Regista: Robert Redford
Titolo originale: The Company You Keep
Durata: 117'
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: Venezia 2012,20 Dicembre 2012 (cinema)
Attori: Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Jackie Evancho, Nick Nolte, Susan Sarandon, Richard Jenkins, Stanley Tucci, Chris Cooper, Anna Kendrick, Terrence Howard, Brendan Gleeson, Brit Marling
Soggetto: Neil Gordon
Sceneggiatura: Lem Dobbs
Trama, Giudizi ed Opinioni per La Regola del Silenzio - The Company You Keep (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Company You Keep
Durata: 117'
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: Venezia 2012,20 Dicembre 2012 (cinema)
Attori: Robert Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Sam Elliott, Jackie Evancho, Nick Nolte, Susan Sarandon, Richard Jenkins, Stanley Tucci, Chris Cooper, Anna Kendrick, Terrence Howard, Brendan Gleeson, Brit Marling
Soggetto: Neil Gordon
Sceneggiatura: Lem Dobbs
Trama, Giudizi ed Opinioni per La Regola del Silenzio - The Company You Keep (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Adriano Goldman
Montaggio: Mark Day
Musiche: Cliff Martinez
Scenografia: Laurence Bennett
Costumi: Karen Matthews
Produttore: Nicolas Chartier,Bill Holderman,Robert Redford
Produttore esecutivo: Craig Flores, Shawn Williamson
Produzione: Voltage Pictures, Wildwood Enterprises, Kingsgate Films, Brightlight Pictures
Distribuzione: 01 Distribution
Montaggio: Mark Day
Musiche: Cliff Martinez
Scenografia: Laurence Bennett
Costumi: Karen Matthews
Produttore: Nicolas Chartier,Bill Holderman,Robert Redford
Produttore esecutivo: Craig Flores, Shawn Williamson
Produzione: Voltage Pictures, Wildwood Enterprises, Kingsgate Films, Brightlight Pictures
Distribuzione: 01 Distribution
La recensione di Dr. Film. di La Regola del Silenzio - The Company You Keep
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Colonna sonora / Soundtrack di La Regola del Silenzio - The Company You Keep
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Luigi La Monica: Jim Grant / Nick Sloan
Davide Perino: Ben Shepard
Melina Martello: Mimi Lurie
Emanuela Rossi: Sharon Solarz
Margherita De Risi: Isabel Grant
Stefano De Sando: Henry Osborne
Federica De Bortoli: Rebecca Osborne
Elena Perino: Ag. Fbi Diana
Sandro Acerbo: Ag. Fbi Cornelius
Carlo Valli: Jed Lewis
Paolo Buglioni: Donal Fitzgerald
Ennio Coltorti: Mac Mcleod
Gianni Giuliano: Billy Cusimano
Angelo Maggi: Daniel Sloan
Luca Biagini: Ray Fuller
Personaggi:
Robert Redford: Jim Grant / Nick Sloan
Shia LaBeouf: Ben Shepard
Julie Christie: Mimi Lurie
Susan Sarandon: Sharon Solarz
Jackie Evancho: Isabel Grant
Brendan Gleeson: Henry Osborne
Brit Marling: Rebecca Osborne
Anna Kendrick: Ag. Fbi Diana
Terrence Howard: Ag. Fbi Cornelius
Richard Jenkins: Jed Lewis
Nick Nolte: Donal Fitzgerald
Sam Elliott: Mac Mcleod
Stephen Root: Billy Cusimano
Chris Cooper: Daniel Sloan
Stanley Tucci: Ray Fuller
Informazioni e curiosità su La Regola del Silenzio - The Company You Keep
Note dalla produzione:
“I segreti sono una cosa pericolosa, Ben. Pensiamo tutti di volerli conoscere. Ma se ne hai mai avuto uno, allora saprai che significa non solo conoscere qualcosa su un’altra persona, ma anche scoprire qualcosa su noi stessi”.
-- Jim Grant
DALLA SCENEGGIATURA ALLO SCHERMO
THE COMPANY YOU KEEP può essere visto come un gioco tra il gatto e il topo che coinvolge due uomini, il giornalista Ben Shepard (Shia LaBeouf) e il fuggitivo Jim Grant (Robert Redford) – entrambi in cerca della verità e per questo costretti a ridefinire le loro vite. Nonostante il film, ambientato ai giorni nostri, racconti la storia e i fatti successivi al movimento di protesta contro la guerra della fine degli anni sessanta e dell’inizio dei settanta (in particolare, una delle organizzazioni più violente, i Weather Underground), rimane un’opera di finzione. In effetti, è stato il potenziale drammatico della storia, anche grazie alla meticolosa ricerca alla base del romanzo del 2003 di Neil Gordon, che ha attirato Robert Redford verso il progetto.
“Pensavo che fosse una vicenda notevole e che fornisse la possibilità di approfondire un evento che fa parte della storia americana”, sostiene Redford parlando del film. “Non solo potevamo osservare questa realtà, ma anche approfondire e osservare il modo in cui queste persone vivono trent’anni dopo... nascoste e con una falsa identità”.
“Per me era un po’ come I miserabili e il personaggio di Jean Valjean, che aveva scontato diciannove anni per una pagnotta”, spiega Redford. “E’ scappato di prigione, si è costruito una falsa identità, ha una figlia e una bella vita, ma il dolore di un tempo lo ossessionerà per sempre.
Come fanno queste persone ad andare avanti? Loro cambiano o rimangono gli stessi? Per me era questa la storia interessante da raccontare. Non parlavo tanto del movimento contro la guerra, perché quello appartiene alla storia”. Lavorando assieme agli amici produttori Bill Holderman – che in precedenza aveva collaborato con Redford a Leoni per agnelli e al suo più recente impegno come regista, The Conspirator (2010) – e Nicolas Chartier, il progetto è stato sviluppato nel corso di quattro anni.
Adattato da Lem Dobbs, che ha realizzato Knockout- Resa dei conti e L'inglese per Steven Soderbergh, la sceneggiatura era incentrata sul viaggio di Grant, mentre lui torna in contatto con i fantasmi del suo passato – molti dei quali vivono ancora nascosti – con la speranza di discolparsi dall’accusa di omicidio che lo ha portato alla fuga, quando era uno studente collegato all’ala estremista del movimento contro la guerra. Scatta una vera e propria caccia all’uomo, Ben Shepard e tutta l’FBI si mettono sulle tracce di Grant, rimanendo però sempre un passo indietro rispetto ai suoi movimenti.
“Parla di un gruppo di persone che si nascondono”, spiega Redford. “Erano molto legati tra loro, anche per via dello stile e delle passioni della loro epoca, mentre ora sono invecchiati e hanno preso strade diverse. Alcuni sono pentiti di averlo fatto, altri hanno dei rimorsi. Alcuni all’epoca ci credevano, ma sentono di dover passare il resto della vita pagando per le loro azioni. Altri ritengono che sia una giusta causa, allora come adesso. Quindi ci sono dei sentimenti e dei rapporti molto variegati e il modo in cui si fondevano tra loro mi affascinava”.
Mentre Redford pianificava la sceneggiatura e la produzione fin nei minimi dettagli, lasciava anche tanti elementi importanti della storia aperti all’interpretazione dei suoi attori. In effetti, essendo anche lui un attore, incoraggiava il contributo da parte di ognuno di loro.
“All’inizio, era una sceneggiatura molto scarna, che abbiamo rimpolpato grazie alle prove”, spiega Shia LaBeouf parlando della collaborazione tra il regista e il suo cast.
“Credo che fosse lunga un’ottantina di pagine quando l’ho ricevuta e allora lui ha iniziato a darle vita”, ricorda LaBeouf. “Ha consentito che si sviluppasse, tanto da arricchirsi di una ventina di pagine. Lui si sentiva a suo agio nel dare il via libera e ha mostrato grande fiducia verso se stesso e la sua squadra per andare avanti”.
LaBeouf ricorda una scena con Brendan Gleeson, in cui il giornalista contatta il capo della polizia in pensione interpretato da Gleeson per avere informazioni durante una cena ad Ann Arbor, Michigan. “Inizialmente, quella scena non esisteva proprio”, spiega LaBeouf. “Poi, arriva qualcuno come Gleeson e inizi a lavorarci un po’… Redford le ha permesso di respirare, ma comunque era ben strutturata. Non è stata improvvisata, ha una struttura molto solida per quanto riguarda quello che bisognava spiegare e perché”. “Lui agisce mantenendo un controllo completo, ma allo stesso tempo consente al film di essere libero, come qualcosa che non ha assolutamente dei limiti, in modo da portare la vita reale sullo schermo. Questo consente dei momenti realistici e di mantenere una struttura efficace”, sostiene LaBeouf parlando di Redford. “Quello che fa è fantastico, anche perché sembra tutto molto semplice per lui. E’ questo il bello di Redford”.
LA PRODUZIONE
Girato a Vancouver e nei suoi dintorni, le riprese di THE COMPANY YOU KEEP sono iniziate il 19 settembre 2011 e proseguite fino al novembre di quell’anno. Per quanto riguarda la squadra di realizzatori, Redford ha lavorato con molti dei suoi collaboratori principali per la prima volta. Tra questi, c’erano il premiato direttore della fotografia brasiliano Adriano Goldman (Sin Nombre) e lo scenografo Laurence Bennett (conosciuto soprattutto per il suo lavoro con Paul Haggis e, più di recente, con Michel Hazanavicius per The Artist).
“Non avevo mai lavorato con queste persone prima d’ora, ma si è rivelata una troupe fantastica”, sostiene Redford, entusiasta della sua squadra. “Ritengo che il cinema sia un mezzo di espressione fondato sulla collaborazione, nonostante la teoria dell’autore e tutte queste idee... Penso che ogni incarico sia veramente importante, così come lo è mostrare il dovuto rispetto per questi ruoli, tanto da far sapere loro quanto siano importanti per portare a termine il nostro progetto”.
“Io lavoro duro per mostrare il dovuto rispetto alla troupe, ma questo non significa evitare di essere esigenti”, rivela Redford parlando del suo approccio sul set. “Sono sempre stato fortunato di avere degli ottimi collaboratori e questi sono sicuramente i migliori con cui abbia mai lavorato”.
Così, il regista è arrivato a Vancover ben preparato. “Abbiamo discusso molto prima di trovarci lì”, spiega LaBeouf. “Redford sapeva bene come non avremmo avuto tempo di discutere delle motivazioni dei personaggi nel bel mezzo delle riprese, quando saremmo stati sul set tutto doveva essere definito”.
Mentre molti membri di questo cast corale sarebbero venuti e partiti da Vancouver per girare le loro scene – anche a causa di altri impegni di lavoro – LaBeouf sarebbe rimasto con Redford per tutta la durata delle riprese. “Ero una sorta di mascotte sul set”, scherza l’attore.
“Io ho fatto le prove con tanti altri attori nel mio tempo libero, seguendo i compiti a casa che mi aveva assegnato Bob”, rivela LaBeouf parlando della sua preparazione. “Ho svolto tante prove, così come ha fatto Bob, ma non è stato così per Julie Christie e molti altri attori, perché non erano disponibili. Così, sono stato alle loro calcagna, talvolta dal giorno in cui arrivavano in città, e ci sono riuscito. Posso dire di essermi dimostrato un egoista, perché ho svolto buona parte delle mie prove senza che Bob lo sapesse”.
“Per esempio, i miei scambi con Stanley erano di circa sei-sette pagine”, spiega LaBeouf, che parla dei suoi dialoghi con Stanley Tucci, che nel film interpreta il suo responsabile, impegnato a fronteggiare le difficoltà economiche del quotidiano locale The Albany Sun-Times. “Era tutto molto rapido, quindi sono stato felice di avere tanto tempo per provare con Stanley. In questo modo, puoi veramente interpretare le scene”.
“La scena con Susan Sarandon è di otto pagine”, prosegue LaBeouf, citando un’altra sequenza, quella in cui il suo personaggio intervista Sharon Solarz (appunto il ruolo della Sarandon), il cui arresto mette in moto la storia. “Nonostante le prove svolte, c’era un’enorme pressione”, ricorda LaBeouf. “Ma è a questo che servono i professionisti. E’ stato incredibile far parte di un film del genere”.
“E’ fantastico poterti fidare completamente del regista, perché ti lasci andare e ti senti veramente libero”, sostiene la Marling. “Talvolta è difficile avvertire questa fiducia, ma io ne avevo moltissima nei suoi confronti. Ti senti sicuro che ti inserirà perfettamente nella storia e che sarà la tua guida. E’ una sensazione piacevole, perché è l’unico modo in cui puoi sentirti libero di fare il tuo lavoro... Partecipare a questo film è stato speciale”.
Redford era convinto che i fuochi d’artificio di THE COMPANY YOU KEEP non sarebbero arrivati da effetti speciali o dal digitale, ma dall’interazione esplosiva tra i suoi personaggi, un ritorno a un’epoca passata del cinema.
“Ora una nuova tecnologia sostiene molti film”, rivela Redford. “Ci sono delle scene incredibili che vengono realizzate, tanto che non sai più cosa sia reale e cosa invece finto”.
“Questo può essere uno spettacolo notevole, ma in alcuni di questi blockbuster la tecnologia porta avanti l’intera storia, al punto che magari non c’è una vera storia, ma tanta azione e intrattenimento. Negli anni settanta non era così, era un’epoca che puntava sulla narrazione e questo per me è affascinante. Credo di avere ancora un debole per il lato umanistico del cinema”.
“Da ragazzo, adoravo Frankenstein, The Three Stooges e i musical”, ricorda Redford. “Ne sono ancora innamorato. Ma quando diventi un artista, desideri realizzare quello che è importante per te. Nel mio caso, si tratta di storie sulla vita americana... E’ una nazione magnifica, ma penso sia il caso dare uno sguardo anche al suo lato oscuro. Ed è questo che mi interessa, perché io l’ho vissuto”.
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