Regista: Pablo Larrain
Titolo originale: Post Mortem
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Nazione: Cile, Messico, Germania
Lingua originale: spagnolo
Rapporto: 2.66:1
Anno: 2010
Uscita prevista: Venezia 2010,29 Ottobre 2010 (cinema)
Attori: Alfredo Castro, Antonia Zegers
Sceneggiatura: Pablo Larrain, Mateo Iribarren, Eliseo Altunaga
Trama, Giudizi ed Opinioni per Post Mortem (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Post Mortem
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Nazione: Cile, Messico, Germania
Lingua originale: spagnolo
Rapporto: 2.66:1
Anno: 2010
Uscita prevista: Venezia 2010,29 Ottobre 2010 (cinema)
Attori: Alfredo Castro, Antonia Zegers
Sceneggiatura: Pablo Larrain, Mateo Iribarren, Eliseo Altunaga
Trama, Giudizi ed Opinioni per Post Mortem (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Sergio Armstrong
Montaggio: Andrea Chignoli
Produttore: Juan de Dios Larraín, Alejandro Atenas
Produttore esecutivo: Ruth Orellana
Produzione: Fabula, Canana, Autentika Films
Distribuzione: Archibald
Montaggio: Andrea Chignoli
Produttore: Juan de Dios Larraín, Alejandro Atenas
Produttore esecutivo: Ruth Orellana
Produzione: Fabula, Canana, Autentika Films
Distribuzione: Archibald
La recensione di Dr. Film. di Post Mortem
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Colonna sonora / Soundtrack di Post Mortem
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Informazioni e curiosità su Post Mortem
Note dalla produzione:
Come nasce questa storia?
Nello stesso modo in cui è partita la storia di Tony Manero, dalla foto di un uomo seduto di fronte alla finestra. Post Mortem nasce da un articolo che avevo letto sul giornale. In quell’articolo si parlava di un uomo, Mario Cornejo, che aveva realizzato, il giorno del Colpo Militare e insieme a noti medici, l’autopsia all’ex presidente della Repubblica Salvador Allende. Questo piccolo articolo ha dato vita alla storia di un uomo anonimo, alla dimenticanza che sviluppa la storia ufficiale sul vero protagonista di un fatto tanto rilevante del nostro Paese. Quali circostanze hanno consentito a quest’uomo di partecipare tanto attivamente, senza essere visto, alla storia del Cile?
Questa domanda ha scatenato la storia.
Perché il contesto storico?
Sono cresciuto ascoltando le narrazioni sul colpo militare. Siccome non le ho vissute, quell’evento storico è diventato per me, e direi per tutta la mia generazione, una scatola chiusa, un enigma, un fantasma. Mi perturba, m’insegue, m’interessa, mi commuove e per questo motivo, nei miei due ultimi film, quei giorni spaventosi sono stati lo sfondo e il contesto dove si snodano piccole storie intime, di esseri marginali, e ho cercato la possibilità di stabilirne un’analogia, mettendo il nonsenso tra queste storie tanto personali e l’avvenimento della Grande Storia. Desidero che ciò che è nell’ambito fantasmagorico e velato, illumini il ricordo di quel passato, cercando il sedimento di un contesto, con la necessità di ricostruire qualcosa per dopo romperla. È la narrazione di una scena immaginata, non vissuta, sfocata, attraversata da corpi che non ho conosciuto, ma che cerco di recuperare, di un’immagine nebbiosa, indefinita e mal partorita. Come un sogno che si ricorda a pezzi. Soltanto i pezzi.
Perché l’autopsia di Allende?
Non è soltanto l’autopsia di Salvador Allende, è l’autopsia di Allende e della vita nebbiosa di Mario Cornejo. Perché ciò che m’interessa è la tensione tra queste due scene che incrociate costituiscono “La Scena” della nostra storia. Salvador Allende, e quello che lui simboleggia, mi ha sempre commosso. La sua figura, che sempre dovette lottare con l’amore e l’orrore, con il sogno e la vergogna, che finì vittima di un fascismo ancora vivo, a volte mascherato, a volte scoperto. E le vite di Raúl Peralta (Tony Manero) e Mario Cornejo e Nancy mi commuovono con la stessa forza. Pertanto spetta a me, come regista che appartiene a questa generazione, mettere a confronto quel passato con questo presente.
Cosa c’è nel linguaggio audio-visivo?
All’inizio avevo pensato di utilizzare una videocamera portatile che vedesse, come un testimone in diretta, i fatti raffigurati; ma quando ho iniziato le riprese, ho deciso di non muovere più la macchina da presa, ma di collocarla in uno spazio morto, quasi inerte, dove osservasse i fatti con cautela, in modo orizzontale, come se il mondo si estendesse verso i lati, senza cielo, senza Dio né terra. Lo sguardo oblungo, di lenti anamorfiche, è uno sguardo panoramico, che nasconde molto e quello che è na-scosto, custodisce il vero mistero.
Stesso gruppo di lavoro di Tony Manero…
Si, perché si crea una comunione in ciò che facciamo. Alfredo Castro, che è stato il mio insegnante e mentore, continua a essere per me un punto di riferimento, qualcuno che rappresenta una combinazione di stranezza, profondità e originalità che fa si che il protagonista diventi un essere invisibile, qualcuno che porta con sé un mistero insondabile. Ed è in quel mistero che Antonia Zegers, Nancy, insedia la stranezza, cha fa si che attraverso di lei e in lei si spieghi Mario, il suo amore malato; lei stabilisce il legame affinché lo spettatore si avvicini a Mario. Entrambi, estranei al contesto, alla storia, alla sciagura e al crollo, con il loro corpi sbagliati stanno, senza rendersene conto, rappresentando la tragedia di un Paese che li ignora e che anche loro ignorano.
INTERVISTA COL PROTAGONISTA
Cosa vede Mario in Nancy? Futuro?
Mario vede solo corpi, e di essi, solo le tracce e le vestigia che ne può aver lasciato la vita… vede qualcosa, dove una volta c’è stata la vita, dove la morte ha già iniziato il suo lavoro. Mario vede solo Nancy che, nel suo corpo, è la patria affamata, invecchiata in modo prematuro. Mario e Nancy sono due corpi al di fuori della storia… due corpi che tentano di costruire una storia d’amore, durante una storia di guerra.
È l’obitorio un luogo per l’amore?
In Post Mortem c’è soltanto un amante: Mario. Siccome in quest’amore immaginato, costruito da Mario, gli amanti, Mario e Nancy, sono sedimento, corpi sospesi nella storia, accumulazione di desideri, trascinati dalle acque o dal vento, in continuo stato di suspense, allora l’obitorio può essere il deposito o lo sbocco di questo amore inventato.
Come credi che i fatti politici gravino sul comportamento di Mario?
M’interessa stabilire un parallelo tra le storie individuali dei personaggi e il loro transitare attraverso gli avvenimenti politici e sociali dove sono immersi. Mario si modifica e lascia vedere la sua appartenenza ideologica a favore del colpo militare, quando è informato di far parte dell’Esercito del Cile, attimo che stabilisce il cambiamento etico riguardo al suo rapporto con la morte, che prima di quel momen-to era unicamente protocollare e lavorativo.
Nello stesso modo che in Tony Manero, Mario non è attraversato dalla storia né da qualche ideologia. Mi appassiona quest’incertezza. Mi appassiona quest’impossibilità di trovarne una spiegazione. Mi affascina quest’apparente inutilità, questo non servire a nulla.
Mario e Nancy sono personaggi soli, che costruiscono una realtà a partire da un desiderio inconsistente e forse anche volgare, tanto marginale dal contesto storico, ma che trascina con sé una tragedia smisurata. La storia d’amore di Mario per Nancy, la storia di Nancy e Mario, è la storia di un momento storico di questo Paese, un tentativo, un’invenzione di rivoluzione, un’utopia d’amore, che altri hanno deciso di farla diventare una tragedia.
Come descriveresti questa esperienza professionale?
Per me lavorare con Pablo Larraín è, di nuovo, come in Tony Manero, una sfida e al tempo stesso un’esperienza gioiosa.
Pablo è estremamente rigoro-so riguardo alla “verità” nell’interpretazione, ma allo stesso tempo, e a mio avviso in mo-do molto intelligente, lascia gli attori a definire quale e com’è quella “verità”.
M’interessa quella zona d’incertezza, di estraneità, anche di premeditato errore in cui Pablo lavora perché consente che le cose accadano, siano e stiano in un continuo stato di creatività.
INTERVISTA CON LA PROTAGONISTA
È Nancy un simbolo dell’epoca in cui sei vissuta?
Può esserci un parallelo, nel senso che, così come il socialismo - e mantenendone le proporzioni - la sua storia è qualcosa che sarebbe potuta accadere, ma non è stato così. È la storia di una grandissimo fallimento.
Come vedi il rapporto di Nancy con la politica, soprattutto oggi?
Lei è figlia di un dirigente comuni-sta, è cresciuta con punti di riferi-mento autorevoli e il modo che sceglie per essere vista, è vivere la notte, con le piume, l’aspetto frivo-lo. A Nancy interessa molto di più la sua parrucca bionda che non il movimento operaio; quindi la politi-ca è per lei come un padre assente che non le presta attenzione… lontana.
È capace di amare?
È una donna senza fondamenta, senza presente, rimasta senza identità dopo essere stata licenziata dal cabaret dove ballava. È alla deriva ed incapace di vedere gli altri se non come strumento di sopravvivenza. Ha necessità di sopravvivere al proprio crollo, che poi diventa lo sfascio stesso del Paese.
Cosa rappresenta per te il corpo di Nancy?
La cronaca di un fallimento annunciato, la premonizione dello sbaglio, dell’errore...
Come descriveresti questa esperienza?
Molto potente e bella. Pablo è un regista che ci conduce in modo meraviglioso verso un luogo sconosciuto, è molto esigente e cura molto i particolari. Durante le riprese, pensa, inventa, cambia, perciò bisogna essere sempre attenti e flessibili... e il mio unico paracadute – prima di lanciarmi nel vuoto delle riprese dove mi sono veramente trovata con Alfredo e insieme abbiamo costruito questi esseri smarriti – è stata la dura preparazione, anche fisica, del mio personaggio.
ALLENDE E IL GOLPE IN CILE
L’altro 11 settembre
(© Rai Educational – direttore Giovanni Minoli - www.lastoriasiamonoi.rai.it)
A Santiago del Cile, l'11 settembre 1973, con un colpo di Stato le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciano il governo socialista di Salvador Allende, che muore durante l'assedio al palazzo presidenziale, dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes le sue ultime parole: “Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!”.
La giunta militare instaura un regime dittatoriale che resterà al potere per 17 anni, mentre il presidente deposto diviene un'icona, pur non esente da controversie.
Il regime di Pinochet non trascura di trasferire nel proprio ricordo, tra le altre cose, omicidi e deportazioni di massa: sono circa diecimila i cileni torturati e migliaia le persone costrette all’esilio. La distruzione delle istituzioni democratiche è veloce e capillare.
A tutto si sostituisce il dominio militare.
Il ruolo del Governo americano
Il ruolo degli USA nel colpo di Stato rimane una questione controversa.
Documenti declassificati durante l'amministrazione Clinton mostrano che il governo degli Stati Uniti e la CIA avevano cercato di rovesciare Allende nel 1970, immediatamente dopo la sua elezione.
Del resto, Henri Kissinger parlò chiaramente circa l'elezione di Allende in Cile: "Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli."
Eppure, ancora oggi molti documenti potenzialmente rilevanti rimangono coperti da segreto.
Il Golpe e la CIA
Nonostante la CIA, con due giorni di anticipo, venne avvisata da suoi informatori dell'imminente colpo di Pinochet, sostenne poi di "non aver giocato alcun ruolo diretto" nel golpe. Sempre Kissinger disse al presidente Richard Nixon che gli Stati Uniti "non lo avevano fatto" (riferendosi al colpo di Stato), ma ne avevano "creato le condizioni il più possibile". Infatti subito dopo l'insediamento del governo Allende, gli USA cercarono di applicare una pressione economica pesantissima sul Cile.
Tra i documenti del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, in seguito declassificati dalla presidenza Clinton, ce ne fu uno, particolarmente importante, scritto da Kissinger ed indirizzato ai capi della diplomazia, della difesa e dell'intelligence: il "decision memorandum n. 93", datato 9 novembre 1970. Questo documento dichiarava che la pressione doveva essere posta sul governo Allende per impedirne il consolidamento e limitarne la capacità di implementare politiche avverse agli USA e ai suoi interessi nell'emisfero. Così come la completa nazionalizzazione da parte di Allende di diverse imprese straniere e dell'industria del rame. Nello specifico, Nixon indicò che nessun nuovo aiuto economico bilaterale doveva essere intrapreso con il governo del Cile.
Che gli USA pianificassero un potenziale colpo di Stato era evidente da una comunicazione segreta inviata dal Vice Direttore delle Operazioni della CIA, Thomas Karamessines, alla stazione della CIA di Santiago il 16 ottobre 1970, dopo le elezioni ma prima dell'insediamento di Allende. "È politica ferma e in atto - scrisse Karamessines - che Allende venga rovesciato da un golpe ... è imperativo che queste operazioni vengano intraprese clandestinamente e in sicurezza, in modo tale che la mano americana e dell'USG [Governo degli Stati Uniti] rimanga ben nascosta".
I piani della CIA e la morte di Schneider
La CIA decise di portare avanti due piani.
Il primo, chiamato Track I, era pensato per persuadere il Congresso cileno, attraverso il presidente Cristiano-Democratico uscente Eduardo Frei, a confermare il candidato conservatore Jorge Alessandri come presidente. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere poco dopo, rendendo Frei eleggibile per sfidare Allende in nuove votazioni. Ma il Track I venne subito scartato, poiché Frei non voleva mettersi contro la lunga tradizione democratica del Cile.
Il secondo piano, chiamato Track II consisteva in un accordo tra generali, desiderosi di impedire ad Allende di assumere la presidenza, per fornirgli supporto per un golpe. Si presumeva che una giunta militare provvisoria avrebbe potuto indire nuove elezioni nelle quali Allende poteva essere sconfitto.
La CIA decise così di seguire il piano del generale cileno Roberto Viaux, che stava progettando un golpe assieme ad ufficiali a lui fedeli. Una parte importante del piano di Viaux consisteva nel rapimento del Capo di Stato Maggiore dell'esercito, il generale René Schneider, il quale, da costituzionalista, si opponeva all'idea di un colpo condotto da una classe militare storicamente apolitica. La CIA alla fine pensò di non appoggiare il suo piano, cercando invece altri generali disposti a prendere parte ad un colpo. Circa la situazione di Viaux, Kissinger disse a Nixon, il 15 ottobre 1970: "Questa sembra senza speranza. L'ho abbandonata. Niente sarebbe peggio di un colpo fallito."
Ma il 22 ottobre, Viaux decise di andare avanti con il suo piano. Il generale Schneider venne dichiarato morto all'ospedale militare di Santiago del Cile e l'evento provocò un'ondata di sdegno nazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento statunitense, il Comitato Church, che investigò il coinvolgimento USA in Cile in quel periodo, determinò che le armi usate in quella occasione "erano, con tutta probabilità, diverse da quelle fornite dalla CIA ai cospiratori."
Dopo il Golpe
Gli USA fornirono supporto materiale al regime dopo il golpe, anche se in pubblico lo criticavano. Il golpe di Pinochet , infatti, ebbe un'influenza politica enorme in tutto il mondo, e l'eco di questo avvenimento si farà sentire significativamente anche in Italia negli anni '70.
Salvador Allende rimane tuttora uno dei pochi presidenti che, eletti democraticamente, abbiano tentato la costruzione di una società socialista. Con l'appoggio a Pinochet, gli USA vollero preventivamente stroncare sul nascere la via democratica al socialismo, mandando un inquietante segnale di avvertimento a tutti i partiti socialisti e comunisti che in maniera democratica stavano rafforzandosi in vari paesi del mondo.
Un documento pubblicato dalla CIA nel 2000, intitolato "Le attività della CIA in Cile", rivela che la CIA appoggiò attivamente la giunta militare dopo il rovesciamento di Allende e che molti degli ufficiali di Pinochet divennero informatori pagati della CIA o dell'esercito statunitense, anche se alcuni erano noti per essere coinvolti in abusi dei diritti umani.
Le politiche pubblicamente dichiarate della CIA rispetto agli informatori pagati sono state modificate negli anni per escludere soggetti coinvolti in quel tipo di abusi, ma all'epoca venivano valutate caso per caso e misurate rispetto al valore delle informazioni fornite.
L'11 settembre 2001
Il 10 settembre 2001, venne aperta una causa da parte della famiglia del Capo di Stato Maggiore cileno René Schneider, che accusava l'ex segretario di Stato statunitense Henry Kissinger di aver organizzato nel 1970 l'assassinio del generale, perché questi si sarebbe opposto ad un colpo di Stato militare. Ma i documenti della CIA indicano che mentre questa aveva discusso possibili piani per il suo rapimento, la sua uccisione - commessa da un gruppo di militari ribelli con contatti CIA - non fu mai prevista. A quanto pare, Nixon e Kissinger avevano deciso una settimana prima dell'uccisione, di Schneider che il generale Viaux non era adatto per il colpo.
I giornali riportarono la notizia l'11 settembre del 2001, ma fu oscurata dalla grande tragedia delle Torri gemelle.
IL GOLPE CILENO - 11 settembre 1973
di Matteo Liberti
L'undici settembre del 1973, trent'anni prima dell'ultimo 11/9, prese velocemente forma un tragico evento nella storia del Cile e di tutto il Sudamerica.
Era un martedì, affondato nel cuore della Guerra Fredda. Era di mattina, e quel che accadde fu che alcuni corpi speciali dell’esercito del Cile, comandati dal generale Augusto Pinochet, diedero vita ad un violento colpo di stato volto a destituire il presidente Salvador Allende ed il suo governo (democraticamente eletto) legato alla coalizione di Unidad popular.
Il palazzo presidenziale (el Palacio de la Moneda) venne bombardato con all’interno lo stesso Allende ed alcuni tra i suoi ministri e consiglieri.
Il presidente cileno morì quella mattina, dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes le sue ultime parole: “Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!”.
Dopo di lui iniziarono ad essere eliminati altri militanti e simpatizzanti del movimento operaio.
Ma ancora era solo l’inizio.
Quel che stava per cominciare era una dittatura militare che sarebbe durata per quasi vent’anni.
Salvador Allende aveva vinto le elezioni tre anni prima della sua morte, il 5 settembre del 1970. Per pochissimi voti aveva battuto il candidato voluto dai partiti della destra, l'ex presidente Jorge Alessandri.
Quello che iniziava i suoi lavori era il primo governo di sinistra eletto democraticamente in Cile ed in tutto il Sudamerica.
All’ordine del giorno c’era l’avvio di un processo di nazionalizzazione dell'economia, tipico delle politiche economiche dei paesi sudamericani. In Cile, particolarmente importante era la produzione di rame, ma, purtroppo per il popolo cileno, nel settore avevano i loro forti interessi gli Stati Uniti d’America, i quali, sia per gli interessi sul rame che per il contesto disegnato dalla Guerra Fredda, non potevano accettare di buon grado la nuova politica del presidente Allende.
Il nuovo governo cileno dovette così molto presto affrontare un crescente fronte oppositore fomentato dagli Stati Uniti. Allende tra le prime cose nazionalizzò i monopoli, con lo stato che prese il controllo dei prezzi. A ciò aggiunse una scelta di politica estera favorevole alla relazione con altri stati socialisti. D’altro canto gli scontenti iniziarono ad emergere sia a sinistra che a destra: i gruppi rivoluzionari pressavano affinché il governo prendesse decisioni di stampo più radicale, mentre la destra era complessivamente in profondo disaccordo con tutto il progetto governativo. In ogni caso il primo anno di governo del nuovo presidente si chiuse con una forte crisi economica (dettata anche da fattori legati alla situazione internazionale) e con un netto calo di investimenti e nella produzione. Alla fine dell'anno vennero riscattate molte aziende in fallimento, ma senza riuscire ad amministrarle in maniera realmente produttiva.
Alla fine del 1971 le manifestazioni di protesta furono numerose; tra queste si ricorda la cosiddetta protesta delle casseruole, messa in atto dalle donne della borghesia e soprattutto lo sciopero dei camionisti, il cui sindacato riuscì all’inizio del nuovo anno a paralizzare l’intero paese.
Sempre nel 1971, dopo una visita ufficiale di Fidel Castro, Allende annunciò con orgoglio il ripristino delle relazioni diplomatiche con lo stato cubano. Questo nonostante il divieto posto nell’ambito dell’Organizzazione degli Stati americani e, ovviamente, il nuovo disappunto degli Stati Uniti.
L'amministrazione del presidente americano Richard Nixon cominciò ad esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, illegali e non, e che andarono dall'embargo al finanziamento degli oppositori politici all'interno del Congresso.
Lo stesso sindacato dei camionisti, prima dello sciopero, ricevette sostanziosi finanziamenti dagli Stati Uniti.
Cercando nuovi alleati per far fronte alla crisi aperta da congiuntura economica e pressioni statunitensi, Salvador Allende si rivolse anche, suo malgrado, ad un fidato generale dell'esercito.
Nome, Augusto Pinochet.
A lui venne affidato il comando delle forze armate, e sempre a lui il presidente cercherà di chiedere aiuto durante l’assedio dei carri armati al palazzo presidenziale della Moneda, senza sapere di chiedere aiuto al proprio carnefice.
Carnefice dietro al quale avevano agito gli Stati Uniti del presidente Richard Nixon e soprattutto del segretario di stato Henry Kissinger.
Pochi giorni dopo la vittoria elettorale di Allende nel settembre del 1970, i due già stavano cospirando nella Stanza Ovale. Loro il piano e la volontà di rovesciare il governo cileno, attraverso un’azione attentamente preparata dai servizi segreti.
Nei tre anni successivi all'elezione di Allende, la CIA aveva scientemente organizzato forme di sabotaggio economico e di guerra psicologica contro quel governo così restio a mettersi in riga con i dettami di Washington, ossia: non permettere ai partiti comunisti di entrare nell’esecutivo; non espropriare le proprietà degli Stati Uniti; perseguire un economia di libero mercato ed evitare, come già detto, ogni relazione con Cuba. Alla fine si passò a forme più dirette, ed i militari cileni poterono procedere alla distruzione del sistema bicamerale dello stato, delle istituzioni democraticamente elette, dei sindacati e dei liberi mezzi di comunicazione.
Più generalmente, furono cancellate tutte le libertà civili già conquistate dai cileni.
Con la benedizione degli Stati Uniti.
Fu americano l’assenso al formarsi della dittatura, un vero regno del terrore, e fu americana la responsabilità di aver permesso che questa dittatura, riassunta nella figura del generale Augusto Pinochet, potesse durare più di quanto durò quella hitleriana.
Peraltro l’atteggiamento americano fu, negli anni successivi al colpo di stato, di sostanziale estraneità alle cose cilene, mostrandosi non coinvolti con quel regime militare che si andava caratterizzando per la repressione, l'autoritarismo ed il blocco di tutte le politiche economiche di matrice marxista.
Solo di recente il segretario di Stato Colin Powell ha ammesso che l’affare cileno non è stata una pagina della storia americana di cui andare orgogliosi.
D'altronde, ha anche ricordato Powell, Allende aveva commesso il grave errore, in tempi di guerra fredda, di ammettere all’interno della sua coalizione di Unidad popular il partito comunista cileno…
Che Nixon e Kissinger volessero davvero salvare il Cile, come confidarono a Richard Helms (ex direttore della CIA) ?
Sebbene Mosca non diede un significativo aiuto ad Allende, il dogma ideologico di Nixon e Kissinger fu sufficiente a motivare il sostegno al golpe.
Lo stesso Helms confidò in alcuni suoi appunti di aver ricevuto l'esplicito ordine di rovesciare il governo del Cile, senza preoccuparsi degli eventuali rischi connessi.
Ma l’atteggiamento americano in Cile, è bene ricordarlo, non fu un fatto isolato. Si possono purtroppo menzionare altre intromissioni laddove si presentasse lo spauracchio del pericolo comunista. Successe con il Nicaragua, successe ad Haiti e successe, come sappiamo, a Cuba, dove grazie al famigerato Emendamento Platt le forze armate poterono occupare l'isola in diverse occasioni, oltre ad impiantarvi una propria base nella Baia di Guantanamo.
Ma all’inizio del secolo le truppe americane non si erano risparmiate interventi (per contrapporsi a movimenti rivoluzionari locali) in Colombia, in Honduras, nella Repubblica Dominicana, a Panama, in Messico ed in Guatemala e Costarica.
Addurre come scusante per gli eventi cileni la Guerra Fredda significa voler ignorare i significativi antecedenti interventisti della politica estera degli Stati Uniti durante tutto il ventesimo secolo, in Sudamerica e altrove.
Quel che fece la CIA durante la Guerra Fredda fu agire in piena violazione di una serie di trattati firmati dagli stessi Stati Uniti e che escludevano l'intervento negli affari interni delle altre nazioni.
A quindici anni di distanza dal golpe venne organizzato un plebiscito per sapere se la popolazione desiderava che continuasse il governo di Pinochet.
La risposta fu no.
Nel 1990 l'addio politico di Pinochet, con l'elezione di Patricio Aylwin, del Partito Democratico Cristiano.
Il generale dittatore venne accusato per l'esecuzione di terribili crimini e violazioni contro i diritti umani, ma non fu giudicato. Si dichiarò che soffriva di demenza vascolare.
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