrice mi sento dentro un progetto bellissimo, ma che mi fa quasi paura. Una storia che per l’Italia è sicuramente non convenzionale. Uno stile assolutamente inaspettato. Un film in cui si sente la forza della creazione. Io la sentivo ogni giorno nel momento in cui si girava: Luca è un regista che sa sempre come prendere la distanza dalla scrittura. La scrittura c’è, ma sul set nasce qualcosa di nuovo. La cura dei dettagli è assoluta. E imprescindibile.

CHIARA TOMARELLI
Anita(il mio personaggio) insieme alla servitù, ha il ruolo e la funzione precisa di partecipare alla definizione del mondo nel quale questa famiglia da sempre si muove e vive. E anche il compito di mostrare come questi universi possano incontrarsi e nella distanza poter essere invece molto vicini. Come poi accadrà tra Emma e Antonio, il cuoco.

IVAN COTRONEO
Il mondo che raccontiamo è precisamente ricostruito su una realtà alto-borghese italiana. Ma molte erano le suggestioni che portavamo da altri piani: romanzi, musica, film. Abbiamo cercato di riprodurre una realtà, ma credo di non sbagliarmi dicendo che contemporaneamente abbiamo cercato di creare una iper-realtà.

SILVIA VENTURINI FENDI
Il film rappresenta alcuni destini di famiglie che io conosco bene, il passaggio generazionale che si vede nel film è traumatico per questi giovani che hanno sempre meno spazio.

VIOLANTE VISCONTI DI MODRONE - Verde Sanfelice
questo film, nella sua rappresentazione delle classi sociali, è un’opera totalmente attinente alla realtà.

FERDINANDO CITO FILOMARINO
Io credo che a livello di sceneggiatura siano stati creati dei personaggi e luoghi che si riferivano ad un mondo; ma dal momento della preparazione del film questi personaggi e questi luoghi sono stati ri-tramati con il tessuto realistico di “quella Milano” trasformandocisi. Io credo però che una volta considerato il tessuto realistico di questa rappresentazione, il film passi in una dimensione alternativa, ovvero quella del cinema, dove non esiste, né necessita di esistere, quel legame con la realtà.

MARCO MORABITO
Io sono l’amore è la rappresentazione della bellezza, in tutta la forza che la bellezza restituisce a chi la guarda. È l’amore come forza distruttiva. L’amore come unica possibilità di salvezza.

FRANCESCO MELZI
Un aspetto di fondamentale importanza della alta società, milanese e nazionale, che emerge dal film, è la criticità del passaggio generazionale. L’azienda che passa dal fondatore-patriarca agli eredi.
Il tema è attualissimo nel nostro paese e comune a tante realtà imprenditoriali. Per fare due esempi: se ne parla regolarmente per la famiglia un tempo più’ potente d’Italia, gli Agnelli, e per la famiglia più potente oggi, la famiglia Berlusconi.

PIPPODELBONO
L’Italia oggi è un paese all’apice del razzismo, della non spiritualità, della non etica. Le categorie sociali esistono ed esisteranno sempre, il comunismo ha fallito, come ha fallito il cattolicesimo. Sono rimaste solo le contrapposizioni estreme: ricchi-poveri, sfruttati-sfruttatori, sommersi-salvati. In questo film l’amore si pone come forza rivoluzionaria. E quello che distrugge è il capitale. Straordinario!

TILDA SWINTON
Tutti i personaggi del film sono in gabbia, ma non allo stesso modo. Il padre di Tancredi, il capostipite, il fondatore delle fortune, l’artefice dello status della famiglia, Gabriele Ferzetti, è arrivato al punto in cui deve passare il testimone. Sceglie, perché crede di vedere in un membro della propria discendenza “lo stesso sguardo”, ma quello sguardo non c’è. Non vede che quello sguardo che cerca altrove, potrebbe essere in Elisabetta, la nipote, irrilevante in quanto donna nell’economia dei giochi di possesso e di potere. Ma in lei c’è un’aspirazione e un talento per la libertà, la ribellione. La madre, il mio personaggio, da quella ribellione prenderà coscienza.

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