Shark 3D di Kimble Rendall

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locandina Shark 3D
 
Regista: Kimble Rendall
Titolo originale: BAIT 3D
Durata: 94'
Genere: Thriller
Nazione: Australia
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 14 Settembre 2012 (cinema)

Attori: Phoebe Tonkin, Julian McMahon, Sharni Vinson, Xavier Samuel, Cariba Heine, Alex Russell, Lincoln Lewis, Alice Parkinson, Dan Wyllie, Dan Wyllie, Damien Garvey
Soggetto: Russell Mulcahy, John Kim

Trama, Giudizi ed Opinioni per Shark 3D (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia:
Montaggio:

Produttore: Gary Hamilton, Todd Fellman, Peter Barber
Produttore esecutivo: Chris Brown, Ian Maycock, Mike Gabrawy, Ying Ye, Russell Mulcahy
Produzione: Shark 3D Productions, Blackmagic Design Films, Blackmagic Design, Story Bridge Films
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di Shark 3D
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Colonna sonora / Soundtrack di Shark 3D
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Francesco Pezzulli: Josh
Alessia Amendola: Tina
Chiara Gioncardi: Jaime
Luca Ward: Todd
Francesco Prando: Doyle
Domitilla D'amico: Naomi
Davide Perino: Kyle
Daniele Giuliani: Ryan
Gemma Donati: Heather
Leonardo Graziano: Steven
Christian Iansante: Kirby
Vittorio Guerrieri: Jessup
Stefano Alessandroni: Collins
Simone Veltroni: Rory
Benedetta Degli Innocenti: Giornalista

Personaggi:
Xavier Samuel: Josh
Sharni Vinson: Tina
Phoebe Tonkin: Jaime
Martin Sacks: Todd
Julian McMahon: Doyle
Alice Parkinson: Naomi
Lincoln Lewis: Kyle
Alex Russell: Ryan
Cariba Heine: Heather
Qi Yu Wu: Steven
Dan Wyllie: Kirby
Adrian Pang: Jessup
Damien Garvey: Collins
Richard Brancatisano: Rory
Chris Betts: Lockie
Simon Edds: Bagnino
Miranda Deakin: Giornalista

Informazioni e curiosità su Shark 3D

NOTE DI PRODUZIONE - INFORMAZIONI GENERALI
Shark 3D è il primo film d’azione australiano in 3D ed anche la prima coproduzione tra Australia e Singapore, risultato della collaborazione tra le australiane Easternlight Films, Pictures in Paradise e Story Bridge Films e la società
di Singapore Blackmagic Design. I finanziamenti sono arrivati dalla Media Development Authority e dalla Blackmagic Design di Singapore, dallo Screen Australia e dallo Screen Queensland.


L’INIZIO
Shark 3D è stato sviluppato da Russell Mulcahy e Gary Hamilton i quali desideravano realizzare un film d’azione di alta qualità concentrato su un unico tema: l’attacco degli squali. Il primo ostacolo da superare è stato quello dei
finanziamenti in quanto è apparso subito chiaro che un film in 3D di questo genere avrebbe avuto bisogno di un budget importante e di maestranze specializzate. Alla luce di queste considerazioni, nel 2009 Gary Hamilton si è messo in contatto con i produttori Todd Fellman e Chris Brown e li ha coinvolti sin dall’inizio.

“Quando ci ha parlato del progetto, l’unica risposta possibile per me è stata: devo assolutamente farlo! Mi è sembrata un’idea brillante ed erano diversi anni che desideravo realizzare un film che raccontasse l’attacco degli squali. Siamo tutti cresciuti con le immagini di ‘Lo squalo’ che è diventato una specie di leggenda per tutti noi. Realizzare un film che partisse proprio da ‘Lo Squalo’ mi è sembrata la realizzazione di un sogno,” ricorda Brown.
Anche Fellman è stato immediatamente attratto da quello che a suo avviso sarebbe diventato un film di grande successo internazionale. “Non si trattava della solita sceneggiatura”horror” con personaggi ridotti al minimo che pronunciano un’unica battuta in tutto il film, ma raccontava una storia di sopravvivenza e parlava della natura stessa degli uomini; raccontava la storia di un gruppo di persone che per puro caso si trovano a condividere l’esperienza più orribile e terrificante della loro vita. E’ un autentico giro sulle montagne russe”.

Dopo aver sviluppato la sceneggiatura con Russel Mulcahy, la Easternlight ha presentato il progetto ottenendo reazioni fantastiche ovunque. Grazie a questa campagna “promozionale” la Easternlight si è assicurata la vendita del film in vari paesi del mondo e questo ha reso il progetto molto allettante sia per gli investitori australiani sia per quelli di Singapore. Come risultato di questa operazione di marketing, i produttori hanno potuto contare sull’appoggio di Screen Australia,
Screen Queensland, della società di produzione Offset e della Singapore‘s Media Development Authority che insieme hanno coperto tutti i costi di realizzazione di Shark 3D 3D, prima coproduzione tra Australia e Singapore.


LO SQUALO
Poiché è apparso chiaro sin dall’inizio che lo squalo sarebbe stato uno delle star del film, la principale preoccupazione dei realizzatori è stata creare una creatura credibile e terrificante in grado di reggere l’intero film. Brown e Fellman avevano già lavorato con Grant Lehman e con Steve Boyle per il film Daybreakers - L’ultimo Vampiro e quindi si sono rivolti a loro con largo anticipo per chiedergli di cominciare subito a creare lo squalo.
Durante le prime riunioni, i tecnici hanno evidenziato le maggiori difficoltà legate alla realizzazione di una simile creatura: avevano bisogno di uno squalo che fosse facile da manovrare nei corridoi del supermercato; doveva essere in grado di balzare fuori dall’acqua, mordere le sue vittime e essere realisticamente terrificante.

In origine si era parlato di uno squalo tigre ma Chris è stato piuttosto sollevato quando i realizzatori hanno optato per uno squalo bianco: “Per me esiste solo uno squalo ed è il Grande Squalo Bianco. Quando Steve ha realizzato i modelli
iniziali per lo squalo tigre, devo confessare che non facevano affatto paura, anzi sembrava una creatura docile e amichevole, visto che la bocca dello squalo tigre sembra quella di un clown che sorride…! Il risultato finale è una specie di incrocio tra uno squalo tigre e uno squalo bianco, visto che la conditio sine qua non era che la creatura avesse le dimensioni giuste per potersi muovere liberamente tra gli scaffali del supermercato.”

Una volta prese le decisioni più generali, i due si sono divisi i compiti con Grant che ha curato i meccanismi dello squalo mentre Steve si è dedicato al design e all’estetica.
La squadra ha disegnato diversi modelli di squalo da utilizzare nelle diverse sequenze: “Abbiamo capito subito che avremmo avuto bisogno di più squali per girare le varie sequenze e ottenere gli effetti desiderati. Innanzitutto avevamo bisogno di uno squalo in grado di nuotare e con la tradizionale pinna che sbuca fuori dall’acqua. Poi, ci serviva uno squalo più feroce, dotato di un meccanismo speciale per la bocca da usarsi per le sequenze degli attacchi e dei morsi. Il terzo squalo invece doveva essere in grado di attaccare e caricare in acqua e di farlo in maniera veloce colpendo automobili o scaffali del supermercato, come previsto dalla sceneggiatura” racconta Grant.

La prima difficoltà è stata naturalmente creare uno squalo che fosse realistico e credibile. “Tutti quelli che fanno il nostro mestiere ambiscono a creare creature realistiche, che si tratti di animali o persone, sfruttando le risorse materiali e umane a disposizione e rispettando i termini previsti. In questo caso abbiamo dovuto tenere conto di tutti i movimenti delle mandibole di uno squalo, cosa che non è semplice come sembra. Inoltre abbiamo dovuto lavorare molto sugli occhi e sullo spessore della pelle per farlo apparire terrificante come solo un vero squalo può essere,” aggiunge Grant.

La seconda difficoltà ha riguardato i movimenti dello squalo, visto che doveva muoversi in acqua. Spiega Grant: “La prima cosa della quale abbiamo discusso insieme è stata cercare di capire quale poteva essere la maniera migliore per “dare vita” allo squalo e siamo giunti alla conclusione che i sistemi pneumatici avrebbero fatto al caso nostro perché come tutti sanno acqua e elettricità non vanno granché d’accordo. E così abbiamo creato un sistema pneumatico perfettamente funzionante, impresa sicuramente non facile considerato il grande volume d’aria da gestire. Il problema è stato parzialmente risolto con l’uso di regolatori che ci hanno permesso di mandare l’aria solo su un lato per permettere allo squalo di muoversi o di virare per esempio. Grazie a questo ingegnoso e complicato sistema, gli squali si muovono agilmente!”

Risolto il problema del movimento degli squali, la preoccupazione successiva è stata che i movimenti così creati risultassero credibili e realistici, soprattutto la contrazione dei muscoli provocata dal contatto con l’acqua. Dopo approfondite ricerche, i realizzatori hanno trovato una sostanza chiamata Festo grazie alla quale le contrazioni muscolari degli squali appaiono molto fluide.

I risultati ottenuti in sei mesi di lavoro sono stati più che lusinghieri e Todd sapeva di aver ottenuto ciò di cui aveva bisogno: “Quando abbiamo iniziato le riprese, eravamo certi di poter contare su uno squalo capace di nuotare e di muoversi in maniera articolata e credibile al punto tale che durante le riprese subacquee il nostro operatore - guardando attraverso la macchina da presa – si è preso un bello spavento quando si è trovato davanti quella creatura. Il nostro squalo artificiale è stato perfettamente in grado di saltare fuori dall’acqua e serrare le fauci. Sapeva ruotare gli occhi e muovere le branchie e per questo è diventato a tutti gli effetti uno degli attori del film. Con la possente testa usata come un ariete lo squalo ha dimostrato una strabiliante versatilità sia per quanto riguarda i movimenti sia per la velocità.
Inoltre, una volta sul set i cambi da uno squalo all’altro sono stati molto rapidi e tutti gli attori non facevano che ripetere quanto l’estremo realismo degli squali rendesse il loro compito di gran lunga più facile.


GLI ATTACCHI
Una volta completata la realizzazione degli squali “meccanici”, è scesa in campo la Blackmagic Design incaricata di creare delle versioni digitali molto articolate e veritiere degli squali necessarie per girare tutte le altre scene. Prendendo a modello gli squali meccanici, gli squali digitali sono stati disegnati per poter compiere diverse azioni che andavano da una semplice nuotata agli attacchi mortali. Il grande squalo bianco digitale è stato testato e collaudato in diverse occasioni per verificare la credibilità e il realismo dei movimenti, soprattutto per quanto riguarda le fauci e i muscoli circostanti. Il team della Blackmagic ha dovuto studiare in maniera approfondita cosa succede dentro la bocca di uno squalo mentre nuota, sia quando tiene la bocca chiusa - e di conseguenza la bocca interna e l’esofago collassano lasciando un piccolo passaggio verso le branchie - sia quando nuota con le fauci spalancate, con la mascella protesa in avanti e le gengive bene esposte.

Inoltre, sempre per l’interno della bocca, hanno dovuto calcolare lo spazio necessario per fare “entrare” le eventuali prede. Il risultato dei primi test è stato più che soddisfacente e grazie all’eccellente lavoro della Blackmagic il regista Kimble Rendall ha potuto realizzare al computer più di quaranta sequenze.
Ma le difficoltà inerenti gli squali non riguardavano solo la tecnologia digitale perché, stando alle parole di Mike Parsons, direttore del reparto effetti speciali digitali del Blackmagic, la cosa più difficile è stata dare un carattere agli squali. La vera sfida della squadra addetta agli effetti speciali è stata riuscire a mettere in risalto le qualità e gli attributi degli squali durante l’azione, sia per quanto riguarda i dettagli più visibili sia per quelli più minuti, comprese le espressioni facciali.

Il punto di partenza è stato che comunque gli squali dovevano comportarsi sempre e comunque da predatori, bestie spinte sempre e comunque dall’istinto predatorio e dalla voracità. Lo squalo è un attaccante insidioso; studia le sue prede nuotandogli intorno, valutandole attentamente; è infatti noto che spesso gli squali sfiorano anche trenta o quaranta persone prima di scegliere la potenziale vittima, che quasi sempre viene scelta perché è potenzialmente la più debole o la più facile da catturare, proprio come il leone che tra tante possibili prede sceglie la gazzella. Quindi la caratteristica primaria del movimento doveva essere ‘l’attenzione selettiva’, come la chiama Mike. La seconda caratteristica importante di ogni predatore che si rispetti è la conservazione dell’energia.

Eliminando ogni possibile fonte esterna di distrazione lo squalo si trasforma in un killer spietato che sa esattamente cosa vuole fare. Infine, l’ambiente digitale è servito anche a dettare lo stato d’animo e le atmosfere. “Il buio svolge un ruolo primario nel nostro film”, osserva Mike. “Tuttavia, anche nelle scene in cui lo squalo esce dall’acqua siamo stati in grado di ricreare un’autentica sensazione di potenza e dinamismo attraverso gli schizzi d’acqua e l’esposizione dei muscoli.
Psicologicamente, essere attaccati da uno squalo mentre in acqua o su una barca è lo scenario peggiore perché elimina ogni barriera che separa il mondo umano, dove siamo noi a comandare, e il territorio dello squalo.”


IL ‘CHI’ DELLO SQUALO
Parlando della loro terribile esperienza i fortunati sopravvissuti agli attacchi degli squali paragonano ciò che hanno provato in quel momento alla combinazione di shock inaspettato, orrore e scarica di adrenalina generalmente associati agli
incidenti d’auto. Per questo motivo, il tecnico del suono Robert Mackenzie ha creato un accompagnamento sonoro letteralmente agghiacciante che porta gli spettatori a credere senza ombra di dubbio che ci sia uno squalo affamato che si muove indisturbato tra le poltrone della sala.
La cosa curiosa è che in realtà gli squali non possiedono la laringe e quindi non emettono alcun suono durante la fase di “stalking” ma emettono un “Chi” viscerale durante l’attacco. Tuttavia, i suoni creati dal team della Soundfirm Australia, e missati presso gli Yellow Box Studios a Singapore, sono talmente convincenti da sembrare naturali e terrificanti.


LA PRODUZIONE
I produttori hanno scelto Kimble Rendall come regista del film consapevoli della sua passata esperienza come regista della seconda unità di alcuni dei principali film girati in Australia; parliamo di film quali la trilogia di Matrix, Segnali dal futuro, Ghost Rider e Underworld - La ribellione dei Lycans. Chris era convinto che Kimble sarebbe stato in grado di gestire un film come Shark 3D perché sapeva bene che non aveva mai avuto nessuna difficoltà nel gestire set imponenti che prevedevano automobili che esplodono, centinaia di comparse o inseguimenti al cardiopalma. Kimble stava completando la lavorazione di Killer Elite a Melbourne quando è stato contattato per Shark 3D, e dichiara di essersi sentito immediatamente attratto dal progetto.

“Sono molto interessato a questo genere di film e mi piace fare film che vantano già un pubblico di appassionati. Negli ultimi dieci anni ho lavorato a Hollywood e mi sono specializzato in film d’azione con effetti speciali e avevo da tempo la voglia di tornare in Australia per mettere questo mio bagaglio di esperienze a servizio di un film australiano. Ho dovuto aspettare un po’ di tempo perché in Australia questo genere di film non è certo la norma. Ma credo che sia giunta l’ora che l’industria cinematografica australiana si dedichi alla realizzazione di film più commerciali. Una bella storia combinata ad una giusta dose di azione e di effetti speciali è la cosa che mi interessa di più”, dichiara il regista.

Kimble non aveva nessuna intenzione di realizzare semplicemente un altro film dell’orrore ed è stato attratto da Shark 3D perché era un film corale. La storia infatti coinvolge tredici persone che sono presenti per tutta la durata del film e che lo rendono internazionale. Per questo motivo la scelta degli attori doveva essere perfetta. Kimble ha riconosciuto subito la necessità di scritturare uno scenografo di grande livello visto che la maggior parte del film è ambientato in un supermercato e in un parcheggio sommersi dall’acqua. Il fatto che l’intero film sia stato girato in 3D –tecnica che prevede l’uso di macchine da presa ingombranti e pesanti - implicava la scelta di un direttore della fotografia molto preparato tecnicamente e supportato da ottimi operatori di macchina.

“C’è un detto secondo il quale bisogna evitare di lavorare con bambini, animali e acqua; be’ noi li abbiamo avuti tutti e tre più gli squali “finti” e il 3D, “spiega Kimble. “Le tre maggiori difficoltà sono state: trovare la storia giusta, non sbagliare la scelta degli attori e trovare i collaboratori perfetti. Una volta fatto questo, possiamo dire che il film si è fatto da solo, è bastato andare sul set tutti i giorni. La fase di pre-produzione, con tutti gli incontri e le riunioni, è stata molto difficile. Generalmente dopo qualche riunione tutti i problemi trovano una soluzione ma noi restavamo sempre a metà perché si riproponeva sempre il problema dell’uso del 3D. Ci chiedevamo tutti come avremmo fatto. E io dicevo: ci concentreremo su un’inquadratura alla volta e in questa maniera affronteremo i problemi a mano a mano che si presenteranno. Questo approccio è stato meno scoraggiante perché ci ha permesso di concentrarci su una sequenza, di portarla a compimento e di passare alla sequenza successiva, senza starci a lambiccare troppo il cervello o ad angosciarci in anticipo.”

Le riprese sono iniziate a ottobre 2010 ai Village Roadshow Studios sulla Gold Coast del Queensland, scelta perché, come dice Todd: “Non c’è luogo migliore al mondo per girare un film. Qui tutto è di altissimo livello, dalle attrezzature alla maestranze. Inoltre i Village Roadshow Studio hanno elementi che li rendono particolarmente attraenti per le produzioni, soprattutto le vasche interne e la vicinanza degli “esterni”. Abbiamo girato pochissimo in esterni, ma tra le location scelte c’era un centro commerciale davanti all’oceano e una spiaggia, cose che abbiamo trovato letteralmente dietro l’angolo. Ciò detto, anche se la logistica ha avuto un ruolo importante, ciò che ci ha veramente attratti nella Golden Coast è stata l’altissima qualità dei collaboratori e del personale tecnico che abbiamo trovato. Il Queensland è pieno di talenti. La realizzazione di questo film prevedeva due set straordinari: un supermercato pienamente funzionante e un parcheggio multi piano da poter allagare per diversi giorni per facilitare il lavoro degli squali “finiti”.”

Lo scenografo Nicholas McCallum, che ha collaborato di recente alla realizzazione di Sanctum, anch’esso ambientato in acqua, era perfettamente consapevole delle difficoltà insite nel girare su un set allagato.
Nick ha dovuto ricostruire 4 set diversi: un set allagato e uno asciutto sia per il parcheggio sia per il supermercato. Spiega Nick: “Ho incontrato un tizio che vende supermercati a Townsville. Li compra, li smonta, li impacchetta e li vende in Pakistan. Abbiamo comprato uno dei suoi supermercati e lo abbiamo istallato nello studio e così abbiamo avuto il set per il supermercato “asciutto” dove abbiamo girato le scene precedenti l’arrivo dello tsunami. La difficoltà maggiore è stata cercare di integrare in una sola area il set del supermarket pre e post tsunami. Di conseguenza ho montato il supermercato asciutto dentro una piscina cosicché quando abbiamo avuto bisogno del supermercato inondato ho semplicemente riempito la piscina.”

“Il trucco è stato eliminare tutti gli scaffali di dimensioni reali e sostituirli con scaffali ad hoc. Abbiamo eliminato la parte superiore delle porte e poi ci abbiamo montato sopra una tettoia sospesa da 38 tonnellate, completa di tutte le attrezzature per una corretta illuminazione. Per quanto riguarda l’acqua, in realtà la piscina non è stata riempita completamente, ma solo fino ad un altezza di 1 metro e 20 centimetri circa. Gli scaffali a misura, il soffitto più basso e le porte modificate danno l’illusione che l’acqua arrivi quasi al soffitto.”
Nick sapeva benissimo che la riuscita delle scenografie relative alle scene “bagnate” dipendeva soprattutto dal soffitto. “Per il 60% della durata del film, i protagonisti sono intrappolati in un supermercato abbarbicati in cima agli scaffali.
Di conseguenza lo sfondo è rappresentato dal soffitto sulle loro teste. Per questo volevo creare un soffitto che avesse il maggior numero possibile di punti interessanti. E parlo delle condotte, dei tubi, dei fili e dei sistemi antincendio bene in vista oltre che di lampade e luci varie che penzolavano sulle teste dei poveri sopravvissuti.”

Un’altra delle preoccupazioni dello scenografo e della sua squadra era far si che il set fosse “comodo” per permettere agli squali di aggirarsi tranquillamente. E quindi hanno dovuto fare in modo che i corridoi fossero abbastanza larghi per permetter allo squalo di nuotare e di virare a suo piacimento. Il direttore della fotografia Ross Emery, spiega che l’attrezzatura per il 3D era in realtà un insieme di elementi diversi che comprendeva tra gli altri le macchine da presa Red, i maxi chip Mysteria, gli obiettivi Panasonic e il sistema di controllo delle focali Preston.
Una delle cose interessanti nella lavorazione in 3D è che devi affidarti a 5 o 6 fornitori per avere una sola macchina da presa funzionate.” Continua Emery: “Le macchine da presa per il 3D sono pesantissime. La macchina da presa principale che abbiamo usato nel nostro film pesava circa 68 chili. Di conseguenza, abbiamo dovuto lavorare in stretta collaborazione con lo scenografo affinché prevedesse un’infrastruttura all’interno del set per poter sistemare delle attrezzature così pesanti e ingombranti.”

Nick ha escogitato una soluzione ingegnosa che ha garantito lo spazio necessario per le ingombranti attrezzature previste: “Ho avuto l’idea di montare degli schermi giapponesi su ogni parete del supermercato. Bastava spostarli di lato per far passare le ingombranti attrezzature e girare la scena in questione. La gru era alta 15 metri e da quell’altezza la macchina da presa poteva coprire due terzi dell’ampiezza del set. Per quanto riguarda i controcampi, la gru poteva essere trasportata fino alla fine del set e posizionata agli angoli della piscine dove non era più visibile.
E grazie agli schermi giapponesi facili da aprire e chiudere, gli spostamenti delle attrezzature sono stati alquanto agevoli” conclude Nick.
Una delle maggiori difficoltà per il reparto artistico è stata assicurare la continuità e la coerenza giorno dopo giorno. Dopo il suo passaggio, lo tsunami lascia una massa di cadaveri, detriti, prodotti del supermercato che galleggiano oltre a sangue e brandelli di carne umana: la situazione meno adatta per assicurare la continuità tra una scena e l’altra. La produzione ha utilizzato delle specie di tappeti di plastica trasparente per fare ammassare e tener insieme detriti e rifiuti.

Un altro problema da risolvere riguardava gli effetti del cloro contenuto nell’acqua sugli oggetti e sui costumi. Per ovviare a questo inconveniente, il reparto artistico ha dovuto procurarsi dei laminati e delle vernici che proteggessero oggetti e prodotti evitando il deperimento e lo scolorimento causato dal cloro e lo stesso dicasi per i costumi che sono stati soggetti a sbiancamento. Bisogna tenere a mente che mentre le riprese sono durate 9 settimane, la storia raccontata nel film si svolge in un solo giorno. Di conseguenza il reparto artistico ha dovuto lavorare sodo per mantenere l’acqua in condizioni ottimali non solo per motivi estetici ma anche per la salute e la sicurezza delle 50 persone che hanno lavorato costantemente dentro o nelle vicinanze dell’acqua.

L’altro set fondamentale ai fini della riuscita del film è quello del parcheggio dove tre personaggi vengono perseguitati da un altro grande squalo bianco per quasi l’intera durata del film. Questa è un’ambientazione molto più solitaria e isolata rispetto al supermercato e il rapporto tra i tre personaggi crea una sorta di trama parallela all’interno del film perché pur essendo accomunati agli altri nella lotta per la sopravvivenza, devono affrontare sfide diverse. Anche il parcheggio presentava non poche difficoltà per il reparto artistico, come illustrato da Nick: “Sotto al supermercato c’è il parcheggio dove sono intrappolate diverse persone. Abbiamo sistemato il nostro parcheggio multi piano in un parcheggio sotterraneo molto ampio e soprattutto molto alto. E’ stata una ricerca piuttosto lunga perché molti di quelli che abbiamo visto non avevano l’altezza giusta.”

“Generalmente i parcheggi hanno dei soffitti piuttosto bassi e quindi se ti arrampichi sul tetto dell’auto praticamente tocchi il soffitto con la testa o devi addirittura stare rannicchiato per non sbatterci contro. Per fortuna abbiamo trovato un parcheggio con soffitti piuttosto alti che ha permesso di rendere in maniera credibile l’effetto delle auto trascinate via dall’acqua e ammassate tutte in una zona. Abbiamo posizionato le auto vicino alla tromba delle scale attraverso la quale i personaggi possono raggiungere il supermercato e mettersi in salvo e li abbiamo intrappolati lì, creando questa specie di “muro della morte” come lo abbiamo chiamato noi. Si tratta di una specie di installazione di arte contemporanea fatta di auto ammassate, corpi intrappolati e carrelli del supermercato schiacciati. Questo ci ha permesso di creare uno sfondo favoloso che funge al contempo da “scala” sulla quale i personaggi possono arrampicarsi ed aggrapparsi, pur non avendo alcuna via di fuga.”


ASPETTI TECNICI SULLE 3D
La Blackmagic Design è stata fondamentale nel fornire tutte le attrezzature che hanno permesso di girare il film in 3D. Molte ore sono state dedicate alla pianificazione del piano di lavorazione per assicurarne la flessibilità e l’efficienza; alla fine, la soluzione adottata è stata una combinazione tra il sistema di correzione del colore DaVinci Resolve, le apparecchiature per il montaggio Avid e il sistema memorizzazione dati Editshare. Il film è stato girato interamente in digitale con macchine da presa Red e Silicon Imaging 3D.
Inoltre, grazie all’uso di due apparecchiature Quasar stereo RED per le riprese fuori dall’acqua e un’apparecchiatura Silicon Imaging 2K stereo per la registrazione di file dati Cineform per le riprese subacquee, l’intero film consta di circa 8000 file singoli che occupano una memoria totale pari a 23TB.

Il sistema per la correzione colore DaVinci Resolve della Blackmagic Design è stato fondamentale ai fini dell’intera lavorazione. L’uso di due apparecchiature Resolve – una per i dati IO e per la gestione del progetto e l’altra per tutte le correzioni colore e il rendering – ha permesso di gestire in maniera efficace i giornalieri. Durante le riprese, gli hard disk provenienti direttamente dal set venivano copiati direttamente su una serie di dischi locali a 24TB collegati al sistema Resolve grazie all’uso di un sistema “hot swap” (interfaccia che permette il collegamento e/o scollegamento di un dispositivo anche a sistema avviato). Una volta copiato, il materiale veniva associato ad un timeline stereo, si eseguiva la correzione del colore e si procedeva al rendering dei file ad alta risoluzione in 3D per il sistema AVID DNX36.

“La Blackmagic Design ha fornito tutte le apparecchiature per la postproduzione, compresi i sistemi per il montaggio,” spiega Charlie Ellis, il supervisore alla post-produzione e colorista della Blackmagic Design. “Grazie a queste attrezzature siamo stati in grado di integrare i giornalieri nel montato in maniera impeccabile. Avevamo 3 sistemi Avid che funzionavano contemporaneamente. Così facendo siamo riusciti letteralmente a “incollare” i giornalieri al montato col sistema Editshare.”
Una volta completata una serie di giornalieri, si passava alla gradazione del colore e alla pre-visione in 3D utilizzando il RealD e un proiettore NEC2000c 2K DLP. Successivamente, i tecnici trasferivano i file 3D DNX36 dal sistema Resolve al sistema di memorizzazione dati Editshare 24TB, attraverso il quale tutti i file venivano messi immediatamente e contemporaneamente a disposizione di tutte le postazioni di montaggio Avid.

L’intero montaggio è stato eseguito utilizzando la tecnologia EditShare che permette di lavorare simultaneamente su più postazioni dalle quali è possibile accedere alle clip, alle sequenze e ai file.
Una volta che i file venivano ricevuti e controllati, l’assistente al montaggio sincronizzava velocemente i giornalieri e creava un timeline di inquadrature selezionate da proiettare. Successivamente lo stesso tecnico esportava gli EDL dall’Avid insieme alle tracce audio corrispondenti e le reimportava nel sistema Resolve.
“Nel giro di pochi minuti potevamo avere una serie di inquadrature da proiettare di tipo “cinematografico tradizionale” complete di sincronizzazione sonora, in 3D, con correzione colore pronte per essere visionate alla fine di ogni giorno di riprese,” racconta Charlie.


IL MONTAGGIO DELLE IMMAGINI IN 3D
Shark 3D è la prima esperienza di montaggio in 3D per Rodrigo Balart. Lui e Kimble volevano mantenere il ritmo e lo stile dei film d’azione il che implicava sfatare il mito secondo il quale i film in 3D vengono montati più lentamente rispetto ai film in 2D.
Rodrigo spiega: "Quando si lavora con il 3D la narrativa e la recitazione non cambiano affatto. Di conseguenza, non avevo nessun intenzione di sentire sulle spalle il peso della tecnologia in 3D in sala montaggio." Per evitare tutto questo, la sala montaggio è stata attrezzata con l’hardware Davio della Cine-tal che ha permesso di gestire simultaneamente flussi di immagini in 2d e 3D che andavano su monitor separati mentre Rodrigo montava in 2D e rivedeva in 3D. Sono stati pochissimi i casi in cui è stato necessario adattare o aggiustare il montato per il 3D.

"Siamo riusciti a farlo perché la stereografia era molto controllata sul set e poiché avevamo la Blackmagic che si occupava delle correzioni in 3D dei giornalieri. Con questo sistema i miei giornalieri avevano la convergenza adeguata all’azione che veniva misurata sul piano dello schermo. Con questo sistema sono riuscito a montare il film alla stessa velocità di un film in 2D perché comunque con un occhio potevo tenere tutta la situazione sotto controllo senza cambiare di piano, riducendo di conseguenza l’affaticamento degli occhi. Inoltre ritengo che questo fosse il film ideale per il 3D. Gran parte dell’azione si svolge in ambientazioni in 2D e mi riferisco alle scene nel supermercato e nel parcheggio sotterraneo, entrambi spazi chiusi con soffitti bassi. Trattandosi di spazi piuttosto limitati, il pubblico impiegherà pochissimo tempo per assorbire tutti gli elementi spaziali dei quali ha bisogno e non sarà costretto a dovere assorbire costantemente nuove informazioni spaziali. E questo facilita la fruizione di un’esperienza totale in 3D. Kimble e Ross sono stati bravissimi con le coperture."


LE DIFFICOLTA’ RELATIVE AGLI EFFETTI SPECIALI
Per quanto riguarda gli effetti speciali, le maggiori difficoltà non riguardavano tanto il numero delle scene ma la complessità della resa stereoscopica e l’integrazione degli elementi generati al computer con il mondo sottomarino in 3D. Il film contiene tutta una serie di immagini incredibili, a partire da quella della devastante onda di tsunami alla quale bisogna aggiungere le immagini create al computer dei ferocissimi squali, degli uccelli o di altre creature marine, che sono state inserite e integrate alle immagini girate “dal vivo” per rendere al meglio la circostanza nella quale si sono trovati i nostri attori. E mentre la maggior parte degli effetti speciali sono stati lavorati e realizzati a Singapore dalla Blackmagic Design, lo tsunami e alcune sequenze minori sono state prodotte dalla Postmodern Sydney a Deluxe Australia.

Nelle sequenze iniziali del film, una devastante onda di tsunami intrappola i protagonisti all’interno del supermercato, e questa scena ha richiesto una notevole quantità di effetti speciali “acquatici”. La scena dello tsunami inizia con immagini meno minacciose nelle quali vediamo l’acqua che si ritrae e l’onda che comincia a formarsi, ma la vera sfida è stata la panoramica dell’onda di tsunami nel momento in cui attraversa la spiaggia e si abbatte sugli edifici costieri. Dopo aver girato le immagini di copertura della spiaggia e delle strade, è stato necessario eseguire una ricerca architettonica che è servita per creare un accurato e credibile plastico in 3D che riproduce la strada principale completa di tutti gli edifici, per far si che la simulazione digitale trovasse un ostacolo contro cui infrangersi. Alla fine, la scena è stata completate e rifinita con l’aggiunta degli alberi, delle auto e delle persone inghiottite o trasportate dall’onda.

La chiave di volta per non sbagliare nel realizzare questa sequenza è stata valutare attentamente il livello di pericolo percepito. I protagonisti del film sono minacciati da diverse cose: l’acqua che continua a salire, la possibili scosse di assestamento che generalmente seguono lo tsunami e il potenziale crollo degli edifici danneggiati dall’acqua. A tutto questo vanno aggiunte le tensioni e i problemi creati dallo scontro tra personalità diverse e dal conflitto di interessi.
Ma comunque, il pericolo maggiore per tutti è rappresentato dallo squalo e i realizzatori hanno dovuto trovare la maniera per far si che il pubblico percepisse - come i protagonisti - l’escalation del pericolo incombente, un’escalation che è stato possibile ottenere solo mostrando immagini sempre più violente.

Dopo ogni attacco mortale, sembra che lo squalo diventi più aggressivo e arrabbiato. E il team responsabile degli effetti visivi è riuscito a creare tutto questo sfruttando i movimenti anche minimi, mettendo la macchina da presa a distanza ravvicinata, e mostrando nei dettagli il livello di distruzione causato dagli attacchi dello squalo, con immagini – naturalmente create al computer – di corpi dilaniati, falangi che galleggiano, o brandelli di mani che cadono al suolo causando un profondo senso di orrore. La parola chiave nelle sequenze create al computer è stata il crescendo di violenza che col passare del tempo diventa parte integrante dell’azione cosicché lo squalo, come il più tradizionale serial killer, si abbatte su di loro animato da un’incontrollabile sete di sangue e di aggressività.


CO-PRODUZIONE MUSICALE
Da una minuscola stanzetta buia di un parco industriale di Singapore al più importante studio di registrazione dell’Australia, il Trackdown Digital, l’evoluzione della colonna Sonora di Shark 3D simboleggia un po’ lo spirito che ha caratterizzato l’intera collaborazione tra Singapore e l’Australia.
Accettando la sfida di comporre la colonna sonora del film in un tempo incredibilmente breve, i compositori di Singapore Joe Ng e Alex Oh si sono associati agli australiani della Trackdown Digital – il produttore della colonna sonora Jason Fernandez e il tecnico del suono, Tim Ryan – per dar vita alle loro composizioni.

Come dice Joe Ng: “La cose sono andate velocissime e il fatto che Kimble fosse stato uno dei componenti della band degli Hoodoo Gurus, uno dei miei gruppi preferiti di tutti i tempi, mi ha ulteriormente galvanizzato. E come era possibile sbagliare? Alla fine è emerso che Kimble ha un talento eccezionale per la narrazione e un ingegno notevole ". Dopo aver trascorso giorni e notti a Singapore per comporre i 4 brani principali della colonna sonora (rispettivamente i pezzi musicali per lo squalo, l’amore, l’eroe e la rapina) e dopo averli completati sfruttando Internet e skype per lavorare insieme a Kimble e Jason, con gli occhi ancora gonfi per le notti trascorse in bianco, i compositori si sono spostati a Sydney per prepararsi alla registrazione della colonna sonora con la squadra della Trackdown.

E alla fine è giunto il fatidico giorno dell’incisione. Per quanto riguarda le sessioni di registrazione presso lo studio Simon Leadley alla Trackdown, con la Sydney Scoring Orchestra diretta da Brett Kelly, Alex Oh ricorda: "Durante la registrazione dell’orchestra e del coro, ero molto nervoso ma anche pieno di meraviglia e stupore mentre sentivo le mie note prendere vita!” Shark 3D è un film che parla di pericolo, azione, paura e amore e tutto questo è espresso magistralmente anche dalla sua colonna sonora.
Joe cita i testi del brano Death Defying degli Hoodoo Gurus per definire l’esperienza vissuta con questo film: "Se c’è una cosa che ho imparato/E’ che c’è un punto di non ritorno /Se questo deve essere il nostro destino /Non è questo il momento di avere esitazioni". E queste parole riassumono l’atteggiamento che abbiamo adottato per Shark 3D.


IL CASTING
Una delle fasi più delicate e importanti della pre-produzione è stata quella della scelta degli attori. I produttori e Kimble erano consapevoli della necessità di avere un gruppo forte e affiatato di attori, in grado soprattutto di attrarre un pubblico internazionale.
“Ho fatto tanti provini a Los Angeles e ho incontrato tanti giovani attori emergenti in America visto che all’epoca, a Los Angeles c’era un grande entusiasmo intorno al film. Ne parlavano tutti,” ricorda Kimble.

“Quando siamo tornati in Australia ho ripensato a quello che avevo visto a LA e ho capito che tanti degli attori che avevano partecipato alle audizioni erano australiani. Mi sono reso conto che c’erano tanti giovani e talentuosi attori australiani che si stavano dando molto da fare anche all’estero, riuscendoci piuttosto bene. Cinque o sei anni fa, sarebbe stato molto difficile trovare una giovane star per un pubblico di adolescenti, soprattutto una star australiana capace di attrarre il pubblico nelle sale solo con la sua presenza. Era evidente che c’era una nuova generazione che si stava facendo strada e così abbiamo deciso di scegliere attori australiani che avessero una caratura internazionale.”

E un nutrito gruppo formato da attori già affermati e da attori emergenti tutti australiani non si è fatto sfuggire l’occasione e ha voluto a tutti i costi partecipare al film. Si tratta di: Xavier Samuel (The Twilight Saga: Eclipse), Julian McMahon (Nip/Tuck), Sharni Vinson (Step Up 3D), Phoebe Tonkin (Tomorrow When the War Began), Dan Wyllie (Animal Kingdom) Alex Russell (Wasted on the Young), Martin Sacks (Underbelly), Cariba Heine (The Pacific), Damien Garvey (Daybreakers - L'ultimo Vampiro) e due grandissime star di Singapore Adrian Pang e Qi Yuwu.

Una delle relazioni più importanti del film è quella tra Josh (Xavier Samuel) e Tina (Sharni Vinson); per questo motivo era fondamentale che tra i due ci fosse un’alchimia credibile e realistica, in grado di reggere per tutto il film. Kimble spiega cosa aveva immaginato sin dall’inizio per quanto riguarda le caratteristiche di questa coppia: “Sono la tipica coppia di ragazzi che frequentano la spiaggia. Lui vorrebbe diventare bagnino, lei è la tipica ragazza da spiaggia… quando li vedrete sullo schermo capirete che non mi sono sbagliato e che la coppia funziona.”
Uno dei momenti chiave per Sharni è quando il suo personaggio s’imbatte in Josh, che ora lavora al supermarket. In quel momento la ragazza è costretta suo malgrado a fare i conti con il suo passato e tutte le tensioni e i sentimenti ancora non risolti riemergono all’improvviso.

Tutti gli attori hanno commentato gli sforzi fatti da Kimble per rendere il set un luogo divertente e piacevole nonostante fossero costretti a lavorare dentro l’acqua. Gli addetti del reparto costumi e gli assistenti alla regia erano sempre pronti a dare una mano con una vestaglia, una borsa dell’acqua calda mentre Kimble suonava musica rock tra un ciack e l’altro per tenere su il morale. Sharni si è divertita molto a lavorare con Kimble e lo trova un regista fantastico dal quale esser diretti. “Ha un’enorme fiducia negli attori, e questo si vede. Ci ha dato tanta libertà e tanto potere e ci ha permesso di fare le nostre scelte. Certo, quando non era soddisfatto di quello che facevamo ci correggeva ma non è il tipo di regista che ti dice di fare esattamente quello che ha in testa e che ha previsto. Lascia molto spazio agli attori. Ti dice: tu sei l’attore e quindi recita. Fai il tuo lavoro e vediamo cosa succede. Credo che sia una maniera brillante per affrontare questo mestiere perché concede a tutti tanta libertà e permettendo a tutti di dare il proprio contributo; e poi è una persona molto gentile.”

Xavier ha trovato molto interessante il fatto che il suo personaggio diventasse una sorta di maschio alfa all’interno del gruppo; “Il personaggio di Julian McMahon è piuttosto imponente e poi c’è Martin Sacks, un funzionario di polizia e uomo d’azione. Ma il fato ha voluto che il personaggio di Marty venga ferito piuttosto gravemente e non sia più nella posizione di assumere il controllo della situazione… mentre per quanto riguarda il personaggio di Doyle (McMahon)… è la sua moralità ad essere messa in discussione visto che ha appena tentato di rapinare il supermercato; e a quel punto subentra Josh che è in cerca di una sorta di redenzione. Ma come ho detto prima, si tratta di un film corale e quindi di uno sforzo collettivo perché sono tutti coinvolti nel tentativo disperato di uscirne vivi.”
E anche se gli attori hanno trascorso gran parte delle riprese sott’acqua, nessuno si è lamentato. Anzi molti degli attori hanno affermato che recitare immersi nell’acqua e aver girato il film in continuità, ha sicuramente facilitato il loro compito: “Non è stato poi così difficile calarsi nei rispettivi ruoli perché lo squalo sembrava vero, il set era incredibile e con tutti quei cadaveri e sangue finto in giro ci sembrava veramente di vivere quell’esperienza,” dichiara Lincoln Lewis.
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Qualche film interessante: Sexual predator, Senza lasciare traccia, Secrets of the Code, Scream, Sanguepazzo, S.B. Io lo conoscevo bene, Lo squalo, Le sentiment de la chair, Sole, cuore, amore

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