Regista: Robert Schwentke
Titolo originale: Red
Durata: 111'
Genere: Azione, Commedia
Nazione: U.S.A., Canada
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 11 Maggio 2011 (cinema)
Attori: Bruce Willis, Morgan Freeman, Mary-Louise Parker, Helen Mirren, John Malkovich, Julian McMahon, Karl Urban, Richard Dreyfuss, Brian Cox, James Remar, Ernest Borgnine, Michelle Nolden
Soggetto: Warren Ellis,Cully Hamner
Sceneggiatura: Erich Hoeber, Jon Hoeber
Trama, Giudizi ed Opinioni per Red (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Red
Durata: 111'
Genere: Azione, Commedia
Nazione: U.S.A., Canada
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 11 Maggio 2011 (cinema)
Attori: Bruce Willis, Morgan Freeman, Mary-Louise Parker, Helen Mirren, John Malkovich, Julian McMahon, Karl Urban, Richard Dreyfuss, Brian Cox, James Remar, Ernest Borgnine, Michelle Nolden
Soggetto: Warren Ellis,Cully Hamner
Sceneggiatura: Erich Hoeber, Jon Hoeber
Trama, Giudizi ed Opinioni per Red (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Florian Ballhaus
Montaggio: Thom Noble
Musiche: Christophe Beck
Effetti speciali: James Madigan
Scenografia: Alec Hammond,Carolyn 'Cal' Loucks
Costumi: Susan Lyall
Produttore: Lorenzo di Bonaventura,Mark Vahradian
Produttore esecutivo: Jake Myers,Gregory Noveck
Produzione: DC Entertainment, Di Bonaventura Pictures, Summit Entertainment
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Thom Noble
Musiche: Christophe Beck
Effetti speciali: James Madigan
Scenografia: Alec Hammond,Carolyn 'Cal' Loucks
Costumi: Susan Lyall
Produttore: Lorenzo di Bonaventura,Mark Vahradian
Produttore esecutivo: Jake Myers,Gregory Noveck
Produzione: DC Entertainment, Di Bonaventura Pictures, Summit Entertainment
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di Red
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Colonna sonora / Soundtrack di Red
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Angelo Maggi: Frank Moses
Vittorio Di Prima: Joe Matheson
Ada Maria Serra Zanetti: Victoria
Claudia Catani: Sarah Ross
Luca Biagini: Marvin Boggs
Massimiliano Manfredi: William Cooper
Fabrizio Pucci: Vice Pres. Robert Stanton
Bruno Alessandro: Henry
Dario Penne: Alexander Dunning
Franco Zucca: Ivan Simanov
Rodolfo Bianchi: Gabriel Singer
Francesca Fiorentini: Cynthia Wilkes
Graziella Polesinanti: Sig.ra Chan
Informazioni e curiosità su Red
Note dalla produzione:
NOTE DI PRODUZIONE
Red, il fumetto scritto da Warren Ellis e illustrato da Cully Hamner, pubblicato dalla DC Comics Wildstorm, concepito in origine come un’opera unica, è stato dapprima pubblicato in tre capitoli mensili e solo in seguito ha assunto la forma definitiva di volume unico. E sebbene sia lungo solo 66 pagine, Gregory Noveck, vice presidente Sr. del reparto creativo della DC Comics, ha capito sin dalla prima lettura che si sarebbe prestato benissimo ad un adattamento cinematografico.
“Ho adorato subito il libro,” commenta Noveck. “Warren e Cully sono due autentici fari nell’universo dei fumetti e insieme hanno creato un action thriller patinato e elegante incentrato su un meraviglioso protagonista e una storia intrigante. Noi della DC Comics siamo animati dal desiderio oltre che dal dovere di portare sul grande schermo non solo i nostri fantastici supereroi ma tutti i titoli del nostro catalogo. E ‘Red’ era una di quelle opere che tenevo d’occhio sin da quando ero arrivato alla DC Comics”.
“Naturalmente la storia di Warren doveva essere ampliata per poter diventare un film da due ore,” aggiunge Noveck. “Ciononostante, durante il processo creativo la nostra priorità è stata preservare l’elemento migliore del romanzo – un eroe complesso e contraddittorio – e restare fedeli al tema centrale affrontato da Warren… vale a dire come la nostra società sia pronta a liberarsi in un batter d’occhio di coloro che non gli servono più - in questo caso gli agenti della CIA della vecchia scuola e le spie della Guerra Fredda - una volta che questi hanno raggiunto una certa età e a sostituirli con agenti giovani e super tecnologici.”
Nel perseguire la missione della DC Comics, Noveck ha coinvolto nel progetto Jon e Erich Hoeber e ha mandato la sceneggiatura a Mark Vahradian della di Bonaventura Pictures che a sua volta l’ha fatta leggere al produttore Lorenzo di Bonaventura.
“Lorenzo ed io siamo rimasti subito colpiti dalla qualità e dallo stile del fumetto,” osserva Vahradian. “Abbiamo amato immediatamente l’idea che fosse ambientato nel mondo dello spionaggio ed eravamo entrambi affascinati dall’idea di ciò che succede alle spie della vecchia scuola quando cambiano i vertici e fanno piazza pulita del vecchio. Eravamo inoltre alla ricerca di progetti che potessero attirare l’attenzione di alcuni grandi attori non più giovanissimi che non avevamo mai avuto l’opportunità di lavorare in un film del genere e Red ci è sembrato il progetto ideale.”
Aggiunge di Bonaventura: “Warren e Cully hanno creato un’opera molto provocatoria, che rappresenta un unicum nel mondo dei fumetti e abbiamo capito subito che conteneva tutte le potenzialità per diventare un film che combinasse azione, spionaggio, amore e commedia e che potesse al contempo trasmettere tra le righe un messaggio sul tema dell’invecchiamento diretto a un pubblico di tutte le età. La nostra priorità è sempre stata la fedeltà assoluta allo spirito del fumetto – soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Frank Moses – perché volevamo che Warren e Cully fossero fieri del nostro lavoro. E credo che alla fine ce la siamo cavata piuttosto bene.”
“E’ stata la mia prima collaborazione con gli Hoebers,” commenta di Bonaventura. “E’ stato incredibile osservare questi due fratelli lavorare insieme e mettere al servizio del progetto due diverse sensibilità. Ognuno di loro aveva delle idee ben precise su alcune cose più che su altre e in casi come questi la dicotomia tra consanguinei ha funzionato alla grande. Sono stati gli unici autori del film dall’inizio alla fine.”
E’ bastata una sola riunione con i dirigenti della Summit Entertainment Erik Feig e Geoff Shaevitz e una sola bozza della sceneggiatura per far sì che la Summit approvasse il progetto.
“La prima stesura degli Hoeber era già notevole” commenta il produttore di Bonaventura.
“Tutti quelli che l’hanno letta hanno avuto la stessa reazione …QUESTO sì che è un film! Abbiamo chiesto a quelli della Summit cosa ne pensassero e loro ci hanno dato il via. Credo che fossimo tutti consapevoli che stavamo per imbarcarci in una bellissima avventura.”
“Quando siamo passati alla fase di scrittura della sceneggiatura, il lavoro principale è stato elaborare gli elementi del fumetto,” racconta il produttore Vahradian. “Jon e Erich hanno raccolto la sfida e si sono gettati anima e corpo nel lavoro creando una storia di più ampio respiro con l’aggiunta di nuovi personaggi e ambientazioni ma restando al contempo fedeli al personaggio di Moses e agli elementi tematici della storia originale. Jon e Erich ci hanno dato tutto quello che avevamo chiesto loro e alla fine ci siamo ritrovati a realizzare un magnifico film che mette insieme diversi generi cinematografici e che ha di conseguenza un appeal trasversale.”
“Considerata la brevità del fumetto, sapevamo che sarebbe stato una sorta di trampolino di lancio che ci avrebbe catapultati verso una storia più ampia e più lunga,” aggiunge Jon Hoeber.
“Il punto di partenza è stato il personaggio di Moses, uno degli uomini più pericolosi al mondo con diversi omicidi alle spalle, ma che conserva ciononostante una straordinaria innocenza. Moses è una persona che ha vissuto un’intera vita sotto copertura, evitando qualunque contatto personale con la gente. Quando lo conosciamo, fresco fresco di pensionamento, scopriamo un uomo alle prese per la prima volta con un tentativo di vita normale. Lo vediamo mentre tenta di appassionarsi alle cose più semplici della nostra esistenza come “fare gli addobbi di Natale”.
Quando telefona a Sarah, non sa cose dirle ed è terrorizzato di rivelare qualcosa di se. Si è preparato tutta la vita per diventare un assassino perfetto e ora si comporta come un ragazzino imbranato che non ha il coraggio di telefonare alla ragazza più carina della scuola per chiederle di uscire. E’ impossibile non innamorarsi di lui.”
“Abbiamo subito pensato che Frank Moses potesse essere un agente in pensione che viene preso di mira dall’Agenzia,” racconta Erich Hoeber, “ma allora era ragionevole pensare che ce ne fossero degli altri come lui. Questa idea ci ha spinto a inventare dei nuovi personaggi e a sentirci liberi di inventarci delle altre vite oltre a quella di Frank.”
“E anche se i temi affrontati dal film sono assolutamente realistici, ” aggiunge Jon, “abbiamo deliberatamente creato dei personaggi un po’ sopra le righe perché desideravamo far rivivere lo spirito dell’accoppiata cinematografica Butch Cassidy e Sundance The Kid, che si tratti di Frank e Marvin, Frank e Joe, Frank e Victoria o di Frank e la sua compagna “civile” Sarah…
Volevamo che il pubblico sentisse che tutte queste coppie contengono la giusta dose di umorismo e conflitti. Lo svolgimento è piuttosto organico perché tutto comincia dal personaggio di Frank e dalla situazione nella quale si viene a trovare… pensionato sì, ma ancora molto pericoloso.”
“Lorenzo, Mark, Gregory e David [Ready, il co-produttore del film] hanno partecipato molto attivamente allo sviluppo della sceneggiatura,” commenta Erich. “Sono stati degli autentici partner creativi, hanno capito che la storia che stavamo scrivendo era tutta incentrata sulle dinamiche tra i personaggi.”
“Warren e Cully sono stati estremamente generosi e disponibili perché ci hanno permesso di ampliare la storia originale,” aggiunge Jon. “E siamo stati tutti felici che alla fine abbiano apprezzato la sceneggiatura e abbiano sostenuto noi e il film.”
“Credo che Jon e Erich, Robert [Schwentke] e i produttori abbiamo fatto uno straordinario lavoro di collaborazione nell’adattare ‘Red’ per il grande schermo,” dichiara l’illustratore/grafico Cully Hamner, che ha trascorso qualche giorno sul set di New Orleans poco prima della fine delle riprese, a metà aprile del, 2010. “Il film è molto più divertente e un po’ meno cruento ma ha le stesse aspirazioni artistiche che avevamo Warren ed io quando abbiamo creato il fumetto originale.”
“Ero consapevole che una volta trasferiti i diritti, per trasformare il fumetto in un film sarebbe stato necessario ampliarlo parecchio,” aggiunge Ellis, passato a sua volta per qualche giorno sul set di Toronto, “e quindi sarebbe stato assurdo da parte mia fare delle obiezioni su questo punto. Non ho mai temuto che mettessero nel film dei mostri assassini senza volto incaricati di uccidere i miei cari eroi. In realtà, i pochissimi timori che avevo si sono trasformati tutti in piacevolissime sorprese quando mi sono reso conto che la sceneggiatura di Jon e Erich ruotava interamente intorno ai temi centrali del fumetto. Tutti gli elementi del fumetto ai quali tengo di più sono tutti nel film e non posso che esserne felice.”
Ellis è stato anche notevolmente colpito dalla scelta del produttore che ha voluto Robert Schwentke a dirigere il film. “Forse non tutti sanno che Robert è un grande appassionato di fumetti. La prima volta che l’ho incontrato, ha fatto una citazione tratta dal primo fumetto che avevo scritto. E’ chiaro che ha un’autentica passione sia per i fumetti in genere sia per questa storia in particolare.”
“La scelta di Robert alla regia è stata ottima,” osserva di Bonaventura. “Sapevamo di aver bisogno di qualcuno in grado di capire il tono del film e la necessità di lavorare sull’equilibrio.
Interpretare e mettere insieme commedia, dramma, azione e romanticismo non è una cosa da poco ma avendo visto i suoi film precedenti e sapendo quanto ami i fumetti in genere, sapevo che era la persona giusta e ho avuto ragione.”
“Robert è una persona meravigliosa e un regista intelligente”, commenta lo sceneggiatore Erich Hoeber. “Come noi, è anche lui un grande appassionato di cinema e ogni volta che facevamo qualche citazione sapeva sempre di cosa stessimo parlando. La sua vasta conoscenza della materia unita a uno stile visivo bello ma disciplinato ha colpito tantissimo sia Jon sia me.”
“I film precedenti di Robert – nella fattispecie, un thriller, un dramma d’azione e una storia d’amore con un viaggio nel tempo – dimostrano che è in grado di cavarsela egregiamente anche con generi diversi,” osserva il produttore Vahradian. “E anche se non aveva mai diretto un film che contenesse anche gli elementi della commedia, ha capito immediatamente l’umorismo asciutto che volevamo mettere nel film. E’ stata un’idea sua quella di far pronunciare agli attori la maggior parte delle battute in maniera molto realistica, quasi prosaica".
“Per esempio,” ricorda Vahradian, “quando Morgan Freeman presenta Helen Mirren a Mary-Louise Parker, dice ‘Victoria è sempre stata la migliore Miss Maglietta Bagnata della CIA oltre che un vero asso del grilletto’ Sarah risponde ‘E quale sarebbe il suo lavoro?’ la risposta assolutamente normale di Helen è ‘Uccido la gente, mia cara.’ Ci sono tanti altri momenti altrettanto divertenti nel film e la straordinaria capacità di Robert di integrarli alla perfezione con l’azione e la storia d’amore è la dimostrazione di quanto abbia compreso il tono della sceneggiatura e della sua capacità di comunicare in maniera molto chiara con un gruppo di attori di grande talento.”
A guidare questo cast stellare c’è innanzitutto Bruce Willis, un attore che nel corso della carriera ha interpretato qualunque genere cinematografico dal dramma (Pulp Fiction, Il sesto senso e Nobody's Fool) ai film d’amore e alle commedie (“Moonlighting” e La morte ti fa bella) per finire naturalmente con i film d’azione (la saga di Die Hard e Armageddon).
“Onestamente, date un’occhiata alla copertina del fumetto e ditemi con tutta sincerità se vi viene in mente qualcun altro per il ruolo di Frank Moses,” osserva di Bonaventura. “Non abbiamo avuto bisogno di pensarci neanche un momento… volevamo tutti Bruce per questo ruolo e quindi non abbiamo fatto altro che aspettare e pregare che dicesse di sì.”
E sì ha detto. “Ho colto sin da subito una grande freschezza nella realizzazione di questo progetto,” commenta Willis, “e la cosa mi ha intrigato perché contiene elementi di vari generi cinematografici sotto i quali si nasconde il tema principale, vale a dire l’idea della solitudine e la sensazione di essere scartati, messi in disparte perché si è troppo vecchi per giocare un gioco da duri. Tutto questi elementi insieme rappresentavano per me una ricetta cinematografica molto interessante.”
“Bruce è uno di quei rari attori che è credibile sia quando fa ridere sia quando fa paura,” osserva Vahradian, “ed era proprio di un attore così che avevamo bisogno. Una volta salito a bordo lui è come se si fossero aperte le porte del paradiso e tutti gli altri eccellenti attori hanno detto di sì solo per il piacere di lavorare con lui.”
“Mettere insieme un cast come questo mi ha ricordato di quando ero alla Warner Bros e abbiamo realizzato ‘Oceans Eleven,’ ricorda di Bonaventura. “In casi come questo tutto inizia molto lentamente con un solo attore che accetta il ruolo ma poi le cose si mettono in moto e vanno da sole. Ed è stata la stessa cosa con ‘Red,’: per ogni attore che diceva di sì l’entusiasmo cresceva in maniera esponenziale.”
Il cast di RED sembra una sorta di “Il meglio di” visto che ne fanno parte stimati attori di teatro, cinema e televisione, dalla leggenda vivente Ernest Borgnine all’astro nascente Karl Urban.
“Dire che è un film incentrato sui personaggi equivarrebbe a minimizzare di parecchio,” aggiunge Vahradian ridendo. “Vedere dodici grandi attori protagonisti in un solo film non è una cosa che capita tutti i giorni. Dal punto di vista creativo, abbiamo dovuto mettere insieme un gruppo credibile che fosse in grado di “funzionare” mentre dal punto di vista della logistica la vera sfida è stata far coincidere gli impegni lavorativi e personali di tutti.”
Dopo Willis, il primo peso massimo ad accettare il ruolo è stato l’attore premiato con l’Oscar Morgan Freeman, che interpreta Joe Matheson, il membro più anziano della squadra RED. Freeman riconosce che non avrebbe mai immaginato di entrare a far parte di un cast così formidabile.
“Sapevo che prima o poi avrei recitato ancora con Bruce,” racconta Freeman, riferendosi al film del 2006, Slevin - Patto criminale, “con il quale mi ero divertito come un matto sul set. Ma non avrei mai immaginato di recitare nello stesso film con Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker e Richard Dreyfuss. Per un attore come me non c’è nulla di più bello che lavorare con colleghi che ammiri… persone di talento, che mettono le loro qualità a servizio degli altri. Abbiamo tutti dato il meglio di noi e nessuno si è risparmiato.”
Dopo Freeman, è stata la volta della vincitrice dell’Oscar Helen Mirren, indicata sin dall’inizio sia dai produttori di Bonaventura e Vahradian, sia dal produttore esecutivo Noveck sia dagli sceneggiatori Jon e Erich Hoeber, come l’unica che avrebbe potuto interpretare Victoria, un’agente inglese in pensione che gestisce un bed-and-breakfast di lusso ma che “ogni tanto fa qualche lavoretto extra.”
“Mentre sviluppavamo la sceneggiatura, Lorenzo ed io non riuscivamo a toglierci dalla mente l’immagine di Helen nei panni di un’eroina di un film d’azione,” racconta Vahradian. “Sapevamo sin dall’inizio che era lei la nostra Victoria.”
“Generalmente non scriviamo i personaggi pensando già agli attori che li interpreteranno,” osserva lo sceneggiatore Jon Hoeber, “perché non si sa mai se l’attore in questione sarà interessato o disponibile per il film. Ma in questo caso invece abbiamo scritto il personaggio di Victoria pensando a Helen e quando ha accettato eravamo veramente al settimo cielo”.
“Inutile dire di essermi sentita più che lusingata quando ho saputo che Jon e Erich avevano scritto il ruolo per me,” racconta Mirren, che viene dalla stessa cittadina inglese dell’autore del fumetto Warren Ellis. “Ma ci sono tanti altri motivi che mi hanno attratta verso questo film, il primo dei quali era la possibilità di lavorare con Bruce. Sentire un’attrice che dice “è una persona splendida” parlando di un suo collega sembra un cliché trito e ritrito ma è proprio così perché Bruce è una splendida persona oltre a essere un attore di grande talento e generosità, qualità che non sono spesso riscontrabili o quanto meno immediatamente accostabili a personaggi come Bruce all’apice della fama e del successo a Hollywood. Bruce ama stare insieme agli altri, lavorare con gli altri e non è certo il tipo che preferisce stare sulle sue o in disparte. E credo che tutto questo emerga in questo ruolo… perché è stato veramente il leader della nostra squadra.”
Per interpretare Victoria, Mirren si è ispirata ad una persona che generalmente non è associata all’ambiente dello spionaggio né tanto meno agli assassini: parliamo della maestra dell’arredamento che ha trasformato il suo nome in un brand globale, Martha Stewart.
“E’ stata lei la mia fonte di ispirazione, anche per il taglio dei capelli, che sono infatti alla Martha Stewart,” dice Mirren, sorridendo. “Sappiamo tutti che la vera Martha Stewart non è un’assassina in pensione ma sappiamo anche che qualunque cosa faccia la fa veramente bene. E’ una perfezionista, e adoro la sua combinazione di dolcezza, forza, efficienza e senso pratico. Spero che non si offenda se l’ho usata come ispirazione perché sono veramente una sua grande ammiratrice.”
Sostenuto fortemente da Noveck, John Malkovich è stato scelto per interpretare Marvin Boggs, un agente della CIA maestro nell’arte dei travestimenti diventato poi una specie di cavia dopo essere stato costretto ad assumere dosi quotidiane di LSD per undici anni.
“Quando mi hanno contattato per il ruolo ero già in trattative per un altro film,” racconta Malkovich, “ma per fortuna non se n’è fatto più nulla e quindi ho potuto dire di sì al progetto che si è rivelato fantastico. Ho amato da subito il personaggio e la sceneggiatura oltre ad ammirare moltissimo i realizzatori. Ad un certo punto, pur di venirmi incontro hanno detto: ‘siamo disposti a cambiare tutto’ ma io gli ho detto di lasciare tutto com’era perché era già perfetto … Una sceneggiatura serrata, senza chiacchiere inutile, ottimi personaggi… e tanto divertimento.
“Marvin, come dicono gli altri parlando di lui, non esce quasi più di casa,” racconta Malkovich, “ e così quando Frank e Sarah si presentano sulla porta di casa sua, che in realtà è il bagagliaio di una macchina distrutta, salta immediatamente alla conclusione che Frank sia lì per ucciderlo. Marvin è totalmente paranoico ma è anche una persona che sa il fatto suo. Se Marvin pensa che ci sia qualcuno che vuole farlo fuori, vuol dire che è così.”
Sebbene Marvin non sembri a proprio agio in presenza di donne come Sarah, interpretata da Mary-Louise Parker, Malkovich spiega che i suoi sentimenti per la Parker sono diametralmente opposti.
“Mary-Louise e io abbiamo lavorato insieme qualche anno fa in Ritratto di signora”, ricorda Malkovich, “e mi piaceva tanto. Ha un immenso talento… è molto eccentrica e divertente da guardare. Come attrice ha sempre fatto scelte molto interessanti, è ricettiva e perspicace nei confronti di quello che la circonda soprattutto per quanto riguarda gli altri attori.”
“Ed è molto divertente,’ aggiunge Willis, “veramente divertente. Ha un tempismo eccezionale e tira sempre fuori idee meravigliose e grosse sorprese che mi hanno sempre spinto a provare cose che sono un po’ al di fuori della mia “portata” e per questo mi sono divertito ancora di più. Vi ho detto che è divertente?”
Parker (che riconosce di essere generalmente più interessata a progetti con “meno movimento e meno artiglieria”) interpreta Sarah, una donna la cui unica passione sono i romanzi d’appendice che riescono distrarla dallo suo squallido lavoro di impiegata. Parker riconosce al regista Robert Schwentke il merito di aver creato sul set un’atmosfera improntata ad una grande collaborazione.
“E’ stato bellissimo essere diretta da Robert,” commenta Parker. “E’ un regista cerebrale e intelligente ma al tempo stesso è molto sensibile e non eccede con le parole e questa è la maniera di dirigere che prediligo.”
“Mary-Louise ha forse uno dei ruoli più difficili del film”, aggiunge il produttore Vahradian. “Sarah è una normale cittadina che viene letteralmente obbligata – addirittura rapita – per compiere questo folle viaggio che la catapulta in un mondo dove la gente se ne va in giro in tutta tranquillità ad uccidere le persone, come se fosse una cosa normale. Mentre Frank le fa vivere delle esperienze che lei aveva letto solo nei romanzi, lei a sua volta gli fa conoscere una vita normale, tranquilla, più personale e intima, la vita che lui non ha mai avuto; e tutto questo diventa la materia prima ideale per grandi conflitti ma anche per un’appassionata storia d’amore.”
Il tema della “vecchia guardia contrapposta alle nuove leve” alla CIA è rappresentato attraverso il rapporto tra il più anziano e disincantato Frank Moses e il giovane cecchino supertecnologico William Cooper, interpretato da Karl Urban.
“Cooper è un giovane assassino recentemente entrato alla CIA che è stato addestrato ad usare le tecnologie di spionaggio più all’avanguardia,” commenta Urban, che per prepararsi al ruolo ha letto libri e articoli scritti dall’ex agente della CIA Robert “Bob” Baer, che è stato anche consulente per il film. “Un giorno Cooper viene incaricato di una ‘missione letale,’ nella fattispecie l’ordine di uccidere Frank Moses. Un incarico che si rivela un po’ più complicato del previsto poiché Cooper sottovaluta le capacità di Frank basandosi semplicemente sulla sua età. E anche se Cooper ha dalla sua il supporto dei satellite e di tutti i più moderni giocattolini della CIA, Frank può contare su un’esperienza trentennale sul campo e questo da vita ad una serie di interessanti situazioni tra i due uomini.
“Il mio ruolo è ancora più interessante perché Cooper ha una moglie e dei figli,” commenta Urban, “cosa che Frank e i suoi colleghi dell’epoca non avrebbero mai potuto permettersi di avere.’ Dover interpretare un personaggio che è al contempo un padre di famiglia e uno spietato assassino è molto interessante per un attore.”
“Karl è stato a dir poco brillante nel suo ruolo,” osserva il produttore di Bonaventura. “Non si è risparmiato pur di calarsi perfettamente nel ruolo: ha lavorato tantissimo con Bob Baer e si è dedicato ad un intenso e lungo addestramento all’uso delle armi. Una volta sul set ha dovuto confrontarsi con degli eccellenti veterani del grande schermo ma non ha affatto sfigurato. Karl è un grande professionista e siamo stati molto fortunati a poter contare su di lui."
“La cosa interessante è che quando il pubblico vedrà il film nelle sale vivrà a mio avviso un’esperienza simile a quella che abbiamo vissuto noi nel realizzarlo,” osserva di Bonaventura.
“Come è successo a noi, anche il pubblico conoscerà un personaggio alla volta… a cominciare da Frank, che dieci minuti dopo sarà affiancato da Sarah, e poi arriveranno Joe, Marvin, Victoria e via via tutti gli altri. Il film possiede un ritmo unico perché ‘i componenti della squadra’ non ci vengono presentati tutti insieme. E lo stesso è successo durante le riprese perché la troupe era sempre sul chi va là sapendo che lunedì avrebbe incontrato Bruce, che due giorni dopo avrebbero avuto il piacere di vedere Mary-Louise; una settimana dopo Ernest Borgnine, e dopo tre giorni sarebbe stata la volta di John Malkovich, seguito a distanza di due giorni da Helen Mirren, e poi da Morgan Freeman, Karl Urban, Richard Dreyfuss e così via. La realizzazione di questo film non ha conosciuto un solo giorno di noia proprio per l’energia e l’entusiasmo che questi grandi attori hanno portato sul set e spero che accada lo stesso con il pubblico.”
“Durante la lavorazione di questo film era come se ogni giorno fosse Natale,” racconta Willis. “Sai quando ogni dieci minuti apri un altro regalo e dici: che bello, una nuova bicicletta che si chiama Helen Mirren’ o ‘una fantastica macchinina telecomandata che si chiama Morgan Freeman’ e ancora ‘guarda, mi hanno regalato anche l’ultimo dei Transformer, John Malkovich’ e anche ‘un bellissimo trenino che monta una locomotiva di nome Richard Dreyfuss.’ E’ stato folle, semplicemente e meravigliosamente folle.”
Le riprese sono iniziate il 12 gennaio, 2010, nel bel mezzo di un tipico inverno di Toronto con un piano di lavorazione che prevedeva la conclusione delle riprese molto più a sud, per la precisione nella calda e umida New Orleans. Il produttore di Bonaventura spiega il perché della scelta di queste due città e ambientazioni così diverse.
“Toronto e New Orleans sono una combinazione perfetta perché il film è in fondo una sorta di diario di bordo,” osserva. “All’inizio, quando ci imbattiamo per la prima volta nel personaggio di Bruce, conosciamo un uomo che sta tentando di inventarsi una nuova vita improntata alla tranquillità e alla semplicità in un anonimo quartiere di Cleveland, nell’Ohio. Poi, dopo il tentato omicidio, si sposta a Kansas City per rapire Sarah. E mentre tenta di rimettere insieme la sua vecchia squadra, lui e Sarah vanno a New Orleans per incontrare il personaggio interpretato da Morgan, poi si spostano nelle paludi della Florida dove c’è Malkovich, passando per Mobile, in Alabama dove si scontreranno con una ‘donna d’affari’ per risalire verso il New Jersey Turnpike, Chinatown e la Columbia University a New York; sarà poi la volta del quartier generale della CIA a Langley, Virginia, dell’ambasciata russa a Washington, DC dove incontreranno Brian (Cox), seguito da Chesapeake, in Virginia dove si trova il bed and breakfast gestito da Helen, con una breve sosta a casa di Karl Urban a Bethesda, nel Maryland, per finire nella parte settentrionale dello Stato di New York e a Chicago. Come vedete le location svolgono un ruolo fondamentale in questa complessa e intricata storia.”
Di Bonaventura e gli altri realizzatori ascrivono il merito dell’unità e della coerenza dell’azione allo scenografo Alec Hammond che è riuscito a non far deragliare la storia nonostante lo zigzagante itinerario. “In ogni preciso momento di ogni singolo giorno, Alec ci sapeva dire esattamente dove fossimo,” commenta il produttore Vahradian. “Era come avere un GPS in carne ed ossa sul set… faceva sempre il punto e ci manteneva in rotta.”
Per Hammond, RED è stata un’altra opportunità per collaborare con il regista Schwentke, con il direttore della fotografia Florian Ballhaus e con la costumista Susan Lyall. “Avevamo già lavorato insieme per Flightplan-Mistero in volo diretto da Robert, ricorda Hammond, “e quindi RED è stato un po’ come tornare a casa.”
Hammond spiega che il 40% delle location del film sono state ricostruite in studio e il 60% invece sono veri esterni. “La divisione 40/60 è stata determinata non solo dalle nostre aspirazioni artistiche di creare dei set unici come il bunker di Marvin ma anche da necessità pratiche,” sottolinea Hammond. “Inutile dire che nessuno potrebbe mai ottenere il permesso per girare all’interno del quartier generale della CIA nel mondo post 11 settembre, e quindi abbiamo dovuto ricostruire anche quello nel teatro di posa di Toronto.”
Oltre agli uffici della CIA e al bunker sotterraneo, le “costruzioni” di Hammond per il film comprendono anche gli interni della casa di Frank e la camera di sicurezza nella proprietà di Alexander Dunning (Richard Dreyfuss). “Tutte le altre case, uffici, appartamenti, strade o paludi sono autentici,” aggiunge lo scenografo.
Hammond ammette senza falsi pudori che il bunker sotterraneo è la sua “creatura” e che è la location alla quale ha dedicato più attenzione e amore di tutte. “Disegnare e realizzare il bunker è stata un’opportunità unica che non credo si ripeterà più in futuro,” racconta Hammond. “E’ difficile trovare un autentico rifugio antiradiazioni e anche se l’avessi trovato sarebbe stato difficile se non impossibile portarci dentro tutta la troupe e gli attori.”
“Il divertimento – dal punto di vista creativo – nel disegnare il bunker – è stato cercare di rispecchiare in quella costruzione le qualità eclettiche e iconoclastiche del personaggio di Malkovich,” osserva Hammond. “Marvin fa ed è interessato a milioni di cose ma è soprattutto un paranoico. E’ un’autentica miniera di contraddizioni… brillante ma fuori di testa al tempo stesso.”
L’ispirazione per il bunker è venuta ripensando ad un sopralluogo effettuato per un altro film diretto da Schwentke. “Robert ed io stavamo viaggiando in treno da qualche parte in Arkansas e il capotreno ci ha portato a visitare un rifugio contro i tornado in una zona di montagna. Nel bel mezzo del nulla più assoluto abbiamo visto una roulotte solitaria davanti alla quale giaceva un’automobile semi sepolta. Il proprietario aveva scavato una buca di più di un metro, ci aveva buttato l’auto e poi l’aveva ricoperta di nuovo di terra, lasciando libero l’accesso solo da una portiera. Ogniqualvolta veniva lanciato un allarme tornado, il tizio usciva dalla roulotte, saliva nell’auto, chiudeva la porta e si metteva in salvo.
“E così abbiamo comprato una Chevy del 1957, l’abbiamo sollevata di 6 metri sul set di Toronto,” racconta Hammond, “creando la ‘porta di ingresso’ di Marvin. Poi abbiamo costruito una scaletta di metallo tipo quella delle navi che scendeva nel vero bunker che conteneva container per il cibo, una stanza per la televisione, ‘una sala registrazione’ piena di pile di documenti di potenziali complotti, vecchi archivi e libri, appunti, ricevute... Insomma una stanza che incarna alla perfezione l’insano sistema di archiviazione di un folle.”
“L’unica richiesta rivoltaci da John (Malkovich),” ricorda Hammond, “era che Marvin non fosse mai a più di un metro di distanza da una qualsiasi arma. E così oltre a numerosi scaffali e rastrelliere porta armi sui muri, abbiamo nascosto altre armi sotto le riviste, le granate sotto i cuscini del divano e casse di esplosivi C-4 mascherate da tavolinetti. Disegnare un set per un attore come John Malkovich è stato meraviglioso perché eravamo consapevoli che John ci avrebbe messo a disposizione tutta la sua eccentrica sensibilità permettendoci di spingerci oltre con gli elementi visivi sapendo sempre che lui sarebbe stato magnifico in quell’ambiente.”
Alla fine Hammond e i suoi collaboratori hanno spedito la Chevy del 57 fino alle paludi della Louisiana per fondere l’entrata esterna del bunker con l’interno ricostruito in studio.
“Abbiamo dovuto scavare solo 30 centimetri vicino alla palude per trovare l’acqua,” ricorda Hammond. “A quel punto abbiamo calato l’auto nella buca e l’abbiamo ricoperta di terra come quel rifugio anti tornado che avevamo visto anni fa. Voilà… il bunker sotterraneo di Marvin.”
Oltre allo storico Royal York Hotel (che fa le veci del Fairmont Chicago in cui si svolge la scena della raccolta fondi con le decorazioni rosse, bianche blu) le altre ambientazioni di Toronto includono una meravigliosa tenuta a Niagara-on-the Lake, i cui interni ed esterni ospitano il lussuoso bed-and-breakfast gestito da Helen Mirren; la Chinatown di Toronto e la Toronto Reference Library che diventano rispettivamente Chinatown a Manhattan e la Columbia University; l’esterno della Corte Suprema dell’Ontario che diventa nel film l’esterno dell’ambasciata Russa; diverse proprietà private che vanno fino a Uxbridge e Claireville, Ontario; e la famosa Centrale di Hearn vicino ai Docklands di Toronto, dove è stata girata la scena culminante del film.
“La Hearn Generating Station è una gigantesca centrale elettrica a carbone ormai abbandonata di Toronto,” osserva Hammond. “E’ lunga circa 300 metri, larga circa 120 e alta più di 90. I tubi, le caldaie e la struttura portante in acciaio sono tutti più o meno intatti e di conseguenza in quanto residuato industriale era il luogo ideale nel quale girare la scena della resa dei conti tra i buoni e i cattivi, resa ancora più efficace dalle luci di Florian (Ballhaus) e dalla fotografia di Robert.”
Alla conclusione delle riprese a Toronto, alla fine del marzo, 2010, la produzione si è spinta fino a New Orleans dove per due settimane ha girato tre le incredibili e uniche location di questa splendida città.
“La città di New Orleans è stata semplicemente favolosa con noi,” ricorda Hammond. “Aver avuto il permesso di chiudere al traffico interi incroci all’interno del Quartiere Francese è stato assolutamente incredibile. Tutti i residenti, i turisti, i negozianti hanno dimostrato una pazienza infinita con noi che avevamo praticamente invaso la città visto che abbiamo girato in contemporanea usando sia la prima sia la seconda unità. Credetemi, abbiamo visto tantissimi turisti sorpresi perché non avrebbero mai immaginato di imbattersi in Bruce Willis mentre scende da un’auto della polizia e spara al cattivo di turno. Sono state due settimane incredibili sia in termini di risultato cinematografico sia per il nostro divertimento.”
L’area di New Orleans ha messo a disposizione del film anche altre location del già citato Quartiere Francese; ricordiamo la storica Royal Pharmacy; lo Union Passenger Terminal; la St. Vincent’s Guesthouse i cui interni e esterni sono stati utilizzati per ospitare la residenza per anziani dove il pubblico incontra per la prima volta il personaggio interpretato da Morgan Freeman, Joe; una sontuosa tenuta sul fiume vicino Hammond, in Louisiana, che fa da sfondo al rifugio di Marvin tra le paludi; e infine il Porto di New Orleans dove lo scenografo Hammond ha creato un labirinto simile a quelli costruiti dai bambini con il Lego fatto di container per le spedizioni nel quale è stata girata una delle più importanti scene d’azione di tutto il film.
“Sono sempre stato affascinato dai piazzali in cui vengono parcheggiati i container in attesa di spedizione,” commenta Hammond. “Sono come dei mattoncini di un Lego per adulti… giganti rettangoli colorati che puoi ammucchiare come vuoi. Abbiamo trovato una zona non utilizzata del Porto e ci abbiamo trasferito 200 container. Il problema principale è stato trovare qualcuno che ci fornisse tutto questo materiale dopodiché il secondo problema è stato come sistemarli nel piazzale. Abbiamo avuto bisogno di macchinari specializzati per sistemarli come volevamo ma alla fine siamo riusciti ad ottenere ciò che desideravamo e soprattutto ciò che ci aveva chiesto Robert e devo confessare che è stato un vero sollievo per me.”
Un altro espediente fondamentale della scenografia è stato l’uso di cartoline illustrate montate ad arte che servono ad illustrare al pubblico l’itinerario di questo viaggio. Hammond riconosce che l’idea è stata del regista Robert Schwentke che ha pensato che le cartoline sarebbero potute diventare una sorta di guida per aiutare il pubblico ad orientarsi.
“Invece di ricorrere alla tipica inquadratura d’ambientazione,” spiega Hammond, “Robert ha avuto l’idea di far vivere le cartoline illustrate per facilitare il passaggio da un luogo ad un altro e per mostrare al pubblico in una maniera molto chiara e esplicita tutti i luoghi che i personaggi visitano durante il loro viaggio. Prima di scegliere abbiamo guardato tantissime cartoline, da quelle antiche alle più attuali perché volevano elementi grafici immediatamente identificabili per ogni singola città. E’ stato molto divertente fondere gli aspetti creativi e pratici in un elemento visivo che aiuta il pubblico a seguire i suoi eroi in questo lungo viaggio.’”
RED è un colore che si adatta alla perfezione alla commedia, alla storia d’amore e al pericolo. Per Bruce Willis, si è trattato di un progetto molto ambizioso sin dall’inizio ma è convinto che avrà un grande successo.
“Il film finito è una sorta di specchio della sua realizzazione,” osserva Willis. “Le riprese – e quindi il film - sono iniziati un po’ in sordina direi... come il mio personaggio da solo a casa sua… ma si concludono con nove incredibili attori che si fronteggiano in una fredda, umida, sporca e fangosa centrale a carbone abbandonata. Non credo che nessuno di noi – attori e realizzatori - sapeva all’inizio come questo germoglio sarebbe cresciuto trasformandosi in una gigantesca sequoia; quello che so per certo è che ognuno di noi ha messo tutto se stesso nel film per arrivare a questo. Onestamente, è difficile per me parlarne o descrivere quello che abbiamo fatto perché è stata una lavorazione totalmente diversa da tutto quello che avevo fatto in precedenza. E’ stato bellissimo e divertente farne parte ed è stata un’esperienza meravigliosa partecipare alla realizzazione di un film unico come questo.
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