The Social Network di David Fincher

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locandina The Social Network
 
Regista: David Fincher
Titolo originale: The Social Network
Durata: 120'
Genere: Commedia
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 12 Novembre 2010 (cinema)

Attori: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Brenda Song, Justin Timberlake, Rooney Mara, Adina Porter, Malese Jow, Max Minghella
Sceneggiatura: Aaron Sorkin

Trama, Giudizi ed Opinioni per The Social Network (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Angus Wall, Kirk Baxter
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Scenografia: Donald Graham Burt, Victor J. Zolfo
Costumi: Jacqueline West
Trucco: Felicity Bowring

Produttore: Scott Rudin, Dana Brunetti, Michael De Luca, Ceán Chaffin
Produttore esecutivo: Aaron Sorkin, Kevin Spacey
Produzione: Michael De Luca Productions, Scott Rudin Productions, Trigger Street Productions
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia

La recensione di Dr. Film. di The Social Network
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Colonna sonora / Soundtrack di The Social Network
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Davide Perino: Mark Zuckerberg
Lorenzo De Angelis: Eduardo Saverin
Gabriele Lopez: Sean Parker
Marco Vivio: Cameron / Tyler Winklevoss
Gianfranco Miranda: Divya Narendra
Chiara Gioncardi: Erica Albright
Simone Veltroni: Dustin Moskovitz
Barbara Berengo Gardin: Gretchen

Informazioni e curiosità su The Social Network

Ispirato al libro The Accidental Billionaires di Ben Mezrich (scritto in contemporanea al film).

E' stato nominato per numerosi Oscar nell'83a edizione (febbraio 2011); ha vinto l'Oscar per la miglior colonna sonora originale (Trent Reznor, Atticus Ross, Nine Inch Nails); per la miglior sceneggiatura non originale (Aaron Sorkin); per il miglior montaggio.

Note dalla produzione:
Note di Produzione
Ogni epoca ha i suoi visionari, che sulla scia del loro genio, lasciano un mondo cambiato. Ma tutto ciò raramente avviene senza che ci siano contrasti. Nel film The Social Network, il regista David Fincher e lo sceneggiatore Aaron Sorkin raccontano il momento in cui è stato creato Facebook, il fenomeno sociale più rivoluzionario del nuovo secolo, attraverso lo scontro di alcuni giovani brillanti che affermano di aver preso ognuno parte alla nascita del progetto. Il risultato è il racconto di un dramma che alterna la creatività alla distruzione, in cui non c'è un solo punto di vista ma un duello narrativo che rispecchia perfettamente la realtà delle relazioni sociali dei nostri giorni.

Attingendo da più fonti, il film si sposta dalle aule di Harvard agli appartamenti di Palo Alto, catturando l'emozioni più profonde dei primi inebrianti giorni di un fenomeno che ha cambiato la nostra cultura e raccontando il modo in cui questo fenomeno ha raggruppato un gruppo di amici per poi successivamente dividerli. Coinvolti in questa vicenda ci sono Mark Zuckeberg (Jesse Eisenberg), il brillante studente di Harvard che ha ideato un sito web che avrebbe ridefinito il nostro tessuto sociale; Eduardo Saverin (Andrew Garfield), un tempo amico intimo di Zuckerberg, che ha dato il capitale iniziale per la nuova società; il fondatore di Napster, Sean Parker (Justin Timberlake) che ha presentato Facebook ai capitalisti della Silicon Valley e i gemelli Winklevoss (Armie Hammer e Josh Pence), i colleghi di Harvard che hanno sostenuto che Zuckerberg avesse rubato loro l'idea, denunciandolo.
Ognuno di loro ha il suo racconto, la propria versione sulla storia di Facebook, che porta alla descrizione di questo grande successo del 21° Secolo.

Una sera d'ottobre del 2003, dopo aver appena rotto con la sua ragazza, Mark entra nei computer dell'università per creare un sito che fungesse da database di tutte le ragazze del campus universitario, confrontando poi le foto due a due chiedendo all'utente quale fosse la più carina. Il sito viene chiamato Facemash e come un virus invade l'intero sistema informatico di Harvard generando polemiche sulla presunta misoginia del sito, rendendo Mark colpevole di aver intenzionalmente violato la sicurezza, i diritti e la privacy personale. Eppure in quel momento è nata l'idea di fondo di Facebook.

Poco dopo, Mark lancia il sito thefacebook.com,che a macchia d'olio si diffonderà sui computer di Harvard, arrivando alla Silicon Valley e successivamente in tutto il mondo. Ma in questo caos si genera un conflitto passionale, su come sono andate le cose, su chi effettivamente meriti il riconoscimento per questa che è chiaramente un'idea vincente, ma che dividerà degli amici fino a condurli ad una battaglia legale.
Per portare chiarezza in questa vicenda Sorkin e Fincher hanno collaborato insieme, costruendo attentamente una storia cercando con attenzione di non schierarsi né da un lato né dell'altro. Il film infatti presenta una serie di narratori, ciascuno con la propria versione dei fatti, lasciando al pubblico l'interrogativo più grande, cosa è accaduto realmente.


L'approccio alla storia
Lo sceneggiatore Aaron Sorkin (La guerra di Charlie Wilson) ha deciso immediatamente di partecipare al progetto The Social Network. Tutto è iniziato quando ha ricevuto una prima bozza del libro di Ben Mezrich “The Accidental Billionaires”, un riassunto di quattordici pagine che ha subito catapultato Sorkin nell'avvincente indagine sulla storia di Facebook. Sorkin è stato affascinato dal turbolento percorso dei personaggi coinvolti, in primis da quello del co-fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, che in una notte è passato da hacker a presidente di una società.

Sorkin era affascinato anche dal tema di fondo delle amicizie nate per selezione, delle rivalità e le manovre sociali di questi giovani che carcano di creare qualcosa di stupefacente, che alteri profondamente la loro vita quotidiana.
Nelle generazioni passate tutto ciò è stato possibile grazie alla radio, al telefono, all'automobile, alla televisione e al computer. La nostra è l'era dei social network.
Afferma Sorkin: “I temi del film sono stati esplorati ampiamente dagli autori del passato: si parla di lealtà, di amicizia, di potere, denaro, invidia, stato sociale e gelosia. È una storia che se Eschilo fosse vivo oggi, l'avrebbe scritta lui. Shakespeare l'avrebbe scritta, o forse Paddy Chayefsky. Per mia fortuna nessuno di questi personaggi era disponibile così ho avuto modo di scriverla io”.

Quanto più apprendeva sulla vicenda di Facebook, tanto più Sorkin era incuriosito da come rappresentare questo particolare momento della storia Americana e dei personaggi coinvolti, geni, potenti e vuoti. Per quanto affascinati dalla tecnologia e immersi in una vita digitale, nel racconto di Sorkin, appaiono sfacciati, pieni di rabbia ed emotivamente insoddisfatti.
“Credo che nel film ci sia un costrutto ben preciso e cioè che è possibile osservare tutte le sfaccettature del personaggio di Mark Zuckerberg e di cosa lo ha portato al successo, in relazione agli altri personaggi coinvolti nella storia”, commenta Sorkin. “Mark è spinto sia dalla sicurezza ma anche da una debolezza, dalla paura e dal coraggio e il film si muove costantemente su questa linea sottile che divide questi opposti”.

“Mark è un antieroe che alla fine del film è diventato un eroe tragico, perché lungo il suo percorso paga un prezzo. Fondamentalmente è un hacker, per natura gli hacker sono anarchici. E verso cosa Mark cerca di scontrarsi? Sono le persone che hanno reso il suo un mondo infelice. Nel caso di Mark il concetto di autostima si è trasformata in rabbia, una rabbia molto tagliente. Ma questa rabbia è per lui il combustibile, la spinta che lo conduce alla sua idea geniale. Ma l'ultima cosa che vuole fare (questa è una parte importantissima del film) è di trasformare Facebook commercializzandolo, facendogli guadagnare molti soldi senza essere anarchico.
Questa è la storia del film, il percorso da hacker a presidente della società. Questo cammino non è altro che una storia di Horatio Alger, ma la nostra storia racconta di questo ragazzo solitario che dalla sua stanza al college diventa un personaggio importante del mondo in cui noi viviamo oggi”.

La storia di Facebook inizia nel febbraio del 2004, quando la quotidianità è alterata dal lancio di quello che allora, presso la facoltà di Harvard, era conosciuto come thefacebook.com, un sito programmato da Zuckerberg, allora appena diciannovenne. Nel primo mese di vita, già la metà degli studenti di Harvard era registrata e usava il sito. Per la fine del 2005 il sito aveva 5 milioni e mezzo di utenti che pubblicavano i dettagli più intimi della propria vita quotidiana, sotto gli occhi di tutti.
Diffondendosi nel resto del mondo, Facebook è l'espressione di una rete sociale comune, una fitta trama di relazioni e connessioni, che rappresentano le interazioni sociali di oltre 500 milioni di utenti (se Facebook fosse uno stato sarebbe 1,5 volte più popoloso degli Stati Uniti e sarebbe il terzo paese più grande del mondo).

In soli sei anni Facebook è diventato di per sé una potenza culturale, un nuovo modo per fare amicizia in un mondo sempre più isolato, influenzando una generazione e ribaltando il vecchio concetto di privacy. Ha contribuito a forgiare un nuovo mondo digitale in cui tutti sanno le vicende personali di altri, in cui le persone creano una propria identità da esporre agli altri o è un modo per alcuni di archiviare la propria esistenza. Come le altre precedenti grandi rivoluzioni tecnologiche, Facebook è stato già criticato e celebrato per il suo impatto, ma neppure i più bravi analisti sociali possono quantificare così presto le conseguenze di questo nuovo mondo virtuale.
Crescendo ad un ritmo serrato, con un potenziale ancora non ben definito, la società è stata recentemente valutata oltre 25 miliardi di dollari e alcune stime di Wall Street fissano il valore su cifre maggiori. Ma con l'espansione, questioni legali hanno coinvolto l'azienda e i suoi fondatori, entrati tra loro in conflitto.

La nascita di Facebook è diventata una serie di affascinanti battaglie legali per il riconoscimento della proprietà. Un gruppo di ex compagni di classe di Harvard di Zuckerberg, tra cui i fratelli Winklevoss, affermano che Zuckerberg ha rubato la loro idea del social network, mentre il socio in affari e co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin, è stato congedato dopo aver finanziato la nascita del progetto.
Per capire a fondo tutte queste vicende e i motivi del successo di Facebook, Sorkin ha creato una propria pagina su facebook, ottenendo oltre 10.000 contatti prima di eliminarla. Ha analizzato a fondo le note di Ben Mezrich (sebbene il suo libro, scritto in contemporanea con la sceneggiatura, non fosse ancora completato) e ha condotto ricerche personali, studiando i documenti legali depositati e intervistando molte delle persone descritte nel film (anche persone coinvolte nella vicenda ma non presenti nel film), permettendogli di chiarire i contrastanti punti di vista sui primi giorni di vita di Facebook.

Tutte queste fonti, riunite insieme, hanno dato vita all'ossatura principale della sceneggiatura. Sorkin non ha avuto modo di parlare con Zuckerberg e per descrivere il suo punto di vista ha attinto a fonti pubbliche e reportage. “L'azienda Facebook tende a proteggere Mark ed hanno ottimi motivi per farlo”, aggiunge Sorkin “Sono sicuro che avrebbero preferito che raccontassimo la storia dal punto di vista di Mark, ma non era il film che volevamo fare”.
Era chiaro a Sorkin, quando ha iniziato a scrivere, che quanto più le fonti fossero state chiare, tanto più la sceneggiatura sarebbe stata coerente, avrebbe perciò giocato, con una serie di narratori, con la propria storia e la propri versione dei fatti da raccontare, integrando tutto nella storia al fine di delineare un quadro più ampio.

“Essendoci dei conflitti narrativi, piuttosto che decidere quale fosse vero e quale no, ho pensato che la cosa
migliore da fare fosse quella di drammatizzare tutto, portando nella storia anche la presenza di queste versioni differenti”, spiega Sorkin. “Ero molto più interessato alle sfumature grigie che ai bianchi e ai neri. Inoltre, l'idea di una serie di possibili scenari o realtà possibili, sembrava molto più in linea con Facebook stesso, con ciò che Facebook è in realtà, con le molteplici possibilità di reinventare, fabbricare e mostrare un concetto molto personale di verità. Per me era emozionante e provocatorio poter rispecchiare anche questo nella costruzione della storia e di come tutto era nato”.
È stato un modo per Sorkin di mostrare tutti gli attriti e le crescenti inimicizie che hanno portato alla creazione della rete sociale più potente al mondo. Il suo lavoro è stato di porre la propria enfasi sulle intenzioni e sugli obbiettivi dei singoli personaggi.

“Questo è un film, che quando può, modifica la prospettiva per mostrare un altro lato della storia”, afferma. “Penso che l'aspetto più interessante di un buon film sia quello di poter discutere della vicenda da più di una prospettiva, ma per poter fare ciò in modo coerente ho dovuto dedicarmi ad enormi ricerche. Senza ricerche, senza essere nei fatti, è tutta finzione e questa non è finzione”.
Sorkin si è trovato particolarmente incuriosito dalle contraddizioni interne di Mark Zuckerberg, un ragazzo che mostra un grande disagio sociale ma che ha un'idea brillante in grado di trasformare le basi di un'esigenza sociale in un codice informatico all'avanguardia. Anche in un momento in cui egli non era parte di Harvard, il punto da cui Zuckerberg è partito era la modellizzazione matematica di ciò che ha definito il grafico sociale, sostenendo che ogni persona costituisce legami con le persone che conosce.

“Il fatto che qualcuno con problemi relazionali crei una rappresentazione di questa rete sociale, una sorta di bene comune, dove sostanzialmente non bisogna essere nella stessa stanza per comunicare, beh... era irresistibile”, racconta Sorkin. “Inoltre, c'è di fondo un'idea drammatica, Mark non solo è un creatore, ma anche un demolitore. È un argomento molto interessante su cui scrivere, perché molti visionari sono stati abili nel demolire quello che c'è stato prima di loro o cosa c'è davanti a loro per capire in che modo realizzare la loro visione. Ci sono infiniti esempi di ciò. Mark è l'interazione del 21° Secolo tra un personaggio di Fitzgerald e uno di Dreiser. Dove potrò mai trovare una cosa simile di nuovo?”

Per Sorkin la scena d'apertura del film era fondamentale per dare il tono giusto all'intera vicenda. “Volevo che tutto iniziasse da un ragazzo ed una ragazza in un bar”, afferma. “Non cose troppo complesse, solo due persone, Mark e la sua ragazza, che sta per rompere con lui. Mark sarebbe poi rientrato nella sua stanza, avrebbe iniziato a bere e avrebbe dato vita a Facemash. Facemash avrebbe invaso la rete del campus come un virus e poi si sarebbero sentite le battute di Mark non è andata così. In quel momento, in questa scena essenzialmente, il pubblico ha un'idea ben precisa della struttura del film”.

Tale struttura volutamente si mantiene sul concetto di una verità come qualcosa di soggettivo. Nella sua sceneggiatura Sorkin sfida l'idea che ci possa essere una verità sola e la sua intenzione e di creare un dibattito su ciò. Riassume lo sceneggiatore: “Sarò felice se le persone discuteranno su ciò. Con The Social Network abbiamo raccolto dei fatti e abbiamo creato una verità. In particolare ne abbiamo create tre. Se si pensa ai fatti come dei punti da unire possiamo dire di aver fatto questo e abbiamo dato vita ad un quadro. Ma tra questi punti ci sono a) personaggi, b) c'è il fatto che puoi decidere quale è la verità. Noi non raccontiamo al pubblico che questa è la sola verità che c'è. Postuliamo una serie di verità per perseguire un qualcosa di ancor più vero: le condizioni che hanno reso tutto ciò possibile”.


La regia
Dare vita al lavoro di Sorkin è stato compito di David Fincher, noto per aver raccontato storie come Il curioso caso di Benjamin Button, Zodiac, Seven e Fight Club. In The Social Network riesce a focalizzare l'occhio della camera da presa nell'aspetto più intimo della natura umana dei personaggi, ragazzi anarchici che si incontrano e danno vita al fenomeno Facebook.

In un primo momento Fincher non era sicuro della sua partecipazione al progetto, ma dopo aver letto la sceneggiatura ha immediatamente cambiato idea. “Scott Rudin ed Amy Pascal mi hanno detto devi leggere questo, è una storia avvincente ed una sceneggiatura brillante”, ricorda lui. “Quando ho letto lo script, ciò che più mi è piaciuto è che trattava del dramma di un mito molto giovane e questo mi ha incuriosito parecchio”.
Continua: “In qualche modo The Social Network è una vecchia storia, un classico scontro per cui è necessario valutare i vari punti di vista. Quello che però è molto interessante è che nella storia si evita di schierarsi con qualcuno. Non lo facciamo cercando di ricreare ogni dettaglio, ma ricreando gli eventi dalle diverse prospettive. La cosa importante era che il film parlasse di un gruppo di persone che si danno da fare per fare qualcosa di buono, partendo da un'idea e come alla fine decidono che non possono farlo insieme, che non sarà così, non possono completare il percorso insieme. Il nostro compito era quello di assemblare i fatti e trarne una verità, o meglio tre”.

Fincher, come Sorkin, percepisce il film come qualcosa che opera in una zona grigia in cui eroi ed antieroi si scambiano di posto, proprio come accade con questi ragazzi giovani, studenti universitari che da un giorno all'altro si trovano ad essere innovatori del mondo che è lì che osserva. Egli sostiene che, quando si ha a che fare con ricordi divergenti, motivazioni ingannevoli e forti personalità, la verità è un concetto che scivola tra le mani. “Non so se la verità sia conoscibile o meno”, afferma Fincher. “Ma quello che so è che molte persone sono uscite matte per spiegare la loro versione dei fatti e il comportamento e le reazioni dei personaggi nella sceneggiatura di Sorkin sono per me molto realistiche”.
“Sapevo che se nel lavoro fatto avessimo cercato la giustizia, ognuno dei coinvolti avrebbe probabilmente rinnegato”, osserva il regista. L'approccio di Fincher al film è stato quello di ricreare i mondi dell'Ivy League e del periodo iniziale alla Silicon Valley in cui si trovavano Zuckerberg, Saverin, Parker e i gemelli Winklevoss e in cui Facebook è stato lanciato e successivamente è cresciuto fino ad essere com'è oggi”.

“Il tempo ed il luogo dovevano essere palpabile”, continua. Questo era particolarmente vero per i dormitori di Harvard dove Zuckerberg ha scritto il codice originale di Facebook e dove viene lanciato inizialmente come virus. “È un mondo affascinante in cui un adolescente sarebbe entrato con una cassa di birra e successivamente ne sarebbe uscito con qualcosa che era presente su cinquecento computer e dopo ancora su cinquecento milioni. Sapevo che avrei dovuto porre attenzione a tutto, dove sono questi personaggi, cosa indossano, tutti i dettagli erano importanti. Il divertimento nel farlo non era solo trovare attori capaci di rendere al meglio i personaggi, ma anche poter ricreare un ambiente capace di renderli credibili, che li avrebbero dipinti come ragazzi che avrebbero detto quelle cose. Su tutto ciò si basa la storia”.

Anche se non proviene da quel mondo, Fincher ha potuto intravedere se stesso nei comportamenti di questi ragazzi e delle loro ambizioni giovanili. “Mi era facile relazionarmi a questi gruppi di ragazzi e al modo in cui da legami profondi diventano presto ex amici. Mi è facile capire un ventenne che cerca di vendere la propria idea alle persone da cui vorrebbe ottenere i soldi per realizzare la propria visione e del profondo sentimento di frustrazione che prova perché è come chiedere il permesso agli adulti perché si è troppo giovani per fare da se”, spiega. “In qualche modo quello che fa Mark non è molto diverso da dirigere un film: si sviluppa un progetto, il compito è quello di svilupparlo al meglio e preservarlo. Questo è il tema del film. E se è necessario ferire delle persone per proteggere quello che si sta costruendo, questo è quello che si deve fare. È una responsabilità. E capisco bene anche i motivi per cui Zuckerberg non accetta che qualcuno gli dica come dovrebbe essere e di come questi personaggi irriverenti disprezzino l'autorità, perché senza tutto ciò non saremmo qui a raccontare questa storia”.
“Sono stato anche io Mark Zuckerberg”, continua Fincher. “Sono stati molti i momenti della mia vita che ho agito come lui. Altri in cui sono stato Eduardo Saverin, ho fatto una scenata, ho inveito, ho agito emotivamente e mi sono poi sentito stupido. E ci sono momenti in cui mi sono sentito presuntuoso e ho agito in quel modo”.

Fincher sapeva benissimo che per rendere al meglio sulla scena tutto questo, era necessario avere un cast ben assortito in grado di collaborare e scontrarsi. “Da questo cast ci si aspettava che ci fossero persone in grado di poter mostrare entrambi i lati dei personaggi e che potessero rendere i rapporti del tutto reali”, afferma. “In uno scontro del genere tutti dovevano esserne parte ma allo stesso tempo dovevano distinguersi gli uni dagli altri lavorando insieme. In ognuno cercavo il lato umano, senza cercare necessariamente il cattivo in Mark, in Sean o nei fratelli Winklevosses. Né vedo nella mancanza di immaginazione di Eduardo una scelleratezza.
Li osservo e penso che sono ragazzi, che fanno errori, che s'imbattono nelle cose giuste per le giuste ragioni o nelle cose sbagliate per i motivi sbagliati. Per questo era necessario trovare un gruppo di persone che avesse voglia di sperimentare senza sapere quello che facevano”.

I provini sono stati particolarmente intensi. “Prima di tutto abbiamo diffuso la voce e abbiamo chiesto agli attori di inviarci il provino via telefono e su cassetta. Successivamente abbiamo richiesto loro di raccontarci il loro background. Ognuno dei provinati è stato ascoltato parecchie volte. Volevamo creare un gruppo ed ogni singola caratteristica doveva essere di sostegno ad un'altra”.
Prima delle riprese, Fincher ha iniziato a provare con il cast in piccoli gruppi per alcune settimane, per permettere loro di entrare nel ritmo dei dialoghi e di costruire il loro legame in maniera naturale. Fincher ha chiesto anche una certa flessibilità, per avere l'opportunità di poter girare una scena anche duecento volte per avere poi in fase di montaggio una scelta maggiore.

Afferma Sorkin sulla regia di Fincher: “Con più riprese David ha prodotto molto materiale e ottimi risultati. Inoltre con il suo stile ha arricchito la forza del dialogo e della sceneggiatura. E ha saputo ottenere il meglio da tutti gli attori. Ho apprezzato il fatto che spesso ha ripreso una scena 70, 80, 90 volte affinché fosse superata la recitazione e la battuta sembrasse più naturale possibile. Per esempio per la scena tra Mark ed Eduardo alla casa di Palo Alto, quando si scontrano urlando, abbiamo iniziato alle sette di sera ma David non era contento se non dopo mezzanotte quando Jesse e Andrew erano completamente esausti e all'improvviso la scena è sembrata vera”.

Mentre gli attori erano profondamente consapevoli del fatto che interpretavano loro coetanei, Fincher non ha voluto che ci fossero imitazioni. “Ho sempre pensato che fosse restrittivo. Sarebbe stato facile andare su Youtube e guardare una clip in cui Mark Zuckerberg parla, ma non è il modo migliore per ottenere la giusta drammatizzazione di ciò che è successo tra queste persone. Se si vuole un film con personaggi, questi non vanno forzati. Inoltre le diverse prospettive della storia erano essenziali alla narrazione”, conclude Fincher.
“Non c'era altro modo per fare ciò. Con Aaron abbiamo discusso molto sul concetto che una persona non è una sola cosa. Da ciò l'intera struttura narrativa è diventato un modo per raccontare tutto”.
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