Il mondo dei replicanti di Jonathan Mostow

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locandina Il mondo dei replicanti
 
Regista: Jonathan Mostow
Titolo originale: Surrogates
Durata: 100'
Genere: Thriller, Azione
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 08 Gennaio 2010 (cinema)

Attori: Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Ving Rhames, Michael Cudlitz, Jack Noseworthy, Valerie Azlynn, Devin Ratray
Soggetto: Robert Venditti, Brett Weldele
Sceneggiatura: Michael Ferris, John D. Brancato

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il mondo dei replicanti (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Kevin Stitt, Barry Zetlin
Musiche: Richard Marvin
Scenografia: Jeff Mann, Debbie Cutler, Basia Goszczynska, Fainche MacCarthy
Costumi: April Ferry

Produttore: Max Handelman, David Hoberman, Todd Lieberman
Produttore esecutivo: Elizabeth Banks, David Nicksay
Produzione: Touchstone Pictures, Mandeville Films, Road Rebel
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Il mondo dei replicanti
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Colonna sonora / Soundtrack di Il mondo dei replicanti
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimo Rossi: Ag. Tom Greer
Claudia Catani: Ag. Jennifer Peters
Francesca Fiorentini: Maggie Greer
Alessandro Rossi: Il Profeta
Alberto Angrisano: Andrew Stone
Fabrizio Vidale: Bobby Saunders
Giorgio Lopez: Dott. Lionel Canter
Luigi Morville: Dott. Canter Da Ragazzo
Manuel Meli: Dott. Canter Da Bambino
Massimo Bitossi: Col. Brendan
Stefano Crescentini: Miles Strickland

Personaggi:
Bruce Willis: Agente Tom Greer
Radha Mitchell: Agente Jennifer Peters
Rosamund Pike: Maggie Greer
Ving Rhames: Il profeta
Boris Kodjoe: Anthony Stone
James Cromwell: Dr. Lionel Canter
Jack Noseworthy: Miles Strickland

Informazioni e curiosità su Il mondo dei replicanti

Nel marzo del 2007 la Walt Disney Pictures ha acquistato i diritti della graphic novel del 2005 The Surrogates (di Robert Venditti e Brett Weldele), con l'intento di realizzare un adattamento cinematografico. Jonathan Mostow è stato assunto per dirigere il film, basato su una sceneggiatura adattata da Michael Ferris e John Brancato, già autori di Terminator 3 - Le macchine ribelli e Terminator Salvation. Nel novembre dello stesso anno, Bruce Willis viene ingaggiato per il ruolo da protagonista.
Le riprese avrebbero dovuto iniziare il 28 febbraio 2008, ma sono slittate al 29 aprile 2008. Il film è stato girato interamente nel Massachusetts; le riprese sono iniziate a Lynn.

Note dalla produzione:

LA NASCITA DEI REPLICANTI
Il futuro è adesso
Prima il computer, poi le mail, i minuscoli cellulari e Internet. Oggi, i sexy replicanti robotici riempiono lo spazio delle loro controparti umane meno attraenti, persone normali che non vogliono più avventurarsi nel mondo reale da soli. Nel mondo dei replicanti, la tecnologia si è spinta troppo oltre?
"La premessa del film è che i replicanti abbiano preso il controllo del mondo come i cellulari e i computer", sostiene il regista Jonathan Mostow. "I replicanti sono degli strumenti che offrono agli uomini l'opportunità di vivere la propria vita in tutta sicurezza nelle proprie case. Nel nostro film, i replicanti rappresentano la libertà assoluta, sia dal dolore fisico che dal peso mentale della vita quotidiana. Il piacere è raggiungibile semplicemente collegandosi. Ma per alcune persone, i replicanti rappresentano la perdita della propria umanità", prosegue Mostow. "In un mondo in cui il
vero contatto fisico sta diventando sempre più raro, il concetto di amore rischia di perdere di significato? Queste sono alcune delle idee che esploriamo nella nostra storia".

L'autore esordiente Robert Venditti ha pensato a una premessa unica mentre lavorava alla Top Shelf Publications nel loro magazzino alla periferia di Atlanta. Cercando una nuova idea per le graphic novel, Venditti si è ricordato di un libro di sociologia che aveva letto per una delle sue lezioni al college, che descriveva "persone che giocavano con viedogames basati sulla comunità", sostiene Venditti. "Sono rimasto affascinato da come queste persone si facciano coinvolgere nel gioco, creando queste personalità alternative per se stessi. Così, si identificano a tal punto con esse che perdono il lavoro e rovinano la loro vita privata, perché non riescono a separare la vita reale dalla personalità che hanno creato. E' un'idea che mi è rimasta impressa, il fondamentale desiderio umano di essere una persona diversa".

L'autore ha raffinato questa idea immaginando varie ragioni per cui le persone possono utilizzare un replicante. "La mia idea era di creare un replicante che va al lavoro e guadagna dei soldi per sé. Un replicante che sia sempre giovane e prestante, bello e atletico, insomma il sogno di tutti".
"La storia mi è sempre sembrata un confronto tra tecnologia e umanità", sostiene il produttore Hoberman. "Io sono una persona che ha scoperto tardi i computer, internet, le mail e l'iPhone. Fino a poco tempo fa, non sapevo nulla. Questa storia affrontava, in maniera affascinante, quello che succederebbe se tutti vivessero dentro un computer e le loro vite venissero condotte all'esterno da qualcun altro. Parla della direzione che sta prendendola la tecnologia, della chirurgia plastica e delle cose che le persone fanno al loro corpo. Pensavo che fosse un'idea interessante da esplorare in un film".

Bruce Willis (“Trappola di cristallo", “L'esercito delle 12 scimmie", “Il sesto senso”) e Radha
Mitchell (“Man on fire - Il fuoco della vendetta", “Melinda e Melinda", “Pitch Black”) interpretano
gli agenti dell'FBI Thomas Greer e Jennifer Peters a cui è stato affidata l'indagine su un omicidio, il primo che avviene dopo diversi anni in questa società utopistica, tanto da suscitare delle domande sull'etica della tecnologia dei replicanti e il futuro della società.
Come dichiara Mostow: "Il film è un giallo, con Bruce Willis nei panni di un agente dell'FBI, la cui indagine sul misterioso omicidio di un replicante porta l'eroe ad affrontare una cospirazione che pone in discussione la vera definizione di umanità".

"E' un racconto che mette in guardia sul modo in cui la gente conduce le proprie vite in questo mondo tecnologico attuale", aggiunge Hoberman.
Nel film, il dottor Lionel Canter è un miliardario recluso e un genio del M.I.T., i cui rivoluzionari esperimenti hanno portato alla creazione della popolazione dei replicanti. Costretto su una sedia a rotelle, Canter aveva iniziato la sua sperimentazione con delle protesi per gli arti mentre si trovava al M.I.T. La sua ricerca ha portato a una nuova tecnologia per decodificare degli impulsi cerebrali, che ha scoperto potevano essere trasferiti come segnali agli umani sintetici.

Questi 'replicanti', controllati a distanza, si differenziano dalle loro controparti in carne e ossa soprattutto per la loro perfezione fisica. Ogni replicante è legato direttamente a un essere umano, che si trova a isolati o centinaia di chilometri di distanza, e che controlla il proprio replicante a livello neurologico. Senza una mente umana che invia o riceve degli impulsi mentre si trova in uno strumento speciale chiamato "la poltrona", questi doppi robotici sono completamente inerti.
In questo modo, è nato il mondo dei replicanti, con il consenso di milioni di persone, e il rimpianto e il disprezzo di altri. Ving Rhames (“Pulp Fiction", “Mission Impossible", “Con air”) incarna il Profeta, il leader di un gruppo di cittadini scontenti, che si oppongono fermamente alla mancanza di umanità di questo stile di vita tecnologico.

"L'idea centrale de 'Il mondo dei replicanti' è il modo in cui conserviamo la nostra umanità in questo
mondo sempre più tecnologizzato in cui viviamo", afferma Mostow.
"La tecnologia è magnifica. La fantasia legata alla tecnologia è che questa ci dovrebbe liberare per poter essere creativi, produttivi e meravigliosi. Il rovescio della medaglia è che in un certo senso finiamo per diventare dei servi, perché siamo ancorati ai nostri cellulari e ai Blackberry. E' magnifico avere una mail, ma quando passi diverse ore al giorno a rispondere alla posta, si trasforma in un obbligo. Così, per certi versi, queste nuove opportunità sono anche un limite".

"La tecnologia diventa uno stile di vita", sostiene il produttore Todd Lieberman. "Questo sembra accadere con tanta tecnologia. Pervade la società e le persone finiscono per dipendere da questi strumenti. Cosa faremmo oggi senza Internet e senza i cellulari? E' difficile immaginarlo. In questo mondo, cosa farebbero le persone senza i replicanti?".
"La nostra storia vuole semplicemente porre queste domande", conclude Venditti. "Io non conosco le risposte a queste domande. Quando ho scritto la storia, volevo che le persone vedessero il buon utilizzo che si può fare dei replicanti per la società, così come il lato negativo. Alla fine, desideravo che i lettori decidessero da soli".


PORTARE I REPLICANTI SUL GRANDE SCHERMO
Un fumetto diventa un film
Il produttore Max Hendelman, un appassionato di fumetti da una vita, ha opzionato il fumetto da Venditti, dopo aver trovato affascinanti i temi della storia. "La vicenda va avanti in maniera spedita e ti permette di immaginare qualcosa che prima o poi potrebbe avere un impatto sulla nostra società.
Avremo tutti dei replicanti? Probabilmente no, ma è una metafora del fatto che la nostra società si affida sempre di più alla tecnologia e alla comunicazione virtuale".
Handelman ha portato il fumetto a un amico del college, il veterano produttore Todd Lieberman, socio dello storico produttore e dirigente di studio David Hoberman alla Mandeville Films.

"Io cercavo qualcosa di estremo, una storia da film noir, e ho trovato tutto questo nel lavoro di Robert", sostiene Lieberman. "La pellicola ha inizio con due persone molto attraenti fuori da un locale. All'improvviso, un tizio si avvicina e loro si accasciano senza vita. Non si capisce quello che è successo. Ecco arrivare un poliziotto, il personaggio di Bruce Willis, e la sua partner. In breve tempo, capiamo di essere in un mondo che non è il nostro".
"Le persone uccise in realtà sono dei replicanti", prosegue Lieberman. "Non solo sono stati uccisi i replicanti, ma anche le persone che li controllano a casa, un fatto mai avvenuto prima nella storia.

L'intero mondo dei replicanti è a rischio, perché la sicurezza e la protezione dell'utente è il fondamento alla base di questa tecnologia". Jonathan Mostow ha accettato di dirigere il film, con i suoi fedeli sceneggiatori John Brancato e Michael Ferris (“Terminator 3 - Le macchine ribelli", il film per la televisione del 1991 “Il mistero di Black Angel”) scelti per occuparsi della sceneggiatura, decisione che ha consentito al terzetto di ritrovarsi a livello professionale dopo il periodo passato alla Harvard University.
“Non appena io e Mike abbiamo letto il fumetto, abbiamo capito di poter fare un bel film", sostiene Brancato. "Il concetto dei replicanti è legato all'attualità in maniera diretta e indiretta, una metafora sia di Internet che della chirurgia plastica, delle dipendenze e dei giochi di ruolo, senza parlare del conflitto tra parte interiore ed esteriore di noi stessi".

Per cogliere le sensazioni che gli sceneggiatori tratteggiano in questo universo moderno/futuristico, popolato quasi esclusivamente da robot, la coppia ha iniziato a svolgere delle ricerche sulla tecnologia che Venditti usava nel il fumetto. I loro studi li hanno portati a contatto con uno scienziato giapponese chiamato Hiroshi Ishiguro, che utilizza una sua versione di plastica per svolgere delle conferenze nel mondo, senza mai abbandonare il suo ufficio di Osaka. Inoltre, hanno scoperto una scimmia macaco nella North Carolina, che è stata collegata per far camminare un robot che si trovava a Kyoto, il tutto soltanto col pensiero. La tecnologia continua a migliorare, con dei progressi rivoluzionari che stanno già favorendo le persone con delle malattie degenerative.


SCEGLIERE IL CAST DEI REPLICANTI
Bruce Willis incarna il protagonista
"Il mondo dei replicanti" vede impegnati un gruppo di personaggi che comprende dei robot perfetti, così come degli esseri umani reali. La maggior parte dei membri del cast ha dovuto interpretarli entrambi.
Per portare il tormentato agente dell'FBI in vita, i realizzatori si sono rivolti a Bruce Willis. "E' veramente uno dei maggiori attori cinematografici della sua generazione", sostiene Mostow. "E' una sua dote specifica quella di reggere sulle proprie spalle dei film con delle idee decisamente high concept. C'è una realtà alternativa e lui la rende credibile. E' veramente un dono quello che ha".
"La cosa magnifica di Bruce è che interpreta un poliziotto notevole, ma anche un uomo comune fantastico", sostiene il produttore Hoberman.

"Mentre Willis compie questo percorso, scopre la differenza tra umanità e mondo dei replicanti, che lo porta a vivere una crisi profonda. Il Mondo dei Replicanti è anche un film d’azione, che è quello che vogliamo vedere in una pellicola con Bruce Willis".
"Nel film, l'umanità è espressa grazie al personaggio di Bruce", rivela Mostow. "Come chiunque altro, lui affronta le questioni quotidiane utilizzando questa tecnologia. E' un agente dell'FBI che rimane a casa, nella sicurezza del suo appartamento, e lascia che il suo replicante robotico vada fuori a svolgere tutti i compiti pericolosi che sono normali nel suo lavoro. A un certo punto, perde il suo replicante ed è costretto a uscire personalmente, conducendo nuovamente la vita come un essere umano in un mondo completamente tecnologizzato e pieno di robot".

"Allo stesso tempo, scopre dei sentimenti che covavano dentro di lui, e soffre della distanza che si sta creando con la moglie, totalmente dipendente dal suo replicante", prosegue il regista. "E' un uomo che affronta una crisi esistenziale. Mentre ricomincia a vivere come un essere umano, lui capisce quanto sia contorto il mondo e inizia a vederlo in maniera completamente diversa".
"Io vedo Greer come una persona che è vissuta e ha abbracciato il mondo dei replicanti per un certo periodo", aggiunge il produttore David Hoberman. "Una volta che il suo replicante viene distrutto e lui non può averne un altro, è un uomo, un essere umano fuori nel mondo. Alla fine, lui deve compiere una scelta".

I realizzatori hanno chiamato l'attrice australiana Radha Mitchell come socia dell'FBI di Greer Jennifer Peters. "E' un personaggio interessante, perché in realtà lei rappresenta tre persone diverse nella pellicola", sostiene il produttore Lieberman. "C'è il replicante di Peters, che è un poliziotto alle prime armi e un po' ingenuo, che viene messa a lavorare con Greer. Poi c'è il vero personaggio di Peters, una versione più strana del replicante, una pittrice e una personalità più artistica. E poi, c'è la terza Peters che fa parte del giallo. E' una sfida per Radha per via dei cambiamenti sottili che deve compiere tra queste tre versioni".
"La scelta di Radha ha rappresentato un processo interessante", sostiene Hoberman. "Lei ha un ottimo curriculum, considerando che l'abbiamo vista in ‘Finding Neverland - Un sogno per la vita’, ‘Man on fire - Il fuoco della vendetta’ e ‘Feast of Love’, che è stato diretto da Robert Benton. E' un'ottima attrice ed è una bella donna, quindi era perfetta per il ruolo".

"Grazie al personaggio di Jennifer Peters, l'intero concetto dell'identità viene messo costantemente in discussione", rivela la Mitchell. "E' un personaggio veramente interessante da interpretare, o meglio, si tratta di vari personaggi. Chi è Jennifer Peters? Lei sta a casa nella sua poltrona e non la si incontra mai in forma umana. Ha i capelli castani, una pelle rovinata, una pancia evidente, dei problemi ai denti e ai capelli. Non vuole mai lasciare questa realtà protetta in cui vive, così affronta la vita attraverso il suo robot, che è un agente dell'FBI. Noi vediamo solo il suo replicante e anche lei è Jennifer Peters".

"E' un po' complesso, affascinante e anche duro interpretare un robot con la stessa voce e gli stessi movimenti dei tuoi personaggi umani, nonostante l'intento e le motivazioni di quel robot cambino la caratterizzazione", prosegue la Mitchell.
"Il tuo replicante può apparire in qualsiasi modo si desideri", sostiene il regista Mostow. "Per il bene della continuità psicologica, la maggior parte delle persone sceglie dei replicanti che assomigliano alle loro versioni reali, magari più tonici e con un aspetto migliore. I più avventurosi, possono optare per dei corpi assolutamente diversi, una nuova razza o un nuovo genere sessuale. Le persone con meno soldi possono invece optare per delle versioni generiche, che non comprendono i dettagli del volto e l'espressività dei modelli più costosi".

Rosamund Pike è stata scelta per interpretare Maggie, la moglie di Greer ossessionata dai replicanti.
"Maggie è bellissima, ma vede soltanto le imperfezioni", sostiene Hoberman. "Lei vuole guardarsi allo specchio e vedere solo bellezza. Per Greer, la bellezza è qualcosa di interiore, non esteriore. Lui si è innamorato della donna che era, non del suo aspetto".
"Greer e Maggie sono una coppia reale che hanno perso un bambino, situazione a cui lui reagisce buttandosi nel lavoro, tanto che lei deve cavarsela da sola", sostiene la Pike. "Visto che lei si sente inadeguata, il suo replicante le offre la perfezione. La loro interazione è l'incontro di due robot, non di due persone reali".
"Il loro rapporto è l'anima del film", aggiunge Hoberman. "Iniziamo con due persone che hanno preso strade diverse dopo la morte del figlio, avvenuta all'inizio del fenomeno dei replicanti".

"L'idea dei replicanti dà vita a un mondo originale e particolare", sostiene la Pike. "Parla di tante cose, come delle dipendenze e della paranoia legata alla propria immagine. Su un altro livello, è una storia decisamente umana. Il rapporto tra Maggie e Greer è al cuore di questa lotta tra perfezione e realtà".
La Pike sostiene di aver visto il replicante di Maggie come una "hostess di volo degli anni cinquanta, quando la Pan Am era all'apice e le hostess indossavano dei minuscoli vestitini". La sua controparte umana è decisamente meno definita. "Ti senti vulnerabile quando togli tutto e tiri fuori le imperfezioni".

Per incarnare il ruolo di Canter, la mente che sta dietro al rivoluzionario fenomeno dei replicanti, i realizzatori si sono rivolti a due attori: James Francis Ginty interpreta la versione giovanile di Canter, mentre James Cromwell incarna quella anziana.
"L'idea generale per Canter è quella di un uomo anziano con una malattia debilitante che vive su una sedia a rotelle, che è anche la sua 'poltrona'", sostiene il regista Mostow. "Fondamentalmente, Canter, che ha creato i replicanti, crede di essere andato al di là delle sue intenzioni originali".
"Lui non è un messia", rivela Ginty. "In effetti, penso che le sue ragioni siano molto personali.

Nella prima fase della sua vita, è stato colpito da una sventura spaventosa. A causa di questa esperienza, il suo obiettivo è diventato quello di migliorare il mondo. Così, ha creato dei replicanti per aiutare le persone che erano malate".
"E' meraviglioso dare questo dono alle persone che non possono condurre la loro vita come tutti gli altri", sostiene il produttore Hoberman. "Canter ha pensato che questo avrebbe aiutato a gestire la criminalità e che i nostri soldati non avrebbero dovuto morire, ma sarebbero rimasti al sicuro con i loro replicanti che esplodevano in battaglia. Ma questa tecnologia è stata sfruttata in maniera indiscriminata, quando una grande azienda ha preso il controllo e l'ha resa disponibile a tutti. A Canter il fenomeno dei replicanti è sfuggito di mano".

Nell'altro 'partito' dei replicanti c'è il folle sedicente Il Profeta. "E' un personaggio affascinante, perché vorrebbe essere una figura mitica, di esempio per tutti gli esseri umani", sostiene il produttore Lieberman. "Lui predica l'umanità ed è contrario alla tecnologia e ai replicanti".
I realizzatori si sono affidati a Ving Rhames per interpretare questo personaggio appassionato.
"Ving Rhames è un attore fenomenale e possiede una presenza forte, perfetta per il ruolo", sostiene Lieberman. "Esprime forza e carisma".
Hoberman aggiunge che "Ving è potente e ha una voce forte. Inoltre, abbiamo anche pensato che avrebbe rappresentato un bel contrasto con Bruce". "Il Profeta è il leader di un gruppo contrario all'utilizzo dei replicanti, sia per ragioni religiose che economiche", sostiene l'autore, Venditti.

"Questi cittadini non prendono parte alla cultura dei replicanti, ma vivono ai limiti in un luogo chiamato 'La riserva', in cui gli esseri umani, che hanno deciso di scollegarsi da questo universo tecnologico, si sono riuniti".
A completare il cast ci sono Boris Kodjoe nei panni del supervisore dell'FBI Andrew Stone, Michael Cudlitz (il colonnello Brendon) e Jack Noseworthy nei panni di un criminale locale di nome Strickland che contribuisce a dare il via alla storia.
"In questo ventunesimo secolo in rapido cambiamento, in cui i mutamenti tecnologici di Internet e di tutto il resto avvengono a velocità incredibile, c'è un'ansia generale nelle persone sul modo migliore di adattarsi in questo ambiente", rivela Mostow. "E questa storia di replicanti parla da sola, diventando un'allegoria della vita nell'era tecnologica. Le persone si identificano immediatamente con alcuni aspetti della storia perché li vedono nelle loro vite reali".

RENDERE I REPLICANTI UNA REALTA'
Sulle location con dei talenti veterani dietro le quinte
"Il mondo dei replicanti" ha rappresentato una sorta di ritorno a casa per il regista Mostow, originario del Connecticut e che si è laureato a Harvard 25 anni fa.
Oltre a girare il film in diversi quartieri di Boston, tra cui il Leather District, il Financial District, il South End, Chestnut Hill, e nella sua ex università, Cambridge, Mostow ha anche lavorato in alcune periferie di Boston come Worcester, Taunton, e Hopedale, nell'ex fabbrica Draper Mill.

Come rivela il produttore Hoberman, "la cosa interessante di Boston, almeno dal punto di vista di un realizzatore, sono queste strutture storiche e gli edifici costruiti nell'ottocento. Ha questa architettura classica americana fatta di mattoni e pietra al fianco dei monoliti di vetro. E Boston, rispetto alle altre città americane, è riuscita a trovare un modo efficace per mettere tutto assieme. La nostra storia non è veramente futuristica, ma una sorta di presente alternativo. Boston e la sua architettura ti forniscono questa sensazione di passato e futuro, così abbiamo seguito questa strada".
Per creare questo mondo immaginario che contrappone tecnologia e umanità, Mostow ha reclutato dei realizzatori veterani, tra cui lo scenografo Jeff Mann e il suo reparto artistico, che comprendeva soprattutto il decoratore Fainche MacCarthy.

"Una delle cose che adoravo del film era l'ampia gamma di immagini, set, location e ambienti che abbiamo creato e visitato", rivela Mostow. "Per quanto riguarda l'aspetto e le scenografie, abbiamo passato sei mesi prima di iniziare a costruire qualcosa, semplicemente parlando e realizzando dei grafici, assicurandoci che le cose fossero basate sulla logica. Una scelta ottima sia per me che per il nostro scenografo Jeff Mann".

"Questo mondo è emozionante, interessante e viscerale", rivela Mann. "Il fumetto è una storia decisamente dark e oscura ambientata in un mondo futuristico. Nel film, abbiamo raccontato la storia in un mondo parallelo. Questa tecnologia dei replicanti è estremamente avanzata, ma i replicanti nella nostra storia sono degli strumenti. I loro operatori sono assolutamente responsabili per le azioni delle macchine, così come avviene normalmente per ogni macchina".
Mann ha ideato delle costruzioni imponenti per il film, in particolare l'ambiente di DMZ, in cui un gruppo di ribelli umani si sono rifugiati per sfuggire a questo mondo tecnologico privo di umanità e sensibilità.

Così, una delle sequenze fondamentali della storia si svolge in una serie labirintica di container in rovina messi uno sopra l'altro, come se fossero delle macerie dopo un grave terremoto. Un territorio apocalittico, che si trova collegato a una fabbrica abbandonata tre decenni prima, fornisce invece uno sfondo notevole a una società che Mann definisce "decisamente vuota".
"La zona di DMZ è una discarica", rivela Mann. "E' una sorta di area commerciale per i Dreads, dove riciclano o estraggono del filo di rame. Loro utilizzano queste cose per evitare il contatto con il mondo dei replicanti e trovare le cose fondamentali per vivere isolati".

"La DMZ è questa sorta di zona di guerra che circonda la Riserva in cui vivono i Dreads lontano dalla società", afferma Mostow. "E' piena di veicoli bruciati e luoghi in cui le persone cercano di condurre un'esistenza, creandosi degli oggetti che permettano loro di sopravvivere. Questo, assieme alla Riserva, sono i due set del film che permettono al pubblico di vivere un'esperienza diversa".
In evidente contrasto con questo sfondo post-apocalittico, c'era la serenità del Dever State Hospital, un campus medico abbandonato nella periferia meridionale di Taunton, che è diventato il luogo perfetto per creare la comune Riserva del Profeta, in cui i Dreads conducono la vita che probabilmente si faceva negli anni trenta e quaranta", rivela Hoberman. "Un'esistenza più semplice, senza tecnologia, in cui gli umani si producono da soli il proprio cibo".

"C'era una caratteristica urbana che la rendeva simile a una cittadina", aggiunge Mann. "Fornisce la sensazione di essere legata alla natura. Così, abbiamo messo dei pannelli solari sui tetti e creato queste cisterne per raccogliere l'acqua piovana. Abbiamo anche collocato dei giardini e degli spazi pubblici verdi".
Il luogo in cui i replicanti si recano per i loro lifting facciali robotici è stato fabbricato nel Leather District di Boston, in una fabbrica di sedie che è diventato il salone di bellezza di Maggie nel film.
"Maggie è una maniaca della bellezza e in questo mondo la bellezza comprende la tecnologia", sostiene Rosamund Pike sul suo personaggio. "Il mio salone di bellezza è quasi un'officina per automobili. Noi ci occupiamo delle carrozzerie, la chiamiamo bellezza industriale".
La troupe di Fainche MacCarthy ha rivestito il set di strumenti, cinture e delle maniglie floreali rosa.

"In una scena, Rosamund rappresenta questa donna magnifica che arriva per ottenere una sostituzione del volto", rivela l'artista delle protesi makeup Howard Berger. "Abbiamo costruito una copia dell'attrice con una faccia che si poteva sbucciare. E' un volto di silicone molto sottile, che si trovava sopra un endoscheletro sul torace dell'attrice. Così, mettiamo assieme l'attrice che parla mentre le viene tolto il viso, rivelando l'endoscheletro robotico che si trova sotto. Il reparto di effetti visivi di Mark Stetson ha fatto combaciare tutto perfettamente".

Una delle creazioni più appariscenti di Mann comprende la "poltrona", lo strumento grazie al quale gli umani muovono neurologicamente le loro controparti robotiche. "Le poltrone rappresentavano una sfida, perché non volevo che sembrassero troppo complicate", rivela Mann. "E' una poltrona comoda che comprende dei sensori che dovrebbero collegare le reazioni nervose e altri stimoli muscolari".
"Il concetto iniziale nella sceneggiatura per la 'poltrona' era una sedia veramente comoda in cui ci si siede collegati ai cavi e agli elettrodi", aggiunge Mostow. "Non volevamo qualcosa che apparisse claustrofobico, così ho avuto l'idea di utilizzare una sorta di poltrona massaggio, che già di per sé crea una sensazione di rilassamento. Inoltre, ci sono dei laser che avvertono la temperatura corporea e leggono i movimenti del corpo e gli impulsi neurologici. L'unica cosa che bisogna indossare è una leggera cuffia che sembra simile a qualcosa che si utilizza per il Bluetooth. L'idea era di creare qualcosa che non disturbasse anche se portata per sedici ore al giorno".

Per completare la poltrona, Mann ha anche fabbricato un altro elemento fondamentale, la culla di ricarica. "Quando acquisti il tuo replicante, ti viene inviato in questo container a due spazi, che permette sia di mandarti il prodotto che poi di ricaricarlo", rivela Mostow. "Così, alla fine della giornata, arrivi a casa, lo rimetti nella culla di ricarica e colleghi tutto per ricaricarlo".

L'aspetto robotico del cast principale e di centinaia di comparse che appaiono nel film è dovuto agli sforzi combinati di due reparti makeup, quello principale che era guidato dal vincitore dell'Oscar® Jeff Dawn (“Terminator 2 - Il giorno del giudizio”) e quello di protesi speciali, capitanato da un altro trionfatore dell'Oscar, Berger ("Le cronache di Narnia Il leone, la strega e l'armadio"). Visto che buona parte del cast interpreta due o più versioni dei loro personaggi, Dawn e Berger hanno utilizzato tutta la loro esperienza per distinguere i replicanti perfetti e le loro controparti umane piene di imperfezioni.

"La sfida per i reparti makeup e acconciature in questo film, fin dall'inizio, era determinare quello che rende diversi gli umani dai replicanti", sostiene Dawn. "I replicanti sono fatti di plastica? Sono completamente reali? Hanno un aspetto migliore delle persone attraenti normali? La sfida era rendere le persone che già sono belle naturalmente assolutamente spettacolari sotto ogni punto di vista".
"L'idea dei replicanti è collegata a un senso di vanità che abbiamo tutti, soprattutto in questa industria", prosegue Dawn. "Questo tocca gli avanzamenti tecnologici che abbiamo compiuto negli ultimi decenni. Metti assieme le due cose e viene fuori un'idea apparentemente magnifica, l'uomo perfetto. Così, diventi più giovane, alto o dall'aspetto migliore".

Dawn sostiene che Willis non ha avuto problemi ad accettarsi nella propria pelle, anche quando gli artisti aggiungevano dei dettagli poco lusinghieri. "Il personaggio di Greer umano è un po' più giovane, più duro e con delle rughe supplementari", sostiene Dawn. "E Bruce è stato bravissimo in questo senso. Quando avevo bisogno di aggiungere un po' di anni, rughe, una barba sale e pepe, lui era pronto a tutto. Invece, il replicante di Bruce doveva essere perfetto, risultato che abbiamo ottenuto utilizzando un'intera testa con dei capelli e delle sopracciglia bionde".

Il creatore delle protesi makeup Berger doveva decifrare l'evoluzione dei replicanti nel suo approccio per ideare un ampio assortimento di applicazioni makeup e marionette animatronic per il film.
"C'erano delle grandi sfide nel cercare di ideare il modo in cui i replicanti si sono evoluti", sostiene l'artista. "Io ho discusso con Jeff Mann e Jonathan per tirar fuori delle idee, che ci hanno messo di fronte a diverse domande. Sono più robotici? Sono fatti di plastica o di metallo? Hanno la pelle di silicone? Hanno qualcosa di organico? Sono fatti in fibra di carbonio? La cosa più importante era il modo in cui costruire i loro esoscheletri. Cosa c'è dentro un replicante? Sono tutti sintetici, fatti di plastica e di fibra di carbonio, assolutamente meccanici. Dei robot insomma".

Alcune delle idee di Berger comprendevano il cadavere crocifisso del replicante di Greer dopo che questo è stato distrutto; delle ferite da arma da fuoco che facevano capire chiaramente i componenti meccanici delle controfigure robotiche, come della gelatina e delle verdure verdi che fornivano il colore per il fluido idraulico che circola dentro i replicanti; e otto marionette animatronic che lavorano ai monitor di sorveglianza dentro il quartier generale dell'FBI.
Scegliere Boston come ambientazione per questa realtà parallela ha rappresentato una sfida per i guru degli effetti visivi del film, qui sotto la supervisione del vincitore dell'Oscar® (e altre tre volte candidato) Mark Stetson. La pellicola rappresentava un ritorno a casa anche per Stetson (che nel 2006 è stato celebrato come uno dei creatori di contenuti "Digital 50" dall'Hollywood Reporter e dalla PGA), nato nel Massachusetts.

Stetson, che ha iniziato la sua carriera 30 anni fa, definisce il suo ruolo ne "Il mondo dei replicanti" come un supporto ai protagonisti. "Il nostro incarico era di aiutare a integrare il concetto dei replicanti in una realtà quotidiana mostrata nel film. Visto che la pellicola si svolge nel presente, abbiamo cercato di integrare alcune delle tecnologie più avanzate nella storia nelle scene quotidiane, in modo da far sembrare tutto reale".
Realizzare una versione robotica perfetta di un attore importante era una questione complicata, come sostiene l'artista. "Le differenze tra il replicante e il suo proprietario/operatore umano sono state affidate ai costumi e al makeup, direttamente sul set", rivela Stetson. "Abbiamo approfondito queste differenze con le tecnologie degli effetti visivi, andando oltre le limitazioni delle tecniche concrete sul set, utilizzando un misto di tecniche 2D e 3D".

Mostow ha anche chiamato il direttore della fotografia Oliver Wood (che ha collaborato alla trilogia di "Bourne"), l'artista che, con il suo lavoro sulle luci e le cineprese, ha migliorato le atmosfere claustrofobiche del thriller di Mostow del 2000 "U - 571", ambientato durante la seconda guerra mondiale e vincitore agli Oscar. L'ideatrice dei costumi vincitrice dell'Emmy® April Ferry ("Roma" della HBO) è tornata per il suo terzo progetto assieme al regista, in cui ha creato dei duplicati, come illustrato da una combinazione di capi comprati nei negozi e di abiti fatti su misura, che differenziavano assolutamente i replicanti dagli esseri umani nel cast del film. Il regista ha anche convocato il montatore Kevin Stitt, che aveva lavorato al suo esordio dietro alla macchina da presa, "Breakdown - la trappola", circa dieci anni fa.

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