Paris-Manhattan di Sophie Lellouche

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locandina Paris-Manhattan
 
Regista: Sophie Lellouche
Titolo originale: Paris-Manhattan
Durata: 77
Genere: Commedia
Nazione: Francia
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 8 Novembre 2012 (cinema)

Attori: Alice Taglioni, Patrick Bruel, Marine Delterme, Louis-Do de Lencquesaing, Michel Aumont, Marie-Christine Adam, Yannick Soulier, Margaux Châtelier, Arsène Mosca, Gladys Cohen, Julie Martel, Roman Guisset
Sceneggiatura: Sophie Lellouche

Trama, Giudizi ed Opinioni per Paris-Manhattan (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Laurent Machuel
Montaggio: Monica Coleman
Musiche: Jean-Michel Bernard
Scenografia: Philip L'ÉvÊque
Costumi: Fabienne Katany
Trucco: Gill Robillard, Philippe Arqué

Produttore: Philippe Rousselet,Etienne Comar
Produzione: Vendôme Production, France 2 Cinéma, SND
Distribuzione: Academy 2

La recensione di Dr. Film. di Paris-Manhattan
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Colonna sonora / Soundtrack di Paris-Manhattan
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Chiara Colizzi: Alice
Ennio Coltorti: Victor
Valentina Mari: Helene
Alberto Angrisano: Pierre
Luciano De Ambrosis: Il Padre
Elettra Bisetti: La Madre
Sonia Scotti: Madame Gozlan
Giorgio Lopez: Il Presidente
Woody Allen: Woody Allen

Personaggi:
Alice Taglioni: Alice
Patrick Bruel: Victor
Marine Delterme: Helene
Louis-Do de Lencquesaing: Pierre
Michel Aumont: Il Padre
Marie-Christine Adam: La Madre
Yannick Soulier: Vincent
Margaux Châtelier: Laura
Arsène Mosca: Arthur
Gladys Cohen: Madame Gozlan
Jacques Ciron: Il Presidente
Woody Allen: Woody Allen

Informazioni e curiosità su Paris-Manhattan


Note dalla produzione:

Dietro la macchina da presa
Incontro con Sophie Lellouche
sceneggiatrice e regista

Da dove nasce la sua voglia di cinema?
È un desiderio che risale all'infanzia. Mi è sempre piaciuto inventare delle storie e adoravo quando me le raccontavano. Sicuramente sono così affascinata dalla finzione anche perché ho un rapporto complicato con il reale. Aver voglia di fare cinema equivale a desiderare di evadere dalla realtà e dalla quotidianità. Malgrado il desiderio di lavorare nel cinema mi sia venuto molto presto, ho impiegato numerosi anni a realizzarlo traducendolo nella pratica. Nel 1999, avevo realizzato un cortometraggio con Gad Elmaleh, ma mi ci è voluta un'altra decina di anni per osare passare al lungometraggio. Dunque, per mancanza di fiducia in me stessa, ho iniziato un po' tardi. Del resto è proprio questo il tema del film: ero talmente intimidita dai miei modelli di riferimento che mi sembrava impossibile riuscire a scrivere una storia degna di questo mestiere. Poi mi sono improvvisamente sbloccata il giorno in cui ho immaginato un personaggio schiacciato dalle proprie figure di riferimento proprio come lo sono io.

La sua eroina trova nella finzione le risposte che non riesce a ottenere nella vita. Trae la sua filosofia dall'universo di Woody Allen...
Mi piace molto l'universo di Woody Allen: in lui, la profondità passa attraverso l'umorismo, la poesia e la magia. Nel mio film, Alice si rivolge a una foto di Woody Allen che le risponde. Qual è la frontiera tra sogno e realtà? Adoro portare un pizzico di magia nel reale, ma Alice non mi assomiglia e il suo percorso non ha nulla di autobiografico. Pur avendola creata io, ha la sua vita e non mi appartiene. Può sembrare strano, ma è una cosa nota a tutti gli autori: i personaggi finiscono con l'avere una loro coerenza, una vita che sfugge a chi li ha creati e di cui un autore è soltanto testimone.

Dove ha trovato la spinta per lanciarsi?
È stato un insieme di cose tra la paura del tempo che passava e che mi spingeva a compiere il passo e la scoperta di tutti i percorsi che possono portare una persona a fare un film. Il rendermi conto che non esiste un'unica strada mi ha molto aiutata a liberarmi dai complessi. Ho letto un'infinità di testi e frequentato assiduamente la Cinémathèque. Ho scoperto che la formazione di ciascun regista è diversa e che molti hanno iniziato tardi. Maurice Pialat e Gérard Oury sono stati esempi molto positivi per me. E ho imparato tanto anche grazie a Claude Lelouch, che è stato il primo cineasta con cui ho lavorato. Ho avuto bisogno di tutto questo tempo e di queste esperienze per maturare e trovare il mio punto di equilibrio tra «so fare» e «posso fare». Una citazione di Woody Allen, peraltro ripresa nel film, ha avuto un'eco molto forte in me: «Il talento è fortuna. Penso che la cosa più importante nella vita sia avere coraggio».

Come ha costruito la sua storia?
Benché la commedia non sia un genere facile, è quello in cui mi identifico maggiormente. Nella commedia, una storia sentimentale permette di giocare al tempo stesso con il sogno e l'umorismo.
Tutti i grandi cineasti che ammiro, che si tratti di Lubitsch, Wilder, Capra o anche di Rappeneau, Lelouch, Oury, hanno un tratto in comune: riescono tutti a rappresentare rapporti umani profondi attraverso la commedia. Mi sento vicina a questo approccio. La commedia si colloca sempre al confine con il dramma, è solo una questioni di dosi e si lavora sempre sul limite. Il personaggio di Alice potrebbe essere una schizofrenica completamente asociale. Eppure, rinchiusa nel suo mondo, eroina positiva suo malgrado, è dalla parte della vita.

Anche se è la storia di una coppia, siamo quasi in un ménage à trois...
Effettivamente la storia si articola intorno a tre personaggi: Alice, Victor e il poster di Woody Allen. Alice ha una vera e propria relazione con quel manifesto: è il suo mentore, ma è prima di tutto la proiezione di se stessa. Si interroga sempre davanti al poster, ma è lei che poi sceglie le risposte, risposte che non trova nel poster, ma di fronte a esso: è il luogo dove osa formulare delle domande che le permettono di maturare e di costruirsi la sua vita. Sarà Victor a riportarla verso la realtà.

Perché ha scelto Woody Allen?
Il suo universo è eccezionalmente ricco. Alice ritrova in lui l'integrità che conferisce ai personaggi dei suoi film. Anch'io sono stata segnata da Woody Allen a livello personale e questo è l'unico punto in comune tra me e Alice. Il primo film di Woody Allen che ho scoperto è stato HANNAH E LE SUE SORELLE e uscendo dal cinema ero già consapevole dell'impatto che avrebbe avuto su di me. Dopo quel film, ho visto tutti gli altri. Woody Allen è diventato uno dei miei registi preferiti ed era il solo che poteva diventare un personaggio della mia storia, essendo al tempo stesso sceneggiatore, regista e attore. Tutti i suoi film sono molto profondi e ho potuto attingere ad ognuno di essi per forgiare la filosofia di vita di Alice. Mentre scrivevo la sceneggiatura, mi sono nutrita del suo spirito e delle sue battute. Woody Allen parla di tutti gli elementi che caratterizzano la vita, l'amore, la morte o il rapporto con Dio, e film dopo film ha avuto un'evoluzione e ha offerto ogni volta dei punti di vista diversi. Ogni suo nuovo film rivela con maggiore precisione la sua umanità.
Il poster simboleggia gli interrogativi che Alice si pone di fronte alla vita. E ogni volta trova in Woody Allen delle risposte, che tuttavia non sono delle verità assolute o perentorie. Dunque Alice conserva il suo libero arbitrio.

E mentre Alice mette in atto questo modo di agire un può fuori dal mondo, Victor entra nella sua vita...
Alice non se lo aspetta. Victor arriva con i suoi dispositivi di allarme, la sua follia, la sua schiettezza, il suo essere terra terra, molto diretto e al tempo stesso estremamente generoso. Mi piaceva il fatto che fosse capace, pur schermendosi, di una grande generosità che gli consente di seguire Alice in tutti i suoi capricci e i suoi colpi di testa senza mai giudicarla. Victor è più maturo, più navigato e in fondo più saggio di Alice. Eppure, lo spirito libero di questa giovane donna lo commuove, lui che si mostra pessimista e piuttosto fatalista. Lei lo affascina perché, in un certo senso, è riuscita dove lui ha fallito: per sfuggire alla sua famiglia lui è stato capace solo di tagliare i ponti, mentre lei ha saputo mettere una distanza. Lei gli insegna che «si può appartenere a un gruppo pur restando da parte». Alice è una donna comune ma al tempo stesso è autentica ed è questa sua autenticità a renderla originale. Lui le insegnerà a calarsi nella realtà e lei gli insegnerà a realizzarsi nell'autenticità.

Come ha scelto gli attori?
Più che attori famosi ho cercato attori di carattere, anche se Alice e Patrick sono molto conosciuti. Già diversi anni fa avevo scritto ad Alice per dirle che avevo voglia di lavorare con lei. Mi piace il suo modo di essere e quello che riesce a sprigionare. Ha una bellezza solare che aggiunge un aspetto glamour alla coppia e questo è un elemento essenziale per fare entrare in sintonia il pubblico. Alice è una grande attrice e la sua energia corrisponde a quella che desideravo avesse il suo personaggio e l'intero film. È capace di rispondere a tono senza perdere nulla del suo fascino, dote estremamente rara. Ho scoperto che sia Patrick sia Alice sono due musicisti. Alice ha il ritmo, il tempo della musica e di conseguenza quello della commedia. Volevo questo essere febbrile, questo dinamismo, questo senso della commedia, questo umorismo, abbinati alla bellezza e a una vera personalità portatrice di valori.
Per scegliere l'attore che avrebbe interpretato il ruolo di Victor, mi sono immedesimata nelle spettatrici e mi sono chiesta che cosa avrebbero avuto voglia di vedere sul grande schermo. Ho sempre ammirato Patrick come attore, il suo fascino, il suo umorismo, il suo talento. È difficile immaginare che una donna possa resistergli e farlo interagire con un personaggio che lo mette in difficoltà mi interessava molto. Patrick e Alice formano una coppia che mi fa sognare e questo era importante per me.

Intorno a loro, incontriamo altre coppie: quella dei genitori di Alice, la coppia che Alice forma con sua sorella...
In questa famiglia iper-angosciata che ha paura di tutto, il padre, la madre e la sorella ammettono di essere preoccupati e, per amore, sono pronti a tutto. Per loro, contano solo la sicurezza e il benessere dei propri figli, a rischio di non preoccuparsi minimamente nei momenti in cui invece dovrebbero farlo...
La coppia costituita dai genitori di Alice è molto importante. È interpretata da Michel Aumont e Marie-Christine Adam. Michel incarna una grande umanità e un tipo di padre disincantato che ha una piccola vena di follia. Che questo attore immenso abbia accettato di recitare nel mio primo film è stato un regalo magnifico. Il suo personaggio è fondamentale: mette Victor in contatto con sua figlia. È il classico patriarca, a tavola come nella vita. Al di là del fatto che desidera maritare sua figlia e renderla felice, percepisce che Victor è «l'uomo giusto». Al suo fianco, Marie-Christine incarna una madre strapazzata dalla vita e dai dubbi, che mostra i propri limiti pur cercando di fare sempre del suo meglio.
Per il personaggio di Hélène, la sorella di Alice, sono stata felice di lavorare con Marine Delterme. La seguo da molto tempo e ultimamente era un po' scomparsa. Mi mancava. Anche lei possiede una grande energia vitale: emana qualcosa di profondamente femminile. Come per Hélène nel film, tenersi bene, pettinarsi, truccarsi, vestirsi sembra semplice e facile per lei. Il rapporto tra le due sorelle mi commuove molto: una di fronte all'altra rivelano quello che sono al di là dell'immagine che proiettano e trovo questo molto bello.

Aveva paura di dirigere il primo film, eppure ha trovato il coraggio di chiedere al grande Woody Allen di recitare per lei...
Woody Allen è nel mio film, ma io non l'ho diretto! Fin dall'inizio ho pensato che sarebbe stato bello avere Woody Allen «in carne e ossa» e così sono andata a presentargli il progetto. La sua presenza nel film è surrealista: si apre una porta e lui appare! Poco dopo si infila in una limousine e alcuni istanti dopo ricompare. È magico! Ho pensato che poiché in molti dei suoi film si parla di magia ed essendo lui stesso un ex mago, c'erano più possibilità che accettasse. Ma avevo soprattutto voglia di crederci. Avere per il mio primo film Alice, Patrick e in più Woody Allen, è stata un colpo di fortuna a cui tuttora stento a credere... Ogni volta che vedo il film, resto incantata dalla loro presenza!

Anche l'ambientazione partecipa a questo spirito di commedia glamour. Come è riuscita a definirla?
Avevo innanzitutto voglia di catturare qualcosa dell'atmosfera di Parigi, non attraverso immagini da cartolina, ma attraverso luoghi e architetture che restituiscono quel fascino che la rende una delle città più amate del mondo. Desideravo quiete e poesia perché gli innamorati, come Alice e Victor, sono soli al mondo. Ci sono spesso campi lunghi, a volte persino immensi, perché l'orizzonte, completamente parigino, si apre per il loro amore. Non volevo che fossero prigionieri di spazi chiusi visto che Victor offre la libertà, la possibilità di mille vite tra le quali dovranno scegliere. Mentre le scene in cui è presente Vincent, l’altro pretendente, sono spesso giocate in campo-controcampo, in uno spazio circoscritto dal momento che lui cerca di rinchiudere Alice.
Abbiamo lavorato molto sulla mise en scène. Anche le inquadrature che potrebbero essere fisse contengono una dinamica che veicola l'intenzione. Volevo che la macchina da presa non fosse presente solo per collocare lo spettatore in una posizione di testimone privilegiato. Desideravo inserire i personaggi in un contesto. Per trovare la farmacia di Alice, per esempio, ne abbiamo visitate una trentina. Quella prescelta è autentica, con i suoi rivestimenti in legno e i suoi vasi, anche se io ci ho aggiunto le caramelle e i DVD! Volevo che avesse un'aria da «shop around the corner», la tipica bottega di quartiere, dove chi ci lavora ha un rapporto umano vero con i clienti.

Ricorda la prima scena che ha girato?
Per esigenze di calendario, abbiamo iniziato dalle scene con Woody Allen davanti al Plaza. Stranamente non ero affatto stressata, malgrado fosse il mio primo giorno sul set con Alice Taglioni, Patrick Bruel e Woody Allen in persona. Sono stati tutti professionali e umani. Avevamo solo un'ora per girare tutte le scene con Woody Allen. Grazie al mio direttore della fotografia, Laurent Machuel, e al resto della troupe, è andato tutto liscio come l'olio. Woody Allen è stato di un'umiltà assoluta davanti alla nostra gioia di vederlo tra noi.

Dopo questa prima esperienza, cosa la rende più felice nel fare un film?
Lavorare con gli attori, con la troupe, vedere ogni giorno la storia che avevo immaginato prendere vita davanti ai miei occhi, mi ha dato una gioia immensa. Ma la giornata che resterà impressa per sempre nella mia memoria è stata la prima, con Woody Allen. Ho vissuto intensamente ogni secondo di quel 2 aprile 2011. Il tempo era magnifico. Il giorno dopo, quando mi sono svegliata, pioveva. Sembrava davvero un sogno.
Sono estasiata per quello che hanno dato gli attori, che continuo a scoprire sullo schermo e che non mi appartiene più. Hanno l'umanità, la generosità, la gentilezza che speravo avessero i miei personaggi. Ci si affeziona a loro. Peraltro, Alice e Patrick non hanno dovuto cercare lontano per esprimere dei sentimenti che hanno nel profondo del loro essere. Gli attori si sono dati anima e corpo ai loro personaggi, trasferendo la loro musica interiore. Viene voglia di frequentarli, a me per prima!

Cosa spera di dare al pubblico?
Ho voglia di proporre una storia leggera che tuttavia parla di temi seri, di un incontro atipico che penso toccherà molte persone. Spero che il pubblico esca dal cinema con il desiderio di innamorarsi e di guardare gli altri senza giudicarli. Siamo tutti stati Alice e Victor in un momento della nostra vita. Amo il cinema proprio per questo, perché mi mostra cose che non vivo facendomi venire voglia di viverle.



Davanti alla macchina da presa
Incontro con ALICE TAGLIONI
la protagonista

Cosa le ha fatto venir voglia di interpretare questo film?
Tre anni fa, Sophie Lellouche mi scrisse per dirmi che apprezzava il mio lavoro e la mia energia. Già quella lettera mi aveva fatto venire voglia di conoscerla. È stato un bell'incontro. Appena ho finito di leggere la sceneggiatura, ho subito accettato il magnifico personaggio che mi proponeva. La freschezza e l'ingenuità, in senso positivo, di Alice e la sua evoluzione costante dalla prima all'ultima pagina mi hanno sedotta. Inoltre, non avevo mai realmente interpretato una commedia romantica e lo spirito di questa mi è piaciuto subito molto.

Ci può presentare Alice, il suo personaggio?
Alice è una giovane donna allegra e piena di vita, molto legata alla sua famiglia. È un po' immatura e non vive a contatto con la realtà. È rimasta in uno stadio di tarda infanzia e deve passare dal mondo di fantasia e di sogni in cui si ostina a vivere all'età adulta. Segue una vera e propria evoluzione e questo suo percorso mi è piaciuto molto. Fin da quando era molto piccola, Alice divora i film di Woody Allen e aspetta con trepidazione ogni sua nuova opera. Da quei film attinge una sorta di filosofia che l'aiuta a vivere e a prendere le sue decisioni. Woody Allen è una specie di guida per lei. Inoltre il suo umorismo e lo sguardo che ha nei confronti dei rapporti umani permettono ad Alice di capire meglio la psicologia della vita, la sua famiglia e gli incontri che fa. Il regista è dunque molto presente nel film.

Alice passa molto tempo ad occuparsi di chi le sta intorno...
È farmacista e cura i suoi clienti sia con le medicine sia con i film. Desidera la felicità degli altri al punto di dimenticare un po' la propria. Cerca sempre di comprendere e di aiutare le persone che la circondano ed è felice solo quando anche loro lo sono. Vive in un universo ideale e fantastico più che nella realtà. Vede cose belle ovunque, ma molti eventi la sconvolgono. La sua integrità le impedisce di lanciarsi in storie facili. La sua onestà affettiva costituisce un freno alla sua vita e alla sua evoluzione personale. A volte si scoraggia, si ritrova delusa e non corre tanti rischi quanti crede lei. Finché un giorno non si trova davanti il suo opposto, Victor. Sophie Lellouche dice che Alice è una «ottimista infelice» e Victor un «pessimista felice». Insieme reagiranno uno con l'altra.

Come definirebbe la famiglia di Alice?
È una famiglia unita, ma come tutte le famiglie del mondo volta la faccia per evitare di vedere determinate cose. E malgrado i solidi principi di educazione e cultura a cui fa sempre appello, spesso nega determinati problemi che potrebbero essere risolti: l'alcolismo della madre, l'infelicità della sorella di Alice, l'immaturità della nipotina... È una famiglia che si considera moderna, ma resta prigioniera delle divergenze sociali e religiose. Molte persone si ritroveranno in un certo genere di situazioni, nei pranzi o nelle cene di famiglia in cui l'atmosfera è molto tesa, malgrado si finga che vada tutto bene. Ma quando si comincia a togliere il marcio, diventa interessante.

Come ha reagito al fatto che il suo personaggio abbia il suo stesso nome?
Su questo punto si sono fatti tutti molte domande. ALICE è anche il titolo di un film di Woody Allen, ma possono esserci molte altre spiegazioni. Per quanto mi riguarda, sono perfettamente in grado di fare la distinzione tra il mio ruolo e la mia personalità. A ogni film un attore prende in prestito un nome. Che sia uguale al mio non ha importanza per me: mi metto al servizio di quel personaggio.

Anche se si tratta di una commedia romantica con una coppia affascinante, nessuno dei due è particolarmente sentimentale...
Non sono due personaggi che si affacciano alla vita, ne hanno già una alle spalle. Entrambi cominciano realmente a capire per che cosa sono fatti e quello che non vogliono. Alice passa da un universo un po' infantile in cui ancora gravita al mondo degli adulti. Si sgancia dalla sua famiglia, da sua sorella, che per lei è un modello e un idolo, dalle tradizioni della sua religione e da Woody Allen stesso. L'incontro tra Alice e Victor è particolare perché non si seducono: cominciano con il rimettersi reciprocamente in discussione e prendono coscienza della loro natura profonda a contatto uno dell'altro.

I dialoghi sono una partita di ping-pong. I due personaggi hanno carattere e Alice non ne lascia passare una a Victor...
Parlano molto, in modo vivace e acceso, ma senza mai arrivare allo scontro. Alice e Victor si testano. Lei è piena di energia e di spontaneità, mentre Victor è estremamente razionale e logico e dice sempre la parola giusta al momento giusto. Non hanno l’impressione di essere fatti uno per l'altra, soprattutto Alice ed è il motivo per cui non fa assolutamente la seduttiva e non procede con i piedi di piombo. È uno degli aspetti che mi è molto piaciuto del personaggio. In ogni caso, non amo molto fare la seduttiva. Non dico che Alice mi assomigli, ma mi è piaciuto interpretare la sua energia, la sua schiettezza e la sua libertà.

Come è stato recitare con Patrick Bruel?
Conoscevo il suo lavoro da molto tempo e sono stata davvero felice che abbia accettato di interpretare questo personaggio, molto diverso dai suoi ruoli abituali. È un personaggio insolito, ma Patrick nei suoi panni è perfetto. Recitare con lui è stato semplice, facile, naturale e la cosa non mi ha sorpresa. Abbiamo in comune la musica, il tempo, il ritmo e... il poker. Ma siamo due generi di musicisti diversi. Patrick è del tutto autodidatta, mentre io ho seguito degli studi di pianoforte per vent'anni. Condividiamo anche il gusto per la commedia. È un genere che io avevo già praticato e che apprezzo enormemente perché si articola sulla ritmica e sulla musica e io mi esercito in entrambe da quando ero piccola. Di conseguenza, con Patrick abbiamo formato una sorta di duetto, abbiamo suonato allo stesso diapason, allo stesso ritmo e ci siamo accordati facilmente. Non abbiamo fatto alcuna fatica a interpretare la partitura magistralmente scritta da Sophie e lo abbiamo fatto con piacere.

Il film presenta molte scene atipiche per una commedia romantica. Ce ne sono state alcune che ha atteso con particolare trepidazione?
Il effetti il film è pieno di situazioni sorprendenti. Anche se le più divertenti da guardare non sono necessariamente state le più divertenti da interpretare, aspettavo con ansia tutte le scene di famiglia, piuttosto buffe, e, tra le numerose altre, la scena della «rapina», uno straordinario momento comico.
Sono stata molto felice sul set di questo film, che dispensa luce e felicità. Trasmette un certo non so che di rinfrescante, di semplice e di sincero, un po' a immagine di Sophie e dei suoi personaggi.

Cosa rende questa commedia diversa rispetto alle altre?
I personaggi non hanno vent'anni, hanno già un pezzo di vita alle spalle. Ciò nonostante, malgrado non sia una loro priorità, hanno tutti l'obiettivo inconfessato di trovare l'amore e di fondare una famiglia. Di fatto, vogliono loro malgrado trovare l'amore senza cercarlo. Il film quindi non riprende lo schema classico della commedia romantica. Sistematicamente, tutto quello che Victor cerca di combinare per conquistare Alice gli si ritorce contro. Eppure, le riflessioni che lei fa in sua presenza creano delle piste che gli permettono di avvicinarsi di più a lei. Se fosse totalmente indifferente, Alice non gli fornirebbe alcun indizio. Il gioco tra loro è simile a quello del gatto con il topo. Un altro uomo, seduttore e play-boy, piace ad Alice e costituisce un pericolo per Victor.

Come si sono svolte le riprese?
L'atmosfera sul set ha rispecchiato l'immagine allegra e frizzante del film. Ho provato un grande piacere a girare tutte le scene con Patrick ma anche quelle di gruppo con gli altri attori. Il film ruota attorno ai rapporti umani, un tema molto caro a Sophie e anche a me. È stato tutto molto fluido. Sophie ha saputo indicare il tono e mantenere tutti noi nello spirito del film. È il motivo per cui è importante avere un direttore d'orchestra capace di dirigere gli orchestrali. E noi siamo stati dei bravi musicisti spero! Sul set Sophie è stata straordinariamente zen. Ha avuto il pudore di tenersi per sé difficoltà e dubbi, mostrando anche in questo di avere talento come regista. Sa dirigere gli attori e li rispetta come rispetta il resto della troupe. Auguro a tutti gli attori di lavorare con lei.

Le riprese sono iniziate con Woody Allen e Patrick Bruel. Qual è stata la sua reazione?
Poter avvicinare Woody Allen e girare con lui una scena semplice è stato fantastico. Nel film recito poco con lui, ma sono veri momenti di cinema. Non ero intimidita, ero semplicemente felice per la sua presenza, per Sophie, per tutti noi e per il film. Eravamo tutti felici e le riprese sono iniziate sotto dei buoni auspici.

Scoprendo il film sul grande schermo, ha colto qualcosa di cui non si era resa conto durante le riprese?
Innanzitutto, sono rimasta incantata dalla freschezza e dallo slancio dei personaggi. Sono felice che il film restituisca l'energia e la simpatia che erano già presenti nella sceneggiatura. Benché siano poco spesso insieme sullo schermo, il padre e la figlia hanno un rapporto molto bello che permette di capire molte cose di Alice e di sua sorella. Recitare questo ruolo accanto a Michel Aumont è stato un piacere. Anche Marine Delterme è molto commovente. Inoltre mi è anche piaciuta l'immagine del film: la regia di Sophie abbinata alla fotografia di Laurent Machuel è magnifica, cosa piuttosto rara per una commedia.

Cosa rappresenta oggi questo ruolo nella sua carriera?
Innanzitutto è un ruolo che mi ha permesso di tornare alla commedia, genere che avevo un po' abbandonato e che ho ricordato quanto amo! Ho adorato girare questo film. Non mi sono presa troppo sul serio, come cerco di fare il più possibile sperando di riuscirci. Ha rappresentato un bel momento nel mio lavoro, nel rapporto con gli altri, nella scoperta di una donna come Sophie. È un film che mi ha fatto bene, che mi ha reso leggera.


Incontro con PATRICK BRUEL
il protagonista Victor

Ci può parlare del suo personaggio?
Victor è un uomo radicato nelle sue certezze. Non ha voglia di fare alcuna concessione per sedurre. Ha un tipo di personalità che mi è piuttosto estranea, ma che sono stato felice di incontrare.
Che cosa l'ha affascinata in questo progetto?

Mi ha affascinato soprattutto l'entusiasmo e il desiderio di Sophie Lellouche. Mi ha toccato la storia che voleva raccontare e l'abbinamento tra la commedia romantica e lo spirito di Woody Allen. È costruita con una grande finezza e culmina con quel bellissimo momento che per me, sul set, è stato la ciliegina sulla torta: l'incontro con Woody Allen.

I personaggi non corrispondono del tutto agli archetipi della commedia romantica: sono più agguerriti, più riflessivi e hanno anche molta ironia...
Il principio della commedia è di sorprendere. Nessuno si aspetta quello che succede in questo film. Alice e Victor non si affascinano reciprocamente con gli ingredienti classici. Ciascuno di loro scopre se stesso a contatto con l'altro.

Cosa fa sì che Alice e Victor si avvicinino?
Malgrado la loro apparente diversità, Alice e Victor hanno un punto in comune: la loro integrità. Hanno bisogno uno dell'altra senza saperlo e questo incontro sarà per ciascuno di loro una sorta di viaggio iniziatico che si incrocia con quello dell'altro.

Come funziona il suo duetto con Alice Taglioni?
Si basa su una bella complicità. Lavorare fianco a fianco su un set consente di scoprire le persone per quello che sono. Al di là del suo fascino e della sua energia, sono stato molto felice di incontrare una persona bella come Alice.

Lo spirito di Woody Allen è molto presente nel film. È un po' la guida spirituale di Alice, mentre Victor non sa neanche chi sia...
Alice trova spesso le risposte che cerca nelle citazioni di Woody Allen, mentre Victor non conosce questo universo. Ad un certo punto è necessario che Alice superi questa sua strana filosofia e il mio personaggio l'aiuta a compiere questo passaggio da un mondo virtuale al mondo reale dove lei deve assumersi le sue responsabilità. Per restare nelle analogie con l'universo di Woody Allen, Victor chiede ad Alice di compiere il processo inverso a quello che avviene in LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO: di uscire dallo schermo per andare verso la vita reale.

Sophie Lellouche ha scritto e realizzato questo primo film. Che opinione si è fatto di lei?
Sophie è entusiasta e coinvolgente. Mi ha fatto piacere partecipare a questa sua prima avventura cinematografica. È aperta ai cambiamenti e alle proposte degli altri, dalle più semplici alle più insolite. Avevamo voglia di essere propositivi con lei, di aiutarla, ma stando sempre attenti a non farle perdere quell'energia forte e fragile tipica di un'opera prima.

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